Chiesa Cristiana Evangelica della Vera Vite


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Chiesa Cristiana Evangelica della provincia di Viterbo
Autore: www.laveravite.blogspot.it
Ultimo episodio: 16/12/18 13:08
Aggiornamento: 17/12/18 10:10 (Aggiorna adesso)
Il miracolo del segno - I miracoli che porta il Natale 2° parte
Il miracolo del Natale è Dio che manda un segno per attraversare la barriera che rende sordi i suoi figli per fargli comprendere quanto li ami. Gesù è il segno.
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Per un po' di tempo i nostri messaggi domenicali sono stati tradotti in LIS (Lingua Italiana dei Segni).

La cosa che più mi affascina della LIS è il fatto che le nostre mani possano diventare una lingua, segni diventare parole. Vorrei vedere assieme a voi un breve filmato che parla della lingua dei segni.


La cosa che mi fa riflettere sempre quando sono in presenza  di persone che hanno un figlio o una figlia sorda è di come spessissimo (tranne rare occasioni)  i genitori si adattino ad imparare  una lingua a loro sconosciuta pur di far capire al proprio figlio o alla propria figlia quanto lo amano, quanto la amano.

Le mani diventano il mezzo con cui trasmettere  il messaggio d'amore. I genitori si impegnano ad imparare una lingua non loro, pur di attraversare la barriera che li divide dai propri figli, e le mani diventano un mezzo con cui trasmettere l'amore.

L'amore non è più una parola, ma una azione,  un segno.

Preparando questa serie di messaggi sul Natale,  non potevo fare a meno di riflettere  sulla somiglianza tra che quello che fanno   i genitori con bambini sordi e quello Dio lo ha fatto per noi  duemila anni fa col Natale.

La nostra è una situazione in tutto simile a quella di una famiglia con dei figli sordi, e con un Padre che usa un linguaggio non suo pur di attraversare  e annullare quella nostra sordità.

Noi vivevamo  sulla terra,  ognuno occupato con la propria vita, ognuno seguendo i propri programmi ed eravamo sordi alla voce di Dio.

In principio Dio parlava direttamente all'uomo; nel giardino di Eden Adamo ed Eva  parlavano faccia a faccia con lui.

Dopo la cacciata  questo rapporto diretto si è interrotto, ma Dio ha continuato a cercare la nostra attenzione, a parlarci, soprattutto attraverso delle persone speciali mandate da Lui  che si chiamano profeti.

I profeti non sono mai stati accolti in maniera positiva, perché venivano a mettere in luce le nostre mancanze, il nostro allontanamento dal volere del Padre, quello che sono i nostri peccati.

Non volevamo (e non vogliamo) sentire  ciò che Dio stava provando a dirci.

Cosa fai, quando tuo figlio diventa sordo? Quando non riesce più ad ascoltate i tuoi insegnamenti, i tuoi ammonimenti, le frasi d'amore che gli dici? Come fai  a farlo sentire desiderato  e prezioso?

Cedi alla frustrazione? Ti giri da un'altra parte perché fa troppo male? Abbandoni il figlio disobbediente a se stesso?

I genitori dei figli sordi danno l'esempio: non abbandonano il figlio, anzi, mettono ancora più sforzo  nel loro essere genitori, apprendendo una lingua nuova, una lingua non loro, la lingua dei segni.

Dio ha fatto lo stesso; ci ama così tanto  che vuole disperatamente rivelarsi a noi in modi che possiamo capire. Ha imparato una lingua speciale pur di essere, come dice la canzone del video, "one step closer", un passo più vicino a me e a te.

La lingua che Dio ha scelto per comunicare con dei figli che non sentono è una lingua fatta di “segni”: vi faccio qualche esempio:

“Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra.” (Genesi 9:13)

“Sarete circoncisi; questo sarà un segno del patto fra me e voi.” (Genesi 17:11)

“Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quando io vedrò il sangue, passerò oltre.” (Esodo 12:13a) 

Ma il segno più grande,  quello definitivo, sarebbe giunto a Natale,  circa duemila anni fa:

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14)

Questo è il miracolo del segno; la parola in ebraico per “segno” è “???? ’ = o?t? ”, che significa anche   “ luce, presagio, prodigio, miracolo, segno”.

Ma non è sufficiente contemplare la luce, sentire il presagio, assistere al prodigio, vedere il miracolo...

Questa serie di messaggi è sull'esperienza dei miracoli del Natale, non sulla conoscenza di essi.

Non basta conoscerlo. Non basta sapere che Gesù è venuto in terra. Abbiamo bisogno di sperimentare  il miracolo del Natale, far si che il segno cambi i nostri cuori e le nostre vite.

La scorsa settimana abbiamo visto che il Natale è il miracolo del “momento giusto”: Dio ha mandato Gesù nel momento giusto della storia, in una mondo che era alla ricerca spirituale dopo il fallimento della filosofia greca e romana.

Un mondo dove era più facile viaggiare e dove era più facile capirsi attraverso una lingua unica, il latino.

Ma questo arrivare al “momento giusto” sarebbe stato inutile  se Dio non avesse utilizzato una lingua che attraversasse la nostra sordità.

Avrebbe potuto continuare a mandare profeti su profeti. Ma nulla sarebbe cambiato.

Ebrei 1: 1-2  parla di questo miracolo: del miracolo di un Padre speciale che sceglie di parlare in un modo speciale pur di far arrivare il messaggio al figlio per farlo sentire speciale:

"Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,  in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi. "(Ebrei 1:1-2). 

Dio mandò Gesù come segno,  a comunicare il suo messaggio  in un modo che possiamo capire! Il miracolo del segno è che Dio ci parla oggi  per poterlo conoscere e avvicinarci a Lui!

La LIS di Dio per un modo sordo

Quale è dunque il “linguaggio dei segni”  che Dio ha scelto per parlarci?

I. Dio parla attraverso la storia 

Dio ha parlato attraverso la storia  per rivelarsi a noi. Vuole che lo conosciamo,  che lo amiamo
che lo adorarlo.

Dio si rivela attraverso la sua creazione,  attraverso l'alba e il tramonto, attraverso il sole, la luna e le stelle.

Davide dice:

“Quando io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi?” (Salmo 8:3-4a)

E Paolo aggiunge:

“(Gli uomini)... conoscono per istinto la verità che riguarda Dio, perché è stato Dio stesso a dar loro questa conoscenza.   Infatti, non hanno scusa, perché fin dalla creazione del mondo, le invisibili qualità di Dio, la sua potenza e la sua divinità sono state messe in evidenza dalle stesse cose che egli ha fatto.” (Romani 1:19-20 PV)

Dio parlò a Mosè nel roveto ardente,  parlò ad Elia con una piccola, calma voce,  a Isaia in una visione nel tempio. Dio parlò ad Osea  attraverso le sue circostanze familiari  e ad Amos in un cesto di frutti estivi.

Parlava a Geremia attraverso l'argilla di un vasaio  e a Giuseppe attraverso i sogni. Dio ha perfino parlato attraverso un asino! Se non ci credi, leggi Numeri 22 e vedi quello che è successo a un certo Balaam!

Dio non ha un posto specifico dove rivelarsi; un “santuario”, un monte, o un lago. Poteva rivelarsi ad Abramo mentre era ad Ur dei Caldei,  oppure a Giuseppe in Egitto  oppure ad Isaia  in Babilonia.

Dio non parla a tutti nello stesso modo, e neppure nello stesso posto. Ma Dio ha sempre parlato per far conoscere se stesso e la sua volontà.

Hai mai parlato con Dio? Se non lo hai mai fatto, non è perché lui non ti parli, ma perché tu non lo stai ascoltando.

Io parlo con Dio... anzi, scusate, Dio parla con me su base quotidiana. Qualche volta parla poco...  perché non c'è molto da dire. Altre volte è un fiume in piena.

Mi parla attraverso le foto che faccio delle albe sul monte Cimino, quando la bellezza dei colori che vedi non è arrivabile da nessun pittore al mondo, mi parla attraverso i versetti che leggo,  quando uno mi colpisce più di ogni altro, mi parla attraverso i sogni... ma, soprattutto,  mi parla attraverso i miei silenzi, quando smetto di parlare io, e mi metto all'ascolto.

Quale è il modo in cui Dio parla a te? Perché Dio ti vuole parlare.

Dio non aveva smesso di parlare,  neppure durante i 400 anni in cui la Bibbia è rimasta silenziosa, dal Libro di Malachia alla venuta di Gesù.

Ma i suoi figli (noi)  erano diventati sordi  al messaggio. Ecco la necessità di un segno che nessuno avrebbe potuto male interpretare.

II. Dio parla attraverso Cristo

Nel Signore Gesù Cristo,  Dio rivelò se stesso direttamente a noi.

Attenzione: non sto dicendo che Dio  ha rivelato se stesso  attraverso le parole pronunciate da Gesù,  attraverso il suo messaggio; Gesù non è una “lettera scritta” uno dei tanti profeti.

Gesù Cristo è il vivente,  è rimasto qui tra noi, la sua vita e la sua opera  non è finita, continua ad operare nel mondo e nelle persone: lui stesso dice così in Giovanni 6:

“Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.” (Giovanni 6: 51a) 

E' lui il segno di Dio. Gesù è venuto a rivelare Dio,  a farlo conoscere a noi  in modi che possiamo capire. Se vuoi sapere com'è Dio,  guarda a Gesù!

Quando Filippo chiese a Gesù  di mostrare loro il Padre,  Gesù rispose:

"Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”?  "(Giovanni 14: 9)

E tu,  hai visto Dio? Oppure, vorresti vederlo? Giovanni dice:

“Nessuno ha mai visto Dio, solo l'unico Figlio, Dio, che è unito al Padre, è quello che ce l'ha fatto conoscere!” (Giovanni 1:18)

In questo Natale cerca Gesù per vedere Dio, perché lui è venuto per trasformare la tua vita.

III. Dio parla per trasformare

Il miracolo del segno  non è solo nel fatto che Dio ci parla oggi  attraverso Suo Figlio,  ma che quel segno di duemila anni fa  ha ancora il potere di trasformare le nostre vite.

Il Natale è la celebrazione  del più grande segno mai mandato da Dio  è “Emmanuele”, Dio con noi.” La mano di Dio e scesa tanto in giù per poterci venire a toccare,  ad afferrare di nuovo,  a prenderci ancora una volta per mano come faceva nel giardino di Eden, a portarci con lui.

Paolo dice in 1° Timoteo:

“A questo modo, nel tempo stabilito, egli ha dato la prova che Dio vuol salvare tutti gli uomini.” (1 Timoteo 2:6 TILC)

Gesù venne “a tempo stabilito” nel “momento giusto”  per mostrare il segno di Dio  che dice che possiamo essere liberati dai peccati

Perché lo ha fatto? Perché un padre con un bambino sordo apprende la LIS? Perché vuole comunicare con lui, fargli sapere quanto lo ama, consigliarlo, aiutarlo, amarlo in modo completo. Dio voleva che noi sapessimo  quanto lui ci ama .

Gesù è nato per proclamare dare il segno che possiamo essere  liberati.

Che non dobbiamo vivere come prigionieri, che la colpa, i rimpianti, il dolore possono essere vinti.

Conclusione

Come uomini e donne del mondo riceviamo spesso messaggi  che cambiano la nostra  vita.  Un dottore che dice: “Mi spiace, è un cancro".  Una figlia adolescente che confessa: "Io sono incinta.  Uno sposo che afferma: " Non ti amo più, voglio il divorzio.

Siamo onesti: la vita cambia. Ma nel bel mezzo di tutto questo,  c'è un altro messaggio.

“Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Saranno forse le tribolazioni, l'angoscia, le persecuzioni, la fame, la mancanza di vestiti, il pericolo, oppure la spada?” (Romani 8:35 PV)

Il miracolo del segno del Natale è questo: un Dio che scende per dirti:

"Niente di niente potrà mai separarti dal mio amore.  Abbi fiducia in me con tutto il tuo cuore e non appoggiarti alla tua comprensione. Cercami, e dirigerò le tue vie.  Perdona quelli che ti maltrattano, perché io ti darò giustizia. Rallegrati nella sventura, perché il male è solo per un tempo. Parlami, ed io starò lì ad ascoltarti, e sarò pronto a risponderti."

“Né la morte, né la vita, né gli angeli, né i capi spirituali, né il presente, né il futuro né le potenze demoniache  e neppure le altezze o le profondità, nessuna cosa che Dio ha creato sarà mai capace di separarci dall'amore che Dio ci ha mostrato in Gesù Cristo, nostro Signore!” (Romani 8: 38b-39 PV)

Il miracolo del Natale è il miracolo del segno:  Dio ama te e me!  Stai ascoltando?

Preghiamo
GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

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VIDEO DEL MESSAGGIO A BREVE



(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Il miracolo del momento giusto - I miracoli che porta il Natale 1° parte
Gesù non è venuto per caso: Dio lo ha mandato nel momento giusto. Tra i tanti che lo celebreranno senza sapere perché, il mio compito di credente è di testimoniare il miracolo della salvezza.---

(Vai al pulpito e guarda l'orologio per un minuto)
No, non è che mi sia  dimenticato cosa debba dire, e non ho neppure perso improvvisamente la voce; volevo solo farvi apprezzare,  farvi pensare, e farvi pesare, e farvi patire quanto è lungo un minuto!

È  sorprendente  quanto sembri lungo un minuto di silenzio...  ma pensa a quanto sia breve un minuto   quando stai facendo qualcosa che ti piace:

Pensa a quanto sembrasse breve un'ora passata assieme con il tuo sposo, o la tua sposa, nel momento che ti sei innamorata o innamorato di lei... figurati un minuto!

Pensa (e questo è per i giovani) quanto ti pesa staccarti per un minuto dalla PS4  e fare quello che ti hanno chiesto i tuoi genitori.

Lo sai,  ci sono solo 16 giorni e mezzo fino a Natale. Ciò significa che ci sono circa 396 ore  fino a quando il mondo ricorderà la nascita di Cristo. Ciò si traduce in circa 23.000 minuti.

Come investirai questi 23.000 minuti? Li passerai a preparare addobbi, comperare regali, pianificare cene e pranzi?

E in tutto questo,  Gesù, che parte avrà di quei 23.000 minuti?

Noi sappiamo che Natale non è il vero giorno in cui è nato Gesù. E' una data convenzionale, che in molti dicono ( a torto... ma non vogliamo discuterne oggi) che fosse la data di una festa pagana a Roma a cui la chiesa ha sovrapposto una festività cristiana...

Tutto questo a non non ci importa: lo sappiamo, e non crediamo neppure alla neve, alla stalla col bue e l'asinello, e a tante altre tradizioni umane.

Ma non di meno, è questo un periodo  dove possiamo più apertamente parlare alla gente di Gesù Non a tutti, forse non a moltissimi, ma a una considerevole parte, si.

Perché tutti sanno che il Natale festeggia la nascita di Cristo; a moltissimi non importa nulla  se non la festa, i dolci, le cene, ma per una  parte e non è piccola,  Natale è ancora legato alla venuta di Dio in terra.

Per questo tipo di  persone Gesù farà solo parte del panorama, oppure sarà la figura che lo domina?

Sapete, come credenti,  siamo chiamati ad essere “sale delle terra e luce del mondo” a far si che Gesù  non sia solo parte del panorama, ma sia colui che lo domini.

Molte chiese chiamano questo periodo  prima del Natale “Avvento”; il dizionario Treccani ci dice il significato e l'etimologia:

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avvènto s. m. [dal lat. adventus -us, der. di advenire = venire (giungere)+ ad (presso, vicino a)  
per cui «arrivare»]. –  Venuta, arrivo
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Il Natale parla di qualcuno che è giunto “vicino a”... di Dio che si fa uomo per “giungere presso” l'uomo.

Come credenti siamo chiamati a riempire questi 23.000 minuti dove tutti,  in un modo o nell'altro, parleranno di Gesù, con il sale della Parola.

Ma, per far questo, i primi a dover essere “vicini a Gesù” dobbiamo essere proprio noi che ci chiamiamo “credenti”.

Dove sei oggi? In quale modo ti appresti a guardare il mondo che parlerà di Gesù? Sei vicino, o vicina, o sei lontano, o lontana? Sei in attesa solo di festeggiare, oppure sei in attesa di ricordare simbolicamente il miracolo della nascita?

Il Natale parla di un miracolo... Il miracolo del “momento giusto”.

Abbiamo iniziato parlando di “tempo”. Ti sei mai fermato a considerare  quanto sia importante il tempismo per tutto ciò che esiste?  Pianti i pomodori a novembre?   Dipingi l'esterno di casa tua a gennaio?  Vai a nuotare al lago  a febbraio?  No? Perché no? Non è il momento giusto!

C'è un momento giusto per tali attività. Penso che saremmo tutti d'accordo  sul fatto che dicembre non è il momento migliore  per provare a iniziare una dieta, giusto?

Pensa all'importanza del tempo nello sport. Se Ciro immobile non salta col tempo giusto,  non riceverà la palla al centro dell'area  crossata da Luis Alberto,  e non segnerà l'ennesimo gol  per la grande Lazio!

Se la terza frazionista della staffetta 4 x 100  non parte al momento giusto,  non riceverà il testimone tra le righe del cambio,  e non potrà completare la finale alle olimpiadi.

Pensa all'importanza di essere in tempo   nelle nostre vite quotidiane.

Se hai mai perso un volo  perché sei arrivato un minuto dopo l'imbarco  conosci l'importanza di essere in tempo.

Un momento, un intervallo di tempo,  posto nella giusta posizione,  può fare la differenza nel mondo.

Paolo in Galati 4: 4 dice:

“Ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio” (Galati 4:4a)

Qui la Parola di Dio dice: " Quando il tempo era pieno,  quando non bisognava aggiungere altro,  quando il livello era riempito...  in QUEL momento preciso,   Dio ha mandato suo Figlio.  "

Un'altra versione dice:  .

"Ma, al momento stabilito, Dio mandò suo Figlio. "(PV) 

Questo rappresenta il miracolo del momento giusto.

I. Gesù è venuto al momento giusto

La Bibbia dice: "Quando il tempo arrivò al completamento, Dio mandò suo Figlio ..."  

Ma la cosa importante non era quella strana nascita in una stalla, ma che Gesù era nato.

Da quando era stata pianificata quella nascita? Fin dalla fondazione del mondo: Vi faccio solo tre esempi:

“Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno. “(Genesi 3:15)

Scritto circa 1800 anni prima del primo Natale.

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele” (Isaia 7:14)

Scritto circa 740 anni prima del primo Natale

“Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele.” (Michea 5:1a)

Scritto circa 680 anni prima:

Non solo i credenti stavano attendendo Gesù,  ma gli storici ci dicono  che il mondo romano era in grande attesa,  nel 40 AC un poeta romano, Virgilio, aveva scritto di un liberatore,  un “puer” un bambino di origine divina,  che darà vita ad un nuovo “saeclorum ordo“,  un "nuovo ordine dei secoli"... e da Gesù in poi i secoli saranno divisi in Avanti Cristo  e Dopo Cristo.

Nel mondo antico le vecchie filosofie  greca e romana venivano soppiantate da nuove religioni, e la fame spirituale era ovunque. Dio stava preparando il mondo  per l'arrivo di Suo Figlio. "

Mai come in questo periodo nel mondo era stato facile viaggiare. I romani avevano costruito strade  che collegavano città piccole e  città grandi,  Il mondo era in pace sotto il dominio romano,  e non era un rischio così grande spostarsi.

C'era finalmente una “lingua unica”  che quasi tutti conoscevano, il latino, e per questo  era facile parlare anche tra razze differenti.

Dio decide che “è il momento giusto”: Gesù nascerà in un mondo che lo aspetta, dove le persone sono alla ricerca di Dio, dove le persone possono muoversi e parlare una stessa lingua per  raccontare ad altri che Gesù è nato!

Ti suona familiare la situazione di un mondo dove le vecchie filosofie crollano? Guardati intorno: il comunismo (siate tutti uguali e sarete felici) ha fallito, il capitalismo (siate tutti ricchi e sarete felici) ha fallito, il consumismo (comperate tutto quello che desiderate e sarete felici) ha fallito... e la gente è alla ricerca di qualcosa in cui credere.

Un mondo dove è facile e sicuro spostarsi: i prezzi dei voli sono ormai simili a quelli dell'autobus, che tu ci creda o no, gli ultimi settanta anni sono stati i più pacifici che il mondo occidentale abbia mai conosciuto.

Un mondo dove le persone possono capirsi, perché ci sono due lingue largamente diffuse che quasi tutti capiscono (l'inglese e lo spagnolo).

Gesù ti mette a disposizione tutto questo... affinché tu faccia del Natale non una “adorazione pagana”, ma un mezzo con cui comunicare agli altri che lo cercano che lui è realmente venuto.

II. Gesù  provvede al momento giusto

Molte persone si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Esattamente come moltissimi ai tempi di Gesù, si limitarono a “festeggiare” il miracolo senza “accettare” il miracolo.

Gesù era venuto per cambiare le loro vite, in molti si recarono a vedere il neonato, in molti lo avranno ascoltato nei trentatré anni seguenti... ma senza alcun impatto sulle loro vite.

Gesù non è solo venuto al momento giusto; se fosse solo nato,  se fosse venuto solo a “vedere com'è essere umani”, non avremmo alcun motivo di festeggiare. Ma è venuto per provvedere al momento giusto.

 Romani 5: 6 dice:

"Mentre eravamo ancora senza forza, al momento giusto, Cristo è morto per noi peccatori.” (Romani 5:6 PV)

Quando hai bisogno di un miracolo?  Quando non hai più opzioni e risorse. Quando è finita la corda  che ti separa dal baratro. Quando la diagnosi è: malattia terminale.

Solo allora cerchi, solo allora sei in grado  di ricevere un miracolo da Dio.

La nostra malattia era terminale, la nostra corda era esaurita... ma Gesù, “al momento giusto”, è arrivato.

Quante delle persone che conosci  faranno il “minimo sindacale”?  Festeggiare il Natale senza accettare il miracolo? Festeggiare Dio che viene per provvedere alla vera malattia terminale, il peccato, senza accettare il dono, la salvezza.

Io e te siamo chiamati per primi a ricordare che Gesù  è il provvedimento di Dio; che Gesù è venuto per provvedere la salvezza, ma che la salvezza può essere festeggiata, ma prima deve essere accettata.

III. Gesù dice che ora è il momento giusto

Sembra che stiamo sempre aspettando  il momento giusto per fare qualcosa.

Aspettiamo il momento giusto per cambiare lavoro, o per cambiare casa; per comperare l'auto nuova o per dire qualcosa di importante a un nostro caro.

Il Natale ci ricorda che è il momento giusto  per accettare Cristo  come Salvatore e Signore.

Paolo in 2 Corinzi 6: 2 dice::

"Ti ho ascoltato nel tempo giusto e ti ho soccorso nel giorno della salvezza". Ecco, questo è il momento giusto! Oggi è il giorno della salvezza!" (2 Corinzi 6:2 PV)

Ora è il momento giusto  per prendere quell'impegno verso Cristo.  Gesù disse in Marco 1:15:

"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo." (Marco 1:15)

Ora è il momento giusto  per  ricevere il dono di salvezza di Dio. Se non l'hai mai fatto, questo è il momento giusto. Ma il Natale non serve solo  a testimoniare a chi non crede ancora, a chi è curioso e a chi cerca.

Il Natale, questo Natale, può servire a ciascuno di noi per ravvivare la decisione presa tanto (o poco) tempo fa.

Per riaccendere il fuoco sotto la pentola della nostra passione per Cristo. Per mettere nuove  energie nella tua chiesa. Per tornare a lavorare sulla tua famiglia e sul tuo matrimonio. Per rinnovare il tuo impegno a camminare  in stretta comunione con Cristo.

Il momento giusto di avvicinarsi al Signore è ora! Di riempire quel minuto vuoto con cui ho iniziato il messaggio con un “si, Gesù!” che può cambiare la tua vita, o rigenerare la tua fede in lui.

Hai 23.000 minuti da qui a Natale, ma non rimandare questo impegno devi farlo oggi  perché ora è il momento giusto.

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Guardare con gli occhi della fede - Saper gestire lo scoraggiamento 3° parte
Spesso siamo scoraggiati da ciò  che i nostri occhi vedono. Questo perché guardiamo il mondo e le situazioni della nostra vita con i nostri occhi umani. E invece, come credenti, dobbiamo imparare a guardarli con gli occhi della fede in Cristo.

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Siamo all'ultimo messaggio della serie sullo scoraggiamento: nei precedenti due messaggi abbiamo detto che:
è un male universale (tutti lo provano prima o poi)è un male ricorrente (non è possibile diventarne immuni)è un male contagioso (persone scoraggiate fanno scoraggiare altre persone)ed è un male subdolo (comincia così lentamente che non riconosciamo di esserlo).Il libro di di Neemia ci mostra che lo scoraggiamento arriva  principalmente per quattro cause;
la fatica,la cura è : RIPOSA!
la frustrazionela cura è: BUTTA VIA L'IMMONDIZIA SPIRITUALE!
i fallimentila cura è: NON MOLLARE DOPO UNA SCONFITTA!
e la fifa, la cura è : NON ASCOLTARE LA VOCE DI CHI TI ODIA

Abbiamo poi visto che  non dobbiamo solo curare lo scoraggiamento, ma che lo dobbiamo superare
 avvicinandoci a Diodigiuno e preghiera sono un buon metodo
ricordando chi è Diofarlo a voce alta è un buon metodo
riorganizzando la nostra vitacambiare ciò che fai, oppure trovare un modo migliore di farlo.
combattendo il pessimismonon abbandonandoci allo scoraggiamento senza lottare.

Sapete, il libro di Neemia  è uno di quei libri della Bibbia, che ci presenta un Dio “silenzioso”: in tutto il libro non c'è un solo versetto dove si dice che Dio ha apertamente parlato, a chiesto,  ha ammonito,  ha domandato  o a comandato  qualcosa a Neemia o ad altri.

Tutto sembra avvenire per volontà di Neemia... Siamo sicuri? Questo è quello che dice Neemia al capitolo 1,  quando era ancora in Babilonia, e tutto doveva ancora avere inizio:

“Ricòrdati della parola che ordinasti al tuo servo Mosè di pronunciare: ‘Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se sarete dispersi negli estremi confini del mondo, io di là vi raccoglierò e vi ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome’.” (Neemia 1:8-9)

Qualche volta siamo scoraggiati perché pare che Dio si sia dimenticato di noi. Che non si curi più delle nostre pene, che ci abbia abbandonato a noi stessi, a noi stesse, che sia silenzioso...e non voglia più parlarci...

Quello che afferma Neemia in questo versetto, attraverso un “imperativo retorico”, (“Ricordati”... come se Dio potesse dimenticare...) è che ciò che ha detto Dio quello avverrà... se...

Dio non cambia; Dio ha promesso di non abbandonarci mai se... e fra un po' vedremo quel se.

Neemia ricorda che è scritto:

“Ma di là (dalle deportazione in Babilonia) cercherai il Signore, il tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua. Nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al Signore, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce; poiché il Signore, il tuo Dio, è un Dio misericordioso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri.” (Deuteronomio 4:29-30)

Neemia ha lottato contro lo scoraggiamento, e lo ha vinto, perché si ricordava che Dio  è un dio fedele, che non cambia le sue decisioni  se.. Se tu lo cerchi  e gli obbedisci.

Nel precedente messaggio  avevamo appena accennato dell'episodio degli esploratori mandati da Mosè nella terra promessa per vedere se sarebbe stato facile entrare. Oggi lo vediamo meglio, perché ci è di aiuto nel capire che lo scoraggiamento spesso nasce  da cosa vediamo con gli occhi.

Il Signore aveva detto questo a Mosè:

“Il SIGNORE disse a Mosè... 'Vi farò entrare nel paese che giurai di dare ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Io ve lo darò in possesso; io sono il SIGNORE' "(Esodo 6:1, 8)

(Contesto: il popolo di Dio è arrivato alla Terra Promessa. Durante il viaggio Dio li ha guidati, nutriti e fatti consapevoli della sua presenza in centinaia di occasioni - Mar Rosso, manna, quaglie, tavole delle legge ecc.-. Mosè manda 12 esploratori a vedere com'è questa terra che ha dato loro il Signore.)

Al rientro degli esploratori, il 16,6% di essi (ovvero 2) dissero “se po fa”,  mentre l'83,3% (cioè 10)  dissero “nun è cosa”.

Qual'è la causa di questa maggioranza schiacciante? Che l'83% guardava il futuro con gli occhi della paura. Cosa succede quando faccio questo?

1. Amplifico gli aspetti negativi  

“Fecero il loro racconto, e dissero: "Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. PERO', il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo ANCHE VISTO dei figli di Anac. (Numeri 13:27-28)

Vedono gli aspetti positivi: scorre latte e miele,  frutta gigante. Ma vedono soprattutto gli aspetti negativi: popolo potente,  città fortificate e grandissime,  popolazione di giganti! Se guardo con gli occhi della paura,  vedrò solo gli aspetti negativi, dimenticando completamente quelli positivi che spesso sono uguali o più grandi.

2. Sviluppo una mentalità perdente

"Gli Amalechiti abitano la parte meridionale del paese; gli Ittiti, i Gebusei e gli Amorei, la regione montuosa; e i Cananei abitano presso il mare e lungo il Giordano". (Numeri 13:29)

I dieci esploratori  si mettono a fare il conto di tutte le popolazioni, se avessero avuto Google  avrebbero cercato i dati della popolazione.

Contano e ricontano... e alla fine stabiliscono: “siamo più deboli non abbiamo sufficiente forza non ce la faremo mai non proviamo nemmeno”.

Se guardo con gli occhi della paura tutto intorno diventa più alto di due metri, più pesante di cento chili, più distante di dieci chilometri.

3. Accetto la sconfitta a tavolino

“Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: "Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi".” (Numeri 13:31)

Avete presente quando una squadra di calcio non si presenta in campo? L'arbitro fischia la fine  di un incontro mai iniziato, e alla squadra che c'era  viene assegnato il 3 a 0 a tavolino.

4. Influenzo negativamente altri 

“E screditarono presso i figli d'Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura,  e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro” (Numeri 13:32-33)

Se io, che ho visto il paese con i miei occhi dico ad altri che non lo hanno visto  che non si può entrare, nessuno più penserà che si possa entrare. Facendo questo sto dicendo:
a) non penso che io sia capace, e sono depresso;
b) non penso che nessuno ne sia capace,e sono depresso;
c) neanche tu dovresti sentirti capace: sentiti depresso assieme a me!

5. Mi sento un  fallito/ una fallita

“Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte. Tutti i figli d'Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: "Fossimo pur morti nel paese d'Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto!” (Numeri 14:1-2)

Comincio a piangermi addosso,  accuso gli altri di ciò che mi accade, penso che anche le mie azioni passate  sono state un  fallimento,  o comunque errate

Sapete quale è l'origine di TUTTI questi cinque punti? È un unico punto: quando guardo con gli occhi della paura...

# Dimentico le promesse di Dio

Neemia aveva detto a Dio, (ma piuttosto a se stesso) “Ricordati che hai promesso di raccoglierci e di darci una nazione dove vivere in pace” .

E l'effetto del mio dimenticare le promesse è che comincio a fare piani da solo, per cercare di cavarmela senza Dio.

“Perché il Signore ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada? Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?» 4 E si dissero l’un l’altro: «Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!” (Numeri 14:3-4)

Siamo arrivati al capolinea della nostra fede:
c'è il terrore - "Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico." (v.3)la disobbedienza - "E si dissero l'un l'altro: "Nominiamoci un capo" (v.4a)che ci fa prendere cattive decisioni - "Torniamo in Egitto!" (v.4b)All'inizio della predicazione avevamo detto che Dio non cambia idea, mantiene le promesse, se...

Sapete,vero, cosa c'è dopo quel se? “Se ti fidi di me, se mi obbedisci, se segui le mie regole, se cerchi il mio volto ogni giorno.”

Ma se tu non ti fidi, non obbedisci, non lo segui non lo cerchi,  le conseguenze sono inevitabili:

“Tutti gli uomini che hanno visto la mia gloria e i miracoli che ho fatto in Egitto e nel deserto, quelli che mi hanno tentato già dieci volte e non hanno ubbidito alla mia voce, certo non vedranno il paese che promisi con giuramento ai loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà; (Numeri 14:22-23)

L'antitodo 

Quale è l'antidoto  che mi impedisce di guardare la realtà con gli occhi della paura?

Impara a guardare con fede!

“Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: "Saliamo subito e conquistiamo il paese, perché possiamo certamente farlo".  (Numeri 13:30 ND)

Non si sconfiggono le paure rintanandosi in un buco. Non riprenderai sonno se prima non sarai sceso a vedere cosa ha causato quel gran rumore in cucina.

Devo affrontare le mie paure e sconfiggerle muovendomi versi di loro, non lontano da loro.

Muoviti contro le tue paure. Credi di poter avere ciò che Dio ti ha promesso; Gesù stesso ha detto in Giovanni 11:40:  «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»  Smettila di nutrire le tue paure!

Come posso avere gli occhi della fede? Ci sono due passi da fare.

1. Invito Gesù in ogni stanza della mia vita

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove." (2 Corinzi 5:17)

Quali “stanze” non hai fatto ancora entrare Gesù? Quale deve essere ancora “rinnovata? La sala da pranzo,  dove nutri la tua vita con le cose che possiedi e che mangi oppure la camera da letto,  dove vivi la tua vita col tuo sposo o con la tua sposa oppure lo studio,  dove svolgi il tuo lavoro o forse il il ripostiglio quel luogo oscuro dove si nascondono tutte le cose che non vogliamo che mai nessuno veda?

Se voglio gli occhi della fede  non mi basta SAPERE che Gesù può cambiare OGNI stanza...  ma sono IO che devo aprire la porta!

2. Faccio tutto quello che Dio mi dice di fare

“Giosuè ... e Caleb.... dissero al popolo: "Il territorio percorso in lungo e in largo durante la nostra esplorazione è davvero una bella terra. È una terra dove scorre latte e miele. Basta che il Signore sia a noi favorevole: ci condurrà in essa e ce la darà in possesso. Non ribellatevi al Signore! Non dovete aver paura degli abitanti di quel territorio: li mangeremo vivi! Gli dèi che li proteggono, li hanno abbandonati; invece il Signore è con noi. Non devono farvi paura!". (Numeri 14:6-9 TILC)

Conlusione

Con quali occhi vuoi guardare l'anno che viene,  e il decennio che viene?  Con quelli della paura, o con quelli della fede?

Neemia, Caleb, Giosuè non solo ricordavano le promesse di Dio ma AGIVANO perché sapevano che Dio avrebbe mantenuto quelle promesse.

La fede è movimento;  farai quei  passi? Inviterai Gesù in OGNI stanza,   farai tutto quello che Dio ti dice di fare?

Neemia chiude il suo libro così:

“Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene!” (Neemia 14:31b)

Cosa vuoi che ricordi di te Gesù? Il tuo sguardo di paura, oppure gli occhi della tua fede in lui.

Paolo afferma:

“io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13)

Dio non dimentica le promesse. Dio non cambia. Dio usa te per il suo regno...se hai fede in quelle promesse.

Preghiamo.

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Da scoraggiati a vincitori - Saper gestire lo scoraggiamento 2° parte
Lo scoraggiamento può diventare una scuola per sapere come vincerlo e per aiutare altri a vincerlo.

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La settimana scorsa abbiamo iniziato a parlare di scoraggiamento: abbiamo visto che lo scoraggiamento; è un male universale (tutti lo provano prima o poi), è un male ricorrente (non è possibile diventarne immuni), è un male contagioso (persone scoraggiate fanno scoraggiare altre persone), ed è un male subdolo (comincia così lentamente che non riconosciamo di esserlo).

Attraverso un brano di Neemia abbiamo visto che ci sono principalmente quattro cause allo scoraggiamento: la fatica, la frustrazione i fallimenti e la fifa.

Ed abbiamo individuato quattro antidoti per ciascuno degli agenti virali  che potrebbero infettarci:


per la fatica l'antidoto è: RIPOSA!per la frustrazione è : BUTTA VIA L'IMMONDIZIA SPIRITUALE!per il fallimento è: NON MOLLARE DOLO UNA SCONFITTA!per la fifa è: NON ASCOLTARE LA VOCE DI CHI TI ODIA!

Questi erano le strategie per prevenire lo scoraggiamento prima di cadere in esso.

Ma per essere realmente efficaci nella nostra vita, non basta semplicemente “stare attenti” a non diventare scoraggiati.

Dobbiamo fare di più che semplicemente resistere; le battaglie non si vincono stando dentro una trincea, ma uscendo sul campo aperto, muovendosi contro il nemico e conquistando lo spazio che lui occupa.

COME SUPERARE LO SCORAGGIAMENTO?

Se la prevenzione non basta, c'è un antidoto allo scoraggiamento?

