Chiesa Cristiana Evangelica della Vera Vite


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Chiesa Cristiana Evangelica della provincia di Viterbo
Autore: www.laveravite.blogspot.it
Ultimo episodio: 01/08/22 8:03
Aggiornamento: 15/08/22 6:55 (Aggiorna adesso)
Un Amore con la "A" maiuscola | 31 Luglio 2022 |

Il matrimonio è l'espressione stessa dell'amore; un amore che si da all'altro ed all'altra. Tra i tanti tipi di amore possibili, esso è quello da cui tutto deriva, che non possiede, ma  rimane senza... perché versa il suo sull'altro e sull'altra, che rassomiglia di più al sacrificio di un Figlio che si è donato a noi per renderci liberi.
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Oggi vogliamo parlare di amore, attraverso un brano di Giovanni:

“Cari fratelli, amiamoci a vicenda, perché l?amore viene da Dio; e chi ama gli altri dimostra di essere nato da Dio e di conoscerlo. Chi invece non ama gli altri, non conosce Dio, perché Dio è amore. Dio ci ha dimostrato il suo amore, mandando in questo mondo malvagio il suo unico Figlio, perché avessimo la vita eterna tramite la sua morte.  E questo è il vero amore: non siamo stati noi che abbiamo amato Dio, ma è stato Dio che ha amato noi, ed ha mandato suo Figlio per farci avere il perdono dei nostri peccati.  Miei cari, se Dio ci ha amato tanto, anche noi dobbiamo amarci a vicenda! Perché, anche se nessuno ha mai visto Dio, quando ci amiamo a vicenda, egli vive in noi e il suo amore perfetto è dentro di noi.  E perché sappiamo che noi viviamo in lui ed egli vive in noi, il Signore ci ha messo nel cuore il suo Spirito Santo. Ma non è tutto; l?abbiamo visto coi nostri occhi ed ora lo testimoniamo: Dio ha mandato suo Figlio per salvare il mondo. Chiunque crede e dice che Gesù è il Figlio di Dio, Dio vive in lui ed egli vive in Dio.  Per quanto ci riguarda, noi abbiamo imparato a conoscere l?amore di Dio; ed è in questo amore che abbiamo riposto la nostra fiducia. Dio è amore, e chi vive nell'amore vive con Dio, e Dio vive in lui.” (1 Giovanni 4:7-16)

Una canzone dell'epoca di mio papà e mia mamma diceva che “L'amore è una cosa meravigliosa.” Ma di quale amore stiamo trattando oggi?

Perché, ci possono essere tanti tipi di amore: quelli riservati alle nostre passioni umane, l'amore per una squadra di calcio, o per la lettura. L'amore per i nostri amici, o quello ancora più grande per i nostri figli.

Gli amori sbagliati, quelli per il denaro o per il potere, o per le cose passate, che non possono essere più amate, perché non ci sono più.

Potrei andare avanti all'infinito, perché di amore non ce n'è uno solo, ma infiniti... Allora, di quale amore vogliamo parlare stasera?

Noi tutti sappiamo che Alina e Francesco sono qui oggi  per celebrare qualcosa che è già accaduto, per festeggiare assieme  a noi quell'evento di qualche tempo fa, e per richiedere su di loro la benedizione di Dio e le preghiere della nostra chiesa affinché il loro matrimonio,  che già è di per se qualcosa di “speciale” ai giorni nostri, si completi in modo ancora più speciale attraverso un amore speciale,

...perché Dio è amore... (v.9)

Come dice Giovanni, non HA amore, ma  E' Amore... con la A maiuscola. Di questo amore vogliamo parlare stasera. 

Alina e Francesco sono qui oggi grazie ad un amore che ha durato negli anni, prima di diventare un patto scritto, un'unica dimora, una vita assieme.

C'erano molti e validi motivi sul perché ciò accadesse, ma c'era, e c'è, un unico e validissimo motivo perché giungesse a compimento: un tipo di amore speciale, un amore con la A maiuscola.

Se volessi essere stato sintetico (e quando mai lo sono!), il messaggio di oggi potrebbe essere stato solamente il seguente: “Amatevi l'uno l'altra, e continuate ad amarvi.  L'avete fatto in passato,  avete percorso assieme un buon tratto di vita, prima come “amici speciali”, ora come moglie e marito; continuate ad amarvi l'uno l'altra.”

Amarvi non solo oggi, o la prossima settimana, o il prossimo mese, o il prossimo anno,  o finché ci sarà la passione... ma per il resto della vostra vita. 

A qualcuno potrà sembrare strano sentirmi dire  che dovete amarvi l'uno l'altra; qualcuno penserà che in fondo già lo avete fatto per un bel po' di tempo;  ma voi avete bisogno di sentirlo. 

Tra pochi istanti l'anello,  che già indossate al dito,  e che fino ad oggi è stato simbolo solamente di un patto civile che sanciva la vostra unione come individui, fino a che ci fosse stata la volontà e la passione di vivere assieme, diventeranno,  attraverso le promesse che liberamente vi scambierete,  il simbolo di un amarsi più profondo,  nella buona e nella cattiva sorte,  in ricchezza e in povertà, in salute e in malattia.  Appunto, un amore con la A maiuscola.

La metà di queste situazioni renderà difficile mantenere la promessa,  ed alcune potrebbero rendere quasi impossibile di mantenerla .

Quindi non sarò sintetico come forse avreste sperato, non mi limiterò a dirvi di amarvi l'uno l'altra,  ma proverò a darvi alcuni suggerimenti  su come potreste riuscire a farlo.

Tutto si gioca, nasce, vive, si sviluppa ed ha un fine  attraverso il  tipo di amore di cui stiamo parlando:

…perché l?amore viene da Dio... (v. 8)

Giovanni parla non di un amore, uno qualsiasi dei tanti possibili, ma della fonte dell'amore... E qualsiasi tipo di amore,  beh, non è che una semplice derivata...

Il vostro matrimonio può essere stato celebrato in un comune o in una chiesa o potrebbe non essere stato celebrato affatto... Ma la sua origine, l'amore che ne è motivo, non proviene né da voi, né dal mondo. Quello che vi unisce da tempo, non è una vostra creazione, né una convenzione della nostra cultura, ma è qualcosa che fa parte di chi ci ha creati, e di cui la sua bontà ha voluto farci dono.

Non dovete cercare di capire di quale tipo di amore si tratti, perché esso li contiene tutti, ed è l'origine di tutti gli amori possibili. Alina, Francesco, dovete guardare meglio all'amore che Dio  ha mostrato per ciascuno di noi.  Perché la seconda cosa che Giovanni dice  è che il vero amore si manifesta nel modo in cui Dio ci ha amato:

Dio ci ha dimostrato il suo amore, mandando in questo mondo malvagio il suo unico Figlio, perché avessimo la vita eterna tramite la sua morte.  E questo è il vero amore: non siamo stati noi che abbiamo amato Dio, ma è stato Dio che ha amato noi, ed ha mandato suo Figlio per farci avere il perdono dei nostri peccati. (vv 9-10)

Spesso l'amore è associato a delle immagini dolci... talvolta “sdolcinate”... quelle che vediamo nelle soap, o nei film romantici dove l'amore trionfa sempre sui titoli di coda.

Ma qui, sui titoli di coda, l'amore che trionfa non è affatto dolce, ma comporta una discesa, un sacrificio, una morte: Dio ha mandato Gesù... il resto lo sapete...  Ecco com'è il vero amore, quello con la A maiuscola.

Vedete, è un amore diverso,  che  è disposto a sacrificarsi per il bene della persona amata.  Il vero amore rinuncia ai propri diritti  per servire l'altro.  Dio ha rinunciato al suo unico Figlio  perché noi potessimo essere perdonati e ricondotti a Lui.  Gesù ci ha amati morendo di una morte di croce perché noi potessimo vivere. 

Quello è “l'amore alfa”, quello da cui tutti gli altri derivano. Come fare allora per amarsi l'uno l'altra?  Non sto cercando di dirvi che dovete necessariamente “morire” per l'altro per dimostrare lo stesso amore! Ma lo potrete fare cercando le cose che serviranno l'altro,  che lo aiuteranno,  che lo edificheranno.  Lo potrete fare astenendovi dal fare  quelle cose che infastidiscono l'altro, che lo abbattono o che lo feriscono.

Facile vero? Assolutamente no! Perché da quando nasciamo,  dalla prima volta che, da bambini, abbiamo pronunciato la parola “MIO!” e poi attraverso l'adolescenza, e l'età matura, tutto intorno ci ha insegnato che bisogna farsi valere, che noi valiamo se prendiamo ed abbiamo, non se doniamo e restiamo senza.

Perché l'amore, quello con la A maiuscola, di rado possiede, ma spesso, quasi sempre, rimane senza... perché versa il suo sull'altro, sull'altra.

Avrete dunque bisogno di un bel po' di incoraggiamento  per continuare a vivere così, non è vero? Ed è  Giovanni stesso che ve lo fornisce, oggi:

Perché, anche se nessuno ha mai visto Dio, quando ci amiamo a vicenda, egli vive in noi e il suo amore perfetto è dentro di noi. (v. 12)

L'amore che saprete dimostrare l'uno verso l'altra,  soprattutto quando le cose si faranno difficili,  dimostrerà a voi stessi e a chi vi sta intorno  che Dio vive in voi.  So che siete entrambi credenti, so che avete compreso che non c'è una chiesa perfetta, e che la chiesa non è l'edificio,  ma le persone che vi sono dentro.

E per questo vi siete accettati a vicenda  nelle proprie individuali preferenze di culto, senza porre barriere o ostacoli all'altro, senza cercare di trarre l'uno o l'altra all'interno della propria denominazione.

In questo state dimostrando al mondo, ai vostri familiari, ai vostri amici esattamente quello che chiede Giovanni:  amarsi “nonostante”. Nonostante io sia cattolico e tu protestante evangelica, nonostante io sia rumena e tu italiano, nonostante abbiamo una vita alle spalle, con errori e dolori, ma anche gioie e cose fatte bene  mentre stavamo facendo un'altra vita assieme ad un altro, ad un'altra.

In questo modo state mostrando ai vostri familiari,  ai vostri amici, al mondo che vi ruota attorno il modo in cui Dio vi ama,  accettandovi così come siete,  non pretendendo il  cambiamento per volere di un'altro, ma per l'amore che vi unisce. Ed è lo stesso amore che Egli ha per ciascuno di noi riuniti qui stasera, e per tutti gli altri nel mondo.

Ed è un amore che è accessibile a tutti; basta volerlo, basta accettarlo, basta seguirlo.

Francesco, Alina, mostrate loro il modo in cui Dio ama,  nel modo in cui vi perdonate l'uno l'altra,  più e più volte se necessario;  nel modo in cui vi fate in quattro per compiacervi l'uno l'altra;  nel modo in cui cambiate il vostro comportamento  perché l'altro o l'altra sia felice.

Infine, siate certi che ciò che vi sto incoraggiando a fare  non va oltre le vostre capacità.  Qualcuno ha definito il matrimonio  come  “una relazione impossibile tra due esseri incompatibili”. 

L'affermazione può sembrare cinica, ma ha un fondo di verità. E' facile essere (o sembrare) compatibili in una bella giornata di sole, dove tutto fila liscio... Lo è meno in una giornata buia e piovosa nell'inverno della vita, quando arrivano quei momenti di dubbio,  o di dolore, o di malattia...

Chi vi sosterrà in quei momenti? In che modo potrete essere compatibili  nella vostra umana incompatibilità?

E perché sappiamo che noi viviamo in lui ed egli vive in noi, il Signore ci ha messo nel cuore il suo Spirito Santo. (v. 13)

Ecco il vero segreto per amare come fa Dio: è nel versetto 13: Dio ci rende capaci di amare  dandoci il suo Spirito, perché viva in noi. 

La cosa bella del messaggio cristiano  è che non si tratta di un insieme di regole  a cui bisogna obbedire, a prescindere da tutto,  e che  dobbiamo applicare da soli e con le nostre forze. Se così fosse, saremmo tutti perduti. 

Chiunque crede e dice che Gesù è il Figlio di Dio, Dio vive in lui ed egli vive in Dio (v. 15)

Il messaggio di Cristo riguarda la relazione che abbiamo con Dio,  una relazione che è resa possibile perché Dio ci dà il suo Figlio, affinché, riconoscendolo come nostro unico Signore e Salvatore Dio stesso possa abitare assieme a noi e vivere in noi. E quando Dio vive in noi,  l'amore di Dio diventa qualcosa  che si manifesta naturalmente nella nostra vita. 

Quindi continuate ad amarvi l'uno l'altra. E se questo è il vostro obiettivo,  se è quello che vi prometterete tra poco davanti a Dio fate prima questo:  assicuratevi di continuare a chiedere a Dio  di riempirvi con il suo Spirito Santo  per essere in grado di amare come ama Dio. In questo modo il vostro amore crescerà  nel frattempo che voi diventate più simili a Cristo. 

Potete immaginare il matrimonio come un triangolo, con Dio in cima e voi ai due lati.  Più vi avvicinate a
Dio, più vi avvicinate l'uno all'altro.  Quindi continuate ad amarvi e ad amare Dio; più vicini a Dio sarete, più vicini l'uno all'altra vi troverete.

Il Signore vi benedica mentre continuate a sperimentare  una costante scoperta del Suo Amore  in ogni aspetto della vostra vita insieme.

E che il vostro matrimonio sia caratterizzato dalla presenza di Dio  che vi avvicini e vi unisca per tutta la vita.

Amen.

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Salmo 1: la strada verso la felicità - 1° parte: Camminare con gli altri

Il segreto della felicità non è estraniarsi dal camminare assieme agli altri, ma camminare in un modo tale che piaccia a Dio e che porti testimonianza di Lui agli altri.
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Oggi iniziami una serie di mini messaggi, per spronarci a mantenere accese le nostre capacità di continuare ad apprendere dalla Parola di Dio. Lo faremo studiando il Salmo 1 che dice così:

SALMO 1

1 Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori, né si siede in compagnia degli schernitori,
2 ma il cui diletto è nella legge del Signore e su quella legge medita giorno e notte.
3 Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa prospererà.
4 Non così gli empi, anzi sono come pula che il vento disperde.
5 Perciò gli empi non reggeranno davanti al giudizio, né i peccatori nell’assemblea dei giusti.
6 Poiché il Signore conosce la via dei giusti, ma la via degli empi conduce alla rovina.

Abbiamo più volte detto che “beato” significa semplicemente “felice: per cui il salmo è una sorta di libretto di istruzioni per essere felici.

Il salmo comincia con tre istruzioni per la felicita: la prima è:

che non cammina secondo il consiglio degli empi,

La parola usata nel salmo per empi è ??????????? - reš?‘îm‘;  che significa, molto semplicemente “qualcuno che sbaglia”.

La seconda istruzione è:

che non si ferma nella via dei peccatori

La parola usata per peccatori è  ?????????? - ?a???’îm’  che è un intensificativo di ?????  - h?a?t?a? che significa “mancare, perdere”  (sottinteso il bersaglio) per cui qualcuno che manca di molto.

La terza istruzione è:

né si siede in compagnia degli schernitori

La parola usata per schernitori è ???????? – lê?îm, che significa “fare le boccacce a qualcuno”.

Facciamo il solito gioco e trasformiamo il versetto con i significati che abbiamo trovato:

E' felice l’uomo che non cammina secondo il consiglio di quelli che sbagliano, che non si ferma nella via di chi manca il bersaglio  né si siede in compagnia di coloro che fanno le boccacce agli altri.

Sapete perché ho fatto questo? Perché quando leggiamo la Bibbia, e soprattutto leggiamo parole da “addetti ai lavori” come in questo caso “empi, peccatori, schernitori” facciamo difficoltà a capire chi siano  tra le persone che frequentiamo di solito nella vita. Il più delle volte li associamo a esempi estremi; Nerone, o Hitler erano “empi”, la personificazione del male.

E invece la Bibbia non era scritta per “addetti ai lavori”, ma per pastori, commercianti, massaie che spesso non sapevano neppure leggere; le parole e le illustrazioni che venivano usate, anche se poetiche, dovevano utilizzare termini e riferimenti che ciascun ebreo sapesse riconoscere e comprendere.

Vedete che la Parola vola molto più in basso, tra le persone che ci vivono a fianco, e le persone a cui si riferisce non sono la somma del male nel mondo, ma persone che sbagliano,  che mancano il bersaglio, che pendono tutto per scherzo  e per le quali non c'è niente di serio e di sacro.

Vedete come il numero di persone di cui parla si amplia? E come ANCHE noi stessi possiamo finire in quel numero? Chi è che non conosce persone simili? Tutti noi abbiamo amici e conoscenti che sbagliano,  mancano il bersaglio,  prendono tutto alla leggera. Ma anche noi possiamo sbagliare, mancare il bersaglio, essere superficiali...

Allora, il consiglio del salmista è dunque di stare alla larga da tutti questi, vero? Beh, se lo facessimo, saremmo destinati all'isolamento sociale staremmo davvero soli per gran parte della nostra vita.

Guadate l'inizio del versetto :

Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi...

Il salmista avrebbe potuto semplicemente dire: “Beato l'uomo che non cammina con gli empi... “ecc. … ma non lo fa!

Non lo fa perché sa che viviamo fianco a fianco con “empi” ovvero, con persone che sbagliano,

con peccatori, ovvero con persone che sbagliano ii bersaglio, con schernitori, ovvero persone che non prendono nulla sul serio...

Con queste persone noi siamo obbligati a camminare insieme, ma siamo anche chiamati a non “camminare secondo”, a fare passi differenti e strade differenti. Pietro sintetizza il concetto così:

“Basta già il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie e nelle illecite pratiche idolatriche. Per questo trovano strano che voi non corriate con loro agli stessi eccessi di dissolutezza e parlano male di voi.” (1 Pietro 4:3-4)

Vedete allora che correre “in un modo differente” da come corre il resto del mondo ci metta sotto una lente di ingrandimento, e ci dia possibilità di testimoniare del perché corriamo in quel modo.

Attenzione però alla tentazione di sentirsi “eletti”, differenti, sopra le parti: Gesù disse questo a coloro che avevano una simile tendenza:

“Ed egli disse loro: «Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori; perché quello che è eccelso tra gli uomini, è abominevole davanti a Dio.” (Luca 16:15)

E Paolo rincara la dose:

“Non c’è nessun giusto, neppure uno. Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio.” (Romani 3:10-11)

Quale è l'antidoto alla nostra voglia di sentirci superiori?

 ma il cui diletto è nella legge del Signore 

Diletto in ebraico è ????????? - ?ep???w, che significa avere una “inclinazione”, essere portato in qualcosa; per cui, se una cosa ci riesce bene,  allora saremo portati a fare più spesso quella che le altre cose.

Ad esempio, io sono naturalmente portato a cucinare; per cui non mi è di nessuna fatica quando chiamo a casa mia moglie e gli chiedo se abbia già preparato o debba pensare io al pranzo o alla cena. Cosa completamente differente succede per lo stirare; non ho una “naturale inclinazione”  verso di esso...e in realtà non mi interessa neppure di sperimentarlo.

Allo stesso modo tu potresti dirmi. “A posto, Marco, io non sono portato a studiare la Bibbia, non mi riesce bene e non sono come te, per cui mi tiro fuori. Farò qualche altra cosa, come pregare, fare la carità,  ma non chiedermi di applicarmi a studiare la Bibbia!”

Se pensi così, possiamo andare a cena assieme... perché è esattamente quello che dissi io ad un amico che voleva predicassi in chiesa circa una trentina di anni fa.

Era più o meno la stessa cosa che il popolo di Israele stava pensando dopo essere giunto nella Terra promessa; Giosuè, vecchio e stanco, convocò allora i capi delle tribù e disse lori questo:

“Applicatevi dunque risolutamente a osservare e a mettere in pratica tutto quel che è scritto nel libro della legge di Mosè, senza sviarvene né a destra né a sinistra...  ma tenetevi stretti al Signore, che è il vostro Dio, come avete fatto fino a oggi.” (Giosuè 23:6,8)

Quello che stava dicendo Giosuè ai capi del popolo, e che il mio amico stava dicendo a me, era che la conoscenza avviene attraverso la frequenza; la stessa cosa che Paolo avrebbe detto a Timoteo:

“Ma rifiuta le favole profane e da vecchie; esèrcitati invece alla pietà, perché l’esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura.” (1 Timoteo 4:7-8)

Come esercitarsi, allora?

e su quella legge medita giorno e notte.

Il salmista lo spiega dicendo che dobbiamo “meditare” la Parola giorno e notte: la parola meditare in ebraico è ????????? – yehgeh, che letteralmente significa “mormorare”. L'immagine è di qualcuno che gira per le strade e, a bassa voce ripete tra se e se delle parole.

Ora, non prendetemi alla lettera, ma cercate di capire il concetto che vuole esprimere il salmista; non è che dobbiamo andare per strada e borbottare Salmi e versetti  tra noi e noi...saremmo un bel po' strani!

Ma il concetto è quello che, se continuiamo a far girare nella nostra testa come “rumore di fondo” la Parola di Dio, alla fine entrerà così a fondo nella nostra natura che non dovremo più faticare ad applicarla, perché sarà parte di noi.

La prossima volta  vedremo gli effetti di tutto ciò sulla nostra vita di tutti i giorni.

In conclusione, cosa possiamo portare a casa da questi primi due versetti?

  • Devo camminare assieme a chi sbaglia, ma non devo camminare come loro.
  • Devo leggere la Parola ogni giorno.
  • Devo pensare ogni giorno a ciò che leggo. 
Preghiamo.
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Perle, maiali e feste: le parabole di Gesù - Parte 5: L'accoglienza del Cielo

Chi saranno coloro che verranno accolti dal Padre in Cielo? Gesù rende chiaro che il popolo che troveremo là sarà ben differente da come ce lo immaginiamo, e molti saranno quelli invitati, ma pochi coloro che accetteranno l'invito... e non saranno delle categorie che ci aspettiamo di trovare.
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Predicatrice: Jean Guest
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C'è una foto scattata al mio matrimonio trentadue anni fa in cui compare un ragazzo  con gli occhiali, così elegante in giacca e cravatta, proprio in mezzo agli invitati e dal suo sorriso è evidente che gli è piaciuta i matrimonio. Non ho idea di chi fosse. Né mio marito ne ha idea, né le persone sedute accanto a lui, né chiunque altro fosse presente quel giorno. In trentadue anni non abbiamo mai scoperto chi fosse stato e come fosse arrivato in chiesa, perché non compare in nessuna delle foto del ricevimento dopo.

Matrimoni, banchetti, feste e ospiti extra compaiono spesso nelle parabole raccontate da Gesù. Oggi ne esamineremo due, la prima in Matteo e la seconda in Luca.

Diamo un contesto alla prima parabola. Matteo sta registrando la risposta di Gesù a una sfida dei capi dei sacerdoti e dei leader del popolo quando si trovava nel tempio di Gerusalemme. 

“Quando giunse nel tempio, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentre egli insegnava, e gli dissero: «Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?»” (Matteo 21:23)

Egli continua rispondendo con quale autorità lo faccia attraverso il racconto di tutta una serie di parabole molto serie che terminano con la parabola degli agricoltori malvagi, permettendo loro, se lo volessero, di vedere il terribile errore che stavano per commettere. Egli sa che i lupi stanno girando intorno e che si trova negli ultimi giorni del suo ministero terreno. 

Continua quindi con questa parabola che esamineremo più da vicino.

“Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo:  «Il regno dei cieli può essere paragonato ad un re, il quale fece le nozze di suo figlio.  Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire.  Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: “Dite agli invitati: ‘Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze’”.  Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio;  altri poi presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero.  Allora il re [udito ciò] si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.  Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni.  Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali.  Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa.  Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi [, prendetelo] e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì ci sarà pianto e stridor di denti”.  Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti».” (Matteo 22:1-14)

È una lettura difficile, alla quale dobbiamo prestare attenzione nel modo in cui la affrontiamo e la leggiamo. Come per tutte le parabole, dobbiamo chiederci: "Dov'è Dio in tutto questo"? Non è corretto pensare che sia sempre il padre, il re, il giudice, il protagonista. Se lo facciamo, possiamo ritrovarci con un'immagine di Dio che va contro tutto ciò che le Scritture dicono di lui. Quindi inviterei alla cautela nell'identificare il re qui come Dio, perché quell'uomo è un tiranno assoluto. 

“Allora il re [udito ciò] si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.” (v.7)

È possibile che Matteo, nel raccontare questa parabola, stia pensando a ciò che è appena accaduto a Gerusalemme con la distruzione del tempio. Non lo sappiamo, ma quello che sappiamo è che il nostro Dio non è un tiranno, è un Dio di amore, compassione e misericordia.

Il fulcro della parabola non è il re o il figlio, ma ciò che accade durante un banchetto di nozze nella Palestina del I secolo. Quindi che cosa succede? Si viene invitati al matrimonio più volte. Oggi alcuni inviano i biglietti “Segna la data” prima dell'invito vero e proprio, soprattutto se si tratta di un matrimonio di destinazione come questo invito che mi è giunto qualche anno fa: sulla cartolina si legge: “20/ 07/ 2020, segna la data - Liz & James  diranno “Si, lo voglio”  nella Bellissima città di Firenze, Italia”

Le persone hanno bisogno di tempo per risparmiare i soldi! Ai tempi di Gesù si riceveva un equivalente del "segna la data", poi un invito, poi un promemoria e infine, quando tutto era pronto, un avviso finale del tipo: "Forza, siamo pronti".

“Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze”  (v. 3)

Quindi il banchetto nuziale non doveva essere una sorpresa per gli invitati: ne erano a conoscenza da molto tempo e l'invito proveniva dal loro re. 

Una volta sono stata invitata a incontrare la Regina Elisabetta in visita alla mia città, Nottingham, ma ho rifiutato: sono repubblicana, non voglio aver a che fare coi reali. Ma sono grata alla democrazia che mi permette di scegliere. 

