Chiesa Cristiana Evangelica della Vera Vite


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Chiesa Cristiana Evangelica della provincia di Viterbo
Autore: www.laveravite.blogspot.it
Ultimo episodio: 25/04/19 16:41
Aggiornamento: 26/04/19 7:10 (Aggiorna adesso)
La semplicità della Pasqua
Pasqua è tornare a poter parlare col Padre. Dio ha fatto si che la salvezza fosse facile: basta che credi col cuore in Gesù e lo confessi con le tue labbra. Tutto qua. Sei pronto, sei pronta?
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Anche oggi voglio iniziare con una domanda: con che cosa ascolti la musica? Radio, tv, impianto+casse, cellulare? Si stima che oltre il 45% ascolti musica attraverso lo smartphone.

Si, ma con che cosa ascoltate?Quasi il 60% la ascolta con queste... le “cuffiette”.

Un tempo la musica si ascoltava assieme: attraverso la radio,o lo stereo, e se tu volevi parlare con chi stava ascoltando bastava entrare in camera.

E ora? Oramai il fatto di stare nella stessa stanza non ti assicura di certo il fatto di essere ascoltato. Spesso mi accade di parlare per buoni dieci minuti con i miei figli o con mia moglie per poi realizzare che avevano “le cuffiette su”... per cui... ho parlato al nulla! Alcuni hanno addirittura quelle che “cancellano” il suono all'esterno... ad esempio, mia moglie!

Cosa comporta questo? Che anche se vivi assieme, a pochi metri o anche centimetri, non è scontato che comunichi con l'altro!

Vorrei fare con voi un piccolo esperimento: prenderò uno di voi, gli metterò delle cuffiette con della musica e poi proverò a parlagli. Proviamo?

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Vedete, io ho chiesto cose semplici, un bicchiere d'acqua, una penna, un pezzo di carta... ho addirittura offerto 100 Euro... ma non è arrivato nulla anche se stavo di fronte alla persona.

Cosa abbiamo imparato dall'esperimento? Che per ricevere le cose che si desiderano: non basta chiedere,  ma deve esserci qualcuno che ci ascolta

Sapete, l'invenzione delle cuffiette è antichissima, sin dalla creazione.

Noi vivevamo a casa con nostro Padre in un posto chiamato “Eden”, lui ci chiedeva di fare alcune cose, di non farne altre, e noi eseguivamo da bravi figli...

Ma poi, a un certo punto, è spuntato un serpente che ci ha regalato... un paio di “cuffiette”... così che vivessimo assieme a nostro Padre, ma senza più ascoltarlo...

Quelle cuffiette si chiamano “peccato”, e le abbiamo conservate sino ai giorni nostri.

Ogni tanto, quando abbiamo davvero bisogno, allora togliamo le cuffiette, e proviamo a “sentite” le parole del Padre... ma spesso non accettiamo i suoi comandi, vorremmo qualcosa di diverso.

 “... i figli del tuo popolo discorrono di te presso le mura e sulle porte delle case; parlano l’uno con l’altro e ognuno con il suo fratello, e dicono: “Venite, prego, ad ascoltare la parola che proviene dal Signore!” … Ecco, tu sei per loro come la canzone d’amore di uno che ha una bella voce e sa suonare bene; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica.” (Ezechiele 33:30,32)

Cosa faresti, se tu fossi padre  di un figlio che non ascolta, e anche quando ascolta,
non obbedisce?  Un figlio così, nessuno lo vuole e nessuno continua ad amarlo. Ma cone si comporta Dio?

“Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge e non seguiranno i miei decreti, se violeranno i miei statuti e non osserveranno i miei comandi, punirò con la verga la loro ribellione e con flagelli la loro colpa. Ma non annullerò il mio amore e alla mia fedeltà non verrò mai meno.” (Salmo 89:31-34 TILC)

Dio è diverso come Padre, non annulla il suo amore, e rimane federe al suo compito di Padre; chiude la porta della sua stanza... e attende.

La porta era rappresentata dalla cortina  che separava il luogo Santissimo,  dove era conservata l'Arca con le tavole dei Comandamenti dove una sola persona, una volta all'anno,  poteva entrare,  e sperare che il sacrificio fosse gradito...  altrimenti....

Ma Dio non voleva restare dietro la cortina, non voleva che la porta della sua stanza rimanesse chiusa per i suoi figli.

Ma il vero problema... erano le “cuffiette”.. Egli voleva aprire la porta, ma avere dei figli che lo ascoltassero; ascoltassero Lui, e non le parole del nemico.

Dio aveva un progetto:

“Io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo. Nessuno istruirà più il suo compagno o il proprio fratello, dicendo: 'Conoscete il Signore!', poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande,- dice il Signore. - Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato”. (Geremia 31:33-34)

Non so chi di voi è padre o madre,  ma per me la gioia più grande  quando arrivavo a casa con i miei figli piccoli, era quella di sentire la voce  di parlare con loro... e lo è ancora!

Amo quando ridiamo assieme,  quando facciamo le cose assieme,  come vedere un film, o un video...

Mi piaceva  quando erano piccoli quando  chiedevano  cose che potevo fare per loro,  perché sapevo che lo avrei visti sorridere...

Avete fatto caso ai verbi che ho usato? Sentire, parlare, ridere, chiedere.

C'è una sola parola che definisce tutto questo nella Bibbia: pregare!

Dio bramava di sentire la nostra voce di parlare con noi, di ridere e scherzare con noi, e di darci le cose buone che gli chiediamo...  Ma tutto questo era impossibile...  l'unico che avrebbe potuto farlo, sarebbe stato un figlio obbediente, che non avesse mai messo le cuffiette, che avrebbe sempre ascoltato il Padre

E' per questo che è dovuto scendere Gesù, per togliere il “rumore” del peccato  che ci isolava dal Padre.

Nel suo ultimo discorso con i discepoli  (nei capitolo da 14 a 17 di Giovanni),  Gesù dice per 6 volte che parlava al Padre per loro,  ma che, da lì a poco,  loro stessi avrebbero potuto farlo direttamente:

“Allora potrete pregare nel mio nome e non ci sarà bisogno che sia io a chiedere al Padre per voi, perché lui stesso vi vuol bene, perché voi avete voluto bene a me e avete creduto che provengo dal Padre.” (Giovanni 16:26.27 PV)

Come sarebbe avvenuto tutto questo?  Come avrebbe tolto Gesù il rumore assordante del peccato dalle nostre orecchie?

Vorrei vedere assieme un video:

                                                   

Con quale cuore sei venuto, sei venuta qui oggi? Con il cuore  riconoscente di un figlio o di una figlia  che sa di poter parlare di nuovo faccia a faccia  con il proprio Creatore  grazie alla potenza del sangue che Gesù  ha versato sulla croce? Oppure  con un cuore dubbioso  che sia mai possibile parlare in modo diretto a Dio?

Con un cuore pronto a crescere  ascoltando la voce del Padre,  o con un cuore riluttante  che non crede di essere ben accetto  a un  Padre lontano e distaccato?

Con un cuore gioioso di chi ha capito  che la salvezza è a portata di mano, o con un cuore deluso,
perché ti saresti aspettato  “qualcosa un po' meno semplice, un po' più complesso” dei riti speciali,  un pellegrinaggio,  la salita di una scala in ginocchio.

Mi spiace, se ti ho deluso:  la salvezza è tutta qui, in un figlio che si rende obbediente al tuo posto  per sfilarti le cuffiette che usi ogni giorno quelle col rumore del peccato che ti isola dal Padre. Un padre che ti ama,  perché tu ami suo figlio.

La salvezza è semplice, tornare a parlare con Dio, essere suo figlio o sua figlia accettata ed amata è semplice:

“Se con le tue labbra dici agli altri che Gesù è il tuo Signore, e credi nel tuo cuore che Dio l'ha risuscitato dalla morte, sarai salvato.” (Romani 10:9)

La Pasqua è tutta in quel “se”;  in quelle due azioni che Dio ti chiede di fare oggi: una la devi fare con le tue labbra,  una col tuo cuore.

Una con la parte razionale di te,  una con la parte emotiva di te. Se credi che Gesù è realmente venuto per farti udire di nuovo la voce del Padre, se credi che è risorto dai morti per cancellare il rumore del tuo peccato, tra poco ti chiederò di dirlo: di girarti verso il tuo vicino, o la tua vicina,
e dirgli: Gesù è il Signore della tua vita.

Forse forse lo hai già fatto in passato; è un buon promemoria di chi sei  e di dove stai nel mondo.

Ma se non lo hai mai fatto ti prego, non uscire da questa stanza  senza averlo fatto.

“Ai piedi della croce io starò, contemplando la grandezza del tuo amore”...Metti la tua vita ai piedi della croce, e ricevi la grazia che ti salva.

Preghiamo.

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(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Testimoniare Cristo oltre la "terra di nessuno"
Dove vivi la tua vita di credente?  Vivi la tua battaglia quotidiana testimoniando Gesù agli altri, oppure nella "terra di nessuno", dove non c'è guerra, ma neppure testimonianza per Cristo?
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Come ogni settimana  voglio iniziare con una domanda: chi è che sa che cosa sia la “terra di nessuno”?

Anche se non la conoscete, posso assicuravi che, come credenti passiamo gran parte del nostro tempo nella “terra di nessuno”.

Vi spiego: la “terra di nessuno” è un termine militare. Nelle battaglie campali,  quando due eserciti si affrontano in campo aperto, c'è uno spazio che non appartiene né ad un esercito né all'altro esercito.

In questo spazio non accade nulla, e spesso è utilizzato dalla Croce Rossa  o da altri per andare a recuperare i feriti... Non succede nulla... fino a quando uno dei due non decide di attaccare.

Vi starete chiedendo:  “Cosa c'entra la terra di nessuno con me? Io non vivo in un posto dove c'è la guerra!”

Beh, sei proprio sicuro? Chissà perché, allora,  Paolo scrive questo agli Efesini:

“Prendete le armi che Dio vi dà, per poter resistere contro le manovre del diavolo. Infatti noi non dobbiamo lottare contro creature umane, ma contro spiriti maligni del mondo invisibile, contro autorità e potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso. Prendete allora le armi che Dio vi dà, per combattere, nel giorno della lotta, le forze del male e per saper resistere fino alla fine. (Efesini 6:11-13 TILC)

Paolo descrive una battaglia, tutte le armi e le armi da usare: Ma c'è un arma che ripete tre volte e che aggiunge, dobbiamo usare “sempre” “in ogni occasione”, e “senza stancarci” di usarla:

“Pregate sempre: chiedete a Dio il suo aiuto in ogni occasione e in tutti i modi, guidati dallo Spirito Santo. Perciò state svegli e non stancatevi mai di pregare per tutto il popolo di Dio e anche per me.” (Efesini 6:18-19 TILC)

Nella “terra di nessuno ” non servono le armi... Perché è un posto dove io credo in Gesù, evito anche di peccare... e basta.

Sapete, per satana, i credenti, noi, siamo un “male necessario”: lui è in lotta con Dio,  qualche volta Dio ne guadagna qualcuno, altre volte è satana a guadagnarne qualcuno... ma alla fine si tratta di “percentuali”,  non di “battaglie” perse o vinte.

Sei nella “terra di nessuno” quando non fai NIENTE per satana... ma neppure per Dio!  E satana dice: “OK!l'infezione” è circoscritta!”

Ma se tu cominci  a parlare agli altri di Dio,   a pregare,  ad intercedere... allora la cosa si fa seria,  l'infezione rischia di diffondersi.

Questa si chiama “battaglia spirituale”.

Gesù conosce bene satana,  e oltre a chiamarlo “nemico”, “l'accusatore dei fratelli”,  lo chiama anche “ladro”:

“Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10:10 PV)

Nella nostra società abbiamo imparato a “evitare” di chiamare le cose col loro nome, a “addolcire”,  smussare,  diluire.

Per cui un omicida in psicologia diventa una persona ammalata con tendenze omicide. Uno che va a prostitute  diventa un soggetto affetto da  erotomania. Non è più un uomo che agisce, non è più la persona che uccide, ma la sua “tendenza”: e questo giustifica l'accaduto. Non è colpa sua, ma della sua malattia.

Trasformiamo tutto in concetti astratti, filosofie, nascondendo invece  che ci sono persone realmente malvagie.

Gesù,  invece dice “no no, satana è una persona, è un ladro, e per vincere un ladro non ci vuole una filosofia, ci vuole un'altra persona, io, Gesù, il Cristo”.

Guardate la struttura della frase:

satana: RUBARE - AMMAZZARE - DISTRUGGERE
Gesù:  AVERE - VITA - ABBONDANZA


C'è una battaglia,  e non è un “modo di dire”,  è una guerra reale non tra bene e male, come categorie filosofiche, ma tra reali persone che fanno il male (rubano ammazzano, distruggono) e quelle che fanno il bene .

I quartieri generali sono lontano da qui, nel modo spirituale, ma il cui campo di battaglia è qui, sulla terra...dove siamo io, e te!

Se non ne sei convito, basta che apri qualsiasi sito di news online... vogliamo provarci?

Come combatte il nemico? Principalmente in tre modi:

a) Cercando di farsi vedere il meno possibile dal mondo  (“io non esisto”)b) Cercando di tenere i credenti nella “terra di nessuno” (“io non sono pericoloso”)
e, solo quando i credenti diventano VERAMENTE PERICOLOSI

c) cercando di distruggere le loro vite. (“io sono più forte di Dio”)
Se guardate qualsiasi film di James Bond,  questo è il metodo che usa la “SPECTRE”

Sei spaventato? Sei spaventata? Non ce n'è ragione! Perché? Perché Dio ha organizzato con Gesù il più grande piano di recupero prigionieri  sia mai stato ideato.

“Infatti, il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e salvare quelli che erano perduti". (Luca 19:10 PV)

Come fa  Gesù per “recuperare” quelli perduti?

“Gesù, il Figlio di Dio, è venuto proprio per distruggere le opere del diavolo.” (1 Giovanni 3:8 TILC)

Perché satana non ha soldati, ma prigionieri  e alcuni li ha messi a lavorare per lui.

Gesù ti ama fino a morire per te, satana ti odia fino a volerti veder morire per lui!

Pietro ne parla  a un ufficiale romano di nome Cornelio:

“Senz'altro saprai che Gesù di Nazareth fu unto da Dio con lo Spirito Santo e con potenza, e che andava in giro facendo del bene e guarendo tutti quelli che erano in potere del diavolo, perché Dio era con lui.” (Atti 10:38 PV)

Quale è il potere del diavolo? E'  dire :”Drogati, e ti sentirai meglio!". “Tradisci tua moglie e ti sentirai appagato!". “Opprimi  il tuo popolo e sarai potente!”.

Ma è anche sussurrare: “tu non vali niente”;“non troverai nessuno che ti ama”; “non uscirai mai dalla tua povertà”; “non potrai mai uscire dalla tua dipendenza”.

Gesù prendeva questo potere di satana  e lo girava a 180 gradi, liberando dalla schiavitù di una malattia,  di una dipendenza,  della fame e della povertà.

Tu potresti dirmi,  “Va bene, Marco, ma quello succedeva quando c'era Gesù.  Ora Lui è tornato dal Padre, io non posso fare tutto questo.”.

E' lì, che satana ti vuole... perché sei innocuo, perché sei innocua...

Sei credente, hai il potere di Cristo... ma vivi nella “terra di nessuno”.

"In tutta sincerità, vi dico che chi crede in me farà le stesse opere che faccio io, anzi ne farà di più grandi ancora.” (Giovanni 14:12 PV)

Gesù ha detto; “tutti quelli che sono pastori... anziani... diaconesse... missionari...” Non dice così... dice “chi crede”...

Se hai creduto in Gesù, TU farai le sue stesse opere... ma solo se decidi di andare in battaglia,
non di vivere nella “terra di nessuno.

Pietro continua così il colloquio col centurione in Atti:

“[Gesù] … ci ha comandato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è colui che è stato da Dio costituito giudice dei vivi e dei morti” (Atti 10:42)

Pietro stava parlando ad un centurione; a un soldato che era abituato al gergo militare, e che sapeva benissimo che un comando di un capo va rispettato... e che se non lo rispetti vai incontro al tribunale marziale, ovvero al plotone di esecuzione...e alla morte.

Non è un suggerimento; è' un comandamento:  quando noi annunciamo  e testimoniamo che Gesù è giudice,  stiamo distruggendo le fortezze del nemico.

Come fare?

Come vado in battaglia?  Quali armi mi porto dietro?  E soprattutto, da dove comincio?

“Io tornerò al Padre; e qualsiasi cosa chiederete nel mio nome, io la farò, affinché il Padre sia glorificato in me.” (Giovanni 14:13 PV)

Chiedere a Dio: noi lo chiamiamo in un altro modo: pregare!

Quando preghi esci dalla “terra di nessuno”,e vai all'attacco delle fortezze del maligno,e se non c'è chi prega non c'è battaglia, non c'è salvezza, non ci sono vite cambiate.

Vi ricordate come comincia la “preghiera perfetta”quella che ci ha lasciato Gesù:“Quando pregate dite:  Padre nostro “: abbiamo un padre che ci ama.

E vi ricordate come termina? "Ma liberaci dal maligno": abbiamo  il diavolo che ci odia.

Ma nel bel mezzo c'è la chiave di come possiamo sconfiggerlo: "Sia fatta la tua volontà ":  Quale è la volontà del Padre?

“Questa è la volontà di mio Padre: che chi conosce il Figlio e crede in lui abbia vita eterna.” (Giovanni 6:40 PV)

Se tu fai parte dell'esercito di Gesù non puoi rimanere nella “terra di nessuno”: se hai pregato “sia fatta la tua volontà”  almeno una volta nella tua vita hai anche pregato (anche se non lo hai capito) “Signore, mandami a farti conoscere dagli altri nel mondo”.

In questi quaranta giorni noi siamo stati uno “squadrone d'attacco” pregando tutti assieme per la nostra sfida per i nostri amici, per la nostra città per la chiesa nel mondo.

Invece di chiamarla 40 Giorni nella Preghiera,  avevo pensato di chiamarla “40 Giorni di guerra totale”.

Ha capito che sei in guerra, vero? Per cui, non stupirti se verrai attaccato o attaccata! Ti è capitato di pensare ” non è poi così importante pregare tutti i giorni”? Ti è capitato di pensare  “tanto la mia preghiera non è così efficace”? Ti è mai capitato di pensare: “tanto ci sono altri che pregheranno oggi”?

Questa è la maniera di attaccare di satana: satana è un “kamikaze”: non vincerà la guerra (lui l'ha già persa) ma cerca di fare il maggior danno possibile  al suo nemico.

Ripeto, satana ha realmente poche armi contro i figli di Dio, se tu decidi di scacciarlo lontano da te.

“Stupita, la gente si chiedeva: "In che consiste la potenza delle sue parole? Ha tanta autorità, che comanda i demoni, ed essi escono!" (Luca 4:26)

Tu hai autorità non solo di scacciare satana,  ma di fare quello che Gesù faceva, liberare dagli spiriti,  guarire dalle malattie, toccare  le vite degli altri, cambiare le vite degli altri.

Come uscire dalla terra di nessuno?

1. Scegli di ricevere autorità

“Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.” (Giovanni 15:5)

Ammetti che non puoi lottare da solo contro il diavolo

Puoi provare con l'autodisciplina, puoi provare con la forza di volontà.  Non funzionano!

2. Scegli di essere protetto

“Ma Dio è fedele; egli vi renderà forti e vi proteggerà dagli attacchi del diavolo.” (2 Tessalonicesi 3:3 PV)

Chiedi la protezione del Padre.

Pregare è pericoloso,  solo se cerchiamo di farlo con le nostre forze. e non siamo protetti perché stiamo facendo qualcosa che distrugge le fortezze del maligno.

3. Scegli di scendere in battaglia

“Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato” (1 Timoteo 6:12a)

Dio si vuole servire di te per distruggere le fortezze del nemico. Sii costante nella preghiera e osserva come egli risponde ad essa.

4. Scegli di obbedire

"Sii pronto anche tu a soffrire per il vangelo, perché Dio te ne darà la forza." (2 Timoteo 1:8b PV)

Sii pronto ad obbedire al Signore nella tua vita anche se comporta impegno, qualche sofferenza (piccola o grande), ma che rimane “una momentanea leggera afflizione”  diceva Paolo 2 Corinzi 4:17

Non tornare indietro alle vecchie abitudini non tornare nella “terra di nessuno”.

Questa è una battaglia  che non devi affrontare da solo, o da sola, hai bisogno della tua chiesa, e hai bisogno di un piccolo gruppo  per supportati a vicenda.

Hai bisogno di essere in un “team” nella vita cristiana i “lupi solitari finiscono sempre sbranati. Fino a quando dovrai andare in battaglia? Semplicemente, sino alla prossima.

Dopo ogni battaglia vinta sii pronto,  sii pronta alla prossima.

E ricorda, fai parte dell'esercito  che ha già sconfitto satana...

Preghiamo
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Intercedere per avvicinarli Padre
Sei pronto, sei pronta ad essere un ponte tra il Trono della Grazia di Dio e coloro che non lo conoscono? Dio ti chiama ad "intercedere"!
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Anche oggi voglio iniziare con una domanda: perché preghiamo? Se Dio conosce ogni cosa, se sa di cosa ho bisogno ancor prima che glie lo chieda... perché devo chiedere? Non potrebbe fare tutto da solo?

Sapete, uno dei miei più grandi difetti è credere che alcune cose sono fatte bene solo se le faccio io.

Per alcune cose sono un bravo insegnante... o almeno così dicono. Per altre sono pessimo... perché non ho pazienza di spiegare, e quando anche lo spiego...  beh, faccio prima a farlo da solo che risparmio tempo e viene meglio!

E così, la persona a cui dovrei insegnare quella certa cosa, non capisce niente, è frustrata perché non lo saprà mai fare e probabilmente non mi chiederà mai più di fargli vedere come si fa qualcosa.

Dio è un insegnante migliore di  me! Dio sa fare tutto meglio di me, e di te... ma vuole comunque che partecipiamo  a quello che fa nelle nostre vite perché vuole che noi siamo coinvolti in ciò che lui fa.

Quando preghiamo diveniamo in un certo senso “collaboratori” di Dio nelle sue azioni; non lo dico io, ma Paolo:

“Noi siamo infatti collaboratori di Dio,” (1 Corinzi 3:9a)

Un'altra domanda:  Per cosa ci chiede di pregare Dio?  Ci chiede pregare solo per le nostre necessità? Certamente! Abbiamo visto le scorse volte che Gesù ci chiede di portare al Padre OGNI nostra necessità, OGNI nostra richiesta.

Ma devo chiedere solo per me? Perché, io so quello che mi serve, ma non so quello che serve agli altri.

Ma Dio mi chiede anche di pregare per gli altri:

“Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini.” (1 Timoteo 2:1)

Tu potresti dirmi  “OK. Marco, so che devo pregare per i miei fratelli e le mie sorelle in Cristo, non è una novità”. Io ti rispondo: Paolo non dice di pregare per i tuoi fratelli  e le tue sorelle... ma per TUTTI! Il che include anche chi non fa la volontà di Dio, ma anzi fa l'esatto contrario.

Perché dovrei pregare per “tutti”? Pregare per i figli e le figlie di Dio, va bene, ma pregare per chi uccide i figli di Dio, per chi ruba, per chi stupra... eh, quello no, eh! “Signore, posso pregare solo per quello buoni?”

Paolo usa una parola abbastanza “fuori moda” in questo versetto: “intercessioni”. Chi sa cosa significa?

C'è un libro nella Bibbia, quello del profeta Ezechiele dove Dio cerca specificatamente persone  che “intercedano” per il suo popolo. “Per quelli buoni, vero, Marco?” Eh, no. Non proprio per quelli buoni.

Contesto: Ezechiele abita  in Giuda inizia a parlare prima dell'esilio a Babilonia e continuerà durante l'esilio. Nel capitolo 22 siamo vicino alla distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor,  a cui seguirà la deportazione a Babilonia.

Come era il popolo di Dio in quel periodo? Come erano, ad esempio, i politici?

“Come i leoni ruggenti sbranano la preda, così i loro capi uccidono, s'impadroniscono di ricchezze e tesori, rendono vedove molte donne.”(Ezechiele 22:25 TILC)

Beh, almeno i sacerdoti, il clero sarà meglio:

“I loro sacerdoti violano le mie leggi, profanano i luoghi consacrati a me, confondono il sacro con il profano. Non insegnano la differenza tra puro e impuro e si rifiutano di rispettare il giorno del sabato. In conclusione non hanno nessun rispetto per me.” (Ezechiele 22:26 TILC)

E i profeti?  Quelli che dovevano insegnare  al popolo e ai sacerdoti la Parola di Dio? Almeno loro si salvano?

“I loro profeti coprono tutti questi delitti con una mano di calce, quando pretendono di avere visioni e predicono menzogne. Sostengono di parlare a nome di Dio, il Signore, ma io, il Signore, non ho parlato a loro.” (Ezechiele 22:28 TILC)

C'era all'epoca un “sodalizio”  tra politici, sacerdoti e insegnanti per ottenere il massimo utile personale.

Ma almeno nel popolo ci saranno persone oneste!

“Gli abitanti commettono violenze, rubano, opprimono i poveri e i deboli, maltrattano i forestieri contro ogni diritto” (Ezechiele 22:29 TILC)

Tutti erano corrotti,  politici, sacerdoti,  profeti,  e popolo...

Te la sentiresti di pregare per persone così? Io, sinceramente, no! Io pregherei piuttosto perché Dio li fulmini all'istante!

Ma Dio  stava cercando persone che pregassero appositamente per loro, che “intercedessero”  come dice Paolo.

“Ho cercato in mezzo a loro qualcuno che potesse costruire un muro di difesa, che potesse stare sulle brecce delle mura, per difendere il paese e per impedirmi di distruggerlo, ma non l'ho trovato.” (Ezechiele 22:30 TILC)

Dio stava cercando qualcuno che si arrampicasse sulle macerie di quella generazione,  avesse il coraggio di guardare negli occhi il proprio Signore.

Qualcuno che fosse un ponte  tra Dio e quella generazione corrotta... ma non c'era nessuno!

Dio dice: “di persone cosi, non ne ho trovate”... ma, un attimo, da chi lo fa dire?

Da Ezechiele! Lo fa dire da ALMENO UNO BUONO RIMASTO! Significa che persone cosi, persone che possano intercedere, persone che possano colmare lo spazio vuoto tra Dio e l'uomo CI SONO in ogni generazione... ma devono farsi avanti.

Devono avere il coraggio  di assumersi la propria responsabilità davanti a Dio, di rispondere alla sua chiamata, e di essere l'Ezechiele della loro generazione... e credimi, Ezechiele non era molto amato  e non aveva una vita facile in Giuda all'epoca!

A cosa ti ha fatto pensare  la descrizione di Giuda prima della deportazione  (politici, clero, insegnanti e popolo corrotti)? Se ti è suonata familiare con l'Italia, allora dovrebbe farti riflettere  sul fatto che Dio sta cercando qualcuno che stia sulle brecce qua in Italia; la chiamata di Dio non è solo per i pastori, gli anziani, i diaconi e le diaconesse... è per tutti... e anche per te.

Ma cosa significa “stare sulle brecce”? E' un gergo militare che gli israeliti conoscevano bene.

La parola originale per “breccia”  è “perets”  che significa “buco”, “spazio vuoto”, “interruzione” (in Italia è famosa la “breccia di Porta Pia” a Roma, il “buco” da cui entrarono le truppe per liberare Roma dal Papato).

Significa che quando il nemico  fa un buco nella fortificazione per entrare tu ci stai letteralmente sopra, per controllare che nessuno entri e che nessuno si avvicini senza sapere il pericolo di incontrare un nemico.

Ma in questo caso il buco era stato fatto da dentro,  l'aveva fatto il popolo, aveva distrutto l'alleanza con Dio, erano loro stessi a distruggere le protezioni  che Dio gli aveva fornito.

Questa è la nostra natura umana: Dio provvede tutto  perché noi possiamo vivere in pace, vita, cibo, protezione... ma noi “buchiamo il muro” col peccato.

Dio è santo,  vede il male,  e deve punire il male.

Ma allo stesso tempo è pieno di amore,  e cerca qualcuno che stia su quel buco che si chiama peccato e che dica a chi ci avvicina  “Attento! Stai alla larga da qua” .

Stare sulla breccia, stare nello spazio vuoto, per impedire, o tentare di impedire che altri si “infilino” nel buco del peccato, tutto questo si chiama “intercessione”.

Sapete però... c'è un problema, almeno in italiano con questa parola. Questa è definizione del vocabolario Garzanti:

”Intervento presso Dio, da parte di Cristo, della Madonna, dei Santi, a favore di una persona vivente o defunta”

In Italia, chi intercede,  secondo il Garzanti è (in ordine di apparizione): Gesù, la Madonna, i Santi...  (attenzione alla lettera maiuscola... sta parlando dei Santi del calendario) Sono loro che intercedono...  noi possiamo fare a meno,  siamo “sgravati” dall'obbligo...

Sul primo che intercede siamo tutti d'accordo; 1 Giovanni 2:1 dice che   “ noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.” (1 Gv 2:1)  ma Dio non cerca madonne e Santi con la lettera maiuscola (quelli del calendario) ma cerca donne e “santi” con la lettera minuscola persone “normali”  ma “distinte, separate, messe da una parte (è questo il significato di “santo”) per intercedere.

Cerca persone che stiano in mezzo,  stiano nel “buco” provocato dal peccato che presentino a Dio le richieste  che altri non sanno  o non vogliono chiedere.

Colui che intercede  è come se allungasse quanto può le proprie braccia  e mettesse una mano sul Trono di Dio,  e l'altra  sulla spalla delle persone,  per colmare la distanza.

Chi intercede sta in mezzo  tra l'infinito amore di Dio  e il peccato... non è una posizione comoda!

Ezechiele non era comodo... ma intercedeva per il suo popolo. Abraamo non era comodo, ma intercedeva per il suo popolo. Mosè non era comodo, ma intercedeva per il suo popolo.

Cosa brami di più, stare comodo, stare comoda, o vedere le persone accettare Cristo  nel tuo posto di lavoro, nella tua scuola, nella tua città... nella tua nazione?

Per un lungo tempo io non ho mai interceduto, non ho mai pregato per per colmare lo spazio vuoto... pregavo “per gli affari miei”, per la mia famiglia,  il mio lavoro,  i miei amici più stretti,  ma ci credevo che quelle preghiere p potessero cambiare realmente il coro della storia?

Pensavo : ”Dio sa di cosa hanno bisogno, gli altri, può agire senza il mio suggerimento”.

Poi ho VISTO il potere della preghiera in azione nella mia vita... durante il viaggio in Zimbabwe.

Ogni cosa accadeva dopo che persone  che io non conoscevo e che non conoscevano me avevano INTERCEDUTO!

E io non riuscivo a credere  che le preghiere di persane che neppure conoscevo potevano modificare  la mia storia, i miei eventi!

Sii onesto, sii onesta:  ci credi per davvero che le TUE preghiere  possano cambiare il corso degli avvenimenti  per le persone per cui stai pregando?

Dio non cerca uno o una “perfetta”, ma cerca uno o una “disponibile” ad intercedere.

Se Dio avesse trovato altri Ezechiele, altre persone disponibili ad intercedere, è possibile che Giuda non avrebbe mai visto Babilonia.

Ti ripeto: tieni più alla tua comodità o a vedere Cristo regnare sulla tua nazione?

Dio sta cercando anche oggi chi stia sulle brecce, chi stia sul buco chi interceda per l'Italia e per gli italiani.

Ed ha te, come sua sentinella... ma se tu non lo fai... Dio (dice in Ezechiele) non potrà benedire.

Ciò non significa che vedrai sempre i risultati: alcune volte lo riceverai come premio  (come è accaduto a noi in Zimbabwe),  altre volte pregherai per giorni, mesi, anni,  senza che sembri accadere nulla..

Dio è comunque al lavoro,  e non è detto che il lavoro sia lungo  quanto la tua vita terrena

E' possibile che tu semini attraverso l'intercessione ed altri raccoglieranno a tempo debito. Non sta a te decidere: se tu hai fede e pazienza di intercedere  senza aspettare di vedere il risultato, Gesù si servirà di te per opere  che tu nemmeno puoi immaginare.

Pensa a chi stava ascoltando Gesù quando diceva queste parole:

“Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola” (Giovanni 17:20 PV)

Pensi che gli Apostoli  abbiano compreso in quel momento cosa sarebbe successo nel mondo anche attraverso la loro intercessione?

Noi siamo il frutto di coloro che hanno interceduto con fede senza aspettarsi di vedere e rinunciando ad una vita “più comoda”.

Ti ripeto le domande che ti ho fatto all'inizio: a cosa serve pregare e per cosa dovrei pregare? Serve a chiedere a Dio ciò di cui hai bisogno, ma serve anche a riempire lo spazio vuoto tra l'amore di Dio e il peccato del mondo. Serve anche per intercedere per coloro che sono distanti da Dio.

Dio cerca chi stia sulla breccia, Dio cerca chi stia sul buco nel muro  creato dal peccato, e colmi lo spazio tra Dio e chi non lo conosce.

Paolo dice che tu sei il “collaboratore di Dio” che sei lo strumento che Dio ha deciso di usare  per per colmare la distanza,  per stare nello spazio,  per mettere una mano sul trono di Dio  e l'altra sulla spalla di uomini e donne  che Dio vuole lo accettino, per portare benedizione,  piuttosto che giudizio.

Come fare? 

Come posso essere un ponte per gli amici per cui prego? Come posso “intercedere” per loro?

1. Prega che Dio li avvicini a Gesù

Gesù ha detto questo:

"È per questo che ho detto che nessuno può venire da me, se non gli viene dato dal Padre". (Giovanni 6:65 PV)

2. Prega che possano comprendere il messaggio di Gesù

C'è differenza tra “ho capito”  è “ADESSO ho capito”!  Il maligno proverà in tutte le maniere  a stoppare, annacquare,  corrompere la parola di Dio.

“Tieni lontana da me la via della menzogna e, nella tua grazia, fammi comprendere la tua legge.” (Salmo 119:29)

Prega che sia Dio sia mosso dalla tua fede nel pregare  e che sia Lui a proteggerla  e a dare ai tuoi amici una capacità di capire speciale.

3. Prega che i loro occhi siano aperti per vedere Dio

Anche qui, la nostra battaglia è contro il Nemico: Paolo dice così:

“[Satana,] il dio di questo mondo corrotto li ha resi ciechi, incapaci di vedere la gloriosa luce del vangelo che splende su di loro, incapaci di comprendere il meraviglioso messaggio della gloria di Cristo, immagine di Dio. (2 Corinzi 4:4 PV)

Prega che Dio gli faccia vedere chiaramente che gli dia nuovi occhi spirituali e nuove orecchi per ascoltare la Sua voce.

Conclusione

Vorrei che ti alzi,  stendi le braccia,  tocca le spalle del tuo vicino.

Tu sei questo. Tu puoi essere questo: un ponte tra il Trono della grazia di Dio e coloro che non lo conoscono per  riempire lo spazio vuoto  tra il trono di Dio e i tuoi amici.

Preghiamo.

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A chi preghi, tra Padre, Figlio e Spirito?
Dio è Padre... ma anche Figlio... e Spirito Santo. E' sufficiente rivolgersi ad uno dei tre? e, se si, a quale dei tre? Gesù stesso ci fornisce la risposta. 

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Vorrei iniziare con una domanda: “Quando preghi, a chi preghi?”

(… a Dio... a Gesù... allo Spirito Santo...?)

Nutro un profondo amore per voi,e so che nessuno preghi alla Madonna del Monte, a San Flaviano, a Santa Margherita o ad altro.

Tu mi puoi rispondere: “Marco, io prego a Dio!” Io ti chiedo ancora: chi è Dio?

Tu mi dici allora: “Dio è il Padre!” Ma Dio è anche il Figlio da Lui mandato, Gesù.  Ma Dio è anche lo Spirito Santo, mandato da Gesù

Quale è il tuo “audience la mattina (o la sera?) Alle tue preghiere è presente Gesù,  o lo Spirito Santo,  o il Padre?

Un pastore raccontava che da bambino  pensava che i tre fossero presenti alle sue preghiere,  seduti davanti a lui: lo Spirito Santo  prendeva appunti,  poi si girava verso Dio e Gesù, e chiedeva “Chi di voi due vuole rispondere a questa?”

Ci hai mai pensato? Forse i tre fanno turni di otto ore ciascuno? Oppure lo Spirito Santo copre le cose facili (il mal di gola) Gesù le cose difficili (la broncopolmonite) e Dio quelle difficilissime (il tumore)?