Cerchiamo di vedere cosa ha fatto Neemia  come saggio leader e come uomo di Dio.

Egli sapeva cosa stesse scoraggiando la sua gente; sapete perché?

Perché lui gia ci era passato! Lui era stato scoraggiato quando aveva chiesto  cosa ne fosse di Gerusalemme, e gli avevano risposto che la città era in rovina!

“Quando udii queste parole mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza.” (Neemia 1:4a)

Avrebbe potuto semplicemente cedere  allo scoraggiamento essere un Tafazzi o un Calimero (uno che si autopunisce o uno che da la colpa agli altri  per ciò che avviene nella sua vita); lui sarebbe sprofondato nella sua depressione, e  Dio avrebbe usato qualcun altro per ricostruire Gerusalemme

Ma, invece, Neemia non è né un Tafazzi né un Calimero, ma un uomo di Dio. Quali solo gli atidoti di Neemia?

1. Avvicinati a Dio

“Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo.” (Neemia 1:4b)

Già, perché digiunando e pregando Neemia sta affermando  “La mia vita non dipende da ciò che mangio o bevo, ma da quanto sono connesso al mio Signore”.

Lo abbiamo detto già la settimana scorsa, quando sono scoraggiato comincio spesso a dubitare che Dio mi stia guardando, persino che Dio esista.

L'insegnamento che ci da Neemia e che devo muovermi in senso diametralmente opposto: invece di fuggire lontano da Dio,  correre incontro a Dio. Quello che devi fare è fidarti, e affidarti a Dio, affidandogli la tua situazione,  completamente.

La prima cosa che devi fare nello scoraggiamento è:  Avvicinati a Dio  (digiuno e preghiera sono un buon metodo).

2. Ricorda chi è Dio

“E dissi: “O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e fai misericordia a quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti.” (Neemia 1:5)

In un solo versetto Neemia afferma a Dio che:


è grande (ebr: g?a?d?o?l = grande,  eccellente – per cui differente da tutti gli altri); è tremendo (ebr: ya?re?’ = che fa paura... ma solo ad alcuni, lo vedremo poi);è fedele ai patti (ebr: s?a?mar = proteggere con un recinto di spine);ama  e rispetta (ebr: h?a?sad? = amare con rispetto) coloro che lo amano e lo rispettano facendo il suo volere (per cui se obbedisci non devi avere paura).

E' interessante notare che questa frase di Neemia, in grammatica non è una “secondaria”,  ma una “principale”; finisce con un punto.

Mi spiego meglio; se i miei figli dovessero chiedermi  la macchina per una sera, e volessero “lisciarmi il pelo” per ingraziarsi la mia risposta, direbbero probabilmente così: “Oh, padre, (virgola) ottimo genitore abile commerciante e eloquente predicatore, (virgola) , concedici per questa sera l'uso della tua vettura!”

Tutto quello che sta tra le due virgole è la secondaria:  si, aggiunge qualcosa alla frase, ma in sostanza può essere omessa; la parte importante è : vogliamo la macchina... il resto è adulazione!

Neemia non sta “adulando” Dio per ottenere qualcosa, non sta dicendo: “O Signore, (virgola) Dio del cielo, Dio grande e tremendo, ecc. ecc, (virgola) fammi tornare a Gerusalemme e fammela ricostruire...”

Ma sta ricordando A SE STESSO  e ad alta voce CHI è il suo Dio e quello che fa. Neemia sta AFFERMANDO, piuttosto che adulando.

Questo è ciò dobbiamo fare noi: perché lo scoraggiamento tende a farci dimenticare CHI realmente è Dio e quanto egli è potente.

La seconda cosa che devi fare nello scoraggiamento è: Ricorda chi è Dio (farlo a voce alta è un buon metodo).

Fin qui la vita di Neemia  era semplicemente quella di schiavo, anche se con un posto importante.

Avrebbe potuto  rimanere col suo scoraggiamento, assuefarsi pian piano, “occhio non vede, cuore non duole”, pensare a mantenere il proprio posto importante a corte e basta.

Ma, invece, decide di fare una cosa precisa:

3. Riorganizza la vita

“Poi risposi al re: “Se ti sembra giusto e il tuo servo ha incontrato il tuo favore, mandami in Giudea, nella città dove sono le tombe dei miei padri, perché io la ricostruisca”. (Neemia 2:5)

Il piano è:  riorganizzare la sua vita: trasformarsi da coppiere a costruttore: non è cosa che viene facile, eh! Ma sarà il Dio a cui si è affidato  ad occuparsi di tutto.

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, una tra le cure migliori è cambiare ciò che fai;
magari non significa necessariamente  che devi licenziarti dal tuo lavoro  (potrebbe anche essere,  per Neemia è stato così).

Ma devi agire CONTRO il tuo scoraggiamento, magari abbracciando un sogno che sembra persino troppo grande... ma sai che Dio è in controllo!

Oppure trovare un modo migliore per fare quello che stai facendo.

Avevamo lasciato il popolo di Dio scoraggiato dalla fatica (siamo stanchi) dalla frustrazione (c'è troppa monnezza), dal fallimento (non riusciremo mai a completare il muro) e dalla fifa (ci vogliono ammazzare).

Neemia applica esattamente la cura  che aveva fatto guarire lui al suo popolo.

1. Avvicinati a Dio

“Ascolta, o Dio nostro, come siamo disprezzati! Fa’ che i loro oltraggi ricadano sul loro capo ed esponili al disprezzo in un paese di deportazione! Non perdonare la loro colpa, e non sia cancellato davanti a te il loro peccato; poiché hanno provocato la tua ira in presenza dei costruttori. ” (Neeemia 4:4-5)

In tutta la vicenda, Neemia capisce che Dio  e il suo intervento è la soluzione. E per questo lo chiama direttamente in causa, gli dice “agisci in mio soccorso!”

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata lo fai? Capisci che la soluzione si basa sull'intervento di Dio nella tua vita? Gli chiedi di agire in tuo soccorso?

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, la migliore cura è : Avvicinati a Dio.

2. Ricordati chi è Dio

“Dopo aver bene esaminato ogni cosa, mi alzai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: "Non li temete! Ricordatevi del Signore, grande e tremendo.” (Neemia 4:14a)

Cosa significa “ricordarsi del Signore”?  Significa ricordare che siamo suoi,  che gli apparteniamo;  che ci ricordiamo di tutto il bene avuto nel passato.

C'è un intero libro intero nella Bibbia, che è fatto di ricordi:

Il popolo è arrivato dopo quaranta anni ai confini della terra promessa, Mosè, prima di farli entrare, li mette seduti attorno a lui, e inizia a ricordare tutto quello che hanno vissuto assieme e di come Dio è stato sempre presente: è il libro di Deuteronomio.

La cura divina allo scoraggiamento  è stato da sempre fermarsi e ricordare chi è Dio  e come ha operato con potenza nella tua vita senza mai abbandonarti.

In Ebrei sta scritto:

“Perché Dio stesso ha detto: "Io non ti lascerò e non ti abbandonerò".” (Ebrei 13:5b)

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, fermati a considerare  cosa ha fatto Dio nella tua vita Tu puoi pure non averlo più chiamato,  ma lui è stato sempre lì, al tuo fianco.

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, la migliore cura è : Ricordati chi è Dio.

3. Riorganizza la tua vita

“Allora io disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance, i loro archi, nelle parti più basse del posto, dietro le mura, allo scoperto.” (Neemia 4:13)

Ciò che fece Neemia  fu quello di dare una nuova struttura,  di fare la stessa cosa, ma di farla meglio.

Tutti volevano costruire il muro, ma lui stabilì che alcuni avrebbero fatto qualcosa di differente, difendere chi costruiva.

Erano forse meno importanti quelli che stavano di guardia rispetto a quelli che mettevano pietre? Certamente no! Neemia aveva riorganizzato la loro vita affinché potessero continuare nel loro impegno, completare il loro sogno, mettere a disposizione le loro vite per il Signore.

Non abbandonare i tuoi obbiettivi; trova un nuovo approccio.  Se sei scoraggiato, se sei scoraggiata non significa necessariamente  che stai facendo delle cose sbagliate,  ma è probabile che tu lei stia facendo nel modo sbagliato.

Cosa devi riorganizzare nella tua vita affinché funzioni meglio,  porti frutto, completi il sogno?
Il tuo matrimonio  il tuo lavoro,  la tua famiglia o le tue amicizie?  L'unico modo che hai per cambiare le cose  non è ritirarti,  ma provare un nuovo approccio.

Quando sei scoraggiato, quando sei scoraggiata, la migliore cura è : Riorganizza la tua vita.

Neemia ci da un ultima cura allo scoraggiamento:

4. Combatti il pessimismo

“Combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e le vostre case!” (Neemia 4:14b)

In quale altro modo puoi combattere lo scoraggiamento?  Semplicemente resistendogli!  Neemia ci sta dicendo  di non abbandonarci allo scoraggiamento senza lottare.

La Bibbia ci dice che i credenti sono nel bel mezzo di una battaglia spirituale,  combattuta da forze soprannaturali.

Ci dice anche che Satana è “l'accusatore dei fratelli”:  a lui piace vederci al tappeto.  Questo è il suo strumento principale  perché sa che un credente scoraggiato  ha un potenziale molto limitato  se non innocuo.

CONCLUSIONE

Lo scoraggiamento è una malattia che si può curare;  e mentre la curi diventi più forte, più efficace,
e i tuoi sogni possono avverarsi. Dio ha i farmaci adatti.

I grandi uomini e le grandi donne agli occhi del Signore  sono quelle che non molano, neppure quando sono affaticati  o frustrati  o falliti i o spaventati.

Ma quelli che  si avvicinano a Dio, ricordano chi è Dio, riorganizzano la propria vita e combattono il pessimismo.

Preghiamo

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Scoraggiamento? No, grazie! - Saper gestire lo scoraggiamento 1° parte
Lo scoraggiamento è il male peggiore, che non uccide il corpo, ma la voglia di vivere e di "fare". Cosa fai per lottare contro di esso? Gesù ha la ricetta per guarirne.
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Secondo voi, quale è la peggiore malattia che esista al mondo? Il cancro?  L'AIDS?  L'Alzheimer? La SLA?

Sapete, nessuna di queste è grave quanto quella di cui voglio parlarvi oggi.

E' una malattia mortale, che fa morire piano piano quanto c'è di migliore in noi;  la capacità di avere progetti per il futuro. E, tra l'altro,  è molto più frequente di tutte le altre.

Quale è? Si chiama SCORAGGIAMENTO.

E' un male universale;  ognuno di noi prima o poi lo prova.  Anche coloro che credono in Gesù... Persino Gesù nel Getsemani lo ha provato!

E' un male ricorrente;  non possiamo vaccinarci contro di esso, non si diventa immuni dopo averlo preso una volta.

E' altamente contagioso;  si attacca facilmente agli altri altre persone possono essere scoraggiate  perché tu sei scoraggiato.

E' un male subdolo,  inizia piano piano, e poi cresce fino a renderci inefficaci nelle nostre attività... tutte, non solo quelle per cui siamo scoraggiati!

Ma, c'è una buona notizia.  Lo scoraggiamento non è una malattia incurabile;  ci sono rimedi, farmaci e terapie  che possono sconfiggerlo.

Nella Bibbia c'è un libro in particolare che ci mostra non solo  come  superare lo scoraggiamento
ma anche come farne una base  su cui costruire il futuro per Cristo.

Il libro è uno dei miei favoriti, ed è quello di Neemia:

(Breve Storia del Libro: Neemia coppiere del Re di Babilonia – il sogno di ricostruire – le mura costruite fino a 1 metro e mezzo)

E' a questo punto che arriva il “male”, arriva lo scoraggiamento.

“Quelli di Giuda dicevano: "Le forze vengono meno ai portatori di pesi, e le macerie sono molte; noi non riusciremo a costruire le mura!"  I nostri avversari dicevano: "Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché non saremo piombati in mezzo a loro; allora li uccideremo, e faremo cessare i lavori". I Giudei però, che risiedevano vicino a loro, vennero dieci volte a riferirci questo, da tutti i luoghi da cui provenivano.” (Neemia 4:10-12)

COSA CI FA SCORAGGIARE?

1 ) La fatica

"Le forze vengono meno ai portatori di pesi!" (v. 10a)

I Giudei erano semplicemente “esauriti”: svuotati fisicamente, mentalmente  ed emozionalmente.

Ti ci sei mai trovato? Ti ci sei mai trovata? Attenti, perché questo tipo di sensazione di essere “vuoti dentro”  si accompagna spesso con un'altra “sensazione”:  essere“lontani da Dio”. E così smetti di pregare e di leggere la Bibbia.

Quali sono i suggerimenti che di norma ti danno gli altri credenti?

“Raddoppia le preghiere”... Buono, ma non risolutivo.
“Imponiti di leggere la Bibbia”. Utile, ma non risolve.
“Frequenta altri credenti” Saggio, ma non sempre praticabile.

Vogliamo vedere cosa suggerisce Gesù, invece?

“Ed egli disse loro: "Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco". Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare.” (Marco 6:31)

Sembra un suggerimento poco spirituale  ma è quello che da Gesù: “Riposati!” “Mettiti seduto e non fare NULLA”

Per chi, come me, è “workoholic”, dipendente dal lavoro sembra una condanna a morte... ma Gesù sa di cosa ho davvero bisogno.

Sapete quando dobbiamo stare più attenti allo scoraggiamento?  Quando siamo a metà di un progetto.

“Noi dunque ricostruimmo le mura, che furono dappertutto innalzate fino a metà altezza”. (Neemia 4:6)

All'inizio pareva una bella idea:” Dai! Ricostruiamo le mura!” Ma poi, passa un giorno, passano due, passa una settimana... arriva la noia, sembra che non si finisca mai...

Un po' come quando dipingi una stanza:  “Uffa, sono stanco ed ho finito solo la metà. E non basta, dopo che avrò finto dovrò pure pulire tutto quanto il pavimento!”

Oppure quando devi mettere in ordine le bollette e sulla scrivania: io faccio tanti diversi mucchietti sul pavimento;  uno per le bollette, uno per le lettere, uno per le predicazioni, uno per le carte di lavoro...  alla fine,  tutto il pavimento è ingombro di differenti mucchi,  sono passate due ore a fare macchietti,  ... e riammucchio tutto quanto sulla scrivania...  per un altro anno!

La prima soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Riposa! NON è essere poco spirituali,  ma è obbedire a Gesù  per poter essere efficaci per lui.

2) La frustrazione

“Le macerie sono molte.” (v. 10b)

Questa si chiama “frustrazione”.  Stanno facendo un muro nuovo, ma tutt'intorno ci sono i sassi e i calcinacci del precedente.

Su cosa si stanno concentrando? Non sul  nuovo muro che stava sorgendo,  ma sulla “monnezza” del vecchio che avevano demolito.

Capita anche a te? A me, si. Vorrei vedere tutto già fatto, magari anche faticando, ma senza dover gestire alla monnezza che produco nel frattempo

Se tu hai mai avuto la folle idea di comperare un casale da ristrutturare,  NON LO FARE! Janet ed io lo abbiamo fatto e abbiamo detto MAI PIU!!!

Quando inizi a ristrutturare non hai in mente dei camion che ci vorranno per portare via la "mondezza" in giro per un e del fatto che resterà là per anni ed anni,  (qualche volta ho pensato  che si riproducesse da sola  o che il vicino di casa stesse  scaricando anche la sua "mondezza" sul cantiere).

In mezzo a tutta questa monnezza, il sogno della casa  tende a svanire.

Nella vita accade un po' la stessa cosa;  se facciamo progetti per il futuro,  inevitabilmente produrremo immondizia ; ma possiamo imparare a riconoscerla  e a saperla trattare  per non ostacolare i nuovi progetti

Quale è l'immondizia nella tua vita?  Qualcosa che copre il progetto originario e ti impedisce di far crescere le cose realmente importanti:  la tua vita con il Signore,  il rapporto con la tua sposa o con i tuoi figli,  l' essere attivo nella chiesa mettendo a disposizione i tuoi doni?

La "mondezza" ti fa fare dei giri a largo, ti obbliga ad arrampicarti, a fare deviazioni: ti fa spendere tempo e forze inutilmente... E' chiaro che poi diventi scoraggiato, diventi scoraggiata! La seconda soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Butta via !

Quale è la tua “immondizia spirituale ingombrante”? Un vecchio peccato? Un ricordo doloroso? Un chiedere perdono a qualcuno che non hai mai chiesto? Un perdonare qualcuno che non hai mai dato? Chiama il camion!

Ebrei dice:

“Anche noi, dunque, circondati da questa grande folla di testimoni, dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci ostacola, specialmente del peccato che ostacola il nostro progresso e correre con decisione la corsa che ci è stata messa davanti. Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, principio e fine della fede.”  (Ebrei 12:1-2a PV)

E' ora di buttare via le macerie del passato per poter essere efficaci per Gesù.

3) Il fallimento

“Noi non riusciremo a costruire le mura” (v. 10c)

Vi avevo detto che lo “scoraggiamento” è un male “strisciante” che progredisce a poco a poco, fino a renderci completamente inefficienti.

I Giudei hanno cominciato con un problema “fisico” (siamo stanchi), per poi passare a un problema “psichico” (c'è troppa mondezza), e ora giungono alla conclusione (non ce la faremo mai): sono scoraggiati! “Siamo troppo stanchi! Non ce la faremo mai!  E' da pazzi provarci! Per cui, finiamola  qua”.

Come affronti i fallimenti nella tua vita?  Sei del tipo Tafazzi (il personaggio creato dal trio Aldo Giovanni e Giacomo che si autopunisca dandosi bottigliate addosso) ,  di quelli che si autopunisce in  pubblico  con celebrazioni a base di “oh povero me” “non sono proprio capace a fare nulla” “sono proprio stato stupido a pensare ce l'avrei fatta”?

Oppure sei del tipo Calimero:  “ce l'hanno tutti con me perché sono piccolo e nero”?

Sempre in Ebrei si dice ancora:

“Infatti avete bisogno di costanza, affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate quello che vi è stato promesso... Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita.” (Ebrei 10: 36, 39)

La differenza tra un vincente e un perdente  è che il vincente prende la sconfitta  semplicemente come un inciampo temporaneo.

La terza soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Non mollare !

4) La fifa

“I nostri avversari dicevano: "Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché non saremo piombati in mezzo a loro; allora li uccideremo, e faremo cessare i lavori". (v. 11)

Immaginatevi la scena: una lunga fila di muratori intenta a costruire il muro, una serie di teste appostate tra i cespugli, quelle delle persone che avevano abitato quei posti  durante la deportazione a Babilonia,  e che non erano affatto contenti di vedere  che Gerusalemme tornava ad essere fortificata e protetta.

All'inizio li avevano derisi:  “che stupidaggine rifare le mura di Gerusalemme”,  poi avevano provato a scoraggiarli : “tanto non siete buoni a fare i muratori!”, adesso che le mura erano quasi completate, minacciavano:.  “se continuate il muro vi ammazziamo tutti”.

Ma perché avevano paura? Come facevano a sapere che le persone imboscate tra i cespugli volevano farli fuori? Ma perché qualcuno glielo aveva detto!

“I Giudei però, che risiedevano vicino a loro, vennero dieci volte a riferirci questo, da tutti i luoghi da cui provenivano.” (v. 12)

Altri Giudei che vivevano vicini a chi li voleva morti si erano premurati di farglielo sapere! Che carini! Che gentili! E così lo scoraggiamento sale! Prima avevano sentito qualcosa nel fisico (siamo stanchi), poi qualcosa nella mente (c'è troppa mondezza), adesso sentivano qualcosa con le orecchie (vi ammazzano tutti).

Ascoltare un pessimista ti fa diventare pessimista.  Se senti abbastanza a lungo qualcuno che dice “non si può fare”,  alla fine credi anche tu che non si può fare; noi “assorbiamo” quello che gli altri ci dicono

Chi, o cosa stai ascoltando in questo momento? Voci che ti dicono “non ce la farai”?  Che ti dicono “provaci e sei morto, sei morta”? E così hai paura  di fare il grande passo  per intraprendere un nuovo progetto, o completarne uno in corso.

Forse c'è la paura di non esserne capace,  o di non saper reggere la pressione. Forse c'è la paura perché senti che non sei perfetto, perfetta come vorresti per affrontare quel progetto.

Sappi che questa paura, non viene da Dio; infatti Paolo dice:

“Voi non avete ricevuto in dono uno spirito che vi rende schiavi o vi fa vivere di nuovo nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di Dio che ci ha fatto diventare veri e propri figli di Dio, adottati in seno alla sua famiglia, figliuoli che lo chiamano «Padre mio!»” (Romani 8:15 PV)

E tutto ciò che non viene da Dio, viene da chi è contro il popolo di Dio, così come le minacce di morte per i Giudei venivano da chi era contro i Giudei. Tutto ciò che non viene da Dio, viene da satana. Non ascoltare la voce di chi odia Dio, e perciò odia anche te!

La quarta soluzione per prevenire lo scoraggiamento è: Non ascoltare chi ti odia !

Lo scoraggiamento entra nella nostra vita in maniera strisciante, senza che neppure ce ne accorgiamo.

Entra attraverso il nostro fisico quando siamo stanchi,  attraverso la nostra mente quando c'è troppa immondizia spirituale in giro, attraverso il sentirsi falliti quando pensiamo di aver perso in partenza,  o attraverso le nostre orecchie quando ascoltiamo persone o situazioni negative.

E' meglio prevenire, che curare! Eccoti quattro passi per prevenire non la malattia del secolo, ma quella di ogni secolo:

1. Se sei affaticato/ affaticata...

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.” (Matteo 11:28)

RIPOSATI!

2. Se sei frustato/ frustrata...

“Getta sul Signore il tuo affanno1, ed egli ti sosterrà; #egli non permetterà mai che il giusto vacilli.” (Salmo 55:22)

BUTTA VIA L'IMMONDIZIA  SPIRITUALE!

3. Se ti senti di aver fallito...

“Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.” (Matteo 5:4)

NON MOLLARE!

4. Se hai fifa

“Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno, vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell’uomo.  Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande in cielo; perché i loro padri facevano lo stesso ai profeti.” (Luca 6:22-23)

NON ASCOLTARE CHI TI ODIA!

La prossima settimana vedremo che lo scoraggiamento può diventare la base su cui costruire la propria vita mettendola al servizio di Cristo.

Preghiamo
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Da dove prendi la potenza?
Dove trovo la potenza che mi serve per vivere e per parlare agli altri del Vangelo di Cristo?
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La settimana scorsa abbiamo parlato  di aiuto e di “integratori” per il credente, e avevamo letto il Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?”, e che afferma che l'aiuto (quello vero) viene sempre e solo da Dio.

Ma avevamo anche detto che come credente  ho bisogno di fornire al mio corpo spirituale degli “integratori”, che erano: la lettura della Bibbia la partecipazione alla tua chiesa locale la preghiera costante.

Ma sapete cosa c'è? C'è che come credenti  leggiamo quasi sempre il Salmo 121 nei momenti di scoraggiamento; quando abbiamo qualche sorta di problema nella nostra vita; una malattia,  un problema familiare o di lavoro,  una preoccupazione.

E' raro (non dico che non avvenga mai, ma è raro) che lo leggiamo quando tutto va bene quando siamo positivi, quando siamo motivati  e noi siamo impegnati a tempo pieno nel “fare”!

Perché la vita non è soltanto battaglia, ma anche (se non soprattutto) agire, proiettarsi verso il futuro, fare!

La vita è costruire, imparare,  avere sogni, essere motivati inseguire obiettivi,  crescere e far crescere!

Per “fare” tutto ciò che devo “fare” nella mia vita non mi basta essere aiutato, e neppure avere dei buoni integratori. Quello che mi serve è avere “energia”,  avere “potenza”.

Come definireste la parola “potenza”? Cosa vi viene in mente quando la sentite? A un motore di un camion o di una Formula 1? Ad un toro? Alle cascate del Niagara? Ad un pugile?

La Treccani da questa definizione di potenza:

Treccani: [dal lat. Potentia; derivazione di potens -entis, participio passato di posse, “io posso”]. - [condizione di chi può influire su qualcosa o qualcuno] ? autorevolezza, autorità, forza, importanza, peso. In fisica, la potenza è definita come l'energia trasferita da un sistema ad un altro in un tempo prestabilito.
Concetto complesso, vero? Proviamo a fare qualche esempio

Se devo trainare 1000 quintali mi serve un motore  che abbia abbastanza forza per farlo che faccia si che “io posso farlo” (spostare 1000 quintali), che abbia forza, importanza, peso. Mi serve un motore potente.

Se sono un pugile e devo mettere KO l'avversario devo colpire con abbastanza forza, importanza, peso per metterlo al tappeto. Mi serve un pugno potente.

La fisica invece mi dice che la potenza  è qualcosa che posso trasferire, da un posto ad un altro posto, e che mi permette di “fare” qualcosa”

E' come quando trasferisco energia dalla mia batteria esterna  al mio telefono per farlo accendere. Ho dato potenza al mio telefono, e posso “fare” (telefonate, messaggi, ecc.).

Questo vale per la mia vita “materiale”... e per la mia vita “spirituale”? Da dove prendo “potenza”? La potenza per “fare per Gesù”?

Già, perché come credente, Gesù mi chiede non solo di “sopravvivere”, di affrontare le mie battaglie con il suo aiuto, ma anche, e soprattutto di “fare”!

Vi ricordate le penultime parole di Gesù prima di tornare dal Padre? Sono conosciute come il “Grande Mandato”

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,  insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. (Matteo 28:19-20)

Mica è semplice quello che mi chiede? Ammetterete che per fare questo ho bisogno di un bel po' di potenza! A quale “batteria” posso attingere?

Dove sta la potenza secondo Dio?

Nel Nuovo Testamento la parola “potenza” è usata 89 volte, 81 volte è seguita dalle parole “di Dio”. Qualche esempio:

“Gesù disse loro: «Non errate voi proprio perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio?” (Marco 12:24)

“Ma da ora in avanti il Figlio dell’uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio»”(Luca 22:69)

“Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. “ (Romani 1:16)

Secondo la Bibbia, dove risiede la potenza che mi serve?

Dove è la “batteria” a cui agganciarmi per adempiere al Grande Mandato? In Dio risiede la potenza.

La parola greca tradotta con “potenza” è “dynamis”: vi suona familiare? La potenza di Dio  non è semplicemente una  generica energia, quella di cui parla la new age,  ma è una energia “esplosiva”, è dinamite!

Ora, però c'è un problema: abbiamo detto che la potenza si deve trasferire da un sistema ad un altro affinché “io possa” fare. Come faccio a trasferirla dal “sistema Dio al “sistema Marco”?

Quelle che ho letto di Matteo 28 erano le penultime parole di Gesù- Perché difatti nelle ultime parole mi fornisce il metodo di trasferimento  della potenza di Dio in me, mi da il “filo”... o, se vogliamo essere più moderni, il collegamento wireless:

“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1: 8)

Attraverso lo Spirito Santo io posso attingere a tutta la potenza di Dio, alla dinamite di Dio.

A quale scopo Dio mi concede di avere la sua medesima potenza? A pro di che? Cosa si aspetta lui da me?

Cosa ne devo fare della potenza di Dio?

Fino ad adesso abbiamo visto la parola “potenza” Nel Nuovo Testamento la parola “potente-potenti” è presente 35 volte, e 33 di volte è preceduta dalla parola “opere”. Qualche esempio:

“Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti?” (Matteo 13:54)

“Quando fu vicino alla città, alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli, con gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano viste.” (Luca 19:37)

“Simone credette anche lui; e, dopo essere stato battezzato, stava sempre con Filippo; e restava meravigliato, vedendo i segni e le grandi opere potenti che venivano fatte.” (Atti 8:13)

La potenza che Dio ci concede ha uno scopo ben preciso: è per “fare”:

“Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:10)

“In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre.” (Giovanni 14:12)

La potenza che Dio mi concede non riguarda me, ma riguarda la sua opera. Io sono  (o dovrei essere) semplicemente il punto dove la potenza di Dio  incontra coloro che non lo conoscono, che lo negano, che lo combattono,  per far si che quella potenza entri nella loro vita come la dinamite...boom!

Non siamo noi, ma è Dio:

“Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi.” (2 Corinzi 4:7)

Noi siamo preziosi per il nostro Padre, ma nel valore generale della creazione non siamo così potenti: siamo vasi di terra, qualcosa di umile, fragile, poco potente, ma chiamati a fare opere potenti, attraverso lo Spirito Santo.

La Bibbia ci dice che la volontà di Dio  è che ciascuno sia salvato, e che abbia la possibilità di ascoltare almeno una volta nella via il Vangelo di Cristo.

C'è qualcosa che possa fermare Dio  nel suo piano di salvezza per il mondo? C'è qualcosa che possa fermare il piano di Dio, le sue opere potenti?

Vorrei potervi rispondere “no”... ma purtroppo, la risposta è “si”. Le opere potenti possono essere  rallentate, ostacolate, fermate per un tempo (non per sempre).

Le più grandi evangelizzazioni, la conversione di città intere, la guarigione da una malattia malattia, la liberazione da una dipendenza, la crescita di una chiesa... possono essere rallentate, ostacolate, fermate.

“Da chi?” ti starai chiedendo... Da me, e da te... se...

“(Gesù) Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?  E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? Da dove gli vengono tutte queste cose?»  E si scandalizzavano a causa di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti. (Matteo 13:54-58)

Gesù era tornato “a casa sua”, ma la sua casa, ma quelli che conosceva, e che conoscevano lui, erano “increduli”. Aveva già guarito i lebbrosi, ridato la vista ai ciechi, fatto camminare i paralitici, confortato le vedove...

Ma la gente che lo conosceva  prese a valutare che in quel giovane uomo che tutti conoscevano non potesse esserci tutta quella potenza. “Te pare che il figlio della Maria e di Peppe il falegname po' fa 'ste cose?”

Qualche volta i peggiori nemici della potenza di Dio  sono coloro che conoscono Gesù. E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti. Le persone non furono guarite, il nome di Dio non venne esaltato, le persone non vennero a Cristo.

La parola “incredulità” in greco è “apistia”, e l'abbiamo già incontrata durante l'anno: e significa “mancanza di fiducia”  (pistis = fiducia + a = senza , si chiama “alfa privativo” :  tipo :a-morale = senza morale).

Ti fidi di Gesù? Oppure valuti che per  quello che ti chiede di fare, il Grande Mandato, “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”  non hai abbastanza  potenza, tempo, soldi, gioventù, fisico?

Hai fiducia che se tu ti impegni per Gesù Gesù ti darà la sua potenza?

Oppure ti sei fermato, ti sei fermata  a valutare il tuo tempo, i tuoi soldi, la tua età, le tue malattie, e hai detto: “Io, più di questo, Gesù, scusami, ma non  posso!”

Paolo, parlando alle persone di Roma non ebree, i “gentili”  dice questo:

“Allo stesso modo anche quelli, se non perseverano nella loro incredulità, saranno innestati; perché Dio ha la potenza di innestarli di nuovo.” (Romani 11:23)

Dio ha la potenza  di “innestare” un non credente, di farlo diventare parte della sua famiglia, figurati se non ha la potenza di innestare nuova fede in te che lo conosci da tempo, così che tu possa germogliare  e portare frutto.

Ma solo se torni a credere nella potenza di Dio  che può ogni cosa.

Solo se accetti di essere il mezzo attraverso cui Gesù raggiunge il mondo.

Solo se ti impegni a ricevere lo Spirito Santo, ed ad utilizzarlo affinché sia il cavo di connessione  tra la potenza di Dio  e le opere potenti che Dio vuole fare attraverso di te.

Se tu rifiuti, Dio troverà altri, ma la sua opera sarà rallentata, ostacolata, perché lui aveva già scelto te, non altri.

Se tu accetti, se tu hai fiducia nella sua potenza  “ farai anche tu le opere che faccio io, e ne farai di maggiori, perché io me ne vado al Padre.” (Giovanni 14:12 paraf.)

Ho voluto lasciare 'ultima diapositiva del messaggio vuota: io non posso scriverla, e neppure Dio. Sei tu che devi decidere cosa ci scriverai, se accetterai di prendere potenza da Dio attraverso lo Spirito Santo, e fare le opere potenti che Dio ti chiama a fare.

Preghiamo.

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Da dove prendi l'aiuto?
Da dove prendi l’aiuto per vivere la tua vita? Chi ti aiuta? E cosa aggiungi per tenere la tua vita spirituale in forma?
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Oggi vorrei parlavi di “integratori”.

Anche se è molto dibattuto a livello scientifico, pare che assumere integratori alimentari regolarmente ogni giorno possa aiutare l'organismo a stare meglio.

Vi voglio mostrare quello che prendo io come integratori:

Omega 3: è il vecchio “olio di fegato di merluzzo”; è un antinfiammatorio, aiuta il cuore, riduce il colesterolo, ravviva le energie

Vitamina D3: stimola il sistema immunitario, aiuta la produzione ossea, migliora l'umore.

Magnesio:  aiuta la digestione, la trasmissione elettrica dei nervi, la calcificazione delle ossa.

Zinco: aiuta la produzione di globuli bianchi che distruggono i batteri, rafforza la parete cellulare.

Faranno quello che dicono? Personalmente penso di si, anche se molti scienziati sono scettici.

Gli scienziati infatti dicono che piuttosto che prendere integratori, dovrei assimilare quegli stessi nutrienti attraverso i cibi; una dieta “sana” insomma”.

Gli scienziati hanno ragione, ma c'è un problema: quello che si mangia oggi non è quello che si mangiava duecento, cento anni fa.

Le nuove tecniche di produzione  che impongono la crescita rapidissima dei prodotti destinati all'alimentazione ha fatto si che gran parte dei nutrienti risultino ridotti o addirittura assenti.

Per prendere la medesima quantità di Omega 3 di questa pillola dovrei mangiare un chilo di sarde. Per avere la medesima quantità di magnesio, mezzo chilo di fagioli.

Quello di cui mi nutro non è sufficientemente “ricco”, anzi, la qualità di quello che mangio  è piuttosto un “nemico” per la mia salute e per questo per avere una vita “sana” ho bisogno di un “aiuto”.

Questo vale per la nostra vita “fisica”; ma noi non siamo solamente “fisico” ma anche “spirito”.

E quello che ho detto per il fisico, vale anche per lo spirito.

La vita che vivo nel mondo  non solo non porta nutrimento spirituale ma sovente (quasi sempre) lo porta via.

Vivo una vita in stress costante, dove talvolta mi pare di essere solo ad affrontare i problemi, o semplicemente non riesco ad arrivare “a fare tutto”. Sono stanco: mi serve un “aiuto”.

Da chi mi verrà l'aiuto?
Leggiamo assieme il Salmo 121:

“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?  Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra.  Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà. Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà.  Il Signore è colui che ti protegge; il Signore è la tua ombra; egli sta alla tua destra.  Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. Il Signore ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua.  Il Signore ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre. (Salmo 121:1-8)

Non sappiamo chi abbia composto il Salmo: non Davide, altrimenti ci sarebbe scritto, né in che occasione è stato composto questo salmo,  possiamo fare delle ipotesi.

Israele è da sempre stato in lotta con le popolazioni vicine  che, di tanto in tanto, lo invadevano da nord e da est,  scavalcando le alture del Golan   o quelle della Cisgiordania che lo sovrastano.  Era normale per  gli abitanti   guardare con una certa apprensione verso quelle montagne,  per vedere se arrivasse qualche nemico.

Il salmista parla di una sensazione  che tutti in Israele conoscevano, dunque. E’ come se egli dicesse:  “So che tra poco la mia vita sarà in pericolo,  ed io sarò sotto attacco da parte dei nemici,  ed ho paura: chi può aiutarmi?.”

Non dipende da lui, da ciò che ha fatto o detto e non ci può  fare nulla,  ma da qualcosa che altri controllano.

Ti sei mai trovato, ti sei mai trovata lì? Sai che non hai fatto nulla, che non hai violato le leggi, o parlato male, o rubato,  o evitato di fare ciò che ti era stato chiesto, ma sai che sta per arrivare giù dai monti un attacco. Lo sai, e non ci puoi fare nulla.

“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?” (v.1)

Ma c’è anche un’altra possibilità per la genesi del salmo.  Se controllate nelle vostre bibbie, prima del versetto 1, vedrete una nota che dice: “Canto dei pellegrinaggi.” In altre bibbie c'è scritto ”Canto delle ascensioni”.

Gerusalemme è posta su un altopiano, i pellegrini per arrivare  alla città Santa, in pellegrinaggio,  dovevano salire sui monti dove è costruita.

Se fosse così,  il salmista sta pensando al perché è andato in pellegrinaggio:  ”C’è molto nella mia vita che non va,  vorrei poter cambiare, invertire la sua rotta  prima che sia troppo tardi.  Mi aiuterà entrare la città Santa?  Sortirà la differenza che vorrei questo mio pellegrinaggio?  Sarà questo ad aiutarmi?”

