Chiesa Cristiana Evangelica della Vera Vite


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Chiesa Cristiana Evangelica della provincia di Viterbo
Autore: www.laveravite.blogspot.it
Ultimo episodio: 19/08/19 10:11
Aggiornamento: 24/08/19 17:10 (Aggiorna adesso)
Credere attraverso la Bibbia: la testimonianza di Giacomo Poretti del trio “Aldo Giovanni e Giacomo"
Talvolta Dio ci trova attraverso la testimonianza e l'invito di altri. Altre volte è Lui stesso a cercarci e a trovarci attraverso la Sua Parola, la Bibbia. E' questa l'esperienza che ci racconta l'attore Giacomo Poretti,  meglio conosciuto come il “Giacomino” del trio comico Aldo Giovanni e Giacomo.
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Questa settimana la testimonianza da cui vogliamo trarre spunti di riflessioni per la nostra vita di credenti è quella di un personaggio pubblico: si tratta, infatti, di Giacomo Poretti, meglio conosciuto come il “Giacomino” del trio comico Aldo Giovanni e Giacomo.

Dalla sua testimonianza ho estratto, come al solito, alcune frasi che mi hanno colpito, e che vorrei commentassimo assieme.

“... la Bibbia non è il primo libro che ho letto...”

Nella cultura italiana la Bibbia non è un libro importante da tenere in casa. Addirittura il Concilio di Trento  (1545-1563 – convocato per reagire contro al riforma protestante diMartin Lutero) aveva affermato che la Bibbia doveva rimanere “per pochi”: Questo è quello che scrive a proposito Indro Montanelli:

“Da quando il Concilio di Trento aveva formalmente ribadito che il credente non aveva affatto il dovere, anzi non aveva il diritto di leggere e d'interpretare le sacre scritture. Di esse era perfino proibita la traduzione in lingua italiana appunto per riservare al prete il compito di decifrarle. Il verbo doveva restare un'esclusiva di casta..."  (I. Montanelli “L'Italia giacobina e carbonara :1789-1831” Rizzoli, 1998, p. 21).

La prima Bibbia in Italiano era del 1471 ma era usata solo dai monaci: l'unica Bibbia “per tutti”  era quella protestante di Giovanni Diodati,  del 1607.

Nel 1771 Il Cardinal Martini feee una traduzione in italiano e nel 1820 Pio VII condannò con decreto tutte le traduzioni italiane della Bibbia, compresa la traduzione di mons. Antonio Martini.

Papa Pio IX  nel 1846) condannò chi pubblicava Bibbie in Italiano  (le società bibliche protestanti)
dicendo che erano pericolosi “almeno quanto le società carbonare, liberali e massoniche” Solo nel 1043 Pio XXII incoraggiò le versioni in italiano.

La prima chiesa dove ho servito come pastore di giovani (la comunità Battista di Ronciglione) era stata fondata da una donna ai primo del 900 che aveva affittato l'appartamento sopra al suo ad una coppia che, la domenica mattina, invece di andare in chiesa cattolica, li sentiva cantare al piano di sopra.

Incuriosita, una domenica li invitò in chiesa. Loro risposero che non avevano bisogno di andare in chiesa per parlare con Gesù, perché Gesù era già nella loro casa... e l'invitarono una domenica.

Lei pensò :” Forse avranno nascosto un prete in casa.” e, più per pura curiosità  di scoprire se davvero nascondevano un prete in casa che per interesse accettò l'invito. Quella domenica la donna conobbe davvero Gesù... E la prima cosa che fece fu quella di  spendere  tutti i suoi risparmi per comperare una Bibbia ENORME! così che i caratteri fossero abbastanza grandi per la sua vista.

Quando il Vescovo di Ronciglione seppe che la donna  aveva una Bibbia in casa organizzò una processione sotto la sua casa per chiederle di dargli la Bibbia: “Tu non la puoi capire!” le disse. La donna rispose rispose: “Se non capisco qualcosa, prego lo Spirito Santo e lui me lo spiega.”

La Chiesa di Ronciglione è ancora là,  e al centro del locale, davanti al pulpito, potete ancora vedere la Bibbia di quella donna.

Nella cultura anglosassone, invece, la Bibbia è parte della storia: fu il  Re di Inghilterra Giacomo 1 a chiedere la traduzione nel 1611.  Fa così parte della cultura britannica... che ormai è un “mobile” in casa...

Domanda per me: Ringrazio il Signore di poter leggere la Sua parola?

“....e non è stato il primo libro che mi hanno regalato i miei genitori...”

Hai mai regalato la Bibbia a tuo figlio/ sposo/ genitore? Mia moglie Janet l'ha fatto... ha regalato una Bibbia a sua suocera... che ora è qui... in chiesa con noi, credente e battezzata!

Hai mai regalato la Bibbia a qualcuno? Dio Dice in Deuteronomio:

“Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore;  li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.  Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi  e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città.” (Deuteronomio 6:6-10)

Domanda per me: A chi ho regalato una Bibbia ultimamente?

“... la Bibbia è arrivata verso i 40 anni... lo conoscevo e lo evitavo accuratamente... sia per la dimensione sia per il contenuto...”

La Bibbia spesso crea “imbarazzo”: perché è un libro “troppo grande” perché ci hanno detto “che bisogna saperla leggere”… ma soprattutto perché ci mette davanti chi realmente noi siamo... peccatori.

«Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi in mezzo a loro di tutte le loro opere di empietà che hanno empiamente commesse e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui». (Giuda14-15)

Domanda per me: Come è stato il mio incontro con la Bibbia?

“... a un certo punto l'ho presa in mano... e casualmente... anche se per Dio nulla è un caso...” 

Dio è alla ricerca di chi lo cerca: Gesù stesso dice:

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa..”  (Matteo 7:7-8)

“... la apro a caso... mi da nutrimento... sono indicazioni per la propria vita”

Leggere la Bibbia “a caso” è un metodo... come pure leggere capitoli interi, come pure leggere argomenti come pure aspettare che dio ti ispiri un versetto

L'importante è LEGGERE LA BIBBIA cercando risposte per la mia vita!

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2Timoteo 3:16-17)

Domanda per me: Apro la Bibbia per cercare indicazioni circa la mia vita?

“...cerco attraverso la comicità... di replicare quel tipo di bellezza che c'è nella Bibbia..."

La Bibbia à bellezza, è perfezione, è significato... Giacomo ha trovato la bellezza del mondo attraverso la Parola di Dio. E Dio è la fonte del buon umore, del riso.

Se ci credi... come puoi non testimoniare di questa bellezza?

“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta”. 
(Matteo 5:14.)

Affermazione per me: La Parola di Dio può trasformare  le vite  sei io la condivido

Preghiamo.


La Testimonianza di Giacomo Poretti



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Io ho un padre: la testimonianza di Giovannella
Ognuno di noi è alla ricerca di qualcosa, o qualcuno che ci dia significato, sicurezza, amore. E quando scopriamo che Dio è tutto questo per noi, anche chi è stato umiliato e scacciato può affermate: "Io ho un padre!"
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“E mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8b)
“Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore;  io mi lascerò trovare da voi.” (Geremia 29:13-14a)

“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.” (Giovanni 15:12)

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo." (Galati 5:22)



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Alla ricerca di un motivo per vivere: la testimonianza di Diana
Dove trovi la forza per vivere quando ciò che il mondo ti da non basta per sopravvivere? Diana testimonia che la sua solitudine è stata colmata da Dio, e grazie a qualcuno che, un giorno, la ha invitata ad un concerto.

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“Tutti quelli che il Padre mi dà verranno da me, ed io non li respingerò mai. (Giovanni 6:37 PV)

“Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:20b)

“L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; {l’amore} non si vanta, non si gonfia, non si
comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il
male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità.” (1 Corinzi 13:4-6)

“Infatti io non mi vergogno del Vangelo, che è il mezzo potente di Dio per la salvezza di chiunque
abbia fede.” (Romani 1:16 PV)

“Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo
salvati, è la potenza di Dio.” (1 Corinzi 1:18)



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Come chiedo aiuto al Signore? - Testimonianze circa il Salmo 18 3° parte
In che modo chiedi aiuto al Signore? Da dove cominci? Davide ci mostra che la prima cosa che dobbiamo fare, è confessare il propri amore a Dio, per ottenere liberazione. Ciò che chiede in cambio il Signore è di non essere "timidi" e testimoniare pubblicamente la Sua grandezza e il Suo aiuto.
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"1 «Io ti amo, o Signore, mia forza! 2 Il Signore è la mia rocca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio. 3 Io invocai il Signore, che è degno d’ogni lode, e fui salvato dai miei nemici. 4 I legami della morte mi avevano circondato, i torrenti della distruzione mi avevano spaventato. 5 I legami del soggiorno dei morti mi avevano attorniato, i lacci della morte mi avevano sorpreso. 6 Nella mia angoscia invocai il Signore, gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce dal suo tempio, il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi. 7 Allora la terra fu scossa e tremò, le fondamenta dei monti furono smosse e scrollate; #perché egli era colmo di sdegno. 8 Un fumo saliva dalle sue narici; un fuoco consumante gli usciva dalla bocca e ne venivano fuori carboni accesi. 9 Egli abbassò i cieli e discese, una fitta nube aveva sotto i piedi." (Salmo 18:1-9)

"46 Il Signore vive: sia benedetta la mia Rocca! Sia esaltato il Dio della mia salvezza! 47 Il Dio che fa la mia vendetta e mi sottomette i popoli, 48 che mi libera dai miei nemici. Sì, tu m’innalzi sopra i miei avversari, mi salvi dall’uomo violento. 49 Perciò, o Signore, ti loderò tra le nazioni e salmeggerò al tuo nome. 50 Grandi liberazioni egli accorda al suo re, #usa benevolenza verso il suo unto, verso Davide e la sua discendenza in eterno»." (Salmo 18:46-50)





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Sei "istruibile"?
La tendenza dell'uomo è quella di sentirsi "istruito" da se. Ma Dio la pensa in modo diverso. Sono disposto come credente, a ricevere "istruzioni" da Dio e dagli altri? Mario Forieri ci mostra che esistono degli indicatori che, come un termometro, segnano il livello della nostra capacità di ricevere insegnamenti.
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"L'orecchio che ascolta la riprensione di vita, dimorerà fra i saggi.  Chi rifiuta la correzione disprezza la sua stessa anima, ma chi dà ascolto alla riprensione acquista senno.  Il timore dell'Eterno è un ammaestramento di sapienza, e prima della gloria c'è l'umiltà." (proverbi 15:31-33)

"Miseria e vergogna verranno su chi rifiuta la correzione, ma chi dà ascolto alla riprensione sarà onorato." (Proverbi 13:18)

"Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le loro proprie voglie." (2 Timoteo 4:3)

"Il saggio di cuore accetta i comandamenti, ma il chiacchierone stolto cadrà." (Proverbi 10:8)


"L'uomo rispose: «La donna che tu mi hai messo accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato»." (Genesi 3:12)


"Ho scritto alla chiesa, ma Diotrefe, che ama avere il primato fra di loro, non ci riceve.  Per questo se verrò ricorderò le opere che egli fa, cianciando contro di noi con malvagie parole, e non contento di questo, non solo non riceve egli stesso i fratelli, ma impedisce pure di farlo a coloro che li vorrebbero ricevere e li caccia fuori dalla chiesa. (3 Giovann1 9-10)


"Con le mie labbra ho enumerato tutti i decreti della tua bocca. Gioisco seguendo i tuoi precetti, come se possedessi tutte le ricchezze." (Salmo 119:13-14)



"Poi, quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte." (Giacomo 1:15)


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Il Signore è il mio scudo - Testimonianze circa il Salmo 18 2° Parte
Quando è stata l'ultima vota che  il Signore è stato il tuo scudo, la fune a cui aggrapparti, la siepe dietro cui nasconderti? Continuiamo in chiesa a testimoniare attraverso le parole usate da Davide nel Salmo 18 i racconti di ciò che il Signore ha fatto nelle vite di ciascuno di noi.
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"Al direttore del coro. Di Davide, servo del Signore, il quale rivolse al Signore le parole di questo cantico, quando il Signore lo liberò dalla mano di Saul. Egli disse: «Io ti amo, o Signore, mia forza! Il Signore è la mia rocca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio. Io invocai il Signore, che è degno d’ogni lode, e fui salvato dai miei nemici. "(Salmo 18:1-3)

Il Signore è... il mio liberatore...

Liberatore: palat (paw-lat')

scivolare fuori, cioè scappare; in senso più generale consegnare: partorire, portare  al sicuro, provocare la fuga.

...il mio Dio...

Dio: “ 'el “ (ale)

abbreviazione da  “ aiyl ”;[derivato da “ ’u?l ” =attorcigliato (per dare forza)]; forza; quindi, qualcosa di forte; in particolare un capo (politicamente); pilastro (come supporto forte), architrave, quercia, palo, ariete, albero.

… il mio scudo...

Scudo: magen (maw-gane ')

[derivato da “gânan” recintare con una siepe], scudo ; figurativamente, un protettore; anche la pelle squamosa del coccodrillo:  .


...il mio potente salvatore...

La frase è una buona interpretazione del traduttore che ha voluto rendere il senso che aveva inteso Davide, ma ella versione  originale in ebraico sta scritto “il corno della mia salute” (Diodati)

...il corno della mia salute...

Corno: qeren (keh'-ren):

un corno il dente di un elefante (cioè l'avorio), un angolo dell'altare del tempio, un picco (di una
montagna), un raggio (di luce); in senso figurato, potere.

“Il sacerdote quindi metterà di quel sangue sui corni dell’altare dell’incenso aromatico, altare che è davanti al Signore nella tenda di convegno; e spargerà tutto il sangue del toro ai piedi dell’altare degli olocausti, che è all’ingresso della tenda di convegno...Metterà di quel sangue sui corni dell’altare che è davanti al Signore, nella tenda di convegno; spargerà tutto il sangue ai piedi dell’altare dell’olocausto, che è all’ingresso della tenda di convegno” (Levitico 4:7,18)

“Adonia, che aveva paura di Salomone, si alzò e andò ad aggrapparsi ai corni dell’altare.  Vennero a dire a Salomone: «Adonia ha paura del re Salomone e si è aggrappato ai corni dell’altare, dicendo: “Il re Salomone mi giuri oggi che non farà morire di spada il suo servo”».  Salomone rispose: «Se dimostra di essere una persona perbene, non cadrà in terra neppure uno dei suoi capelli, ma se sarà trovato colpevole, morirà».  Allora il re Salomone mandò gente a farlo scendere dall’altare. Ed egli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, e Salomone gli disse: «Vattene a casa tua». (1 Re 1:50-53)

Salute: yesha`(yeh'-shah) o yeshai {yay'-shah}

libertà, liberazione, prosperità: sicurezza, salvezza, salvezza...

Yeshua (Gesù) è un derivato del nome ebraico Yehoshua (o Joshua-Giosuè), che deriva anche da yasha. Le corna dell'altare sono un'immagine di Gesù, che è il corno o forza della nostra salvezza e che ha versato il suo sangue per i nostri peccati sull'altare della croce.

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Il Signore è la mia rocca - Testimonianze circa il Salmo 18 1° Parte
Quando è stata l'ultima volta che il Signore è divenuta tua rocca, la tua fortezza, il tuo rifugio?
Attraverso il Salmo 18 i membri della nostra chiesa testimoniano come il Signore sia stato fortezza e rifugio negli eventi della loro vita.
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"Al direttore del coro. Di Davide, servo del Signore, il quale rivolse al Signore le parole di questo cantico, quando il Signore lo liberò dalla mano di Saul. Egli disse: «Io ti amo, o Signore, mia forza!  Il Signore è la mia rocca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio. Io invocai il Signore, che è degno d’ogni lode, e fui salvato dai miei nemici. (Salmo 18:1-3)

Il Signore è la mia rocca...

Rocca: cela` (seh'-lah)

da una radice inutilizzata che significa essere alto; una roccia scoscesa, letteralmente o figurativamente una fortezza: roccia, pietra, forte presa.

… la mia fortezza...

Fortezza: matsuwd (maw-tsood '):

una rete, o (astrattamente) cattura; anche una solidità; castello, difesa, un forte , (qualcosa in attesa, caccia, rete, luogo fortificato.

...la mia rupe...

Rupe: tsuwr (tsoor o tsur {tsoor});

porre un limite, ovvero mettere un confine (in senso positivo o negativo): legare a qualcosa, fortificare, assediare, mettere in borsa. ; , una scogliera (o roccia appuntita); una roccia o masso; figurativamente, un rifugio; anche un bordo (come precipizio): forza, forte.

...il mio alto rifugio...

Rifugio:   Misgab (mis-gawb ')

una scogliera (o altro luogo elevato o inaccessibile); astrattamente, altitudine; figurativamente, un rifugio: difesa, forte (torre), rifugio.


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Pregare per le autorità che Dio stabilisce
La Bibbia ci dice che le autorità che governano le nazioni sono tutte stabilite da Dio, sia quelle buone che quelle meno buone, secondo un piano che noi non conosciamo, ma Lui si! Cosa posso fare come credente? Mario Forieri ci illustra che semplicemente, Dio mi chiede di pregare per loro affinché le mie preghiere agiscano e possiamo vivere una "vita tranquilla".
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“Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro.”(Matteo 10:29 ND)

“Dico all'abisso: "Prosciugati"; io prosciugherò i tuoi fiumi. Dico di Ciro: "Egli è il mio pastore!" e compirà tutti i miei desideri, dicendo a Gerusalemme: "Sarai ricostruita!", e al tempio: "Sarai stabilito!"».”  (Isaia 44:27-28 ND)

“Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c'è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono sono istituite da Dio.” (Romani 13:1 ND)

"Ti esorto dunque prima di ogni cosa che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni e ringraziamenti per tutti gli uomini,  per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in ogni pietà e decoro.  Questo infatti è buono ed accettevole davanti a Dio, nostro Salvatore,  il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati, e che vengano alla conoscenza della verità." (1 Timoteo 2:1-4 ND) 


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Liberare la potenza della Parola di Dio nella tua vita – 2° parte
La Parola di Dio è il terreno solido su cui costruire la tua vita. Non aspettare che arrivi la tempesta per farlo; comincia a costruire quando c'è il sole e la tempesta è lontana.
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E' da un po' di settimane  che stiamo parlando  di come dare un senso alla nostra vita di credenti.

Rallentare,  vedere il mondo con gli occhi di Dio, pregare, ricevere la potenza dello Spirito Santo e infine liberare la potenza della Parola di Dio, la Bibbia.

Perché tutto questo? Per adempiere al Grande Mandato.

“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi. E mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”. (Atti 1:8)

Due settimane fa abbiamo parlato dei primi due aspetti di come ottenere potenza attraverso la Bibbia.

E soprattutto abbiamo detto che sei tu a determinare quanto potenza ottenere, quanto sarà efficace  nella tua vita di credente.

La prima cosa da fare era (vi ricordate?)

1) SCEGLI DI LEGGERE LA BIBBIA

Una medicina non è efficace se rimane nel mobiletto del bagno, ma se la prendi.

Bisogna prendere, assaporare, far sciogliere lentamente in bocca la Parola che sia per un'ora, per dieci minuti o per uno...

La Parola è come una Ferrari... non la puoi lasciare in garage. Se la possiedi, la devi usare.

La seconda cosa che devo fare è

2) SCEGLI DI CREDERE NELLA BIBBIA 

Io credo in ciò che Dio mi dice perché so che mi ama e che è stato sempre veritiero con me. Lui ha una relazione d'amore con me e  visto che lui non mi ha mai mentito, io credo in ciò che ha detto e mi dice... anche quando mi vengono dei dubbi, perché la fede serve proprio quando ho dei dubbi.

Fin qui, sono cose che abbiamo già visto due settimane fa.

La terza cosa che devi fare è

3) SCEGLI DI  PROCLAMARE LA BIBBIA  A VOCE ALTA

La fede arriva ascoltando: non a caso Paolo afferma:

“La fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio.” (Romani 10:17 ND)

Piuttosto che leggerla dentro di te, leggila A TE! Dichiara la Parola a te stesso, dichiararla a Dio, dichiarala agli altri,  dichiaralo al diavolo!  Dichiaralo a qualunque cosa ti ostacoli.

Gesù  ha detto:

“Se avete fede quanto un granello di senape, potrete dire a questo monte: "Passa da qui a là", e passerà; e niente vi sarà impossibile.” (Matteo 17:20b)

Devi spostare una montagna? Combina la tua fede con la Parola di Dio,  e proclama la sua Parola ad alta voce  in  quella tua situazione.

Se la leggi, se ci credi,  la dichiari. La Bibbia dice in Ebrei:

"Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse." (Ebrei 10:23)

E in Proverbi:

“Morte e vita sono in potere della lingua” (Proverbi 18:21a)

Confessare ad alta voce la Parola è importante: quello che dice la tua lingua è importante. Le tue parole hanno il potere di vita e di morte.  Possono costruire o abbattere ,  guarire o schiacciare ,  dare la vita o distruggerla , portare speranza o  disperazione.

Quali parole vuoi dire nella tua vita di credente? A te è la scelta: parole di paura o speranza? Di dubbio o di fede? Di odio o di amore?

Quando leggi la Bibbia a voce alta non solo le tue parole:  sono le Sue parole: sono le parole di Dio. E' LA Parola.

Cerca nella Bibbia cosa dice Dio della tua situazione. Cosa dice Dio di te.

Ti senti una nullità, ti senti schiacciato/ a? Dalle situazioni? La Bibbia dice che

“Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica.” (Filippesi 4:13)

Ma non limitarti a leggere: DILLA ALLE TUE  PREOCCUPAZIONI!

Sei in una crisi finanziaria da te non provocata e hai timore di come potrai vivere? La Bibbia dice che

“Il mio Dio provvederà a ogni (mio)  bisogno, secondo la sua gloriosa ricchezza, in Cristo Gesù.” (Filippesi 4:19)

Ma non limitarti a sottolinearla sulla tua Bibbia: URLALA ALLE TUE PAURE!

Ti senti circondato/ a da persone che vogliono il tuo male e senti di essere solo/ a? La Bibbia dice che

“(Dio) solo è la mia rocca e la mia salvezza, il mio alto rifugio; io non potrò vacillare.” (Salmo 62:2)

Ma non scriverlo solo in un post  da mettere sul frigo PROCLAMALO A VOCE ALTA così che tu lo senta e gli spiriti lo sentano anche loro.

Si dice spesso che, quando il maligno cerca di spaventarti e dirti che fine farai tu, tu ricordagli la fine che ha già fatto lui.

Tutto ciò che è scritto nella Bibbia, tutto ciò che dio Dice di me e del mondo MODIFICA la realtà per chi crede (lo abbiamo visto la volta scorsa, la Parola è all'opera in chi crede).

Di' ciò che Dio dice: dillo ad alta voce, questo cambierà il modo in cui vedi le cose e ti fornirà una nuova prospettiva di fede.

4) SCEGLI DI AGIRE IN BASE ALLA BIBBIA 

In quarto luogo ,  devi scegliere di AGIRE SU DI ESSA Cosa significa questo? Tu puoi dire di credere nella Bibbia... ma puoi dire che  CI CREDI per la TUA vita?

Puoi dire agli altri in difficoltà economica “Dio provvederà”... ma quando l' altro sei tu... ci credi?
Lo fai? La applichi a te stesso/ a?

Il fratello di Gesù, Giacomo, dice questo:

“Non ingannate voi stessi: non accontentatevi di ascoltare la parola di Dio; mettetela anche in pratica! (Giacomo 1:22) 

Mettila in pratica. Gesù ha detto così:

"Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia.  E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande. (Matteo 7: 24-27)

Non dire mai al predicatore la domenica  “Le tue parole mi hanno toccato” se poi non sei disposto/ a ad applicarle a te stesso/ a il lunedì mattina...La Parola non ti deve solo “toccare”, ma ti deve “riempire”. Se non lo fa non è colpa della Parola... e poi magari te la prendi con Dio perché le cose non vanno nella tua vita.

È come un bambino che si siede in classe  ma si rifiuta di fare i compiti.  E poi quando arriva il giorno degli esami viene bocciato...  e incolpa l'insegnante.

Gesù dice, se vuoi che la tua vita  abbia un significato, stabilità e potenza ,  se vuoi superare le prove della vita,   devi inserire la Parola nella tua vita.
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Al termine di questi quattro messaggi su come dare un senso alla nostra vita in Cristo vorrei concludere suggerendoti cinque lezioni veloci sulla base della parabola di Gesù.

1) Ognuno di noi sta costruendo una vita.

Sia gli avveduti che gli stolti.  Siamo tutti costruttori. Costruire è inevitabile. La domanda è:  su cosa stai costruendo la tua vita?

2) Prima o poi arriverà una tempesta.

Anche la tempesta è inevitabile,  non importa che sia avveduto o stolto: la tempesta arriva prima o poi.

Come capisci la differenza  tra la casa di un uomo  avveduto  e quella di uno stolto?

Non dal fatto che stanno vivendo una tempesta: non è colpa loro la tempesta. Gesù dice che entrambi attraversano le stesse tempeste,  entrambi provano le stesse inondazioni, entrambi sono colpiti dagli stessi venti.

Non è nemmeno dal fatto  che vadano in chiesa o meno, perché entrambi sentono la stessa Parola... Ma una casa sta in piedi  mentre l'altra cade....

Qual' è il differenza? La differenza è nelle fondamenta.

 La casa dell'avveduto è costruita su roccia,  la casa dello stolto è costruita sulla sabbia.

L'uomo avveduto   ha ascoltato la Parola di Dio  e l'ha messa in pratica. lo stolto ha ascoltato la Parola di Dio, ma non ha fatto nulla al riguardo .  La differenza non sta nell'udire.  La differenza sta nel fare.

Quante volte abbiamo detto “amare non è un sentimento, ma un'azione”? Questo vale anche per la fede in Dio.

Se amo Dio solo con il sentimento, non ne traggo nessun vantaggio e non brillerò come una luce per Cristo.

Ma se amo Dio col sentimento, ma poi agisco sulla base  di quello che mi chiede la Parola allora ne trarrò vantaggio, e brillerò della luce di Cristo.

La differenza sta nel non solo  nel rallentare, non solo nel vedere con gli occhi di Dio, non solo nel pregare, non solo nel ricevere lo Spirito Santo, non solo nel leggere,  non solo nel credere,  non solo nel proclamare ad alta voce,  ma nell'agire sulla base di ciò che ho visto, che ho sentito,  che ho ricevuto,  che ho letto, che ho proclamato.

La differenza sta nel mettere in pratica tutto questo  e costruire la mia vita  sulle fondamenta che poggiano sulla roccia che è Dio, Gesù, Lo Spirito Santo e che mi parla attraverso la Bibbia.

Come fare?

Non è semplice,  perché significa modificare la mia vita  dicendo meno “io” ma dicendo più “Dio”. Significa impegnarsi a dire: “ Gestirò i miei rapporti secondo quello che dice  la Parola di Dio.  Gestirò la mia attività secondo i principi della Parola di Dio.  Gestirò i miei soldi secondo quello che dice la Parola di Dio. Prenderò delle scelte morali attraverso la Parola di Dio.  Vivrò il mio matrimonio secondo la Parola di Dio. Tratterò i miei nemici - e i miei concorrenti - secondo la Parola di Dio.”

3) L'uomo avveduto crede nelle tempeste. Lo stolto no. 

Ecco perché l'uomo saggio  costruisce con attenzione  e il pazzo costruisce con noncuranza.

4) La casa che cade, cade quando è più necessaria 

Quando crolla la casa dello stolto? Durante la tempesta,  quando hai più bisogno di un rifugio, quando sei più vulnerabile,

Ma la casa che non crolla,  da riparo quando è più necessaria,  durante la tempesta.

5) Non aspettare che la tempesta inizi per costruire sulla base giusta. 

Inizia adesso,  prima la tempesta arrivi. Non cercare di costruire quando sei già nel mezzo della tempesta. Inizia a costruire mentre la giornata è radiosa di sole e tutto è calmo.

Sono sposato con Janet da 26 anni, e siamo innamorati l'uno dell'altra da quasi trentasette;  se dico di amarla non posso costruire la mia vita senza prima pensare a quello che le fa più piacere, a quello che la fa sorridere, a quello che mi dice di fare o di non fare, a quello che rende il nostro rapporto speciale, a quello che la fa sentire amata.

E tutto questo  è il sentimento che nutro  per un essere imperfetto come me... magari meno imperfetto di me...  ma anni luce dalla perfezione di Dio.

Se dico di amare Dio, devo vivere come Dio vuole io viva, guardando il mondo con i suoi occhi, parlandogli in preghiera, accogliendolo ogni giorno attraverso lo Spirito Santo, e lasciando che la Parola lavori su di me.

I modi in cui  agisce la Parola  su di me

Per me la Bibbia è:
una spada che uccide i miei nemiciQuante volte ho sconfitto chi mi vuole male (soprattutto satana) attraverso la Bibbia?
un bisturi che mi apreIl bisturi fa male, è qualcosa che ti apre. Ma ti apre per togliere un male prima che diventi così grande da uccidere il corpo intero. La Parola talvolta mi ha fatto male, ma ha estirpato un tumore da me prima che si diffondesse a tutta la mia vita.
un unguento che guarisce le mie feriteQuante volte ho passato la Parola di Dio sulle mie ferite affinché le guarisse.
un seme che produce fruttiQuante volte ho seminato negli altri la Parola, per poi vederla crescere, e diventare in altri la salvezza.
un fiore che si dispiega e rilascia la sua fragranzaQuando leggo la Bibbia (soprattutto ad alta voce), la mia stanza si riempie di un odore soave, che è l'odore della Parola di Dio.
una fontana che rinfresca l' anima inariditaQuante volte sono divenuto arido, e mi sono recato alla fonte della Parla perché bagnasse il mio terreno e lo ammorbidisse di nuovo.
una luce che penetra l'oscuritàQuante volte non ho visto coi miei occhi il mo futuro, e quante volte la Parola ha squarciato per ne scenari futuri che non mi sarei mai aspettato?
uno specchio che rivela la verità su di meQuesto può non piacermi: mi specchio nella Parola, e non mi riconosco; mi scopro differente da come dovrei essere per Dio. E mi dico che sono un bugiardo. Ma il Signore mi esorta a trasformarmi nell'immagine di Cristo attraverso la Bibbia.
una bussola che mi indica la via verso casaQuante volte ho detto :"no, Signore, da quella parte io non vado... non ha senso", per poi scoprire attraverso la Parola che era proprio lì che il Signore voleva andassi.
una finestra nel cuore di DioSe voglio sapere cosa pensa di me Dio, allora apro la Bibbia, e una finestra sul suo cuore si dischiude davanti ai miei occhi.
è l' acqua , il latte, il pane, la carne e il miele della vita spirituale.Il miele è un supernutrimento: è buono, è dolce, serve per lenire le ferite, contiene vitamine essenziale, è un antibiotico naturale...

Tutto questo è la Parola di Dio nella mia vita Se ti ci ritrovi anche tu, se quello che è la Bibbia per me vale anche per te, allora:
scegli di leggerla, scegli di crederci, scegli di proclamarlae scegli di agire in base ad essa.
Preghiamo.

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Liberare la potenza della Parola di Dio nella tua vita – Parte 1
La Bibbia è lo strumento tramite cui Dio cambia la tua vita. Leggila, assaporala, gustala, se vuoi che la potenza di Dio arrivi nella tua vita.
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Nelle scorse due settimane abbiamo parlato di come dare un senso  alla nostra vita di credenti.

Abbiamo detto che dobbiamo rallentare per vedere il mondo con gli occhi di Dio, e che questo deve portarci a voler cambiare il modo.

Perché dovremmo cambiare il mondo? Perché è Gesù che ce lo ha chiesto nel Grande Mandato.

“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi. E mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”. (Atti 1:8)

Gesù dice che per cambiare il mondo, per testimoniare di lui, abbiamo bisogno di “potenza”.

E da dove arriva questa potenza?

Per primo dalla preghiera (l'abbiamo visto due settimane fa). Se tu vuoi potenza nella tua vita allora devi pregare.

Vi ricordate il nostro motto? “Tanta preghiera tanta potenza. Poca preghiera poca potenza. Niente preghiera niente potenza.”

Per secondo dallo Spirito Santo; Gesù dice nel versetto di Atti che “ riceveremo potenza” attraverso lo Spirito.