All'epoca di questa parabola le cose erano molto diverse. Ci si aspettava che gli invitati al banchetto di nozze del figlio del re esprimessero l'onore che dovevano al re e la loro fedeltà al legittimo erede del suo trono. Rifiutare l'invito equivaleva a ribellarsi. A chi sta parlando Gesù? Ricordiamo che sta rispondendo ai farisei, ai sacerdoti e agli anziani ebrei, le persone che più di tutte dovrebbero conoscere il Messia e l'invito di Dio.

Se i primi invitati non verranno, il banchetto sarà aperto a tutti.

“Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni.” (v.- :8-10a)

Attenzione a ciò che è scritto: “cattivi e buoni”....

Ho ripreso questo annuncio comparso qualche tempo fa nella mia Inghilterra il cui testo diceva questo:

AVVERTIMENTO: fornicatori, ubriaconi, sodomiti, omosessuali, rapper gangster, donne immodeste, spettatori di film immorali, darwinisti, femministi, atei, abortisti, fumatori di marijuana socialisti, ballerini sporchi, giocatori d'azzardo, masturbatori, razzisti, Cameron, Clegg, elettori laburisti, abusatori, adulteri, evoluzionisti, epurati, terroristi, predicatori di prosperità,  NON EREDITERANNO IL REGNO DI DIO L'inferno attende tutti i peccatori; pentitevi o perirete. Il giudizio sta arrivando!

Questa è una piccola e affascinante lista messa insieme da alcuni frequentatori della chiesa di persone che, secondo loro, non sono invitate al banchetto. Io vi compaio almeno sei volte. Il regno di Dio vuole essere un regno inclusivo, aperto a tutti. 

Se la Chiesa deve essere un segno efficace della presenza di Dio, allora deve anche essere inclusiva, in modo che ogni essere umano sia accolto, indipendentemente dalla razza, dalla classe, dal colore della pelle, dalla sessualità, dal credo o dalla mancanza di credo. 

Questa è certamente una sfida, ma ricordate che non siamo i guardiani o i custodi, siamo i cittadini del Regno. È ridicolo che questa parabola, 2000 anni dopo essere stata raccontata per la prima volta, sia ancora scandalosa per alcuni cristiani. 

Ed ecco che arriva l'avvertimento. 

“Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze.  E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa.  Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi [, prendetelo] e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì ci sarà pianto e stridor di denti”.  (v.11-13)

Non indossa gli abiti adatti? Sembra un po' troppo severo. Il punto è che quando siete stati invitati al banchetto di nozze, i vestiti vi sono stati forniti gratuitamente. La Scrittura fa molti riferimenti al fatto che Dio ci veste con l'abito nuziale della salvezza - Isaia 61:10 è solo uno di questi. E l'Apocalisse fa riferimento al fatto che i giusti saranno rivestiti con le vesti della gloria - a proposito, la fine del mondo non avviene come un'apocalisse, ma come un banchetto di nozze. L'invitato alle nozze rifiutava non solo ciò che gli veniva offerto gratuitamente, ma anche di riconoscere la bellezza e il valore del suo invito. 

Dio chiama tutti al suo regno, a prescindere. Ma si aspetta anche che tutti vivano una vita degna della chiamata. Gli uomini e le donne che si presentano al banchetto con l'odio nella loro lista, gli uomini e le donne il cui amore è freddo o assente, potrebbero scoprire di essere quelli che non indossano l'abito accettabile.

Come dice il teologo N.T. Wright

"Non vogliamo sapere del giudizio sui malvagi e ancor meno degli esigenti standard di santità o delle conseguenze per noi. Ricordate che ciò che fate nel presente durerà nel futuro di Dio." (N.T. Wright)

Sarete contenti che il nostro sguardo alla seconda parabola sarà molto più breve! Ma prima di tutto, spieghiamo perché Gesù ha raccontato questa parabola. I farisei hanno portato davanti a lui un uomo morente, i cui organi principali si stanno spegnendo, per vedere se Gesù lo guarirà - il problema è che è di sabato. 

Gesù guarisce l'uomo e si occupa di quella particolare sfida, poi viene invitato a cena dallo stesso gruppo di farisei. Notando che tutti fanno a gara per avere il posto migliore a tavola, ricorda loro con delicatezza che l'umiltà è un segno di santità e che la generosità verso chiunque si trovi ai margini della società sarà ricompensata da Dio.

"Uno degli invitati, udite queste cose, gli disse: «Beato chi mangerà pane[a] nel regno di Dio!»  Gesù gli disse: «Un uomo preparò una gran cena e invitò molti;  e all’ora della cena mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, perché [tutto] è già pronto”.  Tutti insieme cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e ho necessità di andarlo a vedere; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho preso moglie e perciò non posso venire”.  Il servo[b] tornò e riferì queste cose al suo signore. Allora il padrone di casa si adirò e disse al suo servo: “Va’ presto per le piazze e per le vie della città, e conduci qua poveri, storpi, ciechi e zoppi”.  Poi il servo disse: “Signore, ciò che hai comandato è stato fatto[c] e c’è ancora posto”.  Il signore disse al servo: “Va’ fuori per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare, affinché la mia casa sia piena.  Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena». “(Luca 14:15-24)

Ecco quindi Gesù a cena e questa parabola è una "chiacchierata a tavola" piuttosto che una difesa formale delle sue azioni. Sapendo quello che sappiamo dei farisei e di tutti i loro schemi, siete sorpresi che Gesù accetti questo invito? 

Vale la pena di notare che era disposto a passare del tempo a parlare con coloro che gli erano ostili, oltre a tenere la compagnia più piacevole dei suoi discepoli e di coloro che lo accoglievano sinceramente, come i poveri e i bisognosi. In diverse altre occasioni leggiamo che fu invitato a mangiare in casa di un fariseo. Non esitò a farlo, anche se l'accoglienza fu di solito, come in questa occasione, molto dura e ostile, anche se a prima vista non sembra.

“Uno degli invitati, udite queste cose, gli disse: «Beato chi mangerà pane[a] nel regno di Dio!»” (v. 15)

Ho sentito descrivere questa frase come un "pensiero celestiale ma anche  una terribile supposizione". Ed è proprio questo il senso della parabola. Fu raccontata a un gruppo di persone che presumevano che la piena benedizione di Dio ricadesse su di loro, indipendentemente dalla loro vera motivazione o da ciò che avevano nel cuore

Come nella nostra parabola precedente, le persone furono invitate più volte a questo banchetto e l'invito stesso era un grande onore. Ma quando giunse il momento, si giustificarono.

Il primo si scusò perché aveva appena comprato un campo e quindi, implicitamente, fece capire che la ricerca della sua futura ricchezza era più importante per lui che onorare l'ospite e prendere posto al banchetto. 

Il secondo si giustificò dicendo che aveva appena comprato cinque paia di buoi e doveva esaminarli per assicurarsi che fossero bestie sane. Ecco l'esercizio quotidiano di un'attività regolare. Per lui era molto più importante fare questo che occupare il posto d'onore al grande banchetto. 

Infine, il terzo aveva appena sposato una moglie e quindi, ovviamente, doveva essere scusato. La Legge di Mosè prevede che un uomo appena sposato possa essere esonerato dall'obbligo di prestare servizio militare per un anno. Tuttavia, tale disposizione potrebbe essere ragionevolmente estesa per scusare quest'uomo, all'ultimo minuto, dal breve tempo necessario per partecipare a un banchetto così importante? Era chiaramente giusto che egli onorasse la moglie e adempisse a tutta una serie di doveri domestici, ma usarli per giustificarsi dal banchetto significava mostrare disprezzo per l'organizzatore del banchetto e per il suo invito.

Questi uomini sono stati onorati con un invito. A ciascuno di loro era stato ricordato. Ma, per il totale disprezzo di colui che ha dato il banchetto e il suo invito, nessuno di loro è venuto. Non c'è da stupirsi che abbiano richiamato l'ira e il giudizio del padrone del banchetto: “Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena.”

E non possiamo sederci qui oggi, nel 2022, e dire semplicemente: "Ma certo che Gesù sta parlando ai farisei e non a noi". No, proprio come loro non possiamo dare per scontato che saremo accolti a prescindere. Forse non vogliamo sentirci dire che il discepolato è costoso, che la santità non viene naturale, che questa vita cristiana non è facile o chiara. Dobbiamo renderci conto gli uni degli altri attraverso la comunione e la trasformazione spirituale. 

L'apostolo Pietro dice: 

“Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a rendere sicura la vostra vocazione ed elezione, perché, così facendo, non inciamperete mai." (2 Pietro 1:10)

Quante volte nelle nostre pratiche quotidiane, se non addirittura in teoria, ci scusiamo, come gli uomini della parabola, perché totalmente assorbiti dal nostro lavoro, o immersi indaffarati in questo mondo, o completamente presi dalle faccende di casa... con nostra grande perdita?

Gente, il banchetto si sta preparando, l'accoglienza del cielo vi aspetta, aggrappatevi al vostro prezioso invito “con tutto il cuore, tutta l'anima, tutta la forza e tutta la mente" (Matteo 22:37) . E a proposito,  se avete una lista, disfatevene: "Ama il tuo prossimo come te stesso"(Matteo 22:39)

Amen.

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Perle, maiali e feste: le parabole di Gesù - Parte 4: Il cuore di Dio per i perduti

Dio ha un cuore per coloro che la vita ha  colpito, atterrato, vinto...  i perduti.  Il Suo amore è liberamente disponibile per tutti, ma i modi in cui siamo perduti e ritrovati sono personali e individuali. E spetta a ciascun credente di portare la Sua speranza nel buio di chi soffre.
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Predicatrice: Jean Guest
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Mi piacciono le canzoni che mi fanno ballare o cantare. Per questo motivo ho due playlist su l’app Spotify. La prima,“Jeanbean1”, è piena di canzoni che fanno affollare la pista da ballo e la seconda, “Jeanbean2”, è fatta da tutte le ballate che fanno emergere la mia Aretha Franklin interiore mentre canto insieme alla musica. 

Devo confessarvi che al mio cane Artie non piacciono né l'una né l'altra: non gli piace affatto ballare e lo confonde l'occasionale scoppio in lacrime di fronte a un testo: "Sta cantando, è felice, ma sta piangendo, devo forse darle una leccata"? Perché, come tutta la grande arte, un testo di musica pop è in grado di parlare alla nostra comune esperienza umana e può catturare il cuore. Quello che mi colpisce ogni volta è nella canzone “All I ask” di Adele, quando canta di quanto sia sconcertante quando perdiamo l'amore della nostra vita che è anche il nostro migliore amico:

Nessuno mi conosce come te. E poiché tu sei l'unico che conta, dimmi da chi devo correre?”

Un testo straziante e universalmente vero, e questo è il genio di Adele.Ci sono anche un paio di versetti nella Bibbia che mi fanno sempre venire un groppo alla gola. La prima è quando Gesù lava i piedi a Pietro durante l'ultima cena e Pietro, in tutta la sua favolosa irruenza, quando capisce che si tratta di una sorta di unzione, dice: "Non solo i miei piedi, ma tutto me stesso". E l'altra è questa nella Parabola del figlio perduto

“Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.” ( Luca 15:20 b)

È un'immagine bellissima che parla del cuore di Dio e del suo amore per i perduti. Dio non aspetta che siamo dispiaciuti, o che siamo bravi, o che abbiamo tutto in regola, prima di amarci: ci ama e ci cerca. Il senso della parabola del figlio perduto è: "Torna a casa, ti prego, torna a casa".

Lasciate che preghi per noi: Padre, siamo così grati di poterci definire tuoi figli, di essere stati trovati da te e chiamati al tuo amore. Mentre ascoltiamo queste parole, metti nel nostro cuore  un peso per coloro che stai ancora cercando. Amen

“Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo.  Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:  «Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova?  E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle;  e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”.  Vi dico che, allo stesso modo, ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.” (Luca 15:1-7)

L'amore di Dio, reso completo da Gesù, è un'offerta universale. È per tutti, è liberamente disponibile per tutti, ma i modi in cui siamo perduti e ritrovati sono personali e individuali. 

La mia storia di salvezza non è la tua, né la tua. Perché mentre il pastore guarda all'intero gregge, il Regno lavora uno alla volta. È semplicemente così: il figlio perduto, la moneta perduta, la pecora smarrita. Questa è la natura stessa di Dio, il singolo ’individuo conta per Dio. 

C'è qualcosa di profondo, in un mondo che cerca di confondere tutti in un'unica cosa, nel fatto che la Chiesa annuncia "no, a Dio interessa l’individuo, il singolo". Questo è il modello del Regno.

Ci sembra strano: è davvero ciò che farebbe un pastore? E’ sufficiente un gregge di 99 persone, no? Ma non è una parabola su quanti sono rimasti, bensì sul valore di ciò che è perduto e su come Dio lo cerca.

"«Oppure, qual è la donna che se ha dieci dramme e ne perde una, non accende un lume e non spazza la casa e non cerca con cura finché non la ritrova?  Quando l’ha trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta”. Così, vi dico, v’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede». " (Luca 15:8-10)

In alcune delle vostre bibbie vedrete una piccola nota tra parentesi dopo la parola “dramma”;  se guardate, vedrete che è una nota  che  spiega il valore della moneta che viene persa. È una dracma d'argento e vale circa un giorno di paga. La donna dovrebbe averne 10, quindi in totale mille dracme, non una fortuna, ma sono tutti i suoi risparmi, tutto ciò che sta tra lei e la povertà. Non c'è da stupirsi che sia alla disperata ricerca di questa moneta.

Il valore della moneta è significativo, e ancora una volta il punto della parabola è come Dio sia risoluto nel perseguire ciò che è perduto. La donna mette a soqquadro la casa finché non trova la moneta; il pastore cerca finché non trova la pecora; il padre è sempre alla ricerca del figlio perduto fino al giorno in cui lo vede e poi corre verso di lui.

Dio ha un cuore per i perduti che non si arrende mai. E quando ciò che è perduto viene ritrovato, c'è una festa in cielo che può battere persino la mia playlist di Jeanbean1. Ne parleremo la prossima settimana, quando esamineremo l'Accoglienza in Cielo.

Quindi, se Dio è questo risoluto inseguitore di persone perdute, cosa vuole che facciamo in tutto questo? Quale ruolo dobbiamo svolgere? Indovinate un po': abbiamo qualche parabola per aiutarci. 

“Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità [tra il popolo]. Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.  Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai.  Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse».” (Matteo 9:35-38)

In un attimo potremmo quasi non accorgerci di questo piccolo ma ricco passaggio nel mezzo di Matteo. Ma è un punto cruciale in cui l'attenzione si sposta dal ministero di Gesù al nostro. Rende umili, è impegnativo ed emozionante.

Il verbo greco tradotto con "ebbe compassione" indica che Gesù era commosso profondamente, tanta era la pena che provava per le persone che vedeva. Questa frase è usata spesso nei Vangeli per descrivere i sentimenti lancinanti/ strazianti che Gesù provava per le persone bisognose. 

“[Gesù,] smontato dalla barca, vide una gran folla; ne ebbe compassione e ne guarì gli ammalati.” (Matteo 14:14)

“Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse: «Io ho pietà di questa folla; perché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare; non voglio rimandarli digiuni, affinché non vengano meno per strada».” (Matteo 15:32)

Non è indifferente alle difficoltà della gente, né incolpa le persone per il caos in cui si trovano. La sfida per noi è: quanto spesso proviamo una profonda, straziante compassione per le persone?

Spesso siamo ciechi di fronte alle persone che ci circondano, sia per quanto riguarda i loro bisogni spirituali sia per quanto riguarda la loro disponibilità e apertura a Gesù. Vediamo il loro stile di vita e i loro atteggiamenti a volte duri, e dimentichiamo che Dio è in grado di operare potentemente in loro quando è il momento giusto. La nostra sfida è quella di chiederci: "Cosa ci spinge a stare con le persone, a soddisfare i loro bisogni e magari a condividere con loro la nostra storia del Vangelo"? Spero che sia una combinazione di queste due cose:

“Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore,  il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. “ (1 Timoteo 2:3-4)

“L’amore sia senza ipocrisia.” (Romani 12:9 a)

Torniamo a Matteo 9.

“Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità [tra il popolo].  Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse.”  (Matteo 9:35-38)

Fino al versetto 37 l'attenzione di Matteo si è concentrata su Gesù e sulla sua opera di Buon Pastore. Si prende cura di loro, li guarisce, provvede alle loro necessità. Ma nel versetto 37 c'è uno spostamento e un cambiamento nella metafora. Ora l'attenzione si concentra sui discepoli e su di noi e sui modi in cui siamo invitati a collaborare con Dio per raggiungere i suoi scopi. Ed egli ha bisogno di noi ora!

Notate che la parola "mèsse" è usata tre volte nei versetti 37-38 e l'atto del raccogliere implica un senso di urgenza. Il momento è giusto. Il Regno dei cieli è vicino. Ora. Non c'è tempo da perdere. La raccolta potrebbe essere rovinata o perduta se l'agricoltore ritarda. 

Ma come possiamo diventare coloro che trebbiano il raccolto?

“Pregate dunque il Signore della mèsse”  (v 38)

La prima cosa da fare è pregare. 

A tutti noi è stato dato un luogo specifico con una chiamata specifica: in quale campo ci troviamo? Quale preghiera ci chiede Gesù di fare per partecipare alla mietitura? Quali sono i bisogni maturi / pronti per i quali vuole che ci impegniamo / interagiamo?

E poi, ci prepariamo a essere inviati;  inviati nei nostri luoghi di lavoro, nei nostri gruppi di amici, nelle nostre famiglie,  tra i nostri vicini, nelle nostre comunità.

Notate cosa fa Gesù subito dopo in Matteo 10: manda i suoi discepoli nei campi; il Signore della messe manda i suoi operai.

I discepoli hanno seguito Gesù come un rabbino, un maestro che li forma con insegnamenti ed esempi. La loro formazione e il loro scopo si trovano nelle parole e nelle opere del loro rabbino, nel seguire le sue vie.

Noi avremo uno scopo unico all'interno dei piani che Gesù ha per noi, ma tutti puntano allo stesso regno, allo stesso re e salvatore. Gesù è la fonte e il Signore del nostro scopo. Il nostro scopo è seguire il suo cuore per i perduti e non arrenderci mai.

“E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra.  Andate dunque[a] e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,  insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente».”  (Matteo 28:18-20)

Amen.

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Perle, maiali e feste: le parabole di Gesù - Parte 3: Il Regno di Dio

Gesù parla spesso di come è il Regno del Padre suo, scoprendo piuttosto quelli che ci saranno, e non quelli che non ci saranno. E, incredibilmente per i molti, il Regno sarà pieno non solo delle persone che compongono la chiesa, ma di quelle persone che non ti aspetti: disonesti, bugiardi, perduti, falliti...
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Predicatrice: Jean Guest
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Nel corso della nostra vita la mappa dell'Europa continentale è cambiata sensibilmente. Oggi ci sono 37 Paesi indipendenti rispetto ai 22 del 1960, quando molti facevano parte dell'URSS. Nel corso della storia dell'umanità, la questione del confine è stata fonte di guerre e di risoluzioni nei trattati di pace. 

Lo vediamo oggi con la Russia che rivendica l'appartenenza delle regioni orientali dell'Ucraina, cercando ancora una volta di stabilire il suo vecchio impero. 

Che si tratti di una vecchia rivendicazione o di una nuova rivendicazione, non è solo l'abitare la terra a segnare una nazione o un regno. Nell'Antico Testamento sono citati sette regni, Ziklag, Edom, Zoboh, Moab, Galaad, Filistia e Ghesur, che gli storici e gli archeologi faticano a localizzare su una mappa, poiché ne abbiamo solo riferimenti fugaci come questo:

“Absalom fuggì e andò da Talmai, figlio di Ammiur, re di Ghesur. Davide faceva cordoglio per suo figlio ogni giorno. Absalom rimase tre anni a Ghesur, dove era andato dopo essersi dato alla fuga.” (2 Samuele 13:37-38)

I regni vanno e vengono, a volte lasciando il loro segno nel paesaggio, a volte scomparendo nell'oblio. 

Il Regno di Dio era un'idea molto importante per il popolo di Israele al tempo di Gesù. Come nazione e popolo, da secoli erano stati soggetti alle aggressioni del Vicino Oriente. Erano stati schiavi ed esiliati, i loro templi e le loro città erano stati distrutti, i loro tesori sacri e nazionali rubati, ma ciò a cui si aggrappavano era la promessa che un giorno sarebbero stati i vincitori.

“In quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli; tutti quelli che se la caricheranno addosso ne saranno malamente feriti, e tutte le nazioni della terra si aduneranno contro di lei. In quel giorno», dice il Signore, «io colpirò di smarrimento tutti i cavalli, e di delirio quelli che li cavalcano; io aprirò i miei occhi sulla casa di Giuda, ma colpirò di cecità tutti i cavalli dei popoli. I capi di Giuda diranno in cuor loro: “Gli abitanti di Gerusalemme sono la nostra forza nel Signore degli eserciti, loro Dio”. In quel giorno io renderò i capi di Giuda come un braciere ardente in mezzo alla legna, come una torcia accesa in mezzo ai covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli circostanti. Gerusalemme sarà ancora abitata nel suo proprio luogo, a Gerusalemme. Il Signore salverà prima le tende di Giuda, perché la gloria della casa di Davide e la gloria degli abitanti di Gerusalemme non s’innalzi al di sopra di Giuda. In quel giorno il Signore proteggerà gli abitanti di Gerusalemme; colui che fra loro vacilla sarà, in quel giorno, come Davide; la casa di Davide sarà come Dio, come l’angelo del Signore davanti a loro  In quel giorno io avrò cura di distruggere tutte le nazioni che verranno contro Gerusalemme.” (Zaccaria 12:3-9)

Un giorno, forse molto presto, stava per arrivare un grande giorno, in cui Israele avrebbe trionfato e il Regno di Dio sarebbe stato stabilito. Immaginate quindi cosa si provava a sentir dire questo dal nuovo rabbino stravagante di cui tutti parlavano:

“Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci...”  (Matteo 13:47)

Ora, noi siamo dall'altra parte della storia e della risurrezione e sappiamo che il Regno e il Messia si sono rivelati completamente diversi da ciò che si aspettavano, quindi l'impatto scioccante di questa immagine ci sfugge. Ma i suoi ascoltatori devono essere rimasti inorriditi: ogni pesce di ogni specie? No, noi ebrei siamo gli eletti di Dio. Sicuramente avrebbe dovuto dire: "Nel Regno di Dio troverete, ci saranno...". 

Sospetto che a volte anche noi siamo rimasti a grattarci la testa per la vaghezza di ciò che Gesù ha detto sul Regno. Dato che è qualcosa di così centrale per la fede, sembra che egli parli in modo obliquo e non diretto. Ma questo ci riporta a ciò che ho detto la settimana scorsa a proposito delle parabole e di tutta la Scrittura: dobbiamo essere pronti a confrontarci con essa e a giungere a una comprensione. 

Quindi che cos'è il Regno di Dio o il Paradiso? Che aspetto ha e che significato ha per noi oggi? 

Il capitolo 13 del Vangelo di Matteo contiene sette parabole in cui Gesù spiega cosa sia. Non preoccupatevi, non esamineremo tutte le sette parabole: alcune le abbiamo già citate e abbiamo parlato delle loro conseguenze per noi credenti.

Cominciamo con questa.

“[Di nuovo,] il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.” (Matteo 13:44)

Vi è mai venuto in mente che quell'uomo è disonesto? Non è il suo campo, quindi non è il suo tesoro.

Seppellire il tesoro sotto terra era il modo in cui molte persone tenevano al sicuro il loro tesoro, se non potevano permettersi casseforti e servi forti per custodirlo. Un esempio è la parabola dei talenti (Matteo 25), dove il terzo servo prese il denaro e lo seppellì sotto terra fino al ritorno del padrone. Il motivo per cui il padrone era così arrabbiato con il servo che aveva seppellito il tesoro era, presumibilmente, perché qualcuno avrebbe potuto trovarlo, come è successo in questa parabola. 

In altre parole, la persona che trovò il tesoro sepolto in un campo fu disonesta, comprò il campo fingendo di non avervi trovato il tesoro - tanto grande era il suo desiderio  di avere il tesoro.

Questo vi sconvolge? Gesù non fa alcun commento sulla disonestà o sul fatto che il Regno non dovrebbe essere per persone come lui. Il Regno di Dio è per i disonesti, i bugiardi, i perduti, gli abbattuti, e la scoperta del Regno porta loro gioia.  Mi piace questo richiamo alla chiesa di  Rachel Held Evans:

Gli apostoli ricordavano ciò che molti cristiani moderni tendono a dimenticare: che ciò che rende il Vangelo offensivo non è chi tiene fuori dal Regno, ma chi fa entrare. 

“Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli può essere paragonato ad un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. Ma, mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando l’erba germogliò ed ebbe fatto frutto, allora apparve anche la zizzania.  E i servi del padrone di casa vennero a dirgli: “Signore, non avevi seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?”  Egli disse loro: “Un nemico ha fatto questo”. I servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a coglierla?”  Ma egli rispose: “No, affinché, cogliendo la zizzania, non sradichiate insieme ad essa anche il grano.  Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della mietitura, dirò ai mietitori: ‘Cogliete prima la zizzania, e legatela in fasci per bruciarla; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio»” (Matteo 13:24-29) 

Seminare erbacce nel campo del nemico era una tattica standard tra le nazioni in guerra e, in questo caso, tra i vicini: se non possono nutrire il loro popolo, si indeboliscono e forse muoiono di fame. Così il Regno di Dio ha un nemico che, con determinazione e intenzione, semina erbacce tra il buon raccolto. Ma se il Regno di Dio è per i disonesti, i bugiardi, i perduti e i falliti, come facciamo a capire la differenza? Ecco il punto: il Regno di Dio non è la chiesa, la chiesa ne fa parte, ma non è la sua somma. 

Nel Vangelo di Matteo Gesù menziona due volte la chiesa e 55 volte il Regno di Dio. 

Naturalmente la chiesa non era ancora stata istituita, ma questa quantità sproporzionata di insegnamenti dovrebbe farci riflettere: noi, la chiesa, non siamo i guardiani del Regno, e nemmeno i suoi custodi, siamo i suoi cittadini.