Ti sei mai trovato, ti sei mai trovata lì? Sai che molto della tua vita non va, che la colpa è tua, perché fai o non fai quella cosa, o perché la hai fatta o non fatta nel passato. Sai che ti serve una “inversione di rotta”, e cerchi il cambiamento.

“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?” (v.1)

La parola “aiuto” in ebraico  è “aizer”,  che significa “circondare, cingere”.

Quando cingi una città di mura, lo fai per fortificarla dagli attacchi; ma puoi anche anche cingere le spalle di tuo  figlio   che ha un incubo di notte per farlo sentire al sicuro, difeso, protetto, compreso.

“Il mio aiuto viene da Dio, che ha fatto il cielo e la terra” (v. 2)

Le mura fortificate contro il nemico,  il braccio paterno che ci fa sentire al sicuro,  sono quelle del Padre Celeste.

E' interessante che il salmo inizi con due NON, al versetto tre:

“Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà” (v. 3)

1 - Egli NON può permettere che tu vacilli. Questo significa una cosa precisa: la nostra natura è quella di “vacillare”, come un vaso messo su un piedistallo che viene colpito, e comincia a girare in tondo  prima di cadere.

C'è scritto che Dio impedirà  che il tuo piedistallo sia colpito? No; riceverai i colpi. Ma quando accadrà, sfidando le leggi della fisica il tuo vaso rimarrà attaccato al piedistallo, senza girare in tondo.

2 - Egli NON farà la classica pennichella pomeridiana, nel frattempo che tu vacilli. Non si sveglierà di soprassalto dicendo: “Ops! Scusa, mi ero appennicato, altrimenti sarei intervenuto prima!”

E questo concetto è ripetuto  al versetto quattro due volte:

“Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà” (v. 4)

Cosa significa? Che Dio sa che, quando riceviamo botte, e non vediamo una soluzione rapida, ce la prendiamo con lui, crediamo che dorma: “Ma Signore, vedi o no quello che mi accade?”

“Il Signore è colui che ti protegge; il Signore è la tua ombra; egli sta alla tua destra.” (v. 5)

“Dio è luce” dice 1 Giovanni 1:5, e nella stessa lettera, al capitolo 4, versetto 12, dice: “Nessuno ha mai visto Dio”.

Non vedi Dio direttamente.. ma vedi ciò che Dio produce: non lo puoi vedere, ma puoi vedere  ciò che la sua luce crea: l'ombra: E' silenziosa, ma c'è. Dio può sembrare silenzioso, ma in ogni attimo della tua vita, è alla tua destra.

Il salmista aveva già detto  che Dio è il creatore di cielo e terra.

“Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte” (v. 6)

A lui obbediscono Sole e Luna,  perché sono Sue opere... così come tu sei opera sua!

Cosa farà, perché tu sei sui, perché tu sei sua?

“Il Signore ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua.  Il Signore ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre.” (vv. 7-8)

La frase “egli ti preserverà” in ebraico significa letteralmente “metterà una guardia”.

Una guardia non è un muro: il muro ti protegge,  finché non viene scavalcato o abbattuto. Ma non può inseguire il tuo nemico. Una guardia si!

Se hai accettato Cristo, non solo sei cinto, non solo sei cinta da un muro, una difesa “passiva”.

Ma hai anche qualcuno che riesce a riacchiappare  coloro che avessero scavalcato il muro, una difesa “attiva”, perché il male non entri  e se entra venga inseguito e sconfitto.

A questo punto so cosa state pensando: “Marco, il Salmo 121 è finito... che c'entrano gli “integratori?”

Il mio fisico fa abbastanza da solo, ma sta anche a me curarlo così che rimanga in buona salute.

Se è vero che nei cibi che mangio ormai non ci sono più tutti i nutrienti di una volta, allora spetta a me dargli “altro”, integrare quello che già fa da se, perché si sviluppi, cresca, si mantenga sano.

Allo stesso modo accade per la mia vita spirituale; Dio fa un gran lavoro per difendermi ed aiutarmi, ma non basta solo vedere l'ombra che Dio produce, sapere che c'è, che è alla mia destra e che veglia su di me.

Devo impegnarmi anche io affinché il mio spirito si sviluppi, cresca, si mantenga sano.

Mi servono degli “integratori spirituali” che mi diano  quello che il mondo non mi da, anzi che mi toglie.

Dove li trovo? Paolo ci da l'indirizzo della farmacia, la ricetta  e la posologia.

“La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza, cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali.” (Colossesi 3:16)

Questa è la ricetta: La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, primo integratore; la Parola di Dio! In essa trovo l'Omega 3, che cura le “infiammazioni” della vita, che aiuta il cuore,  che riduce l'accumulo di sostanze dannose  nelle mie vene di credente (Dio li chiama “peccati”).

L'indirizzo della farmacia?  “Semplice! La Bibbia! E' l'unica farmacia aperta h 24 per 365 giorni... e che se voi, ti segue ovunque!

La posologia? Paolo prescrive dosi “abbondanti”, non dà effetti collaterali, non c'è una dose minima.

Attenzione: da assuefazione,  così dopo un po' che la prendi, ne vorrai sempre di più... ma questo è positivo!

Secondo integratore: ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza,  la comunione fraterna. E' la vitamina D3 e il Magnesio che rafforza lo scheletro del credente, che lo rende più forte. Lo stare assieme innalza il sistema immunitario, perché se uno cade, l'atro lo rialza. Salomone dice:

“Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto.” (Ecclesiaste 4:12)

Terzo integratore: cantando di cuore a Dio, sotto l’impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali la preghiera.

Questo è lo zinco che aiuta la produzione di globuli bianchi  che distruggono i batteri, del peccato,  che rafforza rafforza la parete cellulare dell'anima  contro lo scoraggiamento.

“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?”

Dio sarà presente sempre, era presente anche quando non lo pensavi neppure, figurati ora che lo hai riconosciuto.

Lo hai riconosciuto?  Hai visto la sua mano nella tua vita? Se non lo hai fatto ancora, girati, e vedrai l'ombra che Lui crea di te: lui è luce, e vuole illuminarti.

Ma non andare nel mondo senza integratori, sarai vulnerabile!

Nutriti della sua Parola, leggendo la Bibbia. vivi assieme ai tuoi fratelli e alle tue sorelle in Cristo, frequentando la tua chiesa locale e prega costantemente in ogni momento.

Preghiamo.

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Farsi preparare da Dio per essere usati da Dio
Il Signore spesso ci prepara attraverso prove che non riusciamo a capire. Quando, e se succede, dobbiamo ricordare che nulla che ci accada è per caso, ma ha un piano; testimoniare di Dio agli altri.

Mario Forieri ci illustra attraverso 1 Re la preparazione del profeta  Elia che lo porterà  ad avere autorità per sconfiggere i falsi profeti di Baal, e mostrare la grandezza del vero Dio.
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“1 Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Galaad, disse ad Acab: «Com’è vero che vive il Signore, Dio d’Israele, che io servo, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola». 2 La parola del Signore gli fu rivolta in questi termini: 3 «Parti di qua, va’ verso oriente, e nasconditi presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano. 4 Tu berrai al torrente, e io ho comandato ai corvi che là ti diano da mangiare». 5 Egli dunque partì e fece secondo la parola del Signore; andò e si stabilì presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano. 6 E i corvi gli portavano del pane e della carne la mattina, e del pane e della carne la sera; e beveva al torrente. 7 Ma di lì a qualche tempo il torrente rimase asciutto, perché non pioveva sul paese.
8 Allora la parola del Signore gli fu rivolta in questi termini: 9 «Àlzati, va’ ad abitare a Sarepta dei Sidoni; io ho ordinato a una vedova di laggiù che ti dia da mangiare». 10 Egli dunque si alzò e andò a Sarepta; e quando giunse alla porta della città, c’era una donna vedova che raccoglieva legna. Egli la chiamò e le disse: «Ti prego, vammi a cercare un po’ d’acqua in un vaso, affinché io beva».  11 E mentre lei andava a prenderla, egli le gridò dietro: «Portami, ti prego, anche un pezzo di pane». 12 Lei rispose: «Com’è vero che vive il Signore, il tuo Dio, del pane non ne ho; ho solo un pugno di farina in un vaso e un po’ d’olio in un vasetto; ed ecco, sto raccogliendo due rami secchi per andare a cuocerla per me e per mio figlio; la mangeremo, e poi moriremo». 13 Elia le disse: «Non temere; va’ e fa’ come hai detto, ma fanne prima una piccola focaccia per me e portamela; poi ne farai per te e per tuo figlio. 14 Infatti così dice il Signore, Dio d’Israele:  “La farina nel vaso non si esaurirà e l’olio nel vasetto non calerà, fino al giorno che il Signore manderà la pioggia sulla terra”». 15 Quella andò e fece come Elia le aveva detto; lei, la sua famiglia ed Elia ebbero di che mangiare per molto tempo. 16 La farina nel vaso non si esaurì e l’olio nel vasetto non calò, secondo la parola che il Signore aveva pronunciata per bocca di Elia.17 Dopo queste cose, il figlio di quella donna, che era la padrona di casa, si ammalò; e la sua malattia fu così grave, che egli cessò di respirare. 18 Allora la donna disse a Elia:  «Che ho da fare con te, o uomo di Dio? Sei forse venuto da me per rinnovare il ricordo delle mie iniquità e far morire mio figlio?» 19 Egli le rispose: «Dammi tuo figlio». Lo prese dalle braccia di lei; lo portò su nella camera di sopra, dove egli alloggiava, e lo coricò sul suo letto. 20 Poi invocò il Signore e disse: «Signore, mio Dio, colpisci di sventura anche questa vedova, della quale io sono ospite, facendole morire il figlio?» 21 Si distese quindi tre volte sul bambino e invocò il Signore, e disse: «Signore, mio Dio, torni, ti prego, l’anima di questo bambino in lui!»  22 Il Signore esaudì la voce di Elia: l’anima del bambino tornò in lui, ed egli visse. 23 Elia prese il bambino dalla camera di sopra e lo portò al pian terreno della casa, e lo restituì a sua madre, dicendole: «Guarda! Tuo figlio è vivo». 24 Allora la donna disse a Elia: «Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio e che la parola del Signore, che è nella tua bocca, è verità».” (1 Re 17: 1-24)

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. 7 E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù."  (Filippesi 4:5-6)


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Quale è il valore dell'ospitalità?
Qual'è il vero valore dell'ospitalità? E come dovrebbe essere utilizzato da un credente? Come e quando dovremmo parlare ai nostri amici della fede che ci ha cambiato la vita?

Joe Sirico riflette attraverso la lettera ai Romani sul perché dovremmo come credenti essere ospitali.

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Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com'è scritto: "Il giusto per fede vivrà". (Romani 1:16-17)






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Cosa metti in valigia?
Cosa è che ti definisce realmente? Ciò che è  scritto sul tuo passaporto, oppure chi tu sei dinanzi a Dio? Cosa metti nella tua valigia quando vai nel mondo? Il tuo passaporto "civile" o quello del tuo cuore di figlio o figlia di Dio?
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Tra poco inizierà il nuovo “anno ecclesiastico” per la nostra chiesa e come ogni anno avremo progetti, obiettivi scommesse da vincere.

Per un bel po' di anni la nostra squadra è rimasta sempre la stessa magari qualcuno partiva ma molti arrivavano.

Questo sarà il primo da molti anni nella nostra storia che una buona parte dei prodotti del nostro “vivaio” ci lasceranno: chi per un po' chi per un tempo più lungo.

Come qualsiasi allenatore che si rispetti quando vedi quelli che hai allevato dalla categoria “pulcini” e poi su su, nelle giovanili, fino ad arrivare in prima squadra fino ad essere parte integrante della squadra, fino ad essere quelli a cui passi la palla “perché hanno più fiato” c'è un sentimento contrastante i molti di noi.

C'è l'orgoglio di aver cresciuto qualcuno che da ora in avanti, saprà “giocare da solo”, di averlo equipaggiato, di avergli insegnato tattiche e mosse  che gli serviranno in futuro.

Ma c'è anche l'umano dolore di sapere  che non li vedremo più con noi ogni domenica, chi alle percussioni, chi alla chitarra, chi alla console audio-video chi in sala a prendere appunti.

In questo messaggio vorrei darvi qualcosa da mettere in valigia; certamente non tutto quello che vi abbiamo dato in questi anni, ma quelle cose che possano entrare  nel vostro “bagaglio a mano” di credenti.

Cosa metti in valigia, allora? Quali sono le cose imprescindibili per fare un viaggio? I vestiti? Lo spazzolino da denti? Le cuffiette peri l'iPhone? Sono tutte cose che, seppur necessarie, le puoi comperare dove arrivi. E' per questo che la prima cosa da ricordare quando parti sono i soldi.

La seconda cosa davvero necessaria è, ovviamente, il biglietto. Devi controllare prima di partire di averlo stampato, di averlo nel portafoglio, oppure nella “app” del tuo telefono.

Ma sai, in fondo, anche se non hai i soldi, anche se hai dimenticato il biglietto, alla fine, sull'aereo ti ci fanno salire, in qualche modo.

La cosa di cui non puoi fare a meno in alcun modo, quello che è al primo posto delle cose da ricordare
è il tuo documento di identità; è ciò che dice chi sei, da dove vieni, a quale stato appartieni.

Allo stesso modo, non voglio che voi partiate da questa chiesa  senza aver messo nella vostra valigia ciò che vi servirà dove andrete.

Metti in valigia la tua vera identità

La prima cosa che vi chiederanno, nei posti dove andrete, sarà il vostro “documento di riconoscimento” per conoscere chi siete,  da dove venite,  il vostro nome.

La vostra identità come cittadini sarà facile da sapere: tutto è scritto su un libretto, nome, cognome, indirizzo, cittadinanza... ma come farai a far capire chi tu sei realmente? Come faranno a capire che tu sei un figlio di Dio, una figlia di Dio da lui amato, da lui amata? Sul tuo passaporto non ci sarà scritto.

Dove sta scritto il tuo vero nome,  il tuo vero indirizzo, la tua vera cittadinanza? Deuteronomio dice:

“Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. Le parole di questo comandamento, che oggi ti do, restino nel tuo cuore: le ripeterai ai tuoi figli, le dirai quando ti corichi e quando ti alzi. Le legherai come un segno sulla tua mano e le porterai come un pendaglio davanti agli occhi. Le scriverai sugli stipiti della tua casa e all'ingresso delle città. (Deuteronomio 6:5-9 TILC)

Questo è quello che abbiamo fatto io ed altri  sia come genitori terreni,  sia come genitori spirituali, cercando di “scrivere nel vostro cuore” le leggi di Dio, e la Grazia di Cristo.

Come vedranno questo gli altri, da domani in poi, quando non farete più parte “fisica “di questa chiesa”?

C'è una lettera di Pietro, la prima, che penso possa interessare direttamente voi, e che molto di quello che dice Pietro possa esservi utile. In questo:

"Fratelli miei, come forestieri sulla terra, vi prego di non aver nulla a che fare con i desideri malvagi che sono sempre in lotta contro la vostra anima. Comportatevi bene fra i non credenti, così, mentre parlano male di voi, come se aveste fatto del male, vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà. Per amore del Signore, siate sottomessi ad ogni autorità umana, sia che si tratti di capi di stato,  che di altre persone incaricate da loro di punire i colpevoli e di lodare quelli che agiscono bene. . (1 Pietro 2:11-14 PV)

Perché penso che possa esservi utile? Questa lettera era scritta a delle chiese in Turchia,  che si trovano in “prima linea”   sul fronte ovest del cristianesimo.

Erano sottoposti a una marea di pressioni dal mondo; erano in un certo senso "deboli",   perché erano neo credenti non ebrei.  non avevano grandi esperienze  o grande cultura biblica,  ed era difficile per loro  controbattere alla cultura dove vivevano.

Voi non siete neo credenti, e di sicuro avete molta più cultura biblica di loro, ma come loro dovrete fronteggiare un mondo di “non credenti”... e lo dovrete fare da soli. E questa volta, senza l'aiuto di papà, di mamma o della chiesa.

Quale è il suggerimento di Pietro?  “piuttosto che cercare di controbattere con quello che non conoscete,  fate vedere quello che siete.” Pietro esorta le chiese della Turchia a testimoniare con quello che avevano a disposizione:  la cosa più semplice, le loro vite.

Se nella vostra valigia avrete messo la vostra vera identità, l'essere figli, l'essere figlie di Dio, salvati per Grazia da Gesù, piuttosto che intavolare discussioni teologiche per dimostrare la vostra fede potrete, più semplicemente dimostrarla attraverso quello che siete e che fate.

Come fare? Pietro fornisce alcuni suggerimenti:

1. Siate forestieri sulla terra

Nei posti dove andrete, il vostro accento, i vostri cognomi tradiranno le vostre origini: sarete “forestieri” che significa “quelli che vengono da fuori”.

Col tempo, col passare dei mesi, forse degli anni, imparerete bene gli accenti, i vostri nomi verranno “deformati” nella lingua locale... e diverrete parte della nazione dove sarete, otterrete la cittadinanza, se non la avete di già.

Ma ricordatevi sempre che siete “forestieri”, che non appartenete né al popolo italiano né a quello britannico, né a quello canadese, né a quello rumeno... voi appartenete al popolo di Cristo!

Cosa distingue un “forestiero”  da uno “locale”? Che il forestiero tende a continuare le abitudini che aveva nella sua patria: il “tea” alle 5 per gli inglesi, il Thanksgiving” per gli americani, “'o' babbà al rum” per i napoletani...

I locali mangiano e festeggiamo cose differenti i forestieri continuano a mangiare e festeggiare le cose della propria nazione, anche se sono passati anni  da quando hanno lasciato la madre patria.

Perché gli altri vedano la vostra vera identità voi dovrete fare lo stesso: “Pietro lo dice:

“... vi prego di non aver nulla a che fare con i desideri malvagi che sono sempre in lotta contro la vostra anima. (v.11)

Continuate a praticare le cose buone che vi sono state insegnate, continuate a pregare, continuate ad avere misericordia, continuate ad amare sapendo che amare non è un sentimento ma una azione, continuate ad andare in chiesa ogni domenica.

2. Siate coinvolti con gli altri

Anche se sarete forestieri e continuerete a mangiare e a festeggiare le cose della vostra patria, e ad agire come vi è stato insegnato  ricordatevi che non siete “a casa” e che dovrete vivere in quella nuova nazione.

Questo significa  non rimanere un' isola , “coinvolgersi” nella vita e nella società del luogo dove sarete.

Questo non lo dico solo io, ma Pietro lo ha detto prima di me:

“Comportatevi bene fra i non credenti” (v. 12a)

L'abbiamo detto una marea di volte in chiesa: se vuoi testimoniare Cristo, devi vivere nella società. Paolo lo dice bene ai Corinzi:

“Vi ho già scritto nella mia lettera di non mischiarvi con quelli che commettono immoralità, 10 ma non parlavo degli immorali o degli avari, degli imbroglioni o degli idolatri, che sono nel mondo. Infatti, non potete vivere in questo mondo senza venire a contatto con gente del genere.” (1 Corinzi 5:9-10)

Una religione da "serra"  ha veramente poco valore per gli altri.  Essere cristiani solamente in una chiesa  non cambia la vita, né la nostra  né quella degli altri.

3. Non vi scoraggiate di agire bene 

Nelle vostre famiglie, nella vostra chiesa, se agivate secondo quello che vi era stato insegnato c'erano lodi e facce sorridenti.

Non aspettatevi nulla del genere dal mondo: non lo dico io, lo dice Pietro:

“così, mentre parlano male di voi, come se aveste fatto del male, vedranno quanto bene fate” (v. 12b)

Parleranno “male di voi” anche se agite bene, anche se agite con amore, rispetto, misericordia... ANZI, diranno che state facendo MALE!

Ma guardate i tre verbi che ho sottolineato: “parlano”, “vedranno” e “fate”.

Pietro sta dicendo:  “Le parole non si vedono, le azioni si!. Voi agite, e lasciate che gli altri parlino... perché nessuno vedrà le loro parole, ma molti vedranno le vostre azioni; e alla fine le vostre azioni parleranno più forte delle loro parole.”

La vostra vera identità di credenti, è agire come Dio vuole  piuttosto che parlare di Dio: l'amore non è un sentimento  ma una azione Con questo non sto dicendo che non dovrete mai parlare di Gesù a nessuno, anzi, tutt'altro, Gesù  stesso lo dice:

“Ciò che ora vi dico di nascosto, proclamatelo apertamente; ciò che vi sussurro all'orecchio, gridatelo dai tetti!” (Matteo10:27 PV) 

Non significa che dovrete  nascondere la vostra fede, Ma significa far si che le vostre parole  siano la conferma delle vostre azioni.  Significa abbracciare  un amico prima  e digli che lo ami dopo;  significa non adirarsi prima  e perdonare dopo;  significa aiutare il vicino di casa in difficoltà economiche prima  e parlargli del Signore dopo.

4. Siate servi utili per la gloria di Dio

“Un servo che non serve non serve”. Ricordate l'altro motto della nostra chiesa?

Tutto ciò che farete, e quando dico “tutto” intendo “tutto”, non solo quelle cose legate alla vostra fede, ma la vostra intera vita che vivrete, fatelo sapendo che porterà gloria a Dio.

Infatti Pietro dice:

“vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà.” (12c)

Attenzione:  Pietro non dice “se ci sarà un giorno in cui egli si avvicinerà.”  ma “nel giorno in cui egli si avvicinerà.”

Non è “SE” Dio si avvicinerà alle persone  con cui vivrete da ora in avanti, ma “QUANDO” Dio si avvicinerà a loro.

E quando avverrà, voi sarete l'esempio vivente di cosa significhi essere figli, essere figlie di Dio, E grazie alla vostra buona  testimonianza Dio riceverà la gloria.

5. Rispettate le leggi

Sembra quasi superfluo, ma Pietro sa come siamo fatti... Ci piace trovare “scorciatoie”, esplorare obbedienze “personalizzate”... In Italia c'è il detto “Fatta la legge, trovato l'inganno”.

Pietro dice invece:

"Per amore del Signore, siate sottomessi ad ogni autorità umana, sia che si tratti di capi di stato,  che di altre persone incaricate da loro di punire i colpevoli e di lodare quelli che agiscono bene." (vv.13-14)

Pietro dice: “No, voi non dovete obbedire alla legge per via della legge ma per l'amore che avete per Gesù, perché Gesù lo ha fatto”. Se leggete la rimanente parte del capitolo, spiegherà che Gesù ha rispettato la legge “fino a morire in croce” ma affidandosi alla giustizia di Dio.

Anche questo fa parte del “pacchetto” che definisce la tua identità di credente in Cristo.

Come credente sarai tenuto a rispettare le leggi del paese dove andrai; e questo comporta anche conoscerle, accettarle anche se lontane dalla tua cultura, e senza mormorare o cercare “scappatoie”.

Conclusione

Non so cosa porterai nella tua valigia se sarà pesante, o leggera, ma come tuo pastore ti dico: “Metti per prima cosa la tua vera identità” Chi sei realmente.

Sii forestiero, sii forestiera alla terra, Continua a praticare le cose buone che ti sono state insegnate,
la preghiera, la misericordia, l' amore , trova una chiesa dove adorare assieme ad altri Dio.

Sii coinvolto, sii coinvolta nella vita degli altri, perché così potrai testimoniare Cristo.

Non ti scoraggiare di agire bene, perché le parole rimangono parole, ma le azioni parlano più delle parole.

Sii un servo, sii una serva utile per la Gloria di Dio, ricordando che tutto ciò che fai nella tua vita può portare altri ad accettare Cristo.

Rispetta le leggi, perché Gesù le ha rispettate,  anche se erano leggi umane e sbagliate.

Pietro sintetizza così:

“Rispettate tutti, amate i fratelli, temete Dio e onorate chi vi governa.” (1 Pietro 2:17 PV)

Il tuo passaporto,  quello senza il quale non puoi partire da qua è chi si veramente. Ed è il medesimo passaporto che non solo voi dovete avere, ma anche ciascuno di noi che rimane

“Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati; e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.” (Efesini 5:1-2)

Metti questo come prima cosa nella tua valigia: metti la tua identità vera in Cristo.

Preghiamo

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Una "app" per vivere Cristo ogni giorno
Mettere in pratica tutta la Bibbia ogni giorno è difficile, anzi impossibile. Ma cosa accade se mi impegno ogni giorno a mettere in pratica un singolo insegnamento alla volta? Come cambierebbe la mia vita? Come cambierebbe il mio rapporto con gli altri? Come cambierebbe la mia testimonianza? Ed esiste una "app" da scaricare sullo "smartphone" della mia anima  che mi aiuti in questo?
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"Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati;  e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.  Come si addice ai santi, né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento. " (Efesini 5:1-4)


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Fare per mostrare la luce
Per essere sale e luce non mi basta conoscere il volere di Dio: devo applicarlo alla mia vita e mostrarlo agli altri.---

"Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta,  e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.  Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli." (Matteo 5:13-16)





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Condividere i miei doni per il bene comune
A cosa servo io all'interno di una chiesa? A scaldare una sedia, oppure a renderla più ricca?

Non esistono credenti che "non servono a nulla", ma solo credenti che non hanno ancora capito che Dio chiede a ciascuno dei suoi figli di impegnarsi.

Sai a quale scopo? Non per il tuo bene, ma per quello degli altri.

Non per il bene individuale ed egoistico...ma per il bene comune.

(Messaggio portato da Michele Carlson)
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“Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune...Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.” (1 Corinzi 12:7, 27)

“Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore.” (Efesini 4:16)

“Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:10)

“Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, #e l’anima mia lo sa molto bene.” (Salmo 139:14)

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” (Romani 8:28)

“Ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole...Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo?...l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi».  Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli sono invece necessarie;” (1 Corinzi 12:11, 19, 21-22)

“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.  Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla.  Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.” (1 Corinzi 13:1-3)

“Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna.” (Salmo 139:23)



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Per cosa stai vivendo? Il libro di Ecclesiaste
Per cosa stai vivendo? Per la fama, per il danaro, per il desiderio di apprendere, per il sesso... o per cosa altro?  E, soprattutto, quale è il fine di tutto questo affaticarsi? E' la nostra vita una barca spiaggiata? Un uomo, e un libro nella Bibbia, parla di tutto ciò: l'uomo è Salomone, e il libro Ecclesiaste.
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I filosofi di ogni epoca si sono affaticati su queste semplici ma terribili domande, senza sapere (o facendo finta di non sapere) che esse erano state scritte da Dio sulla Bibbia per mezzo di un uomo al cui confronto le ricchezze dei più ricchi attuali sembrerebbero pochi, insignificanti spiccioli.

Un uomo al cui confronto la saggezza di Ghandi sembra il ragionamento d'un folle; e al cui cospetto Don Giovanni, Casanova e Rodolfo Valentino sembrano imbranati in materia di conquiste femminili.

Un multimiliardario, un saggio, un grande seduttore, un uomo di legge, un ingegnere civile, un amante dell'arte, un poeta, ma soprattutto un uomo di Dio.

L'uomo di cui parliamo è Salomone, ed il libro in cui ha scritto quelle domande è il libro di Ecclesiaste.

Ma lungi dallo scoprire il grande uomo di Dio o del mondo, quello che Ecclesiaste disegna è un Salomone vecchio, stanco, piegato e quasi vinto dalla vita che dice:

"Vanità delle vanità; tutto è vanità. Io applicai il mio cuore a trovare un senso alla vita dell'uomo, e questo o scoperto; ogni cosa è vana, è un correre dietro al vento. Il saggio è pari allo stolto, ed il ricco accumula ricchezze che altri godranno; fama, potere e dominio passano; persino l'amore di una donna, ed il sesso col tempo sbiadiscono lasciandoci soli." (Parafrasi)

E' come se Salomone, distrutto ogni mito che nel mondo è simbolo di durata, chiudesse il cancello del suo palazzo ormai deserto, ritrovandosi solo, disperato e vecchio.

La vita l'ha vinto.

Ma proprio alla fine, proprio negli ultimo due versetti egli scopre l'unica cosa che non sia vana o un correre dietro al vento:

"Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l'uomo"



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Affidarmi a chi si cura di me
Riesci a credere solo a ciò che vedi, oppure sai affidare i tuoi muscoli e il tuo cuore a chi  veramente
si cura di te?
[Messaggio registrato il 16/ 06/ 2013]- - -

Come definiresti la parola “fede”?
Definizione Vocabolario Garzanti: “il credere come veri determinati assunti o concetti, basandosi sull'altrui autorità o su una personale convinzione”.Definizione Zanichelli: “adesione incondizionata a un fatto, a un'idea”.Definizione Treccani:“credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive”Possiamo essere più o meno d'accordo con una di queste definizioni...  ma, in sostanza, come credenti, nessuna dovrebbe calzarci a pennello. Perché? Perché in un altro libro c'è la definizione esatta di cosa è fede: nella Bibbia!
Definizione Bibbia:  È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà.  È la piena fiducia in cose che non si vedonoDove troviamo questa definizione? In Ebrei 11:1:

“Che cos’è la fede? È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono” (Ebrei 11:1 PV)

E aggiunge al versetto 2:

“Gli uomini di Dio del passato erano famosi per la loro fede” (Ebrei 11:2 PV)

E, da qui in poi, lo scrittore elenca una serie di 15 e più supereroi della Bibbia: da Abele (il primo che offriva sacrifici che gli costavano) a Noè (l'arca) ad Abraamo (il padre del popolo di Dio), a Sara (sua moglie), a Isacco, a Giacobbe, a Giuseppe (il re dei sogni), a Mosè (il liberatore dalla schiavitù,. a Raab (che nascose le spie israelite a Gerico), a Gedeone (che con 300 uomini sconfise un esercito di migliaia), a Sansone (che uccise centinaia di Filistei), a Davide (il re), a Samuele (che scelse i primi re Saul e Davide), a tutti i profeti...

Enoc, il mio supereroe

Sapete... quest'elenco mi spaventa... tutti supereoi spirituali...che hanno fatto delle imprese strabilianti, di portata storica... Ebrei insiste che “per fede” hanno fatto tutto questo...

Per cui, se non faccio imprese simili (non divido le acque del mare, non  salvo l'umanità con l'arca)... allora significa che la mia fede “non va bene”; non ho abbastanza fede, perché se avessi fede farei imprese simili... Infatti, dice che “Gli uomini di Dio del passato erano famosi per la loro fede”
“ma che ora non ci sono più uomini simili”, verrebbe da aggiungere!



Sapete, di tutti questi supereroi che lo scrittore di Ebrei cita, ce n'è uno che il MIO supereroe; si chiama “Enoc”, ed è il mio supereroe  perché, secondo me, Dio l'ha messo lì affinché non ci scoraggiassimo di fronte a tutti gli altri supereroi

“Anche Enoc ebbe fede in Dio, e per questo Dio lo trasportò in cielo senza che morisse. Infatti di lui le Scritture dicono:  « Nessuno lo trovò più, perché Dio l’aveva preso ».  Prima che ciò accadesse, Dio aveva detto che Enoc  « era vissuto come piaceva al Signore ».” (Ebrei 11:5 PV)
Chi è Enoc? Enoc è il bisnonno di Noè e nella Bibbia lo troviamo solo tre volte.  Andando a ritroso lo troviamo: una in Ebrei (questa) e una in Luca.

“Gesù, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, di Eli...di Matusala, di Enoc, di Iaret, di Maleleel, di Cainam, di Enos, di Set, di Adamo, di Dio.(Luca 3:23, 37-38)

Che cosa ha fatto di così importante,  quale azione eroica o quale miracolo per essere citato come esempio di fede e per essere citato nella genealogia di Gesù?

Vediamo il terzo riferimento:

“Enoc visse sessantacinque anni e generò Metusela. Enoc, dopo aver generato Metusela, camminò con Dio trecento anni e generò figli e figlie. Tutto il tempo che Enoc visse fu di trecento sessantacinque anni .Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese. (Genesi 5:21-24)

Tutto qua? Dove sono le gesta eroiche, i mari che si aprono, le navi che galleggiano, le mura che cadono al suono della tromba?

Tutto qua! L'impresa più grande può non essere costruire una nave, o liberare un popolo, o vincere un esercito di cinquantamila con trecento... l'impresa più grande, spesso, è quella che pare in realtà più facile: Enoc camminò con Dio. Enoc  « era vissuto come piaceva al Signore.

Enoc è il mio supereroe...perché è “normale”! Non divide acque come fece Mosè, non sconfigge eserciti con una mascella d'asina come fece Sansone.

E' qualcuno con cui mi posso identificare, che fa qualcosa a cui posso arrivare: camminare con Dio, vivere come piace a Dio ... se po' ffà!

Mi piace perché mi dice che Dio non calcola il premio in base all'utile che produci per la sua azienda: non ci sono incentivi, o premi di produzione; non puoi “ingraziarti” il capoufficio per la mole di lavoro che fai o per la resa di quello che produci. Non c'è altra maniera di piacere a Dio se non avere “la piena fiducia in cose che tu non vedi... ma Dio si!”

Avete mai visto le Paralimpiadi? Vorrei vedere assieme a voi un filmato...

 
Annalisa Minetti è una delle nostre atlete più affermate nel mezzofondo dedicato ai non vedenti, ed ha vinto alle ultime Paralimpiadi di Londra la medaglia di bronzo nei 1500 metri.

I 1500 sono una gara da pazzi: è uno sprint che dura tre giri di pista dove dai tutto quello che hai,  ma devi dosare le forze, controllando te stesso e gli avversari attorno. 

Annalisa corre in pista, e come tutte la altre atlete non vedenti corre.. con il suo braccio destro legato con una striscia di stoffa al braccio sinistro della sua guida, che è un atleta vedente. Annalisa deve ascoltare la voce della sua guida, per sapere quello che gli sta succedendo attorno, quando attaccare, quando rallentare. La vittoria di Annalisa dipende da quanto riesce ad affidare i suoi muscoli, il suo cuore, la sua voglia di vincere a qualcuno che vede per lei... Annalisa deve avere “piena fiducia” nella sua guida.

Hai tu questo tipo di rapporto con Dio? Sai affidargli i tuo muscoli, il tuo cuore, la tua voglia di vincere le sfide che quotidianamente ti propone la vita? Sei legato indissolubilmente al suo braccio e ascolti la sua sola voce mentre corri?

Camminare con Dio, vivere come piace a Dio, significa; fare il suo volere ogni giorno rispettare le sue regole ogni giorno cercare la sua presenza ogni giorno avere pazienza ogni giorno ascoltare la sua voce ogni giorno.

Camminare con Dio, vivere come piace a Dio, significa; fare il suo volere ogni giorno ...anche quando le benedizioni stentano ad arrivare; rispettare le sue regole ogni giorno...anche quando tutti gli altri intorno ti prendono per pazzo; cercare la sua presenza ogni giorno… anche quando ti senti con le spalle al muro, alla fine della corda, chiuso in una gabbia; avere pazienza ogni giorno ...anche quando non sembra accadere nulla; ascoltare la sua voce ogni giorno… anche quando non capisci il perché Dio ti sta portando lungo quel percorso.

C'è un premio a tutto questo?

Ebrei afferma che sì, c' è un premio:

“Ora, senza fede, è impossibile piacere a Dio. Chi vuole avvicinarsi a Dio, deve credere che Dio esiste e che ricompensa quelli che sinceramente lo cercano.” (Ebrei 11:6 PV)

Ma, come è successo per Enoc, per Mosè, per gli altri, il premio potrebbe non essere immediato; ma potresti, come Annalisa, stringere con le mani la medaglia... ma non vederla ancora.

“Questi uomini di fede, di cui ho parlato, morirono tutti senza aver ottenuto le cose che Dio aveva loro promesso; ma le videro soltanto da lontano e ne furono felici, perché dichiaravano che questo mondo non era la loro vera casa: erano soltanto di passaggio sulla terra, come forestieri in esilio.” (Ebrei 11: 13)

La mia vita è fatta di benedizioni su benedizioni, ma so che le benedizioni più grandi, quelle che Dio mi ha promesso, debbono ancora venire. E la promessa è questa, rinnovata di anno in anno, di stagione in stagione da otto anni:

“Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente” (Ebrei 6:14)
Io voglio essere come Enoc; non mi importa di vedere il mare aprirsi davanti a me  (se succedesse ne sarei felice, ma non è su questo che si fonda la mia fede), ma voglio come Enoc “camminare con Dio”, lasciare che sia lui a guidare la mia corsa; voglio “vivere come piace a Dio”, sapendo che sono di passaggio e in esilio su questa terra, ma che la mia vera dimora è nei cieli.

E' semplice tutto questo?

Se vi dicessi di si sarei il più grande bugiardo del mondo!