Tu potresti,  a ragione, dirmi: “Ma Marco, è davvero importante sapere a quale dei tre prego? Che differenza fa? Io prego Dio... poi chi si occupa di prendere le mie preghiere non è affar mio!”

Tendenzialmente potrei dirti: hai ragione! Se non che,  Gesù ha dato delle istruzioni molto chiare in merito. E se una cosa è importante per Gesù, allora è importante  per me che voglio seguire Gesù.

A Gesù in Luca 11:1 viene chiesto dai discepoli: “Gesù, insegnaci a pregare!”. (Luca 11:1)

Come di pregava PRIMA di Gesù? Più o meno, si pregava così:

“Ed Eliseo pregò e disse: «Signore, ti prego, aprigli gli occhi, perché veda!»” (2 Re 6:17)

“Il re Sedechia mandò Ieucal, figlio di Selemia, e Sofonia, figlio di Maaseia, il sacerdote, dal profeta Geremia per dirgli: «Prega per noi il Signore, nostro Dio».” (Geremia 37:3)

“Ezechia pregò il Signore, dicendo:«Signore degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sopra i cherubini! Tu solo sei il Dio di tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.” Isaia 37: 15-16)

Per prima cosa: non si poteva usare il nome di Dio. Nella Torah, ovvero i primi cinque libri della Bibbia (il Pentateuco) il nome dei Dio veniva scritto così:



Siccome in ebraico le vocali non si scrivono,  ma si scrivono solo le consonanti, qua abbiamo quattro consonanti: Y, H, W, e H; la  pronuncia in ebraico (con le vocali aggiunte) dovrebbe essere più o meno“Yahweh”

Nessun ebreo  avrebbe mai osato leggere ad alta voce quel nome: era troppo santo per essere persino pronunciato e così, i sacerdoti, quando arrivavano a Yahwe, dicevano invece “Adonai” che si traduce “Signore".

Eravamo rimasti con Gesù a cui era stato chiesto: “Insegnaci a pregare”: 

“Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.” (Matteo 6:9)

“Voi dunque pregate così: “Adonai nostro che sei nei cieli...”  Scusate ho sbagliato: “Yhawe nostro che sei nei cieli...”

1. Gesù ti chiede di pregare il PADRE

Gesù non dice né Adonai-Signore, e neppure Yahwe (lui sarebbe stato autorizzato... l'unico che lo era all'epoca!) ma dice: “Padre nostro”  … ma che tipo di padre?

Già, perché, in realtà  Gesù non ha detto “padre” che si dice “avi” in ebraico, ma “abbà”, come faceva di solito quando pregava.

“Diceva: «Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi».” (Marco 14:36)

“Avi” si traduce con “padre”, “abbà” si traduce con “babbo”, “papà”!

Non so se riesco a farvi rendere conto a pieno della cosa devastante che Gesù stava facendo: stava spazzando via  quattromila anni di storia ebraica e di insegnamento dei sacerdoti che ti dicevano che solo pensare il nome di Dio era peccato... e lui ti diceva  “chiamalo “babbo”!

E' come se ti venisse detto: “Se incontri la Regina Elisabetta d'Inghilterra non la chiamare “Sua Altezza Reale, ma chiamala nonna Betta”.

Gesù nel Getzemani,  ha gridato “babbo mio, salvami da questa ora!”

Ora dice a noi di chiamare “suo padre”  “babbo”. Ora dice a me e te di avere un rapporto intimo così come il suo con Dio!

Questo cambia completamente  la mia posizione di preghiera.

Perché una cosa è pregare un “PADRE” un “benefattore onnipotente”,  ma lontano e distaccato, e anche con un caratteraccio.

Altra cosa è pregare un babbo, un papà da cui puoi correre quando l'hai fatta grossa e ti serve aiuto, o quando hai paura del buio.

Abbà. E' la stessa parola che usa Paolo

“E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!» ” (Romani 8:15)

Abbà è la stessa parola che usano i bambini  ebrei da piccoli la prima volta che dicono “papà”: “abbà”.

Sentite il racconto della scrittrice Joyce Huggett:   

"Due bambini mediorientali mi hanno aiutato a capire perché Gesù incoraggi a pregare in questo modo. Uno di questi era seduto sulle ginocchia del padre in un autobus affollato. 
Era tardi e il bambino appariva comprensibilmente molto stanco. Dopo qualche chilometro di viaggio, lui cercò lo sguardo del padre e, accarezzandogli amorevolmente la barba, sussurrò molte volte la parola "abbà!"; quindi poggiò la testa sulla spalla del padre addormentandosi profondamente. Mentre il figlio dormiva, il padre lo guardava pieno d'amore.
L'altro era un bimbetto che vidi in una piscina. Le sorelle più grandi lo aiutavano mentre entrava in acqua, ma la sua espressione stava chiaramente a significare: "Non so se debba ridere o piangere!" Quindi apparve un uomo; " Abbà! Abbà!" chiamò il bimbo. Il padre del bambino si diresse verso di lui; nuotarono assieme divertendosi molto. La paura se b'era andata; egli ora non mostrava segni di voler piangere, ma solo grandi sorrisi. Il suo "abbà" era lì e lui era felice.
Pensai allora:"Questo è il tipo di amore e di fede che Gesù vuole che noi abbiamo per il nostro Padre Celeste". (Joyce Huggett: La preghiera)                             

Gesù ci chiede di pregare il padre  come lo pregherebbe un bambino, con la medesima purezza  e con la medesima fiducia  che ha un bambino di tre anni.

“Allora devo pregare il “babbo”, vero Marco? E' questo che ho capito”

Si, ma poi che ne fai degli altri due della Trinità, Figlio e Spirito Santo? Mica te li puoi dimenticare!

Vi ricordate di quello che abbiamo detto spesso del “tempio” di Dio,   dove solo il sommo sacerdote poteva entrare?

Per poter entrare doveva fare tutta una serie di rituali,  purificazioni, preghiere, abluzioni, (significa lavarsi) perché Dio non può stare in presenza del peccato (e nemmeno della puzza!). Se non faceva tutto questo in un modo giusto,  Dio lo fulminava, tanto è vero che il Sommo Sacerdote indossava un campanello ad un piede e una corda all'atro, così che da fuori si sentisse se stava ancora camminando dentro e, in caso contrario (perché Dio lo aveva fulminato) gli altri potessero tirarlo fuori senza dover entrare tirando la corda.

La volta scorsa abbiamo detto che Dio per colmarci di gioia aveva bisogno di essere presente in noi, attraverso lo Spirito Santo, ma anche di un “tempio”... e chi era il tempio? Noi, io e te.

Chi ha reso possibile questo? Gesù, tramite cui la separazione tra Dio è l'uomo  è stata rimossa.

“Così, fratelli, ora abbiamo piena libertà di entrare nella presenza di Dio per mezzo del sangue di Gesù, una via nuova e vivente che il Signore ha aperto per noi attraverso la cortina, cioè il suo corpo” (Ebrei 10:19.20 PV)

E' per questo che, quando preghi il tuo “babbo Dio”, lo puoi pregare solo attraverso il Figlio Gesù.

2. Gesù mi chiede di pregare attraverso il Figlio

Non devi più fare rituali, abluzioni, incensi, non devi avere più intermediari, non devi più attendere un giorno preciso dell'anno, non rischi più di essere fulminato...

Ma una cosa la devi fare: aver creduto che Gesù ha pagato per il tuo peccato col suo sangue  per renderti di nuovo puro e darti l'accesso di nuovo al Padre

“Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno può venire al Padre, se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6 PV)

Come fare? Rivolgiti anche a lui quando preghi, ringraziandolo di ciò che ha fatto, chiedendo, come abbiamo detto la scorsa settimana nel suo nome.

“In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà.” (Giovanni 16:23)

“E dello Spirito Santo, che ne vogliamo fare, Marco? Mi pare brutto lasciaro fuori!”

Gesù non ci ha chiesto di pregare lo Spirito Santo: allora perché ci sono persone come Paolo o Giuda (un fratello di Gesù) che mi chiedono di pregare “nello Spirito”?

Vi ricordate cosa ha detto Gesù ai discepoli la sera prima di essere arrestato?

“... ma quando il Padre manderà al mio posto il Consolatore, egli v'insegnerà ogni cosa e vi farà ricordare tutto ciò che vi ho detto. ” (Giovanni 14:26 PV)

Spesso... anzi sempre, quando prego, mi trovo nella stessa situazione  dei discepoli di Luca 11  che non sapevano cosa pregare e avevano chiesto a Gesù :”insegnaci a pregare”.

Gesù lo sapeva, Gesù lo sa come sono fatto, come siamo fatti. Sa che abbiamo bisogno di qualcuno che:

a) ci consoli
b) ci insegni ogni cosa     e
c) ci faccia ricordare tutto ciò che ha detto.

E' questa la funzione dello Spirito Santo nella preghiera.

3. Gesù mi fornisce l'aiuto dello Spirito Santo per pregare

Persino il grande Paolo sapeva bene di non saper pregare  senza l'aiuto dello Spirito Santo:

"Nello stesso modo, anche lo Spirito Santo ci aiuta giorno per giorno nei nostri problemi e nelle nostre preghiere. Perché, in realtà, noi non sappiamo neppure per che cosa pregare, né pregare nel modo giusto, ma lo Spirito Santo prega per noi con tale sentimento, che non si può esprimere a parole. " (Romani 8:26 PV)

E' come quando dovevate chiedere qualcosa  a vostro padre, o a vostra madre, qualcosa che vi stava tremendamente a cuore,  ma avevate paura di un “NO!”

Non era facile, vero? Chiedere non ci viene naturale, pregare non ci viene naturale. Non ci credi?
Pensa alla prima volta che hai pregato in pubblico. Pensa a come ti senti all'idea di farlo, se non lo hai mai fatto!

Gesù lo sa,  ed è per questo che ha provveduto  qualcuno che ci aiutasse in questo. Paolo dice:

“State sempre in preghiera, chiedete a Dio il suo aiuto in ogni occasione, lasciandovi guidare e assistere dallo Spirito Santo.” (Efesini 6:18 PV)

Dio è il Padre amorevole a cui possiamo raccontare tutto,  che ha provveduto attraverso Gesù la via sicura per raggiungerlo e parlargli,  ma che ha anche messo a disposizione lo Spirito Santo per aiutarci a parlagli in preghiera.

Quando preghi per i quattro temi di questa campagna, la tua sfida, i tuoi tre amici, la tua città la chiesa perseguitata nel mondo,  non cercare di pregare con la tua intelligenza, prega prima lo Spirito Santo, sii onesto, sii onesta, e confessa  “Spirito, io non so che cosa pregare, aiutami tu”, e vedrai che lo Spirito sarà lì, pronto ad aiutarti,  e a suggerirvi cosa o come pregare.

Conclusione

Quando preghi, ricordati che stai pregando il tuo “abbà”  il tuo babbo, il tuo papà, non un Dio distante, che puoi essere sicuro che ti ascolta perché Gesù ha aperto la cortina che ti divideva da lui e che ti ha lasciato lo Spirito Santo per aiutarti a pregarlo

Paolo dice questo:

“E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»  Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio.” (Romani 8:15-16)

Sei stato adottato, sei stata adottata  nella famiglia di Gesù?

Se la risposta è  si, ricordati di pregare il Babbo,attraverso suo Figlio facendoti aiutare dallo Spirito Santo.

Se la risposta è no, oggi è il momento di accettare l'adozione: farai felice il tuo Babbo, avrai a fianco suo Figlio, attraverso lo Spirito

Preghiamo...
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Dove troverai la gioia?
Dove trovi  la gioia nella tua vita? In ciò che hai o da chi sei? In ciò che ti accade, o da ciò che ti è accaduto, quando hai creduto in Gesù?

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Hai mai pensato al vero significato della parola “gioia”?

Cerchiamo di definirla: lo Zingarelli descrive la gioia così:

“1. sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo; allegria, letizia, felicità: gioia grande, profonda, immensa; lacrime di gioia |saltare per la gioia, essere pazzo di gioia, essere fuori di sé dalla gioia, essere contentissimo, felicissimo
2. persona, fatto o cosa che è causa di felicità, fonte di soddisfazione o di consolazione: una bambina che è la gioia della famiglia; le gioie della vita.”

Per cui la gioia può essere  sia un sentimento sia persona, sia una azione.

Che cosa, o chi ti fa provare gioia? E' prodotta da qualcosa (un bel voto di tuo figlio a scuola
la macchina nuova, la vittoria della Lazio nel derby) oppure da qualcuno?

Vorrei leggere assieme un versetto di Isaia: è Dio che parla attraverso il profeta, e dice così:

“Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli.” (Isaia 56 :6-7 TILC)

In questo versetto troviamo l'origine della gioia per chi era come me e come te, “straniero” lontano da Cristo, peccatore.

Dove troverà la gioia, secondo Dio  chi prima era straniero ed ora fa parte della sua famiglia amandolo e facendo il suo volere?

Dio fa dire ad Isaia che essi  saranno colmi di gioia attraverso un luogo (il monte e la casa) attraverso la sua presenza (il mio monte - la mia casa...un luogo dove tu abiti) e attraverso un'azione (la preghiera).

Dio faceva parlare così Isaia, perché questo è quello che conosceva Isaia; Isaia parla di una “casa di preghiera” in origine era una tenda nel deserto poi diverrà un tempio a Gerusalemme.

Era il posto dove Dio  aveva deciso di incontrarsi con gli uomini.

Per essere alla presenza di Dio,  per sperimentare la sua gioia,  era necessario andare nel tempio.

Poi, è arrivato Gesù, la cortina del tempio è stata strappata,  non abbiamo più bisogno di un monte,
(vi ricordate cosa disse alla samaritana al pozzo in Giovanni 4:19-24?)... … e ora... che ne è stato del monte e del tempio?

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?(1 Corinzi 3:16)

Vi ricordate quello che ho detto poco fa, vero? Che Dio ha promesso di “colmarci di gioia” attraverso un luogo  (e il tempio siamo noi... io e te) attraverso la sua presenza (e lo Spirito di Dio abita in te e in me) … ora manca solo un'azione... Pregare!

In che modo ci colmerà di gioia?

Una domanda che spesso mi viene fatta  è questa:  “Come posso avere gioia  quando le mie preghiere non ricevono risposta,  oppure quando la risposta è no,  o quando ho perso un caro,  o sono ammalato,  disperato o depresso?”

Voglio farti una domanda io: in questo preciso momento, sei felice? Si? No? Voglio risponderti io. No! Non sono felice! Dall'inizio dell'anno  ho visto otto funerali di amici, parenti, conoscenti ho una persona nella mia famiglia con un cancro allo stadio terminale sono in qualche modo parte di due processi ingiusti  per cose che non sono mai state commesse... Sono felice? NO!

Voglio farti un'altra domanda: c'è gioia nella tua vita? Si? No? Voglio risponderti io. Si! Nonostante tutto sono nella gioia. Sono nella gioia a motivo di questo versetto:

“Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore.  Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:9-11)

La mia gioia nasce non da cosa mi succede, ma da chi sono.

La felicità dipende da ciò che mi accade, la gioia da cosa mi è accaduto; sono stato amato da Gesù.

La felicità dipende dal mondo e dal tempo, la gioia dipende da Dio ed è fuori dal tempo. E Dio mi ha detto che mi colmerà di gioia attraverso la preghiera.

Come? Ci sono in generale 4 modi  in cui posso pregare e ricevere gioia:

1. La mia gioia nasce dal lodare Dio

“Mandate grida di gioia al Signore, abitanti di tutta la terra! Servite il Signore con letizia, presentatevi gioiosi a lui!  Riconoscete che il Signore è Dio; è lui che ci ha fatti, e noi siamo suoi; siamo suo popolo e gregge di cui egli ha cura.” (Salmo 100: 1-3)

Il sentiero che porta alla gioia  comincia con lodare Dio.

La lode è una risposta a chi Dio è,  è riconoscere la sua natura,  e spesso comincia con le parole :”Dio tu sei...” l'enfasi è su Dio.

La lode è sempre l'inizio di un rapporto d'amore Pensate a quando vi siete innamorati: la vostra gioia di avere a fianco la persona amata variava se c'era il sole o se era nuvoloso? No. L'importante era che lei, o lui c'era!  E glie lo dicevate! “Ti amo! Sei stupenda! Non posso stare senza te! Lodavate il motivo della vostra gioia.

Dio lo sa! Dio sa che la lode, il riconoscere chi lui è,  aumenta la gioia

Se non stai sperimentando gioia nella tua vita,  è probabile che stai pensando troppo a te stesso  e poco a chi è Dio.

2. La mia gioia nasce dal ringraziare Dio

Se la lode è la risposta a chi Dio è, il ringraziamento è la risposta a quello che Dio fa, è riconoscere che lui è presente nella nostra vita  ed interviene in essa.  Inizia sempre con la frase “Grazie Dio per...” L'enfasi è su di noi,  e su quello che Dio ha fatto per noi.

C'è uno studio scientifico che afferma  che le persone sono tanto più felici  quanto più hanno un atteggiamento di gratitudine  verso coloro che li hanno aiutati... e vivono anche più a lungo!

Paolo senza aver studiato psicologia lo sapeva, e dice:

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento.” (Colossesi 2:7)

Per cosa vuoi ringraziare Dio?  Fai ora un elenco mentale,  e proseguilo a casa, ma ti avverto: prendi un quaderno, perché non basterà un solo foglio per elencare tutte le cose per cui vuoi ringraziarlo!

3. La mia gioia nasce dal confessare a Dio i miei peccati

C'è un altro studio scientifico  che dimostra come le persone che nascondono segreti a lungo  siano più soggette a depressione... e vivono anche di meno!

Anche Davide, senza aver fatto un solo esame di psicologia, lo sapeva:

“Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti. Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato... Fammi di nuovo udire canti di gioia e di letizia, ed esulteranno quelle ossa che hai spezzate...Rendimi la gioia della tua salvezza, e uno spirito volenteroso mi sostenga”. (Salmo 51: 1-2, 8, 12)

Però, tu potresti dirmi:  “Marco, scusa, come posso avere gioia  quando confesso a Dio che ho disobbedito?

Sapete quando Davide ha scritto questo salmo?  Se aprite le bibbie,  vedrete che qualcuno ha aggiunto un titolo questo

“Salmo di Davide, quando il profeta Natan venne da lui, dopo che Davide era stato da Bat-Sceba.” 

Dio sa che non ci può essere gioia senza perdono.

E per questo che doveva venire Gesù, per riportare la gioia, attraverso il perdono della croce:

“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:9-11)

Ci fa piacere ammettere di aver sbagliato? No! Ma la confessione è come un cioccolatino  che è stato ricoperto di sale:  all'inizio fa schifo,  ma se abbiamo la costanza di non sputarlo riceveremo in premio il dolce del cioccolato.

C'è qualcosa che devi confessare a Dio? Un peccato?, Un dubbio? Una paura? Prima ti libererai di esso, prima tornerai ad avere gioia nella tua vita.

4. La mia gioia nasce dal chiedere a Dio

Gesù conosce bene come è fatto Dio e conosce bene come siamo fatti noi, e sa che Dio gioisce  quando andiamo da lui per chiedere. E, per farci stare ancora più sicuri, ci dice che possiamo usare il suo “passi”,  la sua “raccomandazione”

“ Quando verrà quel giorno, non occorrerà più che vi rivolgiate a me per chiedere qualcosa. Potrete domandarla nel nome mio direttamente al Padre, ed egli vi darà quello che chiederete.  Finora non avete mai chiesto nulla nel mio nome. Chiedete ed otterrete, così la vostra gioia sarà completa.” (Giovanni 16:23-24 PV)

E' come se la gioia di Dio di vedere un figlio, una figlia che gli chiede qualcosa sia così grande da traboccare e inondare chi la chiede.

Gesù dice: “Chiedete e otterrete” per cui c'è gioia sì, nel ricevere, ma anche nel chiedere!

Tu potresti dirmi: “Marco, io chiedo... ma non arriva niente! Com'è 'sta cosa?” 

Non c'è una risposta unica: alcune volte può essere  un “non è buono per te”, o un “non adesso”, o un “non quello che è buono, ma quell'altro che è meglio”

Ma pensa una cosa: tu stai chiedendo “nel nome di Gesù”: l'ha detto lui:  "Potrete domandarla nel nome mio direttamente” :  E questa è una bella sfida. Perché significa pregare le cose  che anche Gesù pregherebbe. Significa chiedere le cose  che anche Gesù chiederebbe al Padre!

Hai mai riflettuto, quando chiedi a Dio: “Ma Gesù, lo chiederebbe questo?”

Poi, ci sono altre volte che chiedi cose che sembra ovvio che Gesù chiederebbe: un lavoro dopo dieci anni di disoccupazione, un marito che torni ad amarti, un figlio che diventi credente, una sorella che guarisca dal cancro... e non accade!

Paolo dice:

“Anche quelli che sono morti in Cristo sono dunque periti.  Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.  Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti.” (1 Corinzi 15:18-21)

Attenzione: Paolo non dice  che non dobbiamo sperare NULLA da questa vita, ma che non dobbiamo sperare SOLTANTO per questa vita.

Viviamo in un mondo caduto, accade un po' di bene, ma accade anche il male  nonostante la fede... anche chi ha fede si ammala e muore.

Ma ricordate che la felicità  dipende da ciò che mi accade, e la malattia, le disgrazie, la morte  non mi rendono felice.

Ma la gioia dipende da cosa mi è accaduto; e che cosa è accaduto? Che Cristo è risuscitato dai morti, dice Paolo! Che Gesù ha vinto la morte per darci una nuova vita  eterna, senza più male, e assieme a lui!

Conclusione

Per essere il tempio della preghiera  debbo sperimentare la gioia della preghiera.

E la preghiera è un atto di gioia che nasce


dal lodare Dio,dal ringraziare Dio,dal confessare a Dio,e dal chiedere a Dio.
Se sperimenteremo questo nella nostra preghiera,  Dio ci ha promesso  che abiterà assieme a noi.

“Tu mi hai messo in cuore più gioia di quella che essi provano quando il loro grano e il loro mosto abbondano. In pace mi coricherò e in pace dormirò, perché tu solo, o Signore, mi fai abitare al sicuro.” (Salmo 4:7-8)

Preghiamo.

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Quale chiesa stai seguendo?
Stai seguendo la chiesa che vuole offrire a Dio il meglio di ciò che hai, oppure quella che pensa di offrire ciò che più ti fa comodo?
Mario Forieri, attraverso Genesi 4,  ci mostra che tutte le chiese mai esistite al mondo procedono da ciò che è accaduto all'inizio del mondo, dove l'uomo ha deciso o di seguire ciò che è gradito a Dio, oppure ciò che è gradito a se stesso.
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"Or Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino, e disse: «Ho acquistato un uomo, dall'Eterno». Poi partorì ancora Abele, suo fratello. E Abele divenne pastore di greggi; mentre Caino divenne lavoratore della terra. Col passare del tempo, avvenne che Caino fece un'offerta di frutti della terra all'Eterno; or Abele offerse anch'egli dei primogeniti del suo gregge e il loro grasso. E l'Eterno riguardò Abele e la sua offerta, ma non riguardò Caino e la sua offerta. Così Caino ne fu molto irritato, e il suo viso ne fu abbattuto. Allora l'Eterno disse a Caino: «Perché sei tu irritato e perché è il tuo volto abbattuto? Se fai bene non sarai tu accettato? Ma se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta e i suoi desideri sono volti a te; ma tu lo devi dominare». E Caino parlò con suo fratello Abele; quando furono nei campi, Caino si levò contro suo fratello Abele e lo uccise. " (Genesi 4:1-8 ND)
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Le virtu?, ovvero l'abitudine al bene
Cosa sono le virtù cristiane? Sono, semplicemente, l'abitudine al bene.

Spesso quando pensiamo alle virtù, come il coraggio, la giustizia, pensiamo a cose "grandi", legate alle storie di battaglie o eventi storici; Marvin Oxenham, invece, ci insegna che  la Bibbia è piena di storie che appaiono piccole, ma che ci insegnalo che le virtù cristiane hanno valore soprattutto quando vengono vissute nella vita di tutti i giorni.

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Quale Gesù stai seguendo?
Il mondo moderno ha creato almeno tre differenti Gesù, a seconda delle proprie esigenze personali.

C'è il "Gesù-santone", un leader spirituale assieme a tanti altri, con la sua tunica lunga che serve ad ispirare, a dare buoni consigli... Ma uno vale l'altro: Gesù, Buddha o Ghandi, sono sullo stesso piano.

C'è poi il "Gesù-rivoluzionario", un guerrigliero della liberazione dei popoli alla Che-Guevara o Simon Bolivar, che ci spinge a entrare nella vita politica e a sovvertirla.

Oppure c'è il "Gesù-Babbo Natale", che, alla fine, premierà tutti quanti allo stesso modo.

Ma qual'è il vero Gesù? Mario Forieri, attraverso la prima lettera ai Corinzi, ci mostra che il vero Gesù è più semplice e più puro, ed è quello venuto a soffrire e morire per salvare solo quelli che credono in lui e in lui solo.

E tu, quale Gesù stai seguendo?

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"Vorrei che sopportaste da parte mia un po’ di follia! Ma sì, già mi state sopportando! Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo per presentarvi come una casta vergine a Cristo.  Ma temo che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così le vostre menti vengano corrotte e sviate dalla semplicità {e dalla purezza} nei riguardi di Cristo.  Infatti, se uno viene a predicarvi un altro Gesù, diverso da quello che abbiamo predicato noi, o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un vangelo diverso da quello che avete accettato, voi lo sopportate volentieri." (2 Corinzi 11:1-4)


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Una fede che affronti i vicoli ciechi
Cosa fai quando la vita ti mette davanti un vicolo cieco? Te la prendi con te stesso, oppure con Dio... o attendi che Dio trasformi quel vicolo cieco in una resurrezione?
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Chi conosce questo cartello stradale?




 E' quello che indica un “vicolo cieco”, ovvero una via che, se tu la prendi, poi ti tocca fare retromarcia perché non porta da nessuna parte.

Il suo nome indica  che è un posto dove non vedi: non vedi la strada dove dovevi andare, non vedi soluzione al tuo percorso.

Cosa accade quando prendi  un “vicolo cieco” con la tua auto? Perdi tempo, ti arrabbi, te la prendi con te stesso  o forse con il navigatore.

Il vicolo cieco in sostanza ti impone di “ricominciare daccapo” di cercare un'altra strada, di riconsiderare il passato.

Cosa accade quando incontri un “vicolo cieco” nella tua vita di credente? Quando la mappa che leggi (la Bibbia) quando il navigatore che ascolti (Dio) sembrano averti portato in un posto senza uscita?

Hai mai sperimentato  dei "vicoli cechi" nella tua vita di credente?  Personalmente, si!  A più riprese, e anche in occasioni  in cui avevo chiaramente obbedito  a quanto Dio mi stava comandando di fare!

Alcuni li sto sperimentando tutt'ora...  Allora, cosa fare?  Ho forse letto male la Bibbia/ mappa? Ho forse "sentito male" le istruzioni del Padre/ navigatore?  Ho sbagliato strada?  Era tutta una mia "illusione"?

Vorrei brevemente commentare un paio di versetti della lettera di Paolo ai Corinzi.

Quando la ricerca del tuo sogno  passa da difficile a impossibile,  quando la situazione sembra senza speranza -  congratulazioni!  Sei in buona compagnia!

Anche Paolo ha sperimentato vicoli ciechi  nella sua vita di credente:

"Abbiamo dovuto sopportare sofferenze grandissime, addirittura al di là delle nostre forze, tanto da disperare persino di sopravvivere. Anzi, ci consideravamo già condannati a morte, per non confidare in noi stessi, ma in colui che resuscita i morti.. " (2 Corinzi 1:8 b-9 PV)

Paolo indica tre tipo di vicolo cieco  con un crescente tipo di difficoltà: ci sono vicolo ciechi grandissimi, ci sono vicoli ciechi al di là delle nostre forze ci sono vicoli ciechi che mettono a rischio la nostra stessa vita.

Quale è la reazione a questi vicoli ciechi? La reazione di Paolo è del tutto umana:  “ci consideravamo già condannati a morte.” (v. 8).

Ti sei mai trovato lì, ti sei mai trovata lì, in una situazione dove pensi che la morte sarà la fine logica del vicolo cieco?

Forse non la morte fisica  (per Paolo era anche quello, per molti credenti nel mondo lo è ancora), ma la morte di un sogno, di un matrimonio, di una amicizia di una attività commerciale, di una carriera, di una chiesa...

Ma, a questo punto del vicolo cieco, il Paolo  si ricorda che c'è qualcuno che può affrontarlo, vincerlo,  e farlo diventare un'autostrada: “per non confidare in noi stessi, ma in colui che resuscita i morti.” (v. 9). 

La morte non è un vicolo cieco, è IL vicolo cieco di ciascun essere umano.

Se Dio può trasformare IL vicolo cieco della vita dell'uomo, se può far risuscitare fisicamente i morti,  e dargli una nuova vita che sia eterna, allora egli può anche risuscitare persone  che sono morte emotivamente.  Può risuscitare un matrimonio morto,  come pure una carriera lavorativa morta.  Egli può risuscitare  persino da un problema di salute.

Se Dio può risuscitare i morti,  egli può fare qualsiasi cosa.

Ad Abraamo, Dio disse:  "Voglio che tu diventi il ??padre di una nazione",  ma poi Abramo dovette attendere  fino all'età di 99 anni  prima di avere il suo primo figlio.

La Bibbia mostra che per Abraamo  la situazione andò da difficile a impossibile.  Immaginate Abraamo, ultranovantenne,  guardare il suo fisico allo specchio e dire:  "Impossibile!"  Poi guardare la moglie sterile Sara e dire:  "Assolutamente impossibile!" .

Ma Sara  rimase incinta,  ed entrambi risero di gioia per questo.  Quando il bambino nacque,  lo chiamarono appunto Isacco,  che significa "ridere"; non so se stessero ridendo per la nascita di un figlio, oppure se stessero ridendo per il dono di Dio. Ma forse stavano ridendo di se stessi, di aver dubitato che Dio potesse essere davvero capace di fare ciò che aveva promesso, anche contro qualsiasi logica e contro la biologia umana.

Dio lascia spesso che i problemi  diventino impossibili.  I discepoli decisero di seguire Gesù  pensando che fosse il Messia,  ma poi videro Gesù appeso sulla croce...

Era questo un vicolo cieco per i discepoli?  Per tre giorni sembrò così,  ma poi Gesù uscì dalla tomba...

Quando affronti un vicolo cieco,  ti puoi chiedere:  "Cosa sta succedendo, Dio?  Mi sono perso qualcosa della tua volontà?  Non è questo il tuo piano?  Ho perso la tua visione? "

Ricordati che i vicoli ciechi  fanno parte del piano di Dio per te.

Qual è la migliore risposta ad un vicolo cieco?  Paolo la ha trovata e ce la indica:

"È lui che ci ha liberati da quel pericolo mortale, e ci libererà ancora. Sì, sono sicuro che continuerà a farlo. "(2 Corinzi 1:10 PV). 

Paolo afferma che Dio non solo è capace di liberarci dal vicolo cieco che stiamo affrontando, ma che continuerà a farlo, vicolo cieco dopo vicolo cieco, sfidando la nostra fede ad affidarsi a lui, “per non confidare in noi stessi, ma in colui che resuscita i morti.” (v. 9).

Ti è mai capitato  di perdere di vista il piano di Dio,  perché hai pensato che ti aveva abbandonato  (quando i problemi sembravano impossibili)?

Chiedi a Dio di aiutarti  a costruire la tua fiducia su di lui  e sulla sua promessa di liberazione.

Preghiamo.
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Una fede che sappia attendere
Quale sarà il premio alla mia fede? E quando lo otterrò? Avere fede è attendere che il piano di Dio sia completo perché possa darci il premio nell'ultimo capitolo della storia.
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Sino ad ora abbiamo visto tutti gli aspetti in un certo senso “meno facili” da accettare della fede la fede non è pensare  ma fare, è vedere ciò che Dio ci rivela  non quello che vediamo realmente, è non pensare con la logica umana  ma accettare la logica di Dio, è essere pronti a pagare un prezzo, piccolo o grande,  ma sempre un prezzo per avere fede.

Tu potresti dirmi: “Che fatica avere fede, Marco! E poi, a pro di che? Perché io vedo alcuni che hanno poca fede, o anche niente fede, e ottengono, prosperano, vivono e altri che hanno molta fede  e non ottengono, stentano, muoiono!".

Chi ha scritto Ebrei, si è posto anche lui questa domanda. Sapeva di scrivere una lettera dura a persone che erano spaventate da quello che sarebbe potuto accadere loro per essere passati dall'ebraismo al cristianesimo.

Tuttavia non vuole illuderli presentandogli un Dio-ombrello che farà scivolare sopra la loro vita il male, né un Dio-sponsor che li raccomanderà per avere tutto ciò che desiderano.

Quello che presenta loro è un Dio-croce, che ha mandato Cristo a morire per renderli degni  di stare davanti al Padre che li giustifica davanti a Dio, e che li premierà.

Chi ha fede otterrà  sempre un premio

La fede ha sempre un premio... Si, ma quando lo riceveremo questo premio?

Vi ricordate? Il capitolo era iniziato con queste parole:

“Che cos'è la fede? È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono.” (Ebrei 11:1 BDG)

Aveva in pratica diviso la nostra vita in due: “certezza” e “speranza” “fiducia” e “cose che non si vedono”.

Lo scrittore di Ebrei ci dice che ci sono due mondi: quello delle cose che vediamo, il mondo reale dove noi ci muoviamo, e quello delle cose che non vediamo, il mondo spirituale dove si muove Dio.

Dove avremo questo premio, allora? In quale dei due mondi? In quello reale o in quello spirituale?

Lo scrittore di Ebrei dice che inizia citando cinque personaggi famosi che hanno ricevuto un premio qua:

Abele: “Dio attestò di gradire le sue offerte” (Ebrei 11:4)
Enoc “fu rapito perché non vedesse la morte” (Ebrei 11: 5)
Noè  “un’arca per la salvezza della sua famiglia” (Ebrei 11: 7)
Abraamo: “soggiornò nella terra promessa.” (Ebrei 11:9)
Sara “”ricevette forza di concepire” (Ebrei 11: 11)

Ma, a questo punto della lettera, lo scrittore si ferma: capisce che le persone potrebbero credere  in un Dio-ombrello o in un  Dio-sponsor che ci premia qua...

Ma quando non accade? Quando non ricevi il premio di Sara, che partorisce Isacco quando è vecchia?

Quando non vedi il  Mar Rosso  che si apre davanti ai tuoi piedi? Quando le mura di Gerico non crollano  dopo aver gridato?

Quando hai fede, e preghi, e il tuo sposo, tuo figlio, tua sorella  non guariscono dal tumore? Cosa significa tutto questo? Che Dio non è in controllo, o peggio, che è un Dio che non mi gradisce?

E' Dio bugiardo? E' Dio “di parte”, Un Dio che fa chi figli chi figliastri? Che premia secondo il suo umore?

E mi ha stupito il versetto 13. Nel bel mezzo del brano  dove descrive i premi  che persone di fede hanno ottenuto scrive:

“Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra.” (Ebrei 11:13)

Come come? Hai appena elencato tutte le promesse esaudite... gradimento da Dio, vita eterna, famiglie salvate, nazioni ottenute , figli arrivati... Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse...

Per cui, non sono QUESTE le cose promesse. Non è quello che otteniamo QUA  il premio finale alla fede.

E infatti, se prima aveva elencato cinque persone che avevano ottenuto un “premio” visibile,  misurabile,  da spendere qua in terra in virtù della loro fede, adesso elenca cinque persone  che NON hanno ottenuto alcun premio visibile, misurabile, da spendere qua in terra per via della loro fede.

Per fede Abraamo “fu messo alla prova, offrì Isacco” (Eberi 11:17)

Dio lo gradì...  ma non c'era alcun premio

Per fede Isacco “benedisse Giacobbe ed Esaù” (Ebrei 11:20)

Isacco morente benedice due figli che si odiano...  dov'è il premio per la sua fede?

Per fede Giuseppe “diede disposizioni circa le sue ossa” (Ebrei 11:22)

Giuseppe muore in Egitto, perché il suo popolo non ha ancora una terra, e chiede che, quando ci sarà,  le sue ossa siano portate là... dov'è il premio?

Per fede Mosè “fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori” (Ebrei 11: 23)

I genitori salvarono il figlio... ma lo persero subito dopo, vedendolo diventare il “nipote del faraone”... mica è un gran premio!