La Bibbia dice che apparteniamo a tre modi: quando seguiamo Gesù siamo discepoli; quando apparteniamo a una chiesa, allora siamo una famiglia; ma viviamo come cittadini del Regno portando i suoi segni di giustizia, misericordia, perdono, accettazione, inclusione e amore. Ci ricorda qualcosa?

“O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?” (Michea 6:8)

Gesù non può essere più chiaro: nel Regno non sono gli operai a fare le erbacce e a sradicare. Noi siamo ingaggiati come parte del progetto più grande di Dio, degli scopi futuri di Dio, viviamo nella fase “qui, ma non ancora”, del Regno, un giorno l'intera creazione sarà rinnovata, così che (come dissero i profeti) la terra sarà piena della conoscenza e della gloria del Signore, come le acque coprono il mare.

E ancora una cosa su cui riflettere come Chiesa. In questa parabola l'agricoltore ha già gettato il seme, il regno è già stato piantato da Dio prima che noi operai arrivassimo sulla scena. Il teologo Rowan Williams ha detto che il lavoro della Chiesa nel promuovere il Regno è "vedere ciò che Dio sta facendo e unirsi a lui".

Ma come facciamo? Williams continua così:

A coloro che ancora si chiedono dove sia Cristo, rispondo "in tutti". A chi ancora fatica a vedere la missione di Dio, rispondo "è ovunque". Invece di aspettare di vedere dove Dio ci chiama, perché non presumere che Dio ci chiama ovunque. Allora ogni incontro, ogni viaggio, ogni giorno diventa un'opportunità per vedere ciò che Dio sta facendo... e di unirsi a lui. (Rowan William)

“Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata».” (Matteo 13:33)

Le persone che si occupano di questo genere di cose hanno stimato che tre misure di farina sono sufficienti per fare il pane per cento persone. Non stava solo preparando il suo pane quotidiano, stava organizzando una festa! 

Ma la donna e il pane non sono il fulcro di questa parabola, bensì il lievito. Il lievito è così piccolo da essere quasi invisibile, eppure ha un impatto sproporzionato rispetto alle sue dimensioni. 

Che cosa possiamo dire del Regno di Dio secondo questa parabola? Inizia in piccolo. È sempre in crescita. La sua crescita è segnata dal mistero e anche se oggi comprendiamo la scienza che sta dietro al funzionamento del lievito, questa rimane una verità spirituale.

Inoltre, esercita la sua influenza dall'interno, non dall'esterno, proprio come il lievito fa lievitare la pasta dall'interno. Trovare questo regno significa essere dove c'è: sia all'interno della Chiesa che al di fuori di essa, nella cultura circostante. 

Gesù ha lasciato il suo posto in cielo ed è venuto nel mondo. Dobbiamo rappresentare/ (imitare) Gesù e, come lui, fondere il "sacro" e il "secolare" e farci trovare nel mondo". E proprio come la donna, dovremmo organizzare una festa per i nuovi arrivati.

"Dio vi invita a partecipare alla causa più grande, più vasta, più varia e più significativa della storia: il suo regno". Rick Warren (La vita con uno scopo)

Che privilegio! 

Amen. 

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Perle, maiali e feste: le parabole di Gesù - Parte 2: Immagini del quotidiano |19 Giugno 2022 |

Le immagini  che Gesù usa nelle parabole sono tratte sempre dal quotidiano di chi ascolta... ma spingono sempre chi ascolta a pensare oltre quelle immagini della quotidianità, per divenire esempi di vita.
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Predicatrice: Jean Guest
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Uno dei miei romanzi preferiti  è “Se una notte d'inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. È un capolavoro della narrazione e non posso che consigliarvelo fortemente. Ma attenzione! È anche la lettura più frustrante, perché lo scopo del romanzo è quello di iniziare ogni capitolo con un primo verso ben noto, sulla falsariga di "Se una notte d'inverno un viaggiatore bussasse alla tua porta", catturare l'attenzione con metafore familiari, tessere una trama intrigante, presentare personaggi affascinanti, inserire un colpo di scena o una svolta inaspettata nel racconto e poi terminare senza concludere la storia, passando direttamente a quella successiva. Accidenti! Cosa succede dopo? La genialità del romanzo sta nel fatto che si pensa di sapere cosa si sta leggendo, ma non si riesce ad anticipare mai il colpo di scena che sta per arrivare. 

Sapete - È un po' come quando leggiamo le parabole. Sono così familiari, spesso sono le prime storie della Bibbia che raccontiamo ai nostri figli, e pensiamo di conoscerle così bene da dimenticare che potrebbe esserci un colpo di scena.

Ma cos'è una parabola? La definizione che userò è quella più ampia - cioè, una parabola è un insegnamento che utilizza un'immagine per trasmettere una verità spirituale. 

Anche se mi piace molto questa definizione del filosofo Kierkegaard. 

Una comunicazione indiretta che “inganna” l'uditore  portandolo alla verità - Soren Kierkegaard

Non lasciatevi ingannare dalla parola “inganna”, non significa ingannare o imbrogliare, ma piuttosto è una storia così ordinaria nella sua normalità che vi coglie di sorpresa - è di nuovo il colpo di scena della storia.

La definizione ampia che useremo comprende anche quegli insegnamenti di Gesù di una sola riga, come "Io sono il pane della vita", o "Io sono la vite, voi i tralci". Se includiamo queste brevi frasi illustrate, Gesù ha raccontato circa 60 parabole - che noi conosciamo!

“Tutte queste cose disse Gesù in parabole alla folla e senza parabole non diceva loro nulla.” (Matteo 13:34)

È chiaro che le parabole sono importanti negli insegnamenti di Gesù, ma non sono un'esclusiva sua, si trovano in tutti gli scritti e gli insegnamenti del mondo antico e di tutte le culture, ed è un modo particolarmente rabbinico di insegnare la Torah. 

Ma ciò che colpisce è la frequenza con cui Gesù insegnava in parabole e la varietà delle immagini che utilizzava; egli sfrutta un modo di insegnare riconoscibile e cattura l'attenzione dei suoi ascoltatori con immagini tratte dalla loro vita quotidiana. 

Le immagini che utilizza possono essere suddivise in quattro categorie

  • Come vivevano i suoi ascoltatori: l'agricoltura, gli oggetti domestici di tutti i giorni.
  • Come funziona la società: matrimoni, banchetti, relazioni, giudici. 
  • Il denaro: averlo o non averlo
  • Altro

Le immagini sono fondamentali, le parabole sono visive, non concettuali. Quando ascoltiamo la parabola del seminatore abbiamo un'immagine in testa, per questo le frasi che iniziano con  "Io sono" possono essere considerate parabole;  "Io sono il buon pastore", possiamo capire cosa intende.

C'è anche una varietà nel tipo di narrazione che utilizza. Si va dalle lunghe e complesse parabole allegoriche come la parabola del Seminatore, dove l'allegoria è la chiave per comprenderla, ai ricchi racconti narrativi come la parabola del Figliol Prodigo e la parabola del Buon Samaritano, alle brevi istantanee illustrative come il lievito nel pane. 

E proprio come Italo Calvino, Gesù era ben felice di lasciare i suoi ascoltatori e noi in sospeso senza un vero e proprio finale: cosa ne sarà del fratello maggiore nella parabola del Figliol Prodigo?

A volte è assolutamente chiaro il significato di una parabola, mentre altre volte ci si gratta la testa dicendo: "Cosa vorrà dire?". Ma non preoccupatevi troppo di questo, i discepoli erano esattamente come noi.

“I suoi discepoli gli si avvicinarono, dicendo: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».” (Matteo 13:36 b) 

Le parabole avevano lo scopo di far riflettere chi le ascoltava: cosa intendeva dire? Vediamo quando i discepoli hanno frainteso in modo comico.

“E Gesù disse loro: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei e dei sadducei». Ed essi ragionavano tra di loro e dicevano: «È perché non abbiamo preso dei pani».  Ma Gesù se ne accorse e disse [loro]: «Gente di poca fede, perché discutete tra di voi del fatto di non aver pane?  Non capite ancora? Non vi ricordate dei cinque pani dei cinquemila uomini e quante ceste ne portaste via?  Né dei sette pani dei quattromila uomini e quanti panieri ne portaste via?  Come mai non capite che non è di pani che io vi parlavo? Ma guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei».  Allora capirono che non aveva loro detto di guardarsi dal lievito dei pani, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.” (Matteo 16:6:12)

Per essere corretti nei confronti dei discepoli, avevano già sentito Gesù dire anche questo:

“Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata».” (Matteo 13:33)

Quindi, a volte l'immagine del lievito era positiva, altre no. Ma il punto di entrambi è il lievito stesso, così piccolo eppure in grado di avere un effetto significativo. L'ascoltatore deve riflettere e capire qual'è lo scopo dell'immagine.

Dobbiamo impegnarci ancora di più perché non viviamo nella Palestina del I secolo. Il teologo Kenneth Bailey dice che la parabola che illustra meglio questo aspetto è quella delle due persone che costruiscono la loro casa una sulla roccia, l'altra sulla sabbia.

“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande”. (Matteo 7:24-27) 

Nel XXI secolo, con le nostre conoscenze scientifiche, ascoltiamo questa parabola e scartiamo immediatamente la persona stolta che costruisce la sua casa sulla sabbia, perché è palesemente sciocco farlo. Siamo quindi pronti subito a concludere che il senso della storia è: costruisci la tua casa (la vita) sulla roccia (Dio).

Ma nell'arido paesaggio del deserto in cui viveva Gesù la terra sabbiosa s’indurisce al sole, diventando dura come la roccia , e non è immediatamente evidente quale sia roccia e quale sabbia,  e l'unico modo per essere certi di essere sulla roccia è scavare molto in profondità e questo richiede un duro lavoro.  Solo quando arrivano le piogge la sabbia torna ad essere sabbia e le fondamenta sprofondano. 

Quindi sì, la parabola parla di costruire la propria vita su Dio, ma tu, credente, dovrai lavorare duramente per gettare solide fondamenta, costruendo la tua fede nella conoscenza e nella verità, in modo che, quando arriva la pioggia, tu possa reggere in piedi. 

Lo stolto non sembra più così evidentemente stolto, e forse ci assomiglia un po' di più?

Come diceva sempre Gesù alla fine di una parabola, chi ha orecchie per udire dovrebbe ascoltare e intendere!

Come ascoltatori del XXI secolo, dobbiamo anche controllare la nostra comprensione rispetto alla saggezza percepita e alle interpretazioni precedenti. So che continuo a sollevare la questione del patriarcato con voi, ma per buoni motivi. Guardate il capitolo 15 di Luca. 

Luca capitolo 15

  • “La parabola della pecora smarrita”
  • “La parabola della dramma perduta”
  • “La parabola del figlio prodigo”

Gesù racconta intenzionalmente una serie di tre parabole che trattano della condizione umana di essere perduti e di come Dio ci ritrova - tutte e tre sono bellissime immagini di redenzione. 

Vi garantisco che a tutti noi è stato detto che la parabola della pecora riguarda Dio come buon pastore e la parabola del figlio prodigo riguarda Dio come padre amorevole, ma la parabola della moneta perduta? Dio come donna diligente che restaura le ricchezze della famiglia e dà una festa? No, è solo una donna. Perché? Per quale motivo Gesù avrebbe insegnato queste parabole in successione, ma solo due di esse dovrebbero indicare il carattere e la natura di Dio? Non ha senso. 

Le diverse interpretazioni ci aprono nuove idee. L'interpretazione tradizionale del seme di senape è che il seme è così piccolo eppure cresce fino a diventare un albero così grande da offrire riparo agli uccelli: il punto della parabola è che il Regno di Dio inizia in piccolo, ma cresce fino a diventare qualcosa di significativo. 

Ma uno scrittore contemporaneo all'epoca di Gesù parla del seme di senape in questo modo:

“Estremamente benefico per la salute. Cresce soprattutto allo stato selvatico, anche se viene migliorata quando trapiantato; ma d'altra parte, una volta seminato è difficile liberarsene, perché il seme, una volta caduto, germoglia subito". (Plinio il Vecchio)

Cresce come un'erbaccia che, per quanto ci si sforzi, non si riesce a eliminare, e diventa un albero così grande che gli uccelli vi si posano: è la rovina dell’agricoltore!  Quindi, forse, come dice la teologa Paula Gooder:

"È possibile che, anziché presentare l’immagine di un idillio pastorale, questa parabola suggerisca qualcosa di sovversivo e molto meno gradito: il Regno dei cieli è come un'erbaccia perniciosa che, una volta piantata, non può essere sradicata. Cresce e cresce fino a diventare così grande che coloro che sono meno desiderati nei nostri campi ordinati e ben pianificati trovano una casa e vi riposano." (Paula Gooder)

La seconda interpretazione è più dirompente della prima, pone più domande a noi come Chiesa. Entrambe sono possibili, entrambe sono plausibili. 

Chi ha orecchie per udire dovrebbe ascoltare e intendere!

E va bene che si discuta sul significato delle parabole. Viviamo in tempi, culture e contesti diversi, ma esse avranno al centro una verità spirituale che è pertinente per noi oggi. E a volte la nostra mancanza di comprensione potrebbe indicare qualcos'altro.

Torniamo a Marco 4 e alla parabola del seminatore.

“«Ascoltate: il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli [del cielo] vennero e lo mangiarono. Un’altra cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma quando il sole si levò, fu bruciata e, non avendo radice, inaridì. Un’altra cadde fra le spine; le spine crebbero e la soffocarono, ed essa non fece frutto. Altre parti caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno». Poi disse: «Chi ha orecchi per udire oda». Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono sulle parabole. Egli disse loro: «A voi è dato [di conoscere] il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori tutto viene esposto in parabole…” (Marco 4:3-11)

Ci sono “intenditori” che comprendono il mistero del regno di Dio e persone estranee o “di fuori” che non lo comprendono. 

Per i quattro capitoli successivi i discepoli sono gli “intenditori” e poi, nel capitolo 8, diventano di nuovo “di fuori”, estranei quando non capiscono cosa Gesù intenda con il lievito dei farisei. Egli ripete loro esattamente la stessa cosa:

“ Ma egli, accortosene, disse loro: «Perché state a discutere del non aver pane? Non riflettete e non capite ancora? Avete [ancora] il cuore indurito?  Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate?” (Marco 8:17-18)

E dobbiamo ricordare che molti "estranei" hanno riconosciuto e capito chi era Gesù e che cosa era: la donna al pozzo, la donna con l’emorragia, l'uomo posseduto. Fondamentale per comprendere il regno di Dio è  un incontro con Gesù e il modo in cui gli rispondiamo. 

Le parabole non sono state usate da Gesù per nascondere la verità del regno di Dio, ma per vedere chi dei suoi ascoltatori era pronto ad affrontarle e a trovarlo. Volevano, vogliamo diventare degli "intenditori"? 

Oppure erano, siamo, come il giovane che dopo aver ascoltato la parabola del Buon Samaritano era contento di andarsene deluso perché è troppo difficile da mettere in pratica? 

Le Scritture, e in particolare le parabole, hanno lo scopo di farci cambiare, cambiare il nostro modo di pensare, cambiare il nostro modo di agire.

Ho un detto preferito riguardo alle Scritture: "Sconvolge chi si sente a proprio agio e conforta chi è sconvolto".

Non dovremmo essere come il giovane, ma come questo:

“Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; e, trovata una perla di gran valore, se n’è andato, ha venduto tutto quello che aveva e l’ha comprata.” (Matteo 13:45-46)

Amen.

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Perle, maiali e feste: le parabole di Gesù - Parte 1: Una storia ben raccontata |12 Giugno 2022 |

Gesù era un grande narratore; le sue storie spaziano in tutti gli aspetti della vita quotidiana, tra perle, maiali e feste. Ma perché usava così tanto le "storie"?
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di ascolto audio/ visione video: 30 minuti

Questa settimana iniziamo una nuova serie sulle parabole di Gesù.

Ma prima di esaminare alcune delle parabole e cosa ci insegnano, voglio darvi un quadro di riferimento per comprenderle. Perciò, voglio iniziare parlando di storia, verità e immaginazione.

Una delle prime cose che ho notato quando mi sono trasferita in Italia è che gli italiani amano raccontare storie. Il problema è , e bisogna riconoscerlo, che questi racconti possono prolungarsi per molto, molto tempo... dobbiamo rivivere il momento... respirarlo... sentirlo e, naturalmente, bisogna sia sempre accompagnato da gesti.

Mi piace. Il racconto è una parte importante della cultura italiana. Mia mamma sarebbe dovuta nascere italiana per il modo in cui raccontava le storie di tutti i giorni. Ogni dettaglio, ogni persona in coda all'ufficio postale, ogni cosa che vedeva mentre andava a fare la spesa… 

Se lei era al telefono con te si poteva  benissimo lasciare il telefono moto distante dall'orecchio  e tornare dopo qualche minuto senza perdersi la fine del racconto. Ma amava anche le storie che le venivano raccontate da altri o attraverso la lettura. 

Dopo la morte di mio padre ci chiedevamo se si sentisse sola, ma lei diceva semplicemente: "Ho un buon libro che sto leggendo, sto bene".

Quando i miei figli erano piccoli, oltre a leggere loro i racconti della buonanotte, inventavo delle storie con due personaggi, Maurice Black e Timothy Brown. Questi due ragazzi avevano delle avventure che erano radicate nel paesaggio locale e nella routine familiare dei miei figli, e ogni racconto aveva una morale  - nascosta in bella vista.

Per esempio come comportarsi con un bullo, cosa fare quando si ha paura, ecc. E una delle cose più toccanti è stata quando il mio primogenito stava per iniziare l’università fuori sede e gli è stato chiesto cosa volesse (intendevo per cena), e rispose: "Un racconto di Maurice Black".

L'Epopea di Gilgamesh è la prima storia mai scritta e ha più di 4.000 anni, ma stiamo parlando di scritta; si può essere certi che molto prima di allora le persone si raccontavano storie, se non altro come misura di sopravvivenza: attenzione al mostro che si nasconde nel bosco.

I racconti servono a molti scopi nella nostra vita. Vanno ben oltre l’atto semplice di leggere o ascoltare. Ci aiutano a capire gli altri e noi stessi: possono creare altri mondi, emozioni, idee e far sembrare incredibile la quotidianità. Possono insegnarci l'empatia e ci possono accompagnare in viaggi straordinari. Possono farci ridere, piangere, saltare dalla paura e poi confortarci con un lieto fine. Sembra che i racconti facciano parte del nostro DNA umano.

L'attrice Margaret Atwood afferma:

“Il raccontare storie non morirà mai perché è innato nell'uomo. Siamo nati con esso.” (Margaret Atwood)

Siamo plasmati dai racconti. Antropologi, filosofi, storici e teologi concordano sul fatto che sperimentiamo le nostre vite e il mondo che ci circonda in modo narrativo.

Cerchiamo inizi e finali, apici e conclusioni. Perché?

 "Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza." (Genesi 1:26 a)

Dio ha scelto di non consegnarci un elenco di verità su di sé, o un manuale di istruzioni, ma una storia epica in cui si rivela se stesso. 

La nostra Bibbia è una saga letteraria, che comincia con un mito, vaga tra cronache, poesie, canti, e un'impostazione teatrale e si conclude in un simbolismo apocalittico. Abbiamo un Dio che usa il racconto per chiamarci al suo amore.

I racconti diventano ancora più interessanti quando si aggiungono degli aggettivi: un racconto tragico, un racconto curioso,  il racconto di lei, il mio racconto, il racconto del Vangelo.

Ma a volte, come credenti, confondiamo il racconto con la finzione, che significa “non vero”; così diventiamo fondamentalisti nel nostro approccio alle Scritture; tipo che Dio ha impiegato solo 7 giorni per creare il mondo, e chiamandola “storia della creazione” vogliamo fai intendere che non sia vero che Lui è il Dio creatore.

La nostra fede è fondata sulla verità. Gesù ha detto: "Io sono la via, la verità...”(Gv14:6). Ed è fondata, nella resurrezione, su un evento storico significativo; se questo non fosse vero, allora, come dice Paolo in 1 Corinzi 15:19 "...noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini". 

Quindi capisco perché sia difficile cominciare a parlare di sezioni della Bibbia che non sono letteralmente vere, perché come possiamo essere sicuri di quale sia vera e quale non sia? 

Dobbiamo riconoscere che la finzione non significa “non vero”. Se vi dico che sono nata il 13 gennaio 1959 ed era un martedì, conoscete un fatto sulla mia data di nascita. Ma lasciate che vi racconti la storia della mia nascita. 

Era un gennaio freddo, ma fino a quel momento, insolitamente per la città di Sheffield, non aveva ancora nevicato quell'inverno. Mio padre andò al lavoro, mio fratello e mia sorella a scuola, lasciando mia mamma a casa. Alle 9 circa cominciò a nevicare e a mia madre si ruppero le acque. Alle 10 nevicava come una bufera e la mamma aveva le contrazioni.

Non avevamo un telefono, per cui la mamma dovette andare da un vicino a chiedere se potessero andare a dire a sua madre, che viveva lì vicino cosa stesse accadendo, e anche di mandare qualcuno a chiamare mio padre e il medico. 

Ben presto fuori c'era un metro di neve, mia sorella e mio fratello erano stati rimandati a casa, mia nonna, il nonno e la zia erano arrivati, ma non c'erano ancora né mio padre né il medico perché la neve aveva bloccato le strade e quindi dovevano camminare. 

Entrambi arrivarono nel tardo pomeriggio e trovarono una casa piena di gente. E io nacqui poco dopo, durante la peggiore tempesta di neve che Sheffield avesse visto da molti anni, martedì 13 gennaio 1959.

Molto più interessante dei solo fatti , giusto? E forse il racconto ha suscitato in voi delle domande come a mio marito, che sentendo la storia ha detto: "Chissà se è per questo che ami così tanto la neve?”

L'arte, attraverso il racconto o la poesia, può dirci verità più profonde dei semplici fatti; e allora, perché un Dio che non ha tralasciato la bellezza quando ha creato il mondo, dovrebbe trascurarla quando ha soprinteso alla composizione della Bibbia? 

Non abbiamo nulla da temere nel riconoscere il valore letterario della Bibbia perché il racconto non nasconde la verità. Come ha scritto l’autore Frederick Buechner, "...nonostante la sua straordinaria varietà, la Bibbia è tenuta assieme da una sola trama".

Torniamo al racconto della creazione nella Genesi:

"Nel principio Dio creò i cieli e la terra.  La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.  Dio disse: «Sia luce!» E luce fu.  Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre.  Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.  Poi Dio disse: «Vi sia una distesa tra le acque, che separi le acque dalle acque». Dio fece la distesa e separò le acque che erano sotto la distesa dalle acque che erano sopra la distesa. E così fu. Dio chiamò la distesa «cielo». Fu sera, poi fu mattina: secondo giorno." (Genesi 1:1-8 )

È un linguaggio ricco di immagini che ci fa capire com'è Dio.

Dio: ecco i fatti, come viene raccontato nella storia: 

  • è eterno (Nel principio, Dio v1); 
  • è relazionale (lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque v2);
  • mette ordine nel caos (v2: informe, vuota, le tenebre);
  • la creazione stessa è soggetta a Dio (Dio disse, e questo è accaduto v6-7).

Ma la Genesi ci chiede di immaginare; immaginare come fosse prima, durante e dopo la creazione del mondo. È l'appello alla nostra immaginazione che dà vita alla storia della creazione. E ancora una volta questo solleva una bandiera rossa per alcuni nella Chiesa. Se lasciamo correre l'immaginazione, essi temono, rischiamo di sacrificare la verità.

Vediamo un episodio famoso di Gesù con un giovane uomo che lo ferma per chiedere come dovesse fare a ottenere la vita eterna:

"Egli rispose: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso»." (Luca 10:27)

Ci concentriamo quasi sempre sulle parole amore, cuore, anima, forza e mente, ma se invece ci concentrassimo su ogni "tutto"? Tutto il nostro cuore, tutta la nostra mente. Cosa significa "con tutta la mente"? 

La mente non è solo una macchina per i calcoli che opera su una base puramente razionale.  Voglio essere chiara, affermando che la ragione è di vitale importanza; possiamo arrivare alla verità attraverso la ragione, ma, come dice il poeta cristiano Malcolm Guite, "Dio ci ha dotato di un'immaginazione profonda, modellante e misteriosa e ci sono certe verità a cui arriviamo solo attraverso di essa".

O come dice Shakespeare: "L'immaginazione comprende più di quanto la fredda ragione possa mai comprendere".

Non siete convinti? Diamo un'occhiata più da vicino al giovane uomo di Luca 10:

"Ed ecco, un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova, dicendo: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Nella legge che cosa sta scritto? Come leggi?»  Egli rispose: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso». Gesù gli disse: «Hai risposto esattamente; fa’ questo e vivrai». Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?» Gesù rispose (con una parabola)...” Luca 10:25-30a

Come il giovane, anche noi tendiamo a pensare che, se semplicemente crediamo alle cose giuste, allora ci comporteremo nel modo giusto. Ma Gesù lo sapeva bene. Sapeva che toccare l'immaginazione significa penetrare oltre l'intelletto e pungere la coscienza. 

Se la ragione cambia la nostra mente, l'immaginazione cambia il nostro cuore. Ci aiuta a sentire la verità, non solo a conoscerla. Possiamo sapere benissimo cosa dovremmo fare. Ma toccare l'immaginazione può ispirarci con una visione della realtà di Dio che ci costringerà ad agire.

Ecco perché Gesù ha raccontato la parabola del buon samaritano. Il giovane sapeva intellettualmente che avrebbe dovuto amare il suo prossimo. Ma Gesù rispose con un racconto, un piccolo gioiello di narrativa che ha spinto la questione al di là dell'intelletto verso il cuore. 

La domanda che dovrebbe porsi, suggerisce Gesù, non è "Chi è il mio prossimo?", ma "Che cosa significa essere un buon vicino?". Gesù conosceva il potere di una storia ben raccontata. E voi avete una storia da raccontare. 