Io mi sono da sempre definito un “leader riluttante”, uno di quelli difficili, su cui il Signore deve lavorare per persuaderli, uno di quelli per i quali la “obbedienza al primo comando” non esiste.

Ma sono certo di una cosa: il motivo perché il Signore continua a benedire ciò che faccio per lui, e a benedirmi in generale è che Dio SA che, alla fine, faccio quello che Lui mi chiede. Sa che di me si può fidare!

Non avrei mai voluto fare il pastore dei giovani a 29 anni...  ma Dio lo ha chiesto, ed io ho obbedito. Non avrei mai voluto diventare un predicatore, non avrei voluto mai diventare un Anziano di chiesa, non avrei mai voluto piantare una nuova chiesa, non avrei mai voluto andare negli Stati Uniti per completate gli studi, non avrei mai voluto organizzare una serie di conferenze internazionali ad Ostia, non averi mai voluto dare il 25% del mio reddito alla Sua opera... ma Dio lo ha chiesto, ed io ho obbedito

… non avrei voluto mai andare in Zimbabwe... ma Dio lo ha chiesto, ed io obbedisco... perché io ho una “piena fiducia in cose che io non vedo, ma che Dio vede” ; perché io ho piena fiducia della guida di Dio. Perché io non so perché vuole che io vada in Africa ma lui me lo ha chiesto, ed io lo faccio

Come fare?

Come posso dunque camminare assieme Dio? Come posso imitare Enoc ed essere elencato nella “Hall of Fame” di quelli che sono esempi di fede in Dio?

“Anche noi, dunque, davanti a questa grande folla di uomini di fede, dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci ostacola o ci trattiene, specialmente di quei peccati che ci imprigionano così facilmente; e dobbiamo correre con decisione la corsa che Dio ci ha proposto.    Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, nostra guida ed esempio perfetto di fede. (Ebrei 12:1-2a)

1. Sbarazzati dei peccati

“Dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci ostacola o ci trattiene, specialmente di quei peccati che ci imprigionano così facilmente”

Cominciamo dalle cose “ovvie”. Il peccato è una “prigione” in cui è facile entrare e difficile uscire: stanne alla larga. E più cammino con Dio, più ascolti la sua sola voce, più facile sarà uscire o non entrare affatto in quella prigione.

2. Corri con decisione

“dobbiamo correre con decisione”

Non passeggiare Annalisa per vincere ha dato tutto, si è allenata, non si è risparmiata. Paolo racconta così il suo “allenamento” per Cristo:

“Perciò, io corro dritto al traguardo, mettendocela tutta; lotto come un pugile che vuol vincere e non tira colpi a vuoto;  mi sottopongo a dei sacrifici come un atleta e tengo il mio corpo a disciplina, per paura di essere squalificato e messo da parte, proprio io che ho iscritto gli altri alla gara!” (1 Corinzi 9:26-27 PV)

3. Corri la tua corsa, non quella di altri

“la corsa che Dio ci ha proposto.”

Dio ti ha formato con una forma unica che solo tu hai; ti ha dato dei doni spirituali, un cuore, delle abilità, una personalità e delle  esperienze uniche, che nessuno altro ha. Nessun altro può correre la tua corsa: ma devi correre la tua, non quella che decidono altri per te,  fossero anche i tuoi genitori, il tuo sposo o la tua sposa, il tuo capo, il tuo pastore. Puoi ricevere buoni consigli, ma se questi cozzano con la tua SHAPE, stai per correre una corsa sbagliata.

4. Tieni lo sguardo fisso su Gesù

"Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, nostra guida ed esempio perfetto di fede."

La guida, colui che deve dire, a te cieco, cosa fare, quando scattare, quando riposarti, cosa fanno gli avversari attorno, è solo Gesù. Vedi di connettere costantemente il tuo braccio destro al suo braccio sinistro,  di tenere aperte le orecchie, anche se lo stadio urla impazzito, concentrandoti sulla sua sola voce.

E, soprattutto, abbi la completa certezza che quello che speri in Cristo si realizzerà; abbi la piena fiducia che Cristo vede per te, e ti guida.

Conclusione

“Che cos’è la fede? È la completa certezza che quello che si spera si realizzerà. È la piena fiducia in cose che non si vedono.”

Che tu non vedi, ma che Gesù vede per te.



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Muovere il tempio di Dio
Cosa devo fare nella mia vita oltre a costruire sulla pietra angolare di Gesù, consacrarmi a Dio ed offrimi ogni giorno a Lui? Sarò realmente il tempio di Dio se cederò al Signore il mio privilegio di decidere nella mia vita se muovermi o aspettare.
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Nelle ultime tre settimane ci siamo mossi alla ricerca del tempio di Dio partendo dal versetto di Esodo 25:

“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25: 8)

E ci siamo chiesti se fosse ancora necessario un tempio, e se si dove fosse; Paolo lo aveva chiaramente indicato:

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

Noi ora siamo il Tempio di Dio! Noi siamo diventati il posto dove posso incontrarlo, e dove anche gli altri possono vederlo...

Ma abbiamo anche visto che  questo non è “automatico”: non basta sapere che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio.

Io Sarò il tempio di Dio se...

1. Se sono costruito/ costruita secondo il progetto di Dio.
2. Se sono consacrato/ consacrata a Dio.
3. Se offro me stesso/ me stessa ogni giorno a Dio.

C'è un ultimo passo per essere veramente il Tempio di Dio. Io sono il tempio di Dio se:

4. Se mi muovo secondo il volere di Dio

Sapete, in Esodo Dio aveva disposto di costruire un Tempio perché lui sarebbe stato là dentro e là avrebbe incontrato il suo popolo, anche se poi avrebbe incontrato  solo il Sommo sacerdote una volta all'anno.

Il Signore aveva ordinato per filo e per segno come sarebbe stato costruito il Tabernacolo (il nome designato per indicare il tempio).

Probabilmente durante il prossimo anno  faremo una serie di messaggi su come era costruito ed il significato simbolico e di ogni sua parte, ma oggi voglio anticipare una di queste caratteristiche; la troviamo in Numeri 9:

“E tutte le volte che la nuvola si alzava dalla tenda, i figli d'Israele si mettevano in cammino e si accampavano dove si fermava la nuvola. I figli d'Israele si mettevano in cammino all'ordine del SIGNORE e si accampavano all'ordine del SIGNORE. Rimanevano accampati tutto il tempo che la nuvola restava ferma sul tabernacolo. Quando la nuvola rimaneva per molti giorni sul tabernacolo, i figli d'Israele osservavano la prescrizione del SIGNORE e non si movevano. Se avveniva che la nuvola rimanesse pochi giorni sul tabernacolo, all'ordine del SIGNORE rimanevano accampati e all'ordine del SIGNORE si mettevano in cammino. Se la nuvola si fermava dalla sera alla mattina e si alzava la mattina, si mettevano in cammino; o se dopo un giorno e una notte la nuvola si alzava, si mettevano in cammino.  Se la nuvola rimaneva ferma sul tabernacolo due giorni o un mese o un anno, i figli d'Israele rimanevano accampati e non si movevano; ma, quando si alzava, si mettevano in cammino. All'ordine del SIGNORE si accampavano e all'ordine del SIGNORE si mettevano in cammino; osservavano la prescrizione del SIGNORE, secondo l'ordine trasmesso dal SIGNORE per mezzo di Mosè” (Numeri 9:17-23)

Il Tabernacolo non era stato costruito per essere un “tempio fisso, ma un tempio mobile.

Chi decideva di “muovere il tempio”? Era forse Mosè, il leader che li aveva slavati dalla schiavitù?
 Oppure era Aaronne, il Sommo Sacerdote, colui che, una volta all'anno si incontrava fisicamente con Dio?

Nè l'uno né l'altro; non era una decisione umana ma divina.

E notate una cosa: quando Dio decideva di muovere il Tabernacolo, non si muoveva esclusivamente il Tabernacolo, ma l'intero accampamento.

Tutto veniva smontato, tutto si muoveva, tutto il popolo seguiva.

Perché, vedete, la parte importante dell'accampamento non erano le tende dove si dormiva, o quelle dove si cucinava, o quelle dove si mangiava o quelle dove ci si lavava...

La parte importante dell'accampamento era quella dove Dio era presente.

Avete mai riflettuto sul perché Dio abbia tenuto quaranta anni il suo popolo a girare a vuoto nel deserto del Sinai?

Uno dei motivi lo troviamo in Numeri al capitolo 13, ed era che, arrivati alla terra di Canaan, dopo averla esplorata per quaranta giorni, gli esploratori tornarono dicendo che non era possibile prenderla, che quella non era la terra promessa, che c'erano i “giganti”.

Dio si arrabbiò con loro perché non si fidavano di lui, e attese che tutti gli esploratori fossero morti
prima di farli entrare. Tutti, tranne Caleb e Giosuè che avevano detto: “Se Dio è con noi, ce la potremo fare”.

L'altro motivo lo troviamo in Deuteronomio:

“Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del Signore.” (Deuteronomio 8:3)

Dio doveva insegnare al suo popolo ad essere completamente dipendente dal suo volere, ad obbedire completamente ai suoi comandi, anche quando non capivano il perché. Anche quando la decisione di Dio  sembrava avere poco senso o nessun senso.

Anche quando ciò che Dio chiedeva sembrava impossibile, come conquistare città fortificate ed eserciti, sconfiggere giganti con un popolo di profughi  che fuggiva dall'Egitto attraverso il deserto.

In quel deserto Dio era la sola guida: di giorno con una nuvola, di notte con una colonna di fuoco.

E non è un caso che la nuvola stazionasse sul tempio, e che il tabernacolo fosse mosso  a seconda di dove si muoveva la nuvola.

Il messaggio era chiaro: “Se volete che io sia fra voi, dovrete muovervi dove io sarò.”

Questo valeva  per il tempio fisico nel deserto; e ora? E' ancora applicabile il concetto, visto che il tempio di Dio sono io e non è più un luogo fisico ma spirituale? Certamente si: Gesù lo dice:

“Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. ...Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.” (Giovanni 15:10, 14)

Abbiamo detto che ora io sono il tempio, e che lo Spirito di Dio abita in me attraverso lo Spirito Santo... E Dio è lo stesso dell'Antico Testamento, lo stesso che muoveva l'accampamento nel deserto secondo il suo volere.

Dio vuole ancora che il suo tempio sia un tempio mobile, che si muova secondo il suo volere, non il mio.

Che si muova spesso  contro la mia logica umana, che mi dice di restare, ma sia mosso da una logica superiore, quella di Dio, che tutto conosce, tutto vede, tutto domina.

Per essere il Tempio di Dio devo accettare che ci saranno...

a) momenti per muoversi

Nel Vangelo di Luca troviamo un episodio dove Gesù incontra tre persone che hanno reazioni differenti  circa il fatto di seguirlo.

Il primo è un discepolo che sembra rispondere bene, ma....

“Mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: «Io ti seguirò dovunque andrai». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».” (Luca 9:57)

Ma Gesù, ricordate,  legge nei cuori; e quello che leggeva nel cuore del discepolo era la voglia di un “posto fisico” dove poter stare con Gesù: una casa, un tempio forse.

Gesù afferma invece che per seguirlo bisogna essere degli eterni pellegrini, degli eterni “migranti”, perché lui non ha un posto fisico, ma abita nel cuore delle persone  che gli obbediscono.

Sei pronto, sei pronta a vivere una vita eternamente “in bilico”? Ad avere le valige sempre pronte, a decidere di abbandonare le belle cose che hai costruito attorno e a cui sei legato, a cui sei legata,  e che ti piacciono, per onorare Gesù e portare il tempio  dove Dio lo vuole portare?

Attenzione, non sto dicendo che TUTTI debbono essere “missionari” in Africa, o in India, o in Sudamerica.

Solo alcuni lo sono, come i nostri missionari Giuseppe ed Annarita in Zimbabwe, come Stefania Lazzarin in Togo, o come lo è stata per dodici anni la nostra Amy qui in Italia.

E' Dio che chiama ad essere missionari, ma è Gesù che legge il tuo cuore; e quello che vuole leggere in te è la tua disponibilità a muoverti  secondo il suo volere, non secondo il tuo.

A muovere le tende della tua vita contro i giganti che popolano la terra promessa armato di poco o nulla. Non spade, non lance, né carri armati o caccia bombardieri o sommergibili,  ma della sua sola benedizione e del suo favore.

A muovere contro le tue più grandi paure, perché sai che non sei capace di fare  quello che Dio ti chiede di fare così che, quando lo avrai fatto il merito, la gloria non andrà a te ma a lui, a Dio, che l''ha reso possibile.

Il secondo sembra rispondere con un buon motivo ma...

“A un altro disse: «Seguimi». Ed egli rispose: «{Signore,} permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma egli gli disse: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; ma tu va’ ad annunciare il regno di Dio». “ (Luca 9:59-60)

Cosa c'è di più giusto  di assistere al funerale di tuo padre?

Ma Gesù afferma che anche quello messo dinanzi all'annunzio del Regno di Dio diventa poca e insignificante cosa.

Quali cose “giuste” stai facendo che ti frenano dal muovere il tempio di Dio che è il tuo corpo, ed annunciare il Regno di Dio?

La famiglia, il lavoro, la tua stessa chiesa... cose onorevoli e giuste... ma che quando e se il Signore dice “seguimi” diventano cose morte che altri possono seppellire, non tu!  Il tuo tempo, la tua vita, appartiene a colui che ne ha fatto il suo tempio.

Attenzione, non sto dicendo che devi vendere tutto e vivere di elemosina come Francesco di Assisi.

Ma Gesù vuole sapere che tu sarai disposto a farlo, se serve, se lui te lo chiede.

Il terzo sembra fare una richiesta semplice, ma...

“Un altro ancora gli disse: «Ti seguirò, Signore, ma lasciami prima salutare quelli di casa mia». Ma Gesù {gli disse}: «Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi volga lo sguardo indietro è adatto per il regno di Dio».” (Luca 9:61-62)

In fondo, cosa c'è di male nel salutare coloro con cui sei vissuto per tanto, sapendo che per altrettanto non li vedrai più? Ma Gesù dice che se in te vivrà la nostalgia e il rimpianto per i giorni passati non sarai adatto  ad essere il suo tempio.

Attenzione, non sto dicendo che dovrai odiare la tua famiglia ma che per essere efficace come tempio di Dio non dovrai avere rimpianti,  sentire come fosse una punizione quando e se il Signore ti ti porterà a servirlo lontano da quegli affetti.

Gesù sceglie i suoi servitori in base a questo: alla tua disponibilità a muovere il tuo tempio, alla tua disponibilità ad abbandonare ciò che hai, alla tua disponibilità a non rimpiangere la scelta di seguirlo.

E infatti, appena dopo questi versetti di Luca, Gesù “sceglie” e “manda”.

“Il Signore designò altri settanta discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dov'egli stesso stava per andare. (Luca 10:1)

Tu potresti dirmi:  “Ok, Marco, ho capito, per essere il tempio di Dio dovrò muovermi in continuazione.”

Assolutamente no; così come il Tabernacolo non era sempre in movimento, ma talvolta si fermava per un giorno, talvolta per un mese, talvolta per un anno, per essere il Tempio di Dio devo accettare che ci saranno...

b) momenti per aspettare

Personalmente ODIO questi momenti: mi conoscete, sono un “ipercinetico”, un iperattivo, e per sentirmi vivo devo “lavorare”; sia che si tratti del mio lavoro secolare, sia che si tratti del lavoro del Signore.

Ma i periodi dove aspettare non sono meno “biblici”  di quelli dove muoversi:

“E (Gesù) disse loro: "Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco". Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare.”(Marco 6:31)

Talvolta Dio ci mette in “stand by”. Perché?

Ci sono una quantità di motivi: per permetterci di “ricaricarci”,  (come nel caso degli apostoli) per studiare meglio la sua parola  ed essere più preparati a servirlo per attendere che ritorniamo a lui dopo una caduta...

E poi, ci sono quelle volte  che il motivo è, molto semplicemente, “perché io sono Dio e ho deciso così”.

Sono quelle le volte che temo di più, perché non trovo un senso, una risposta.

Personalmente posso dirti che ho imparato di più nei momenti in cui il Signore mi ha messo a sedere in panchina di quelli in cui il Signore  mi aveva schierato al centro dell'attacco.

Ma sono quelle le volte dove ho imparato di più: sono quelle le volte dove sono cresciuto di più, quelle dove ho dovuto accettare che Dio è Sovrano, che io sono suo servo, e che lui sa molto meglio di me  cosa mi serve.

E' la volontà di Gesù di andare?  Allora vado,  e faccio il mio meglio. E' la volontà di Gesù di rimanere?  Allora rimango,  obbedisco, accetto che lui sa cosa è il meglio per me.

Proverbi dice:

“Il cuore dell'uomo medita la sua via, ma il SIGNORE dirige i suoi passi.”  (Proverbi 16:9)

Conclusione

Siamo partiti alla ricerca del Tempio di Dio...  ed abbiamo scoperto  che non dovevamo far altro che fermarci  per trovare il tempio che cercavamo.  Per scoprire che ora il tempio di Dio  siamo noi stessi.

Ma, ciascuno di noi deve scegliere di diventarlo.  E'  una via da seguire,  una via in salita, ma alla cui sommità ti aspetta questo:

'Io faro dei vincitori le colonne del tempio del mio Dio e non ne usciranno più. Scriverò su di loro il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, la nuova Gerusalemme, che sta per scendere dal cielo dal mio Dio. Su di loro scriverò anche il mio nuovo nome'. (Apocalisse 3: 12 PV)

Preghiamo.

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Riaccendere il fuoco nel Tempio di Dio
Immagine: dghdelgado.comE' impossibile continuare ad essere bollente per Gesù senza immettere la sua energia nella mia vita. Come posso allora ricevere quella energia da lui?
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Siamo alla terza parte  della nostra personale ricerca del Tempio di Dio, e avevamo visto che il Tempio esiste ancora, non è più un luogo fisico, ma un luogo spirituale:

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

Nelle due precedenti puntate avevamo visto che sarò il Tempio di Dio se:

1. Se sono costruito secondo il progetto di Dio

Dove la pietra angolare è Gesù, il terreno su cui costruisco è la Parola di Dio  (se la leggo, la studio e la metto in pratica), controllando lo stato d'avanzamento del mio Tempio (se ho come frutto dello Spirito più gioia, più pace, più amore ecc.), e badando alla solidità dell'edificio
(frequentando una chiesa locale dove posso essere rafforzato.

2. Se sono consacrato/ consacrata a Dio

Dove innalzo sul tetto del mio tempio la bandiera di Gesù (non basta possederla ma si deve vedere sventolare su di me), devo essere differente dal mondo (il mio comportamento deve dimostrare che sono di Gesù), e devo testimoniare Gesù agli altri (spiegando che il mio comportamento differente è frutto della mia fede in Gesù).

C'è un terzo passo che devo fare per essere realmente il tempio di Dio: ed è forse il più importante.

Perché, vedete, la vita cristiana non è uno sprint, dove mi basta fare i primi cento metri, ma piuttosto una maratona, dove devo fare tutti i 42 chilometri e 195 metri per vincere. Paolo lo sapeva bene:

“Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno.” (2 Timoteo 4:7-8a) 

Non importa come iniziamo, se lentamente o velocemente, ognuno ha il proprio passo. Ma nella maratona cristiana è importante come finiamo.

Nella prima predicazione avevamo parlato di chimica, quando avevamo visto l'effetto di un “catalizzatore” (una sostanza che accelera un processo, e avevamo visto che la chiesa locale è il catalizzatore per il credente, in quanto accelera la crescita spirituale).

Questa volta voglio parlare di fisica, e precisamente del 1° e del 2° principio della Termodinamica
che affermano che  “Se cessiamo di immettere energia  in un sistema esso tenderà a tornare allo stato con minor contenuto di energia. La maniera per misurare l'energia di un sistema è detta entropia”.

Concetto difficile, che cercherò di spiegarvi attraverso un breve filmato di solo un minuto.



Avete capito tutto vero? Se si, siete laureati in fisica, se no, siete normali... come me...  Forse serve un secondo filmato di un minuto e mezzo...




Tu ti starai chiedendo adesso: “Marco, cosa c'entra l'acqua che bolle con la mia fede?” “E che cosa è l'entropia?”

Sapete, nessuna cosa sulla terra è capace di auto sostenersi, di creare energia dal nulla. Vorrei rivedere con voi il filmato, e commentarlo assieme questa volta.


Immagina che l'acqua sia la tua vita: prima che arrivasse la fiamma di Gesù: era abbastanza piatta, calma, statica.

Poi hai conosciuto Gesù... gli ci è voluto un pochino per “scaldare” la tua vita... ma poi hai cominciato a essere caldo (o calda)  per lui.

La tua vita ha cominciato a muoversi, a ribollire... sei diventato il tempio di Dio, hai esposto la sua bandiera, lo hai testimoniato...

Ma, dice la Termodinamica, se togli la Sua energia, tornerai ”allo stato con minor contenuto di energia”.

La tua vita tornerà ad essere null'altro che una pentola d'acqua fredda.

Per continuare ad essere il Tempio di Dio, devi continuare a immettere energia nella tua vita.

Come fare?

3) Se offro me stesso/ me stessa ogni giorno a Dio

Dio aveva dato istruzioni  affinché nel suo Tempio  vi fosse sempre un fuoco acceso:

“Il fuoco dev’essere mantenuto sempre acceso sull’altare, e non lo si lascerà spegnere.” (Levitico 6:6)

E su quel fuoco, ogni mattina, il sacerdote avrebbe dovuto fare questo:

“Collocherai l'altare davanti al velo che è davanti all'arca della testimonianza, ... Aaronne vi brucerà sopra dell'incenso aromatico; lo brucerà ogni mattina” (Esodo 30:6-7)
Nell'Antico Testamento  l'incenso si offriva a Dio  invece delle preghiere.

L'incenso è una resina che se bruciata produce due cose: a) un fumo denso e leggero che sale velocemente; b) un profumo stupendo che riempie il luogo.

Allora, se io sono il tempio di Dio, devo avere un fornello acceso in camera, e bruciare incenso la mattina? Assolutamente no! C'è un altro tipo di incenso  che Dio vuole da me nel suo tempio:

Come posso offrire me stesso ogni giorno a Dio?

a) Pregando ogni giorno 

Davide dice questo circa la preghiera:

“La mia preghiera sia in tua presenza come l'incenso, l'elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera”. (Salmo 141:2)

Le mie preghiere producono un fumo leggero che raggiunge rapidamente il mio Signore, producono un profumo intenso che riempie il tempio, riempie me, che Dio può sentire, e che arriva anche alle persone che mi circondano.

Una persona che prega costantemente profuma di preghiera, e gli altri se ne accorgono, anche se non sanno  da cosa provenga il profumo.

Ritaglia un tempo  (o più tempi) quotidiani  per parlare con Dio; profumerai di più.

Secondo modo per offrire me stesso a Dio ogni giorno:

b) Leggendo la Bibbia ogni giorno 

Paolo afferma:

“Tutto ciò che è stato scritto in passato [nella Bibbia] ci serve come insegnamento, perché quando leggiamo le Scritture, crescono in noi la pazienza e il conforto, che ci danno speranza.” (Romani 15:4 PV)

In sole due righe Paolo crea una intera predicazione sul perché leggere la Bibbia: egli afferma che, se leggo la Bibbia: a) avrò insegnamento, b) avrò più pazienza c) sarò confortato, d) e avrò speranza.

Non sai cosa fare nella tua vita? Leggi la Bibbia: lì ci sono gli insegnamenti su cosa fare!

La tua pazienza è sempre più scarsa (in famiglia, al lavoro, tra gli amici)? Leggi la Bibbia: lì c'è la  trasfusione di pazienza che ti serve.

Sei sconfortato? Leggi la Bibbia! Lì si trova il conforto che cerchi.

Ti senti senza speranza? Leggi la Bibbia! In essa c'è la speranza che ti serve.

Più leggi,  più ottieni... ma non servono “maratone” di lettura: serve costanza. dedica almeno 10 minuti al giorno  alla lettura della Bibbia.

Terzo modo per offrire me stesso ogni giorno:

c) Frequentando le attività della chiesa assiduamente

La prima chiesa lo faceva:

“E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore”  (Atti 2:46)

Sai cosa accade, quando vieni al culto, quando vai al piccolo gruppo, quando vieni alle riunioni di preghiera, quando rimani per l'agape, quando partecipi alla vita della tua chiesa locale? Davide ha scritto un intero salmo (il 133) per descrivere quello che accade:

“Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme! È come olio profumato che, sparso sul capo, scende sulla barba, sulla barba d'Aaronne, che scende fino all'orlo dei suoi vestiti; è come la rugiada dell'Ermon, che scende sui monti di Sion; là infatti il SIGNORE ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno.” (Salmo 133:1-3)

Come padre, quando i miei figli erano piccoli,   la cosa più bella era vederli quando giocavano assieme  e ridevano;  questo sentimento lo provo perché il Signore  mi ha dato lo stesso sentimento  che lui prova per me e per te!

Dove c'è comunione fraterna,  c'è gioia;  dove c'è gioia,  c'è la benedizione del Signore.

Conclusione

Siamo partiti dai principi della Termodinamica e dall'acqua che bolle. Come è la tua vita di credente?
Bolle ancora, oppure si è fermata? Ricorda il secondo principio della termodinamica:

Se cessiamo di immettere energia  in un sistema esso tenderà a tornare allo stato con minor contenuto di energia”.

Se cessi di immettere energia  sotto forma di preghiera, di lettura della Bibbia, di partecipazione costante alla vita della tua chiesa locale la tua vita spirituale tornerà  allo stato in cui era  prima di conoscere Gesù...

Ma sai una cosa? Per il “sistema pentola” non è un gran problema; l'acqua torna ad essere acqua calda, poi tiepida.

Per il “sistema tempio di Dio” quale tu sei il problema c'è: tu sei rinato, tu sei rinata in Cristo, e lui non accetta  che tu ritorni ad essere tiepida.

Non ci credi? Leggi quello che Gesù dice ad una chiesa in Apocalisse:

“Per la chiesa che è nella città di Laodicèa, scrivi questo: Così dice il Signore, l'Amen, il vero e fedele Testimone, il Capo delle creature di Dio: Io so tutto di voi. So che non siete né freddi né ardenti. Magari foste freddi o ardenti! 16Invece, non siete né freddi né ardenti, e mi disgustate fino alla nausea.” (Apocalisse 3:14-16 TILC)

Gesù ti ha accettato quando eri freddo, quando eri fredda, e di ha dato l'energia per bollire d'amore per lui. E vuole che tu sia ancora bollente di amore, che tu continui ad immettere  la sua energia nella tua vita di credente, ad avere quel fuoco perennemente acceso nel suo tempio che è il tuo corpo.

Ma non può accettare che tu sia tiepido, sia tiepida; quello no! Perché quello lo disgusta fino alla nausea; e non perché ti odia, ma perché ti ama:

“Io tratto severamente quelli che amo; cambiate vita, dunque, e impegnatevi con tutte le forze.” (Apocalisse 3:19 TILC)

Accendi di nuovo la fiamma sotto la pentola della tua vita, accendi di nuovo il fuoco nel tempio di Dio. E questo che si aspetta da te... E' questo quello che desidera  più di ogni altra cosa:

“Ascoltate, io sto alla porta e busso. Se uno mi sente e mi apre, io entrerò e ceneremo insieme, io con lui e lui con me.” (Apocalisse 3:20 TILC)

Preghiamo.
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Cosa sventola sul tuo Tempio?
Come credente sono il tempio di Dio... ma quale bandiera sventola sul tetto? Le persone passando possono riconoscere a chi appartengo? Possono vedere che è differente da tutti gli altri?
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La scorsa settimana abbiamo iniziato la ricerca del nuovo Tempio di Dio, visto che quello originale, a Gerusalemme, era stato distrutto nel 70 DC.

Perché è necessario un tempio per incontrare Dio? Perché lui stesso lo ha detto:

“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25: 8)

E avevamo anche visto che il Tempio attuale non è fatto di pietre e colonne, ma di carne e sangue:

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

 Ogni uomo e ogni donna   PUO' divenire il Tempio di Dio.. se la costruzione nasce, si sviluppa e si consolida sulla pietra angolare che è Gesù.

“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore”.  (Efesini 2:20-21)

Ora siamo il nuovo tempio, uomini e donne, edificati su Cristo...

E ora? Cosa succede al mio tempio? Basta averlo edificato su Gesù,  ovvero aver ascoltato la sua Parola leggendo la Bibbia, messo in pratica i suoi insegnamenti  fatto crescere il frutto dello spirito e frequentato una chiesa locale?

Se ho fatto tutto ciò... bene!  Sono all'inizio! E' come se fossi arrivato a mettere il tetto  della mia costruzione.

Ora tutto è pronto  per essere utilizzato: e sarò realmente il tempio di Dio se...

Se sono consacrato/ consacrata a Dio

Un tempo, quando si finiva  una costruzione qui in Italia e si arrivava a mettere il tetto, era usanza esporre  sulla parte più alta del tetto il tricolore, la bandiera italiana.

Era un'usanza  che stava a significare due cose: la prima che in quella casa  avrebbero abitato degli italiani.

C'era un tempo dove noi eravamo fieri delle nostre origini, del nostro essere una nazione unita. Migliaia di persone erano morte per rendere unita una nazione che era stata terra di conquista da parte di francesi, spagnoli, arabi, tedeschi. Ora lo siamo un po' meno...

Il secondo significato era che quella casa sarebbe stata protetta  dallo Stato Italiano. Le persone avrebbero obbedito alle sue leggi e per questo lo Stato si sarebbe preso cura di proteggere e aiutare chi la abitava. Ora fa un po' tenerezza...

Nelle regioni del sud invece, era usanza esporre una “frasca” un ramo di un albero tagliato di fresco.

La si metteva (e la si mette ancora talvolta) per simboleggiare che la costruzione era stata piantata, radicata in terra come l'albero, e che era viva e dava il suo frutto.

Entrambi questi “riti”, un po' “pagani” in verità, servivano a “dedicare” a “consacrare” la casa,  ad affermare la sua funzione sia come protezione (la bandiera) sia la crescita (la frasca).

Erano fatti su una costruzione, su un “luogo”, ma erano destinati a favore di chi avrebbe abitato quel luogo.

Anche per i templi esisteva qualcosa di simile. Nell'Antico Testamento esisteva un rito per “consacrare”,  ovvero rendere sacri, puri, coloro che servivano presso il tempio:

“Prenderai del sangue che è sull'altare, dell'olio dell'unzione e ne spruzzerai su Aaronne e sui suoi paramenti, sui suoi figli e sui paramenti dei suoi figli con lui. Così saranno consacrati lui, i suoi paramenti e insieme a lui i suoi figli e i loro paramenti. (Esodo 29:21)

E ora? Come posso consacrarmi al Dio? Quale bandiera,  quale frasca debbo issare sulla parte più alta del tempio  che è la mia persona? Ci sono tre azioni che devo fare:

a) Devo innalzare la bandiera di Gesù

Devo continuare a spruzzarmi di sangue e di olio per essere accettato da Dio? Ebrei dice che non non serve più:

“Così, fratelli, ora abbiamo piena libertà di entrare nella presenza di Dio per mezzo del sangue di Gesù, una via nuova e vivente che il Signore ha aperto per noi attraverso la cortina, cioè il suo corpo” (Ebrei 10:19-20 PV)

Eccola la bandiera giusta, il sangue di Gesù  che ha sostituito,  una volta e per sempre,  quello dei sacrifici di animali  sull'altare del Tempio.

Gesù è stato l'ultimo sacrificio necessario.  Lui ha squarciato la cortina  che ci divideva dalla presenza del Padre.  Lui ha detto sulla croce “epho telèo”  che è tradotto nelle bibbie come “è compiuto,  ma in realtà significa “è pagato!”

La bandiera che mettevamo sul tetto di casa significava che avrebbero abitato degli italiani, che avrebbero obbedito alle leggi dello Stato, e che per questo lo Stato li avrebbe protetti.

La bandiera di Gesù, il suo sangue, significa che nel mio tempio abiterà Lui, attraverso lo Spirito Santo, che obbedirò alle sue leggi, i comandamenti, e per questo io sarà protetto, sarò protetta da lui. E' Dio che afferma attraverso Isaia:

“Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio! Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore.” (Isaia 43:1-3)

Vi siete mai chiesti a che cosa serva una bandiera? Perché sono state inventate?

Tanto tempo fa, quando gli uomini facevano le guerre “a piedi” e le uniche  armi per uccidere a distanza, erano le frecce e i sassi, dopo che erano state tirate tutte verso l'avversario la battaglia finiva per svolgersi a “mazzate e male parole”.

E, nel trambusto che si creava poteva capitare di non sapere più  da che parte  si doveva tirare mazzate: la bandiera serviva a capire con un'occhiata quale era il nostro esercito e la parte con cui stavamo combattendo.

Non bastava possederla, bisognava che “sventolasse” per assolvere al suo compito. Era (ed è) un simbolo di appartenenza: “Io sto da QUESTA parte”.

Allo stesso modo la bandiera di Gesù non mi basta averla dentro di me, le persone la debbono “vedere”, deve sventolare sul mio tempio, la gente deve capire “da che parte sto”, a chi appartiene il mio tempio.

Se metto un tricolore sul tetto, sto affermando che per me, l'essere italiano ha un valore, e voglio che si veda da distante... è per quello che la metto in cima.

Se metto Cristo come bandiera sul mio tempio, sto affermando che io voglio essere suo.

Seconda azione: per essere consacrato a Dio:

b) Devo essere differente dal mondo

San Pietro, oppure la moschea di Gerusalemme, o la Sinagoga di Roma, non sono edifici che passano inosservati: li riconosci da lontano!

Se io sono il tempio di Dio, non posso essere confuso con tutto il resto del paesaggio: le persone debbono vedere da distante che sono il “tempio di Dio”, Pietro dice:

“Siate santi, invece, in tutto ciò che fate, proprio come è santo il Signore che vi ha chiamati.” (1 Pietro 1:15 PV)

Vi ricordo che “santo” non significa andare in giro con un cerchio dorato  che levita sopra la nostra testa e si illumina di notte, ma  “distinto, differente, separato”.

Tu potresti dirmi: “OK Marco, ho capito, devo andare in monastero.” Certamente no! Paolo lo dice chiaramente:

 “Infatti, non potete vivere in questo mondo senza venire a contatto con gente del genere.” (1 Cor. 5:9 PV)

Significa invece che, in tutto ciò che faccio, (e qui quando dico “tutto” intendo “tutto”, non solo le cose private, di chiesa, o di fede, ma ogni attività che svolgo quando sono sveglio), in tutto ciò che faccio SI DEVE VEDERE che Gesù è la pietra angolare.

Paolo lo dice chiaramente:

“Infatti, anche se una volta eravate nel buio, ora invece siete pieni della luce del Signore, ed il vostro comportamento lo deve dimostrare.” (Efesini 5:8 PV)

Terza azione per essere consacrati a Dio :

c) Devo testimoniare Gesù

Se qualcuno chiedesse al padrone di una casa  dove il tetto è stato finito da poco perché ha messo la bandiera, o la “frasca”, saprebbe rispondere?

Probabilmente no! Io stesso ignoravo il motivo di questa usanza fino a prima di scrivere questo messaggio. Sapete, qualche volta,  anche a noi credenti capita qualcosa di simile.

Abbiamo messo sul tempio del nostro corpo la bandiera di Gesù, facciamo si che “si veda da lontano” che siamo “santi”, distinti, differenti, separati", ...ma poi non sappiamo spiegare  perché lo facciamo!

Se qualcuno ti chiedesse  quale è il fine di tutto quello che fai come credente, cosa risponderesti?

Per ottenere il Paradiso? Quello già lo hai, se credi, sei salvato/ salvata per Grazia, attraverso la fede, non per opere.

Per rendere il mondo un posto migliore? Ottimo, ma ci sono centinaia di associazioni che perseguono la stessa cosa.

Perché Gesù ti dice di amare gli altri? Vero, ma anche Ghandi lo diceva.

Vi faccio un esempio: conosciamo bene Compassion, e sappiamo bene quello che fanno: salvano, nutrono ed educano bambini.

Ma ci sono tante altre organizzazioni che lo fanno, Save the children, Oxfam, Amref... Ma, nel logo, Compasssion spiega perché lo fanno... “Liberare i bambini dalla povertà...  nel nome di Gesù”!

Rendono il mondo un migliore? Certamente! Amano gli altri? Assolutamente si...

Ma hanno voluto sottolineare che il fine di tutto questo, non è una gloria terrena, ma la gloria del nome di Gesù.

Gesù stesso lo ha affermato:

“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.  Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli..” (Matteo 5:14-16)

La bandiera che sventola sul mio tempio, il mio tempio che si vede da lontano  perché è differente, ha come fine la Gloria di Dio.

