Chiesa Cristiana Evangelica della Vera Vite


Tags (categorie): Ragazzi, Religione, Società, Istruzione, Cristianesimo, Filosofia, Evangelici
[ Aggiungi la tua categoria (tag) ]

Chiesa Cristiana Evangelica della provincia di Viterbo
Autore: www.laveravite.blogspot.it
Ultimo episodio: 21/06/21 6:38
Aggiornamento: 21/06/21 12:10 (Aggiorna adesso)
Il cancello conquistato: sei un "soldato" o un "guerriero" per Cristo? | 20 Giugno 2021 |
In che modo ti definiresti come credente? Un "soldato", o un "guerriero"? Perché non basta essere un soldato, far parte genericamente di un esercito, magari solo perché frequenti una chiesa. Cristo ti chiede di essere un guerriero, di lottare per conquistate più anime a lui, di condividere la buona notizia del suo amore per tutti.
---
Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/ visione video: 32 minuti

Brani utilizzati:
“ Poi Gesù, giunto dalle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell'uomo, sia?».  Ed essi dissero: «Alcuni, Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia, o uno dei profeti».  Egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?».  E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».  E Gesù, rispondendo, gli disse: «Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell'inferno non la potranno vincere.  Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli». (Matteo 16:13-19 ND)
“Poi Sansone andò a Gaza e là vide una prostituta, ed entrò da lei. Quando fu detto a quei di Gaza: «Sansone è venuto qui», essi circondarono il luogo e stettero in agguato tutta la notte presso la porta della città, e rimasero in silenzio tutta la notte, dicendo: «Allo spuntar del giorno lo uccideremo». Sansone rimase coricato fino a mezzanotte; poi a mezzanotte si alzò, afferrò i battenti della porta della città e i due stipiti, li divelse insieme con la sbarra, se li caricò sulle spalle e li portò in cima al monte che si trova di fronte a Hebron.” (Giudici 16:1-3 ND)
“E che dirò di più? Infatti mi mancherebbe il tempo se volessi raccontare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti...” (Ebrei 11:32 ND)GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGI IN HD 





(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Percepire Dio coi miei sensi - Gustare Dio | 13 Giugno 2021 |
La Parola di Dio è il cibo spirituale più buono che possa esistere. Ma per gustarlo a pieno devi avere un rapporto costante ed intimo con colui che è il pane della vita, suo Figlio Gesù.
--- 

CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 35 minutiSiamo al quarto messaggio sui nostri cinque sensi, e su come questi ci possano aiutare a sperimentare un rapporto  più intimo con chi ce li ha donati, ovvero il nostro Signore.

Quando pensate ad una vacanza, quali sono le prime memorie che vi vengono in mente?
Personalmente io ricordo per primi i paesaggi, quello che ho visto; le cime delle Dolomiti,  o i palazzi di Noto, o i tramonti in Zimbabwe. Se sei come me, significa che la tua memoria è prettamente visiva.
Ma ci sono altre persone che, invece, ricordano per prima cosa i profumi del luogo che hanno visitato; l'odore degli alberi di jacaranda che fiorivano quando eravamo a Bulawayo, oppure dell'erba delle malghe. Questo significa che hai una memoria olfattiva.
Conosco persone, invece, che hanno una memoria “digestiva”; tutti i racconti relativi ai loro viaggi vertono su quello che hanno mangiato: “Ah, mi ricordo quel posto, facevano un filetto stupendo, oppure quell'altro, una impepata di cozze sublime.”
Il gusto ci è stato dato perché possiamo non solo nutrirci ma fare della necessità quotidiana un mezzo di conoscenza, di cultura (si parla tanto di “cultura del cibo”) ma anche un modo per fissare un ricordo o un'esperienza.
Tanto del nostro gusto proviene dalla nostra cultura: non ti stupisci se a pranzo ti vengono  offerti questi, dei gamberetti

ma come reagiresti se ti venissero offerti questi, dei bruchi?  
A noi ci è capitato... Eravamo in Zimbabwe e questa è stata la nostra reazione nel mangiare i bruchi "mopane", che sono uno tra i  piatti tipici della zona sud dell'Africa




Talvolta bisogna andare “oltre” le proprie origini culturali,  oltre la tradizione, per scoprire che, quello che ci viene offerto, è qualcosa di veramente squisito... anche se non lo abbiamo mai assaggiato.
Questo non vale solamente per il cibo fisico, ma anche per il cibo spirituale: Davide nel Salmo 34 afferma:
“Gustate e vedete quanto l'Eterno è buono; beato l'uomo che si rifugia in lui”. (Salmo 34:8 ND)
Appena una nota sulla versione della Bibbia che usiamo di solito, la Nuova Riveduta. Se prendete questo versetto, nelle vostre bibbie vedrete che è assolutamente differente; infatti suona “Provate e vedrete quanto l'eterno è buono” dove i tempi sono un indicativo e un futuro: sentite adesso e vedrete in futuro.
Io ho usato invece la versione della Nuova Diodati per due motivi ben precisi.
Il primo verbo (gustate per la ND e provate per la NR)  in originale ebraico è ?????  t?a?‘am   è un termine poco usato nella Bibbia  ed è riferito propriamente al cibo. Il secondo è ????? ra?’a?, che significa “vedi, capisci, considera” Sia il primo verbo che il secondo verbo, nella lingua ebraica sono al tempo qal  che si traduce in italiano con l'imperativo.
Davide perciò non sta genericamente dicendo:  “Prova un po' questo e poi, vedrai  che in futuro sentirai che è buono”; sono due verbi all'imperativo: “GUSTA! Lo devi mangiare! Ne devi sentire il sapore!” E poi: “CAPISCI! Anche se è un gusto che non hai mai assaggiato devi arrivare a considerare quanto è buono!”
Per noi occidentali del ventunesimo secolo l'esempio che ci fa Davide, sinceramente, non ci fa né caldo ne freddo. Siamo abituati ai sapori... a tutti i sapori la scienza ci dice che noi percepiamo  attraverso le papille gustative che abbiamo in bocca sette sapori primari: Amaro, Acido, Dolce, Salato, Umami, Kokumi, Grasso.
Se pensavi fossero solo quattro,  il salato, l'acido, il dolce, l'amaro, sei in buona compagnia;  anche io lo credevo fino a questa predicazione.
Quali di questi è il migliore? Il più buono? Nessuno dei sei e ciascuno di essi!  Ognuno di noi ha le sue preferenze! Tu puoi lasciarmi sul tavolo il pezzo di cioccolata più buona al mondo, e sta sicuro che la ritrovi là... ma non provare a lasciare un sacchetto di patatine, o di arachidi o di mandorle tostate e salate... io posso uccidere per averle tutte!
Non era così al tempo di Davide: I tre sapori principali amaro, acido e salato erano facili da provare; facevano parte della cultura del cibo dell'epoca.
Non per il dolce; in Israele non esisteva zucchero. L'unico dolcificante che conoscevano era il miele, ma per prima cosa era molto raro in quanto non esisteva l'apicoltura (l'unico era quello trovato nei favi delle api selvatiche) e seconda cosa era costosissimo, solo i re potevano permetterselo.
Quando Davide parla di “gustare” Dio e di considerare quanto è buono stava riferendosi con tutta probabilità (e vedremo dopo perché) a quel sapore a quel dolce che era rarissimo, costosissimo, e che solo pochi potevano permettersi. E invece Davide dice: “Non solo lo puoi, ma anzi lo DEVI gustare, anche se non lo hai mai assaggiato”.
Ovviamente, quella di Davide, è una “metafora”, un'illustrazione, per far capire meglio come è Dio: “Hai presente quanto è buono il miele? Beh, Dio è enormemente meglio”
Ma come si fa a “gustare” il miele dell'Eterno? Ce lo spiega un altro salmo, il 119:
"Oh, quanto amo la tua legge! È la mia meditazione di tutto il giorno. I tuoi comandamenti mi rendono più saggio dei miei nemici; perché sono sempre con me. Ho più conoscenza di tutti i miei maestri, perché le tue testimonianze sono la mia meditazione. Ho più saggezza dei vecchi, perché ho osservato i tuoi precetti. Ho trattenuto i miei piedi da ogni sentiero malvagio, per osservare la tua parola. Non mi sono allontanato dai tuoi giudizi, perché tu mi hai istruito. Oh, come sono dolci le tue parole al mio palato! Sono più dolci del miele alla mia bocca.” (Salmo 119: 97-103)
Davide (probabilmente... ma non siamo sicuri) ci da la ricetta per gustare il dolce più buono del Creato.
1. Ama  la Parola di Dio
Oh, quanto amo la tua legge! (v. 97a)
Non è un libro qualsiasi. Non è un libro dove, se lo leggi,  trovi qua e là, in mezzo a tante storie talvolta strampalate, qualche indicazione di Dio: E' la Parola di Dio. E' tutta ispirata.
2. Meditala ogni giorno
È la mia meditazione di tutto il giorno (v. 97b)
Chi di noi è stato all'estero per un periodo di tempo più lungo di una settimana? Cosa vi è mancato di più?
Posso dirvi cosa manca a me, quando vado fuori per un po': il CAFFE'!  Quello vero, italiano, scuro, denso con la crema sopra! Talvolta tento con qualcosa  che imita l'espresso italiano... e ogni volta mi dico :”Non imparo mai! Ma perché l'ho preso?”
Per via della mia ernia iatale ho dovuto smettere prenderlo, altrimenti era un rito che, tutti i giorni, almeno due volte al giorno (se non di più) non poteva mancare. Ero “dipendente” dalla caffeina.
La lettura della Parola deve essere molto di più del caffè. Deve diventare una costante nel tempo da cui diventiamo dipendenti.
Così come i tempi con cui prendevo il mio caffè  erano variabili (potevo buttarlo giù d'un fiato prima di andare al lavoro, oppure sedermi a sorseggiarlo con un amico), allo stesso modo non tutti i giorni avrò tempo di trascorrere un'ora in lettura; talvolta saranno cinque minuti, ma l'importante è che lo faccia  su base quotidiana per gustare il miele che c' è in essa.
3. Applicala alla tua vita quotidiana
Ho più conoscenza di tutti i miei maestri, perché le tue testimonianze sono la mia meditazione (v. 99)
Ti ricordi quando eri a scuola cosa faceva il maestro? Per insegnarti come risolvere un problema te lo faceva vedere uno alla lavagna e lo risolveva, e poi diceva: “ecco, per risolvere quelli a casa, fate lo stesso”.
La Bibbia è un libro pieno di problemi risolti, dove trovi strategie, metodi, soluzioni,  per poter ottenere il miele da ogni giorno.
Ma non basta leggere le soluzioni devi anche meditale, ovvero pensare cosa significano per te e applicarle alla tua vita.
4. Rispetta le sue regole
Ho più saggezza dei vecchi, perché ho osservato i tuoi precetti (v. 100)
Per risolvere un problema non basta solo applicare un metodo, ma bisogna rispettare alcune regole. Perché, anche se il tuo metodo è giusto, e sai che per misurare la circonferenza  devi moltiplicare per 2 il raggio, se poi non rispetti la regola  di moltiplicare per ?, il risultato sarà sbagliato.
Ci sono delle regole date da Dio che vanno rispettate se vuoi assaporare il suo miele.
5. Scegli il percorso giusto
Ho trattenuto i miei piedi da ogni sentiero malvagio, per osservare la tua parola (v. 101)
La Parola di Dio è una mappa che contiene solo percorsi sicuri; questo non significa che saranno i più facili, spesso quelli che sembrano più semplici  portano verso i burroni.
Ma proprio per questo vanno “scelti” secondo quello che c'è scritto sulla mappa; se non sono là sopra, anche se sembrano scorciatoie sicure è meglio evitarle.
6. Non smettere mai di apprendere
Non mi sono allontanato dai tuoi giudizi, perché tu mi hai istruito.” (v. 102)
Il rischio più grande per ogni credente è quello di ritenersi “completo”; di aver appreso tutto, di sapere ora come fare. Ed è allora che cadiamo.
Lo scrittore Ernest Hemingway ha detto: “Siamo tutti apprendisti in un mestiere dove non si diventa mai maestri: la vita.” In questa vita noi siamo apprendisti, siamo incompleti, siamo costantemente in debito di informazioni.
Abbiamo bisogno di sedere come Maria sorella di Marta, ai piedi del Signore. Il buono da assaporare arriva attraverso quello che lui giudica buono, non attraverso quello che io giudico tale.
Davide afferma:
“Gustate e vedete quanto l'Eterno è buono...
I sei passi che ci indica ci possono davvero far assaggiare il cibo più buono del Creato... ma... Ma Davide aggiunge:
beato l'uomo che si rifugia in lui”
Cosa significa questo, per me e per te? Ce lo spiega Pietro ripetendo questo esatto versetto:
“...desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza, se davvero avete gustato che il Signore è buono. Accostandovi a lui (Gesù), pietra vivente, rifiutata dagli uomini ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.” (1 Pietro 2: 2b-5)
Se non ti accosti a Gesù, se non “gusti” la  Parola di Dio attraverso Cristo, il miele non potrà arrivare nella tua vita.
Pietro afferma che ogni tuo sacrificio spirituale, come amare la Parola e meditarla ogni giorno, come applicarla alla tua vita rispettando le regole, scegliendo le vie giuste e non smettendo mai di apprendere, sarà gradito a Dio  SOLO per mezzo di Gesù Cristo. Gesù ha detto:
“ Io sono il pane della vita. I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne.” (Giovanni 6:48-51)
Ho detto all'inizio del messaggio che talvolta bisogna andare “oltre” le proprie origini culturali,  oltre la tradizione, per scoprire che, quello che ci viene offerto, è qualcosa di veramente squisito... anche se non lo abbiamo mai assaggiato.
Molti di noi hanno sperimentato un solo tipo di cibo spirituale in passato e non hanno mai assaggiato il vero pane di Cristo, il rapporto profondo, costante e quotidiano sia con la sua Parola che con la sua presenza sotto forma di Spirito Santo.
Dove sei oggi? A quale mensa sei seduto, sei seduta?
Se stai mangiando ancora la manna nel deserto, se ti stai nutrendo dello stesso cibo da anni,  se ti illudi che basti leggere,  o frequentare una chiesa e vivere poi come vuoi, Gesù ti indica il tuo destino.
Ma se gusti il pane della vita, se credi e segui Gesù, il miele dell'Eterno, una vita al suo fianco, e per sempre, è ciò che Gesù è venuto a donarti.
Gustare Dio, come dice Davide, è un imperativo, se hai creduto. Ed è un imperativo anche capire che il suo cibo è un cibo di vita eterna, e ricercarlo ogni giorno.
Preghiamo .GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO
GUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Nascoste, ma in bella vista: le donne nel Nuovo Testamento | 06 Giugno 2021 |
Ad una lettura superficiale del Nuovo testamento potrebbe sembrare che sian poche le figure femminili di spicco. Ma, se leggiamo bene, vedremo che già nella chiesa primitiva le donne avevano un ruolo importante nel piano di Dio di portare la sua parola fino all'estremità della terra.
---
Predicatrice: Jean Guest
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 10 minuti
Tempo di ascolto audio/ visione video: 38 minuti



Sono sicura che ciascuno di noi  abbiamo giocato con i nostri o con i bambini di altri a "Cucù". È uno strano fenomeno dell'infanzia dove loro sembrano credere che se si coprono gli occhi non possono  essere visti.
I ricercatori dell'Università di Cambridge hanno rivolto la loro attenzione a questo mistero eseguendo una varietà di test semplici su gruppi di bambini di 3 e 4 anni giocando a cucù con loro. Hanno scoperto, come anche noi, che quando gli occhi di un bambino sono coperti, si sentono invisibili. Credevano anche che fosse vera la medesima cosa se loro avessero potuto vedere, ma gli occhi dell'adulto erano coperti. 
Ma c'è un colpo di scena:  quando gli si chiedeva esattamente su ciò che significava per loro l'invisibilità, i bambini nello studio hanno ammesso che, si,  i loro corpi erano ancora visibili quando erano coperti i loro occhi, ma  era il loro "io" ad essere nascosto nascosto, o almeno  questo è il suggerimento; i bambini sembrano fare distinzione tra corpo e “io” e  l'io sembra essere da tutti descritto come se vivesse in un certo senso negli occhi.  Per poter vedere veramente qualcuno hai bisogno incontrare il suo sguardo.
Se ti chiedessi di nominare alcune delle donne che si trovano nel Nuovo Testamento potresti citare un paio di Marie, poi c'è la donna al pozzo, di cui non conosciamo il nome.  E  non c'è forse una Lidia e  una Febe? E se ti chiedessi di  darmi alcuni passi scritti in particolare per le donne del Nuovo Testamento, potresti citare tutte le volte che Gesù incontra delle donne;  poi ce n'è uno sul tacere in chiesa. E che dire di quello che viene detto sul coprire il capo e, ultimo ma non meno importante, il versetto sull'essere sottomesse. 
A prima vista sembrerebbe che, dalla mancanza di menzione specifica, o di nomi reali, le donne nel Nuovo Testamento sono di secondaria importanza rispetto ai grandi eroi della chiesa primitiva il cui insegnamento e la cui testimonianza ci stanno giustamente a cuore. Eppure il NuovoTestamento è popolato da molte coraggiose, belle, fedeli  donne di Dio. È come se fossero nascoste, ma in bella  vista.
Forse dobbiamo scrollarci di dosso le nostre bende culturali e sorvolare su di esse, per poter incontrare il loro sguardo e vederle davvero. Hanno molto da insegnarci e io credo che la loro presenza sia una sfida anche per noi.
Voglio iniziare dando un'occhiata a Romani in particolare Romani 16 e a tre donne che vi troviamo. Nel momento in cui scrive Paolo è a Corinto, non ha potuto visitare i credenti a Roma e quindi scrive loro. E così succede che  scriverà una delle più grandi esposizioni della fede cristiana che abbiamo. Nei capitoli da 1 a 8 espone i fondamenti della fede; nei capitoli da 9 a 11 spiega la sovranità di Dio sulla salvezza e nei capitoli da 12 a 16 li e ci istruisce  su come vivere una vita santa. Include anche un po' di  suggerimenti pratici: sta programmando dei viaggi a Gerusalemme e in  Spagna e spera che i credenti di Roma lo sostengano in questo.
“Per questa ragione appunto sono stato tante volte impedito di venire da voi; ma ora, non avendo più campo d’azione in queste regioni, e avendo già da molti anni un gran desiderio di venire da voi...” (Romani 15:22-23)
Paolo termina la sua lettera con un elenco di saluti personali a tutti di coloro che sono stati di aiuto al suo ministero, ai capi della chiesa e a amici cari. Le donne nominate e salutate con ruoli specifici sono Febe, Prisca, Giunia, Perside, Maria, Trifena e Trifosa, la  madre di Rufo, la sorella di Nereo e Giulia.
Queste donne hanno ricoperto ruoli e ministeri significativi all'interno delle prime congregazioni cristiane a Roma. A proposito, parlo  della chiesa primitiva in questo modovisto che ci sono prove storiche e archeologiche che ci suggerire che a quei tempi la chiesa si riunisse in case private, oppure in altri luoghi simili, e quindi, per necessità, ciascun guippo era di numero limitato, ma faceva comunque parte di una rete molto più grande. Poiché si riunivano in privato, sarebbe stato molto più facile per una donna ricoprire un ruolo di leadership e di autorità.
Tuttavia, il punto più significativo  è che questa grande esegesi della fede fu affidata per essere recapitata ad una donna; . E  quella donna è Febe.
“Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me.” (Romani 16:1-2)
Paula Gooder (una teologa britannica)  sottolinea che ci sono cinque fatti interessanti in questi due versetti. Il  primo è che affidando a Febe il compito di  consegnare la lettera, ella sarebbe ovviamente stata la lettrice  di essa. Era usanza del tempo che la persona che portava la lettera fosse anche il lettore.. Da ciò non è un gran salto il pensare che gli ascoltatori le facessero domande: "Allora Febe, cosa vuole dire esattamente Paolo nel papiro 5 al punto dieci?", e ciò fa di una donna la prima esegeta di questo grande libro. 
In secondo luogo Paolo la chiama diaconessa della chiesa Cencrea, la città portuale di Corinto. Nel 2021 nessuno sa per certo cosa si intenda con questo termine; alcuni dicono significhi ministro, altri servo, e non è usato allo stesso modo in altre sue lettere. Ma sia la chiesa di Corinto che quella di Roma sapevano esattamente cosa significasse e Paolo non deve spiegarlo; è un dato di fatto, lei è una diaconessa e ciò porta con sé una certa autorità.
In terzo luogo usa la frase "vi raccomando" che letteralmente significa  di “riceverla come se stiate  ricevendo me.” Non è semplicemente la rappresentante di Paolo, è lui stesso. 
In quarto luogo si riferisce a lei come a una benefattrice, o sostenitrice (in italiano si chiamano “mecenati”) . Noi sappiamo dal racconto  che  era capace di viaggiare e l'uso di questo termine ci dice che Febe doveva essere ricca e di alto rango sociale. Il mecenatismo era come il mondo antico funzionava: in parole povere un sostenitore (mecenate) aiutava economicamente i suoi clienti con denaro nelle questioni legali, negli affari, sponsorizzando attività , sostenendo artisti, e anche organizzando matrimoni. Febe è una di queste persone, con una piccola differenza, lei è la benefattrice di molti credenti, compreso Paolo 
Il quinto e ultimo fatto interessante su Febe è il suo nome: è un nome da schiava. Era una “liberta” ovvero una schiava liberata.  Non pensi varrebbe la pena di conoscerla?
La mia seconda donna di Romani 16 è Prisca o Priscilla; in alcune traduzioni è chiamata così.
“Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù ,i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni.” (Romani 16:3-4)
Priscilla e Aquila sono una coppia sposata, di professione producono tende e sono ebrei convertiti originari di Roma. Dopo la persecuzione del popolo ebraico sotto l'imperatore Claudio, si diressero in Grecia, dove incontrarono Paolo; avevano fatto da tutori al dinamico evangelista Apollo. Insieme sono citati sette volte nel Nuovo Testamento in quattro libri diversi e, cosa più interessante, Priscilla 5 volte su 7 è nominata per prima. 
Non era l'abitudine di quei tempi e ciò significa che Priscilla ha avuto un ruolo da protagonista nella loro ministero congiunto. E che ministero è stato! Hanno dato rifugio e lavoro a Paolo quando è arrivato per la prima volta a Corinto; hanno viaggiato con lui mentre andava a Efeso per stabilire una  chiesa lì. 
E' là che hanno preso con se Apollo che anche se era “uomo dotto” e  parlava “accuratamente” e “con grande fervore”, la sua conoscenza della via di Dio era incompleta (Atti 18:24). Riconoscendo l'opportunità di investire in questo giovane capo, Priscilla e Aquila lo invitarono nella loro casa e gli fornirono istruzioni più approfondite.
Hanno rischiato le loro stesse vite per Paolo, in che modo non lo sappiamo esattamente, ma il linguaggio usato indica   fosse una seria minaccia per la vita. E infine Paolo dichiara che le chiese dei pagani convertiti (i gentili) del tempo devono ringraziare questa coppia sorprendente. Celeste ha parlato con forza la scorsa settimana della necessità che uomini e donne lavorino e collaborino nella chiesa;  Priscilla e Aquila dimostrano che quando questo è fatto senza preoccuparsi di chi dei tue  sia il capo,  allora questo può  cambiare il mondo.
“Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati fra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me.” (Romani 16:7)
Per 1200 anni di storia della chiesa non c'è stato alcun dibattito sul fatto che Giunia fosse una donna;  qualcuno chiamato Giles di Roma  decise che questo non poteva assolutamente essere vero e così cambiò il suo nome in Giunias. Questo potrebbe non essere un problema tranne per il fatto che Giunias non esiste come nome. Lei è molto chiaramente Giunia e, che Dio  la benedica, è forse la donna più controversa in assoluto Bibbia; perché,  cosa significa quando si  dice " si sono segnalati fra gli apostoli”? 
Che cos'è un apostolo? Paolo, Barnaba (Atti 14:14), Sila e Timoteo (1Tess. 2:6b; cfr. 1 Tess. 1:1a), Apollo (1 Cor 1,12), Epafrodito (Fil. 2:25) sono tutti descritti come apostoli, quindi non può significare solo i discepoli originali
Un apostolo ( apostolos ) è letteralmente qualcuno che è "inviato" (verbo: apostell? ) in missione.
Alcune traduzioni inglesi, hanno una nota a piè di pagina dove si spiega che apostolo può significare messaggero. Tuttavia, io penso che possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che Paolo, Pietro, Barnaba eccetera, erano molto più che messaggeri. Dalla descrizione che abbiamo di Andronico e Giunia, compreso il fatto che furono imprigionati con l'apostolo Paolo, sembra che entrambi fossero coinvolti in importanti ministeri. Paolo dice che Andronico e Giunia erano compagni di prigionia per onorarli, e questo significa  che furono tutti imprigionati per la loro opera missionaria. 
E poi c'è l'altra frase difficile. In molte traduzioni anglosassoni la frase “si sono segnalati tra gli apostoli”  (greco: epis?mos en tois apostolois)è tradotta come “erano noti agli apostoli”.
(Nella nuova Riveuita e Nuova Diodati è “si sono segnalati”. Nella TILC è “Sono molto stimati tra gli apostoli. Solo nella CEI viene detto: “ sono degli apostoli insigni”.)
Episemos è eccezionale, eppure ci sono un certo numero di traduzioni che usano la frase molto più mite "ben noto". “En” è una parola comune ed è usata circa 2830 volte nel Nuovo Testamento. Questa parola è sempre tradotta come "in" o "tra" in inglese. Non è mai "agli".  Non mi interessa molto se Giunia fosse o meno un'apostola, ma scommetto che lo era. Quello che mi interessa sono le traduzioni sciatte che cercano di cancellare le donne dalle Scritture o di ammorbidire l'importanza del loro ministero. Per lo meno è irrispettoso.
Queste tre donne hanno contribuito a plasmare la chiesa, a renderla stabile  e a farla crescere. Siamo qui grazie a loro.
C'è un ultimo punto che voglio sottolineare, e prometto che sarà uno veloce. Voglio tornare aii Vangeli e al modello di Gesù e in particolare l'episodio con Marta e Maria.
“Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.  Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria.  Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».”. (Luca 10:38-42)
Dai un'occhiata più da vicino alla frase " Maria, la quale, sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.' È lo stessa frase usata da Paolo in Atti 22 quando descrive se stesso prima della conversione come incarnazione del fervente discepolo  ebreo seduto ai piedi di Gamaliele. 
Se sedevi ai piedi di un insegnante c'era l'implicito riconoscimento che eri un suo discepolo e che un giorno saresti diventato un insegnante.
Marta è arrabbiata perché è stata lasciata da sola a fare tutti i lavori domestici, ma anche perché Maria ha attraversato il confine culturale che dice che le donne non possono essere nella migliore stanza con l'insegnante per imparare ad essere un discepolo. E guarda la risposta di Gesù: "Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta ».
Torniamo da dove abbiamo iniziato tutta questa serie
“Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.” (Galati 3:28)
Le donne della Bibbia  sono lì per noi da vedere, dobbiamo semplicemente essere pronti, essere pronte i a incontrare il loro sguardo e ad essere benedetti, essere benedette e sfidati, e sfidate da loro. Forse allora insieme come uomini e donne di fede possiamo, come diceva Celeste, celebrare, fare festa.
“Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.” (Efesini 4:4-6)GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD







(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Siamo eroi | 30 Maggio 2021|
Dio ci ha creati per essere degli eroi, per vivere la vita assieme supportandoci tra donne ed uomini, e per testimoniare del suo amore per noi, sapendo che non saremo mai da soli ad affrontare il mondo.
---
Predicatrice: Celeste Allen
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 10 minuti
Tempo di ascolto audio/ visione video: 32 minuti




Vogliamo tutti degli eroi. Fa  parte del nostro essere umani. Quando ero bambina, la mia eroina era Wonder Woman. 
Mi piaceva leggere le avventure di una donna forte e abile che era disposta e capace di lottare per il bene e la giustizia . Perciò non dovrebbe essere una  sorpresa che uno dei miei eroi biblici venga  dal libro di Giudici. 
Il libro di Giudici si svolge dopo che gli Israeliti erano entrati nella Terra Promessa e prima del primo re (Saul). In quel periodo il popolo d'Israele era guidato da dei giudici. (da qui il nome del libro). Non era un ruolo strettamente giudiziario, un po' come un primo ministro,  e tendevano ad essere capi militari.
Ed è qui che incontriamo Debora. Debora è l' unica donna leader di Israele che la Bibbia ci mostra. C'erano diverse donne profetesse, e ovviamente molte donne che hanno svolto ruoli molto significativi nel corso della storia di Israele, ma Debora fu l'unica che effettivamente guidò il paese. Non solo era la guida di Israele, ma Debora  era anche una profetessa, portavoce di Dio verso il popolo di Israele . Quindi Debora non aveva solo un ruolo importante, ma aveva davvero un ruolo cruciale.
"1 Morto Eud, i figli d’Israele continuarono a fare ciò che è male agli occhi del Signore. 2 Il Signore li diede nelle mani di Iabin, re di Canaan, che regnava ad Asor. Il capo del suo esercito era Sisera, che abitava ad Aroset-Goim. 3 I figli d’Israele gridarono al Signore, perché Iabin aveva novecento carri di ferro e già da vent’anni opprimeva con violenza i figli d’Israele. 4 In quel tempo era giudice d’Israele una profetessa, Debora, moglie di Lappidot. 5 Lei sedeva sotto la palma di Debora, fra Rama e Betel, nella regione montuosa di Efraim, e i figli d’Israele salivano da lei per le controversie giudiziarie. 6 Debora mandò a chiamare Barac, figlio di Abinoam, da Chedes di Neftali, e gli disse: «Il Signore, Dio d’Israele, non ti ha forse dato quest’ordine: “Va’, raduna sul monte Tabor e prendi con te diecimila uomini dei figli di Neftali e dei figli di Zabulon. 7 Io attirerò verso di te, al torrente Chison, Sisera, capo dell’esercito di Iabin, con i suoi carri e la sua numerosa gente, e lo darò nelle tue mani”?» 8 Barac le rispose: «Se vieni con me, andrò; ma se non vieni con me, non andrò». 9 Debora disse: «Certamente, verrò con te; però, la via per cui cammini non ti porterà onori; perché il Signore darà Sisera in mano a una donna». E Debora si alzò e andò con Barac a Chedes. 10 Barac convocò Zabulon e Neftali a Chedes; diecimila uomini si misero al suo seguito e Debora salì con lui. 11 Ora Eber, il Cheneo, si era separato dai Chenei, discendenti di Obab, suocero di Mosè, e aveva piantato le sue tende fino al querceto di Saannaim, che è vicino a Chedes. 12 Fu riferito a Sisera che Barac, figlio di Abinoam, era salito sul monte Tabor. 13 Sisera adunò tutti i suoi carri, novecento carri di ferro, e tutta la gente che era con lui, da Aroset-Goim fino al torrente Chison. 14 Allora Debora disse a Barac: «Àlzati, poiché questo è il giorno in cui il Signore ha dato Sisera nelle tue mani. Il Signore non va forse davanti a te?» Allora Barac scese dal monte Tabor, seguito da diecimila uomini. 15 Il Signore mise in rotta, davanti a Barac, Sisera con tutti i suoi carri e con tutto il suo esercito, che fu passato a fil di spada; e Sisera, sceso dal carro, si diede alla fuga a piedi. 16 Ma Barac inseguì i carri e l’esercito fino ad Aroset-Goim; e tutto l’esercito di Sisera cadde sotto i colpi della spada e non scampò neppure un uomo. 17 Sisera fuggì a piedi verso la tenda di Iael, moglie di Eber, il Cheneo, perché vi era pace fra Iabin, re di Asor, e la casa di Eber, il Cheneo. 18 Iael uscì incontro a Sisera e gli disse: «Entra, mio signore, entra da me; non temere». Egli entrò da lei nella sua tenda e lei lo coprì con una coperta. 19 Egli le disse: «Ti prego, dammi un po’ d’acqua da bere perché ho sete». Quella, aperto l’otre del latte, gli diede da bere e lo coprì. 20 Egli le disse: «Stattene all’ingresso della tenda; forse qualcuno verrà a interrogarti e ti chiederà: “C’è qualcuno qui dentro?” Tu risponderai di no». 21 Allora Iael, moglie di Eber, prese un piuolo della tenda e un martello, andò pian piano da lui e gli piantò il piuolo nella tempia tanto che esso penetrò in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; e morì. 22 Mentre Barac inseguiva Sisera, Iael uscì a incontrarlo e gli disse: «Vieni, e ti mostrerò l’uomo che cerchi». Egli entrò da lei; ecco, Sisera era steso morto, con il piuolo nella tempia. 23 Quel giorno Dio umiliò Iabin, re di Canaan, davanti ai figli d’Israele. 24 La mano dei figli d’Israele si fece sempre più pesante su Iabin, re di Canaan, finché l’ebbero annientato. (Giudici 4:1-22)
Breve riassunto della storia: Debora manda a chiamare Barac e gli comunica che Dio gli dice: "Va 'in guerra con Sisera e io ti darò la vittoria". Barac risponde: "Si, va bene, ma solo se vieni con me." Debora replica: "Certamente, ma dato che hai esitato , una donna avrà l'onore di uccidere Sisera". Scendono  quindi in guerra. Dio sconfigge le truppe  di Sisera come promesso, e Sisera fugge a piedi;  si nasconde presso qualcuno che pensa sia un suo alleato, Jael, che gli dice: "Vieni dentro, prendi un po 'di latte e fai un pisolino!" E quando Sisera si addormenta , Jael lo uccide.
Ci si potrebbe fare  un buon film d'azione, ma cosa ci sta dicendo Dio attraverso questa storia? Quale relazione c'è tra Debora e noi che viviamo nel  21° secolo ?
Debora ha sentito la chiamata di Dio nella sua vita e l'ha adempiuta. Dio l'ha chiamata ad essere una giudice e una profetessa . Non c'erano precedenti in Israele per una leader donna, tanto meno per una leader militare donna. Eppure lei ha riconosciuto la chiamata di Dio e non ha permesso che nulla le impedisse di adempiervi
Dio ha dato a ciascuno dei Suoi figli e delle sue figlie una chiamata speciale e unica e ci chiede di adempiere a quella chiamata
Egli ci prepara per il ruolo che ha scelto per noi. Ci sono una miriade di doni elencati in vari passi della Bibbia. Uno di quei doni potrebbe far parte della tua chiamata. Parlando di doni spirituali, Paolo dice:
“...ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole. ” (1 Corinzi 12:1)
Oppure la tua chiamata potrebbe essere meno ovvia . Una mia amica vede come sua vocazione il far ridere la gente, e cerca di farlo ogni giorno. Ed è molto brava in questo; è naturalmente comica . Anche se il far ridere la gente non è qualcosa specificatamente indicato nella Bibbia, siamo tutti chiamati a benedire gli altri; e portare gioia alle persone è certamente una benedizione per il prossimo.
Che cos'è che Dio ti ha chiamato ad essere o a fare? Se non lo sai, pensa a cosa ti rende felice. Cos'è che ti fa sentire più "giusto", più “giusta” quando lo fai, che ti fa dire "Ecco ciò ciò per cui sono stato creato, sono stata creata!" È probabile che sia almeno una parte della tua chiamata. Quindi, ti chiedo ancora, Che cos'è che Dio ti ha chiamato ad essere o a fare? Come stai adempiendo alla tua chiamata? E cos'altro puoi fare per adempiere alla tua chiamata? 
Debora andò in guerra. Non sappiamo dal testo se prese una spada o una lancia e ci si fiondò proprio accanto a Barac, o se lei, come Mosè, si trovava su una collina a supervisionare la battaglia fisica e combatteva nel regno spirituale, ma sappiamo che Debora  era una guerriera.
"Quando Barac vide i 900 carri di ferro di Sisera e tutte le sue truppe, ebbe tutti i diritti e le ragioni per avere paura. “Allora Debora disse a Barac: «Àlzati, poiché questo è il giorno in cui il Signore ha dato Sisera nelle tue mani. Il Signore non va forse davanti a te?»" (Giudici 4:14a) 
In quel momento, prima che iniziasse il combattimento fisico, Debora stava combattendo contro la paura e lo scoraggiamento di Barac.
Dio ha chiamato anche ciascuno di noi ad  essere un guerriero o una guerriera .
Ricorda che la nostra battaglia non è contro le persone .Sfortunatamente noi siamo abituati a vedere le persone come nostri nemici; ma Efesini 6:12 dice
"...il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti.” (Efesini 6:12). 
Questo passo prosegue dicendo che Dio ci dà una completa armatura  spirituale per combattere le nostre battaglie. , e, nel caso foste preoccupati di vincere la battaglia Paolo ci dice in Romani che attraverso Cristo siamo più che vincitori. 
“Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.” (Romani 8:37)
Dio ci ha creati e attrezzati per la guerra.
Forse la tua battaglia è contro lo scoraggiamento, contro la depressione, contro la delusione, contro le influenze negative delle persone intorno a te o anche contro i modelli di pensiero negativi dentro di te . Quale battaglia ti sta chiedendo Dio di combattere?  In che modo stai combattendo quelle battaglie? Quali armi devi affilare?
Nessuno di noi è chiamato a combattere da solo. Questo mi porta al punto successivo.
Debora e Barac  sperimentarono l' organizzazione originale  di Dio ante-caduta nella quale gli uomini e le donne lavoravano assieme;  Barac rispetta e onora la saggezza e l'autorità di Debora come capo; Debora rispetta l'abilità militare di Barac e la sua richiesta di combattere assieme a lui . Sia che si trattasse di  impugnare una spada oppure di  combattere in preghiera , quello che è certo è che in qualche modo Debora  è scesa in guerra al fianco di Barac come partner.
C'è da sottolineare che Debora e Barac non erano sposati. La collaborazione tra uomini e donne non riguarda esclusivamente quella all'interno di un matrimonio, anche se questo è certamente un requisito per un matrimonio sano. Ma l'immagine di donne e uomini che lavorano assieme per la gloria di Dio nel nostro mondo sessualmente complicato è qualcosa che abbiamo bisogno di vedere. Voi, donne, voi, uomini, in che modo state vivendo questa collaborazione? In che modo state lavorando assieme per adempiere ai propositi di Dio per questo mondo ?
Su vasta scala, noi come cristiani facciamo tutti parte del corpo di Cristo, destinato a lavorare assieme per il bene di tutti. In Efesini 4: 11-12 Paolo dice:
"È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo” (Efesini 4:11-12)
E prosegue al versetto 16 aggiungendo:
“Da lui (Cristo) tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore.” (Efesini 4:16) 
Ogni parte del corpo, lavora per raggiungere un obiettivo comune. Come stai collaborando con gli altri credenti in generale? Con chi stai collaborando? Con chi puoi collaborare?
Debora ha celebrato; ha festeggiato sia ciò che hanno fatto gli israeliti che ciò che ha fatto Dio. Non abbiamo letto il capitolo 5 di Giudici, ma l'intero capitolo si chiama “Canto di  Debora” (a volte “Canto di Debora e Barac)”. In questo canto , Debora racconta come gli israeliti combatterono e come Dio liberò il suo popolo. Questa è una lode a Dio e un incoraggiamento al popolo di Israele.
Come Debora, siamo chiamati a celebrare, a festeggiare.
È una delle cose più naturali al mondo; quando un bambino muove i primi passi o pronuncia la sua prima parola, lo diciamo ai nostri amici e alla nostra famiglia. Quando la nostra squadra del cuore vince una partita, gioiamo e ne parliamo con tutti quelli a cui interessa quello sport . Siamo stati fatti per festeggiare.
La prima domanda del Catechismo Minore di Westminster (un documento sulla fede compilato negli anni 1640 da teologi riformati inglesi e scozzesi) chiede: "Qual è il fine principale dell'uomo?" La risposta è: "Il fine principale dell'uomo è glorificare Dio e goderne per sempre". 
Ciò significa che uno degli obiettivi principali dell'esistenza umana è celebrare Dio. Non si tratta solo di cantare la domenica mattina. Non si tratta proprio di solo cantare. Si tratta di glorificare Dio.
Qualsiasi cosa facciamo, ovunque andiamo, chiunque noi siamo, la cosa più importante delle nostre vite è portare gloria a Dio: non avere successo, non di trovare una qualche realizzazione personale. È glorificare Dio. Sì, certo, in Lui troveremo il successo più grande  (il  "Ben fatto , buono e fedele servitore " dal Padre ) , una soddisfazione molto più profonda di quanto potremmo mai trovare se seguissimo  i nostri obiettivi personali. Ma tutto questo è solo un effetto secondario; l'obiettivo è celebrare Dio.
Come celebri? Chi festeggi? Quando Dio fa qualcosa di grande nella tua vita, come lo fai sapere al mondo? Come lo fai sapere ai tuoi amici e alla tua famiglia? Come stai dando gloria a Dio nella tua vita ? 
Debora era una donna di azione. Come la mia eroina d'infanzia Wonder Woman, Debora era forte, abile , e disposta a lottare per ciò in cui credeva. Non esitò; si mosse nella forza di Dio per essere la persona che Dio l'aveva chiamata ad essere. Come Debora, siamo chiamati, siamo guerrieri, siamo partner e siamo celebratori. Siamo eroi.
Al pari di Debora, muoviamoci nella forza di Dio per essere l' eroe, l'eroina che Dio ci ha chiamati ad essere. GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD








(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Percepire Dio coi miei sensi - Udire Dio | 23 Maggio 2021 |
Dio è "digitale": il suo messaggio è sempre forte e chiaro. Noi siamo "analogici": la nostra ricevente è antica e poco efficiente, ed i messaggi arrivano a fatica. Ma possiamo imparare come ascoltare il Padre, non solo attraverso le nostre orecchie.
---


CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 38 minuti
Siamo sul terzo messaggio sui nostri cinque sensi, e su come questi siano un dono da Dio che dobbiamo sfruttare per avere un rapporto più intimo con lui.
Dopo aver parlato della vista e del tatto, oggi parleremo dell'udito.
L'udito è stato per millenni, prima della scoperta della scrittura, l'unico modo per avere interazione con l'altro; la memoria delle cose veniva trasmessa non attraverso i libri ma attraverso racconti.