La settimana scorsa la Chiesa ha celebrato la Pentecoste, il giorno in cui siamo stati benedetti dall'arrivo dello Spirito.

"Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme[a] nello stesso luogo.  Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi. " (Atti 2:1-4) 

Notate che c'è un solo Spirito, ma ognuno aveva una voce individuale. Lo Spirito Santo è un dono per tutti. Ma è dato personalmente, in modo distinto, a ciascuno. E viene dato a ciascuno affinché essi possano, a loro volta, essere agenti della buona novella per altri. Questo è ancora vero per la Chiesa di oggi, ancora vero per te e per me. Tutti noi abbiamo una storia da raccontare.

La prossima settimana inizieremo a guardare le parabole, le storie che Gesù ha raccontato su cose quotidiane come le perle, i maiali e le feste. Lo ha fatto per costruire un ponte tra il mondo così com'è e il mondo che Dio ci riserva. Voglio condividere con voi questo pensiero tratto da un libro intitolato Story and the Church: “Il Racconto e la Chiesa”.

Come cristiani, siamo chiamati a relazionarci con le esperienze delle persone, a capire le loro speranze, i loro sogni e i loro interessi, e a vedere come questi possano puntare verso il regno che Dio ha preparato per noi. Condividendo le nostre storie, creiamo relazioni. Impariamo ad evangelizzare con il dialogo piuttosto che con il monologo. Impariamo a parlare di Gesù in modo naturale.

Andate con la forza dello Spirito e raccontate la vostra storia. 

Amen. 

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Nella tempesta, guardami! | 5 Giugno 2022 |

La vita ci mette di fronte a tempeste nelle quali ci sembra di essere da soli, dove la nostra fede appare essere "poca". Gesù vuole che la nostra fede sia solida in lui ma, nonostante questo, anche una fede "poca", può dare frutti enormi; per noi e per chi ci vede aver fede.
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La scorsa avevamo concluso il messaggio con un Pietro che chiede di camminare sul mare in burrasca, lasciando agli altri il compito di tenere in rotta la barca  della loro vita nella tempesta.

Era una tempesta che avveniva nel bel mezzo della loro vita di tutti i giorni quella legata al lavoro, e non potevamo rintracciare ci fosse alcuna attività per Gesù che dovesse essere disturbata ed interrotta dal maligno.

Satana di sicuro non ci ama, ma non tutto quello che di male ci accade nella vita è opera sua, almeno non direttamente. Questa è la vita nel “mondo caduto” dopo la cacciata da Eden; il male, le tempeste ci sono, a prescindere dal fatto che stiamo lavorando o meno per Gesù. In questo non abbiamo il copyright, tutti al mondo soffrono,  sia che credano in Gesù o che non credano.

Ma la frase di Pietro colpisce, perché nel mezzo di una tempesta ha il coraggio di chiedere a Gesù di camminare su quella tempesta.

Sinceramente, non so quanto quella frase fosse legata alla fede o al carattere; Pietro era famoso per essere quello che parlava sempre per primo, quello dei “mai” e dei “sempre”... salvo poi doversi pentire e piangere su per la sua spavalderia (vi ricordate, vero il canto del gallo?)

Ma tant'è: la frase eccola qua, e fa ancora notizia ai giorni d'oggi:

“Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’acqua». Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull’acqua e andò verso Gesù. Ma vedendo il vento {forte} ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»  E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò. Allora quelli che erano nella barca lo adorarono, dicendo: «Veramente tu sei Figlio di Dio!» “ (Matteo 14:28-33)

Questo racconto contiene quattro verità che ci riguardano da vicino: la fede, la paura, il dubbio, la salvezza. Vediamole assieme.

La fede di poter camminare sulla tempesta

“Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’acqua». Egli disse: «Vieni!»” (v.28-29a)

Gesù è arrivato in prossimità della barca, galleggia sull'acqua, ma la barca è ancora scossa dalle onde e dal vento; lui è fermo, loro no... e non sono neppure in salvo per il solo fatto di avere Gesù nei pressi.

E' vero che l'amore non è un sentimento, ma un'azione, ma anche la salvezza lo è;  va afferrata, fatta entrare nelle nostre vite, non è un “flusso di energia” che si propaga nell'aria, ma un abbraccio, un rapporto  un contatto fisico con chi ci può salvare.

Amo Pietro perché mi ci ritrovo molto, il suo essere “focoso”, sia in positivo che in negativo. Il “prendere fuoco” in positivo spinto dallo Spirito ad affermare: 

 «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». (Matteo 16:16)

ma anche quello in negativo che gli fa prendere la spada e tagliare un orecchio al servo di Caifa:  

“Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la prese e colpì il servo del sommo sacerdote, recidendogli l’orecchio destro.” (Giovanni 18:10)

Un caratteraccio, un eccessivo, che quando scopre che Gesù vuole lavargli i piedi, prima gli dice “tu non mi laverai MAI!” e un minuto dopo gli dice “fammi la doccia, e lavami tutto”.

E' un impulsivo...ma è a persona sincera, e quando dice una cosa la dice dal cuore... senza calcolare l'importanza  e il costo il costo di ciò che dice.

E' una vita che sto cercando di assomigliarli, avendo è vero un “caratteraccio”, ma sforzandomi di avere la stessa sincerità e purezza di cuore che lui aveva. Perché, vedete, la sua voglia di raggiungere Gesù è vera, crede con tutto se stesso che basterà che Gesù lo chiami per camminare sulla acque!

Penso che Pietro  abbia ricevuto il suo vero battesimo quella notte: di sicuro qualcuno lo aveva battezzato”fisicamente”, di sicuro aveva ricevuto il battesimo nello Spirito, forse quando aveva detto 

 «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Matteo 16:16)

Ma è' un battesimo anomalo,  un battesimo “per sottrazione”, piuttosto che per “addizione”.

Mi spiego: quando riceviamo il battesimo, nella carne o nello Spirito, noi “aggiungiamo” alla nostra vita la potenza di Gesù  attraverso lo Spirito Santo.

Qui invece Pietro sta “sottraendo” alla sua vita la certezza che basti avere vicino Gesù, che basti avere cuore per Gesù, che basti voler raggiungere Gesù e tutto filerà liscio. Un battesimo che ammettere  che la sola parola di Cristo non mi basta per non affondare nelle onde della vita.

Sei scandalizzato? Dovresti! Perché ti ho appena detto che la Parola di Cristo non basta per affrontare la vita: è un'eresia, una bestemmia... Perché quando Gesù ordina, ciò che ordina avviene!

“Gesù si svegliò, rimproverò il vento e disse al lago: "Silenzio! Calmati!" Il vento cessò, e subito ci fu una gran calma.” (Marco 4:39)

“Gesù, tesa la mano, lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E in quell’istante egli fu purificato dalla lebbra.” (Matteo 8:3)

Vero! Ma c'è un fattore mooooooolto umano che può impedire alla Parola di Gesù di compiersi: leggiamo i prossimi versetti:

Il “fattore umano” chiamato “paura”

“ E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull’acqua e andò verso Gesù. Ma vedendo il vento {forte} ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» ” (v. 29b-30a)

Pietro era passato dalla paura delle onde prima, alla paura di vedere un tizio che ci cammina sopra dopo, e infine allo stupore di camminarci su lui stesso; dovrebbe essere ben soddisfatto, non vi pare?  E invece no; nel giro di un istante lo vediamo ricadere all'indietro: “ebbe paura.” Eccolo il “fattore umano”, eccolo il “fattore paura”; il tempo di guardarsi attorno, e...tac! Scatta automatico!

Cosa vede Pietro per avere paura? Le onde? Il brano non dice che aveva paura delle onde! Fossi stato in lui, io avrei avuto paura di quelle... Ma qui la paura arriva in un modo più strisciante, più subdolo... 

“vedendo il vento {forte}”.

Le onde  probabilmente neppure lo toccano, ma lui vede qualcosa... che non si vede...  il vento! Qualcosa di impalpabile,  inafferrabile,  invalutabile...

La scorsa settimana avevamo parlato del fatto che le onde fossero un “falso problema”; le onde sono l'effetto visibile di un problema invisibile: il vento.

Pietro inconsciamente capisce che il problema non sono le onde ma chi le provoca...  e comincia ad aver paura della causa delle onde, comincia ad aver paura che morirà a causa del vento che ha generato le onde.

Il vento non uccide... le onde si. Cosa ti spaventa di più di un problema? Il problema stesso, o l'attesa che arrivi un potenziale problema?

Sapete, in questi trenta anni di impegno pastorale mi è capitato di parlare con persone  che stavano morendo per malattie lunghe e travagliate. Non ho quasi mai trovato persone arrabbiate,  ma incredibilmente, ho trovato quasi sempre persone serene; la paura non era per la malattia... ma per cosa sarebbe venuto “dopo”.

Il male erano le onde, ma la paura era per il vento che sarebbe rimasto dopo di loro e avrebbe potuto far male più del male. E' una paura “preventiva”... ed è tipica di noi uomini e donne... e Gesù lo sa. Gesù ci conosce!

“Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete {o di che cosa berrete}; né per il vostro corpo, di che vi vestirete... Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?” Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose.” (Matteo 6:25, 31-32)

Pietro ne è l'esempio: in mezz'ora è passato  dall'essere preoccupato per le onde, all'essere preoccupato per il fantasma, all'essere preoccupato per il vento!

Perché? Lo spiega il verbo:

...vedendo...

L'effetto paura è arrivato “vedendo”, guardando: guardando dove? Fino a pochi istanti prima Pietro stava parlando con Gesù, per cui il suo sguardo era rivolto al Maestro. Ma ora?

“Vedendo il vento”; Pietro non guarda più Gesù, ma si sta guardando attorno,  e smesso di guardare Gesù, si fissa sul problema.

Il “fattore paura” arriva tutte le volte che il centro della nostra attenzione non è più Gesù, ma il vento della vita attorno; e colui che ha vinto il mondo non è più Gesù, ma il vento della vita, che tutto trascina. E questa è una forma di “ateismo funzionale”: siamo credenti, ma ci comportiamo come non credenti. Ma c'è del buono anche nel “fattore paura”

 “ebbe paura … gridò: «Signore, salvami!» .”

La paura toglie a Pietro le sue certezze, lo destabilizza, gli fa ammettere che, da solo, non può lottare contro il vento. Pietro riceve il battesimo della vergogna, dovendo ammettere che  non mi basta ascoltare chi può salvarmi  ma che HA FISICAMENTE BISOGNO di chi lo salvi.

Come lo fa? Nella maniera più umana possibile, nella maniera che io e te facciamo quando qualcosa ci spaventa a morte: GRIDA!

La Bibbia è piena di persone che GRIDANO.  L'urlatore più famoso Davide.

“Con la mia voce io grido al Signore...” (Salmo 3:4) 

“Quando io grido, rispondimi, o Dio...” (Salmo 4:1)

“...sii attento al mio grido; porgi orecchio alla mia preghiera...” (Salmo 17:1)

“Nella mia angoscia invocai il Signore, gridai al mio Dio.”(Salmo 18:6)

Nei soli Salmi per 67 volte  Davide ed altri GRIDANO al Signore … esattamente quello che ha fatto Pietro; ed ecco, Gesù agisce in risposta al grido.

Toccare e afferrare

“ Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò ..." (v. 31a)

Attenzione al gesto “fisico” che fa Gesù:  “stesa la mano, lo afferrò” Avrebbe necessità di tirare su dall'acqua Pietro, colui che ha creato l'acqua, il vento e Pietro stesso?

Ma Gesù VUOLE toccarlo: Gesù ama “TOCCARE”, la paura, come la malattia... Come nel caso del  lebbroso:

“«Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi». Gesù, tesa la mano, lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato»” (Matteo 8:2-3)

Gesù è quello che “ci mette i muscoli” per arrivarti vicino, toccarti, afferrarti. a toccare la tua vita, a portarti dentro la barca.

...aldilà di ogni ragionevole dubbio

"...e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» " (v. 31b)

In greco la frase “poca fede” è un'unica parola, ??????????? oligopistos; dovrebbe esservi in qualche modo familiare per via che, se avete problemi di calcoli renali, il dottore vi chiede di bere acqua “oligominerale”,

ovvero con “pochi minerali”... (oligos in greco significa “poco”) ma un po' di minerali ci debbono essere perché servono al fisico.

Qua invece è la fede ad essere “oligo”, poca: la frase oligopistos era una frase tipica di Gesù; ne troviamo traccia almeno altre cinque volte ed era sempre rivolta non ai non credenti, ma ai suoi discepoli.

Gesù sa che, come uomini e donne, spesso abbiamo una fede “oligominerale”,  una di quelle che non creano problemi al nostro modo di vivere, non creano “calcoli” a livello di ciò che facciamo; cc'è, quel poco di minerale, quel poco di nutrimento spirituale che serve  appena a supportare il nostro corpo spirituale; non interferisce con il nostro corpo fisico, non crea “sassi” da rimuovere  rappresentati da una fede che ci dovrebbe cambiare. Va giù, come un bicchiere d'acqua... e noi restiamo uguali a prima.

Sapete come si fa a stabilire se un'acqua è oligominerale, oppure ricca di minerali? La si mette sul fuoco e la si fa bollire a 180 gradi, e poi si pesano i minerali che restano sul fondo del bicchiere; si chiama “residuo fisso”.

Per la fede vale lo stesso procedimento, solo che il fuoco è quello della vita; una volta passato il fuoco, evaporata gran parte delle nostre certezze, si va a vedere quanta fede è rimasta. Mi sono domandato scrivendo questo messaggio (e vorrei che te lo domandassi anche tu, oggi): che tipo di fede ho? Una fede “oligominerale”, con un “residuo fisso di fede” dopo essere stato bollito dalla vita di pochi grammi, o una fede ricca, dove il residuo fisso copre il fondo della mia vita?

Gesù vorrebbe che la mia fosse una fede ricca... ma si accontenta anche di quella “oligo”...

E' pronto ad afferrarmi anche se ho “poca” fede, anche perché sa che anche con una fede grande quanto un granello di senape, posso spostare le montagne  e dirgli di gettarsi nel mare.

Sa che ci possono essere ragionevoli dubbi, mentre sono sul fornello della vita, ma non sul fatto che lui mi ami, che sia al mio fianco, e che voglia  afferrare le mie mani nel momento del pericolo.

In salvo assieme sulla stessa barca

“E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò.  Allora quelli che erano nella barca lo adorarono, dicendo: «Veramente tu sei Figlio di Dio!» “ (v. 32-33)

C'era il vento, e le onde, e c'era Gesù sulla riva. Quando Gesù cammina sull'acqua vento ed onde ci sono ancora. Quando afferra la mano di Pietro, vento ed onde la fanno ancora da padrone.

Tutto cessa quando Gesù ENTRA nella barca nella quotidianità di Pietro, e dei suoi compagni pescatori.

Questo significa che “andrà tutto bene” come dicevano i cartelli sui balconi durante il lockdown? Assolutamente... no!

Il Salmo 23 dice:

“Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me.” (Salmo 23:2-4)

Ci saranno valli pericolose da camminare, ci saranno ombre di morte attorno, ma il bene supremo,  la presenza di Gesù al nostro fianco la vita nuova in Cristo, quella non sarà mai in dubbio.

Ma la cosa che mi colpisce di più di tutta questa storia, è il versetto finale:

Poca fede... ma grande risultato

“A quel punto gli altri che erano nella barca s'inginocchiarono davanti a Gesù, esclamando: "Tu sei davvero il Figlio di Dio!" (v. 33)

Pietro non aveva brillato per fede, né c'è traccia di una gran fede neppure negli atri discepoli, che erano rimasti impauriti nella barca... Ma la “fede oligominerale”, quella con un residuo fisso bassissimo di Pietro fa si che persone si inginocchino, e riconoscano il Figlio come mandato dal Padre!

La tua POCA fede, può portare altri ad inginocchiarsi e riconoscere Gesù come il Figlio di Dio, e come il Salvatore...se...

Se cosa? Cosa serve per vedere lo stesso miracolo accadere attorno a te, nonostante la tua “oligofede”?

Devi avere una  fede sincera come quella di Pietro.

Devi essere disposto o disposta  ad uscire nella tempesta se Gesù te lo chiede.

Devi fissare lo sguardo su Gesù, e non sul vento e sulle onde del mondo.

E devi accoglierlo nella barca della tua vita.

Non basta ascoltare Gesù, non basta leggere la Bibbia, non basta andare in chiesa, non basta gridare osanna, non basta pregare...

Serve anche il tuo sguardo fisso su Gesù.

Preghiamo. 

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Quando la tempesta non si placa | 29 Maggio 2022 |

Cosa fai, quando le onde della tempesta nella tua vita non si placano? Dove trovi assistenza e conforto? Gesù siede sulla riva del Cielo, vede e prega per te, affinché tu lo faccia entrare nella tua barca, per affrontare assieme la tempesta.
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La settimana scorsa abbiamo detto che la fede in Gesù  non è un lasciapassare verso una vita senza problemi, ma un aiuto costante nella vita delle persone  quando arrivano le tempeste.

Ma, sapete, la verità è che noi, anche se siamo credenti, tendiamo ad affrontare le tempeste della vita in perfetta solitudine, credendo di farcela da noi stessi.

Non è che non crediamo che Gesù sia capace di aiutarci, e nemmeno che sia disinteressato,  e che la sua promessa di starci a fianco  non sia più un'opzione valida.

Semplicemente, ci “dimentichiamo”; talvolta per orgoglio (“Ce la posso fare da solo!”) talvolta per un errato rispetto (“Non voglio disturbare Gesù per questa cosa!”) il più delle volte perché “ci troviamo lì”: la tempesta è arrivata all'improvviso e ci ha colti di sorpresa, e siamo indaffarati a legare vele e tirare corde  piuttosto che a invocare Gesù in soccorso.

C'è una tempesta di cui scrivono sia Matteo che Marco che ha proprio questa genesi: vediamo il racconto che ne fa Marco:

“Preso commiato, se ne andò sul monte a pregare. Fattosi sera, la barca era in mezzo al mare ed egli era solo a terra. Vedendo i discepoli che si affannavano a remare perché il vento era loro contrario, verso la quarta vigilia della notte [le quattro di mattina] , andò incontro a loro camminando sul mare; e voleva oltrepassarli, ma essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono che fosse un fantasma e gridarono; perché tutti lo videro e ne furono sconvolti. Ma subito egli parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!»“(Marco 6:46-50) 

Cosa accade nella vita dei credenti quando si scatena una tempesta?

Quando il vento è contrario...

“Vedendo i discepoli che si affannavano a remare perché il vento era loro contrario, ” (v. 48a)

I discepoli non erano lì  per piacere; non avevano deciso di fare “una gita in barca”, ma per lavoro, essendo pescatori. E non avevano deciso “a caso” di uscire di notte, come facevo io da ragazzo con le turiste tedesche per fare colpo su di loro...

Se siete pescatori, già sapete che le pescate migliori si fanno di notte, magari con una luce (si chiamano “lampare”).

Non stavano in mezzo al mar di Galilea per portare Gesù  ad evangelizzare le folle, non c'era un ministerio da compiere tra i non credenti... Era, semplicemente, lavoro (quello che noi chiamiamo “secolare”... se mai esista una distinzione tra il lavoro per Dio e quello per vivere... ma questa è un'altra predica!) Insomma, pescare o morire di fame.

Generalmente non ci stupiamo se nelle nostre vite arrivano tempeste legate a ciò che facciamo per Gesù; anzi, le accettiamo, le esponiamo come fossero medaglie al valore, le riteniamo logica conseguenza e dimostrazione  dell'efficacia del nostro lavoro per il Signore! Siamo “preparati”, magari ne soffriamo,  ma accettiamo e lottiamo.

Ma quando  la tempesta arriva nella vita di tutti i giorni, a lavoro, magari sotto forma di licenziamento, o a casa, sotto forma di una malattia  (il Covid ha fornito una bella mano ultimamente!) o per strada, sotto forma di bombe che cadono dal cielo perché c'è una guerra in corso... (anche qui vari governanti mondiali sono una fonte infinita di opportunità) allora siamo impreparati. Talvolta ci sentiamo abbandonati:  “Signore, perché io, perché questo, perché adesso?”

Dov'è il Gesù che ha promesso “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente.” (Matteo 28:20 b) Dov'è quel Gesù? Vi faccio rivedere il versetto:

...c'è chi a riva sta vedendo...

“Vedendo i discepoli che si affannavano a remare perché il vento era loro contrario, ” (v. 48a)

Sapete, io penso che quando Gesù diceva  “nel mondo avrete tribolazioni” (Giovanni 16:33 a) non stesse pensando  solo a noi, non solo ai credenti... ma a tutti; credenti e non credenti indistintamente.

Le tempeste arrivano a tutti, credenti e non credenti, senza alcuna distinzione; in questo non siamo “speciali” perché abbiamo creduto in Gesù. La differenza per il credente è che sa che Gesù ha vinto il mondo per noi.

Gesù è sulla riva del Cielo, che guarda le malferme barchette su cui ci avventuriamo sul mare della vita, e non solo guarda, ma agisce...

Vi ricordate che cosa aveva fatto fino a quel momento Gesù?

“Preso commiato, se ne andò sul monte a pregare.” (v. 46)

Ti sei mai chiesto, cosa pregasse Gesù quando si appartava? Pregava di sicuro il Padre, ci sono tanti esempi, che ci ha lasciato, dal Padre Nostro al Getsemani... ma poi? Cosa pregava “oltre” Dio? Ce lo spiega Paolo...

“...è alla destra di Dio e anche intercede per noi.” (Romani 8:34 b)

...e lui stesso:

“Io prego per loro (i discepoli) non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi.” (Giovanni 17:9)

Gesù dalla riva del Cielo vede  anzi, pre-vede,  vede prima quello che ti accadrà. E prega PRIMA che ti accada che tu possa farcela, se sei credente, che tu lo accetti per starti a fianco se non lo sei ancora.

Tu potresti dirmi: “Bello Marco, sapere che Gesù prega per me... ma io ho bisogno di aiuto “fisico”, di braccia, gambe, soluzioni, azioni...”

Vi svelo un segreto: il motto della nostra chiesa “Amare non è un sentimento, amare è un'azione” non è mio... l'ho copiato! Da chi?

...ed agisce...

“... verso la quarta vigilia della notte [le quattro di mattina] , andò incontro a loro camminando sul mare;.(v. 48b)

Vi ricordate quando era intervenuto Gesù nella tempesta della scorsa settimana? Quando i discepoli avevano gridato “Maestro, non t'importa che moriamo?” (Marco 4:38 b). Stavolta non c'è un grido, né una supplica, né una invocazione... (temo qualche bestemmia, ma potrei sbagliare...).

Eccolo là, il comportamento classico di noi uomini! La tempesta arriva all'improvviso in un ambito prettamente di vita e non di fede, e noi corriamo tra vele e corde... e ci scordiamo che Gesù esiste!

Ma lui, Gesù, arriva lo stesso, ed agisce... ma come stavolta?

La settimana scorsa aveva “sgridato le onde e parlato al mare (Marco 4:39); stavolta, invece, le onde restano e il vento pure... Perché? Perché Gesù non è nella barca...  almeno non ancora.

Gesù sta offrendo il suo aiuto, anche se non richiesto, arriva “vicino”, e per farsi notare fa un miracolo incredibile, solo per dire : “Ehi! Sono qui! Fatemi salire!”

Mettiti nei panni dei discepoli, nella loro barca tra le onde: quale sera per loro il più grande problema? Ovviamente le onde! Ma in realtà è un falso problema.

Il problema vero, non sono le onde, ma il vento; è lui che crea le onde. Le onde sono l'effetto visibile di un problema invisibile.

Noi facciamo lo stesso; pensateci un attimo. Non mi spaventa perdere il lavoro, ma mi spaventa il suo effetto:  non avrò di che far vivere i miei figli.

Non mi spaventa il tumore, ma il suo effetto: la sofferenza mia e delle persone care che mi vederanno malato. 

Non mi spaventa  la guerra; ma il suo l'effetto: le bombe, la distruzione, la morte di innocenti.

E Gesù, attraverso la sua “camminata” dimostra che sulle onde, sull'effetto visibile di una causa invisibile, se tu credi, si può anche camminare.

Molto spesso non è possibile rimuovere l'origine delle onde  nelle tempeste della nostra vita; non puoi impedire il tuo licenziamento, o la tua malattia, o la guerra nella tua patria. Ma Gesù ti mostra che puoi camminare in mezzo a ciò che provoca la tempesta nella tua vita.

Perché lo fa? Per dimostrare i suoi superpoteri? No; il suo obiettivo non è la sua fama, ma la tua attenzione.

… così che tu veda lui e lo chiami...

“ e voleva oltrepassarli,  ma essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono che fosse un fantasma e gridarono” (v.48b-49)

Sapete, quando Gesù arriva nella tempesta, e ti dimostra che è possibile camminare sulle onde, in pochi sono pronti a credere che sia lui ad averlo fatto. Riconosciamo che è Gesù quello che si avvicina, ma “gridiamo” spaventati: “Come è mai possibile tutto questo?” Se succede, quando succede, non fartene una colpa: è umano! Gesù non si offende! 

E anche un urlo scomposto,  suona ai suoi orecchi come una preghiera! “Ah! Finalmente hai visto che ci sono, eh!”

… per poterti parlare e confortare...

“... tutti lo videro e ne furono sconvolti. Ma subito egli parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!»" (v. 50)

Vi ricordate la settimana scorsa  cosa aveva fatto Gesù per prima cosa? Prima aveva fatto cessare il vento e le onde, e poi aveva confortato i discepoli.

Stavolta la prima cosa che fa, invece è confortare i discepoli. Perché? Perché Gesù non è ancora nella barca.

Gesù sa che la cosa importante, non è far cessare il vento, ma darti la vita eterna.

Vorrei poterti dire che le onde cesseranno sempre  quando Gesù arriverà nella tua barca. Mi spiace: non posso. Alcune tempeste  finiranno, altre no.

Un anno fa, in questo esatto giorno, la nostra sorella Maria... mia madre... finiva la sua corsa su questa terra, e  raggiungeva il suo Signore.