Conclusione

C'è una bandiera che sventola  sul tuo tempio? C'è la bandiera di Gesù? Sappi che per essere il tempio di Dio  non basta tenerla ripiegata in un angolo della tua vita.

Per essere realmente il tempio edificato sulla pietra angolare di Gesù devi esporla, renderla visibile, rendere la tua vita un tempio  che nessuno può scambiare con un altro, e il cui fine è la gloria di Cristo.

Preghiamo.

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Costruire su Gesù il mio tempio
Su cosa sto costruendo il tempio per incontrare Dio? Sulla roccia e con la pietra angolare di Gesù, oppure con qualcosa d'altro nel mondo?
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A quanti piacciono i film di Indiana Jones? Una delle caratteristiche che accomuna  i quattro film
della saga (1981, 1984, 1989 e 2008) é che l'archeologo/ avventuriero  è sempre alla ricerca di “qualcosa”.

La prima volta è alla ricerca dell'Arca del Patto, la seconda di alcune pietre sacre, la terza del Graal, la quarta di un teschio di cristallo. E ogni volta queste cose “preziose” si trovano in un posto “sacro”,  o in un tempio,.

Siccome coloro che fanno gli sceneggiatori  non non fanno quasi mai le cose a caso, ma studiano prima quello che può attirare  di più gli spettatori, il fatto che ogni volta abbiano messo  gli oggetti simbolo del film in un tempio/ luogo sacro, sta ad indicare una cosa ben precisa: come uomini e donne pensiamo che qualcosa di  molto importante, debba essere contenuto in un luogo molto importate; sacro, come un tempio.

Quanti conservano il proprio diario scolastico oppure la prima pagella oppure il primo bigliettino del futuro sposo o sposa, o qualsiasi altra cosa “preziosa” in un “cassetto speciale o in un “box speciale” che lo protegge, lo conserva e lo tutela   da occhi e mani indiscrete?

Ci sono altre cose  che dovremmo conservare in un “tempio”? Io dico di si.

I rapporti con le persone importanti della mia  vita quelli con la mia sposa,  i miei figli,  i miei amici e amiche del cuore quelli meritano un “tempio”.

Un posto che non è reale,  ma nella mia mente, dove siano protetti, e al sicuro.

Un posto dove io possa andare  quando ne ho bisogno perché so che lì li trovo.

Come credente, c'è una cosa più preziosa,  un rapporto più prezioso che merita un luogo sacro, un tempio: è il mio rapporto col mio Padre Celeste.

La necessità di un Tempio

Sapete, ormai i miei figli sono grandi, ma ho la gioia ancora di averli entrambi a casa. Il momento più bello della mia giornata  è quando rientro e trovo i miei figli ad aspettarmi.

Quando erano piccoli  ci si racconta di più a vicenda  di come è andata la giornata,  le cose belle, ma anche quelle brutte...

Ora accade un po' di meno,  perché commentiamo di più assieme  quello che è accaduto nel mondo (la politica, lo sport).

Io so provare questi sentimenti, questa voglia di interagire coi miei figli, perché li ha scritti nel mio cuore  il miglior  padre possa esistere.

Dio, nel giardino di Eden incontrava ogni giorno i suoi figli:

“Dio il SIGNORE, avendo formato dalla terra tutti gli animali...li condusse all'uomo.” (Genesi 2:19)

“Poi (Adamo ed Eva) udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera.” (Genesi 3:8a)

Poi le cose presero una piega sbagliata, il rapporto tra Dio e l'uomo  si incrinò per colpa dell'uomo e per migliaia di anni Dio non abitò più  vicino alla sua creatura.

Ma Dio non smise di amare il suo popolo: dopo averlo liberato dalla schiavitù in Egitto,  disse a Mosè queste parole:

“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25: 8)

Il popolo lavorò per costruire il Tabernacolo  dove vennero poste le tavole della legge, all'interno dell'Arca del Patto  (quella vera... non quella di Indiana Jones!).

“Così Mosè completò l'opera. Allora la nuvola coprì la tenda di convegno, e la gloria del SIGNORE riempì il tabernacolo. (Esodo 40:33-34)

Il tabernacolo era il luogo dove Dio si incontrava con l'uomo: NON con tutti gli uomini,  ma almeno con un uno, il Sommo sacerdote... e una sola volta l'anno! La nuvola era il segno VISIBILE  della presenza di Dio in quel luogo.

Il Tabernacolo nel deserto divenne poi il Tempio di Salomone, poi il tempio a Gerusalemme... ma nel 70 DC , il tempio venne distrutto dall'Imperatore Romano Tito...

E adesso? Dove è Dio adesso? C'è un posto dove  devo andare per incontrarlo, qualche pellegrinaggio particolare in un santuario specifico, in una “chiesa consacrata” in questa chiesa... o dove?

Dove è il Tempio di Dio ora?

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

Noi ora siamo il Tempio di Dio! Noi siamo diventati il posto dove posso incontrarlo, e dove anche gli altri possono vederlo...

Però, c'è un però... Questo non è “automatico”, non basta sapere che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio. Satana sa che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio... ma non è il tempio di Dio! Molti uomini lo sanno... ma non sono il tempio di Dio!

Ogni uomo e ogni donna PUO' divenire il Tempio di Dio...se...

Cosa debbo fare per essere il Tempio di Dio?

Ci sono quattro se  che mi legano all'essere realmente  il tempio di Dio.

Nelle prossime tre predicazioni  vedremo questi “se”: oggi iniziamo con il primo.

1. Se sono costruito secondo il progetto di Dio

Dio è il  primo progettista, e diede in esodo le istruzioni dettagliate di come dovesse essere edificato il suo tempio:

“(Il santuario) Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.” (Esodo 25:9)

Quale è il progetto di Dio, allora?

a) Gesù è la pietra angolare

Paolo afferma:

“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore”.  (Efesini 2:20-21)

Nelle vecchie costruzioni di pietra, La pietra angolare  era quella più importante.

Quando c'è stata la ristrutturazione della mia casa, mancavano le pietre angolari; i muratori non potevano più lavorare e hanno dovuto aspettare che gli portassero le pietre angolari fatte da altri... perché non erano capaci da soli di farle.

Allo stesso modo, Dio sapeva che non saremmo stati capaci di costruire il nostro tempio da soli, e ci ha provveduto LUI la pietra angolare, Gesù.

Quale è la “pietra angolare” su cui stai costruendo la tua vita? La famiglia? Il lavoro? Il danaro? La fama?

Per essere il tempio di Dio la pietra angolare di tutta la tua vita deve essere Gesù.

Non “La famiglia … e Gesù”. Non “Il lavoro... e Gesù. Ma “Gesù nella mia famiglia, “Gesù nel mio lavoro”.

La costruzione deve iniziare sempre con Gesù. E' lui la pietra angolare.

b) Conosci il suolo su cui costruisci

Come fa qualsiasi costruttore, debbo prima di costruire fare una ricognizione geologica per sapere su cos sto costruendo. E Gesù stesso ci dice come farla.

"Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. ". (Matteo 7:24-25)

Per essere il tempio di Dio, debbo ascoltare le parole di Dio, debbo conoscere la Parola di Dio... debbo leggere, studiare, meditare la Parla di Dio.

Ma, soprattutto, debbo mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù. Non solo “chi ascolta queste MIE parole”,  ma “e le mette in pratica” dice Gesù.

c) Controlla lo “stato d'avanzamento” dell'edificio

I costruttori si pagano per “stato d'avanzamento”,  ovvero più costruiscono velocemente,
 più ricevono soldi.  Non basta che mettano le pietre angolari,  ma devono far crescere il fabbricato.

Pietro dice:

“Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno.” (2 Pietro 3:18)

Uno dei metodi per controllare se il tempio di Dio che stai costruendo procede bene, è controllare quello che Paolo chiama  il “frutto dello Spirito”.

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo”(Galati 5:22)

Ho più amore? Ho più gioia? Ho più pace? Eccetera.

Se si, il mio tempio viene su bene. Se no, il progetto va rivisto

d) Sii certo della solidità dell'edificio

Gli edifici che si costruiscono adesso  debbono avere un certificato “antisismico”,  che ne certifichi la solidità.

Anche il tuo tempio deve essere certificato secondo le indicazioni dell'apostolo Paolo:

“Restate dunque forti, fratelli, fedeli agli insegnamenti che vi abbiamo dato sia a voce che per lettera” (2 Tessalonicesi 2:15 PV)

E dove ricevo il mio “certificato antisismico”?

“Possa il Signore far crescere e abbondare  il vostro amore l'uno per l'altro e verso tutti (...). Questo fortificherà i vostri cuori saldi e vi renderà santi e puri davanti a Dio nostro Padre” (1 Tessalonicesi 3:12-13)

E' assieme ad altri credenti (= la chiesa)  che divento più solido. La chiesa è quello che in chimica si chiama “catalizzatore”; una sostanza che rende più rapido o più efficiente un processo chimico.

Come funziona un catalizzatore? Ad esempio, in alcuni tipi di stucco tutti gli elementi presenti per diventare duri, per tappare i buchi, per rendere levigate le superfici sono già presenti dentro lo stucco.

Ma posso mischiarlo quanto voglio... e non succede niente. Solo SE aggiungo il catalizzatore diventa duro.

Il catalizzatore non fa altro che “collegare”  ciascuna molecola dello stucco all'altra, unirle, renderle compatte, farle stare l'una vicina all'altra per dare consistenza e forma.

E' questo che fa la chiesa locale; connette ciascun credente all'altro, li unisce, li rende compatti, li fa stare l'uno vicino all'altro per dargli consistenza e forma. Se ci tieni ad esseri il “tempio di Dio” non puoi prescindere dall'essere parte del “corpo di Dio”, la chiesa.

Non la chiesa “in generale” ma una chiesa fisica, questa, un'altra, ma popolata da gente come te che si aiuta vicendevolmente, si supporta, qualche volte si sopporta, alcune volte si ferisce...

Ma è il luogo dove si cresce assieme, si diventa forti assieme, si diventa saldi assieme, si diventa santi e puri assieme al cospetto di Dio Padre.

Conclusione

Vuoi essere il “tempio di Dio”? Che tu lo voglia o no, se hai creduto in Gesù, lui ti chiama ad esserlo.

Sia che tu lo abbia conosciuto tanto tempo fa, o che lo abbia accettato ieri o oggi, io ti chiedo: “Stai seguendo il progetto di Dio per la tua vita?”

Stai costruendo sulla pietra angolare? “Gesù nella tua vita” o “la tua vita E Gesù?

Conosci il suolo dove costruisci? Leggi la Parola di Dio, e obbedisci agli insegnamenti di Gesù, oppure la ascolti solo e ti senti in colpa di non obbedire?

Stai controllando se l'edificio cresce, se hai più  amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo, oppure sei ancora alla la prima fila di mattoni? Stai lavorando sulla solidità del tuo tempio, frequentando assiduamente la tua chiesa locale, oppure ci vai “quando  ne senti il bisogno”?

Dio ormai non ha altri templi: tu sei lil tempio, ed è tramite te  che gli altri potranno conoscerlo.

Preghiamo.

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Un piano per ripulire la mia vita - Messaggio per il battesimo
Sono il capolavoro di Dio, ma la mia vita si riempie di "spazzatura spirituale". C'è un piano che mi aiuti a ripulirla e, soprattutto, a produrne di meno?

(Audio registrato all'aperto: la qualità ne risente)
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Per noi oggi è un grande onore tenere i battesimi proprio nel giorno in cui tanti volontari stanno
ripulendo il nostro meraviglioso lago.

Cosa stanno facendo i ragazzi e le ragazze, le donne e gli uomini impegnati oggi con paletta, guanti e sacco della spazzatura?

Stanno, semplicemente, cercando di far ritornare questi luoghi allo splendore che avevano in origine, quando erano puliti, quando l'uomo non ci aveva messo del suo per inquinare ciò che era puro.

Come uomini e donne del mondo non siamo molto bravi a conservare le cose belle, e preservare le cose pure.

Ci viene invece benissimo di danneggiare quelle belle, di inquinare quelle pure. Sapete perché? Per due motivi principali.

Il primo è perché ci vuole più sforzo a conservare e preservare; bisogna avere attenzione, avere un piano che preveda come mantenere la purezza dei luoghi.

Il secondo è perché pensiamo di essere i padroni del mondo; quello che vediamo, fino a dove arriva lo sguardo deve servire al nostro piacere.

Sapete una cosa? Quello che ho detto per  la nostra vita naturale vale anche per la nostra vita spirituale. Quello che vale per i luoghi dove viviamo vale anche per i luoghi dove vive la nostra anima.

Per noi che crediamo sappiamo che la bellezza di questo luogo non è un caso, ma un progetto.

In Genesi 1:31 è scritto che, alla fine della creazione

“Dio vide che questo era buono” (Genesi 1:25b)

Ma quando si trattò di guardare l'uomo e la donna, gli essere che aveva creato  per avere un rapporto intimo e di amore con loro:

“Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono.” (Genesi 1:31a)

Nel Salmo 139:14 è scritto:

“ Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo (Salmo 139:14a)

E la frase nell'originale ebraico è  “io sono il capolavoro di Dio”.

Siamo capolavori... ma siamo “ben tenuti”, oppure abbiamo bisogno di una pulizia “straordinaria” come il lungolago?

Una volta un amico avvocato mi disse che quando volevano difendere un cliente  che aveva una causa contro qualcun altro, la prima cosa che facevano  era di andare a rubare i sacchi dell'immondizia che appartenevano al rivale legale del loro cliente.

Quando chiesi perché,  lui mi rispose:  “La tua immondizia parla di te molto più delle tue parole”.

Se aprissimo una delle buste che i ragazzi stanno raccogliendo, di sicuro avremmo uno spaccato delle persone che frequentano il lago delle loro abitudini, di come sono.

Ma io oggi voglio aprire assieme a voi non la busta dell'immondizia di un luogo fisico ma quella di un luogo spirituale.

Questa busta potrebbe essere  quella che che contiene la spazzatura della mia anima.

Perché sapete, ogni tanto, anche io decido di fare pulizia  come oggi stanno facendo attorno al lago.

Mi accorgo che le cose non vanno nella mia vita, che quello che un tempo era un posto bello è ormai simile ad una discarica dove vivo con difficoltà dicendo spesso a me stesso “devo fare un po' di pulizia nella mia vita”.

Vogliamo vedere cosa c'è dentro la mia spazzatura, allora?

BOTTIGLIA DI SOTTACETI: se la lascio stappata in cucina quando è quasi finita, puzza.

Rappresenta il senso di superiorità, l'orgoglio:  “Io sono meglio degli altri”, io non faccio quello che fanno gli altri”, “io capisco più degli altri”.  E alla fine divento  fieri della nostra superiorità,  rispetto agli altri; anche di quella spirituale:  “Io non commetto i peccati che lui commette!".

PEPERONE: se lo maneggio e poi mi tocco gli occhi, brucia e mi acceca.

Rappresenta la rabbia.  La rabbia che scarico contro la mia sposa,  contro i miei figli, contro i miei compagni di lavoro.  Lo maneggio tritandolo finemente per buttarlo in faccia agli altri,  ma alla fine spesso finisce nei miei occhi  e acceca me piuttosto che gli altri.

CARBONE: il carbone è quello che resta di qualcosa che mi ha dato calore e luce,  ma che ormai è sporco e macchia tutto quello che tocca.

Rappresenta l'egoismo,  la voglia di avere calore e luce solo per me,  ma che, alla fine, se non nutro la mia vita con l'amicizia e la generosità,  finisce per essere solo una cosa nera e fredda che sporca se la tocco.  Se faccio le cose per me stesso,  le tracce di sporco si vedono, ed è difficile mandarle via.

OROLOGIO: vivo seguendo orari fissati per far entrare tutto nelle nostre 24 ore.

Rappresenta la nostra mancanza di tempo  per le persone importanti della mia vita. Può essere uno sport, il mio lavoro, un hobby... Spesso passo più tempo davanti allo smartphone che a parlare con la mia sposa, coi figli, con gli amici... E alla fine della giornata mi accorgo che non rimane molto di quella giornata.

TACCUINO: prendo nota di quello che le persone attorno a me fanno, oppure hanno, oppure ottengono.

Rappresenta l'invidia. Il lavoro, la casa, la famiglia dell'altro; penso  “perché a lui si e a me no? IO mi merito quello, non lui!”.  Il problema con l'invidia è che, alla fine,  non riesco ad apprezzare ciò che ho ,  perché passo il tempo ad invidiare altri per le cose che non ho.

LIMONE: se lo lascio sul piano di marmo della cucina,  fa un buco che non posso più riempire;  ha un gusto acido ed amaro.

Rappresenta l'amarezza.  Nasce dal non perdonare le offese,  dall'essere offeso sempre anche dalle piccole cose,  dal portare ancora le ferite del passato  e dal non volerle lasciar andare.

So che dovrei perdonare...  ma decido di lasciarlo lì,  sul piano di marmo della mia anima,  a fare un buco che non si può riempire.

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OK. Sono stato bravo, ho fatto pulizia nella mia vita e ho messo tutto nel sacco della spazzatura...

E ora? Che ne faccio di tutte le cose che hanno fatto di me dal “capolavoro di Dio” a una discarica a cielo aperto?

Posso provare a sotterralo, fare una buca nel mio giardino... ma, sapete, prima o poi la fermentazione porterà su la puzza, i cani scaveranno, e io dovrò ritornare a sotterrare... e ancora, e ancora...

Oppure posso legarmelo al collo, e farlo penzolare dietro la mia schiena... Così non lo vedrò più... ma gli altri si...

Oppure...

Oppure posso fare quello che Isaiah  ha deciso di testimoniare oggi accettando di essere battezzato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Decidere di accettare come personale Signore colui che non nasconde i miei errori, non giustifica i miei peccati,

(un membro della chiesa,  passando dietro di me afferrerà e porterà  via il sacchetto)
ma, semplicemente,  li porta lontano da me. Isaiah ha compreso questo, ha compreso che Gesù solo può fare in lui questa pulizia radicale. Non è il battesimo che lo lava, ma la fede in Gesù  che esprime attraverso di esso che lo lava.

In 1 Giovanni 1 sta scritto:

“Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.  Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi.  Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” (1 Giovanni 1:7-9)

Isaiah ha attraversato un deserto e poi ha attraversato il mare per ritrovarsi qui ad accettare quel Gesù che lo ha seguito lungo il deserto  e sopra le onde.

Ma, così come nella vita reale, le pulizie non si fanno mai una sola volta, ma serve di farle di tanto in tanto.

 E, soprattutto, serve di avere un piano  per produrre meno immondizia possibile.

Isaiah, tu hai già camminato assieme a Gesù e oggi il tuo battesimo è un altro passo in quel piano.

In Colossesi Paolo dice:

“Ed ora, come avete ricevuto Gesù Cristo, il Signore, così pure vivete con lui.  Tenete le vostre radici in lui, finché sia lui a costruire la vostra vita e a fortificarvi nella fede” (Colossesi 2:6-7 PV)

Eccolo il piano! Il piano che Isaiah ha scelto per evitare di ingombrare la propria vita con l'immondizia del mondo. Vivere mettendo le tue radici in Gesù. E lasciare che sia lui a costruire la sua vita.

Tu che mi hai ascoltato oggi: come va la raccolta differenziata della tua vita? Hai anche tu un sacco pieno di cose che non vorresti più vedere attorno?

Affidala a Gesù!  Scegli il suo piano! Affidala a chi può nonostante i deserti e le onde che incontrerai costruire la tua vita e renderti forte.

Preghiamo.

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Chi sazierà la mia fame e la mia sete?
Cosa manca alla mia vita per essere felice? Gesù è venuto per riempire lo spazio che manca dentro di me e saziare la fame e la mia sete.
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Quale è l'ultima volta che avete avuto “fame”? E non sto parlando di quella “voglia di qualcosa di buono” che ci scatta tra le 12,45 e le 13,30.

Avrei voluto come mio solito  fornirvi una “scheda informativa” su cosa significhi scientificamente avere “fame”.

Ma se “googleate” “avere fame – effetti”, le prime tre pagine parlano  della fame di chi ha già mangiato, non di chi non ha nulla da mangiare.

Se volete avere un racconto vero di cosa significhi avere fame, invitate a casa uno dei nostri amici  che hanno attraversato il deserto e il mare prima di arrivare qua.

Chiedetegli che cosa significa avere vane. Fatelo con rispetto, ma vi aprirà gli occhi su cosa significhi avere fame...

Oppure avere sete! Una sete  che non potete estinguere  aprendo il vostro frigo o entrando nel bar di fronte... ma che vi fa vedere oasi che non ci sono in mezzo al deserto.

Nella nostra società avere fame  significa essere passati davanti alla pizzeria   ed avere annusato l'odore che ne esce.  Avere sete  significa aver  visto il giaccio  girare all'interno della macchina per la granita

Nel nostro mondo occidentale  abbiamo perso il peso delle parole “aver fame” e aver sete”...

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.  (Matteo  5:6)

Immaginatevi la scena: Gesù è su un monte. Che da lì in poi sarà chiamato “il monte delle Beatitudini”. Ha davanti a se migliaia di persone.

Persone affamate e assetate per davvero, persone povere per il mondo, ma lui le vede ricche, perché vede nei loro cuori una fame e una sete diversa. E gli dice : ”Io sono venuto per sfamare quella fame, per dissetare quella sete.”

Beati significa, semplicemente, “felici”. Le persone sono venute ad ascoltare un profeta, e improvvisamente si trovano sul monte della felicità.

Madre Teresa ha detto che,  se in India le persone muoiono per la fame fisica,  in occidente le persone muoiono per la fame spirituale.

In occidente non abbiamo quasi mai “fame fame”, ma fame delle cose sbagliate. Noi tutti abbiamo fame spirituale dentro di noi,  ma semplicemente non la chiamiamo così;
usiamo frasi del tipo:  “la mia vita è vuota” ,  “sono annoiato dal mondo”  “sento che manca qualcosa alla mia vita”.

Inseguiamo la felicità,  vogliamo essere pienamente soddisfatti...  e non lo siamo.  La nostra non è “fame fame” ma fame di avere di più.

La fame nei “piaceri”

Avete presente quelle pubblicità dove una bellissima ragazza in abito da sera, con brillanti al collo e orecchini che sembrano lampadari seduta su una fuoriserie addenta un cornetto Algida...  e subito la sua faccia si illumina di piacere,  gli occhi si socchiudono in estasi...

La Bibbia ci dice in Ecclesiaste:

Ogni cosa è in travaglio, più di quel che l'uomo possa dire; l'occhio non si sazia mai di vedere, e l'orecchio non è mai stanco d'udire. (Ecclesiaste 1:8)

Poi la nostra macchina invecchia,  arrivano le rughe e la panza,  l'abito va fuori moda, i brillanti ce li rubano di notte, il cornetto finisce...  e abbiamo fame di nuovo.

La fame nel lavorare

Chi mi conosce sa quanto ami il mio lavoro  e quanto non sappia farne a meno.  Molti sono come me; cercano la soddisfazione nel lavorare sodo,  ma spesso il prezzo è alto, spesso una vita spesa per gli affari, significa una vita vissuta dentro gli affari.

Salomone dice:

Infatti, ecco un uomo che ha lavorato con saggezza, con intelligenza e con successo, e lascia il frutto del suo lavoro in eredità a un altro, che non vi ha speso nessuna fatica! Anche questo è vanità, è un male grande.  (Ecclesiaste 2:21)

E' innegabile che ami lavorare, ma so che la mia vita non è il mio lavoro. La mia vita vera è altrove.

La fame negli averi

I nostri figli ricevono per Natale  una grande quantità di giocattoli. Il regalo di Natale di mia madre era una bambola di coccio e stoffa  che le veniva data (sempre la stessa) il giorno di Natale  per poi sparire dopo qualche giorno e ricomparire l'anno seguente.

I nostri figli ricevono cento volte di più di mia madre a Natale...  ma sono cento volte più felici?

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.  (Matteo  5:6)

Se Gesù comparisse su un monte stamattina e se ci fossero folle di montefiasconesi ad accoglierlo
direbbe la medesima frase, anche se noi non abbiamo la stessa fame delle persone sul monte in Galilea.

Gesù avrebbe potuto promettere di sfamare la loro fame e di dissetare la loro sete fisica, ma decise di  sfamare e dissetare una fame e una sete diversa.

Allo stesso modo oggi potrebbe decidere di sfamare la nostra fame di piaceri, la nostra sete di averi, ma la risposta è la stessa: “Io sono venuto per sfamarti e dissetarti da ciò che realmente ti rende affamato, da ciò che realmente ti rende assetato”.

Di cosa hai fame veramente?

Cosa manca nella mia vita? Cosa non ho?  Il versetto di Matteo ci indica che, la fame del fisico non è la vera fame per l'uomo. Senza pane e senza acqua muore il fisico, senza Dio muore qualcosa di peggio, la nostra vita con Dio, il suo aiuto quotidiano,  la speranza in una vita oltre questa.

E' come se in noi, dentro di noi  esistesse uno spazio vuoto fatto a forma di Dio  e che può essere riempito solo da Dio, non da altro.

E se manca stiamo male,  perché è come se mancasse in noi un organo vitale,  un polmone, la milza, il fegato...  e non posso sostituire il fegato con un rene,  o lo stomaco con un polmone... In Deuteronomio c'è un passo dove si dice:

Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del SIGNORE. (Deuteronomio 8:3)

Gesù “sentiva” quella fame vera  nelle persone sul monte in Galilea. Gesù sente la medesima fame vera in ciascuno di noi

E mentre noi continuiamo a cercare la gratificazione nel mondo, lui ci dice: “Guarda, quello che tu realmente vuoi non sono i piaceri, né gli averi, né il lavoro. E' me che vuoi! Fammi riempire lo spazio che ho creato dentro di te con il mio Spirito, e allora sarai realmente soddisfatto! E' di me che hai fame veramente!”

Gesù chiama questo spazio dentro di noi “giustizia”.

La fame di giustizia non è vedere i propri diritti rispettati; è ANCHE quello.

La vera giustizia è quando Gesù occupa il posto che gli compete nelle nostre vite. Quando Gesù è il centro delle nostre vite. Quando Gesù è il cibo e la bevanda principale nelle nostre vite.

Lo cantiamo assieme la domenica: “Gesù, giustizia del Signor, perfetto Dio, uomo tra noi...” La nostra vera fame, qualsiasi essa sia, è fame di quella giustizia.

Cosa fare allora?

Smettila di mangiare porcherie

In Australia cresce un tipo di felce  che produce delle bacche dalle quali  si può produrre una farina con cui fare del pane.

Il pane così prodotto ha anche un buon sapore,  ma non contiene né carboidrati, né vitamine né proteine;  chi ne mangia si sazia,  ma in breve tempo comincia a deperire,  fino a morire di fame. Si sentirà pieno, ma non si sentirà mai sazio,  continuando a mangiare,  e a deperire sino alla morte.

Cosa c'è sulla tua tavola ogni giorno? C'è la parola di Dio che nutre, o la parola del mondo che gonfia?

Dio dice tramite Isaia:

Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti! (Isaia 55:2)

Inizia a guardare a Cristo per essere soddisfatto

Chi è stato in un gruppo di intervento dopo una calamità naturale, sa che la prima cosa che si porta alle popolazioni sono l'acqua ed il pane. Sono le cose più semplici ma le più essenziali per poter sopravvivere

Gesù dice:

"Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.... Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, [che darò] per la vita del mondo". ..(Giovanni 6:35,51)

“chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna". (Giovanni 4:14)

Gesù è un elemento essenziale; Gesù dice: “Quello di cui hai bisogno in primo luogo sono IO! Tu puoi cercare qualsiasi altra cosa nella tua vita, ma IO sono il pane della vita, io sono essenziale, io sono quello di cui hai bisogno. Tu hai bisogno di me e non puoi fare a meno di me:”

(dai a ciascuno un bicchiere di acqua e un pezzettino di pane)
Ecco, ora avete il vostro bicchiere d'acqua e il vostro pane;  ci vediamo domenica prossima,  e guai a chi di voi beve  o mangia qualcosa  oltre quello che avete in mano!

Spesso agiamo così: mangiamo un po' e beviamo qualche sorso... una volta ogni tanto,  magari la domenica tra le 10,30 e le 12.

Magari quel sorso ci fa sentire abbastanza colpevoli  per evitare di peccare,  ma ci teniamo ben lontani dallo sperimentare Gesù  nella nostra vita di tutti i giorni.

Vi ricordate quando avete conosciuto Gesù la prima volta? Giravate con la Bibbia in macchina, parlavate a tutti di Gesù...  e quasi tutti vi prendevano per Testimoni di Geova.

Poi la fame e la sete sono passate...  In ospedale, se un paziente smette di avere appetito,  quello è un sintomo grave,  è il sintomo che la sua salute sta peggiorando,  non migliorando.

Per altri invece l'appetito e la sete non sono mai arrivati a più di tanto; Gesù è parte del  menù settimanale... assieme a tutto il resto.

C'è soddisfazione nella tua vita?  Sei “pienamente soddisfatto”,  come dice Gesù in Matteo 5?

Quando è l'ultima volta che sei entrato in macchina,  hai spento la radio,  e hai parlato con il tuo Signore?

Quand'è l'ultima volta che, entrando a casa,  non hai automaticamente acceso la televisione?  Quando è che hai sfilato le cuffiette del tuo smartphone e hai infilato quelle che ti legano alla voce di Gesù?

Se non dai spazio a Gesù  per saziare la tua fame e la tua sete,  troverai altro cibo...  forse il pane fatto di bacche di quella strana felce.

Vedete che ho evidenziato tre parole: “viene” “crede”,e “beve”.

La fame e la sete è che non sono auto-estinguenti:  non se ne vanno da sole,  ma dobbiamo essere noi ad agire.  Se hai fame, e il tuo stomaco brontola,  non aspettarti che scenda e vada a comprarsi un panino: se la tua vita ha fame e sete, sei tu che devi agire, sei tu che deve uscire per prendergli il panino.

Dove andare? In due luoghi  troverai il pane e l' acqua della vita: nella Bibbia, la Parola di Dio, e nel popolo di Dio, gli altri credenti: infatti Gesù dice che in chi si sfama e si disseta:

“l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna"

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.  (Matteo  5:6)

La parola greca tradotta con “affamati”  è “peinao”.

In greco esistono due parole che si traducono con “affamati”: la prima significa “ho un po' di fame...dammi un pezzo di pane”;  la seconda, invece, significa “ho moltissima fame...dammi tutta la pagnotta di pane”

Indovinate quale parola ha usato Gesù qui?  Gesù sta dicendo:  “la piena soddisfazione è per coloro che dicono ' io voglio tutto di Dio, e voglio conoscerlo completamente.  Non mi basta avere una qualche benedizione qua e là. Voglio che sia il centro della mia vita.”

Quella è la persona che giungerà in Cristo  alla piena soddisfazione nella sua vita.

Avete mai avuto fame? Avete mai avuto sete?  Non troverete pace a quella fame e a quella sete  né nei piaceri, né negli averi né nel lavoro.

La tua vera fame, afferma Gesù, è quella di giustizia; di vedere un mondo dove la priorità è Gesù, non quello che la società ti dice: soldi, sesso e svago.

Riconosci che la tua fame è la fame di Cristo. Smetti di mangiare porcherie spiritali e cibati di Cristo. Inizia a guardare a Cristo per essere veramente soddisfatto.

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.  (Matteo  5:6)

Preghiamo
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La gioia di essere figli del "numero uno"
Quanti vogliono diventare "numeri uno" al modo? Ma solo Gesù lo è  in ogni cosa; e noi possiamo gioire di essere figli del "numero uno".

Giuseppe Longo , commentando la lettere di Paolo ai Colossesi, ci mostra come Cristo abbia il primato in tutto.

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 "13 Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. 14 In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. 15 Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; 16 poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. 18 Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. 19 Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza 20 e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; {per mezzo di lui, dico,} tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. " (Colossesi 1:13-20)

Sette motivi perché Gesù è il "numero uno" illustrati da Paolo

Gesù è l'immagine di Dio (v. 15a)Gesù è il primogenito di ogni creatura (v. 15b)Gesù è il creatore di tutte le cose (v. 16)Gesù è il capo della chiesa (v. 18a)Gesù è il primogenito dei morti (V.- 18b)Gesù è la pienezza di Dio (v. 19)Gesù è il riconciliatore di tutte le cose (v. 20)---

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La gioia che viene dalla fede.
Immagine: "There  is joy in the presence of Jesus" - © Rebecca Brogan 
E' possibile sperimentare gioia anche quando la nostra vita è difficile, dolorosa, o in pericolo? E, se si, dove trovare le fonti della gioia?

Jacqueline Tivers, ministro laico della St. Luke's Church di Nottingham (GB) ci guida  a scoprire come la Parola sia ricchissima di istruzione di dove trovare questa inesauribile fonte di gioia.
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“Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me;  quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo1 è stato giudicato.Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.  Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.  Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà.” (Giovanni 16:7-15)

“Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.” (Romani 8:11)

“Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»  Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio.  Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui.” (Romani 8:14-17)

“Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito». Nicodemo replicò e gli disse: «Come possono avvenire queste cose?» Gesù gli rispose: «Tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo, e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza.  Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederetese vi parlerò delle cose celesti? Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto1, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” Giovanni 3:7-17)

“Nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio.” (Romani 8:21)

“Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore.  Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:9-11)

“Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.” (Matteo 13:44)

“Poi li condusse fuori e disse: «Signori, che debbo fare per essere salvato?» Ed essi risposero: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia». Poi annunciarono la Parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua. 33 Ed egli li prese con sé in quella stessa ora della notte, lavò le loro piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi. 34 Poi li fece salire in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio.  (Atti 16:30-34)

“Noi non signoreggiamo sulla vostra fede, ma siamo collaboratori della vostra gioia, perché nella fede già state saldi.”  (2 Corinzi 1:24)

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per un’eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, che siete custoditi dalla potenza di Dio mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi. Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo. Benché non lo abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della {vostra} fede: la salvezza delle anime.” (1 Pietro 1:3-9)

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; contro queste cose non c’è legge. “  (Galati 5:22-23)

“Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la parola in mezzo a molte sofferenze, con la gioia che dà lo Spirito Santo” (1 Tessalonicesi 1:6)

“Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.” (Romani 15:13)


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La gioia che viene dalla fede
Immagine: "There  is joy in the presence of Jesus" - Rebecca Brogan E' possibile sperimentare gioia anche quando la nostra vita è difficile, dolorosa, o in pericolo? E, se si, dove trovare le fonti della gioia?

Jacqueline Tivers, ministro laico della St. Luke's Church di Nottingham (GB) ci guida  a scoprire come la Parola sia ricchissima di istruzione di dove trovare questa inesauribile fonte di gioia.
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“Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me;  quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo1 è stato giudicato.Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.  Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.  Tutte le cose che ha il Padre, sono mie; per questo ho detto che prenderà del mio e ve lo annuncerà.” (Giovanni 16:7-15)

“Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.” (Romani 8:11)

“Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»  Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio.  Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui.” (Romani 8:14-17)

“Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito». Nicodemo replicò e gli disse: «Come possono avvenire queste cose?» Gesù gli rispose: «Tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo, e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza.  Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederetese vi parlerò delle cose celesti? Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto1, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” Giovanni 3:7-17)

“Nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio.” (Romani 8:21)

“Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore.  Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:9-11)

“Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.” (Matteo 13:44)

“Poi li condusse fuori e disse: «Signori, che debbo fare per essere salvato?» Ed essi risposero: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia». Poi annunciarono la Parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua. 33 Ed egli li prese con sé in quella stessa ora della notte, lavò le loro piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi. 34 Poi li fece salire in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e si rallegrava con tutta la sua famiglia, perché aveva creduto in Dio.  (Atti 16:30-34)

“Noi non signoreggiamo sulla vostra fede, ma siamo collaboratori della vostra gioia, perché nella fede già state saldi.”  (2 Corinzi 1:24)

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per un’eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, che siete custoditi dalla potenza di Dio mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi. Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo. Benché non lo abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della {vostra} fede: la salvezza delle anime.” (1 Pietro 1:3-9)

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; contro queste cose non c’è legge. “  (Galati 5:22-23)

“Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la parola in mezzo a molte sofferenze, con la gioia che dà lo Spirito Santo” (1 Tessalonicesi 1:6)

“Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.” (Romani 15:13)


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La strategia di Dio per chiedere perdono
Esiste una strategia per chiedere perdono?  La Bibbia è disseminata di istruzioni,  di piani, di strategie che il Signore predilige, perché sa che sono quelle  realmente efficaci.---

Esiste una strategia per chiedere perdono? Perché, sapete,  siamo molto bravi a fare piani per ferire gli altri, ma quando si tratta di chiedere scusa sovente non sappiamo da dove iniziare.

C'è una indicazione nella Parola di Dio che mi aiuti a sapere “come fare” un piano studiato da Dio attraverso cui le mie probabilità  di di essere perdonato,  di essere perdonata siano più alte?