Siamo stati creati come esseri visuali e tattili, ma se non avessimo avuto anche due orecchie, sarebbe stato ben difficile poter comunicare.
E invece, questa struttura semplice, una membrana, e tre ossicini, collegata ad una serie di terminazioni nervose fa arrivare all'interno del cervello degli impulsi elettrici che diventano suoni, e i suoni poi diventano parole, e le parole diventano concetti, idee, sentimenti,


Pensate se fossimo stati come i serpenti: nessuna membrana, nessun impulso elettrico, i serpenti sentono solo le “vibrazioni”, e per sentirle usano usano la “lingua”.  Ma, un attimo, la predicazione si intitola “udire Dio”; allora significa che Dio è udibile “solo” attraverso le orecchie?

Per fortuna nostra, Dio ci ha fatto con una capacità di “udire” che va ben al di là delle nostre due orecchie.
Il fondamento della fede in Cristo è che abbiamo un Dio che ha sempre parlato all'uomo, sin dalla creazione. Sapete, quale sia il primo libro della Bibbia, vero? No, non è Genesi; quello è il primo, nell'ordine cronologico con il quale sono state assemblati i vari libri per dare un filo “logico”, una sequenza temporale, una storia.
Il libro più antico della Bibbia è il libro di Giobbe: tutti conoscono la storia di questo uomo ricco e fortunato, che, a un certo punto della sua vita, perde tutto... e per 38 capitoli gli amici di Giobbe, la moglie di Giobbe, e Giobbe stesso cercano di darsi una spiegazione  del perché sia successo propri a lui.
E così, dopo trentotto capitoli, stanco di sentire stupidaggini e spiegazioni assurde, Dio compare sulla scena:
“Allora il Signore rispose a Giobbe dal seno della tempesta e disse...” (Giobbe 38:1)
Sin dal principio dell'avventura umana Dio ha voluto parlare con noi. Sono innumerevoli i passi della Bibbia dove è scritto “...e Dio disse”. 
Capitemi bene, io non sono uno di quelli che afferma di sentire costantemente la voce di Dio; ci sono occasioni in cui questo accade, e ci sono periodi dove rimango senza istruzioni, anche per molto tempo: ma questo non dipende da Dio,  ma dipenda da “io”, da me.
Lo spiega bene a Giobbe un suo amico, Eliu:
“Dio infatti parla in un modo o nell'altro, ma l'uomo non ci bada”  (Giobbe 33:14 ND)
Perché mi accade? Semplicemente perché sono ancora “analogico”, e invece dovrei essere “digitale”. Aspettate, non sono impazzito... Lasciate che vi spieghi.
Chi tra di voi ascolta ancora la radio? E, se la ascolti, con che cosa la ascolti? Se sei moderno, hai una o più “app” sul tuo smartphone che ti permettono di ascoltare in maniera “digitale” ovvero “perfetta” migliaia di radio nel mondo.
Se sei “antico” come me, la ascolti con una “radio” a transistor”, e la qualità dell'audio è completamente differente.
Trenta anni fa, quando andavo in Inghilterra con mia moglie, non c'erano gli smartphone, e neppure le app; il web era ai primordi.
L'unica maniera per poter ascoltare le notizie italiane, era una radio “ad onde corte” che diffondeva in modo “analogico” una sola stazione Rai; l'audio era pessimo,  talvolta passavo ore per riuscire ad “acchiappare” la trasmissione, che, tra l'atro, non trasmetteva tutta la giornata, ma solamente la sera.
Dio non è mai stato “analogico”, ma è stato da sempre “digitale”; il suo segnale è stato da sempre “forte e chiaro”... il problema è il ricevitore... io e te.
All'inizio, nel Giardino di Eden, il segnale era “forte e chiaro”, digitale. Ma col tempo, nei millenni, ci siamo allontanati dell'emittente e ci siamo “disabituati” ad utilizzare le nostre orecchie... che sono più di due.
Eliu diceva che Dio “parla in un modo o nell'altro”... ovvero, “Dio non parla solo attraverso la voce” e non lo puoi ascoltare solamente “attraverso le orecchie fisiche”.
Dio ci ha dotato di un bel po' di altre orecchie con cui ascoltarlo. Ecco un breve elenco di come Dio abbia parlato a suoi figli tratto dalle storie dell'Antico Testamento:  
attraverso un roveto ardente (Mosè),  attraverso una nuvola (che riempiva il Luogo Santissimo nel Tempio) attraverso degli angeli (ovvero messaggeri che intervenivano nella vita di credenti) attraverso una colonna di fuoco (che guidava il popolo nella notte) … e persino attraverso un'asina! (Numeri 22:30 – Balaam). 

Quali altre “orecchie” dovrei allora attivare per sentire la voce di Dio? In quali modi ci parla Dio, al giorno d'oggi?
1) Dio ci parla attraverso la Bibbia
Paolo afferma a Timoteo:
“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” (2 Timoteo 3:16-17)
La frase “ispirata da Dio”:, in realtà nell'originale è una sola parola: ??????????? theopneustos; che significa “il soffio di Dio”.
La Bibbia non è un “buon libro” ma è il soffio del mio e del tuo Creatore;  è come un vento che porta ristoro, illuminazione, conoscenza.
Fatti conto che hai caldo, e in casa non hai l'aria condizionata: Cosa fai? Apri la finestra e la porta, e fai fare “corrente”.
Vale la stessa cosa per quando la vita “si fa calda”, stai soffocando e non respiri più.
Il soffio di Dio, il vento che rinfresca,  è presente nella sua Parola... ma la devi aprire per fare “corrente” con la finestra della tua vita.
Cinque minuti al giorno di “corrente” tra te e la Bibbia, e la temperatura della tua anima cambia.
2) Dio ci parla attraverso gli insegnanti
Ti è mai capitato di sentire una predica (da me o da altri) e di pensare: “ Ma Marco – o chi altro – ce l'aveva con me?”; oppure :” Ma Marco come faceva a sapere che erano queste le parole che mi servivano oggi?:
Non ero io, o qualche altro predicatore ad avercela con te, o a capire il tuo momento difficile per confortarti, ma  era Dio ti stava parlando!  Dio stava usando qualcuno con un dono di insegnamento  per parlare a te!
1 Tessalonicesi 2:13 dice:
“E mai ci stancheremo di ringraziare il Signore perché, quando avete sentito la nostra presentazione del Vangelo, voi non avete pensato che si trattasse di parole umane, ma l'avete preso per ciò che realmente è: la Parola di Dio che agisce in voi che credete.”  (1 Tessalonicesi 2:13 PV)
Se pensassi, anche per un solo istante di dover scegliere parole  che cambino la vita di chi ascolta sarei assalito dal terrore.
Ciò che faccio, che fa ognuno che predica, é predicare quello che Dio ha detto a me che devo cambiare di me o che vorrei che  nel mondo cambiasse.
Lo so che sembra assurdo. Per quanto possa sentirmi inadeguato,  piccolo, impreparato,  per quanto possa sentirmi indegno,  Dio USA la mia voce, come quella degli altri predicatori, per parlare al suo popolo;
con tutte le imperfezioni  e gli errori nella comunicazione, le parole di chi predica provengono da Dio.
E questo non lo dico io, ma Paolo:
“E noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali.” (1 Corinzi 2:13)
Ma, questo vale anche per te, se credi in Cristo!  Dio parla attraverso la tua voce,  attraverso i consigli che dai ai tuoi amici,  attraverso i versetti che citi o che scrivi sui segnalibri e che distribuisci a chi ami, attraverso i versetti che invii su Whatsapp.
3) Dio ci parla attraverso idee e sogni
Dio è il Creatore, ha una mente “creativa”. Quando Dio ti ha creato ha detto queste esatte parole.
“Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza “(Genesi 1:26)
Una parte di te sa creare, ma tu non sei Dio che può creare dal nulla, ci deve essere qualcuno che ti fornisce la “materia prima” per creare: le tue idee più brillanti, le “ispirazioni”” vengono da Dio. Per taluni (come me) arrivano attraverso i sogni.
Attenzione, perché le idee meno brillanti, quelle maligne, e distruttive, vengono dall'altro... sotto forma di “tentazioni”.
Quando Dio ti mette un'idea in testa si chiama ispirazione, quando Satana ti mette qualcosa in testa si chiame tentazione, quando tu ti metti qualcosa in testa si chiama suggestione!
Giovanni 14:26 dice:
“Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi farà ricordare  tutto quello che vi ho detto.” (Giovanni 14:26)
La frase tradotta con “vi farà ricordare”  nell'originale greco è ??????????? hypomimne?sko?  ovvero “metterà nella tua mente”. 
Tu ci metti le travi, la calce e la manodopera... ma il progetto non è tuo,  è di Dio!
Attenzione, però  a cadere nell'estremo del “misticismo”,  che significa pensare che: “Tutto quello che penso me lo dice Dio!” Le tue “ispirazioni” debbono SEMPRE  superare la “prova Bibbia”.
Quando hai un'intuizione, un'ispirazione, un sogno che senti non provenire da te, poniti queste semplici domande
E' in accordo con la Parola  di  Dio, la Bibbia?”Mi rende più simile a Cristo?E' in accordo con i miei  doni e i miei  talenti?E' qualcosa che riguarda le mie responsabilità?Serve a convincere di peccato o a condannare per il peccato?Mi fa provare la pace di Dio?

Attenzione, non deve superare la maggioranza delle domande, 4 su 6, ma deve superare TUTTE le domande per essere ragionevolmente sicuri che si tratti della voce di Dio.
4) Dio parla attraverso la sofferenza
Può sembrare un mezzo strano strano, eppure è così. Ci sono decine e decine di Salmi dove questo viene affermato Davide ha affermato più volte:
“Nella mia angoscia ho invocato il Signore, ed egli mi ha risposto.” (Salmo 120:1)
C.S. Lewis ha scritto: “Dio sussurra nelle nostre gioie, parla nella nostra coscienza; ma quando siamo nel dolore egli ci chiama a gran voce; il dolore è come il megafono per svegliare un mondo ormai sordo.” 
La realtà è che a nessuno di noi  piace il cambiamento; e anche Dio lo sa.  Sa che non cambiamo quando vediamo le fiamme  ma quando sentiamo il calore. 
Abbiamo paura di cambiare  e non cambiamo sino a che il dolore  non diventa più grande della nostra paura di cambiare.  Voglio leggervi quello che scrissi circa venti anni fa
---
“A quell'epoca fa facevo parte della chiesa di Monterosi; predicavo una decina di volte l'anno, partecipavo attivamente alle riunioni e gestivo il giornalino della chiesa. Dopo cinque anni dal mio arrivo in quella comunità  ero uno dei suoi “responsabili”.
Avrei dovuto essere soddisfatto; stavo lavorando attivamente per il Signore... Ecco, il problema era proprio quello; era diventato un “lavoro”. Non c'era più gioia, sentivo quello che facevo come un peso; nessuno aveva scelto quel ritmo di lavoro se non io. In una parola, stavo avvicinandomi ad essere “cotto”. Non vedevo più il “fine” di quello che stavo facendo
Poi, in un incidente banale, mio padre morì; lui era per me il “consigliere saggio” a cui aggrapparsi nei momenti difficili. Non mi sono mai sentito così “solo” e bisognoso di affetto, spaventato dal non poter più contare sui suoi consigli.
Ma, proprio in quel momento doloroso, ho visto il “perché” stavo lavorando per la mia chiesa. In quei mesi vi furono persone che mi aiutarono in ogni cosa; dal confortare mia madre disperata al guardare Matteo piccolo, al chiamare mia moglie che aspettava Ben. Dall'accompagnarmi negli uffici per le varie carte da preparare, al telefonarmi quasi ogni giorno per confortami, venire al negozio per darmi una parola di conforto. Tutto ciò per farmi sentire amato, farmi sentire desiderato ed importante, non solo nel mio dolore.
Ecco perché stavo lavorando! Perché la chiesa è questo! A distanza di anni, se riguardo indietro, vedo che Dio aveva colto il mio sommo dolore per insegnarmi che quello per cui lavoravo non era “lavoro” ma il “SUO” lavoro, l'edificazione della SUA chiesa locale, quel corpo che ora mi stava stringendo a se, dandomi amore, affetto, sostegno.”
Non so se tu ha provato, o forse stai provando adesso momenti simili al mio, nelle varie gradazioni possibili, da un piccolo ad un grande dolore. Ma sappi che Dio sta cercando di parlarti PROPRIO in quel momento, di sfruttare quello che è un male per volgerlo al bene; Ricorda che Dio è colui  che è capace di trasformare una crocifissione  in una resurrezione.
---
Conclusione
Dio ci ha creati e fatti per ascoltarlo, attraverso differenti mezzi: fisici (i nostri occhi che leggono e le nostre orecchie che ascoltano), mentali (i nostri pensieri e i nostri sogni), esistenziali (le nostre esperienze ed i nostri momenti difficili.
Tocca a me ed a te, come credenti, di ascoltare la Sua Parola, la brezza che porta ristoro,  conoscenza, illuminazione conforto, guarigione.
Non pensare che la tua fede sia troppo piccola, se oggi pensi che sia impossibile che Dio parli proprio a te. La fede che ti serve è quella che Dio stesso costruisce e fortifica in te, attraverso suo figlio:
“Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.” (Romani 10:17)
E non importa se è da tempo che non ascolti più la sua voce;  Cristo  è lì al tuo fianco,  e vuole portarti ad ascoltare la voce del Padre, e iniziare  o tornare a farsi una bella chiacchierata  col suo figlio, con la sua figlia amatissima. 
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD









(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Proverbi 31 e la donna di valore | 16 Maggio 2021 |
La Bibbia parla della donna in un passo di Proverbi, descrivendo le caratteristiche che la rendono "di valore". Ma il passo di Proverbi sta parlando di altro; parla della saggezza, ritratta come una donna saggia... e la saggezza non è solo per le donne!
---
Predicatrice: Jean Guest
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 9 minuti
Tempo di ascolto audio/ visione video: 29 minuti


La prima volta che abbiamo visitato i Musei Vaticani come famiglia, nostro figlio più giovane si mise davanti alla statua di Artemide (rappresentata con un arco in mano, una luna tra i capelli, ed un cane al fianco) e disse: “Che donna! Lei caccia, ha la luna come corona - e quel che contava di più  ai suoi occhi -  e  ha un cane!"  Suo padre e io, una volta  smesso di ridere,  gli dicemmo: "Buona fortuna per trovare una così figlio mio!"
Abbiamo tutti la nostra idea di perfezione. Se te lo stessi chiedendo, questa  è la mia: vestiti di bianco che giocano a cricket e lanciano la palla a 150 chilometri all'ora...  mi affascinano ogni volta! Poco importa se sia una sana idea di perfezione, visto che non ha alcun impatto su di voi in  modo sostanziale, quindi è di poca importanza. 
Purtroppo viviamo in un mondo dove, soprattutto per i nostri giovani, e in particolare ancor di più per le nostre giovani donne, i concetti di perfezione sono spacciati come obiettivi da raggiungere. Devi avere  capelli lisci, devi avere una taglia 34, devi avere una pelle perfetta, il tuo naso deve essere piccolo... Le riviste, la TV e i film ti dicono che  che devi, devi, devi… 
In Italia al giorno d'oggi 3 milioni di persone soffrono di disturbi alimentari, delle quali il 95,9%  sono donne. Nel Regno Unito è la metà di quel numero, ma un quarto di questi sono uomini. 
Dovremmo pregare per queste persone;, è una cosa terribile di cui soffrire. Sento dire: "Grazie al cielo nella chiesa,  siamo diversi, e non mettiamo tali pressioni sui nostri membri, in particolare sulle nostre donne!". Ma, ne siamo sicuri?
Leggiamo assieme Proverbi 31:
“Elogio della donna virtuosa 10 Una donna virtuosa chi la troverà? Il suo pregio sorpassa di molto quello delle perle. 11 Il cuore di suo marito confida in lei, ed egli non mancherà mai di provviste. 12 Lei gli fa del bene, e non del male, tutti i giorni della sua vita. 13 Si procura lana e lino e lavora gioiosa con le proprie mani. 14 È simile alle navi dei mercanti: fa venire il suo cibo da lontano. 15 Si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia e il compito alle sue serve. 16 Posa gli occhi sopra un campo e lo acquista; con il guadagno delle sue mani pianta una vigna. 17 Si cinge di forza i fianchi e fa robuste le sue braccia. 18 Sente che il suo lavoro rende bene; la sua lucerna non si spegne la notte. 19 Mette la mano alla rocca e le sue dita maneggiano il fuso. 20 Tende le palme al misero e porge le mani al bisognoso. 21 Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutta la sua famiglia è vestita di lana rossa. 22 Si fa dei tappeti, ha vesti di lino finissimo e di porpora. 23 Suo marito è rispettato alle porte della città, quando si siede tra gli anziani del paese. 24 Fa delle tuniche e le vende, e delle cinture che dà al mercante. 25 Forza e dignità sono il suo manto, e lei non teme l’avvenire. 26 Apre la bocca con saggezza e ha sulla lingua insegnamenti di bontà. 27 Sorveglia l’andamento della sua casa e non mangia il pane di pigrizia. 28 I suoi figli si alzano e la proclamano beata, e suo marito la loda, dicendo: 29 «Molte donne si sono comportate da virtuose, ma tu le superi tutte!» 30 La grazia è ingannevole e la bellezza è cosa vana; ma la donna che teme il Signore è quella che sarà lodata. 31 Datele del frutto delle sue mani, e le opere sue la lodino alle porte della città. (Proverbi 31:10-31)
Voglio prima di tutto parlare di cosa non è questo passo. Non si tratta di una moglie, del fatto che sia nobile o meno. Non sta parlando di una donna virtuosa. La frase “una donna virtuosa” nell'originale ebraico è "???????  ?????? -’ê·še?- ?a·yil” , e significa letteralmente “donna di forza”  oppure “donna di  valore”. 
Non è neppure un elenco con cui verificare se le donne siano o meno realizzate.  Non parla nemmeno di
una vera donna. Ma non  puoi immaginare cosa si trovi sul web"ecclesiastico" circa questo passo.
Se fai una ricerca, noterai  come Proverbi 31 sia inteso per le sole donne, con molto rosa, qualche lustrino, caratteri tipografici femminili e ovviamente  immagini di una donna sinuosa ed elegante. Ora se ti piacciono il rosa e i lustrini,  questo è assolutamente un tuo diritto e non intendo offenderti. 

Quello a cui mi oppongo è l'idea che le donne cristiane siano solo dolci e tenere e che questo particolare brano delle Scritture  sia  solo per le donne. E ci sono dozzine di libri  pubblicati con il titolo "Come diventare la donna di Proverbi 31". Il mio preferito è "Come diventare una donna di Proverbi 31 in 21 giorni."!
Cos'è che mi porta a dire che non ha senso avere questo punto di vista? Due sono le ragioni. 
Se leggi i primi nove versetti del capitolo 31 troverai la parole del re Lemuel  che ammonisce contro il bere e godere della compagnia di donne che tua madre disapproverebbe. Non è un vero re,  non si trova da nessuna parte nel resto delle Scritture  o della storia ebraica: è la metafora di qualcuno che ha perso la via e si sottrae alle sue responsabilità;  in altre parole, qualcuno che è tentato da una vita di pigrizia. 
La seconda ragione è che in tutto il libro di Proverbi la saggezza  è personificata come una donna;  i pronomi usati sono “lei e essa”. 
“La saggezza grida per le vie, fa udire la sua voce per le piazze; negli incroci affollati essa chiama, all’ingresso delle porte, in città, pronuncia i suoi discorsi...” (Proverbi 31:20-21)
Se lo scrittore di Proverbi ha speso i 30 precedenti capitoli riferendosi alla saggezza come a una donna, perché dovrebbe improvvisamente trasformarla  in un'individuo in carne ed ossa nell'ultimo capitolo? Sicuramente questo non farebbe che confondere il lettore.
Allora, di cosa parla veramente Proverbi 31? In primo luogo è una poesia in forma di acrostico, cioè ogni riga inizia con una lettera dell'alfabeto ebraico in successione. È un pezzo di letteratura scritta in modo tale da renderlo facile a ricordare, in modo che possa essere recitato.
Se è importante che sia  facile da ricordare questo implica che il messaggio della scrittura ha un significato reale ed è facilmente accessibile a tutti. A proposito, nella tradizione ebraica questo passaggio è spesso cantato dagli uomini in segno di gratitudine per le donne della loro vita, dalle quali sono stati benedetti . Le donne non hanno guadagnato queste lodi perché sanno cucire, ma quel canto è semplicemente un dono fatto a loro, e penso che questo sia davvero adorabile.
In secondo luogo lo scopo della poesia è di attrarre la nostra attenzione (e quella del re Lemuel) verso le glorie della quotidianità, spesso trascurate. Non è una descrizione del lavoro di  tutte le donne, ma una celebrazione della saggezza in azione che, se seguita da ciascuno,  reca benefici sia alla famiglia che alla società.
In terzo luogo, la poesia è scritta in uno stile eroico, rispecchiando così la forma di una poesia scritta in onore di un grande vittoria in battaglia. La poesia cattura tutti i temi della saggezza che sono state presentate nel resto del libro e li dispone in questo ritratto di “ ’ê·še?- ?a·yil”; come Anthony Billington scrive nel suo libro sui Proverbi: "La saggezza è eroicamente pratica".
Che cosa è la saggezza, dunque?
La saggezza è preziosa
E' difficile da trovare come qualsiasi gioiello. E l'inizio della saggezza è...
Il timore del Signore è il principio della scienza;  gli stolti disprezzano la saggezza e l’istruzione (Proverbi 1: 7)
Questo timore non è un  atto di sottomissione e di terrore, ma le parole più vicine che abbiamo sono “soggezione” e “riverenza”. Il timore del Signore si esprime nella sottomissione reverenziale alla sua volontà, la caratteristica della vera adorazione, che è ciò che  Paolo afferma  in Romani 12 dovrebbe essere l'intera nostra vita. 
La saggezza è diligente
Le persone sagge non si sottraggono alle responsabilità, ma cercano di essere buoni amministratori di tutto ciò di cui sono responsabili
v.13 ...lavora gioiosa con le proprie mani.
v 27a Sorveglia l’andamento della sua casa
v 27b non mangia il pane di pigrizia
La saggezza programma il futuro 
v. 21 Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutta la sua famiglia è vestita di lana rossa.
v.25b lei non teme l’avvenire.
Nel brano si parla di saggia amministrazione delle risorse, ma i principi sono ugualmente pertinenti la nostra vita. Dovremmo prenderci cura della nostra chiesa locale, finanziarla, pregare per essa; pregare per la nostra comunità e per il nostro paese (e, siamo corretti... paghiamo le tasse!) e come membri della razza umana dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per prenderci cura della terra e delle sue risorse.
La saggezza è generosa 
v. 20 Tende le palme al misero e porge le mani al bisognoso 
E si assicura che nessuno sia lasciato indietro
v. 15 Si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia e il compito alle sue serve
Quello che qui vedete tradotto con “”compito”, in realtà in ebraico è la parola ??? h?o?q , che significa “misura, porzione”. Per cui lo scrittore sta dicendo che non solo provvede cibo per la sua famiglia, ma anche per coloro che sono al servizio della famiglia.
La saggezza è talentuosa 
Siamo statti tutti benedetti con doni, talenti, cose in cui siamo bravi. La persona saggia gode di quei doni e li usa non solo per i propri piaceri, ma anche a beneficio degli altri.
vv. 18-19 Sente che il suo lavoro rende bene; la sua lucerna non si spegne la notte. Mette la mano alla rocca e le sue dita maneggiano il fuso.
Potresti anche avere talento nel mondo della politica o dell'amministrazione civica. La persona saggia non si tira indietro dall'essere coinvolta, al contrario c'è bisogno che il saggio lo sia.
v. 23 ... rispettato alle porte della città, quando si siede tra gli anziani del paese.
La saggezza ha una visione
Cerca modi per portare un nuove prospettive, si sforza non solo di portare per il nuovo, ma anche il meglio.
La saggezza è una benedizione 
v. 16 Posa gli occhi sopra un campo e lo acquista; con il guadagno delle sue mani pianta una vigna.
Ci sono una serie di  cose che dobbiamo capire circa questo versetto. La prima è la frase “posa gli occhi”; in ebraico è una sola parola, ?????  za?mam, che significa “considerare, ponderare, pesare”. In precedenza nel libro dei Proverbi questo è stato utilizzato per significare “concepire il male” ma qui il significato viene ribaltato e dice che la  saggezza concepisce le benedizioni. 
In secondo luogo, la donna prende quello che ha come un bene e lo investe, in modo che diventi una benedizione per tutti coloro che le stanno accanto (ti fa venite in mente la parabola dei talenti?). 
Potremmo essere sfidati ad  usare le risorse materiali come mezzo per benedire altri, ma quelli che tutti noi abbiamo sono i doni spirituali che dovrebbero essere usati per benedire gli altri. E questo è vero per  ogni dono; dall'amministrazione, all'ospitalità, alla profezia, alla guarigione.
La saggezza è "???????  ?????? -’ê·še?- ?a·yil”: una donna di valore, eroicamente pratica. Come ha detto Rachel Held Evans, “il valore non riguarda ciò che tu fai, ma come lo fai. " 
Qualunque cosa siamo, anche se siamo casalinghe, facciamo in modo di essere  casalinghe di  valore. Se siamo infermiere, infermiere di valore. Se abbiamo un'attività, o siamo  insegnanti, o  bariste, se siamo ricche o povere, single o sposate,  dovremmo fare tutto con valore. Questo è quello che ci rende persone sagge.
E, Proverbi 31, non vale solo per le donne! La saggezza è per tutti noi. Magari ci metteremo più di 21 giorni per ottenerla... ma questa è la gioia di vivere con Dio
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Percepire Dio coi miei sensi - Toccare Dio | 09 Maggio 2021 |
Dio è un dio che ama toccare ed essere toccato. Gesù è venuto per toccare ed essere toccato, ed attraverso quel tocco, confortare, incoraggiare, guarire. E vuole che tu tocchi gli altri che si trovano nel bisogno per mostrare il suo amore per loro.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 11 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 29 minuti

La settimana scorsa abbiamo iniziato a parlare di come i nostri cinque sensi - vista tatto, udito, gusto, olfatto - siano doni che Dio ci ha fatto, e che, come doni dal Padre, possono aiutarci a sperimentare e a crescere   nella nostra relazione con  il Signore.
Questa settimana vogliamo parlare del “tatto”. La prima cosa che possiamo dire, è una cosa ovvia: il tatto è tra tutti i sensi quello maggiormente esteso su di noi.
Mentre tutti gli altri sono posizionati in una porzione specifica del nostro corpo (occhi, orecchie, naso e lingua), il tatto è esteso a tutto il nostro corpo esterno e anche ad alcune parti interne.
Tra tutte le creature Dio ha deciso di donare proprio all'uomo la capacità di “sentire tattilmente” con tutto il corpo.  Non è una affermazione né scientifica né teologica, ma il mio parere è che Dio lo ha fatto perché voleva fossimo delle creature che potessero desiderare di avere contatto con quello che era il creato e con i propri simili.
Chi è tra noi che si ricorda la prima volta che abbiamo tenuto per mano la ragazzina o il ragazzino, il ragazzo o la ragazza che ci piaceva un sacco? Quali memorie vi fa sorgere in mente?
Personalmente non scorderò mai un viaggio in auto, fatto quando avevo 22 anni. Stavo tornando  dalle Terme di Saturnia, e sedevo nel sedile posteriore della BMW di mio fratello. A fianco avevo una ragazza di qualche anno più giovane (di cui non farò mai il nome!).
Non la conoscevo da molto, ma mi piaceva proprio tanto quella ragazza, e non sapevo se anche io piacevo a lei. Mi sembrava... ma non ne ero convito! Fu così che, pian piano, allungai prima un dito, poi due, poi tre, per sfiorare le sue dita... che mi risposero,  facendo esplodere di gioia il mio cuore!
Talvolta basta un tocco, piuttosto che mille parole, per esprimere un sentimento,  rispondere ad un richiamo, affermare un interesse: “Si, anche tu mi piaci.”
In un modo o nell'altro, tutti noi desideriamo il contatto; pensate ad un neonato che è appena uscito dal grembo come si attacchi alla madre per sentire pelle su pelle.
Gli italiani sono famosi per toccare ed abbracciare, a differenza di altri popoli che lo ritengono una intrusione nel proprio “spazio vitale”; ricordo che mia cognata Christine era terrorizzata dall'idea di avere per casa un italiano che avrebbe potuto abbracciarla in ogni momento! Mi voleva un mare di bene... ma a un metro di distanza... anche due!
Siamo stati progettati da Dio  per il tatto.  Siamo stati progettati per toccare e siamo stati progettati per essere toccati. Ma il fatto è che se vuoi ricevere il tocco  spesso devi correre dei rischi, e renderti vulnerabile, come avevo fatto io con la ragazza in auto.
L'abbraccio è il momento in cui tu esci dal tuo spazio, e invadi lo spazio di un altro, dove l'altro accetta che tu lo invada come dimostrazione di rispetto  (come quando si abbraccia un ospite) di vicinanza  (come quando abbracci qualcuno ad un funerale) o di amore  (come quando abbracci i tuoi figli, la tua sposa, il tuo sposo).
Ma in che modo Dio è un dio del tatto?
La scorsa settimana abbiamo visto che Gesù ha detto:
“Chi ha visto me ha visto il Padre" (Giovanni 14: 9)
Se vogliamo capire in che modo Dio è un dio del tatto,  dobbiamo perciò guardare a Gesù  e vedere come ha usato il tatto nel suo ministero per capire cosa sta facendo Dio con noi. Leggiamo Luca:
“Mentre egli si trovava in una di quelle città, ecco un uomo tutto coperto di lebbra, il quale, veduto Gesù, si gettò con la faccia a terra e lo pregò, dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi». Ed egli, stesa la mano, lo toccò, dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E subito la lebbra sparì da lui.” (Luca 5: 12-13)
Cosa significava avere la lebbra  all'epoca di Gesù in Israele? Inventiamoci la storia di quest'uomo  che è andato da Gesù.
Trent'anni, moglie e quattro figli, una casa di proprietà, fa il falegname per mandare avanti la famiglia. Un giorno torna da lavoro e trova una macchiolina sul dorso della mano: non fa male, non prude, ma è lì. Il giorno seguente torna dal lavoro e mostra alla moglie una piaga sul palmo della mano: “Avrai usato troppo la pialla al lavoro, non ti preoccupare”  dice la moglie. Non gli fa male, va al lavoro, ma il giorno seguente le macchie sono sempre di più e anche le piaghe. La moglie li dice allora: “Vai da un esperto”.
Il quella società l'esperto non è un dottore, ma un sacerdote: alla fine del consulto il sacerdote sentenzia: “Hai la lebbra. Dovrai lasciare tua moglie e i tuoi figli, la tua terra, la tua casa, il tuo lavoro e andrai a vivere con gli altri lebbrosi  fuori dalle mura della città."
Non è una esagerazione; è quello che dice la legge di Mosè:
'Il lebbroso, affetto da questa piaga, porterà le vesti strappate e il capo scoperto; si coprirà la barba e griderà: “Impuro! Impuro!” Sarà impuro tutto il tempo che avrà la piaga; è impuro; se ne starà solo; abiterà fuori del campo.” (Levitico 13: 45-46)
Non solo avrebbe perso tutto; famiglia, lavoro, casa non solo avrebbe abitato tra altri lebbrosi, ma sarebbe stato scacciato da tutti. Un lebbroso era qualcuno a cui non avvicinarsi per nessun motivo, da tenere lontano persino dalla vista, un impuro.
Ma quello che c'era di peggio è che sarebbe stato additato come un “peccatore”; la lebbra, secondo gli ebrei, era un “segno” ed una “punizione” di Dio per qualche peccato che solo Dio sapeva e vedeva.
Solo, reietto, e giudicato.
Oggi sappiamo che la lebbra non fa “marcire” il corpo, ma è dovuta ad un batterio che manda in “tilt” i terminali nervosi deputati al tatto, e non ti fa sentire più nulla. Potresti tagliarti un dito preparando le zucchine e non sentiresti nulla. Potresti mettere i piedi  dentro il caminetto e bruciarli senza provare dolore. La lebbra in se non ti uccide,  è tutto ciò che ti circonda che diventa pericoloso.
Abbiamo detto che quando hai la lebbra tutti ti stanno distante. Quando hai la lebbra vieni giudicato peccatore. Quando hai la lebbra non senti nulla. Capisci adesso il coraggio e la disperazione dell'uomo nel chiedere a Gesù di avvicinarsi ad un impuro e ad un peccatore e l'estremo atto d'amore di Gesù nel farlo avvicinare?
Voglio che rivediate il versetto di Luca:
“Mentre egli si trovava in una di quelle città, ecco un uomo tutto coperto di lebbra, il quale, veduto Gesù, si gettò con la faccia a terra e lo pregò, dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi». Ed egli, stesa la mano, lo toccò, (??????? haptomai) dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E subito la lebbra sparì da lui.” (Luca 5: 12-13)
Il verbo che la vostra Bibbia (e tutte le altre bibbie nel mondo) traduce con “toccò” è ???????- haptomai, che in realtà è molto di più di “toccare”, e significa “allacciarsi a”, “aderire a” qualcosa o qualcuno; è lo stesso verbo che si usa per descrivere in modo “garbato” e non volgare un rapporto sessuale tra marito e moglie.
Gesù non solo non si è fatto scrupolo di toccare un reietto, ma ci si è letteralmente “allacciato”, il suo corpo ha “aderito” a quello del lebbroso (che, ricordatevi, NON poteva sentire il corpo di Gesù con il tatto   per via della malattia).
Gesù lo ha abbracciato: ora vi chiedo: aveva bisogno il Creatore del mondo di toccare il lebbroso per guarirlo dalla sua malattia? In Matteo 8 il centurione che gli chiede di guarire il suo servo quando Gesù fa per andare a casa sua gli dice “
“Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.” (Matteo 8:8)
E Gesù gli risponde:
“Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande!” (Matteo 8: 10)
Perché invece con il lebbroso lo ha fatto? Perché quella volta ha voluto abbracciare il lebbroso?
Ricordatevi che Gesù oltre ad aver detto 
“Chi ha visto me ha visto il Padre" (Giovanni 14: 9) 
ma ha anche detto 
“Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. (Giovanni 13:15)
Di questo versetto ne parliamo dopo.
Dio è un dio del tatto: un Dio che vuole toccare i suoi figli e le sue figlie per dire: “Sono qui con te. Ho compassione di te  quando nessun altro la ha. Io ti vedo peccare ma sto ancora cercando di raggiungerti. Porterò guarigione nella tua vita, sia nel fisico che nello spirito. Io diventerò impuro al posto tuo per il tuo bene , perché ti amo. "
Gesù è venuto in questo mondo per toccare e per essere toccato. Per coinvolgersi nella tua vita  e perché tu sia coinvolto o coinvolta nella sua. E  lo vediamo non solo in questo caso. Ci sono decine e decine di racconti nei Vangeli dove Gesù deliberatamente tocca la gente, anche quando non ne avrebbe avuto alcun bisogno per guarire, confortare, benedire.
Sarebbe bastata una sua sola parola, un pensiero, un batter di ciglio, a lui che è il Creatore del mondo. E invece no: ha voluto toccare:
“Ma vedendo il vento {forte} ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Matteo 14:31)
Gesù “tocca”, afferra Pietro i suoi dubbi e le sue paure.
«Se riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva». In quell’istante la sua emorragia ristagnò; ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quella malattia. Subito Gesù, conscio della potenza che era emanata da lui, voltatosi indietro verso la folla, disse: «Chi mi ha toccato le vesti?» … Ma la donna paurosa e tremante, ben sapendo quello che le era accaduto, venne, gli si gettò ai piedi e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace e sii guarita dal tuo male». (Marco 5:28-34)
Gesù si fa toccare dalla donna  ammalata da 12 anni  impura per la perdita di sangue e la rende sana e pura.
“E, presala per mano, le disse: «Talità cum!», che tradotto vuol dire: «Ragazza, ti dico: àlzati!» Subito la ragazza si alzò e camminava, perché aveva dodici anni.” (Marco 5:41-42)
Gesù tocca, prende la mano della figlia di Iairo, e porta nuova vita in lei e gioia immensa nella sua famiglia
“ «Lasciate che i bambini vengano da me; non glielo vietate, perché il regno di Dio è di chi è come loro...».  E, presili in braccio, li benediceva ponendo le mani su di loro.” (Marco 10:14, 16)
Gesù “prende” i bambini,  li tiene sulle sue ginocchia, li TOCCA con le sue mani!  I bambini sono quelli a cui necessita di più  di sentire attraverso il tatto la presenza  e la potenza che li protegge.
“ «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente».  Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!» “ (Giovanni 20:27-28)
Ancora una volta, Gesù si lascia toccare, CHIEDE di essere toccato: “Toccami e sappi che sono realmente risorto!”
Ci sono quei momenti nella vita  in cui stiamo attraversando  angoscia,  dolore  lutto e difficoltà, e il nostro mondo è sottosopra. Dove cerchi l'aiuto, quando sei così? Nella tua famiglia? Negli amici? Talvolta funziona.
Ma può arrivare un certo punto dove ti senti come l'uomo con la lebbra: isolato-isolata, reietto-reietta, giudicato-giudicata.
All'inizio ti ho detto che per ricevere il tocco bisogna rendersi vulnerabili, rischiare, avere il coraggio di allungare la mano... Avere il coraggio di cercare Gesù, gettarsi ai suoi piedi e dirgli :”Aiutami! Guariscimi! Purificami!”.
Te la senti di farlo entrare nel tuo spazio vitale? Se lo fai, scoprirai un Gesù che è lì pronto ad “allacciarsi” a te, sposare le tue battaglie, asciugare le tue lacrime.
Abbiamo tutti bisogno del tocco di Gesù, nessuno escluso. Perché non abbiamo la lebbra,  ma abbiamo un batterio che ci isola dal mondo, non ci fa sentire più nulla della vita vera, quella che Dio vuole per te e per me: si chiama peccato. E il peccato ci rende indegni, isolati, separati, impuri.
Gesù è venuto per uccidere quel batterio mortale, per togliere la separazione, per restaurare la purezza davanti agli occhi del Padre.
Ma in che modo arriveranno le braccia di Gesù ad allacciarsi alla vita di coloro che lo cercano? Perché Cristo ora è presente, ma come Spirito Santo, e, in quanto spirito, è privo di braccia.
Vorrei ripetere un versetto lasciato in sospeso ed aggiungerne uno
“Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io... In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre...” (Giovanni 12:15, 14:12)
Ho sbagliato (volutamente), nel dirvi che Cristo attualmente non ha braccia per allacciarsi a chi è nel bisogno.
“Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.” (1 Corinzi 12:27)
Siamo noi, te ed io, le sue braccia;  la chiesa locale, fatta di membra che si muovono in mezzo a tante persone che hanno bisogno del tocco di Gesù
Siamo chiamati ad uscire e toccare il mondo  così  che le persone possano percepire il tocco di Dio attraverso il nostro tocco, per mostrare l'amore, la misericordia e l'abbraccio di Gesù.
Non sottovalutare mai il potere del tatto,  perché il Dio che si mostra attraverso Gesù è un Dio “tattile”. A volte abbracciare qualcuno che soffre è più efficace delle parole. A volte una mano sulla spalla o un caldo abbraccio  valgono più di mille messaggi con versetti della Bibbia.
Ti lascio con un ultimo versetto:
“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione...” (2 Corinzi 1:3-4)
Toccare Dio si può,  perché  è un dio del sentire con la pelle. In Gesù troverai sempre l'abbraccio che ti consola, se accetti di rischiare, e di chiederglielo. Questo significa essere connesso ad una comunità locale, una chiesa dove altri possano fisicamente abbracciarti, toccarti... ed accettare quell'abbraccio e quella consolazione.
E con quel medesimo abbraccio che ti consola e ti purifica vuole che tu consoli gli altri che incontrerai nel cammino della tua vita.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD





(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Percepire Dio coi miei sensi - Vedere Dio | 02 Maggio 2021 |
E' possibile vedere Dio? E se si, a cosa mi servirebbe come credente vederlo? Gesù ci mostra come sia possibile vedere il Padre attraverso il Figlio, e come questo sia importante per poter crescere assomigliando a Lui e per sapere che Lui mi vede attraverso suo Figlio.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 12 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 31 minuti

Questa settimana iniziamo un ciclo di messaggi legati ai nostri “sensi”.
Viviamo in un mondo multisensoriale e i cinque sensi  - vedere, toccare, gustare, udire, odorare -  ci sono stati dati come doni di Dio fin dalle origini della creazione.  Visto che sono un dono da Dio possono aiutarci a sperimentare e a crescere  nella nostra relazione con  il Signore,
E' possibile vedere Dio? 
Giovanni afferma due volte:
“Nessuno ha mai visto Dio; ”. (Giovanni 1:18 – 1 Giovanni 4:12)
E' su questa base che la gente afferma spesso di non credere: “Non posso vederlo, e le cose che non si possono vedere, o dimostrare anche se minuscole che ci sono, non esistono.”
Spesso noi credenti risolviamo tutto dicendo: “E' un problema di fede: io so che esiste anche se non lo vedo, perché ho fede.”
Stiamo rispondendo bene? Si.. e no!
Si, perché la fede è un dono di Dio, come la nostra vista, e no, perché non tutto quello che esiste si vede.
Urbain Le Verrier, un matematico francese nel 1800, scoprì attraverso i suoi calcoli che esisteva un altro pianeta dopo Urano,  anche se nessuno lo poteva vedere: ci vollero oltre 100 anni per avere una foto di Nettuno.
Per cui mi serve la fede per sapere che Dio esiste, ma posso anche VEDERE che Dio esiste... se smetto di volerlo vedere con il mio metodo “umano”.
Un Dio a forma di uomo
Il problema è che noi ci aspettiamo di vedere Dio come fosse “un uomo molto grosso”, un “omone con superpoteri”, e ne cerchiamo le tracce come si fa con quelle dei dinosauri: le misuriamo, vediamo la profondità e stabiliamo quanto era alto e quanto pesava il T-Rex!
Che sia un metodo sbagliato ce lo dice proprio Dio  nel Salmo 50:
“...tu che detesti la disciplina e ti getti dietro alle spalle le mie parole? Se vedi un ladro, ti diletti della sua compagnia e ti fai compagno degli adùlteri. Abbandoni la tua bocca al male, e la tua lingua trama inganni. Ti siedi e parli contro tuo fratello, diffami il figlio di tua madre. Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò e ti metterò tutto davanti agli occhi. (Salmo 50: 17-21)
Pensavi che fossi come te
Guardate il versetto 21:
“...tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò e ti metterò tutto davanti agli occhi...” (v 21)
Il problema è che noi pensiamo a Dio anche inconsciamente (ne sono prova tutti i dipinti sacri) più o meno con la nostra forma sia fisica che morale; e cominciamo a dire: “Io crederei se...” “...se facesse cessare tutte le guerre....  “....se facesse guarire tutti dal Covid...  ma il Covid c'è, per cui Dio non esiste.”
Siamo onesti, se Dio facesse cessare il Covid in questo preciso istante, ci sarebbero migliaia di ore in TV con migliaia di esperti che spiegherebbero per filo e per segno che il virus è cessato per un certo motivo biologico, o fisico, o di radiazioni, senza pensare che è Dio che ha inventato la biologia, la fisica e le radiazioni ed è lui che le domina e le fa agire.
Un miracolo così grande non avrebbe alcun impatto, perché le persone non vogliono vedere Dio. Paolo dice:
“L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato.” (Romani 1: 18-21)
Eppure Dio è facile da vedere
In che modo, e, soprattutto, in che forma posso vedere Dio, allora?
“Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete visto». Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gesù gli disse: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”?” (Giovanni 14: 5-9)
Nella Bibbia i miei eroi sono Pietro Tommaso, Filippo... perché sono come loro  nelle parti “brutte” del loro carattere.
Sono “focoso”, esplodo come Pietro, e sono pieno di dubbi, come Tommaso...  e sono “ottuso” come Filippo... ma so che Gesù li amava,  e ha fatto grandi cose attraverso loro... E da questo so che mi ama e vuole fare grandi cose attraverso me... e te!
Gesù ama Tommaso, e non gli dice  “sei un cretino, che pensi a una strada, ad una via, magari vuoi una mappa per seguirmi” . Ma gli dice che è lui la strada,  e anche molto di più: lui è l'immagine di Dio.
Allo stesso modo ama Filippo, e non gli dice  “sei un ebete che dopo tre anni vissuti assieme a me ancora non hai capito che io sono Dio”. Ma gli dice che non serve vedere il Padre, perché già lo hanno di fronte, e da tre anni.
IO sono come Tommaso, che voglio una mappa di cosa fare dove andare, dove svoltare per fare bene la strada che mi porta a Dio.
IO sono come Filippo, che ho brama, muoio di curiosità per VEDERE braccia piedi e barba di Dio mentre mette a posto le cose che non vanno nel mondo, fisicamente, tirandosi su le maniche...
E, invece, Gesù, mi dice: “Marco, non troverai la strada, e non vedrai Dio  finché non  avrai sperimentato  una relazione costante con me!”
Che significa non “ho sentito parlare di Cristo” MA “ho visto Cristo”. Non “leggo la Bibbia “,  non “vengo in chiesa” ...  MA “Ho guardato Cristo e imparato da Cristo e ho capito che lui  è Emmanuele, Dio con noi?”
Dio nella carne
Se Gesù è l'immagine di Dio nella carne, allora quale è l'immagine che vedo? Non quella di un “omone”, e neppure quella di un supereroe... Quelle sono le immagini umane che mi sono fatto io...
“Ed ecco un lebbroso, avvicinatosi, gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi».Gesù, tesa la mano, lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E in quell’istante egli fu purificato dalla lebbra.” (Matteo 8:2-3)
“Più tardi, Gesù e i suoi discepoli andarono a pranzare in casa di Matteo e fra gli invitati c'erano molti truffatori, colleghi di Matteo, ed altra gente dalla cattiva reputazione.I Farisei erano indignati per questo fatto, e chiesero ai discepoli: "Perché il vostro maestro va a mangiare con tale gente?"» “ (Matteo 9:10-11)
L'immagine di Dio che mi restituisce guardare a Gesù, è quella di un Dio seduto tra i  “peccatori” che, invece di giudicarli, li ascolta, che conversa con loro, che “tocca gli ammalati” senza provarne schifo. Il cui programma principale  non è fermarsi e dimostrare che ha muscoli, ma orecchie per ascoltare,  e mani per toccare.
E' per quello che non è nato nel palazzo di un re, ma in una mangiatoia di una stalla, da una ragazza adolescente, e non da una principessa; da un artigiano, e non da un re.
Gesù sedeva tra persone ritenute indegne dalla società, ritenute “malate” e per quella malattia giudicate  come qualcuno che avesse fatto qualcosa  per il quale Dio li stava punendo.
Se davvero mi serve, se voglio un'immagine di Dio, eccola! Gesù che arriva tra gli ultimi e dà loro il valore  e si siede in mezzo a loro  e li incoraggia. 
Il Dio che ha fatto i cieli  che prova piacere a sedere con i peccatori. Il suo programma principale è ricordarci che vede ognuno di noi.  Ai suoi occhi siamo unici.  Noi siamo degni di attenzione e amore.  Ci ascolta quando andiamo a Lui in preghiera. 
L'immagine di Dio che vedo in Gesù è che quando pensiamo di non essere degni,  quando siamo trattati dagli altri come di seconda, terza, quarta classe,  ecco, lui è seduto esattamente al nostro fianco.
Sappiamo di essere importanti, amati e curati. Vediamo la grazia di Dio e l'amore di Dio in azione  quando vediamo Gesù.
Un Dio che prega per tutti
Tu potresti dirmi:  “Beh, è chiaro, lui si siede accanto a chi crede in lui, ed ama solo chi a lui si affida.”
“Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!” (Luca 13:34)
“Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio», vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». (Luca 23:33-34 a)
E invece, troviamo Gesù che prega per coloro che lo hanno rifiutato, per coloro che lo stanno inchiodando ad una croce.
Vedere Dio non basta.  Sedersi sulla spiaggia e guardare il sole sorgere e dire:  "Wow! Guarda quello che ha fatto Dio!" . Questo lo può dire anche un mussulmano, o un Buddhista, o un Sik, o uno della New Age.
Bisogna vedere Dio non come un “omone con i superpoteri”, un Dio di sola “azione”, ma soprattutto come un Dio di “relazione”.
E' per quello che Gesù ci dice che, se vuoi vedere Dio, devi guardare a lui: non è venuto con “effetti speciali” ma con “affetti speciali”  verso gli uomini e le donne,  i bambini e gli anziani, i ricchi e i nullatenenti... Tutti!
Come colui che parla di perdono e di grazia; che entra nelle nelle vite dei peccatori e porta redenzione, connessione, relazione. 
Attenzione però al pericolo di far diventare Gesù e l'immagine di Dio come colui che tutto perdona e sempre perdona qualsiasi cosa facciamo.
“Trovò nel tempio quelli che vendevano buoi, pecore, colombi, e i cambiavalute seduti. Fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio, pecore e buoi; sparpagliò il denaro dei cambiavalute, rovesciò le tavole, e a quelli che vendevano i colombi disse: «Portate via di qui queste cose; smettete di fare della casa del Padre mio una casa di mercato».” (Giovanni 2:14:16)
“Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Matteo 7:22-23)
Se è vero che l'immagine di Dio, quella che vediamo attraverso Gesù, è amore, è anche vero che in essa c'è anche l'immagine della giustizia: e dove c'è giustizia,  ci deve essere anche giudizio. Se ti concentri solo sull'amore,  non hai un quadro completo di Dio. 
Il problema come uomini e donne è che vogliamo mettere Dio in una scatola, e tirarlo fuori quando ci fa comodo. Magari un paio di “Dio”: uno da tirare fuori quando ho sbagliato, ed ho bisogno di perdono e uno quando sbagliano gli altri e voglio vedere giustizia.
A cosa mi serve vedere Dio?
Perché dovrei voler vedere Dio? Cosa cambia nella mia vita di credente? Mi conforta per sapere  che Dio esiste davvero, o cos'altro? A cosa mi deve portare l'avere un'immagine spirituale  di come sia Dio?
Mi serve per almeno due motivi: il primo è questo.
1. Assomigliare a mio Padre
E' normale, se abbiamo avuto un buon genitore volergli assomigliare, fare quello che lui faceva, avere le stesse passioni; per rispetto, ma anche perché sappiamo per esperienza che quelle azioni e quelle passioni ci hanno fatto del bene forgiando la nostra mente.
Non vogliamo solo apparire come nostro padre o nostra madre, ma essere nel profondo come lui o lei. Non possiamo “clonarci” di fuori, e le persone vedranno che non siamo uguali ai nostri genitori, ma possiamo farlo “dentro”, avere la loro statura morale 
Lo stesso avviene come figli di Dio; non possiamo essere Dio (ed è una fortuna) ma possiamo cercare di riprodurre la sua immagine, quella che vediamo in Gesù, quella che tocca, si siede ed ascolta, perdona ed ama.
Che magari giudica in base a come giudica Cristo, ma che non odia nessuno ma anzi prega per chi ci fa del male.
Il secondo motivo è questo.
2. Dio mi vede attraverso Cristo
La settimana scorsa Jean ha citato questa frase: “Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione. Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è semplicemente ciò che gli altri pensano che tu sia. " 
Il mondo guarda a come appari di fuori, Dio guarda a chi sei di dentro.
Quante volte ci siamo augurati  per i nostri figli, o per gli amici, o per un coniuge, o per noi una posizione sociale “rilevante”, un posto da dirigente,  qualcosa che spicchi e sia sopra gli altri?
Ma quante volte abbiamo detto o pensato  "Non importa quello che farai, voglio solo che tu sia credente." "Voglio che tu ami Gesù Cristo"."Voglio che ti definisce è la tua relazione con il Cristo."
Non si tratta di fare,  si tratta di essere.  Siamo così tentati, anche come cristiani,  di definirci in base al successo, ai risultati,  alle azioni e alle prestazioni . La buona notizia è che Dio non ci definisce  in base a ciò che vede,  ci definisce in base a ciò che siamo.  Lo abbiamo visto la settimana scorsa con la stupenda storia di Raab, per il mondo una prostituta, per Dio una figlia amata.
Quando ti vedi debole, sconfitto o sconfitta,  distrutto o distrutta  a causa di tutto ciò che hai fatto...  ricorda: Dio ti vede attraverso Cristo!
In Cristo possiamo essere santi,  possiamo essere redenti,  possiamo essere restaurati.  Dio si avvicina a coloro i cui occhi sono chiusi alla realtà  e fa vedere che non ci serve un'auto nuova, un lavoro di prestigio, un conto in banca, ma ci serve nient'altro che Gesù.
Quando vediamo chi è Dio  attraverso Gesù  comprendendo la Sua natura …  allora vediamo chi siamo realmente.
Vediamo le nostre cadute? Certamente si. Vediamo i nostri errori? Certamente si.  Ci vediamo peccatori? Sì, facciamo anche quello.  Ma Dio ci vede attraverso Cristo  e ci abbraccia. 
E' per questo che è importante per chi crede vedere Dio;  e quando vediamo Dio in Cristo  siamo trasformati, perché vediamo noi stessi  come Dio ci vede. Santi . Irreprensibili.  Amati . Perdonati . Benedetti per tutta l'eternità.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM

---
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD







(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Raab: una donna di carattere | 25 Aprile 2021 |
Cosa è che definisce una persona agli occhi di Dio? La sua reputazione o il suo carattere? Raab non aveva reputazione degna di nessuna rilevanza... Ma Dio ha guardato il suo cuore ed il suo carattere. Ed è così che anche se donna in una società patriarcale, anche se pagana in mezzo a credenti, anche se prostituta, il Signore l'ha scelta per essere una progenitrice di Suo Figlio Gesù.
---
Predicatrice: Jean Guest
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 11 minuti.Tempo di ascolto audio/ visione video: 30 minuti

“Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione. Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è semplicemente ciò che gli altri pensano che tu sia. " 
Questa frase è stata detta da John Wooden: potresti non aver mai sentito parlare di lui, e per nessun motivo avresti dovuto. È stato uno degli allenatori di basket  di maggior successo negli Stati Uniti; la chiave del suo  successo era sì conoscere il suo sport, ma dello sport era anche un brillante psicologo. Sapeva cosa motivava le persone e sapeva come aiutarle a raggiungere il loro pieno potenziale, tanto da essere venerato anche nel mondo della politica e della leadership organizzativa; e lui ha “allenato” molti giocatori non di basket. Le sue concise citazioni sono passate alla storia.
Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è, semplicemente,  cosa gli altri pensano che tu sia. Questa affermazione  non può essere più vera del caso della donna straordinaria che studieremo questa mattina: Raab.
Preghiamo: Padre, oggi veniamo a cercare con impazienza il tuo volto attraverso la tua parola. Aiutaci a sentire e rispondere secondo il tuo volere. Preghiamo per la tua benedizione in questo momento. Amen.
Prima di leggere il racconto, lasciatemi mettere  al loro posto  un po' di informazioni nel contesto della storia ebraica.
Mosè è morto e Giosuè è ora a capo degli ebrei che sono accampati nella  Valle del Giordano, di fronte alla città di Gerico. Come popolo sono in procinto di entrare nella Terra Promessa, ma ci stanno di  mezzo i Cananei 
Possiamo vedere da questa ricostruzione che aspetto avesse la città che avevano di fronte. La città principale è racchiusa da  mura interne,  con i membri socialmente meno desiderabili  tra quelle e le mura  esterne. È in di questa cerchia esterna che vive Raab e la sua famiglia. Leggiamo la prima parte della sua storia.
“Or Giosuè, figlio di Nun, mandò segretamente da Sittim due spie e disse loro: «Andate, esaminate il paese e Gerico».  Quelle andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab, e vi alloggiarono. Ciò fu riferito al re di Gerico, e gli fu detto: «Ecco, alcuni uomini dei figli d’Israele sono venuti qui per esplorare il paese». Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa’ uscire quegli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua; perché sono venuti a esplorare tutto il paese». Ma la donna prese quei due uomini, li nascose e disse: «È vero, quegli uomini sono venuti in casa mia, ma io non sapevo di dove fossero; e quando si stava per chiudere la porta della città all’imbrunire, quegli uomini sono usciti; dove siano andati non so; rincorreteli senza perdere tempo, e li raggiungerete». Lei invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti sotto gli steli di lino che vi aveva ammucchiato. E la gente li rincorse per la via che porta ai guadi del Giordano; e, dopo che i loro inseguitori furono usciti, la porta della città fu chiusa. Prima che le spie si addormentassero, Raab salì da loro sulla terrazza, e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi. Poiché noi abbiamo udito come il Signore asciugò le acque del mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall’Egitto, e quel che faceste ai due re degli Amorei, di là dal Giordano, Sicon e Og, che votaste allo sterminio. Appena lo abbiamo udito, il nostro cuore è venuto meno e non è più rimasto coraggio in alcuno per causa vostra; poiché il Signore,  il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra. Vi prego dunque, giuratemi per il Signore, poiché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre; e datemi un segno sicuro che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro, e che ci preserverete dalla morte». Quegli uomini risposero: «Siamo pronti a dare la nostra vita per voi, se non divulgate questo nostro affare; e quando il Signore ci avrà dato il paese,  noi ti tratteremo con bontà e lealtà». Allora lei li calò giù dalla finestra con una fune; infatti la sua casa era addossata alle mura della città, e lei stava di casa sulle mura. E disse loro: «Andate verso il monte, affinché non v’incontrino i vostri inseguitori,  e rimanetevi nascosti per tre giorni fino al ritorno di coloro che v’inseguono; poi andrete per la vostra strada». E quegli uomini le dissero: «Noi saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare, se tu non osservi quello che stiamo per dirti: quando entreremo nel paese, attaccherai alla finestra per la quale ci fai scendere, questa cordicella di filo rosso;  radunerai presso di te, in casa, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. Se qualcuno di questi uscirà in strada dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadrà sul suo capo, e noi non ne avremo colpa;  ma il sangue di chiunque sarà con te in casa ricadrà sul nostro capo, se uno gli metterà le mani addosso. Se tu divulghi questo nostro affare, saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare». E lei disse: «Sia come dite!» Poi li congedò, e quelli se ne andarono. E lei attaccò la cordicella rossa alla finestra. Quelli dunque partirono e se ne andarono al monte, dove rimasero tre giorni, fino al ritorno di quelli che li rincorrevano,  i quali li cercarono per tutta la strada, ma non li trovarono. E quei due uomini ritornarono, scesero dal monte, oltrepassarono il Giordano, andarono da Giosuè, figlio di Nun, e gli raccontarono tutto quello che era loro successo.  Essi dissero a Giosuè: «Certo, il Signore ha dato in nostra mano tutto il paese; e già tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a noi».’ (Giosuè 2:1-24)
È una sceneggiatura degna di colossal: dove potrebbero mai finire due spie inviate dal loro focoso leader in una missione pericolosa? E' ovvio,  nella casa di un prostituta. Le parole per descrivere la  casa di lei qui sono quelle di un luogo polifunzionale: è una casa, una locanda e un bordello. 
E' un luogo dove passano molte persone per bere e per fare altre cose, è il posto perfetto per delle spie dove raccogliere informazioni. Tuttavia, le informazioni possono andare in entrambi i sensi e vediamo che il re di Gerico non solo viene a sapere che le spie sono nella sua città, ma esattamente dove sono, ovvero a casa di Raab. Il re manda i suoi uomini e le chiede di consegnarglieli. Ma lei non lo fa, mente agli uomini del suo re e nasconde i due israeliti. 
Perché fa questo? Perché, siamo chiari, queste sono le azioni di un traditore della sua stessa gente. La storia suggerisce due ragioni:  la prima è la paura. 
“Prima che le spie si addormentassero, Raab salì da loro sulla terrazza,  e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi.” (Giosuè 2:8-9)
La Bibbia è un racconto molto onesto dell'umanità, e non  evita mai di mostrarci gli abissi in  cui le persone possono  cadere. Raab  ha una famiglia da proteggere e farà tutto il possibile per questo.
La seconda è forse più rassicurante per noi in quanto è uno squarcio profetico più profondo su chi sia il popolo ebreo e il Dio che essi seguono.
“…poiché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.”  (Giosuè 2:11b)
E' una stupenda dichiarazione di fede circa l'universalità delle leggi di Dio.
Salva quindi le spie, ma prima di aiutarle a fuggire, da esperta donna di affari come è lei, tira fuori i termini dell'accordo;  non è disposta a rischiare la tortura e la morte sua e della sua famiglia qualora venisse scoperta senza una ricompensa. Quello che sta facendo ha un prezzo molto alto e lei cerca una ricompensa attraverso una promessa.
“Vi prego dunque, giuratemi per il Signore, poiché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre; e datemi un segno sicuro che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro, e che ci preserverete dalla morte». (Giosuè 2:12-13)
Le spie le promettono che si occuperanno personalmente  di salvare lei e la sua famiglia quando la città cadrà. La promessa è suggellata con un segno fisico,  com'era consuetudine nella loro cultura: lei avrebbe dovuto esporre una fune rossa alla sua finestra, Il colore è significativo: in quella cultura il rosso era il colore associato all'attività  di Raab, quindi nessuno avrebbe pensato che fosse strano se lo avesse visto, ma ancor di più  è il colore del sangue e  visto che le spie non potevano fare un patto di sangue con lei (dopotutto era una pagana): il colore simboleggiava la solennità con cui facevano la loro promessa.
Le spie fuggirono, gli israeliti iniziarono a marciare attorno alla la città...  e il resto,  come si suol dire, è storia.
Ma che ne fu di Raab? Gli israeliti mantennero la loro promessa:
“E Giosuè disse ai due uomini che avevano esplorato il paese: «Andate in casa di quella prostituta, fatela uscire con tutto ciò che le appartiene, come glielo avete giurato».  E quei giovani che avevano esplorato il paese entrarono nella casa, e ne fecero uscire Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e tutto quello che le apparteneva; ne fecero uscire anche tutte le famiglie dei suoi e li sistemarono fuori dell’accampamento d’Israele.” (Giosuè 6:22-23)
È questa la ?ne della sua storia? Certamente no, lei apparirà come una di solo cinque donne menzionate nella genealogia di Gesù in Matteo 1:
“Salmon generò Boaz da Raab; Boaz generò Obed da Rut; Obed generò Isai…” (Matteo 1:5)
e altre due volte nel  Nuovo Testamento che vedremo tra poco. 
Allora cosa dovremmo farcene di questa storia e di questa  donna? Quali lezioni possiamo imparare e  quale significato ha per noi nell'Italia del XXI secolo?
Diamo uno sguardo più da vicino alla donna in se e dimentichiamoci la vicenda  d'azione intorno a lei.
Innanzitutto il suo nome Raab è un soprannome, è un gioco di parole;  significa "ampia". Molti studiosi dicono che questo non denoti nulla più che insinuazioni sulla sua occupazione. 
Ma c'è un'altra scuola di pensiero che dice che il nome è significativamente incluso non per "dare un po' di pepe alla storia", ma per spingerci direttamente verso il concetto di liberazione che è al centro delle scritture ebraiche. 
Dio è un dio che libera ripetutamente gli afflitti portandoli in una terra più ampia e allarga anche i loro cuori attraverso la Torah, che significa “insegnamenti”.
“…poiché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.” (Giosuè 2:11b)
Quando Raab dice questo alle spie, sta facendo eco a delle parole che i lettori ebrei avrebbero riconosciuto come quelle usate da Mosè per ricordare al popolo tutto  quello che  Dio aveva  fatto per loro. 
“Sappi dunque oggi e ritieni bene nel tuo cuore che il Signore è Dio, lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e che non ve n’è alcun altro.” (Deuteronomio 4:39)
Quella di Raab è una storia di liberazione. E lei appare nella genealogia di Gesù a sottolineare l''atto ultimo di liberazione e in particolare che è la  liberazione per tutte le genti.
Allora che dire della sua occupazione? Perché abbiamo bisogno di sapere questo dettaglio? Per gli israeliti è tre volte emarginata: è una cananea, è  una donna ed è una prostituta.  E' una s?da alla loro sensibilità.
Ricorda che il carattere è più importante della reputazione. Il suo carattere era quello di una persona che riconosceva Dio per chi fosse e su cosa stesse lavorando. Gli ebrei furono in in grado di entrare nella terra promessa grazie alla sua fede in azione. E' per questo che  deve essere onorata venendo accolta tra di loro. E lei è anche una s?da per noi.
Diamo un'occhiata a dove altro è menzionata nel Nuovo Testamento:
“Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie.” (Ebrei 11:31)
“E così Raab, la prostituta, non fu anche lei giustificata per le opere quando accolse gli inviati e li fece ripartire per un’altra strada?” (Giacomo 2:25)
Uno la loda per la sua fede, l'altro per le sue azioni. Viene descritta senza giudizio:  non lo fanno con disgusto, non cercano di  appiopparle un'etichetta, ma semplicemente la lodano  per il suo carattere. 
Raab ci ricorda che Dio sceglie di salvare coloro che hanno un passato, come ho già detto, ed ecco perché è lì in Matteo; perché Dio può usare chiunque abbia un passato; come madre dà forma al carattere, alla fede e ad un carattere a misura di Dio di suo ?glio Boaz.
Dio  ridefinisce quelli con un passato; Raab  passò dall'essere  una donna perduta ad essere una donna prescelta, da una cattiva ragazza a una sposa, da un disastro a una madre e da una prostituta a una progenitrice del Messia .
Forse oggi ti identifichi con Raab, sai cosa significhi essere salvati e rinnovati e vuoi chiedere allo Spirito Santo di sviluppare il tuo carattere, per renderti più simile a Gesù. 
O forse ti senti di più come le spie, in missione per salvare e portare nel nostro accampamento gli oppressi, i perduti, gli affranti, gli inquieti, gli  emarginati.
Se stai, se stiamo  pensando questo,   allora dovremmo prestare attenzione a Giacomo e a Ebrei e farlo senza giudicare. 
Come si suol dire “È  difficile lanciare pietre quando stai lavando piedi ”.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

A che serve una nuova chiesa? | 18 Aprile 2021 |
La chiesa non è un edificio, ma una cosa vivente. E' una sposa, un gregge, una famiglia, un corpo... Qualcosa di unito e vivo che proclami la gloria di Gesù, e che non può essere un "optional" se realmente sei nato, se sei nata di nuovo in Cristo.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 35 minuti
Perché nasce una chiesa? E per  quale scopo nasce una chiesa? E, soprattutto, a che serve una nuova chiesa?

Chi non conosce la storia della nostra chiesa, e che ci ascolta, ci guarda, o legge le note sul sito potrebbe giustamente chiedermi: “Ma Marco, a che serviva diciassette anni fa piantare una nuova chiesa a Montefiascone? Non ce ne erano già abbastanza?”
A cosa pensi, quando senti o pronunci la parola “chiesa”? A un edificio, qualsiasi esso sia, da quelli stupendi che abbiamo anche qua nella nostra cittadina, fino a queste stanze che rassomigliano ad una sala d'attesa, oppure a qualcosa di altro?
L'Antico Testamento non parla mai di chiesa, ma di Tempio, di un luogo “fisico” dove c'era presenza di Dio.
E' nel Nuovo Testamento che è nata la parola “chiesa”, che non ha nulla a che fare con un edificio: Nel Nuovo Testamento  chi descrive la chiesa ne parla come di un corpo, di una sposa, di un gregge e di una famiglia. Tutti termini che hanno zero a che fare  con la bellezza delle strutture architettoniche e tutto a che fare con  qualcosa di vitale, qualcosa che è unito, vive assieme, e assieme si muove.
Giovanni in Apocalisse parla della chiesa come di una sposa:
“Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata.” (Apocalisse 19:7)
Una sposa, è colei che si unisce,  e per sempre, al suo sposo, per vivere assieme. Una sposa è qualcosa di vivo, non un altare o una vetrata.
Paolo in Atti parla agli anziani di una chiesa descrivendola come un gregge:
"Badate a voi stessi e prendetevi cura di tutti i credenti: il gregge del Signore che egli ha comprato col proprio sangue. Lo Spirito Santo vi ha dato l'incarico di pastori per guidare la sua chiesa.” (Atti 20:28 PV)
Un gregge è qualcosa che si muove assieme, si nutre assieme, dorme assieme, che va vegliato e protetto.
Sempre Paolo parla in Galati  della chiesa come di una famiglia nella quale noi siamo stati adottati da Dio:
“Dio ha mandato suo Figlio, nato da una donna e sottoposto alla legge, per riscattare noi che eravamo soggetti alla legge e per adottarci come suoi figli.”(Galati 4:5 PV)
Dio non adotta monumenti, ma figli e figlie, uomini e donne.
Infine, sempre Paolo descrive la chiesa come un corpo:
"Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro.” (Romani 12:4-5)
Può un edificio, per quanto bello sia unirsi in matrimonio, vivere e nutrisi assieme, essere adottato, e essere anatomicamente dipendente dalle altre parti  che compongono un corpo?
Non nego che alcuni luoghi costruiti da persone che avevano una fede reale possano ispirare, favorire l'adorazione e parlare della grandezza di Dio e dell'amore di Cristo, ma Dio non voleva che il suo messaggio e la salvezza che c'è in Gesù potesse arrivare solo a chi visitava un edificio, per quanto bello fosse.
Abbiamo detto che nell'Antico Testamento se volevi incontrare Dio dovevi andare al Tempio a Gerusalemme. Ma il Tempio è stato distrutto nel 70 DC dall'imperatore Tito: dov'è il tempio adesso?  Ne è stato edificato uno nuovo?
“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Corinzi 3:16)
La risposta è: si, Eccolo il luogo dove Dio adesso  incontra la gente che popola il mondo: la incontra attraverso un'altro uomo, e in un'altra donna.
Qualsiasi luogo, bello o brutto che sia è una chiesa, se all'interno ci sono donne e uomini disposti ad accettare di essere  templi della gloria di Dio.
Perché è nata diciassette anni fa la Chiesa della Vera Vite? Per essere un gregge che vive e si nutre assieme e  che è collegato solidamente  come in un corpo, l'uno all'altro, e presentarsi come una sposa a Cristo.
Quello di cui non solo Montefiascone, ma qualsiasi posto in Italia,  e tutto il mondo ha bisogno non era e non è una nuova chiesa, un locale, un involucro nuovo. Ma una chiesa nuova, che per essere nuova deve tornare all'antico, alle origini della fede.
Questo, 17 anni fa, qua non c'era. Una chiesa dove tutti fossero accolti, dove tutti potessero essere nutriti, crescere ed essere equipaggiati proprio come si fa in una buona famiglia  con i propri figli, per poter esprimere i propri doni, servire e contribuire.
Cosa serve per una chiesa nuova? Un locale bello? Un impianto audo dolby surround?
Per una chiesa nuova servono persone realmente nuove dentro, che abbiano il coraggio di rompere la tradizione della “chiesa edificio” e vogliano riscoprire la vera chiesa biblica, la sposa, il gregge, la famiglia ed il corpo.
Perché purtroppo molti, di qualsiasi denominazione facciano parte, hanno perso l'importanza della chiesa locale. Vogliono un cristianesimo “fai da te” fatto solo di podcast, predicazioni streaming, e al massimo una scappata in chiesa la domenica.. magari a domeniche alterne... magari una la mese... magari a Pasqua e a Natale... e feste comandate.
Questo significa vivere un cristianesimo “secondo me” scegliendo  in base alle proprie esigenze e preferenze umane, quelle che la Bibbia chiama “desideri della carne”. Ma Cristo ci chiama a morire ai nostri desideri.
Siamo chiari. La chiesa locale è l'espressione locale  del corpo universale di Cristo.  È il corpo di Cristo presente dove tu vivi.  Se non partecipi al corpo di Cristo,  cosa ti fa pensare di essere parte del corpo di Cristo?  Per la chiesa cristiana, locale  la partecipazione non è un'opzione; è dimostrazione se sei davvero una persona nuova dentro.
Questo non significa  che serve la chiesa per essere salvi, ma il far parte della chiesa, l'essere coinvolti, collegati, appartenere  alla chiesa locale,  coinvolgerti con essa  è la dimostrazione che sei una nuova creatura e ti è indispensabile come credente per almeno tre motivi.
1. La chiesa locale è dove trovi protezione
Rifletti sull'immagine del gregge:  una pecora fuori da suo gregge, un'antilope lontana dal suo branco, una sardina  fuori dal suo banco.  Cosa sono? Sono tutti e tre lo snack perfetto! La pecora per il lupo, l'antilope per il leone e la sardina per lo squalo.
Non lo dico io, Marco, ma l'apostolo Pietro:
“Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare.” (I Pietro 5: 8)
Quando arriverà l'attacco, dove troverai l'a forza del gregge, del branco, del banco, se non ne sei parte? Senza una chiesa locale sarai lo snack perfetto per satana!
2. La chiesa locale è la tua palestra 
Essere credenti richiede allenamento; si accetta Gesù e si è salvati, ma percorrere la via che Gesù indica
richiede allenamento costante. Sapete qual'è la frase che meglio identifica un credente? In greco è una sola parola, in italiano quattro: ??????? alle?lo?n = gli uni gli altri.
Gesù ha detto:
«Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua...» (Luca 10:27). 
Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti». (Matteo 22:38-40)
Essere cristiani significa certamente  amare Dio credere ed accettare Gesù come unico e solo Salvatore, ma anche amare il prossimo come noi ci amiamo  e trattarlo come se stessimo trattando con una parte del nostro medesimo corpo.
La chiesa locale è la palestra  dove chi crede si allena. a trattare l'altro con amore. Nel Nuovo Testamento
per 59 volte  ci viene rammentato che dobbiamo: amarci gli uni gli altri,  portare i pesi gli uni degli altri,  perdonarci gli uni gli altri,  servirci gli uni gli altri,  e così via.

La stessa parola "l'un l'altro” in il greco   identifica qualcosa che non è diviso, ma uno.  Per definizione richiede un solo corpo. 
È difficile amare qualcuno con cui non passi tempo.  La chiesa locale è necessaria  per adempiere efficacemente  ai comandamenti della Scrittura.
3. La chiesa locale è il mezzo con cui di Dio parla al mondo.
Quando Gesù ci ha lasciati, ci ha consegnato il Grande Mandato, ovvero di testimoniare di lui  fino alle estremità della terra. Cosa significa questo? Che dobbiamo diventare tutti missionari? Vendere tutto e trasferirci in Africa o in Amazzonia?
Per alcuni sarà così... ma sarà solo per pochissimi. Quel mandato allora è solo per quei pochissimi? Certamente no: la missione di testimoniare del suo amore è per tutti; ed il mezzo sarà questo:
“Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.” (Giovanni 12:35)
Come potrai dimostrare al mondo che sei un suo discepolo se non fai parte di una chiesa locale che dimostra nei fatti  che vivi nel reciproco amore?
Gli stessi missionari, secondo il Nuovo Testamento ricevono “mandato” da una chiesa locale; sono parte di un corpo di Cristo locale che continua  supportarli in preghiera e in aiuti; non c'è spazio per i “lupi solitari”.
Dio non ha affidato il compito di diffondere il Vangelo di Cristo ad un nucleo di specialisti, ma ogni credente è in realtà in missione, nel luogo dove abita; è per questo che ha bisogno di vivere assiema ad altri, per dimostrare al mondo come è l'amore vero tra fratelli e sorelle.
Diciassette anni fa, la nostra chiesa è nata per questo: ed è nata con nove membri.