Per ventidue anni aveva vissuto  tra le onde alte di una tempesta che non poteva passare: l'aver visto morire il proprio sposo sotto i suoi occhi.

Quella tempesta, Gesù, non la poteva far cessare: ma poteva accompagnare Maria per il resto dei suoi giorni nella barca della sua vita. Poteva farla  sentire amata,  desiderata,  accudita,  figlia...

Maria lo aveva fatto entrare nella sua barca. E ci ha lasciato, desiderando davvero di finire la corsa, di andare dove non ci sono più tempeste, né vento, né onde...

C.S Lewis  ha detto:

“Dio sussurra nei nostri piaceri, parla nella nostra coscienza, ma urla nelle nostre pene: è il suo megafono per risvegliare un mondo sordo.

In alcune tempeste Gesù saprà farle cessare, in altre sarà al tuo fianco, anche se non cesseranno. Ma alcune di quelle serviranno a farlo entrare nella tua barca per affrontare quelle che non possono cessare.

… e farti camminare sulle onde della tempesta.

Quando sei in una tempesta, e il vento non è cessato Gesù vuole che tu non abbia paura, che domini le onde, anzi, che le usi come tappeto per i tuoi piedi

“Allora Pietro lo chiamò: "Signore, se sei davvero tu, dimmi di venire da te, camminando sull'acqua!" "Vieni!" disse il Signore.” (Matteo 14:28-29 a PV)

Quando il vento è contrario, c'è chi a riva sta vedendo ed agisce così che tu veda lui e lo chiami per poterti parlare e confortare e farti camminare sulle onde della tempesta.

Gesù vuole entrare nella tua barca, accompagnarti, darti la sua potenza affinché tu possa dominare le onde, e farne un tappeto su cui camminare.

Preghiamo.

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Chi hai nella tua barca? | 22 Maggio 2022 |

La fede non è un lasciapassare verso una vita senza problemi, ma un aiuto costante nella vita delle persone quando arrivano le tempeste.
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Se dovessimo descrivere questi tempi  che stiamo attraversando a livello mondiale parafrasando il titolo di un vecchio film dell' 82 con Sigourney Weaver e Mel Gibson, il titolo sarebbe: “Quattro anni vissuti pericolosamente”.

Dal 2019 ad oggi, tutto quello che poteva andare storto è andato storto: la pandemia, la crisi economica la mancanza di prodotti per via dei vari lockdown, e adesso la guerra, che promette di restare in Europa per molto, molto tempo.

I progetti che avevamo se ne sono andati a farsi benedire; si vive “alla giornata”. Perché non sappiamo realmente quali prospettive a lunga scadenza possiamo avere sia a livello nazionale, o mondiale... ma anche personale.

Eppure sembrava così calmo il 2018:  i mercati erano in crescita, non c'erano guerre (o almeno non c'erano per noi che viviamo in occidente), l'inflazione era bassa... e poi... sbam! Arriva la tempesta... E poi una tempesta dentro la prima tempesta...

Non è una novità; in ogni epoca , in ogni generazione, in ogni cultura, in ogni luogo, giorni sereni si trasformano in giorni difficili, qualche volta con qualche nuvola di preavviso, altre nel bel mezzo di una giornata di sole.

Probabilmente la tempesta di cui parla Marco al capitolo 3 del suo vangelo era di questo secondo tipo: vi dico dopo perché, adesso leggiamo il racconto:

“ In quello stesso giorno, alla sera, Gesù disse loro: «Passiamo all’altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano delle altre barche con lui.  Ed ecco levarsi una gran bufera di vento che gettava le onde nella barca, tanto che la barca già si riempiva.  Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. Essi lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi moriamo?»  Egli, svegliatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!» Il vento cessò e si fece gran bonaccia.  Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?»  Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino il vento e il mare ubbidiscono?»” (Marco 4:35-41 )

Perché vi dico che era una tempesta in una giornata di sole? I discepoli di Gesù erano tutti esperti del tempo, molti erano pescatori, e se ci fosse stato qualche pericolo, quando Gesù gli aveva detto: «Passiamo all’altra riva». gli avrebbero replicato: “Te sei tutto scemo!  Non le vedi quelle nuvole? Tra poco qui viene giù il finimondo!".

E invece no: partono con lui nella barca.

Vieni con noi Gesù!

“E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca.”(v.36)

Gesù entra nella barca,  “così come era”, dice Marco. C'era una maniera di vestire per andare in barca: ci volevano scarpe fatte apposta, spesso di corda che non ti facevano scivolare sul fondo bagnato, ci volevano indumenti per coprirsi se fosse arrivato un temporale... ma tanto, che importa? E' sereno! “Vieni con noi, Gesù!”

Non c'è pericolo, c'è solo la voglia di stare con quell'amico speciale, che importa se non ha gli abiti giusti, o le scarpe giuste; l'importante è stare con lui.

E questo è bello da parte dei discepoli, ed è molto simile all'esperienza di molti di noi quando hanno accettato Gesù come Signore e Salvatore: non importava ci fossero altri meglio vestiti, con scarpe ed abiti adatti ai nostri giorni. Religioni più “in”... Gesù non aveva scarpe ed abiti adatti... ma era lui che era adatto, che rispondeva a ciò che cercavamo... “Vieni, Gesù... entra nella barca della mia vita”

Quando  Gesù è entrato nella barca della tua vita, che tempo faceva?  C'era il sole o le  nuvole? Andava tutto bene o tutto male? I discepoli hanno accolto Gesù nella barca quando il mare era calmo e il cielo azzurro, ma spesso capita il contrario.

Ma, in qualsiasi momento tu lo accolga,  nuvole o sole, lui sarà capace di trasformare i tuoi giorni, anche se...

Era sereno... e poi...

“Ed ecco levarsi una gran bufera di vento che gettava le onde nella barca, tanto che la barca già si riempiva.” (v. 37)

Cosa avresti fatto al posto loro? Saresti tornato indietro? Ti saresti dato dell'idiota perché non avevi calcolato la tempesta?

Molti di noi hanno una di queste due reazioni, quando una tempesta accade nelle nostre vite. Cerchi di “riparare” l'irreparabile, oppure ti metti in un angolo a piangerti addosso.

I discepoli conoscevano Gesù e lo avevano già visto operare nelle loro vite e in quelle degli altri, sapevano che se c'era pericolo lui era pronto ad intervenire; erano già salvi allora, vero?

Avere Gesù nella barca è un'assicurazione totale sulla vita? Certo che no, anche i credenti soffrono, si ammalano e muoiono! Ma come credente sai che nella tempesta, non sei da solo, non sei da sola, anche se...

Ma non t'importa di me?

“Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. Essi lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi moriamo?»" (v. 38)

Ammettiamolo, come credenti ci siamo comportati spesso esattamente come Pietro e i discepoli. Noi soffriamo a prua, e Gesù dorme a poppa: “Ma ci sei o ci fai? Non vedi che ho bisogno di te?”

Una cosa che mi sono sempre domandato: quando una barca si riempie d'acqua, quale è (o dovrebbe essere) la tua prima reazione? Certamente iniziare a svuotarla! O almeno provarci!

E, invece, nel racconto di Marco, non c'è menzione di alcun tentativo; nessun secchio, (ce ne stava sempre uno in barca)  nemmeno un bicchiere...

Gesù dorme a poppa su un cuscino.  I discepoli si “arrabbiano” a prua tutti assieme, perché non fa nulla.  E cominciano a “bestemmiare”; perché dire a Gesù che non è interessato alla vita di chi lo segue,  è davvero una bella e tonda bestemmia. Hanno solo paura, bestemmiano … e questo li “congela”.

Spesso accade proprio così, la paura non solo ci fa bestemmiare, ci impedisce di pensare razionalmente, ma persino di muoverci... e attendiamo il miracolo “da fuori”.

Intendete, è onesto chiedere, Gesù le sa fare quelle cose... ma spesso la soluzione più vicina è quella dove Gesù ci aiuta ad agire, e sta a fianco alle nostre azioni.

Sinceramente, mi sono domandato: stanno chiedendo a Gesù perché hanno davvero  fiducia che sappia farlo,  o è pura disperazione? La risposta la vediamo tra un po' 

Per cosa stai pregando tu, adesso? Per protezione per la tua famiglia? Per la guarigione degli ammalati? Perché la guerra in Ucraina cessi? O per vedere la POTENZA DI CRISTO  nelle varie tempeste mondiali? Tornerò a chiedertelo alla fine del messaggio.

E cosa stai facendo, ad esempio, per la guerra? Certamente non sta a te farla cessare, ma aiutare come puoi chi soffre, contribuire alle azioni umanitarie e mandare cibo e medicinali, quello lo puoi fare, senza attendere che in Ucraina piova manna dal cielo.

“Gesù, perché dormi? Non t'importa?"  E ci arrabbiamo, e bestemmiamo, e non agiamo.

Gesù  è la persona meno preoccupata che sia mai esistita al mondo... ma anche lui di fronte alla croce si è preoccupato... perché la natura umana,  quella che era in lui assieme alla natura divina è fonte in se di perenne preoccupazione.

Ci sono vari gradienti di preoccupazione a seconda dei caratteri, ma mediamente tutti siamo preoccupati quando non abbiamo chiaro in mente  come finirà la tempesta.

Vuoi evitare di avere tutto questo stress  durante le tempeste della vita? Fai entrare Gesù nella tua barca, fatti accompagnare da lui nella tempesta, Lui ha la soluzione; non sarà quella che tu hai in mente, ma la tua barca non affonderà, perché...

Stai al tuo posto, tempesta!

“Egli, svegliatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!» Il vento cessò e si fece gran bonaccia.” (v. 39 )

Per le tempeste mondiali in corso,  noi abbiamo vissuto in parte almeno sembra, un inizio di bonaccia col Covid... ma per chi sta sotto le bombe in Ucraina... no.

Non posso dirti come e quando accadrà,  ma posso dirti COSA accadrà.

Accadrà che Gesù si sveglierà  e rimprovererà il vento e le onde. Non so dirti se sarà in questa vita, o nella prossima, ma accadrà. Jean la settimana scorsa lo ha detto: tutte le preghiere saranno esaudite, ma non tutte in questa vita.

Di cosa avete paura?

“Egli disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» " (v. 40 )

Per quanto il Covid e la guerra possano sembrarci, spaventosi, potenti, imbattibili, basta una parola, un soffio, uno sguardo di Gesù per annientarli. E, soprattutto, sono “momentanei”.

Ciò non significa che non facciano male: vallo a dire a chi ha perso cari per la malattia o sotto le bombe, ma è una “momentanea leggera afflizione, e per un tempo”: Paolo dice:

“Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria,  mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.” (2 Corinzi 4:17-18)

Dobbiamo allora “vergognarci” perché non abbiamo abbastanza fede? Non è quello che vuole Gesù: Gesù “sgridò” il vento,  ma “disse” ai discepoli; urlò contro il male, ma parlò a chi amava.

Gesù non li rimprovera per aver avuto paura,  ma gli chiede come mai avessero avuto paura  quando lui era nella barca con loro.

Aver paura è un sentimento umano, l'abbiamo detto, che persino Gesù lo ha provato. Ci è stato messo dentro da Dio per il nostro bene.  Per renderci prudenti in situazioni pericolose.

Ma in queste situazioni, la paura non deve congelarci, ma spingerci ad agire,  ad  affidare le nostre opere a Gesù. E' questo ciò che si chiama “avere fede”. Avere fede non è aspettarsi una vita rose e fiori  (quella è superstizione, è cabala),  ma aspettarsi di ricevere l'aiuto  nelle tempeste che arriveranno nelle nostre vite.

Eravamo rimasti con due domande in sospeso: una per i discepoli e una per te: “Era vera fede che Gesù potesse calmare la tempesta,  o solamente “disperazione”? “Per cosa stai pregando? Per protezione e guarigione, o per vedere la POTENZA DI GESU' nel Mondo?”

WOW! Che potenza!

"Ed essi furono presi da gran timore e si dicevano gli uni gli altri: «Chi è dunque costui, al quale persino il vento e il mare ubbidiscono?»" (v. 41 )

Mi sono chiesto: perché si stupiscono, adesso? Hanno chiesto il miracolo,  gli hanno detto, “non t'importa”, e adesso che si vedono esauditi nella loro richiesta, sono stupiti dalla potenza dell'intervento! E' strano forte, eh!

L'ho detto già altre volte: quella dei discepoli, non era fede:  era sacrosanta fifa! Almeno per la gran parte. Certo, c'era anche un po' di fede... piccola... come un granello di senape...

“Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “Sràdicati e trapiàntati nel mare”, e vi ubbidirebbe.” (Luca 17:6)

Ma Gesù accetta anche la loro fede  scadente,  e  grazie a quella fede scadente il miracolo avviene lo stesso.

Veniamo alla seconda domanda, quella per te: per cosa stai pregando tu, adesso? Per protezione per la tua famiglia? Per la guarigione degli ammalati? Perché la guerra in Ucraina cessi? O per vedere la POTENZA DI CRISTO  nelle varie tempeste mondiali?

Le barche attorno alla tua barca

Guarda il versetto 36, la seconda parte: 

“C’erano delle altre barche con lui.”(v. 36b)

C'erano altre barche nella tempesta, esattamente come ci sono altre persone, miliardi di altre persone che vivono le loro tempeste assieme a te su un medesimo mare in burrasca.

In quella notte, la fede scadente” in Gesù dei discepoli nella barca  provocò il miracolo della salvezza  anche per quelle barche che stavano là a fianco,  immerse nella medesima tempesta,  che videro dissolversi in un attimo.

“e si fece gran bonaccia”  (v. 38b)

Chissà quanti delle barche a fianco  avranno chiesto ai discepoli  cosa fosse accaduto,  dando modo di testimoniare  CHI aveva fatto tutto quello!

Quando preghi non pregare solo per protezione e guarigione, non solo perché la guerra cessi: prega anche affinché il mondo veda la POTENZA DI CRISTO in queste tempeste: affinché altre persone abbiano dubbi, affinché altre persone cerchino, affinché altre persone credano, affinché altre persone vivano in eterno assieme a te.

Prega questo, anche se la tua fede è piccola come un granello di senape: Gesù saprà trasformare la tua piccola fede  per affrontare la tempesta in un grande miracolo, nel quale tu sarai chiamato o chiamata ad agire e del quale tu sarai chiamato o chiamata a dare testimonianza.

Preghiamo.

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Signore insegnaci a pregare - Pregare nel mezzo del silenzio | 15 Maggio 2022 |

Cosa succede quando preghi nel mezzo del silenzio? Quando Dio sembra aver "interrotto il collegamento", disinteressarsi alle tue preghiere? Dio non smette mai di rispondere; nessuna preghiera andrà persa. Prima o poi, in Terra o in Cielo, troverà risposta.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 9 minuti
Tempo di ascolto audio/ visione video: 34 minuti

Siamo alla terza ed ultima settimana della nostra serie sulla preghiera. Finora abbiamo visto che la preghiera inizia alla presenza di Dio e che, attraverso la preghiera, abbiamo l'autorità di portare il Cielo sulla Terra. 

Abbiamo capito che la preghiera è in definitiva un invito di Dio ad avere relazione con lui. 

Che cosa facciamo allora di ciò che abbiamo compreso quando viviamo momenti di preghiera senza risposta, momenti in cui sentiamo che Dio è silenzioso, momenti in cui, come dice Pete Greig, "E’ come Dio avesse disattivato l’audio"?  Come si concilia la scrittura che dice: 

"Egli mi invocherà e io gli risponderò" (Salmo 91:15) 

con quest'altra scrittura?

"Fino a quando, o Signore, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? Fino a quando avrò l’ansia nell’anima e l’affanno nel cuore tutto il giorno? Fino a quando s’innalzerà il nemico su di me? Guarda, rispondimi, o Signore, mio Dio! Illumina i miei occhi perché io non mi addormenti del sonno della morte." (Salmo 13:1-3)

Non c'è niente di più doloroso e desolante che sentire che Dio non ci ascolta o, peggio, che ci ascolta ma non se ne cura. 

Come cristiani abbiamo il dovere di affrontare questo onestamente, perché a un certo punto sarà una nostra esperienza di vita e sicuramente in quella di qualcuno che amiamo. 

Abbiamo bisogno di risposte per noi stessi e per loro; come possiamo guarire se viviamo costantemente nella delusione; come possiamo dire la verità se non possiamo essere onesti riguardo al dubbio; e, si badi bene, lottare con questo non è un segno di mancanza di fede, non permettete che qualcuno vi dica il contrario.

Il dolore, la delusione, la paura fanno parte dell'esperienza umana e se non vi siete mai scontrati con questo nella vostra vita, allora vi dico con rispetto che non avete vissuto nella realtà. 

Shakespeare lo sapeva:

"Urlate, urlate, urlate! Oh, voi siete uomini di pietra: avessi io le vostre lingue e occhi, li userei così che la volta del cielo si spacca. " (Shakespeare Re Lear - trad. Sanguineti).

Gli schiavi nei campi di cotone lo sapevano:

"A volte sono giù Oh, sì, Signore A volte sono quasi a terra Oh, sì, Signore nessuno conosce i problemi che ho visto." (Nobody knows – Canto Spiritual Nero)

Lo sapevo anche io, quando nel mio diario, dopo un particolare atto di tradimento, disegnavo semplicemente un urlo.

Dio dice che fascerà i cuori spezzati, ma non può farlo se neghiamo l'esistenza di queste cose. Non abbiamo il diritto di predicare la speranza, se non possiamo riconoscere la disperazione. Dobbiamo avere una teologia che cammini nella valle con la stessa forza di quella che abbiamo sulle cime delle montagne.

Vediamo tre domande:

  • Come farò a superare tutto questo?
  • Dov'è Dio quando il Cielo tace?
  • Quando saranno esaudite le mie preghiere?

La prima di queste domande è: 

Come farò a superare tutto questo?

"Poi giunsero in un podere detto Getsemani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedete qui finché io abbia pregato». Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a essere spaventato e angosciato. E disse loro: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate». Andato un po’ più avanti, si gettò a terra; e pregava che, se fosse possibile, quell’ora passasse oltre da lui.  Diceva: «Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi»." (Marco 14:32-36)

La parola "oppressa" qui significa che Gesù è circondato dal dolore, il modo in cui lo avvolge è soffocante; Gesù qui sta sull’orlo di un totale crollo emotivo, spirituale e fisico. Come farà a superare tutto questo? 

Quattro principi che dovremmo prendere come modello per sopravvivere ai momenti di desolazione nostri o degli altri.

  • Posto
  • Persone
  • Preghiera
  • Proposito

Quando ci sentiamo sopraffatti o oppressi, abbiamo bisogno di essere in un posto, in un luogo e con delle persone con le quali ci sentiamo al sicuro e di cui possiamo fidarci per stare al nostro fianco e camminare con noi attraverso la valle. 

Quando il mio matrimonio è finito, ho chiesto a tre amici di essere i miei compagni di preghiera, ad un’altra di essere quella con cui potevo semplicemente sedermi e piangere, e ad un’altra ancora di essere la mia amica per le feste, quella affidata al ruolo di individuare quando ero giù e di chiamarmi e dire: "Dai, andiamo al Salsa Bar".

Ringrazio Dio per ognuna di loro, perché i loro modi diversi di servirmi hanno salvato me e i miei ragazzi nel momento del bisogno. 

Tieniti al sicuro quando stai soffrendo. E a tua volta sii un posto sicuro per gli altri. 

Quando siamo giù possiamo non averne voglia, ma dobbiamo continuare a pregare e ad aggrapparci alle promesse delle Scritture. Le nostre preghiere potrebbero essere nient'altro che quel mio grido silenzioso, ma se è tutto ciò che possiamo offrire, allora è ciò che offriamo.

Infine, forse la cosa più difficile di tutte, è cercare di trovare proposito, uno scopo. Lo scopo non è ignorare il dolore, o far finta che non ci sia, e nemmeno gioirne. Gesù nel Getzemani non ha mai detto di essere felice di ciò che stava per subire, ma sapeva di potersi fidare del Padre e che, per la gioia che avrebbe trovato dall'altra parte, era qualcosa che poteva affrontare. Come dice Pete Grieg: "Trova uno scopo nel dolore quando puoi, e trova uno scopo nonostante il dolore quando non puoi".

Dov'è Dio quando il Cielo tace?

“Dio mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte, senza interruzione.” (Salmo 22:2) 

Voglio incoraggiarvi a capire che la Bibbia è assolutamente onesta (probabilmente più di noi) riguardo all'apparente silenzio di Dio. I salmi sono certamente pieni di grida che chiedono a Dio di alzarsi e rispondere. 

Ma se il silenzio fosse qualcos'altro, come dice Pete Greig: "Il silenzio di Dio non è la sua assenza, ma piuttosto la sua presenza in un'altra forma"?  E se lo vedessimo non come un'assenza di Dio, ma piuttosto come un tempo di attesa? Diamo uno sguardo ad alcune Scritture.

“Il Signore è buono con quelli che sperano in lui, con chi lo cerca.” (Lamentazioni 3:25 )

“Spera nel Signore! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi; sì, spera nel Signore!” (Salmo 27:14 

“Quanto a me, io volgerò lo sguardo verso il Signore, spererò nel Dio della mia salvezza; il mio Dio mi ascolterà.” (Michea 7:7)

Viviamo in un mondo di gratificazione istantanea: lo voglio, lo voglio subito. Il fatto che possiamo essere connessi agli altri 24 ore su 24, 7 giorni su 7 - abbiamo persino un acronimo, FOMO (“Fear Of Missing Out”, che vuol dire paura di perdersi qualcosa) può sembrare che la pazienza e l'attesa non siano necessarie e certamente non sono più virtù. Eppure il frutto dello Spirito comprende la pazienza. 

Ma quando l'attesa continua, e continua, e continua, è davvero facile che l'attesa diventi un luogo di incertezza. Ciò che ci aiuterà a superare questo periodo è una “memoria muscolare” ben sviluppata di "sante abitudini". 

  • Leggere 
  • Cantare 
  • Ricordare
  • Sperare

Leggete la Bibbia! Ci viene promesso che la Parola non torna mai vuota a Dio;  le frasi possono essere confuse e nel presente senza conforto, ma qualcosa sarà all'opera in noi nel profondo della nostra anima.

Cantate! Il Salmo 145:2 dice "Ogni giorno ti loderò", non quando ne ho voglia o quando mi sento felice, ma ogni giorno; 

Ricordate! e pensa a tutte le volte che Dio ha risposto alle tue preghiere - io tengo un diario e quando mi sento scoraggiata amo leggere i modi in cui Dio ha operato in me e attraverso di me in passato; aggrappatevi alla speranza

“Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse.” (Ebrei 10:23)

Tenere duro richiede uno sforzo, è un atto della nostra volontà. Può non avere senso per noi, ma lo facciamo, perché? Perché ci si può fidare di Dio. L'attesa non deve essere per forza un periodo in cui non succede nulla, ma può essere un momento in cui incontriamo Dio in modi nuovi e più profondi.

E la domanda finale:

Quando saranno esaudite le mie preghiere?

Spero che questa panoramica necessariamente rapida e breve di questo argomento così importante non vi abbia lasciato sconcertati. E spero davvero che quello che sto per dire non sembri banale, o una sorta di scappatoia cristiana. 

Vivere nel periodo delle preghiere non esaudite può essere profondamente doloroso. Quando possiamo aspettarci che finisca e sentire Dio? 

Lo dico con cautela, ma a volte non sarà in questa vita. 

“Egli venne e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono. Quando ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi.” (Apocalisse 5:7-8)

Questa è un'immagine di Gesù alla fine dei tempi - è il colui del versetto 7 - al momento di porre fine a questa vecchia terra e alle sue vie. È a questo punto che ogni preghiera sarà esaudita.

Così ha spiegato il teologo Herrbert Lockyer: "I veri odori (l'incenso profumato nelle coppe del cielo) sono le preghiere del cuore dei figli di Dio... Ogni preghiera che è scoppiata in un singhiozzo da un cuore agonizzante, ogni sospiro del cristiano isolato ed in difficoltà, ogni gemito di chi tende verso Dio, si mescola qui con i canti di chi è felice e dei trionfatori". Nelle coppe d’oro ci sono le preghiere profumate dei santi in attesa di risposte.

È un'immagine davvero bella, ma quale conforto e quale significato possiamo trovare nel qui e ora?

Dobbiamo tornare al primo punto che ho sollevato tre settimane fa, ossia che la preghiera consiste nel sedersi con Dio e vedere la realtà dalla sua prospettiva. Come dice Peter Greig, "Forse noi vogliamo che sia riparata, ma Dio vuole che sia benedetta". 

Nel qui e ora potrebbe non esserci nessuna guarigione, nessun marito, nessuna risoluzione della situazione. 

Dobbiamo chiederci: "Come può essere redento, se non può essere rimosso?".  

La mia amica Ruth era una maestra di scuola elementare e un pastore di successo nella mia chiesa battista locale, amava il suo lavoro e il suo ministero, entrambi erano fiorenti e lei stava facendo un ottimo lavoro. Poi un giorno si è svegliata e non riusciva a parlare, i medici non sapevano perché. La conseguenza fu che dovette lasciare sia l'insegnamento che il ministero e soffrì di un forte esaurimento nervoso di fronte a questa perdita. 

Poi un giorno ci ha mandato un messaggio chiedendo di smettere di pregare per la guarigione, ma di iniziare a pregare per una rinnovata visione di ciò che Dio stava facendo. 

Ora è a capo di un'associazione da lei fondata, Renew Wellbeing, che conta 150 spazi sicuri gestiti dalle chiese in collaborazione con professionisti della salute mentale; ha scritto tre libri e, pur dovendo ancora prendersi cura della sua voce, è in grado di tenere corsi di formazione e di parlare in pubblico. 

Noi volevamo che fosse riparata, Dio voleva che fosse benedetta; noi volevamo che fosse rimossa, Lui voleva che fosse redenta.

Vivere con una preghiera non esaudita non è facile, ma credetemi, è fattibile! 

Eugene Peterson scrive: "La fede si sviluppa dagli aspetti più difficili della nostra esistenza, non dai più facili". 