Per fede Mosè “rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone” (Ebrei 11:24)

Divenne l'eroe del suo popolo... ma patì fame, persecuzione e percosse... bel premio alla fede!

Ebrei aggiunge:

“Per fede conquistarono regni, praticarono la giustizia, ottennero l’adempimento di promesse, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri.” (Ebrei 11:33.34)

Ma poi aggiunge anche:

“Furono torturati... furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia.Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati... erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra.” (Ebrei 11:35-38)

Lo scrittore di Ebrei ci sta dicendo una cosa chiara: prendi le benedizioni qua come un “extra”... ma non è quello il premio per la tua fede. Potrai ricevere mentre sei in terra   perché Dio ti benedice, ma se hai fede, e non ricevi non significa  che Dio ce l'ha con te.

Questo significa  che debbo smettere di pregare con fede per la guarigione di mia cognata dal cancro?
Certo che no! Gesù mi chiede di farlo,   “Io altresì vi dico: chiedete e vi sarà dato” (Luca 11:9). Io prego ogni giorno per quell'extra... … ma non devo fondare la mia fede in Dio sull'extra.

Ebrei 11:39 dice:

“Tutti costoro, (per cui, sia quelli che hanno ricevuto un extra sia quelli che non lo hanno ricevuto) pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero ciò che era stato promesso” (Ebrei 11:39)

Dov'è, allora, il “premio” per la fede? Quale è la promessa di cui parla Ebrei?

Vedete, la storia ha senso solo  quando leggiamo l’ultimo capitolo; in molti casi ci soffermiamo sul penultimo capitolo, quello dove noi stiamo vivendo le nostre vite. E vorremmo che tutto funzionasse qua.

Ma questo è il penultimo capitolo, e noi viviamo ancora in un mondo caduto, imperfetto, pieno di peccato... Noi stessi, abbiamo fede si...  ma siamo imperfetti. Abbiamo fede si,  ma siamo peccatori.

Per alcuni di noi questo penultimo capitolo sarà spiacevole  per altri vittorioso e pieno di extra... per la maggior parte di noi  un mix delle due cose.

Ma se siamo in Cristo, nel suo patto,  l’ultimo capitolo è uguale per tutti... Ed è un capitolo di puro trionfo.

“Ancora breve, brevissimo tempo e il suo arrivo non tarderà. Quelli che per la fede ora sono giusti davanti a Dio vivranno per fede, fiduciosi in lui per ogni cosa.” (Ebrei 10:37-38a BDG)

Quale è il premio della fede? Saremo dichiarati “giusti” davanti a Dio. La parola greca che è tradotta con “giusti” è “dikaios”, che significa “innocente”.

Il premio della fede, è che Gesù ci rende innocenti dei nostri peccati perché lui li ha pagati per noi. Per rendere possibile tutto ciò, Dio ha un piano...

“Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi.” (Ebrei 11:40)

Noi siamo giunti a Cristo  attraverso le vite di chi ci ha preceduto; senza Noè, Abraamo, Mosè, Raab, oggi non saremmo giusti, non saremmo innocenti, non saremmo salvi...

Grazie alla loro fede, noi abbiamo conosciuto Cristo; Dio ha fatto aspettare Abraamo, Noè, Mosè Davide, affinché potessero entrare nel Regno di Dio  assieme a te.. e a me!

L' ultimo capitolo  è  stato già scritto  scritto, ma non è ancora avvenuto;  siamo ancora nel penultimo,
la “perfezione”,  Cristo che torna a regnare,  la “seconda venuta” la “Gerusalemme Celeste” tutto questo deve ancora avvenire.

Neanche noi,  come, Abraamo, Giacobbe, Mosè, Davide; abbiamo ancora ottenuto tutto quello  che Dio ha promesso... il premio della fede, la Nuova Gerusalemme, Gesù che regna in eterno...

Ma abbiamo conosciuto Gesù. ciò significa che tu, ed io, possiamo essere per le generazioni future i Noè, i Mosè, i Davide  attraverso la nostra fede,  la tua e la mia.

Cosa fai quando la paura bussa alla porta della tua vita?  Apri la porta, o apri la Bibbia?

Quando non trovi un senso al male che vedi attorno a te  o che stai vivendo?   Piangi, ti disperi, o cerchi di vedere oltre l'ombra?

In cosa hai fede? In un Dio ombrello che ti protegge da tutto, o in un Dio sponsor che ti raccomanda?

La fede  è chiudere a doppia mandata la porta alla paura che bussa, e aprire la Bibbia e pregare. E' credere in un Dio-croce,  che ha già vinto il mondo. E' vedere il piano di Dio, anche quando la vita fa male perché il premio vero non è qua. E' pregare per gli extra, ma accettare quando non arrivano. E' testimoniare Cristo anche quando è rischioso è difficile, è faticoso sapendo che altri verranno a Cristo per la tua fede.

“Ora senza fede è impossibile piacergli, poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.” (Ebrei 11:6)

Ma, soprattutto, la fede è voler piacere a Dio, accostarsi a lui,  cercarlo, e sapere che il premio  sarà stare assieme a lui per sempre

Preghiamo.
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Una fede che veda oltre le curve
Su cosa è fondata la tua fede? Sulla logica e sul vedere, o sull'obbedire e sull'affidarsi?

Avere fede è accettare confidare in un Dio d'amore anche quando non vediamo oltre le curve dei nostri problemi.
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Sono un paio di settimane che stiamo parlando di fede e di paura.

Abbiamo iniziato con Mario Forieri che ci ha domandato  “Cosa fai quando la paura bussa alla porta della tua vita?  Apri la porta,  o apri la Bibbia?"

La scorsa settimana abbiamo iniziato a studiare Ebrei 11 per avere un modello di fede biblico.

Ed abbiamo già visto che   chi ha fede non pensa ma fa, ovvero che la vera fede deve spingere ad agire perché le nostre azioni rendano visibile l'invisibile e che la fede non è un sentimento, ma un'azione.

Avevamo poi visto che chi ha fede crede ciò che Dio gli rivela non ciò che vede, che non devo fidarmi di ciò che vedo con i miei occhi

La vera realtà è ciò che Dio dice avverrà non ciò che io vedo, è il progetto finale, non lo stato attuale dell'opera.

Oggi vediamo altri due aspetti di chi ha fede.

1. Chi ha fede non pensa solo con la logica umana

Attenzione, non sto dicendo che se sei credente, se hai fede in Dio devi rinunciare completamente alle tue funzioni logiche.

Dio ti ha creato con un cervello e la capacità di guardare e capire la realtà  è un  SUO dono, perché Dio è un dio “logico”, che guarda ciò che accade, e capisce fino in fondo il perché e il per come degli eventi,  e vuole che tu usi la capacità logica che ha seminato in te.

Perché allora la fede a volte manda la mente in tilt? Perché Dio vede l'immagine completa del percorso, mentre noi vediamo esclusivamente  il tratto di strada che stiamo percorrendo.

Se abbiamo una buona vista e il percorso è pianeggiante possiamo arrivare a vedere chiaramente tre/ quattrocento metri oltre; Uno con una vista eccezionale arriverà a un chilometro.

Ma basta un po' di foschia, una collinetta, una curva, e noi non vediamo più nulla.

Pensate ad Abraamo: Dio aveva detto di partire da Ur dei Caldei, una città enorme, ricca, per andare in un posto... senza rivelargli dove o quale fosse quel posto.

Lui, per fede, era partito, magari con qualche dubbio,  con molte speranze. E come premio  Dio lo condusse nella terra promessa.

Per fede aveva accettato la promessa di Dio che avrebbe avuto una discendenza grande come le stelle nel cielo, anche se qualche dubbio lo avrà avuto con una moglie sterile ed anziana. E come premio Dio fece partorire Sara nella sua vecchiaia, dandogli Isacco.

Sin qui, Abraamo, ha esercitato la funzione “logica”  che Dio ha impiantato nel suo cervello: “Per poter avere una nazione, Dio mi deve dare un posto dove vivere... ed eccola, la terra promessa!” Logico! “Per poter generare una nazione, Dio mi deve dare un figlio... ed eccolo, il figlio Isacco!” Logico!

Tutto è filato secondo la “logica” umana, sembra una di quelle storie che finiscono con “e tutti vissero felici e contenti”. Poi, però, accade che Abraamo incontra una “curva” sul suo cammino. Qualcosa che gli impedisce di vedere “oltre”, qualcosa che va al di là della sua logica di uomo, qualcosa che stenta a capire, anzi che non capisce affatto.

“Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito.  Eppure Dio gli aveva detto: «È in Isacco che ti sarà data una discendenza».  Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione. “ (Ebrei 11:17-19)

“Abraamo, dammi Isacco in sacrificio su un altare di pietra; uccidilo perché lo voglio.”
“Ma come, Signore? Ho aspettato tanto, tu me lo hai promesso, tu hai fatto il miracolo per farmelo avere, tu hai detto di avere un piano per lui… e ora lo devo uccidere?
“Abraamo, io te lo comando. Fallo, se hai fede in me.”

Cosa fai quando la fede va oltre la tua “logica” di uomo e di donna? Quando una curva,  una collina,  un ostacolo  nella tua vita ti impedisce di vedere oltre, e tu temi che tutto sia finito lì, che non ci sarà un futuro, e che se ci sarà, sarà pieno di dolore, angoscia tristezza?

Il versetto dice:

Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti (v. 19)

Abraamo nella sua disperazione, cerca di dare un senso a ciò che non ha senso, cerca di venirne a capo con la “logica umana”:   “Forse me lo risuscita!”.

Non capisce, ma obbedisce. Obbedisce anche se vede il contrasto  tra la logica di un Dio d'amore che da la vita, e l'illogica di un Dio di di dolore  che la chiede indietro.

Cosa fai allora  quando sei sicuro che Dio ti sta dicendo una cosa,  ma non riesci a far quadrare il cerchio?

Quando sei in una situazione  dove obbedire ad un chiaro ordine di Dio  sembra portarti in un baratro?

La natura umana è quella di dubitare che i piani di Dio siano i migliori. La natura umana di Gesù, che era perfettamente e completamente uomo, nel Getzemani fu quella di dubitare che il piano di Dio  che prevedeva la croce fosse davvero il migliore:

“Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice1 (Matteo 26:39b)

Ma la natura divina di Gesù, che era perfettamente e completamente Dio fu quella di confidare che il piano di Dio era effettivamente il migliore:

“Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.” (Matteo 26:39b-c)

Molto tempo dopo Abraamo, ci fu un uomo che divenne famoso per la sua intelligenza, tanto che persino i re e le regine andavano a consigliarsi da lui.

A quest'uomo Dio diede il compito di scrivere un libro dove le persone che sarebbero venute dopo di lui avrebbero potuto trovare risposte alle loro domande.

Fu così che Salomone scrisse il libro di Proverbi, un libro dove è condensata gran parte della saggezza divina applicata alla vita di tutti i giorni, pieno di risposte pratiche  a ciò che ci capita realmente nel modo.

Ma quest'uomo saggio, arrivato alla fine dei suoi giorni, scrisse anche un altro libro, Ecclesiaste, dove per dodici capitoli prova a dare un senso logico a tutto quello che ha viso e ha vissuto nella sua lunga vita di successo.

E dopo aver ragionato per dodici capitoli cercando di dare un senso logico a tutto ciò che logico non appariva nella sua lunga vita, conclude così:

“L’Ecclesiaste, oltre a essere un saggio, ha anche insegnato al popolo la scienza e ha ponderato, scrutato e messo in ordine un gran numero di sentenze. L’Ecclesiaste si è applicato a trovare parole gradevoli; esse sono state scritte con rettitudine e sono parole di verità.... Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: «Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l’uomo»” (Ecclesiaste 12:11-12, 15)

L'uomo più saggio mai venuto al mondo conclude che è impossibile per l'uomo capire i piani di Dio, e che l'unica strada è quella di obbedire,  e lasciar fare a lui.

Abraamo l'aveva fatto: non capendo il perché, cercando di dare una logica umana dove logica non c'era aveva PER FEDE scelto di obbedire.

C'è un Isacco che sai Dio ti ha promesso e ti ha dato, il tuo ministero,  il tuo matrimonio felice,  i tuoi figli, un’amicizia,  la tua salute,  il tuo lavoro,  la tua chiesa, e, all’improvviso Dio ti dice:   “Rinuncia”….“Perché?” … “Perché lo dico io e basta.  Io sono Dio.”

Dio chiese ad Abraamo una prova alla sua fede; abbiamo detto che chi ha fede non pensa,  ma fa. La fede, quella vera, così come l'amore non è un sentimento, ma un'azione.

E il commento del Dio della vita,  dopo aver fermato la mano di Abraamo che era pronta ad uccidere un figlio pur di obbedire a Dio e avere fede in lui, è questo:

“Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo.” (Genesi 22:12)

La parola usata in ebraico per “temi” è “ya?re?”, che significa “avere rispetto per via della paura”.

Sapete quale parola usa Salomone quando conclude il libro di Ecclesiaste e dice  “Temi Dio e osserva i suoi comandamenti”? E' proprio “ya?re?”!

Ti pongo la stessa domanda  che ti ha fatto Mario tre settimane fa: quando la paura bussa alla tua porta, cosa fai? Apri la porta, o apri la Parola di Dio?

Dio vuole sapere che l'unica paura che abbiamo è quella di rispettare le sue Leggi.

Questo è il tipo di paura che Dio ricerca, quella paura che non cerca la logica umana ma che rispetta una logica apparentemente (e solo apparentemente) illogica di Dio... per amor suo.

Questo è il tipo di paura che dimostra a Dio che può fidarsi... e a chi si fida,  lui affida...

A Noè affidò la conservazione della vita sulla terra, a Abraamo la nascita di un popolo, a Mosè la liberazione dalla schiavitù, a Giosuè la conquista della terra promessa.

Tu non puoi neppure immaginare a quali grandi opere potresti essere chiamato,  potresti essere chiamata, se solo accetterai di avere fede  al di ciò che vedi e che ti pare logico, e di rispettare le Leggi di Dio.

Ma... c'è un ma.

4. Chi ha fede  è pronto a pagarne il prezzo

Quante volte hai sentito dire da me o da altri  che la salvezza è gratis? Non puoi comprare la salvezza.

Allo stesso modo non puoi comperare la fede, ma la fede,  a differenza della salvezza, non è mai gratis... c'è un costo, piccolo o grande, ma un costo da pagare.

“(Noè) con la sua fede condannò il mondo” (Ebrei 11-7b) 

Per Noè il costo era veder perire nelle onde familiari, amici, armenti, città...  tutto....e ritrovarsi solo.

“(Mosè) rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone,  preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio.” (Ebrei 11: 24.25)

Per Mosè era perdere ogni privilegio regale, patire la fame, le percosse, il disprezzo.

“Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa’ uscire quegli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua; perché sono venuti a esplorare tutto il paese».” (Giosuè 2:3)

Per Raab era le minacce del re  per aver nascosto le spie ebree in casa. e la possibilità di essere lei uccisa assieme a loro.

Lo scrittore di Ebrei ci offre una varietà di costi che i credenti hanno dovuto pagare e pagano tutt'ora perché hanno fede:

“altri furono torturati ...altri furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia. Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati ... erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra.” (Ebrei 11:35-38)

Sapete, quanto vorrei un “Dio-ombrello”,  di quelli che protegge solo me (e quelli che dico io): ”Dio mi ama = non mi farà soffrire”.

Oppure un “Dio-sponsor” di quelli che mi raccomanda: “Io ho fede = Dio mi provvede la raccomandazione  per ricevere  quello che dico io.”

Ma sapete, il mio è il “Dio-croce”, di quelli che vengono per salvarmi: “Io ho fede = Dio è morto al posto mio”.

Essere obbedienti a Dio, quasi mai comporterà avere una vita facile, un ombrello, una raccomandazione... ma piuttosto una croce da portare.

Gesù dice:

“Chi vuole seguirmi, deve smettere di pensare a se stesso, e deve essere pronto a portare la propria croce ogni giorno, restandomi vicino!” (Luca 9:23 BDG)

Seguire il volere del Padre, ha portato Cristo, colui che ha steso i Cieli, a morire come un criminale su una croce.

In cosa ha fede tu? Se è  in un “Dio-ombrello” sappi che la tua fede  durerà fino al primo grosso problema. E quando non lo risolverai  attraverso la fede nel Dio-ombrello, allora non avrai più fede.

Oppure se è in un “Dio-sponsor” sappi che la tua fede  durerà fintanto che otterrai ciò che chiedi. E quando non otterrai ciò che desideri  attraverso il Dio-sponsor, allora non avrai più fede.

Ma, invece, se la tua  fede è nel “Dio-croce” la tua fede sopravviverà alle tempeste della vita, perché Lui ha già vinto per te.

“ "Credete adesso?" chiese Gesù... Vi ho detto queste cose, perché in me abbiate pace. Nel mondo vi aspetta sofferenza, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo!" “(Giovanni 15:31, 33 PV)

Preghiamo
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Una fede che vada oltre le ombre
Cosa fai quando tutto sembra coalizzarsi contro di te? Credi nelle ombre che ti circondano, o hai fede nel progetto di Dio per la tua vita?
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La  scorsa settimana Mario Forieri ci ha parlato di fede.

“Cosa fai- ci ha detto Mario - quando la paura bussa alla porta della tua vita? Apri la porta, o apri la Bibbia?"

E ha anche detto che paura e fede hanno una cosa in comune: credere in qualcosa che non vediamo. E la paura è avere fede nella direzione sbagliata,

Non so se vi sono mai capitati quei periodi dove tutto sembra girare per il verso sbagliato. Dove sembra che l'intero universo sia coalizzato contro di te... e tu sei in mezzo...  e non sai cosa fare,  cosa credere,  chi pregare, … qualche volta se pregare.

Spero non vi sia mai accaduti: per me questo anno  è iniziato proprio così.

Nei primi trenta giorni dell'anno è morto mio zio, la madre di una compagna di scuola due amici di della mia stessa età, una signora (quasi una mamma) che abita davanti al negozio e con cui ero amico da 40 anni...  un cliente del negozio, il figlio di un nostro fornitore, il fratello ed il suocero di un missionario con cui ho lavorato...

E poi un infarto ad un amico trentaseienne, cause legali che si riaprono,  mia cognata che malata terminale di cancro, problemi col software al negozio... Insomma, di tutto, di più!

Allora, è proprio in questi momenti che la tua fede viene sfidata.  Cosa faccio? Apro la porta alla paura, o apro la Bibbia?

Il brano che predicherò oggi è Ebrei 11. Non mi stancherò mai di riproporlo perché è bene che ricordiamo, soprattutto nei periodi come quello che attraverso io, che la fede non si basa su ciò che vedo, ma su quello che Dio vede per me.

Contesto

La lettera è scritta da qualche discepolo di Gesù (forse Paolo stesso o qualcuno che lo aveva seguito) a un degli ebrei che si erano convertiti.

Ora, c'era un problema: Il giudaismo era una religione lecita,  il cristianesimo no. E questi ebrei converti stavano considerando di “tornare indietro” anche per evitare di essere perseguitati.

In pratica, stavano avendo “paura” di quello che sarebbe accaduto loro, e la paura gli faceva  credere cose  che ancora non avevano né visto né sperimentato... e volevano avere fede si... ma nella direzione sbagliata.

Perché stava accadendo tutto questo? Perché avevano paura? Principalmente perché non vedevano Dio agire nelle loro vite.

E c'era la voglia di dire: “Ma c'è davvero Dio? E se c'è, siamo sicuri che è buono? E  se c'è ed è buono, forse è distratto, o tratta meglio alcuni e peggio altri. Leggiamolo assieme:

“1 Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono. 2 Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi. 3 Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; così le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti. 4 Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo di essa gli fu resa testimonianza che egli era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora.... 6 Ora senza fede è impossibile piacergli, poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.  7 Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un’arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede. 8 Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. … 11 Per fede anche Sara, benché sterile e fuori di età, ricevette forza di concepire, perché ritenne fedele colui che aveva fatto la promessa....17 Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. …  19 Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione. ... 21 Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò appoggiandosi in cima al suo bastone. ... 23 Per fede Mosè, quando nacque, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello, e non ebbero paura dell’editto del re.. 24 Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, 25 preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato, 26 stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa.... 30 Per fede caddero le mura di Gerico dopo che gli Israeliti vi ebbero girato attorno per sette giorni. 31 Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie. .... 35 Ci furono donne che riebbero per risurrezione i loro morti; altri furono torturati perché non accettarono la loro liberazione, per ottenere una risurrezione migliore; 36 altri furono messi alla prova con scherni, frustate, anche catene e prigionia. 37 Furono lapidati, segati, uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati 38 (di loro il mondo non era degno), erranti per deserti, monti, spelonche e per le grotte della terra.  39 Tutti costoro, pur avendo avuto buona testimonianza per la loro fede, non ottennero ciò che era stato promesso; 40 perché Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi. (Ebrei 11:1-40)

Come mi aiuta questo brano ad attraversare il mio periodo “buio”? Quali sono le caratteristiche di chi ha fede?

1.  Chi ha fede non è pensa ma fa

Che cosa è la fede quando tutto sembra andare storto?

“certezza di cose che si sperano dimostrazione di cose che non si vedono” (v. 1)

La fede è scegliere da quale parte andare, se aprire la porta alla paura, o aprire la Bibbia con le promesse di Dio.

La traduzione TILC dice così:

“La fede è un modo di possedere già le cose che si sperano, di conoscere già le cose che non si vedono.” (Ebrei 1:1 TILC)

Detto con altre parole: “La fede è un processo per mezzo del quale le cose invisibili diventano visibili”.

La fede è  pulire la cucina a tua moglie  dopo che hai avuto una giornata pesante che fa diventare visibile a tua moglie qualcosa che non è visibile il tuo amore per lei.

La fede è sedere accanto a tuo marito e guardare assieme a lui una partita di calcio per non lasciarlo da solo perché gli amici non sono venuti.

La fede è dare un corpo visibile ai nostri sentimenti.

Giacomo il fratello di Gesù, nella sua lettera afferma:

«Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». (Giacomo 2:18)

Ebrei 11 ci mostra le vite di persone a cui non sempre (anzi quasi mai) è filato tutto liscio che si sono sentite distanti da Dio, che non speravano di uscirne vivi, che sono morte nonostante credessero in Dio.

Noè che inchioda tavole nel bel mezzo di un  deserto. Abraamo che lascia la sua città ricca e comoda senza neppure sapere dove va. Rahab la prostituta che fa entrare le spie in casa sua. Abele che uccide e brucia i migliori agnelli al Signore,

Anche la fede, come l'amore, non è un sentimento, ma un'azione.

2. Chi ha fede crede ciò che Dio gli rivela non ciò che vede

La vera realtà è ciò che Dio dice non ciò che io vedo.

La realtà che ho visto io in questo primo mese del 2019 è una realtà fatta di lutti, malattie, problemi. Ma è questa la realtà vera?  E' questo il progetto di Dio?

Paolo la mette in questi termini:

“Certo la nostra vista è ancora confusa, come se guardassimo in uno specchio appannato, ma un giorno lo vedremo faccia a faccia. Ora tutto quello che sappiamo è incompleto, ma allora sì che avrò una vera conoscenza, proprio come il Signore conosce me.” (1 Corinzi 13:12 PV)

C:S. Lewis ha detto: “La terra dove noi viviamo, questa non è null'altro che il paese delle ombre. La vera vita non è ancora cominciata.”

Qualche volta Dio concede ad un uomo di vedere “oltre”, di andare aldilà dell'ombra. si chiama “rivelazione”.

Se Noè si fosse fermato a vedere l'ombra, avrebbe visto la distruzione di tutto ciò che conosceva: piante, animali, esseri umani. Ma Dio gli aveva fatto vedere il progetto che stava dietro; quello di una seconda creazione.

Ma di sicuro ci saranno state persone che passando sotto l'arca gli dicevano: “Sei matto! Non piove!”

Se Abramo si fosse fermato a vedere l'ombra, avrebbe visto la realtà di lui vecchio e con una moglie sterile. Ma Dio gli aveva rivelato il progetto di una stirpe infinita.

Ma di sicuro ci ranno state persone che gli dicevano:  “E allora? Dove sono tutti 'sti filgli che ti hanno promesso?“

Se Giosuè si fosse fermato a vedere l'ombra, avrebbe visto le mura inespugnabili di Gerico. Ma Dio gli aveva rivelato che le mura sarebbero cadute. dava  un altro messaggio:

Ma di sicuro c'erano persone che li prendevano in giro per le loro trombe: “ Ma che sono, trombette atomiche? Che fanno cadere i muri?”

Certo, non a tutti capita: forse Dio non ti ha mai rivelato direttamente  non hai mai sentito la sua voce direttamente ma attento, attenta a sottovalutare i messaggi che Dio ti manda  attraverso gli altri.

Qualche giorno fa, prima di partire per l'Inghilterra Janet ha ripulito i suoi “archivi”, ed ha accumulato una colonna di carte vicino al caminetto da bruciare per accendere il fuoco

Io non mi metto mai a vedere cosa siano... tranne stavolta... tranne questa.

E' un biglietto di Jessica Malone, una ragazza americana che ha partecipato all'English Camp.

Jessica scriveva:

Cari Janet, Marco, Matteo e Benjamin, la vostra famiglia mi ha sopraffatto di amore, incoraggiamento, grazia, ospitalità e speranza. Sono venuta in Italia volendo solo di essere usata da

Dio e di capire il suo amore e la sua visione per l'Italia. Trenta giorni dopo me ne vado con una grande gioia nel mio cuore portando assieme a me semi di fede. Come Ebrei 11 spiega:  “la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono”. Dopo aver visto il Signore muoversi negli ultimi mesi in un modo così incredibile nei cuori di molti qui (ed anche nel mio), non ho alcun dubbio che il cuore del Padre arda per Montefiascone e che Egli ha iniziato in questo posto una buona opera che sarà fedele nel portare a compimento per la sua gloria e la nostra gioia, proprio come noi lo abbiamo visto lavorare fedelmente e pazientemente nelle nostre vite attraverso la sua grazia. Amo tutti voi così tanto che non avrei potuto essere stata più benedetta dell'aver lavorato con voi per il Regno in questo posto. Siete colonne della fede e dell'incoraggiamento, e ringrazio davvero Dio per voi. Il saldo amore della chiesa di Montefiascone porta onore e lode a Dio”

Sapete in che anno è stata scritta questa lettera? Nel 2004:  quindici anni fa, il primo anno della nostra chiesa... quando non avevamo neppure un nome, (eravamo solo “la chiesa evangelica di Montefiascone”) eravamo sette, non avevamo soldi, non avevamo un locale, non eravamo riconosciuti dallo Stato come chiesa...

Se io, Marco,  mi fossi fermato a guardare le ombre, avrei detto :  “Non c'è mai stata una chiesa a Montefiascone a memoria d'uomo, io non sono un pastore,  non ho studiato teologia,  siamo sette dopo otto anni che lavoriamo per una chiesa locale...”

Vi direi una bugia se vi dicessi di aver avuto da sempre una fede incrollabile  che questa chiesa sarebbe nata che sarebbe sopravvissuta. Dio mi conosce,  ed è spesso venuto in soccorso ai miei dubbi.

Se hai mai avuto dubbi, se hai passato più tempo a studiare le ombre per sapere come andrà a finire, non sei da solo.

Persino dinanzi allo stesso Gesù ci sono state persone che avevano fede, ma che erano assediate dal dubbio: come il padre dell'indemoniato in Marco 9:

”Ti prego, abbi pietà di noi e fa qualcosa, se puoi!"  "Se posso?" disse Gesù. "Tutto è possibile per chi ha fede!"  Il padre esclamò subito: "Io ho fede, ma aiutami a superare i miei dubbi!"  (Marco 9:22-24 PV)

Gesù non ti condanna per i tuoi dubbi, ma è felice se cerchi oltre le ombre.

Voglio porti la stessa domanda che ti ha fatto Mario la settimana scorsa: cosa fai quando la paura bussa alla porta della tua vita?  Apri la porta,  o apri la Bibbia?

Quella Bibbia che dice:

“Proteggimi, o Dio, perché io confido in te. 2 Ho detto al Signore: Tu sei il mio Signore; #non ho bene alcuno all’infuori di te.” (Salmo 16:1-2)

Quando non trovi un senso al male che vedi attorno a te?  Piangi, ti disperi, o cerchi di vedere oltre l'ombra?  Come trovi un senso al tutto?

“Proteggimi, o Dio, perché io confido in te"

Dio ti sta dicendo: "Senza di me nulla ha senso.  Il senso della tua vita è racchiuso in me... Non lo dimenticare."

Preghiamo.

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Mossi dalla paura... o dalla fede?
Quando la paura bussa alla porta della tua vita, cosa fai? Apri la porta, o apri la Bibbia? In fondo, paura e fede hanno una cosa in comune: credere in qualcosa che non vediamo. E la paura è avere fede nella direzione sbagliata.

Mario Forieri, attraverso Isaia 8, ci spiega che la paura non è mai un buon consigliere, e che se le nostre paure lo diventano, è un segnale che ci dice che non stiamo vivendo a pieno nella certezza delle promesse che Dio ha fatto per noi attraverso Gesù.

Da chi ti fai consigliare: dalla tua paura, o dalle promesse immutabili di Dio?

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“Non chiamate congiura tutto ciò che questo popolo chiama congiura; non temete ciò che esso teme, e non vi spaventate. Santificate il Signore degli eserciti! Sia lui quello per cui provate timore e paura!“ (Isaia 8:12-13)

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Scavare nella Bibbia
La Bibbia è come un terreno: possiamo camminarci sopra, o possiamo scavarlo, e andare a vedere i differenti strati da cui è composto. 

Ogni strato ci dice qualcosa di importante circa Gesù, la nostra natura e come vivere la nostra vita. 

Nessuno strato è meno importante, nessuno strato è più importante. 

E gli strati possono essere infiniti; basta solo avere la voglia, il tempo e costanza di tuffarcisi dentro, e Dio parlerà in una maniera sorprendentemente attuale.

(NB: il messaggio audio non rispecchia fedelmente gli appunti in quanto è un insegnamento interattivo con le persone in sala)

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Giovanni 1:9-14
 "9 La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. 10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto. 11 venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; 12 ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. 14 E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre." (Giovanni 1:9-14)

Cosa ci dice della natura di  Gesù?

1. Non può essere/ rimanere nascosto (v.9)
2. brilla come il sole (v.9)
3. la sua luce rende possibile all'uomo di vedere (v.9)
4. è stato la causa della creazione (v.10)
5. l'intelligenza suprema è divenuta un uomo, si è “abbassata” al nostro livello “animale” (v.14)
6. ci ha fatto un dono svelandoci la verità senza aspettare nulla in cambio (v.14)

Il mondo tende a sminuire e nascondere la verità su Gesù, a renderlo uguale a tanti altri, ma è lui che ha creato il mondo e i suoi abitanti.

7. E' solo lui la “VERA luce; non una luminescenza diffusa, che dà un po' di chiarore qua e là, ma una luce diretta e calda come quella del sole, e questa luce è venuta, incarnandosi in forma di un semplice uomo, con uno scopo; far vedere all''uomo la verità, svelandocela senza attendere nulla in cambio.


Cosa ci dice della natura dell'uomo?

1. non è consapevole di Gesù (v.10)
2. è stato creato da Gesù, ma non lo ha voluto accanto (v.11)
3. non può tramite la sua volontà raggiungere Dio (v.14)

L'uomo, anche se è stato creato da Gesù, non lo riconosce; la creatura si è ribellata al creatore credendosi egli stesso capace di creare la propria fortuna. Ma ogni sforzo per innalzarci da nostro stato di “animali intelligenti” è destinato a fallire.

Come posso ristabilire il rapporto infranto con Gesù?

1. Affidandosi a lui (v.12)
L'unico modo per ristabilire il rapporto con il proprio creatore è ripercorrere a ritroso la storia e tornare ad affidarsi/ avere fede in Gesù

Cosa mi accade se mi affido a lui?

1. Ho il privilegio/ libertà di diventare figlio di Dio (v.12)
2. Dio ha seminato in me il suo spirito (v.12)
3. Dio mi dà una nuova nascita (v14)

Se ci affidiamo a Gesù, il seme che Dio ha seminato in noi sboccia portando  il frutto di una nuova vita.



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Il miracolo dell'apparizione - I miracoli che porta il Natale 5° parte
Gesù è apparso nel mondo non per giudicare, ma per guarire.
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E' dagli inizi di dicembre che stiamo parlando dei vari miracoli che porta con se il Natale.

Abbiamo visto il miracolo del “momento giusto” Gesù è venuto nel momento giusto della storia del mondo quando poteva essere maggiormente ascoltati da tutti.

Il miracolo del “segno”: Gesù è venuto come “segno” affinché tutti, anche i sordi spirituali potessero capirlo.

Il miracolo del “come”: Gesù è venuto come un essere umano  debole e indifeso, affinché potesse parlare a tutti, partendo dai più umili  e arrivando ai potenti.

Il giorno di Natale abbiamo parlato del  il miracolo del “dono” che Gesù fa di se stesso a noi: Il pane, la luce, la porta, la via ecc.

Ma sapete, nessuno dei doni che abbiamo visto assieme  avrebbe avuto alcun valore senza il dono che gran parte del mondo cristiano ricorda proprio oggi.

Oggi è il giorno in cui io e te dovremmo festeggiare di più, più del Natale, quanto la Pasqua.

Tu potresti chiedermi: “Perché Marco debbo festeggiare così tanto oggi? Cosa c'entra l'Epifania con la mia vita?".

Epifania. In se è una parola “strana”; infatti non è una parola nata col cristianesimo, ma è una parola che veniva spesso usata da chi adorava gli dei.

Il dizionario Garzanti ci da questa etimologia:

Epifania:  dal lat. tardo epiphan?a(m), o epiphan?a(m), che è dal gr. epipháneia, in origine agg. neutro pl., ‘(feste) dell’apparizione’, deriv. di epiphánein ‘apparire (phánein) da sopra (epí)’.

L'epiphanein era quando un dio pagano, spesso una statua, o un dipinto, dava prova di se stesso, si rivelava, diventava visibile.

Quando accadeva? Praticamente mai!  Era una statua, un dipinto, un dio inesistente!

Accadeva invece molto spesso a teatro, quando il regista dell'opera teatrale decideva di far scendere dall'alto (ecco perché il nome epiphanein, “apparire dall'alto) attraverso dei macchinari fatti di corde e leve, un attore o una attrice che impersonava il dio (i latini lo chiamavano il “deus ex machina”
il dio che scende dal macchinario).

L'epifania del dio pagano a teatro serviva al regista per cambiare  la storia  a favore o contro uno dei personaggi.

Ma l'intervento aveva effetto solo a teatro, il dio che scendeva dall'alto era solamente un attore. Le persone tornavano a casa e trovavano gli stessi problemi da risolvere; anche se invocavano una “epiphanein” nella loro vita, nessun dio appariva da sopra, semplicemente perché stavano invocando statue o dipinti.

Eppure, settecento anni  prima della prima epifania, un Dio vero  aveva fatto scrivere  ad un suo messaggero questo:

“Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te! Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il Signore e la sua gloria appare su di te.” (Isaia 60:1-2)

Vi viene in mente qualche altro passo nella Bibbia dove qualcosa risplende  in una notte, nelle tenebre fitte, e illumina qualcosa, o qualcuno in cui è presente il Signore?

Leggiamo Matteo 2:

“In quel periodo alcuni magi arrivarono a Gerusalemme dall'Oriente e chiesero: «Dov'è il re dei Giudei appena nato? Abbiamo visto la sua stella nei lontani paesi d'Oriente e siamo venuti qui per adorarlo».....   Ed ecco: la stella che avevano visto in oriente li precedeva finché non si fermò proprio sul luogo dov'era il bambino, sopra Betlemme.! (Matteo 2:1-2, 9 BDG)

Tu potresti dirmi: “Va beh, Marco, è un caso, Isaia a chissà che cosa si riferisse.  Mica c'è scritto che stava parlando di una nascita che sarebbe avvenuta  a Betlemme 700 anni dopo”.

Vi siete mai chiesti perché nel presepe mettiamo i Magi su dei cammelli? Eppure Matteo non ha mai scritto che i Magi arrivarono su dei cammelli, ma solo che portarono dei doni...

“Entrarono nella casa dove erano il bambino e Maria, s'inginocchiarono e lo adorarono. Poi presentarono i loro doni e glieli offrirono: oro, incenso e mirra.” (Matteo 2:11 BDG)

Vediamo come descrive la scena Isaia:

“Una moltitudine di cammelli ti coprirà, dromedari di Madian e di Efa; quelli di Seba verranno tutti, portando oro e incenso e proclamando le lodi del Signore.” (Isaia 60:6)

Settecento anni prima che accadesse, Dio aveva fatto scrivere ad Isaia che sarebbero arrivati gente “da est” (Madian ed Efa)... su dei cammelli... portando in dono “oro e incenso”.