In diciassette anni  ha discepolato, nutrito, sostenuto, amato oltre 121 persone.
Ripeto ancora un concetto che ho già espresso tante altre volte: la chiesa non è un lago, ma un fiume.
Le prime chiese erano proprio così,   raramente diventavano dei grandi “serbatoi” di credenti,   dei laghi che man mano si ingrandivano  e diventavano enormi (solo qualcuna era cosi).
Ma piuttosto erano come degli approdi su un  fiume,   dove la corrente della vita li portava  ad attraccare per un breve periodo.   Dove venivano “nutriti”   per poi riprendere la corrente    e continuare  seguendo la corrente della propria vita,   portando il nome di Gesù più a valle.
Diciassette anni dopo, e dopo oltre 120 persone passate per questa sala (contando solo quelle che sono state con noi almeno tre mesi) l'obiettivo della Chiesa della Vera Vite rimane lo stesso: essere una sposa,  essere un gregge,  essere una famiglia ed essere un corpo che testimoni l'amore di Cristo attraverso l'amore che abbiamo gli uni per gli altri.
Voi che siete fisicamente presenti oggi in sala lo sapete, ma forse tu che mi vedi o mi ascolti, forse tu non fai parte di nessuna chiesa locale; non ne frequenti più nessuna, o forse non ne hai frequentato una.
Quello che ti dirò ora non lo devi prendere come un ammonimento, ma come un incoraggiamento a dimostrare che sei una nuova creatura in Cristo.
Sono felice che tu mi ascolti, oggi, o che magari ogni domenica ti colleghi o che vedi le registrazioni quando puoi.
Ma non voglio illuderti: le parole dei nostri video o dei podcast,  come quelle di qualsiasi altro predicatore potranno edificarti, ammaestrarti, ammonirti e confortarti... ma... ma non è quello che Cristo ti chiede!
Cristo ti chiama a far parte di un “corpo locale”; non ad entrare in un edificio di tanto in tanto, ma a coinvolgerti nella vita di altri uomini ed altre donne come te.
Per trovare protezione, per esercitare l'amore e per proclamarlo al mondo che sia questa o qualsiasi altra chiesa  di qualsiasi altra denominazione cristiana, devi far parte di una chiesa locale ed essere connesso, essere connessa al gregge, alla famiglia, al corpo di Cristo per essere parte della sua sposa; quella sposa per cui è morto... ed è morto anche per te.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD 






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Cinque sorelle per cambiare la legge - Storie di donne nella Bibbia | 11 Aprile 2021 |
Dio ha creato uomini e donne con la medesima dignità ed importanza. E mentre all'epoca in cui è stata scritta la Bibbia nessuno scriveva storie di e sulle donne, la Parola di Dio ne è ricca; e da essa traiamo esempi di coraggio, intelligenza e impegno che sono di monito e guida per ciascun credente. Come quello di cinque sorelle coraggiose, tramite cui Dio ha cambiato una legge ingiusta.
--- Predicatrice: Jean Guest
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 10 minuti
Tempo di ascolto audio/ visione video: 30 minuti
Oggi stiamo iniziando una nuova serie di messaggi che guarda alcune delle grandi storie di emancipazione delle donne in tutta la Bibbia. Sono grata a Marco per avermi dato questa opportunità di predicare a te e ai teologi NT Wright, Paula Gooder ed Elaine Storkey per aver modellato il mio pensiero.
Lasciatemi pregare per noi tutti: "Padre, prego che oggi  prenderai le mie parole e le userai per la tua gloria. Apri i nostri cuori e le nostre menti così da essere sfidati, cambiati e incoraggiati dalla tua parola, in modo che possiamo lasciare questo posto meglio attrezzati per essere testimoni della tua bontà, misericordia e grazia. Amen."
Prima di dare un'occhiata ad alcuni di queste donne degne di nota, voglio parlare un po' di genere e patriarcato. Ma quello che voglio dire per primo, più di tutto  e  sottolineato tre volte, è che credo assolutamente che la Bibbia è la parola di Dio ispirata da lui; ma comprendo anche che è stata scritta da esseri umani (principalmente uomini) e che è nata nel contesto di da una certa cultura.
Ogni volta che leggiamo la Bibbia ci sono tre domande che  dovremmo porci: la prima il primo è
1. Quale è il contesto storico in cui  gli autori stanno scrivendo, cosa fanno e perché?
La seconda è:
2. Cosa significa effettivamente quello che leggo?
Molto spesso ciò significa che dobbiamo esaminarne diverse traduzioni in modo da trovare ciò che la Bibbia sta veramente dicendo: ci sono molti casi in cui noi abbiamo traduzioni errate (parlerò di una brevemente tra poco). In inglese ci sono una quantità di differenti tradizioni da poter consultare; purtroppo questo non è  il caso della lingua italiana, ma alcune ci sono.
In terzo luogo dobbiamo chiederci:
3. Cosa posso prendere da  questo passaggio mentre lo leggo? 
Quali sono le mie aspettative, le mie speranze, le mie paure, i miei bagagli personali? Oppure:  in che modo influirà sul modo in cui leggo e capisco la Scrittura?
Torniamo subito all'inizio a Genesi capitolo 1:
"Poi Dio disse: «Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra»... Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra … le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie.... Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». ... Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio;  li creò maschio e femmina.." (Genesi 1: 11, 20, 21, 24, 26-27)
Qui vediamo Dio che porta ordine fuori dal caos attraverso la Creazione. Per prima cosa crea luce, acqua e terra e poi inizia a popolare il mondo; prima con piante di cui alcune ci dice portatrici di semi. Guarda ciò che ha creato e lo dichiara essere buono.
Quindi riempie le acque di pesci e altre creature marine e di nuovo le benedice e dice loro di essere feconde. Poi vengono gli animali della terra; di nuovo sono creati e benedetti e viene detto loro di essere fecondi. 
Ogni pianta e animale finora è maschio e femmina, l'ordine creato ha un sesso. E infine nel versetto 27 arriviamo alla gloria della Creazione: così Dio ha creato l'umanità a sua immagine: “a immagine di Dio li creò maschio e femmina li creò.”
Ora ecco il punto: se il nostro essere creati a immagine di Dio non riguarda altro che la distinzione tra generi (maschio e femmina),  allora l'intera Creazione è stata fatta a sua immagine... ma qui, la Bibbia, non dice questo!
Solo gli esseri umani lo sono e quindi la nostra immagine  è qualcosa di diverso dal semplice genere. E vediamo pure che non c'è separazione i due, ma  perfetta uguaglianza.
Diamo una rapida occhiata a Galati 3:28
Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero;  non c’è né maschio né femmina;  perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù." (Galati 8:28)
Questo è l'errore di traduzione di cui io ti parlavo: in realtà, in originale, Paolo afferma (vediamo un'altra traduzione più accurata):
"Non siete più Ebrei, né pagani, schiavi o liberi  e neppure uomo o donna,  perché siete tutti uniti in Cristo. (Galati 8:28 PV)
Paolo sta scrivendo a una chiesa nel contesto di un dibattito sulla circoncisione maschile che deve essere classificata come parte integrante della chiesa e nel contesto culturale dove nella sinagoga avresti potuto udire gli uomini pregare così: “Dio, ti ringrazio di non essere stato creato un gentile, uno schiavo o una donna ”.
È disperato per questi giovani cristiani non si rendano conto che sono persone della risurrezione, persone della nuova Creazione, ciò che era una volta è stato capovolto.
Il cristianesimo non è il giudaismo con una etichetta che dice “fede in Cristo”.  Paolo sta citando il verso di Genesi 1che parla di genere; è così che era in Paradiso, e lo dice in termini di appartenenza alla famiglia di Dio. L'essere uomini  non ha più il privilegio che haha avuto nel corso dei millenni. Certamente questo era vero all'epoca, non credete?
Ovviamente, no (guardate la vignetta!).
Non significa che l'ideale sia senza genere, significa semplicemente che è irrilevante.Ma non significa neppure che all'interno del Regno siamo identici, o complementari.
Allora, perché abbiamo lottato con questo? Ciò è dovuto ad una struttura della società dell'epoca  chiamata patriarcato. Cosa intendo dire? Questa è una definizione:
"Il patriarcato è un sistema sociale in cui gli uomini detengono il potere in modo primario e predominano nei ruoli di leadership politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà."
E l'Antico Testamento è stato sicuramente scritto nel contesto di una società patriarcale. Sto dicendo che sia una cosa sbagliata? Certamente no; sto dicendo che è quello che è,  e dovremmo quindi leggerlo per quello che è . Se gli uomini erano più importanti e detenevano maggiore rilevanza  pubblica e le donne avevano valore esclusivamente tra le mura domestiche ovviamente troveremo  storie  di uomini che fanno cose da uomini.
Sto di nuovo dicendo che dovremmo leggerlo per quello che è e non per quello che non è. E prima inizi a urlarmi contro,   è proprio per questo motivo che ho nel mio cuore le Scritture; perché in un perido storico dove  tutte le altre narrazioni scritte negli altri stati, tipo quelle dei babilonesi, ignoravano completamente storie di donne, nelle pagine dell'Antico Testamento  ne troviamo alcune straordinarie e stimolanti;  Dio non lo ha permesso che fossero completamente cancellate. Più avanti nella serie incontreremo le donne del Nuovo Testamento che hanno cambiato il mondo.
Ma oggi lasciate che vi presenti le cinque figlie di Selofead, o per dare loro il proprio nome Mala, Noa, Cogla, Milca e Tirsa. Queste cinque giovani donne hanno cambiato la storia delle donne ebree. Leggiamo la loro storia:
"Allora si fecero avanti le figlie di Selofead, figlio di Chefer, figlio di Galaad, figlio di Machir, figlio di Manasse, delle famiglie di Manasse, figlio di Giuseppe,  che si chiamavano Mala, Noa, Cogla, Milca e Tirsa; esse si presentarono davanti a Mosè, davanti al sacerdote Eleazar,  davanti ai capi e a tutta la comunità all’ingresso della tenda di convegno, e dissero: «Nostro padre morì nel deserto, e non stava in mezzo a coloro che si adunarono contro il Signore, non era della gente di Core, ma morì a causa del suo peccato,  e non ebbe figli maschi. Perché il nome di nostro padre dovrebbe scomparire dalla sua famiglia? Infatti non ha avuto figli maschi. Dacci una proprietà in mezzo ai fratelli di nostro padre». Mosè portò la loro causa davanti al Signore. E il Signore disse a Mosè: «Le figlie di Selofead dicono bene. Sì, tu darai loro in eredità una proprietà in mezzo ai fratelli del loro padre, e farai passare ad esse l’eredità del loro padre. Parlerai pure ai figli d’Israele, e dirai: “Quando uno morirà senza lasciare figli maschi, farete passare la sua eredità a sua figlia." (Numeri 27:1-8)
Il popolo d'Israele aveva vagato nel deserto per 40 anni e ora erano nelle pianure di Moab e stavano per entrare nella Terra Promessa. Era importante sapere chi era ancora vivo dell'esodo originale e quanti fossero di seconda generazione, in modo che la terra potesse essere divisa  in base al numero di persone nel censimento (Numeri 26) con più terra data a tribù più grandi e meno terra a quelle più piccole.
Dio disse a Mosè di fare conta delle tribù, ma secondo l'usanza dell'epoca questo era solo per il nome degli avi e sul versante degli uomini. Era previsto che le donne sarebbero state incluse nella linea di eredità e successione dei maschi della loro famiglia.
Ma questo era un gran bel problema per le cinque sorelle. Il loro padre era morto, non aveva fratelli o altri parenti maschi;  sarebbero state lasciate senza terra e senza eredità.
Mi chiedo come donna cosa avremmo fatto al loro posto? Borbottare? Trovare un marito, qualsiasi fosse, e velocemente?
Questo è ciò che hanno fatto le sorelle. Sono andate al luogo di  riunione, un posto dove c'erano solo uomini di alto rango  e certamente le donne non avevano il permesso di entrare,  e si presentate davanti a Mosè e agli altri capi appellandosi contro la legge.
Notate che sono andate insieme. Hanno presentato le credenziali del padre, il quale era stato leale, non aveva fatto  parte dell'insurrezione ed era morto di mote naturale; sicuramente era degno di rispetto.
Se la legge fosse rimasta com'era, allora il nome e l'eredità del padre sarebbe stata dimenticata semplicemente perché non aveva figli maschi: ma ne ha cinque figlie: “Dacci delle proprietà tra quelle dei parenti d i nostro padre!” (versetto 4). 
Poiché la tradizione doveva collegare la proprietà della terra al  cognome maschile, era un valido argomento di discussione.
Dal modo in cui hanno plasmato la loro argomentazione vediamo che le sorelle  conoscevano la loro storia, la loro cultura, le  tradizioni e conoscevano la legge. 
Quello che volevano mettere in discussione non era la legge di Dio che era intrinsecamente giusta, ma come l'avevano interpretata gli uomini. Ecco perché erano pronte a confrontarsi con i loro leader e a sottolineare l'ingiustizia.
Debbono avere avuto anche fiducia che  Mosè le avrebbe ascoltate; non può essere sottovalutato il fatto che, quello che stavano facendo potrebbe avergli  causati enormi difficoltà.
Bisogna dar merito a Mosè, che non solo ascoltò, ma mostrò la sua vulnerabilità e intelligenza come  leader, ammettendo che aveva bisogno della saggezza di Dio, non volendo appoggiarsi semplicemente alla sua propria interpretazione della legge.
Dio stabilì a favore delle sorelle; dovevano essere date loro delle proprietà  tra quelle della loro tribù. Ancor di più,  la sentenza doveva essere universale: d'ora in poi, se un uomo fosse morto senza figli, le sue figlie dovevano riceverne l'eredità.
E in modo ancora più radicale vedremo nel capitolo 36 che le sorelle avrebbero potuto scegliere il proprio coniuge all'interno della tribù.
Sappiamo che Mosè non visse abbastanza da vedere le sorelle ereditare la loro terra.  Toccò a Giosuè  assicurarsi che la decisione di Dio fosse eseguita (possiamo leggerlo in Giosuè 17: 3-6).
Tutto ciò  ha cambiato il modo in cui le donne venivano trattate. Non lo sono non dovevano sposarsi più per avere riconosciuta la loro identità, ma le affermava come membri di valore nella tribù con diritti propri come donne non sposate.
Cosa possiamo imparare dalle sorelle?
1. È di fondamentale importanza vedere la nostra identità come donne davanti a Dio e non legata alle convenzioni umane.
2. La loro audacia si basava sulla loro conoscenza e comprensione, non ultima la loro conoscenza di Dio. Credevano che fosse giusto ed equo che  poteva essere invocato per venire in loro aiuto. Anche noi dovremmo conoscere  il nostro Dio in questo modo.
3. Hanno cercato giustizia, e noi dobbiamo essere in grado di  discernere ciò che è giusto e ciò che è ingiusto e avere la saggezza di saper rispondere. Come le sorelle non dovremmo esitare ad affrontare l'ingiustizia e sfidare le norme sociali, perché così facendo proprio come quelle sorelle, potremmo fare la differenza generazioni di ragazze.
4. Impariamo cosa sia essere delle guide. Le sorelle hanno mostrato di essere delle leader nella loro volontà di prendere una posizione.  Mosè mostrò di essere leader nell'essere disposto ad  ascoltare e a cambiare. Entrambi erano disposti a sottomettersi a Dio.
La leadership non è né solitaria né di genere, né autoritaria né roboante. La leadership è condivisa, percettiva e aperta. Se saremo disposti a vivere così assieme, allora il Regno di Dio potrà venire.
Amen.

GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM
---
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD








(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

“Quanto sono profonde le tue radici?” Pasqua | 4 Aprile 2021|
Dove trovi il nutrimento per continuare a vivere quando tutto attorno è desolato ed arido? Quanto sono profonde le tue radici? Lo sono abbastanza da poter trarre nutrimento dall'unica fonte di acqua pura che è il Cristo che celebriamo a Pasqua?
---

CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 8 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 25 minuti


Oggi è un giorno speciale per tutti i credenti in Cristo: in qualsiasi luogo essi si trovino, ricordano l'evento che ha cambiato la loro storia personale.
In Italia siamo abituati a pensare alla Pasqua un po' come un “secondo Natale”, dove tutti siamo più buoni, e ci sentiamo in dovere di fare auguri a tutti.
Anche la Pasqua è stata “inglobata” nella cultura italiana, assieme a Natale, Capodanno,   la Festa della Mamma, quella del Papà,  Ferragosto,  e, oramai (anche da noi) Halloween... Pian piano è divenuto un altro giorno per fare festa, un altro giorno per fare regali e pranzi.
Hai mai riflettuto cosa stai dicendo quando auguri a qualcuno “Buona Pasqua”? Forse già sai che viene dalla parola greca ????? – pascha-  che è il modo con cui nei vangeli (scritti in greco) viene tradotta la parola ebraica  ??????  p?esah?, ovvero passaggio, in ricordo dell'angelo della morte che “passò oltre” le case degli ebrei in Egitto che erano state segnate col sangue di un agnello sacrificato.
Sappi che, quando dici a qualcuno “Buona Pasqua”, stai augurando un “buon passaggio”... di cosa? Di quell'angelo presso la casa sua!
Ovviamente, scherzo! Se vuoi, fai pure gli auguri... ma ti voglio far riflettere che in origine la Pasqua non era qualcosa da festeggiare, ma da celebrare, e da annunziare; e non potevi augurare  “Buona Pasqua" a qualcuno se non eri convinto che avesse creduto in Cristo!
Sapete, ogni credente delle prime chiese salutava il giorno di Pasqua dicendo “Cristo è risorto”; e se l'altro rispondeva “E' veramente risorto” allora sapeva che stava parlando con un altro credente.... e forse gli diceva “Buona Pasqua”! Questa tradizione è rimasta nella chiesa Ortodossa. La Pasqua non era una celebrazione “inclusiva”, per tutti, ma una celebrazione “esclusiva” per pochi.
Perché questo? Perché celebrare la Pasqua  ti rendeva eleggibile per il martirio.  I cristiani non erano amati molto dal mondo, perché dicevano cose “politicamente scorrette”; parlavano di un unico Signore, Dio e Creatore, parlavano di un unica salvezza in Cristo.
In molti luoghi nel mondo, è ancora così;  se dici che Cristo è veramente risorto, se testimoni della salvezza attraverso la croce, la tua vita (e quella della tua famiglia) è in pericolo.
Afganistan, Pakistan, Iran, Iraq, Siria, Nigeria, Corea, India, Eritrea Libia, Yemen, Cina, Colombia... e in molti altri posti ancora nel mondo, oggi persone celebrano la Pasqua rischiando la propria vita.
Incontrare Gesù, da sempre, è stato rischioso: lo era anche prima che fosse messo in croce  e che fosse risorto. Vi ricordate la storia di Nicodemo? Era un “fariseo”, uno studioso della Bibbia, aveva visto e sentito ciò che Gesù faceva e diceva... Ma era rischioso per lui “andare contro” tutta la tradizione, i sacerdoti, i suoi colleghi farisei che attendevano un messia condottiero, che mettesse al loro posto i Romani,  e gli restituisse ricchezza e potere.
E così, una notte, senza farsi vedere da nessuno, come farebbe un ladro, andò a bussare alla porta di Gesù:
C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da lui e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui». Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. (Giovanni 3:1-5)
Nicodemo era cresciuto leggendo la Bibbia, le sue radici affondavano nella parola di Dio... e per quello vedeva, e capiva che Gesù era stato mandato da Dio. Ma non se la sentiva di esporsi, aveva paura delle conseguenze, di essere giudicato, di non essere “politicamente corretto”.
Molti oggi sono come Nicodemo, festeggiano pure la Pasqua, ma se si tratta di“esporsi” oltre, di prendere posizione, di chiamare le cose che il mondo ama tanto e dice essere giuste col loro nome e cognome, peccato; adulterio, peccati sessuali, aborto, eutanasia, omosessualità, avarizia... Nessuno di questi maggiore o minore di altri come l'essere bugiardi o il bestemmiare, perché per Dio ogni peccato vale uno, ogni peccato è un mancare l'obiettivo che Dio ha stabilito per noi, e non c'è classifica tra il più grave e quello meno.  Per moti è difficile dire che Cristo è l'unica via... beh, allora … ”...preferisco farlo di notte, quando nessuno vede e sente non, si sa mai.” La Pasqua non fa una gran differenza per loro, una festa vale l'altra, e la vita rimane uguale a prima.
Non per Nicodemo; aveva iniziato con timore... ma l'incontro con Gesù avrebbe dato i suoi frutti:
“Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno»... Le guardie dunque tornarono dai capi dei sacerdoti e dai farisei, i quali dissero loro: «Perché non lo avete portato?»... Le guardie risposero: «Mai un uomo ha parlato così!»Perciò i farisei replicarono loro: «Siete stati sedotti anche voi? Ha qualcuno dei capi o dei farisei creduto in lui? Ma questo popolino, che non conosce la legge, è maledetto!» Nicodemo (uno di loro, quello che prima era andato da lui) disse loro: «La nostra legge giudica forse un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quello che ha fatto?» “ (Giovanni 7:37-38, 45-51)
Gesù aveva parlato alla folla in un giorno di festa (la festa di Tabernacoli o Capanne) quando una moltitudine di gente lo ascoltava, affermando cose  che non erano piaciute ai sacerdoti.
Nicodemo, dice Giovanni, era “uno di loro”, un fariseo, uno che pensava e diceva le cose “politicamente corrette”, e proprio per quello Gesù li aveva chiamati, ipocriti, vipere, sepolcri imbiancati. Ma stavolta Nicodemo non cerca Gesù nel buio; stavolta si “espone”, prende le parti di Gesù. Le sue radici superficiali che trovavano nutrimento dalla conoscenza della Legge vanno un po' più un giù, e iniziano a attingerne dagli insegnamenti di Cristo.
Non tutti credono, e diventano subito super eroi, pronti a sfidare tutto e tutti per Gesù. Le radici di Nicodemo hanno iniziato a affondare nel terreno fertile che sono gli insegnamenti di Cristo, cominciando a dare dei frutti, ma non sono ancora maturi. Alcuni  si fermano a questo livello:  sono attratti da Gesù, gli piace quello che dice, ma sono titubanti nell'accettare di seguirlo.
La loro radice non va abbastanza a fondo, Gesù c'è, si... ma non fa la differenza... Per loro la Pasqua diventa quasi un”problema da gestire”: “Non posso far vedere troppo agli altri che ci tengo... magari, non vado in chiesa, ma faccio gli auguri a tutti!”
Nicodemo, invece, aveva continuato ad estendere in profondità la sua radice, ad affondare negli insegnamenti di Gesù; e a non aver più paura di esporsi come suo seguace.
“Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, quello che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre.” (Giovanni 19:38-39) 
Giuseppe era un membro del Sinedrio, il tribunale speciale che aveva condannato Gesù... e anche lui seguiva Gesù "di notte", di nascosto.
Le radici di Nicodemo erano radici profonde: non si vergognava più di dimostrare che seguiva Gesù. Non aveva più timore per la sua carriera, né per la sua vita: anzi, metteva a disposizione i suoi beni per coprire di profumi il corpo di Cristo, con quasi 36 chili di costosissima mirra ed aole (circa 360 denari romani, un anno di stipendio di un operaio ebreo).
La Bibbia non dice se Nicodemo abbia avuto timore che fosse tutto finito quel venerdì; ma di sicuro avrà gioito, come noi gioiamo oggi, per la tomba vuota.
La sorsa settimana  ho iniziato facendovi vedere una foto (questa) (FOTO) e citando una frase  dello scrittore americano Marthy Rubin: “The deep roots never doubt spring will come” che tradotto suona: “Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”.
Ti ho chiesto quali tra i due alberi fosse il più vivo. L'albero che fiorisce al primo tepore in inverno, e il
gelo lo può danneggiare, o quello che attende che arrivi la primavera. Questa settimana ti chiedo: quanto sono profonde le tue radici?

Nella mia foto ci sono due alberi: quello fiorito è una mimosa. La mimosa ha delle radici estese ma superficiali, che non vanno in profondità; è per questo che ha necessità di stare vicino all'acqua. Se l'acqua si allontana, se il lago si abbassa, la mimosa può morire di sete.
L'altro albero, invece, è un fico. Le radici del fico sono molto profonde, e riesce a trovare nutrimento anche quando tutto attorno  è secco, bruciato, sterile. Anche se viene tagliato, il fico si rigenera, dando un nuovo albero, perché la parte importante non è il tronco, ma le radici che attingono in profondità il nutrimento e possono generare nuova vita.
Quanto sono profonde le tue radici in Cristo? Abbastanza da trarre da lui nutrimento anche nei momenti aridi, quando la vita sembra sterile, quando la stagione è torrida e secca? Sono abbastanza profonde da non aver paura di ciò che ti accade attorno o che accadrà a te, o ai tuoi cari in questa epoca di pandemia? Riesci a trarre nutrimento anche quando non c'è pioggia?
Hai letto le parole che Gesù ha pronunciato alle folle durante quella festa di Tabernacoli?
«Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Giovanni 7:37-38)
Se tu hai accettato il sacrificio di Gesù al venerdì come l'unico che può lavare i tuoi peccati, allora la potenza di Dio che trasforma una crocifissione in una resurrezione ti appartiene.
Se tu credi che Gesù è realmente risorto per vincere la morte al posto tuo allora le tue radici possono attingere a quel fiume profondo di cui parla il Salvatore, anche in questo periodo, il più arido dei nostri tempi.
Non festeggiare la Pasqua come una festa tra le altre; celebra la Pasqua, perché, se hai creduto che Gesù è realmente risorto, allora la tua è davvero una buona Pasqua.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM
---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Quel venerdì che cambia la mia storia | 2 Aprile 2021 |
 Riflessioni del Venerdì Santo 
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIOTempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio: 19 minuti
Il processo -  Matteo 27:11-14

Gesù comparve davanti al governatore e il governatore lo interrogò, dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli disse: «Tu lo dici». E, accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla.Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose testimoniano contro di te?»  Ma egli non gli rispose neppure una parola; e il governatore se ne meravigliava molto. …
Gesù, Pilato, i sacerdoti, le guardie. E' un tribunale atipico... ma è un tribunale. Ma Gesù non parla. Perché? Non è forse il Figlio di Dio? Non potrebbe chiamare angeli a liberarlo? 
Ma forse è perché aspetta che siano i lebbrosi, i ciechi, gli storpi guariti a proclamare chi lui sia...
Lasciamo siano loro a dire a Pilato chi è e cosa fa. Lasciamo che Pilato mostri Gesù dalla terrazza del suo appartamento a popolo: chi ha tanto ricevuto, saprà dire da chi lo ha ricevuto!
Gesù è condannato - Matteo 27:22-26
 E Pilato a loro: «Che farò dunque di Gesù detto Cristo?» Tutti risposero: «Sia crocifisso».  Ma egli riprese: «Che male ha fatto?» Ma quelli sempre più gridavano: «Sia crocifisso!»  Pilato, vedendo che non otteneva nulla ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente di questo sangue; pensateci voi». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora egli liberò loro Barabba; e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Ma come? Nessuno lo difende? Nessuno prova a spiegare tutto il bene che ha fatto?  Dove sono i lebbrosi che furono guariti? Dove i ciechi che ora possono vedere? Dove  tutte le persone che hanno mangiato il pane e il pesce sulla collina? Dove sono quelli che hanno seguito Gesù così facilmente quando  pensavano che sarebbe diventato il re degli ebrei? Eppure nessuno parla. Nessuna voce nella folla viene in difesa di Gesù. Gesù è solo.
Dove sarei stato io? Averi avuto il coraggio di parlare del bene che mi ha fatto? Avrei taciuto? O averi gridato “Crocifiggilo”?
Gesù è coronato di spine e deriso - Matteo 27:27-31
Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte.  E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto; intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano, dicendo: «Salve, re dei Giudei!» E gli sputavano addosso, prendevano la canna e gli percuotevano il capo. E, dopo averlo schernito, lo spogliarono del manto e lo rivestirono dei suoi abiti; poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Ed eccolo, il figlio di Dio, coronato di spine, percosso, sputato. Quale sia stato per Gesù più grande tra il dolore fisico e quello spirituale non saprei. Chi lo sta maltrattando potrebbe aver ricevuti da lui salvezza eterna:  Isaia aveva detto:
“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” (Isaia 53:7)
Gesù ha “lasciato”; ha permesso che lo umiliassero... Era nei piani. Era disposto sin dall'inizio a sopportare qualsiasi cosa, senza nessuna lamentela, per raggiungere uno scopo maggiore, più alto, eterno.  Questo è il “servire sino in fondo”. 
Io sono abituato a servire “fino a quando non fa male”, fintanto che so che c'è una via di ritorno, un'uscita... e tutto tornerà a come era prima.  Ma sarei disposto a fare un passo più in là,  a servire gli altri, anche anche se potrebbe non essere sempre facile o conveniente? Anche se potrebbe essere il mio ultimo atto?
La mia risposta fa la differenza tra un buon lavoratore, e un servitore: tra chi adempie ad un lavoro, e chi adempie ad una missione. 
Là nel cortile di Pilato vediamo un vero servitore.
Simone porta la croce - Luca 23:26
Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù.
Simone non era un discepolo: passava solo lì, era uno spettatore, e si trova a portare un peso non suo. Cosa avrei fatto io? Avrei tirato dritto, fatto finta di non capire i soldati, oppure avrei aiutato un uomo distrutto, a portare il suo peso?
È facile fingere di non vedere i bisogni, il dolore e la sofferenza intorno a me ogni giorno. È facile fingere di non sentire le grida di aiuto che provengono in molte forme da coloro tra i quali cammino ogni giorno.
È facile convincermi che sono troppo occupato, o troppo stanco, o ne ho già troppe nel piatto per essere coinvolti nella vita degli altri.
Gesù ha servito molti nella sua vita terrena... Simone è l'unico che serve Gesù nel momento del bisogno... anche senza essere un campione della fede.
Cosa farò io? Aspetterò di essere perfetto, o metterò a disposizione il mio tempo, la mia mente, i mie muscoli, quando sentirò un grido d'aiuto, quando vedrò un peso troppo grande da portare?
Gesù è inchiodato sulla croce - Marco 15:25-32
Era l’ora terza (le nove del mattino) quando lo crocifissero. L’iscrizione indicante il motivo della condanna diceva: «Il re dei Giudei».  Con lui crocifissero due ladroni, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra.  E si adempì la Scrittura che dice: «Egli è stato contato fra i malfattori». Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Eh, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso e scendi giù dalla croce!». Allo stesso modo anche i capi dei sacerdoti con gli scribi, beffandosi, dicevano l’uno all’altro: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso. Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, affinché vediamo e crediamo!» Anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
La croce non serviva solo a punire il colpevole; per quanto atroce fosse, i Romani avevano altri modi per finirla in più breve tempo. 
Ma serviva a scoraggiare chi guardava la morte in croce. Non c'era solo il dolore, ma anche lo scherno di chi passava e guardava. Tu morivi lentamente, mentre altri ti ridevano attorno.
Eppure quella croce era differente. Pian piano che Gesù moriva al mondo, io cominciavo a vivere! Quell'unica morte avrebbe generato miliardi di nuove vite per chi avrebbe scelto la croce come simbolo della propria vita.
Isaia aveva detto :
“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.” (Isaia 53:5)
Gesù muore - Marco 15:33-34, 37-39
All’ora nona (le tre del pomeriggio)Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lamà sabactàni?», che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»...Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito. E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!»
All'improvviso la notte, il terremoto, la cortina del Tempio che si squarcia in due... 
Cosa significa?
Significa che nell'ora più buia della terra, Dio è di nuovo accessibile. C'è persino un romano che riconosce in Gesù qualcosa di molto più alto di un uomo: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!»
Il peccato sembra trionfare per sempre.... e invece è sconfitto per sempre. L'ultima parola non spetterà più a satana, ma a Dio. Quando guarderò la croce, quando capirò che su di essa non ci sono io, ma Suo figlio al mio posto, allora Egli si ricorderà del nuovo patto... ed io sarò salvo.
Sono vivo, a motivo dell'obbedienza di Gesù al Padre.
Paolo dice: “...trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.” (Filip. 2: 8b)
Gesù è sepolto - Matteo 27:57-60
Fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Questi, presentatosi a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che gli fosse dato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nella propria tomba nuova, che aveva fatto scavare nella roccia. Poi, dopo aver rotolato una grande pietra contro l’apertura del sepolcro, se ne andò.
Cosa sta trasportando Giuseppe nella sua tomba? Il simbolo di una sconfitta, o quello di una vittoria? Gesù è solo un corpo martoriato da seppellire, oppure uno spirito libero che produrrà benedizioni su benedizioni da allora in poi?
Giuseppe non comprende che quel corpo straziato rappresenta il trionfo sulla morte. 
“Tetelestai .Tutto è compiuto Tutto è pagato” . Gesù non ha più bisogno di quell'involucro mortale; può tornare a Padre e sedere alla Sua destra ed intercedere per Giuseppe, per Simone, per le pie donne che stavano ai piedi della croce...  Per l'umanità intera che guarderà d'ora innanzi alla croce come simbolo non di morte, ma di vita eterna.
“Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia esulta; anche la mia carne dimorerà al sicuro; poiché tu non abbandonerai l’anima mia in potere della morte, né permetterai che il tuo santo subisca la decomposizione.” (Salmo 16:9-10)
Fate questo in memoria di me – Luca 22:19-20
 Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi.
Tutto questo è accaduto per firmare un patto, un nuovo accordo con Dio che nessun uomo avrebbe mai potuto firmare; un corpo spezzato ed un sangue versato che diventano ricordo indelebile di quel venerdì che ha trasformato la storia del mondo.
Accostiamoci agli elementi con riverenza, ricordando che Gesù è morto per sconfiggere la morte al posto nostro.
La gioia che verrà – Giovanni 16:19-22
Per tre giorni il mondo fu senza Gesù. Furono le pie donne a scoprire che Gesù non era più là. A loro fu riservato l'onore di essere le prime testimoni della potenza della resurrezione. Attendiamo questi tre giorni che ci dividono dalla Pasqua avendo fede nelle parole che Gesù ci ha consegnato prima di lasciarci:
“Gesù comprese che volevano interrogarlo e disse loro: «Voi vi domandate l’un l’altro che cosa significano quelle mie parole: “Tra poco non mi vedrete più” e: “Tra un altro poco mi vedrete”? In verità, in verità vi dico che voi piangerete e farete cordoglio, e il mondo si rallegrerà. Sarete rattristati, ma la vostra tristezza sarà cambiata in gioia. La donna, quando partorisce, prova dolore perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia, per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana. Così anche voi siete ora nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi toglierà la vostra gioia...».”



(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

“Quale re stai acclamando”? Domenica delle Palme | 28 Marzo 2021 |
Quale re stai acclamando? Stai acclamando un re per il qui e l' adesso, o il re di un regno che ci sarà, ma non ora? Sei come l'albero che fiorisce al primo tepore, e soffre poi il gelo, o come quello che attende, e non dubita che la primavera verrà? Se conosci Gesù, e aspetti ancora la primavera nella tua vita, sappi che arriverà; abbi fede.  Abbi la fede dell'albero che sa attendere, perché il Re è al lavoro.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura:  7 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 20 minuti
Una delle cose che amo di più nel mio tempo libero, (davvero troppo poco, tra chiesa e lavoro secolare) quando i vari lockdown, zone rosse ed alto me lo permettono, è di camminare assieme a mia moglie  lungo la costa del lago di Bolsena.
C'è un tratto che mi piace particolarmente, perché è lontano dai rumori del mondo. Mi piace camminare lì verso il tramonto, così da poter prendere foto che siano ancora più suggestive.