Abbiamo visto la settimana scorsa che dobbiamo chiedere lo Spirito Santo e cambiare la nostra vita obbedendo  quando ci chiede di fare  o di non fare qualcosa per poter adempiere al Grande Mandato.

La terza fonte di potenza è la Parola di Dio. La Bibbia. Mentre non puoi stabilire quanto Spirito Santo ricevere, (è una persona, è Cristo in te... o c'è o non c'è non puoi decidere di ricevere una gamba, due braccia un occhio) per la Parola, così come per la preghiera, sei tu a decidere quanto potenza vuoi avere.

In 1 Tessalonicesi 2:13, Paolo scrive questo:

"Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete.  ". (1 Tessalonicesi 2:13 )

Paolo dice una cosa molto chiara: se tu credi in Dio, allora la Parola di Dio è al lavoro in te. Non è possibile altrimenti. Se tu credi in Gesù,  la Parola modificherà il tuo essere, e la Parola ti darà la potenza di cui hai bisogno per vivere e per cambiare il mondo per Cristo.

Paolo parla di credenti, di credere... per qui sta parlando di “avere fede”. Uno dei versetti centrali sulla fede è quando Gesù disse in Matteo 9:29, "

“Vi sia fatto secondo la vostra fede. "  (Matteo 9:29)

Vi ricordate a chi lo stava dicendo?   A due ciechi che lo stavano pregando di riavere la vista dopo avergli chiesto  “Ci credete che io lo sappia fare?”. “Allora avvenga come voi credete”

Se avessero risposto “No, non ci crediamo... non del tutto... forse... ma proviamo, non si sa mai.” sarebbero rimasti ciechi. Risposero di credere...  e la Parola (Gesù) cambiò la loro vita.

Se tu accetti la Parola,  dice Paolo allora la Parola modifica la tua vita.

Se tu hai fede nella Parola, dice Gesù la tua vita sarà modificata sulla base della tua fede. Quindi devi scegliere quanto vuoi che Dio benedica la tua vita. Dio diriga i tuoi passi. La forza che ti darà Dio usi la tua vita per la sua gloria.

Secondo la tua fede, ti sarà fatto.  La Parola di Dio è all'opera in te che credi. Ma è altrettanto vero  che la Parola di Dio  non è al lavoro in coloro che non credono.

Lo scrittore di Ebrei, nel capitolo 4, versetto 2, lo dice in questo modo:

"A loro però la parola della predicazione non giovò a nulla, non essendo stata assimilata per fede da quelli che l’avevano ascoltata.". (Ebrei 4:2 NR)

In un'altra versione sta scritto:

“A loro, però, non giovò, perché dopo averla udita, non vi prestarono fede.” (PV)

Capisci?  La Parola che modifica la tua vita ha bisogno della fede per essere “assimilata” per entrare in te, per arrivare in ogni angolo di te  e in ogni angolo della tua vita. Tutto dipende da te!

La mia fede  libera la POTENZA DELLA PAROLA DI DIO nella mia vita.

Se vuoi che la Parola di Dio sia al lavoro in te, che ti cambi, che ti modifichi, devi combinarla con la tua fede per assimilarla.

Come lo fai?  Come combini la Parola di Dio con la fede?  Devi fare quattro scelte semplici e ovvie (oggi vediamo le prime due).

Attenzione! Ho detto che sono semplici,  ma non che sono facili! Ci sono impegni che devi prendere, cambiamenti che devi fare per poter ottenere la potenza  che cambia la tua vita.

1) SCEGLI DI LEGGERE LA BIBBIA

Per prima cosa, scegli di LEGGERE.  Sembra “lapalissiano”, ovvio, scontato... Ma credetemi, per moltissimi credenti non lo è!  In Italia 8 famiglie su 10 hanno una Bibbia sullo scaffale di casa,  ma solo 3 su 10 dicono di averla letta..  e uno su dieci la legge tutti i giorni...

Immagina di andare dal dottore perché stai male. E immagina che il dottore ti prescriva una medicina. Tu la comperi, la porti a casa... le metti nel mobiletto del bagno con le altre medicine....
e non la prendi.

Dopo una settimana torni dal medico,  e gli dici : “Dottore, sto ancora male” “Ha comprato la medicina?” “Certamente... ma non ha fatto effetto”. “Ma scusi, quante capsule ne prende al giorno?” “Nessuna!”

Molti credenti si comportano esattamente così: hanno tutto:  la fede, la preghiera, vanno regolarmente in chiesa... ma la Bibbia rimane costantemente sullo scaffale.

Il Salmo 119 dice:

"Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te. … Mi diletterò nei tuoi statuti  e  non dimenticherò la tua parola.  ". (Salmo 119: 11, 16)

E vi ricordo che per gli ebrei, il cuore era il luogo dove risiedeva il ragionamento, la logica (le emozioni erano nella pancia... nella testa c'era purea di patate). Il salmista sta dicendo:  "Ho preso una decisione razionale. La tua Parola ha valore per me,  quindi ho intenzione di prenderla e  nasconderla nel mio cuore. " “Prenderò la medicina.  La prenderà regolarmente. Non dimenticherò mai di portarla con me."

Leggi la Bibbia ogni giorno,  anche se è solo un versetto.

Nella prima predicazione avevamo detto  che dobbiamo “rallentare” le nostre vite. Leggere la Bibbia è la maniera migliore per “rallentare” la vita. E' dare priorità alla cosa più importante che hai: il tuo rapporto con Dio.

Così come non devi avere un pranzo da cinque portate ogni volta che ti siedi a tavola, allo stesso modo non tutte le volte  leggerai per un'ora di seguito la Bibbia.

Ma la cosa più importante è rallentare.  Un pezzo di cioccolata non lo metti in bocca e lo butti giù come una pillola: lo “assapori” lo lasci sciogliere piano piano in bocca, senti il profumo del cacao che sale nel naso. Così avrai quel sapore per mezz'ora invece che per tre secondi.

Non inghiottire la Parola come una pillola. Assaporala .  Medita ogni parola  Non c'è bisogno di sbrigarsi.

Se  hai un ora , ottimo, usala lentamente.  Se hai dieci minuti, ottimo, prenditi il ??tuo tempo per dieci minuti. Se hai solo un minuto, va bene, prenditi il ??tuo tempo per quel minuto.

Usa QUALUNQUE MOMENTO tu abbia  ma PRENDITI TEMPO mentre lo usi. . Devi masticarla , meditarla, memorizzarla, fai qualunque cosa serva a  farla entrare nel profondo di te.

Alcuni mi dicono: “Sai Marco, io non ho tempo di leggere la Bibbia, ma la ascolto la domenica in chiesa durante il messaggio e mi ispira per tutta la settimana!”

Bene vorrei fare un piccolo esperimenti oggi con voi:

(distribuisci qualcosa da mangiare – una caramella, un pezzo di pande, una mandorla -  a ciascuno e digli di attendere il tuo ordine per mangiare)

Ok. Adesso potete mangiare... ma guai a voi se toccate altro cibo fino a domenica prossima!

Non venire in chiesa perché qualcuno  ti “imbocchi”  una volta a settimana.

Avere una Bibbia sullo scaffale e non leggerla mai,  è come possedere una Ferrari  ma non portarla mai fuori dal garage.

Alla fine qualcuno ti dirà  "È stupenda. “A che velocità va?   " Non ne ho idea. "  “E' maneggevole?”  “ Non lo so, non l' ho mai guidata.”  “Da quanto tempo  la possiedi ”  “Da almeno venticinque anni - è stata nella famiglia da sempre. " " Quanti chilometri ha fatto? "  " Zero... ma i sedili in  pelle ha ancora un buon odore di nuovo. "

Come puoi aspettarti che la Parola di Dio  ti faccia bene  se non sai cosa dice?  Che sia la tua medicina se non la prendi regolarmente?

Gesù ha promesso che quella medicina sarà efficace:

"Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli;  conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».. " (Giovanni 8: 31-32 )

Quali sono gli effetti di questa medicina, secondo Gesù?

a) Saremo veri discepoli
b) Conosceremo la verità
c) Saremo liberi

Hai mai avuto qualche dubbio di essere un vero “discepolo” di Gesù? Ti sei mai sentito “inadeguato/ a” hai mai pensato “come credente non sono un gran che, faccio poco per Gesù.?

Eccola, allora., la medicina: persevera nella Parola, e sarai un vero discepolo.

Hai mai avuto dubbi su cosa fare, di cosa sia vero nella tua vita, di quali valori tu debba inseguire, quali siano le priorità?

Eccola, dunque, la terapia: persevera nella Parola, e conoscerai la verità.

Ti sei mai sentito/ a oppresso/ a, ti sei mai sentito/ a in gabbia, hai mai dubitato su cosa accadrà nella tua vita in futuro?

Eccola dunque la fisioterapia: persevera nella Parola,  e sarai libero/ a.

2) SCEGLI DI CREDERE NELLA BIBBIA

La seconda scelta che devi fare   è che devi scegliere di credere in essa.

La fede è una scelta.  Credere è una scelta.  Tu scegli di credere  che la Parola di Dio sia vera.

Il Salmo 119 dice:

"Io ho scelto la via della fedeltà; ho posto i tuoi decreti davanti a me.". (Salmo 119: 30 ND)

Credere è certamente  un atto della tua volontà,  una scelta che fai, (“io ho scelto” dice il salmista) ma è soprattutto una questione di cuore ; è basato sulla relazione che hai con Dio.

Quando mia moglie mi ha sposato, ha promesso che sarebbe vissuta con me per il resto della sua intera vita, anche se fossimo diventati poveri, anche se mi fossi ammalato, anche se sapeva che avremmo litigato, nonostante il mio pessimo carattere.

Io non le ho creduto... con la parte razionale di me: non ho calcolato che “era ovvio che promettesse questo” perché la somma delle cose positive di me spostava l'ago della bilancia sul segno più.

Io le ho creduto col cuore, sulla base della relazione di amore  che avevo e che ho ancora con lei.

Allo stesso modo la Bibbia rende molto chiaro  che la fede è anche relazionale dipende dall'intimità che ho con Dio.

Se hai una penna e un pezzo di carta voglio che tu lo scriva questa affermazione:

La fede biblica è scegliere di credere che QUALCOSA SIA VERO, perché credi che CHI LO DICE E' VERITIERO .

Paolo spiega così la sua scelta di credere:

"È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato". (2 Timoteo 1:12 TILC)

La fede biblica è scegliere di credere  che la Parola di Dio è vera  perché credi che Dio sia veritiero.

Se credi che Dio sia veritiero,  allora devi credere che la sua Parola è vera.

La fede è credere che Dio dice la verità Soprattutto quando tutto intorno a te sta dicendo:  "Mi stai prendendo in giro.  Credi davvero a quella roba là? "

Tu potresti pensare:  "Beato te! Vorrei avere la tua fede!  Una di quelle che non ha mai dubbi! Io invece ho tanti dubbi!”

Non pensare mai di essere l'unica persona  che si gratta la testa e dice:  "Dio, non capisco! Dio, io proprio non  capisco. Dio, non sono sicuro  di quello che mi stai chiedendo.”

Personalmente, io sono una “fabbrica di dubbi”; lo ero prima di essere credente, lo ero da neo credente, lo sono ora come credente “stagionato”.

C'era un padre che portò suo figlio a Gesù chiedendo di guarirlo... se poteva... Gesù rispose così:

«Dici: "Se puoi!" Ogni cosa è possibile per chi crede».  Subito il padre del bambino esclamò: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità». (Marco 9:23-24)

Quante volte mi sono trovato nella stessa situazione, ad avere tra le braccia qualcosa che amo, e che vedo soffrire, per cui non vedo un futuro che vedo andarsene, e lo porto da Gesù, dicendogli...guarisci, risana, aggiusta, intervieni...  se puoi.

Se non avessi mai avuto dubbi,  non avresti bisogno di alcuna fede. La fede è una scelta, qualche volta razionale (di rado) il più delle volte di “pancia”, irrazionale.

Stai scegliendo di credere  che quello che Dice Dio  è vero,  non perché lo hai calcolato ma perché lui si è dimostrato affidabile in passato,  che la sua Parola è vera  anche quando hai dei dubbi.

La fede dice:  "Dio, non capisco, ma sto scegliendo di crederti.  Dio, non mi piace come vanno le cose, ma io ti credo. "

La fede biblica non è posta sul cosa, ma sul chi. Non sul cosa vedo, cosa mi accade, ma su chi mi parla, colui che mi ha scelto  per far parte della sua famiglia.

E' posta su chi è venuto a sostituirsi a me sulla croce per pagare i miei peccati.

Conclusione

Per avere la potenza che ti occorre per cambiare il mondo  per adempiere al Grande Mandato che Gesù ti ha lasciato ti serve la preghiera ti serve lo Spirito Santo ma non puoi fare a meno della potenza che è nella parola di Dio.

1) Scegli di leggere la Bibbia ogni giorno, ritaglia un momento rallenta, assapora la Parola di Dio.

2) Scegli di credere nella Parola di Dio  non basarti sulla tua logica  ma sul rapporto che hai col tuo Padre Celeste.

Una delle ultime cose che Gesù ha detto ai suoi discepoli è questo:

“Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo.  Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato.” (Giovanni 17:24-25)

Credi che Dio è veritiero,  perché ha promesso un Salvatore, e il Salvatore è venuto, per tenerti per sempre assieme a lui.

Preghiamo.
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Pionieri di una nuova vita
Tutto è cominciato con trenta persone a cui Gesù ha affidato il compito di cambiare il mondo. E tu? Sei pronto, sei pronta ad essere pioniere della nuova vita in Cristo per continuare a cambiarlo?
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Ci siamo lasciati la settimana scorsa dicendo che, come credenti, dobbiamo abituarci a “rallentare” per vedere il mondo e ciò che accade con gli stessi occhi con cui li guarda Gesù.

E abbiamo anche detto che il senso della vita per chi crede è che quel rallentare e vedere le cose non con superficialità ma a fondo, deve portarci ad AGIRE in preghiera.

Perché? Perché così faceva Gesù! I miracoli che lui operava partivano sempre dalla richiesta in preghiera al Padre.

Ce lo spiega lui stesso come funziona:

“Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito. Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato». “(Giovanni 11:41-42)

Gesù “chiedeva” (e se tu chiedi a Dio, significa che stai pregando) Dio “esaudiva”: e Gesù dice che ha appositamente detto “grazie” per dimostrare che lui era in contatto diretto col Padre.

Quale è il senso della tua vita? Nascere, vivere, riprodurti, morire? Se Dio ti  avesse chiamato  a far parte della sua famiglia solo per questo...  che spreco sarebbe!

Dio non ha mandato Gesù  per fare uno “show”: i miracoli, i discorsi, la morte, la resurrezione... applausi finali... Dio ha mandato Gesù per “cambiare il mondo”!

Allo stesso modo tu hai creduto  tu sei stato scelto, tu sei stata scelta certamente per essere salvato certamente per essere adottato ma certamente anche per essere parte del cambiamento.

Tu potresti dirmi: “OK Marco, è quello che sta succedendo. Dio mi sta cambiando. Non sono più quello/ quella di una volta.”

Pensi che Dio voglia fermarsi solo a cambiare te? La settimana scorsa ci eravamo lasciati con questo versetto:

“Mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra». (Atti 1:8b)

A chi stava chiedendo questo? Alla chiesa primitiva, gli apostoli, Maria, Maria Maddalena, i fratelli di Gesù... Hanno tutti visto morire Gesù,  lo hanno visto risorto, …e adesso Gesù se ne è andato...

Gesù li aveva cambiati; vergini promesse spose a un falegname avevano portato in grembo il figlio di Dio. Pescatori erano diventati guaritori, esattori corrotti predicatori del Regno, morti erano tornati in vita...

Ma questo era niente rispetto a quello che stava per chiedere loro prima di tornare al Padre: “Andate, e cambiate il Mondo!” Come sarebbero stati mai capaci?

All'epoca, Roma era la nazione più potente al mondo, Si estendeva dalla Spagna alla Russia  e dall'Inghilterra all'Egitto. Quando Roma arrivava tutto cambiava: governanti, leggi, moneta, lingua.

Per la religione invece non facevano così: sapevano che ciò in cui si crede è più importante della lingua, della moneta o della legge. semplicemente aggiungeva i nuovi dei nazionali a quelli di tutte le altre nazioni conquistate e li metteva in un luogo, a Roma:  il “Pantheon”, che, in greco significa appunto “tutti gli dei”.

Gesù stava chiedendo ad un gruppo di trenta persone  di cambiare coloro che cambiavano gli altri, di dirgli “guarda che potete buttare tutte le statue del Pantheon, perché c'è un solo Dio... e non vuole avere statue!” 

Facile, vero? No! Impossibile direi...  ma ora l'80% del mondo conta il tempo sulla base del giorno di nascita di un uomo che si chiama Gesù. Come è potuto accadere, dunque?

3 Motivi per la crescita

1. Gesù non è mai andato via

Quando Gesù ha detto sulla croce “tutto è compiuto” non stava dicendo : ”Ok. Il lavoro è fatto... Me ne vado e poi vi mando il conto a casa”, ma sapeva che quello era solo l'inizio del VERO lavoro che doveva iniziare dopo che lui fosse ritornato al Padre.

Può il “capo”, il progettista, l'architetto lasciare da soli gli operai all'inizio dell'opera?

“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra». (Atti 1:8)

Gesù dice.  “Tranquilli, io resto... in un'altra forma, in una forma migliore per tutti, in una forma in cui TUTTI possano avermi a fianco nello stesso momento in qualsiasi luogo, in qualsiasi tempo, in qualsiasi situazione... basterà che mi chiamate”.

In Giovanni 14 l'aveva promesso:

“Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre:lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi.Non vi lascerò orfani; tornerò da voi.” (Giovanni 14:15-18)

2. L'uomo ha fame di Dio

Ci avete fatto caso che,  quando succede qualcosa di brutto,  le persone reagiscono sempre in due modi: bestemmiano (“porco... qua e là”) oppure pregano (“Signore aiutami”)?

O maledicono Dio  (è colpa di Dio, Dio non è un dio buono, Dio non esiste) o chiedono l'aiuto a Dio. In una maniera o nell'altra,  Dio è al centro delle loro vite.

E avete fatto caso che quando le cose vanno bene percentualmente quasi nessuno  riferisce a Dio quel momento positivo?

Il mondo antico era un posto  dove c'erano moltitudini di persona al più basso livello sociale, persone affamate, sfruttate (gli schiavi), oppresse, ammalate.

Quelle persone cercavano Dio:

“Fu così che, quando scesero dalla barca, un'enorme folla stava lì ad aspettarli. Gesù ebbe compassione di loro, perché sembravano pecore senza pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose.” (Marco 6:34 PV)

Il tempo è passato, ma l'uomo non è cambiato: ci sono ancora persone che aspettano che la barca giunga a riva per incontrare Gesù. Ora, come allora, dove c'è una crisi c'è fame di Dio

3. La potenza della preghiera “proskartereo?”

Non vi spaventate,  non è una “tecnica” new age di preghiera: leggiamo assieme Atti 1:12-14

“Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, che è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato. Quando furono entrati, salirono nella sala di sopra dove di consueto si trattenevano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo. Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera, con le donne e con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui.” (Atti 1:12-14)

Immaginati la scena: Gesù è appena asceso al cielo, gli Apostoli sono ancora lì con la bocca aperta che guardano le nuvole, arrivano due angeli che gli dicono, “chiudete le bocche che vi ci entrano le mosche. Gesù è tornato dal Padre e ritornerà con lo stesso ascensore con cui è salito”.

Allora tutti tornano a Gerusalemme che era distante un chilometro  (un cammin di sabato = la quantità massima di strada che gli ebrei potevano fare il sabato prima di peccare, perché oltre era ritenuto “lavorare”).

Guardate le parole sottolineate: “perseveravano” è la traduzione del termine greco “proskartereo?”  che significa :  “essere dedicato costantemente a qualcosa”, “attendere assiduamente ad una attività”, “essere completamente coinvolto in qualcosa”.

“Concordi” è la traduzione dal termine greco “homothymadon”  che significa:  “avere la medesima passione”, “agire come se si avesse una sola mente”.

Sostituiamo adesso questi significati alle parole del versetto e vediamo se capiamo meglio cosa stessero facendo:

“Tutti questi erano completamente coinvolti agendo come se avessero una sola mente nella preghiera, con le donne e con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui.”

Quale era il risultato?  Una crescita “esplosiva”... proprio quella che Gesù aveva sollecitato e predetto.

“Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone.  Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere.” (Atti 2:41-42)

Tu potresti dirmi: “Va beh, Marco, è un caso, la parola c'è solo lì...  mica è detto che è a causa di quello la crescita!” Ne sei proprio convinto?

“Siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti (proskartereo? =  dedicati completamente ) nella preghiera” (Romani 12:12)

“Pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza (proskartereo?  dedicati completamente ).” (Efesini 6:18)

“Perseverate (proskartereo? =  dedicati completamente ) nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie.” (Colossesi 4:2)

In trenta hanno cambiato il mondo: e tu?

La chiesa primitiva,  quella che era sopravvissuta alla morte di Gesù riusciva a stare tutta in una sola stanza, la stanza dove il giorno dio Pentecoste avrebbero per primi sperimentato la potenza della Spirito Santo, il ritorno di Gesù “in un'altra forma”,  e l'inizio di una rivoluzione.

Quanti potevano starci in una stanza? Venticinque? Trenta?  Già a quaranta  veniva giù il solaio di legno! Ma quei trenta  hanno cambiato il mondo!

E noi, come chiesa? E tu? Cosa puoi fare tu per vedere  una crescita “esponenziale” della tua chiesa?

1. Non posso cambiare lo “Spirito Santo... Posso chiederlo

“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi” (atti 1:8a)

Lo Spirito Santo è Dio, non posso cambiare Dio Dio fa ciò che vuole, e chiede di fare ciò che Lui vuole. Posso, anzi, DEVO; chiedere l'aiuto di Dio  sotto forma di Spirito Santo.

Ma poi devo accettare  quello che lo Spirito mi chiederà di fare quando me lo chiederà, dove me lo chiederà: non è nelle mie possibilità di cambiarlo a mio piacimento.

2. Non posso cambiare la “fame di Dio”... Posso cogliere le occasioni

Se l'Italia è una nazione in recessione, ma che comunque non ha nulla a che vedere  con i posti “poveri” del mondo la nostra provincia è tutt'ora  checché se ne dica,  un posto ricco.

Il reddito medio “dichiarato” nella nostra provincia  ed in particolare nella zona  di Montefiascone, Marta, Capodimonte, Tuscania, Bagnoregio, Civitella, è  ben al di sopra dei 22.000 Euro all'anno.

Le persone non hanno “bisogno impellente di Dio”, sono sicuri che ne possono fare a meno... fino a che non gli accade “qualcosa”  che viene a sconvolgere le loro certezze.

E' allora che io posso fare la differenza; non posso cambiare ciò che accade alla persona, ma posso presentargli colui che domina ciò che accade.

3. Posso cambiare la mia vita di preghiera

L'unico dei tre campi dove posso intervenire  è la mia preghiera: posso cambiare la mia quantità di preghiera, posso cambiare la mia qualità di preghiera

Posso pregare “proskartereo?”,  essere completamente coinvolto o coinvolta nella preghiera farne non “un motivo” di vita...  ma “IL motivo” della mia vita.

Come chiesa possiamo cambiare allo stesso modo Possiamo pregare “homothymadon”,  come se fossimo una sola mente.

La storia della chiesa ci insegna  che quello che chiamiamo in gergo di chiesa “grandi risvegli”,  ovvero città, nazioni che ritornano a Gesù,  sono SEMPRE iniziati tramite la preghiera di due o tre.

La storia della chiesa è iniziata con trenta persone, forse meno, che  erano completamente coinvolti agendo come se avessero una sola mente nella preghiera,

Gesù non aveva chiesto loro una cosa impossibile, perché aveva già promesso che lui sarebbe stato presente in ogni istante in ogni impresa, dalla più umile alla più ambiziosa se fatta in suo nome:

"Vi dirò di più: se due di voi s'accordano, qui sulla terra, di domandare qualcosa in preghiera a mio Padre che è in cielo, egli la concederà. Perché dove due o tre si riuniscono nel mio nome, io sarò là fra loro". (Matteo 18:19-20)

Conclusione

Quando gli europei cominciarono ad esplorare il mondo, ci furono persone che andarono per prime, per poi portare altre persone ad esplorare posti nuovi,  pieni di ricchezze,  per prenderne possesso. Erano chiamati “pionieri”.

In un certo senso noi, la nostra chiesa, te ed io,  siamo pionieri di una nuova vita; abbiamo esplorato o stiamo ancora esplorando la nuova vita in Cristo  tutte le sue ricchezze, tutte le sue benedizioni.

Non vogliamo andarcene,  ma vogliamo portare altri.

Ma per fare questo dobbiamo chiedere lo Spirito Santo, ed essere pronti ad obbedire a ciò che ci chiede, anche quando ci costa,  anche quando ci sembra assurdo, anche quando vorremo fare altro. Dobbiamo cogliere le occasioni per testimoniare a chi ha fame di Dio.

E dobbiamo essere “perseveranti”, essere completamente coinvolti   ed uniti nella preghiera.

Sarà allora che vedremo le benedizioni, sarà allora che Dio manderà la crescita.

“se due di voi s'accordano, qui sulla terra, di domandare qualcosa in preghiera a mio Padre che è in cielo, egli la concederà”

Preghiamo.
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Il senso della vita
Quale è il senso della vita di chi crede? E' solo vivere e lasciare che gli eventi attorno a lui lo sfiorino senza muoverlo a nulla? O sforzarsi di vederli con gli occhi con cui li guarderebbe Cristo?

(Per chi ascolta sul podcast suggeriamo di andare sul sito per vedere le diapositive).
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Qualche anno fa in TV c'era un programma (mi pare su Canale 5) dove il conduttore intervistava i suoi personaggi semplicemente facendogli vedere delle foto. Il programma si chiamava “il senso della vita”

In effetti spesso le foto dicono molto più delle parole: quello che vorrei fare oggi assieme a voi è una cosa simile: vedremo assieme alcune foto, e ci chiederemo assieme cos ci suscitano. Magari un versetto, una riflessione, e poi pregheremo per quelle cose che sono uscite fuori: Siete pronti?

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Vedete, quante cose sono uscite fuori? Perché sono uscite? Perché ci siamo fermati a riflettere su di esse, abbiamo rallentato volutamente la velocità della nostra vita, e allora le abbiamo viste.

Ma non solo: abbiamo rallentato, e le abbiamo guardate non con i nostri occhi, ma con quelli della nostra fede... in un certo senso , li abbiamo guardati come li guarda il nostro Padre.

Quale è il senso della tua vita? Vivere e vederti scorrere il mondo attorno? Paolo ci mostra un altra prospettiva:

Paolo dice in 1 Tessalonicesi 5:17 :

"Siate sempre gioiosi e perseverate nella preghiera." (1 Tessalonicesi 5:17)

E in Colossesi 4:2 dice:

"Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie." (Colossesi 4:2)

Paolo ti dice: "qualsiasi cosa accada, belle o brutta, continua a pregare!" Ci dice: “se vuoi trovare un senso a quello che vedi intorno, non puoi fare a meno della preghiera”

Continua a pregare per le tue grandi sfide.

La tua vita di credente è una sfida continua, i 40 giorni di preghiera cge abbiamo fatto fino a qualche settimana fa  non saranno sufficienti a avere il controllo su di essa.  Dovrai affrontare vecchie sfide, ne avrai di nuove.

Il senso della vita lo scopri solo se guardi il mondo con gli occhi di Dio e di Gesù; e tutto questo ti porterà a pregare in continuazione.

Continua a pregare per i tuoi amici

Tu sei il punto più vicino tra i tuoi amici e Dio.  Giacomo 5:16b afferma che "la preghiera del giusto ha una grande efficacia."

Se ami i tuoi amici, se vorresti vederli salvati, PREGA!

Continua a pregare per la tua città

In Matteo 15: 14 Gesù ti chiama "luce del mondo". La tua testimonianza nella tua città è fondamentale per il ravvedimento di molti:

"Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli." (Matteo 15:15).

Se ami la tua città e vorresti vedere grandi cose in essa, PREGA!

Continua a pregare per la chiesa perseguitata

Finché Gesù non tornerà, chi crede in lui sarà perseguitato  motivo del Suo nome.  Tenteranno in tutti i modi nasconderlo, di dire che non esiste, di farlo negare a chi crede in Lui.  Gesù stesso l'ha detto in Giovanni 16:1-2 :

"Vi ho detto queste cose, perché ciò che vi capiterà non turbi la vostra fede. Sarete cacciati dalle sinagoghe, anzi, s'avvicina il momento in cui quelli che vi uccideranno crederanno di offrire un servizio a Dio." (Giovanni 16:1-2 PV)

Paolo sapeva che la sua possibilità  di essere libero di testimoniare Cristo e di servirlo  risiedeva nelle preghiere.  Così dice a Filemone:

" Ancora una cosa: ti prego di preparare un alloggio anche per me, perché spero che Dio risponderà alle vostre preghiere e mi lascerà tornare da voi." (Filemone 1:22)

Se vuoi che il nome di Gesù venga testimoniato nel mondo e che coloro che lo servono vengano protetti, PREGA!

Da dove attingerò le forze?

Chi ti aiuterà a vedere il mondo con gli occhi di Cristo ogni giorno? Lo Spirito Santo è la fonte inesauribile  da cui attingere la potenza per fare tutto questo!

"Ma quando lo Spirito Santo sarà disceso su di voi, riceverete una potenza tale, che parlerete di me in tutta Gerusalemme, in Giudea, in Samaria, e nelle parti più remote della terra"." Atti 1:8 PV

Che Dio benedica il tuo impegno di preghiera per Lui!

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Perché ci tiriamo indietro da Cristo
Così come vediamo solo il dieci per cento di un iceberg,  i veri motivi perché i credenti si tirano indietro dal seguire Cristo sono spesso nascosti nel buio delle nostre vite. Sta a noi curare quelle cause prima che diventino malattia.

Mario Forieri ci mostra otto motivi del perché ci si tira indietro dal seguire Cristo.
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“Allora la parola dell'Eterno fu rivolta a Samuele, dicendo: «Io mi pento di aver costituito Saul re, perché si è allontanato da me e non ha eseguito i miei ordini». Samuele ne fu rattristato e gridò all'Eterno tutta la notte.” (1 Samuele 15:10-11 ND)

“Saul rispose: «Questi sono animali presi dagli Amalekiti, perché il popolo ha risparmiato il meglio delle pecore e dei buoi per farne dei sacrifici all'Eterno, il tuo DIO; il resto però l'abbiamo votato allo sterminio».” (1 Samuele 15:15 ND)

“Allora Saul disse a Samuele: «Ho peccato per aver trasgredito il comando dell'Eterno e le tue parole, perché ho avuto paura del popolo e ho dato ascolto alla sua voce.” (1 Samuele 15:24 ND)


“Non vi ingannate; le cattive compagnie corrompono i buoni costumi.”  (1 Corinzi 15:33 ND)

“Il popolo però ha preso le cose migliori che avrebbero dovuto essere sterminate, per farne sacrifici all'Eterno, il tuo DIO, a Ghilgal».” (1 Samuele 15:21 ND)

“Prima della rovina viene l'orgoglio, e prima della caduta lo spirito altero.” (Proverbi 16:18 ND)


“DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità.” (Salmo 46:1 ND)

“Ma un cattivo spirito da parte dell'Eterno, s'impossessò di Saul, mentre stava in casa sua con la sua lancia in mano, e Davide stava suonando l'arpa con la mano.” (1 Samuele 19:9 ND)


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Cosa significa tirarsi indietro da Cristo
La vita di credenti è come scalare una montagna: se non vai avanti, rischi di scivolare verso dietro, e di morire durante l'ascesa. Bisogna conoscere i sintomi dello scivolare indietro per evitare questo male prima che sia troppo tardi.

Mario Forieri ci illustra sei sintomi che dimostrano che ci stiamo "tirando indietro"; perché prevenire è meglio che curare.