(Se continuate a leggere Isaia 60  troverete anche le pecore e i pastori  descritti da Matteo).

Questa volta l'epiphanein non era un “effetto teatrale”, non erano “carrucole e corde”  per far scendere dall'alto un attore, qualcuno che interpreta una parte, ma che nulla può nella vita del pubblico.

Stavolta era “apparso dall'alto', con la gloria del Signore che risplende e lo illumina...” chi? Un bambino? I Magi stanno cercando un “re”.

Si dice che i magi fossero degli astronomi, e che abbiano  osservato la “congiunzione” tra due “stelle” (che ora noi sappiamo sono pianeti): tra Giove   (che era ritenuta la stella dei re) e Saturno  (che era ritenuta la stella di Israele) nella costellazione dei Pesci  (che era dove il sole iniziava di nuovo il suo tragitto).

E da “scienziati” (per l'epoca) avevano tratto  la conclusione  che un nuovo re  stava iniziando il suo regno in Israele.

Allora, il quinto miracolo che porta il Natale, è che Isaia c'ha azzeccato a 700 anni di distanza? Oppure che i Magi  c'hanno visto giusto coi loro calcoli? E' questo che dovrei festeggiare così tanto il giorno dell'Epifania?

Se il miracolo fosse solo di un Dio che appare, non farebbe molta differenza  da quello delle opere teatrali; forse sarebbe solo un po' più tecnologico!

Rileggiamo il primo versetto di Isaia 60:

“Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te!” (Isaia 60:1)

Adesso voglio che leggiate il primo versetto del capitolo successivo, il 61:

“Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili.” (Isaia 61:1a)

Nel primo versetto del capitolo 60 è Isaia che parla. Nel secondo, no. Chi è che sta parlando?

Leggiamo assieme Luca 4:16:

“Poi venne a Nazaret, dove era cresciuto e, com'era solito fare in giorno di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò per leggere.  E gli fu dato in mano il libro del profeta Isaia; lo aprì e trovò quel passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi,  e per predicare l'anno accettevole del Signore».  Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si pose a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. Allora cominciò a dir loro: «Oggi questa Scrittura si è adempiuta nei vostri orecchi»..” (Luca 4:16-21 ND)

Ecco l'epiphanien! Ecco colui che scende dall'alto! Eccolo il re che viene! Eccolo il miracolo!

Quale è? Il miracolo più grande  è che Gesù dimenticherà una riga  della profezia di Isaia: vediamo quale:

(ISAIA) Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me,
(Gesù) Lo Spirito del Signore è sopra di me.

Qui le due versioni coincidono

perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili;
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri

evangelizzare è sinonimo di buona notizia e povere di umili.

mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, 
mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto

idem

per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, 
per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi

dobbiamo credere a Gesù  che la versione originale fosse quella;  forse qualche amanuense si era scordato.

l’apertura del carcere ai prigionieri 
per rimettere in libertà gli oppressi

idem

per proclamare l’anno di grazia del Signore, 
e per predicare l’anno accettevole del Signore

idem

e il giorno di vendetta del nostro DIO,
…...........................................................»

Gesù si è dimenticato una riga? No di certo! Il miracolo VERO dell'apparizione dall'alto di Dio incarnato in Gesù Cristo è che è venuto come un re, non per vendicarsi, ma per curare!

Vi ricordate quali doni portavano al re  nei versetti di Isaia?

L'oro = si offriva ai re.  Chi sarebbe disceso sarebbe stato un re.

L'incenso = lo si bruciava davanti alle divinità.  Chi sarebbe disceso sarebbe stato Dio stesso.

E se Gesù non avesse dimenticato una riga... sarebbero stati dolori per tutti. Perché con tutto quello che abbiamo fatto, facciamo e faremo (basta che apri qualsiasi telegiornale per rendertene conto) stare alla presenza di un Dio  senza peccato, puro, che ODIA il male... che è anche il Re, il dominatore assoluto del mondo fisico... beh, non è mica tanto una “lieta novella”!

Quale era il terzo dono che hanno portato i Magi e che non era nei versetti di Isaia?

La mirra = lo si usava per guarire le ferite.

Il miracolo VERO è Gesù che dimentica una riga della profezia, che si ferma alla virgola, che fa durare quella virgola da duemila anni per attendere che tutti credano per curare chi è ammalato, per chiamare dei ribelli.

Gesù ha detto:

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori” (Marco 2:17)

Gli donano la mirra perché Gesù  è il grande medico  capace di guarire e sanare le ferite e le piaghe dell'umanità,  e avrebbe sconfitto la morte. Ecco cosa c'entra  con me, e con te, l'Epifania. Ecco perché dovremmo festeggiare  più che a Natale.

Se fosse solo nato un Re, se fosse solo nato un Dio, avremmo poco da festeggiare.

Ma colui che è sceso dall'alto è un Re, e un Dio, che si dimentica una riga, quella della vendetta, ma che invece viene col balsamo della mirra a curare le mie ferite.

Quali ferite stai attendendo guariscano? Dove sono? Nel tuo fisico, o nel tuo cuore? La mirra di Gesù può curarle. Gesù è disceso dall'alto per quelle.

Ma prima devi accettare che Gesù sta tenendo in sospeso  quell'ultima riga della profezia per attendere te.

Nelle opere teatrali antiche l'epiphanein finiva con l'opera stessa, il dio che scendeva dall'alto  non modificava per nulla la vita di chi se ne tornava a casa.

L'Epifania di Nostro Signore, quella si che invece può modificare la tua vita”!

Gesù sta prolungando quella virgola sta attendendo che tu lo accetti, che ti fidi di lui, che ti affidi a lui... o forse che ritorni a farlo.

Ma tu, non attendere oltre.

Preghiamo.
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Il miracolo del dono - I miracoli che porta il Natale 4° parte
Il Natale porta un dono d'amore... ma che va condiviso. altrimenti non ha valore.---

Sapete, da bambino,  quando ero molto piccolo, io ho fatto sempre un bel po' di confusione tra personaggi del presepe e quelli di altre tradizioni che non c'entravano molto  con il Natale cristiano.

Non capivo mai se la Befana  la dovevo mettere sulla stalla al posto della cometa e se Babbo Natale andava messo assieme ai re Magi. E pensavo che Babbo Natale e la Befana fossero marito e moglie.

Però già sapevo  dove mettere il bue e l'asinello, Maria e Giuseppe, e ovviamente “la mangiatoia” rigorosamente vuota fino alla mezzanotte del 24 per poi mettere il “bambinello”.

Questo succedeva quando ero davvero piccolo, perché poi, gia a sette/ otto anni alcune persone “sante” mi avevano spiegato cosa stavo festeggiando, ma soprattutto “chi” stavo festeggiando.

Mi spiegarono che il Natale  è Natale perché è la storia di un dono.

Chi stiamo festeggiando a Natale? Quale è il centro della festa  per la maggioranza delle persone?

Vorrei vedere assieme a voi un filmato.



Vi siete mai chiesti, cosa abbia a che fare il Natale  con i doni? Chi ha iniziato la tradizione di scambiarsi doni a Natale? Certamente si...  ma rinfreschiamoci la memoria oggi!

Leggiamo Giovanni 1:

“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi... Infatti dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” (Giovanni 1:14,16) 

La parola che Giovanni usa per “grazia”  è  “charis” che in greco significa sì grazia, ma anche “favore, elargizione, dono”: per cui se rileggiamo il versetto di Giovanni, sappiamo che dalla Parola fatta carne, da Gesù, “noi tutti abbiamo ricevuto dono su dono”.

Il primo che ha iniziato la tradizione dei doni a Natale, è proprio il nostro Padre Celeste.

Il Natale non è un solo miracolo, è una serie di miracoli uno dopo l'altro, e in questa serie  ne abbiamo visto solo quattro.

Il miracolo del “momento giusto” Gesù è venuto nel momento giusto della storia del mondo quando poteva essere maggiormente ascoltati da tutti.

Il miracolo del “segno”: Gesù è venuto come “segno” affinché tutti, anche i sordi spirituali potessero capirlo.

Il miracolo del “come”: Gesù è venuto come un essere umano  debole e indifeso, affinché potesse parlare a tutti, partendo dai più umili  e arrivando ai potenti.

E oggi vediamo il miracolo del “dono”.

Che tipo di dono ci ha fatto Dio attraverso Gesù? Quali sono le caratteristiche  che lo contraddistinguono?

Nel video il “dono stupendo” veniva apprezzato per varie caratteristiche: Il colore, il profumo, e, anche se non è detto  ma possiamo immaginare,  la forma...

Quale è il colore, il profumo, la forma del dono di Dio?

Nel Vangelo di Giovanni  è Gesù stesso stesso  ci indica la forma, il colore, il profumo del dono che Dio ci fa a Natale:

1. Dio ci dona il “pane”

“Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. 
(Giovanni 6:35)

Dio a Natale ci dona qualcosa che possa sfamare una volta e per sempre la nostra fame spirituale, la nostra sete di giustizia.

2. Dio ci dona la “luce”

“Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.” (Giovanni 8:12)

Dio a Natale ci dona una luce perché possiamo vedere perché la nostra paura del buio, dell'incertezza, possa essere spazzata via per sempre.

3. Dio ci dona la “porta”

“In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.” (Giovanni 10:7) 

Dio a Natale ci dona un posto sicuro in cui stare, una casa dove riposare, e una porta certa tramite cui entrare, sempre aperta.

4. Dio ci dona il “pastore

“Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore.” (Giovanni 10:11)

Dio a Natale ci dona una guida sicura, qualcuno che non si addormenterà mai, ma che veglierà su di te per guidarti, proteggerti, a costo della sua stessa vita.

5. Dio ci dona la “resurrezione”

“Io sono la risurrezione e la vita.” (Giovanni 11:25)

Dio a Natale ci dona la vittoria sulla morte fisica, sulle malattie, sull'appassire negli anni, perché Gesù ha sconfitto la morte.

6. Dio ci dona la “via”

“Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14:6)

Dio a Natale ci dona non solo un percorso sicuro, una strada che lui conosce, una via vera,  ma l'autobus, la nave, l'aereo, dove noi viaggiamo protetti all'interno del suo amore, dell'amore di Gesù verso una nuova vita.

7. Dio ci dona la “vite”

“Io sono la vera vite, voi siete i tralci” (Giovanni 15:5a)

La vite è la pianta tipica del nostro paese;  La vite è una pianta forte   perché riesce a resistere agli inverni più duri,  alla siccità, ai parassiti.

Le parti delicate, sono i tralci, Gesù è la vera vite, colui che da solo  sostiene e alimenta i tralci, il tronco a cui puoi connettere la tua vita, quello che ti darà nutrimento e forza.

Il Natale è la storia di un dono, dato da un Padre che ama suo figlio, che ama sua figlia.

Cosa stavi aspettando a Natale? Hai ricevuto il dono  che cambia la tua vita... o semplicemente una borsa rossa? Forse pensi che una borsa rossa  ti renderà felice,  è quella che hai da sempre atteso, che non ti serve un dono differente...

Ma abbiamo letto solo una parte del versetto 5 di Giovanni 15...

“Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.” (Giovanni 15:5b)

Il dono che Dio ha mandato è un dono prezioso, di cui non possiamo fare a meno...

Ma, soprattutto, è un dono d'amore.

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio.” (Giovanni 3:16a)

Come hai festeggiato,  come festeggi questo Natale?

Lo hai riempito di regali, lo hai riempito di simboli, il presepe, le stelle, i nastri, oppure lo hai riempito d'amore?

C'è una bella poesia romanesca che parla del Natale:

Er presepio
Ve ringrazio de core, brava gente,pé ‘sti presepi che me preparate,ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,si de st’amore non capite gnente…
Pé st’amore sò nato e ce sò morto,da secoli lo spargo dalla croce,ma la parola mia pare ‘na vocesperduta ner deserto, senza ascolto.
La gente fa er presepe e nun me sente;cerca sempre de fallo più sfarzoso,però cià er core freddo e indifferentee nun capisce che senza l’amoreè cianfrusaja che nun cià valore.
Trilussa

Il Natale, dice Trilussa, senza l'amore  “è “canfrusaja”...  che nun c'ha valore.”

Se vuoi festeggiare davvero il Natale accetta l'azione d'amore  con cui Dio ti ha amato, con cui Dio ti ha amata: Gesù che scende per essere dono d'amore.

Vivi nel suo amore, dimora nel suo amore... ma passalo agli altri, se no, è “cianfrusaja, che nun c'ha valore”

Buon Natale.
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Il miracolo del come - I miracoli che porta il Natale 3° parte
Avresti mai deciso, se tu fossi stato un potente, di far nascere tuo figlio in una stalla, povero, umile, debole? Dio lo ha fatto, perché Gesù potesse parlare a tutti, partendo dai più umili.
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Quando ero bambino io i regali non li portava Babbo Natale il 24 notte, ma la Befana la notte tra il 5 e il 6 gennaio...

Uno dei misteri e dei miracoli del Natale  che mi ha sempre affascinato da bambino era come fosse possibile per la Befana  consegnare giocattoli a ogni ragazzo e ragazza del mondo, volando su una scopa  e realizzare tutto questo  in una sola notte!

A furia di pensare, come bambino era arrivato ad una conclusione che mi sembrava abbastanza logica: la Befana era capace di fermare la rotazione del globo! Così facendo, fermava il tempo, e lei aveva tutto il tempo  per arrivare in tutte le parti del mondo!

E questo, secondo me, spiegava anche il fatto che mamma e papà ci volevano a letto presto;  infatti per la Befana era più facile  fermare la rotazione della terra se tutti quanti stavano fermi; è una questione di cinematica ed inerzia!

Alla fine, però, qualche dubbio lo avevo... Perché io dovevo stare fermo a letto, e papà e mamma invece continuavano a fare  su e giù per le scale fino alle due di notte? La mia teoria aveva più di una falla!

Alla fine dovetti decidere  che il come faceva la Befana era al di là delle mie capacità di comprendere...

Lo avrei dovuto accettare “per fede”. La cosa importante era che,  anche se non capivo  il come la Befana  facesse,  riusciva lo stesso a portare i doni a i bambini...
e specialmente a me!

A questo punto siete autorizzati a chiedermi: “Marco, che cosa c'entra la Befana coi miracoli del  Natale?” Infatti questo è il terzo messaggio sui miracoli che porta il Natale.

Abbiamo visto  nelle tre settimane di Avvento precedenti, il miracolo del “momento giusto”. Ovvero che Gesù è venuto in un momento della storia in cui il suo messaggio poteva arrivare più facilmente,
con persone alla ricerca spirituale, strade che collegavano il mondo conosciuto e una lingua unica da parlare (il latino).

La settimana scorsa abbiamo parlato del miracolo del “segno”: Dio pur di parlare con noi ha deciso di parlarci attraverso un “segno” che ognuno di noi potesse capire; e il “segno” sarebbe stato Gesù.

Questa settimana vediamo il miracolo del “come”.

Io non sapevo “come” facesse la Befana  a portare i doni a tutti i bambini del mondo, e  il mio “come” sembrava logico solo a me... mentre c'era un “come” diverso, più semplice, più vicino a me.

Il “come fa la Befana” era, semplicemente,  attraverso l'amore  di ogni papà ed ogni mamma

Immagina per un attimo di essere Dio: per molti questo  non è nemmeno un grande sforzo  perché al mondo ci sono molti  che credono di esserlo, che tutto ruoti attorno a loro... ma sicuramente nessuno di noi.

Se tu fossi Dio, il creatore dei Cieli e della Terra, l'Onnipotente, “come” faresti arrivare tuo figlio nel mondo?

Io avrei avuto una serie di idee, che comprendono: una navicella interstellare, una eruzione , un asteroide.. insomma, qualcosa che “si vede che sono Dio!”

I. I “come” di Dio non sono i nostri

Parte del miracolo del Natale  è il miracolo del “come”.  I metodi di Dio vanno oltre i nostri metodi e la nostra comprensione.  Paolo scrive in Romani 11:33,

"Che Dio meraviglioso abbiamo! Come è immensa la sua ricchezza! Come è grande la sua saggezza e la sua sapienza! Per noi è impossibile capire i suoi metodi e le sue decisioni. "(Romani 11:33 BDG)

Paolo afferma una cosa semplice: “non cercare di capire i “come” di Dio, perché i suoi “come”  sono immensamente migliori dei nostri.”

Gesù  è venuto al mondo  come un bambino debole e indifeso.  Dio ha scelto di  nascere  attraverso dei  genitori umili e poveri.

Non è nato in un palazzo ma in una stalla.  E' nato da una giovane coppia che anche se avevano dei cuori  puri  non avevano alcuna rilevanza nella loro società e sul mondo.: non erano “star”

Erano semplici, ordinari, oscuri individui; eppure Dio scelse  quelli  per  essere i genitori di Gesù.

Non è il “come” che avrei scelto io... ma io sono io,  e Dio è Dio.

Isaia 55: 8-9 dice:

" «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore.  «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.» " (Isaia 55:8-9)

I come di Dio sono diversi dai nostri come. E non dovremmo stupirci di questo.

Se leggi la Bibbia troverai che quasi tutti i “come” di Dio, tutti i modi con cui lui è intervenuto e ha modificato la storia del mondo, sono esattamente l'opposto di ciò che io e te avremmo scelto.

Abraamo viveva ad Ur, una città che potremmo paragonare a New York, o Londra, importante, influente...

A me e a te sarebbe apparso logico farlo rimanere lì,  per formare un popolo scelto per Dio. Tante persone, tanti contatti...

E invece il “come” di Dio è dire ad Abraamo: “ Lascia tutto”  “Dove mi mandi Signore?”  “Non te lo dico,... non ora... ma c'è una terra promessa che ti attende.”

Io e te non avremmo scelto Giuseppe, il figlio più piccolino di Giacobbe,  e anche un bel po' presuntuoso, per salvare una nazione dalla carestia.

Io e te non avremmo scelto Israele, una nazione piccola  popolata da pastori semi analfabeti per diventare il popolo speciale di Dio.

Io e te  non avremmo scelto Davide come re, (e neppure Samuele); piccolino, giovane,  ma uno dei suoi fratelli,  più alti, più forti, più belli.

Io e te non avremmo scelto Betlemme,  un piccolo, insignificante punto  sul paesaggio di Israele,  per essere il luogo di nascita di Gesù.

Cosa è che lega tutti questi “come”  diversi dai miei e dai tuoi? C'è un minimo comun denominatore, qualcosa in comune tra essi?

II. I “come” di Dio portano gloria a Lui

I “come” di Dio non sono quelli “ovvi”, quelli più sicuri, quelli dove il risultato è certo al 99,9%... ma quelli dove il risultato è impossibile... se non per la mano di Dio, se non per la Sua potenza, se non per il Suo volere.

Più e più volte Dio ha scelto  gente semplice e ordinaria  attraverso la quale ha potuto fare  il suo straordinario lavoro.

Gesù nasce lontano da casa di mamma e papà, Nazareth. Nasce in una città piccola e sovraffollata,
Betlemme. Nasce non in una stanza ma in una stalla, e non era attrezzata a sala parto.  Nasce su una mangiatoia con del fieno che Giuseppe aveva forse cambiato con quello che c'era prima, e avrà allontanato anche qualche cacca, penso.

Nasce avvolto su teli strappati per fare delle fasce perché in una stalla non ci sono panni puliti e bolliti.

Questo è il “come” di Dio. E in questo “come” a cui non avremmo pensato c'è anche il “come annuncia  la nascita”.

III. I “come” di Dio includono me e te

Se sei padre o madre, come hai annunciato la nascita di tuo figlio? Hai spedito bigliettini,  mandato SMS,WZP, email fatto una pagina su FB? E a chi li hai mandati? Alle persone che ami, a chi conosci già, a chi riteni “importante”?

Non è questo il “come” di Dio. Dio non annuncia la nascita di Gesù a re e regine, nemmeno ai leader religiosi o militari. Dio manda gli angeli  ad annunciare a dei pastori la nascita. E' come se tu mandassi l'annuncio  agli operai della fabbrica di cessi e piatti doccia  a Civita Castellana.

Dio non lo annuncia agli amici, o ai potenti, ma agli sconosciuti e ai deboli.

Se io e te fossimo vissuti 2018 anni fa,  anno più anno meno, a Betlemme e Dio avesse deciso di annunciarlo ai potenti la nostra vita non sarebbe cambiata per nulla.

Ma visto che Dio lo aveva annunciato per primi  agli operai,  ai contadini, agli umili io e te saremmo stati i primi a saperlo!

Il “come” di Dio, è fatto in modo che tutti sappiano,  a partire dai più poveri,  dai più deboli,  dai più umili

Dopo la sua resurrezione dai morti,  Gesù apparve per primo ad un gruppo di donne, non  ad Erode, o a Ponzio Pilato, o a Caifa.

Se fossi stato io, la mia natura umana  mi avrebbe portato per primo da quelli là per fargli una gran pernacchia:  “Tanto sono vivo!”

E invece è andato dalle persone  che contavano meno in quel momento in Israele, da quelli che erano scappati per paura di essere presi, da quelli che lo avevano rinnegato pubblicamente da quelli che avevano dubitato e volevano mettere il dito nei fori,
per dirgli così:

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,  insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.” (Matteo 28:19-20)

Per dirgli: “Ok,. Ora tocca a voi.”

Il miracolo del “come” è proprio questo: fare quello che nessuno potrebbe fare, attraverso strumenti  che nessuno vorrebbe utilizzare.

Paolo la mette in questi termini:

"Esaminate un po' voi stessi, fratelli: pochi di voi erano sapienti dal punto di vista umano, pochi i potenti, pochi quelli provenienti da famiglie importanti,  ma Dio ha scelto le cose che il mondo considera pazze o da scartare, proprio per coprire di vergogna quelli che il mondo considera sapienti, ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare e screditare le forti.  Il Signore ha scelto le cose umili, quelle che il mondo disprezza e che non tiene in alcun conto, per ridurre a niente quelle che il mondo considera importanti.  Cosicché nessuno può vantarsi davanti a Dio. "(1 Corinzi 1: 26-29 PV)

E se io non posso vantarmi, se io non posso attribuirmi il merito, se io non posso prenderne la gloria... allora la gloria va a Dio!

I metodi di Dio non sono cambiati.  Usa ancora persone comuni  per compiere il Suo straordinario lavoro!

Le nostre capacità non sono importanti; il nostro atteggiamento e la nostra disponibilità, quelle si, che sono importanti.

Dio ci ha affidato il compito di annunciare che Lui è nato tra noi per portare perdono, pace, e salvezza, quello che chiamiamo “Lieta Novella”, quelle stesse cose  che gli angeli annunciarono ai pastori, spetta a me e a te annunciarle agli altri; anche a Natale... ma non solo a Natale.

IV. I “come” di Dio ci modellano

Cosa significa tutto questo per noi? Che se accettiamo i “come” di Dio tutto andrà bene? Che conoscere i “come” di Dio ci darà una vita facile?

La storia di Maria, la madre di Gesù, ci dice di no.

Fu lei stessa a chiedere un “come” a Dio?

“Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?»” (Luca 1:34)

Dio ama tutti, Dio non ha riguardi personali... ma per Maria, fece un'eccezione, spiegando “come” sarebbe accaduto; attraverso l'intervento dello Spirito Santo.

Maria ebbe vita più facile sapendo il come?  Non proprio!  Sopportò lo “scandalo” di essere incinta senza essere sposata, partorì in una stalla, e subito fu costretta a fuggire in Egitto. E vide suo figlio morire in croce...

Accettare il come, o saperlo, non ci assicura una vita felice, anzi...

Attenzione: Maria chiese  il “come”, ma non chiese il “perché”.

Gran parte degli “eroi” della Bibbia, sono eroi “loro malgrado”. Hanno obbedito a Dio, ma hanno continuato a chiedere il “perché”.

“Perché scegli me, che sono balbuziente? “Mosè, fidati!”

“Perché scegli me, che sono troppo giovane?” “Geremia, fidati”:

“Perché scegli me, che odio i Niniviti?” “Giona, fidati”.

Maria non chiede mai “perché”. Maria accetta il “come”. Maria serve gli scopi.

Questo è un telo ricamato: ma soltanto guardandolo dal lato giusto vedremo il disegno.

(mostra il telo a rovescio)

Maria accetta ciò che gli fa vedere Dio, senza vedere l'immagine intera del ricamo, ma soltanto il pezzettino  a rovescio che Dio le fa vedere.

“Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». “ (Luca 1:38)

Dio è al lavoro nelle nostre vite  per produrre un bellissimo arazzo.  Dalla nostra prospettiva qui sulla terra  noi possiamo solo vedere il retro del ricamo.  Ma il fronte , quello non lo possiamo vedere.

In questa vita stiamo guardando il dietro dell'immagine, e spesso sembra tutta brutta,  tutta dolore, tutta angoscia, tutta incomprensibile, tutta una perdita di tempo, tutta uno spreco inutile di energie.

Maria si è lasciata modellare da Dio, senza chiedere perché, solamente obbedendo...

“Tu hai creduto che Dio avrebbe fatto ciò che ha promesso, ecco la ragione per cui ha dato a te questa meravigliosa benedizione!" (Luca 1:45 BDG)

Maria ha creduto a quel “come”... e ora vede l'immagine completa.

(mostra il telo dalla parte giusta)
Continua a fidarti di Dio,  anche se non capisci i suoi “come”.

 Continua a seguilo  e la tua vita sarà riccamente benedetta!

Il miracolo del Natale è il “come”,  è che Dio usa persone normali, come te e me  per realizzare cose straordinarie per il suo regno.

Il miracolo del “come” è un Dio che nasce debole, per portare potenza nella tua vita; spetta a te, e a me
accettare la potenza che è giunta a Natale.

Preghiamo.
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Il miracolo del segno - I miracoli che porta il Natale 2° parte
Il miracolo del Natale è Dio che manda un segno per attraversare la barriera che rende sordi i suoi figli per fargli comprendere quanto li ami. Gesù è il segno.
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Per un po' di tempo i nostri messaggi domenicali sono stati tradotti in LIS (Lingua Italiana dei Segni).

La cosa che più mi affascina della LIS è il fatto che le nostre mani possano diventare una lingua, segni diventare parole. Vorrei vedere assieme a voi un breve filmato che parla della lingua dei segni.


La cosa che mi fa riflettere sempre quando sono in presenza  di persone che hanno un figlio o una figlia sorda è di come spessissimo (tranne rare occasioni)  i genitori si adattino ad imparare  una lingua a loro sconosciuta pur di far capire al proprio figlio o alla propria figlia quanto lo amano, quanto la amano.

Le mani diventano il mezzo con cui trasmettere  il messaggio d'amore. I genitori si impegnano ad imparare una lingua non loro, pur di attraversare la barriera che li divide dai propri figli, e le mani diventano un mezzo con cui trasmettere l'amore.

L'amore non è più una parola, ma una azione,  un segno.

Preparando questa serie di messaggi sul Natale,  non potevo fare a meno di riflettere  sulla somiglianza tra che quello che fanno   i genitori con bambini sordi e quello Dio lo ha fatto per noi  duemila anni fa col Natale.

La nostra è una situazione in tutto simile a quella di una famiglia con dei figli sordi, e con un Padre che usa un linguaggio non suo pur di attraversare  e annullare quella nostra sordità.

Noi vivevamo  sulla terra,  ognuno occupato con la propria vita, ognuno seguendo i propri programmi ed eravamo sordi alla voce di Dio.

In principio Dio parlava direttamente all'uomo; nel giardino di Eden Adamo ed Eva  parlavano faccia a faccia con lui.

Dopo la cacciata  questo rapporto diretto si è interrotto, ma Dio ha continuato a cercare la nostra attenzione, a parlarci, soprattutto attraverso delle persone speciali mandate da Lui  che si chiamano profeti.

I profeti non sono mai stati accolti in maniera positiva, perché venivano a mettere in luce le nostre mancanze, il nostro allontanamento dal volere del Padre, quello che sono i nostri peccati.

Non volevamo (e non vogliamo) sentire  ciò che Dio stava provando a dirci.

Cosa fai, quando tuo figlio diventa sordo? Quando non riesce più ad ascoltate i tuoi insegnamenti, i tuoi ammonimenti, le frasi d'amore che gli dici? Come fai  a farlo sentire desiderato  e prezioso?

Cedi alla frustrazione? Ti giri da un'altra parte perché fa troppo male? Abbandoni il figlio disobbediente a se stesso?

I genitori dei figli sordi danno l'esempio: non abbandonano il figlio, anzi, mettono ancora più sforzo  nel loro essere genitori, apprendendo una lingua nuova, una lingua non loro, la lingua dei segni.

Dio ha fatto lo stesso; ci ama così tanto  che vuole disperatamente rivelarsi a noi in modi che possiamo capire. Ha imparato una lingua speciale pur di essere, come dice la canzone del video, "one step closer", un passo più vicino a me e a te.

La lingua che Dio ha scelto per comunicare con dei figli che non sentono è una lingua fatta di “segni”: vi faccio qualche esempio:

“Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra.” (Genesi 9:13)

“Sarete circoncisi; questo sarà un segno del patto fra me e voi.” (Genesi 17:11)

“Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quando io vedrò il sangue, passerò oltre.” (Esodo 12:13a) 

Ma il segno più grande,  quello definitivo, sarebbe giunto a Natale,  circa duemila anni fa:

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14)

Questo è il miracolo del segno; la parola in ebraico per “segno” è “???? ’ = ô? ”, che significa anche   “ luce, presagio, prodigio, miracolo, segno”.

Ma non è sufficiente contemplare la luce, sentire il presagio, assistere al prodigio, vedere il miracolo...

Questa serie di messaggi è sull'esperienza dei miracoli del Natale, non sulla conoscenza di essi.

Non basta conoscerlo. Non basta sapere che Gesù è venuto in terra. Abbiamo bisogno di sperimentare  il miracolo del Natale, far si che il segno cambi i nostri cuori e le nostre vite.

La scorsa settimana abbiamo visto che il Natale è il miracolo del “momento giusto”: Dio ha mandato Gesù nel momento giusto della storia, in una mondo che era alla ricerca spirituale dopo il fallimento della filosofia greca e romana.

Un mondo dove era più facile viaggiare e dove era più facile capirsi attraverso una lingua unica, il latino.

Ma questo arrivare al “momento giusto” sarebbe stato inutile  se Dio non avesse utilizzato una lingua che attraversasse la nostra sordità.

Avrebbe potuto continuare a mandare profeti su profeti. Ma nulla sarebbe cambiato.

Ebrei 1: 1-2  parla di questo miracolo: del miracolo di un Padre speciale che sceglie di parlare in un modo speciale pur di far arrivare il messaggio al figlio per farlo sentire speciale:

"Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,  in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi. "(Ebrei 1:1-2). 

Dio mandò Gesù come segno,  a comunicare il suo messaggio  in un modo che possiamo capire! Il miracolo del segno è che Dio ci parla oggi  per poterlo conoscere e avvicinarci a Lui!

La LIS di Dio per un modo sordo

Quale è dunque il “linguaggio dei segni”  che Dio ha scelto per parlarci?

I. Dio parla attraverso la storia 

Dio ha parlato attraverso la storia  per rivelarsi a noi. Vuole che lo conosciamo,  che lo amiamo
che lo adorarlo.

Dio si rivela attraverso la sua creazione,  attraverso l'alba e il tramonto, attraverso il sole, la luna e le stelle.

Davide dice:

“Quando io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi?” (Salmo 8:3-4a)

E Paolo aggiunge:

“(Gli uomini)... conoscono per istinto la verità che riguarda Dio, perché è stato Dio stesso a dar loro questa conoscenza.   Infatti, non hanno scusa, perché fin dalla creazione del mondo, le invisibili qualità di Dio, la sua potenza e la sua divinità sono state messe in evidenza dalle stesse cose che egli ha fatto.” (Romani 1:19-20 PV)

Dio parlò a Mosè nel roveto ardente,  parlò ad Elia con una piccola, calma voce,  a Isaia in una visione nel tempio. Dio parlò ad Osea  attraverso le sue circostanze familiari  e ad Amos in un cesto di frutti estivi.

Parlava a Geremia attraverso l'argilla di un vasaio  e a Giuseppe attraverso i sogni. Dio ha perfino parlato attraverso un asino! Se non ci credi, leggi Numeri 22 e vedi quello che è successo a un certo Balaam!

Dio non ha un posto specifico dove rivelarsi; un “santuario”, un monte, o un lago. Poteva rivelarsi ad Abramo mentre era ad Ur dei Caldei,  oppure a Giuseppe in Egitto  oppure ad Isaia  in Babilonia.

Dio non parla a tutti nello stesso modo, e neppure nello stesso posto. Ma Dio ha sempre parlato per far conoscere se stesso e la sua volontà.

Hai mai parlato con Dio? Se non lo hai mai fatto, non è perché lui non ti parli, ma perché tu non lo stai ascoltando.

Io parlo con Dio... anzi, scusate, Dio parla con me su base quotidiana. Qualche volta parla poco...  perché non c'è molto da dire. Altre volte è un fiume in piena.

Mi parla attraverso le foto che faccio delle albe sul monte Cimino, quando la bellezza dei colori che vedi non è arrivabile da nessun pittore al mondo, mi parla attraverso i versetti che leggo,  quando uno mi colpisce più di ogni altro, mi parla attraverso i sogni... ma, soprattutto,  mi parla attraverso i miei silenzi, quando smetto di parlare io, e mi metto all'ascolto.

Quale è il modo in cui Dio parla a te? Perché Dio ti vuole parlare.

Dio non aveva smesso di parlare,  neppure durante i 400 anni in cui la Bibbia è rimasta silenziosa, dal Libro di Malachia alla venuta di Gesù.

Ma i suoi figli (noi)  erano diventati sordi  al messaggio. Ecco la necessità di un segno che nessuno avrebbe potuto male interpretare.

II. Dio parla attraverso Cristo

Nel Signore Gesù Cristo,  Dio rivelò se stesso direttamente a noi.

Attenzione: non sto dicendo che Dio  ha rivelato se stesso  attraverso le parole pronunciate da Gesù,  attraverso il suo messaggio; Gesù non è una “lettera scritta” uno dei tanti profeti.

Gesù Cristo è il vivente,  è rimasto qui tra noi, la sua vita e la sua opera  non è finita, continua ad operare nel mondo e nelle persone: lui stesso dice così in Giovanni 6:

“Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.” (Giovanni 6: 51a) 

E' lui il segno di Dio. Gesù è venuto a rivelare Dio,  a farlo conoscere a noi  in modi che possiamo capire. Se vuoi sapere com'è Dio,  guarda a Gesù!

Quando Filippo chiese a Gesù  di mostrare loro il Padre,  Gesù rispose:

"Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”?  "(Giovanni 14: 9)

E tu,  hai visto Dio? Oppure, vorresti vederlo? Giovanni dice:

“Nessuno ha mai visto Dio, solo l'unico Figlio, Dio, che è unito al Padre, è quello che ce l'ha fatto conoscere!” (Giovanni 1:18)

In questo Natale cerca Gesù per vedere Dio, perché lui è venuto per trasformare la tua vita.

III. Dio parla per trasformare

Il miracolo del segno  non è solo nel fatto che Dio ci parla oggi  attraverso Suo Figlio,  ma che quel segno di duemila anni fa  ha ancora il potere di trasformare le nostre vite.

Il Natale è la celebrazione  del più grande segno mai mandato da Dio  è “Emmanuele”, Dio con noi.” La mano di Dio e scesa tanto in giù per poterci venire a toccare,  ad afferrare di nuovo,  a prenderci ancora una volta per mano come faceva nel giardino di Eden, a portarci con lui.

Paolo dice in 1° Timoteo:

“A questo modo, nel tempo stabilito, egli ha dato la prova che Dio vuol salvare tutti gli uomini.” (1 Timoteo 2:6 TILC)

Gesù venne “a tempo stabilito” nel “momento giusto”  per mostrare il segno di Dio  che dice che possiamo essere liberati dai peccati

Perché lo ha fatto? Perché un padre con un bambino sordo apprende la LIS? Perché vuole comunicare con lui, fargli sapere quanto lo ama, consigliarlo, aiutarlo, amarlo in modo completo. Dio voleva che noi sapessimo  quanto lui ci ama .

Gesù è nato per proclamare dare il segno che possiamo essere  liberati.

Che non dobbiamo vivere come prigionieri, che la colpa, i rimpianti, il dolore possono essere vinti.