Lasciatemi dire questa preghiera di Ignazio su di noi:

O Cristo Gesù, quando tutto è buio e sentiamo la nostra debolezza e impotenza, dacci il senso della Tua presenza, del Tuo amore e della Tua forza. Aiutaci ad avere perfetta fiducia nel Tuo amore protettore e nel Tuo potere che rafforza, affinché nulla ci spaventi o ci preoccupi, perché, vivendo vicino a Te, vedremo la Tua mano, il Tuo scopo, la Tua volontà in tutte le cose.”

Amen.

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Signore insegnaci a pregare - Richiedere e Intercedere | 8 Maggio 2022 |

Dio, attraverso la preghiera, fa si che il collegamento interrotto dopo la caduta, sia ristabilito, affinché non solo possiamo richiedere, ma anche essere un collegamento tra il Cielo e la Terra, affinché si compiano le parole di Gesù: "...venga il tuo regno...".
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 8 minuti
Tempo di ascolto audio/ visione video: 29 minuti

Mi chiedo quale sia la tua preghiera più comune, quella che dici quasi ogni giorno; è : “tienimi al sicuro” ? È forse "fa che io sopravviva a questo”

Quale parte del tuo quotidiano ti stimola di più a pregare? Quali sono le preghiere che fai senza badare alla forma e al modo? Preghi per un posto di parcheggio? Oh, aspetta, quanto sono sciocca, certo che non lo fai, siamo in Italia.. si parcheggia dove si vuole!

Sembra che la preghiera più comune, e probabilmente la più detta da tutti a un certo punto, sia solo una breve e semplice frase: "Per favore Dio, aiutami'. Ad un certo punto della propria vita ogni singola persona, sia che creda in Dio, Allah o Buddha, o anche se è un ateo convinto, dirà questa preghiera - "Per favore, Dio, aiutami". 

Perché non tutti vanno in  chiesa, al tempio o alla moschea, ma tutti pregano. Un quarto delle persone che si descrivono come "non religiosi” ammette di "prendere parte a qualche attività spirituale ogni mese, tipicamente la preghiera". 

Nel marzo 2020 Google ha visto un'impennata di persone che cercavano la parola “preghiera”; il 50% in più che in qualsiasi altro momento della sua storia. Questo è quello che ha detto l'autore della ricerca, il professor Bentzen: 

"Quando l'OMS ha dichiarato il Covid-19 una pandemia, l’incidenza di ricerche per la parola 'preghiera' è aumentata intorno alla metà di marzo per la maggior parte delle zone, anche in quelle più laiche del Nord Europa".

Ora è chiaro che una pandemia ci faccia questo effetto. La crisi è il momento in cui la maggior parte delle persone che di solito non pregano proveranno a farlo. 

E cosa ne dobbiamo fare? Abbiamo certamente il diritto di essere un po' offesi dal fatto che la gente chieda l'aiuto divino quando non ha più alternative. Il Creatore dell'universo che conosce il numero totale delle stelle si preoccupa forse del nostro parcheggio? Il Dio che si è librato sulle acque portando la vita, riporterà il mio cane temporaneamente scomparso? Il Dio che tiene insieme tutte le cose ascolterà la mia preghiera sussurrata nell'angoscia, 'per favore aiutami'? Gesù dice di si; si,  perché quel Dio è ugualmente interessato al tuo ordinario quotidiano tanto quanto è interessato al grande evento cosmico di portare il cielo sulla terra.

"9 Voi dunque pregate così: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; 10 venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, anche in terra. 11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano; 12 rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; 13 e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno." ( Matteo 6:9-13) 

Dai un'occhiata al versetto 11. Tra le giuste battaglie sante per stabilire il cielo sulla terra e sconfiggere il maligno c'è questo: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. 

I bisogni pratici quotidiani che abbiamo sono altrettanto importanti per Dio quanto tutte le grandi cose eterne. E, ancora più importante, ci viene dato il permesso di avvicinarci a Dio e chiedere semplicemente: "dacci". Questo tipo di preghiera, chiedere a Dio ciò di cui ho bisogno si chiama richiesta.

Ma cosa è giusto richiedere? Come faccio a sapere che quello che sto chiedendo va bene e che non sto trattando Dio come il Genio della lampada di cui abbiamo parlato la settimana scorsa?

Si torna al discorso di fermarsi e riconoscere Dio. La prima metà della preghiera consiste nel vederla dalla prospettiva di Dio; le parole usate sono “il tuo nome”, “ il tuo regno”, “la tua volontà”; se diamo tutta la nostra attenzione a questo, allora le preghiere che vengono da quel luogo saranno basate sulla sua realtà e non sulle nostre circostanze. 

La seconda metà della preghiera riguarda noi: “dacci”, “perdonaci”, “non ci esporre” …. e la cerniera tra le due metà è questa frase: "come in cielo così in terra". Come dice Tyler Staton, "Il cielo è ciò che fa muovere le nostre preghiere, la terra è dove le vediamo esaudite".

Dice Eugene Peterson:

"La preghiera ci coinvolge in modo profondo e responsabile in tutte le operazioni di Dio. La preghiera coinvolge anche Dio in modo profondo e trasformativo in tutti i dettagli della nostra vita... La preghiera ci fa partecipare a ciò che Dio sta facendo... [E] la preghiera fa partecipare Dio a ciò di cui abbiamo bisogno per vivere alla sua gloria". 

Se preghiamo per il quotidiano, allora stiamo riconoscendo che Dio ne fa parte, è qui, è coinvolto e ne ha cura. Le piccole preghiere ci insegnano ad essere grati e ci danno la fiducia per affrontare "le cose grandi".

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.” (Filippesi 4:6)

Ecco un modo utile per pregare le preghiere di richiesta; iniziamo entrando alla sua presenza attraverso lo stare fermi, con le mani aperte, come abbiamo provato la settimana scorsa

Fatto ciò, gira i palmi delle mani verso il basso e fai semplicemente le tue richieste; digli quello che hai nel cuore, prega quello che hai dentro, non quello che pensi che Dio voglia sentire. 

Ora gira i palmi verso l'alto e ascolta. Una cosa che trovo utile è organizzare le mie richieste per temi a  seconda del giorno, così lunedì prego per la famiglia, martedì per gli amici, mercoledì per la chiesa, giovedì per Montefiascone, venerdì per me, sabato per il mondo. 

Naturalmente a volte sono portata a pregare fuori da questo sistema, ma quando questo non accade è uno strumento utile per mantenere le mie preghiere radicate nel qui e nell'adesso.

E, il motivo perché sto suggerendo che quando preghiamo siamo intenzionali su come ci sediamo e abbiamo le mani è perché questo ricorda alla nostra mente che stiamo entrando nella preghiera, non siamo sdraiati davanti alla TV, non siamo seduti al tavolo con un caffè a fare una buona chiacchierata, o semplicemente a rilassarci; i nostri corpi ci aiutano a metterci nella giusta condizione mentale per pregare in maniera efficace.

Se la richiesta è quando chiediamo, allora l'intercessione è quando ci mettiamo in mezzo. In ebraico la parola è pagha che significa sollecitare, nel Nuovo Testamento la parola è enteuxis che significa per conto di e la parola che usiamo più spesso è dal latino intercedo che significa stare in mezzo. 

Vi faccio un esempio: quando ho pregato che mio figlio trovasse la casa giusta da comprare, questa era una mia richiesta; quando prego che lui sia protetto nel suo lavoro di poliziotto, questa è la mia intercessione per lui perché mi metto tra lui e il male che gli farebbe del male. Quando intercedo tendo ad avere questa posizione come se stessi unendo due metà, o come se unissi il cielo con la terra.

“Esorto dunque, prima di ogni altra cosa, che si facciano suppliche, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini,  per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità.” (1 Timoteo 2:1 -2)

L'intercessione è quando ci uniamo all'opera redentrice di Dio, quando respingiamo l'oscurità; la preghiera è il modo in cui siamo in relazione con Dio per governare e regnare nel nostro mondo, per vedere il suo regno venire e vedere fatta la sua volontà. 

Tyler Staton dice: "Nel mezzo della interruzione di comunicazione causata dalla caduta, la preghiera diventa il mezzo con cui respingiamo la maledizione che ha infettato il mondo e ci ha infettato. Vedete, mentre noi sogniamo un Dio che porta il cielo sulla terra, allo stesso tempo Dio sogna un popolo che prega con cui condividere il cielo".

L'intercessione riguarda in definitiva la redenzione ed è motivata dall'amore per gli altri. Mi piace come la versione della bibbia the Message lo mette quando si parla di come Gesù intercede per noi.

“Colui che è morto per noi - che è stato risuscitato alla vita per noi - è alla presenza di Dio in questo preciso momento e sta difendendo noi.”(Romani 8:34 – parafrasi bibbia “The Message”)

Questo 'difendere' gli altri è ciò che facciamo attraverso l'intercessione; afferma Richard Foster:

“Non preghiamo per gli altri come fossero "cose", ma "persone" che amiamo. Se amiamo veramente le persone, desidereremo per loro molto più di quanto sia in nostro potere di dare loro, e questo ci porta alla preghiera. L'intercessione è un modo di amare gli altri, è una preghiera disinteressata, anche una preghiera che rende disponibile se stessi per gli altri . Nel lavoro continuo del Regno di Dio niente è più importante della preghiera di intercessione.”

La preghiera di intercessione è il modo in cui Dio condivide il potere con noi, è come se fossimo co-gestori del cielo perché è quello che siamo ogni volta che diciamo: "sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra". 

La preghiera è il modo in cui questo passa dall'essere una teoria biblica alla nostra effettiva esperienza, e naturalmente la porta d'ingresso è Gesù. 

Pregare nel nome di Gesù significa pregare con la sua autorità. Ogni volta che preghiamo nel nome di Gesù è come dichiarare nuovamente la sua vittoria. C'è potere nel nome di Gesù. Cos'è che cantiamo, in un vecchio inno di chiesa? 

Oh, c'è una speranza che chiama il coraggio
E nella fornace senza paura
Il tipo di aspettativa audace
Che ogni preghiera che faccio
È su una tomba vuota
E questo è il potere del Tuo Nome

Dio sceglie di condividere questa potente opera redentrice con noi attraverso la preghiera di intercessione. Non ne ha bisogno, penso che possiamo tranquillamente dire che l'onnipotente, amorevole, onnisciente Creatore e sostenitore dell'Universo è bravo a gestire le cose senza di noi, ma dice 

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;  perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa.” (Matteo 7:7-8)

Mi chiedo cosa accadrebbe se pregassimo come se avessimo a disposizione le risorse del cielo per coloro per i quali preghiamo. Come sarebbe il nostro mondo?  

Ricordate quando Paolo dice, ‘non cessate mai di pregare’ (1 Tessalonicesi 5:17):? E se con questo non intendesse parlare all'infinito, ma piuttosto vivere vite che dimostrino l'autorità del Regno, che portino il Cielo sulla terra? PT Forsyth osa dire che "le nostre preghiere sono la risposta a quelle di Dio".

Andiamo a pregare.

Amen

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Signore insegnaci a pregare - Fermati e riconosci | 1 Maggio 2022 |

La preghiera, nonostante tutto, rimane un mistero. Un Dio onnipotente che cerca il contatto con la sua creatura per ascoltarlo ed esaudirlo... ma secondo il Suo piano eterno. Da dove cominciare l'avventura della preghiera a Dio, dunque? Inizia dal fermarti, dal riconoscere chi è Dio, e dal conoscere chi sei tu per lui. 
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Predicatrice: Jean Guest
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Alcune settimane sono uscita fuori con il mio cane Artie per la sua passeggiata serale. Da qualche tempo avevo sentore di un animale selvatico sconosciuto che viveva nella proprietà - l'avevo sentito, intravisto, ma non avevo idea di cosa fosse. Quella sera in particolare scelse di correre proprio davanti a noi e di sparire nella zona del fabbricato vicino con Artie sulle sue tracce. 

Non potevo seguirlo, non potevo essere sicura che non stesse seguendo "la bestia" verso il pericolo, e lui non rispondeva al mio comando di "ritornare". Era sparito da un bel po’ e, in preda alla disperazione, alla fine ho detto: 'riportalo indietro, Signore', e in pochi secondi era lì davanti a me.

Ho un'amica che è di etnia indiana che è stata cresciuta come indù. È diventata cristiana da giovane, il che ha causato una profonda spaccatura con la sua famiglia. Forse non lo sapete, ma è abbastanza comune per le famiglie di quella comunità combinare i matrimoni delle loro figlie, scegliendo un partner adatto per loro, e per lo più funziona, indipendentemente da ciò che possiamo pensare. 

È una cosa importante e la famiglia della mia amica non poteva più farlo a causa della sua scelta di fede che, per quanto li riguardava, si aggiungeva solo alla vergogna che sentivano. Conosco la mia amica da 40 anni e il suo unico desiderio profondo e la sua preghiera costante in tutto questo tempo è stata quella di sposarsi, ormai troppo tardi per avere dei figli che avrebbero potuto aiutare a sanare la frattura familiare, ma almeno avrebbe avuto una compagnia e non si sarebbe sentita così isolata, o sola. Ci sono stati momenti, nel corso degli anni, in cui tutto quello che potevo fare era sedermi e piangere con lei per quel dolore e quel desiderio.

Allora, com'è che questo Dio amorevole, compassionevole, misericordioso e giusto in cui crediamo, sembra prestare più attenzione al mio stupido cane, che alla mia cara amica che ha sacrificato così tanto per seguirlo?

Cosa lo spinge a rispondere in un batter d'occhio a una stupida preghiera che riguardava più che altro la mia comodità, ma a rimanere in silenzio di fronte all'infelicità di una persona?

Gente, benvenuti nel mistero della preghiera. In questa nuova serie spero che insieme potremo trovare alcune risposte e alcuni strumenti utili che rinnovino la nostra vita di preghiera e ci arricchiscano. Nelle prossime settimane daremo uno sguardo a cos'è la preghiera, allo scopo della preghiera e a come rispondere quando la preghiera non riceve risposta. Gran parte dell'insegnamento si basa sul movimento di preghiera 24/ 7 e in particolare sui libri di Pete Greig e sull'insegnamento di Tyler Staton che, se siete in grado di leggere e comprendere l'inglese, vi raccomando - purtroppo non sono tradotti in italiano.

Nelle prossime settimane ci saranno delle idee da mettere in pratica e ci saranno un po' di compiti a casa! Quindi venite con me a partecipare in quest’avventura.

Prima di tutto affrontiamo alcune idee sbagliate sulla preghiera.

Due cose che  non è la preghiera! Un codice da decifrare e il genio della lampada

1) Un codice da decifrare

La preghiera non è un codice che dobbiamo decifrare. Non ci sono parole o frasi specifiche che, se le diciamo nel modo giusto, apriranno la linea diretta di comunicazione. Non c'è un modo "giusto" o "migliore" di pregare. Ognuno di noi ha una relazione personale unica con Dio, è stato cresciuto in tradizioni diverse, ha avuto esperienze di vita diverse e la nostra vita di preghiera rifletterà questo. La preghiera non inizia con la competenza, ma con un mal d'orecchio - un dolore all'orecchio del cuore, come diceva San Benedetto. Quindi...

“Prega come puoi, e non cercare di pregare come non puoi.” (Dom John Chapman)

2 ) Il genio della Lampada

In secondo luogo la preghiera non è una lampada magica che esaudisce i desideri.  Dio è Jehovah Jireh, non  Jehovah Genio. 

Il dio che provvede non è lo stesso di un dio che mi dà tutto quello che voglio. 

Sono andata a spulciare su alcuni siti 'cristiani' le richieste di preghiera (fidatevi che vi sto salvando qui) ed ecco alcune delle più interessanti. 

“Per favore Dio fammi diventare più alto.”
“Oh, Dio, per favore fai che io abbia un buon punteggio all'esame di domani, anche se non ho studiato.”
“Caro Dio, ti prego, fa' che i denti anteriori di mia figlia ricrescano in tempo per la sua foto scolastica.”

Non voglio sembrare frivola, dopo tutto queste preghiere potrebbero coprire una grande quantità di dolore inespresso, e sono sicura che tutti noi siamo stati in situazioni che non sono davvero di vita o di morte, eppure ci sentiamo così e quindi non possiamo fare a meno di chiedere a Dio di darci quello che vogliamo (e poi, non sarebbe la prima volta che ho pregato per una partita di cricket!).

Ma quello che  non riescono a vedere entrambi questi approcci alla preghiera è che la preghiera non riguarda noi, quello che vogliamo, o anche quello che pensiamo che Dio voglia per noi;  riguarda solo lui e chi è. La preghiera non comincia con noi, comincia con Dio e non comincia con le parole, comincia con il silenzio.

"Fermatevi», dice, «e riconoscete che io sono Dio." ( Salmo 46:10a)

I tre aspetti chiave della preghiera sono

  • Fermarsi
  • Conoscere Dio
  • Conoscere te stesso

Fermarsi

Fermarsi sembra semplice eppure mi chiedo se puoi dire quando hai sperimentato per l'ultima volta una vera calma senza alcuna distrazione. Nel 2007 il dottor Michael Zigarelli ha pubblicato i risultati di uno studio di 5 anni condotto su più di 20.000 cristiani di 139 paesi su cosa impedisse loro di sviluppare la relazione con Dio. 

Ha scoperto che 6 cristiani su 10 dicono che è "spesso" o "sempre" vero che "gli impegni della vita mi impediscono di sviluppare la mia relazione con Dio". A proposito, il sottotitolo di questo studio era "Troppo indaffarato per Dio". Non si può negare che la vita moderna sia frenetica e caotica. Lo psichiatra Carl Jung ha detto: "La fretta non è del diavolo, è il diavolo". Ed è così che il teologo Richard Foster lo dice:

"Il nostro avversario è specializzato in tre cose: rumore, fretta e folla. Se riesce a tenerci impegnati in  "molte cose" e “troppe cose”, sarà soddisfatto." (Celebration of Discipline,  Richard J. Foster)

Allora cosa ci trattiene dal fermarci? Ci sono esigenze molto reali che richiedono il nostro tempo e contano davvero: il nostro lavoro, il dare da mangiare ai bambini, il prendersi cura dei membri della famiglia, forse anche il pulire la casa, ma come fa notare Tyler Staton, Davide scrisse la frase " ‘Fermati’ quando era il capo di una nazione in un mondo di guerra tribale. Eppure dava ancora la priorità e praticava l’essere fermi perché sapeva che è l'unico posto da cui possiamo vedere la realtà come la vede Dio. 

Quindi come ci impegniamo con il fermarci? Ecco il tuo compito per la prossima settimana.

Trova un momento e un luogo in cui puoi stare da solo/ sola; imposta un timer per 2 minuti. Siediti dritto con i due piedi ben piantati a terra, le mani aperte sulle ginocchia. Chiudi gli occhi. Inspira profondamente ed espira lentamente per tre volte. Prega qualcosa di semplice come: "Eccomi, Signore" o "Vieni, Spirito Santo" o "Signore, abbi pietà".

Lo scopo del fermarsi è il consenso; consentire all'opera dello Spirito di Dio, che è più profondo della comprensione o delle parole. Pratica questo silenzio come un'offerta sacrificale a Dio.

Conoscere Dio

“Quando io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura?” (Salmo 8:3-4) 

La preghiera è l'atto di vedere la realtà dal punto di vista di Dio. Tu, io, la Terra,  non siamo dei puntini che scompaiono secondo Dio, siamo proprio noi che Lui ama più di ogni altra cosa. Se non altro, la preghiera dovrebbe darci lo spazio semplicemente per lasciarci  amare da Dio. 

Fermati e riconosci che io sono Dio. Per citare ancora Tyler Staton, "Fermarsi è lo spazio calmo dove Dio migra dalla periferia al centro, e la preghiera si riversa senza sforzo da una vita con Dio al centro".

Una delle mie funzioni preferite in chiesa ogni anno è il mercoledì delle ceneri. So che non è una tradizione che voi osservate, ma io amo andare a ricevere la mia croce di cenere perché mi ricorda che mentre io posso considerarmi piccolo, fugace, insignificante, Dio mi guarda e mi dice che 'sono rispecchiata nel “la pupilla dell’occhio’suo."

La grande bugia è stata che se avessimo mangiato la mela, "non morirete", e questo ha afflitto gli esseri umani da allora. Sapete che si stima che una donna media nella sua vita spenderà 209.000 euro in trattamenti di bellezza, e quando alle donne è stato chiesto perché lo fanno, la seconda risposta più comune è stata 'per rimanere giovani'.

 E gli uomini non sono molto indietro, l'uomo medio spende 117.000 euro. E poi, a quanto pare, più della metà di noi eviterà ogni discorso sulla morte e sul morire, se possibile. È l'unica cosa sicura della vita, ma sembra che non riusciamo ad affrontarla. Ma cosa c'entra questa svolta apparentemente infelice con la preghiera?

"Alleluia. Anima mia, loda il Signore. Io loderò il Signore finché vivrò, salmeggerò al mio Dio finché esisterò. Non confidate nei prìncipi, né in alcun figlio d’uomo, che non può salvare. Il suo fiato se ne va, ed egli ritorna alla sua terra;  in quel giorno periscono i suoi progetti. (Salmo 146:1-4)

Nel mezzo di una preghiera di lode Davide si prende del tempo per ricordare alla gente e a se stesso la mortalità. Perché quando ricordiamo la nostra mortalità recuperiamo chi siamo. Siamo semplici mortali, ma siamo amati dal Dio eterno che ci dà la vita in abbondanza. 

Quando vediamo quanto siamo fugaci e quanto è grande Dio, vediamo quanto profondamente siamo importanti per lui. Siamo profondamente importanti! Il creatore del mondo ha tempo per noi, è interessato a noi e ci presta attenzione. Vede quando riportare il cane indietro porterà ad una rinnovata comprensione della fiducia; se può fare questo, allora farà questo per cui mi sono agitata tutto il pomeriggio. 

Cammina con te attraverso la profonda valle del dolore e ti aiuta a trovare momenti in cui puoi ridere e sentirti dire: "Suppongo che i mariti non siano tutto quello che dicono di essere".

Fermati, riconosci Dio, conosci te stesso. Ma David non lo lascia lì.

«Fermatevi», dice, «e riconoscete che io sono Dio. Io sarò glorificato fra le nazioni, sarò glorificato sulla terra».

Essere glorificato significa che la presenza di Dio diventa realtà. E per citare un'ultima volta Tyler Staton, "Fermati, e prega e il mondo intorno a te si rinnovi". 

Perché quando ci fermiamo, siamo riempiti dallo Spirito che trabocca per avere un’impatto su coloro che ci circondano. Se abbiamo imparato a fermarci abbiamo imparato a non avere fretta, il che significa che osserviamo. 

Vediamo l'anziana signora che si sente sola, individuiamo il giovane che sembra essere preoccupato, ci chiediamo cosa possiamo fare per porre fine alle crisi climatiche. 

Fermati, riconosci Dio, conosci te stesso ed egli sarà esaltato.

Amen.

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Non dipende da me... | 24 Aprile 2022 |

Quante volte, vedendo una necessità nel mondo, hai sentito la frustrazione di essere troppo piccolo o piccola di fronte alle necessità? Quante volte hai detto "non dipende da me..."? Gesù ti chiede di essere un suo strumento affinché la sua potenza arrivi dove tu non potresti... perché tutto dipende da lui.
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Come siete messi con la “voglia di fare”? Personalmente, dopo il Covid, e adesso la guerra, non è che abbia molta voglia in generale; e questo, lo riconosco da me, è uno dei sintomi dell'inizio di una “depressione”.

Intendetemi, non è una depressione “patologica”, una di quelle che vanno curate con i farmaci, ma quella molto più comune che capita quando vedi che un bel po' di cose a questo mondo non vanno nel senso giusto.

Sono quei momenti dove pensi: “Ma tanto, che io faccia o non faccia, mi impegni o non mi impegni praticamente cambierà poco, se non nulla... Tanto non dipende da me.”. E ci si sente “sopraffatti ed oppressi”.

Vi è ma capitato, se non adesso in passato,  di aver avuto momenti in cui vi siete sentiti sopraffatti? Dove vi siete sentiti affogare emotivamente? Dove c'era un senso di sconfitta? Dove vi siete sentiti oppressi?

La parola"oppresso" vi fa venire in mente a qualche passo della Bibbia?

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28)

Ora, di che tipo di “oppressione” stava parlando Gesù? In che contesto stava parlando? Matteo non lo dice... ma lo possiamo sapere dal Vangelo di Luca:

Qualche versetto prima, al 25 di Matteo, Gesù aveva detto questa frase:

“Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli.” (Matteo 11:26)

E la stessa medesima frase la troviamo nel vangelo di Luca:

“In quella stessa ora, Gesù, mosso dallo Spirito Santo, esultò e disse: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli!” (Luca 10:21-22)

Per cui, siamo convinti che è lo stesso episodio... Ma prima?  Cosa era accaduto prima “in quella stessa ora”? Leggiamo ancora in Luca:

“Or i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome».” (Luca 10:17)

Cosa era successo? Gesù aveva mandato settanta discepoli  dandogli il potere di guarire, di resuscitare, di scacciare demoni, ed essi erano tornati urlando di gioia per quello che erano stati capaci di fare, e dicendo “Funziona davvero!”...

E perché mai dovrebbero essere affaticati ed oppressi? Gesù lo aveva spiegato loro proprio al ritorno dalla missione vittoriosa.

“Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni, e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male. Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.” (Luca 10:20)

Vedete, come Gesù stava sottolinenando due cose: la prima, che non era merito loro,  ma della potenza che lui gli aveva dato.

La seconda, che il “vedere” l'effetto della sua potenza fosse del tutto secondario, ma che la cosa primaria, la cosa davvero importante, era quella di avere il proprio nome scritto nel libro della Vita, in Cielo presso il Padre.

Per essere più chiari, Gesù sta dicendo: “Non gioite per quello che avete fatto, non è merito vostro, ma gioite perché lo avete fatto, perché siete miei discepoli!”