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“L'Eterno perciò si adirò con Salomone, perché il suo cuore si era allontanato dall'Eterno, il DIO d'Israele, che gli era apparso due volte...” (1Re 11:9 ND)

“Cosí il re Salomone superò in ricchezze e sapienza tutti i re della terra. E tutto il mondo cercava la presenza di Salomone per ascoltare la sapienza che DIO aveva messo nel suo cuore. E ognuno portava il suo dono: vasi d'argento, vasi d'oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli, una certa quantità ogni anno.” (1Re 10:23-25 ND)

“Poiché il mio popolo ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne rotte, che non tengono l'acqua.”  (Geremia 2:13 ND)

“Cerca di venire presto da me,  perché Dema mi ha lasciato, avendo amato il mondo presente, e se n'è andato a Tessalonica...” (2 Timoteo 4:9 ND)

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La semplicità della Pasqua
Pasqua è tornare a poter parlare col Padre. Dio ha fatto si che la salvezza fosse facile: basta che credi col cuore in Gesù e lo confessi con le tue labbra. Tutto qua. Sei pronto, sei pronta?
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Anche oggi voglio iniziare con una domanda: con che cosa ascolti la musica? Radio, tv, impianto+casse, cellulare? Si stima che oltre il 45% ascolti musica attraverso lo smartphone.

Si, ma con che cosa ascoltate?Quasi il 60% la ascolta con queste... le “cuffiette”.

Un tempo la musica si ascoltava assieme: attraverso la radio,o lo stereo, e se tu volevi parlare con chi stava ascoltando bastava entrare in camera.

E ora? Oramai il fatto di stare nella stessa stanza non ti assicura di certo il fatto di essere ascoltato. Spesso mi accade di parlare per buoni dieci minuti con i miei figli o con mia moglie per poi realizzare che avevano “le cuffiette su”... per cui... ho parlato al nulla! Alcuni hanno addirittura quelle che “cancellano” il suono all'esterno... ad esempio, mia moglie!

Cosa comporta questo? Che anche se vivi assieme, a pochi metri o anche centimetri, non è scontato che comunichi con l'altro!

Vorrei fare con voi un piccolo esperimento: prenderò uno di voi, gli metterò delle cuffiette con della musica e poi proverò a parlagli. Proviamo?

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Vedete, io ho chiesto cose semplici, un bicchiere d'acqua, una penna, un pezzo di carta... ho addirittura offerto 100 Euro... ma non è arrivato nulla anche se stavo di fronte alla persona.

Cosa abbiamo imparato dall'esperimento? Che per ricevere le cose che si desiderano: non basta chiedere,  ma deve esserci qualcuno che ci ascolta

Sapete, l'invenzione delle cuffiette è antichissima, sin dalla creazione.

Noi vivevamo a casa con nostro Padre in un posto chiamato “Eden”, lui ci chiedeva di fare alcune cose, di non farne altre, e noi eseguivamo da bravi figli...

Ma poi, a un certo punto, è spuntato un serpente che ci ha regalato... un paio di “cuffiette”... così che vivessimo assieme a nostro Padre, ma senza più ascoltarlo...

Quelle cuffiette si chiamano “peccato”, e le abbiamo conservate sino ai giorni nostri.

Ogni tanto, quando abbiamo davvero bisogno, allora togliamo le cuffiette, e proviamo a “sentite” le parole del Padre... ma spesso non accettiamo i suoi comandi, vorremmo qualcosa di diverso.

 “... i figli del tuo popolo discorrono di te presso le mura e sulle porte delle case; parlano l’uno con l’altro e ognuno con il suo fratello, e dicono: “Venite, prego, ad ascoltare la parola che proviene dal Signore!” … Ecco, tu sei per loro come la canzone d’amore di uno che ha una bella voce e sa suonare bene; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica.” (Ezechiele 33:30,32)

Cosa faresti, se tu fossi padre  di un figlio che non ascolta, e anche quando ascolta,
non obbedisce?  Un figlio così, nessuno lo vuole e nessuno continua ad amarlo. Ma cone si comporta Dio?

“Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge e non seguiranno i miei decreti, se violeranno i miei statuti e non osserveranno i miei comandi, punirò con la verga la loro ribellione e con flagelli la loro colpa. Ma non annullerò il mio amore e alla mia fedeltà non verrò mai meno.” (Salmo 89:31-34 TILC)

Dio è diverso come Padre, non annulla il suo amore, e rimane federe al suo compito di Padre; chiude la porta della sua stanza... e attende.

La porta era rappresentata dalla cortina  che separava il luogo Santissimo,  dove era conservata l'Arca con le tavole dei Comandamenti dove una sola persona, una volta all'anno,  poteva entrare,  e sperare che il sacrificio fosse gradito...  altrimenti....

Ma Dio non voleva restare dietro la cortina, non voleva che la porta della sua stanza rimanesse chiusa per i suoi figli.

Ma il vero problema... erano le “cuffiette”.. Egli voleva aprire la porta, ma avere dei figli che lo ascoltassero; ascoltassero Lui, e non le parole del nemico.

Dio aveva un progetto:

“Io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo. Nessuno istruirà più il suo compagno o il proprio fratello, dicendo: 'Conoscete il Signore!', poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande,- dice il Signore. - Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato”. (Geremia 31:33-34)

Non so chi di voi è padre o madre,  ma per me la gioia più grande  quando arrivavo a casa con i miei figli piccoli, era quella di sentire la voce  di parlare con loro... e lo è ancora!

Amo quando ridiamo assieme,  quando facciamo le cose assieme,  come vedere un film, o un video...

Mi piaceva  quando erano piccoli quando  chiedevano  cose che potevo fare per loro,  perché sapevo che lo avrei visti sorridere...

Avete fatto caso ai verbi che ho usato? Sentire, parlare, ridere, chiedere.

C'è una sola parola che definisce tutto questo nella Bibbia: pregare!

Dio bramava di sentire la nostra voce di parlare con noi, di ridere e scherzare con noi, e di darci le cose buone che gli chiediamo...  Ma tutto questo era impossibile...  l'unico che avrebbe potuto farlo, sarebbe stato un figlio obbediente, che non avesse mai messo le cuffiette, che avrebbe sempre ascoltato il Padre

E' per questo che è dovuto scendere Gesù, per togliere il “rumore” del peccato  che ci isolava dal Padre.

Nel suo ultimo discorso con i discepoli  (nei capitolo da 14 a 17 di Giovanni),  Gesù dice per 6 volte che parlava al Padre per loro,  ma che, da lì a poco,  loro stessi avrebbero potuto farlo direttamente:

“Allora potrete pregare nel mio nome e non ci sarà bisogno che sia io a chiedere al Padre per voi, perché lui stesso vi vuol bene, perché voi avete voluto bene a me e avete creduto che provengo dal Padre.” (Giovanni 16:26.27 PV)

Come sarebbe avvenuto tutto questo?  Come avrebbe tolto Gesù il rumore assordante del peccato dalle nostre orecchie?

Vorrei vedere assieme un video:

                                                   

Con quale cuore sei venuto, sei venuta qui oggi? Con il cuore  riconoscente di un figlio o di una figlia  che sa di poter parlare di nuovo faccia a faccia  con il proprio Creatore  grazie alla potenza del sangue che Gesù  ha versato sulla croce? Oppure  con un cuore dubbioso  che sia mai possibile parlare in modo diretto a Dio?

Con un cuore pronto a crescere  ascoltando la voce del Padre,  o con un cuore riluttante  che non crede di essere ben accetto  a un  Padre lontano e distaccato?

Con un cuore gioioso di chi ha capito  che la salvezza è a portata di mano, o con un cuore deluso,
perché ti saresti aspettato  “qualcosa un po' meno semplice, un po' più complesso” dei riti speciali,  un pellegrinaggio,  la salita di una scala in ginocchio.

Mi spiace, se ti ho deluso:  la salvezza è tutta qui, in un figlio che si rende obbediente al tuo posto  per sfilarti le cuffiette che usi ogni giorno quelle col rumore del peccato che ti isola dal Padre. Un padre che ti ama,  perché tu ami suo figlio.

La salvezza è semplice, tornare a parlare con Dio, essere suo figlio o sua figlia accettata ed amata è semplice:

“Se con le tue labbra dici agli altri che Gesù è il tuo Signore, e credi nel tuo cuore che Dio l'ha risuscitato dalla morte, sarai salvato.” (Romani 10:9)

La Pasqua è tutta in quel “se”;  in quelle due azioni che Dio ti chiede di fare oggi: una la devi fare con le tue labbra,  una col tuo cuore.

Una con la parte razionale di te,  una con la parte emotiva di te. Se credi che Gesù è realmente venuto per farti udire di nuovo la voce del Padre, se credi che è risorto dai morti per cancellare il rumore del tuo peccato, tra poco ti chiederò di dirlo: di girarti verso il tuo vicino, o la tua vicina,
e dirgli: Gesù è il Signore della tua vita.

Forse forse lo hai già fatto in passato; è un buon promemoria di chi sei  e di dove stai nel mondo.

Ma se non lo hai mai fatto ti prego, non uscire da questa stanza  senza averlo fatto.

“Ai piedi della croce io starò, contemplando la grandezza del tuo amore”...Metti la tua vita ai piedi della croce, e ricevi la grazia che ti salva.

Preghiamo.

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Testimoniare Cristo oltre la "terra di nessuno"
Dove vivi la tua vita di credente?  Vivi la tua battaglia quotidiana testimoniando Gesù agli altri, oppure nella "terra di nessuno", dove non c'è guerra, ma neppure testimonianza per Cristo?
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Come ogni settimana  voglio iniziare con una domanda: chi è che sa che cosa sia la “terra di nessuno”?

Anche se non la conoscete, posso assicuravi che, come credenti passiamo gran parte del nostro tempo nella “terra di nessuno”.

Vi spiego: la “terra di nessuno” è un termine militare. Nelle battaglie campali,  quando due eserciti si affrontano in campo aperto, c'è uno spazio che non appartiene né ad un esercito né all'altro esercito.

In questo spazio non accade nulla, e spesso è utilizzato dalla Croce Rossa  o da altri per andare a recuperare i feriti... Non succede nulla... fino a quando uno dei due non decide di attaccare.

Vi starete chiedendo:  “Cosa c'entra la terra di nessuno con me? Io non vivo in un posto dove c'è la guerra!”

Beh, sei proprio sicuro? Chissà perché, allora,  Paolo scrive questo agli Efesini:

“Prendete le armi che Dio vi dà, per poter resistere contro le manovre del diavolo. Infatti noi non dobbiamo lottare contro creature umane, ma contro spiriti maligni del mondo invisibile, contro autorità e potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso. Prendete allora le armi che Dio vi dà, per combattere, nel giorno della lotta, le forze del male e per saper resistere fino alla fine. (Efesini 6:11-13 TILC)

Paolo descrive una battaglia, tutte le armi e le armi da usare: Ma c'è un arma che ripete tre volte e che aggiunge, dobbiamo usare “sempre” “in ogni occasione”, e “senza stancarci” di usarla:

“Pregate sempre: chiedete a Dio il suo aiuto in ogni occasione e in tutti i modi, guidati dallo Spirito Santo. Perciò state svegli e non stancatevi mai di pregare per tutto il popolo di Dio e anche per me.” (Efesini 6:18-19 TILC)

Nella “terra di nessuno ” non servono le armi... Perché è un posto dove io credo in Gesù, evito anche di peccare... e basta.

Sapete, per satana, i credenti, noi, siamo un “male necessario”: lui è in lotta con Dio,  qualche volta Dio ne guadagna qualcuno, altre volte è satana a guadagnarne qualcuno... ma alla fine si tratta di “percentuali”,  non di “battaglie” perse o vinte.

Sei nella “terra di nessuno” quando non fai NIENTE per satana... ma neppure per Dio!  E satana dice: “OK!l'infezione” è circoscritta!”

Ma se tu cominci  a parlare agli altri di Dio,   a pregare,  ad intercedere... allora la cosa si fa seria,  l'infezione rischia di diffondersi.

Questa si chiama “battaglia spirituale”.

Gesù conosce bene satana,  e oltre a chiamarlo “nemico”, “l'accusatore dei fratelli”,  lo chiama anche “ladro”:

“Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10:10 PV)

Nella nostra società abbiamo imparato a “evitare” di chiamare le cose col loro nome, a “addolcire”,  smussare,  diluire.

Per cui un omicida in psicologia diventa una persona ammalata con tendenze omicide. Uno che va a prostitute  diventa un soggetto affetto da  erotomania. Non è più un uomo che agisce, non è più la persona che uccide, ma la sua “tendenza”: e questo giustifica l'accaduto. Non è colpa sua, ma della sua malattia.

Trasformiamo tutto in concetti astratti, filosofie, nascondendo invece  che ci sono persone realmente malvagie.

Gesù,  invece dice “no no, satana è una persona, è un ladro, e per vincere un ladro non ci vuole una filosofia, ci vuole un'altra persona, io, Gesù, il Cristo”.

Guardate la struttura della frase:

satana: RUBARE - AMMAZZARE - DISTRUGGERE
Gesù:  AVERE - VITA - ABBONDANZA


C'è una battaglia,  e non è un “modo di dire”,  è una guerra reale non tra bene e male, come categorie filosofiche, ma tra reali persone che fanno il male (rubano ammazzano, distruggono) e quelle che fanno il bene .

I quartieri generali sono lontano da qui, nel modo spirituale, ma il cui campo di battaglia è qui, sulla terra...dove siamo io, e te!

Se non ne sei convito, basta che apri qualsiasi sito di news online... vogliamo provarci?

Come combatte il nemico? Principalmente in tre modi:

a) Cercando di farsi vedere il meno possibile dal mondo  (“io non esisto”)b) Cercando di tenere i credenti nella “terra di nessuno” (“io non sono pericoloso”)
e, solo quando i credenti diventano VERAMENTE PERICOLOSI

c) cercando di distruggere le loro vite. (“io sono più forte di Dio”)
Se guardate qualsiasi film di James Bond,  questo è il metodo che usa la “SPECTRE”

Sei spaventato? Sei spaventata? Non ce n'è ragione! Perché? Perché Dio ha organizzato con Gesù il più grande piano di recupero prigionieri  sia mai stato ideato.

“Infatti, il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e salvare quelli che erano perduti". (Luca 19:10 PV)

Come fa  Gesù per “recuperare” quelli perduti?

“Gesù, il Figlio di Dio, è venuto proprio per distruggere le opere del diavolo.” (1 Giovanni 3:8 TILC)

Perché satana non ha soldati, ma prigionieri  e alcuni li ha messi a lavorare per lui.

Gesù ti ama fino a morire per te, satana ti odia fino a volerti veder morire per lui!

Pietro ne parla  a un ufficiale romano di nome Cornelio:

“Senz'altro saprai che Gesù di Nazareth fu unto da Dio con lo Spirito Santo e con potenza, e che andava in giro facendo del bene e guarendo tutti quelli che erano in potere del diavolo, perché Dio era con lui.” (Atti 10:38 PV)

Quale è il potere del diavolo? E'  dire :”Drogati, e ti sentirai meglio!". “Tradisci tua moglie e ti sentirai appagato!". “Opprimi  il tuo popolo e sarai potente!”.

Ma è anche sussurrare: “tu non vali niente”;“non troverai nessuno che ti ama”; “non uscirai mai dalla tua povertà”; “non potrai mai uscire dalla tua dipendenza”.

Gesù prendeva questo potere di satana  e lo girava a 180 gradi, liberando dalla schiavitù di una malattia,  di una dipendenza,  della fame e della povertà.

Tu potresti dirmi,  “Va bene, Marco, ma quello succedeva quando c'era Gesù.  Ora Lui è tornato dal Padre, io non posso fare tutto questo.”.

E' lì, che satana ti vuole... perché sei innocuo, perché sei innocua...

Sei credente, hai il potere di Cristo... ma vivi nella “terra di nessuno”.

"In tutta sincerità, vi dico che chi crede in me farà le stesse opere che faccio io, anzi ne farà di più grandi ancora.” (Giovanni 14:12 PV)

Gesù ha detto; “tutti quelli che sono pastori... anziani... diaconesse... missionari...” Non dice così... dice “chi crede”...

Se hai creduto in Gesù, TU farai le sue stesse opere... ma solo se decidi di andare in battaglia,
non di vivere nella “terra di nessuno.

Pietro continua così il colloquio col centurione in Atti:

“[Gesù] … ci ha comandato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è colui che è stato da Dio costituito giudice dei vivi e dei morti” (Atti 10:42)

Pietro stava parlando ad un centurione; a un soldato che era abituato al gergo militare, e che sapeva benissimo che un comando di un capo va rispettato... e che se non lo rispetti vai incontro al tribunale marziale, ovvero al plotone di esecuzione...e alla morte.

Non è un suggerimento; è' un comandamento:  quando noi annunciamo  e testimoniamo che Gesù è giudice,  stiamo distruggendo le fortezze del nemico.

Come fare?

Come vado in battaglia?  Quali armi mi porto dietro?  E soprattutto, da dove comincio?

“Io tornerò al Padre; e qualsiasi cosa chiederete nel mio nome, io la farò, affinché il Padre sia glorificato in me.” (Giovanni 14:13 PV)

Chiedere a Dio: noi lo chiamiamo in un altro modo: pregare!

Quando preghi esci dalla “terra di nessuno”,e vai all'attacco delle fortezze del maligno,e se non c'è chi prega non c'è battaglia, non c'è salvezza, non ci sono vite cambiate.

Vi ricordate come comincia la “preghiera perfetta”quella che ci ha lasciato Gesù:“Quando pregate dite:  Padre nostro “: abbiamo un padre che ci ama.

E vi ricordate come termina? "Ma liberaci dal maligno": abbiamo  il diavolo che ci odia.

Ma nel bel mezzo c'è la chiave di come possiamo sconfiggerlo: "Sia fatta la tua volontà ":  Quale è la volontà del Padre?

“Questa è la volontà di mio Padre: che chi conosce il Figlio e crede in lui abbia vita eterna.” (Giovanni 6:40 PV)

Se tu fai parte dell'esercito di Gesù non puoi rimanere nella “terra di nessuno”: se hai pregato “sia fatta la tua volontà”  almeno una volta nella tua vita hai anche pregato (anche se non lo hai capito) “Signore, mandami a farti conoscere dagli altri nel mondo”.

In questi quaranta giorni noi siamo stati uno “squadrone d'attacco” pregando tutti assieme per la nostra sfida per i nostri amici, per la nostra città per la chiesa nel mondo.

Invece di chiamarla 40 Giorni nella Preghiera,  avevo pensato di chiamarla “40 Giorni di guerra totale”.

Ha capito che sei in guerra, vero? Per cui, non stupirti se verrai attaccato o attaccata! Ti è capitato di pensare ” non è poi così importante pregare tutti i giorni”? Ti è capitato di pensare  “tanto la mia preghiera non è così efficace”? Ti è mai capitato di pensare: “tanto ci sono altri che pregheranno oggi”?

Questa è la maniera di attaccare di satana: satana è un “kamikaze”: non vincerà la guerra (lui l'ha già persa) ma cerca di fare il maggior danno possibile  al suo nemico.

Ripeto, satana ha realmente poche armi contro i figli di Dio, se tu decidi di scacciarlo lontano da te.

“Stupita, la gente si chiedeva: "In che consiste la potenza delle sue parole? Ha tanta autorità, che comanda i demoni, ed essi escono!" (Luca 4:26)

Tu hai autorità non solo di scacciare satana,  ma di fare quello che Gesù faceva, liberare dagli spiriti,  guarire dalle malattie, toccare  le vite degli altri, cambiare le vite degli altri.

Come uscire dalla terra di nessuno?

1. Scegli di ricevere autorità

“Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.” (Giovanni 15:5)

Ammetti che non puoi lottare da solo contro il diavolo

Puoi provare con l'autodisciplina, puoi provare con la forza di volontà.  Non funzionano!

2. Scegli di essere protetto

“Ma Dio è fedele; egli vi renderà forti e vi proteggerà dagli attacchi del diavolo.” (2 Tessalonicesi 3:3 PV)

Chiedi la protezione del Padre.

Pregare è pericoloso,  solo se cerchiamo di farlo con le nostre forze. e non siamo protetti perché stiamo facendo qualcosa che distrugge le fortezze del maligno.

3. Scegli di scendere in battaglia

“Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato” (1 Timoteo 6:12a)

Dio si vuole servire di te per distruggere le fortezze del nemico. Sii costante nella preghiera e osserva come egli risponde ad essa.

4. Scegli di obbedire

"Sii pronto anche tu a soffrire per il vangelo, perché Dio te ne darà la forza." (2 Timoteo 1:8b PV)

Sii pronto ad obbedire al Signore nella tua vita anche se comporta impegno, qualche sofferenza (piccola o grande), ma che rimane “una momentanea leggera afflizione”  diceva Paolo 2 Corinzi 4:17

Non tornare indietro alle vecchie abitudini non tornare nella “terra di nessuno”.

Questa è una battaglia  che non devi affrontare da solo, o da sola, hai bisogno della tua chiesa, e hai bisogno di un piccolo gruppo  per supportati a vicenda.

Hai bisogno di essere in un “team” nella vita cristiana i “lupi solitari finiscono sempre sbranati. Fino a quando dovrai andare in battaglia? Semplicemente, sino alla prossima.

Dopo ogni battaglia vinta sii pronto,  sii pronta alla prossima.

E ricorda, fai parte dell'esercito  che ha già sconfitto satana...

Preghiamo
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Intercedere per avvicinarli Padre
Sei pronto, sei pronta ad essere un ponte tra il Trono della Grazia di Dio e coloro che non lo conoscono? Dio ti chiama ad "intercedere"!
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Anche oggi voglio iniziare con una domanda: perché preghiamo? Se Dio conosce ogni cosa, se sa di cosa ho bisogno ancor prima che glie lo chieda... perché devo chiedere? Non potrebbe fare tutto da solo?

Sapete, uno dei miei più grandi difetti è credere che alcune cose sono fatte bene solo se le faccio io.

Per alcune cose sono un bravo insegnante... o almeno così dicono. Per altre sono pessimo... perché non ho pazienza di spiegare, e quando anche lo spiego...  beh, faccio prima a farlo da solo che risparmio tempo e viene meglio!

E così, la persona a cui dovrei insegnare quella certa cosa, non capisce niente, è frustrata perché non lo saprà mai fare e probabilmente non mi chiederà mai più di fargli vedere come si fa qualcosa.

Dio è un insegnante migliore di  me! Dio sa fare tutto meglio di me, e di te... ma vuole comunque che partecipiamo  a quello che fa nelle nostre vite perché vuole che noi siamo coinvolti in ciò che lui fa.

Quando preghiamo diveniamo in un certo senso “collaboratori” di Dio nelle sue azioni; non lo dico io, ma Paolo:

“Noi siamo infatti collaboratori di Dio,” (1 Corinzi 3:9a)

Un'altra domanda:  Per cosa ci chiede di pregare Dio?  Ci chiede pregare solo per le nostre necessità? Certamente! Abbiamo visto le scorse volte che Gesù ci chiede di portare al Padre OGNI nostra necessità, OGNI nostra richiesta.

Ma devo chiedere solo per me? Perché, io so quello che mi serve, ma non so quello che serve agli altri.

Ma Dio mi chiede anche di pregare per gli altri:

“Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini.” (1 Timoteo 2:1)

Tu potresti dirmi  “OK. Marco, so che devo pregare per i miei fratelli e le mie sorelle in Cristo, non è una novità”. Io ti rispondo: Paolo non dice di pregare per i tuoi fratelli  e le tue sorelle... ma per TUTTI! Il che include anche chi non fa la volontà di Dio, ma anzi fa l'esatto contrario.

Perché dovrei pregare per “tutti”? Pregare per i figli e le figlie di Dio, va bene, ma pregare per chi uccide i figli di Dio, per chi ruba, per chi stupra... eh, quello no, eh! “Signore, posso pregare solo per quello buoni?”

Paolo usa una parola abbastanza “fuori moda” in questo versetto: “intercessioni”. Chi sa cosa significa?

C'è un libro nella Bibbia, quello del profeta Ezechiele dove Dio cerca specificatamente persone  che “intercedano” per il suo popolo. “Per quelli buoni, vero, Marco?” Eh, no. Non proprio per quelli buoni.

Contesto: Ezechiele abita  in Giuda inizia a parlare prima dell'esilio a Babilonia e continuerà durante l'esilio. Nel capitolo 22 siamo vicino alla distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor,  a cui seguirà la deportazione a Babilonia.

Come era il popolo di Dio in quel periodo? Come erano, ad esempio, i politici?

“Come i leoni ruggenti sbranano la preda, così i loro capi uccidono, s'impadroniscono di ricchezze e tesori, rendono vedove molte donne.”(Ezechiele 22:25 TILC)

Beh, almeno i sacerdoti, il clero sarà meglio:

“I loro sacerdoti violano le mie leggi, profanano i luoghi consacrati a me, confondono il sacro con il profano. Non insegnano la differenza tra puro e impuro e si rifiutano di rispettare il giorno del sabato. In conclusione non hanno nessun rispetto per me.” (Ezechiele 22:26 TILC)

E i profeti?  Quelli che dovevano insegnare  al popolo e ai sacerdoti la Parola di Dio? Almeno loro si salvano?

“I loro profeti coprono tutti questi delitti con una mano di calce, quando pretendono di avere visioni e predicono menzogne. Sostengono di parlare a nome di Dio, il Signore, ma io, il Signore, non ho parlato a loro.” (Ezechiele 22:28 TILC)

C'era all'epoca un “sodalizio”  tra politici, sacerdoti e insegnanti per ottenere il massimo utile personale.

Ma almeno nel popolo ci saranno persone oneste!

“Gli abitanti commettono violenze, rubano, opprimono i poveri e i deboli, maltrattano i forestieri contro ogni diritto” (Ezechiele 22:29 TILC)

Tutti erano corrotti,  politici, sacerdoti,  profeti,  e popolo...

Te la sentiresti di pregare per persone così? Io, sinceramente, no! Io pregherei piuttosto perché Dio li fulmini all'istante!

Ma Dio  stava cercando persone che pregassero appositamente per loro, che “intercedessero”  come dice Paolo.

“Ho cercato in mezzo a loro qualcuno che potesse costruire un muro di difesa, che potesse stare sulle brecce delle mura, per difendere il paese e per impedirmi di distruggerlo, ma non l'ho trovato.” (Ezechiele 22:30 TILC)

Dio stava cercando qualcuno che si arrampicasse sulle macerie di quella generazione,  avesse il coraggio di guardare negli occhi il proprio Signore.

Qualcuno che fosse un ponte  tra Dio e quella generazione corrotta... ma non c'era nessuno!

Dio dice: “di persone cosi, non ne ho trovate”... ma, un attimo, da chi lo fa dire?

Da Ezechiele! Lo fa dire da ALMENO UNO BUONO RIMASTO! Significa che persone cosi, persone che possano intercedere, persone che possano colmare lo spazio vuoto tra Dio e l'uomo CI SONO in ogni generazione... ma devono farsi avanti.

Devono avere il coraggio  di assumersi la propria responsabilità davanti a Dio, di rispondere alla sua chiamata, e di essere l'Ezechiele della loro generazione... e credimi, Ezechiele non era molto amato  e non aveva una vita facile in Giuda all'epoca!

A cosa ti ha fatto pensare  la descrizione di Giuda prima della deportazione  (politici, clero, insegnanti e popolo corrotti)? Se ti è suonata familiare con l'Italia, allora dovrebbe farti riflettere  sul fatto che Dio sta cercando qualcuno che stia sulle brecce qua in Italia; la chiamata di Dio non è solo per i pastori, gli anziani, i diaconi e le diaconesse... è per tutti... e anche per te.

Ma cosa significa “stare sulle brecce”? E' un gergo militare che gli israeliti conoscevano bene.

La parola originale per “breccia”  è “perets”  che significa “buco”, “spazio vuoto”, “interruzione” (in Italia è famosa la “breccia di Porta Pia” a Roma, il “buco” da cui entrarono le truppe per liberare Roma dal Papato).

Significa che quando il nemico  fa un buco nella fortificazione per entrare tu ci stai letteralmente sopra, per controllare che nessuno entri e che nessuno si avvicini senza sapere il pericolo di incontrare un nemico.

Ma in questo caso il buco era stato fatto da dentro,  l'aveva fatto il popolo, aveva distrutto l'alleanza con Dio, erano loro stessi a distruggere le protezioni  che Dio gli aveva fornito.

Questa è la nostra natura umana: Dio provvede tutto  perché noi possiamo vivere in pace, vita, cibo, protezione... ma noi “buchiamo il muro” col peccato.

Dio è santo,  vede il male,  e deve punire il male.

Ma allo stesso tempo è pieno di amore,  e cerca qualcuno che stia su quel buco che si chiama peccato e che dica a chi ci avvicina  “Attento! Stai alla larga da qua” .

Stare sulla breccia, stare nello spazio vuoto, per impedire, o tentare di impedire che altri si “infilino” nel buco del peccato, tutto questo si chiama “intercessione”.

Sapete però... c'è un problema, almeno in italiano con questa parola. Questa è definizione del vocabolario Garzanti:

”Intervento presso Dio, da parte di Cristo, della Madonna, dei Santi, a favore di una persona vivente o defunta”

In Italia, chi intercede,  secondo il Garzanti è (in ordine di apparizione): Gesù, la Madonna, i Santi...  (attenzione alla lettera maiuscola... sta parlando dei Santi del calendario) Sono loro che intercedono...  noi possiamo fare a meno,  siamo “sgravati” dall'obbligo...

Sul primo che intercede siamo tutti d'accordo; 1 Giovanni 2:1 dice che   “ noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.” (1 Gv 2:1)  ma Dio non cerca madonne e Santi con la lettera maiuscola (quelli del calendario) ma cerca donne e “santi” con la lettera minuscola persone “normali”  ma “distinte, separate, messe da una parte (è questo il significato di “santo”) per intercedere.

Cerca persone che stiano in mezzo,  stiano nel “buco” provocato dal peccato che presentino a Dio le richieste  che altri non sanno  o non vogliono chiedere.

Colui che intercede  è come se allungasse quanto può le proprie braccia  e mettesse una mano sul Trono di Dio,  e l'altra  sulla spalla delle persone,  per colmare la distanza.

Chi intercede sta in mezzo  tra l'infinito amore di Dio  e il peccato... non è una posizione comoda!

Ezechiele non era comodo... ma intercedeva per il suo popolo. Abraamo non era comodo, ma intercedeva per il suo popolo. Mosè non era comodo, ma intercedeva per il suo popolo.

Cosa brami di più, stare comodo, stare comoda, o vedere le persone accettare Cristo  nel tuo posto di lavoro, nella tua scuola, nella tua città... nella tua nazione?

Per un lungo tempo io non ho mai interceduto, non ho mai pregato per per colmare lo spazio vuoto... pregavo “per gli affari miei”, per la mia famiglia,  il mio lavoro,  i miei amici più stretti,  ma ci credevo che quelle preghiere p potessero cambiare realmente il coro della storia?

Pensavo : ”Dio sa di cosa hanno bisogno, gli altri, può agire senza il mio suggerimento”.

Poi ho VISTO il potere della preghiera in azione nella mia vita... durante il viaggio in Zimbabwe.

Ogni cosa accadeva dopo che persone  che io non conoscevo e che non conoscevano me avevano INTERCEDUTO!

E io non riuscivo a credere  che le preghiere di persane che neppure conoscevo potevano modificare  la mia storia, i miei eventi!

Sii onesto, sii onesta:  ci credi per davvero che le TUE preghiere  possano cambiare il corso degli avvenimenti  per le persone per cui stai pregando?

Dio non cerca uno o una “perfetta”, ma cerca uno o una “disponibile” ad intercedere.

Se Dio avesse trovato altri Ezechiele, altre persone disponibili ad intercedere, è possibile che Giuda non avrebbe mai visto Babilonia.

Ti ripeto: tieni più alla tua comodità o a vedere Cristo regnare sulla tua nazione?

Dio sta cercando anche oggi chi stia sulle brecce, chi stia sul buco chi interceda per l'Italia e per gli italiani.

Ed ha te, come sua sentinella... ma se tu non lo fai... Dio (dice in Ezechiele) non potrà benedire.

Ciò non significa che vedrai sempre i risultati: alcune volte lo riceverai come premio  (come è accaduto a noi in Zimbabwe),  altre volte pregherai per giorni, mesi, anni,  senza che sembri accadere nulla..

Dio è comunque al lavoro,  e non è detto che il lavoro sia lungo  quanto la tua vita terrena

E' possibile che tu semini attraverso l'intercessione ed altri raccoglieranno a tempo debito. Non sta a te decidere: se tu hai fede e pazienza di intercedere  senza aspettare di vedere il risultato, Gesù si servirà di te per opere  che tu nemmeno puoi immaginare.