Conclusione

Come uomini e donne del mondo riceviamo spesso messaggi  che cambiano la nostra  vita.  Un dottore che dice: “Mi spiace, è un cancro".  Una figlia adolescente che confessa: "Io sono incinta.  Uno sposo che afferma: " Non ti amo più, voglio il divorzio.

Siamo onesti: la vita cambia. Ma nel bel mezzo di tutto questo,  c'è un altro messaggio.

“Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Saranno forse le tribolazioni, l'angoscia, le persecuzioni, la fame, la mancanza di vestiti, il pericolo, oppure la spada?” (Romani 8:35 PV)

Il miracolo del segno del Natale è questo: un Dio che scende per dirti:

"Niente di niente potrà mai separarti dal mio amore.  Abbi fiducia in me con tutto il tuo cuore e non appoggiarti alla tua comprensione. Cercami, e dirigerò le tue vie.  Perdona quelli che ti maltrattano, perché io ti darò giustizia. Rallegrati nella sventura, perché il male è solo per un tempo. Parlami, ed io starò lì ad ascoltarti, e sarò pronto a risponderti."

“Né la morte, né la vita, né gli angeli, né i capi spirituali, né il presente, né il futuro né le potenze demoniache  e neppure le altezze o le profondità, nessuna cosa che Dio ha creato sarà mai capace di separarci dall'amore che Dio ci ha mostrato in Gesù Cristo, nostro Signore!” (Romani 8: 38b-39 PV)

Il miracolo del Natale è il miracolo del segno:  Dio ama te e me!  Stai ascoltando?

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Il miracolo del momento giusto - I miracoli che porta il Natale 1° parte
Gesù non è venuto per caso: Dio lo ha mandato nel momento giusto. Tra i tanti che lo celebreranno senza sapere perché, il mio compito di credente è di testimoniare il miracolo della salvezza.---

(Vai al pulpito e guarda l'orologio per un minuto)
No, non è che mi sia  dimenticato cosa debba dire, e non ho neppure perso improvvisamente la voce; volevo solo farvi apprezzare,  farvi pensare, e farvi pesare, e farvi patire quanto è lungo un minuto!

È  sorprendente  quanto sembri lungo un minuto di silenzio...  ma pensa a quanto sia breve un minuto   quando stai facendo qualcosa che ti piace:

Pensa a quanto sembrasse breve un'ora passata assieme con il tuo sposo, o la tua sposa, nel momento che ti sei innamorata o innamorato di lei... figurati un minuto!

Pensa (e questo è per i giovani) quanto ti pesa staccarti per un minuto dalla PS4  e fare quello che ti hanno chiesto i tuoi genitori.

Lo sai,  ci sono solo 16 giorni e mezzo fino a Natale. Ciò significa che ci sono circa 396 ore  fino a quando il mondo ricorderà la nascita di Cristo. Ciò si traduce in circa 23.000 minuti.

Come investirai questi 23.000 minuti? Li passerai a preparare addobbi, comperare regali, pianificare cene e pranzi?

E in tutto questo,  Gesù, che parte avrà di quei 23.000 minuti?

Noi sappiamo che Natale non è il vero giorno in cui è nato Gesù. E' una data convenzionale, che in molti dicono ( a torto... ma non vogliamo discuterne oggi) che fosse la data di una festa pagana a Roma a cui la chiesa ha sovrapposto una festività cristiana...

Tutto questo a non non ci importa: lo sappiamo, e non crediamo neppure alla neve, alla stalla col bue e l'asinello, e a tante altre tradizioni umane.

Ma non di meno, è questo un periodo  dove possiamo più apertamente parlare alla gente di Gesù Non a tutti, forse non a moltissimi, ma a una considerevole parte, si.

Perché tutti sanno che il Natale festeggia la nascita di Cristo; a moltissimi non importa nulla  se non la festa, i dolci, le cene, ma per una  parte e non è piccola,  Natale è ancora legato alla venuta di Dio in terra.

Per questo tipo di  persone Gesù farà solo parte del panorama, oppure sarà la figura che lo domina?

Sapete, come credenti,  siamo chiamati ad essere “sale delle terra e luce del mondo” a far si che Gesù  non sia solo parte del panorama, ma sia colui che lo domini.

Molte chiese chiamano questo periodo  prima del Natale “Avvento”; il dizionario Treccani ci dice il significato e l'etimologia:

___
avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire = venire (giungere)+ ad (presso, vicino a)  
per cui «arrivare»]. –  Venuta, arrivo
___
Il Natale parla di qualcuno che è giunto “vicino a”... di Dio che si fa uomo per “giungere presso” l'uomo.

Come credenti siamo chiamati a riempire questi 23.000 minuti dove tutti,  in un modo o nell'altro, parleranno di Gesù, con il sale della Parola.

Ma, per far questo, i primi a dover essere “vicini a Gesù” dobbiamo essere proprio noi che ci chiamiamo “credenti”.

Dove sei oggi? In quale modo ti appresti a guardare il mondo che parlerà di Gesù? Sei vicino, o vicina, o sei lontano, o lontana? Sei in attesa solo di festeggiare, oppure sei in attesa di ricordare simbolicamente il miracolo della nascita?

Il Natale parla di un miracolo... Il miracolo del “momento giusto”.

Abbiamo iniziato parlando di “tempo”. Ti sei mai fermato a considerare  quanto sia importante il tempismo per tutto ciò che esiste?  Pianti i pomodori a novembre?   Dipingi l'esterno di casa tua a gennaio?  Vai a nuotare al lago  a febbraio?  No? Perché no? Non è il momento giusto!

C'è un momento giusto per tali attività. Penso che saremmo tutti d'accordo  sul fatto che dicembre non è il momento migliore  per provare a iniziare una dieta, giusto?

Pensa all'importanza del tempo nello sport. Se Ciro immobile non salta col tempo giusto,  non riceverà la palla al centro dell'area  crossata da Luis Alberto,  e non segnerà l'ennesimo gol  per la grande Lazio!

Se la terza frazionista della staffetta 4 x 100  non parte al momento giusto,  non riceverà il testimone tra le righe del cambio,  e non potrà completare la finale alle olimpiadi.

Pensa all'importanza di essere in tempo   nelle nostre vite quotidiane.

Se hai mai perso un volo  perché sei arrivato un minuto dopo l'imbarco  conosci l'importanza di essere in tempo.

Un momento, un intervallo di tempo,  posto nella giusta posizione,  può fare la differenza nel mondo.

Paolo in Galati 4: 4 dice:

“Ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio” (Galati 4:4a)

Qui la Parola di Dio dice: " Quando il tempo era pieno,  quando non bisognava aggiungere altro,  quando il livello era riempito...  in QUEL momento preciso,   Dio ha mandato suo Figlio.  "

Un'altra versione dice:  .

"Ma, al momento stabilito, Dio mandò suo Figlio. "(PV) 

Questo rappresenta il miracolo del momento giusto.

I. Gesù è venuto al momento giusto

La Bibbia dice: "Quando il tempo arrivò al completamento, Dio mandò suo Figlio ..."  

Ma la cosa importante non era quella strana nascita in una stalla, ma che Gesù era nato.

Da quando era stata pianificata quella nascita? Fin dalla fondazione del mondo: Vi faccio solo tre esempi:

“Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno. “(Genesi 3:15)

Scritto circa 1800 anni prima del primo Natale.

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele” (Isaia 7:14)

Scritto circa 740 anni prima del primo Natale

“Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele.” (Michea 5:1a)

Scritto circa 680 anni prima:

Non solo i credenti stavano attendendo Gesù,  ma gli storici ci dicono  che il mondo romano era in grande attesa,  nel 40 AC un poeta romano, Virgilio, aveva scritto di un liberatore,  un “puer” un bambino di origine divina,  che darà vita ad un nuovo “saeclorum ordo“,  un "nuovo ordine dei secoli"... e da Gesù in poi i secoli saranno divisi in Avanti Cristo  e Dopo Cristo.

Nel mondo antico le vecchie filosofie  greca e romana venivano soppiantate da nuove religioni, e la fame spirituale era ovunque. Dio stava preparando il mondo  per l'arrivo di Suo Figlio. "

Mai come in questo periodo nel mondo era stato facile viaggiare. I romani avevano costruito strade  che collegavano città piccole e  città grandi,  Il mondo era in pace sotto il dominio romano,  e non era un rischio così grande spostarsi.

C'era finalmente una “lingua unica”  che quasi tutti conoscevano, il latino, e per questo  era facile parlare anche tra razze differenti.

Dio decide che “è il momento giusto”: Gesù nascerà in un mondo che lo aspetta, dove le persone sono alla ricerca di Dio, dove le persone possono muoversi e parlare una stessa lingua per  raccontare ad altri che Gesù è nato!

Ti suona familiare la situazione di un mondo dove le vecchie filosofie crollano? Guardati intorno: il comunismo (siate tutti uguali e sarete felici) ha fallito, il capitalismo (siate tutti ricchi e sarete felici) ha fallito, il consumismo (comperate tutto quello che desiderate e sarete felici) ha fallito... e la gente è alla ricerca di qualcosa in cui credere.

Un mondo dove è facile e sicuro spostarsi: i prezzi dei voli sono ormai simili a quelli dell'autobus, che tu ci creda o no, gli ultimi settanta anni sono stati i più pacifici che il mondo occidentale abbia mai conosciuto.

Un mondo dove le persone possono capirsi, perché ci sono due lingue largamente diffuse che quasi tutti capiscono (l'inglese e lo spagnolo).

Gesù ti mette a disposizione tutto questo... affinché tu faccia del Natale non una “adorazione pagana”, ma un mezzo con cui comunicare agli altri che lo cercano che lui è realmente venuto.

II. Gesù  provvede al momento giusto

Molte persone si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Esattamente come moltissimi ai tempi di Gesù, si limitarono a “festeggiare” il miracolo senza “accettare” il miracolo.

Gesù era venuto per cambiare le loro vite, in molti si recarono a vedere il neonato, in molti lo avranno ascoltato nei trentatré anni seguenti... ma senza alcun impatto sulle loro vite.

Gesù non è solo venuto al momento giusto; se fosse solo nato,  se fosse venuto solo a “vedere com'è essere umani”, non avremmo alcun motivo di festeggiare. Ma è venuto per provvedere al momento giusto.

 Romani 5: 6 dice:

"Mentre eravamo ancora senza forza, al momento giusto, Cristo è morto per noi peccatori.” (Romani 5:6 PV)

Quando hai bisogno di un miracolo?  Quando non hai più opzioni e risorse. Quando è finita la corda  che ti separa dal baratro. Quando la diagnosi è: malattia terminale.

Solo allora cerchi, solo allora sei in grado  di ricevere un miracolo da Dio.

La nostra malattia era terminale, la nostra corda era esaurita... ma Gesù, “al momento giusto”, è arrivato.

Quante delle persone che conosci  faranno il “minimo sindacale”?  Festeggiare il Natale senza accettare il miracolo? Festeggiare Dio che viene per provvedere alla vera malattia terminale, il peccato, senza accettare il dono, la salvezza.

Io e te siamo chiamati per primi a ricordare che Gesù  è il provvedimento di Dio; che Gesù è venuto per provvedere la salvezza, ma che la salvezza può essere festeggiata, ma prima deve essere accettata.

III. Gesù dice che ora è il momento giusto

Sembra che stiamo sempre aspettando  il momento giusto per fare qualcosa.

Aspettiamo il momento giusto per cambiare lavoro, o per cambiare casa; per comperare l'auto nuova o per dire qualcosa di importante a un nostro caro.

Il Natale ci ricorda che è il momento giusto  per accettare Cristo  come Salvatore e Signore.

Paolo in 2 Corinzi 6: 2 dice::

"Ti ho ascoltato nel tempo giusto e ti ho soccorso nel giorno della salvezza". Ecco, questo è il momento giusto! Oggi è il giorno della salvezza!" (2 Corinzi 6:2 PV)

Ora è il momento giusto  per prendere quell'impegno verso Cristo.  Gesù disse in Marco 1:15:

"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo." (Marco 1:15)

Ora è il momento giusto  per  ricevere il dono di salvezza di Dio. Se non l'hai mai fatto, questo è il momento giusto. Ma il Natale non serve solo  a testimoniare a chi non crede ancora, a chi è curioso e a chi cerca.

Il Natale, questo Natale, può servire a ciascuno di noi per ravvivare la decisione presa tanto (o poco) tempo fa.

Per riaccendere il fuoco sotto la pentola della nostra passione per Cristo. Per mettere nuove  energie nella tua chiesa. Per tornare a lavorare sulla tua famiglia e sul tuo matrimonio. Per rinnovare il tuo impegno a camminare  in stretta comunione con Cristo.

Il momento giusto di avvicinarsi al Signore è ora! Di riempire quel minuto vuoto con cui ho iniziato il messaggio con un “si, Gesù!” che può cambiare la tua vita, o rigenerare la tua fede in lui.

Hai 23.000 minuti da qui a Natale, ma non rimandare questo impegno devi farlo oggi  perché ora è il momento giusto.

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Guardare con gli occhi della fede - Saper gestire lo scoraggiamento 3° parte
Spesso siamo scoraggiati da ciò  che i nostri occhi vedono. Questo perché guardiamo il mondo e le situazioni della nostra vita con i nostri occhi umani. E invece, come credenti, dobbiamo imparare a guardarli con gli occhi della fede in Cristo.

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Siamo all'ultimo messaggio della serie sullo scoraggiamento: nei precedenti due messaggi abbiamo detto che:
è un male universale (tutti lo provano prima o poi)è un male ricorrente (non è possibile diventarne immuni)è un male contagioso (persone scoraggiate fanno scoraggiare altre persone)ed è un male subdolo (comincia così lentamente che non riconosciamo di esserlo).Il libro di di Neemia ci mostra che lo scoraggiamento arriva  principalmente per quattro cause;
la fatica,la cura è : RIPOSA!
la frustrazionela cura è: BUTTA VIA L'IMMONDIZIA SPIRITUALE!
i fallimentila cura è: NON MOLLARE DOPO UNA SCONFITTA!
e la fifa, la cura è : NON ASCOLTARE LA VOCE DI CHI TI ODIA

Abbiamo poi visto che  non dobbiamo solo curare lo scoraggiamento, ma che lo dobbiamo superare
 avvicinandoci a Diodigiuno e preghiera sono un buon metodo
ricordando chi è Diofarlo a voce alta è un buon metodo
riorganizzando la nostra vitacambiare ciò che fai, oppure trovare un modo migliore di farlo.
combattendo il pessimismonon abbandonandoci allo scoraggiamento senza lottare.

Sapete, il libro di Neemia  è uno di quei libri della Bibbia, che ci presenta un Dio “silenzioso”: in tutto il libro non c'è un solo versetto dove si dice che Dio ha apertamente parlato, a chiesto,  ha ammonito,  ha domandato  o a comandato  qualcosa a Neemia o ad altri.

Tutto sembra avvenire per volontà di Neemia... Siamo sicuri? Questo è quello che dice Neemia al capitolo 1,  quando era ancora in Babilonia, e tutto doveva ancora avere inizio:

“Ricòrdati della parola che ordinasti al tuo servo Mosè di pronunciare: ‘Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se sarete dispersi negli estremi confini del mondo, io di là vi raccoglierò e vi ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome’.” (Neemia 1:8-9)

Qualche volta siamo scoraggiati perché pare che Dio si sia dimenticato di noi. Che non si curi più delle nostre pene, che ci abbia abbandonato a noi stessi, a noi stesse, che sia silenzioso...e non voglia più parlarci...

Quello che afferma Neemia in questo versetto, attraverso un “imperativo retorico”, (“Ricordati”... come se Dio potesse dimenticare...) è che ciò che ha detto Dio quello avverrà... se...

Dio non cambia; Dio ha promesso di non abbandonarci mai se... e fra un po' vedremo quel se.

Neemia ricorda che è scritto:

“Ma di là (dalle deportazione in Babilonia) cercherai il Signore, il tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua. Nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al Signore, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce; poiché il Signore, il tuo Dio, è un Dio misericordioso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri.” (Deuteronomio 4:29-30)

Neemia ha lottato contro lo scoraggiamento, e lo ha vinto, perché si ricordava che Dio  è un dio fedele, che non cambia le sue decisioni  se.. Se tu lo cerchi  e gli obbedisci.

Nel precedente messaggio  avevamo appena accennato dell'episodio degli esploratori mandati da Mosè nella terra promessa per vedere se sarebbe stato facile entrare. Oggi lo vediamo meglio, perché ci è di aiuto nel capire che lo scoraggiamento spesso nasce  da cosa vediamo con gli occhi.

Il Signore aveva detto questo a Mosè:

“Il SIGNORE disse a Mosè... 'Vi farò entrare nel paese che giurai di dare ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Io ve lo darò in possesso; io sono il SIGNORE' "(Esodo 6:1, 8)

(Contesto: il popolo di Dio è arrivato alla Terra Promessa. Durante il viaggio Dio li ha guidati, nutriti e fatti consapevoli della sua presenza in centinaia di occasioni - Mar Rosso, manna, quaglie, tavole delle legge ecc.-. Mosè manda 12 esploratori a vedere com'è questa terra che ha dato loro il Signore.)

Al rientro degli esploratori, il 16,6% di essi (ovvero 2) dissero “se po fa”,  mentre l'83,3% (cioè 10)  dissero “nun è cosa”.

Qual'è la causa di questa maggioranza schiacciante? Che l'83% guardava il futuro con gli occhi della paura. Cosa succede quando faccio questo?

1. Amplifico gli aspetti negativi  

“Fecero il loro racconto, e dissero: "Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. PERO', il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo ANCHE VISTO dei figli di Anac. (Numeri 13:27-28)

Vedono gli aspetti positivi: scorre latte e miele,  frutta gigante. Ma vedono soprattutto gli aspetti negativi: popolo potente,  città fortificate e grandissime,  popolazione di giganti! Se guardo con gli occhi della paura,  vedrò solo gli aspetti negativi, dimenticando completamente quelli positivi che spesso sono uguali o più grandi.

2. Sviluppo una mentalità perdente

"Gli Amalechiti abitano la parte meridionale del paese; gli Ittiti, i Gebusei e gli Amorei, la regione montuosa; e i Cananei abitano presso il mare e lungo il Giordano". (Numeri 13:29)

I dieci esploratori  si mettono a fare il conto di tutte le popolazioni, se avessero avuto Google  avrebbero cercato i dati della popolazione.

Contano e ricontano... e alla fine stabiliscono: “siamo più deboli non abbiamo sufficiente forza non ce la faremo mai non proviamo nemmeno”.

Se guardo con gli occhi della paura tutto intorno diventa più alto di due metri, più pesante di cento chili, più distante di dieci chilometri.

3. Accetto la sconfitta a tavolino

“Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: "Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi".” (Numeri 13:31)

Avete presente quando una squadra di calcio non si presenta in campo? L'arbitro fischia la fine  di un incontro mai iniziato, e alla squadra che c'era  viene assegnato il 3 a 0 a tavolino.

4. Influenzo negativamente altri 

“E screditarono presso i figli d'Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura,  e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro” (Numeri 13:32-33)

Se io, che ho visto il paese con i miei occhi dico ad altri che non lo hanno visto  che non si può entrare, nessuno più penserà che si possa entrare. Facendo questo sto dicendo:
a) non penso che io sia capace, e sono depresso;
b) non penso che nessuno ne sia capace,e sono depresso;
c) neanche tu dovresti sentirti capace: sentiti depresso assieme a me!

5. Mi sento un  fallito/ una fallita

“Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte. Tutti i figli d'Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: "Fossimo pur morti nel paese d'Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto!” (Numeri 14:1-2)

Comincio a piangermi addosso,  accuso gli altri di ciò che mi accade, penso che anche le mie azioni passate  sono state un  fallimento,  o comunque errate

Sapete quale è l'origine di TUTTI questi cinque punti? È un unico punto: quando guardo con gli occhi della paura...

# Dimentico le promesse di Dio

Neemia aveva detto a Dio, (ma piuttosto a se stesso) “Ricordati che hai promesso di raccoglierci e di darci una nazione dove vivere in pace” .

E l'effetto del mio dimenticare le promesse è che comincio a fare piani da solo, per cercare di cavarmela senza Dio.

“Perché il Signore ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada? Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?» 4 E si dissero l’un l’altro: «Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!” (Numeri 14:3-4)

Siamo arrivati al capolinea della nostra fede:
c'è il terrore - "Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico." (v.3)la disobbedienza - "E si dissero l'un l'altro: "Nominiamoci un capo" (v.4a)che ci fa prendere cattive decisioni - "Torniamo in Egitto!" (v.4b)All'inizio della predicazione avevamo detto che Dio non cambia idea, mantiene le promesse, se...

Sapete,vero, cosa c'è dopo quel se? “Se ti fidi di me, se mi obbedisci, se segui le mie regole, se cerchi il mio volto ogni giorno.”

Ma se tu non ti fidi, non obbedisci, non lo segui non lo cerchi,  le conseguenze sono inevitabili:

“Tutti gli uomini che hanno visto la mia gloria e i miracoli che ho fatto in Egitto e nel deserto, quelli che mi hanno tentato già dieci volte e non hanno ubbidito alla mia voce, certo non vedranno il paese che promisi con giuramento ai loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà; (Numeri 14:22-23)

L'antitodo 

Quale è l'antidoto  che mi impedisce di guardare la realtà con gli occhi della paura?

Impara a guardare con fede!

“Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: "Saliamo subito e conquistiamo il paese, perché possiamo certamente farlo".  (Numeri 13:30 ND)

Non si sconfiggono le paure rintanandosi in un buco. Non riprenderai sonno se prima non sarai sceso a vedere cosa ha causato quel gran rumore in cucina.

Devo affrontare le mie paure e sconfiggerle muovendomi versi di loro, non lontano da loro.

Muoviti contro le tue paure. Credi di poter avere ciò che Dio ti ha promesso; Gesù stesso ha detto in Giovanni 11:40:  «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»  Smettila di nutrire le tue paure!

Come posso avere gli occhi della fede? Ci sono due passi da fare.

1. Invito Gesù in ogni stanza della mia vita

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove." (2 Corinzi 5:17)

Quali “stanze” non hai fatto ancora entrare Gesù? Quale deve essere ancora “rinnovata? La sala da pranzo,  dove nutri la tua vita con le cose che possiedi e che mangi oppure la camera da letto,  dove vivi la tua vita col tuo sposo o con la tua sposa oppure lo studio,  dove svolgi il tuo lavoro o forse il il ripostiglio quel luogo oscuro dove si nascondono tutte le cose che non vogliamo che mai nessuno veda?

Se voglio gli occhi della fede  non mi basta SAPERE che Gesù può cambiare OGNI stanza...  ma sono IO che devo aprire la porta!

2. Faccio tutto quello che Dio mi dice di fare

“Giosuè ... e Caleb.... dissero al popolo: "Il territorio percorso in lungo e in largo durante la nostra esplorazione è davvero una bella terra. È una terra dove scorre latte e miele. Basta che il Signore sia a noi favorevole: ci condurrà in essa e ce la darà in possesso. Non ribellatevi al Signore! Non dovete aver paura degli abitanti di quel territorio: li mangeremo vivi! Gli dèi che li proteggono, li hanno abbandonati; invece il Signore è con noi. Non devono farvi paura!". (Numeri 14:6-9 TILC)

Conlusione

Con quali occhi vuoi guardare l'anno che viene,  e il decennio che viene?  Con quelli della paura, o con quelli della fede?

Neemia, Caleb, Giosuè non solo ricordavano le promesse di Dio ma AGIVANO perché sapevano che Dio avrebbe mantenuto quelle promesse.

La fede è movimento;  farai quei  passi? Inviterai Gesù in OGNI stanza,   farai tutto quello che Dio ti dice di fare?

Neemia chiude il suo libro così:

“Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene!” (Neemia 14:31b)

Cosa vuoi che ricordi di te Gesù? Il tuo sguardo di paura, oppure gli occhi della tua fede in lui.

Paolo afferma:

“io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13)

Dio non dimentica le promesse. Dio non cambia. Dio usa te per il suo regno...se hai fede in quelle promesse.

Preghiamo.

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Da scoraggiati a vincitori - Saper gestire lo scoraggiamento 2° parte
Lo scoraggiamento può diventare una scuola per sapere come vincerlo e per aiutare altri a vincerlo.

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La settimana scorsa abbiamo iniziato a parlare di scoraggiamento: abbiamo visto che lo scoraggiamento; è un male universale (tutti lo provano prima o poi), è un male ricorrente (non è possibile diventarne immuni), è un male contagioso (persone scoraggiate fanno scoraggiare altre persone), ed è un male subdolo (comincia così lentamente che non riconosciamo di esserlo).

Attraverso un brano di Neemia abbiamo visto che ci sono principalmente quattro cause allo scoraggiamento: la fatica, la frustrazione i fallimenti e la fifa.

Ed abbiamo individuato quattro antidoti per ciascuno degli agenti virali  che potrebbero infettarci:


per la fatica l'antidoto è: RIPOSA!per la frustrazione è : BUTTA VIA L'IMMONDIZIA SPIRITUALE!per il fallimento è: NON MOLLARE DOLO UNA SCONFITTA!per la fifa è: NON ASCOLTARE LA VOCE DI CHI TI ODIA!

Questi erano le strategie per prevenire lo scoraggiamento prima di cadere in esso.

Ma per essere realmente efficaci nella nostra vita, non basta semplicemente “stare attenti” a non diventare scoraggiati.

Dobbiamo fare di più che semplicemente resistere; le battaglie non si vincono stando dentro una trincea, ma uscendo sul campo aperto, muovendosi contro il nemico e conquistando lo spazio che lui occupa.

COME SUPERARE LO SCORAGGIAMENTO?

Se la prevenzione non basta, c'è un antidoto allo scoraggiamento?

Cerchiamo di vedere cosa ha fatto Neemia  come saggio leader e come uomo di Dio.

Egli sapeva cosa stesse scoraggiando la sua gente; sapete perché?

Perché lui gia ci era passato! Lui era stato scoraggiato quando aveva chiesto  cosa ne fosse di Gerusalemme, e gli avevano risposto che la città era in rovina!

“Quando udii queste parole mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza.” (Neemia 1:4a)

Avrebbe potuto semplicemente cedere  allo scoraggiamento essere un Tafazzi o un Calimero (uno che si autopunisce o uno che da la colpa agli altri  per ciò che avviene nella sua vita); lui sarebbe sprofondato nella sua depressione, e  Dio avrebbe usato qualcun altro per ricostruire Gerusalemme

Ma, invece, Neemia non è né un Tafazzi né un Calimero, ma un uomo di Dio. Quali solo gli atidoti di Neemia?

1. Avvicinati a Dio

“Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo.” (Neemia 1:4b)

Già, perché digiunando e pregando Neemia sta affermando  “La mia vita non dipende da ciò che mangio o bevo, ma da quanto sono connesso al mio Signore”.

Lo abbiamo detto già la settimana scorsa, quando sono scoraggiato comincio spesso a dubitare che Dio mi stia guardando, persino che Dio esista.

L'insegnamento che ci da Neemia e che devo muovermi in senso diametralmente opposto: invece di fuggire lontano da Dio,  correre incontro a Dio. Quello che devi fare è fidarti, e affidarti a Dio, affidandogli la tua situazione,  completamente.

La prima cosa che devi fare nello scoraggiamento è:  Avvicinati a Dio  (digiuno e preghiera sono un buon metodo).

2. Ricorda chi è Dio

“E dissi: “O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e fai misericordia a quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti.” (Neemia 1:5)

In un solo versetto Neemia afferma a Dio che:


è grande (ebr: g?a?d?o?l = grande,  eccellente – per cui differente da tutti gli altri); è tremendo (ebr: ya?re?’ = che fa paura... ma solo ad alcuni, lo vedremo poi);è fedele ai patti (ebr: s?a?mar = proteggere con un recinto di spine);ama  e rispetta (ebr: h?a?sad? = amare con rispetto) coloro che lo amano e lo rispettano facendo il suo volere (per cui se obbedisci non devi avere paura).

E' interessante notare che questa frase di Neemia, in grammatica non è una “secondaria”,  ma una “principale”; finisce con un punto.

Mi spiego meglio; se i miei figli dovessero chiedermi  la macchina per una sera, e volessero “lisciarmi il pelo” per ingraziarsi la mia risposta, direbbero probabilmente così: “Oh, padre, (virgola) ottimo genitore abile commerciante e eloquente predicatore, (virgola) , concedici per questa sera l'uso della tua vettura!”

Tutto quello che sta tra le due virgole è la secondaria:  si, aggiunge qualcosa alla frase, ma in sostanza può essere omessa; la parte importante è : vogliamo la macchina... il resto è adulazione!

Neemia non sta “adulando” Dio per ottenere qualcosa, non sta dicendo: “O Signore, (virgola) Dio del cielo, Dio grande e tremendo, ecc. ecc, (virgola) fammi tornare a Gerusalemme e fammela ricostruire...”

Ma sta ricordando A SE STESSO  e ad alta voce CHI è il suo Dio e quello che fa. Neemia sta AFFERMANDO, piuttosto che adulando.

Questo è ciò dobbiamo fare noi: perché lo scoraggiamento tende a farci dimenticare CHI realmente è Dio e quanto egli è potente.

La seconda cosa che devi fare nello scoraggiamento è: Ricorda chi è Dio (farlo a voce alta è un buon metodo).

Fin qui la vita di Neemia  era semplicemente quella di schiavo, anche se con un posto importante.

Avrebbe potuto  rimanere col suo scoraggiamento, assuefarsi pian piano, “occhio non vede, cuore non duole”, pensare a mantenere il proprio posto importante a corte e basta.

Ma, invece, decide di fare una cosa precisa:

3. Riorganizza la vita

“Poi risposi al re: “Se ti sembra giusto e il tuo servo ha incontrato il tuo favore, mandami in Giudea, nella città dove sono le tombe dei miei padri, perché io la ricostruisca”. (Neemia 2:5)

Il piano è:  riorganizzare la sua vita: trasformarsi da coppiere a costruttore: non è cosa che viene facile, eh! Ma sarà il Dio a cui si è affidato  ad occuparsi di tutto.

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, una tra le cure migliori è cambiare ciò che fai;
magari non significa necessariamente  che devi licenziarti dal tuo lavoro  (potrebbe anche essere,  per Neemia è stato così).

Ma devi agire CONTRO il tuo scoraggiamento, magari abbracciando un sogno che sembra persino troppo grande... ma sai che Dio è in controllo!

Oppure trovare un modo migliore per fare quello che stai facendo.

Avevamo lasciato il popolo di Dio scoraggiato dalla fatica (siamo stanchi) dalla frustrazione (c'è troppa monnezza), dal fallimento (non riusciremo mai a completare il muro) e dalla fifa (ci vogliono ammazzare).

Neemia applica esattamente la cura  che aveva fatto guarire lui al suo popolo.

1. Avvicinati a Dio

“Ascolta, o Dio nostro, come siamo disprezzati! Fa’ che i loro oltraggi ricadano sul loro capo ed esponili al disprezzo in un paese di deportazione! Non perdonare la loro colpa, e non sia cancellato davanti a te il loro peccato; poiché hanno provocato la tua ira in presenza dei costruttori. ” (Neeemia 4:4-5)

In tutta la vicenda, Neemia capisce che Dio  e il suo intervento è la soluzione. E per questo lo chiama direttamente in causa, gli dice “agisci in mio soccorso!”

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata lo fai? Capisci che la soluzione si basa sull'intervento di Dio nella tua vita? Gli chiedi di agire in tuo soccorso?

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, la migliore cura è : Avvicinati a Dio.

2. Ricordati chi è Dio

“Dopo aver bene esaminato ogni cosa, mi alzai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: "Non li temete! Ricordatevi del Signore, grande e tremendo.” (Neemia 4:14a)

Cosa significa “ricordarsi del Signore”?  Significa ricordare che siamo suoi,  che gli apparteniamo;  che ci ricordiamo di tutto il bene avuto nel passato.

C'è un intero libro intero nella Bibbia, che è fatto di ricordi:

Il popolo è arrivato dopo quaranta anni ai confini della terra promessa, Mosè, prima di farli entrare, li mette seduti attorno a lui, e inizia a ricordare tutto quello che hanno vissuto assieme e di come Dio è stato sempre presente: è il libro di Deuteronomio.

La cura divina allo scoraggiamento  è stato da sempre fermarsi e ricordare chi è Dio  e come ha operato con potenza nella tua vita senza mai abbandonarti.

In Ebrei sta scritto:

“Perché Dio stesso ha detto: "Io non ti lascerò e non ti abbandonerò".” (Ebrei 13:5b)

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, fermati a considerare  cosa ha fatto Dio nella tua vita Tu puoi pure non averlo più chiamato,  ma lui è stato sempre lì, al tuo fianco.

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, la migliore cura è : Ricordati chi è Dio.

3. Riorganizza la tua vita

“Allora io disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance, i loro archi, nelle parti più basse del posto, dietro le mura, allo scoperto.” (Neemia 4:13)

Ciò che fece Neemia  fu quello di dare una nuova struttura,  di fare la stessa cosa, ma di farla meglio.

Tutti volevano costruire il muro, ma lui stabilì che alcuni avrebbero fatto qualcosa di differente, difendere chi costruiva.

Erano forse meno importanti quelli che stavano di guardia rispetto a quelli che mettevano pietre? Certamente no! Neemia aveva riorganizzato la loro vita affinché potessero continuare nel loro impegno, completare il loro sogno, mettere a disposizione le loro vite per il Signore.

Non abbandonare i tuoi obbiettivi; trova un nuovo approccio.  Se sei scoraggiato, se sei scoraggiata non significa necessariamente  che stai facendo delle cose sbagliate,  ma è probabile che tu lei stia facendo nel modo sbagliato.

Cosa devi riorganizzare nella tua vita affinché funzioni meglio,  porti frutto, completi il sogno?
Il tuo matrimonio  il tuo lavoro,  la tua famiglia o le tue amicizie?  L'unico modo che hai per cambiare le cose  non è ritirarti,  ma provare un nuovo approccio.

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, la migliore cura è : Riorganizza la tua vita.

Neemia ci da un ultima cura allo scoraggiamento:

4. Combatti il pessimismo

“Combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e le vostre case!” (Neemia 4:14b)

In quale altro modo puoi combattere lo scoraggiamento?  Semplicemente resistendogli!  Neemia ci sta dicendo  di non abbandonarci allo scoraggiamento senza lottare.

La Bibbia ci dice che i credenti sono nel bel mezzo di una battaglia spirituale,  combattuta da forze soprannaturali.

Ci dice anche che Satana è “l'accusatore dei fratelli”:  a lui piace vederci al tappeto.  Questo è il suo strumento principale  perché sa che un credente scoraggiato  ha un potenziale molto limitato  se non innocuo.

CONCLUSIONE

Lo scoraggiamento è una malattia che si può curare;  e mentre la curi diventi più forte, più efficace,
e i tuoi sogni possono avverarsi. Dio ha i farmaci adatti.

I grandi uomini e le grandi donne agli occhi del Signore  sono quelle che non molano, neppure quando sono affaticati  o frustrati  o falliti i o spaventati.

Ma quelli che  si avvicinano a Dio, ricordano chi è Dio, riorganizzano la propria vita e combattono il pessimismo.

Preghiamo

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Scoraggiamento? No, grazie! - Saper gestire lo scoraggiamento 1° parte
Lo scoraggiamento è il male peggiore, che non uccide il corpo, ma la voglia di vivere e di "fare". Cosa fai per lottare contro di esso? Gesù ha la ricetta per guarirne.
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Secondo voi, quale è la peggiore malattia che esista al mondo? Il cancro?  L'AIDS?  L'Alzheimer? La SLA?

Sapete, nessuna di queste è grave quanto quella di cui voglio parlarvi oggi.

E' una malattia mortale, che fa morire piano piano quanto c'è di migliore in noi;  la capacità di avere progetti per il futuro. E, tra l'altro,  è molto più frequente di tutte le altre.

Quale è? Si chiama SCORAGGIAMENTO.

E' un male universale;  ognuno di noi prima o poi lo prova.  Anche coloro che credono in Gesù... Persino Gesù nel Getsemani lo ha provato!

E' un male ricorrente;  non possiamo vaccinarci contro di esso, non si diventa immuni dopo averlo preso una volta.

E' altamente contagioso;  si attacca facilmente agli altri altre persone possono essere scoraggiate  perché tu sei scoraggiato.

E' un male subdolo,  inizia piano piano, e poi cresce fino a renderci inefficaci nelle nostre attività... tutte, non solo quelle per cui siamo scoraggiati!