Anche il grande Paolo aveva ben capito che, in tutto il suo lavoro da apostolo, la vera “fatica” non la stava facendo lui, ma Dio:

”...perché io sono il minimo degli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio {che è} con me.” (1 Corinzi 15:9-10)

So cosa stai pensando adesso: “Marco, ma tutto questo, cosa centra con quello che hai detto all'inizio? Con la depressione, col sentirsi oppressi?”

Stiamo vivendo da tre anni, prima col Covid, ora con la guerra in Ucraina e le sue conseguenze a livello mondiale, una situazione di incertezza estrema, dove non sappiamo cosa ci attende domani... e, di conseguenza, noi, spesso, attendiamo.

Attendiamo per fare acquisti importanti, per decidere circa il nostro lavoro, reagiamo più che pianificare la nostra vita, perché “nel diman non v'è certezza”... (per dirla con Lorenzo il Magnifico). E questo accade anche nella nostra vita di credenti.

Vediamo le necessità immani del mondo, e pensiamo che, quello che potremmo fare, è ben poca cosa... e allora, rimandiamo... rimandiamo a data da destinarsi, quando sarà il momento opportuno, perché adesso siamo troppo occupati, o stanchi, o preoccupati...

E poi, ti capita di leggere delle storie che parlano di come le persone non hanno aspettato il momento opportuno, o di essere liberi, o riposati, o rilassati, ma hanno semplicemente “agito”.

Le storie che vi leggo sono due,  ed entrambe legate all'Ucraina,  una di una persona di cui non so se sia credente, ed una di un credente.

La prima è quella di un cuoco, che aveva vinto “Masterchef Ucraina”, di nome Pavlo:

Pavlo Servetnyk«Mentre mi trovavo a Kherson, nella mia città natale, il 24 febbraio, intorno alle 5.45 del mattino, ho avuto la notizia dal mio manager, che mi diceva "Pasha, è iniziata la guerra'" Non riuscivo a pensare lucidamente, mi ricordo che il nostro manager si stava precipitando a tornare a casa dai parenti.  Ho controllato i social e scoperto che quello che mi diceva era vero. La finestra della mia stanza guarda in direzione Crimea, e guardando fuori ho visto una colonna di fumo. Ho immediatamente chiamato un mio amico che stava lì nei dintorni, che mi ha detto che quel posto era completamente distrutto. È stato allora che mi sono reso conto che la guerra era iniziata.

Il primo giorno di guerra era una "follia totale”: i miei genitori si rifiutavano di lasciare le loro case come gli dicevo io per raggiungere un luogo più sicuro, perché credevano che presto ci sarebbe stata una tregua o un qualche sviluppo positivo. Poi ho deciso di restare anche io in città, assieme a mia moglie, nel mio negozio, pieno di prodotti che quel giorno non erano stati consegnati.

Quando ho raggiunto il negozio, ho notato una fila senza precedenti di persone in attesa di pane. Quel giorno la gente non era andata a lavoro: la città era in preda al panico, la fabbrica del pane non funzionava, nessuno dei negozi era aperto. Ho capito che il pane che la gente aspettava non sarebbe mai arrivato. Non sono un soldato, sono un panettiere ed è quello che ho deciso di fare.

La prima notte, in squadre di cinque, abbiamo iniziato a cuocere fino alle due del mattino, dormendo sui  tavoli di cucina. Tra i continui rumori di sparatorie e bombardamenti, abbiamo cucinato circa 1000 filoni di pane nelle notti seguenti. Moltissime persone sono venute ad aiutarci, donando sale e farina, mentre io raccontavo  il mio lavoro sui social media.

Dopo un po’, ho notato che anche 1500 filoni di pane non erano abbastanza, andava tutto immediatamente esaurito. Siamo riusciti a raccogliere fondi sufficienti tramite Instagram per poter avviare una produzione su scala più ampia. Insieme ai fondi, abbiamo raccolto 100 tonnellate di cereali e 4 tonnellate di lievito da un uomo d’affari locale che voleva aiutare. Così abbiamo distribuito circa 65000 filoni di pane alla gente di Kherson.

Ci sono due tipi di persone: quelle come me e le altre. Non cerco profitto nella guerra: altri tipi di persone cercano di beneficiare da questi eventi orribili. Alcuni ristoranti hanno congelato i prodotti rimanenti e alla riapertura rivendevano tutto questo cibo allo stesso prezzo. Hanno scelto i profitti rispetto agli aiuti umanitari… io non potevo farlo. Sono l’unico in città ad avere attiva una fornitura di pane; se non lo faccio io, non c’è nessuno che possa farlo.»

La seconda storia è stata postata da una amica della nostra chiesa, Ruth MacCárthaigh, sulla sua pagina FaceBook...  e questa volta parla di un credente:

Walter Burrell

«C'era un signore anziano che conoscevo che si chiamava Walter Burrell. Ha lavorato come  credente per anni e anni sulle banchine del porto di Cork in Irlanda. 
Saliva sulle navi, in particolare su quelle dei paesi comunisti e parlava di Gesù ai lavoratori a bordo. A volte metteva un bel po' di uomini nella sua piccola macchina e se li portava a casa, dove lui e sua moglie davano loro un pasto caldo. A volte li portava a uno studio biblico o a un servizio in chiesa. Preparava anche scatole regalo(molto  prima che diventasse di moda) e le riempiva di cappelli e guanti che anziane signore lavoravano a maglia per tenere caldi i poveri lavoratori nelle notti fredde. Ha fatto questo per anni. 

Un giorno di molti anni fa Walter salì a bordo di una nave che era arrivata nel porto di Cork dall'Ucraina comunista. Incontrò due uomini a bordo con i quali parlò e passò un po' di tempo. Walter condivise con loro come conoscere Dio, come avere una relazione intima con Lui e come essere salvati. 

Gli uomini tornarono poi a bordo della nave e salparono, senza mai più incontrare Walter. 

Tuttavia, poco dopo entrambi gli uomini diedero la loro vita a Gesù e furono salvati. Tornarono in Ucraina e si unirono ad una chiesa e crebbero sempre di più nella loro fede e conoscenza di Dio. 

Alla fine questi uomini giunsero ad essere credenti maturi, e Dio li usò per iniziare davvero molte altre chiese in Ucraina. Grazie a loro migliaia e migliaia di persone misero la loro fiducia in Gesù e divennero cristiani, e tutto attraverso il lavoro fedele, duro e faticoso di un piccolo uomo a Cork qui in Irlanda.»

Perché questi due racconti c'entrano con noi e con il fatto che “tanto non dipende da me”?

Pensate che Pavlo si sarebbe mai aspettato di essere chiamato a sfamare la sua intera città?

Pensate che Walter si sarebbe mai aspettato che, entrando su una barca Ucraina (anzi sovietica, all'epoca) e parlando con due marinai (non so neppure io come e in che lingua) sarebbero state fondate più chiese, migliaia di persone avrebbero ascoltato il Vangelo, molte di esse avrebbero accettato Gesù, e sarebbero state salvate?

Se Pavlo avesse deciso di fuggire, o di congelare la farina come facevano altri, se avesse detto “tanto non dipende da me” a Kerson non ci sarebbe pane oggi.

Se Walter si fosse stancato di parlare e di fare il bene,  se avesse pensato che lui era troppo piccolo e troppo debole  per cambiare la storia del mondo,  se avesse detto “tanto non dipende da me” adesso non ci sarebbero in Ucraina quelle chiese fondate dai due marinai,  migliaia di persone non avrebbero conosciuto Gesù,  e (in questo momento di guerra)  non avrebbero il conforto di sapere che Dio esiste,  che vede e che non ha abbandonato l'Ucraina. 

Vi ricordate uno dei motti della nostra chiesa? “L’amore non è un sentimento, l'amore è un'azione.”

Cosa è che non stai facendo, e che il Signore ti chiama a fare? Cosa stai rimandando perché non è il momento adatto, Cosa non fai perché pensi di essere troppo piccolo, o troppi piccola perché “tanto non dipende da me”?

Ricorda la lezione dei settanta: guarnivano gli ammalati, resuscitavano i morti, scacciavano i demoni, ma Gesù gli ricorda che dovevano gioire non per ciò che accadeva, ma perché avevano deciso di servire affinché accadesse. Perché avevano dato braccia, mani e piedi alla potenza di Dio. Perché non avevano detto “tanto non dipende da me” ma avevano detto invece  “tutto dipende da colui in cui credo e che mi chiede di agire.”

La nostra è una piccolissima chiesa; come molte chiese in Italia,  dall'inizio della pandemia, ha visto numeri sempre più risicati, tanto da dire se valga ancora la pena  tenere aperta una sala.

Molti di noi vivono con un reddito  ben al di sotto della media nazionale (per non dire sotto l'indice di povertà).

Ma negli anni abbiamo fatto tante cose che parevano impossibili! I corsi di inglese gratuiti, i soccorsi per l'incendio dello stabile a Montefiascone il concerto per reperire fondi per il terremoto di Amatrice... Perché siamo stati bravi noi? Certamente no!” Perché dietro tutto ciò che abbiamo fatto, c'era la potenza di Gesù!

Ma abbiamo realmente capito perché lo facciamo? E che tutto parte da “chi siamo” non da ciò che facciamo, da quel “tutto dipende da colui in cui credo e che mi chiede di agire.”? Io mi auguro sinceramente di si!

La pandemia, la guerra, il senso di incertezza, tutto lotta contro, per far pensare, sentire, dire: a ognuno di noi “Non si può, io non posso incidere nelle vite altrui: troppo piccolo, troppo debole, troppo occupato... Tanto non dipende da me...”

Salomone, al termine della sua lunga e saggia vita, ha scritto queste parole:

“Chi bada al vento non seminerà; chi guarda alle nuvole non mieterà. Come tu non conosci la via del vento, né come si formino le ossa in seno alla donna incinta, così non conosci l’opera di Dio, che fa tutto. “ (Ecclesiaste 11: 4-5)

Quale seme non hai ancora seminato? Quale testimonianza ancora non hai dato a chi conosci e vive intorno a te? Quale impegno ancora non ha preso? Quale  aiuto ancora noi non hai provveduto?

Il Signore ti dice di non guardare il meteo, ma di fissare lo sguardo su di lui:

“Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta.” (Ebrei 12:1-2)

Ecco perché Gesù in Matteo ci dice che ci darà riposo; perché il peso non è il nostro, perché è lui che lo porta, perché è lui che guida, perché tutto dipende da lui,  e ci chiede di agire nella sua potenza.

“Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre  poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.” (Matteo 11:29-30)

Conclusione

Tutto questo,  la storia dei settanta discepoli, quella di Pavlo e quella di Walter, ti chiedono di riflettere su cosa stai facendo, sul fatto che è vero, non dipende da te... ma che Gesù ti da la potenza affinché le cose accadano, le persone vengano confortate e sfamate, perché il mondo cambi in qualche impercettibile modo...

E che se, ognuno di noi non dice “tanto non dipende da me” ma “eccomi Signore, usami!” allora le cose accadono,  le persone vengono sfamate, le chiese vengono fondate, e la Parola di Cristo raggiunge le folle. 

Io devo solamente seguire il passo del mio Maestro; al resto pensa tutto lui.

Preghiamo.

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Luoghi vuoti per riempire la tua vita - Pasqua 2022 | 17 Aprile 2022 |

Dio non è più in un luogo, ma in ogni luogo dove ci siano persone che vedono, e credono, che il sacrificio della  croce e la tomba vuota sono la via per avere una relazione con lui.
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Cosa ti fa pensare una tenda posta in mezzo ad una stanza? Ti dico cosa suscita in me: curiosità. Voglia di sbirciare.  Necessità di sapere cosa c'è dietro.

Se è così per noi,  immagina come era per i sacerdoti israeliti  che lavoravano al Tempio di Gerusalemme.

Dio aveva posto nel mezzo del Tempio due separazioni: il luogo Santo, e il luogo Santissimo.

Il luogo Santo era separato da una prima cortina che era  sospesa al tetto e non toccava terra, e dentro quel luogo potevano entrare solo i sacerdoti.

Il Santissimo invece era al centro del tempio di Gerusalemme, alto quasi 30 metri e largo 10,  e al suo ingresso c'era la  seconda “cortina” (detta anche “velo”); era molto più grande della prima, andava dal tetto al pavimento, era color porpora con disegni di cherubini ed era spessa 10 centimetri. I rabbini usavano dire  che nemmeno due cavalli legati ad ogni lato  avrebbero potuto strapparla.

Non era solamente una separazione fisica, una porta da attraversare, ma una separazione spirituale, un giudizio che Dio aveva dato verso la sua creatura: “Tu sei impuro, io non ti voglio più vicino, ti voglio bene, ma stammi distante di un passo.”

Cosa c'era di così speciale nel Santissimo?  Questo era il luogo dove  si sarebbe manifestata la presenza di Dio.

Dio permetteva solo ad alcuni di stargli un po' vicino; i sacerdoti dietro la prima cortina potevano servirlo, ma nessuno poteva stare costantemente alla sua presenza.

Nessuno, tranne il Sommo Sacerdote e questo solo una volta all'anno, e solo dopo che alcuni elaborati rituali avevano avuto luogo.

E, come ho detto più volte, il sommo sacerdote doveva indossare una campanella al piede, e legare una fune alla vita così che da fuori gli altri sacerdoti sapessero che si stava muovendo che era vivo e che Dio non lo aveva fulminato, e se non sentivano più la campanella voleva dire che era morto,  e tirare la corda per prendere il cadavere.

Cosa c'era all'interno del luogo Santissimo? ce lo spiega Ebrei:

“Dietro la seconda cortina c’era il tabernacolo, detto il luogo santissimo. Conteneva un incensiere d’oro, l’arca del patto tutta ricoperta d’oro, nella quale c’erano un vaso d’oro contenente la manna, la verga di Aaronne, che era fiorita, e le tavole del patto.” (Ebrei 9:3-5)

In realtà, all'interno del Luogo Santissimo all'epoca di Gesù non c'era più l'Arca del patto, che sparì misteriosamente  e quando  i babilonesi distrussero il tempio di Gerusalemme dell'arca già non c'era più traccia. In 2 Re 8 c'è l'inventario di tutto ciò che fu portato via da tempio e trasferito a Babilonia... ma l'arca non c'era.

Che fine aveva fatto? Per chi è appassionato di Indiana Jones potrà trovare utili suggerimenti

nel film “I predatori dell'Arca perduta”... Per tutti gli altri, la risposa è: non si sa. Ma il Luogo Santissimo era ancora speciale agli occhi degli Ebrei.

Entrare nel luogo Santissimo equivaleva ad entrare in Paradiso; era come tornare Adamo o Eva, gli unici che avevano passeggiato assieme a Dio prima che tutto precipitasse

Ora che abbiamo questo contesto, leggiamo un passo di Matteo:

“All’ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Costui chiama Elia».  E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, inzuppatala di aceto, la pose in cima a una canna e gli diede da bere.  Ma gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se Elia viene a salvarlo». E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, le tombe si aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; e, usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero: «Veramente costui era Figlio di Dio».” (Matteo 27:45-55)

Immagina di essere uno dei sacerdoti  che erano in servizio il giorno in cui Gesù fu crocifisso.

Stai preparando tutto quando c'è da fare perché tra tre giorni sarà Pascha, la pasqua ebraica. In città arriveranno in pellegrinaggio dieci volte la popolazione di Gerusalemme, e i Romani che la occupano diventeranno nervosi.

Sangue e interiora di animali sono sparsi un po' ovunque  per via dei sacrifici propiziatorie  fatti all'ingresso del Tempio, e l'odore di arrosto di agnello del sacrificio rende l'aria pesante.

E' innegabile che gran parte dei discorsi che faceva la gente in quei giorni ruotassero attorno alla condanna a morte per croce di quel nazareno che era nemico dei farisei, odiato da quasi tutti i sacerdoti, amato dalle folle.

È stata una giornata molto insolita.  Anche se è giorno, dall'ora di pranzo il sole era stato oscurato. Poi, con la stessa rapidità con cui era scomparso,  il sole era uscito di nuovo.

Tutto sembra tornare alla normalità,  finché non senti un rumore alle tue spalle.  È la visione più orribile che tu abbia mai visto. Il velo!!!

La cortina che nasconde Dio ... La tenda che copre l'inavvicinabile...la tenda che i cavalli non possono  strappare... Quella tenda si sta strappando!

Si strappa, dall'alto verso il basso,  come se due mani potenti l'avessero afferrata e lacerata.  E ora stai fissando il Santissimo... Una vista che poche persone hanno avuto.

Cosa significa questo evento?  Dipende dalla tua prospettiva.  Se tu fossi un sacerdote ebreo,  o qualsiasi ebreo, cosa pensi che stia per succedere?

Che morirete tutti, perché la Scrittura dice che un uomo non può vedere Dio e rimanere vivo.

Allora cerchi di coprire i tuoi occhi per non vedere la presenza di Dio. Fai del tuo meglio per non guardare Santissimo... Ma alla fine entri... Il luogo è vuoto... E tu sei ancora vivo.

E' vuoto, silenzioso Dov'è Dio? Dio, semplicemente, non è più lì...  Ha lasciato  il Tempio... Il velo non serve più...

Fino a un minuto fa, c'era... E ora? Dio, nonostante il popolo si fosse dimenticato  che li aveva liberati dalla schiavitù in Egitto, nonostante avesse visto le regole date sul Sinai  disattese, calpestate,  violate, nonostante i sacerdoti avessero trasformato il rapporto con lui in una serie di regole vuote, di sacrifici inutili, fatti solo per dare spettacolo di se, nonostante il progetto di portare Dio agli altri fosse diventato “Noi abbiamo Dio e voi no” Dio era rimasto lì... e ora?

Nella cultura del mondo orientale al tempo di Gesù  la gente esprimeva il proprio dolore strappandosi le vesti;  strappando il velo, Dio mostra il suo dolore  per ciò che il tempio era diventato, ma rende possibile entrare, e vedere che lui non è più lì... E apre così una nuova via a tutti i credenti!

Dio aveva creato il Tempio per essere vicino al suo popolo ma il popolo pensava di avere Dio in una scatola.

Una stanza vuota

Ed ora? Ora che il luogo Santissimo è esposto, ora che tutti lo possono vedere, entrare, camminarci dentro,

ora che è solo un'altra stanza del tempio, e non il luogo dove Dio si manifesta all'uomo, cosa succede? Dio lascia che il mondo veda una stanza vuota una stanza vuota che riflette una religione vuota, che secoli di mistero, meraviglia e timore  siano scrostati via; non è più necessario.

Dio non c'è più là dentro,  Dio non è più in una stanza... ha davvero abbandonato l'uomo?

Tutt'altro! Dio ha lasciato l'edificio  perché ha intenzione di tornare laddove tutto era iniziato: vi ricordate l'Eden? 

“Però, la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti.” (Romani 5:15) 

Dio aveva provveduto un nuovo Adamo, qualcuno che avrebbe firmato un patto con lui, e quel patto sarebbe stato eterno... Non c'era più bisogno di un tempio, di un tempio fisico, fatto di pietra, mattoni, tavole, tegole...

Tutto ciò  era avvenuto  “gratis” per noi, non per Dio né per suo figlio: Dio aveva permesso che Suo Figlio fosse vittima di un'ingiustizia, aveva guardato mentre Suo Figlio veniva condotto come un agnello al macello, aveva dovuto voltare  le spalle a Suo Figlio e abbandonarlo completamente, togliere la vita a Suo Figlio.... Per cosa? Per chi? .Per te e per me, per noi.

I velo può essere strappato,  il tempio è vuoto, Dio non è più lì... E adesso?

Una tomba vuota

Ci vorranno tre giorni, e il mondo capirà cosa è successo, attraverso un'altro luogo vuoto. Quello che avrebbe dovuto contenere il cadavere di un giovane uomo crocifisso e invece è vuoto... come il luogo Santissimo nel Tempio:

“Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro.  Allora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo».  Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro.  I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro;  e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò.  Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra  e il sudario, che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte.  Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette.” (Giovanni 20:1-8)

Un altro luogo vuoto; ma se il primo dovrebbe farci paura, con un Dio che abbandona il luogo dove era presente sulla terra il secondo deve portarci a esultare e a gioire di una gioia suprema.

Dio non risiederà più in un luogo, ma all'interno di ciascuno che entri la tomba vuota, veda, e creda.

Mentre la cortina era stata lacerata da cima a fondo, nessuno degli ultimi indumenti portati da Gesù alla fine della sua missione di salvataggio verrà strappato: né la sua tunica, tirata a sorte dai soldati sotto la croce, né le fasce, né il sudario (il telo di lino che copriva il capo).

C'è molto di simbolico in tutto ciò: Dio distrugge la divisione tra lui e l'uomo, ma preserva gli indumenti di colui che porterà Dio tra gli uomini. Non servirà più di strappare stoffa, ciascuno potrà vestire l'abito che è rimasto intatto l'abito nuovo di Cristo:

“... ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne i desideri.” (Romani 13:14) 

“Vestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza.” (Colossesi 3:12)

La cortina è strappata, il tempio è vuoto, come la tomba, ma abbiamo un nuovo vestito;  abbiamo uno come noi che è con il Padre in cielo a difenderci. Abbiamo un Signore e Re che mette in gioco il suo sangue ogni volta che pecchiamo. Cristo prende il dolore e noi riceviamo le ricchezze. La cortina è strappata, il tempio è vuoto, come la tomba, , ma Dio è ancora con noi, forse con noi come non lo è mai stato  dal giorno in cui siamo stati scacciati da Eden.

La presenza di Dio nel tempio era un'assicurazione  che Egli ascolta le preghiere del popolo  e risponde a quelle preghiere.  La cortina strappata, il Tempio vuoto, come la tomba, urla al mondo: “Sono tornato tra voi!”

Per secoli il popolo aveva gridato:  "Non possiamo farcela da soli". La risposta di Dio è stata “Gesù lo ha fatto per voi:  ha vinto la morte, a riportato la vita.”

La cortina  può essere strappata,  il tempio può essere vuoto, come lo è la tomba, perché  Dio è tornato in mezzo a noi!

“Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse.” (Ebrei 10:19-23)

In una parola ciò che sta al posto del tempio  ciò che c'è sulla soglia della tomba vuota  è una RELAZIONE con Dio, che si è fatto uomo.

Le tende hanno la capacità di farci desiderare  di sapere cosa ci sia dietro di esse.  Le tende hanno la capacità di renderci molto curiosi.  Dio non voleva più che fossimo curiosi, ma credenti.

Lui non vuole segretezza e paura. Non vuole sacerdoti, sacrifici e rituali. Non vuole mistero, e limitazioni, e unicità. Lui vuole te. Vuole che tu veda la meravigliosa grazia  che ti sta offrendo in Gesù : accesso... accesso diretto alla Sua presenza.

Questo è il dono della relazione che Dio continua ad offrire attraverso la cortina strappata, il tempio vuoto, come pure la tomba.

Dio ci ha aperto la strada  perché potessimo venire da Lui. Non lasciare che qualcosa ti trattenga.

Buona Pasqua.

Preghiamo.

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Data: 13/04/22
Il Re che piange - Domenica delle Palme | 10 Aprile 2022 |

Il pianto di Gesù, in un giorno di festa per lui, dove tutti lo acclamano, deve farci riflettere: quanto sono disposto io a modificare il Gesù che ho in mente, e seguire quello vero, non la proiezione di ciò che voglio, di ciò che più mi aggrada?
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Immaginatevi che, per qualche strano motivo, foste chiamati ad essere coinvolti in qualcosa di enormemente grande, qualcosa che cambi la storia del mondo, riportando pace, prosperità, sicurezza.

Essendo di attualità, supponiamo foste chiamati  al tavolo con i capi di stato di Ucraina e Russia, e che un vostro intervento riuscisse a far cessare la guerra tra loro e che, tornati a casa, mentre passeggiate per la via principale della vostra città la gente iniziasse a battervi le mani, a gridare il vostro nome, a volersi fare “selfie” con voi. Quale reazione susciterebbe in voi? Paura? Gioia? Eccitazione? Certamente non sareste tristi,  almeno penso.

La Bibbia è la lunga storia di un tavolo negoziale tra l'uomo e Dio, dove Dio, di sua spontanea volontà decide di sedersi ad un tavolo per far cessare la guerra, anche se l'uomo non ha fatto nulla per meritaselo; e lo fa mandando un “inviato speciale”.

Le presone sapevano che Dio avrebbe mandato, prima o poi, il Cristo, il Messia, il Salvatore; e ad un certo punto accade che le folle lo acclamino tale...

“Dette queste cose, Gesù andava avanti, salendo a Gerusalemme... Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla via. Quando fu vicino alla città, alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli, con gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano viste, dicendo: «Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi!» … Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi.  Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata».  (Luca 19:28, 36-38, 41-44)

Era la prima volta che andava a Gerusalemme dopo che la aveva visitata a 12 anni. Che strana reazione, per  un mediatore che sta salvando il mondo! Gesù dovrebbe essere felice... e invece... piange! Le persone lo riconoscono come re, gli dicono che è mandato da Dio, stendono rami di palma e persino i loro mantelli affinché i suoi piedi non tocchino il suolo! Non ci dovrebbe essere motivo di piangere,  ma piuttosto di gioire!

Gerusalemme sarebbe stato il luogo dove Gesù avrebbe riappacificato l'uomo con Dio, attraverso la croce, sconfiggendo la morte. Perché il pianto, allora?

Ho detto già che la gente si aspettava che Dio mandasse il Messia, il Salvatore, e Gesù aveva fatto del tutto per farsi riconoscere come tale: leggiamo cosa era accaduto prima nel vangelo di Matteo:

“Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; subito troverete un’asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà».  (Matteo 21:1-4)

Oggi appare quasi comico un re su un'asino, ma all'epoca gli asini erano un bene preziosissimo; erano usati per lavorare e per spostarsi, erano (e sono) animali intelligentissimi, stabili come carattere, estremamente affettuosi, resistenti...