Fortunatamente  la risposta è: Si! Dico ironicamente “fortunatamente” in quanto Dio ci conosce, e sa che non siamo molto capaci  a studiare piani perfetti.

Ed è per questo che la Bibbia è disseminata di istruzioni,  di piani, di strategie che il Signore predilige, perché sa che sono quelle  realmente efficaci

Proverbi dice che:

“Ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo, ma il piano del Signore è quello che sussiste.” (Proverbi 19:21)

Spetta a noi cercali, trovarli ed applicarli.

Nel Vangelo di Luca, Gesù  spiega che il Padre è alla ricerca di coloro che sono perduti,  e lo fa attraverso tre racconti: quello di una pecora che si è involontariamente persa, quello di una moneta che involontariamente è stata persa e infine quello di un uomo che volontariamente si è perso, allontanandosi dal padre e dalla sua casa.

Mentre nei primi due racconti  non c'è volontarietà di perdersi da parte di nessuno in quello del “figliol prodigo” c'è una chiara volontà e una altrettanto chiara offesa del figlio verso il padre.

La fine della storia, lo sappiamo tutti, è positiva: il figlio viene riaccolto in casa, si uccide il vitello grasso, gli viene ridato l'anello  che simboleggia la possibilità di agire,  comprare, vendere e stabilire contratti  come fosse il padrone di tutto.

Ma tutto questo non è avvenuto “in un attimo”, non è stato “automatico” il perdono del padre; non è stato un semplice  “scusa pà ” rientrando a casa da parte del figlio a riabilitarlo. C'è stato un processo,
un piano che Dio a messo lì affinché aiuti noi  a sapere quale sia il piano migliore per chiedere perdono.

Tutto parte dal nostro egoismo

Leggiamo assieme l'inizio della storia:

“Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. Ed egli divise fra loro i beni.” (Luca 15:11-12)

Quello che fa il figlio è chiedere un terzo  dei possedimenti del padre  che normalmente otterrebbe quando il padre muore.

A noi occidentali questo versetto  appare come una domanda un po' “bizzarra”, un po' avventata del figlio, ma niente di più.

Per gli ebrei che ascoltavano invece aveva un impatto completamente differente: il figlio, difatti, stava chiedendo al padre  di andare più volte  CONTRO la legge ebraica.

Per prima cosa,  lui non era il primogenito, ma il secondo. Il primogenito aveva, per legge, la priorità sul possesso  e sulla scelta dell'eredità

Per seconda cosa,  stava disobbedendo al quinto Comandamento, che recita “onora tuo padre e tua madre”, e chiedendogli di avere i soldi prima della sua morte gli stava dicendo: “Per me tu sei come morto”; stava disonorando il padre.

Per terza cosa, c'erano delle leggi  che impedivano la vendita del terreno  al di fuori della famiglia.

Israele era un paese di allevatori di bestiame, la ricchezza si calcolava  non in palazzi o azioni in banca, ma in capi di bestiame posseduti. Ma, per poter nutrire il bestiame, era necessario possedere terreni.

E' per questo che la legge di Mosè metteva grandissime restrizioni  sulla cessione della terra ad altri,
tanto è vero che che, dopo cinquanta anni, nell'anno del Giubileo, le terre dovevano ritornare ai proprietari anche se le avevi pagate. così da non disperdere il patrimonio di terreni con cui nutrire gli animali.

Gesù ci da una indicazione molto chiara: il peccato,  tutti i peccati, nascono dall'egoismo.

Quando mi concentro su di me e io divento il centro dell'universo, sono disposto a passare sopra qualsiasi legge fosse anche quella di Dio.

L'egoismo porta sempre alla separazione

“Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente.” (Luca 15:13)

Quando c'è un'offesa, c'è sempre una separazione. Ed è interessante che la separazione,
stavolta avviene a causa di chi ha offeso di chi dovrebbe essere perdonato, non di chi dovrebbe perdonare.

Quando pecchiamo contro gli altri, stiamo dicendo: “Io sono più importante di tutti, io ho più diritto degli altri, io merito di più degli altri”. E così ci separiamo dagli altri.

Paolo  consiglia, invece, l'esatto opposto.

“Nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma ciascuno cerchi quello degli altri.” (1 Corinzi 10:24)

In un altro passo (Romani 12:10)  dirà che dobbiamo fare “a gara” per renderci l'onore. In un'altro che dobbiamo stimare gli altri più di noi stessi.

Tutto questo perché sa che se ci isoliamo attraverso il peccato dal resto del mondo, e da chi ci ama,  la rovina è lì a due passi

“Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. Ed egli avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava.” (Luca 15:14-16)

Come chiedere perdono secondo Dio

Spesso si dice che, quando scendiamo in basso, per risalire  dobbiamo toccare il fondo, darci una spinta per tornare su.

E quello che da qui in avanti Gesù illustra, è  come il giovane prende coscienza, pianifica ed agisce per poter chiedere il perdono del padre.

Questo è un metodo molto pratico che io e te possiamo applicare quando ci troviamo a dove chiedere perdono e non sappiamo da dove cominciare.

1. Valuta obiettivamente le tue azioni

“Allora, rientrato in sé, disse” (Luca 15:17a)

La prima cosa che fa il giovane, è valutare con obiettività  il suo comportamento.

Qui Gesù sta dicendo che, quando commetti peccato sei “fuori di te”. Sei stato progettato per essere felice, fintanto che segui le “istruzioni per l'uso” di ti ha creato.

Il peccato ci porta fuori dal piano di Dio, e per poter ritornare ad essere felici, dobbiamo “ritornare” dalla nostra passeggiata  fuori da noi.

2. Valuta la differenza tra prima e adesso

“Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!” (Luca 15:17b)

La seconda cosa che fa il giovane, è valutare la differenza tra la situazione prima dell'offesa, e dopo l'offesa: “qua fame,  a casa di mio padre abbondanza”

In sostanza ciò che devi fare  è di valutare quale beneficio  hai tratto dal tuo peccato.

Spesso sembra che il nostro peccato porti al nostro utile, altrimenti, perché lo faremmo!

Per il figlio era stato così:  mesi di donne e champagne... ma poi era arrivata la fame.

Se valuti l'impatto a lunga scadenza delle tue azioni,  vedrai che che il bilancio  tra guadagno e perdita è sempre negativo.

3. Fai un piano

“Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: ‘Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi’”. (Luca 15: 18-19)

Il giovane non ha semplicemente preso il primo autobus verso casa, ma si è fatto un piano mentale ben preciso: questo vedremo che lo aiuterà quando vedrà il padre, a non dimenticarsi le cose importanti da dire: offesa (ho peccato contro te), conseguenza (non sono più degno), prezzo disposto a pagare (trattami come un tuo servo).

Fare un piano di quello che dirai è importate.

a) Per prima cosa perché ti “rilassa: sai perfettamente quello che dirai anche sotto stress.

b) Dimostra all'altro che ci hai pensato, che non è una decisione impulsiva.

c) Ti obbliga a riflettere  sulle possibili conseguenze delle tue azioni.

d) Offre all'altro la possibilità  di mostrare grazia nei tuoi confronti.

4. Agisci

“Egli dunque si alzò e tornò da suo padre.” (Luca 15:20a)

Sembra quasi superfluo dirlo, ma credetemi che non lo è. Non potete immaginare quante persone
facciano tutto bene nei primo tre passi... ma si blocchino sul più importante:  l'azione.

E questo avviene per i più svariati motivi: paura di essere rifiutati timidezza, imbarazzo, non trovare il momento giusto, e neppure cercarlo...

I primi tre passi, non valgono nulla se non decidi di agire.

5. Ammetti la tua colpa senza se e senza ma

“Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.  E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. (Luca 15:20b-21)

Quando chiedi scusa, non appellarti alle “attenuanti generiche” ai “si però anche tu...”. ai “che vuoi, io sono fatto così” ai “ho avuto un'infanzia difficile”...

Quello che devi fare, è ammettere TUTTA la tua colpa, e appellarti alla clemenza della corte.

Avete notato?  Il giovane ha usato pare pare le parole che aveva pensato quando ha elaborato il piano.

Non ha dovuto improvvisare lì sul momento, con l'emozione di rivedere casa, il padre che lo abbraccia e lo bacia.

Se non avesse fatto il piano, non sarebbe stato probabilmente capace di chiedere scusa per filo e per segno del suo peccato.

Conclusione

Gesù concluderà così la storia:

“Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”. (Luca 15:22-24).

Questa serie di predicazioni si intitola “Perdonare come Dio mi perdona”. Gesù vuole illustrare che Dio non sale la piramide dal basso, ma scende dall'alto ad incontrarci e perdonarci. Non posso assicurarti che troverai un interlocutore simile a Dio  quando chiederai perdono.

Qualche volta sarai stupito  di vedere che chi avevi offeso non vedeva l'ora di poterti perdonare.

Altre volte sarai rifiutato, ma tu avrai fatto del tuo meglio; il resto lo dovrai lasciare all'altro.

Il percorso per chiedere perdono che Gesù ci mostra, è impegnativo, perché coinvolge tutto di noi: il ravvedersi, il fare un piano, l'agire, l'umiliarsi.

Costa fatica, ma ricordati:  Dio è più interessato al tuo carattere che alla tua comodità.

Perché il mondo comodo prima o poi finisce, ma il carattere,  quello lo porterai con te per l'eternità.

Fermiamoci  a pregare.

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Quando sono io a chiedere il perdono
Come credenti siamo chiamati non solo a perdonare dal cuore, ma anche a chiedere perdono agli altri.
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Qualche anno fa comparve  sui muri di una cittadina del sud questo manifesto:

persone per i nostri errori,


Un anonimo diceva così:


“Ciao Angela, ti devo chiedere scusa. Scusa per essere mancato come marito e come padre, travolto da una tempesta di lavoro, che mi ha fatto fare molti errori e mi ha fatto dedicare il mio tempo a cose inutili e futili, perdendo di vista la cosa più importante che avevo al mio fianco, Tu e le nostre bimbe. Chiedo scusa alla tua famiglia, ai tuoi amici che ti hanno visto stare male per colpa mia, chiedo scusa alle nostre piccole, alle quali dobbiamo dare solo felicità. Quando un uomo sbaglia deve saper chiedere perdono, dimostrare con i fatti amore, rispetto e attenzione ed essere un punto di riferimento per i suoi cari… Ho la fortuna di aver ricevuto il dono di Dio per averci uniti e fatti divenire un’anima sola!”.

Devo ammettere che il modo di questo marito per chiedere scusa alla propria moglie  è stato di sicuro originale.

Fino ad adesso abbiamo parlato di cosa accade quando IO sono stato offeso, e sono IO a dover perdonare, quando gli altri offendono noi...

Ma cosa accade quando gli “altri” siamo noi? Quando non siamo dalla parte del giusto, quando siamo quelli che abbiamo bisogno di grazia e di perdono?

Dobbiamo solo augurarci di avere davanti un buon credente che applichi quello che abbiamo visto  nelle altre tre predicazioni, che non tiene in eterno, si libera, perdona in grande, oppure l'essere credenti noi dalla parte sbagliata della palizzata ci deve spingere ad agire? E se si, come?

Se c'è ci perdona, ci deve essere qualcuno che è perdonato. E nella nostra vita ci capiterà non solo di dover concedere il perdono, ma anche di doverlo chiedere.

Perché dovrei chiedere il perdono?

Già, non potrei semplicemente... aspettare? Attendere che sia l'altro ad agire, magari interrompere qualsiasi mia attività contro di lui o di lei, dimostrarmi pentito o pentita, ma senza dover passare sotto le “forche caudine” del dover chiedere scusa?

Ci sono almeno quattro buoni motivi perché come credente  sono chiamato, sono chiamata a chiedere perdono.

1. Perché Gesù me lo chiede

La risposta è molto semplice: se sono discepolo, se sono discepola di Gesù, debbo obbedire ai suoi comandamenti.

Rifletti: perché è venuto Gesù? Per perdonarci i peccati! E quale era l'effetto dei nostri peccati? Che saremmo stati eternamente separati da Dio.

La stessa cosa vale  per le relazioni interpersonali; quanto io “pecco” contro qualcuno, il mio peccato mi isola da lui o da lei, e così mi impedisce di adempiere  ad uno dei comandamenti che Gesù ha detto di essere  il secondo più importante

"«Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» Gesù gli disse: «“Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».". (Matteo 22:36-40)

Non è un caso che nel Nuovo Testamento la frase “gli uni gli altri”  sia presente come terza (58 volte) dopo “amore” (145) e “peccato” (106), ben prima di “salvezza” (44). Se devi adempiere la Legge di Dio, non puoi avere “conti aperti” con nessuno.

Quando una persona chiese a Gesù chi fosse il suo prossimo (Luca 10:29) Gesù raccontò una  storia
prendendo come protagonista un Samaritano, che era la razza più odiata dai Giudei, dipingendolo come la migliore  delle persone possibili. Quello è il tuo prossimo!

Gesù mi chiede di amare tutti, indistintamente. E per farlo, non devo tenere conti aperti con nessuno.

2. Perché Dio gradisce chi chiede perdono

Gesù spiega cosa fa il nostro peccato verso l'altro, e perché dovremmo essere rapidi a chiederlo.

E la prima cosa che fa è quella di separarci da Dio.

“Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta.” (Matteo 5:23-24)

Qui stava descrivendo  ciò che accadeva ai suoi tempi: le persone si recavano al tempio con un'offerta che normalmente era un animale vivo, lo poneva sull'altare dinanzi al Tempio, e il Sommo sacerdote si occupava di ucciderlo versando il sangue, che avrebbe coperto per un anno i peccati di chi offriva.

Noi sappiamo che Gesù è l'offerta,  l'agnello il cui sangue ha lavato una volta e per sempre
i peccati del mondo. Ed è proprio lui che ci dice: “Sappi che mio Padre gradisce l'offerta di chi si è riconciliato chiedendo perdono al fratello. Prima riconciliati, e poi offri... e visto che l'offerta è già stata fatta da me, quello che devi fare è andare a chiedere perdono, e poi venire da me.”

3. Perché sarai prigioniero/ prigioniera finché non chiedi perdono

Gesù prosegue e illustra:

“Fa’ presto amichevole accordo con il tuo avversario mentre sei ancora per via con lui, affinché il tuo avversario non ti consegni in mano al giudice e il giudice in mano alle guardie, e tu non venga messo in prigione.” (Matteo 5:25)

Vi ricordate cosa avevamo detto del perdonare? Quando tu perdoni spezzi le catene che imprigionano l'altro nel tuo odio, nel tuo risentimento ma liberi anche (e soprattutto)  te dalla medesima catena. Perché ogni catena è fissata a qualcosa, e nel caso dell'odio  uno dei due capi è fissato a te stesso, a te stessa.

Una catena ha due capi: da una parte chi deve perdonare, e dall'altra chi deve essere perdonato.

Questa catena che ho in mano, ora la fisserò a due di voi: uno rappresenterà chi deve perdonare  e l'altro chi deve chiedere perdono.

Ora siete “intrappolati”: anche se volete andare da qualche parte, dovrete trascinare l'altro con voi. Scomodo, vero?

Supponiamo che uno di voi due  decida di perdonare o di chiedere perdono, mentre l'altro no; a questo punto la catena  sarà fissata solo ad uno di voi. Solo chi si è sganciato sarà davvero libero, mentre l'altro porterà DA SOLO  il peso di tutta quanta la catena. E se non avrà chiesto perdono  o non avrà perdonato più volte avrà un bel peso da portarsi addosso.

Così come tu sarai in catene finché non perdoni, allo stesso modo sarai in prigione finché non hai chiesto perdono.

Gesù ti dice: “Non portare un peso che non è per te. Vai e riconciliati. Vai e chiedi perdono.”

4. Perché non c' è altro modo per ritrovare la libertà

Se non chiedi perdono, non c'è cesoia,  o sega,  o smerigliatrice angolare che tenga: pagherai il prezzo fino alla fine.

“Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.” (Matteo 5:26)

Di quale prezzo sta parlando Gesù? Del prezzo del tuo e del mio orgoglio, quello che mi impedisce di dire : “Si, ho sbagliato, ti chiedo perdono”

L'altro, da parte sua, potrà perdonarti, ma Gesù dice che il tuo debito rimarrà aperto “finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.” La catena rimarrà attaccata su te, fino a quando non decidi di chiedere perdono.

Giacomo afferma:

“Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.” (Giacomo 5:16)

Se vuoi guarire, devi confessare che hai sbagliato. Se vuoi guarire, devi chiedere perdono.

Qualche nota “pratica” in conclusione su come e quando e cosa accade.

Come debbo chiedere perdono?

Devo andare di persona? O devo telefonare? Oppure scrivere?

Non c'è una regola: Gesù dice:

 “va’ prima a riconciliarti con tuo fratello” (Matteo 5:24b)

perché all'epoca non esisteva il telefono o WhatsApp, o le mail.

Alcune volte, dipende dal carattere dell'atra parte il contatto fisico potrebbe essere sconsigliato almeno all'inizio.

Non c'è una regola: prega,  chiedi consigli ad altri credenti maturi, rifletti sul carattere dell'altra parte della catena... ma agisci!

Quando debbo chiedere perdono?

Prima lo fai, meglio è.

Paolo dice:

 “Il sole non tramonti sopra la vostra ira e non fate posto al diavolo.” (Efesini 4:26b-27)

Tra mia moglie e me c'è un patto sin dall'inizio del matrimonio che viene QUASI” sempre rispettato:
 “Prima di andare a letto dobbiamo aver chiarito chi ha sbagliato deve aver chiesto perdono e chi è stato offeso deve aver perdonato.”

Più passa il tempo, più il problema diventerà grande, meno sentirai la voglia di chiedere perdono, meno sarai disposto a concederlo.

Cosa succede se non mi perdonano?

Succede che tu avrai fatto tutto il possibile, che ti penti di quello che è successo  e che vuoi il loro perdono.  Questo è ciò che è importante per Dio.

Paolo dice

“Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi.” (Colossesi 3:13)

Potrebbero non perdonarti, naturalmente;   ma a quel punto  diventa il loro problema,  non il tuo.

Cosa succede se la persona che ho offeso non c'è più?

Alcune volte non sarà possibile chiedere perdono, perché abbiamo perduto contatto con le persone, o perché non ci sono più.

A Dio interessa il tuo cuore, non quello che dice la tua bocca.

Prendi ad esempio il Ladrone in croce con Gesù:

“Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni, ma questi non ha fatto nulla di male». E diceva: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno!» Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso».(Luca 23: 41:43)

Certo, il ladrone non è che potesse  scendere dalla croce, e andare a chiedere scusa a chi aveva rubato; Gesù vede l'impossibilità di chiedere perdono fisicamente vede il suo cuore,
 e in base a quello decide.

Ricorda che è un'eccezione: se c'è la possibilità, devi “andare”!

Conclusione

Sul manifesto l'uomo aveva scritto:

 "Quando un uomo sbaglia deve saper chiedere perdono, dimostrare con i fatti amore, rispetto e attenzione … Ho la fortuna di aver ricevuto il dono di Dio per averci uniti e fatti divenire un’anima sola!”.

Sei pronto, sei pronta ad essere l'uomo di Dio, ad essere la donna di Dio e dimostrar amore,  affetto, attenzione sapendo di aver ricevuto il dono della Grazia? Sapendo di essere stato perdonato  attraverso Gesù?

Preghiamo.

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Perdonare per essere guariti
Dio non ci ha creati per vivere nel risentimento. Per guarire e per vivere senza stress devo vivere una vita di perdono: perdonare come siamo stati perdonati.
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Abbiamo iniziato da tre settimane a parlare di perdono. La scorsa settimana avevamo visto cosa intendeva Gesù per “vero perdono” quando dice 

“Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori.” (Matteo 6:12)

“Perdona i nostri peccati, come noi abbiamo perdonato a quelli che ci hanno offesi.” (Matteo 6:12 PV)

E avevamo visto che Gesù dice che per chi crede perdonare non deve essere un episodio, ma una abitudine.

E abbiamo visto la prima parte del racconto che lui fa del re che perdona il debito al servo:
lo rileggiamo brevemente:


“Perciò il regno de' cieli è simile ad un re che volle fare i conti coi suoi servitori.  E avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno, che era debitore di diecimila talenti. E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: "Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto”. Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. (Matteo 18:23-27)



Il Re aveva deciso di scendere la piramide, aveva dato il perdono incondizionato qualcosa di immotivato (il servo non avrebbe mai potuto pagare) qualcosa che ha a che fare non con quello che è successo (il debito, la promessa del servo) ma con CHI è la persona offesa (il Re!).

Il servo era “libero” dal suo debito, il Re non era più legato a lui da quel debito. Da ora in poi Re e servo sarebbero stati di nuovo in pace e nessuno sarebbe stato legato all'altro.

Ho detto più volte che solo chi è stato perdonato perdona. Vi voglio fare una domanda: perché è venuto Gesù? Per salvarci? Senza dubbio! Ma essere salvati non basta! Gesù non vuole  solo salvarci  ma vuole che diventiamo suoi “discepoli”.

La parola “discepolo” significa “colui che apprende”. Ricordate il brano di Matteo 28 che chiamiamo “Il Grande Mandato”?

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.” (Matteo 28: 19:20)

Dio ci salva affinché impariamo da Gesù e possiamo insegnare ad altri quello che Gesù ci insegna.

Tutto ciò che ha fatto e detto Gesù contiene perciò un insegnamento che noi, se vogliamo essere suoi discepoli,dobbiamo imitare.

Quale era l'insegnamento di un Re che perdona un servo? (Ricordate che il Re rappresenta Dio.) La natura di Dio è quella di perdonare anche cose che sembra impossibile perdonare.

Se il servo avesse appreso la lezione, la storia potrebbe essere finita qua. Ma Gesù ci conosce, e per questo spesso le sue storie non sono “ideali” non raccontano di come gli uomini si dovrebbero comportare ma sono “reali”, ovvero di come l'uomo generalmente si comporta. E il servo rappresenta (ovviamente) come generalmente ci comportiamo noi.

“Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: "Paga quello che devi!"   Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò".  Ma l'altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito.”  (Matteo 18:28-30)

Cento denari, ovvero 12 Euro! Un nulla  a paragone degli 8.600.000 suoi! Ma il servo era nel suo pieno diritto! C'era infatti una legge romana  che autorizzava lo “strangolamento del debitore” da parte del creditore fino al quasi soffocamento.

Da che parte ha deciso  di iniziare la piramide il servo? Ovviamente, dalla base! Questo, ci sta dicendo Gesù,  è la maniera normale di agire  degli uomini e delle donne.

Non ci credete?  Quante trasmissioni TV conosci dove ci sono persone che litigano? (GF, Isola, talk shows). In quante di queste trasmissioni  ci sono persone che si perdonano per le offese ricevute? ZERO! La società moderna indica il perdono come un segno di “debolezza”.

Tra Dio che ti ha perdonato e tu che lo avevi offeso, chi dei due è il più debole? Chi il più forte? Dio non è il “più forte”, Dio è ONNIPOTENTE!

Nel momento in cui tu perdoni, stai attingendo all'onnipotenza di Dio, stai imitando uno dei tratti distintivi del tuo Signore, la capacità di perdonare  partendo dall'alto della piramide.

Gesù ci sta dicendo: “Io voglio che tu come discepolo apprenda a perdonare anche la più piccola cosa come sei stato perdonato per il tuo debito enorme.”

Secondo voi, perché il servo non perdona 12 Euro? (13 giorni di paga) Probabilmente il servo non perdona, perché non aveva ancora compreso che non gli servivano più soldi per ripagare il Re.

In una parola:  si sentiva ancora “colpevole”.  Più le persone si sentono colpevoli,  più tendono a non perdonare.

Chi è perdonato, chi sa di essere stato perdonato grandemente, perdona grandemente. Paolo ci esorta così:

“Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.” (Efesini 4:32)

Genesi 1:27 dice che “Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio”: e non voleva dire che Dio ha  due braccia,  due gambe,  due occhi,  un pancreas, ma che Dio ci ha strutturati in modo che la nostra vita rifletta le le SUE caratteristiche, la SUA natura.

Quello che ho in mano adesso è un cavatappi: è stato studiato per togliere i tappi. La sua forma è in funzione di ciò che deve fare. Fintanto che lo uso come cavatappi, non avrò alcun problema.

Ma supponiamo che un giorno decida che il mio cavatappi  non debba solo solo togliere i tappi, ma anche aprire le scatole di tonno. Volete provare? Rischierete di farvi male, forse riuscirete a farlo ma con grande fatica,  e gran tempo.

La stessa cosa vale per noi uomini e donne: non siamo stati studiati per odiare,  per serbare rancore, ma per perdonare, poiché la caratteristica di Dio sulla base della quale sono stato creato è di perdonare scendendo dall'alto della piramide  non salendo.

Ne volete una prova? Abbiamo detto con  il cavatappi  che la forma ne determina l'uso, fintanto che lo uso  per ciò per cui è stato creato non avrò problemi. Ha una forma adatta a sopportare lo sforzo di cavare un tappo. Se lo uso come apriscatole, probabilmente si romperà.

Allo stesso modo, se sono stato creato per poter mantenere il peso  del rancore e non perdonare, allora questo non dovrà provocare danni al mio fisico.

L'evidenza clinica non è proprio d'accordo: guardate questa scheda della Johns Hopkins University (la maggiore Università di ricerca al Mondo) circa gli effetti del non perdonare sul fisico:


“Gli studi clinici hanno evidenziato che lunghi periodi di non perdono provocano nel cervello una diminuzione dell'attività nella corteccia prefrontale e un aumento dell'attività nel sistema limbico, il quale comporta:
aumento dei livelli di cortisolo (aumento di peso peso, infiammazioni)

aumento della pressione sanguigna e battito cardiaco (aumentato rischio di infarto)aumento del livello di colesterolo LDL (aumentato rischio vascolare/ ictus)diminuita funzionalità del pancreas (aumentato rischio di Diabete)disturbi del sonno (aumentato rischio di depressione)immunodepressione (riduzione delle difese immunitarie e aumentato rischio di infezioni/ cancro)
In sintesi: stai cercando di fare l'apriscatole, quando sei un cavatappi.

Ogni qualvolta provi rancore e risentimento verso qualcuno,  sappi che quel qualcuno:

a) non ne subisce alcuna conseguenza
b) probabilmente neppure si ricorda del motivo del tuo rancore
c) l'unico che ne paga le spese sei te.

Giobbe afferma:

“Il cruccio non uccide che l'insensato e l'irritazione fa morire lo stolto.” (Giobbe 5:2)

Siamo stati studiati per perdonare, non per mantenere il rancore e il risentimento.

Gesù ha prima mostrato la natura di Dio (perdonare) e poi la tendenza dell'uomo (non perdonare). Ora tira le somme e mostra la conseguenza  della tendenza umana.

“Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti;  non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?"  E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva.” (Matteo 18:34)

In pratica il Re condanna all'ergastolo il servo,   essendo un debito impossibile, da ripagare.

La parola “aguzzini” in greco è “basanistace”  che significa “torturatori”.  Gesù è arrivato al punto:  se colui a cui Dio ha perdonato gli 8.600.000 Euro  strozza un suo collega per 12,  allora lo si dia ai torturatori.  Se tu a cui è stato perdonato  moltissimo  non perdoni il poco che ti deve l'altro,  allora devi essere dato al torturatore.  E sarà la tua stessa natura, sarai te stesso a torturarti!

Cosa è che non riesci a perdonare?  Quale cosa ti tortura tutte le volte che ci pensi?  Lasciala andare!
Liberatene!  E' per il tuo bene,  non per quello dell'altro!

C'è nel racconto di Gesù sul perdono, un'ultima e fondamentale indicazione:

“Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello". (Matteo 18:35)

Vi prego di notare la frase “di cuore”;   Gesù chiede di perdonare non con la  testa -  “io so che debbo perdonare perché lo dice la Bibbia/ gli amici credenti/ il pastore”  ma col cuore  (in questo caso la parola greca “kardia” intendeva proprio il sentimento, non la logica) “io sento il bisogno di perdonare”-:   "Lo so, lo sento, lo faccio, sono libero, sono libera!"

Le prossime volte parleremo  di cosa ci aiuta a perdonare e della differenza tra perdonare e dimenticare.

Dio non ti ha creato per serbare rancore, ma per lasciare andare,  perdonare, usare grazia.

Gesù ti chiama per il tuo bene a perdonare con la stessa grazia con cui sei stato perdonato, sei stata perdonata.

Fermiamoci a pregare.
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Perdonare per tornare ad essere liberi
Dio vuole che le nostre vite siano un continuo perdonare gli altri, per liberare ed essere liberi dalle catene del risentimento e dell'odio.
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Abbiamo iniziato la scorsa settimana una serie dove parleremo di perdono. E' un argomento centrale e vastissimo, è il cuore del cristianesimo, poiché su di esso si basa il non giudizio di Dio (questo è buono, questo no, questo lo salvo, questo no) ma il perdono di Dio verso l'uomo.

Gesù ha detto:

“Io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo.” (Giovanni 12:47b)

Gesù avrebbe avuto tutto il diritto di giudicare il mondo: il mondo aveva girato le spalle col peccato a suo Padre, il mondo lo avrebbe ucciso in croce. Ma lui dice: “non giudizio, ma salvezza, non condanna, ma perdono.”

Il concetto è semplice: non puoi salvare chi odi, chi detesti. Se vuoi salvare qualcuno, qualcuno che ti ha fatto male, qualcuno che ti ha offeso, (e noi tutti abbiamo fatto male ed offeso nostro Padre), la prima cosa che devi fare è perdonarlo.

Per poterci salvare  Dio aveva prima la necessità di perdonarci. Per poter essere suoi discepoli veri prima abbiamo la necessità di perdonare come Dio ci perdona.

Abbiamo detto la volta scorsa che solo chi si sente perdonato perdona, ed è per questo che Gesù,  quando insegna ai discepoli come pregare il Padre, inserisce quasi alla fine della sua preghiera perfetta questa frase:

 “Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori.” (Matteo 6:12)

In altre versioni il senso della frase di Gesù è spiegato così:

“Perdona i nostri peccati, come noi abbiamo perdonato a quelli che ci hanno offesi.” (Matteo 6:12 PV)

Guardate bene i verbi del versetto: “rimettici” o“perdona”  e “abbiamo rimesso” o “abbiamo perdonato”-

Non voglio andare troppo sul “tecnico” ma è importante capire il tempo di questi due verbi, per capire la tempistica del perdono  che Gesù ha in mente.

Il primo verbo è “rimettici” o “perdona” nell'originale greco è un tempo che si chiama “aoristo imperativo attivo”, Qua è tradotto con l'imperativo presente, ma non esiste qualcosa di simile in italiano : qui sembra che chiediamo a Dio di perdonarci adesso.

L'aoristo invece indica una azione,  ma non  dice che questa azione è stata già fatta verrà fatta in futuro o si sta svolgendo adesso, ma ci dice che è qualcosa che si continua a fare.

Per farvi un esempio, è come quando nelle ricette ti dicono: “scolate la pasta”: non ti dice che la devi fisicamente scolare adesso, oppure domani, oppure che la dovevi scolare ieri, ma ti dice che, tutti quelli che vogliono mangiare la pasta la devono aver scolata.

L'aoristo denota una abitudine nel fare qualcosa, un'azione che viene dal passato, e verrà fatta in futuro.

Vediamo il secondo verbo: “abbiamo rimesso” o “abbiamo perdonato”: nella versione italiana hanno messo il passato prossimo: così sembra che per ingraziarsi il perdono di Dio, noi dobbiamo aver prima perdonato (nel passato) gli altri.

Il tempo invece è, ancora una volta “aoristo imperativo attivo”: per cui dice che non solo dobbiamo aver perdonato nel passato, ma che dobbiamo perdonare nel presente e dovremo perdonare nel futuro.

Una brutta traduzione di quello che dice Gesù è questa:

“Perdona nel passato, perdona oggi, e perdona in futuro i nostri peccati così come noi abbiamo perdonato in passato, perdoniamo oggi e perdoneremo in futuro quelli che ci hanno offeso.” (Parafrasi)

Gesù ci conosce bene, e sa che ci piace essere perdonati... ma, quando si tratta di offrire il perdono, beh, è tutto un altro paio di maniche.

Ci conosce così bene, perché ha avuto per amici persone  come me e come te, erano  riluttanti, “stitici” a concedere perdono. Non ci credi? Guarda questa conversazione, allora!

“Allora Pietro si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?” (Matteo 18:21)

Che razza di domanda è? Sembra strana, ma è basata sul fatto che  la legge ebraica imponeva di perdonare una persona almeno tre volte,  dopo di che, ognuno per la sua strada non mi passare davanti che ti metto sotto.

Il buon Pietro, che sa che deve perdonare per legge, che ha ascoltato il Padre Nostro, (siamo al capitolo 18, e il Padre Nostro è al 6) che ha ascoltato Gesù fino a un minuto prima spiegare che dovevano perdonare le offese  (vedi i versetti dal 15 al 17) cerca di fare “bella figura” con Gesù:

“Vediamo, raddoppiamo il numero, e aggiungiamo uno; così stupirò Gesù per la mia magnanimità! - Ehi, Gesù, che ne dici di 'sette volte'?- Questo dovrebbe fare colpo su di lui!”

Gesù conosce il cuore di Pietro e il suo calcolo... e lo gela:

“E Gesù a lui: Io non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.” (Matteo 18:22) 

Io mi sono fatto due conti: sette per sette fa quarantanove,  lo moltiplico per dieci.... 490 volte! Se perdono un'offesa al giorno  fanno un anno tre mesi e cinque giorni  di perdono incondizionato!

Qui Gesù non vuole far ripassare le tabelline al buon Pietro, ma vuole spiegargli un principio:

“Vuoi sapere quante volte devi perdonare?  Ogni volta che qualcuno ti offende  lo devi perdonare per 490 giorni... E ad ogni nuova offesa devi ricominciare il conto da zero. Figlio mio, tu dovrai perdonare fino a che avrai questa vita sulla terra!”

E. per chiarire meglio il principio,  Gesù racconta una storia:

“Perciò il regno de' cieli è simile ad un re che volle fare i conti coi suoi servitori.  E avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno, che era debitore di diecimila talenti.” (Matteo 18:23-24)

Al cambio attuale, diecimila talenti fanno circa 8.600.000 Euro!  Lo stipendio medio dell'epoca di un servo era di 0,86 centesimi di Euro al giorno... Fatevi i conti di quanto gli ci voleva per ripagare il debito!

“E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.” (Matteo 18:25 )

Il re ha tutto il diritto di chiedere questo: il debito è enorme, la situazione non è più sanabile, e cerca di recuperare quello che può...  Ma il servo cosa fa?

“Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: "Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto". (Matteo 18:26)

Ma va?  8.600.000 Euro? Con 0,86 centesimi al giorno? Se non fosse tragica, la proposta del servo sarebbe quasi comica:  ma il re, comunque, si commuove, e gli cancella il debito.

“Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. (Matteo 18:27)


Nella storia, ovviamente, il re rappresenta Dio. Quale verso ha scelto il padrone nella piramide? E' salito, o è sceso? Ovviamente, è sceso. Per Gesù, ovviamente, questo è quello che Dio intende come vero perdono.

Qualcosa di immeritato dal servo, qualcosa di immotivato (il servo non avrebbe mai potuto pagare) qualcosa che ha a che fare non con quello che è successo (il debito, la promessa del servo) ma con CHI è la persona offesa (il Re!).

Gesù dice che il re ebbe “compassione”: è la stessa parola che verrà usata quando Gesù guarderà Gerusalemme dall'alto e avrà “compassione” perché la gente era come “pecore senza pastore”.

Il verbo usato da Gesù (splagehnizomai) significa “sentire qualcosa che si muove nella pancia” (ricordate che per gli ebrei la pancia era il centro delle emozioni  e il cuore della logica ).

Il re non ha perdonato perché il servo gli ha chiesto scusa; piuttosto, il servo gli si è parato davanti
con una balla spaziale:  “Aspetta e ti ridò tutto.” Non ha percorso la piramide dal basso offrendo un “perdono condizionato”: “Ti perdono SE mi ridai 8.600.000 Euro.”

Il perdono non nasce dalla “logica” ma dalla “pancia”: devi sentire qualcosa che si muove dentro,
che ti fa stare male, e da cui TU per primo vuoi liberarti, e vuoi liberare anche l'altro.



L'immagine che ho scelto per questa serie di messaggi è quella di una catena rotta che si trasforma in uccello. Quando tu perdoni spezzi le catene che imprigionano l'altro nel tuo odio, nel tuo risentimento ma liberi anche (e soprattutto)  te dalla medesima catena. Perché ogni catena è fissata a qualcosa, e nel caso dell'odio  uno dei due capi è fissato a te stesso, a te stessa.