Qualche settimana fa (era metà febbraio) ero assieme a mia moglie e a mio figlio Matteo e ci siamo fermati a fotografare una mimosa fiorita: era l'unica pianta fiorita tra tutte piante ancora spoglie: ve la faccio vedere:

Se conoscete un minimo di “tecnica fotografica” già sapete cosa è che mi ha colpito di più della scena.
Ovviamente la mimosa era stupenda, ma quello che mi ha colpito maggiormente era il contrasto tra l'albero completamente in fiore e l'altro completamente spoglio.
Era come se un albero avesse la smania di anticipare la primavera, di immaginarsi la bella stagione che era ancora di là da venire, mentre l'altro attendeva.
Generalmente pubblico i miei scatti migliori su Instagram e li accompagno con una frase, un motto, o un versetto che spieghi perché ho fatto quella foto.
Riflettendo sulla foto, mi è sembrato giusto di citare una frase di uno scrittore americano, Marthy Rubin, che dice così: “The deep roots never doubt spring will come” che tradotto suona: “Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”. 
Tu potresti chiedermi: “Marco, ma che c'entra questo con la domenica delle Palme?
C'entra, in quanto stiamo parlando di “attesa”. Le cinque domeniche di Quaresima, la Domenica delle Palme, e anche il Venerdì Santo ci parlano di “attesa”.
Così come l'Avvento ci parla dell'attesa di un Dio che si fa uomo  per venirci a trovare a Natale, la Quaresima ci parla dell'attesa che quel Dio in forma d'uomo manifesti la sua potenza per poterci salvare a Pasqua.
La potenza che trasforma una crocifissione in una resurrezione quella potenza che esploderà il giorno di Pasqua, aprendo la tomba,  accecando le guardie, ed aprendo per noi i Cieli.
Noi, che abbiamo creduto in Cristo, aspettiamo la Pasqua per ricordarci di quell'evento che ci ha affrancati, ci ha liberati dal peccato.
Ma 1988 anni fa (2021 – 33, gli anni di Gesù, anno più anno meno) sette giorni prima della Pasqua ebraica c'erano altri che attendevano e facevano festa. Chi , o cosa stavano festeggiando?
Vediamo la storia assieme di quella domenica:
1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; subito troverete un’asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». 4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: 5 «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un’asina, sopra un asinello, puledro d’asina”». 6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 7 condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere.  8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 Le folle che lo precedevano e quelle che seguivano gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!» 10 Quando fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» 11 E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea». (Matteo 21:1-11)
Anche all'epoca stavano attendendo un Salvatore;  un Salvatore, si... ma più a misura d'uomo.
Siamo quasi all'ultimo atto  della storia di Gesù sulla terra durante la sua prima venuta. Gerusalemme è stracolma di gente, in quel periodo la popolazione passa da 30.000 a 150.000 di lì a sette giorni si festeggia la ??????  p?esah? (pron. 'p'asàch), la Pasqua ebraica, e ogni buon ebreo vuole essere presente al sacrificio nel tempio che avrebbe lavato per un anno i peccati del popolo.
Gesù arriva,  e tutti lo acclamano, agitando rami di palma così come era tradizione all'epoca quando si accoglieva un re  al ritorno da una battaglia vittoriosa.
Viene accolto al grido di “Osanna”, che in ebraico suona “jesciùa hannach” e sono due parole, non una :  ??????- “yasha”(pron. jesciùa) = libera   e ?????? – “anna” (pron. hannàch) - ti prego. Ognuno nella folla grida “Liberami ti prego!”
Da cosa doveva liberarli Gesù? Dio aveva promesso che avrebbe mandato   il ???????? - ma?s?iyah? (pron. mascìach), il messia, l'unto: Isaia, settecento anni prima, lo aveva annunciato così:
“Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio...” (Isaia 61:1-2)
Loro stavano attendendo un re; un re che avrebbe spazzato via  gli invasori Romani e riportato Israele ai fasti dell'epoca di Salomone.
Stavano “mettendo fuori fiori” come la mimosa della mia foto, credendo che la primavera fosse arrivata, che il peggio fosse passato, che di lì a poco avrebbero visto i frutti. La profezia invece volava più alto di quello che stavano aspettando quegli ebrei.
Gesù aveva letto quel brano di Isaia nella sinagoga a Nazareth ma l'aveva letto così:
“Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha inviato per annunciare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi; per rimettere in libertà gli oppressi, per proclamare l’anno accettevole del Signore.” (Luca 4:18-19)
Una riga: Gesù, è venuto per saltare una riga. Le persone che lo acclamavano non avevano capito, il perché Gesù fosse venuto.
Non per dare ricchezza, né per scacciare i nemici; di certo è venuto anche per proteggere i suoi, per dargli, se possibile buone cose durante questa vita; di curarli nel fisico e nell'animo, di ascoltarli e soccorrerli quando lo pregano... ma non certo per dargli un regno terreno.
E' venuto per qualcosa di diverso, di più duraturo, di più importante nel tempo. Per mettere unf rego, un casso, una linea che cancella sopra al termine “vendetta”, perché non ci fosse più la necessità  di sacrificare ogni anno,  nel tempio, e a Dio, per lavare i peccati, per invocare perdono, per fermare la mano dalla giusta vendetta verso coloro che disobbediscono  al volere di Dio, Padre e Creatore.
Gesù fu acclamato  come re di questo mondo quella domenica; ma lui non vuole esserlo: non lo voleva allora,  e così rispose a Pilato che gli chiedeva dove fosse il suo regno:
“Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi consegnato ai Giudei; ma ora il mio regno non è di qui!” (Giovanni 18:36)
Quale re stai acclamando?
Oggi sei qui in questa chiesa, o forse davanti ad uno schermo di un pc,  di uno smartphone, o di un tablet,
oppure ascolti il podcast, o anche leggi queste righe e lo fai con devozione, perché è la Domenica delle Palme... ma quale re stai acclamando?
Stai acclamando un re per il qui e l' adesso, o il re di un regno che ci sarà, ma non ora?
Non vedi l'ora di fiorire a primavera, di vedere la bella stagione a te favorevole, e se la primavera tarda a venire ti preoccupi, dubiti, e, nel peggiore dei casi, rinneghi Cristo?
Paolo afferma che.
“Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.” (1 Corinzi 15:19)
Quali radici avevano quelle persone che gli gridavano “jesciùa hannach, ti prego, salvami"  la domenica e il venerdì successivo avrebbero gridato “crocifiggilo”?
Gesù aveva parlato di loro, qualche tempo prima:
“E così quelli che ricevono il seme in luoghi rocciosi sono coloro che, quando odono la parola, la ricevono subito con gioia;  ma non hanno in sé radice e sono di corta durata; poi, quando vengono tribolazione o persecuzione a causa della parola, sono subito sviati.” (Marco 4:16-17)
La Domenica delle Palme  è un momento di gioia, perché Gesù è acclamato come Re e Salvatore, ma anche un momento di riflessione  per ciascuno di noi che ha creduto in lui.
“Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”. Chi è più vivo dei due alberi in questa foto? L'albero che fiorisce, e il gelo lo può danneggiare, o quello che attende?
Se conosci Gesù, e aspetti ancora la primavera nella tua vita, sappi che arriverà; abbi fede.  Abbi la fede dell'albero che sa attendere, perché il Re è al lavoro: L'arcangelo disse a Maria di Gesù:
“Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine”. (Luca 1:33)
Se invece non lo conosci oggi è il giorno di gridare “jesciùa hannach”, ti prego, salvami... Lui è venuto per risponderti.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD





(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

"...ma il giusto per la sua fede vivrà." Il libro di Abacuc | 21 Marzo 2021 |
Spesso, quando preghiamo, e le risposte non arrivano, possiamo pensare che Dio non sia in controllo. Spesso crediamo che Dio non veda, o che il suo piano non vada come dovrebbe. Ma Dio ha un piano: il SUO piano. E non importa se ci vorrà un giorno, un anno, un secolo. Ma la sua volontà è quella che prevale. A noi spetta di avere fiducia nei suoi piani... anche quando non li vediamo.
---
Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/ visione video: 38 minuti
“Il Caldeo li tira tutti su con l'amo, li piglia nella sua rete, li raccoglie nel suo giacchio; perciò si rallegra ed esulta.  Per questo fa sacrifici alla sua rete e offre profumi al suo giacchio; perché gli provvedono una ricca porzione e un cibo succulento.” (Abacuc 1:15)
“Il SIGNORE mi rispose e disse: "Scrivi la visione, incidila su tavole, perché si possa leggere con facilità...” (Abacuc 2:2)
“Nell'ira, ricòrdati d'aver pietà”!” (Abacuc 3:2  ).
“Non è forse volere del SIGNORE che i popoli si affatichino per il fuoco e le nazioni si stanchino per nulla?  Poiché la conoscenza della gloria del SIGNORE riempirà la terra come le acque coprono il fondo del mare.” (Abacuc 2:13 -14) GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD



(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

All in: punta tutto sull'amore per Dio - 5° Parte: amare il prossimo tuo come te stesso | 14 Marzo 2021 |
Gesù ti chiede di amare il tuo prossimo anche quando è difficile farlo, senza distinguere tra quelli che gradisci o meno, perché lui ti ha affidato il compito di essere colui o colei che porta l'olio della Parola che lenisce il dolore, il vino che disinfetta le ferite del mondo, le braccia che curano  e il sostegno pratico per chi soffre  assieme a te lungo la via della vita.
---

CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 12 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 30 minuti

Siamo all'ultimo passo della nostra partita  per dare tutto a Dio,  “all in”; abbiamo messo sul piatto  “tutto il cuore”, il ragionamento, i pensieri, la logica, tutta l'anima, il corpo, la vita,  la mente attiva e le azioni e  ci siamo ripromessi di fare tutto ciò con una maggiore intensità, un livello di qualità superiore, e un'abbondanza superiore.
A molti può venire pensato: “ E beh, adesso si che sono un vero discepolo!” Ma per Gesù non basta.
La scorsa settimana, parlando della forza, vi avevo detto che tutta quella potenza, la potenza che trasforma una crocifissione in una resurrezione che ha aperto la tomba e fatto risorgere Cristo, non mi occorre per la MIA resurrezione; se ho creduto in Cristo io sono già salvo e quella resurrezione mi appartiene.
Ma mi serve per testimoniare di Cristo agli altri, affinché  credano e partecipino insieme a me alla stessa resurrezione di gloria. Gesù vuole che lo faccia per tramutare la teoria nella pratica, il pensiero in un gesto, l'amore in una azione.
Gesù ci conosce,  e sa che abbiamo bisogno di ordini esatti,  dettagliati e precisi... e che anche in presenza di quelli, cercheremo delle “scappatoie”.
Che cosa è una “scappatoia?
Il vocabolario Treccani la definisce così:
Scappatóia s. f. [der. di scappare]. – Espediente, sistema astuto o ingegnoso, o anche solo provvisorio, per sottrarsi a un pericolo, per uscire da una situazione difficile o per non eseguire ordini o compiti sgraditi o gravosi.
Noi italiani siamo maestri nell'arte di trovare scappatoie, soprattutto quando si tratta di pagare le tasse: società con sede operativa a Lubriano ma sede legale in Lussemburgo; pagamento di consulenze fatte da un conto alle isole Kaiman verso un altro conto a San Marino; pranzi natalizi al ristorante con tutta la famiglia fatturati alla ditta come pranzo di rappresentanza... e così via.
Guardate la parte della definizione evidenziata: per non eseguire ordini o compiti sgraditi o gravosi.
Vi ricordate che Gesù stava rispondendo ad un dottore della legge che gli aveva chiesto quale fosse il più grande comandamento, vero?
Gesù gli aveva risposto non con uno, ma con due comandamenti:
“«Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua.  Il secondo è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso. Non c’è nessun altro comandamento maggiore di questi»...” (Marco 12:30-31).
Quali compiti  ci da Gesù? Il primo è quello di avere un rapporto verticale,  da basso verso l'alto; da creatura a creatore;  amare Dio;  e quello, per quanto possiamo  provare non prevede scappatoie possibili.
Non posso  inventarmi qualcosa tipo : ”Posso sostituire Dio con la mia macchina? O col mio lavoro? O con la mia squadra di calcio?” Qualcuno ci prova, a optare per queste “fedi alternative” ma se sono credente, non c'è nulla che possa sostituire Dio.
Il secondo è quello di avere un rapporto orizzontale, da uomo ad altro uomo.  Ma su questo posso trovare un bel po' di “scappatoie”: la prima che viene in mente, la più semplice quella che venne in mente anche al dottore della legge è la seguente: “OK. Ma chi è il mio prossimo lo stabilisco io! Tutti quelli simpatici, tutti quelli amabili, tutti quelli della mia chiesa, tutti quelli della mia squadra, tutti quelli che votano come me... Ecco, quelli sono il mio prossimo... Va bene Gesù?”
Mi spiace per il dottore, ma la risposta, ovviamente, è NO! Vediamo perché.
Anche questa volta Gesù stava citando  un passo della Torah, la Legge mosaica, e precisamente Levitico:
“Non andrai qua e là facendo il diffamatore in mezzo al tuo popolo, né ti presenterai ad attestare il falso a danno della vita del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non odierai tuo fratello nel tuo cuore; rimprovera pure il tuo prossimo, ma non ti caricare di un peccato a causa sua.  Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il Signore.” (Levitico 19: 16-18)
Qui Dio fa usare a Mosè (che ha scritto Levitico)  vari termini  per indicare le persone che ciascun ebreo doveva rispettare ed amare: popolo, fratello, figli e prossimo.
La parola “prossimo” in ebraico è ????? reya‘ che deriva dal verbo ????? ra?‘a? ed era una parola a cui gli ebrei (popolo di allevatori) erano familiari  perché significa “avere cura di un gregge”.
Dio stava dicendo a ciascuno nel suo popolo che avrebbero dovuto avere cura di coloro  che incontravano lungo la strada  della vita esattamente come avrebbero avuto cura di un gregge che gli era stato dato  da portare al pascolo.
E, in un gregge, non puoi scegliere quale pecora proteggere, quale amare e quale prendere a bastonate: il gregge ti è stato affidato, devi proteggerle tutte. Nella mente degli ebrei quel versetto doveva suonare un po' così: “Amerai colui che ti è stato affidato in cura come un gregge come te stesso”.
Questo era quello che Dio aveva detto al suo popolo nei quaranta anni passati nel deserto. Ma, dall'epoca, erano passati diversi secoli, il popolo si era stabilito nella terra di Canaan, e dopo alti e bassi, regni divisi, ed altro, gli ebrei erano da secoli un popolo  dominato da altre nazioni; prima dai Babilonesi, poi dai Persiani, poi dai Greci; all'epoca di Gesù dai Romani.
Quale era la “scappatoia” studiata dagli ebrei? Decidere QUALE fosse il loro prossimo; se fossimo entrati in una sinagoga dell'epoca avremmo potuto forse ascoltare  qualche rabbino, o fariseo, o scriba dare un insegnamento tipo questo:
“La Parola di Dio dice: ama il tuo prossimo. Ma chi è il tuo prossimo? Levitico 19 ci dice di non diffondere calunnie in mezzo al tuo popolo … ma  non dice niente sul diffondere calunnie dei gentili. La Torah dice di non odiare i tuoi fratelli israeliti ... ma niente sul non odiare i Romani. La Scrittura è chiara: non puoi portare rancore contro il tuo popolo ... ma puoi portare  rancore quanto vuoi contro i Samaritani. Per cui, se il tuo prossimo è il tuo popolo, e devi amare il tuo prossimo per obbedire alla Legge, allora puoi benissimo odiare (anzi DEVI) chi non è del tuo popolo. Chiunque non sia ebreo può essere considerato un nemico”. 
Gesù conosceva bene questi insegnamenti, ed è per quello che aveva detto in Matteo:
“Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano...” (Matteo 5: 43-44)
Ecco trovata la scappatoia: aggiungere alla legge di Dio (ama il tuo prossimo) la legge di “io” (odia il tuo nemico)  che non era scritta nella Torah, ma era stata aggiunta dal cuore del popolo (e dai Sacerdoti).
Amare si, ma chi dico io: infatti, se leggiamo l'episodio nel vangelo di Luca vediamo che il dottore della legge, per mettere in difficoltà Gesù gli fa una domanda “trabocchetto”:
“Ma egli (il dottore della legge), volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?» (Luca 10: 29)
Perché è un “trabocchetto”? Il dottore voleva che Gesù dicesse o che i rabbini avevano ragione e si poteva odiare il proprio nemico e così avrebbe smentito in pubblico un comandamento della Legge  (era una bestemmia, punita con la morte per lapidazione), oppure voleva che dicesse di amare i Romani  mettendosi contro tutto il popolo.
Vi ricordate la definizione di “scappatoia”? “Espediente per non eseguire ordini o compiti sgraditi o gravosi”; è quello che tenta il dottore della legge. Gesù sa leggere nel cuore e nella mente, e sapeva perché il dottore faceva quella domanda; come reagisce alla  provocazione, al tentativo di “scappatoia” del dottore della legge?
Avrebbe potuto dirgli: “Il tuo cuore è duro, pentiti!” “Vattene da me, tu sei qui non per capire ma per giudicare” o qualcosa del genere.
E, invece, come sempre,  Gesù sceglie un'altra strada: una strada che è la meno scontata, la strade di non rispondere lui al dottore, ma di far scoprire, e far dire al dottore della legge la risposta. Vediamo come:
“Gesù rispose: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e s’imbatté nei briganti, che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada, ma quando lo vide, passò oltre dal lato opposto. Così pure un Levita, quando giunse in quel luogo e lo vide, passò oltre dal lato opposto. Ma un Samaritano, che era in viaggio, giunse presso di lui e, vedendolo, ne ebbe pietà; avvicinatosi, fasciò le sue piaghe versandovi sopra olio e vino, poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui.  Il giorno dopo, presi due denari, li diede all’oste e gli disse: “Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno”. Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté nei ladroni?» Quegli rispose: «Colui che gli usò misericordia». Gesù gli disse: «Va’, e fa’ anche tu la stessa cosa».” (Luca 10:32-37)
Avete visto cosa ha fatto Gesù? Ha “ribaltato” la situazione: abbiamo detto che per gli ebrei il “prossimo” erano quelli del proprio popolo, per cui “altri ebrei”. Gli “stranieri”, invece, erano tutti gli altri popoli, Romani, Gentili, Samaritani, e potevano essere odiati (secondo la legge di “io”).
Se fossi stato io ad inventare la storia, avrei preso come protagonista buono un ebreo che aiuta un samaritano nonostante sia uno straniero, e avrei detto al dottore: “ E' così che ti devi comportare come ebreo”.
E, invece, Gesù fa l'esatto contrario,  creando un esempio devastante per un ebreo, ma che spiega come sia il cuore del Padre, Inventa una storia dove c'è un “uomo”:  non dice se è ebreo, o no, è semplicemente un UOMO, un essere umano bisognoso. Dove ci sono dei cattivi, e dove c'è un eroe (con il dovuto rispetto sembra quasi un western!).
L'eroe della storia non è il sacerdote, e neppure il levita; non è ebreo l'eroe,  che  invece sono i cattivi, quelli che non dimostrano di amare il prossimo secondo il comandamento della Torah. Ma l'eroe è il samaritano, lo straniero, quello che gli ebrei odiano, scacciano, discriminano; è lui che obbedisce al comandamento di Dio!
Una storia dove il samaritano ha tutto da perdere, pur di aiutare il suo prossimo  che non conosce nemmeno:
perde il suo pranzo:  olio e vino diventano balsamo e disinfettante; perde la sua giornata di lavoro,  rimanendo il giorno e la notte a curarlo; perde il suo danaro, pagando la stanza e gli extra al suo prossimo.
Cosa sta comunicando Gesù al dottore? Gesù gli sta dicendo: “
“Esiste una umanità, fatta di uomini e donne in disperato bisogno di aiuto, non importa se del tuo popolo o meno;  tu che passi per strada  sei tenuto ad essere  “reya”, custode di un gregge non tuo, verso chi sta nel bisogno. Sarai giusto davanti al Padre mio, non se sei ebreo, ma se obbedisci al comandamento del Padre di amare il prossimo tuo come te stesso. Allora sarai il mio popolo.”
Amare il prossimo, tutto il prossimo, qualsiasi prossimo,  non solo quello che mi piace, che è amabile, ma anche quello che non mi piace, che mi ha fatto male. E'un compito sgradito,  un compito gravoso.
Gesù lo sa,  e ce lo dice chiaramente:
“Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani?E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?”  (Matteo 5: 46-47)
Gesù ti chiede di essere  ????? reya , di essere custode di un gregge non tuo, ma che il tuo Signore ti ha affidato.
Gesù ti dice che non puoi scegliere  la pecora da amare e quella da odiare, ma che le devi amare tutte,
nessuna esclusa, anche quelle che ti hanno fatto male, anche quelle che non rispondono, anche quelle che fuggono  e ti fanno faticare per riprenderle, perché il gregge non è tuo, ma appartiene al Tuo Signore!
Nel vangelo di Matteo è riportata una frase che Gesù ha detto nell'incontro con il dottore della legge:
“Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».” (Matteo 22: 39-40)
Gesù dice:
“Prendi qualsiasi  parte dell'Antico Testamento;  puoi appendere ogni comandamento pronunciato nella Legge su uno di questi due comandamenti. Qualsiasi cosa che riguardi il tuo carattere, la tua vita, la tua adorazione,il tuo rapporto con Dio e ul tuo rapporto con gli altri debbono ricadere sotto questi due comandamenti. Se ne pratichi uno solo: “Amo Dio”, ma non l'alto “Amo il mio prossimo come me stesso”, non stai obbedendo  né a mio Padre né a me!”
Paolo lo dirà in questo modo in Romani:
“Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. Infatti il «non commettere adulterio», «non uccidere», «non rubare», «non concupire» e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso»L’amore non fa nessun male al prossimo; l’amore quindi è l’adempimento della legge.” (Romani 13:8-10)
Gesù ti chiede di essere ????? reya, custode del suo gregge.
La Bibbia afferma che, se credi in Gesù, sei straniero alla terra; il Salmo 119 dice :”Io sono straniero sulla terra” (Salmo 119;19 a) Non appartieni a questo mondo; Paolo dice in Filippesi:  “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli” (Filippesi 3:20 a) La tua cittadinanza è nei Cieli; e da cittadino dei cieli devi agire.
Gesù ti chiede di essere lo straniero al mondo, il samaritano che tutti guardano con sospetto, che talvolta odiano, ma che porta l'olio della Parola che lenisce il dolore, il vino che disinfetta le ferite del mondo, le braccia che curano  e il sostegno pratico per chi soffre  assieme a te lungo la via della vita.
«Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso... fa’ questo e vivrai». (Luca 10:27-28)
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

All in: punta tutto sull'amore per Dio - 4° Parte: tutta la forza | 7 Marzo 2021 |
La nostra forza deriva dall'essere collegati alla forza di Dio. Amare Dio con tutte le nostre forze significa assicurarci di indossare la piena armatura di Dio in modo da poterlo amare con una maggiore intensità e un livello di qualità e abbondanza incommensurabili.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura:  10 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 36 minuti
Siamo al quarto passo della nostra puntata “all in”,quella dove noi mettiamo sul piatto delle vita tutto ciò che abbiamo per donarlo al Padre così come ci ha chiesto Gesù.
Fino ad ora abbiamo visto che dobbiamo puntare “tutto il cuore”, il ragionamento, i pensieri, la logica, tutta l'anima, il corpo, la vita, la mente attiva e le azioni e  metterle a disposizione di Dio.
Ma in che modo dobbiamo farlo? Lo dobbiamo fare come un obbligo, qualcosa che è un dovere perché siamo credenti e salvati, un pegno di riconoscenza per aver mandato Gesù?
Gesù ci spiega il “come” dobbiamo fare tutto ciò:
«Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua”..» (Marco 12:30).
Oggi parleremo  del fatto che dobbiamo fare tutto ciò con “forza”.
Sappiamo ormai che Gesù stava citando un versetto da Deuteronomio, vero?
“Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.” (Deuteronomio 6:5)
La parola ebraica utilizzata in Deuteronomio per “forza è ????? – me‘o?d? ( pron: m'hòd) può essere usata sia come sostantivo ovvero un nome, un oggetto o un'azione, per esempio: “la forza”, oppure come un aggettivo ovvero qualcosa che aggiunge, definisce, spiega il nome, l'oggetto o l'azione che che viene prima: per esempio: "un rumore (sostantivo) forte (aggettivo)".
In tutto l'Antico Testamento me‘o?d?  è usato per 265 volte come aggettivo e solo 2 volte come sostantivo. Vediamo alcune delle volte in cui è usato come aggettivo:
“Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto (me‘o?d?) buono.” (Genesi 1:31)
“In una visione divina mi trasportò là e mi posò sopra un monte altissimo (me‘o?d?) sul quale stava, dal lato di mezzogiorno, come la costruzione di una città.” (Ezechiele 40:2)
“Salomone lasciò tutti questi utensili senza verificare il peso del bronzo, perché erano in grandissima (me‘o?d? me‘o?d?) quantità.” (1 Re 7:47)
Per cui me‘o?d? è qualcosa che “aumenta di molto” la cosa che lo precede: non solo buono ... ma molto buono. Non solo alto ... ma altissimo. Non solo una quantità… ma una grandissima quantità.
Quindi me‘o?d? non ci dice che una cosa è buona che una montagna è alta, che una quantità è grande, ma ci dice quanto la bontà, l'altezza o la quantità sia enormemente più grande di qualsiasi altra che si è mai vista.
Me‘o?d?  si concentra sull'intensi?cazione;  sul livello di qualità più elevato;  sull'andare oltre.
Questo per 265 volte nella Bibbia... tranne 2 volte, quando me‘o?d? è usato come sostantivo.
La prima volta è nel versetto di Deuteronomio che Gesù stava citando, la seconda volta in 2 Re:
“Prima di Giosia non c’è stato re che come lui si sia convertito al Signore con tutto il suo cuore, con tutta l’anima sua e con tutta la sua forza (me‘o?d?), seguendo in tutto la legge di Mosè; e, dopo di lui, non ne è sorto uno simile.” (2 Re 23:25)
Cosa aveva fatto Giosia per meritarsi un apprezzamento tale da parte di Dio che stava ispirando lo scrittore di 2 Re? Leggiamo 2 Re 22:
“Allora il sommo sacerdote Chilchia disse a Safan, il segretario: «Ho trovato nella casa del Signore il libro della legge». E Chilchia diede il libro a Safan, che lo lesse.... E Safan lo lesse in presenza del re. Quando il re udì le parole del libro della legge, si stracciò le vesti...Poi il re diede quest’ordine...«Andate a consultare il Signore per me, per il popolo e per tutto il regno di Giuda, riguardo alle parole di questo libro che si è trovato; poiché grande è l’ira del Signore che si è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno ubbidito alle parole di questo libro e non hanno messo in pratica tutto quello che in esso ci è prescritto».” (2 Re 22:8-13)
Giosia aveva abbattuto gli altari dedicati ad altri dei, aveva scacciato i falsi sacerdoti, aveva restaurato il tempio del vero Dio, e aveva fatto un patto con Lui di rispettare le Sue leggi!
Da cosa era venuto tutto questo? Dall'aver ascoltato la Parola di Dio, dall'aver letto la Legge, ovvero la parte della Bibbia che in quel momento era a disposizione!
L'amore di Giosia per Dio aveva un'intensità  e un livello me‘o?d? , di qualità superiore e  un'abbondanza tale  che Dio dice non ve furono  e non ve ne saranno mai di uguali... neppure Davide!
Ecco cosa stava chiedendo Gesù: di amare Dio con tutto il cuore, il ragionamento, i pensieri, la logica, tutta l'anima, il corpo, la vita,  la  mente attiva e le azioni in una maniera incommensurabilmente più grande; così grande che è difficile da misurare.
Amarlo con tutti noi stessi fino ad andare oltre  la quantità di amore che abbiamo.
Ma... l'evangelista Marco non scriveva in ebraico,  ma in greco... Che parola avrà usato per tradurre  me‘o?d? ?
Mi avete sentito più volte predicare sulla parola greca “dunamys”= forza, vero? Ecco, questa volta non lo farò... perché Luca non usa quella parola là!
Luca usa una parola greca poco usata in greco, e che troviamo nella Bibbia solo 7 volte: ????? ischys .
Per capire meglio cosa voglia Gesù da noi, di quale forza stia parlando, voglio vedere  assieme un brano di Efesini dove Paolo usa  quasi tutte le parole che si traducono in italiano con “potenza” compresi  dunamys ed ischis:
“... egli illumini gli occhi del {vostro} cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, e qual è verso di noi che crediamo l’immensità della sua potenza (ischis). Questa potente (kratos) efficacia della sua forza (energeo?) egli l’ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato, autorità, potenza (dunamys)  , signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro.” (Efesini 1:18-21)
La forza ischis, dice Paolo è la medesima che  ha Gesù risuscitato dalla tomba... e non è una forza che può avere nessun uomo, ma (dice sempre Paolo), è “sua”, proviene da Dio.
Esattamente come per Giosia la forza era provenuta non da lui stesso, ma dalla riscoperta della Parola di Dio, la forza per poter dare  tutto il cuore, tutta l'anima e tutta la mente a Dio non la posso in me stesso, ma deve provenire da colui che mi chiede di affidargli tutto me stesso.
E, attenzione, qui non sto parlando di ottenere la potenza per la mia risurrezione; quella oramai è sicura, è scritta nei Cieli e nel Libro della Vita.
Ma quella potenza mi occorre per testimoniare di Cristo agli altri affinché altri credano e partecipino insieme a noi alla stessa resurrezione di gloria. (Lo vedremo la prossima settimana quando parleremo dell'altro “gran Comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso)
Dio è pronto a darci questa potenza... e in realtà ce la da,  se noi gliela chiediamo... ma sta a noi saperla conservare.
Come fare per ottenerla?
C'è un altro brano dove Paolo  parla di “forza”, e dove spiega come riceverla e soprattutto come “tenerla dentro”: si trova sempre nel libro di Efesini:
“Del resto, fortificatevi (endynamoo?) nel Signore e nella forza della sua potenza (ischis).” (Efesini 6:10)
Stiamo parlando sempre della stessa forza, quella capace di trasformare una crocifissione  in una resurrezione. Paolo ci sta dicendo: “La potenza, se la chiedi a Dio,  è lì, dentro di te: usala!”
Tu potresti dirmi:  “ Ma Marco, io sono credente, cerco di dare a Dio tutto il mio cuore, la mia anima, la mia mente, chiedo continuamente quella forza... ma non la ricevo! Come mai? Sto sbagliando qualcosa? L'indirizzo del sito che sto tentando di aprire da dove scaricare la potenza è sbagliato? Perché non riesco ad accenderla in me? Sto sbagliando? E dove?”
La risposta è: no. Non stai sbagliando sito: il tuo non è un problema di indirizzo, ma sia di connessione, sia di istruzione.
Qualche tempo fa abbiamo venduto al negozio due caricabatterie identici a due diversi clienti.
Dopo qualche giorno il secondo cliente è venuto apposta al negozio per ringraziarci del prodotto dicendo: “Grazie al vostro caricabatterie sono stato in grado di utilizzare di nuovo  almeno tre batterie che credevo fossero rotte!”
Del primo nessuna notizia. Qualche giorno fa un altro cliente ci ha chiesto un caricabatterie: forti di quello che ci aveva detto il secondo cliente gli abbiamo consigliato quel modello specifico.
“No, quello non lo voglio – ha replicato il cliente- perché Tizio (il primo cliente a cui lo avevamo venduto) mi ha detto che non è riuscito a caricarci nemmeno la batteria dello scooter. Non gli si accende nemmeno la spia dell'interruttore!”
Il caricabatterie in questione è elettronico, in pratica è un piccolo computer, e, dopo averlo ”connesso” alla rete elettrica”  bisogna seguire una procedura esatta per poterlo accendere e farlo funzionare... se non è connesso alla rete elettrica  e non fai quella procedura... non funziona!
Per molti credenti vale la stessa cosa: hanno lo strumento (il caricabatterie della loro anima) hanno tutta la potenza disponibile (la rete di energia fornita da Dio) ma non connettono alla rete e non sanno “accendere” lo strumento!
Sapete quale è la differenza tra il primo e il secondo cliente? Che il secondo cliente ha letto le istruzioni!
Sei convinto di aver connesso alla rete “  ed acceso” lo strumento che Dio ti ha fornito? Hai letto le istruzioni per ricevere  la potenza incommensurabile ( me‘o?d?) presente nella  resurrezione (ischis) che Dio vuole darti?
Queste sono le istruzioni che, attraverso Paolo tuo Padre ti ha dato:
“Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi...”(Efesini 6:11-14 a)
E qui Paolo ci dà la precisa sequenza con cui dobbiamo connettere ed accendere il caricabatterie per poter caricare la nostra anima della potenza di Dio:
“...prendete la verità per cintura dei vostri fianchi...” (Efesini 6:14 b)
Gesù è la verità (“Io sono la Via la Verità e la Vita” Giovanni14:6) e la verità ci rende liberi ( “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” Giovanni 8:32); permettere alla verità di convincerti ogni giorno  che vale la pena obbedire a Cristo è il modo in cui ti metti la cintura.  
Questo significa mettere in pratica  non solamente le parti facili della verità,  ma anche quelle parti che richiedono una trasformazione  e un pentimento serio. 
“...rivestitevi della corazza della giustizia...”(Efesini 6:14 c)
Il centurione disse di Gesù «Veramente quest’uomo era giusto». (Luca 23:47): l'unico giusto al mondo.  Se lo indossi ogni giorno,  se fai quello che lui ti chiede se lui ti copre con la sua giustizia sarai giusto, sarai giusta anche tu. 
 “... mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace...”  (Efesini 6:15)
La pace di cui parla Paolo è "shalom" la pace di Dio. Non è l'assenza di guerra, ma una pace che arriva in tutte le circostanze e in ogni momento,  indipendentemente da ciò che sta accadendo intorno a te, anche fosse una guerra.
Una pace che sgorga dalla realtà  che Dio ha un piano  e che realizzerà i suoi propositi. 
"...prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno.”  (Efesini 6:16)
La fede è il cuore della nostra relazione con Gesù.  Attraverso fede crediamo a tutte le promesse di Dio.  Quando il mondo cerca di farci dubitare, la fede blocca i dubbi, e li spegne,  rendendoli innocui.
 “Prendete anche l’elmo della salvezza...” (Efesini 6:17 a)
La salvezza arriva nel momento in cui riponiamo la nostra fiducia nella morte e risurrezione di Gesù.  E' qualcosa che non puoi perdere, ma è  anche il viaggio che dura tutta la vita.  Il più grande campo di battaglia in questo viaggio  è la tua mente.  È quello il luogo che devi proteggere, perché cercheranno di farti pensate che non sei salvo, che non sei salva.
 “...  e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio...” (Efesini 6:17 b)
Gesù nel deserto ha usato la Parola di Dio per respingere la tentazione di Satana. Gesù nel suo ministero ha usato la Parola di Dio per difendersi da scribi e farisei che lo volevano sminuire attaccare, ridicolizzare.
Può sembrare al mondo un'arma innocua, ma è una spada tagliente, una spada a tue tagli (come dice Apocalisse 1:16 b: "...dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata.." ) che separa il bene dal male,  il giusto dallo sbagliato il vero dal falso.
Ami Dio con tutte le tue forze? 
Il tuo amore per Dio ha un'intensità  e un livello me‘o?d? , una qualità superiore e  un'abbondanza non misurabile?
Il tuo amore per Cristo ha una potenza ischis, una potenza che risuscita i morti?
Ti sei assicurato di aver connesso la tua vita all'energia di Dio e di aver letto le istruzioni, la Bibbia per saper accendere il “caricabatterie” della tua anima, e accumulare quella potenza? 
Hai messo l'armatura? Non solo per mera obbedienza,   ma perché ti impegni a vivere  una vita d'amore per Dio che abbia  una maggiore intensità, un livello di qualità superiore, e un'abbondanza superiore? Un amore che non è solo mera forza ?sica…  ma è “oltre la forza”.
Gesù ti chiede di farlo, di puntare tutto su Dio, di dargli il tuo cuore, la tua anima la tua mente non come un obbligo, non come un pegno di riconoscenza, ma come un'atto d'amore.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSSA RISOLUZIONE SI INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD 





(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Il dono di operare miracoli | 28 Febbraio 2021 |
I miracoli sono eventi che vanno oltre le leggi naturali, sovvertendole.  La Bibbia ci dice chiaramente che i miracoli accadono... ma che non tutti provengono da Dio. Solo quelli che portano testimonianza a Cristo e che spingono ad affidarsi a lui per essere salvi lo sono.
---Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/ visione video: 30 minuti
“Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti annunzia un segno o un prodigio,  e il segno o il prodigio di cui ti avrà parlato si compie, ed egli ti dice: "Andiamo dietro a dèi stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli",   tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il SIGNORE, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il SIGNORE, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l'anima vostra.” (Deuteronomio 13:1-3) 
“Allora, se qualcuno vi dice: "Il Cristo è qui", oppure: "È là", non lo credete;  perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti.” (Matteo 24:23.24)
“La venuta di quell'empio avrà luogo, per l'azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi,  con ogni tipo d'inganno e d'iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati. Perciò Dio manda loro una potenza d'errore perché credano alla menzogna...” (2Timoteo 2:9 -11)
“E operava grandi prodigi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini.   E seduceva gli abitanti della terra con i prodigi che le fu concesso di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di erigere un'immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita.” (Apocalisse 13:13-15)GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

All in: punta tutto sull'amore per Dio - 3° Parte: tutta la mente | 21 Febbraio 2021 |
Gesù non ti chiede solo di dare a Dio cuore ed anima, ma anche quello che cuore ed anima controlla: la tua mente.
---

CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 8 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 30 minuti
Siamo alla terza parte della nostra puntata “all in”, dove Gesù ci dice che  il primo e più grande comandamento, è mettere sul piatto tutto per Dio.