Ma, c'è una buona notizia.  Lo scoraggiamento non è una malattia incurabile;  ci sono rimedi, farmaci e terapie  che possono sconfiggerlo.

Nella Bibbia c'è un libro in particolare che ci mostra non solo  come  superare lo scoraggiamento
ma anche come farne una base  su cui costruire il futuro per Cristo.

Il libro è uno dei miei favoriti, ed è quello di Neemia:

(Breve Storia del Libro: Neemia coppiere del Re di Babilonia – il sogno di ricostruire – le mura costruite fino a 1 metro e mezzo)

E' a questo punto che arriva il “male”, arriva lo scoraggiamento.

“Quelli di Giuda dicevano: "Le forze vengono meno ai portatori di pesi, e le macerie sono molte; noi non riusciremo a costruire le mura!"  I nostri avversari dicevano: "Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché non saremo piombati in mezzo a loro; allora li uccideremo, e faremo cessare i lavori". I Giudei però, che risiedevano vicino a loro, vennero dieci volte a riferirci questo, da tutti i luoghi da cui provenivano.” (Neemia 4:10-12)

COSA CI FA SCORAGGIARE?

1 ) La fatica

"Le forze vengono meno ai portatori di pesi!" (v. 10a)

I Giudei erano semplicemente “esauriti”: svuotati fisicamente, mentalmente  ed emozionalmente.

Ti ci sei mai trovato? Ti ci sei mai trovata? Attenti, perché questo tipo di sensazione di essere “vuoti dentro”  si accompagna spesso con un'altra “sensazione”:  essere“lontani da Dio”. E così smetti di pregare e di leggere la Bibbia.

Quali sono i suggerimenti che di norma ti danno gli altri credenti?

“Raddoppia le preghiere”... Buono, ma non risolutivo.
“Imponiti di leggere la Bibbia”. Utile, ma non risolve.
“Frequenta altri credenti” Saggio, ma non sempre praticabile.

Vogliamo vedere cosa suggerisce Gesù, invece?

“Ed egli disse loro: "Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco". Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare.” (Marco 6:31)

Sembra un suggerimento poco spirituale  ma è quello che da Gesù: “Riposati!” “Mettiti seduto e non fare NULLA”

Per chi, come me, è “workoholic”, dipendente dal lavoro sembra una condanna a morte... ma Gesù sa di cosa ho davvero bisogno.

Sapete quando dobbiamo stare più attenti allo scoraggiamento?  Quando siamo a metà di un progetto.

“Noi dunque ricostruimmo le mura, che furono dappertutto innalzate fino a metà altezza”. (Neemia 4:6)

All'inizio pareva una bella idea:” Dai! Ricostruiamo le mura!” Ma poi, passa un giorno, passano due, passa una settimana... arriva la noia, sembra che non si finisca mai...

Un po' come quando dipingi una stanza:  “Uffa, sono stanco ed ho finito solo la metà. E non basta, dopo che avrò finto dovrò pure pulire tutto quanto il pavimento!”

Oppure quando devi mettere in ordine le bollette e sulla scrivania: io faccio tanti diversi mucchietti sul pavimento;  uno per le bollette, uno per le lettere, uno per le predicazioni, uno per le carte di lavoro...  alla fine,  tutto il pavimento è ingombro di differenti mucchi,  sono passate due ore a fare macchietti,  ... e riammucchio tutto quanto sulla scrivania...  per un altro anno!

La prima soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Riposa! NON è essere poco spirituali,  ma è obbedire a Gesù  per poter essere efficaci per lui.

2) La frustrazione

“Le macerie sono molte.” (v. 10b)

Questa si chiama “frustrazione”.  Stanno facendo un muro nuovo, ma tutt'intorno ci sono i sassi e i calcinacci del precedente.

Su cosa si stanno concentrando? Non sul  nuovo muro che stava sorgendo,  ma sulla “monnezza” del vecchio che avevano demolito.

Capita anche a te? A me, si. Vorrei vedere tutto già fatto, magari anche faticando, ma senza dover gestire alla monnezza che produco nel frattempo

Se tu hai mai avuto la folle idea di comperare un casale da ristrutturare,  NON LO FARE! Janet ed io lo abbiamo fatto e abbiamo detto MAI PIU!!!

Quando inizi a ristrutturare non hai in mente dei camion che ci vorranno per portare via la "mondezza" in giro per un e del fatto che resterà là per anni ed anni,  (qualche volta ho pensato  che si riproducesse da sola  o che il vicino di casa stesse  scaricando anche la sua "mondezza" sul cantiere).

In mezzo a tutta questa monnezza, il sogno della casa  tende a svanire.

Nella vita accade un po' la stessa cosa;  se facciamo progetti per il futuro,  inevitabilmente produrremo immondizia ; ma possiamo imparare a riconoscerla  e a saperla trattare  per non ostacolare i nuovi progetti

Quale è l'immondizia nella tua vita?  Qualcosa che copre il progetto originario e ti impedisce di far crescere le cose realmente importanti:  la tua vita con il Signore,  il rapporto con la tua sposa o con i tuoi figli,  l' essere attivo nella chiesa mettendo a disposizione i tuoi doni?

La "mondezza" ti fa fare dei giri a largo, ti obbliga ad arrampicarti, a fare deviazioni: ti fa spendere tempo e forze inutilmente... E' chiaro che poi diventi scoraggiato, diventi scoraggiata! La seconda soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Butta via !

Quale è la tua “immondizia spirituale ingombrante”? Un vecchio peccato? Un ricordo doloroso? Un chiedere perdono a qualcuno che non hai mai chiesto? Un perdonare qualcuno che non hai mai dato? Chiama il camion!

Ebrei dice:

“Anche noi, dunque, circondati da questa grande folla di testimoni, dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci ostacola, specialmente del peccato che ostacola il nostro progresso e correre con decisione la corsa che ci è stata messa davanti. Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, principio e fine della fede.”  (Ebrei 12:1-2a PV)

E' ora di buttare via le macerie del passato per poter essere efficaci per Gesù.

3) Il fallimento

“Noi non riusciremo a costruire le mura” (v. 10c)

Vi avevo detto che lo “scoraggiamento” è un male “strisciante” che progredisce a poco a poco, fino a renderci completamente inefficienti.

I Giudei hanno cominciato con un problema “fisico” (siamo stanchi), per poi passare a un problema “psichico” (c'è troppa mondezza), e ora giungono alla conclusione (non ce la faremo mai): sono scoraggiati! “Siamo troppo stanchi! Non ce la faremo mai!  E' da pazzi provarci! Per cui, finiamola  qua”.

Come affronti i fallimenti nella tua vita?  Sei del tipo Tafazzi (il personaggio creato dal trio Aldo Giovanni e Giacomo che si autopunisca dandosi bottigliate addosso) ,  di quelli che si autopunisce in  pubblico  con celebrazioni a base di “oh povero me” “non sono proprio capace a fare nulla” “sono proprio stato stupido a pensare ce l'avrei fatta”?

Oppure sei del tipo Calimero:  “ce l'hanno tutti con me perché sono piccolo e nero”?

Sempre in Ebrei si dice ancora:

“Infatti avete bisogno di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso... Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.” (Ebrei 10: 36, 39)

La differenza tra un vincente e un perdente  è che il vincente prende la sconfitta  semplicemente come un inciampo temporaneo.

La terza soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Non mollare !

4) La fifa

“I nostri avversari dicevano: "Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché non saremo piombati in mezzo a loro; allora li uccideremo, e faremo cessare i lavori". (v. 11)

Immaginatevi la scena: una lunga fila di muratori intenta a costruire il muro, una serie di teste appostate tra i cespugli, quelle delle persone che avevano abitato quei posti  durante la deportazione a Babilonia,  e che non erano affatto contenti di vedere  che Gerusalemme tornava ad essere fortificata e protetta.

All'inizio li avevano derisi:  “che stupidaggine rifare le mura di Gerusalemme”,  poi avevano provato a scoraggiarli : “tanto non siete buoni a fare i muratori!”, adesso che le mura erano quasi completate, minacciavano:.  “se continuate il muro vi ammazziamo tutti”.

Ma perché avevano paura? Come facevano a sapere che le persone imboscate tra i cespugli volevano farli fuori? Ma perché qualcuno glielo aveva detto!

“I Giudei però, che risiedevano vicino a loro, vennero dieci volte a riferirci questo, da tutti i luoghi da cui provenivano.” (v. 12)

Altri Giudei che vivevano vicini a chi li voleva morti si erano premurati di farglielo sapere! Che carini! Che gentili! E così lo scoraggiamento sale! Prima avevano sentito qualcosa nel fisico (siamo stanchi), poi qualcosa nella mente (c'è troppa mondezza), adesso sentivano qualcosa con le orecchie (vi ammazzano tutti).

Ascoltare un pessimista ti fa diventare pessimista.  Se senti abbastanza a lungo qualcuno che dice “non si può fare”,  alla fine credi anche tu che non si può fare; noi “assorbiamo” quello che gli altri ci dicono

Chi, o cosa stai ascoltando in questo momento? Voci che ti dicono “non ce la farai”?  Che ti dicono “provaci e sei morto, sei morta”? E così hai paura  di fare il grande passo  per intraprendere un nuovo progetto, o completarne uno in corso.

Forse c'è la paura di non esserne capace,  o di non saper reggere la pressione. Forse c'è la paura perché senti che non sei perfetto, perfetta come vorresti per affrontare quel progetto.

Sappi che questa paura, non viene da Dio; infatti Paolo dice:

“Voi non avete ricevuto in dono uno spirito che vi rende schiavi o vi fa vivere di nuovo nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di Dio che ci ha fatto diventare veri e propri figli di Dio, adottati in seno alla sua famiglia, figliuoli che lo chiamano «Padre mio!»” (Romani 8:15 PV)

E tutto ciò che non viene da Dio, viene da chi è contro il popolo di Dio, così come le minacce di morte per i Giudei venivano da chi era contro i Giudei. Tutto ciò che non viene da Dio, viene da satana. Non ascoltare la voce di chi odia Dio, e perciò odia anche te!

La quarta soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Non ascoltare chi ti odia !

Lo scoraggiamento entra nella nostra vita in maniera strisciante, senza che neppure ce ne accorgiamo.

Entra attraverso il nostro fisico quando siamo stanchi,  attraverso la nostra mente quando c'è troppa immondizia spirituale in giro, attraverso il sentirsi falliti quando pensiamo di aver perso in partenza,  o attraverso le nostre orecchie quando ascoltiamo persone o situazioni negative.

E' meglio prevenire, che curare! Eccoti quattro passi per prevenire non la malattia del secolo, ma quella di ogni secolo:

1. Se sei affaticato/ affaticata...

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.” (Matteo 11:28)

RIPOSATI!

2. Se sei frustato/ frustrata...

“Getta sul Signore il tuo affanno1, ed egli ti sosterrà; #egli non permetterà mai che il giusto vacilli.” (Salmo 55:22)

BUTTA VIA L'IMMONDIZIA  SPIRITUALE!

3. Se ti senti di aver fallito...

“Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.” (Matteo 5:4)

NON MOLLARE!

4. Se hai fifa

“Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno, vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell’uomo.  Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande in cielo; perché i loro padri facevano lo stesso ai profeti.” (Luca 6:22-23)

NON ASCOLTARE CHI TI ODIA!

La prossima settimana vedremo che lo scoraggiamento può diventare la base su cui costruire la propria vita mettendola al servizio di Cristo.

Preghiamo
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Da dove prendi la potenza?
Dove trovo la potenza che mi serve per vivere e per parlare agli altri del Vangelo di Cristo?
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La settimana scorsa abbiamo parlato  di aiuto e di “integratori” per il credente, e avevamo letto il Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?”, e che afferma che l'aiuto (quello vero) viene sempre e solo da Dio.

Ma avevamo anche detto che come credente  ho bisogno di fornire al mio corpo spirituale degli “integratori”, che erano: la lettura della Bibbia la partecipazione alla tua chiesa locale la preghiera costante.

Ma sapete cosa c'è? C'è che come credenti  leggiamo quasi sempre il Salmo 121 nei momenti di scoraggiamento; quando abbiamo qualche sorta di problema nella nostra vita; una malattia,  un problema familiare o di lavoro,  una preoccupazione.

E' raro (non dico che non avvenga mai, ma è raro) che lo leggiamo quando tutto va bene quando siamo positivi, quando siamo motivati  e noi siamo impegnati a tempo pieno nel “fare”!

Perché la vita non è soltanto battaglia, ma anche (se non soprattutto) agire, proiettarsi verso il futuro, fare!

La vita è costruire, imparare,  avere sogni, essere motivati inseguire obiettivi,  crescere e far crescere!

Per “fare” tutto ciò che devo “fare” nella mia vita non mi basta essere aiutato, e neppure avere dei buoni integratori. Quello che mi serve è avere “energia”,  avere “potenza”.

Come definireste la parola “potenza”? Cosa vi viene in mente quando la sentite? A un motore di un camion o di una Formula 1? Ad un toro? Alle cascate del Niagara? Ad un pugile?

La Treccani da questa definizione di potenza:

Treccani: [dal lat. Potentia; derivazione di potens -entis, participio passato di posse, “io posso”]. - [condizione di chi può influire su qualcosa o qualcuno] ? autorevolezza, autorità, forza, importanza, peso. In fisica, la potenza è definita come l'energia trasferita da un sistema ad un altro in un tempo prestabilito.
Concetto complesso, vero? Proviamo a fare qualche esempio

Se devo trainare 1000 quintali mi serve un motore  che abbia abbastanza forza per farlo che faccia si che “io posso farlo” (spostare 1000 quintali), che abbia forza, importanza, peso. Mi serve un motore potente.

Se sono un pugile e devo mettere KO l'avversario devo colpire con abbastanza forza, importanza, peso per metterlo al tappeto. Mi serve un pugno potente.

La fisica invece mi dice che la potenza  è qualcosa che posso trasferire, da un posto ad un altro posto, e che mi permette di “fare” qualcosa”

E' come quando trasferisco energia dalla mia batteria esterna  al mio telefono per farlo accendere. Ho dato potenza al mio telefono, e posso “fare” (telefonate, messaggi, ecc.).

Questo vale per la mia vita “materiale”... e per la mia vita “spirituale”? Da dove prendo “potenza”? La potenza per “fare per Gesù”?

Già, perché come credente, Gesù mi chiede non solo di “sopravvivere”, di affrontare le mie battaglie con il suo aiuto, ma anche, e soprattutto di “fare”!

Vi ricordate le penultime parole di Gesù prima di tornare dal Padre? Sono conosciute come il “Grande Mandato”

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,  insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. (Matteo 28:19-20)

Mica è semplice quello che mi chiede? Ammetterete che per fare questo ho bisogno di un bel po' di potenza! A quale “batteria” posso attingere?

Dove sta la potenza secondo Dio?

Nel Nuovo Testamento la parola “potenza” è usata 89 volte, 81 volte è seguita dalle parole “di Dio”. Qualche esempio:

“Gesù disse loro: «Non errate voi proprio perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio?” (Marco 12:24)

“Ma da ora in avanti il Figlio dell’uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio»”(Luca 22:69)

“Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. “ (Romani 1:16)

Secondo la Bibbia, dove risiede la potenza che mi serve?

Dove è la “batteria” a cui agganciarmi per adempiere al Grande Mandato? In Dio risiede la potenza.

La parola greca tradotta con “potenza” è “dynamis”: vi suona familiare? La potenza di Dio  non è semplicemente una  generica energia, quella di cui parla la new age,  ma è una energia “esplosiva”, è dinamite!

Ora, però c'è un problema: abbiamo detto che la potenza si deve trasferire da un sistema ad un altro affinché “io possa” fare. Come faccio a trasferirla dal “sistema Dio al “sistema Marco”?

Quelle che ho letto di Matteo 28 erano le penultime parole di Gesù- Perché difatti nelle ultime parole mi fornisce il metodo di trasferimento  della potenza di Dio in me, mi da il “filo”... o, se vogliamo essere più moderni, il collegamento wireless:

“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1: 8)

Attraverso lo Spirito Santo io posso attingere a tutta la potenza di Dio, alla dinamite di Dio.

A quale scopo Dio mi concede di avere la sua medesima potenza? A pro di che? Cosa si aspetta lui da me?

Cosa ne devo fare della potenza di Dio?

Fino ad adesso abbiamo visto la parola “potenza” Nel Nuovo Testamento la parola “potente-potenti” è presente 35 volte, e 33 di volte è preceduta dalla parola “opere”. Qualche esempio:

“Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti?” (Matteo 13:54)

“Quando fu vicino alla città, alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli, con gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano viste.” (Luca 19:37)

“Simone credette anche lui; e, dopo essere stato battezzato, stava sempre con Filippo; e restava meravigliato, vedendo i segni e le grandi opere potenti che venivano fatte.” (Atti 8:13)

La potenza che Dio ci concede ha uno scopo ben preciso: è per “fare”:

“Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:10)

“In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre.” (Giovanni 14:12)

La potenza che Dio mi concede non riguarda me, ma riguarda la sua opera. Io sono  (o dovrei essere) semplicemente il punto dove la potenza di Dio  incontra coloro che non lo conoscono, che lo negano, che lo combattono,  per far si che quella potenza entri nella loro vita come la dinamite...boom!

Non siamo noi, ma è Dio:

“Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi.” (2 Corinzi 4:7)

Noi siamo preziosi per il nostro Padre, ma nel valore generale della creazione non siamo così potenti: siamo vasi di terra, qualcosa di umile, fragile, poco potente, ma chiamati a fare opere potenti, attraverso lo Spirito Santo.

La Bibbia ci dice che la volontà di Dio  è che ciascuno sia salvato, e che abbia la possibilità di ascoltare almeno una volta nella via il Vangelo di Cristo.

C'è qualcosa che possa fermare Dio  nel suo piano di salvezza per il mondo? C'è qualcosa che possa fermare il piano di Dio, le sue opere potenti?

Vorrei potervi rispondere “no”... ma purtroppo, la risposta è “si”. Le opere potenti possono essere  rallentate, ostacolate, fermate per un tempo (non per sempre).

Le più grandi evangelizzazioni, la conversione di città intere, la guarigione da una malattia malattia, la liberazione da una dipendenza, la crescita di una chiesa... possono essere rallentate, ostacolate, fermate.

“Da chi?” ti starai chiedendo... Da me, e da te... se...

“(Gesù) Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?  E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? Da dove gli vengono tutte queste cose?»  E si scandalizzavano a causa di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti. (Matteo 13:54-58)

Gesù era tornato “a casa sua”, ma la sua casa, ma quelli che conosceva, e che conoscevano lui, erano “increduli”. Aveva già guarito i lebbrosi, ridato la vista ai ciechi, fatto camminare i paralitici, confortato le vedove...

Ma la gente che lo conosceva  prese a valutare che in quel giovane uomo che tutti conoscevano non potesse esserci tutta quella potenza. “Te pare che il figlio della Maria e di Peppe il falegname po' fa 'ste cose?”

Qualche volta i peggiori nemici della potenza di Dio  sono coloro che conoscono Gesù. E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti. Le persone non furono guarite, il nome di Dio non venne esaltato, le persone non vennero a Cristo.

La parola “incredulità” in greco è “apistia”, e l'abbiamo già incontrata durante l'anno: e significa “mancanza di fiducia”  (pistis = fiducia + a = senza , si chiama “alfa privativo” :  tipo :a-morale = senza morale).

Ti fidi di Gesù? Oppure valuti che per  quello che ti chiede di fare, il Grande Mandato, “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”  non hai abbastanza  potenza, tempo, soldi, gioventù, fisico?

Hai fiducia che se tu ti impegni per Gesù Gesù ti darà la sua potenza?

Oppure ti sei fermato, ti sei fermata  a valutare il tuo tempo, i tuoi soldi, la tua età, le tue malattie, e hai detto: “Io, più di questo, Gesù, scusami, ma non  posso!”

Paolo, parlando alle persone di Roma non ebree, i “gentili”  dice questo:

“Allo stesso modo anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati; perché Dio ha la potenza di innestarli di nuovo.” (Romani 11:23)

Dio ha la potenza  di “innestare” un non credente, di farlo diventare parte della sua famiglia, figurati se non ha la potenza di innestare nuova fede in te che lo conosci da tempo, così che tu possa germogliare  e portare frutto.

Ma solo se torni a credere nella potenza di Dio  che può ogni cosa.

Solo se accetti di essere il mezzo attraverso cui Gesù raggiunge il mondo.

Solo se ti impegni a ricevere lo Spirito Santo, ed ad utilizzarlo affinché sia il cavo di connessione  tra la potenza di Dio  e le opere potenti che Dio vuole fare attraverso di te.

Se tu rifiuti, Dio troverà altri, ma la sua opera sarà rallentata, ostacolata, perché lui aveva già scelto te, non altri.

Se tu accetti, se tu hai fiducia nella sua potenza  “ farai anche tu le opere che faccio io, e ne farai di maggiori, perché io me ne vado al Padre.” (Giovanni 14:12 paraf.)

Ho voluto lasciare 'ultima diapositiva del messaggio vuota: io non posso scriverla, e neppure Dio. Sei tu che devi decidere cosa ci scriverai, se accetterai di prendere potenza da Dio attraverso lo Spirito Santo, e fare le opere potenti che Dio ti chiama a fare.

Preghiamo.

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Da dove prendi l'aiuto?
Da dove prendi l’aiuto per vivere la tua vita? Chi ti aiuta? E cosa aggiungi per tenere la tua vita spirituale in forma?
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Oggi vorrei parlavi di “integratori”.

Anche se è molto dibattuto a livello scientifico, pare che assumere integratori alimentari regolarmente ogni giorno possa aiutare l'organismo a stare meglio.

Vi voglio mostrare quello che prendo io come integratori:

Omega 3: è il vecchio “olio di fegato di merluzzo”; è un antinfiammatorio, aiuta il cuore, riduce il colesterolo, ravviva le energie

Vitamina D3: stimola il sistema immunitario, aiuta la produzione ossea, migliora l'umore.

Magnesio:  aiuta la digestione, la trasmissione elettrica dei nervi, la calcificazione delle ossa.

Zinco: aiuta la produzione di globuli bianchi che distruggono i batteri, rafforza la parete cellulare.

Faranno quello che dicono? Personalmente penso di si, anche se molti scienziati sono scettici.

Gli scienziati infatti dicono che piuttosto che prendere integratori, dovrei assimilare quegli stessi nutrienti attraverso i cibi; una dieta “sana” insomma”.

Gli scienziati hanno ragione, ma c'è un problema: quello che si mangia oggi non è quello che si mangiava duecento, cento anni fa.

Le nuove tecniche di produzione  che impongono la crescita rapidissima dei prodotti destinati all'alimentazione ha fatto si che gran parte dei nutrienti risultino ridotti o addirittura assenti.

Per prendere la medesima quantità di Omega 3 di questa pillola dovrei mangiare un chilo di sarde. Per avere la medesima quantità di magnesio, mezzo chilo di fagioli.

Quello di cui mi nutro non è sufficientemente “ricco”, anzi, la qualità di quello che mangio  è piuttosto un “nemico” per la mia salute e per questo per avere una vita “sana” ho bisogno di un “aiuto”.

Questo vale per la nostra vita “fisica”; ma noi non siamo solamente “fisico” ma anche “spirito”.

E quello che ho detto per il fisico, vale anche per lo spirito.

La vita che vivo nel mondo  non solo non porta nutrimento spirituale ma sovente (quasi sempre) lo porta via.

Vivo una vita in stress costante, dove talvolta mi pare di essere solo ad affrontare i problemi, o semplicemente non riesco ad arrivare “a fare tutto”. Sono stanco: mi serve un “aiuto”.

Da chi mi verrà l'aiuto?
Leggiamo assieme il Salmo 121:

“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?  Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra.  Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà. Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà.  Il Signore è colui che ti protegge; il Signore è la tua ombra; egli sta alla tua destra.  Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. Il Signore ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua.  Il Signore ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre. (Salmo 121:1-8)

Non sappiamo chi abbia composto il Salmo: non Davide, altrimenti ci sarebbe scritto, né in che occasione è stato composto questo salmo,  possiamo fare delle ipotesi.

Israele è da sempre stato in lotta con le popolazioni vicine  che, di tanto in tanto, lo invadevano da nord e da est,  scavalcando le alture del Golan   o quelle della Cisgiordania che lo sovrastano.  Era normale per  gli abitanti   guardare con una certa apprensione verso quelle montagne,  per vedere se arrivasse qualche nemico.

Il salmista parla di una sensazione  che tutti in Israele conoscevano, dunque. E’ come se egli dicesse:  “So che tra poco la mia vita sarà in pericolo,  ed io sarò sotto attacco da parte dei nemici,  ed ho paura: chi può aiutarmi?.”

Non dipende da lui, da ciò che ha fatto o detto e non ci può  fare nulla,  ma da qualcosa che altri controllano.

Ti sei mai trovato, ti sei mai trovata lì? Sai che non hai fatto nulla, che non hai violato le leggi, o parlato male, o rubato,  o evitato di fare ciò che ti era stato chiesto, ma sai che sta per arrivare giù dai monti un attacco. Lo sai, e non ci puoi fare nulla.

“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?” (v.1)

Ma c’è anche un’altra possibilità per la genesi del salmo.  Se controllate nelle vostre bibbie, prima del versetto 1, vedrete una nota che dice: “Canto dei pellegrinaggi.” In altre bibbie c'è scritto ”Canto delle ascensioni”.

Gerusalemme è posta su un altopiano, i pellegrini per arrivare  alla città Santa, in pellegrinaggio,  dovevano salire sui monti dove è costruita.

Se fosse così,  il salmista sta pensando al perché è andato in pellegrinaggio:  ”C’è molto nella mia vita che non va,  vorrei poter cambiare, invertire la sua rotta  prima che sia troppo tardi.  Mi aiuterà entrare la città Santa?  Sortirà la differenza che vorrei questo mio pellegrinaggio?  Sarà questo ad aiutarmi?”

Ti sei mai trovato, ti sei mai trovata lì? Sai che molto della tua vita non va, che la colpa è tua, perché fai o non fai quella cosa, o perché la hai fatta o non fatta nel passato. Sai che ti serve una “inversione di rotta”, e cerchi il cambiamento.

“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?” (v.1)

La parola “aiuto” in ebraico  è “aizer”,  che significa “circondare, cingere”.

Quando cingi una città di mura, lo fai per fortificarla dagli attacchi; ma puoi anche anche cingere le spalle di tuo  figlio   che ha un incubo di notte per farlo sentire al sicuro, difeso, protetto, compreso.

“Il mio aiuto viene da Dio, che ha fatto il cielo e la terra” (v. 2)

Le mura fortificate contro il nemico,  il braccio paterno che ci fa sentire al sicuro,  sono quelle del Padre Celeste.

E' interessante che il salmo inizi con due NON, al versetto tre:

“Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà” (v. 3)

1 - Egli NON può permettere che tu vacilli. Questo significa una cosa precisa: la nostra natura è quella di “vacillare”, come un vaso messo su un piedistallo che viene colpito, e comincia a girare in tondo  prima di cadere.

C'è scritto che Dio impedirà  che il tuo piedistallo sia colpito? No; riceverai i colpi. Ma quando accadrà, sfidando le leggi della fisica il tuo vaso rimarrà attaccato al piedistallo, senza girare in tondo.

2 - Egli NON farà la classica pennichella pomeridiana, nel frattempo che tu vacilli. Non si sveglierà di soprassalto dicendo: “Ops! Scusa, mi ero appennicato, altrimenti sarei intervenuto prima!”

E questo concetto è ripetuto  al versetto quattro due volte:

“Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà” (v. 4)

Cosa significa? Che Dio sa che, quando riceviamo botte, e non vediamo una soluzione rapida, ce la prendiamo con lui, crediamo che dorma: “Ma Signore, vedi o no quello che mi accade?”

“Il Signore è colui che ti protegge; il Signore è la tua ombra; egli sta alla tua destra.” (v. 5)

“Dio è luce” dice 1 Giovanni 1:5, e nella stessa lettera, al capitolo 4, versetto 12, dice: “Nessuno ha mai visto Dio”.

Non vedi Dio direttamente.. ma vedi ciò che Dio produce: non lo puoi vedere, ma puoi vedere  ciò che la sua luce crea: l'ombra: E' silenziosa, ma c'è. Dio può sembrare silenzioso, ma in ogni attimo della tua vita, è alla tua destra.

Il salmista aveva già detto  che Dio è il creatore di cielo e terra.

“Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte” (v. 6)

A lui obbediscono Sole e Luna,  perché sono Sue opere... così come tu sei opera sua!

Cosa farà, perché tu sei sui, perché tu sei sua?

“Il Signore ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua.  Il Signore ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre.” (vv. 7-8)

La frase “egli ti preserverà” in ebraico significa letteralmente “metterà una guardia”.

Una guardia non è un muro: il muro ti protegge,  finché non viene scavalcato o abbattuto. Ma non può inseguire il tuo nemico. Una guardia si!

Se hai accettato Cristo, non solo sei cinto, non solo sei cinta da un muro, una difesa “passiva”.

Ma hai anche qualcuno che riesce a riacchiappare  coloro che avessero scavalcato il muro, una difesa “attiva”, perché il male non entri  e se entra venga inseguito e sconfitto.

A questo punto so cosa state pensando: “Marco, il Salmo 121 è finito... che c'entrano gli “integratori?”

Il mio fisico fa abbastanza da solo, ma sta anche a me curarlo così che rimanga in buona salute.

Se è vero che nei cibi che mangio ormai non ci sono più tutti i nutrienti di una volta, allora spetta a me dargli “altro”, integrare quello che già fa da se, perché si sviluppi, cresca, si mantenga sano.

Allo stesso modo accade per la mia vita spirituale; Dio fa un gran lavoro per difendermi ed aiutarmi, ma non basta solo vedere l'ombra che Dio produce, sapere che c'è, che è alla mia destra e che veglia su di me.

Devo impegnarmi anche io affinché il mio spirito si sviluppi, cresca, si mantenga sano.

Mi servono degli “integratori spirituali” che mi diano  quello che il mondo non mi da, anzi che mi toglie.

Dove li trovo? Paolo ci da l'indirizzo della farmacia, la ricetta  e la posologia.

“La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali.” (Colossesi 3:16)

Questa è la ricetta: La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, primo integratore; la Parola di Dio! In essa trovo l'Omega 3, che cura le “infiammazioni” della vita, che aiuta il cuore,  che riduce l'accumulo di sostanze dannose  nelle mie vene di credente (Dio li chiama “peccati”).

L'indirizzo della farmacia?  “Semplice! La Bibbia! E' l'unica farmacia aperta h 24 per 365 giorni... e che se voi, ti segue ovunque!

La posologia? Paolo prescrive dosi “abbondanti”, non dà effetti collaterali, non c'è una dose minima.

Attenzione: da assuefazione,  così dopo un po' che la prendi, ne vorrai sempre di più... ma questo è positivo!

Secondo integratore: ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza,  la comunione fraterna. E' la vitamina D3 e il Magnesio che rafforza lo scheletro del credente, che lo rende più forte. Lo stare assieme innalza il sistema immunitario, perché se uno cade, l'atro lo rialza. Salomone dice:

“Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto.” (Ecclesiaste 4:12)

Terzo integratore: cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali la preghiera.

Questo è lo zinco che aiuta la produzione di globuli bianchi  che distruggono i batteri, del peccato,  che rafforza rafforza la parete cellulare dell'anima  contro lo scoraggiamento.

“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?”

Dio sarà presente sempre, era presente anche quando non lo pensavi neppure, figurati ora che lo hai riconosciuto.

Lo hai riconosciuto?  Hai visto la sua mano nella tua vita? Se non lo hai fatto ancora, girati, e vedrai l'ombra che Lui crea di te: lui è luce, e vuole illuminarti.

Ma non andare nel mondo senza integratori, sarai vulnerabile!

Nutriti della sua Parola, leggendo la Bibbia. vivi assieme ai tuoi fratelli e alle tue sorelle in Cristo, frequentando la tua chiesa locale e prega costantemente in ogni momento.

Preghiamo.

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Farsi preparare da Dio per essere usati da Dio
Il Signore spesso ci prepara attraverso prove che non riusciamo a capire. Quando, e se succede, dobbiamo ricordare che nulla che ci accada è per caso, ma ha un piano; testimoniare di Dio agli altri.

Mario Forieri ci illustra attraverso 1 Re la preparazione del profeta  Elia che lo porterà  ad avere autorità per sconfiggere i falsi profeti di Baal, e mostrare la grandezza del vero Dio.
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“1 Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Galaad, disse ad Acab: «Com’è vero che vive il Signore, Dio d’Israele, che io servo, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola». 2 La parola del Signore gli fu rivolta in questi termini: 3 «Parti di qua, va’ verso oriente, e nasconditi presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano. 4 Tu berrai al torrente, e io ho comandato ai corvi che là ti diano da mangiare». 5 Egli dunque partì e fece secondo la parola del Signore; andò e si stabilì presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano. 6 E i corvi gli portavano del pane e della carne la mattina, e del pane e della carne la sera; e beveva al torrente. 7 Ma di lì a qualche tempo il torrente rimase asciutto, perché non pioveva sul paese.
8 Allora la parola del Signore gli fu rivolta in questi termini: 9 «Àlzati, va’ ad abitare a Sarepta dei Sidoni; io ho ordinato a una vedova di laggiù che ti dia da mangiare». 10 Egli dunque si alzò e andò a Sarepta; e quando giunse alla porta della città, c’era una donna vedova che raccoglieva legna. Egli la chiamò e le disse: «Ti prego, vammi a cercare un po’ d’acqua in un vaso, affinché io beva».  11 E mentre lei andava a prenderla, egli le gridò dietro: «Portami, ti prego, anche un pezzo di pane». 12 Lei rispose: «Com’è vero che vive il Signore, il tuo Dio, del pane non ne ho; ho solo un pugno di farina in un vaso e un po’ d’olio in un vasetto; ed ecco, sto raccogliendo due rami secchi per andare a cuocerla per me e per mio figlio; la mangeremo, e poi moriremo». 13 Elia le disse: «Non temere; va’ e fa’ come hai detto, ma fanne prima una piccola focaccia per me e portamela; poi ne farai per te e per tuo figlio. 14 Infatti così dice il Signore, Dio d’Israele:  “La farina nel vaso non si esaurirà e l’olio nel vasetto non calerà, fino al giorno che il Signore manderà la pioggia sulla terra”». 15 Quella andò e fece come Elia le aveva detto; lei, la sua famiglia ed Elia ebbero di che mangiare per molto tempo. 16 La farina nel vaso non si esaurì e l’olio nel vasetto non calò, secondo la parola che il Signore aveva pronunciata per bocca di Elia.17 Dopo queste cose, il figlio di quella donna, che era la padrona di casa, si ammalò; e la sua malattia fu così grave, che egli cessò di respirare. 18 Allora la donna disse a Elia:  «Che ho da fare con te, o uomo di Dio? Sei forse venuto da me per rinnovare il ricordo delle mie iniquità e far morire mio figlio?» 19 Egli le rispose: «Dammi tuo figlio». Lo prese dalle braccia di lei; lo portò su nella camera di sopra, dove egli alloggiava, e lo coricò sul suo letto. 20 Poi invocò il Signore e disse: «Signore, mio Dio, colpisci di sventura anche questa vedova, della quale io sono ospite, facendole morire il figlio?» 21 Si distese quindi tre volte sul bambino e invocò il Signore, e disse: «Signore, mio Dio, torni, ti prego, l’anima di questo bambino in lui!»  22 Il Signore esaudì la voce di Elia: l’anima del bambino tornò in lui, ed egli visse. 23 Elia prese il bambino dalla camera di sopra e lo portò al pian terreno della casa, e lo restituì a sua madre, dicendole: «Guarda! Tuo figlio è vivo». 24 Allora la donna disse a Elia: «Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio e che la parola del Signore, che è nella tua bocca, è verità».” (1 Re 17: 1-24)

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. 7 E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù."  (Filippesi 4:5-6)


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Quale è il valore dell'ospitalità?
Qual'è il vero valore dell'ospitalità? E come dovrebbe essere utilizzato da un credente? Come e quando dovremmo parlare ai nostri amici della fede che ci ha cambiato la vita?

Joe Sirico riflette attraverso la lettera ai Romani sul perché dovremmo come credenti essere ospitali.

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Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com'è scritto: "Il giusto per fede vivrà". (Romani 1:16-17)






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Cosa metti in valigia?
Cosa è che ti definisce realmente? Ciò che è  scritto sul tuo passaporto, oppure chi tu sei dinanzi a Dio? Cosa metti nella tua valigia quando vai nel mondo? Il tuo passaporto "civile" o quello del tuo cuore di figlio o figlia di Dio?
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Tra poco inizierà il nuovo “anno ecclesiastico” per la nostra chiesa e come ogni anno avremo progetti, obiettivi scommesse da vincere.