Pensa a chi stava ascoltando Gesù quando diceva queste parole:

“Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola” (Giovanni 17:20 PV)

Pensi che gli Apostoli  abbiano compreso in quel momento cosa sarebbe successo nel mondo anche attraverso la loro intercessione?

Noi siamo il frutto di coloro che hanno interceduto con fede senza aspettarsi di vedere e rinunciando ad una vita “più comoda”.

Ti ripeto le domande che ti ho fatto all'inizio: a cosa serve pregare e per cosa dovrei pregare? Serve a chiedere a Dio ciò di cui hai bisogno, ma serve anche a riempire lo spazio vuoto tra l'amore di Dio e il peccato del mondo. Serve anche per intercedere per coloro che sono distanti da Dio.

Dio cerca chi stia sulla breccia, Dio cerca chi stia sul buco nel muro  creato dal peccato, e colmi lo spazio tra Dio e chi non lo conosce.

Paolo dice che tu sei il “collaboratore di Dio” che sei lo strumento che Dio ha deciso di usare  per per colmare la distanza,  per stare nello spazio,  per mettere una mano sul trono di Dio  e l'altra sulla spalla di uomini e donne  che Dio vuole lo accettino, per portare benedizione,  piuttosto che giudizio.

Come fare? 

Come posso essere un ponte per gli amici per cui prego? Come posso “intercedere” per loro?

1. Prega che Dio li avvicini a Gesù

Gesù ha detto questo:

"È per questo che ho detto che nessuno può venire da me, se non gli viene dato dal Padre". (Giovanni 6:65 PV)

2. Prega che possano comprendere il messaggio di Gesù

C'è differenza tra “ho capito”  è “ADESSO ho capito”!  Il maligno proverà in tutte le maniere  a stoppare, annacquare,  corrompere la parola di Dio.

“Tieni lontana da me la via della menzogna e, nella tua grazia, fammi comprendere la tua legge.” (Salmo 119:29)

Prega che sia Dio sia mosso dalla tua fede nel pregare  e che sia Lui a proteggerla  e a dare ai tuoi amici una capacità di capire speciale.

3. Prega che i loro occhi siano aperti per vedere Dio

Anche qui, la nostra battaglia è contro il Nemico: Paolo dice così:

“[Satana,] il dio di questo mondo corrotto li ha resi ciechi, incapaci di vedere la gloriosa luce del vangelo che splende su di loro, incapaci di comprendere il meraviglioso messaggio della gloria di Cristo, immagine di Dio. (2 Corinzi 4:4 PV)

Prega che Dio gli faccia vedere chiaramente che gli dia nuovi occhi spirituali e nuove orecchi per ascoltare la Sua voce.

Conclusione

Vorrei che ti alzi,  stendi le braccia,  tocca le spalle del tuo vicino.

Tu sei questo. Tu puoi essere questo: un ponte tra il Trono della grazia di Dio e coloro che non lo conoscono per  riempire lo spazio vuoto  tra il trono di Dio e i tuoi amici.

Preghiamo.

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A chi preghi, tra Padre, Figlio e Spirito?
Dio è Padre... ma anche Figlio... e Spirito Santo. E' sufficiente rivolgersi ad uno dei tre? e, se si, a quale dei tre? Gesù stesso ci fornisce la risposta. 

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Vorrei iniziare con una domanda: “Quando preghi, a chi preghi?”

(… a Dio... a Gesù... allo Spirito Santo...?)

Nutro un profondo amore per voi,e so che nessuno preghi alla Madonna del Monte, a San Flaviano, a Santa Margherita o ad altro.

Tu mi puoi rispondere: “Marco, io prego a Dio!” Io ti chiedo ancora: chi è Dio?

Tu mi dici allora: “Dio è il Padre!” Ma Dio è anche il Figlio da Lui mandato, Gesù.  Ma Dio è anche lo Spirito Santo, mandato da Gesù

Quale è il tuo “audience la mattina (o la sera?) Alle tue preghiere è presente Gesù,  o lo Spirito Santo,  o il Padre?

Un pastore raccontava che da bambino  pensava che i tre fossero presenti alle sue preghiere,  seduti davanti a lui: lo Spirito Santo  prendeva appunti,  poi si girava verso Dio e Gesù, e chiedeva “Chi di voi due vuole rispondere a questa?”

Ci hai mai pensato? Forse i tre fanno turni di otto ore ciascuno? Oppure lo Spirito Santo copre le cose facili (il mal di gola) Gesù le cose difficili (la broncopolmonite) e Dio quelle difficilissime (il tumore)?

Tu potresti,  a ragione, dirmi: “Ma Marco, è davvero importante sapere a quale dei tre prego? Che differenza fa? Io prego Dio... poi chi si occupa di prendere le mie preghiere non è affar mio!”

Tendenzialmente potrei dirti: hai ragione! Se non che,  Gesù ha dato delle istruzioni molto chiare in merito. E se una cosa è importante per Gesù, allora è importante  per me che voglio seguire Gesù.

A Gesù in Luca 11:1 viene chiesto dai discepoli: “Gesù, insegnaci a pregare!”. (Luca 11:1)

Come di pregava PRIMA di Gesù? Più o meno, si pregava così:

“Ed Eliseo pregò e disse: «Signore, ti prego, aprigli gli occhi, perché veda!»” (2 Re 6:17)

“Il re Sedechia mandò Ieucal, figlio di Selemia, e Sofonia, figlio di Maaseia, il sacerdote, dal profeta Geremia per dirgli: «Prega per noi il Signore, nostro Dio».” (Geremia 37:3)

“Ezechia pregò il Signore, dicendo:«Signore degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sopra i cherubini! Tu solo sei il Dio di tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.” Isaia 37: 15-16)

Per prima cosa: non si poteva usare il nome di Dio. Nella Torah, ovvero i primi cinque libri della Bibbia (il Pentateuco) il nome dei Dio veniva scritto così:



Siccome in ebraico le vocali non si scrivono,  ma si scrivono solo le consonanti, qua abbiamo quattro consonanti: Y, H, W, e H; la  pronuncia in ebraico (con le vocali aggiunte) dovrebbe essere più o meno“Yahweh”

Nessun ebreo  avrebbe mai osato leggere ad alta voce quel nome: era troppo santo per essere persino pronunciato e così, i sacerdoti, quando arrivavano a Yahwe, dicevano invece “Adonai” che si traduce “Signore".

Eravamo rimasti con Gesù a cui era stato chiesto: “Insegnaci a pregare”: 

“Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.” (Matteo 6:9)

“Voi dunque pregate così: “Adonai nostro che sei nei cieli...”  Scusate ho sbagliato: “Yhawe nostro che sei nei cieli...”

1. Gesù ti chiede di pregare il PADRE

Gesù non dice né Adonai-Signore, e neppure Yahwe (lui sarebbe stato autorizzato... l'unico che lo era all'epoca!) ma dice: “Padre nostro”  … ma che tipo di padre?

Già, perché, in realtà  Gesù non ha detto “padre” che si dice “avi” in ebraico, ma “abbà”, come faceva di solito quando pregava.

“Diceva: «Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi».” (Marco 14:36)

“Avi” si traduce con “padre”, “abbà” si traduce con “babbo”, “papà”!

Non so se riesco a farvi rendere conto a pieno della cosa devastante che Gesù stava facendo: stava spazzando via  quattromila anni di storia ebraica e di insegnamento dei sacerdoti che ti dicevano che solo pensare il nome di Dio era peccato... e lui ti diceva  “chiamalo “babbo”!

E' come se ti venisse detto: “Se incontri la Regina Elisabetta d'Inghilterra non la chiamare “Sua Altezza Reale, ma chiamala nonna Betta”.

Gesù nel Getzemani,  ha gridato “babbo mio, salvami da questa ora!”

Ora dice a noi di chiamare “suo padre”  “babbo”. Ora dice a me e te di avere un rapporto intimo così come il suo con Dio!

Questo cambia completamente  la mia posizione di preghiera.

Perché una cosa è pregare un “PADRE” un “benefattore onnipotente”,  ma lontano e distaccato, e anche con un caratteraccio.

Altra cosa è pregare un babbo, un papà da cui puoi correre quando l'hai fatta grossa e ti serve aiuto, o quando hai paura del buio.

Abbà. E' la stessa parola che usa Paolo

“E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!» ” (Romani 8:15)

Abbà è la stessa parola che usano i bambini  ebrei da piccoli la prima volta che dicono “papà”: “abbà”.

Sentite il racconto della scrittrice Joyce Huggett:   

"Due bambini mediorientali mi hanno aiutato a capire perché Gesù incoraggi a pregare in questo modo. Uno di questi era seduto sulle ginocchia del padre in un autobus affollato. 
Era tardi e il bambino appariva comprensibilmente molto stanco. Dopo qualche chilometro di viaggio, lui cercò lo sguardo del padre e, accarezzandogli amorevolmente la barba, sussurrò molte volte la parola "abbà!"; quindi poggiò la testa sulla spalla del padre addormentandosi profondamente. Mentre il figlio dormiva, il padre lo guardava pieno d'amore.
L'altro era un bimbetto che vidi in una piscina. Le sorelle più grandi lo aiutavano mentre entrava in acqua, ma la sua espressione stava chiaramente a significare: "Non so se debba ridere o piangere!" Quindi apparve un uomo; " Abbà! Abbà!" chiamò il bimbo. Il padre del bambino si diresse verso di lui; nuotarono assieme divertendosi molto. La paura se b'era andata; egli ora non mostrava segni di voler piangere, ma solo grandi sorrisi. Il suo "abbà" era lì e lui era felice.
Pensai allora:"Questo è il tipo di amore e di fede che Gesù vuole che noi abbiamo per il nostro Padre Celeste". (Joyce Huggett: La preghiera)                             

Gesù ci chiede di pregare il padre  come lo pregherebbe un bambino, con la medesima purezza  e con la medesima fiducia  che ha un bambino di tre anni.

“Allora devo pregare il “babbo”, vero Marco? E' questo che ho capito”

Si, ma poi che ne fai degli altri due della Trinità, Figlio e Spirito Santo? Mica te li puoi dimenticare!

Vi ricordate di quello che abbiamo detto spesso del “tempio” di Dio,   dove solo il sommo sacerdote poteva entrare?

Per poter entrare doveva fare tutta una serie di rituali,  purificazioni, preghiere, abluzioni, (significa lavarsi) perché Dio non può stare in presenza del peccato (e nemmeno della puzza!). Se non faceva tutto questo in un modo giusto,  Dio lo fulminava, tanto è vero che il Sommo Sacerdote indossava un campanello ad un piede e una corda all'atro, così che da fuori si sentisse se stava ancora camminando dentro e, in caso contrario (perché Dio lo aveva fulminato) gli altri potessero tirarlo fuori senza dover entrare tirando la corda.

La volta scorsa abbiamo detto che Dio per colmarci di gioia aveva bisogno di essere presente in noi, attraverso lo Spirito Santo, ma anche di un “tempio”... e chi era il tempio? Noi, io e te.

Chi ha reso possibile questo? Gesù, tramite cui la separazione tra Dio è l'uomo  è stata rimossa.

“Così, fratelli, ora abbiamo piena libertà di entrare nella presenza di Dio per mezzo del sangue di Gesù, una via nuova e vivente che il Signore ha aperto per noi attraverso la cortina, cioè il suo corpo” (Ebrei 10:19.20 PV)

E' per questo che, quando preghi il tuo “babbo Dio”, lo puoi pregare solo attraverso il Figlio Gesù.

2. Gesù mi chiede di pregare attraverso il Figlio

Non devi più fare rituali, abluzioni, incensi, non devi avere più intermediari, non devi più attendere un giorno preciso dell'anno, non rischi più di essere fulminato...

Ma una cosa la devi fare: aver creduto che Gesù ha pagato per il tuo peccato col suo sangue  per renderti di nuovo puro e darti l'accesso di nuovo al Padre

“Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno può venire al Padre, se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6 PV)

Come fare? Rivolgiti anche a lui quando preghi, ringraziandolo di ciò che ha fatto, chiedendo, come abbiamo detto la scorsa settimana nel suo nome.

“In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà.” (Giovanni 16:23)

“E dello Spirito Santo, che ne vogliamo fare, Marco? Mi pare brutto lasciaro fuori!”

Gesù non ci ha chiesto di pregare lo Spirito Santo: allora perché ci sono persone come Paolo o Giuda (un fratello di Gesù) che mi chiedono di pregare “nello Spirito”?

Vi ricordate cosa ha detto Gesù ai discepoli la sera prima di essere arrestato?

“... ma quando il Padre manderà al mio posto il Consolatore, egli v'insegnerà ogni cosa e vi farà ricordare tutto ciò che vi ho detto. ” (Giovanni 14:26 PV)

Spesso... anzi sempre, quando prego, mi trovo nella stessa situazione  dei discepoli di Luca 11  che non sapevano cosa pregare e avevano chiesto a Gesù :”insegnaci a pregare”.

Gesù lo sapeva, Gesù lo sa come sono fatto, come siamo fatti. Sa che abbiamo bisogno di qualcuno che:

a) ci consoli
b) ci insegni ogni cosa     e
c) ci faccia ricordare tutto ciò che ha detto.

E' questa la funzione dello Spirito Santo nella preghiera.

3. Gesù mi fornisce l'aiuto dello Spirito Santo per pregare

Persino il grande Paolo sapeva bene di non saper pregare  senza l'aiuto dello Spirito Santo:

"Nello stesso modo, anche lo Spirito Santo ci aiuta giorno per giorno nei nostri problemi e nelle nostre preghiere. Perché, in realtà, noi non sappiamo neppure per che cosa pregare, né pregare nel modo giusto, ma lo Spirito Santo prega per noi con tale sentimento, che non si può esprimere a parole. " (Romani 8:26 PV)

E' come quando dovevate chiedere qualcosa  a vostro padre, o a vostra madre, qualcosa che vi stava tremendamente a cuore,  ma avevate paura di un “NO!”

Non era facile, vero? Chiedere non ci viene naturale, pregare non ci viene naturale. Non ci credi?
Pensa alla prima volta che hai pregato in pubblico. Pensa a come ti senti all'idea di farlo, se non lo hai mai fatto!

Gesù lo sa,  ed è per questo che ha provveduto  qualcuno che ci aiutasse in questo. Paolo dice:

“State sempre in preghiera, chiedete a Dio il suo aiuto in ogni occasione, lasciandovi guidare e assistere dallo Spirito Santo.” (Efesini 6:18 PV)

Dio è il Padre amorevole a cui possiamo raccontare tutto,  che ha provveduto attraverso Gesù la via sicura per raggiungerlo e parlargli,  ma che ha anche messo a disposizione lo Spirito Santo per aiutarci a parlagli in preghiera.

Quando preghi per i quattro temi di questa campagna, la tua sfida, i tuoi tre amici, la tua città la chiesa perseguitata nel mondo,  non cercare di pregare con la tua intelligenza, prega prima lo Spirito Santo, sii onesto, sii onesta, e confessa  “Spirito, io non so che cosa pregare, aiutami tu”, e vedrai che lo Spirito sarà lì, pronto ad aiutarti,  e a suggerirvi cosa o come pregare.

Conclusione

Quando preghi, ricordati che stai pregando il tuo “abbà”  il tuo babbo, il tuo papà, non un Dio distante, che puoi essere sicuro che ti ascolta perché Gesù ha aperto la cortina che ti divideva da lui e che ti ha lasciato lo Spirito Santo per aiutarti a pregarlo

Paolo dice questo:

“E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»  Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio.” (Romani 8:15-16)

Sei stato adottato, sei stata adottata  nella famiglia di Gesù?

Se la risposta è  si, ricordati di pregare il Babbo,attraverso suo Figlio facendoti aiutare dallo Spirito Santo.

Se la risposta è no, oggi è il momento di accettare l'adozione: farai felice il tuo Babbo, avrai a fianco suo Figlio, attraverso lo Spirito

Preghiamo...
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Dove troverai la gioia?
Dove trovi  la gioia nella tua vita? In ciò che hai o da chi sei? In ciò che ti accade, o da ciò che ti è accaduto, quando hai creduto in Gesù?

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Hai mai pensato al vero significato della parola “gioia”?

Cerchiamo di definirla: lo Zingarelli descrive la gioia così:

“1. sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo; allegria, letizia, felicità: gioia grande, profonda, immensa; lacrime di gioia |saltare per la gioia, essere pazzo di gioia, essere fuori di sé dalla gioia, essere contentissimo, felicissimo
2. persona, fatto o cosa che è causa di felicità, fonte di soddisfazione o di consolazione: una bambina che è la gioia della famiglia; le gioie della vita.”

Per cui la gioia può essere  sia un sentimento sia persona, sia una azione.

Che cosa, o chi ti fa provare gioia? E' prodotta da qualcosa (un bel voto di tuo figlio a scuola
la macchina nuova, la vittoria della Lazio nel derby) oppure da qualcuno?

Vorrei leggere assieme un versetto di Isaia: è Dio che parla attraverso il profeta, e dice così:

“Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli.” (Isaia 56 :6-7 TILC)

In questo versetto troviamo l'origine della gioia per chi era come me e come te, “straniero” lontano da Cristo, peccatore.

Dove troverà la gioia, secondo Dio  chi prima era straniero ed ora fa parte della sua famiglia amandolo e facendo il suo volere?

Dio fa dire ad Isaia che essi  saranno colmi di gioia attraverso un luogo (il monte e la casa) attraverso la sua presenza (il mio monte - la mia casa...un luogo dove tu abiti) e attraverso un'azione (la preghiera).

Dio faceva parlare così Isaia, perché questo è quello che conosceva Isaia; Isaia parla di una “casa di preghiera” in origine era una tenda nel deserto poi diverrà un tempio a Gerusalemme.

Era il posto dove Dio  aveva deciso di incontrarsi con gli uomini.

Per essere alla presenza di Dio,  per sperimentare la sua gioia,  era necessario andare nel tempio.

Poi, è arrivato Gesù, la cortina del tempio è stata strappata,  non abbiamo più bisogno di un monte,
(vi ricordate cosa disse alla samaritana al pozzo in Giovanni 4:19-24?)... … e ora... che ne è stato del monte e del tempio?

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?(1 Corinzi 3:16)

Vi ricordate quello che ho detto poco fa, vero? Che Dio ha promesso di “colmarci di gioia” attraverso un luogo  (e il tempio siamo noi... io e te) attraverso la sua presenza (e lo Spirito di Dio abita in te e in me) … ora manca solo un'azione... Pregare!

In che modo ci colmerà di gioia?

Una domanda che spesso mi viene fatta  è questa:  “Come posso avere gioia  quando le mie preghiere non ricevono risposta,  oppure quando la risposta è no,  o quando ho perso un caro,  o sono ammalato,  disperato o depresso?”

Voglio farti una domanda io: in questo preciso momento, sei felice? Si? No? Voglio risponderti io. No! Non sono felice! Dall'inizio dell'anno  ho visto otto funerali di amici, parenti, conoscenti ho una persona nella mia famiglia con un cancro allo stadio terminale sono in qualche modo parte di due processi ingiusti  per cose che non sono mai state commesse... Sono felice? NO!

Voglio farti un'altra domanda: c'è gioia nella tua vita? Si? No? Voglio risponderti io. Si! Nonostante tutto sono nella gioia. Sono nella gioia a motivo di questo versetto:

“Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore.  Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:9-11)

La mia gioia nasce non da cosa mi succede, ma da chi sono.

La felicità dipende da ciò che mi accade, la gioia da cosa mi è accaduto; sono stato amato da Gesù.

La felicità dipende dal mondo e dal tempo, la gioia dipende da Dio ed è fuori dal tempo. E Dio mi ha detto che mi colmerà di gioia attraverso la preghiera.

Come? Ci sono in generale 4 modi  in cui posso pregare e ricevere gioia:

1. La mia gioia nasce dal lodare Dio

“Mandate grida di gioia al Signore, abitanti di tutta la terra! Servite il Signore con letizia, presentatevi gioiosi a lui!  Riconoscete che il Signore è Dio; è lui che ci ha fatti, e noi siamo suoi; siamo suo popolo e gregge di cui egli ha cura.” (Salmo 100: 1-3)

Il sentiero che porta alla gioia  comincia con lodare Dio.

La lode è una risposta a chi Dio è,  è riconoscere la sua natura,  e spesso comincia con le parole :”Dio tu sei...” l'enfasi è su Dio.

La lode è sempre l'inizio di un rapporto d'amore Pensate a quando vi siete innamorati: la vostra gioia di avere a fianco la persona amata variava se c'era il sole o se era nuvoloso? No. L'importante era che lei, o lui c'era!  E glie lo dicevate! “Ti amo! Sei stupenda! Non posso stare senza te! Lodavate il motivo della vostra gioia.

Dio lo sa! Dio sa che la lode, il riconoscere chi lui è,  aumenta la gioia

Se non stai sperimentando gioia nella tua vita,  è probabile che stai pensando troppo a te stesso  e poco a chi è Dio.

2. La mia gioia nasce dal ringraziare Dio

Se la lode è la risposta a chi Dio è, il ringraziamento è la risposta a quello che Dio fa, è riconoscere che lui è presente nella nostra vita  ed interviene in essa.  Inizia sempre con la frase “Grazie Dio per...” L'enfasi è su di noi,  e su quello che Dio ha fatto per noi.

C'è uno studio scientifico che afferma  che le persone sono tanto più felici  quanto più hanno un atteggiamento di gratitudine  verso coloro che li hanno aiutati... e vivono anche più a lungo!

Paolo senza aver studiato psicologia lo sapeva, e dice:

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento.” (Colossesi 2:7)

Per cosa vuoi ringraziare Dio?  Fai ora un elenco mentale,  e proseguilo a casa, ma ti avverto: prendi un quaderno, perché non basterà un solo foglio per elencare tutte le cose per cui vuoi ringraziarlo!

3. La mia gioia nasce dal confessare a Dio i miei peccati

C'è un altro studio scientifico  che dimostra come le persone che nascondono segreti a lungo  siano più soggette a depressione... e vivono anche di meno!

Anche Davide, senza aver fatto un solo esame di psicologia, lo sapeva:

“Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti. Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato... Fammi di nuovo udire canti di gioia e di letizia, ed esulteranno quelle ossa che hai spezzate...Rendimi la gioia della tua salvezza, e uno spirito volenteroso mi sostenga”. (Salmo 51: 1-2, 8, 12)

Però, tu potresti dirmi:  “Marco, scusa, come posso avere gioia  quando confesso a Dio che ho disobbedito?

Sapete quando Davide ha scritto questo salmo?  Se aprite le bibbie,  vedrete che qualcuno ha aggiunto un titolo questo

“Salmo di Davide, quando il profeta Natan venne da lui, dopo che Davide era stato da Bat-Sceba.” 

Dio sa che non ci può essere gioia senza perdono.

E per questo che doveva venire Gesù, per riportare la gioia, attraverso il perdono della croce:

“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:9-11)

Ci fa piacere ammettere di aver sbagliato? No! Ma la confessione è come un cioccolatino  che è stato ricoperto di sale:  all'inizio fa schifo,  ma se abbiamo la costanza di non sputarlo riceveremo in premio il dolce del cioccolato.

C'è qualcosa che devi confessare a Dio? Un peccato?, Un dubbio? Una paura? Prima ti libererai di esso, prima tornerai ad avere gioia nella tua vita.

4. La mia gioia nasce dal chiedere a Dio

Gesù conosce bene come è fatto Dio e conosce bene come siamo fatti noi, e sa che Dio gioisce  quando andiamo da lui per chiedere. E, per farci stare ancora più sicuri, ci dice che possiamo usare il suo “passi”,  la sua “raccomandazione”

“ Quando verrà quel giorno, non occorrerà più che vi rivolgiate a me per chiedere qualcosa. Potrete domandarla nel nome mio direttamente al Padre, ed egli vi darà quello che chiederete.  Finora non avete mai chiesto nulla nel mio nome. Chiedete ed otterrete, così la vostra gioia sarà completa.” (Giovanni 16:23-24 PV)

E' come se la gioia di Dio di vedere un figlio, una figlia che gli chiede qualcosa sia così grande da traboccare e inondare chi la chiede.

Gesù dice: “Chiedete e otterrete” per cui c'è gioia sì, nel ricevere, ma anche nel chiedere!

Tu potresti dirmi: “Marco, io chiedo... ma non arriva niente! Com'è 'sta cosa?” 

Non c'è una risposta unica: alcune volte può essere  un “non è buono per te”, o un “non adesso”, o un “non quello che è buono, ma quell'altro che è meglio”

Ma pensa una cosa: tu stai chiedendo “nel nome di Gesù”: l'ha detto lui:  "Potrete domandarla nel nome mio direttamente” :  E questa è una bella sfida. Perché significa pregare le cose  che anche Gesù pregherebbe. Significa chiedere le cose  che anche Gesù chiederebbe al Padre!

Hai mai riflettuto, quando chiedi a Dio: “Ma Gesù, lo chiederebbe questo?”

Poi, ci sono altre volte che chiedi cose che sembra ovvio che Gesù chiederebbe: un lavoro dopo dieci anni di disoccupazione, un marito che torni ad amarti, un figlio che diventi credente, una sorella che guarisca dal cancro... e non accade!

Paolo dice:

“Anche quelli che sono morti in Cristo sono dunque periti.  Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.  Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti.” (1 Corinzi 15:18-21)

Attenzione: Paolo non dice  che non dobbiamo sperare NULLA da questa vita, ma che non dobbiamo sperare SOLTANTO per questa vita.

Viviamo in un mondo caduto, accade un po' di bene, ma accade anche il male  nonostante la fede... anche chi ha fede si ammala e muore.

Ma ricordate che la felicità  dipende da ciò che mi accade, e la malattia, le disgrazie, la morte  non mi rendono felice.

Ma la gioia dipende da cosa mi è accaduto; e che cosa è accaduto? Che Cristo è risuscitato dai morti, dice Paolo! Che Gesù ha vinto la morte per darci una nuova vita  eterna, senza più male, e assieme a lui!

Conclusione

Per essere il tempio della preghiera  debbo sperimentare la gioia della preghiera.

E la preghiera è un atto di gioia che nasce


dal lodare Dio,dal ringraziare Dio,dal confessare a Dio,e dal chiedere a Dio.
Se sperimenteremo questo nella nostra preghiera,  Dio ci ha promesso  che abiterà assieme a noi.

“Tu mi hai messo in cuore più gioia di quella che essi provano quando il loro grano e il loro mosto abbondano. In pace mi coricherò e in pace dormirò, perché tu solo, o Signore, mi fai abitare al sicuro.” (Salmo 4:7-8)

Preghiamo.

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Quale chiesa stai seguendo?
Stai seguendo la chiesa che vuole offrire a Dio il meglio di ciò che hai, oppure quella che pensa di offrire ciò che più ti fa comodo?
Mario Forieri, attraverso Genesi 4,  ci mostra che tutte le chiese mai esistite al mondo procedono da ciò che è accaduto all'inizio del mondo, dove l'uomo ha deciso o di seguire ciò che è gradito a Dio, oppure ciò che è gradito a se stesso.
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"Or Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: «Ho acquistato un uomo, dall'Eterno». Poi partorì ancora Abele, suo fratello. E Abele divenne pastore di greggi; mentre Caino divenne lavoratore della terra. Col passare del tempo, avvenne che Caino fece un'offerta di frutti della terra all'Eterno; or Abele offerse anch'egli dei primogeniti del suo gregge e il loro grasso. E l'Eterno riguardò Abele e la sua offerta, ma non riguardò Caino e la sua offerta. Così Caino ne fu molto irritato, e il suo viso ne fu abbattuto. Allora l'Eterno disse a Caino: «Perché sei tu irritato e perché è il tuo volto abbattuto? Se fai bene non sarai tu accettato? Ma se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta e i suoi desideri sono volti a te; ma tu lo devi dominare». E Caino parlò con suo fratello Abele; quando furono nei campi, Caino si levò contro suo fratello Abele e lo uccise. " (Genesi 4:1-8 ND)
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Le virtu?, ovvero l'abitudine al bene
Cosa sono le virtù cristiane? Sono, semplicemente, l'abitudine al bene.

Spesso quando pensiamo alle virtù, come il coraggio, la giustizia, pensiamo a cose "grandi", legate alle storie di battaglie o eventi storici; Marvin Oxenham, invece, ci insegna che  la Bibbia è piena di storie che appaiono piccole, ma che ci insegnalo che le virtù cristiane hanno valore soprattutto quando vengono vissute nella vita di tutti i giorni.

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Quale Gesù stai seguendo?
Il mondo moderno ha creato almeno tre differenti Gesù, a seconda delle proprie esigenze personali.

C'è il "Gesù-santone", un leader spirituale assieme a tanti altri, con la sua tunica lunga che serve ad ispirare, a dare buoni consigli... Ma uno vale l'altro: Gesù, Buddha o Ghandi, sono sullo stesso piano.

C'è poi il "Gesù-rivoluzionario", un guerrigliero della liberazione dei popoli alla Che-Guevara o Simon Bolivar, che ci spinge a entrare nella vita politica e a sovvertirla.

Oppure c'è il "Gesù-Babbo Natale", che, alla fine, premierà tutti quanti allo stesso modo.

Ma qual'è il vero Gesù? Mario Forieri, attraverso la prima lettera ai Corinzi, ci mostra che il vero Gesù è più semplice e più puro, ed è quello venuto a soffrire e morire per salvare solo quelli che credono in lui e in lui solo.

E tu, quale Gesù stai seguendo?

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"Vorrei che sopportaste da parte mia un po’ di follia! Ma sì, già mi state sopportando! Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo per presentarvi come una casta vergine a Cristo.  Ma temo che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così le vostre menti vengano corrotte e sviate dalla semplicità {e dalla purezza} nei riguardi di Cristo.  Infatti, se uno viene a predicarvi un altro Gesù, diverso da quello che abbiamo predicato noi, o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un vangelo diverso da quello che avete accettato, voi lo sopportate volentieri." (2 Corinzi 11:1-4)


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Una fede che affronti i vicoli ciechi
Cosa fai quando la vita ti mette davanti un vicolo cieco? Te la prendi con te stesso, oppure con Dio... o attendi che Dio trasformi quel vicolo cieco in una resurrezione?
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Chi conosce questo cartello stradale?




 E' quello che indica un “vicolo cieco”, ovvero una via che, se tu la prendi, poi ti tocca fare retromarcia perché non porta da nessuna parte.

Il suo nome indica  che è un posto dove non vedi: non vedi la strada dove dovevi andare, non vedi soluzione al tuo percorso.

Cosa accade quando prendi  un “vicolo cieco” con la tua auto? Perdi tempo, ti arrabbi, te la prendi con te stesso  o forse con il navigatore.

Il vicolo cieco in sostanza ti impone di “ricominciare daccapo” di cercare un'altra strada, di riconsiderare il passato.

Cosa accade quando incontri un “vicolo cieco” nella tua vita di credente? Quando la mappa che leggi (la Bibbia) quando il navigatore che ascolti (Dio) sembrano averti portato in un posto senza uscita?

Hai mai sperimentato  dei "vicoli cechi" nella tua vita di credente?  Personalmente, si!  A più riprese, e anche in occasioni  in cui avevo chiaramente obbedito  a quanto Dio mi stava comandando di fare!

Alcuni li sto sperimentando tutt'ora...  Allora, cosa fare?  Ho forse letto male la Bibbia/ mappa? Ho forse "sentito male" le istruzioni del Padre/ navigatore?  Ho sbagliato strada?  Era tutta una mia "illusione"?

Vorrei brevemente commentare un paio di versetti della lettera di Paolo ai Corinzi.

Quando la ricerca del tuo sogno  passa da difficile a impossibile,  quando la situazione sembra senza speranza -  congratulazioni!  Sei in buona compagnia!

Anche Paolo ha sperimentato vicoli ciechi  nella sua vita di credente:

"Abbiamo dovuto sopportare sofferenze grandissime, addirittura al di là delle nostre forze, tanto da disperare persino di sopravvivere. Anzi, ci consideravamo già condannati a morte, per non confidare in noi stessi, ma in colui che resuscita i morti.. " (2 Corinzi 1:8 b-9 PV)

Paolo indica tre tipo di vicolo cieco  con un crescente tipo di difficoltà: ci sono vicolo ciechi grandissimi, ci sono vicoli ciechi al di là delle nostre forze ci sono vicoli ciechi che mettono a rischio la nostra stessa vita.