Abbiamo visto come Dio chieda  di puntare “tutto il cuore”, nel senso ebraico del termine ovvero l'intelligenza, il ragionamento, i pensieri, la logica, tutta l'anima, sempre nel senso ebraico ovvero corpo, vita ed anima e di metterle a disposizione di Dio.
Oggi vediamo la terza puntata “all in”  che ci chiede di fare Gesù.
«Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua”..» (Marco 12:30).
Parliamo oggi della mente.
Non so se vi ricordate, nella prima predicazione  vi avevo fatto vedere questa diapositiva:
“Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.” (Deuteronomio 6:5)
«Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua”..» (Marco 12:30).
Gesù stava citando un passo di Deuteronomio e avevamo visto che tra l'originale e la versione riportata da Marco, Matteo e Luca sembra che Gesù abbia “aggiunto” una cosa, “mente”.
Premetto che Gesù può fare quello che gli pare e piace, visto che è lui che ha scritto la Bibbia, e può permettersi di aggiungere o togliere ciò che vuole anche stavolta dobbiamo parlare  delle parole che ha usato Gesù in origine.
Su questo versetto gli studiosi della Bibbia sono divisi cercando di interpretare cosa volesse davvero significare Gesù. 
Alcuni dicono che Gesù non abbia aggiunto “mente” ma che sia stato aggiunto da Matteo, Marco e Luca per meglio spiegare “cuore” che, come abbiamo visto nel primo messaggio ha poco a che fare col sentimento ma ha tutto a che fare col ragionamento.
Altri invece dicono che Gesù ha deliberatamente aggiunto “mente”; io sono di questo avviso per due motivi.
Il primo è perché TUTTI e tre gli evangelisti Matteo, Marco e Luca lo hanno messo; pare strano che tutti e tre abbiano deciso  di “spiegare di più” di quello che voleva dire Gesù.
Il secondo è perché tutti e tre mettono “mente” lontano da “cuore”: se avessero voluto “spiegare meglio” li avrebbero messi vicini : “tutto il tuo cuore e tutta la tua mente”.
Allora, perché Gesù ha “aggiunto “mente”? Vediamo le prime due cose che ha elencato Gesù: il cuore, ma anche la comprensione, la capacità di agire, la strategia ed il coraggio; e poi l'anima, ma anche il corpo e la vita.
La parola “mente” nel testo in greco è   ??????? – dianoia, è una parola composta da “noia”, che non significa annoiarsi davanti alla TV, ma “intelletto- ragionamento” e “dia” che è una preposizione usata  per indicare qualcosa che compie una azione.
Mi spiego meglio, “noia” l'intelletto, è qualcosa che rimane confinato nella nostra scatola cranica (per gli ebrei era nel cuore); “dianoia” è quando l'intelletto mette in moto una azione. Possiamo definirla “mente attiva”.
Anche stavolta vorrei spiegarvelo  banalizzando il concetto con un esempio.
Io ho un martello e un tavolo;  chiedo ad uno di voi di fare da “cavia”. Quello che farò è chiedergli di mettere la mano sulla tavola e poi io tirerò una martellata sulla tavola, ma prima di farlo dirò “SPOSTA!!!”. Pronti? (Tira una martellata sul tavolo, e appena prima grida “sposta”)
Questo è “dianoia”: se la cavia avesse avuto solo “noia – mente” avrebbe capito che stava per arrivare una martellata sulla sua mano, avrebbe capito che gli chiedevo di spostarla, ma l'avrebbe lasciata lì.
Ma visto che ha “dianoia”, la sua “mente attiva” ha capito il pericolo, ha capito l'istruzione “SPOSTA!!!” è ha tramutato il pensiero in una azione.
Quello che Gesù ti sta chiedendo non è solamente quello di mettere sul piatto della tua vita, di dare a Dio tutto il cuore/ strategia/ coraggio e tutta la tua anima/ corpo/ vita/ , ma anche tutta la tua mente attiva, quella che trasforma il pensiero in azione.
La mente attiva è quella che fa la differenza tra un buon proposito e una buona azione.
Però, attenzione, la mente attiva non è che ci consiglia  sempre le cose buone: Paolo scrive in Efesini:
“...non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, con l’intelligenza (dianoia) ottenebrata, estranei alla vita di Dio...” (Efesini 4:17-18 a)
Per cui, la mente attiva, quella che mi fa agire, può spingermi a fare sia cose buone sia cattive. Perché?
Paolo usa una parola specifica “ottenebrata”: è una parola molto bella in italiano, ma un po' difficile, poco usata. In greco è ?????? – skotos , che significa molto semplicemente “mettere nell'ombra”.
Quello che sta dicendo Paolo è che la mente  deve essere illuminata da Dio, ma c'è qualcosa che si mette di mezzo e crea un'ombra, un alone oscuro. La volontà di Dio è chiara: fa dire a Geremia:
“...ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni», dice il Signore: «io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo.” (Geremia 31:33)
La parola che è usata per cuore già la abbiamo vista nel primo messaggio: è ??? le?b? , che significa si cuore,  ma nel senso ebraico della parola, ovvero anche volontà/ intelletto... E' la “mente attiva” di cui stiamo parlando, una mente che non solo capisce, non solo analizza,  ma che agisce di conseguenza.
Dio dice che vuole scrivere le sue leggi “nel nostro cuore/ volontà/ intelletto”; vuole che esse siano una “lampada”  che guidi la “mente attiva”.
“La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.” (Salmo 119:105)
...dice Davide. Le leggi di Dio sono scritte a chiare lettere nella Parola di Dio, nella Bibbia: seguile e la tua mente attiva avrà la luce per agire.
Perché Gesù ha aggiunto “la mente”? Perché la mente attiva controlla le due cose che abbiamo letto prima nel versetto di Deuteronomio; ha detto che dobbiamo offrire a Dio cuore/ strategia/ coraggio/ anima/ corpo/ vita.
La mente attiva da una giustificazione alle azioni: nel caso della martellata la giustificazione per spostare la mano è la necessità di evitare una frattura del metacarpo!
Nel XVI secolo Thomas Crammer,  l'arcivescovo Canterbury , che fu uno dei leader della Riforma inglese, scrisse:
"Ciò che il cuore ama, la volontà sceglie e la mente giustifica.
Il cuore ama la verità. La volontà cerca la verità. La mente giustifica la verità.
Il cuore ama i pettegolezzi. La volontà incoraggia i pettegolezzi. La mente giustifica i pettegolezzi.
Il cuore ama servire. La volontà cerca modi per servire. La mente giustifica una vita di  servizio..
Il cuore ama essere egoista. La volontà vive egoisticamente. La mente giustifica una vita egoistica.”
Gesù ha aggiunto la mente perché vuole che tu dia autorità a Dio di decidere quale azione far fare a cuore ed anima.
Tu potresti dirmi: “Ma Marco, tu mi stai dicendo che Dio vuole essere “in controllo” di tutto me stesso?” la risposta è: si! Il grande re Salomone afferma:
“Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento.” (Proverbi 3:5)
Se non dai ANCHE la tua mente attiva a Dio la mente attiva non troverà giustificazioni per dare a Dio cuore, anima, corpo, vita, e non ti spingerà ad AGIRE secondo la volontà di Dio.
Così avrai soltanto la conoscenza delle leggi di Dio ma non le praticherai; e, come dice Paolo, la conoscenza non salva, ma “gonfia” (1 Corinzi 8:1)
Se Dio non ha anche la tua mente, essa continuerà a sussurrarti: “Ma chi te lo fa fare? Ma fai come tutti gli altri! Vivi e godi senza regole! Si campa una volta sola!” Eccetera.
Come?
Come faccio, allora,  a dare a Dio la mia mente? Ci soni cinque passi da fare.  
1. Chiedi al Signore di proteggere la tua mente.
La prima cosa, è anche la più ovvia: chiedi. Chiedi a Dio di proteggere la tua mente. Hai mai pregato il Signore di proteggerti da una malattia? Sai che puoi farlo anche per la tua mente?
2. Riconosci le ombre
Paolo parlava di menti “ottenebrate”, menti nell'ombra. Quali sono i pensieri che ti disturbano? Quelli che ti fanno salire la pressione e girare lo stomaco?
Uno dei sistemi più semplici è: “ Se non mi recano pace, non vengono da Dio” Meglio evitali.
3. Vigila sulla tua mente
Tutto ciò che vedi, senti e guardi, ha un impatto sulla tua mente; vigilare può voler dire cambiare canale,  cambiare discorso, cambiare amicizie. Ma ne vale la pena  per preservare la tua mente per Dio
Paolo afferma:
“Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra; poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio.” (Colossesi 1:2-3)
4. Riposa in Cristo
Più la tua mente sta nell'ombra, più ti verrà in mente di “non essere giusto/ giusta”. Quella è la voce di uno che  si chiama “l'accusatore dei fratelli”, satana.
Riposa nella certezza che:
“Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.” (Romani 8:1-2)
5. Ripeti i passi da 1 a 4 ogni giorno
Dare la tua mente a Dio non è come il battesimo o accettare il Signore che si fa una volta nella vita e basta quella; è un'azione costante nel tempo, che va rinnovata ogni giorno.
Conclusione
Il terzo passo per adempiere al Grande Comandamento è di affidare tutti i tuoi pensieri a Dio, e lasciare che sia lui ad illuminarli, guidarli, orientarli e deciderli.
La differenza che c'è tra un buon proposito di vita e una buona vita in Cristo sta nel dare il controllo dei tuoi pensieri a Dio.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD










(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

All in: punta tutto sull'amore per Dio - 2° Parte: tutta l'anima | 14 Febbraio 2021 |
Dare tutta la tua anima a Dio significa mettere a disposizione il tuo corpo, la tua vita e la tua anima come cittadino dei Cieli, straniero ai quei desideri malvagi del mondo che vorrebbero controllare la tua vita.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 30 minuti
La scorsa settimana abbiamo iniziato parlando delle puntata “all in”, quella dove mi gioco tutto quello che ho.  Gesù ci dice che quello è il primo e più grande comandamento, se voglio obbedire al Padre; mettere sul piatto tutto per Dio.
Abbiamo visto come Dio chieda  di puntare “tutto il cuore”, nel senso ebraico del termine, ovvero tutta l'intelligenza, il ragionamento,  i pensieri, la logica, e di metterle a disposizione di Dio attraverso delle azioni che lo dimostrino.
Oggi vediamo la seconda “puntata all in”  che ci chiede di fare Gesù.
«Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua...» (Luca 10:27).
La seconda cosa che Gesù mi chiede di mettere sul piatto è la mia anima.
Vi siete mai chiesti  cosa intenda dire Gesù? Perché  è una affermazione un po' strana: io devo mettere a disposizione di Dio la parte immortale di me, l'anima, quando in Ezechiele lui stesso afferma che...
“Ecco, tutte le anime sono mie; tanto l'anima del padre come l'anima del figlio sono mie.” (Ezechiele 18:4a)
Come posso dargli qualcosa che Dio afferma  essere già sua?
La parola “anima” nel vangelo di Luca, che è scritto in greco, è ???? – psyche?. Ma ovviamente Gesù non parlava in greco, ma in aramaico. Non stupitevi che non parlasse in ebraico; quella era la lingua parlata dai sacerdoti, ma parlava la lingua  che tutto il popolo usava all'epoca.
Anche stavolta dobbiamo vedere la differenza tra la cultura greca, dalla quale deriva  la nostra cultura occidentale, e quella ebraica. Lo farò aiutandomi con dei bicchieri colorati.
Luca usa la parola psyche?.;  nelle nostre copie del Nuovo Testamento  psyche? viene tradotto sia con “anima” sia con “vita”.
Nella cultura greca gli esseri umani erano composti da due diverse entità una dentro l'altra (tipo matriosca).
Una era ???? – so?ma, (bicchiere rosso) ovvero la parte fisica, il corpo l'altra ???? – psyche?, (bicchiere azzurro) ovvero la parte metafisica (che va oltre il fisico),  lo spirito vitale, l'anima.
Per i greci so?ma, la parte fisica, il corpo, era la parte ignobile, quella che non valeva niente perché sottoposta agli eventi del mondo alla fame, alla sete, al caldo, al freddo, all'invecchiamento, alla morte, ed era da disprezzare.

Psyche? invece, la parte metafisica, lo spirito vitale, l'anima,  era la parte importante, quella nobile,
(bicchiere azzurro) quella che valeva tutto perché era fuori dal tempo ed era immortale.
La questione si complica ulteriormente con la cultura tardo latina (quella da cui proveniamo noi).
Per i latini gli esseri umani erano composti da “corp?s”, il corpo (bicchiere rosso) “v?ta”,  l'energia vitale, (bicchiere verde)... e molti si fermavano qua; già all'epoca c'era chi non credeva più agli dei,  e “?n?ma”, l'anima (bicchiere azzurro).
La parte importante per il latini era il corpo, (bicchiere rosso) per cui l'importante nella vita era godere,
l'anima non era così importante  (e forse nemmeno c'era per molti).

Lunga premessa per capire  a cosa si stia riferendo Gesù. Visto che non parlava in greco, ma in aramaico; che parola avrà usato?
La parola che quasi sicuramente ha usato Gesù in aramaico  è ????- nepesh (pronuncia "now-sha") che è identica alla parola ebraica  ??????  - nep?es? .(pronuncia “nefesh”).
Perché è importante tutto questo? Perché in ebraico la parola “anima/ psyche?  si traduce con  nep?es? e la parola corpo/ so?ma si traduce con  nep?es?.
Per gli ebrei corpo, vita ed anima  erano un tutt'uno indivisibile, (bicchiere giallo) il corpo senza vita ed anima non poteva esistere, e l'anima senza corpo e vita non potevano sussistere.

Per cui nep?es? racchiudeva sia il corpo, sia la vita, sia l'anima. Erano parti inscindibili, non divisibili di ogni essere umano.
Tu potresti però dirmi: “Beh, Marco, aspetta un attimo, il corpo è mortale, mentre l'anima è immortale:
come possono essere una sola cosa? Prima o poi una delle due si separerà dall'altra!”
Spero di non “scandalizzarvi”; ma nell'Antico Testamento non si parla mai di immortalità dell'anima. Infatti, se leggiamo tutto il versetto di Ezechiele 18, non solo la prima parte, Dio dice:
“Ecco, tutte le anime sono mie; tanto l'anima del padre come l'anima del figlio sono mie. L'anima (nep?es?) che pecca morirà.” (Ezechiele 18:4)
Gesù stesso dirà:
“E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima (psyche?); temete piuttosto colui che può far perire l’anima (psyche?) e il corpo nella geenna.” (Matteo 10:28)
Ma nell'Antico Testamento si parla di resurrezione; Daniele parla di resurrezione del corpo:
“Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno, gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per un’eterna infamia.” (Daniele 12:2)
e Davide parla di resurrezione dell'anima:
“Ma Dio riscatterà l’anima mia (nep?es?) dal potere del soggiorno dei morti, perché mi prenderà con sé.” (Salmo 49:15)
Poiché corpo ed anima erano indivisibili, per gli ebrei il corpo moriva e con esso moriva anche l'anima.
Il concetto di morte per gli ebrei, e per Dio è differente da quello che abbiamo noi occidentali: la morte non è la fine di tutto; il corpo tornava ad essere polvere come era stato all'inizio in Genesi 2, e l'anima finiva in un posto chiamato (lo dice Davide)  ??????? , Shoel, (Ades in greco) “soggiorno dei morti” in attesa della risurrezione (dice Daniele) di vita eterna per chi avrà creduto nel Figlio di eterna vergogna per chi non avrà creduto in lui.
Vi faccio un esempio banale: è come spengere la tv con il telecomando: la tv sembra spenta, ma è in attesa che ci sia un nuovo segnale per riaccendersi. Non dobbiamo comperare una nuova TV per vedere i programmi, basta riattivare i circuiti di quella che abbiamo spento.
Ritorniamo al nostro quesito da risolvere: cosa intende dire Gesù quando afferma che devo mettere sul piatto tutta la mia anima?
Da quello che abbiamo visto, non posso “staccare” l'anima dal mio corpo e dalla mia vita per darla a Dio; devo dargli l'intero pacchetto, ovvero:
“Ama il Signore Dio tuo ... con tutto il tuo corpo, con tutta la tua vita, con tutta l’anima tua...” (Parafrasi)
Come faccio?
La domanda è: come? Come faccio a mettere sul piatto corpo, vita e anima? Pietro ci da un suggerimento:
“Fratelli miei, qui siete soltanto forestieri. Dato che la vostra vera casa è in cielo, vi prego di non aver nulla a che fare con i desideri malvagi di questo mondo, che sono sempre in lotta contro la vostra anima (psyche?).” (1 Pietro 2:11 BDG)
L'obiettivo principale del mondo  è fare guerra per avere la tua anima, far si che  il tuo corpo e la tua vita obbediscano a tutt'altro che Dio. Il mondo vuole essere l'autorità ultima  che fornisce le fondamenta alla totalità del tuo essere. Questo è ciò che noi dobbiamo affrontare tutti i giorni.
Cosa suggerisce Pietro, allora? Di non aver nulla a che fare con il mondo? Isolarsi in un monastero, e aspettare che passi la vita?
Assolutamente no! Pietro ci chiede di non aver nulla a che fare coi i DESIDERI MALVAGI del mondo!  E Pietro ce ne fornisce anche una lista:
v. 12 “Comportatevi bene fra i non credenti...” (1 Pietro 2:12 PV)
Il desiderio di “essere buoni” solo con quelli che credono in Cristo... Agli altri, giù mazzate!
v. 13 “Per amore del Signore, siate sottomessi ad ogni autorità umana... (1 Pietro 2:13 PV) v. 17 … e onorate chi vi governa...” (1 Pietro 2:17 PV)
Il desiderio di “farsi le proprie leggi”: passo col rosso, viaggio senza biglietto, lavoro a nero, evado le tasse.
v. 18 “Voi servi rispettate i vostri padroni...” (1 Pietro 2:18 PV)
Il desiderio di restare a casa e far timbrare il cartellino a qualcun altro, il desiderio di stare in ufficio davanti al pc e navigare su Amazon per fare compere.
v. 22 “Egli (Gesù) non peccò mai, né disse mai la minima bugia...” (1 Pietro 2:22 PV)
Il desiderio di crearsi una verità “parallela” diversa da quella vera.
v. 23 “Quando (Gesù) fu insultato, non rispose mai per le rime, e mentre soffriva non minacciava... (1 Pietro 2:23 PV)
Il desiderio di ferire l'altro insultandolo, il desiderio di farla pagare a chi ci fa del male...
Sono questi quelli che Pietro chiama  “desideri malvagi di questo mondo”,  con i quali non dobbiamo aver nulla a che fare.
Si, ma come?
Pietro ci dice che qui, in questo mondo, siamo “soltanto forestieri”, stranieri, immigrati.
Come si comporta uno straniero che sa che prima o poi tornerà a casa?
1. Conserva la lingua 
La prima cosa che accade ad uno straniero è che pian piano perde la sua lingua madre; smette di pensare nella sua lingua, smette di conoscere le parole nuove della sua lingua perde l'accento della sua lingua.
Quando mia moglie si è trasferita in Italia non esisteva la possibilità di vedere le TV  o ascoltare le radio britanniche attraverso il web.
Per non perdere la sua lingua avevamo comperato una radio ad onde corte tramite cui poteva ascoltare tutti i giorni una emittente che si chiama BBC World Service. Era l'unico modo per non far morire il suo inglese.
Allo stesso modo,  dobbiamo come figli e figlie di Dio continuare ad ascoltare la nostra lingua madre, quella con cui siamo nati di nuovo; questo significa, semplicemente, leggere la Bibbia ogni giorno.
2. Conserva le tradizioni
L'altra cosa che, venendo in Italia, Janet rischiava di perdere, erano quelle tradizioni tipiche della sua vera patria. Ad esempio, in Inghilterra la sera di Martedì Grasso, si mangiano i pankakes... e si mangiano anche a casa nostra.
E' importante mantenere le tradizioni, perché ci ricordano che nella nostra vera patria si fanno cose differenti da quelle che si fanno dove viviamo.
Allo stesso modo, dobbiamo come figli e figlie di Dio mantenere le tradizioni che Dio ci ha indicato: questo significa, semplicemente, venire in chiesa la domenica FISICAMENTE: le dirette in streaming sono una ottima cosa per chi è impossibilitato a venire, ma sono quello che si chiama un “succedaneo” qualcosa che assomiglia costa di meno, ma non c'è paragone con l'originale.
3. Chiama a casa 
Quando Janet si è trasferita in Italia, ventotto anni fa, non esisteva Whatsapp, e l'unica maniera  di essere in contatto, era telefonare... e le telefonate costavano una enormità.
Ma le faceva lo stesso, perché in questo modo poteva ascoltare  la voce dei suoi genitori, raccontargli quello che era accaduto qua in Italia, e magari chiedere consiglio su qualcosa.
Dio ha da sempre avuto un Whatsapp, una linea completamente gratuita con la quale lo puoi chiamare  ad ogni ora del giorno e della notte... tanto per lui fa lo stesso.
Si chiama “preghiera”, quella chiamata ad un Padre che è sempre disponibile che è desideroso di sapere come stai, cosa ti accade, ed è pronto a parlarti  per darti i suoi suggerimenti.
Conclusione
Per adempiere al Gran comandamento la seconda parte della mia puntata “all in” è amare Dio con tutto me stesso: corpo, vita, anima, perché sono un tutt'uno, capire che la mia patria non è questa, ma la mia cittadinanza è nei Cieli, e comportarmi come uno straniero, vivendo dove sono, ma obbedendo alle leggi del Padre.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD









(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Il dono della fede speciale | 7 Febbraio 2021 |
Talvolta avere fede in Dio non basta: davanti ad eventi o prove particolari, c'è bisogno di una fede che vada oltre ciò che sappiamo possibile a Dio.
---
Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/ visione video: 31 minuti
“Il Signore disse a Mosè: "Vedi, io ti ho stabilito come Dio per il faraone e tuo fratello Aaronne sarà il tuo profeta. Tu dirai tutto quello che ti ordinerò e tuo fratello Aaronne parlerà al faraone, perché lasci partire i figli d'Israele dal suo paese. Ma io indurerò il cuore del faraone e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d'Egitto." (Esodo 7:1-3)
“Sadrac, Mesac e Abed-Nego risposero al re: "O Nabucodonosor, noi non abbiamo bisogno di darti risposta su questo punto.  Ma il nostro Dio, che noi serviamo, ha il potere di salvarci e ci libererà dal fuoco della fornace ardente e dalla tua mano, o re. Anche se questo non accadesse, sappi, o re, che comunque noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai fatto erigere".(Daniele 3:16-18)
“Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.” (Ebrei 11:6)GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD










(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

All in: punta tutto sull'amore per Dio - 1° Parte: tutto il cuore | 31 Gennaio 2020 |
Se hai creduto in Cristo, Dio ti chiede di puntare tutto sul suo amore per te, a partire dal tuo cuore.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 30 minuti
Sapete cosa significhi la frase “all in”?  Se non la conoscete,  è perché non avete mai giocato a poker o a qualche altro gioco d'azzardo.
Quando stai giocando a poker e fai una puntata “all in” significa che metti sul piatto tutto quello che hai, senza lasciarti nulla.
Oggi cominciamo una serie di messaggi dove studieremo un passo che richiede a chi crede in Cristo di fare una puntata “all in”, puntando la propria vita tutta su qualcuno senza risparmiare nulla di se stessi.
Sto parlando di quello che  in gergo “tecnico” viene chiamato il “Gran Comandamento”.
La storia di questo brano è quella di un Gesù  che ha iniziato il suo ministero di predicazione, ha con se i dodici apostoli, ha mandato settanta discepoli per tutta la Galilea dandogli il potere di scacciare gli spiriti, guarire gli ammalati e predicare la Salvezza.
E' chiaro che qualche “nemico” se lo era già fatto, soprattutto tra i sacerdoti, i farisei ed i dottori della legge; ed è per questo che questi ultimi avevano preso a seguirlo costantemente e ad interrompere la sua predicazione con delle domande “trabocchetto” per farlo cadere in contraddizione o fargli negare qualche passo dell'Antico Testamento che sarebbe equivalso a bestemmiare, con la conseguenza di essere messo a morte.
E proprio grazie ad una di queste “provocazioni” Gesù ci consegna una perla per la nostra fede, che in appena due frasi racchiude tutto l'evangelo, spiegandoci cosa dobbiamo fare per essere graditi a Dio e cosa si aspetta da noi come suoi discepoli.
Il brano è contenuto in tre dei quattro Vangeli, e leggendo le tre versioni che ne fanno Matteo, Luca e Marco abbiamo una informazione completa di quello che è accaduto.
Ciò che ho fatto io è di mettere assieme i tre racconti per poi trarne delle informazioni per le nostre vite di credenti.
“I farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono e uno di loro, {dottore della legge,} gli fece una domanda per metterlo alla prova: «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» (Matteo 22:34-36) Egli rispose: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua...» (Luca 10:27). Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti». (Matteo 22:38-40) Lo scriba gli disse: «Bene, Maestro! Tu hai detto, secondo verità, che egli è l’unico e che non v’è alcun altro all’infuori di lui; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l’intelletto, con tutta la forza, e amare il prossimo come se stesso, è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici». (Marco 12: 32-33) Gesù gli disse: «Hai risposto esattamente; fa’ questo e vivrai». Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?»  (Luca 10:28-29)
I comandamenti  sono due; ma ci sono 5 azioni da fare. Nelle prossime settimane  vedremo come si applicano alla nostra vita quotidiana quelle cinque parole che ho evidenziato: cuore, anima, forza, mente e prossimo, perché Gesù afferma che se facciamo questo vivremo.
Tutti e tre gli evangelisti sono concordi nell'affermare che il dottore della legge non era lì a caso e che la sua domanda non era una richiesta di chiarimento a Gesù, ma un “guanto di sfida”, una sorta di esame sulla Torah, i primi 5 libri dell'Antico Testamento fatta per mettere in difficoltà colui che radunava folle oceaniche.
Gesù risponde alla domanda, infatti, citando un versetto di Deuteronomio, questo:
“Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.” (Deuteronomio 6:5)
Avete notato qualche differenza tra il versetto di Deuteronomio e come lo racconta Gesù? Se non lo avete notato, ve lo faccio vedere io:
"Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.” (Deuteronomio 6:5)
«Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua...» (Matteo 22:38)
Quando arriveremo al messaggio sulla mente,  vedremo perché c'è una differenza.  Oggi vediamo cosa intende Gesù per amare Dio con tutto il cuore.
Come posso amare Dio con tutto il mio cuore?
Ho detto più volte che, quando noi occidentali parliamo del cuore, pensiamo subito al sentimento, all'amore, alla parte irrazionale di noi che ci fa compiere cose folli e senza senso.
Questo è perché veniamo dalla cultura greca, che metteva le emozioni nel cuore e i pensieri nella testa. Nella cultura greca  le emozioni  erano la parte irrazionale di noi e quella meno nobile, e i pensieri erano la parte razionale di noi ed era quella più nobile.
Per gli ebrei non era così: il ragionamento, i pensieri, la logica, erano contenuti nel cuore, le emozioni nella pancia.
E non c'era distinzione tra le due: emozioni e ragionamento andavano di pari passo, entrambi erano parti “nobili”: non bisognava reprimere le emozioni a favore della ragione, ma erano tutte e due  da seguire.
Nel cuore c'era la comprensione, la capacità di agire, la strategia ed il coraggio.
Qui Gesù non sta chiedendo un atto di fede irrazionale, ma un atto di fede ponderato, riflettuto. Sta chiedendo non di amare e basta... perché amare non è un sentimento,  ma un'azione.
Chiede di amare con delle azioni delle strategie, ed avendo il coraggio di farle.
Se il cuore è la sede di tutto questo (facciamo finta lo sia, come credevano gli ebrei, anche se sappiamo che è un muscolo pieno di vasi sanguigni) come dovremmo trattarlo?
Proverbi dice:
“Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita.”  (Proverbi 4:23)
Ho aggiunto sotto anche la versione delle Bibbia TILC, che “spiega” che dobbiamo “vigliare”,  dobbiamo mettere una guardia che controlli i nostri pensieri, perché da essi dipende quello che siamo, facciamo e viviamo.
“Vigila sui tuoi pensieri: la tua vita dipende da come pensi.” (Proverbi 4:23 TILC)
La vita (e la morte) per un credente si svolgono all'interno del “cuore”, sono in funzione di ciò che pensiamo; Gesù (non io, Marco) lo afferma:
“L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene, e l’uomo malvagio dal malvagio tesoro del suo cuore tira fuori il male; perché dall’abbondanza del cuore parla la sua bocca. (Luca 6:45)
Gesù dice che il tuo cuore può contenere due diversi prodotti: il bene e il male.  Ti suona familiare? Ti ricorda di una storia tanto vecchia, messa nelle prime pagine della Bibbia? Leggiamo Genesi:
“Dio il Signore ordinò all’uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai». (Genesi 2:16-17)
Ti sei mai chiesto, mai chiesta perché? Perché Adamo (e poi Eva, che ancora non c'era) non dovevano avere conoscenza del bene e del male? Sembra una contraddizione per delle creature libere!
Nei piani di Dio egli non aveva creato degli “automi”, degli essere programmati per fare SOLO il suo volere, il bene, ma degli esseri puri dal male, che si sarebbero volontariamente affidati a lui, e che  avrebbero amato con tutto il loro cuore, colui che E' amore.
Sappiamo tutti  come è andata a finire la storia; abbiamo fatto di testa nostra, abbiamo voluto avere conoscenza ANCHE del male, e abbiamo infranto un patto con il Padre, scegliendo il “male”... perché è più divertente!
Ma, c'è una maniera di “resettare” tutto, di eliminare il “bug”, la falla, l'errore di sistema: amare Dio con TUTTO il nostro cuore, capire che LUI solo è in controllo, che le SUE scelte sono le migliori possibili per me, anche se le altre sembrano a breve più divertenti.
Gesù dice che se il tuo cuore non ama Dio,  allora quella mancanza d'amore  è ciò che uscirà fuori,  ciò che si vedrà nelle tue azioni quotidiane.
Mirare al cuore
La tattica, ora come allora, è rimasta la stessa:
“Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto;  ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male».” (Genesi 2:4-5)
Secondo voi, se io volessi rendere “inattivo”, inutile un credente, a cosa mirerei per primo? Ma certamente! Al cuore! Fargli credere che ci sono più possibilità di quelle che ci mostra Dio! Minare la certezza che dica la verità! Mirare al cuore!
Ecco perché il comandamento di amare Dio "con tutto il cuore"   è il primo della lista. Se il tuo cuore non ama Dio,  se non ti fidi e non ti affidi, se lui non è al controllo di ciò che pensi se non c'è azione, strategia e coraggio, allora Gesù non farà differenza  nella tua vita.
Mirare al cuore! Come? Basta sostituire Dio con cose che controllino la tua vita e il gioco è fatto.
Possono essere cose “cattive”, come quelle che Dio vedeva in Genesi 6 prima di mandare il Diluvio:
“Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo.” (Genesi 6: 5)
Oppure possono essere cose “buone”;  puoi metterti una maschera e fingere. Puoi provare a imitare l'amore che non c'è in te. Puoi andare in chiesa, leggere tutte le Scritture  pregare , cantare salmi, inni e canti spirituali.
Puoi fare beneficenza, aprire missioni in Africa, costruire ospedali... tutto buono, ma...
“Poiché io desidero bontà, non sacrifici, e la conoscenza di Dio più degli olocausti.” (Osea 6:6)
Gesù citerà proprio questo brano in Matteo dicendo:
“Se sapeste che cosa significa: “Voglio misericordia e non sacrificio”, non avreste condannato gli innocenti...” (Matteo  12:7)
Puoi fare tutte le migliori azioni,  ma... ma senza un vero amore per Dio è tutto sterile.
Paolo dice:
“...infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati.” (Romani 10:10)
Il cuore serve ad ottenere la giustizia di Dio: tutti parte da lì. La bocca, senza che sia comandata dal cuore, è solo “aria”, finzione,  “fake”, come ormai va di moda dire.
Per rendere “inutile” un credente non mi serve far altro che riempire il suo cuore di “altre cose” piuttosto che Dio.
Come posso proteggere il mio cuore?
Esiste allora un modo per proteggere il mio cuore? Per impedire a satana di attaccarlo, riempiendolo di altro che non sia Dio?
La risposta è: no... con le risorse umane., con la forza di volontà.  Il versetto di Genesi 6: 5 (quello prima del Diluvio che abbiamo visto all'inizio), è il primo della Bibbia dove compare la parola “cuore” riferita alla volontà umana; e la prima volta non se ne parla come una cosa positiva.
Dio racconta a Geremia che:
“Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?” (Geremia 17: 9)
Ed è per questo che ha provveduto una barriera che possa preservarlo: ce la spiega Paolo:
“...ed ha impresso su di noi il suo sigillo. Ha messo nel nostro cuore lo Spirito Santo come garanzia che apparteniamo a lui e come anticipo di tutto ciò che ci darà.” (2 Corinzi 1: 21-22 PV)
L'unico modo per amare Dio con tutto il nostro cuore è quello di lasciare che lo Spirito Santo lo riempia quotidianamente, affinché non ci sia spazio per altro.
Non ci sia Dio e... il mio lavoro Dio e... la mia famiglia, Dio e... le mie amicizie... Dio è... la mia preghiera.
Ma Dio NEL mio lavoro, nella mia famiglia, nelle mie amicizie, nella mia preghiera.
Se lo autorizzi a riempire il tuo cuore lui troverà la via per parlarti; attraverso sogni, attraverso la lettura della Bibbia, attraverso la sua voce quando preghi, attraverso fratelli e sorelle in Cristo  che spesso inconsapevolmente ti parleranno di cose  che solo tu pensi di conoscere, e che ti spingono a cambiare.
Conclusione
Per adempiere al Gran comandamento la prima parte della mia puntata “all in” è riempire il mio cuore di Spirito Santo, chiedere il suo intervento, seguire ciò che mi chiede di fare per svuotarlo dalle cose cattive del mondo e riempirlo della presenza di Cristo, per amare Dio con tutto il mio cuore.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD







(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Discernere gli spiriti per il bene della chiesa | 24 Gennaio 2021 |
Ad alcuni Dio da il dono di capire cose che non sono state dette o viste, non per il proprio interesse, ma per il bene delle persone che credono in Cristo.
---
Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/ visione video: 34 minuti
"Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune. Infatti a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito;  a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l’interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole." (1 Corinzi 12:7-11)
"Ma se non fate così, voi avrete peccato contro il SIGNORE; e sappiate che il vostro peccato vi ritroverà."(Numeri 32:23)
“Ma Pietro disse: "Anania, perché Satana ha così riempito il tuo cuore da farti mentire allo Spirito Santo e trattenere parte del prezzo del podere?  Se questo non si vendeva, non restava tuo? E una volta venduto, il ricavato non era a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio".” (Atti 5:3 -4)
“ "O uomo pieno d'ogni frode e d'ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, non cesserai mai di pervertire le rette vie del Signore? Ecco, ora la mano del Signore è su di te, e sarai cieco per un certo tempo, senza vedere il sole". In quell'istante, oscurità e tenebre piombarono su di lui; e andando qua e là cercava chi lo conducesse per la mano. Allora il proconsole, visto quello che era accaduto, credette, colpito dalla dottrina del Signore." (Atti 13:10-12)
“ "Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti perdoni il pensiero del tuo cuore. Vedo infatti che tu sei pieno d'amarezza e prigioniero d'iniquità".” (Atti 8:22-23)GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM
---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Far parte del progetto di Cristo | 17 Gennaio 2021 |
Quale era il progetto di Gesù per le persone che, credendo in lui, venivano salvate? Era quello di trasformare gente comune in degli ambasciatori del suo messaggio di salvezza. Il progetto non è cambiato: sei pronto, sei pronta a far parte di quel progetto?
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 34 minuti
Oggi vorrei parlarvi di lockdown.... “Ancora?” dirai. Aspettate un attimo, non voglio parlarvi di quello per via del Covid. Voglio parlarvi di quello che c'è nella Bibbia.
Chi conosce l'esatta tradizione della parola inglese, tanto abusata dai media? La traduzione esatta è “confinamento”, ovvero, dice il vocabolario Treccani, “relegare in un dato luogo o spazio chiuso”.
Vi viene in mente qualche episodio nel quale dei credenti stavano rinchiusi in un posto? Si? No? Vediamo qualche brano.
“Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, che è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato (un km circa). Quando furono entrati, salirono nella sala di sopra dove di consueto si trattenevano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo.” (Atti 1:12-13)
Perché erano tutti assieme? Ve lo ricordate?
“Trovandosi con essi, (Gesù)  ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, «la quale», egli disse, «avete udita da me.” (Atti 1:4)
Perché Gesù aveva fatto un DPCM...  anzi un DFUD (Decreto Figlio Unigenito di Dio) e li aveva messi in “zona rossa”.
Quale era lo scopo di Gesù per metterli in “zona rossa”, di obbligarli a stare tutti a Gerusalemme, tutti assieme? Di evitargli il contagio? Leggiamo ancora:
“Perché Giovanni battezzò, sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni.” (Atti 1:5)
Perché tutti assieme?
Vi siete mai chiesti “perché”? Perché li voleva tutti assieme? Perché li voleva tutti a Gerusalemme? Ve lo siete mai chiesto? Avreste dovuto!
Tu potresti rispondermi: “Ma è chiaro! Lo dice Gesù! Per ricevere lo Spirito Santo!”
E' vero... ma questo non risponde alla mia domanda: perché tutti assieme in uno stesso posto?
Per quale motivo dovevano essere in lockdown per poter ricevere lo Spirito Santo? Forse perché lo Spirito Santo è come il tampone? Devi andare al “drive in” dell'ospedale per poterlo avere? O forse perché lo Spirito Santo sotto a 12 persone per volta non agisce?
Questa serie di messaggi parla del nostro “piano” per il 2021, come credenti e come chiesa. Quale era il “piano” di Gesù, allora? Leggiamolo sempre in Atti:
“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8)
Il progetto di Gesù era quello di trasformare una massa di artigiani, contadini, pescatori, esattori corrotti, massaie, ex prostitute, in soldati d'un'armata di conquista... prima a Gerusalemme, poi nella regione (Giudea) poi in quella a fianco (Samaria) poi nel resto del mondo...
E qui entra in gioco il “lockdown”. Vi siete fatti la domanda  “perché dovevano stare tutti assieme,  tutti nello stesso posto”? Leggiamolo perché:
"Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.” (Atti 2:2-4)
Avete capito perché dovevano essere tutti assieme? Lo Spirito Santo sino a quel momento non aveva mai agito sulla terra. E' una parte della Trinità, ha operato nella Creazione: Genesi dice:   “...lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.” (Genesi 1:2) ma non aveva ma agito  sino a quel momento negli uomini.  (E' un argomento controverso, ma questa è la mia opinione.)
Le persone non avevano mai visto la manifestazione dello Spirito Santo in un uomo o in una donna: dovevano essere tutti lì  ciascuno per VEDERE l'altro.
Dio poi ha aggiunto anche gli “effetti speciali” per quella prima volta, con le “fiammelle” che si dividono  e si posano sulla testa di ciascuno; non servivano na niente, se non a far vedere  ciò che è invisibile, ma che arde.
Dovevano essere tutti lì, per sentire l'altro che a malapena parlava ebraico tirare giù tutta la 5° declinazione in latino: “R?s, R??, R??, R?m, R?s, R?” “Giuà, ma che stai a dì?” “E che ne so Mattè? Me viene da parlà così!”
Dovevano vedere, per credere che quello che Gesù aveva promesso era vero,  funzionava,  ed era incredibilmente potente!
Quanti erano e chi erano?
Quanti erano quel giorno? Tendenzialmente (anche perché in tutti i film la Pentecoste è stata ritratta così) saremmo portati a dire: 12, gli Apostoli.  Infatti Giuda era stato rimpiazzato da Mattia:” (Atti 1:26) Ma, se leggiamo bene, vedremo che erano molti di più:
“Tutti questi (gli apostoli) perseveravano concordi nella preghiera, con le donne e con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui.” (Atti 1: 14)
Per cui c'erano anche le donne: non sappiamo di preciso chi fossero, ma di sicuro comprendevano: le mogli, le sorelle convertire,  le donne che erano andate al sepolcro descritte in Luca 16:1 (Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Salome).
Ma in realtà erano molti di più: infatti, quando decisero che dovevano rimpiazzare Giuda, in Atti è scritto:
“In quei giorni Pietro, alzatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone riunite era di circa centoventi), disse...” (Atti 1:16)
Tenete conto che, nella società ebraica, le donne non contavano nulla, e, pertanto, non venivano neppure contate come presenze in una folla: si contavano solo gli uomini.
E' probabile che il giorno di Pentecoste nella “sala di sopra” ci fossero più di duecento persone, tutte appartenenti al popolo, alle caste più umili, scacciate, schifate...
 Perché proprio quelli?
E qui, arriviamo ad una seconda domanda: perché proprio quelli?
Immagina che tu sia un imprenditore, e che voglia pubblicizzare il tuo nuovo prodotto: tra quali persone,  sceglieresti i tuoi “rappresentanti”?
Posso anticiparti che cercheresti  persone con una cultura medio/ alta, fedina penale integra, ben vestite, che parlino almeno un paio di lingue... non certo quelle riunite in quella sala a Gerusalemme.
Ti sei chiesto, allora,  perché Gesù non ha scelto “quelli meglio”? Quelli istruiti, quelli sapienti, magari i sacerdoti o i governanti? Vediamo perché in Atti:
“Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua.E si stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa?” (Atti 2:6-8)
All'epoca nelle scuole non si insegnavano le “lingue”; solo se tu eri di una famiglia ricchissima avevi la possibilità di pagare insegnanti che venivano a casa ad insegnarti un'altra lingua.
La folla non si sarebbe stupita se dalla sala alta fossero scesi dieci nobili in vestiti damascati e avessero iniziato a parlargli nelle loro lingue.
Ma vedere duecento e più “straccioni” parlare in tutte le lingue possibili, beh, doveva fare un certo effetto.
E Pietro, ispirato dallo Spirito, era lì, pronto a spiegare alla folla cosa stesse succedendo:
“...questo è quanto fu annunciato per mezzo del profeta Gioele:“Avverrà negli ultimi giorni”, dice Dio, “che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. Anche sui miei servi e sulle mie serve, in quei giorni, spanderò il mio Spirito e profetizzeranno.” (Atti 2:16-18)
Erano passati 53 giorni dalla crocifissione, da quando tutti i discepoli erano scappati, da quando Gesù era stato rinnegato da quel Pietro che ora lo proclamava come unico Salvatore... Voi ci avreste creduto che poteva accadere questo?
“Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone.” (Atti 2:41)
Cosa c'entra questo con me?
A questo punto tu potresti dirmi: “Va bene, Marco, ma tutto questo, cosa c'entra con me? Cosa c'entra con noi? Cosa c'entra con i progetti personali e di chiesa del 2021?”
Ti rileggo una frase che ho detto poco fa: Il progetto di Gesù era quello di trasformare una massa di artigiani, contadini, pescatori, esattori corrotti, massaie, ex prostitute, in soldati d'un'armata di conquista...
Pensi che il progetto di Gesù sia cambiato? Pensi che, oramai, il compito di portare altri a Cristo spetti solo ai pastori, ai predicatori, agli anziani? Gente “adatta” ben vestita, che parla tre lingue a conosce l'etimologia, legge la bibbia in ebraico e in greco, che ha fatto la “scuola biblica”?
“Poiché io, il Signore, non cambio...” (Malachia 3:6 a)
“Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno.” (Ebrei 13:8)
Il piano, è rimasto il medesimo; gli attori, anche. Gesù come suoi rappresentanti non cerca professionisti, ma continua a cercare  artigiani, contadini pescatori, massaie, impiegati, liberi professionisti, dottori, disoccupati, pensionati, studenti, … tutti!
Questo lockdown reale può essere il momento in cui tu accetti la sfida di diventare  non solo un/ una credente “seduto/ a” in chiesa o a casa davanti ad uno smartphone o un pc che segue il culto della sua chiesa virtuale, ma un soldato nell'armata di conquista di Cristo.
Come fare?
La base di tutto è:
1. Ricevi lo Spirito Santo
Tutto parte da qui. Se non c'è questo, tutto il resto non funziona. Non vedrai più la fiammella sulla tua testa, non ti serve più di vedere “fisicamente” che lo Spirito Santo è in te, perché lo vedrai dall'effetto che ha sulla tua vita.
E non devi neppure essere assieme ad altre 200 persone; perché puoi vedere l'effetto dello Spirito Santo nei tuoi fratelli e nelle tue sorelle in Cristo; basta che ti guardi attorno.
Ma solo questo non basta a spiegare l'esplosione esponenziale della chiesa primitiva. Cos'altro c'era?
“Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere...E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio...” (Atti 2:42,46)
Mentre lo Spirito Santo lo puoi chiedere, ci sono altre cose che devi fare:
2. Leggi la Bibbia
Atti dice:  "Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli".  Gli Apostoli insegnavano quello che Dio aveva scritto nell'Antico Testamento e quello che lo Spirito Santo gli metteva nel cuore, che forma il Nuovo Testamento. Sono la Bibbia.
3. Interessati agli altri credenti 
Atti dice che  erano: "perseveranti... nella comunione fraterna".  Non erano “isole”, ma erano informati di come stavano gli altri fratelli e le altre sorelle, giovano assieme a loro,  piangevano assieme a loro,  aiutavano quando c'era bisogno.
4. Ricordati del sacrificio di Gesù
Atti dice che  erano: " perseveranti ... nel rompere il pane". Ovvero ricordavano su base quotidiana il sacrificio di Gesù attraverso il pane e il vino.
Più di una volta vi ho incoraggiato a farlo quando vi riunite assieme (quando sarà possibile) oppure durante lo studio del giovedì: non è una prerogativa del pastore.
5. Prega
Atti dice che erano: "perseveranti ... nel pregare".  Più di una volta mi avete sentito dire: “tanta preghiera, tanta potenza, poca preghiera, poca potenza, niente preghiera, niente potenza.
Tutto questo a pro di che?
Perché dovresti fare tutto questo come piano per il 2021? Ti rispondo facendoti vedere il frutto di tutto quello che faceva la chiesa di Gerusalemme:
“...lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva al loro numero ogni giorno quelli che venivano salvati.” (Atti 2:47)
Il frutto di tutto questo: la comunità vedeva qiello che quest'armata di straccioni era capace di fare: amore, aiuto, supporto, amicizia... e tutti li lodavano! Ed il Signore (attenzione, non loro!) aggiungeva altri, perché vedeva che loro erano stati capaci di creare quella comunione fraterna, ed in virtù di quello, mandava le persone!
Il frutto era, ed è, la conquista di anime per Cristo.
“... e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8)
Era, ed è, adempiere al Grande Mandato a cui il Signore ti ha chiamato quando lo hai accettato nella tua vita.
Non prendere scuse, sono tutte attività che puoi fare, nonostante il lockdown; ma ti chiedo:  vuoi essere parte del progetto di Cristo?
PreghiamoGUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD








(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Quale è il tuo piano? | 10 Gennaio 2021 |
Quale è il tuo piano per il 2021? Ne hai uno? E comprende solo te stesso, o anche le persone che ti vivono attorno? Cristo vuole che tu sia il suo "altoparlante" in questo nuovo anno... ma devi avere un piano perché accada.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 38 minuti

La scorsa settimana vi ho chiesto con quale mano stai accogliendo il 2021; con una mano che blocca la Grazia di Cristo, che la schiaccia assieme a tutto quanto il resto, che la rifiuta, oppure che la accoglie.
E' importante, perché siamo a quasi un anno di “lockdown”, questa parola che abbiamo imparato che significa grandi sacrifici, anche se a fin di bene.
Ma, nonostante tutto, siamo sopravvissuti, anzi, ci siamo “abituati”, abbiamo mutato le nostre abitudini, abbiamo scoperto nuovi modi di comunicare.
Chi aveva mai sentito parlare di Zoom prima? A casa mia forse mia moglie che insegna all'università, e Matteo che studia in Inghilterra.
Siamo stati comunque capaci  di mantenere contatti con le persone che amiamo, anzi, forse per via del Covid, del tempo da passare a casa  e grazie ai social abbiamo ripreso contatto con persone che non sentivamo da molto.
Questo ci è successo come persone, a livello individuale. Ma tu ed io, non siamo solo “noi”.. Il tuo corpo e il mio non si limitano a quello di cui sono “composti, ossa carne e cartillagini” come diceva Totò.
C'è qualcosa che va ben oltre noi stessi; se sei credente tu sei solamente la parte di un “corpo” enormemente più grande.
“Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito...Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.” (1 Corinzi 12:13, 27)
Cosa abbiamo fatto del “corpo di Cristo” nel 2021? Chi mi conosce sa che, nel mese di gennaio, una delle mie prime predicazioni è dedicata al riassunto di quello che abbiamo fatto durante l'anno passato.
Di norma vi faccio vedere foto di tutti gli  eventi, di chi abbiamo ospitato in chiesa, degli eventi pubblici all'aperto, dei pranzi assieme, dei ritiri, eccetera.
Quest'anno, per ovvie ragioni, non ho da mostrarvi nulla. Non ci sono stati eventi speciali, né agapi, né battesimi, né ritiri... nulla!
Dal 15 marzo al 24 maggio, per due mesi e mezzo  non siamo neppure venuti qua in sala, ma abbiamo fatto “dirette web”.
Potrebbe sembrare che “abbiamo perso un anno”... ed il timore è che, con il continuare della pandemia, potremmo perderne un altro!
Ma, vorrei vedere con voi alcune tabelle 















Siamo proprio sicuri che è stato un “anno perduto”? I dati ci dicono di no! Ci dicono anzi che per 13.294 volte, anche se per un minuto, siamo entrati nella casa di qualcuno vicino o lontano. La nostra piccola chiesa è arrivata in Italia, negli Stati Uniti, in Romania, in Svizzera,  in Basile, nel Regno Unito, in Venezuela. 
Per 13.294 volte qualcuno ha ascoltato  anche una sola parola del Vangelo. Qualcuno si è inginocchiato, qualcuno a pregato, forse qualcuno ha dato la sua vita a Cristo o ha riaffermato il suo patto personale con Lui senza che noi ne sapessimo nulla.
Ve lo sareste immaginato? Perché è successo? Perché siamo bravi? No, non perché siamo bravi... ma, per due motivi principali.
Il primo è perché c'è una chiesa "fisica, reale, che si incontra e prega, che dà la decima e con quella decima siamo capaci di pagare la tecnologia che ci permette di stare online. Senza chiesa fisica, non ci sarebbe stata la chiesa "virtuale",
Il secondo, e più importante, è semplicemente, perché invece di vedere il Covid come un disturbo lo abbiamo visto come una opportunità.
Invece di farci spaventare dal virus abbiamo cercato le persone che erano spaventate e che cercavano conforto, spiegazioni,  qualcosa che le aiutasse a “non dare di matto.
Abbiamo fatto qualcosa di nuovo? Assolutamente no! Questo è quello che i credenti di ogni epoca hanno da sempre fatto per aggiungerne uno in più a Cristo.
I grandi risvegli spirituali sono sempre avvenuti nei momenti più difficili attraverso persone che hanno visto i problemi non come un muro per il Vangelo, ma come una opportunità per Cristo.
Pensate a Paolo quando venne arrestato; fu portato in tribunale e gli fu offerto un “occhio di riguardo” dal governatore Festo:
“Ma Festo, volendo fare cosa gradita ai Giudei, disse a Paolo: «Vuoi salire a Gerusalemme ed essere giudicato in mia presenza intorno a queste cose?» Ma Paolo rispose: «Io sto qui davanti al tribunale di Cesare, dove debbo essere giudicato...Agrippa disse a Festo: «Quest’uomo poteva essere liberato, se non si fosse appellato a Cesare» ” (Atti 25:9-10, 26:32).
Paolo vedeva il suo arresto non come un ostacolo al vangelo, ma come una opportunità per portarlo oltre Gerusalemme, oltre la Giudea, oltre il medio Oriente, per portarlo al centro del mondo di allora, a Roma!
Quando Paolo scrisse la sua lettera ai Filippesi, era incatenato ad un soldato romano notte e giorno; invece di lamentarsi esprimeva  gratitudine per il fatto  che il Vangelo stava avanzando  a motivo della sua prigionia: 
“Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo; al punto che a tutti quelli del pretorio e a tutti gli altri è divenuto noto che sono in catene per Cristo; e la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto più ardire nell’annunciare senza paura la parola di Dio.". (Filippesi 1: 12-4)
Paolo aveva pianificato di finire in catene, ma  era in grado di vedere oltre le catene,  guardarle come una opportunità piuttosto che come un limite.
In che modo siamo disposti  a vedere le opportunità che il 2021 ci offre non come un limite ma come una opportunità?
Nel 2021 vogliamo vedere la pandemia come una limitazione, o come una opportunità?
Il 2020 ci ha dimostrato nei numeri che quello che credevamo un limite si è risolto in un megafono verso il mondo.
Siamo pronti, ciascuno per parte sua, ciascuno come “membra”, pezzi importanti, mani, braccia, occhi, voci del corpo di Cristo a vedere oltre le limitazioni? A portare Cristo oltre le zone rosse, arancio, gialle rinforzate?
Vogliamo piangerci addosso, perché siamo pochi, perché i nostri mezzi sono pochi, perché le occasioni di incontro sono poche?
Oppure vogliamo vedere il valore di essere pionieri come lo erano le chiese primitive, quelle di Atti, quelle “fatte in casa” tra un bimbo sul vasetto da notte e un soffritto sul fuoco?
Sapete, io negli anni ho imparato che se voglio che le cose accadano devo avere un piano  che guardi al futuro, ai prossimi 365 giorni, altrimenti le cose non accadranno, perché me ne dimentico  o perché ci sono cose che rubano spazio ad altre.
Questo ad esempio è il foglio dove scriviamo ciò che vogliamo accada in chiesa durante l'anno. Non tutto si concretizza sempre, ma molto viene fatto.
Quale è il tuo progetto per il 2021? Vorrei darti quattro suggerimenti per poter trasformare il 2021 in un anno di opportunità per Cristo.
1. Pregare
La parte che tutti possiamo fare, quella più facile … in apparenza, più difficile nella realtà, è pregare per la conversione di persone che neppure conosciamo.
E' facile pregare per la conversione di un amico, di un familiare di qualcuno che conosciamo  ed al quale siamo legati... Ma farlo per uno sconosciuto, o forse per qualcuno che conosciamo e poco (o niente) apprezziamo... beh, quello è un altro paro di maniche!
Paolo si preoccupava profondamente  per i suoi compagni ebrei  ed era addolorato perché molti di loro  non erano riusciti a ricevere Gesù  come il Messia promesso e il Salvatore del mondo.  In Romani 10: 1 dice: 
"Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati.". (Romani 10:1)
Ognuno di noi entra quotidianamente in contatto con non credenti.  La domanda da porsi è; "Chi è che Dio mi mette davanti perché vuole che sia salvato/ salvata?"
Pensa a qualcuno che conosci di vista,  e che sta male... o anche che sta bene, ma senza Gesù! Hai un  peso per lui o per lei? Paolo lo aveva.  Noi dovremmo averlo allo stesso modo.
2. Parlare
Spesso il Vangelo non arriva semplicemente perché non ne parliamo mai. Magari aspettiamo il momento opportuno, quello dove c'è un tempo calmo, un incontro rilassato, una discussione che non va da nessuna parte per metterci dentro Cristo... e quel momento non arriva mai!
Paolo ha scritto In Romani: 
“Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunci?”   (Romani 10:14)
Il mio sogno  è di vedere una chiesa di  predicatori! Intendetemi bene,  non di persone che predicano  la domenica mattina,  ma di credenti che attivamente e intenzionalmente  proclamano il Vangelo ai non credenti nella vita quotidiana  attraverso normali conversazioni.  Di persone che non sono timide riguardo alla loro fede di persone come Paolo:
“Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede..." (Romani 1:16 a)
Ricorda una cosa: il punto più vicino  tra un non credente e Dio sei tu. 
Non presumere che prima o poi qualcuno  meglio di te evangelizzerà quella persona... perché potrebbe non accadere!
3. Condividere
La vita moderna è tanto veloce, le persone normalmente  non hanno tempo di sedere,  di vedere,  di ascoltare... Il Covid ha cambiato questa regola! Abbiamo miliardi di persone al mondo che purtroppo (o finalmente) hanno tempo! Tutto quello che vogliono!  Sono a casa in zona rossa!
I diagrammi che vi ho fatto vedere all'inizio dimostrano che le persone sono AFFAMATE di sapere! Tutto dipende da cosa troveranno.
Possono trovare cose che non li aiutano, mettersi su Facebook a polemizzare su vaccino si, vaccino no, solamente perché non hanno altro da fare.
Oppure possono ricevere qualcosa attraverso quello che noi condividiamo sui social. Quanti di voi condividono sulla propria pagina FB, Twitter, Whatsapp i messaggi della nostra chiesa? (Non dovete alzare le mani!)
Condividere sulla vostra pagina, o inviare a qualcuno che conoscete le predicazioni domenicali è un modo per fornire alle persone una condotta di acqua pulita a cui dissetarsi; potranno rifiutare di bere, ma se sono realmente assetati berranno!
Magari Mario ed io non saremo i migliori predicatori, se ne trovate di altri in rete, utilizzateli pure (non siamo gelosi e conosciamo i nostri limiti!), ma l'importante è condividere il vangelo.
Oppure potete offrire un libro (ce ne sono a decine nella nostra biblioteca).
4. Invitare
Anche se siamo in periodo di Covid, al momento ci è data la possibilità di incontrarci. Come chiesa stiamo appositamente rispettando tutti i protocolli che ci vengono dati, e questa sala è sufficientemente sicura.
Invitare persone è un atto di amore verso quelli che invitiamo; possono rifiutare, ma non scoraggiamoci! Io conosco bene uno a cui ci sono voluti dieci anni per arrendersi al Signore... a adesso vi sta parlando dal pulpito!
Tuttavia devo avvisarvi che questi quattro metodi possono essere totalmente inutili a causa nostra.
Perché? In che modo possiamo annientarli? Semplicemente se non siamo innamorati della Parola di Dio, se non ci cambia dentro, se non ci da gioia nella sofferenza,  se ci dimentichiamo che la nostra gioia non dipende da come stiamo ma da chi siamo in Cristo.
Possiamo annientare tutto il piano semplicemente essendo tristi, arrabbiati, impauriti, depressi, piuttosto che felici
Vorrei vedere un video assieme a voi...




Voglio rileggervi parte di ciò che Benigni dice:
"Se non vi innamorate è tutto morto. Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto. Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria. Siate tristi e taciturni con esuberanza. Fate soffiare in faccia alla gente la felicità. Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Siate felici. Dovete patire, stare male, soffrire. Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre."(Roberto Benigni -”La poesia” - da “La Tigre e la Neve”)
5. Essere felici
Dobbiamo annunciare Cristo "soffiando in faccia la felicità" di essere in Cristo.
“... siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera...” (Romani 12:12)
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM

---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD








(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Con quale mano accoglierai Cristo? | 3 Gennaio 2021 |
Tutti sperano che il 2021 sia meglio del 2020. Ma ciò che accadrà in questo anno che viene dipende soprattutto  da come metterai la tua mano per accettare il dono d'amore che Dio ci ha mandato attraverso Gesù. 
---CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 8 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 17 minuti
Abbiamo appena lasciato Natale e molti di noi hanno ancora su gli addobbi... e forse anche un “presepe”.
In qualsiasi presepe che si rispetti  ci sono  una serie di personaggi  che  sembrano fuori luogo, troppo ricchi, troppo ben vestiti. Sto parlando dei Magi, o Sapienti. 
Questa è la domenica che precede di tre giorni il giorno dell'Epifania, e vorrei parlare di “doni” visto che i Magi, per tradizione, sono coloro che per primi hanno recato Doni a Gesù.
E lo voglio fare  in una maniera “inusuale”, raccontandovi una “favola”:  la favola di una mano... e di un cuore... "C'era una volta una mano che si sentiva tanto sola e aveva tanto bisogno di pace e riposo. L'aveva cercato in tanti posti: nel lavoro,  nei soldi e anche nel sesso... ma senza trovarlo.

Fu così che un giorno si mise a riflettere  e disse...
“Io intrapresi grandi lavori: mi costruii case, mi piantai vigne, mi feci giardini e parchi, e vi piantai alberi fruttiferi di ogni specie; mi costruii stagni per irrigare con essi il bosco dove crescevano gli alberi. Comprai servi e serve ed ebbi dei servi nati in casa; ebbi pure greggi e armenti in gran numero, più di tutti quelli che erano stati prima di me a Gerusalemme. Accumulai argento, oro e le ricchezze dei re e delle province; mi procurai dei cantanti e delle cantanti e ciò che fa la delizia dei figli degli uomini, cioè donne in gran numero.” (Ecclesiaste 2:4-8)
Ma la mano non aveva trovato la pace, il riposo, e nemmeno l'amore: 
“Poi considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatte, e la fatica che avevo sostenuto per farle, ed ecco che tutto era vanità, un correre dietro al vento, e che non se ne trae alcun profitto sotto il sole.” (Ecclesiaste 2:11)
Il cuore guardò giù, e ascoltò le parole della mano, e gridò forte verso lei:
«La mia presenza andrà con te e io ti darò riposo» (Esodo 33:14)
“Io stesso pascerò le mie pecore, io stesso le farò riposare”, dice il Signore, Dio. “Io cercherò la perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, rafforzerò la malata, ma distruggerò la grassa e la forte; io le pascerò con giustizia.” (Ezechiele 34:15-16)
Il cuore decise di mandare un “dono” alla mano; Qualcosa che portasse significato nella sua vita... E di rivelaglielo in un modo speciale:
“E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia” (Luca 2:12)
Era un segno... ma la mano non capì che segno fosse. 
Ci vollero dei Saggi, dei Sapienti,  per rivelarglielo. Epifania significa “rivelazione”; è quel cuore di padre che rivela il suo amore."
Il giorno dell'Epifania ricorda che Gesù fu trovato dai Sapienti, e che i doni che avevano con loro hanno “rivelato” il destino di quel bimbo:
ORO
L'oro si donava ai re: è un metallo resistentissimo, stabile, che non muta colore  né consistenza negli anni. Questo è chi è Gesù: la cosa più stabile al mondo:
“Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine.” (Apocalisse 22:13)
Cristo è colui che non cambia.
INCENSO
Il salmo 141:2 dice: 
“La mia preghiera sia in tua presenza come l’incenso” (Salmo 141 2 a)
L'incenso si usava nei templi, e il suo fumo bianco e denso rappresentava le preghiere che salivano a Dio. Nel tempio,  nella parte più interna, nel luogo santissimo, solo il Sommo Sacerdote poteva entrare e pregare.
Questo è ciò che ha fatto Gesù: entrare nel luogo santissimo, alla presenza del Padre, e pregare, ed intercedere per noi: Paolo afferma in Romani 8:
“Cristo {Gesù} è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi.” (Romani 8: 34)
MIRRA
La mirra serviva ad uccidere i batteri che provocano la putrefazione del corpo dopo la morte, così che il cadavere non puzzasse di morte, ma anzi profumasse l'ambiente.
Questo è ciò che ha fatto Gesù, uccidere per sempre il batterio che fa marcire l'anima, vincendo la morte, così che i nostri corpi diventino un profumo per il nostro Padre. Sempre Paolo dice:
“Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione...” (2 Corinzi 2:15)
Epifania significa rivelazione,  di tutto ciò che Dio ci ha donato attraverso Gesù, ma...
Quando ero bambino io era l'Epifania il giorno dei doni, non Natale. Non c'era Babbo Natale, ma la Befana. E lei, a differenza di Babbo Natale, non portava doni a tutti, ma solamente a quelli che lo avevano meritato... agli altri, carbone e cocce d'uovo.
Noi bambini chiedevamo doni alla Befana, non a Babbo Natale; e non era lei  ma il nostro comportamento  a decidere se li avremmo avuti o meno... o almeno così ci raccontavano i nostri genitori.
Tutto dipendeva da come avevamo usato le nostre mani, i nostri pensieri, le nostre parole durante l'anno trascorso.
Oramai non siamo più bambini, ma continuiamo a vivere  una vita in attesa... di cosa? Di avere quei doni d'amore  che tanto bramiamo.
Gesù si è rivelato al mondo per dirti “Eccomi! Sono arrivato! E sono stabile, prego per te e guarisco la morte” Ma tutto dipende  da come metteremo la nostra mano...
Come metterai la tua mano nel 2021?
Con quale mano, con quale atteggiamento ti appresti ad accettare il dono di Gesù nel 2021?


Puoi fermarlo, lasciarlo fuori dalla tua vita, non farlo entrare, impedire che la cambi, cercare di fare da te,
per incredulità:  “Gesù non può fare questo per me”. Oppure perché te ne vergogni, perché è più facile,  fare come tutto il resto del mondo fa,  pensa  e dice.





Oppure puoi schiacciarlo, metterlo assieme a tutto il resto nella valigia della tua vita, comprimerlo fino a
che ci entra tutto, lui compreso... in mezzo a mille altre cose, e sperare che ti dia pace, serenità, amore, compresso come è.





Infine, lo puoi rifiutare; far finta che non sia importante, che non abbia a che fare con te.






Se hai deciso di fermarlo, di non farlo entrare nella tua vita nel 2021 questo è quello che ti dice oggi:
“... chi rifiuta me rifiuta Colui che mi ha mandato».” (Luca 10:16 b)
Se la tua intenzione è quella di metterlo assieme a tutto il resto, schiacciandolo dentro finché c'è posto, perché pensi che Lui, da solo, non è abbastanza, ascolta quello che ti dice oggi:
“Cercate prima il regno {di Dio} e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più. Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso.” (Matteo 6:33-34 a)
O seppure vuoi completamente tagliarlo fuori, dire che non esiste, che non è influente per la tua vita, sei ancora in tempo per decidere, affinché lui non faccia  ciò che ha promesso farà:
“Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli.” (Matteo 10:33)
Manca un'ultima “rotazione” della mano, vero? Quella giusta con cui accogliere i doni... 
Oppure..
Oppure puoi decidere di accettare quel dono: 


“Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me. Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono” (Apocalisse 3:20-21)
Conclusione
I Magi erano Sapienti, scienziati, ma non ti serve di essere anche te come loro per capire il dono che il cuore di Dio ci ha fatto. E ci ha rivelato nell'Epifania.
Con quale mano accogli il dono di Cristo nel 2021?
Con una mano che ferma, che schiaccia, che rifiuta,  o che accetta l'amore di Dio incarnato in Cristo Gesù?
Tutti sperano che il 2021 sia meglio del 2020; che la pandemia finisca, che l'economia riprenda, che ci si possa abbracciare di nuovo...
Mi spiace dirti che ciò che accadrà in questo anno che viene non dipende solo dagli scienziati, o dai politici, ma che molto dipende da come metterai la tua mano, per accettare il dono d'amore che Dio ci ha mandato attraverso Gesù.
“Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.” (Romani 8:37)
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK

---
GUARDA IL VIDEO IN HD









(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

E voi, chi credete che io sia? | 27 Dicembre 2020 |
 Chi è per te Gesù? E' un uomo saggio? Un profeta? Un rivoluzionario? Un politico? Un filosofo? Gesù è molto di più! E' Dio, sceso in terra, per aiutarti a camminare nella sua luce!
---
Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIOTempo di ascolto audio/ visione video: 24 min.
"Poi Gesù, giunto dalle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell'uomo, sia?».  Ed essi dissero: «Alcuni, Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia, o uno dei profeti». Egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?». E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù, rispondendo, gli disse: «Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli." (Matteo 16:13-17 ND)
 "Perché il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto." (Luca 19:10 ND)
"Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano." (Ebrei 11:6 ND)

GUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK
---
GUARDA IL VIDEO IN HD









(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

La vera Luce del Natale | 25 Dicembre 2020 |
Oltre le luci sfavillanti del Natale c'è la Luce Pura la Luce Vera, la Luce Costante, la Fonte della Luce, e la Luce della Vita. Oltre le luci c'è un dono che è Cristo, colui che è Luce.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 8 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 20 min.
E siamo giunti al giorno importante! Per quattro settimane di Avvento ci siamo interrogati su cosa ci fosse dietro le luci sfavillanti che usiamo esporre a Natale.
Abbiamo detto che dietro le luci ci stanno Speranza, Fede, Gioia e Pace... Ma tutte queste belle cose sarebbero solo parole vane se non ci fosse stato il giorno che celebriamo oggi.
Nella tradizione italiana non ci sono molto canti natalizi come ci sono nei paesi anglosassoni, ma le poche canzoni che si conoscono parlano di luce.
Prendete le versioni italiane di Stille Nacht,  sia quella cattolica “Astro del Ciel” sia quella protestante “Notte benigna”

In ambedue le versioni ci sono due aspetti comuni: la notte, e la luce; una luce che viene ad interrompere la notte, ad attraversarla per dare un segno.
Al principio di questo mondo, la “conditio sine qua non”, l'elemento essenziale  perché tutto potesse avere inizio era la luce.
“Nel principio Dio creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre.” (Genesi 1:1-4)
Giovanni molti millenni dopo, spiegherà in un modo differente quel primo giorno dell'universo:
“Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.” (Giovanni 1: 1-5)
La Parola  (o il Verbo in altre versioni) è il modo in cui Giovanni presenta Gesù al mondo. Giovanni dice che la luce era “in lei”, dentro la Parola (nota: nell'originale greco il pronome personale ????? autos  non ha genere, può essere lei o lui o esso, in questa versione è stato tradotto al femminile “lei” ma nelle versioni dove invece di Parola c'è Verbo è tradotto “in lui”).
L'origine della luce era IN GESU',  e Giovanni dice che OGNI COSA è stata fatta  attraverso Gesù. La luce è l'espressione esatta di chi è Gesù che viene a  interrompere la notte, a fenderla per dare un segno di se al mondo.
Che tipo di luce è Gesù?
Giovanni ci dice che in Gesù c'è la vita, e che la rappresentazione della  è la luce  “la vita era la luce degli uomini”
Ma che tipo di luce è Gesù? Perché nel mondo, ci sono state molte persone che hanno affermato di essere la luce: capi politici, fondatori di religioni, filosofi. Nel diciottesimo secolo durante l'Illuminismo, si affermava che la vera luce per l'uomo era la ragione, il pensiero.
1. Gesù è Luce Pura
Quale è la notte del mondo? Non quella che si alterna al sole; quella è necessaria per darci riposo, ma la notte dell'anima, quella che si chiama “peccato”.
Gesù ha smascherato il peccato attraverso la sua luce, senza essere contaminato dal peccato.  Gesù tocca, ora come allora, i peccatori,  ma il peccato non lo ha mai toccato  Quando la Bibbia chiama Gesù la "luce del mondo",  è un promemoria della purezza senza peccato   del Figlio di Dio.
Oltre le luci del Natale, c'è colui che può toccare te, e risolvere il buio che hai dentro, illuminare il tuo peccato, risolverlo e tramutarlo in luce.
Giovanni dice ancora di Gesù:
“Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto.” (Giovanni 1:10)
Gesù non ha avuto la sua origine qui;  la sua nascita a Betlemme  non fu l'inizio della sua vita! Ma Gesù ha deciso di “nascere”,  così come nasce ogni bimbo ed ogni bimba del mondo per essere in tutto e per tutto simile a te, per assomigliarti, affinché tu possa conoscerlo ed assomigliare a lui.
2. Gesù è Luce Vera
Giovanni dice ancora di Gesù:
“La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo.” (Giovanni 1:9)
Giovanni afferma implicitamente in questo versetto, che ci sono due tipi di luce: una falsa, e una vera. Gesù è venuto a stabilire la differenza tra la luce falsa  e la luce vera.
Il mondo ha tante “false” luci, ognuna  a supporto di qualcosa che va contro la luce vera. Possono essere le luci che ti spingono  a cercare appagamento nel denaro, o nel sesso, o nel potere. Ma sono luci che, prima o poi, si spengono, assieme alla tua vita.
Giovanni stesso scriverà quello che afferma Gesù di se stesso:
“Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.” (Giovanni 8:12)
La luce vera è quella che illumina tutto il mondo che ne mostra le vie, sia quelle sbagliate che quelle giuste, per farci scegliere quelle che portano alla vita vera.
3. Gesù è Luce Costante
In fisica, la velocità della luce è una costante:  trecentomila chilometri al secondo. Tutta la fisica si basa sul fatto che nell'universo c'è ALMENO una cosa che non può variare: se così non fosse, crollerebbero tutte le nostre conoscenze e certezze.
Albert Einstein ha detto  che il motivo per cui è stato in grado  di elaborare la sua famosa Teoria della Relatività  era perché c'è almeno una cosa al mondo che è costante:  la velocità della luce.  Tutto il resto è relativo.
Gesù dirà a Giovanni in Apocalisse:
“Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine.” (Apocalisse 22:13)
Gesù è la nostra costante, colui che non cambia, che c'era,  che c'è  e che ci sarà. Il mondo, così come lo conosciamo, cesserà di esistere.  Il sole non splenderà per l'eternità.  Anche se ci vorranno milioni di anni ancora, la sua energia si sta lentamente esaurendo.  Anche il sole un giorno cesserà di splendere...  Ma la luce di Gesù illuminerà il cielo per l'eternità!
4. Gesù è la Fonte della Luce
Cosa ne sarà di questo mondo, quando il sole non brillerà più? Quale sarà la nostra fonte di luce nella città santa?
Ancora Giovanni lo spiega:
"La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illuminino, perché la gloria di Dio la illumina, e l’Agnello è la sua lampada. Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra vi porteranno la loro gloria.  (Apocalisse 21:23-24)
Vi immaginate? Non ci saranno più bollette Enel, o conti dell'elettricista, né lampadine da sostituire,  o interruttori da riparare...
Ma soprattutto, in mezzo a noi ci sarà, costantemente, la “lampada di Dio”, l'Agnello, Gesù: cammineremo guidati dalla sua luce... senza aver più paura di inciampare.
5. Gesù è la Luce della Vita
Giovanni ha detto della Parola:
“In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini.” (Giovanni 1: 4)
Luce e vita sono indissolubilmente intrecciate.  Non puoi vivere senza luce; le piante creano materia attraverso la luce tramite la fotosintesi; quella materia diviene cibo per gli animali, e l'uomo può nutrirsi per vivere, di vegetali e di carni,   fonti provvedute  attraverso la luce.
Quando Gesù è nato a Betlemme, è venuto per darci la vita.  La luce del Vangelo nei nostri cuori fa crescere materia spirituale di cui noi possiamo cibarci, producendo la vita vera dove prima c'era solo il sopravvivere attendendo la morte.
Gesù è la Luce che porta la Vita: egli stesso ha detto:
"...io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza" (Giovanni 10:10b).
Vorrei vedere assieme a voi un breve filmato.


Cosa c'è oltre le luci?
Cosa c'è dunque oltre le luci di Natale con le quali siamo abituati ad adornare le case e le vie? C'è la Luce Pura la Luce Vera, la Luce Costante, la Fonte della Luce, e la Luce della Vita. Oltre le luci c'è un dono che è Cristo, colui che è Luce.
Lascia che Gesù  porti la sua luce  e la sua vita  nel tuo Natale!
Non importa quanto freddo  e quanto buio  possa sembrare il tuo mondo,  soprattutto in questi tempi di Covid, ma può essere riportato in vita  se la  luce del Figlio di Dio  risplende nel tuo cuore.  Non c'è vita senza luce.
Quando rendi Gesù Cristo  luce della tua vita, guida della tua vita,   Signore della tua vita, tu stai dando significato alle luci che accendi a Natale.
Quando quelle luci diventano simbolo del tuo Salvatore,  colui che è entrato nel tempo e nello spazio  per venirti a riscattare inizia per te  un futuro di luce eterna.
Buon Natale.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK---GUARDA IL VIDEO IN HD






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Cosa prendere da questo Natale? |24 Dicembre 2020 |
Cosa possiamo salvare di questo Natale "anomalo" in tempo di Covid?
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 1 minuto 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 6 min.
Sembra strano celebrare in un anno dove di gioie ci sono state davvero poche, e dove invece le lacrime sono state molte.
E' ancora più strano celebrare il Natale, che è la festa dove più di ogni altra le persone vogliono stare vicine, abbracciasi e baciarsi, in un anno dove la raccomandazione è il “distanziamento sociale”, l'assenza di strette di mano e di abbracci... figuriamoci di baci!
Che cosa ha da  dirci, allora questo Natale?
La prima cosa che mi viene in mente è proprio il fatto che celebriamo un Dio che vuole a tutti i costi starci vicino, tanto da scendere in terra ed incarnarsi nel seno di una donna, Maria.
La prima cosa che possiamo ricevere in questo Natale è ricevere questo bambino come Dio nella carne. La storia del Natale è che

"Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna."(Giovanni 3:16).
Il distanziamento non deve farci dimenticare che Gesù è venuto per vederci uniti e solidali gli uni con gli altri: nel vangelo di Matteo  Gesù ha detto :
"Ama il tuo prossimo come te stesso".  (Matteo 22:39)
Continuiamo ad amarci, anche se a distanza, anche sotto le mascherine, anche dietro gli schermi di plexiglass, perché il Natale parla di amore.
La seconda cosa che possiamo prendere è l'obbedienza: siamo stati chiamati ad obbedire a delle raccomandazioni per il nostro bene. Sono talvolta dure, richiedono sacrificio, ma il premio a cui mirano sarà sconfiggere il male.
Allo stesso modo Gesù è sceso per darci un esempio di obbedienza alle regole del Padre. Nella Seconda lettera di Giovanni Apostolo è scritto: 
“Questo è l'amore: che viviamo secondo i suoi comandamenti e come avete sentito fin da principio.”. (2 Giovanni 6)
Le regole dell'emergenza debbono rammentarci che Gesù è sceso per incoraggiarci a seguire le regole del Padre, che si chiamano Comandamenti, il cui premio sarà la vita eterna.
La terza cosa che possiamo prendere è la comunione fraterna: per il nostro bene ci si chiede di non riunirci, di stare poco assieme: ma questo è con il fine di tornare a stare assieme e a riunirci. 
Sempre l'apostolo Giovanni alla fine della sua lettera afferma: 
“Avrei ancora tante cose da scrivervi, ma non voglio farlo per lettera, perché spero di venire a trovarvi presto e di parlarne con voi da vicino. Così la nostra gioia sarà completa.” (2 Giovanni 12)
Gesù è sceso in terra per renderci una grande famiglia, unita sotto il suo nome. Quando tutto sarà finito, ricordiamoci che essere una famiglia non e solamente condividere il medesimo spazio fisico, ma incontrarsi (e non solo sui sociale)
Se vuoi conoscere la gioia del Natale anche in questo periodo difficile,: ricevi Gesù come Dio nella carne, cammina nei suoi comandamenti, ama gli altri e vivi assieme agli altri.
Queste cose non faranno sparire tutti i tuoi problemi. Viviamo in un mondo imperfetto. Ma cambierà il tuo cuore e inizierà a riempirlo di gioia.
GUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK
---