Finché non perdoni  non sarai libero, non sarai libera. Ecco perché Gesù ci ha insegnato a pregare
 “Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori.” ci ha insegnato a pregare “Perdona nel passato, perdona oggi, e perdona in futuro i nostri peccati così come noi abbiamo perdonato in passato, perdoniamo oggi e perdoneremo in futuro quelli che ci hanno offesi.”

Per avere una vita felice, devi continuare costantemente a perdonare: Davide dice questo:

“Beato l'uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto!” (Salmo 32:1)

Sapete che “beato” significa “felice”: tu ed io siamo “felici” perché Dio a provato compassione,  ha sentito qualcosa muoversi nella pancia, ci ha lasciati andare, ha spezzato le catene. Chi è stato perdonato da un debito  che non avrebbe mai potuto pagare deve perdonare.

Gesù chiude il Padre Nostro con queste parole:

“Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;  ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.” (Matteo 6:14-15)

Vuoi essere felice, oppure vuoi vivere nelle catene del tuo risentimento? Se trovi difficile perdonare, forse non hai ancora accettato pienamente il perdono che Gesù ti ha offerto gratuitamente.

Gesù vuole che tu ti senta pienamente perdonato, pienamente perdonata, e che tu sia capace di spezzare qualsiasi catena terrena affinché tu viva nella sua gioia.

La prossima settimana vedremo come Gesù descrive il risentimento e quali sono le conseguenze terribili sulla vita dei credenti.

Preghiamo.
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Perdonare come Dio mi ha perdonato – Introduzione
Cosa significa "perdonare" per il mondo? E cosa significa per Dio? Ha a che fare con qualcosa che devo ricevere, o piuttosto con qualcosa che devo fare?
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Oggi iniziamo una serie di predicazioni sul perdono. Il perdono è, assieme alla croce, il centro dell'essere cristiani.

Siamo figli di Dio poiché Dio ci ha perdonato. Non siamo più sotto la legge che ci condanna ma sotto la grazia che ci salva perché abbiamo ricevuto il perdono da Dio.

Capire bene cosa significhi “perdono” è fondamentale per chi crede in Cristo

Vorrei partire da una domanda: cosa significa per voi “perdonare”; non mi riferisco al perdono di Dio verso di noi ma a quello più umano di tu che perdoni un altro o che vieni perdonato da un altro. Cercate di darmi una vostra definizione  tipo: ritornare assieme, cancellare il passato, ecc.

Le nostre definizioni di perdono sono “accurate”? Esiste un solo modo di perdonare, oppure ci sono più modi? C'è un modo che è migliore degli altri?

Quella che voglio fare con voi oggi, piuttosto che una predicazione, è una chiacchierata  di cosa significhi realmente perdonare.

Partiamo da un po' di etimologia: la parola italiana “perdonare” viene dal latino: “donare” = dare, concedere + il rafforzativo “per” = completamente” (esempio: qualcosa “perforato” è “forato completamente”). In francese in spagnolo e in portoghese la parola è la stessa.

In inglese la parola è “forgive”,  di derivazione germanica che non è altro  che la traduzione del latino: “give” = dare + “for” = completamente”. Questo è il modo in cui la società definisce il “perdono”: concedere all'altro senza limite, completamente.

Vedete che già c'è un concetto fondamentale: il perdono è qualcosa che riguarda soprattutto chi perdona: colui (o colei) che perdona “cede” qualcosa, dà qualcosa all'altro.

E nella Bibbia? Nella Nuova riveduta  la parola “perdonare” è presente 143 volte: 85 nell'AT e 58 nel NT.

L'Antico Testamento usa due parole : “salach”, che ha il solo significato di perdonare, e “nasha”, che significa anche, sollevare, elevare, far risalire.

Nel Nuovo Testamento a parola "perdonare"  è la parola greca aphiemi.  Significa liberare; lasciare andare; rilasciare, slegare;  per scaricare; o per liberare completamente.

Veniva usata quando un debito veniva cancellato, o  quando veniva sciolto un contratto,  un impegno o una promessa.

Una parafrasi moderna di questa parola greca  sarebbe semplicemente lasciar perdere!

Aldilà del fatto che Gesù ci chiede di perdonare  (e vedremo cosa significa nelle prossime predicazioni) quando perdoniamo qualcuno significa che  non abbiamo più il privilegio  di tenere le persone in ostaggio  per quello che hanno fatto in passato.

Per cui la Bibbia definisce il perdono non tanto come un atto di dare all'altro, ma come un cambiamento di posizione, tra noi e l'altro.

Quando perdoniamo “solleviamo” qualcuno, lo facciamo risalire alla nostra posizione dal basso.

Quando perdoniamo qualcuno, lo sleghiamo, tagliamo delle corde con cui lo abbiamo intrappolato.

E, vedete, qui già c'è il concetto che siamo noi, la parte offesa che ha creato delle corde, delle catene, per legare l'altro.

Vorrei vedere assieme a voi  tre diagrammi che ho fatto per rendere graficamente il processo che porta al perdono nella gran parte delle persone.

Gli antropologi (coloro che studiano i comportamenti umani) hanno individuato nove fasi che portano dall'offesa al perdono: vorrei commentarle assieme.

I diagrammi sono riferiti al perdono nell'ambito dell'amicizia e del matrimonio, ma funzionano anche in generale anche con le altre persone.



Un perdono vero secondo la società è quello che ristabilisce il rapporto attraverso la scalata della piramide dal basso verso l'alto.

Da qui capiamo perché spesso è così difficile perdonare. Il problema è  che molti si fermano a qualche livello della piramide. Dove si ferma il tuo perdono?

Su quale gradino della piramide  ti siedi normalmente? Forse alla “tolleranza”,   o al perdono condizionato ( (io ti perdono se...) o alla riappacificazione, o persino al perdono vero, ma non all'amicizia.

Sai perché è difficile perdonare? Perché scalare una piramide è faticoso! E' tutto in salita, la “gravità” lotta contro di te”. Ci vuole un gran dispendio di energie, e alla fine ti stanchi... e ti siedi su qualche gradino senza arrivare alla vetta.

Però, questo è lo schema del mondo. Esiste allora una maniera per fare meno fatica?

Fino ad adesso ti ho mostrato il TUO percorso per perdonare gli altri.

La Bibbia ci mostra un percorso differente, che parte da qualcuno che per primo ci ha perdonati. Anche tu ed io siamo stati perdonati da Dio. Allora, anche lui ha fatto la stessa piramide in salita?

C'è una strada più semplice, meno faticosa per giungere a perdonare.


Dio è partito dall'alto della piramide, ed è “sceso”: é partito dall'amicizia che una volta aveva con noi e che era stata interrotta  dalle nostre offese, e senza tenerne conto, ci ha offerto subito il perdono VERO.

Davide dice:

“Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe.” (Salmo 103:12)

Dio sceglie deliberatamente di “scendere” la piramide. Questo è quello che chiede anche a me e a te... perché sa che la via verso il perdono vero, non procede dal basso, non è fatta a gradini da salire (ci conosce, sa che ci stanchiamo  e che alla fine ci mettiamo seduti da qualche parte). Come figli amati,  ci chiede di fare come ha fatto lui.

Paolo dice ai Colossesi:

“Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi.” (Colossesi 3:13b)

Dalla prossima settimana per cinque settimane vedremo come la Bibbia ci da un modello attraverso il quale possiamo perdonare  senza dover necessariamente faticare e fallire dal  perdonare davvero.

Vedremo se perdonare  significa mettere in un cassetto, oppure bruciare il cassetto con tutto il mobile.

Vedremo anche la “fisiologia” del perdono, ovvero cosa accade nel nostro organismo a seconda che perdoniamo  o che teniamo in serbo il nostro rancore.

Ho detto che è più facile scendere la piramide, che ci vuole “meno fatica”. Questo non significa che per Dio sia stato senza un prezzo: lui non ha faticato a perdonarci, ma non è stato certo indolore.

“Mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo.” (Romani 5:10a)

Dio ci ha perdonato, è sceso verso noi... ma noi dobbiamo accettare quel perdono frutto della croce.


“A causa dei vostri peccati e della vostra vecchia natura corrotta, voi eravate morti, ma Dio vi ha dato la vita in Cristo.Dio ha perdonato tutti i nostri peccati,  cancellando l'atto di accusa contro di noi che è stato tolto di mezzo, inchiodato sulla croce.” (Colossesi 2:13-14 PV)



Dio è sceso per riappacificarsi con te, Dio ha superato tutte le fasi del perdono, te lo ha offerto gratuitamente per poter tornare ad essere  il tuo migliore amico.

Dio non ti accusa più per i tuoi peccati: ma neppure tu dovresti farlo, verso nessun altro. Chi è stato perdonato, perdona.

Preghiamo.

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Essere motivati per ricevere da Dio
Quando preghi,  e cerchi l'aiuto di Dio, sei pienamente sincero, sei pienamente sincera con Lui? Ma, soprattutto, preghi per ricevere per te, oppure perché Dio dimostri la sua potenza attraverso di te?
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La scorsa settimana abbiamo iniziato a vedere la preghiera di Jabes che si trova in 1 Cronache:
rivediamola assieme:

“Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre lo aveva chiamato Iabes, perché diceva: "L'ho partorito con dolore".  Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: "Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!" E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.” (1° Cronache 4:9-10)

Abbiamo cercato di capire perché  a causa di questa semplice preghiera Iabes fosse stato più benedetto dei suoi fratelli.

Abbiamo già visto che è dovuto  sia al “come” Iabes si pone davanti al Signore (Iabes “cerca” deliberatamente il Signore, urla salta e alza le mani per farsi notare Iabes si inginocchia davanti al Signore, non fugge, offre il collo, la propria vita al Signore).

Ma è sicuramente dovuto anche al “cosa” Iabes ha pregato, cosa a chiesto a Dio, e che Dio ha gradito ed ha concesso.

1. Iabes ha pregato con ambizione

“Allarga i miei confini.”

Il primo motivo è che Jabees  era un uomo di grandi ambizioni.  Definiamo per prima cosa la parola “ambizione”. Cosa significa essere “ambiziosi”

Il verbo “ambire” viene dal latino, e letteralmente significa “andare” (ire) “intorno (amb) Vi leggo la spiegazione e che ne fa il dizionario etimologico

“In Roma Antica era costume, non dimenticato dai posteri, che coloro i quali desideravano ottenere un piccolo ufficio, (una carica pubblica), si facevano attorno con moine e promesse alle persone del popolo che andavano appositamente a cercare per guadagnarsi il loro suffragio (il loro voto). Da questo affaticarsi venne che ambire in breve tempo significò bramare e brigare (darsi da fare per) gli onori” (Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani.)

Il dizionario dice bene “non dimenticata dai posteri” perché i politici attuali continuano a farlo!

Tu potresti dirmi: “Ma Marco, Gesù non ci ha chiesto di essere gli ultimi se vogliamo essere i primi? Non ci ha chiesto di stimare l'altro più di noi stessi?”

Certamente, ma tutto dipende  dove sta il centro della tua ambizione.

Se tu sei il centro delle tue ambizioni, se vuoi “allargare i tuoi confini” che significa avere più soldi, più fama, più influenza, più potere per tuo unico e solo utile, allora è giusto il richiamo di Gesù. E non aspettarti che il Signore accolga la tua preghiera.

Ma Gesù ci ha detto anche un'altra cosa:

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:16)

Per chi lo stava chiedendo Iabes? Come faceva Dio a sapere che non lo stava chiedendo  per ambizione personale, ma perché la sua fortuna dimostrasse la grandezza del Dio che la concedeva?

Dio ha letto bene due affermazioni di Iabes:

“Benedicimi... sia la tua mano con me”

Abbiamo visto la volta scorsa che chiedere benedizione  significa inginocchiarsi dinanzi al Signore, non fuggire, ma mettere la propria vita a sua disposizione

Poi Iabes aggiunge qualcosa di altro: parla della “mano di Dio”. Quando gli ebrei parlavano della mano di Dio, quello che intendevano significare non era una mano “fisica”, ma la potenza di Dio.

Vi faccio vedere solo un esempio da Esodo: qui stavano parlando di tutto quello che Dio aveva fatto per farli uscire dalla schiavitù in Egitto.

“Quando, in avvenire, tuo figlio ti interrogherà, dicendo: “Che significa questo?”, tu gli risponderai: “Il Signore ci fece uscire dall’Egitto, dalla casa di schiavitù, con mano potente.” (Esodo 13:14)

Mentre tutti i suoi amici si accontentavano di essere nella media ... di essere “mediocri” (vedete come la parola che deriva da “media” abbia una connotazione assolutamente negativa), a Jabes non bastava.

Iabes vuole che la potenza del Signore sia “evidente” agli altri. Sta affermando:  “Dio, io non fuggo da te, e metto la mia vita a tua disposizione:  voglio qualcosa di grande, qualcosa che si veda da lontano  che non è opera mia, ma Tua!”

Iabes aveva ambizione la sua vita aveva uno scopo, e non era “vivere per me stesso”  ma essere uno strumento di Dio. Molte persone “scivolano” semplicemente, attraversando la loro vita,  senza obiettivi,  piani,  scopi  ed ambizioni;  ed il risultato è che non combinano un gran che nella vita.  Si accontentano semplicemente di “esistere”

Sei come Iabes? Mi auguro di si! Dio vuole che tu cresca,  anche e soprattutto attraverso un sogno,  una meta da raggiungere. Dio non se la prende  se sei ambizioso per mostrare la sua potenza  nella tua vita

Sai cosa ti frena molte volte dal chiedere come Iabes? La paura! E spesso confondiamo la paura con l'umiltà;   “Oh, non sono capace di fare quella cosa”  e così pensiamo di essere stati umili.  Probabilmente è una mancanza di fede. Iabes sapeva di avere un Dio grande, un Dio potente... e chiedeva in grande!

Quale è la cosa che vorresti Dio facesse nella tua vita? Pensa” in grande,  abbi fede, e prometti di dare il merito a Lui solo!

Altre volte quello che ci frena è la pigrizia: diciamo: “Io sto bene come sto!” Pensiamo a Paolo in Filippesi 11 che dice:” io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo.” e ci sentiamo a posto, anche spirituali!

Attenzione, perché Paolo non sta dicendo  “Ho imparato a non avere nessun traguardo,  ambizione o desiderio per il futuro”,  ma sta dicendo che,  anche se i suoi traguardi possono non essere ancora stati raggiunti, ha imparato a godere ogni giorno di quello ottenuto fino ad allora.

Il suo più alto desiderio era quello di portare il Vangelo a Roma; c'è voluto tempo, fede, sacrificio... ma alla fine c'è riuscito!

L'ultima cosa che ci viene in mente è quella di dire:  “Io servo Dio in quel piccolo e in quel poco che so fare”. E così pensiamo di essere anche “spirituali”; la risposta  è :  “Impara più cose e più grandi! Lascia che Dio ti possa usare di più!”

Devo confessarvi di essere una persona ambiziosa: ho sognato di una chiesa nella mia città... e Dio mi ha usato per farla nascere. Ho sognato di avere una conferenza internazionale per i pastori in Italia... e Dio mi ha condotto ad organizzarla per tre anni ad Ostia.

Ma non è avvenuto tutto assieme: sono trascorsi i anni tra il sogno e la realizzazione; dodici anni per la chiesa e sei per la conferenza. Nel frattempo Dio mi ha preparato, forgiato, istruito,  ammaestrato...

Hai mai provato a chiedere a Dio qualche cosa di veramente grande, enorme, una di quelle cose che pensi: “Ma seeee! Non avverrà mai!”

Iabes lo ha fatto, e lo ha anche ottenuto, perché sapeva che per lui era impossibile, ma non per la potenza di Dio. Sapeva che non sarebbe stato lui ad averne il merito, ma Dio.

2. Iabes ha cercato l'aiuto di Dio

“Preservami dal male”

I pochi versetti di Cronache ci danno alcune informazioni su Iabes, anche per quello che “NON” dicono. Le cose che non dicono è  avesse qualche talento o dono speciale. E neppure che  fosse  benestante o istruito;  era semplicemente un uomo comune con una fede fuori dal comune.

Non ti devi preoccupare di ciò che non hai  se tu hai fede in Dio.  Egli ti darà la potenza necessaria.

Per quanto il mondo possa ricercare il talento, o la ricchezza, sono cose passeggere. La fede in Dio no; quella resta.

Il Signore ama usare gente comune  che crede in lui  e che ha voglia di fidarsi di lui  per vederli riuscire.

La seconda cosa che sappiamo è che Iabes aveva fatto così male a sua madre nascendo,  che la madre lo aveva chiamato “doloroso” è anche probabile che fosse un figlio non desiderato e non amato.

Vi sarebbe piaciuto essere stati chiamati “doloroso” o “dolorosa”?  “Oh, ecco che arriva Doloroso!”  “Invitiamo anche Dolorosa alla festa?”

Ma Iabes era più forte del suo handicap;  la sua fede lo sosteneva. Sapeva che l'unica fonte  che poteva aiutarlo nella sua vita, non erano gli amici, la famiglia... neppure la chiesa.

Si certo,  tutte cose buone, che aiutano, rendono una vita felice, sostengono nei momenti difficili... Ma l'aiuto, quello vero,  quello che ti “preserva dal male” e perciò di guida verso il bene, quello che “non ti fa soffrire” (gli amici, la famiglia la chiesa lo fanno spesso) è solamente Dio!

Quale è il tuo handicap? La tuac ondizione dolorosa? E' fisica? E' spirituale? E' un'infanzia infelice?  E' un lavoro frustrante  o un matrimonio distrutto? Cerca l'aiuto di Dio, cercalo con fede, non “sperando”, ma credendo che lui può ogni cosa!

Gesù stesso ha detto questo:

“Ogni cosa è possibile per chi crede"(Marco 9:23). 

3. Iabes ha pregato con sincerità

“In modo che io non debba soffrire!”

Iabes è stato spudoratamente sincero. “Signore, dammi fama, dammi soldi, proteggimi, così che non soffro”! Più sincero di così!

Qualche volta noi invece siamo “insinceri”, ovvero non siamo bugiardi, ma diciamo le cose  che pensiamo siano giuste da dire anche se quello che pensiamo è diverso  da quello che diciamo

“Oh, Signore! Non pensare a me,  io posso anche soffrire, pensa agli altri!” Questa non è sincerità, è masochismo!

Pensiamo che chiedere di stare bene sia troppo egoista che Dio non risponda alle nostre preghiere se comprendono anche i dolori e gli acciacchi!

Conclusione

A quali tipo di preghiere risponde Dio?  La vita di Iabes  come e cosa pregare e a Dio  aspettandoci di essere esauditi.

1. Iabes ha deliberatamente cercato il Signore, ha saltato, urlato alzato le mani per far sentire Dio come un padre desiderato e ricercato

2. Iabes si è inginocchiato davanti al Signore, non è fuggito ed ha messo la sua vita in mano sua.

3. Iabes ha pregato con ambizione volendo ottenere non per se ma per essere uno strumento di Dio.

4. Iabes ha pregato cercando l'aiuto di Dio, perché sapeva che era l'unico a cui poter affidare il compito di appianare il terreno.

5. Iabes ha pregato con sincerità, ha detto tutto quello che aveva nel cuore, non si è nascosto, non si è schermito

Ad un primo sguardo la preghiera di Iabes sembra molto egoistica, vero? Ma Dio la apprezza, e la esaudisce, perché in essa c'è un cuore  che punta sempre verso di Lui, lo cerca, crede, si mette a disposizione, è sincero.

Cosa chiedi quando preghi?  Dio ci incoraggia a chiedere:  Giacomo afferma ” voi  non avete, perché non domandate “ (Giacomo 4:2):  Il Signore disse a Geremia:  "Invocami, e io ti risponderò, ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci". (Geremia 33:3)

Paolo dice : " Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo” (Efesini 3:23)

Dio può andare aldilà della tua immaginazione:  Egli dice: “Fidati. Chiedimi. Scopri la tua grande ambizione. Provvedi una fede crescente. E dunque porta tutto a me in preghiera, perché io desidero esaudirti.”

Cosa vuoi che Dio faccia nella tua vita?  Aiutarti al lavoro? Chiediglielo!  Guidarti ad educare tuo figlio? Chiedi!  Far crescere la tua chiesa? “Chiedi!  Liberarti da un peccato ricorrente? Chiedi!

Dio non è come un grosso poliziotto  che aspetta tu faccia  un solo errore  per dati un pugno in piena faccia.  Dio vuole benedire la tua vita.

Preghiamo.
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Essere pronti per essere benedetti
Come preghi al tuo Signore? Quale è il tuo modello di preghiera?  Può egli sentire da essa che tu lo cerchi, lo ami, lo servi?
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Essere pronti per essere benedetti.
Oggi vorrei parlarvi della preghiera. Quando preghi,  cosa preghi?

Quali sono i temi delle tue preghiere? Preghi per te, o preghi per gli altri?

Vorrei vedere assieme una tabella che ci mostra i maggiori motivi di preghiera in America (ho cercato una relativa all'Italia... ma non la ho trovata!).

Fonte LifeWay 2017
Non esiste una maniera “giusta” di pregare: mia nonna aveva il “libro delle preghiere”, noi preghiamo “a braccio”,  quello che ci viene in mente.

Usi mai le preghiere che ci sono nella Bibbia? La Parola è infatti ricca di preghiere; tutti i Salmi lo sono. Poi ci sono preghiere in Deuteronomio,  Esdra, Neemia, Isaia, e poi in Atti, 1 Tessalonicesi, Efesini, il Padre Nostro in Matteo...

Molte di queste saresti capace di citarle a memoria... ma cosa accadrebbe se ti chiedessi  di recitarmi la preghiera di Iabes?

E' una preghiera piccolissima, di appena 24 parole detta da una persona che viene citata una sola volta nell'intera Bibbia.

E' una preghiera “strana” interpretata nelle più varie maniere. Si trova in 1° Cronache, al capitolo 4:9-10:

“Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre lo aveva chiamato Iabes, perché diceva: "L'ho partorito con dolore".  Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: "Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!" E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.” ( 1° Cronache 4:9-10)

Una delle caratteristiche di molti credenti è quella di fare preghiere per tutti, ma non per se stessi (se non in casi “estremi”)!

Preghiamo per la moglie, i figli, i parenti, gli amici, la pace nel mondo... ma per noi...  ci sembra un po' troppo... egoistico!

Iabes invece prega “dammi tutto, non mi far soffrire... amen!”e, incredibilmente, (secondo la nostra logica incredibilmente)Dio che fa? Gli dà tutto,e dice espressamente nella Bibbia che lo onora PIU' dei suoi fratelli!

Perché mai Dio  avrebbe dovuto distinguere quest'uomo?  Cos'ha fatto di così speciale  da meritare di essere ricordato  e con una menzione d'onore?  Sembra quasi che il Signore
abbia dei “raccomandati” da favorire!

Che cosa è che fa si che Dio veda di buon occhio ed esaudisca la preghiera di Iabes piuttosto che quella dei suoi fratelli?

Ci sono almeno cinque buoni motivi  per cui Dio ha risposto alla preghiera di Iabes,  e noi possiamo  trarre dei validi principi per le nostre vite.

Due riguardano il COME Iabes a chiesto e tre il COSA Iabes ha chiesto. Questa settimana vedremo il COME.

1. Iabes CERCA il Signore

“Iabes invocò il Dio d'Israele” 

Non sappiamo cosa fecero i fratelli ma sappiamo certamente che Iabes  cercava DELIBERATAMENTE un rapporto col Signore. Il verbo che è tradotto con “invocare” significa “avvicinarsi gridando”.

Iabes ricerca l'attenzione di Dio, un po' come i nostri figli  facevano all'uscita delle elementari, quando saltavano, alzavano le braccia e urlavano, “Papà, sono qua!”

Gesù ha detto:

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa.” (Matteo 7:7-8)

Sai una cosa? Quando andavo a prendere i miei figli alla scuola non mi sarebbero servite  quelle mani alzate, quei salti, e quelle grida per convincermi a prenderli e a portarmeli a casa!

Li amavo, li amo, sono miei figli, è ovvio che li voglia vicino, li voglia proteggere, voglia dare loro il meglio....Ma mi facevano tanto piacere  le mani alzate, i salti e le grida... perché mi facevano capire che loro ci tenevano a me! Che non avrebbero scelto  un altro padre a caso, che loro volevano starmi vicino  per il resto della giornata!

Lo fai tu? Alzi le mani al tuo Padre Celeste? Salti di gioia quando lo vedi? Gridi a lui? Dovresti! Il suo amore per te come padre è fuori discussione... ma è un padre con un cuore, e gioisce quando sa  di essere amato, speciale, unico!

2. Iabes SI INGINOCCHIA dinanzi al Signore

"Benedicimi, ti prego”

Il verbo è “barak” (adesso sapete che Barak Obama è “Benedetto Obama!) ed è un verbo di movimento, sta a significare  “inginocchiarsi di fronte a qualcuno”.

Iabes non solo ricerca Dio, ma si dispone in maniera  di ricevere la sua approvazione in una posizione di potenziale vulnerabilità.

Inginocchiarsi era in antichità un gesto di coraggio degli schiavi davanti al proprio padrone; essere in ginocchio significa  non avere possibilità di fuggire, ed offrire il collo.

Se uno schiavo lo faceva volontariamente, significava  “Io ho fatto il mio dovere, non temo di essere punito”.

Come ti accosti al Signore? Sei “inginocchiato”  in attesa di essere approvato? Non sto parlando esclusivamente  della posizione “fisica” (quella può aiutare), ma della tua posizione “spirituale”? Puoi affermare di non temere nulla perché hai fatto il tuo dovere?

Nessuno di noi avrebbe mai potuto farlo, eravamo e siamo colpevoli, ma il sangue di Gesù ha coperto la nostra colpa. Tutto ciò che devi fare è seguirlo, obbedire ai suo comandamenti.

Quando chiedi a Dio di benedirti, puoi essere sicuro  che non ti serve scappare? Puoi offrire il collo,
perché il tuo dovere di credente  lo stai facendo?

Dio vuole benedirti, ma sei tu, sono io nelle condizioni di ricevere la sua benedizione? Giacomo dice:

“Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi.  Pulite le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo!” (Giacomo 4:8)

Giacomo dice una cosa importante: se voglio avvicinarmi a Dio non devo fare lo sforzo tutto da solo, perché Dio colmerà la distanza che mi manca per raggiungerlo.

L'ha fatto con Gesù, una volta e per sempre, e continua a farlo ogni qualvolta un suo figlio o una sua figlia vogliono avvicinarsi a lui, chiedere le sue benedizioni, avere la sua approvazione.

Ma dice anche che devo mettermi nelle condizioni giuste: lavare via il peccato, purificare il cuore, avendo un solo animo, non due: uno per le cose del mondo, e uno per Dio.

La prossima settimana parleremo di COSA ha chiesto Iabes, e vedremo che ha “mirato in alto”, e che è stato anche esaudito.

Ma tutto è partito dal gridare al Signore, dal fare salti, agitare le mani, per dire “Ehi, Padre, sono qua!”

Ma anche dall'inginocchiarsi  sicuro di essere a posto,  di essere obbediente, di essere lavato.

Ma anche da un cuore che non era diviso tra le cose del mondo e le cose di Dio, perché vedremo che Iabes  ha chiesto si la prosperità del mondo, ma per la gloria di Dio, non per la propria.

Preghiamo.
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Verso chi stai correndo? Pasqua 2018
Come corri la tua vita? Con disperazione, con paura o con gioia? E, soprattutto, verso chi sta correndo?
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Oggi è il giorno di Pasqua, e non so se capita solo a me e alla mia famiglia ma nei giorni di “festa”non si fa altro che correre!

In fondo le nostre vite sono tutta una corsa. Corriamo per necessità  quando siamo bambini perché vorremmo essere più grandi, e  avere l'età per prendere il patentino per la moto o la microcar.

Corriamo quando siamo al liceo o all'università perché non ce la facciamo più di studiare.

Corriamo quando ne siamo usciti  perché vogliamo trovare un lavoro. E quando, e se lo abbiamo trovato, corriamo per fare tutte le cose  ce ci sono da fare in esso.

Corriamo quando prepariamo il nostro matrimonio, o quello dei figli... i più fortunati per quello dei nipoti.

Altre persone, meno fortunate di noi,  lo fanno per paura, e corrono lontano da una guerra, o da una carestia... Se volete, ne potete parlare coi nostri amici dall'Africa a fine culto.

Ma, attenti, si può correre anche per la gioia!

Chi più chi meno, tutti quanti noi se siamo sopra i trenta anni abbiamo corso all'appuntamento  con la nostra fidanzata o il nostro fidanzato.

Abbiamo corso a comperare i regali per il nostro sposo  o la nostra sposa... almeno nei primi tre/ quattro anni.

Abbiamo corso in ospedale  per vedere nostro figlio appena nato o il nostro nipote.

La corsa si associa  quasi sempre a un cambiamento.

Cambiamento della nostra età (corriamo per crescere) del nostro stato stato sociale (corriamo per il lavoro) della nostra sicurezza (corriamo per migrare) della nostra famiglia (corriamo per il matrimonio, i figli, i nipoti)

Vorrei vedere assieme a voi un breve filmato...



Se siete curiosi, avrete già in mente tre domande: “Dove stanno correndo questi due uomini? Chi sono? Perché corrono? Corrono per necessità, per paura, o per gioia?”.

La corsa di cui parleremo oggi, è una corsa che si è svolta  una  mattina presto   di circa 1985 anni fa , ed è uno dei corridori stessi a raccontarcela.

Leggiamo assieme il vangelo di  Giovanni al capitolo 20:

“1 Il primo giorno della settimana (la domenica), la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. 2 Allora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo». 3 Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. 4 I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; 5 e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò.  6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra 7 e il sudario, che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. 9 Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli dunque se ne tornarono a casa.” (Giovanni 20:1-10)

In questo brano ci sono tre protagonisti (Maria Maddalena, Pietro e Giovanni – l'altro discepolo), e tutti e tre corrono... Ma il motivo della corsa è differente.

“Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcroAllora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo».” (vv. 1b-2)

Immaginatevi la scena: Maria parte di notte  (tanto non avrà dormito da due giorni), carica di spezie ed aromi per curare il corpo morto di Gesù. E' rimasta sotto la croce, fino a che lo hanno deposto. Vuole farlo, come atto estremo di amore verso colui che le aveva trasformato la vita (scacciando sette demoni).

Va, e VEDE  (attenti a questo verbo che ritornerà nel racconto) la pietra tolta... Non entra per niente, e CORRE da Pietro e da Giovanni.

Che tipo di corsa è la sua? E' una corsa di disperazione. Non le è servito neppure di entrare; le è bastato vedere la pietra tolta.

Maria amava Gesù, era una delle donne  che finanziava la sua missione, non si staccava da lui... Ma, in fondo, la sua fede era fragile. Aveva creduto in lui, ma l'aveva visto morire in croce.

Ti sei trovato, ti sei trovata lì anche te, un giorno della tua vita? Hai creduto in qualcosa, o in qualcuno,  ma il mondo ha ucciso quella tua fede...

Forse è proprio la fede in Gesù che il mondo ha crocifisso: troppo banale, troppo vecchia, meglio qualcosa di nuovo, “new age”... magari niente...

La giornata di oggi ha molto a che fare con la tua corsa!

Poi c'è la corsa di Giovanni.

“Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò.” (vv. 3-5)

Anche qui, immaginatevi la scena: Maria arriva tutta trafelata, e gli dice: “Guardate che Gesù non c'è più nella tomba.” “Ma dai, ti sarai sbagliata... E' notte...” “No, no, vi assicuro... la tomba è quella...”

A questo punto, si alzano,  elegantemente escono  (non glie la vogliono dar vita a Maria) e, appena fuori la porta  letteralmente “schizzano” verso la tomba.

Pietro e più grande,  è un pescatore, muscoli grossi per tirare su le reti.

Giovanni è più esile, e stacca senza pietà l'amico. Arriva, si affaccia sulla porta della tomba, VEDE, ma non entra...

Che tipo di corsa era la sua? C'era sicuramente più fede di Maria, ma c'era anche la paura...

Paura di scoprire che Gesù  era ancora sul sarcofago, che la promessa fatta di risorgere non era vera.

Ti sei trovato, ti sei trovata lì anche te, un giorno della tua vita? Hai creduto in Gesù, ma altri ti hanno detto che è morto. Hai corso per vedere  se sia così... ma hai paura di sapere... di sapere che hai sperato invano.

Anche per te  la giornata di oggi ha molto a che fare con la tua corsa!

E, infine, c'è la corsa di Pietro:

“Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra  e il sudario, che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte.” (vv. 6-7)

Pietro ha un carattere forte, è quello che afferma senza dubbi  che non rinnegherà mai Gesù, quello che durante l'arresto mette mano alla spada, e fa una fettina di orecchio del servo del sommo sacerdote.

Entra senza indugiare, e controlla: “Le fasce ci sono... lì per terra... Il sudario no... è piegato e riposto di là...”. La sua corsa forse  non era pienamente fiduciosa, ma lo diventa quando controlla la tomba.

La tomba non è quella  di una persona morta: non c'è sangue, le fasce non sono tagliate il sudario è riposto... E' come se quella tomba non avesse mai accolto un morto... ma un vivo.

Sapete, si dice che, all'epoca di Gesù, quando una persona aveva dei servitori,  quando si alzava da tavola, per segnalare ai servi  che aveva finito di mangiare metteva il tovagliolo davanti a se  pressoché in piedi.

Ma se lasciava il tovagliolo perfettamente piegato, significava :  “Sappi che sto per tornare... sii pronto a servirmi.”

Non sappiamo se sia stato questo il messaggio che Pietro ha compreso, oppure altri nella tomba: sta di fatto che ciò cha ha VISTO lo porta a questa conclusione... e assieme a lui anche Giovanni:

“Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette.” (v. 8)

Se sei qui oggi a festeggiare la Pasqua, è forse perché un giorno anche tu, come Pietro, hai controllato le evidenze, visto l'affidabilità delle promesse di Gesù, e creduto. Ma la Pasqua non è solo per te!

La Pasqua è anche se sei come Maria, hai visto la tua speranza  essere uccisa dal mondo.

La Pasqua è anche se sei come Giovanni, hai creduto... ma non osi sapere di più, perché temi di perdere quella speranza.

La Pasqua parla a ciascuno di noi, attraverso un verbo:  vedere.

Riflettete: serviva a Gesù di aprire la tomba per uscire da essa? Non avrebbe potuto attraversare la pietra esattamente come avrebbe fatto quella stessa  sera per visitare i discepoli  chiusi a chiave in una stanza per paura, entrando senza aprire porte o finestre?

La tomba aperta non serviva a Gesù, la tomba aperta serve a me, e a te, perché alcuni potessero vedere, e raccontare ad altri che avrebbero creduto senza vedere.

Qualche verso sotto Gesù dirà queste parole:

“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Giovanni 20: 29b)

Vorrei vedere assieme a voi la fine del filmato che abbiamo visto all'inizio.




Stai correndo lontano da Gesù, perché il mondo ha ucciso le tue speranze? Oppure corri, ma non vuoi vedere molto perché temi di scoprire un cadavere  invece di un Salvatore?

Puoi tornare a casa e pensare che il Cristianesimo sia tutta una bugia, che la tomba è vuota per mano di uomini, e correre lontano.

Oppure puoi tornare a casa  credendo realmente che Gesù è risorto, ma avere paura, dire:  “non si applica alla mia vita”, e correre... ma dubitando.

Ma solo se accetti  ciò che Gesù ha voluto farti vedere, e se credi all'evidenza del racconto di chi ha visto, allora la potenza  che ha aperto la tomba sciolto le fasce, ripiegato il sudario, sarà tua!

Allora sarai “Beato”, ovvero: “Felice”.

Verso chi stai correndo?

Preghiamo
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Cosa gridi a Gesù?
Che tipo di Messia ti aspetti per la tua vita? Un Messia soldato che sconfigga i tuoi nemici e ti dia vittoria in questa vita, o un Messia servo che guarisca la tua vita?---

Oggi vorrei iniziare facendo un gioco con voi: vediamo se conoscete il vero significato di alcune parole che tutti noi usiamo.

La prima è molto comune: “ciao”.

Ciao deriva da una parola in lingua veneziana, “s'ciao” che a sua volta deriva dal latino “sclavus”, che significa “schiavo”. “S'ciao” veniva usato tra i nobili veneti  in segno di riverenza verso  l'altro; chi lo diceva affermava all'altro "vi sono schiavo".

Quando dici “ciao” a qualcuno gli stai dicendo “sono tuo servo”.

Proviamo con una un po' meno comune: “mannaggia”.

Mannaggia deriva dalla frase usata a Napoli e nel sud Italia “mal n' aggia” che significa “male ne abbia”.

Quando dici a qualcuno “mannaggia a te” gli stai augurando di sperimentare qualche tipo di male.

Vediamo con una terza, più facile: “malanno”.