Quale è la reazione a questi vicoli ciechi? La reazione di Paolo è del tutto umana:  “ci consideravamo già condannati a morte.” (v. 8).

Ti sei mai trovato lì, ti sei mai trovata lì, in una situazione dove pensi che la morte sarà la fine logica del vicolo cieco?

Forse non la morte fisica  (per Paolo era anche quello, per molti credenti nel mondo lo è ancora), ma la morte di un sogno, di un matrimonio, di una amicizia di una attività commerciale, di una carriera, di una chiesa...

Ma, a questo punto del vicolo cieco, il Paolo  si ricorda che c'è qualcuno che può affrontarlo, vincerlo,  e farlo diventare un'autostrada: “per non confidare in noi stessi, ma in colui che resuscita i morti.” (v. 9). 

La morte non è un vicolo cieco, è IL vicolo cieco di ciascun essere umano.

Se Dio può trasformare IL vicolo cieco della vita dell'uomo, se può far risuscitare fisicamente i morti,  e dargli una nuova vita che sia eterna, allora egli può anche risuscitare persone  che sono morte emotivamente.  Può risuscitare un matrimonio morto,  come pure una carriera lavorativa morta.  Egli può risuscitare  persino da un problema di salute.

Se Dio può risuscitare i morti,  egli può fare qualsiasi cosa.

Ad Abraamo, Dio disse:  "Voglio che tu diventi il ??padre di una nazione",  ma poi Abramo dovette attendere  fino all'età di 99 anni  prima di avere il suo primo figlio.

La Bibbia mostra che per Abraamo  la situazione andò da difficile a impossibile.  Immaginate Abraamo, ultranovantenne,  guardare il suo fisico allo specchio e dire:  "Impossibile!"  Poi guardare la moglie sterile Sara e dire:  "Assolutamente impossibile!" .

Ma Sara  rimase incinta,  ed entrambi risero di gioia per questo.  Quando il bambino nacque,  lo chiamarono appunto Isacco,  che significa "ridere"; non so se stessero ridendo per la nascita di un figlio, oppure se stessero ridendo per il dono di Dio. Ma forse stavano ridendo di se stessi, di aver dubitato che Dio potesse essere davvero capace di fare ciò che aveva promesso, anche contro qualsiasi logica e contro la biologia umana.

Dio lascia spesso che i problemi  diventino impossibili.  I discepoli decisero di seguire Gesù  pensando che fosse il Messia,  ma poi videro Gesù appeso sulla croce...

Era questo un vicolo cieco per i discepoli?  Per tre giorni sembrò così,  ma poi Gesù uscì dalla tomba...

Quando affronti un vicolo cieco,  ti puoi chiedere:  "Cosa sta succedendo, Dio?  Mi sono perso qualcosa della tua volontà?  Non è questo il tuo piano?  Ho perso la tua visione? "

Ricordati che i vicoli ciechi  fanno parte del piano di Dio per te.

Qual è la migliore risposta ad un vicolo cieco?  Paolo la ha trovata e ce la indica:

"È lui che ci ha liberati da quel pericolo mortale, e ci libererà ancora. Sì, sono sicuro che continuerà a farlo. "(2 Corinzi 1:10 PV). 

Paolo afferma che Dio non solo è capace di liberarci dal vicolo cieco che stiamo affrontando, ma che continuerà a farlo, vicolo cieco dopo vicolo cieco, sfidando la nostra fede ad affidarsi a lui, “per non confidare in noi stessi, ma in colui che resuscita i morti.” (v. 9).

Ti è mai capitato  di perdere di vista il piano di Dio,  perché hai pensato che ti aveva abbandonato  (quando i problemi sembravano impossibili)?

Chiedi a Dio di aiutarti  a costruire la tua fiducia su di lui  e sulla sua promessa di liberazione.

Preghiamo.
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Una fede che sappia attendere
Quale sarà il premio alla mia fede? E quando lo otterrò? Avere fede è attendere che il piano di Dio sia completo perché possa darci il premio nell'ultimo capitolo della storia.
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Sino ad ora abbiamo visto tutti gli aspetti in un certo senso “meno facili” da accettare della fede la fede non è pensare  ma fare, è vedere ciò che Dio ci rivela  non quello che vediamo realmente, è non pensare con la logica umana  ma accettare la logica di Dio, è essere pronti a pagare un prezzo, piccolo o grande,  ma sempre un prezzo per avere fede.

Tu potresti dirmi: “Che fatica avere fede, Marco! E poi, a pro di che? Perché io vedo alcuni che hanno poca fede, o anche niente fede, e ottengono, prosperano, vivono e altri che hanno molta fede  e non ottengono, stentano, muoiono!".

Chi ha scritto Ebrei, si è posto anche lui questa domanda. Sapeva di scrivere una lettera dura a persone che erano spaventate da quello che sarebbe potuto accadere loro per essere passati dall'ebraismo al cristianesimo.

Tuttavia non vuole illuderli presentandogli un Dio-ombrello che farà scivolare sopra la loro vita il male, né un Dio-sponsor che li raccomanderà per avere tutto ciò che desiderano.

Quello che presenta loro è un Dio-croce, che ha mandato Cristo a morire per renderli degni  di stare davanti al Padre che li giustifica davanti a Dio, e che li premierà.

Chi ha fede otterrà  sempre un premio

La fede ha sempre un premio... Si, ma quando lo riceveremo questo premio?

Vi ricordate? Il capitolo era iniziato con queste parole:

“Che cos'è la fede? È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono.” (Ebrei 11:1 BDG)

Aveva in pratica diviso la nostra vita in due: “certezza” e “speranza” “fiducia” e “cose che non si vedono”.

Lo scrittore di Ebrei ci dice che ci sono due mondi: quello delle cose che vediamo, il mondo reale dove noi ci muoviamo, e quello delle cose che non vediamo, il mondo spirituale dove si muove Dio.

Dove avremo questo premio, allora? In quale dei due mondi? In quello reale o in quello spirituale?

Lo scrittore di Ebrei dice che inizia citando cinque personaggi famosi che hanno ricevuto un premio qua:

Abele: “Dio attestò di gradire le sue offerte” (Ebrei 11:4)
Enoc “fu rapito perché non vedesse la morte” (Ebrei 11: 5)
Noè  “un’arca per la salvezza della sua famiglia” (Ebrei 11: 7)
Abraamo: “soggiornò nella terra promessa.” (Ebrei 11:9)
Sara “”ricevette forza di concepire” (Ebrei 11: 11)

Ma, a questo punto della lettera, lo scrittore si ferma: capisce che le persone potrebbero credere  in un Dio-ombrello o in un  Dio-sponsor che ci premia qua...

Ma quando non accade? Quando non ricevi il premio di Sara, che partorisce Isacco quando è vecchia?

Quando non vedi il  Mar Rosso  che si apre davanti ai tuoi piedi? Quando le mura di Gerico non crollano  dopo aver gridato?

Quando hai fede, e preghi, e il tuo sposo, tuo figlio, tua sorella  non guariscono dal tumore? Cosa significa tutto questo? Che Dio non è in controllo, o peggio, che è un Dio che non mi gradisce?

E' Dio bugiardo? E' Dio “di parte”, Un Dio che fa chi figli chi figliastri? Che premia secondo il suo umore?

E mi ha stupito il versetto 13. Nel bel mezzo del brano  dove descrive i premi  che persone di fede hanno ottenuto scrive:

“Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra.” (Ebrei 11:13)

Come come? Hai appena elencato tutte le promesse esaudite... gradimento da Dio, vita eterna, famiglie salvate, nazioni ottenute , figli arrivati... Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse...

Per cui, non sono QUESTE le cose promesse. Non è quello che otteniamo QUA  il premio finale alla fede.

E infatti, se prima aveva elencato cinque persone che avevano ottenuto un “premio” visibile,  misurabile,  da spendere qua in terra in virtù della loro fede, adesso elenca cinque persone  che NON hanno ottenuto alcun premio visibile, misurabile, da spendere qua in terra per via della loro fede.

Per fede Abraamo “fu messo alla prova, offrì Isacco” (Eberi 11:17)

Dio lo gradì...  ma non c'era alcun premio

Per fede Isacco “benedisse Giacobbe ed Esaù” (Ebrei 11:20)

Isacco morente benedice due figli che si odiano...  dov'è il premio per la sua fede?

Per fede Giuseppe “diede disposizioni circa le sue ossa” (Ebrei 11:22)

Giuseppe muore in Egitto, perché il suo popolo non ha ancora una terra, e chiede che, quando ci sarà,  le sue ossa siano portate là... dov'è il premio?

Per fede Mosè “fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori” (Ebrei 11: 23)

I genitori salvarono il figlio... ma lo persero subito dopo, vedendolo diventare il “nipote del faraone”... mica è un gran premio!

Per fede Mosè “rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone” (Ebrei 11:24)

Divenne l'eroe del suo popolo... ma patì fame, persecuzione e percosse... bel premio alla fede!

Ebrei aggiunge:

“Per fede conquistarono regni, praticarono la giustizia, ottennero l’adempimento di promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri.” (Ebrei 11:33.34)

Ma poi aggiunge anche:

“Furono torturati... furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia.Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati... erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra.” (Ebrei 11:35-38)

Lo scrittore di Ebrei ci sta dicendo una cosa chiara: prendi le benedizioni qua come un “extra”... ma non è quello il premio per la tua fede. Potrai ricevere mentre sei in terra   perché Dio ti benedice, ma se hai fede, e non ricevi non significa  che Dio ce l'ha con te.

Questo significa  che debbo smettere di pregare con fede per la guarigione di mia cognata dal cancro?
Certo che no! Gesù mi chiede di farlo,   “Io altresì vi dico: chiedete e vi sarà dato” (Luca 11:9). Io prego ogni giorno per quell'extra... … ma non devo fondare la mia fede in Dio sull'extra.

Ebrei 11:39 dice:

“Tutti costoro, (per cui, sia quelli che hanno ricevuto un extra sia quelli che non lo hanno ricevuto) pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero ciò che era stato promesso” (Ebrei 11:39)

Dov'è, allora, il “premio” per la fede? Quale è la promessa di cui parla Ebrei?

Vedete, la storia ha senso solo  quando leggiamo l’ultimo capitolo; in molti casi ci soffermiamo sul penultimo capitolo, quello dove noi stiamo vivendo le nostre vite. E vorremmo che tutto funzionasse qua.

Ma questo è il penultimo capitolo, e noi viviamo ancora in un mondo caduto, imperfetto, pieno di peccato... Noi stessi, abbiamo fede si...  ma siamo imperfetti. Abbiamo fede si,  ma siamo peccatori.

Per alcuni di noi questo penultimo capitolo sarà spiacevole  per altri vittorioso e pieno di extra... per la maggior parte di noi  un mix delle due cose.

Ma se siamo in Cristo, nel suo patto,  l’ultimo capitolo è uguale per tutti... Ed è un capitolo di puro trionfo.

“Ancora breve, brevissimo tempo e il suo arrivo non tarderà. Quelli che per la fede ora sono giusti davanti a Dio vivranno per fede, fiduciosi in lui per ogni cosa.” (Ebrei 10:37-38a BDG)

Quale è il premio della fede? Saremo dichiarati “giusti” davanti a Dio. La parola greca che è tradotta con “giusti” è “dikaios”, che significa “innocente”.

Il premio della fede, è che Gesù ci rende innocenti dei nostri peccati perché lui li ha pagati per noi. Per rendere possibile tutto ciò, Dio ha un piano...

“Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi.” (Ebrei 11:40)

Noi siamo giunti a Cristo  attraverso le vite di chi ci ha preceduto; senza Noè, Abraamo, Mosè, Raab, oggi non saremmo giusti, non saremmo innocenti, non saremmo salvi...

Grazie alla loro fede, noi abbiamo conosciuto Cristo; Dio ha fatto aspettare Abraamo, Noè, Mosè Davide, affinché potessero entrare nel Regno di Dio  assieme a te.. e a me!

L' ultimo capitolo  è  stato già scritto  scritto, ma non è ancora avvenuto;  siamo ancora nel penultimo,
la “perfezione”,  Cristo che torna a regnare,  la “seconda venuta” la “Gerusalemme Celeste” tutto questo deve ancora avvenire.

Neanche noi,  come, Abraamo, Giacobbe, Mosè, Davide; abbiamo ancora ottenuto tutto quello  che Dio ha promesso... il premio della fede, la Nuova Gerusalemme, Gesù che regna in eterno...

Ma abbiamo conosciuto Gesù. ciò significa che tu, ed io, possiamo essere per le generazioni future i Noè, i Mosè, i Davide  attraverso la nostra fede,  la tua e la mia.

Cosa fai quando la paura bussa alla porta della tua vita?  Apri la porta, o apri la Bibbia?

Quando non trovi un senso al male che vedi attorno a te  o che stai vivendo?   Piangi, ti disperi, o cerchi di vedere oltre l'ombra?

In cosa hai fede? In un Dio ombrello che ti protegge da tutto, o in un Dio sponsor che ti raccomanda?

La fede  è chiudere a doppia mandata la porta alla paura che bussa, e aprire la Bibbia e pregare. E' credere in un Dio-croce,  che ha già vinto il mondo. E' vedere il piano di Dio, anche quando la vita fa male perché il premio vero non è qua. E' pregare per gli extra, ma accettare quando non arrivano. E' testimoniare Cristo anche quando è rischioso è difficile, è faticoso sapendo che altri verranno a Cristo per la tua fede.

“Ora senza fede è impossibile piacergli, poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.” (Ebrei 11:6)

Ma, soprattutto, la fede è voler piacere a Dio, accostarsi a lui,  cercarlo, e sapere che il premio  sarà stare assieme a lui per sempre

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Una fede che veda oltre le curve
Su cosa è fondata la tua fede? Sulla logica e sul vedere, o sull'obbedire e sull'affidarsi?

Avere fede è accettare confidare in un Dio d'amore anche quando non vediamo oltre le curve dei nostri problemi.
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Sono un paio di settimane che stiamo parlando di fede e di paura.

Abbiamo iniziato con Mario Forieri che ci ha domandato  “Cosa fai quando la paura bussa alla porta della tua vita?  Apri la porta,  o apri la Bibbia?"

La scorsa settimana abbiamo iniziato a studiare Ebrei 11 per avere un modello di fede biblico.

Ed abbiamo già visto che   chi ha fede non pensa ma fa, ovvero che la vera fede deve spingere ad agire perché le nostre azioni rendano visibile l'invisibile e che la fede non è un sentimento, ma un'azione.

Avevamo poi visto che chi ha fede crede ciò che Dio gli rivela non ciò che vede, che non devo fidarmi di ciò che vedo con i miei occhi

La vera realtà è ciò che Dio dice avverrà non ciò che io vedo, è il progetto finale, non lo stato attuale dell'opera.

Oggi vediamo altri due aspetti di chi ha fede.

1. Chi ha fede non pensa solo con la logica umana

Attenzione, non sto dicendo che se sei credente, se hai fede in Dio devi rinunciare completamente alle tue funzioni logiche.

Dio ti ha creato con un cervello e la capacità di guardare e capire la realtà  è un  SUO dono, perché Dio è un dio “logico”, che guarda ciò che accade, e capisce fino in fondo il perché e il per come degli eventi,  e vuole che tu usi la capacità logica che ha seminato in te.

Perché allora la fede a volte manda la mente in tilt? Perché Dio vede l'immagine completa del percorso, mentre noi vediamo esclusivamente  il tratto di strada che stiamo percorrendo.

Se abbiamo una buona vista e il percorso è pianeggiante possiamo arrivare a vedere chiaramente tre/ quattrocento metri oltre; Uno con una vista eccezionale arriverà a un chilometro.

Ma basta un po' di foschia, una collinetta, una curva, e noi non vediamo più nulla.

Pensate ad Abraamo: Dio aveva detto di partire da Ur dei Caldei, una città enorme, ricca, per andare in un posto... senza rivelargli dove o quale fosse quel posto.

Lui, per fede, era partito, magari con qualche dubbio,  con molte speranze. E come premio  Dio lo condusse nella terra promessa.

Per fede aveva accettato la promessa di Dio che avrebbe avuto una discendenza grande come le stelle nel cielo, anche se qualche dubbio lo avrà avuto con una moglie sterile ed anziana. E come premio Dio fece partorire Sara nella sua vecchiaia, dandogli Isacco.

Sin qui, Abraamo, ha esercitato la funzione “logica”  che Dio ha impiantato nel suo cervello: “Per poter avere una nazione, Dio mi deve dare un posto dove vivere... ed eccola, la terra promessa!” Logico! “Per poter generare una nazione, Dio mi deve dare un figlio... ed eccolo, il figlio Isacco!” Logico!

Tutto è filato secondo la “logica” umana, sembra una di quelle storie che finiscono con “e tutti vissero felici e contenti”. Poi, però, accade che Abraamo incontra una “curva” sul suo cammino. Qualcosa che gli impedisce di vedere “oltre”, qualcosa che va al di là della sua logica di uomo, qualcosa che stenta a capire, anzi che non capisce affatto.

“Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito.  Eppure Dio gli aveva detto: «È in Isacco che ti sarà data una discendenza».  Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione. “ (Ebrei 11:17-19)

“Abraamo, dammi Isacco in sacrificio su un altare di pietra; uccidilo perché lo voglio.”
“Ma come, Signore? Ho aspettato tanto, tu me lo hai promesso, tu hai fatto il miracolo per farmelo avere, tu hai detto di avere un piano per lui… e ora lo devo uccidere?
“Abraamo, io te lo comando. Fallo, se hai fede in me.”

Cosa fai quando la fede va oltre la tua “logica” di uomo e di donna? Quando una curva,  una collina,  un ostacolo  nella tua vita ti impedisce di vedere oltre, e tu temi che tutto sia finito lì, che non ci sarà un futuro, e che se ci sarà, sarà pieno di dolore, angoscia tristezza?

Il versetto dice:

Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti (v. 19)

Abraamo nella sua disperazione, cerca di dare un senso a ciò che non ha senso, cerca di venirne a capo con la “logica umana”:   “Forse me lo risuscita!”.

Non capisce, ma obbedisce. Obbedisce anche se vede il contrasto  tra la logica di un Dio d'amore che da la vita, e l'illogica di un Dio di di dolore  che la chiede indietro.

Cosa fai allora  quando sei sicuro che Dio ti sta dicendo una cosa,  ma non riesci a far quadrare il cerchio?

Quando sei in una situazione  dove obbedire ad un chiaro ordine di Dio  sembra portarti in un baratro?

La natura umana è quella di dubitare che i piani di Dio siano i migliori. La natura umana di Gesù, che era perfettamente e completamente uomo, nel Getzemani fu quella di dubitare che il piano di Dio  che prevedeva la croce fosse davvero il migliore:

“Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice1 (Matteo 26:39b)

Ma la natura divina di Gesù, che era perfettamente e completamente Dio fu quella di confidare che il piano di Dio era effettivamente il migliore:

“Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.” (Matteo 26:39b-c)

Molto tempo dopo Abraamo, ci fu un uomo che divenne famoso per la sua intelligenza, tanto che persino i re e le regine andavano a consigliarsi da lui.

A quest'uomo Dio diede il compito di scrivere un libro dove le persone che sarebbero venute dopo di lui avrebbero potuto trovare risposte alle loro domande.

Fu così che Salomone scrisse il libro di Proverbi, un libro dove è condensata gran parte della saggezza divina applicata alla vita di tutti i giorni, pieno di risposte pratiche  a ciò che ci capita realmente nel modo.

Ma quest'uomo saggio, arrivato alla fine dei suoi giorni, scrisse anche un altro libro, Ecclesiaste, dove per dodici capitoli prova a dare un senso logico a tutto quello che ha viso e ha vissuto nella sua lunga vita di successo.

E dopo aver ragionato per dodici capitoli cercando di dare un senso logico a tutto ciò che logico non appariva nella sua lunga vita, conclude così:

“L’Ecclesiaste, oltre a essere un saggio, ha anche insegnato al popolo la scienza e ha ponderato, scrutato e messo in ordine un gran numero di sentenze. L’Ecclesiaste si è applicato a trovare parole gradevoli; esse sono state scritte con rettitudine e sono parole di verità.... Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: «Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l’uomo»” (Ecclesiaste 12:11-12, 15)

L'uomo più saggio mai venuto al mondo conclude che è impossibile per l'uomo capire i piani di Dio, e che l'unica strada è quella di obbedire,  e lasciar fare a lui.

Abraamo l'aveva fatto: non capendo il perché, cercando di dare una logica umana dove logica non c'era aveva PER FEDE scelto di obbedire.

C'è un Isacco che sai Dio ti ha promesso e ti ha dato, il tuo ministero,  il tuo matrimonio felice,  i tuoi figli, un’amicizia,  la tua salute,  il tuo lavoro,  la tua chiesa, e, all’improvviso Dio ti dice:   “Rinuncia”….“Perché?” … “Perché lo dico io e basta.  Io sono Dio.”

Dio chiese ad Abraamo una prova alla sua fede; abbiamo detto che chi ha fede non pensa,  ma fa. La fede, quella vera, così come l'amore non è un sentimento, ma un'azione.

E il commento del Dio della vita,  dopo aver fermato la mano di Abraamo che era pronta ad uccidere un figlio pur di obbedire a Dio e avere fede in lui, è questo:

“Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo.” (Genesi 22:12)

La parola usata in ebraico per “temi” è “ya?re?”, che significa “avere rispetto per via della paura”.

Sapete quale parola usa Salomone quando conclude il libro di Ecclesiaste e dice  “Temi Dio e osserva i suoi comandamenti”? E' proprio “ya?re?”!

Ti pongo la stessa domanda  che ti ha fatto Mario tre settimane fa: quando la paura bussa alla tua porta, cosa fai? Apri la porta, o apri la Parola di Dio?

Dio vuole sapere che l'unica paura che abbiamo è quella di rispettare le sue Leggi.

Questo è il tipo di paura che Dio ricerca, quella paura che non cerca la logica umana ma che rispetta una logica apparentemente (e solo apparentemente) illogica di Dio... per amor suo.

Questo è il tipo di paura che dimostra a Dio che può fidarsi... e a chi si fida,  lui affida...

A Noè affidò la conservazione della vita sulla terra, a Abraamo la nascita di un popolo, a Mosè la liberazione dalla schiavitù, a Giosuè la conquista della terra promessa.

Tu non puoi neppure immaginare a quali grandi opere potresti essere chiamato,  potresti essere chiamata, se solo accetterai di avere fede  al di ciò che vedi e che ti pare logico, e di rispettare le Leggi di Dio.

Ma... c'è un ma.

4. Chi ha fede  è pronto a pagarne il prezzo

Quante volte hai sentito dire da me o da altri  che la salvezza è gratis? Non puoi comprare la salvezza.

Allo stesso modo non puoi comperare la fede, ma la fede,  a differenza della salvezza, non è mai gratis... c'è un costo, piccolo o grande, ma un costo da pagare.

“(Noè) con la sua fede condannò il mondo” (Ebrei 11-7b) 

Per Noè il costo era veder perire nelle onde familiari, amici, armenti, città...  tutto....e ritrovarsi solo.

“(Mosè) rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone,  preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio.” (Ebrei 11: 24.25)

Per Mosè era perdere ogni privilegio regale, patire la fame, le percosse, il disprezzo.

“Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa’ uscire quegli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua; perché sono venuti a esplorare tutto il paese».” (Giosuè 2:3)

Per Raab era le minacce del re  per aver nascosto le spie ebree in casa. e la possibilità di essere lei uccisa assieme a loro.

Lo scrittore di Ebrei ci offre una varietà di costi che i credenti hanno dovuto pagare e pagano tutt'ora perché hanno fede:

“altri furono torturati ...altri furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia. Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati ... erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra.” (Ebrei 11:35-38)

Sapete, quanto vorrei un “Dio-ombrello”,  di quelli che protegge solo me (e quelli che dico io): ”Dio mi ama = non mi farà soffrire”.

Oppure un “Dio-sponsor” di quelli che mi raccomanda: “Io ho fede = Dio mi provvede la raccomandazione  per ricevere  quello che dico io.”

Ma sapete, il mio è il “Dio-croce”, di quelli che vengono per salvarmi: “Io ho fede = Dio è morto al posto mio”.

Essere obbedienti a Dio, quasi mai comporterà avere una vita facile, un ombrello, una raccomandazione... ma piuttosto una croce da portare.

Gesù dice:

“Chi vuole seguirmi, deve smettere di pensare a se stesso, e deve essere pronto a portare la propria croce ogni giorno, restandomi vicino!” (Luca 9:23 BDG)

Seguire il volere del Padre, ha portato Cristo, colui che ha steso i Cieli, a morire come un criminale su una croce.

In cosa ha fede tu? Se è  in un “Dio-ombrello” sappi che la tua fede  durerà fino al primo grosso problema. E quando non lo risolverai  attraverso la fede nel Dio-ombrello, allora non avrai più fede.

Oppure se è in un “Dio-sponsor” sappi che la tua fede  durerà fintanto che otterrai ciò che chiedi. E quando non otterrai ciò che desideri  attraverso il Dio-sponsor, allora non avrai più fede.

Ma, invece, se la tua  fede è nel “Dio-croce” la tua fede sopravviverà alle tempeste della vita, perché Lui ha già vinto per te.

“ "Credete adesso?" chiese Gesù... Vi ho detto queste cose, perché in me abbiate pace. Nel mondo vi aspetta sofferenza, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo!" “(Giovanni 15:31, 33 PV)

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Una fede che vada oltre le ombre
Cosa fai quando tutto sembra coalizzarsi contro di te? Credi nelle ombre che ti circondano, o hai fede nel progetto di Dio per la tua vita?
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La  scorsa settimana Mario Forieri ci ha parlato di fede.

“Cosa fai- ci ha detto Mario - quando la paura bussa alla porta della tua vita? Apri la porta, o apri la Bibbia?"

E ha anche detto che paura e fede hanno una cosa in comune: credere in qualcosa che non vediamo. E la paura è avere fede nella direzione sbagliata,

Non so se vi sono mai capitati quei periodi dove tutto sembra girare per il verso sbagliato. Dove sembra che l'intero universo sia coalizzato contro di te... e tu sei in mezzo...  e non sai cosa fare,  cosa credere,  chi pregare, … qualche volta se pregare.

Spero non vi sia mai accaduti: per me questo anno  è iniziato proprio così.

Nei primi trenta giorni dell'anno è morto mio zio, la madre di una compagna di scuola due amici di della mia stessa età, una signora (quasi una mamma) che abita davanti al negozio e con cui ero amico da 40 anni...  un cliente del negozio, il figlio di un nostro fornitore, il fratello ed il suocero di un missionario con cui ho lavorato...

E poi un infarto ad un amico trentaseienne, cause legali che si riaprono,  mia cognata che malata terminale di cancro, problemi col software al negozio... Insomma, di tutto, di più!

Allora, è proprio in questi momenti che la tua fede viene sfidata.  Cosa faccio? Apro la porta alla paura, o apro la Bibbia?

Il brano che predicherò oggi è Ebrei 11. Non mi stancherò mai di riproporlo perché è bene che ricordiamo, soprattutto nei periodi come quello che attraverso io, che la fede non si basa su ciò che vedo, ma su quello che Dio vede per me.

Contesto

La lettera è scritta da qualche discepolo di Gesù (forse Paolo stesso o qualcuno che lo aveva seguito) a un degli ebrei che si erano convertiti.

Ora, c'era un problema: Il giudaismo era una religione lecita,  il cristianesimo no. E questi ebrei converti stavano considerando di “tornare indietro” anche per evitare di essere perseguitati.

In pratica, stavano avendo “paura” di quello che sarebbe accaduto loro, e la paura gli faceva  credere cose  che ancora non avevano né visto né sperimentato... e volevano avere fede si... ma nella direzione sbagliata.

Perché stava accadendo tutto questo? Perché avevano paura? Principalmente perché non vedevano Dio agire nelle loro vite.

E c'era la voglia di dire: “Ma c'è davvero Dio? E se c'è, siamo sicuri che è buono? E  se c'è ed è buono, forse è distratto, o tratta meglio alcuni e peggio altri. Leggiamolo assieme:

“1 Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono. 2 Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi. 3 Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti. 4 Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo di essa gli fu resa testimonianza che egli era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora.... 6 Ora senza fede è impossibile piacergli, poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.  7 Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un’arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede. 8 Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. … 11 Per fede anche Sara, benché sterile e fuori di età, ricevette forza di concepire, perché ritenne fedele colui che aveva fatto la promessa....17 Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. …  19 Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione. ... 21 Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò appoggiandosi in cima al suo bastone. ... 23 Per fede Mosè, quando nacque, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello, e non ebbero paura dell’editto del re.. 24 Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, 25 preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato, 26 stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa.... 30 Per fede caddero le mura di Gerico dopo che gli Israeliti vi ebbero girato attorno per sette giorni. 31 Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie. .... 35 Ci furono donne che riebbero per risurrezione i loro morti; altri furono torturati perché non accettarono la loro liberazione, per ottenere una risurrezione migliore; 36 altri furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia. 37 Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati 38 (di loro il mondo non era degno), erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra.  39 Tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero ciò che era stato promesso; 40 perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi. (Ebrei 11:1-40)

Come mi aiuta questo brano ad attraversare il mio periodo “buio”? Quali sono le caratteristiche di chi ha fede?

1.  Chi ha fede non è pensa ma fa

Che cosa è la fede quando tutto sembra andare storto?

“certezza di cose che si sperano dimostrazione di cose che non si vedono” (v. 1)

La fede è scegliere da quale parte andare, se aprire la porta alla paura, o aprire la Bibbia con le promesse di Dio.

La traduzione TILC dice così:

“La fede è un modo di possedere già le cose che si sperano, di conoscere già le cose che non si vedono.” (Ebrei 1:1 TILC)

Detto con altre parole: “La fede è un processo per mezzo del quale le cose invisibili diventano visibili”.

La fede è  pulire la cucina a tua moglie  dopo che hai avuto una giornata pesante che fa diventare visibile a tua moglie qualcosa che non è visibile il tuo amore per lei.

La fede è sedere accanto a tuo marito e guardare assieme a lui una partita di calcio per non lasciarlo da solo perché gli amici non sono venuti.

La fede è dare un corpo visibile ai nostri sentimenti.

Giacomo il fratello di Gesù, nella sua lettera afferma:

«Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». (Giacomo 2:18)

Ebrei 11 ci mostra le vite di persone a cui non sempre (anzi quasi mai) è filato tutto liscio che si sono sentite distanti da Dio, che non speravano di uscirne vivi, che sono morte nonostante credessero in Dio.

Noè che inchioda tavole nel bel mezzo di un  deserto. Abraamo che lascia la sua città ricca e comoda senza neppure sapere dove va. Rahab la prostituta che fa entrare le spie in casa sua. Abele che uccide e brucia i migliori agnelli al Signore,

Anche la fede, come l'amore, non è un sentimento, ma un'azione.

2. Chi ha fede crede ciò che Dio gli rivela non ciò che vede

La vera realtà è ciò che Dio dice non ciò che io vedo.

La realtà che ho visto io in questo primo mese del 2019 è una realtà fatta di lutti, malattie, problemi. Ma è questa la realtà vera?  E' questo il progetto di Dio?

Paolo la mette in questi termini:

“Certo la nostra vista è ancora confusa, come se guardassimo in uno specchio appannato, ma un giorno lo vedremo faccia a faccia. Ora tutto quello che sappiamo è incompleto, ma allora sì che avrò una vera conoscenza, proprio come il Signore conosce me.” (1 Corinzi 13:12 PV)

C:S. Lewis ha detto: “La terra dove noi viviamo, questa non è null'altro che il paese delle ombre. La vera vita non è ancora cominciata.”

Qualche volta Dio concede ad un uomo di vedere “oltre”, di andare aldilà dell'ombra. si chiama “rivelazione”.

Se Noè si fosse fermato a vedere l'ombra, avrebbe visto la distruzione di tutto ciò che conosceva: piante, animali, esseri umani. Ma Dio gli aveva fatto vedere il progetto che stava dietro; quello di una seconda creazione.

Ma di sicuro ci saranno state persone che passando sotto l'arca gli dicevano: “Sei matto! Non piove!”

Se Abramo si fosse fermato a vedere l'ombra, avrebbe visto la realtà di lui vecchio e con una moglie sterile. Ma Dio gli aveva rivelato il progetto di una stirpe infinita.