Per un bel po' di anni la nostra squadra è rimasta sempre la stessa magari qualcuno partiva ma molti arrivavano.

Questo sarà il primo da molti anni nella nostra storia che una buona parte dei prodotti del nostro “vivaio” ci lasceranno: chi per un po' chi per un tempo più lungo.

Come qualsiasi allenatore che si rispetti quando vedi quelli che hai allevato dalla categoria “pulcini” e poi su su, nelle giovanili, fino ad arrivare in prima squadra fino ad essere parte integrante della squadra, fino ad essere quelli a cui passi la palla “perché hanno più fiato” c'è un sentimento contrastante i molti di noi.

C'è l'orgoglio di aver cresciuto qualcuno che da ora in avanti, saprà “giocare da solo”, di averlo equipaggiato, di avergli insegnato tattiche e mosse  che gli serviranno in futuro.

Ma c'è anche l'umano dolore di sapere  che non li vedremo più con noi ogni domenica, chi alle percussioni, chi alla chitarra, chi alla console audio-video chi in sala a prendere appunti.

In questo messaggio vorrei darvi qualcosa da mettere in valigia; certamente non tutto quello che vi abbiamo dato in questi anni, ma quelle cose che possano entrare  nel vostro “bagaglio a mano” di credenti.

Cosa metti in valigia, allora? Quali sono le cose imprescindibili per fare un viaggio? I vestiti? Lo spazzolino da denti? Le cuffiette peri l'iPhone? Sono tutte cose che, seppur necessarie, le puoi comperare dove arrivi. E' per questo che la prima cosa da ricordare quando parti sono i soldi.

La seconda cosa davvero necessaria è, ovviamente, il biglietto. Devi controllare prima di partire di averlo stampato, di averlo nel portafoglio, oppure nella “app” del tuo telefono.

Ma sai, in fondo, anche se non hai i soldi, anche se hai dimenticato il biglietto, alla fine, sull'aereo ti ci fanno salire, in qualche modo.

La cosa di cui non puoi fare a meno in alcun modo, quello che è al primo posto delle cose da ricordare
è il tuo documento di identità; è ciò che dice chi sei, da dove vieni, a quale stato appartieni.

Allo stesso modo, non voglio che voi partiate da questa chiesa  senza aver messo nella vostra valigia ciò che vi servirà dove andrete.

Metti in valigia la tua vera identità

La prima cosa che vi chiederanno, nei posti dove andrete, sarà il vostro “documento di riconoscimento” per conoscere chi siete,  da dove venite,  il vostro nome.

La vostra identità come cittadini sarà facile da sapere: tutto è scritto su un libretto, nome, cognome, indirizzo, cittadinanza... ma come farai a far capire chi tu sei realmente? Come faranno a capire che tu sei un figlio di Dio, una figlia di Dio da lui amato, da lui amata? Sul tuo passaporto non ci sarà scritto.

Dove sta scritto il tuo vero nome,  il tuo vero indirizzo, la tua vera cittadinanza? Deuteronomio dice:

“Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. Le parole di questo comandamento, che oggi ti do, restino nel tuo cuore: le ripeterai ai tuoi figli, le dirai quando ti corichi e quando ti alzi. Le legherai come un segno sulla tua mano e le porterai come un pendaglio davanti agli occhi. Le scriverai sugli stipiti della tua casa e all'ingresso delle città. (Deuteronomio 6:5-9 TILC)

Questo è quello che abbiamo fatto io ed altri  sia come genitori terreni,  sia come genitori spirituali, cercando di “scrivere nel vostro cuore” le leggi di Dio, e la Grazia di Cristo.

Come vedranno questo gli altri, da domani in poi, quando non farete più parte “fisica “di questa chiesa”?

C'è una lettera di Pietro, la prima, che penso possa interessare direttamente voi, e che molto di quello che dice Pietro possa esservi utile. In questo:

"Fratelli miei, come forestieri sulla terra, vi prego di non aver nulla a che fare con i desideri malvagi che sono sempre in lotta contro la vostra anima. Comportatevi bene fra i non credenti, così, mentre parlano male di voi, come se aveste fatto del male, vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà. Per amore del Signore, siate sottomessi ad ogni autorità umana, sia che si tratti di capi di stato,  che di altre persone incaricate da loro di punire i colpevoli e di lodare quelli che agiscono bene. . (1 Pietro 2:11-14 PV)

Perché penso che possa esservi utile? Questa lettera era scritta a delle chiese in Turchia,  che si trovano in “prima linea”   sul fronte ovest del cristianesimo.

Erano sottoposti a una marea di pressioni dal mondo; erano in un certo senso "deboli",   perché erano neo credenti non ebrei.  non avevano grandi esperienze  o grande cultura biblica,  ed era difficile per loro  controbattere alla cultura dove vivevano.

Voi non siete neo credenti, e di sicuro avete molta più cultura biblica di loro, ma come loro dovrete fronteggiare un mondo di “non credenti”... e lo dovrete fare da soli. E questa volta, senza l'aiuto di papà, di mamma o della chiesa.

Quale è il suggerimento di Pietro?  “piuttosto che cercare di controbattere con quello che non conoscete,  fate vedere quello che siete.” Pietro esorta le chiese della Turchia a testimoniare con quello che avevano a disposizione:  la cosa più semplice, le loro vite.

Se nella vostra valigia avrete messo la vostra vera identità, l'essere figli, l'essere figlie di Dio, salvati per Grazia da Gesù, piuttosto che intavolare discussioni teologiche per dimostrare la vostra fede potrete, più semplicemente dimostrarla attraverso quello che siete e che fate.

Come fare? Pietro fornisce alcuni suggerimenti:

1. Siate forestieri sulla terra

Nei posti dove andrete, il vostro accento, i vostri cognomi tradiranno le vostre origini: sarete “forestieri” che significa “quelli che vengono da fuori”.

Col tempo, col passare dei mesi, forse degli anni, imparerete bene gli accenti, i vostri nomi verranno “deformati” nella lingua locale... e diverrete parte della nazione dove sarete, otterrete la cittadinanza, se non la avete di già.

Ma ricordatevi sempre che siete “forestieri”, che non appartenete né al popolo italiano né a quello britannico, né a quello canadese, né a quello rumeno... voi appartenete al popolo di Cristo!

Cosa distingue un “forestiero”  da uno “locale”? Che il forestiero tende a continuare le abitudini che aveva nella sua patria: il “tea” alle 5 per gli inglesi, il Thanksgiving” per gli americani, “'o' babbà al rum” per i napoletani...

I locali mangiano e festeggiamo cose differenti i forestieri continuano a mangiare e festeggiare le cose della propria nazione, anche se sono passati anni  da quando hanno lasciato la madre patria.

Perché gli altri vedano la vostra vera identità voi dovrete fare lo stesso: “Pietro lo dice:

“... vi prego di non aver nulla a che fare con i desideri malvagi che sono sempre in lotta contro la vostra anima. (v.11)

Continuate a praticare le cose buone che vi sono state insegnate, continuate a pregare, continuate ad avere misericordia, continuate ad amare sapendo che amare non è un sentimento ma una azione, continuate ad andare in chiesa ogni domenica.

2. Siate coinvolti con gli altri

Anche se sarete forestieri e continuerete a mangiare e a festeggiare le cose della vostra patria, e ad agire come vi è stato insegnato  ricordatevi che non siete “a casa” e che dovrete vivere in quella nuova nazione.

Questo significa  non rimanere un' isola , “coinvolgersi” nella vita e nella società del luogo dove sarete.

Questo non lo dico solo io, ma Pietro lo ha detto prima di me:

“Comportatevi bene fra i non credenti” (v. 12a)

L'abbiamo detto una marea di volte in chiesa: se vuoi testimoniare Cristo, devi vivere nella società. Paolo lo dice bene ai Corinzi:

“Vi ho già scritto nella mia lettera di non mischiarvi con quelli che commettono immoralità, 10 ma non parlavo degli immorali o degli avari, degli imbroglioni o degli idolatri, che sono nel mondo. Infatti, non potete vivere in questo mondo senza venire a contatto con gente del genere.” (1 Corinzi 5:9-10)

Una religione da "serra"  ha veramente poco valore per gli altri.  Essere cristiani solamente in una chiesa  non cambia la vita, né la nostra  né quella degli altri.

3. Non vi scoraggiate di agire bene 

Nelle vostre famiglie, nella vostra chiesa, se agivate secondo quello che vi era stato insegnato c'erano lodi e facce sorridenti.

Non aspettatevi nulla del genere dal mondo: non lo dico io, lo dice Pietro:

“così, mentre parlano male di voi, come se aveste fatto del male, vedranno quanto bene fate” (v. 12b)

Parleranno “male di voi” anche se agite bene, anche se agite con amore, rispetto, misericordia... ANZI, diranno che state facendo MALE!

Ma guardate i tre verbi che ho sottolineato: “parlano”, “vedranno” e “fate”.

Pietro sta dicendo:  “Le parole non si vedono, le azioni si!. Voi agite, e lasciate che gli altri parlino... perché nessuno vedrà le loro parole, ma molti vedranno le vostre azioni; e alla fine le vostre azioni parleranno più forte delle loro parole.”

La vostra vera identità di credenti, è agire come Dio vuole  piuttosto che parlare di Dio: l'amore non è un sentimento  ma una azione Con questo non sto dicendo che non dovrete mai parlare di Gesù a nessuno, anzi, tutt'altro, Gesù  stesso lo dice:

“Ciò che ora vi dico di nascosto, proclamatelo apertamente; ciò che vi sussurro all'orecchio, gridatelo dai tetti!” (Matteo10:27 PV) 

Non significa che dovrete  nascondere la vostra fede, Ma significa far si che le vostre parole  siano la conferma delle vostre azioni.  Significa abbracciare  un amico prima  e digli che lo ami dopo;  significa non adirarsi prima  e perdonare dopo;  significa aiutare il vicino di casa in difficoltà economiche prima  e parlargli del Signore dopo.

4. Siate servi utili per la gloria di Dio

“Un servo che non serve non serve”. Ricordate l'altro motto della nostra chiesa?

Tutto ciò che farete, e quando dico “tutto” intendo “tutto”, non solo quelle cose legate alla vostra fede, ma la vostra intera vita che vivrete, fatelo sapendo che porterà gloria a Dio.

Infatti Pietro dice:

“vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà.” (12c)

Attenzione:  Pietro non dice “se ci sarà un giorno in cui egli si avvicinerà.”  ma “nel giorno in cui egli si avvicinerà.”

Non è “SE” Dio si avvicinerà alle persone  con cui vivrete da ora in avanti, ma “QUANDO” Dio si avvicinerà a loro.

E quando avverrà, voi sarete l'esempio vivente di cosa significhi essere figli, essere figlie di Dio, E grazie alla vostra buona  testimonianza Dio riceverà la gloria.

5. Rispettate le leggi

Sembra quasi superfluo, ma Pietro sa come siamo fatti... Ci piace trovare “scorciatoie”, esplorare obbedienze “personalizzate”... In Italia c'è il detto “Fatta la legge, trovato l'inganno”.

Pietro dice invece:

"Per amore del Signore, siate sottomessi ad ogni autorità umana, sia che si tratti di capi di stato,  che di altre persone incaricate da loro di punire i colpevoli e di lodare quelli che agiscono bene." (vv.13-14)

Pietro dice: “No, voi non dovete obbedire alla legge per via della legge ma per l'amore che avete per Gesù, perché Gesù lo ha fatto”. Se leggete la rimanente parte del capitolo, spiegherà che Gesù ha rispettato la legge “fino a morire in croce” ma affidandosi alla giustizia di Dio.

Anche questo fa parte del “pacchetto” che definisce la tua identità di credente in Cristo.

Come credente sarai tenuto a rispettare le leggi del paese dove andrai; e questo comporta anche conoscerle, accettarle anche se lontane dalla tua cultura, e senza mormorare o cercare “scappatoie”.

Conclusione

Non so cosa porterai nella tua valigia se sarà pesante, o leggera, ma come tuo pastore ti dico: “Metti per prima cosa la tua vera identità” Chi sei realmente.

Sii forestiero, sii forestiera alla terra, Continua a praticare le cose buone che ti sono state insegnate,
la preghiera, la misericordia, l' amore , trova una chiesa dove adorare assieme ad altri Dio.

Sii coinvolto, sii coinvolta nella vita degli altri, perché così potrai testimoniare Cristo.

Non ti scoraggiare di agire bene, perché le parole rimangono parole, ma le azioni parlano più delle parole.

Sii un servo, sii una serva utile per la Gloria di Dio, ricordando che tutto ciò che fai nella tua vita può portare altri ad accettare Cristo.

Rispetta le leggi, perché Gesù le ha rispettate,  anche se erano leggi umane e sbagliate.

Pietro sintetizza così:

“Rispettate tutti, amate i fratelli, temete Dio e onorate chi vi governa.” (1 Pietro 2:17 PV)

Il tuo passaporto,  quello senza il quale non puoi partire da qua è chi si veramente. Ed è il medesimo passaporto che non solo voi dovete avere, ma anche ciascuno di noi che rimane

“Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati; e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.” (Efesini 5:1-2)

Metti questo come prima cosa nella tua valigia: metti la tua identità vera in Cristo.

Preghiamo

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Una "app" per vivere Cristo ogni giorno
Mettere in pratica tutta la Bibbia ogni giorno è difficile, anzi impossibile. Ma cosa accade se mi impegno ogni giorno a mettere in pratica un singolo insegnamento alla volta? Come cambierebbe la mia vita? Come cambierebbe il mio rapporto con gli altri? Come cambierebbe la mia testimonianza? Ed esiste una "app" da scaricare sullo "smartphone" della mia anima  che mi aiuti in questo?
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"Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati;  e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.  Come si addice ai santi, né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento. " (Efesini 5:1-4)


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Fare per mostrare la luce
Per essere sale e luce non mi basta conoscere il volere di Dio: devo applicarlo alla mia vita e mostrarlo agli altri.---

"Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta,  e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.  Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli." (Matteo 5:13-16)





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Condividere i miei doni per il bene comune
A cosa servo io all'interno di una chiesa? A scaldare una sedia, oppure a renderla più ricca?

Non esistono credenti che "non servono a nulla", ma solo credenti che non hanno ancora capito che Dio chiede a ciascuno dei suoi figli di impegnarsi.

Sai a quale scopo? Non per il tuo bene, ma per quello degli altri.

Non per il bene individuale ed egoistico...ma per il bene comune.

(Messaggio portato da Michele Carlson)
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“Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune...Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.” (1 Corinzi 12:7, 27)

“Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore.” (Efesini 4:16)

“Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:10)

“Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, #e l’anima mia lo sa molto bene.” (Salmo 139:14)

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” (Romani 8:28)

“Ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole...Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo?...l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi».  Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli sono invece necessarie;” (1 Corinzi 12:11, 19, 21-22)

“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.  Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla.  Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.” (1 Corinzi 13:1-3)

“Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna.” (Salmo 139:23)



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Per cosa stai vivendo? Il libro di Ecclesiaste
Per cosa stai vivendo? Per la fama, per il danaro, per il desiderio di apprendere, per il sesso... o per cosa altro?  E, soprattutto, quale è il fine di tutto questo affaticarsi? E' la nostra vita una barca spiaggiata? Un uomo, e un libro nella Bibbia, parla di tutto ciò: l'uomo è Salomone, e il libro Ecclesiaste.
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I filosofi di ogni epoca si sono affaticati su queste semplici ma terribili domande, senza sapere (o facendo finta di non sapere) che esse erano state scritte da Dio sulla Bibbia per mezzo di un uomo al cui confronto le ricchezze dei più ricchi attuali sembrerebbero pochi, insignificanti spiccioli.

Un uomo al cui confronto la saggezza di Ghandi sembra il ragionamento d'un folle; e al cui cospetto Don Giovanni, Casanova e Rodolfo Valentino sembrano imbranati in materia di conquiste femminili.

Un multimiliardario, un saggio, un grande seduttore, un uomo di legge, un ingegnere civile, un amante dell'arte, un poeta, ma soprattutto un uomo di Dio.

L'uomo di cui parliamo è Salomone, ed il libro in cui ha scritto quelle domande è il libro di Ecclesiaste.

Ma lungi dallo scoprire il grande uomo di Dio o del mondo, quello che Ecclesiaste disegna è un Salomone vecchio, stanco, piegato e quasi vinto dalla vita che dice:

"Vanità delle vanità; tutto è vanità. Io applicai il mio cuore a trovare un senso alla vita dell'uomo, e questo o scoperto; ogni cosa è vana, è un correre dietro al vento. Il saggio è pari allo stolto, ed il ricco accumula ricchezze che altri godranno; fama, potere e dominio passano; persino l'amore di una donna, ed il sesso col tempo sbiadiscono lasciandoci soli." (Parafrasi)

E' come se Salomone, distrutto ogni mito che nel mondo è simbolo di durata, chiudesse il cancello del suo palazzo ormai deserto, ritrovandosi solo, disperato e vecchio.

La vita l'ha vinto.

Ma proprio alla fine, proprio negli ultimo due versetti egli scopre l'unica cosa che non sia vana o un correre dietro al vento:

"Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l'uomo"



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Affidarmi a chi si cura di me
Riesci a credere solo a ciò che vedi, oppure sai affidare i tuoi muscoli e il tuo cuore a chi  veramente
si cura di te?
[Messaggio registrato il 16/ 06/ 2013]- - -

Come definiresti la parola “fede”?
Definizione Vocabolario Garzanti: “il credere come veri determinati assunti o concetti, basandosi sull'altrui autorità o su una personale convinzione”.Definizione Zanichelli: “adesione incondizionata a un fatto, a un'idea”.Definizione Treccani:“credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive”Possiamo essere più o meno d'accordo con una di queste definizioni...  ma, in sostanza, come credenti, nessuna dovrebbe calzarci a pennello. Perché? Perché in un altro libro c'è la definizione esatta di cosa è fede: nella Bibbia!
Definizione Bibbia:  È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà.  È la piena fiducia in cose che non si vedonoDove troviamo questa definizione? In Ebrei 11:1:

“Che cos’è la fede? È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono” (Ebrei 11:1 PV)

E aggiunge al versetto 2:

“Gli uomini di Dio del passato erano famosi per la loro fede” (Ebrei 11:2 PV)

E, da qui in poi, lo scrittore elenca una serie di 15 e più supereroi della Bibbia: da Abele (il primo che offriva sacrifici che gli costavano) a Noè (l'arca) ad Abraamo (il padre del popolo di Dio), a Sara (sua moglie), a Isacco, a Giacobbe, a Giuseppe (il re dei sogni), a Mosè (il liberatore dalla schiavitù,. a Raab (che nascose le spie israelite a Gerico), a Gedeone (che con 300 uomini sconfise un esercito di migliaia), a Sansone (che uccise centinaia di Filistei), a Davide (il re), a Samuele (che scelse i primi re Saul e Davide), a tutti i profeti...

Enoc, il mio supereroe

Sapete... quest'elenco mi spaventa... tutti supereoi spirituali...che hanno fatto delle imprese strabilianti, di portata storica... Ebrei insiste che “per fede” hanno fatto tutto questo...

Per cui, se non faccio imprese simili (non divido le acque del mare, non  salvo l'umanità con l'arca)... allora significa che la mia fede “non va bene”; non ho abbastanza fede, perché se avessi fede farei imprese simili... Infatti, dice che “Gli uomini di Dio del passato erano famosi per la loro fede”
“ma che ora non ci sono più uomini simili”, verrebbe da aggiungere!



Sapete, di tutti questi supereroi che lo scrittore di Ebrei cita, ce n'è uno che il MIO supereroe; si chiama “Enoc”, ed è il mio supereroe  perché, secondo me, Dio l'ha messo lì affinché non ci scoraggiassimo di fronte a tutti gli altri supereroi

“Anche Enoc ebbe fede in Dio, e per questo Dio lo trasportò in cielo senza che morisse. Infatti di lui le Scritture dicono:  « Nessuno lo trovò più, perché Dio l’aveva preso ».  Prima che ciò accadesse, Dio aveva detto che Enoc  « era vissuto come piaceva al Signore ».” (Ebrei 11:5 PV)
Chi è Enoc? Enoc è il bisnonno di Noè e nella Bibbia lo troviamo solo tre volte.  Andando a ritroso lo troviamo: una in Ebrei (questa) e una in Luca.

“Gesù, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, di Eli...di Matusala, di Enoc, di Iaret, di Maleleel, di Cainam, di Enos, di Set, di Adamo, di Dio.(Luca 3:23, 37-38)

Che cosa ha fatto di così importante,  quale azione eroica o quale miracolo per essere citato come esempio di fede e per essere citato nella genealogia di Gesù?

Vediamo il terzo riferimento:

“Enoc visse sessantacinque anni e generò Metusela. Enoc, dopo aver generato Metusela, camminò con Dio trecento anni e generò figli e figlie. Tutto il tempo che Enoc visse fu di trecento sessantacinque anni .Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese. (Genesi 5:21-24)

Tutto qua? Dove sono le gesta eroiche, i mari che si aprono, le navi che galleggiano, le mura che cadono al suono della tromba?

Tutto qua! L'impresa più grande può non essere costruire una nave, o liberare un popolo, o vincere un esercito di cinquantamila con trecento... l'impresa più grande, spesso, è quella che pare in realtà più facile: Enoc camminò con Dio. Enoc  « era vissuto come piaceva al Signore.

Enoc è il mio supereroe...perché è “normale”! Non divide acque come fece Mosè, non sconfigge eserciti con una mascella d'asina come fece Sansone.

E' qualcuno con cui mi posso identificare, che fa qualcosa a cui posso arrivare: camminare con Dio, vivere come piace a Dio ... se po' ffà!

Mi piace perché mi dice che Dio non calcola il premio in base all'utile che produci per la sua azienda: non ci sono incentivi, o premi di produzione; non puoi “ingraziarti” il capoufficio per la mole di lavoro che fai o per la resa di quello che produci. Non c'è altra maniera di piacere a Dio se non avere “la piena fiducia in cose che tu non vedi... ma Dio si!”

Avete mai visto le Paralimpiadi? Vorrei vedere assieme a voi un filmato...

 
Annalisa Minetti è una delle nostre atlete più affermate nel mezzofondo dedicato ai non vedenti, ed ha vinto alle ultime Paralimpiadi di Londra la medaglia di bronzo nei 1500 metri.

I 1500 sono una gara da pazzi: è uno sprint che dura tre giri di pista dove dai tutto quello che hai,  ma devi dosare le forze, controllando te stesso e gli avversari attorno. 

Annalisa corre in pista, e come tutte la altre atlete non vedenti corre.. con il suo braccio destro legato con una striscia di stoffa al braccio sinistro della sua guida, che è un atleta vedente. Annalisa deve ascoltare la voce della sua guida, per sapere quello che gli sta succedendo attorno, quando attaccare, quando rallentare. La vittoria di Annalisa dipende da quanto riesce ad affidare i suoi muscoli, il suo cuore, la sua voglia di vincere a qualcuno che vede per lei... Annalisa deve avere “piena fiducia” nella sua guida.

Hai tu questo tipo di rapporto con Dio? Sai affidargli i tuo muscoli, il tuo cuore, la tua voglia di vincere le sfide che quotidianamente ti propone la vita? Sei legato indissolubilmente al suo braccio e ascolti la sua sola voce mentre corri?

Camminare con Dio, vivere come piace a Dio, significa; fare il suo volere ogni giorno rispettare le sue regole ogni giorno cercare la sua presenza ogni giorno avere pazienza ogni giorno ascoltare la sua voce ogni giorno.

Camminare con Dio, vivere come piace a Dio, significa; fare il suo volere ogni giorno ...anche quando le benedizioni stentano ad arrivare; rispettare le sue regole ogni giorno...anche quando tutti gli altri intorno ti prendono per pazzo; cercare la sua presenza ogni giorno… anche quando ti senti con le spalle al muro, alla fine della corda, chiuso in una gabbia; avere pazienza ogni giorno ...anche quando non sembra accadere nulla; ascoltare la sua voce ogni giorno… anche quando non capisci il perché Dio ti sta portando lungo quel percorso.

C'è un premio a tutto questo?

Ebrei afferma che sì, c' è un premio:

“Ora, senza fede, è impossibile piacere a Dio. Chi vuole avvicinarsi a Dio, deve credere che Dio esiste e che ricompensa quelli che sinceramente lo cercano.” (Ebrei 11:6 PV)

Ma, come è successo per Enoc, per Mosè, per gli altri, il premio potrebbe non essere immediato; ma potresti, come Annalisa, stringere con le mani la medaglia... ma non vederla ancora.

“Questi uomini di fede, di cui ho parlato, morirono tutti senza aver ottenuto le cose che Dio aveva loro promesso; ma le videro soltanto da lontano e ne furono felici, perché dichiaravano che questo mondo non era la loro vera casa: erano soltanto di passaggio sulla terra, come forestieri in esilio.” (Ebrei 11: 13)

La mia vita è fatta di benedizioni su benedizioni, ma so che le benedizioni più grandi, quelle che Dio mi ha promesso, debbono ancora venire. E la promessa è questa, rinnovata di anno in anno, di stagione in stagione da otto anni:

“Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente” (Ebrei 6:14)
Io voglio essere come Enoc; non mi importa di vedere il mare aprirsi davanti a me  (se succedesse ne sarei felice, ma non è su questo che si fonda la mia fede), ma voglio come Enoc “camminare con Dio”, lasciare che sia lui a guidare la mia corsa; voglio “vivere come piace a Dio”, sapendo che sono di passaggio e in esilio su questa terra, ma che la mia vera dimora è nei cieli.

E' semplice tutto questo?

Se vi dicessi di si sarei il più grande bugiardo del mondo!

Io mi sono da sempre definito un “leader riluttante”, uno di quelli difficili, su cui il Signore deve lavorare per persuaderli, uno di quelli per i quali la “obbedienza al primo comando” non esiste.

Ma sono certo di una cosa: il motivo perché il Signore continua a benedire ciò che faccio per lui, e a benedirmi in generale è che Dio SA che, alla fine, faccio quello che Lui mi chiede. Sa che di me si può fidare!

Non avrei mai voluto fare il pastore dei giovani a 29 anni...  ma Dio lo ha chiesto, ed io ho obbedito. Non avrei mai voluto diventare un predicatore, non avrei voluto mai diventare un Anziano di chiesa, non avrei mai voluto piantare una nuova chiesa, non avrei mai voluto andare negli Stati Uniti per completate gli studi, non avrei mai voluto organizzare una serie di conferenze internazionali ad Ostia, non averi mai voluto dare il 25% del mio reddito alla Sua opera... ma Dio lo ha chiesto, ed io ho obbedito

… non avrei voluto mai andare in Zimbabwe... ma Dio lo ha chiesto, ed io obbedisco... perché io ho una “piena fiducia in cose che io non vedo, ma che Dio vede” ; perché io ho piena fiducia della guida di Dio. Perché io non so perché vuole che io vada in Africa ma lui me lo ha chiesto, ed io lo faccio

Come fare?

Come posso dunque camminare assieme Dio? Come posso imitare Enoc ed essere elencato nella “Hall of Fame” di quelli che sono esempi di fede in Dio?

“Anche noi, dunque, davanti a questa grande folla di uomini di fede, dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci ostacola o ci trattiene, specialmente di quei peccati che ci imprigionano così facilmente; e dobbiamo correre con decisione la corsa che Dio ci ha proposto.    Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, nostra guida ed esempio perfetto di fede. (Ebrei 12:1-2a)

1. Sbarazzati dei peccati

“Dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci ostacola o ci trattiene, specialmente di quei peccati che ci imprigionano così facilmente”

Cominciamo dalle cose “ovvie”. Il peccato è una “prigione” in cui è facile entrare e difficile uscire: stanne alla larga. E più cammino con Dio, più ascolti la sua sola voce, più facile sarà uscire o non entrare affatto in quella prigione.

2. Corri con decisione

“dobbiamo correre con decisione”

Non passeggiare Annalisa per vincere ha dato tutto, si è allenata, non si è risparmiata. Paolo racconta così il suo “allenamento” per Cristo:

“Perciò, io corro dritto al traguardo, mettendocela tutta; lotto come un pugile che vuol vincere e non tira colpi a vuoto;  mi sottopongo a dei sacrifici come un atleta e tengo il mio corpo a disciplina, per paura di essere squalificato e messo da parte, proprio io che ho iscritto gli altri alla gara!” (1 Corinzi 9:26-27 PV)

3. Corri la tua corsa, non quella di altri

“la corsa che Dio ci ha proposto.”

Dio ti ha formato con una forma unica che solo tu hai; ti ha dato dei doni spirituali, un cuore, delle abilità, una personalità e delle  esperienze uniche, che nessuno altro ha. Nessun altro può correre la tua corsa: ma devi correre la tua, non quella che decidono altri per te,  fossero anche i tuoi genitori, il tuo sposo o la tua sposa, il tuo capo, il tuo pastore. Puoi ricevere buoni consigli, ma se questi cozzano con la tua SHAPE, stai per correre una corsa sbagliata.

4. Tieni lo sguardo fisso su Gesù

"Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, nostra guida ed esempio perfetto di fede."

La guida, colui che deve dire, a te cieco, cosa fare, quando scattare, quando riposarti, cosa fanno gli avversari attorno, è solo Gesù. Vedi di connettere costantemente il tuo braccio destro al suo braccio sinistro,  di tenere aperte le orecchie, anche se lo stadio urla impazzito, concentrandoti sulla sua sola voce.

E, soprattutto, abbi la completa certezza che quello che speri in Cristo si realizzerà; abbi la piena fiducia che Cristo vede per te, e ti guida.

Conclusione

“Che cos’è la fede? È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono.”

Che tu non vedi, ma che Gesù vede per te.



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Muovere il tempio di Dio
Cosa devo fare nella mia vita oltre a costruire sulla pietra angolare di Gesù, consacrarmi a Dio ed offrimi ogni giorno a Lui? Sarò realmente il tempio di Dio se cederò al Signore il mio privilegio di decidere nella mia vita se muovermi o aspettare.
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Nelle ultime tre settimane ci siamo mossi alla ricerca del tempio di Dio partendo dal versetto di Esodo 25:

“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25: 8)

E ci siamo chiesti se fosse ancora necessario un tempio, e se si dove fosse; Paolo lo aveva chiaramente indicato:

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

Noi ora siamo il Tempio di Dio! Noi siamo diventati il posto dove posso incontrarlo, e dove anche gli altri possono vederlo...

Ma abbiamo anche visto che  questo non è “automatico”: non basta sapere che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio.

Io Sarò il tempio di Dio se...

1. Se sono costruito/ costruita secondo il progetto di Dio.
2. Se sono consacrato/ consacrata a Dio.
3. Se offro me stesso/ me stessa ogni giorno a Dio.

C'è un ultimo passo per essere veramente il Tempio di Dio. Io sono il tempio di Dio se:

4. Se mi muovo secondo il volere di Dio

Sapete, in Esodo Dio aveva disposto di costruire un Tempio perché lui sarebbe stato là dentro e là avrebbe incontrato il suo popolo, anche se poi avrebbe incontrato  solo il Sommo sacerdote una volta all'anno.

Il Signore aveva ordinato per filo e per segno come sarebbe stato costruito il Tabernacolo (il nome designato per indicare il tempio).

Probabilmente durante il prossimo anno  faremo una serie di messaggi su come era costruito ed il significato simbolico e di ogni sua parte, ma oggi voglio anticipare una di queste caratteristiche; la troviamo in Numeri 9:

“E tutte le volte che la nuvola si alzava dalla tenda, i figli d'Israele si mettevano in cammino e si accampavano dove si fermava la nuvola. I figli d'Israele si mettevano in cammino all'ordine del SIGNORE e si accampavano all'ordine del SIGNORE. Rimanevano accampati tutto il tempo che la nuvola restava ferma sul tabernacolo. Quando la nuvola rimaneva per molti giorni sul tabernacolo, i figli d'Israele osservavano la prescrizione del SIGNORE e non si movevano. Se avveniva che la nuvola rimanesse pochi giorni sul tabernacolo, all'ordine del SIGNORE rimanevano accampati e all'ordine del SIGNORE si mettevano in cammino. Se la nuvola si fermava dalla sera alla mattina e si alzava la mattina, si mettevano in cammino; o se dopo un giorno e una notte la nuvola si alzava, si mettevano in cammino.  Se la nuvola rimaneva ferma sul tabernacolo due giorni o un mese o un anno, i figli d'Israele rimanevano accampati e non si movevano; ma, quando si alzava, si mettevano in cammino. All'ordine del SIGNORE si accampavano e all'ordine del SIGNORE si mettevano in cammino; osservavano la prescrizione del SIGNORE, secondo l'ordine trasmesso dal SIGNORE per mezzo di Mosè” (Numeri 9:17-23)

Il Tabernacolo non era stato costruito per essere un “tempio fisso, ma un tempio mobile.

Chi decideva di “muovere il tempio”? Era forse Mosè, il leader che li aveva slavati dalla schiavitù?
 Oppure era Aaronne, il Sommo Sacerdote, colui che, una volta all'anno si incontrava fisicamente con Dio?

Nè l'uno né l'altro; non era una decisione umana ma divina.

E notate una cosa: quando Dio decideva di muovere il Tabernacolo, non si muoveva esclusivamente il Tabernacolo, ma l'intero accampamento.

Tutto veniva smontato, tutto si muoveva, tutto il popolo seguiva.

Perché, vedete, la parte importante dell'accampamento non erano le tende dove si dormiva, o quelle dove si cucinava, o quelle dove si mangiava o quelle dove ci si lavava...

La parte importante dell'accampamento era quella dove Dio era presente.

Avete mai riflettuto sul perché Dio abbia tenuto quaranta anni il suo popolo a girare a vuoto nel deserto del Sinai?

Uno dei motivi lo troviamo in Numeri al capitolo 13, ed era che, arrivati alla terra di Canaan, dopo averla esplorata per quaranta giorni, gli esploratori tornarono dicendo che non era possibile prenderla, che quella non era la terra promessa, che c'erano i “giganti”.

Dio si arrabbiò con loro perché non si fidavano di lui, e attese che tutti gli esploratori fossero morti
prima di farli entrare. Tutti, tranne Caleb e Giosuè che avevano detto: “Se Dio è con noi, ce la potremo fare”.

L'altro motivo lo troviamo in Deuteronomio:

“Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del Signore.” (Deuteronomio 8:3)

Dio doveva insegnare al suo popolo ad essere completamente dipendente dal suo volere, ad obbedire completamente ai suoi comandi, anche quando non capivano il perché. Anche quando la decisione di Dio  sembrava avere poco senso o nessun senso.

Anche quando ciò che Dio chiedeva sembrava impossibile, come conquistare città fortificate ed eserciti, sconfiggere giganti con un popolo di profughi  che fuggiva dall'Egitto attraverso il deserto.

In quel deserto Dio era la sola guida: di giorno con una nuvola, di notte con una colonna di fuoco.

E non è un caso che la nuvola stazionasse sul tempio, e che il tabernacolo fosse mosso  a seconda di dove si muoveva la nuvola.

Il messaggio era chiaro: “Se volete che io sia fra voi, dovrete muovervi dove io sarò.”

Questo valeva  per il tempio fisico nel deserto; e ora? E' ancora applicabile il concetto, visto che il tempio di Dio sono io e non è più un luogo fisico ma spirituale? Certamente si: Gesù lo dice:

“Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. ...Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.” (Giovanni 15:10, 14)

Abbiamo detto che ora io sono il tempio, e che lo Spirito di Dio abita in me attraverso lo Spirito Santo... E Dio è lo stesso dell'Antico Testamento, lo stesso che muoveva l'accampamento nel deserto secondo il suo volere.

Dio vuole ancora che il suo tempio sia un tempio mobile, che si muova secondo il suo volere, non il mio.

Che si muova spesso  contro la mia logica umana, che mi dice di restare, ma sia mosso da una logica superiore, quella di Dio, che tutto conosce, tutto vede, tutto domina.

Per essere il Tempio di Dio devo accettare che ci saranno...

a) momenti per muoversi

Nel Vangelo di Luca troviamo un episodio dove Gesù incontra tre persone che hanno reazioni differenti  circa il fatto di seguirlo.

Il primo è un discepolo che sembra rispondere bene, ma....

“Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: «Io ti seguirò dovunque andrai». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».” (Luca 9:57)

Ma Gesù, ricordate,  legge nei cuori; e quello che leggeva nel cuore del discepolo era la voglia di un “posto fisico” dove poter stare con Gesù: una casa, un tempio forse.