GUARDA IL VIDEO  IN HD








(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

La Gioia oltre le luci - 3° Domenica di Avvento | 13 Dicembre 2020 |
La gioia può dipendere da come stai, ma la Gioia, quella con la G maiuscola, dipende da chi hai incontrato nella tua vita e da come quell'incontro la ha cambiata.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 25 min.
Siamo alla terza Domenica di Avvento: nelle due precedenti domeniche abbiamo acceso le candele della Speranza e della Fede. Quest'oggi accendiamo la terza, quella della Gioia.
La Gioia: che cosa è la gioia? Come la definiresti? Cosa è che ti fa “essere gioioso?” Cosa ti muove il riso?
Oppure facciamo il contrario; cosa è che ti abbatte e ti affanna? Che ti affligge e ti rende amaro o amara? Che ti angoscia, che ti avvilisce... eccetera?
Se riuscissimo ad individuare cosa è che ci priva della gioia, allora sapremmo cosa fare per averla. Basterebbe solo “evitare” quelle cose, vero?
Fosse facile! Viviamo in un mondo che ci stressa, che sembra fatto apposta per toglierci la gioia. Spesso ci svegliamo la mattina  e il primo pensiero è:  Oh, mio Dio! Un altro giorno!”
E poi, a Natale, senti il tuo Pastore che ti parla di “gioia”! Che ti dice che dovresti avere “gioia”!
Quando sei senza lavoro, o con un matrimonio in bilico, o con dei figli problematici, o con una malattia che “chissà se la sfango?” Quando hai perso una persona cara... Perché il Natale  dovrebbe essere  un periodo di maggiore gioia?
Voglio vedere assieme a voi tre protagonisti del racconto biblico della nascita di Gesù, e cercare i motivi della loro gioia  in quel Natale di 2020 anni fa anno più, anno meno.
Maria
Maria era una poco più che adolescente quando un angelo le annunzia che rimarrà incinta, ma non del suo sposo...  anzi, prima che il suo sposo  l'avrebbe “conosciuta” in senso biblico.
Normalmente la prima parte del concepimento prevede anche il piacere fisico; è un premio che il Creatore a aggiunto per incoraggiarci a moltiplicarci.
Allora, ricapitoliamo: Maria, non sposata, ma promessa sposa, vergine, rimarrà incinta di nessun uomo prima di sposarsi, senza provare alcun piacere fisico...
Beh, certo, se sono alla ricerca di cose che mi portino via la gioia, qui ne ho un campionario completo!
Ma, incredibilmente, Maria non reagisce cominciando ad imprecare, a dire :”Me tapina, me meschina,  tutte a me le cose devono succedere!".
Tutt'altro: leggiamo in Luca 1 la sua reazione:
“E Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatte il Potente.” (Luca 1: 46-49) 
La parola tradotta con “esulta” nell'originale greco è ???????? agalliao?,  che è composto da agan  = tanto più hallomai = saltare.
Avete presente quando il centravanti della Nazionale fa gol ai mondiali? Cosa fanno i tifosi? Saltano! Saltano di gioia! La loro gioia è così incontenibile che deve in qualche modo avere uno sfogo fisico.
Maria, sapendo che rimarrà incinta, da vergine, non del suo sposo, invece di disperarsi... salta di gioia!
Cosa ha fatto, allora, Maria per avere una gioia così grande?
Per avere gioia... Non concentrarti sul problema ma affidalo a Dio
La prima cosa che toglie la gioia nella tua vita  è il guardare la realtà come una montagna insormontabile o come un abisso profondo.
Maria non menziona neppure il problema, è solamente curiosa di sapere  come avverrà il concepimento senza avere contatto con un uomo:
“Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?” (Luca 1:34b)
Lascia che l'angelo le spieghi che avverrà attraverso lo Spirito Santo, e poi afferma:
“Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola.” (Luca 1:38)
La parola che usa Maria è ????? doule?; nella traduzione hanno “ingentilito” il termine, che non è “serva”,  ma “schiava”.
Uno schiavo non è un “collaboratore”, ma una proprietà personale del padrone,  sulla quale il padrone  ha potere di vita o di morte.
Maria trova la gioia nella sua situazione perché ammette di essere proprietà di Dio, e che lui ha potere di vita... non di morte, di sola vita! Dio non contempla la morte  per le sue figlie ed i suoi figli.
Quando hai un problema, cosa fai?  Ti concentri su di esso,  pensi solamente a quello? E' così che diventa  l'Everest  o l'abisso della fossa delle Marianne.
Maria trova la gioia affidando la sua vita  completamente nelle mani del suo Signore... ma non solo per quello...
Per avere gioia... Ricorda ciò che Dio ha già fatto per te
Maria dice:
“...perché grandi cose mi ha fatte il Potente.” (Luca 1:49) 
Il tempo usato in greco per “mi ha fatte”, è un tempo che non esiste in italiano, (se siete amanti di linguistica si chiama  “aoristo indicativo attivo”) che indica una azione  avvenuta in passato che si è completamente conclusa.
Mi spiego meglio: Maria non dice: “Beh, certo, in passato mi hai fatto dei favori, ma adesso si vede che ti sei dimenticato  di guardare giù per aiutarmi, eh!” ma dice:  “Il Signore mi ha già fatto in passato tutto le cose più grandi che mi poteva fare,  io sono ampiamente soddisfatta già così.”
Cosa fai, quando arrivano i problemi? Ti ricordi, o ti scordi? Tutto quello che Dio ha fatto per te, passa in sottordine, oppure è una solida base  con cui affrontare il futuro?
Maria trova la gioia perché sa che quello che il Signore ha già fatto per lei, nessuno potrà mai toglierglielo.
Il secondo protagonista che vogliamo vedere e che trova la gioia nel Natale non è un singolo, ma un gruppo di persone: sono i pastori.
I Pastori
Se Maria avrebbe avuto da recriminare  sulla sua situazione, anche i pastori  non è che se passassero molto bene.
I pastori non erano i padroni delle greggi; avere un gregge in Israele significava essere molto ricco... Ed un ricco non si sarebbe mai abbassato a stare in mezzo a bestie puzzolenti, dormendo all'aperto con ogni tipo di tempo.
Erano quasi sempre schiavi, costretti a dormire all'addiaccio... anzi, a non dormire affatto, perché dovevano vigilare che dalle greggi dei padroni non venisse rubato qualche capo, o che qualche animale le attaccasse.
Luca racconta così cosa successe a quei pastori  quella notte  di 2020 anni fa:
“In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge..  E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”».” (Luca 2:8-12)
Ora, capiamoci bene, dire a degli schiavi, che dormono,  anzi non dormono,  in mezzo a bestie puzzolenti che se perdono una di quelle bestie saranno frustati, che stanno al freddo al vento e all'acqua e al gelo ,  di andare a cercare un bimbo in una stalla  (altro luogo puzzolente) e di provare gioia quando lo troveranno,  mi pare un po' esagerato!
E invece, miracolosamente, i pastori si dicono l'un l'altro:
“Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere». Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia... E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.” (Luca 2:15-17a, 20)
Non posso pensare che chi esce da una stalla glorificando e lodando non stia provando gioia... Ma che tipo di gioia è? E' la stessa di Maria, che fa saltare?
La parola degli angeli tradotta con “gioia” nel versetto di Luca 2:10 nell'originale è una parola differente da quella che ha usato Maria: non  è ???????? agalliao?,  ma è ???? chara, che significa “avere una calma contentezza”. Non è la gioia che ti fa saltare  ma è una gioia che ti rende calmo, che ti fa pensare che tutto sta andando bene, tutto sta andando secondo i piani. 
Perché i pastori trovano la gioia? Quei pastori, quegli schiavi, erano ebrei, e gli angeli hanno usato una parola che loro conoscevano bene: in greco è ??????? Christos ma io ebraico è ???????? ma?s?iyah, il Messia, l'Unto del Signore, il Prescelto da Dio per portare un regno di pace,  amore  e giustizia.
Per avere gioia... Ricorda che Dio ha un piano benevolo per te
I pastori avrebbero trovato gioia  perché avrebbero visto che il piano  che Dio aveva promesso stava funzionando, non era una illusione scritta su un libro, ma potenza che scendeva dal Cielo.
In qualsiasi situazione tu ti stia trovando puoi trovare gioia se ricordi che Dio  ha detto queste parole:
“Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il Signore, “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.” (Geremia 29:11)
Anche il terzo protagonista è un gruppo e non un singolo: un gruppo di persone sapienti, scienziati, non credenti.
I Magi
Anche i Magi avrebbero avuto di che non essere felici; erano partiti probabilmente da Aleppo, in Siria,  dove c'era una famosa scuola di astrologia,  700 chilometri da Gerusalemme.
Avevano viaggiato  attraversando il deserto, dove non ci sono autogrill  o stazioni di servizio per rifocillarsi.
Visto che portavano doni preziosi (oro, incenso e mirra) avevano dovuto fare turni di guardia notturni per evitare che i predoni  li uccidessero per derubarli.
Non c'era un gran che da essere gioiosi! Eppure Matteo racconta che...
“Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.” (Matteo 2:10-11)
La gioia che provano, dice il testo è la stessa dei pastori, ???? chara, una “contentezza calma e rilassata”... ma stavolta Matteo aggiunge davanti a chara la parola ????? megas = grandissima, una “grandissima e calma contentezza”.
Da dove proveniva questo tipo di gioia? Ce lo spiegano loro al versetto 9 di Matteo 2:
“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo” (Matteo 2:9)
La gioia dei Sapienti deriva dal fatto di aver visto i segni di averli studiati di averli seguiti, e di aver trovato il vero tesoro.
Per avere gioia... Studia, cerca e trova la tua gioia nella Parola di Dio
I Magi avevano trovato la gioia nel constatare che tutti i pezzi del puzzle andavano assieme e formavano l'immagine di bambino che era un re!
 Tu sei più fortunato, tu sei più fortunata dei Magi; non devi affidarti a segni nel cielo, né a sogni, né a profezie per poter trovare il Cristo,  il Messia,  il Prescelto, il Salvatore.
Ti basta aprire un libro, e trovarlo in ogni piega dei fogli che lo compongono che quel Salvatore a scritto per farsi trovare da te in qualsiasi momento tu lo cerchi... è anche in questo Natale anomalo, per portarti la vera Gioia di Cristo. 
Quel libro dice:
 “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.” (Salmo 119:105)
Se usi quella lampada, se segui quella luce, troverai la vera Gioia  che porta il Natale.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK---

GUARDA IL VIDEO IN HD








(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Doni Spirituali: la Parola di Conoscenza | 6 Dicembre 2020 |
Uno dei doni che Dio da al suo popolo è la capacità di parlare di cose oltre la propria normale conoscenza, che cambiano la vita di chi le ascolta. Non è un premio per chi le riceve, ma una fonte di benedizioni per chi le ascolta.
---
Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/ visione video: 31 min.
Brani utilizzati:
Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui, del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, il figlio di Giuseppe». E Natanaele gli disse: «Può venire qualcosa di buono da Nazaret?». Filippo gli disse: «Vieni e vedi». Gesù vide venirgli incontro Natanaele e disse di lui: «Ecco un vero Israelita, in cui non c'è inganno».  Natanaele gli disse: «Come fai a conoscermi?». Gesù gli rispose, dicendo: «Ti ho visto quando eri sotto il fico, prima che Filippo ti chiamasse». Natanaele, rispondendogli, disse: «Maestro, tu sei il Figlio di Dio; tu sei il re d'Israele». Gesù rispose e gli disse: «Poiché ho detto di averti visto sotto il fico, tu credi; vedrai cose maggiori di queste». (Giovanni 1:45-50 ND)
Or a Damasco c'era un discepolo di nome Anania; e il Signore gli disse in visione: "Anania!" Egli rispose: "Eccomi, Signore".  E il Signore a lui: "Àlzati, va' nella strada chiamata Diritta, e cerca in casa di Giuda uno di Tarso chiamato Saulo; poiché ecco, egli è in preghiera,  e ha visto in visione un uomo, chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista,"(Atti 9:10 ND)
“La notte seguente, il Signore si presentò a Paolo e gli disse: "Fatti coraggio; perché come hai reso testimonianza di me a Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma." (Atti 23:11 ND)
“Desiderate ardentemente l'amore, non tralasciando però di ricercare i doni spirituali...” (1 Corinzi 14:1 ND)GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA DEFINIZIONE SU FACEBOOK
---
GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD








(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

La Speranza oltre le luci - 1° Domenica di Avvento | 29 Novembre 2020 |
Cosa c'è, se c'è qualcosa,  oltre  la semplice bellezza delle luci colorate e intermittenti che ci sono a Natale? C'è l'eredità di Speranza che porta Cristo, venuto per cambiare la storia del mondo.---

CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 26 min.

Oggi comincia l'Avvento, quel periodo di quattro settimane che ci condurrà a ricordare a Natale che Dio è realmente sceso tra noi.
Chi è che di voi ha già tirato fuori le scatole con le luci di Natale? Chi userà quelle dell'anno vecchio? Chi ne ha comperate  o che deve comperarne di nuove? Chi è che non farà addobbi luminosi?
In qualsiasi modo al vediate, circa le luci di Natale, che facciate il presepe o no, l'albero o no, non potrete fare a meno di essere attorniati da decorazioni luminose.
A casa nostra la tradizione vuole che gli addobbi si facciano rigorosamente l'8 Dicembre con Michael Bublè in sottofondo. Io da buon italiano mi occupo del presepe, mia moglie che è anglosassone si occupa dell'albero.
Sono qualcosa di “sacro? Certamente no! Sono qualcosa che a me ricorda di quando ero bambino, e il nostro presepe era enorme,  con tanto di volta stellata tirata su da mio fratello  (già all'epoca un genio del “fai da te”)  con filo di ferro e carta cielo, da cui fuoriuscivano  le lampadine a simulare le stelle  (e per fortuna non c'è mai stato un cortocircuito!) che si accendevano e si spegnevano con l'intermittenza.
Il nostro albero era un po' più piccolo,  ma pieno di luci e di quelle palle di vetro antiche   al cui interno c'erano paesaggi innevati  o angeli adoranti:  e in cima una enorme stella luminosa  che da sola consumava un kilowatt!
Ma, sinceramente, all'epoca,  mica capivo il perché di quelle luci: era, (anche se buona) una “tradizione”.
Se leggete sul web, troverete decine di spiegazioni sul perché abbiamo questa tradizione delle luci, sia di quello che ne dicono bene sia di quelli che ne dicono male.
Tranquilli, non voglio discutere sul “presepe si, albero no... tutti e due... nessuno dei due...” ma quello che mi interessa oggi è di riflettere assieme a voi di cosa c'è, se c'è, che vada oltre  la semplice bellezza  delle luci colorate e intermittenti.
Cosa c'é oltre le luci?
Se leggete l'Antico Testamento troverete che Dio aveva disseminato l'anno del suo popolo con decine di festività: gli Azzimi, Capanne, la Pentecoste, l'Espiazione, la Pasqua, eccetera.
Tutte queste festività servivano davvero a Dio? Certamente no! Servivano a al suo popolo, per ricordargli che Dio aveva un piano, e che era un piano benevolo di salvezza. Erano un “segno”, un promemoria, qualcosa che serviva a ricordare una verità  che il popolo potrebbe aver dimenticato preso come era  nel ritmo della vita di tutti i giorni.
Un attimo; non pensate che voglia dirvi che le luci di Natale  le ha stabilite Dio! Certamente no! Ma posso dirvi che la luce è una illustrazione assolutamente biblica (a seconda della versione della Bibbia che hai nelle mani, la parola “luce” c'è dalle 200 alle 280 volte) per indicare “guida, saggezza, rivelazione”.
Guardate quello  che scrive Paolo agli Efesini:
“Perciò anch’io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente; egli illumini gli occhi del {vostro} cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi...” (Efesini 1:15-18)
Paolo ci parla di ottenere un “dono spirituale” particolare il dono di “sapienza”: questa sapienza arriverà attraverso una “luce” che “illumini” gli occhi spirituali del nostro cuore, per farci vedere una “eredità”.
Ora, seguitemi bene, una eredità è qualcosa che qualcuno ha già accumulato per darla a qualcun altro nel futuro.
Se tu erediti da tuo padre una somma di danaro significa che quella somma già c'è... è tua... devi solo prenderla!
Paolo sta dicendo che devi semplicemente VEDERE una “eredità”  che è già tua, crederci (“la vostra fede”)  conoscerla (“spirito di sapienza”) e vederla (“illumini”).
L'eredità che Paolo vuole che vediamo si chiama “speranza”, che, essendo un a eredità non è in dubbio, già c'è, già è stata stabilita.
Servirà solo qualcosa che ce la faccia vedere, la illumini e la riveli. A cosa si riferiva Paolo? Quale era la luce  che avrebbe dovuto rivelare agli Efesini l'eredità futura?
Non c'è evidenza che Paolo stesse pensando ad un brano specifico dell'Antico Testamento  (che lui conosceva a memoria), ma ce n'è uno che parla  di fede, speranza, e rivelazione: si trova in Isaia, al capitolo 9: leggiamolo assieme:
“Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende. Tu moltiplichi il popolo, tu gli elargisci una gran gioia; esso si rallegra in tua presenza come uno si rallegra al tempo della mietitura, come uno esulta quando spartisce il bottino...Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre: questo farà lo zelo del Signore degli eserciti."(Isaia 9:1-2, 5-7)
Eccola l'eredità promessa: è la Speranza. Non è scritta nel brano, ma Isaia stava parlando ad un popolo diviso, lontano da Dio, assediato.. e a questo popolo che disperava, lui parla di un futuro radioso! Li porta a sperare!
La luce porterà: (guardate i termini che usa Isaia  evidenziati in viola) “gran gioia,  allegria,  esultanza,  incremento,  pace infinita,  diritto,  giustizia”.. e non per un momento,  ma “ora e per sempre”!
Mentre leggiamo la profezia  all'interno della Scrittura sopra,  è difficile non pensare a Colui  che la ha già adempiuta. Noi siamo benedetti di vivere nell'epoca in cui la luce in Cristo ha illuminato quell'eredità che si chiama Speranza, attraverso una luce nel cielo.
“In quel periodo alcuni Magi arrivarono a Gerusalemme dall'Oriente e chiesero: 'Dov'è quello che è nato per essere re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti qui per adorarlo'... I Magi, dunque, ripresero il loro viaggio ed ecco, la stella apparve loro di nuovo e si fermò proprio sulla casa dov'era il bambino."( Matteo 2: 1b-2, 9) 
E' questo che c'è dietro le luci del Natale: c'è una eredità, qualcosa che è già tuo, ti appartiene... basta che tu afferri la rivelazione che Gesù è realmente venuto, la luce che illumina quella Speranza.
Dove sei tu, in questo momento? Come sei tu, in questo momento? Sono un facile profeta se dico che questo Avvento è uno di quelli più difficili che abbiamo mai vissuto dalla Seconda Guerra Mondiale in poi?
Potremmo disperare,  come era disperato il popolo di Dio  al tempo di Isaia, se non fosse venuta la luce di Cristo
Vorrei vedere assieme a voi un altro passo di Isaia, che Gesù stesso citerà.
A sinistra c'è la versione di Isaia,  a destra quella di Gesù... poi vi spiego perché:
 «Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni. Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità. Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge». (Isaia 42: 1-4)
«Ecco il mio servitore che ho scelto; il mio diletto, in cui l’anima mia si è compiaciuta. Io metterò lo Spirito mio sopra di lui, ed egli annuncerà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà e nessuno udrà la sua voce nelle piazze. Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia. E nel suo nome le genti spereranno»  (Matteo 12:18-21)


Avete visto la differenza? Isaia dice nel versetto 4 “e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge” (che è una frase tipicamente ebraica che significa “il mondo aspetterà”) mentre Gesù dice  “E nel suo nome le genti spereranno”
Gesù ha sbagliato un versetto! Se lo ricorda male! Non penso proprio che Gesù, che ha scritto la Bibbia, si ricordi male  di ciò che ha fatto scrivere ai profeti!
Gesù ha VOLUTAMENTE cambiato l'ultimo versetto, perché lui ha VOLUTAMENTE cambiato la storia del mondo venendo sulla terra. Ai tempi di Isaia c'era una attesa fiduciosa, ai tempi di Gesù c'è la Speranza dell'eredità. E poiché Gesù è sceso, l'eredità è stata stabilita, ed è certa.
Ecco cosa c'è dietro le luci che ci ricordano la notte in cui è nato, e ci ricordano che Lui è la luce:
«Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». (Giovanni 12:8)
Sapete quale è il più grande problema del mondo? Non è il Covid, e nemmeno la fame, o le guerre. Il più grande problema del mondo è il fatto che le persone continuino a sperare nelle cose sbagliate; a sperare in cose che non danno alcuna eredità: il potere, il danaro, il sesso, la carriera, la famiglia, i figli, il lavoro, la squadra di calcio, lo sport, l'hobby...
Intendete, alcune sono anche buone, ma non danno eredità: una delle battute del marito di mia cugina,  Antonio, con la sua saggezza di popolano romano, era:  “Ricodete, Mà: le bare nun c'hanno le saccocce (le tasche), c'hanno li manichi (le maniglie)”. 
L'eredità del potere o del danaro,  o di qualsiasi altra cosa in terra, sono maniglie per trasportarti quando ormai sarà troppo tardi; il Covid è qui a dimostrarcelo.
Le luci di Natale ci rammentano che dobbiamo decidere ADESSO, se inseguire luci che sono solo lampadine, o fidarci, avere fede nella luce di Cristo.
Ciò comporta fare come hanno fatto i Magi, che in base ad un segno, si sono mossi e hanno cercato... pur non essendo credenti.
Mentre appendi le tue luci di Natale quest'anno,  o se contempli quelle per le vie, fallo con un cuore in attesa,  avendo fede nell'eredità  che già ti è concessa se hai creduto o che è lì pronta da prendere se ancora non lo hai fatto.
Ecco cosa c'è dietro le luci a Natale: la Speranza.
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

GUARDA IL VIDEO IN BASSA DEFINIZIONE SU FACEBOOK---GUARDA IL VIDEO IN HD






(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Essere piantati per portare frutto | 22 Novembre 2020 |
Lo scopo di ogni credente è di portare frutto a Gesù; come semi dobbiamo essere piantati nella chiesa locale, il Corpo di Cristo, dove mettere a disposizione i nostri doni per il bene degli altri.
---CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 25 min.
Oggi ho deciso di iniziare il mio messaggio facendovi vedere una pianta, un albero per la precisione.
E' un albero che può crescere fino a trenta metri di altezza e il cui fusto può raggiungere un  diametro di dieci metri, e può vivere più di mille anni.
 E, sapete, la cosa singolare, è che oggi lo ho portato qua con me e lo ho messo nella mia tasca... eccolo! (Tira fuori la castagna dalla tua tasca)
Siete autorizzati a chiamare la Croce Verde per un ricovero d'urgenza al Centro Igiene Mentale... ma aspettate un attimo!
Voglio prima leggere con voi un paio di versetti e poi decidete se chiamare, va bene?
“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19)
Guardate le parole che ho evidenziato in azzurro:  “potentemente” e “fortificati”.
La prima, “potentemente”, è una parola a cui dovreste essere abituati se seguite i miei messaggi da qualche tempo: ??????? - dynamis, : dinamite!
La seconda, “fortificati”, in greco è ???????? -  krataioo?, significa “potenza in aumento”, e da cui deriva la nostra parola “cratere”.
Sapete cosa è un cratere, vero? E' un buco sulla superficie terrestre originato da una potenza (dynamis) dentro la terra che aumenta così tanto ( krataioo?) che spacca la superficie per trovare sfogo in una eruzione.
Paolo sta pregando esattamente questo per te e per me; che noi come credenti  possiamo avere una potenza così grande da esplodere al mondo in una eruzione di fede e di segni che sia visibile a tutti.
Sarò mai capace di fare questo da solo? Certamente no! E Dio lo sa bene!
E' per questo che esiste un mezzo; Paolo dice,  “mediante”, che significa “attraverso il quale” , “grazie al quale” tutto ciò è possibile; lo “Spirito” (“suo”, specifica Paolo, ovvero lo Spirito di Dio); e sotto spiega cosa è quello Spirito, ovvero “tutta la pienezza di Dio”.
Lo Spirito Santo è POTENZA che AUMENTA, perché è DIO IN TE!
Guardate questa castagna: perché il castagno l'ha prodotta? Quale è lo scopo? Moltiplicarsi, far nascere altre piante di castagno, fare una foresta di castagni.


La castagna, come gran parte dei semi, è una riserva di nutrimento che servirà quando dovrà germogliare per dar vita ad un nuovo albero.
Quello che farà si che nasca un nuovo castagno non è la polpa (la parte buona che noi mangiamo) ma quella piccolissima frazione disegnata in verde,  il “germe”.
Tu potresti dirmi: “Ok. Marco, grazie per la lezione di botanica... ma che c'entro io con le castagne?”
C'entri, perché te ed io siamo esattamente la stessa cosa delle castagne sull'albero di Dio: guarda questi versetti:
“Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga...  In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto...” (Giovanni 15:16a, 18a)
Come possiamo, allora, portare frutto a Gesù? Ci sono due cose che devo fare, esattamente come la castagna:
Per portare frutto devo...
1. Far abitare Cristo nel mio cuore.
Devo avere quel “germe” che nella castagna provoca la nascita di un nuovo albero.
Riprendiamo il brano di Paolo:
“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19)
(Guardate le parole in verde) 
Cristo, dice Paolo, deve “abitare”,  ???????? - katoikeo?; che in in greco significa  “avere casa assieme”. Una domanda per me e per te:  E' Cristo colui con il quale abiti assieme? E quello con cui parli quotidianamente, a cui dici “buongiorno” ed a cui auguri la buonanotte”?
Cristo è quel “germe” che risiede dentro il frutto che rende possibile utilizzare tutta la potenza, “dynamis” contenuta nella polpa per far nascere altri alberi, che ci rende fortificati, che aumenta la forza, che la rende "krataioo?", un cratere che erutta  e si mostra al mondo per attirarlo a se.
Molte persone cercano di fare del bene, di aiutare il prossimo... ma senza quel germe, senza far abitare assieme a lui o a lei Cristo che è colui che da la potenza per agire.
Molti faranno buone opere, ma lo faranno faticando... e per Gesù, quello non è portare frutto; spesso, quando muore un fondatore, una persona carismatica di una qualche organizzazione benefica, l'organizzazione entra in crisi, talvolta si dissolve.
L'altra cosa  che mi fa assomigliare ad una castagna è che...
Per portare frutto devo...
2. Essere piantato 
La castagna ha dentro di se  la potenzialità di far nascere una pianta; ma anche se ha dentro di se il “germe” non potrà mai farlo, se non viene piantata.
Torniamo al versetto di Efesini:
“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19)
(Guardate le parole in giallo)
Paolo usa due parole per descrivere  quello che ogni credente deve fare: la prima è “radicati”: ????? -rhizoo?; che in greco si usava per le piante che venivano appunto “piantate”, ma anche per le cose che venivano “piantate” perché diventassero ferme e solide, come un palo.
L'altra è “fondati”: ???????? - themelioo?,  che significa non solo "essere piantati", ma "spuntare dal terreno in modo da essere ben visibile".
Paolo ci sta dicendo che, per portare frutto, non solo dobbiamo essere piantati come un seme, che nessuno vedrebbe, perché è sotto terra, ma che dobbiamo avere un segnale, un palo, qualcosa che individui che noi siamo lì perché gli altri lo vedano.
E' proprio questo che si fa quando semini qualcosa e vuoi che si veda che è seminato lì: ci metti una canna sopra, abbastanza profonda che non cada, resti su, e si veda.
Non basta che noi siamo seminati nell'amore, ma gli altri devono vedere che lo siamo, devono vedere quell'amore in azione!
Quale terreno?
Ogni credente è come un seme: ha in se la potenzialità di far nascere una pianta  che nasca, cresca e si riproduca. Ma abbiamo bisogno di essere “piantati” in un terreno  per poter crescere,  un terreno speciale che ci dia  tutte le sostanze nutrienti giuste e buone. 
Sapete come si chiama questo terreno speciale?  Si chiama “CHIESA LOCALE”! Perché dico questo? Per quello che Gesù ha detto:
“Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. ” (Giovanni 15:4)
Gesù ci dice che, per portare frutto dobbiamo essere “piantati” in lui: (un altro modo per dire “piantate” è “mettere a dimora”).
Ma come faccio “fisicamente” ad essere piantato in Gesù? Gesù è spirito! Paolo ci aiuta a capire in quale luogo “fisico” dobbiamo essere piantati:
“Ora voi siete il corpo di Cristo, e membra di esso, ciascuno per parte sua” (1 Corinzi 12:27)
Eccolo il luogo! Eccolo il Gesù “fisico” dove essere piantati per portare frutto! Il Corpo di Cristo, la chiesa locale... quella dove altre persone proprio come te si riuniscono per adorare Dio, ascoltare la sua Parola, supportarsi (e talvolta sopportarsi!) a vicenda, e testimoniare l'amore di Cristo attraverso non sentimenti, ma azioni.
Un seme fuori dal terreno o si muffa, o si secca.. e non è più buono a nulla.
Un credente fuori da una chiesa o si muffa, e diventa acido o si secca, e diventa arido. Gesù userà un 'altra illustrazione, e dirà : 
«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. (Matteo 5:13)
In che modo posso “portare frutti” in una chiesa locale?
“Allora, per dare frutto basta che venga la domenica in chiesa, vero Marco?” Mi spiace, no!
Secondo te che mi ascolti, perché stiamo facendo una serie sui “doni”? Non mi rispondere: ti faccio rispondere da Pietro:
"Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri." (1 Pietro 4:10) 
Pietro NON dice “quello che ha ricevuto un dono lo metta al servizio degli altri” ma “secondo il dono che ha ricevuto lo metta al servizio degli altri”.
Questo significa che Pietro (non il tuo pastore, non Marco) ti sta dicendo  che tu HAI ricevuto doni da mettere al servizio degli altri.
Il verbo che usa Pietro, tradotto con  “mettere a disposizione degli altri”  è ???????? -  diakoneo?;  da cui deriva “diacono”: vi ricordate cosa facevano i primi “diaconi”?
In Atti al capitolo 6, ad un certo punto gli apostoli dissero: “Se noi dobbiamo continuare a servire tutti quanti compresi i pasti alle vedove,  finisce che non riusciamo più ad insegnare nulla.” E istituirono i “diaconi”, ovvero “dei servitori”.
Noi in chiesa abbiamo due diaconesse riconosciute ufficialmente, ma TUTTI in chiesa posso e DEBBONO essere diaconi, servire, attraverso i dono individuali.
Pietro dice:  “Hai uno o più doni,  non ne sei proprietario tu  ma appartengono a Dio,  riboccati le maniche  SERVILI agli altri!"

Vorrei farti vedere una tabella:

Questa è una tabella che fa parte del nostro Statuto di chiesa. E' stato già insegnato che esistono 9 tipi di doni;  all'interno di quella suddivisione ci sono chiaramente mostrate nel Nuovo Testamento almeno 26 possibilità di utilizzare quei doni;  campi dove puoi utilizzarli.  Non hai che l'imbarazzo della scelta.
La chiesa non è il pastore,  o i diaconi e le  diaconesse, e neppure il predicatore... tu sei la chiesa, il Corpo di Cristo ed il corpo ha necessità dei tuoi doni per poter vivere, crescere, moltiplicarsi.
Conclusione
Avevo detto di avere nella mia tasca un albero millenario alto trenta metri e largo dieci; eccolo! Quell'albero è qua dentro... se lo “metto a dimora”, se lo pianto in un terreno.
Allo stesso modo posso farti vedere la chiesa che sarà: eccola, guardati attorno, sei tu, assieme a chi ti siede a fianco, distante di un metro, se il tuo cuore dimora in Cristo,  e i doni che ti ha dato tu li semini nella tua chiesa locale mettendoli a disposizione degli altri.
Nascerà così una foresta di persone che credono in Cristo  e dimorano il lui...
Sei pronto, sei pronta a scoprire i tuoi doni e ad usarli per la gloria di Cristo?
Preghiamo. GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK---GUARDA IL VIDEO IN HD





(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Doni Spirituali: la Parola di Sapienza | 15 Novembre 2020 |
I doni spirituali sono come un tesoro che Dio ha nascosto al mondo ma vuole donare a chi crede per edificare e perfezionare la sua chiesa. 
---Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/ visione video: 37 min.
Brani utilizzati:
“Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.  Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito;  a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, carismi di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito;  a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l'interpretazione delle lingue;  ma tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole..” (1 Corinzi 12:7-11 ND)


 “Desiderate ardentemente l'amore, non tralasciando però di ricercare i doni spirituali.” (1Corinzi 14:1 ND)

 “Io ringrazio sempre il mio Dio per voi, in lui siete stati arricchiti di ogni cosa, di ogni dono di parola e di ogni conoscenza,   essendo stata confermata tra di voi la testimonianza di Cristo;  in modo che non mancate di alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.” “1 Corinzi 1:4-7 ND) 
“...fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo...” (Efesini 4:13 ND)  
“Perciocchè, chi ha conosciuto la mente del Signore, per poterlo ammaestrare? or noi abbiamo la mente di Cristo.” (1Corinzi 2:16 ND) 
"Io ero nella città di Ioppe in preghiera e, rapito in estasi, ebbi una visione...” (Atti 11:5 ND) 
“E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi, predisse mediante lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra; la si ebbe infatti durante l'impero di Claudio.”  (Atti 11:28 ND)

GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD







(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Non tralasciate i doni spirituali | 8 Novembre 2020 |
Il Signore mette a disposizione di chi crede in Lui dei "doni spirituali", capacità che vanno oltre le proprie normali abilità. Non sono per chi li riceve, ma spetta a chi li riceve metterli a disposizione per gli altri.

--- 

Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/ visione video: 37 min.
Brani utilizzati:
“Ora, intorno ai doni spirituali, fratelli, io non voglio che siate in ignoranza.” (1Corinzi 12:1 ND)
 “Perciocchè esso ( Lo Spirito Santo) non era ancor caduto sopra alcun di loro; ma solamente erano stati battezzati nel nome del Signor Gesù.” (Atti 8:16 ND)
“Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro.” (2 Pietro 1: 19 ND)
“Così anche voi, poiché siete desiderosi di capacità spirituali, cercate di abbondarne per l'edificazione della chiesa.” (1Corinzi 14:12 ND)
“In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre...” (Giovanni 14:12 ND)
“...perché ogni cosa è possibile a Dio." (Marco 10 :27 ND)
“Desiderate ardentemente l'amore, non tralasciando però di ricercare i doni spirituali...” (1Corinzi 14:1 ND)GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD





(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

Essere gentili per avvicinare gli altri a Cristo | 01 Novembre 2020 |
Tu sei un "impiegato, una impiegata di Dio,  un suo o una sua rappresentante, e la  gentilezza è un ponte che tu costruisci con chi ti sta attorno affinché il messaggio di Cristo arrivi nel giorni in cui Lui li visiterà . Sii gentile verso il tuo prossimo!
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 7 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 24 min.Stiamo parlando da qualche settimana  di come costruire la nostra felicità.

Abbiamo visto che Paolo ci suggerisce  per vivere felici di coltivare alcune “buone abitudini”, che in ambito cristiano vengono chiamate “virtù cristiane”.
L'ultima di cui abbiamo parlato qualche settimana fa è la “misericordia”.
Avevamo definito la misericordia come “amore in azione”:
1. La misericordia è essere paziente con le persone
2. La misericordia è perdonare coloro che sbagliano
3. La misericordia è  aiutare chi soffre
4. La misericordia è fare del bene ai miei nemiciLa Misericordia è “amore in azione”
Sapete, tutte queste elencate qua (specialmente da 2. a 4.) sono azioni in qualche modo  “estreme”, in qualche modo eroiche, che non mi capita tutti i giorni di praticare.
Non tutti sbagliano contro di me ogni giorno non incontro tutti i giorni persone che soffrono, non ho ogni giorno nemici a cui fare del bene...
Allora, come posso ogni giorno praticare la virtù della misericordia?
Guardate il punto numero 1: “essere paziente con le persone”.
Essere pazienti è un atteggiamento “passivo”: c'è qualcuno che è difficile e io devo essere paziente. Come posso invece far si che la misericordia diventi una azione, diventi “attiva” diventi “amore in azione” su base giornaliera e non solo in casi estremi?
Vorrei vedere con voi un paio di minuti  di un video che avevamo fatto qualche anno fa.


Cosa è che avete visto? Azioni “gentili”? Si, di certo. Erano fatte da credenti verso altri credenti? Non lo sappiamo ma direi che, per la gran parte, no.
Erano azioni semplici da fare, che interrompevano la quotidianità di chi le faceva per pochi secondi, ma che dimostravano interesse verso l'altro, in maniera disinteressata.
Vorrei che rifletteste su una cosa: se persone che vanno in auto, possono comportarsi con gentilezza verso persone che non conoscono, per nessun motivo in particolare, come dovremmo comportarci noi credenti che siamo chiamati ad avere “amore in azione” per via dell'amore con cui il Padre ci ha amato perché ha misericordia di noi?
La Parola di Dio ci chiama non solo ad amare, anche ad essere “gentili”.
“La persona che ama è gentile, non fa niente d'indecoroso, non cerca il proprio interesse,” (1 Corinzi 13: 5a PV)
La parola che usa Paolo per “gentile” è ??????????? chre?steuomai, che viene da ??????? chre?stos e significa, semplicemente, “ essere utile, essere utilizzato, essere impiegato”.
Paolo ci dice che, se siamo persone che amano, la mattina quando ci alziamo, dobbiamo ricordarci che il nostro lavoro  è quello di “essere utili”.
Siamo “impiegati”, poiché siamo  (o dovremmo essere) rappresentanti di un datore di lavoro che vuole da noi che vendiamo ogni giorno il suo prodotto principale, l'amore.
Vi ricordate che avevamo detto che la misericordia  è come un boomerang: torna sempre indietro...  se lo sai lanciare bene!
Anche la gentilezza è come un boomerang: se voglio che gli altri siano gentili con me,  e che ascoltino ciò che dico loro, io devo essere gentile per primo.
Quali sono i vostri sentimenti quando siete allo sportello di un ufficio pubblico? Tutto dipende da come vi accoglie  l'impiegato allo sportello! E giudicherete l'efficienza di quell'ufficio anche per quel primo impatto.
Avete presente che negli uffici pubblici, all'uscita ormai c'è spesso questo pannello?

Se l'impiegato è burbero e vi tratta male, anche se otterrete quello che volete, darete una valutazione bassa.
Per noi credenti  vale lo stesso concetto. La gentilezza è la prima faccia  che gli altri vedono di me, e influenza l'opinione che gli altri avranno del Gesù che voglio testimoniare loro. Prima vedono se sono gentile,  poi giudicano quello che dico e che faccio  e solo alla fine sono disposti ad ascoltare le mie parole e la mia testimonianza di Cristo e del suo amore per tutti.
Quale “faccina” schiacciano le persone dopo avermi incontrato? Se dispenso gentilezza, probabilmente la faccina verde... Se dispenso “acido”...  probabilmente la rossa.
Quando dovrei essere gentile?
Però, tu potresti dirmi: “Marco, ma mica si può essere sempre gentili! Ci sono volte dove è giusto “impuntarsi! Mica dobbiamo sempre essere il sacco dei cazzotti!”
Nella Bibbia fortunatamente c'è un elenco delle situazioni  quando devo essere gentile  e un elenco delle persone con cui devo essere gentile.
Si trova in Efesini 4:32 e in 1 Tessalonicesi 5:15)
“Siate, invece sempre gentili gli uni verso gli altri” (Efesini 4:32a PV)
L'elenco delle situazioni dove devo essere gentile, è : “Sempre!”
L'elenco delle persone con le quali  devo essere gentile, è : “Gli altri!”
Tu potresti dirmi:  “OK, Marco, ho capito: devo essere gentile verso quello che ho intorno, ovvero: la mia famiglia, i miei amici, i miei fratelli e sorelle in Cristo, ma con gli altri posso fare un po' come mi viene, vero?”
Sbagliato... perché Paolo aggiunge:
“Badate che nessuno ripaghi il male col male, ma cercate sempre di fare del bene, sia fra voi che a tutti gli altri.” (1 Tessalonicesi 5:15 PV)
Non puoi limitare la gentilezza  esclusivamente alle persone  che ruotano nella cerchia più stretta della tua vita, “fra voi” ma va estesa e condivisa  ben oltre quella ristretta cerchia, “tutti gli altri”.
Questo non significa che dovrai essere SEMPRE lo zerbino degli altri: puoi essere gentile, ma fermo, affermando i tuoi diritti, senza necessariamente essere “acido”.
E' facile? Assolutamente no! E' per questo che la Bibbia ci indica un modo infallibile per essere gentili e fermi: prenditi il tuo tempo, non rispondere sull'impulso dell'emozione:
“ Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira... (Giacomo 1:19)”
Perché dovrei essere gentile?
Quale benefici  traggo  dall'essere gentile? Sono io che ci guadagno, essendo più “amabile” e amato, oppure c'è dell'altro?
Certo, non posso negare che personalmente  sarò più ben accetto se non mando a quel paese tutti  al primo impatto.
Ma devo soprattutto riflettere su quale vantaggio il mio modo di comportarmi porterà a Cristo attraverso la mia testimonianza.
Il vero motivo dell'essere gentile per un credente ce la spiega Pietro: 
“Comportatevi bene fra i non credenti, così... vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà. (1 Pietro 2:12 PV)
Pietro ci dice tre cose:
1. Se mi comporto bene (sono gentile)  chi non crede VEDRA' il bene che faccio.
Di conseguenza, se mi comporto male, il bene che faccio passerà in secondo, terzo, quarto ordine... e alla fine non verrà neppure notato.
2. Se vedranno il bene, la conseguenza sarà che la gloria non andrà a me, ma a Dio.
3. Ci sarà un giorno in cui ogni non credente sarà “avvicinato da Dio”... e il mio comportamento farà la differenza su quanto facilmente Dio entrerà nel suo cuore.
Tu, ed io, siamo ambasciatori di Cristo nel mondo
“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.” (1 Pietro 2:9)
Tu ed io,  che abbiamo ottenuto misericordia, la misericordia di Dio  dobbiamo bramare che  gli altri,  i non credenti,  ottengano quella stessa misericordia  che  ti è piovuta dall'alto.
Noi siamo come ponte  tramite cui quella misericordia può arrivare all'altro. Tu ed io siamo “il giorno in cui egli si avvicinerà” e  nostre azioni gentili e disinteressate  sono i pilastri che sorreggono quel ponte.
Che faccina vuoi che schiaccino le persone che incontri, sapendo che Cristo ti chiama ad essere suo rappresentante,  sua rappresentante nel modo?
Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK

---

GUARDA IL VIDEO IN HD








(Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)

I commenti sono chiusi.