Ma di sicuro ci ranno state persone che gli dicevano:  “E allora? Dove sono tutti 'sti filgli che ti hanno promesso?“

Se Giosuè si fosse fermato a vedere l'ombra, avrebbe visto le mura inespugnabili di Gerico. Ma Dio gli aveva rivelato che le mura sarebbero cadute. dava  un altro messaggio:

Ma di sicuro c'erano persone che li prendevano in giro per le loro trombe: “ Ma che sono, trombette atomiche? Che fanno cadere i muri?”

Certo, non a tutti capita: forse Dio non ti ha mai rivelato direttamente  non hai mai sentito la sua voce direttamente ma attento, attenta a sottovalutare i messaggi che Dio ti manda  attraverso gli altri.

Qualche giorno fa, prima di partire per l'Inghilterra Janet ha ripulito i suoi “archivi”, ed ha accumulato una colonna di carte vicino al caminetto da bruciare per accendere il fuoco

Io non mi metto mai a vedere cosa siano... tranne stavolta... tranne questa.

E' un biglietto di Jessica Malone, una ragazza americana che ha partecipato all'English Camp.

Jessica scriveva:

Cari Janet, Marco, Matteo e Benjamin, la vostra famiglia mi ha sopraffatto di amore, incoraggiamento, grazia, ospitalità e speranza. Sono venuta in Italia volendo solo di essere usata da

Dio e di capire il suo amore e la sua visione per l'Italia. Trenta giorni dopo me ne vado con una grande gioia nel mio cuore portando assieme a me semi di fede. Come Ebrei 11 spiega:  “la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”. Dopo aver visto il Signore muoversi negli ultimi mesi in un modo così incredibile nei cuori di molti qui (ed anche nel mio), non ho alcun dubbio che il cuore del Padre arda per Montefiascone e che Egli ha iniziato in questo posto una buona opera che sarà fedele nel portare a compimento per la sua gloria e la nostra gioia, proprio come noi lo abbiamo visto lavorare fedelmente e pazientemente nelle nostre vite attraverso la sua grazia. Amo tutti voi così tanto che non avrei potuto essere stata più benedetta dell'aver lavorato con voi per il Regno in questo posto. Siete colonne della fede e dell'incoraggiamento, e ringrazio davvero Dio per voi. Il saldo amore della chiesa di Montefiascone porta onore e lode a Dio”

Sapete in che anno è stata scritta questa lettera? Nel 2004:  quindici anni fa, il primo anno della nostra chiesa... quando non avevamo neppure un nome, (eravamo solo “la chiesa evangelica di Montefiascone”) eravamo sette, non avevamo soldi, non avevamo un locale, non eravamo riconosciuti dallo Stato come chiesa...

Se io, Marco,  mi fossi fermato a guardare le ombre, avrei detto :  “Non c'è mai stata una chiesa a Montefiascone a memoria d'uomo, io non sono un pastore,  non ho studiato teologia,  siamo sette dopo otto anni che lavoriamo per una chiesa locale...”

Vi direi una bugia se vi dicessi di aver avuto da sempre una fede incrollabile  che questa chiesa sarebbe nata che sarebbe sopravvissuta. Dio mi conosce,  ed è spesso venuto in soccorso ai miei dubbi.

Se hai mai avuto dubbi, se hai passato più tempo a studiare le ombre per sapere come andrà a finire, non sei da solo.

Persino dinanzi allo stesso Gesù ci sono state persone che avevano fede, ma che erano assediate dal dubbio: come il padre dell'indemoniato in Marco 9:

”Ti prego, abbi pietà di noi e fa qualcosa, se puoi!"  "Se posso?" disse Gesù. "Tutto è possibile per chi ha fede!"  Il padre esclamò subito: "Io ho fede, ma aiutami a superare i miei dubbi!"  (Marco 9:22-24 PV)

Gesù non ti condanna per i tuoi dubbi, ma è felice se cerchi oltre le ombre.

Voglio porti la stessa domanda che ti ha fatto Mario la settimana scorsa: cosa fai quando la paura bussa alla porta della tua vita?  Apri la porta,  o apri la Bibbia?

Quella Bibbia che dice:

“Proteggimi, o Dio, perché io confido in te. 2 Ho detto al Signore: Tu sei il mio Signore; #non ho bene alcuno all’infuori di te.” (Salmo 16:1-2)

Quando non trovi un senso al male che vedi attorno a te?  Piangi, ti disperi, o cerchi di vedere oltre l'ombra?  Come trovi un senso al tutto?

“Proteggimi, o Dio, perché io confido in te"

Dio ti sta dicendo: "Senza di me nulla ha senso.  Il senso della tua vita è racchiuso in me... Non lo dimenticare."

Preghiamo.

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Mossi dalla paura... o dalla fede?
Quando la paura bussa alla porta della tua vita, cosa fai? Apri la porta, o apri la Bibbia? In fondo, paura e fede hanno una cosa in comune: credere in qualcosa che non vediamo. E la paura è avere fede nella direzione sbagliata.

Mario Forieri, attraverso Isaia 8, ci spiega che la paura non è mai un buon consigliere, e che se le nostre paure lo diventano, è un segnale che ci dice che non stiamo vivendo a pieno nella certezza delle promesse che Dio ha fatto per noi attraverso Gesù.

Da chi ti fai consigliare: dalla tua paura, o dalle promesse immutabili di Dio?

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“Non chiamate congiura tutto ciò che questo popolo chiama congiura; non temete ciò che esso teme, e non vi spaventate. Santificate il Signore degli eserciti! Sia lui quello per cui provate timore e paura!“ (Isaia 8:12-13)

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Scavare nella Bibbia
La Bibbia è come un terreno: possiamo camminarci sopra, o possiamo scavarlo, e andare a vedere i differenti strati da cui è composto. 

Ogni strato ci dice qualcosa di importante circa Gesù, la nostra natura e come vivere la nostra vita. 

Nessuno strato è meno importante, nessuno strato è più importante. 

E gli strati possono essere infiniti; basta solo avere la voglia, il tempo e costanza di tuffarcisi dentro, e Dio parlerà in una maniera sorprendentemente attuale.

(NB: il messaggio audio non rispecchia fedelmente gli appunti in quanto è un insegnamento interattivo con le persone in sala)

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Giovanni 1:9-14
 "9 La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. 10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto. 11 venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; 12 ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. 14 E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre." (Giovanni 1:9-14)

Cosa ci dice della natura di  Gesù?

1. Non può essere/ rimanere nascosto (v.9)
2. brilla come il sole (v.9)
3. la sua luce rende possibile all'uomo di vedere (v.9)
4. è stato la causa della creazione (v.10)
5. l'intelligenza suprema è divenuta un uomo, si è “abbassata” al nostro livello “animale” (v.14)
6. ci ha fatto un dono svelandoci la verità senza aspettare nulla in cambio (v.14)

Il mondo tende a sminuire e nascondere la verità su Gesù, a renderlo uguale a tanti altri, ma è lui che ha creato il mondo e i suoi abitanti.

7. E' solo lui la “VERA luce; non una luminescenza diffusa, che dà un po' di chiarore qua e là, ma una luce diretta e calda come quella del sole, e questa luce è venuta, incarnandosi in forma di un semplice uomo, con uno scopo; far vedere all''uomo la verità, svelandocela senza attendere nulla in cambio.


Cosa ci dice della natura dell'uomo?

1. non è consapevole di Gesù (v.10)
2. è stato creato da Gesù, ma non lo ha voluto accanto (v.11)
3. non può tramite la sua volontà raggiungere Dio (v.14)

L'uomo, anche se è stato creato da Gesù, non lo riconosce; la creatura si è ribellata al creatore credendosi egli stesso capace di creare la propria fortuna. Ma ogni sforzo per innalzarci da nostro stato di “animali intelligenti” è destinato a fallire.

Come posso ristabilire il rapporto infranto con Gesù?

1. Affidandosi a lui (v.12)
L'unico modo per ristabilire il rapporto con il proprio creatore è ripercorrere a ritroso la storia e tornare ad affidarsi/ avere fede in Gesù

Cosa mi accade se mi affido a lui?

1. Ho il privilegio/ libertà di diventare figlio di Dio (v.12)
2. Dio ha seminato in me il suo spirito (v.12)
3. Dio mi dà una nuova nascita (v14)

Se ci affidiamo a Gesù, il seme che Dio ha seminato in noi sboccia portando  il frutto di una nuova vita.



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Il miracolo dell'apparizione - I miracoli che porta il Natale 5° parte
Gesù è apparso nel mondo non per giudicare, ma per guarire.
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E' dagli inizi di dicembre che stiamo parlando dei vari miracoli che porta con se il Natale.

Abbiamo visto il miracolo del “momento giusto” Gesù è venuto nel momento giusto della storia del mondo quando poteva essere maggiormente ascoltati da tutti.

Il miracolo del “segno”: Gesù è venuto come “segno” affinché tutti, anche i sordi spirituali potessero capirlo.

Il miracolo del “come”: Gesù è venuto come un essere umano  debole e indifeso, affinché potesse parlare a tutti, partendo dai più umili  e arrivando ai potenti.

Il giorno di Natale abbiamo parlato del  il miracolo del “dono” che Gesù fa di se stesso a noi: Il pane, la luce, la porta, la via ecc.

Ma sapete, nessuno dei doni che abbiamo visto assieme  avrebbe avuto alcun valore senza il dono che gran parte del mondo cristiano ricorda proprio oggi.

Oggi è il giorno in cui io e te dovremmo festeggiare di più, più del Natale, quanto la Pasqua.

Tu potresti chiedermi: “Perché Marco debbo festeggiare così tanto oggi? Cosa c'entra l'Epifania con la mia vita?".

Epifania. In se è una parola “strana”; infatti non è una parola nata col cristianesimo, ma è una parola che veniva spesso usata da chi adorava gli dei.

Il dizionario Garzanti ci da questa etimologia:

Epifania:  dal lat. tardo epiphan?a(m), o epiphan?a(m), che è dal gr. epipháneia, in origine agg. neutro pl., ‘(feste) dell’apparizione’, deriv. di epiphánein ‘apparire (phánein) da sopra (epí)’.

L'epiphanein era quando un dio pagano, spesso una statua, o un dipinto, dava prova di se stesso, si rivelava, diventava visibile.

Quando accadeva? Praticamente mai!  Era una statua, un dipinto, un dio inesistente!

Accadeva invece molto spesso a teatro, quando il regista dell'opera teatrale decideva di far scendere dall'alto (ecco perché il nome epiphanein, “apparire dall'alto) attraverso dei macchinari fatti di corde e leve, un attore o una attrice che impersonava il dio (i latini lo chiamavano il “deus ex machina”
il dio che scende dal macchinario).

L'epifania del dio pagano a teatro serviva al regista per cambiare  la storia  a favore o contro uno dei personaggi.

Ma l'intervento aveva effetto solo a teatro, il dio che scendeva dall'alto era solamente un attore. Le persone tornavano a casa e trovavano gli stessi problemi da risolvere; anche se invocavano una “epiphanein” nella loro vita, nessun dio appariva da sopra, semplicemente perché stavano invocando statue o dipinti.

Eppure, settecento anni  prima della prima epifania, un Dio vero  aveva fatto scrivere  ad un suo messaggero questo:

“Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te! Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il Signore e la sua gloria appare su di te.” (Isaia 60:1-2)

Vi viene in mente qualche altro passo nella Bibbia dove qualcosa risplende  in una notte, nelle tenebre fitte, e illumina qualcosa, o qualcuno in cui è presente il Signore?

Leggiamo Matteo 2:

“In quel periodo alcuni magi arrivarono a Gerusalemme dall'Oriente e chiesero: «Dov'è il re dei Giudei appena nato? Abbiamo visto la sua stella nei lontani paesi d'Oriente e siamo venuti qui per adorarlo».....   Ed ecco: la stella che avevano visto in oriente li precedeva finché non si fermò proprio sul luogo dov'era il bambino, sopra Betlemme.! (Matteo 2:1-2, 9 BDG)

Tu potresti dirmi: “Va beh, Marco, è un caso, Isaia a chissà che cosa si riferisse.  Mica c'è scritto che stava parlando di una nascita che sarebbe avvenuta  a Betlemme 700 anni dopo”.

Vi siete mai chiesti perché nel presepe mettiamo i Magi su dei cammelli? Eppure Matteo non ha mai scritto che i Magi arrivarono su dei cammelli, ma solo che portarono dei doni...

“Entrarono nella casa dove erano il bambino e Maria, s'inginocchiarono e lo adorarono. Poi presentarono i loro doni e glieli offrirono: oro, incenso e mirra.” (Matteo 2:11 BDG)

Vediamo come descrive la scena Isaia:

“Una moltitudine di cammelli ti coprirà, dromedari di Madian e di Efa; quelli di Seba verranno tutti, portando oro e incenso e proclamando le lodi del Signore.” (Isaia 60:6)

Settecento anni prima che accadesse, Dio aveva fatto scrivere ad Isaia che sarebbero arrivati gente “da est” (Madian ed Efa)... su dei cammelli... portando in dono “oro e incenso”.

(Se continuate a leggere Isaia 60  troverete anche le pecore e i pastori  descritti da Matteo).

Questa volta l'epiphanein non era un “effetto teatrale”, non erano “carrucole e corde”  per far scendere dall'alto un attore, qualcuno che interpreta una parte, ma che nulla può nella vita del pubblico.

Stavolta era “apparso dall'alto', con la gloria del Signore che risplende e lo illumina...” chi? Un bambino? I Magi stanno cercando un “re”.

Si dice che i magi fossero degli astronomi, e che abbiano  osservato la “congiunzione” tra due “stelle” (che ora noi sappiamo sono pianeti): tra Giove   (che era ritenuta la stella dei re) e Saturno  (che era ritenuta la stella di Israele) nella costellazione dei Pesci  (che era dove il sole iniziava di nuovo il suo tragitto).

E da “scienziati” (per l'epoca) avevano tratto  la conclusione  che un nuovo re  stava iniziando il suo regno in Israele.

Allora, il quinto miracolo che porta il Natale, è che Isaia c'ha azzeccato a 700 anni di distanza? Oppure che i Magi  c'hanno visto giusto coi loro calcoli? E' questo che dovrei festeggiare così tanto il giorno dell'Epifania?

Se il miracolo fosse solo di un Dio che appare, non farebbe molta differenza  da quello delle opere teatrali; forse sarebbe solo un po' più tecnologico!

Rileggiamo il primo versetto di Isaia 60:

“Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te!” (Isaia 60:1)

Adesso voglio che leggiate il primo versetto del capitolo successivo, il 61:

“Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili.” (Isaia 61:1a)

Nel primo versetto del capitolo 60 è Isaia che parla. Nel secondo, no. Chi è che sta parlando?

Leggiamo assieme Luca 4:16:

“Poi venne a Nazaret, dove era cresciuto e, com'era solito fare in giorno di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò per leggere.  E gli fu dato in mano il libro del profeta Isaia; lo aprì e trovò quel passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi,  e per predicare l'anno accettevole del Signore».  Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si pose a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. Allora cominciò a dir loro: «Oggi questa Scrittura si è adempiuta nei vostri orecchi»..” (Luca 4:16-21 ND)

Ecco l'epiphanien! Ecco colui che scende dall'alto! Eccolo il re che viene! Eccolo il miracolo!

Quale è? Il miracolo più grande  è che Gesù dimenticherà una riga  della profezia di Isaia: vediamo quale:

(ISAIA) Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me,
(Gesù) Lo Spirito del Signore è sopra di me.

Qui le due versioni coincidono

perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili;
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri

evangelizzare è sinonimo di buona notizia e povere di umili.

mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, 
mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto

idem

per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, 
per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi

dobbiamo credere a Gesù  che la versione originale fosse quella;  forse qualche amanuense si era scordato.

l’apertura del carcere ai prigionieri 
per rimettere in libertà gli oppressi

idem

per proclamare l’anno di grazia del Signore, 
e per predicare l’anno accettevole del Signore

idem

e il giorno di vendetta del nostro DIO,
…...........................................................»

Gesù si è dimenticato una riga? No di certo! Il miracolo VERO dell'apparizione dall'alto di Dio incarnato in Gesù Cristo è che è venuto come un re, non per vendicarsi, ma per curare!

Vi ricordate quali doni portavano al re  nei versetti di Isaia?

L'oro = si offriva ai re.  Chi sarebbe disceso sarebbe stato un re.

L'incenso = lo si bruciava davanti alle divinità.  Chi sarebbe disceso sarebbe stato Dio stesso.

E se Gesù non avesse dimenticato una riga... sarebbero stati dolori per tutti. Perché con tutto quello che abbiamo fatto, facciamo e faremo (basta che apri qualsiasi telegiornale per rendertene conto) stare alla presenza di un Dio  senza peccato, puro, che ODIA il male... che è anche il Re, il dominatore assoluto del mondo fisico... beh, non è mica tanto una “lieta novella”!

Quale era il terzo dono che hanno portato i Magi e che non era nei versetti di Isaia?

La mirra = lo si usava per guarire le ferite.

Il miracolo VERO è Gesù che dimentica una riga della profezia, che si ferma alla virgola, che fa durare quella virgola da duemila anni per attendere che tutti credano per curare chi è ammalato, per chiamare dei ribelli.

Gesù ha detto:

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori” (Marco 2:17)

Gli donano la mirra perché Gesù  è il grande medico  capace di guarire e sanare le ferite e le piaghe dell'umanità,  e avrebbe sconfitto la morte. Ecco cosa c'entra  con me, e con te, l'Epifania. Ecco perché dovremmo festeggiare  più che a Natale.

Se fosse solo nato un Re, se fosse solo nato un Dio, avremmo poco da festeggiare.

Ma colui che è sceso dall'alto è un Re, e un Dio, che si dimentica una riga, quella della vendetta, ma che invece viene col balsamo della mirra a curare le mie ferite.

Quali ferite stai attendendo guariscano? Dove sono? Nel tuo fisico, o nel tuo cuore? La mirra di Gesù può curarle. Gesù è disceso dall'alto per quelle.

Ma prima devi accettare che Gesù sta tenendo in sospeso  quell'ultima riga della profezia per attendere te.

Nelle opere teatrali antiche l'epiphanein finiva con l'opera stessa, il dio che scendeva dall'alto  non modificava per nulla la vita di chi se ne tornava a casa.

L'Epifania di Nostro Signore, quella si che invece può modificare la tua vita”!

Gesù sta prolungando quella virgola sta attendendo che tu lo accetti, che ti fidi di lui, che ti affidi a lui... o forse che ritorni a farlo.

Ma tu, non attendere oltre.

Preghiamo.
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Il miracolo del dono - I miracoli che porta il Natale 4° parte
Il Natale porta un dono d'amore... ma che va condiviso. altrimenti non ha valore.---

Sapete, da bambino,  quando ero molto piccolo, io ho fatto sempre un bel po' di confusione tra personaggi del presepe e quelli di altre tradizioni che non c'entravano molto  con il Natale cristiano.

Non capivo mai se la Befana  la dovevo mettere sulla stalla al posto della cometa e se Babbo Natale andava messo assieme ai re Magi. E pensavo che Babbo Natale e la Befana fossero marito e moglie.

Però già sapevo  dove mettere il bue e l'asinello, Maria e Giuseppe, e ovviamente “la mangiatoia” rigorosamente vuota fino alla mezzanotte del 24 per poi mettere il “bambinello”.

Questo succedeva quando ero davvero piccolo, perché poi, gia a sette/ otto anni alcune persone “sante” mi avevano spiegato cosa stavo festeggiando, ma soprattutto “chi” stavo festeggiando.

Mi spiegarono che il Natale  è Natale perché è la storia di un dono.

Chi stiamo festeggiando a Natale? Quale è il centro della festa  per la maggioranza delle persone?

Vorrei vedere assieme a voi un filmato.



Vi siete mai chiesti, cosa abbia a che fare il Natale  con i doni? Chi ha iniziato la tradizione di scambiarsi doni a Natale? Certamente si...  ma rinfreschiamoci la memoria oggi!

Leggiamo Giovanni 1:

“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi... Infatti dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” (Giovanni 1:14,16) 

La parola che Giovanni usa per “grazia”  è  “charis” che in greco significa sì grazia, ma anche “favore, elargizione, dono”: per cui se rileggiamo il versetto di Giovanni, sappiamo che dalla Parola fatta carne, da Gesù, “noi tutti abbiamo ricevuto dono su dono”.

Il primo che ha iniziato la tradizione dei doni a Natale, è proprio il nostro Padre Celeste.

Il Natale non è un solo miracolo, è una serie di miracoli uno dopo l'altro, e in questa serie  ne abbiamo visto solo quattro.

Il miracolo del “momento giusto” Gesù è venuto nel momento giusto della storia del mondo quando poteva essere maggiormente ascoltati da tutti.

Il miracolo del “segno”: Gesù è venuto come “segno” affinché tutti, anche i sordi spirituali potessero capirlo.

Il miracolo del “come”: Gesù è venuto come un essere umano  debole e indifeso, affinché potesse parlare a tutti, partendo dai più umili  e arrivando ai potenti.

E oggi vediamo il miracolo del “dono”.

Che tipo di dono ci ha fatto Dio attraverso Gesù? Quali sono le caratteristiche  che lo contraddistinguono?

Nel video il “dono stupendo” veniva apprezzato per varie caratteristiche: Il colore, il profumo, e, anche se non è detto  ma possiamo immaginare,  la forma...

Quale è il colore, il profumo, la forma del dono di Dio?

Nel Vangelo di Giovanni  è Gesù stesso stesso  ci indica la forma, il colore, il profumo del dono che Dio ci fa a Natale:

1. Dio ci dona il “pane”

“Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. 
(Giovanni 6:35)

Dio a Natale ci dona qualcosa che possa sfamare una volta e per sempre la nostra fame spirituale, la nostra sete di giustizia.

2. Dio ci dona la “luce”

“Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.” (Giovanni 8:12)

Dio a Natale ci dona una luce perché possiamo vedere perché la nostra paura del buio, dell'incertezza, possa essere spazzata via per sempre.

3. Dio ci dona la “porta”

“In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.” (Giovanni 10:7) 

Dio a Natale ci dona un posto sicuro in cui stare, una casa dove riposare, e una porta certa tramite cui entrare, sempre aperta.

4. Dio ci dona il “pastore

“Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore.” (Giovanni 10:11)

Dio a Natale ci dona una guida sicura, qualcuno che non si addormenterà mai, ma che veglierà su di te per guidarti, proteggerti, a costo della sua stessa vita.

5. Dio ci dona la “resurrezione”

“Io sono la risurrezione e la vita.” (Giovanni 11:25)

Dio a Natale ci dona la vittoria sulla morte fisica, sulle malattie, sull'appassire negli anni, perché Gesù ha sconfitto la morte.

6. Dio ci dona la “via”

“Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14:6)

Dio a Natale ci dona non solo un percorso sicuro, una strada che lui conosce, una via vera,  ma l'autobus, la nave, l'aereo, dove noi viaggiamo protetti all'interno del suo amore, dell'amore di Gesù verso una nuova vita.

7. Dio ci dona la “vite”

“Io sono la vera vite, voi siete i tralci” (Giovanni 15:5a)

La vite è la pianta tipica del nostro paese;  La vite è una pianta forte   perché riesce a resistere agli inverni più duri,  alla siccità, ai parassiti.

Le parti delicate, sono i tralci, Gesù è la vera vite, colui che da solo  sostiene e alimenta i tralci, il tronco a cui puoi connettere la tua vita, quello che ti darà nutrimento e forza.

Il Natale è la storia di un dono, dato da un Padre che ama suo figlio, che ama sua figlia.

Cosa stavi aspettando a Natale? Hai ricevuto il dono  che cambia la tua vita... o semplicemente una borsa rossa? Forse pensi che una borsa rossa  ti renderà felice,  è quella che hai da sempre atteso, che non ti serve un dono differente...

Ma abbiamo letto solo una parte del versetto 5 di Giovanni 15...

“Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.” (Giovanni 15:5b)

Il dono che Dio ha mandato è un dono prezioso, di cui non possiamo fare a meno...

Ma, soprattutto, è un dono d'amore.

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio.” (Giovanni 3:16a)

Come hai festeggiato,  come festeggi questo Natale?

Lo hai riempito di regali, lo hai riempito di simboli, il presepe, le stelle, i nastri, oppure lo hai riempito d'amore?

C'è una bella poesia romanesca che parla del Natale:

Er presepio
Ve ringrazio de core, brava gente,pé ‘sti presepi che me preparate,ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,si de st’amore non capite gnente…
Pé st’amore sò nato e ce sò morto,da secoli lo spargo dalla croce,ma la parola mia pare ‘na vocesperduta ner deserto, senza ascolto.
La gente fa er presepe e nun me sente;cerca sempre de fallo più sfarzoso,però cià er core freddo e indifferentee nun capisce che senza l’amoreè cianfrusaja che nun cià valore.
Trilussa

Il Natale, dice Trilussa, senza l'amore  “è “canfrusaja”...  che nun c'ha valore.”

Se vuoi festeggiare davvero il Natale accetta l'azione d'amore  con cui Dio ti ha amato, con cui Dio ti ha amata: Gesù che scende per essere dono d'amore.

Vivi nel suo amore, dimora nel suo amore... ma passalo agli altri, se no, è “cianfrusaja, che nun c'ha valore”

Buon Natale.
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Il miracolo del come - I miracoli che porta il Natale 3° parte
Avresti mai deciso, se tu fossi stato un potente, di far nascere tuo figlio in una stalla, povero, umile, debole? Dio lo ha fatto, perché Gesù potesse parlare a tutti, partendo dai più umili.
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Quando ero bambino io i regali non li portava Babbo Natale il 24 notte, ma la Befana la notte tra il 5 e il 6 gennaio...

Uno dei misteri e dei miracoli del Natale  che mi ha sempre affascinato da bambino era come fosse possibile per la Befana  consegnare giocattoli a ogni ragazzo e ragazza del mondo, volando su una scopa  e realizzare tutto questo  in una sola notte!

A furia di pensare, come bambino era arrivato ad una conclusione che mi sembrava abbastanza logica: la Befana era capace di fermare la rotazione del globo! Così facendo, fermava il tempo, e lei aveva tutto il tempo  per arrivare in tutte le parti del mondo!

E questo, secondo me, spiegava anche il fatto che mamma e papà ci volevano a letto presto;  infatti per la Befana era più facile  fermare la rotazione della terra se tutti quanti stavano fermi; è una questione di cinematica ed inerzia!

Alla fine, però, qualche dubbio lo avevo... Perché io dovevo stare fermo a letto, e papà e mamma invece continuavano a fare  su e giù per le scale fino alle due di notte? La mia teoria aveva più di una falla!

Alla fine dovetti decidere  che il come faceva la Befana era al di là delle mie capacità di comprendere...

Lo avrei dovuto accettare “per fede”. La cosa importante era che,  anche se non capivo  il come la Befana  facesse,  riusciva lo stesso a portare i doni a i bambini...
e specialmente a me!

A questo punto siete autorizzati a chiedermi: “Marco, che cosa c'entra la Befana coi miracoli del  Natale?” Infatti questo è il terzo messaggio sui miracoli che porta il Natale.

Abbiamo visto  nelle tre settimane di Avvento precedenti, il miracolo del “momento giusto”. Ovvero che Gesù è venuto in un momento della storia in cui il suo messaggio poteva arrivare più facilmente,
con persone alla ricerca spirituale, strade che collegavano il mondo conosciuto e una lingua unica da parlare (il latino).

La settimana scorsa abbiamo parlato del miracolo del “segno”: Dio pur di parlare con noi ha deciso di parlarci attraverso un “segno” che ognuno di noi potesse capire; e il “segno” sarebbe stato Gesù.

Questa settimana vediamo il miracolo del “come”.

Io non sapevo “come” facesse la Befana  a portare i doni a tutti i bambini del mondo, e  il mio “come” sembrava logico solo a me... mentre c'era un “come” diverso, più semplice, più vicino a me.

Il “come fa la Befana” era, semplicemente,  attraverso l'amore  di ogni papà ed ogni mamma

Immagina per un attimo di essere Dio: per molti questo  non è nemmeno un grande sforzo  perché al mondo ci sono molti  che credono di esserlo, che tutto ruoti attorno a loro... ma sicuramente nessuno di noi.

Se tu fossi Dio, il creatore dei Cieli e della Terra, l'Onnipotente, “come” faresti arrivare tuo figlio nel mondo?

Io avrei avuto una serie di idee, che comprendono: una navicella interstellare, una eruzione , un asteroide.. insomma, qualcosa che “si vede che sono Dio!”

I. I “come” di Dio non sono i nostri

Parte del miracolo del Natale  è il miracolo del “come”.  I metodi di Dio vanno oltre i nostri metodi e la nostra comprensione.  Paolo scrive in Romani 11:33,

"Che Dio meraviglioso abbiamo! Come è immensa la sua ricchezza! Come è grande la sua saggezza e la sua sapienza! Per noi è impossibile capire i suoi metodi e le sue decisioni. "(Romani 11:33 BDG)

Paolo afferma una cosa semplice: “non cercare di capire i “come” di Dio, perché i suoi “come”  sono immensamente migliori dei nostri.”

Gesù  è venuto al mondo  come un bambino debole e indifeso.  Dio ha scelto di  nascere  attraverso dei  genitori umili e poveri.

Non è nato in un palazzo ma in una stalla.  E' nato da una giovane coppia che anche se avevano dei cuori  puri  non avevano alcuna rilevanza nella loro società e sul mondo.: non erano “star”

Erano semplici, ordinari, oscuri individui; eppure Dio scelse  quelli  per  essere i genitori di Gesù.

Non è il “come” che avrei scelto io... ma io sono io,  e Dio è Dio.

Isaia 55: 8-9 dice:

" «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore.  «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.» " (Isaia 55:8-9)

I come di Dio sono diversi dai nostri come. E non dovremmo stupirci di questo.

Se leggi la Bibbia troverai che quasi tutti i “come” di Dio, tutti i modi con cui lui è intervenuto e ha modificato la storia del mondo, sono esattamente l'opposto di ciò che io e te avremmo scelto.

Abraamo viveva ad Ur, una città che potremmo paragonare a New York, o Londra, importante, influente...

A me e a te sarebbe apparso logico farlo rimanere lì,  per formare un popolo scelto per Dio. Tante persone, tanti contatti...

E invece il “come” di Dio è dire ad Abraamo: “ Lascia tutto”  “Dove mi mandi Signore?”  “Non te lo dico,... non ora... ma c'è una terra promessa che ti attende.”

Io e te non avremmo scelto Giuseppe, il figlio più piccolino di Giacobbe,  e anche un bel po' presuntuoso, per salvare una nazione dalla carestia.

Io e te non avremmo scelto Israele, una nazione piccola  popolata da pastori semi analfabeti per diventare il popolo speciale di Dio.

Io e te  non avremmo scelto Davide come re, (e neppure Samuele); piccolino, giovane,  ma uno dei suoi fratelli,  più alti, più forti, più belli.

Io e te non avremmo scelto Betlemme,  un piccolo, insignificante punto  sul paesaggio di Israele,  per essere il luogo di nascita di Gesù.

Cosa è che lega tutti questi “come”  diversi dai miei e dai tuoi? C'è un minimo comun denominatore, qualcosa in comune tra essi?

II. I “come” di Dio portano gloria a Lui

I “come” di Dio non sono quelli “ovvi”, quelli più sicuri, quelli dove il risultato è certo al 99,9%... ma quelli dove il risultato è impossibile... se non per la mano di Dio, se non per la Sua potenza, se non per il Suo volere.

Più e più volte Dio ha scelto  gente semplice e ordinaria  attraverso la quale ha potuto fare  il suo straordinario lavoro.

Gesù nasce lontano da casa di mamma e papà, Nazareth. Nasce in una città piccola e sovraffollata,
Betlemme. Nasce non in una stanza ma in una stalla, e non era attrezzata a sala parto.  Nasce su una mangiatoia con del fieno che Giuseppe aveva forse cambiato con quello che c'era prima, e avrà allontanato anche qualche cacca, penso.

Nasce avvolto su teli strappati per fare delle fasce perché in una stalla non ci sono panni puliti e bolliti.

Questo è il “come” di Dio. E in questo “come” a cui non avremmo pensato c'è anche il “come annuncia  la nascita”.