Gesù afferma invece che per seguirlo bisogna essere degli eterni pellegrini, degli eterni “migranti”, perché lui non ha un posto fisico, ma abita nel cuore delle persone  che gli obbediscono.

Sei pronto, sei pronta a vivere una vita eternamente “in bilico”? Ad avere le valige sempre pronte, a decidere di abbandonare le belle cose che hai costruito attorno e a cui sei legato, a cui sei legata,  e che ti piacciono, per onorare Gesù e portare il tempio  dove Dio lo vuole portare?

Attenzione, non sto dicendo che TUTTI debbono essere “missionari” in Africa, o in India, o in Sudamerica.

Solo alcuni lo sono, come i nostri missionari Giuseppe ed Annarita in Zimbabwe, come Stefania Lazzarin in Togo, o come lo è stata per dodici anni la nostra Amy qui in Italia.

E' Dio che chiama ad essere missionari, ma è Gesù che legge il tuo cuore; e quello che vuole leggere in te è la tua disponibilità a muoverti  secondo il suo volere, non secondo il tuo.

A muovere le tende della tua vita contro i giganti che popolano la terra promessa armato di poco o nulla. Non spade, non lance, né carri armati o caccia bombardieri o sommergibili,  ma della sua sola benedizione e del suo favore.

A muovere contro le tue più grandi paure, perché sai che non sei capace di fare  quello che Dio ti chiede di fare così che, quando lo avrai fatto il merito, la gloria non andrà a te ma a lui, a Dio, che l''ha reso possibile.

Il secondo sembra rispondere con un buon motivo ma...

“A un altro disse: «Seguimi». Ed egli rispose: «{Signore,} permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma egli gli disse: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va’ ad annunciare il regno di Dio». “ (Luca 9:59-60)

Cosa c'è di più giusto  di assistere al funerale di tuo padre?

Ma Gesù afferma che anche quello messo dinanzi all'annunzio del Regno di Dio diventa poca e insignificante cosa.

Quali cose “giuste” stai facendo che ti frenano dal muovere il tempio di Dio che è il tuo corpo, ed annunciare il Regno di Dio?

La famiglia, il lavoro, la tua stessa chiesa... cose onorevoli e giuste... ma che quando e se il Signore dice “seguimi” diventano cose morte che altri possono seppellire, non tu!  Il tuo tempo, la tua vita, appartiene a colui che ne ha fatto il suo tempio.

Attenzione, non sto dicendo che devi vendere tutto e vivere di elemosina come Francesco di Assisi.

Ma Gesù vuole sapere che tu sarai disposto a farlo, se serve, se lui te lo chiede.

Il terzo sembra fare una richiesta semplice, ma...

“Un altro ancora gli disse: «Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia». Ma Gesù {gli disse}: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro è adatto per il regno di Dio».” (Luca 9:61-62)

In fondo, cosa c'è di male nel salutare coloro con cui sei vissuto per tanto, sapendo che per altrettanto non li vedrai più? Ma Gesù dice che se in te vivrà la nostalgia e il rimpianto per i giorni passati non sarai adatto  ad essere il suo tempio.

Attenzione, non sto dicendo che dovrai odiare la tua famiglia ma che per essere efficace come tempio di Dio non dovrai avere rimpianti,  sentire come fosse una punizione quando e se il Signore ti ti porterà a servirlo lontano da quegli affetti.

Gesù sceglie i suoi servitori in base a questo: alla tua disponibilità a muovere il tuo tempio, alla tua disponibilità ad abbandonare ciò che hai, alla tua disponibilità a non rimpiangere la scelta di seguirlo.

E infatti, appena dopo questi versetti di Luca, Gesù “sceglie” e “manda”.

“Il Signore designò altri settanta discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dov'egli stesso stava per andare. (Luca 10:1)

Tu potresti dirmi:  “Ok, Marco, ho capito, per essere il tempio di Dio dovrò muovermi in continuazione.”

Assolutamente no; così come il Tabernacolo non era sempre in movimento, ma talvolta si fermava per un giorno, talvolta per un mese, talvolta per un anno, per essere il Tempio di Dio devo accettare che ci saranno...

b) momenti per aspettare

Personalmente ODIO questi momenti: mi conoscete, sono un “ipercinetico”, un iperattivo, e per sentirmi vivo devo “lavorare”; sia che si tratti del mio lavoro secolare, sia che si tratti del lavoro del Signore.

Ma i periodi dove aspettare non sono meno “biblici”  di quelli dove muoversi:

“E (Gesù) disse loro: "Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco". Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare.”(Marco 6:31)

Talvolta Dio ci mette in “stand by”. Perché?

Ci sono una quantità di motivi: per permetterci di “ricaricarci”,  (come nel caso degli apostoli) per studiare meglio la sua parola  ed essere più preparati a servirlo per attendere che ritorniamo a lui dopo una caduta...

E poi, ci sono quelle volte  che il motivo è, molto semplicemente, “perché io sono Dio e ho deciso così”.

Sono quelle le volte che temo di più, perché non trovo un senso, una risposta.

Personalmente posso dirti che ho imparato di più nei momenti in cui il Signore mi ha messo a sedere in panchina di quelli in cui il Signore  mi aveva schierato al centro dell'attacco.

Ma sono quelle le volte dove ho imparato di più: sono quelle le volte dove sono cresciuto di più, quelle dove ho dovuto accettare che Dio è Sovrano, che io sono suo servo, e che lui sa molto meglio di me  cosa mi serve.

E' la volontà di Gesù di andare?  Allora vado,  e faccio il mio meglio. E' la volontà di Gesù di rimanere?  Allora rimango,  obbedisco, accetto che lui sa cosa è il meglio per me.

Proverbi dice:

“Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma il SIGNORE dirige i suoi passi.”  (Proverbi 16:9)

Conclusione

Siamo partiti alla ricerca del Tempio di Dio...  ed abbiamo scoperto  che non dovevamo far altro che fermarci  per trovare il tempio che cercavamo.  Per scoprire che ora il tempio di Dio  siamo noi stessi.

Ma, ciascuno di noi deve scegliere di diventarlo.  E'  una via da seguire,  una via in salita, ma alla cui sommità ti aspetta questo:

'Io faro dei vincitori le colonne del tempio del mio Dio e non ne usciranno più. Scriverò su di loro il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, la nuova Gerusalemme, che sta per scendere dal cielo dal mio Dio. Su di loro scriverò anche il mio nuovo nome'. (Apocalisse 3: 12 PV)

Preghiamo.

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Riaccendere il fuoco nel Tempio di Dio
Immagine: dghdelgado.comE' impossibile continuare ad essere bollente per Gesù senza immettere la sua energia nella mia vita. Come posso allora ricevere quella energia da lui?
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Siamo alla terza parte  della nostra personale ricerca del Tempio di Dio, e avevamo visto che il Tempio esiste ancora, non è più un luogo fisico, ma un luogo spirituale:

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

Nelle due precedenti puntate avevamo visto che sarò il Tempio di Dio se:

1. Se sono costruito secondo il progetto di Dio

Dove la pietra angolare è Gesù, il terreno su cui costruisco è la Parola di Dio  (se la leggo, la studio e la metto in pratica), controllando lo stato d'avanzamento del mio Tempio (se ho come frutto dello Spirito più gioia, più pace, più amore ecc.), e badando alla solidità dell'edificio
(frequentando una chiesa locale dove posso essere rafforzato.

2. Se sono consacrato/ consacrata a Dio

Dove innalzo sul tetto del mio tempio la bandiera di Gesù (non basta possederla ma si deve vedere sventolare su di me), devo essere differente dal mondo (il mio comportamento deve dimostrare che sono di Gesù), e devo testimoniare Gesù agli altri (spiegando che il mio comportamento differente è frutto della mia fede in Gesù).

C'è un terzo passo che devo fare per essere realmente il tempio di Dio: ed è forse il più importante.

Perché, vedete, la vita cristiana non è uno sprint, dove mi basta fare i primi cento metri, ma piuttosto una maratona, dove devo fare tutti i 42 chilometri e 195 metri per vincere. Paolo lo sapeva bene:

“Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno.” (2 Timoteo 4:7-8a) 

Non importa come iniziamo, se lentamente o velocemente, ognuno ha il proprio passo. Ma nella maratona cristiana è importante come finiamo.

Nella prima predicazione avevamo parlato di chimica, quando avevamo visto l'effetto di un “catalizzatore” (una sostanza che accelera un processo, e avevamo visto che la chiesa locale è il catalizzatore per il credente, in quanto accelera la crescita spirituale).

Questa volta voglio parlare di fisica, e precisamente del 1° e del 2° principio della Termodinamica
che affermano che  “Se cessiamo di immettere energia  in un sistema esso tenderà a tornare allo stato con minor contenuto di energia. La maniera per misurare l'energia di un sistema è detta entropia”.

Concetto difficile, che cercherò di spiegarvi attraverso un breve filmato di solo un minuto.



Avete capito tutto vero? Se si, siete laureati in fisica, se no, siete normali... come me...  Forse serve un secondo filmato di un minuto e mezzo...




Tu ti starai chiedendo adesso: “Marco, cosa c'entra l'acqua che bolle con la mia fede?” “E che cosa è l'entropia?”

Sapete, nessuna cosa sulla terra è capace di auto sostenersi, di creare energia dal nulla. Vorrei rivedere con voi il filmato, e commentarlo assieme questa volta.


Immagina che l'acqua sia la tua vita: prima che arrivasse la fiamma di Gesù: era abbastanza piatta, calma, statica.

Poi hai conosciuto Gesù... gli ci è voluto un pochino per “scaldare” la tua vita... ma poi hai cominciato a essere caldo (o calda)  per lui.

La tua vita ha cominciato a muoversi, a ribollire... sei diventato il tempio di Dio, hai esposto la sua bandiera, lo hai testimoniato...

Ma, dice la Termodinamica, se togli la Sua energia, tornerai ”allo stato con minor contenuto di energia”.

La tua vita tornerà ad essere null'altro che una pentola d'acqua fredda.

Per continuare ad essere il Tempio di Dio, devi continuare a immettere energia nella tua vita.

Come fare?

3) Se offro me stesso/ me stessa ogni giorno a Dio

Dio aveva dato istruzioni  affinché nel suo Tempio  vi fosse sempre un fuoco acceso:

“Il fuoco dev’essere mantenuto sempre acceso sull’altare, e non lo si lascerà spegnere.” (Levitico 6:6)

E su quel fuoco, ogni mattina, il sacerdote avrebbe dovuto fare questo:

“Collocherai l'altare davanti al velo che è davanti all'arca della testimonianza, ... Aaronne vi brucerà sopra dell'incenso aromatico; lo brucerà ogni mattina” (Esodo 30:6-7)
Nell'Antico Testamento  l'incenso si offriva a Dio  invece delle preghiere.

L'incenso è una resina che se bruciata produce due cose: a) un fumo denso e leggero che sale velocemente; b) un profumo stupendo che riempie il luogo.

Allora, se io sono il tempio di Dio, devo avere un fornello acceso in camera, e bruciare incenso la mattina? Assolutamente no! C'è un altro tipo di incenso  che Dio vuole da me nel suo tempio:

Come posso offrire me stesso ogni giorno a Dio?

a) Pregando ogni giorno 

Davide dice questo circa la preghiera:

“La mia preghiera sia in tua presenza come l'incenso, l'elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera”. (Salmo 141:2)

Le mie preghiere producono un fumo leggero che raggiunge rapidamente il mio Signore, producono un profumo intenso che riempie il tempio, riempie me, che Dio può sentire, e che arriva anche alle persone che mi circondano.

Una persona che prega costantemente profuma di preghiera, e gli altri se ne accorgono, anche se non sanno  da cosa provenga il profumo.

Ritaglia un tempo  (o più tempi) quotidiani  per parlare con Dio; profumerai di più.

Secondo modo per offrire me stesso a Dio ogni giorno:

b) Leggendo la Bibbia ogni giorno 

Paolo afferma:

“Tutto ciò che è stato scritto in passato [nella Bibbia] ci serve come insegnamento, perché quando leggiamo le Scritture, crescono in noi la pazienza e il conforto, che ci danno speranza.” (Romani 15:4 PV)

In sole due righe Paolo crea una intera predicazione sul perché leggere la Bibbia: egli afferma che, se leggo la Bibbia: a) avrò insegnamento, b) avrò più pazienza c) sarò confortato, d) e avrò speranza.

Non sai cosa fare nella tua vita? Leggi la Bibbia: lì ci sono gli insegnamenti su cosa fare!

La tua pazienza è sempre più scarsa (in famiglia, al lavoro, tra gli amici)? Leggi la Bibbia: lì c'è la  trasfusione di pazienza che ti serve.

Sei sconfortato? Leggi la Bibbia! Lì si trova il conforto che cerchi.

Ti senti senza speranza? Leggi la Bibbia! In essa c'è la speranza che ti serve.

Più leggi,  più ottieni... ma non servono “maratone” di lettura: serve costanza. dedica almeno 10 minuti al giorno  alla lettura della Bibbia.

Terzo modo per offrire me stesso ogni giorno:

c) Frequentando le attività della chiesa assiduamente

La prima chiesa lo faceva:

“E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore”  (Atti 2:46)

Sai cosa accade, quando vieni al culto, quando vai al piccolo gruppo, quando vieni alle riunioni di preghiera, quando rimani per l'agape, quando partecipi alla vita della tua chiesa locale? Davide ha scritto un intero salmo (il 133) per descrivere quello che accade:

“Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme! È come olio profumato che, sparso sul capo, scende sulla barba, sulla barba d'Aaronne, che scende fino all'orlo dei suoi vestiti; è come la rugiada dell'Ermon, che scende sui monti di Sion; là infatti il SIGNORE ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno.” (Salmo 133:1-3)

Come padre, quando i miei figli erano piccoli,   la cosa più bella era vederli quando giocavano assieme  e ridevano;  questo sentimento lo provo perché il Signore  mi ha dato lo stesso sentimento  che lui prova per me e per te!

Dove c'è comunione fraterna,  c'è gioia;  dove c'è gioia,  c'è la benedizione del Signore.

Conclusione

Siamo partiti dai principi della Termodinamica e dall'acqua che bolle. Come è la tua vita di credente?
Bolle ancora, oppure si è fermata? Ricorda il secondo principio della termodinamica:

Se cessiamo di immettere energia  in un sistema esso tenderà a tornare allo stato con minor contenuto di energia”.

Se cessi di immettere energia  sotto forma di preghiera, di lettura della Bibbia, di partecipazione costante alla vita della tua chiesa locale la tua vita spirituale tornerà  allo stato in cui era  prima di conoscere Gesù...

Ma sai una cosa? Per il “sistema pentola” non è un gran problema; l'acqua torna ad essere acqua calda, poi tiepida.

Per il “sistema tempio di Dio” quale tu sei il problema c'è: tu sei rinato, tu sei rinata in Cristo, e lui non accetta  che tu ritorni ad essere tiepida.

Non ci credi? Leggi quello che Gesù dice ad una chiesa in Apocalisse:

“Per la chiesa che è nella città di Laodicèa, scrivi questo: Così dice il Signore, l'Amen, il vero e fedele Testimone, il Capo delle creature di Dio: Io so tutto di voi. So che non siete né freddi né ardenti. Magari foste freddi o ardenti! 16Invece, non siete né freddi né ardenti, e mi disgustate fino alla nausea.” (Apocalisse 3:14-16 TILC)

Gesù ti ha accettato quando eri freddo, quando eri fredda, e di ha dato l'energia per bollire d'amore per lui. E vuole che tu sia ancora bollente di amore, che tu continui ad immettere  la sua energia nella tua vita di credente, ad avere quel fuoco perennemente acceso nel suo tempio che è il tuo corpo.

Ma non può accettare che tu sia tiepido, sia tiepida; quello no! Perché quello lo disgusta fino alla nausea; e non perché ti odia, ma perché ti ama:

“Io tratto severamente quelli che amo; cambiate vita, dunque, e impegnatevi con tutte le forze.” (Apocalisse 3:19 TILC)

Accendi di nuovo la fiamma sotto la pentola della tua vita, accendi di nuovo il fuoco nel tempio di Dio. E questo che si aspetta da te... E' questo quello che desidera  più di ogni altra cosa:

“Ascoltate, io sto alla porta e busso. Se uno mi sente e mi apre, io entrerò e ceneremo insieme, io con lui e lui con me.” (Apocalisse 3:20 TILC)

Preghiamo.
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Cosa sventola sul tuo Tempio?
Come credente sono il tempio di Dio... ma quale bandiera sventola sul tetto? Le persone passando possono riconoscere a chi appartengo? Possono vedere che è differente da tutti gli altri?
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La scorsa settimana abbiamo iniziato la ricerca del nuovo Tempio di Dio, visto che quello originale, a Gerusalemme, era stato distrutto nel 70 DC.

Perché è necessario un tempio per incontrare Dio? Perché lui stesso lo ha detto:

“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25: 8)

E avevamo anche visto che il Tempio attuale non è fatto di pietre e colonne, ma di carne e sangue:

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

 Ogni uomo e ogni donna   PUO' divenire il Tempio di Dio.. se la costruzione nasce, si sviluppa e si consolida sulla pietra angolare che è Gesù.

“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore”.  (Efesini 2:20-21)

Ora siamo il nuovo tempio, uomini e donne, edificati su Cristo...

E ora? Cosa succede al mio tempio? Basta averlo edificato su Gesù,  ovvero aver ascoltato la sua Parola leggendo la Bibbia, messo in pratica i suoi insegnamenti  fatto crescere il frutto dello spirito e frequentato una chiesa locale?

Se ho fatto tutto ciò... bene!  Sono all'inizio! E' come se fossi arrivato a mettere il tetto  della mia costruzione.

Ora tutto è pronto  per essere utilizzato: e sarò realmente il tempio di Dio se...

Se sono consacrato/ consacrata a Dio

Un tempo, quando si finiva  una costruzione qui in Italia e si arrivava a mettere il tetto, era usanza esporre  sulla parte più alta del tetto il tricolore, la bandiera italiana.

Era un'usanza  che stava a significare due cose: la prima che in quella casa  avrebbero abitato degli italiani.

C'era un tempo dove noi eravamo fieri delle nostre origini, del nostro essere una nazione unita. Migliaia di persone erano morte per rendere unita una nazione che era stata terra di conquista da parte di francesi, spagnoli, arabi, tedeschi. Ora lo siamo un po' meno...

Il secondo significato era che quella casa sarebbe stata protetta  dallo Stato Italiano. Le persone avrebbero obbedito alle sue leggi e per questo lo Stato si sarebbe preso cura di proteggere e aiutare chi la abitava. Ora fa un po' tenerezza...

Nelle regioni del sud invece, era usanza esporre una “frasca” un ramo di un albero tagliato di fresco.

La si metteva (e la si mette ancora talvolta) per simboleggiare che la costruzione era stata piantata, radicata in terra come l'albero, e che era viva e dava il suo frutto.

Entrambi questi “riti”, un po' “pagani” in verità, servivano a “dedicare” a “consacrare” la casa,  ad affermare la sua funzione sia come protezione (la bandiera) sia la crescita (la frasca).

Erano fatti su una costruzione, su un “luogo”, ma erano destinati a favore di chi avrebbe abitato quel luogo.

Anche per i templi esisteva qualcosa di simile. Nell'Antico Testamento esisteva un rito per “consacrare”,  ovvero rendere sacri, puri, coloro che servivano presso il tempio:

“Prenderai del sangue che è sull'altare, dell'olio dell'unzione e ne spruzzerai su Aaronne e sui suoi paramenti, sui suoi figli e sui paramenti dei suoi figli con lui. Così saranno consacrati lui, i suoi paramenti e insieme a lui i suoi figli e i loro paramenti. (Esodo 29:21)

E ora? Come posso consacrarmi al Dio? Quale bandiera,  quale frasca debbo issare sulla parte più alta del tempio  che è la mia persona? Ci sono tre azioni che devo fare:

a) Devo innalzare la bandiera di Gesù

Devo continuare a spruzzarmi di sangue e di olio per essere accettato da Dio? Ebrei dice che non non serve più:

“Così, fratelli, ora abbiamo piena libertà di entrare nella presenza di Dio per mezzo del sangue di Gesù, una via nuova e vivente che il Signore ha aperto per noi attraverso la cortina, cioè il suo corpo” (Ebrei 10:19-20 PV)

Eccola la bandiera giusta, il sangue di Gesù  che ha sostituito,  una volta e per sempre,  quello dei sacrifici di animali  sull'altare del Tempio.

Gesù è stato l'ultimo sacrificio necessario.  Lui ha squarciato la cortina  che ci divideva dalla presenza del Padre.  Lui ha detto sulla croce “epho telèo”  che è tradotto nelle bibbie come “è compiuto,  ma in realtà significa “è pagato!”

La bandiera che mettevamo sul tetto di casa significava che avrebbero abitato degli italiani, che avrebbero obbedito alle leggi dello Stato, e che per questo lo Stato li avrebbe protetti.

La bandiera di Gesù, il suo sangue, significa che nel mio tempio abiterà Lui, attraverso lo Spirito Santo, che obbedirò alle sue leggi, i comandamenti, e per questo io sarà protetto, sarò protetta da lui. E' Dio che afferma attraverso Isaia:

“Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio! Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore.” (Isaia 43:1-3)

Vi siete mai chiesti a che cosa serva una bandiera? Perché sono state inventate?

Tanto tempo fa, quando gli uomini facevano le guerre “a piedi” e le uniche  armi per uccidere a distanza, erano le frecce e i sassi, dopo che erano state tirate tutte verso l'avversario la battaglia finiva per svolgersi a “mazzate e male parole”.

E, nel trambusto che si creava poteva capitare di non sapere più  da che parte  si doveva tirare mazzate: la bandiera serviva a capire con un'occhiata quale era il nostro esercito e la parte con cui stavamo combattendo.

Non bastava possederla, bisognava che “sventolasse” per assolvere al suo compito. Era (ed è) un simbolo di appartenenza: “Io sto da QUESTA parte”.

Allo stesso modo la bandiera di Gesù non mi basta averla dentro di me, le persone la debbono “vedere”, deve sventolare sul mio tempio, la gente deve capire “da che parte sto”, a chi appartiene il mio tempio.

Se metto un tricolore sul tetto, sto affermando che per me, l'essere italiano ha un valore, e voglio che si veda da distante... è per quello che la metto in cima.

Se metto Cristo come bandiera sul mio tempio, sto affermando che io voglio essere suo.

Seconda azione: per essere consacrato a Dio:

b) Devo essere differente dal mondo

San Pietro, oppure la moschea di Gerusalemme, o la Sinagoga di Roma, non sono edifici che passano inosservati: li riconosci da lontano!

Se io sono il tempio di Dio, non posso essere confuso con tutto il resto del paesaggio: le persone debbono vedere da distante che sono il “tempio di Dio”, Pietro dice:

“Siate santi, invece, in tutto ciò che fate, proprio come è santo il Signore che vi ha chiamati.” (1 Pietro 1:15 PV)

Vi ricordo che “santo” non significa andare in giro con un cerchio dorato  che levita sopra la nostra testa e si illumina di notte, ma  “distinto, differente, separato”.

Tu potresti dirmi: “OK Marco, ho capito, devo andare in monastero.” Certamente no! Paolo lo dice chiaramente:

 “Infatti, non potete vivere in questo mondo senza venire a contatto con gente del genere.” (1 Cor. 5:9 PV)

Significa invece che, in tutto ciò che faccio, (e qui quando dico “tutto” intendo “tutto”, non solo le cose private, di chiesa, o di fede, ma ogni attività che svolgo quando sono sveglio), in tutto ciò che faccio SI DEVE VEDERE che Gesù è la pietra angolare.

Paolo lo dice chiaramente:

“Infatti, anche se una volta eravate nel buio, ora invece siete pieni della luce del Signore, ed il vostro comportamento lo deve dimostrare.” (Efesini 5:8 PV)

Terza azione per essere consacrati a Dio :

c) Devo testimoniare Gesù

Se qualcuno chiedesse al padrone di una casa  dove il tetto è stato finito da poco perché ha messo la bandiera, o la “frasca”, saprebbe rispondere?

Probabilmente no! Io stesso ignoravo il motivo di questa usanza fino a prima di scrivere questo messaggio. Sapete, qualche volta,  anche a noi credenti capita qualcosa di simile.

Abbiamo messo sul tempio del nostro corpo la bandiera di Gesù, facciamo si che “si veda da lontano” che siamo “santi”, distinti, differenti, separati", ...ma poi non sappiamo spiegare  perché lo facciamo!

Se qualcuno ti chiedesse  quale è il fine di tutto quello che fai come credente, cosa risponderesti?

Per ottenere il Paradiso? Quello già lo hai, se credi, sei salvato/ salvata per Grazia, attraverso la fede, non per opere.

Per rendere il mondo un posto migliore? Ottimo, ma ci sono centinaia di associazioni che perseguono la stessa cosa.

Perché Gesù ti dice di amare gli altri? Vero, ma anche Ghandi lo diceva.

Vi faccio un esempio: conosciamo bene Compassion, e sappiamo bene quello che fanno: salvano, nutrono ed educano bambini.

Ma ci sono tante altre organizzazioni che lo fanno, Save the children, Oxfam, Amref... Ma, nel logo, Compasssion spiega perché lo fanno... “Liberare i bambini dalla povertà...  nel nome di Gesù”!

Rendono il mondo un migliore? Certamente! Amano gli altri? Assolutamente si...

Ma hanno voluto sottolineare che il fine di tutto questo, non è una gloria terrena, ma la gloria del nome di Gesù.

Gesù stesso lo ha affermato:

“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.  Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli..” (Matteo 5:14-16)

La bandiera che sventola sul mio tempio, il mio tempio che si vede da lontano  perché è differente, ha come fine la Gloria di Dio.

Conclusione

C'è una bandiera che sventola  sul tuo tempio? C'è la bandiera di Gesù? Sappi che per essere il tempio di Dio  non basta tenerla ripiegata in un angolo della tua vita.

Per essere realmente il tempio edificato sulla pietra angolare di Gesù devi esporla, renderla visibile, rendere la tua vita un tempio  che nessuno può scambiare con un altro, e il cui fine è la gloria di Cristo.

Preghiamo.

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Costruire su Gesù il mio tempio
Su cosa sto costruendo il tempio per incontrare Dio? Sulla roccia e con la pietra angolare di Gesù, oppure con qualcosa d'altro nel mondo?
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A quanti piacciono i film di Indiana Jones? Una delle caratteristiche che accomuna  i quattro film
della saga (1981, 1984, 1989 e 2008) é che l'archeologo/ avventuriero  è sempre alla ricerca di “qualcosa”.

La prima volta è alla ricerca dell'Arca del Patto, la seconda di alcune pietre sacre, la terza del Graal, la quarta di un teschio di cristallo. E ogni volta queste cose “preziose” si trovano in un posto “sacro”,  o in un tempio,.

Siccome coloro che fanno gli sceneggiatori  non non fanno quasi mai le cose a caso, ma studiano prima quello che può attirare  di più gli spettatori, il fatto che ogni volta abbiano messo  gli oggetti simbolo del film in un tempio/ luogo sacro, sta ad indicare una cosa ben precisa: come uomini e donne pensiamo che qualcosa di  molto importante, debba essere contenuto in un luogo molto importate; sacro, come un tempio.

Quanti conservano il proprio diario scolastico oppure la prima pagella oppure il primo bigliettino del futuro sposo o sposa, o qualsiasi altra cosa “preziosa” in un “cassetto speciale o in un “box speciale” che lo protegge, lo conserva e lo tutela   da occhi e mani indiscrete?

Ci sono altre cose  che dovremmo conservare in un “tempio”? Io dico di si.

I rapporti con le persone importanti della mia  vita quelli con la mia sposa,  i miei figli,  i miei amici e amiche del cuore quelli meritano un “tempio”.

Un posto che non è reale,  ma nella mia mente, dove siano protetti, e al sicuro.

Un posto dove io possa andare  quando ne ho bisogno perché so che lì li trovo.

Come credente, c'è una cosa più preziosa,  un rapporto più prezioso che merita un luogo sacro, un tempio: è il mio rapporto col mio Padre Celeste.

La necessità di un Tempio

Sapete, ormai i miei figli sono grandi, ma ho la gioia ancora di averli entrambi a casa. Il momento più bello della mia giornata  è quando rientro e trovo i miei figli ad aspettarmi.

Quando erano piccoli  ci si racconta di più a vicenda  di come è andata la giornata,  le cose belle, ma anche quelle brutte...

Ora accade un po' di meno,  perché commentiamo di più assieme  quello che è accaduto nel mondo (la politica, lo sport).

Io so provare questi sentimenti, questa voglia di interagire coi miei figli, perché li ha scritti nel mio cuore  il miglior  padre possa esistere.

Dio, nel giardino di Eden incontrava ogni giorno i suoi figli:

“Dio il SIGNORE, avendo formato dalla terra tutti gli animali...li condusse all'uomo.” (Genesi 2:19)

“Poi (Adamo ed Eva) udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera.” (Genesi 3:8a)

Poi le cose presero una piega sbagliata, il rapporto tra Dio e l'uomo  si incrinò per colpa dell'uomo e per migliaia di anni Dio non abitò più  vicino alla sua creatura.

Ma Dio non smise di amare il suo popolo: dopo averlo liberato dalla schiavitù in Egitto,  disse a Mosè queste parole:

“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25: 8)

Il popolo lavorò per costruire il Tabernacolo  dove vennero poste le tavole della legge, all'interno dell'Arca del Patto  (quella vera... non quella di Indiana Jones!).

“Così Mosè completò l'opera. Allora la nuvola coprì la tenda di convegno, e la gloria del SIGNORE riempì il tabernacolo. (Esodo 40:33-34)

Il tabernacolo era il luogo dove Dio si incontrava con l'uomo: NON con tutti gli uomini,  ma almeno con un uno, il Sommo sacerdote... e una sola volta l'anno! La nuvola era il segno VISIBILE  della presenza di Dio in quel luogo.

Il Tabernacolo nel deserto divenne poi il Tempio di Salomone, poi il tempio a Gerusalemme... ma nel 70 DC , il tempio venne distrutto dall'Imperatore Romano Tito...

E adesso? Dove è Dio adesso? C'è un posto dove  devo andare per incontrarlo, qualche pellegrinaggio particolare in un santuario specifico, in una “chiesa consacrata” in questa chiesa... o dove?

Dove è il Tempio di Dio ora?

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

Noi ora siamo il Tempio di Dio! Noi siamo diventati il posto dove posso incontrarlo, e dove anche gli altri possono vederlo...

Però, c'è un però... Questo non è “automatico”, non basta sapere che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio. Satana sa che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio... ma non è il tempio di Dio! Molti uomini lo sanno... ma non sono il tempio di Dio!

Ogni uomo e ogni donna PUO' divenire il Tempio di Dio...se...

Cosa debbo fare per essere il Tempio di Dio?

Ci sono quattro se  che mi legano all'essere realmente  il tempio di Dio.

Nelle prossime tre predicazioni  vedremo questi “se”: oggi iniziamo con il primo.

1. Se sono costruito secondo il progetto di Dio

Dio è il  primo progettista, e diede in esodo le istruzioni dettagliate di come dovesse essere edificato il suo tempio:

“(Il santuario) Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.” (Esodo 25:9)

Quale è il progetto di Dio, allora?

a) Gesù è la pietra angolare

Paolo afferma:

“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore”.  (Efesini 2:20-21)

Nelle vecchie costruzioni di pietra, La pietra angolare  era quella più importante.

Quando c'è stata la ristrutturazione della mia casa, mancavano le pietre angolari; i muratori non potevano più lavorare e hanno dovuto aspettare che gli portassero le pietre angolari fatte da altri... perché non erano capaci da soli di farle.

Allo stesso modo, Dio sapeva che non saremmo stati capaci di costruire il nostro tempio da soli, e ci ha provveduto LUI la pietra angolare, Gesù.

Quale è la “pietra angolare” su cui stai costruendo la tua vita? La famiglia? Il lavoro? Il danaro? La fama?

Per essere il tempio di Dio la pietra angolare di tutta la tua vita deve essere Gesù.

Non “La famiglia … e Gesù”. Non “Il lavoro... e Gesù. Ma “Gesù nella mia famiglia, “Gesù nel mio lavoro”.

La costruzione deve iniziare sempre con Gesù. E' lui la pietra angolare.

b) Conosci il suolo su cui costruisci

Come fa qualsiasi costruttore, debbo prima di costruire fare una ricognizione geologica per sapere su cos sto costruendo. E Gesù stesso ci dice come farla.

"Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. ". (Matteo 7:24-25)

Per essere il tempio di Dio, debbo ascoltare le parole di Dio, debbo conoscere la Parola di Dio... debbo leggere, studiare, meditare la Parla di Dio.

Ma, soprattutto, debbo mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù. Non solo “chi ascolta queste MIE parole”,  ma “e le mette in pratica” dice Gesù.

c) Controlla lo “stato d'avanzamento” dell'edificio

I costruttori si pagano per “stato d'avanzamento”,  ovvero più costruiscono velocemente,
 più ricevono soldi.  Non basta che mettano le pietre angolari,  ma devono far crescere il fabbricato.

Pietro dice:

“Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno.” (2 Pietro 3:18)

Uno dei metodi per controllare se il tempio di Dio che stai costruendo procede bene, è controllare quello che Paolo chiama  il “frutto dello Spirito”.

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo”(Galati 5:22)

Ho più amore? Ho più gioia? Ho più pace? Eccetera.

Se si, il mio tempio viene su bene. Se no, il progetto va rivisto

d) Sii certo della solidità dell'edificio

Gli edifici che si costruiscono adesso  debbono avere un certificato “antisismico”,  che ne certifichi la solidità.

Anche il tuo tempio deve essere certificato secondo le indicazioni dell'apostolo Paolo:

“Restate dunque forti, fratelli, fedeli agli insegnamenti che vi abbiamo dato sia a voce che per lettera” (2 Tessalonicesi 2:15 PV)

E dove ricevo il mio “certificato antisismico”?

“Possa il Signore far crescere e abbondare  il vostro amore l'uno per l'altro e verso tutti (...). Questo fortificherà i vostri cuori saldi e vi renderà santi e puri davanti a Dio nostro Padre” (1 Tessalonicesi 3:12-13)

E' assieme ad altri credenti (= la chiesa)  che divento più solido. La chiesa è quello che in chimica si chiama “catalizzatore”; una sostanza che rende più rapido o più efficiente un processo chimico.

Come funziona un catalizzatore? Ad esempio, in alcuni tipi di stucco tutti gli elementi presenti per diventare duri, per tappare i buchi, per rendere levigate le superfici sono già presenti dentro lo stucco.

Ma posso mischiarlo quanto voglio... e non succede niente. Solo SE aggiungo il catalizzatore diventa duro.

Il catalizzatore non fa altro che “collegare”  ciascuna molecola dello stucco all'altra, unirle, renderle compatte, farle stare l'una vicina all'altra per dare consistenza e forma.

E' questo che fa la chiesa locale; connette ciascun credente all'altro, li unisce, li rende compatti, li fa stare l'uno vicino all'altro per dargli consistenza e forma. Se ci tieni ad esseri il “tempio di Dio” non puoi prescindere dall'essere parte del “corpo di Dio”, la chiesa.

Non la chiesa “in generale” ma una chiesa fisica, questa, un'altra, ma popolata da gente come te che si aiuta vicendevolmente, si supporta, qualche volte si sopporta, alcune volte si ferisce...

Ma è il luogo dove si cresce assieme, si diventa forti assieme, si diventa saldi assieme, si diventa santi e puri assieme al cospetto di Dio Padre.

Conclusione

Vuoi essere il “tempio di Dio”? Che tu lo voglia o no, se hai creduto in Gesù, lui ti chiama ad esserlo.

Sia che tu lo abbia conosciuto tanto tempo fa, o che lo abbia accettato ieri o oggi, io ti chiedo: “Stai seguendo il progetto di Dio per la tua vita?”

Stai costruendo sulla pietra angolare? “Gesù nella tua vita” o “la tua vita E Gesù?

Conosci il suolo dove costruisci? Leggi la Parola di Dio, e obbedisci agli insegnamenti di Gesù, oppure la ascolti solo e ti senti in colpa di non obbedire?

Stai controllando se l'edificio cresce, se hai più  amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo, oppure sei ancora alla la prima fila di mattoni? Stai lavorando sulla solidità del tuo tempio, frequentando assiduamente la tua chiesa locale, oppure ci vai “quando  ne senti il bisogno”?

Dio ormai non ha altri templi: tu sei lil tempio, ed è tramite te  che gli altri potranno conoscerlo.

Preghiamo.

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