Questa è facile, perché non è altro che l'unione di due parole: mal + anno, per cui “anno cattivo”

Se dici di avere un malanno,  stai dicendo che sei stato malato tutto l'anno!

Ok. Ora proviamo con qualche parola che usiamo spesso come credenti.

Cominciamo con una usatissima: “amen”.

E' una parola ebraica che significa “certamente”, “davvero”,  e anche “sia così”.

Quando dici “amen”  affermi che quello che tu o altri hanno detto  è davvero così.

Un'altra comune: “alleluia”.

E' una parola composta ebraica composta da “halle” = lodiamo + “jah” = l'abbreviazione di “Yahweh” = Dio.

Quando dici alleluia stai dicendo “lode a Dio”!

Una ultima:  osanna.

E' una parola ebraica... ma piuttosto che spiegarvela, questa parola voglio mostrarvela in un passo della Bibbia che si lega a questa domenica di Quaresima, la domenica delle Palme.

E voglio riflettere su di essa assieme a voi per non usarla a sproposito nella nostra vita di credenti.

“1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; subito troverete un’asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». 4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: 5 «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un’asina, sopra un asinello, puledro d’asina”». 6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 7 condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere.  8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 Le folle che lo precedevano e quelle che seguivano gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!3 Osanna nei luoghi altissimi!» 10 Quando fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» 11 E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea». (Matteo 21: 1:11)

Vedete, qui c'è la parola “osanna” Da questa parola deriva un verbo italiano “osannare”, la cui definizione sul vocabolario Garzanti è questa: “fare oggetto di manifesta e accesa ammirazione”.

In Italia e nel mondo si “osannano”  cantanti, attori, calciatori, ...qualche politico...  pochi davvero!

A loro si manifesta ammirazione per quello che hanno fatto, una canzone, un film, un gol... difficilmente una legge!

E' questo ciò che le folle  stavano facendo con Gesù? Lo stavano “osannando”  per quello che aveva fatto?

Per saperlo dobbiamo capire cosa stavano dicendo gridando “osanna”, capire il significato di questa parola

Così' come quando dico “ciao”  affermo di volerti servire , cosa intendo quando dico “osanna”?

Se avete una Bibbia davanti,  dovreste avere una nota accanto alla parola “osanna” che indica che è una citazione del Salmo 118:25. Vogliamo vedere cosa dice il Salmo?

“O Signore, dacci la salvezza! O Signore, facci prosperare!” (Salmo 118:25)

Dov'è “osanna”? Io non la trovo nel salmo!

Chi ha scritto le note delle vostre Bibbie presuppone che siate esperti di lingua ebraica!

Infatti, nell'originale  quello che è tradotto con “dacci la salvezza”  In ebraico è parola ,“yasa”, che significa “sii aperto, dacci rifugio” per cui “dacci la salvezza”

Nel brano di Matteo quello che gridavano le folle  è la parola “yasa” + “na” = yasana. (diventato poi osanna). “Na” significa, semplicemente, “adesso”. Per cui le folle stavano gridando “dacci la salvezza adesso”.

Vedete, le folle non stavano “osannando” Gesù come facciamo noi con un cantante famoso o con Messi o Ronaldo, per quello che hanno fatto.

Certo, molti  sapevano dei suoi insegnamenti e anche dei suoi miracoli, ma non lo stavano osannando per quelli!

Gli stavano gridando  “dacci la salvezza... adesso”. Di chi, o da cosa, avrebbe dovuto salvarli?

Sapete,  il popolo stava attendendo un Messia soldato, qualcuno che avrebbe preso in mano la spada di Davide, che avrebbe scacciato gli invasori romani  che da oltre sessanta avevano occupato Israele.

Quello che stavano urlando, era: “Dacci la salvezza adesso, dacci il potere adesso, facci sentire forti, facci sentire bene, facci sentire potenti!"

E, invece, Gesù come si presenta? A dorso d'asina, senza spada, con una truppa di straccioni al seguito!

Immagina per un momento di essere stato o stata lì  in quella domenica delle Palme; avresti dato credito ad un re del genere?

Nelle nostre vite, talvolta Gesù arriva su un purosangue, fa cose incredibili,  miracoli incredibili, liberazioni incredibili...

E' più raro, ma succede: un tumore che guarisce al 5° stadio, una causa ingiusta che vinci in cassazione... dei soldi che arrivano dal nulla  quando sotto casa c'è il furgone per lo sfratto.

Ma è più normale vederlo arrivare su un'asina; non lo noti subito che sta intervenendo, ma te ne accorgi guardandoti indietro, vedendo tutte le varie tappe che hai attraversato fino alla liberazione!

Che tipo di Messia stai aspettando oggi? Un Messia poco appariscente,  che agisce un poco alla volta ma in maniera costante,  oppure qualcuno che ti dia potenza, che ti faccia essere più grande, che ti faccia sedere al tavolo dei vincitori?

Sai, non ti stupire se ti dico che persino tra gli Apostoli c'erano persone che stavano attendendo  un Messia su un purosangue,  con la spada  e su un trono!

Se leggi qualche versetto prima  di quelli che abbiamo letto, troverai due Apostoli, Giacomo e Giovanni, e la loro madre, che chiedono forza, prestigio e potere per QUESTA vita.

“Allora la madre dei figli di Zebedeo si avvicinò a Gesù con i suoi figli, prostrandosi per fargli una richiesta.  Ed egli le domandò: «Che vuoi?» Ella gli disse: «Di’ che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra, nel tuo regno».” (Matteo 20:20-21)

"Osanna! Rendimi famoso ADESSO! Rendimi potente ADESSO!"  Giacomo e Giovanni (e la loro madre) stavano pensando anche loro a un regno con troni, palazzi, regge, dove più in alto siedi, più vieni servito.

Gesù spiega loro, invece, che il suo regno è un regno al contrario, dove chi è primo, deve essere ultimo,

“Chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo;  appunto come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.” (Matteo 20:26-28)

C'è una frase di Paolo che illustra bene la situazione:

“Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.” (1 Corinzi 15:19)

Quale tipo di Salvatore stai aspettando? Quale tipo di Redentore  festeggerai domenica prossima?

Stai aspettando  un Messia soldato su un purosangue, o un Messia servo su un'asina?

Per quale vita stai sperando?

Molti di quelli che cantavano,  anzi, che gridavano “Osanna” nella domenica delle Palme stavano sperando per questa vita.

Molti di quelli che gridavano Osanna  la domenica delle Palme e stavano sperando per questa vita, si sarebbero trovati cinque giorni dopo un venerdì,  il Venerdì Santo in una piazza non molto distante a gridare “Crocifiggilo”!

Ma non tutti! Marco, raccontando lo stesso episodio nel suo Vangelo, ci parla di qualcuno che aveva gridato non per chiedere potere, fama, vittoria, ma per essere guarito.

“46 Poi giunsero a Gerico. E come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una gran folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. 47 Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!» 48 E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!»  50 Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io recuperi la vista». 52 Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». In quell’istante egli recuperò la vista e lo seguiva per la via.” (Marco 10:46-52)

Bartimeo non gridava per avere potere, ma per avere guarigione. Non gridava per  essere sopra gli altri ma per  essere come gli altri.

Non gridava per il regno secolare di Dio ma gridava per il regno di Dio nel suo cuore.

Ma, soprattutto, a Bartimeo non serviva vedere il regno con il suo trono (era cieco!), il suo esercito,  ma era sufficiente avere fede nel Re servitore, in Gesù. il versetto 52 dice:  Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato»

Sono sicuro che Bartimeo fosse là quella mattina (Marco lo dice che, riacquistata la vista, seguiva Gesù).

E sono anche convinto  che gridava assieme agli altri “Osanna”, “salvami ora” ma con il cuore giusto. Con il cuore di colui che sa di essere stato guarito attraverso la fede in in Re servitore.

Quale Messia stai cercando nella tua vita? Un Messia per questa vita, che sconfigga i tuoi nemici umiliandoli che ti riservi un posto assieme a lui, oppure in un Messia che...

“Non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.” (Matteo 20:28)

In questa domenica delle Palme, se già lo hai accettato, gridagli Osanna  per riaffermare che sei salvo solo attraverso il suo sacrificio.

Se non lo hai ancora accettato, e vorresti guarire dal male  qualsiasi male  fisico, economico, spirituale, che c'è nella tua vita gridagli come Bartimeo «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!»

Riceverai la medesima risposta, ora e sempre: «Va’, la tua fede ti ha salvato»

Fermiamoci a pregare.

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La ricetta per una fede perfetta
Esiste una ricetta per avere una fede "perfetta"? Cose da fare o da astenersi di fare, tempi da rispettare, passi da studiare? Davide Campo, attraverso Marco 5:21-43, ci dimostra che la ricetta è... che non esiste una ricetta per una fede perfetta!
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Gesù guarisce una donna e risuscita la figlia di Iairo

"21 Gesù passò di nuovo {in barca} all’altra riva, e una gran folla si radunò attorno a lui; ed egli stava presso il mare. 22 E uno dei capi della sinagoga, chiamato Iairo, venne e, vedutolo, gli si gettò ai piedi 23 e lo pregò con insistenza, dicendo: «La mia bambina sta morendo. Vieni a posare le mani su di lei, affinché sia salva e viva». 24 Gesù andò con lui, e molta gente lo seguiva e lo stringeva da ogni parte. 25 Una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, 26 e che molto aveva sofferto da molti medici e aveva speso tutto ciò che possedeva senza nessun giovamento, anzi era piuttosto peggiorata, 27 avendo udito parlare di Gesù, venne dietro tra la folla e gli toccò la veste, perché diceva: 28 «Se riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva». 29 In quell’istante la sua emorragia ristagnò; ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quella malattia. 30 Subito Gesù, conscio della potenza che era emanata da lui, voltatosi indietro verso la folla, disse: «Chi mi ha toccato le vesti?» 31 I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi come la folla ti si stringe attorno e dici: “Chi mi ha toccato?”». 32 Ed egli guardava attorno per vedere colei che aveva fatto questo. 33 Ma la donna paurosa e tremante, ben sapendo quello che le era accaduto, venne, gli si gettò ai piedi e gli disse tutta la verità. 34 Ed egli le disse: «Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace e sii guarita dal tuo male». 35 Mentre egli parlava ancora, vennero dalla casa del capo della sinagoga, dicendo: «Tua figlia è morta; perché incomodi ancora il Maestro?» 36 Ma Gesù, udito quel che si diceva, disse al capo della sinagoga: «Non temere; soltanto abbi fede!» 37 E non permise a nessuno di accompagnarlo, tranne che a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38 Giunsero a casa del capo della sinagoga; ed egli vide una gran confusione e gente che piangeva e urlava. 39 Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40 Ed essi ridevano di lui. Ma egli li mise tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui, ed entrò là dove era la bambina. 41 E, presala per mano, le disse: «Talità cum!», che tradotto vuol dire: «Ragazza, ti dico: àlzati!» 42 Subito la ragazza si alzò e camminava, perché aveva dodici anni. E furono {subito} presi da grande stupore; 43 ed egli comandò loro con insistenza che nessuno lo venisse a sapere; e disse che le fosse dato da mangiare." (Marco 5:21-43)

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Quando sei tu ad aiutare nella tempesta - 3° parte
Come credente Dio ti ha affida  il compito di portare persone a Lui per essere salvate, soprattutto quelle che sono lontane da Lui ... anche quelle che non piacciono a te!
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La settimana scorsa ci eravamo lasciati con Paolo che aveva affermato  di appartenere, servire e credere in Dio e che nessuno sarebbe morto.

Controlliamo se Paolo ha visto bene stavolta e se succede  quello che l'angelo ha promesso.


" 33Finché non si fece giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo, dicendo: «Oggi sono quattordici giorni che state aspettando, sempre digiuni, senza prendere nulla.  34 Perciò vi esorto a prendere cibo, perché questo contribuirà alla vostra salvezza; e neppure un capello del vostro capo perirà».  35 Detto questo, prese del pane e rese grazie a Dio in presenza di tutti; poi lo spezzò e cominciò a mangiare.  36 E tutti, incoraggiati, presero anch’essi del cibo.  37 Sulla nave eravamo duecentosettantasei persone in tutto.  38 E, dopo essersi saziati, alleggerirono la nave, gettando il frumento in mare. … 42 Il parere dei soldati era di uccidere i prigionieri perché nessuno fuggisse a nuoto.  43 Ma il centurione, volendo salvare Paolo, li distolse da quel proposito e ordinò che per primi si gettassero in mare quelli che sapevano nuotare, per giungere a terra,  44 e poi gli altri, chi sopra tavole e chi su rottami della nave. E così avvenne che tutti giunsero salvi a terra. "(Atti 27:33-38, 42-44)

Questa settimana vedremo le ultime quattro fasi di questa tempesta e cercheremo spunti per le nostre vite di credenti.

Fase 5: “Esortava tutti”

“Finché non si fece giorno, Paolo esortava tutti a prendere cibo, dicendo: «Oggi sono quattordici giorni che state aspettando, sempre digiuni, senza prendere nulla. Perciò vi esorto a prendere cibo, perché questo contribuirà alla vostra salvezza; e neppure un capello del vostro capo perirà».”( v. 33-34)

A questo punto della tempesta, Paolo sembra essere diventato  il vero comandante della barca.

Se leggete qualche versetto prima vedrete che ha sventato la fuga di tutti i marinai che volevano abbandonare la nave  su una scialuppa di salvataggio. I soldati si sono fidati delle parole Paolo, sono andati a controllare, e hanno tagliato la fune della scialuppa, così che nessuno potesse più abbandonare la nave.

Come era successo tutto questo? Come era diventato Paolo così autorevole, degno di fiducia?

Semplicemente, attraverso la sua testimonianza. Paolo non si era preso da solo il comando, (e come avrebbe fatto? Lui era un prigioniero!) Paolo si era”meritato sul campo” la fiducia che ora tutti gli davano.

Riflettete: aveva annunciato la tempesta  quando ancora non c'era una nuvola... e la tempesta era arrivata.

Aveva affermato che non sarebbe morto nessuno, e, nonostante tutto,  nessuno dopo due settimane era morto.

Non aveva preso a male parole nessuno, neppure il centurione o il padrone della nave, perché non avevano creduto che arrivava una tempesta, anzi aveva incoraggiato tutti dicendo : “state tranquilli”.

Paolo aveva testimoniato che era di Dio, non solo perché aveva detto  che  apparteneva a Dio,
che serviva Dio e che credeva in Dio, ma, soprattutto,  attraverso il suo comportamento da uomo di Dio.

Molte volte   persone che hanno avuto  una vita “turbolenta” e che poi sono state salvate dal Signore  e lo hanno accettato vengono da me e mi dicono:  “Marco, io vorrei parlare agli altri di Gesù, ma quando ci provo, mi ridono in faccia, non mi credono;non riesco a far vedere che sono diverso, cambiato.”

Io rispondo : ” Le persone VEDONO il tuo cambiamento?”

Come ti comporti? Continui a  parlare e a fare le stesse cose che facevi prima, oppure le persone VEDONO che sei cambiato?

Sapete, spesso siamo bravissimi a dividere la nostra vita  in “compartimenti stagni”.

Abbiamo accettato Gesù, lo conosciamo, studiamo la Bibbia, andiamo in chiesa... abbiamo un comportamento da credente... ma solo tra credenti.

Già, perché al posto di lavoro, o tra gli amici, continuiamo a dire e fare le medesime cose che facevamo prima della conversione.

Continuiamo a fare le stesse battute sul sesso, o ad alimentare i pettegolezzi.

Se siamo dipendenti  continuiamo a fare il minimo sindacale, o a buttarci malati il fine settimana  per avere il week end libero.

Se abbiamo un'attività continuiamo a fare una dichiarazione dei redditi “di fantasia” non certo quello che realmente  guadagniamo... e ce ne vantiamo con gli altri, perché vogliamo apparire “furbi” e scaltri!

E qualche volta  giustifichiamo il nostro comportamento dicendo che lo facciamo per non sembrare troppo “strani” troppo “estremisti troppo “integralisti”.

Paolo aveva raggiunto la fiducia degli altri non perché aveva detto che credeva in Dio, ma perché gli altri vedevano in lui, qualcosa di diverso... vedevano l'amore di Dio... e amare non è un sentimento, ma una azione!

Il testo non lo dice,  ma possiamo facilmente immaginare che tutti nella nave fossero disperati, urlassero, piangessero. Paolo, invece, era l'unico calmo,  quasi rilassato.

Aveva fronteggiato minacce più grandi, (due volte era stato lapidato,  era stato inseguito per essere messo a morte prima dai cristiani poi dai farisei e dai Romani) e, soprattutto, aveva ricevuto la visione da Dio  di come le cose si sarebbero concluse.

Due insegnamenti per me e per te:

1. Quello che faccio rivela agli altri quello che sono

Se dico di appartenere a  Gesù e gli altri non vedono la differenza, difficilmente crederanno a Gesù attraverso di me.

Se voglio che altri accettino Gesù gli altri devono vedere  la differenza che ha fatto nella mia vita, specialmente se sono persone che mi conoscono. Devono vedere il cambiamento!

2. Come reagisco nella tempesta rivela in chi ripongo la tua fiducia.

Se mi dispero nella tempesta, gli altri non sapranno  che ripongo la mie fiducia in Dio.

Se voglio che gli altri affidino la loro vita a Gesù gli altri devono vedere che io ho affidato la mia vita a Gesù. Solo così sarò capace di affrontare la fase successiva.

Fase 6: “Prese il pane e rese grazie”

 “Detto questo, prese del pane e rese grazie a Dio in presenza di tutti; poi lo spezzò e cominciò a mangiare.” (v. 35)

Paolo, in mezzo a una tempesta, tra prigionieri, marinai e soldati, spezza il pane e rende grazie... Fa quello che noi chiamiamo “santa cena”.

Non so se sia stata una vera e propria celebrazione, il testo non lo dice, ma mi sembrerebbe strano  che Paolo si sia lasciato sfuggire l'occasione per pregare Gesù...

Mi sembra strano che Luca  usi le stesse parole  che ha usato nel suo vangelo

“Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». (Luca 22: 19)

Non so se fosse una vera e propria “santa cena” ma sicuramente era qualcosa che gli rassomigliava, il cui effetto è questo:

 “E tutti, incoraggiati, presero anch’essi del cibo.” (v. 36)

Provate voi a convincere  276 tra prigionieri, marinai e soldati, su una nave senza più controllo, nel bel mezzo di una tempesta  che dura da due settimane a guardare al “lato positivo” della situazione, e a banchettare fino a saziarsi, e poi a buttare allegramente il resto del cibo in mare!

Qui c'è un intervento divino, qualcosa che va oltre la normalità! Paolo spezza il pane,  lo benedice, lo distribuisce... e la speranza riaffiora! Pietro dice:

“Siate sempre pronti a rendere conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni.  Ma fatelo con mansuetudine e rispetto, e avendo una buona coscienza.” (1 Pietro 3:15b-16a)

Paolo era pronto a rendere conto della sua speranza, con mansuetudine,  con rispetto,  con buona coscienza, ma senza arretrare un passo  dalla sua fede in Cristo.

Quando hai ospiti non credenti in casa, preghi prima di spezzare il pane con loro? Dovresti!  Non puoi immaginare  quante discussioni profonde sulla fede  ho iniziato con amici a casa  proprio a motivo di quella preghiera fatta prima di mangiare.

Quando tu chiedi a Dio di benedire il cibo, non stai chiedendo di benedire le fette di pane, o il coscio d'abbacchio... ma le persone che sono lì, il tempo insieme che tu passi con loro... E Dio prende sempre molto sul serio quando tu preghi col cuore.

Fase 7: “Volendo salvare Paolo”

“Il parere dei soldati era di uccidere i prigionieri perché nessuno fuggisse a nuoto.   Ma il centurione, volendo salvare Paolo, li distolse da quel proposito.” (v. 42-43a)

Mi sono chiesto: “Perché salvare Paolo?” In fondo non era un prigioniero “speciale”, qualcuno da portare a tutti i costi a Roma. Era stato Paolo a voler essere processato da Nerone.

Qualcosa deve essere accaduto nel centurione, tanto da proteggere Paolo a tutti i costi. Avrà creduto?  Non lo sappiamo, ma sta di fatto  che il comportamento è singolare. Paolo ha fatto un “buco” nel cuore del centurione... e attraverso quel buco, non solo Paolo,  ma tutti i prigionieri trovano salvezza!

In una delle precedenti predicazioni avevamo visto che il miracolo di Gesù che calmava la tempesta per i discepoli aveva una efficacia anche sulle barche  che erano assieme ai discepoli sul mar di Galilea.

Qui vediamo la stessa cosa: non è un miracolo quello che riceve Paolo, ma una “grazia”. E la grazia che salva Paolo è efficace anche per i suoi compagni di prigionia.

Pensate che Dio non lo sapesse? Pensate che si sia stupito ed abbia detto: “ Tò, che fortuna! Ho messo in cuore al centurione di salvare Paolo  e quello mi salva anche tutti gli altri!”.

Dio non era stupito. Dio sapeva esattamente cosa sarebbe successo. Dio stava utilizzando la benevolenza che Paolo si era guadagnata sul campo, col suo dare consigli saggi, col suo non essere aspro  ma anzi di conforto ed esortazione, col suo essere affidabile, affinché altri fossero salvati!

Non credere che, se tu hai un cattivo rapporto con Dio e per questo non ricevi benedizioni questo riguardi solo te.

Più volte ho detto  che il posto più vicino tra un non credente e Dio sei tu. Tu sei un canale attraverso cui  Dio vuole benedire gli altri.

Più tu sei in comunione con Dio, più Dio ti benedice, più le tue benedizioni  possono estendersi ad altri oltre te

Infatti...

Fase 8: “Tutti giunsero salvi”

 “ordinò che per primi si gettassero in mare quelli che sapevano nuotare, per giungere a terra, e poi gli altri, chi sopra tavole e chi su rottami della nave. E così avvenne che tutti giunsero salvi a terra.” (v. 43b-44)

Nonostante la imperizia del centurione e del padrone della nave nonostante la tempesta, nonostante i marinai che volevano scappare, nonostante 14 giorni di mare senza controllo, nonostante l'aver buttato a mare tutto il cibo,  nonostante i soldati che volevano uccidere tutti i prigionieri nonostante il naufragio, nonostante tutto... ciò che Dio aveva detto a Paolo si è avverato!

Dio è fedele. Dio mantiene sempre ciò che ha detto. Dio aveva promesso “nessuna morte”, e così è stato.

Però, non vi siete fatti una domanda? Io si: “Perché Dio salva “tutti”? Nella barca c'erano brave persone da salvare (Paolo, forse i prigionieri, il centurione), ma c'erano anche tante persone “fetenti” che se fossero morte tra le onde nessuno avrebbe pianto più di tanto (i marinai che volevano scappare con la scialuppa, i soldati che volevano ammazzare tutti i prigionieri).

Non poteva Dio estendere la benedizione di Paolo solamente alle persone “per bene”? Io l'avrei fatto... perché non sono Dio.

Dio è un dio giusto, ma soprattutto è un Dio d'amore:

“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.” (2 Pietro 3:9)

Il giudizio ci sarà, alla fine, ma Dio le proverà tutte  pur di salvarne uno di più.

E la cosa più stupefacente di tutto questo, lo sai quale è? E' il chi si occuperà di portarne uno di più a lui!

Versetti 23 e 24 (li abbiamo visti la settimana scorsa:

“Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte,  dicendo: “Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te”. 

Dio affida a Paolo TUTTI quelli nella nave, non solo i buoni, i bravi, i giusti, quello che piacciono anche a noi, ma anche quelli brutti, sporchi e cattivi, quello che vogliono farci del male, abbandonarci, ucciderci. Anche, anzi, SOPRATTUTTO quelli... perché quelli mancano tra le schiere del popolo di Dio!

Sono io, sei tu, siamo noi le persone a cui Dio ha affidato di portare alla terra promessa sani e salvi tutti gli occupanti  di questa nave che si chiama terra.

Spetta a me e a te affermare che appartieni, servi e hai fede in Dio, nutrire il tuo rapporto con lui, affinché possa parlarti, farti vedere il futuro un po' per volta, parlare con rispetto e senza risentimento, incoraggiare gli altri  TUTTI gli altri spezzare il pane  e benedire chi mangia assieme a te.

Spetta a me e a te costruire il regno di Dio perché Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te, affinché tu li ami così come lui ha amato ed ama te!

Preghiamo.
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Quando sei tu ad aiutare nella tempesta - 2° parte
Dio ha una strategia per portare le persone a se. Spetta a noi seguirla e testimoniare di Lui agli altri.
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La settimana scorsa ci eravamo lasciati quando la tempesta prevista da Paolo, puntuale come un
orologio svizzero, si era scatenata.

Vogliamo vedere altre due fasi della tempesta per vedere come si è comportato Paolo e applicarlo alle nostre vite di credenti.

"18 Siccome eravamo sbattuti violentemente dalla tempesta, il giorno dopo cominciarono a gettare il carico.  19 Il terzo giorno, con le loro proprie mani, buttarono in mare l’attrezzatura della nave.  20 Già da molti giorni non si vedevano né sole né stelle, e sopra di noi infuriava una forte tempesta, sicché ogni speranza di scampare era ormai persa.  21 Dopo che furono rimasti per lungo tempo senza mangiare, Paolo si alzò in mezzo a loro e disse:  «Uomini, bisognava darmi ascolto e non partire da Creta, per evitare questo pericolo e questa perdita. 22 Ora però vi esorto a stare di buon animo, perché non vi sarà perdita della vita per nessuno di voi ma solo della nave.  23 Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte,  24 dicendo: “Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te”.  25 Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto.  26 Dovremo però essere gettati sopra un’isola». " (Atti 27:18-26)

Fase 3: “non vi sarà perdita della vita per nessuno”

“Ora però vi esorto a stare di buon animo, perché non vi sarà perdita della vita per nessuno di voi ma solo della nave. “(v. 22)

Prima di partire Paolo aveva “visto”  un “grave danno per le persone”, forse dei morti. Ora invece afferma  che nessuno perderà la vita.

Come mai? Aveva visto “male” la prima volta? Aveva “esagerato”? Probabilmente Dio aveva fatto vedere a Paolo  la gravità della tempesta, ma non altro.

Spesso Dio non ci dice tutto e tutto insieme, ma ce lo dice un poco alla volta, passo passo. E questo accade sia per le cose negative, che per quelle positive.

Perché questo? Perché Dio non è “onesto” con noi, e non ci fa vedere  tutto il nostro cammino, dall'inizio alla fine?

Esistono principalmente due motivi: il primo è: lo fa per proteggerci.

Dio ci conosce, e sa che non saremmo quasi mai capaci di sopportare l'intera visione. Dio non vuole spaventarci, ma aiutarci.

Secondo me non è questo il caso di Paolo; Paolo aveva spalle abbastanza larghe da sopportare anche visioni catastrofiche. Più volte le ha avute,  e ne è uscito rafforzato piuttosto che spaventato.

Secondo me è il secondo motivo: lo fa perché  è strategico alla sua opera affinché le persone lo conoscano e lo accettino.

Immaginatevi che Dio avesse fatto vedere a Paolo tutta la tempesta,  il gettare prima il carico poi le attrezzature a mare, l'oscurità e la fame per giorni e giorni... Se lui avesse detto tutto questo, quale sarebbe stata la reazione dei soldati e dei marinai sentendo questo racconto?

I marinai sono notoriamente una categoria moto superstiziosa: qualche esempio che ho trovato sul web:

“Per i Romani , tagliarsi i capelli e le unghie quando il tempo era buono, era di cattivo augurio; mai portare in barca un ombrello su una barca italiana; verreste scaraventati in acqua; mai parlare di conigli su una barca francese,  idem come sopra mai portare banane su una barca inglese, idem come sopra."

C'era già stato un altro credente che si era trovato un una tempesta, e che aveva sperimentato  la superstizione dei marinai: era Giona.

“Il Signore scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una tempesta così forte che la nave era sul punto di sfasciarsi... Poi si dissero l’un l’altro: «Venite, tiriamo a sorte e sapremo per causa di chi ci capita questa disgrazia». Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona...  Poi presero Giona, lo gettarono in mare e la furia del mare si calmò.”  (Giona 1:4, 7, 15)

Qui la realtà era che la tempesta era proprio per colpa di Giona.

Ma se Paolo avesse raccontato “tutto”, sarebbe con tutta probabilità finito in mare  assieme al cibo e agli attrezzi come iettatore (in fondo era solo un prigioniero).

Quale era, invece, la strategia del Signore? Far sapere a Paolo lo stretto necessario perché potesse dirlo a marinai e soldati e accreditarsi come persona attendibile una volta che sarebbe arrivata la tempesta.

Difatti Paolo dice: “Uomini, bisognava darmi ascolto e non partire da Creta”

In realtà, Paolo avrebbe avuto tutto il diritto di prendere a male parole centurione e pilota, di urlargli in faccia “ve l'avevo detto!” e lì finire,  farli cuocere a fuoco lento  nel brodo della loro paura e dei loro rimorsi.

Spesso noi siamo così; spesso, quando vediamo che qualcuno è nei guai perché non ha seguito un nostro saggio consiglio (a proposito, tutti i consigli saggi sono merito di Dio – noi non siamo saggi di nostro alcuni di quelli stupidi vengono da satana  e la gran parte di quelli stupidi vengono da noi). ci piace farli “rosolare” nel proprio brodo, almeno per un po', quando invece potremmo  toglierli subito dal tegame.

Paolo non lo fa: Paolo si limita  a rammentare la sua visione, ma nella stessa frase,  nello stesso respiro si occupa di confortare tutti dicendo: “tranquilli, perderemo barca e carico, ma qua non muore nessuno.”

Noi abbiamo come uomini, una insana tendenza a far pagare conti carissimi ai nostri colleghi umani.... salvo poi cristianamente perdonarli, eh!

Gesù ha detto:

“Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.” (Giovanni 3:17)

Conoscete il versetto prima, vero? Sono sicuro che OGNUNO DI NOI sa citare a memoria Giovanni 3:16:

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio,  affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Lo scriviamo sui muri delle nostre case, lo mandiamo tramite Whatzapp. Ci fa sentire bene,  ci parla della vita eterna... la NOSTRA!

… mica quella degli altri! Mica quella dei nostri nemici,  delle persone che non ci piacciono, delle persone che ci stanno antipatiche, delle persone che ci hanno fatto male... per quelle il giudizio  è il minimo che ci aspettiamo.

Ma la parte più importante,  la “missione impossibile” che Gesù ha accettato di fare sta proprio in Giovanni 3:17: venire in un mondo ingiusto, tra gente scorretta, malvagia, (NOI!, IO! TE! Eravamo così … In parte siamo ancora così!).

Lui santo,  puro,  perfetto,  che odia il peccato... che viene non per giudicare, ma per salvare!

C'è una strategia nel far vedere a Paolo e all'equipaggio quello che basta, quello che serve. La strategia di Gesù in tutto il suo ministero terreno non è stata mai quella di dare tutta l'informazione  su cosa fare e cosa non fare per seguirlo al primo incontro.

Gesù non ha detto ai suoi discepoli  la prima volta che li ha visti, “Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua.” (Matteo16:24) Ma la prima volta che li ha visti gli ha detto: a quelli che gli chiedevano “Dove abiti?” ha risposto: “Venite e vedrete”(Giovanni 1:39)

Tra il “venite a vedere” e il “venite a morire” Gesù intenzionalmente aumenta pian piano il fuoco sotto la pentola della loro fede, così che non possano essere spaventati, ma possano essere pronti ad ascoltare,  accettare,  e crescere.

La strategia di Dio  non è quella di giudicare la non fede del Centurione e del pilota, di fargli passare “un brutto quarto d'ora”, ma è quella di aiutare Paolo a testimoniare di Gesù a poco a poco,  dopo aver costruito attorno a se il rispetto dell'equipaggio  per il consiglio saggio di non partire affinché i cuori fossero aperti per ascoltare la testimonianza di Paolo e accettare Gesù.

Dio non ha fatto vedere tutto a Paolo,  non ha spaventato l'equipaggio  e Paolo non è stato gettato a mare perché voleva Paolo dentro la barca, e perché voleva che le persone ascoltassero Paolo, dandogli la possibilità di testimoniare per portare gloria a Dio e anime a Gesù.

Fase 4 : “appartengo, servo, ho fede in Dio”

“Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte,  24 dicendo: “Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te”.   25 Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto. (v. 23-25) 

Paolo (veramente Dio attraverso Paolo) “alza il fuoco”  sotto la pentola della sua testimonianza.

La prima volta aveva detto,  semplicemente, “vedo una tempesta” senza specificare come o chi  gliela avesse fatta vedere.

Ma ora che ha l'attenzione di tutti, perché la sua profezia si è avverata.  può, anzi, DEVE testimoniare
e dire a tutti  da chi provengono quelle visioni.

Attenzione a come lo fa, perché è una indicazione importante per noi  per sapere come testimoniare agli altri.

Paolo avrebbe potuto semplicemente dire: “Dio mi ha mandato un angelo”: e avrebbe dato l'informazione corretta. Marinai, soldati e prigionieri  avrebbero saputo che c'è un Dio che parla a Paolo, e che non dice fesserie.

Ma a Paolo non basta: aggiunge tre verbi, che significano tre azioni che lui, Paolo, non Dio fa di sua volontà: appartengo, servo, ho fede.

La prima cosa che dice Paolo è APPARTENGO: in greco “eimi”, che hanno tradotto con “appartengo”. Hanno giustamente sintetizzato in una sola parola  un concetto più complesso: “Eimi” significa “è il motivo per cui io esisto”. Proviamo a sostituirlo nel versetto:

“Poiché un angelo del Dio il quale è il motivo per cui io esisto”

Suona malissimo, è questo il motivo per cui  lo hanno tradotto con “appartengo”.

La PRIMA cosa che si affretta a fare Paolo, è dire a tutti che lui esiste perché c'è Dio.

Paolo viveva in un mondo dove si dava per scontata l'esistenza di Dio, magari non di quello vero
(c'erano una miriade di dei, a Roma c'era il Phanteon = tutti gli dei dove i Romani “collezionavano ogni nuovo dio nell'impero). Ai nostri giorni è meno scontato che le persone diano per certa l'esistenza di Dio.

Ti faccio una domanda diretta: gli altri, lo sanno? Sanno che tu credi in Dio? Ma soprattutto, sanno che tu esisti  perché Lui ti ha voluto?

Sai, non viene automatico, non si vede da fuori, non c'è nessuna aureola sulla tua testa... Sei TU che devi rendere chiaro a tutti che appartieni a Dio. E' una azione volontaria che devi FARE.

La seconda cosa che dice Paolo è “SERVO”. Ai giorni nostri questa parola ha perso enormemente la sua forza. Quando parliamo di “servire”, ci viene in mente il cameriere al ristorante, o la domestica nelle case dei ricchiqualcuno stipendiato,  con i contributi  e il sindacato che lo difende.

All'epoca sapete chi “serviva” vero? Gli “schiavi”. Paolo stava affermando non solo  che lui viveva perché Dio lo voleva, ma anche che per questo lui era suo servo, suo “schiavo”, sottoposto totalmente alle volontà del suo Signore.

E' questo quello che vedono in te come credente? Sei tu in grado di affermare che la volontà del tuo Signore prevale sulla tua, come quella di un padrone col suo schiavo?

La terza cosa che dice Paolo è che “HO FEDE”. Afferma che vive per Dio,  è suo suo servo/ schiavo, e che ha fiducia in tutto quello che fa.

Quello che afferma Paolo, saresti capace di affermarlo tu, oggi? Sai, è importante che le persone attorno a te vedano la tua totale sottomissione.

Paolo lo sapeva: sapeva che quelle sue affermazioni sarebbero state analizzate a fondo, perché, ancora una volta, stava profetizzando qualcosa  che non era ancora avvenuto.

Paolo e gli alti erano ancora nella tempesta, senza controllo, senza strumenti, senza cibo, ed esausti. Se il Dio di Paolo avesse fatto esattamente  quello che Paolo aveva detto, allora i naufraghi avrebbero preso in considerazione il fatto di vivere per Dio, di essere suoi schiavi e di avere fiducia incondizionata in Lui.

Sappi che su questa terra, chi più chi meno, siamo tutti un po' naufraghi. Ognuno ha affrontato le proprie tempeste, e sa quanto siano difficili e dolorose.

Quello che affermi mentre sei nella tempesta  circa il tuo appartenere a Dio, il tuo servire Dio e la tua fede in Dio porterà gloria a Dio  quando la tempesta sarà passata, e altre persone accetteranno Gesù. Ma devi farlo nella tempesta.

La prossima settimana vedremo che questa testimonianza di fede assoluta di Paolo e la fedeltà di Dio che fa ciò  che ha promesso farà sì che Paolo potrà  distribuire la Santa Cena, tra marinai pagani, soldati romani e prigionieri, in una barca alla deriva.

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