III. I “come” di Dio includono me e te

Se sei padre o madre, come hai annunciato la nascita di tuo figlio? Hai spedito bigliettini,  mandato SMS,WZP, email fatto una pagina su FB? E a chi li hai mandati? Alle persone che ami, a chi conosci già, a chi riteni “importante”?

Non è questo il “come” di Dio. Dio non annuncia la nascita di Gesù a re e regine, nemmeno ai leader religiosi o militari. Dio manda gli angeli  ad annunciare a dei pastori la nascita. E' come se tu mandassi l'annuncio  agli operai della fabbrica di cessi e piatti doccia  a Civita Castellana.

Dio non lo annuncia agli amici, o ai potenti, ma agli sconosciuti e ai deboli.

Se io e te fossimo vissuti 2018 anni fa,  anno più anno meno, a Betlemme e Dio avesse deciso di annunciarlo ai potenti la nostra vita non sarebbe cambiata per nulla.

Ma visto che Dio lo aveva annunciato per primi  agli operai,  ai contadini, agli umili io e te saremmo stati i primi a saperlo!

Il “come” di Dio, è fatto in modo che tutti sappiano,  a partire dai più poveri,  dai più deboli,  dai più umili

Dopo la sua resurrezione dai morti,  Gesù apparve per primo ad un gruppo di donne, non  ad Erode, o a Ponzio Pilato, o a Caifa.

Se fossi stato io, la mia natura umana  mi avrebbe portato per primo da quelli là per fargli una gran pernacchia:  “Tanto sono vivo!”

E invece è andato dalle persone  che contavano meno in quel momento in Israele, da quelli che erano scappati per paura di essere presi, da quelli che lo avevano rinnegato pubblicamente da quelli che avevano dubitato e volevano mettere il dito nei fori,
per dirgli così:

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,  insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.” (Matteo 28:19-20)

Per dirgli: “Ok,. Ora tocca a voi.”

Il miracolo del “come” è proprio questo: fare quello che nessuno potrebbe fare, attraverso strumenti  che nessuno vorrebbe utilizzare.

Paolo la mette in questi termini:

"Esaminate un po' voi stessi, fratelli: pochi di voi erano sapienti dal punto di vista umano, pochi i potenti, pochi quelli provenienti da famiglie importanti,  ma Dio ha scelto le cose che il mondo considera pazze o da scartare, proprio per coprire di vergogna quelli che il mondo considera sapienti, ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare e screditare le forti.  Il Signore ha scelto le cose umili, quelle che il mondo disprezza e che non tiene in alcun conto, per ridurre a niente quelle che il mondo considera importanti.  Cosicché nessuno può vantarsi davanti a Dio. "(1 Corinzi 1: 26-29 PV)

E se io non posso vantarmi, se io non posso attribuirmi il merito, se io non posso prenderne la gloria... allora la gloria va a Dio!

I metodi di Dio non sono cambiati.  Usa ancora persone comuni  per compiere il Suo straordinario lavoro!

Le nostre capacità non sono importanti; il nostro atteggiamento e la nostra disponibilità, quelle si, che sono importanti.

Dio ci ha affidato il compito di annunciare che Lui è nato tra noi per portare perdono, pace, e salvezza, quello che chiamiamo “Lieta Novella”, quelle stesse cose  che gli angeli annunciarono ai pastori, spetta a me e a te annunciarle agli altri; anche a Natale... ma non solo a Natale.

IV. I “come” di Dio ci modellano

Cosa significa tutto questo per noi? Che se accettiamo i “come” di Dio tutto andrà bene? Che conoscere i “come” di Dio ci darà una vita facile?

La storia di Maria, la madre di Gesù, ci dice di no.

Fu lei stessa a chiedere un “come” a Dio?

“Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?»” (Luca 1:34)

Dio ama tutti, Dio non ha riguardi personali... ma per Maria, fece un'eccezione, spiegando “come” sarebbe accaduto; attraverso l'intervento dello Spirito Santo.

Maria ebbe vita più facile sapendo il come?  Non proprio!  Sopportò lo “scandalo” di essere incinta senza essere sposata, partorì in una stalla, e subito fu costretta a fuggire in Egitto. E vide suo figlio morire in croce...

Accettare il come, o saperlo, non ci assicura una vita felice, anzi...

Attenzione: Maria chiese  il “come”, ma non chiese il “perché”.

Gran parte degli “eroi” della Bibbia, sono eroi “loro malgrado”. Hanno obbedito a Dio, ma hanno continuato a chiedere il “perché”.

“Perché scegli me, che sono balbuziente? “Mosè, fidati!”

“Perché scegli me, che sono troppo giovane?” “Geremia, fidati”:

“Perché scegli me, che odio i Niniviti?” “Giona, fidati”.

Maria non chiede mai “perché”. Maria accetta il “come”. Maria serve gli scopi.

Questo è un telo ricamato: ma soltanto guardandolo dal lato giusto vedremo il disegno.

(mostra il telo a rovescio)

Maria accetta ciò che gli fa vedere Dio, senza vedere l'immagine intera del ricamo, ma soltanto il pezzettino  a rovescio che Dio le fa vedere.

“Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». “ (Luca 1:38)

Dio è al lavoro nelle nostre vite  per produrre un bellissimo arazzo.  Dalla nostra prospettiva qui sulla terra  noi possiamo solo vedere il retro del ricamo.  Ma il fronte , quello non lo possiamo vedere.

In questa vita stiamo guardando il dietro dell'immagine, e spesso sembra tutta brutta,  tutta dolore, tutta angoscia, tutta incomprensibile, tutta una perdita di tempo, tutta uno spreco inutile di energie.

Maria si è lasciata modellare da Dio, senza chiedere perché, solamente obbedendo...

“Tu hai creduto che Dio avrebbe fatto ciò che ha promesso, ecco la ragione per cui ha dato a te questa meravigliosa benedizione!" (Luca 1:45 BDG)

Maria ha creduto a quel “come”... e ora vede l'immagine completa.

(mostra il telo dalla parte giusta)
Continua a fidarti di Dio,  anche se non capisci i suoi “come”.

 Continua a seguilo  e la tua vita sarà riccamente benedetta!

Il miracolo del Natale è il “come”,  è che Dio usa persone normali, come te e me  per realizzare cose straordinarie per il suo regno.

Il miracolo del “come” è un Dio che nasce debole, per portare potenza nella tua vita; spetta a te, e a me
accettare la potenza che è giunta a Natale.

Preghiamo.
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Il miracolo del segno - I miracoli che porta il Natale 2° parte
Il miracolo del Natale è Dio che manda un segno per attraversare la barriera che rende sordi i suoi figli per fargli comprendere quanto li ami. Gesù è il segno.
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Per un po' di tempo i nostri messaggi domenicali sono stati tradotti in LIS (Lingua Italiana dei Segni).

La cosa che più mi affascina della LIS è il fatto che le nostre mani possano diventare una lingua, segni diventare parole. Vorrei vedere assieme a voi un breve filmato che parla della lingua dei segni.


La cosa che mi fa riflettere sempre quando sono in presenza  di persone che hanno un figlio o una figlia sorda è di come spessissimo (tranne rare occasioni)  i genitori si adattino ad imparare  una lingua a loro sconosciuta pur di far capire al proprio figlio o alla propria figlia quanto lo amano, quanto la amano.

Le mani diventano il mezzo con cui trasmettere  il messaggio d'amore. I genitori si impegnano ad imparare una lingua non loro, pur di attraversare la barriera che li divide dai propri figli, e le mani diventano un mezzo con cui trasmettere l'amore.

L'amore non è più una parola, ma una azione,  un segno.

Preparando questa serie di messaggi sul Natale,  non potevo fare a meno di riflettere  sulla somiglianza tra che quello che fanno   i genitori con bambini sordi e quello Dio lo ha fatto per noi  duemila anni fa col Natale.

La nostra è una situazione in tutto simile a quella di una famiglia con dei figli sordi, e con un Padre che usa un linguaggio non suo pur di attraversare  e annullare quella nostra sordità.

Noi vivevamo  sulla terra,  ognuno occupato con la propria vita, ognuno seguendo i propri programmi ed eravamo sordi alla voce di Dio.

In principio Dio parlava direttamente all'uomo; nel giardino di Eden Adamo ed Eva  parlavano faccia a faccia con lui.

Dopo la cacciata  questo rapporto diretto si è interrotto, ma Dio ha continuato a cercare la nostra attenzione, a parlarci, soprattutto attraverso delle persone speciali mandate da Lui  che si chiamano profeti.

I profeti non sono mai stati accolti in maniera positiva, perché venivano a mettere in luce le nostre mancanze, il nostro allontanamento dal volere del Padre, quello che sono i nostri peccati.

Non volevamo (e non vogliamo) sentire  ciò che Dio stava provando a dirci.

Cosa fai, quando tuo figlio diventa sordo? Quando non riesce più ad ascoltate i tuoi insegnamenti, i tuoi ammonimenti, le frasi d'amore che gli dici? Come fai  a farlo sentire desiderato  e prezioso?

Cedi alla frustrazione? Ti giri da un'altra parte perché fa troppo male? Abbandoni il figlio disobbediente a se stesso?

I genitori dei figli sordi danno l'esempio: non abbandonano il figlio, anzi, mettono ancora più sforzo  nel loro essere genitori, apprendendo una lingua nuova, una lingua non loro, la lingua dei segni.

Dio ha fatto lo stesso; ci ama così tanto  che vuole disperatamente rivelarsi a noi in modi che possiamo capire. Ha imparato una lingua speciale pur di essere, come dice la canzone del video, "one step closer", un passo più vicino a me e a te.

La lingua che Dio ha scelto per comunicare con dei figli che non sentono è una lingua fatta di “segni”: vi faccio qualche esempio:

“Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra.” (Genesi 9:13)

“Sarete circoncisi; questo sarà un segno del patto fra me e voi.” (Genesi 17:11)

“Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quando io vedrò il sangue, passerò oltre.” (Esodo 12:13a) 

Ma il segno più grande,  quello definitivo, sarebbe giunto a Natale,  circa duemila anni fa:

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14)

Questo è il miracolo del segno; la parola in ebraico per “segno” è “???? ’ = ô? ”, che significa anche   “ luce, presagio, prodigio, miracolo, segno”.

Ma non è sufficiente contemplare la luce, sentire il presagio, assistere al prodigio, vedere il miracolo...

Questa serie di messaggi è sull'esperienza dei miracoli del Natale, non sulla conoscenza di essi.

Non basta conoscerlo. Non basta sapere che Gesù è venuto in terra. Abbiamo bisogno di sperimentare  il miracolo del Natale, far si che il segno cambi i nostri cuori e le nostre vite.

La scorsa settimana abbiamo visto che il Natale è il miracolo del “momento giusto”: Dio ha mandato Gesù nel momento giusto della storia, in una mondo che era alla ricerca spirituale dopo il fallimento della filosofia greca e romana.

Un mondo dove era più facile viaggiare e dove era più facile capirsi attraverso una lingua unica, il latino.

Ma questo arrivare al “momento giusto” sarebbe stato inutile  se Dio non avesse utilizzato una lingua che attraversasse la nostra sordità.

Avrebbe potuto continuare a mandare profeti su profeti. Ma nulla sarebbe cambiato.

Ebrei 1: 1-2  parla di questo miracolo: del miracolo di un Padre speciale che sceglie di parlare in un modo speciale pur di far arrivare il messaggio al figlio per farlo sentire speciale:

"Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,  in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi. "(Ebrei 1:1-2). 

Dio mandò Gesù come segno,  a comunicare il suo messaggio  in un modo che possiamo capire! Il miracolo del segno è che Dio ci parla oggi  per poterlo conoscere e avvicinarci a Lui!

La LIS di Dio per un modo sordo

Quale è dunque il “linguaggio dei segni”  che Dio ha scelto per parlarci?

I. Dio parla attraverso la storia 

Dio ha parlato attraverso la storia  per rivelarsi a noi. Vuole che lo conosciamo,  che lo amiamo
che lo adorarlo.

Dio si rivela attraverso la sua creazione,  attraverso l'alba e il tramonto, attraverso il sole, la luna e le stelle.

Davide dice:

“Quando io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi?” (Salmo 8:3-4a)

E Paolo aggiunge:

“(Gli uomini)... conoscono per istinto la verità che riguarda Dio, perché è stato Dio stesso a dar loro questa conoscenza.   Infatti, non hanno scusa, perché fin dalla creazione del mondo, le invisibili qualità di Dio, la sua potenza e la sua divinità sono state messe in evidenza dalle stesse cose che egli ha fatto.” (Romani 1:19-20 PV)

Dio parlò a Mosè nel roveto ardente,  parlò ad Elia con una piccola, calma voce,  a Isaia in una visione nel tempio. Dio parlò ad Osea  attraverso le sue circostanze familiari  e ad Amos in un cesto di frutti estivi.

Parlava a Geremia attraverso l'argilla di un vasaio  e a Giuseppe attraverso i sogni. Dio ha perfino parlato attraverso un asino! Se non ci credi, leggi Numeri 22 e vedi quello che è successo a un certo Balaam!

Dio non ha un posto specifico dove rivelarsi; un “santuario”, un monte, o un lago. Poteva rivelarsi ad Abramo mentre era ad Ur dei Caldei,  oppure a Giuseppe in Egitto  oppure ad Isaia  in Babilonia.

Dio non parla a tutti nello stesso modo, e neppure nello stesso posto. Ma Dio ha sempre parlato per far conoscere se stesso e la sua volontà.

Hai mai parlato con Dio? Se non lo hai mai fatto, non è perché lui non ti parli, ma perché tu non lo stai ascoltando.

Io parlo con Dio... anzi, scusate, Dio parla con me su base quotidiana. Qualche volta parla poco...  perché non c'è molto da dire. Altre volte è un fiume in piena.

Mi parla attraverso le foto che faccio delle albe sul monte Cimino, quando la bellezza dei colori che vedi non è arrivabile da nessun pittore al mondo, mi parla attraverso i versetti che leggo,  quando uno mi colpisce più di ogni altro, mi parla attraverso i sogni... ma, soprattutto,  mi parla attraverso i miei silenzi, quando smetto di parlare io, e mi metto all'ascolto.

Quale è il modo in cui Dio parla a te? Perché Dio ti vuole parlare.

Dio non aveva smesso di parlare,  neppure durante i 400 anni in cui la Bibbia è rimasta silenziosa, dal Libro di Malachia alla venuta di Gesù.

Ma i suoi figli (noi)  erano diventati sordi  al messaggio. Ecco la necessità di un segno che nessuno avrebbe potuto male interpretare.

II. Dio parla attraverso Cristo

Nel Signore Gesù Cristo,  Dio rivelò se stesso direttamente a noi.

Attenzione: non sto dicendo che Dio  ha rivelato se stesso  attraverso le parole pronunciate da Gesù,  attraverso il suo messaggio; Gesù non è una “lettera scritta” uno dei tanti profeti.

Gesù Cristo è il vivente,  è rimasto qui tra noi, la sua vita e la sua opera  non è finita, continua ad operare nel mondo e nelle persone: lui stesso dice così in Giovanni 6:

“Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.” (Giovanni 6: 51a) 

E' lui il segno di Dio. Gesù è venuto a rivelare Dio,  a farlo conoscere a noi  in modi che possiamo capire. Se vuoi sapere com'è Dio,  guarda a Gesù!

Quando Filippo chiese a Gesù  di mostrare loro il Padre,  Gesù rispose:

"Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”?  "(Giovanni 14: 9)

E tu,  hai visto Dio? Oppure, vorresti vederlo? Giovanni dice:

“Nessuno ha mai visto Dio, solo l'unico Figlio, Dio, che è unito al Padre, è quello che ce l'ha fatto conoscere!” (Giovanni 1:18)

In questo Natale cerca Gesù per vedere Dio, perché lui è venuto per trasformare la tua vita.

III. Dio parla per trasformare

Il miracolo del segno  non è solo nel fatto che Dio ci parla oggi  attraverso Suo Figlio,  ma che quel segno di duemila anni fa  ha ancora il potere di trasformare le nostre vite.

Il Natale è la celebrazione  del più grande segno mai mandato da Dio  è “Emmanuele”, Dio con noi.” La mano di Dio e scesa tanto in giù per poterci venire a toccare,  ad afferrare di nuovo,  a prenderci ancora una volta per mano come faceva nel giardino di Eden, a portarci con lui.

Paolo dice in 1° Timoteo:

“A questo modo, nel tempo stabilito, egli ha dato la prova che Dio vuol salvare tutti gli uomini.” (1 Timoteo 2:6 TILC)

Gesù venne “a tempo stabilito” nel “momento giusto”  per mostrare il segno di Dio  che dice che possiamo essere liberati dai peccati

Perché lo ha fatto? Perché un padre con un bambino sordo apprende la LIS? Perché vuole comunicare con lui, fargli sapere quanto lo ama, consigliarlo, aiutarlo, amarlo in modo completo. Dio voleva che noi sapessimo  quanto lui ci ama .

Gesù è nato per proclamare dare il segno che possiamo essere  liberati.

Che non dobbiamo vivere come prigionieri, che la colpa, i rimpianti, il dolore possono essere vinti.

Conclusione

Come uomini e donne del mondo riceviamo spesso messaggi  che cambiano la nostra  vita.  Un dottore che dice: “Mi spiace, è un cancro".  Una figlia adolescente che confessa: "Io sono incinta.  Uno sposo che afferma: " Non ti amo più, voglio il divorzio.

Siamo onesti: la vita cambia. Ma nel bel mezzo di tutto questo,  c'è un altro messaggio.

“Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Saranno forse le tribolazioni, l'angoscia, le persecuzioni, la fame, la mancanza di vestiti, il pericolo, oppure la spada?” (Romani 8:35 PV)

Il miracolo del segno del Natale è questo: un Dio che scende per dirti:

"Niente di niente potrà mai separarti dal mio amore.  Abbi fiducia in me con tutto il tuo cuore e non appoggiarti alla tua comprensione. Cercami, e dirigerò le tue vie.  Perdona quelli che ti maltrattano, perché io ti darò giustizia. Rallegrati nella sventura, perché il male è solo per un tempo. Parlami, ed io starò lì ad ascoltarti, e sarò pronto a risponderti."

“Né la morte, né la vita, né gli angeli, né i capi spirituali, né il presente, né il futuro né le potenze demoniache  e neppure le altezze o le profondità, nessuna cosa che Dio ha creato sarà mai capace di separarci dall'amore che Dio ci ha mostrato in Gesù Cristo, nostro Signore!” (Romani 8: 38b-39 PV)

Il miracolo del Natale è il miracolo del segno:  Dio ama te e me!  Stai ascoltando?

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Il miracolo del momento giusto - I miracoli che porta il Natale 1° parte
Gesù non è venuto per caso: Dio lo ha mandato nel momento giusto. Tra i tanti che lo celebreranno senza sapere perché, il mio compito di credente è di testimoniare il miracolo della salvezza.---

(Vai al pulpito e guarda l'orologio per un minuto)
No, non è che mi sia  dimenticato cosa debba dire, e non ho neppure perso improvvisamente la voce; volevo solo farvi apprezzare,  farvi pensare, e farvi pesare, e farvi patire quanto è lungo un minuto!

È  sorprendente  quanto sembri lungo un minuto di silenzio...  ma pensa a quanto sia breve un minuto   quando stai facendo qualcosa che ti piace:

Pensa a quanto sembrasse breve un'ora passata assieme con il tuo sposo, o la tua sposa, nel momento che ti sei innamorata o innamorato di lei... figurati un minuto!

Pensa (e questo è per i giovani) quanto ti pesa staccarti per un minuto dalla PS4  e fare quello che ti hanno chiesto i tuoi genitori.

Lo sai,  ci sono solo 16 giorni e mezzo fino a Natale. Ciò significa che ci sono circa 396 ore  fino a quando il mondo ricorderà la nascita di Cristo. Ciò si traduce in circa 23.000 minuti.

Come investirai questi 23.000 minuti? Li passerai a preparare addobbi, comperare regali, pianificare cene e pranzi?

E in tutto questo,  Gesù, che parte avrà di quei 23.000 minuti?

Noi sappiamo che Natale non è il vero giorno in cui è nato Gesù. E' una data convenzionale, che in molti dicono ( a torto... ma non vogliamo discuterne oggi) che fosse la data di una festa pagana a Roma a cui la chiesa ha sovrapposto una festività cristiana...

Tutto questo a non non ci importa: lo sappiamo, e non crediamo neppure alla neve, alla stalla col bue e l'asinello, e a tante altre tradizioni umane.

Ma non di meno, è questo un periodo  dove possiamo più apertamente parlare alla gente di Gesù Non a tutti, forse non a moltissimi, ma a una considerevole parte, si.

Perché tutti sanno che il Natale festeggia la nascita di Cristo; a moltissimi non importa nulla  se non la festa, i dolci, le cene, ma per una  parte e non è piccola,  Natale è ancora legato alla venuta di Dio in terra.

Per questo tipo di  persone Gesù farà solo parte del panorama, oppure sarà la figura che lo domina?

Sapete, come credenti,  siamo chiamati ad essere “sale delle terra e luce del mondo” a far si che Gesù  non sia solo parte del panorama, ma sia colui che lo domini.

Molte chiese chiamano questo periodo  prima del Natale “Avvento”; il dizionario Treccani ci dice il significato e l'etimologia:

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avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire = venire (giungere)+ ad (presso, vicino a)  
per cui «arrivare»]. –  Venuta, arrivo
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Il Natale parla di qualcuno che è giunto “vicino a”... di Dio che si fa uomo per “giungere presso” l'uomo.

Come credenti siamo chiamati a riempire questi 23.000 minuti dove tutti,  in un modo o nell'altro, parleranno di Gesù, con il sale della Parola.

Ma, per far questo, i primi a dover essere “vicini a Gesù” dobbiamo essere proprio noi che ci chiamiamo “credenti”.

Dove sei oggi? In quale modo ti appresti a guardare il mondo che parlerà di Gesù? Sei vicino, o vicina, o sei lontano, o lontana? Sei in attesa solo di festeggiare, oppure sei in attesa di ricordare simbolicamente il miracolo della nascita?

Il Natale parla di un miracolo... Il miracolo del “momento giusto”.

Abbiamo iniziato parlando di “tempo”. Ti sei mai fermato a considerare  quanto sia importante il tempismo per tutto ciò che esiste?  Pianti i pomodori a novembre?   Dipingi l'esterno di casa tua a gennaio?  Vai a nuotare al lago  a febbraio?  No? Perché no? Non è il momento giusto!

C'è un momento giusto per tali attività. Penso che saremmo tutti d'accordo  sul fatto che dicembre non è il momento migliore  per provare a iniziare una dieta, giusto?

Pensa all'importanza del tempo nello sport. Se Ciro immobile non salta col tempo giusto,  non riceverà la palla al centro dell'area  crossata da Luis Alberto,  e non segnerà l'ennesimo gol  per la grande Lazio!

Se la terza frazionista della staffetta 4 x 100  non parte al momento giusto,  non riceverà il testimone tra le righe del cambio,  e non potrà completare la finale alle olimpiadi.

Pensa all'importanza di essere in tempo   nelle nostre vite quotidiane.

Se hai mai perso un volo  perché sei arrivato un minuto dopo l'imbarco  conosci l'importanza di essere in tempo.

Un momento, un intervallo di tempo,  posto nella giusta posizione,  può fare la differenza nel mondo.

Paolo in Galati 4: 4 dice:

“Ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio” (Galati 4:4a)

Qui la Parola di Dio dice: " Quando il tempo era pieno,  quando non bisognava aggiungere altro,  quando il livello era riempito...  in QUEL momento preciso,   Dio ha mandato suo Figlio.  "

Un'altra versione dice:  .

"Ma, al momento stabilito, Dio mandò suo Figlio. "(PV) 

Questo rappresenta il miracolo del momento giusto.

I. Gesù è venuto al momento giusto

La Bibbia dice: "Quando il tempo arrivò al completamento, Dio mandò suo Figlio ..."  

Ma la cosa importante non era quella strana nascita in una stalla, ma che Gesù era nato.

Da quando era stata pianificata quella nascita? Fin dalla fondazione del mondo: Vi faccio solo tre esempi:

“Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno. “(Genesi 3:15)

Scritto circa 1800 anni prima del primo Natale.

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele” (Isaia 7:14)

Scritto circa 740 anni prima del primo Natale

“Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele.” (Michea 5:1a)

Scritto circa 680 anni prima:

Non solo i credenti stavano attendendo Gesù,  ma gli storici ci dicono  che il mondo romano era in grande attesa,  nel 40 AC un poeta romano, Virgilio, aveva scritto di un liberatore,  un “puer” un bambino di origine divina,  che darà vita ad un nuovo “saeclorum ordo“,  un "nuovo ordine dei secoli"... e da Gesù in poi i secoli saranno divisi in Avanti Cristo  e Dopo Cristo.

Nel mondo antico le vecchie filosofie  greca e romana venivano soppiantate da nuove religioni, e la fame spirituale era ovunque. Dio stava preparando il mondo  per l'arrivo di Suo Figlio. "

Mai come in questo periodo nel mondo era stato facile viaggiare. I romani avevano costruito strade  che collegavano città piccole e  città grandi,  Il mondo era in pace sotto il dominio romano,  e non era un rischio così grande spostarsi.

C'era finalmente una “lingua unica”  che quasi tutti conoscevano, il latino, e per questo  era facile parlare anche tra razze differenti.

Dio decide che “è il momento giusto”: Gesù nascerà in un mondo che lo aspetta, dove le persone sono alla ricerca di Dio, dove le persone possono muoversi e parlare una stessa lingua per  raccontare ad altri che Gesù è nato!

Ti suona familiare la situazione di un mondo dove le vecchie filosofie crollano? Guardati intorno: il comunismo (siate tutti uguali e sarete felici) ha fallito, il capitalismo (siate tutti ricchi e sarete felici) ha fallito, il consumismo (comperate tutto quello che desiderate e sarete felici) ha fallito... e la gente è alla ricerca di qualcosa in cui credere.

Un mondo dove è facile e sicuro spostarsi: i prezzi dei voli sono ormai simili a quelli dell'autobus, che tu ci creda o no, gli ultimi settanta anni sono stati i più pacifici che il mondo occidentale abbia mai conosciuto.

Un mondo dove le persone possono capirsi, perché ci sono due lingue largamente diffuse che quasi tutti capiscono (l'inglese e lo spagnolo).

Gesù ti mette a disposizione tutto questo... affinché tu faccia del Natale non una “adorazione pagana”, ma un mezzo con cui comunicare agli altri che lo cercano che lui è realmente venuto.

II. Gesù  provvede al momento giusto

Molte persone si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Esattamente come moltissimi ai tempi di Gesù, si limitarono a “festeggiare” il miracolo senza “accettare” il miracolo.

Gesù era venuto per cambiare le loro vite, in molti si recarono a vedere il neonato, in molti lo avranno ascoltato nei trentatré anni seguenti... ma senza alcun impatto sulle loro vite.

Gesù non è solo venuto al momento giusto; se fosse solo nato,  se fosse venuto solo a “vedere com'è essere umani”, non avremmo alcun motivo di festeggiare. Ma è venuto per provvedere al momento giusto.

 Romani 5: 6 dice:

"Mentre eravamo ancora senza forza, al momento giusto, Cristo è morto per noi peccatori.” (Romani 5:6 PV)

Quando hai bisogno di un miracolo?  Quando non hai più opzioni e risorse. Quando è finita la corda  che ti separa dal baratro. Quando la diagnosi è: malattia terminale.

Solo allora cerchi, solo allora sei in grado  di ricevere un miracolo da Dio.

La nostra malattia era terminale, la nostra corda era esaurita... ma Gesù, “al momento giusto”, è arrivato.

Quante delle persone che conosci  faranno il “minimo sindacale”?  Festeggiare il Natale senza accettare il miracolo? Festeggiare Dio che viene per provvedere alla vera malattia terminale, il peccato, senza accettare il dono, la salvezza.

Io e te siamo chiamati per primi a ricordare che Gesù  è il provvedimento di Dio; che Gesù è venuto per provvedere la salvezza, ma che la salvezza può essere festeggiata, ma prima deve essere accettata.

III. Gesù dice che ora è il momento giusto

Sembra che stiamo sempre aspettando  il momento giusto per fare qualcosa.

Aspettiamo il momento giusto per cambiare lavoro, o per cambiare casa; per comperare l'auto nuova o per dire qualcosa di importante a un nostro caro.

Il Natale ci ricorda che è il momento giusto  per accettare Cristo  come Salvatore e Signore.

Paolo in 2 Corinzi 6: 2 dice::

"Ti ho ascoltato nel tempo giusto e ti ho soccorso nel giorno della salvezza". Ecco, questo è il momento giusto! Oggi è il giorno della salvezza!" (2 Corinzi 6:2 PV)

Ora è il momento giusto  per prendere quell'impegno verso Cristo.  Gesù disse in Marco 1:15:

"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo." (Marco 1:15)

Ora è il momento giusto  per  ricevere il dono di salvezza di Dio. Se non l'hai mai fatto, questo è il momento giusto. Ma il Natale non serve solo  a testimoniare a chi non crede ancora, a chi è curioso e a chi cerca.

Il Natale, questo Natale, può servire a ciascuno di noi per ravvivare la decisione presa tanto (o poco) tempo fa.

Per riaccendere il fuoco sotto la pentola della nostra passione per Cristo. Per mettere nuove  energie nella tua chiesa. Per tornare a lavorare sulla tua famiglia e sul tuo matrimonio. Per rinnovare il tuo impegno a camminare  in stretta comunione con Cristo.

Il momento giusto di avvicinarsi al Signore è ora! Di riempire quel minuto vuoto con cui ho iniziato il messaggio con un “si, Gesù!” che può cambiare la tua vita, o rigenerare la tua fede in lui.

Hai 23.000 minuti da qui a Natale, ma non rimandare questo impegno devi farlo oggi  perché ora è il momento giusto.

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Guardare con gli occhi della fede - Saper gestire lo scoraggiamento 3° parte
Spesso siamo scoraggiati da ciò  che i nostri occhi vedono. Questo perché guardiamo il mondo e le situazioni della nostra vita con i nostri occhi umani. E invece, come credenti, dobbiamo imparare a guardarli con gli occhi della fede in Cristo.

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Siamo all'ultimo messaggio della serie sullo scoraggiamento: nei precedenti due messaggi abbiamo detto che:
è un male universale (tutti lo provano prima o poi)è un male ricorrente (non è possibile diventarne immuni)è un male contagioso (persone scoraggiate fanno scoraggiare altre persone)ed è un male subdolo (comincia così lentamente che non riconosciamo di esserlo).Il libro di di Neemia ci mostra che lo scoraggiamento arriva  principalmente per quattro cause;
la fatica,la cura è : RIPOSA!
la frustrazionela cura è: BUTTA VIA L'IMMONDIZIA SPIRITUALE!
i fallimentila cura è: NON MOLLARE DOPO UNA SCONFITTA!
e la fifa, la cura è : NON ASCOLTARE LA VOCE DI CHI TI ODIA

Abbiamo poi visto che  non dobbiamo solo curare lo scoraggiamento, ma che lo dobbiamo superare
 avvicinandoci a Diodigiuno e preghiera sono un buon metodo
ricordando chi è Diofarlo a voce alta è un buon metodo
riorganizzando la nostra vitacambiare ciò che fai, oppure trovare un modo migliore di farlo.
combattendo il pessimismonon abbandonandoci allo scoraggiamento senza lottare.

Sapete, il libro di Neemia  è uno di quei libri della Bibbia, che ci presenta un Dio “silenzioso”: in tutto il libro non c'è un solo versetto dove si dice che Dio ha apertamente parlato, a chiesto,  ha ammonito,  ha domandato  o a comandato  qualcosa a Neemia o ad altri.

Tutto sembra avvenire per volontà di Neemia... Siamo sicuri? Questo è quello che dice Neemia al capitolo 1,  quando era ancora in Babilonia, e tutto doveva ancora avere inizio:

“Ricòrdati della parola che ordinasti al tuo servo Mosè di pronunciare: ‘Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se sarete dispersi negli estremi confini del mondo, io di là vi raccoglierò e vi ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome’.” (Neemia 1:8-9)

Qualche volta siamo scoraggiati perché pare che Dio si sia dimenticato di noi. Che non si curi più delle nostre pene, che ci abbia abbandonato a noi stessi, a noi stesse, che sia silenzioso...e non voglia più parlarci...

Quello che afferma Neemia in questo versetto, attraverso un “imperativo retorico”, (“Ricordati”... come se Dio potesse dimenticare...) è che ciò che ha detto Dio quello avverrà... se...

Dio non cambia; Dio ha promesso di non abbandonarci mai se... e fra un po' vedremo quel se.

Neemia ricorda che è scritto:

“Ma di là (dalle deportazione in Babilonia) cercherai il Signore, il tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua. Nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al Signore, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce; poiché il Signore, il tuo Dio, è un Dio misericordioso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri.” (Deuteronomio 4:29-30)

Neemia ha lottato contro lo scoraggiamento, e lo ha vinto, perché si ricordava che Dio  è un dio fedele, che non cambia le sue decisioni  se.. Se tu lo cerchi  e gli obbedisci.

Nel precedente messaggio  avevamo appena accennato dell'episodio degli esploratori mandati da Mosè nella terra promessa per vedere se sarebbe stato facile entrare. Oggi lo vediamo meglio, perché ci è di aiuto nel capire che lo scoraggiamento spesso nasce  da cosa vediamo con gli occhi.

Il Signore aveva detto questo a Mosè:

“Il SIGNORE disse a Mosè... 'Vi farò entrare nel paese che giurai di dare ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Io ve lo darò in possesso; io sono il SIGNORE' "(Esodo 6:1, 8)

(Contesto: il popolo di Dio è arrivato alla Terra Promessa. Durante il viaggio Dio li ha guidati, nutriti e fatti consapevoli della sua presenza in centinaia di occasioni - Mar Rosso, manna, quaglie, tavole delle legge ecc.-. Mosè manda 12 esploratori a vedere com'è questa terra che ha dato loro il Signore.)

Al rientro degli esploratori, il 16,6% di essi (ovvero 2) dissero “se po fa”,  mentre l'83,3% (cioè 10)  dissero “nun è cosa”.

Qual'è la causa di questa maggioranza schiacciante? Che l'83% guardava il futuro con gli occhi della paura. Cosa succede quando faccio questo?

1. Amplifico gli aspetti negativi  

“Fecero il loro racconto, e dissero: "Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. PERO', il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo ANCHE VISTO dei figli di Anac. (Numeri 13:27-28)

Vedono gli aspetti positivi: scorre latte e miele,  frutta gigante. Ma vedono soprattutto gli aspetti negativi: popolo potente,  città fortificate e grandissime,  popolazione di giganti! Se guardo con gli occhi della paura,  vedrò solo gli aspetti negativi, dimenticando completamente quelli positivi che spesso sono uguali o più grandi.

2. Sviluppo una mentalità perdente

"Gli Amalechiti abitano la parte meridionale del paese; gli Ittiti, i Gebusei e gli Amorei, la regione montuosa; e i Cananei abitano presso il mare e lungo il Giordano". (Numeri 13:29)

I dieci esploratori  si mettono a fare il conto di tutte le popolazioni, se avessero avuto Google  avrebbero cercato i dati della popolazione.

Contano e ricontano... e alla fine stabiliscono: “siamo più deboli non abbiamo sufficiente forza non ce la faremo mai non proviamo nemmeno”.

Se guardo con gli occhi della paura tutto intorno diventa più alto di due metri, più pesante di cento chili, più distante di dieci chilometri.

3. Accetto la sconfitta a tavolino

“Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: "Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi".” (Numeri 13:31)

Avete presente quando una squadra di calcio non si presenta in campo? L'arbitro fischia la fine  di un incontro mai iniziato, e alla squadra che c'era  viene assegnato il 3 a 0 a tavolino.

4. Influenzo negativamente altri 

“E screditarono presso i figli d'Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura,  e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro” (Numeri 13:32-33)

Se io, che ho visto il paese con i miei occhi dico ad altri che non lo hanno visto  che non si può entrare, nessuno più penserà che si possa entrare. Facendo questo sto dicendo:
a) non penso che io sia capace, e sono depresso;
b) non penso che nessuno ne sia capace,e sono depresso;
c) neanche tu dovresti sentirti capace: sentiti depresso assieme a me!

5. Mi sento un  fallito/ una fallita

“Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte. Tutti i figli d'Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: "Fossimo pur morti nel paese d'Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto!” (Numeri 14:1-2)

Comincio a piangermi addosso,  accuso gli altri di ciò che mi accade, penso che anche le mie azioni passate  sono state un  fallimento,  o comunque errate

Sapete quale è l'origine di TUTTI questi cinque punti? È un unico punto: quando guardo con gli occhi della paura...

# Dimentico le promesse di Dio

Neemia aveva detto a Dio, (ma piuttosto a se stesso) “Ricordati che hai promesso di raccoglierci e di darci una nazione dove vivere in pace” .

E l'effetto del mio dimenticare le promesse è che comincio a fare piani da solo, per cercare di cavarmela senza Dio.

“Perché il Signore ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada? Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?» 4 E si dissero l’un l’altro: «Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!” (Numeri 14:3-4)

Siamo arrivati al capolinea della nostra fede:
c'è il terrore - "Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico." (v.3)la disobbedienza - "E si dissero l'un l'altro: "Nominiamoci un capo" (v.4a)che ci fa prendere cattive decisioni - "Torniamo in Egitto!" (v.4b)All'inizio della predicazione avevamo detto che Dio non cambia idea, mantiene le promesse, se...

Sapete,vero, cosa c'è dopo quel se? “Se ti fidi di me, se mi obbedisci, se segui le mie regole, se cerchi il mio volto ogni giorno.”

Ma se tu non ti fidi, non obbedisci, non lo segui non lo cerchi,  le conseguenze sono inevitabili:

“Tutti gli uomini che hanno visto la mia gloria e i miracoli che ho fatto in Egitto e nel deserto, quelli che mi hanno tentato già dieci volte e non hanno ubbidito alla mia voce, certo non vedranno il paese che promisi con giuramento ai loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà; (Numeri 14:22-23)

L'antitodo 

Quale è l'antidoto  che mi impedisce di guardare la realtà con gli occhi della paura?

Impara a guardare con fede!

“Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: "Saliamo subito e conquistiamo il paese, perché possiamo certamente farlo".  (Numeri 13:30 ND)

Non si sconfiggono le paure rintanandosi in un buco. Non riprenderai sonno se prima non sarai sceso a vedere cosa ha causato quel gran rumore in cucina.

Devo affrontare le mie paure e sconfiggerle muovendomi versi di loro, non lontano da loro.

Muoviti contro le tue paure. Credi di poter avere ciò che Dio ti ha promesso; Gesù stesso ha detto in Giovanni 11:40:  «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»  Smettila di nutrire le tue paure!

Come posso avere gli occhi della fede? Ci sono due passi da fare.

1. Invito Gesù in ogni stanza della mia vita

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove." (2 Corinzi 5:17)

Quali “stanze” non hai fatto ancora entrare Gesù? Quale deve essere ancora “rinnovata? La sala da pranzo,  dove nutri la tua vita con le cose che possiedi e che mangi oppure la camera da letto,  dove vivi la tua vita col tuo sposo o con la tua sposa oppure lo studio,  dove svolgi il tuo lavoro o forse il il ripostiglio quel luogo oscuro dove si nascondono tutte le cose che non vogliamo che mai nessuno veda?

Se voglio gli occhi della fede  non mi basta SAPERE che Gesù può cambiare OGNI stanza...  ma sono IO che devo aprire la porta!

2. Faccio tutto quello che Dio mi dice di fare

“Giosuè ... e Caleb.... dissero al popolo: "Il territorio percorso in lungo e in largo durante la nostra esplorazione è davvero una bella terra. È una terra dove scorre latte e miele. Basta che il Signore sia a noi favorevole: ci condurrà in essa e ce la darà in possesso. Non ribellatevi al Signore! Non dovete aver paura degli abitanti di quel territorio: li mangeremo vivi! Gli dèi che li proteggono, li hanno abbandonati; invece il Signore è con noi. Non devono farvi paura!". (Numeri 14:6-9 TILC)

Conlusione

Con quali occhi vuoi guardare l'anno che viene,  e il decennio che viene?  Con quelli della paura, o con quelli della fede?

Neemia, Caleb, Giosuè non solo ricordavano le promesse di Dio ma AGIVANO perché sapevano che Dio avrebbe mantenuto quelle promesse.

La fede è movimento;  farai quei  passi? Inviterai Gesù in OGNI stanza,   farai tutto quello che Dio ti dice di fare?

Neemia chiude il suo libro così:

“Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene!” (Neemia 14:31b)

Cosa vuoi che ricordi di te Gesù? Il tuo sguardo di paura, oppure gli occhi della tua fede in lui.

Paolo afferma:

“io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13)

Dio non dimentica le promesse. Dio non cambia. Dio usa te per il suo regno...se hai fede in quelle promesse.

Preghiamo.

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Da scoraggiati a vincitori - Saper gestire lo scoraggiamento 2° parte
Lo scoraggiamento può diventare una scuola per sapere come vincerlo e per aiutare altri a vincerlo.

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La settimana scorsa abbiamo iniziato a parlare di scoraggiamento: abbiamo visto che lo scoraggiamento; è un male universale (tutti lo provano prima o poi), è un male ricorrente (non è possibile diventarne immuni), è un male contagioso (persone scoraggiate fanno scoraggiare altre persone), ed è un male subdolo (comincia così lentamente che non riconosciamo di esserlo).

Attraverso un brano di Neemia abbiamo visto che ci sono principalmente quattro cause allo scoraggiamento: la fatica, la frustrazione i fallimenti e la fifa.

Ed abbiamo individuato quattro antidoti per ciascuno degli agenti virali  che potrebbero infettarci:


per la fatica l'antidoto è: RIPOSA!per la frustrazione è : BUTTA VIA L'IMMONDIZIA SPIRITUALE!per il fallimento è: NON MOLLARE DOLO UNA SCONFITTA!per la fifa è: NON ASCOLTARE LA VOCE DI CHI TI ODIA!

Questi erano le strategie per prevenire lo scoraggiamento prima di cadere in esso.

Ma per essere realmente efficaci nella nostra vita, non basta semplicemente “stare attenti” a non diventare scoraggiati.

Dobbiamo fare di più che semplicemente resistere; le battaglie non si vincono stando dentro una trincea, ma uscendo sul campo aperto, muovendosi contro il nemico e conquistando lo spazio che lui occupa.

COME SUPERARE LO SCORAGGIAMENTO?

Se la prevenzione non basta, c'è un antidoto allo scoraggiamento?

Cerchiamo di vedere cosa ha fatto Neemia  come saggio leader e come uomo di Dio.

Egli sapeva cosa stesse scoraggiando la sua gente; sapete perché?

Perché lui gia ci era passato! Lui era stato scoraggiato quando aveva chiesto  cosa ne fosse di Gerusalemme, e gli avevano risposto che la città era in rovina!

“Quando udii queste parole mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza.” (Neemia 1:4a)

Avrebbe potuto semplicemente cedere  allo scoraggiamento essere un Tafazzi o un Calimero (uno che si autopunisce o uno che da la colpa agli altri  per ciò che avviene nella sua vita); lui sarebbe sprofondato nella sua depressione, e  Dio avrebbe usato qualcun altro per ricostruire Gerusalemme

Ma, invece, Neemia non è né un Tafazzi né un Calimero, ma un uomo di Dio. Quali solo gli atidoti di Neemia?

1. Avvicinati a Dio

“Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo.” (Neemia 1:4b)

Già, perché digiunando e pregando Neemia sta affermando  “La mia vita non dipende da ciò che mangio o bevo, ma da quanto sono connesso al mio Signore”.

Lo abbiamo detto già la settimana scorsa, quando sono scoraggiato comincio spesso a dubitare che Dio mi stia guardando, persino che Dio esista.

L'insegnamento che ci da Neemia e che devo muovermi in senso diametralmente opposto: invece di fuggire lontano da Dio,  correre incontro a Dio. Quello che devi fare è fidarti, e affidarti a Dio, affidandogli la tua situazione,  completamente.

La prima cosa che devi fare nello scoraggiamento è:  Avvicinati a Dio  (digiuno e preghiera sono un buon metodo).

2. Ricorda chi è Dio

“E dissi: “O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e fai misericordia a quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti.” (Neemia 1:5)

In un solo versetto Neemia afferma a Dio che:


è grande (ebr: g?a?d?o?l = grande,  eccellente – per cui differente da tutti gli altri); è tremendo (ebr: ya?re?’ = che fa paura... ma solo ad alcuni, lo vedremo poi);è fedele ai patti (ebr: s?a?mar = proteggere con un recinto di spine);ama  e rispetta (ebr: h?a?sad? = amare con rispetto) coloro che lo amano e lo rispettano facendo il suo volere (per cui se obbedisci non devi avere paura).

E' interessante notare che questa frase di Neemia, in grammatica non è una “secondaria”,  ma una “principale”; finisce con un punto.

Mi spiego meglio; se i miei figli dovessero chiedermi  la macchina per una sera, e volessero “lisciarmi il pelo” per ingraziarsi la mia risposta, direbbero probabilmente così: “Oh, padre, (virgola) ottimo genitore abile commerciante e eloquente predicatore, (virgola) , concedici per questa sera l'uso della tua vettura!”

Tutto quello che sta tra le due virgole è la secondaria:  si, aggiunge qualcosa alla frase, ma in sostanza può essere omessa; la parte importante è : vogliamo la macchina... il resto è adulazione!

Neemia non sta “adulando” Dio per ottenere qualcosa, non sta dicendo: “O Signore, (virgola) Dio del cielo, Dio grande e tremendo, ecc. ecc, (virgola) fammi tornare a Gerusalemme e fammela ricostruire...”

Ma sta ricordando A SE STESSO  e ad alta voce CHI è il suo Dio e quello che fa. Neemia sta AFFERMANDO, piuttosto che adulando.

Questo è ciò dobbiamo fare noi: perché lo scoraggiamento tende a farci dimenticare CHI realmente è Dio e quanto egli è potente.

La seconda cosa che devi fare nello scoraggiamento è: Ricorda chi è Dio (farlo a voce alta è un buon metodo).

Fin qui la vita di Neemia  era semplicemente quella di schiavo, anche se con un posto importante.

Avrebbe potuto  rimanere col suo scoraggiamento, assuefarsi pian piano, “occhio non vede, cuore non duole”, pensare a mantenere il proprio posto importante a corte e basta.

Ma, invece, decide di fare una cosa precisa:

3. Riorganizza la vita

“Poi risposi al re: “Se ti sembra giusto e il tuo servo ha incontrato il tuo favore, mandami in Giudea, nella città dove sono le tombe dei miei padri, perché io la ricostruisca”. (Neemia 2:5)

Il piano è:  riorganizzare la sua vita: trasformarsi da coppiere a costruttore: non è cosa che viene facile, eh! Ma sarà il Dio a cui si è affidato  ad occuparsi di tutto.

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, una tra le cure migliori è cambiare ciò che fai;
magari non significa necessariamente  che devi licenziarti dal tuo lavoro  (potrebbe anche essere,  per Neemia è stato così).

Ma devi agire CONTRO il tuo scoraggiamento, magari abbracciando un sogno che sembra persino troppo grande... ma sai che Dio è in controllo!

Oppure trovare un modo migliore per fare quello che stai facendo.

Avevamo lasciato il popolo di Dio scoraggiato dalla fatica (siamo stanchi) dalla frustrazione (c'è troppa monnezza), dal fallimento (non riusciremo mai a completare il muro) e dalla fifa (ci vogliono ammazzare).

Neemia applica esattamente la cura  che aveva fatto guarire lui al suo popolo.

1. Avvicinati a Dio

“Ascolta, o Dio nostro, come siamo disprezzati! Fa’ che i loro oltraggi ricadano sul loro capo ed esponili al disprezzo in un paese di deportazione! Non perdonare la loro colpa, e non sia cancellato davanti a te il loro peccato; poiché hanno provocato la tua ira in presenza dei costruttori. ” (Neeemia 4:4-5)

In tutta la vicenda, Neemia capisce che Dio  e il suo intervento è la soluzione. E per questo lo chiama direttamente in causa, gli dice “agisci in mio soccorso!”

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata lo fai? Capisci che la soluzione si basa sull'intervento di Dio nella tua vita? Gli chiedi di agire in tuo soccorso?

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, la migliore cura è : Avvicinati a Dio.

2. Ricordati chi è Dio

“Dopo aver bene esaminato ogni cosa, mi alzai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: "Non li temete! Ricordatevi del Signore, grande e tremendo.” (Neemia 4:14a)

Cosa significa “ricordarsi del Signore”?  Significa ricordare che siamo suoi,  che gli apparteniamo;  che ci ricordiamo di tutto il bene avuto nel passato.

C'è un intero libro intero nella Bibbia, che è fatto di ricordi:

Il popolo è arrivato dopo quaranta anni ai confini della terra promessa, Mosè, prima di farli entrare, li mette seduti attorno a lui, e inizia a ricordare tutto quello che hanno vissuto assieme e di come Dio è stato sempre presente: è il libro di Deuteronomio.

La cura divina allo scoraggiamento  è stato da sempre fermarsi e ricordare chi è Dio  e come ha operato con potenza nella tua vita senza mai abbandonarti.

In Ebrei sta scritto:

“Perché Dio stesso ha detto: "Io non ti lascerò e non ti abbandonerò".” (Ebrei 13:5b)

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, fermati a considerare  cosa ha fatto Dio nella tua vita Tu puoi pure non averlo più chiamato,  ma lui è stato sempre lì, al tuo fianco.

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, la migliore cura è : Ricordati chi è Dio.

3. Riorganizza la tua vita

“Allora io disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance, i loro archi, nelle parti più basse del posto, dietro le mura, allo scoperto.” (Neemia 4:13)

Ciò che fece Neemia  fu quello di dare una nuova struttura,  di fare la stessa cosa, ma di farla meglio.

Tutti volevano costruire il muro, ma lui stabilì che alcuni avrebbero fatto qualcosa di differente, difendere chi costruiva.

Erano forse meno importanti quelli che stavano di guardia rispetto a quelli che mettevano pietre? Certamente no! Neemia aveva riorganizzato la loro vita affinché potessero continuare nel loro impegno, completare il loro sogno, mettere a disposizione le loro vite per il Signore.

Non abbandonare i tuoi obbiettivi; trova un nuovo approccio.  Se sei scoraggiato, se sei scoraggiata non significa necessariamente  che stai facendo delle cose sbagliate,  ma è probabile che tu lei stia facendo nel modo sbagliato.

Cosa devi riorganizzare nella tua vita affinché funzioni meglio,  porti frutto, completi il sogno?
Il tuo matrimonio  il tuo lavoro,  la tua famiglia o le tue amicizie?  L'unico modo che hai per cambiare le cose  non è ritirarti,  ma provare un nuovo approccio.

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, la migliore cura è : Riorganizza la tua vita.

Neemia ci da un ultima cura allo scoraggiamento:

4. Combatti il pessimismo

“Combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e le vostre case!” (Neemia 4:14b)

In quale altro modo puoi combattere lo scoraggiamento?  Semplicemente resistendogli!  Neemia ci sta dicendo  di non abbandonarci allo scoraggiamento senza lottare.

La Bibbia ci dice che i credenti sono nel bel mezzo di una battaglia spirituale,  combattuta da forze soprannaturali.

Ci dice anche che Satana è “l'accusatore dei fratelli”:  a lui piace vederci al tappeto.  Questo è il suo strumento principale  perché sa che un credente scoraggiato  ha un potenziale molto limitato  se non innocuo.

CONCLUSIONE

Lo scoraggiamento è una malattia che si può curare;  e mentre la curi diventi più forte, più efficace,
e i tuoi sogni possono avverarsi. Dio ha i farmaci adatti.

I grandi uomini e le grandi donne agli occhi del Signore  sono quelle che non molano, neppure quando sono affaticati  o frustrati  o falliti i o spaventati.

Ma quelli che  si avvicinano a Dio, ricordano chi è Dio, riorganizzano la propria vita e combattono il pessimismo.

Preghiamo

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Scoraggiamento? No, grazie! - Saper gestire lo scoraggiamento 1° parte
Lo scoraggiamento è il male peggiore, che non uccide il corpo, ma la voglia di vivere e di "fare". Cosa fai per lottare contro di esso? Gesù ha la ricetta per guarirne.
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Secondo voi, quale è la peggiore malattia che esista al mondo? Il cancro?  L'AIDS?  L'Alzheimer? La SLA?

Sapete, nessuna di queste è grave quanto quella di cui voglio parlarvi oggi.

E' una malattia mortale, che fa morire piano piano quanto c'è di migliore in noi;  la capacità di avere progetti per il futuro. E, tra l'altro,  è molto più frequente di tutte le altre.

Quale è? Si chiama SCORAGGIAMENTO.

E' un male universale;  ognuno di noi prima o poi lo prova.  Anche coloro che credono in Gesù... Persino Gesù nel Getsemani lo ha provato!

E' un male ricorrente;  non possiamo vaccinarci contro di esso, non si diventa immuni dopo averlo preso una volta.

E' altamente contagioso;  si attacca facilmente agli altri altre persone possono essere scoraggiate  perché tu sei scoraggiato.

E' un male subdolo,  inizia piano piano, e poi cresce fino a renderci inefficaci nelle nostre attività... tutte, non solo quelle per cui siamo scoraggiati!

Ma, c'è una buona notizia.  Lo scoraggiamento non è una malattia incurabile;  ci sono rimedi, farmaci e terapie  che possono sconfiggerlo.

Nella Bibbia c'è un libro in particolare che ci mostra non solo  come  superare lo scoraggiamento
ma anche come farne una base  su cui costruire il futuro per Cristo.

Il libro è uno dei miei favoriti, ed è quello di Neemia:

(Breve Storia del Libro: Neemia coppiere del Re di Babilonia – il sogno di ricostruire – le mura costruite fino a 1 metro e mezzo)

E' a questo punto che arriva il “male”, arriva lo scoraggiamento.

“Quelli di Giuda dicevano: "Le forze vengono meno ai portatori di pesi, e le macerie sono molte; noi non riusciremo a costruire le mura!"  I nostri avversari dicevano: "Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché non saremo piombati in mezzo a loro; allora li uccideremo, e faremo cessare i lavori". I Giudei però, che risiedevano vicino a loro, vennero dieci volte a riferirci questo, da tutti i luoghi da cui provenivano.” (Neemia 4:10-12)

COSA CI FA SCORAGGIARE?

1 ) La fatica

"Le forze vengono meno ai portatori di pesi!" (v. 10a)

I Giudei erano semplicemente “esauriti”: svuotati fisicamente, mentalmente  ed emozionalmente.

Ti ci sei mai trovato? Ti ci sei mai trovata? Attenti, perché questo tipo di sensazione di essere “vuoti dentro”  si accompagna spesso con un'altra “sensazione”:  essere“lontani da Dio”. E così smetti di pregare e di leggere la Bibbia.

Quali sono i suggerimenti che di norma ti danno gli altri credenti?

“Raddoppia le preghiere”... Buono, ma non risolutivo.
“Imponiti di leggere la Bibbia”. Utile, ma non risolve.
“Frequenta altri credenti” Saggio, ma non sempre praticabile.

Vogliamo vedere cosa suggerisce Gesù, invece?

“Ed egli disse loro: "Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco". Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare.” (Marco 6:31)

Sembra un suggerimento poco spirituale  ma è quello che da Gesù: “Riposati!” “Mettiti seduto e non fare NULLA”

Per chi, come me, è “workoholic”, dipendente dal lavoro sembra una condanna a morte... ma Gesù sa di cosa ho davvero bisogno.

Sapete quando dobbiamo stare più attenti allo scoraggiamento?  Quando siamo a metà di un progetto.

“Noi dunque ricostruimmo le mura, che furono dappertutto innalzate fino a metà altezza”. (Neemia 4:6)

All'inizio pareva una bella idea:” Dai! Ricostruiamo le mura!” Ma poi, passa un giorno, passano due, passa una settimana... arriva la noia, sembra che non si finisca mai...

Un po' come quando dipingi una stanza:  “Uffa, sono stanco ed ho finito solo la metà. E non basta, dopo che avrò finto dovrò pure pulire tutto quanto il pavimento!”

Oppure quando devi mettere in ordine le bollette e sulla scrivania: io faccio tanti diversi mucchietti sul pavimento;  uno per le bollette, uno per le lettere, uno per le predicazioni, uno per le carte di lavoro...  alla fine,  tutto il pavimento è ingombro di differenti mucchi,  sono passate due ore a fare macchietti,  ... e riammucchio tutto quanto sulla scrivania...  per un altro anno!

La prima soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Riposa! NON è essere poco spirituali,  ma è obbedire a Gesù  per poter essere efficaci per lui.

2) La frustrazione

“Le macerie sono molte.” (v. 10b)

Questa si chiama “frustrazione”.  Stanno facendo un muro nuovo, ma tutt'intorno ci sono i sassi e i calcinacci del precedente.

Su cosa si stanno concentrando? Non sul  nuovo muro che stava sorgendo,  ma sulla “monnezza” del vecchio che avevano demolito.

Capita anche a te? A me, si. Vorrei vedere tutto già fatto, magari anche faticando, ma senza dover gestire alla monnezza che produco nel frattempo

Se tu hai mai avuto la folle idea di comperare un casale da ristrutturare,  NON LO FARE! Janet ed io lo abbiamo fatto e abbiamo detto MAI PIU!!!

Quando inizi a ristrutturare non hai in mente dei camion che ci vorranno per portare via la "mondezza" in giro per un e del fatto che resterà là per anni ed anni,  (qualche volta ho pensato  che si riproducesse da sola  o che il vicino di casa stesse  scaricando anche la sua "mondezza" sul cantiere).

In mezzo a tutta questa monnezza, il sogno della casa  tende a svanire.

Nella vita accade un po' la stessa cosa;  se facciamo progetti per il futuro,  inevitabilmente produrremo immondizia ; ma possiamo imparare a riconoscerla  e a saperla trattare  per non ostacolare i nuovi progetti

Quale è l'immondizia nella tua vita?  Qualcosa che copre il progetto originario e ti impedisce di far crescere le cose realmente importanti:  la tua vita con il Signore,  il rapporto con la tua sposa o con i tuoi figli,  l' essere attivo nella chiesa mettendo a disposizione i tuoi doni?

La "mondezza" ti fa fare dei giri a largo, ti obbliga ad arrampicarti, a fare deviazioni: ti fa spendere tempo e forze inutilmente... E' chiaro che poi diventi scoraggiato, diventi scoraggiata! La seconda soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Butta via !

Quale è la tua “immondizia spirituale ingombrante”? Un vecchio peccato? Un ricordo doloroso? Un chiedere perdono a qualcuno che non hai mai chiesto? Un perdonare qualcuno che non hai mai dato? Chiama il camion!

Ebrei dice:

“Anche noi, dunque, circondati da questa grande folla di testimoni, dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci ostacola, specialmente del peccato che ostacola il nostro progresso e correre con decisione la corsa che ci è stata messa davanti. Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, principio e fine della fede.”  (Ebrei 12:1-2a PV)

E' ora di buttare via le macerie del passato per poter essere efficaci per Gesù.

3) Il fallimento

“Noi non riusciremo a costruire le mura” (v. 10c)

Vi avevo detto che lo “scoraggiamento” è un male “strisciante” che progredisce a poco a poco, fino a renderci completamente inefficienti.

I Giudei hanno cominciato con un problema “fisico” (siamo stanchi), per poi passare a un problema “psichico” (c'è troppa mondezza), e ora giungono alla conclusione (non ce la faremo mai): sono scoraggiati! “Siamo troppo stanchi! Non ce la faremo mai!  E' da pazzi provarci! Per cui, finiamola  qua”.

Come affronti i fallimenti nella tua vita?  Sei del tipo Tafazzi (il personaggio creato dal trio Aldo Giovanni e Giacomo che si autopunisca dandosi bottigliate addosso) ,  di quelli che si autopunisce in  pubblico  con celebrazioni a base di “oh povero me” “non sono proprio capace a fare nulla” “sono proprio stato stupido a pensare ce l'avrei fatta”?

Oppure sei del tipo Calimero:  “ce l'hanno tutti con me perché sono piccolo e nero”?

Sempre in Ebrei si dice ancora:

“Infatti avete bisogno di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso... Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.” (Ebrei 10: 36, 39)

La differenza tra un vincente e un perdente  è che il vincente prende la sconfitta  semplicemente come un inciampo temporaneo.

La terza soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Non mollare !

4) La fifa

“I nostri avversari dicevano: "Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché non saremo piombati in mezzo a loro; allora li uccideremo, e faremo cessare i lavori". (v. 11)

Immaginatevi la scena: una lunga fila di muratori intenta a costruire il muro, una serie di teste appostate tra i cespugli, quelle delle persone che avevano abitato quei posti  durante la deportazione a Babilonia,  e che non erano affatto contenti di vedere  che Gerusalemme tornava ad essere fortificata e protetta.

All'inizio li avevano derisi:  “che stupidaggine rifare le mura di Gerusalemme”,  poi avevano provato a scoraggiarli : “tanto non siete buoni a fare i muratori!”, adesso che le mura erano quasi completate, minacciavano:.  “se continuate il muro vi ammazziamo tutti”.

Ma perché avevano paura? Come facevano a sapere che le persone imboscate tra i cespugli volevano farli fuori? Ma perché qualcuno glielo aveva detto!

“I Giudei però, che risiedevano vicino a loro, vennero dieci volte a riferirci questo, da tutti i luoghi da cui provenivano.” (v. 12)

Altri Giudei che vivevano vicini a chi li voleva morti si erano premurati di farglielo sapere! Che carini! Che gentili! E così lo scoraggiamento sale! Prima avevano sentito qualcosa nel fisico (siamo stanchi), poi qualcosa nella mente (c'è troppa mondezza), adesso sentivano qualcosa con le orecchie (vi ammazzano tutti).

Ascoltare un pessimista ti fa diventare pessimista.  Se senti abbastanza a lungo qualcuno che dice “non si può fare”,  alla fine credi anche tu che non si può fare; noi “assorbiamo” quello che gli altri ci dicono

Chi, o cosa stai ascoltando in questo momento? Voci che ti dicono “non ce la farai”?  Che ti dicono “provaci e sei morto, sei morta”? E così hai paura  di fare il grande passo  per intraprendere un nuovo progetto, o completarne uno in corso.

Forse c'è la paura di non esserne capace,  o di non saper reggere la pressione. Forse c'è la paura perché senti che non sei perfetto, perfetta come vorresti per affrontare quel progetto.

Sappi che questa paura, non viene da Dio; infatti Paolo dice:

“Voi non avete ricevuto in dono uno spirito che vi rende schiavi o vi fa vivere di nuovo nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di Dio che ci ha fatto diventare veri e propri figli di Dio, adottati in seno alla sua famiglia, figliuoli che lo chiamano «Padre mio!»” (Romani 8:15 PV)

E tutto ciò che non viene da Dio, viene da chi è contro il popolo di Dio, così come le minacce di morte per i Giudei venivano da chi era contro i Giudei. Tutto ciò che non viene da Dio, viene da satana. Non ascoltare la voce di chi odia Dio, e perciò odia anche te!

La quarta soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Non ascoltare chi ti odia !

Lo scoraggiamento entra nella nostra vita in maniera strisciante, senza che neppure ce ne accorgiamo.

Entra attraverso il nostro fisico quando siamo stanchi,  attraverso la nostra mente quando c'è troppa immondizia spirituale in giro, attraverso il sentirsi falliti quando pensiamo di aver perso in partenza,  o attraverso le nostre orecchie quando ascoltiamo persone o situazioni negative.

E' meglio prevenire, che curare! Eccoti quattro passi per prevenire non la malattia del secolo, ma quella di ogni secolo:

1. Se sei affaticato/ affaticata...

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.” (Matteo 11:28)

RIPOSATI!

2. Se sei frustato/ frustrata...

“Getta sul Signore il tuo affanno1, ed egli ti sosterrà; #egli non permetterà mai che il giusto vacilli.” (Salmo 55:22)

BUTTA VIA L'IMMONDIZIA  SPIRITUALE!

3. Se ti senti di aver fallito...

“Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.” (Matteo 5:4)

NON MOLLARE!

4. Se hai fifa

“Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno, vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell’uomo.  Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande in cielo; perché i loro padri facevano lo stesso ai profeti.” (Luca 6:22-23)

NON ASCOLTARE CHI TI ODIA!

La prossima settimana vedremo che lo scoraggiamento può diventare la base su cui costruire la propria vita mettendola al servizio di Cristo.

Preghiamo
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