Non solo l'asino era prezioso, ma era anche una sorta di "status symbol";.  re, principi e giudici ,tutti cavalcavano gli asini.  Chi possedeva un asino all'epoca era come chi ai giorni d'oggi possegga una Ferrari

Ora, figuratevi il padrone degli asini  (perché Matteo ci dice che erano due, un'asina e il suo puledro) quando ii discepoli mandati da Gesù vanno da lui, slegano i due asini, e fanno per incamminarsi verso Gesù.

E come se qualcuno assieme a un suo amico entrasse nel tuo garage dove tieni una Ferrari e una Lamborghini, le mettessero in moto e facessero per andarsene! “Scusate... dove credete di andare?” “Ah, salve... è che al nostro Signore gli servono!” “Tutte e due? Mica male! E che se ne fa?”

Ma non c'è traccia delle rimostranze del padrone degli asini.  Perché? Perché era ebreo, e perché conosceva la Bibbia, e conosceva l profezia fatta dal profeta Zaccaria:

“Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme! Ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell’asina. Io farò sparire i carri da Efraim, i cavalli da Gerusalemme e gli archi di guerra saranno distrutti. Egli parlerà di pace alle nazioni, il suo dominio si estenderà da un mare all’altro e dal fiume sino alle estremità della terra.” (Zaccaria 9:9-10)

Questo passaggio è stato scritto 500 anni prima che Gesù entrasse a Gerusalemme, per 500 anni la gente aveva aspettato...  perché nella loro mente l'equazione era semplice: quando una figura simile a un re entra in città cavalcando  un asino,  significa che la pace sta finalmente per arrivare in Israele. Niente più inchini ai romani. Niente più cittadinanza di seconda classe. Niente più aver a che fare con "dei" stranieri. Niente più povertà, niente più intolleranza, niente più guerra. Solo pace. 

Sembra tutto così perfetto, ma non lo è; perché la gente si aspetta che Gesù il Re-Messia tanto atteso, vada al palazzo dove si trova Erode,  cacci Erode e regni a Gerusalemme al suo posto, cacci i Romani, sottometta le popolazioni vicine, mettendogli tasse da pagare  così che gli ebrei diventino ricchi.

Niente di più sbagliato Gesù non entrerà nel palazzo per prendere il suo posto sul trono. Gesù non chiamerà i capi spirituali della città per organizzare una ribellione. Gesù non è venuto a Gerusalemme per fare campagna elettorale.  È venuto perché l'umanità abbia una via di salvezza.

E visto che Gesù non soddisfa le aspettative  in pochissimo tempo tutto cambia. Tra cinque giorni le folle si rivolteranno contro di Lui. “Crocifiggilo! Crocifiggilo!,  Crocifiggilo!” grideranno.  E si allineeranno di nuovo per le strade della città,  questa volta non per gridare “osanna”, ma per maledire, deridere e sputare su di lui, mentre lo guarderanno portare la sua croce sul Golgota.

Tra cinque giorni i più vicini a Lui, gli amici, lo abbandoneranno: Giuda lo tradirà per 30 pezzi d'argento, Pietro lo rinnegherà, gli altri fuggiranno persino nudi ai quattro venti.

Tra cinque giorni i romani saranno ancora in carica; Pilato giudicherà Gesù colpevole  anche se  sa che Gesù è innocente.  Gesù sarà condannato ad essere crocifisso,  una morte crudele riservata ai criminali famosi.  Per Pilato sarà normale amministrazione,  mentre cercherà di mantenere la pace nella capitale ebraica.

Tra cinque giorni i capi religiosi festeggeranno; ai loro occhi Gesù non è altro che un altro eretico,  un falso re da smascherare e deridere. E poi non si sentirà mai più parlare di Lui.

Tra cinque giorni non ci saranno più folle che approvino, e non ci sarà più passione per il Nazareno, per Colui che è arrivato in città su un asino.

Ecco perché Gesù piange.

Nella lingua ebraico la parola “pianto” ed il verbo “piangere” non era unica; c'era una specificità del tipo di pianto e del motivo del pianto. C'era una "il pianto" per quando la gente moriva, il pianto" per un dolore fisico  il pianto" dato da una emozione. E c'era una parola specifica per quando il pianto era rivolto a Dio come supplica

La parola pianto usata da Luca, in greco è la parola ????? klaio? un pianto a voce alta, non silente, di quando la gente è in angoscia.  È il pianto di un profondo dolore emotivo.  Sta piangendo per coloro che lo rifiuteranno.

Non sta piangendo perché è preoccupato per se stesso; sta piangendo a causa del suo intenso amore verso quello che lo processeranno, verso quelli che lo flagelleranno, verso quelli che lo accuseranno falsamente, verso quelli che ne reclameranno la morte...

Piange, perché , per quelli, il suo sangue sarà sparso invano, e non riuscirà a portarli assieme a lui.

In tutta la Bibbia non troverete mai un Gesù che gioisce della condanna dei peccatori, anche quando lo meritano. Non lo troverete mai dire: "Ve l'avevo detto".

Gesù vede le folle che lo acclamano, ma  piange perché preferirebbe vedere un risultato diverso,  vorrebbe cuori che siano aperti,  non duri e chiusi, e questo, anche per lui che è Dio,  significa che ha le mani legate.

Gesù sta piangendo perché sa che egli è l'unico che può dare la vita. Molti di quello che prima lo avevano acclamato e poi avevano gridato “ Crocifiggilo” avranno pensato: “Beh, Dio troverà un altro modo per salvarmi.”

Non c'è un'altra via. Se ci fosse un'altra via, Gesù non sarebbe in tale angoscia  per le anime perse di queste persone.

Dio ha fatto di Gesù la via per la vita eterna.  Rifiutando Gesù, la città di Gerusalemme  ha rifiutato l'unica via che darà loro il vero accesso a Dio. Il pianto di Gesù, in un giorno di relativa gioia per lui, dove tutti lo acclamano, deve farci riflettere: quanto sono disposto io a modificare il Gesù che ho in mente, e seguire quello vero, non la proiezione di ciò che voglio, di ciò che più mi aggrada?

Perché spesso noi abbiamo in mente un Gesù “a modo mio”. Quello che mi preservi da ogni difficoltà, quello che mi rende benestante, quello che mi guarisce quando sono ammalato io o un mio caro. Quello che protegge la mia casa e la mia terra...

E non vogliamo un Gesù che mi aiuti nelle difficoltà, o nella mia povertà o nella malattia mia o di miei cari... o quando la mia casa è distrutta e il mio paese sotto le bombe...

Gesù certamente non gioisce delle mie difficoltà ma il suo obiettivo non è darmi una bacchetta magica... ma affrontare la vita sapendo che questa è la breve preparazione alla prossima:

“Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.” (2 Corinzi 4:17-18)

Vedete, se Gesù piange con angoscia  per coloro che non sono salvati...  quanto più ha pianto per coloro che sono salvati?

Se Gesù si preoccupa così profondamente  per coloro che sono Suoi nemici...  quanto più si preoccupa per coloro  i cui nomi sono nel libro della vita? Ci saranno momenti in cui ci sentiamo soli. Ci saranno giorni in cui ci interrogheremo sulla cura di Dio. A volte arriveremo al punto di alzare il pugno contro Dio, come fece Giobbe.

Ma Gesù, Dio ha pianto.  Non solo piangendo per i suoi nemici,  ma anche piangendo per coloro  che sono incisi sul palmo della sua mano. 

Gesù ama Gesù si dispera per le anime perdute. Gesù è l'unica via. Gesù è venuto a salvare Gesù vuole che facciamo parte della Sua famiglia.

Sappiamo che è così perché 2000 anni fa Gesù guardò Gerusalemme...  e nel mezzo di una festa sfrenata... pianse.

Preghiamo.

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Liberi in Gesù per... | 3 Aprile 2022 |

Gesù ci ha chiamati ad essere liberi; liberi non per il nostro utile, ma per amare gli altri, e liberi per una vita "abbondante", per poter proclamare al mondo che Dio è presente, e che in Cristo ogni cosa è possibile.
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Predicatrice: Jean Guest
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Oggi condividerò con voi il segreto di come vivere da credenti... ed è questo ... Sii più come Artie!

Artie è il mio cane; un Border Collie che ama le persone, e condivide generosamente se stesso con chiunque glielo permetta, e ogni giorno, quando passeggia senza guinzaglio, prova una gioia profonda nella sua libertà. Vi dico, siate più come Artie! Scherzi a parte, ecco la domanda seria per voi oggi. Quanto è solida e profonda la gioia che conosci nell'essere libero o libera in Cristo? O, come abbiamo visto la volta scorsa, sei ancora incatenato. incatenata in qualche modo? Perché Gesù ci chiama alla libertà; è il motivo per cui è venuto.

“Si recò a Nazaret, dov'era stato allevato e, com'era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga. Alzatosi per leggere,  gli fu dato il libro del profeta Isaia. Aperto il libro, trovò quel passo dov'era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri e il ricupero della vista ai ciechi; per rimettere in libertà gli oppressi, per proclamare l'anno accettevole del Signore».  Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui.  Egli prese a dir loro: «Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite».” (Luca 4:16-20)

L'arco della narrazione biblica serve a raccontare la storia della salvezza, la salvezza dalla schiavitù del peccato e della morte, e nella libertà della nuova vita in Gesù.

Siamo nella stagione della Quaresima, preparandoci alla Pasqua, e non è una coincidenza che Gesù muoia a questo punto dell'anno ebraico. È la Pasqua, la festa della libertà. Pochi giorni prima di questa festa alcuni dei discepoli lo hanno visto trasfigurato, e ascoltate il linguaggio che Luca usa per descriverlo:

"Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, l'aspetto del suo volto fu mutato e la sua veste divenne di un candore sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, i quali, apparsi in gloria, parlavano della sua dipartita che stava per compiersi in Gerusalemme.” (Luca 9:28-31)

La parola che usa Luca è che qui è tradotto con “dipartita” in greco è ?????? exodos, esodo.

Il suo “esodo da questo mondo” nello stesso modo in cui il primo Esodo fece uscire gli Isrealiti dalla schiavitù, questo secondo farà uscire tutti i popoli dalla schiavitù. Ciò che entra nella tomba con il Cristo crocifisso è il peccato e la morte e non risorgono; ciò che risorge con lui è la libertà e la vita.

Mi scuso con l'artista di questo meraviglioso quadro perché non riesco più a trovare il suo nome; ma quanto è geniale questa immagine? Vi lascerò un po' di tempo per usarla come un punto focale della preghiera personale; guardate il quadro, come vi fa sentire? Qual è l'oscurità da cui siete usciti per andare verso la luce? 

Ci ritornerò su con una preghiera che altro non è che il testo di uno dei miei canti di chiesa preferiti:

Chi spezza il potere del peccato e delle tenebre?
Il cui amore è potente e molto più forte?
Il Re della gloria, il Re sopra tutti i re
Questa è una grazia stupenda
Questo è un amore infallibile
Che Tu hai preso il mio posto
Che hai portato la mia croce
Tu hai dato la tua vita
Perché io sia liberato
Oh, Gesù, io canto 
per tutto quello che hai fatto per me
Amen

La forza di questa immagine è che la croce doveva essere la fine, doveva essere inchiodata lì per sempre, ma Dio nella sua misericordia e Gesù nel suo amore trasforma quella forma oppressiva nel simbolo della liberazione totale. 

L'atto della santa cena non dovrebbe solo ricordarci il sacrificio di Cristo, ma anche la sua vita risorta; la croce non era la fine, era l'inizio di una nuova libertà.

“In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia...” (Efesini 1:7)

Questo è il nostro canto d'esodo, cantiamolo con gratitudine e gioia.

Liberi per amare

Siamo liberati dal potere della morte, ma per cosa siamo liberati? Prima di tutto siamo liberati per amare.

“Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un'occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri...” (Galati 5:13)

Siamo liberati per amare e amare in modo tale che ne diventiamo schiavi, come dice NT Wright, "Amare significa asservire te stesso alle altre persone in un modo completamente nuovo, facendo dei loro bisogni le tue priorità e dei loro dolori la tua preoccupazione." La chiamata alla libertà e la chiamata all'amore sono sinonimi - avendo ottenuto la prima, dobbiamo vivere la seconda.

O come dice Gesù:

“Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua”.  Il secondo è questo: “Ama il tuo prossimo come te stesso” ( Marco 12:30-31 a)

In altre parole il nostro sguardo è fisso verso l'alto e le nostre azioni sono verso l'esterno. Il nostro amore è un amore a forma di croce modellato e forgiato dallo Spirito all'opera in noi. È anche un amore radicalmente diverso da qualsiasi altro tipo di amore, e potrebbe non venirci così facilmente come pensiamo.

Amo i romanzi della scrittrice italiana Elena Ferrante, spumeggiano con una tale passione per la vita, e tuttavia possono essere anche letture piuttosto difficili, perché lei non si tira indietro di fronte al lato più oscuro dell'umanità. Nel suo romanzo La figlia perduta affronta il tabù culturale di una madre che non ama suo figlio: "Non sono una madre naturale" dice Leda, la protagonista. La società dice che le madri dovrebbero essere perfette: nutrimento, gentilezza, tenerezza, infinito sacrificio di sé. Leda lotta per sentire ed essere queste cose. Semplicemente non le vengono naturali e alla fine lascia la casa di famiglia e sua figlia.

L'amore e l'amare nel modo in cui ci viene comandato probabilmente non ci viene naturale. Anche noi possiamo lottare per amare, in particolare i fastidiosi, gli orribili, gli inquietanti, aggiungete qui il vostro aggettivo. Ma la sua chiamata ad amare è più di un'aspettativa. È un comando. E quindi può essere ancora più difficile per noi ammettere quando ci sembra una lotta. Come dice la scrittrice Rachel Smith, "Dio ci chiede di amare non perché ci viene naturale, ma perché viene naturale a lui. Il suo cuore di genitore per noi è perfetto, e così i nostri cuori non devono esserlo. Invece, possiamo 'conoscere e credere  all'amore che Dio ha per noi' (vedi 1 Giovanni 4:16)". E quando comprendiamo questa verità, allora abbiamo accesso al suo amore soprannaturale, disponibile per chiunque lo chieda, un amore abbastanza potente da permetterci di amare i nostri nemici, i nostri amici e persino le nostre fastidiose famiglie.

Liberi per una vita abbondante

In secondo luogo siamo liberati per la vita e la vita in abbondanza.

“... io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10:10 b)

Allora cos'è questa abbondanza di vita? Significa che come credenti avremo un sacco di beni, una grande ricchezza, una protezione totale? No, no e no; perché credere questo ci apre all' eresia di un vangelo della prosperità e credere che quando succede qualcosa di brutto a qualcuno, beh deve essere perché ha peccato. 

Gesù ci ha promesso la vita in abbondanza, ma ci ha anche promesso:

"Nel mondo avrete tribolazione". (Giovanni 16:33).

Quindi 'abbondante’ non può significare una vita incantata e facile. Deve trattarsi di qualcos'altro. 

“... e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell'amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo,  a lui sia la gloria nella chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.” (Efesini 3:17-21)

Siamo tornati al punto di partenza. Questa pienezza di vita inizia con l'amore, l'amore di Dio per noi e la nostra comprensione della potenza di questo amore. Essere pieni di qualcosa significa essere nella sua morsa: tale che quella cosa diventi il fattore dominante nelle nostre azioni/ comportamenti (guarda Efesini 5:18).

Essere "ricolmi della pienezza (pleroma) di Dio" significa che Dio è l’influenza principale. Essere ricolmi della pienezza di Dio significa essere consapevoli della presenza di Dio e  abbandonati ad essa. E vivere in questo modo ha implicazioni per noi collettivamente come chiesa e per noi come individui.

Come Chiesa, Dio vuole riempirci a tal punto che tutti sappiano che lui si trova qui. Uno dei miei detti preferiti sullo scopo della chiesa è stato coniato da un pastore nel Regno Unito, il Rev. Dr. Sam Wells ha detto: "Chiesa? Si tratta di vita abbondante, non dell’evitare l'inferno".

Individualmente,  Dio vuole riempirci, in modo che noi rispecchiamo lui agli altri. 

“(avete imparato)...  a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente  e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio.” (Efesini 4:23-24 a)

Mi piace come NT Wright parla di questo: 'La persona genuina e unica che siamo destinati ad essere che porta ad un senso di  “sì ... questo è ciò che ero qui per fare!”

Quindi, la vita abbondante .... forse è qualcosa che riguarda lo scoprire, o il ri-scoprire, chi siamo e cosa ci ispira. Quando scopriamo ciò che davvero ci ispira ed emoziona e viviamo nella gioia di ciò... allora forse stiamo vivendo in abbondanza’.

Diamo un'altra occhiata al brano degli Efesini. Insieme alla vita viene il potere.

“...affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo.” (Efesini 19 b-20 a)

Questa potenza è l'energia stessa della vita di Dio, egli lo usa per trasformarci in esseri simili a Cristo.

"A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria" (Giuda 1:24)

e va al di là di ogni nostra immaginazione. 

Ma com'è scritto: 

“Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano” (1 Corinzi 2:9)

Questa è veramente la vita in pienezza.

Amen.

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Aiutare con ciò che posso | 27 Marzo 2022 |

La testimonianza  di chi la guerra la sta subendo e di come si possa aiutare, anche dall'Italia, un popolo nel bisogno. Oksana Goloida, coordinatrice degli aiuti per l'Ucraina da Montefiascone, parla alla nostra chiesa di come si può aiutare il suo Paese e la sua gente con quello che possiamo.
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"La guerra è quando i più vulnerabili soffrono. È quando le cose ordinarie, per esempio, andare al negozio e comprare del pane ucraino fresco, caldo e fragrante diventa impossibile. È quando incontri ogni giorno persone che non mangiano pane da quattro o cinque giorni, per non parlare di tutto il resto".

"La guerra è quando il posto più sicuro per dormire nel tuo appartamento è il bagno, anche se ovviamente è per altri scopi". 

"La guerra è quando chi ti desta la mattina, se sei riuscito ad addormentarti del tutto, non è la sveglia o il canto degli uccelli, ma i suoni delle sirene o delle esplosioni delle bombe che ti fanno tremare".

“La guerra è quando "relativamente silenzioso" non significa assenza di esplosioni o sirene, ma piuttosto meno esplosioni e meno sirene vicino a te.”

“La guerra è quando un bel tramonto viene oscurato dal fumo delle esplosioni.”

“La guerra è quando parlano le armi invece delle persone...”

Sono le riflessioni di Fyodor  Rychynets,  il professore di Teologia all'istituto Biblico di Kiev con cui mi sto sentendo e di cui sto traducendo ogni giorno le riflessioni del suo diario quotidiano di guerra

Una volta il mestiere di Fyodor era quello di insegnare, ora è quello di mettere in pratica ciò che ha insegnato:

“E' il momento in cui sei chiamato a fare tue le convinzioni che hai pronunciate in tempo di pace e che, adesso, in tempo di guerra, devi vivere...” ha detto Fyodor.

“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli. Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati. Beati i mansueti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. (Matteo 5:3.10)

Il mondo sta agendo in questo momento, vediamo tante persone che stanno agendo, ma una cosa è l'aiuto di adesso, altro sarà l'aiuto fra un mese, tre mesi, un anno. Cosa ne sarà dell'aiuto, cosa ne sarà del nostro coinvolgimento, cosa ne sarà del nostro essere chiamati a testimoniare della nostra fede e, come dice Fyodor, mettere in pratica le convinzioni che abbiamo pronunciato in tempo di pace e che ora dobbiamo viverle in tempo di guerra?

Le persone non avranno bisogno della nostra emozione domenicale; possiamo emozionarci, possiamo fare una lacrimuccia e commuoverci davanti alle TV per ciò che vediamo, ma bisogna che il sostegno vada oltre, che non ci si dimentichi della guerra soltanto perché la notizia è "scalata" in seconda, terza, quarta posizione, e poi non compare più nemmeno prima delle previsioni del tempo.

Gesù ci chiama ad essere assetati ed affamati per ciò che è giusto, anche se costa; non a cercare la pace  ma a creare la pace, a darle voce e forma. A noi può costare qualche soldo, al popolo in Ucraina sta costando la vita.

Gesù ci chiama non a parlare di pace, ma a creare la pace; come si crea la pace stando a casa? La pace la si crea non smettendo di testimoniare che la pace non è l'assenza di guerra, ma la comunione tra le persone di qualsiasi lingua, di qualsiasi popolo, di qualsiasi religione, di qualsiasi strato sociale.

Che significa questo? Significa anche non dimenticare. Gesù ci chiama ad  avere misericordia dal latino miser “pietà” e cordis “nel cuore”.

La Pietas per i romani era una dea, che governava i doveri di ciascun uomo e ciascuna donna. Quello significa  avere pietà: dove essere governati da qualcosa che comandi il nostro io interiore verso tutte le cose giuste, sane e vere. Gesù ci chiama ad avere un cuore, che comandi la mente e le nostre azioni. 

“Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?” E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”. (Matteo 25:34-40)

“E' il momento in cui sei chiamato a fare tue le convinzioni che hai pronunciate in tempo di pace e che, adesso, in tempo di guerra, devi vivere...” ...anche se la guerra può sembrarti distante, anche se puoi pensare che non riguardi te, anche se pensi che non potrai fare abbastanza. 

Molte persone dicono. "Che potrei mai fare io per far cessare la guerra?" Gesù non dice che dovrai necessariamente andare a parlare con i potenti della terra; Paolo fu chiamato a farlo, tu forse no. Ma Gesù parla di cose molto più pratiche.

Gesù parla di un pane, di un bicchiere d'acqua, di un letto su cui dormire, di un vestito, di una medicina, di una visita...

Non ti chiede di far cessare la guerra; magari di pregare che cessi, quello si. Non ti chiede di andare a colloquio coi potenti della terra, ma ti chiede di essere presente nella vita di chi la guerra la vive.

Preghiamo.

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Sono questi gli "ultimi tempi"? Cosa posso fare nella guerra attraverso la mia fede? | 20 Marzo 2022 |

Stiamo davvero vivendo gli ultimi tempi? Sta per tornare Gesù? Piuttosto che chiedersi quando e come, chi crede dovrebbe impegnarsi sul cosa: cosa debbo fare con la mia fede, proprio in tempo di guerra.
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Se navighi sul web, e se hai un account Facebook connesso a qualche amico credente, o a qualche pagina evangelica, in questo periodo avrai notato  tutto un fiorire di riferimenti agli “ultimi tempi”.

In molti vedono l'invasione russa in Ucraina e le molte altre situazioni di guerra nel mondo, gli eventi catastrofici come  inondazioni o terremoti essere una chiara indicazione che siamo davvero vicini al ritorno di Gesù ed al giudizio finale.

Una domanda che mi viene posta spesso è:  “Pensi che questo sia l'inizio della fine?  Le immagini che ogni giorno vediamo in TV o sul web  provocano rabbia e indignazione,  ma anche paura e insicurezza.  Come influisce questo sul credente?  Siamo davvero alla fine?  La profezia si sta realizzando,  è un segno dei tempi  o sono solo eventi tragici?

A scanso di equivoci voglio subito precisare che quello che vi dirò questa mattina è una mia personalissima opinione, ovviamente suffragata dallo studio della Parola di Dio, ma che non è “la verità assoluta”. Molti altri predicatori e teologi la pensano in modo assolutamente diverso dal mio modo di vedere.

La prima cosa da stabilire è: quali sono gli ultimi tempi? Molti pensano che siano quelli descritti da Daniele  e richiamati da Gesù in Matteo in Marco e in Luca: in realtà gli “ultimi tempi” sono iniziati con la nascita di Gesù:

“Così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. In verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute.” (Marco 13:29-30)

La parola “generazione” in greco è ????? genea, ed ha un significato ben più ampio di quello che noi occidentali percepiamo  con la parola “generazione”, dove noi pensiamo alle persone nate in un determinato lasso di tempo: la generazione dei boomers, dei sessantottini, ecc.

In greco genea sta ad indicare una stirpe, o anche una razza; per cui Gesù non stava dicendo che la fine sarebbe avvenuta nella generazione di Pietro, di Andrea, di Matteo, ma piuttosto che la razza umana sarebbe sopravvissuta sino a vedere il suo ritorno: nessun olocausto nucleare totale,  nessun annientamento prima del suo ritorno.

Personalmente sono  molto scettico, se non contrario, verso chiunque predichi la prossima mossa di Dio  o sostenga di avere un modello dei tempi finali.  La Bibbia ci dice cosa aspettarci,  ma ci vengono dati segni, non predizioni, o almeno non predizioni che possiamo indovinare prima di Dio. 

Lo scopo della profezia è quello di mostrarci  che Dio è in controllo in modo che non abbiamo paura.  Possiamo vedere e avere fiducia in Dio;  il suo piano non è incentrato sulla nostra comodità,  ma sulla nostra speranza nella  ricompensa eterna. 

La scorsa settimana abbiamo parlato del perché Dio permette la guerra, e di cosa sta facendo, per chi parteggia e dove è Dio nella guerra.

Abbiamo detto che Dio non approva la guerra, ma in un certo senso la “subisce” come un prodotto dei peccati di orgoglio degli uomini non parteggia per nessuno, se non per i credenti che soffrono, e che Dio è proprio in mezzo a chi soffre attraverso le sue braccia, le sue gambe e le sue mani rappresentate dalla sua chiesa.

Questa settimana voglio vedere brevemente come dobbiamo reagire a questi eventi catastrofici rappresentati dagli eventi naturali e da quelli provocati dall'uomo di cui la guerra è la massima espressione.

Per prima cosa, la Bibbia prevede gli eventi della fine del tempo, né ci dice quando questi eventi catastrofici accadranno. Ci viene dato solo una descrizione molto generica, di ciò che accadrà, sufficiente per capire ciò che Dio sta facendo, e questo avviene per tre ragioni che oggi vedremo.

1. Non siate spaventati

Cominciamo guardando Luca 

“Quando sentirete parlare di guerre e di sommosse, non siate spaventati, perché bisogna che queste cose avvengano prima; ma la fine non verrà subito». Allora disse loro: «Insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno;  vi saranno grandi terremoti e, in vari luoghi, pestilenze e carestie; vi saranno fenomeni spaventosi e grandi segni dal cielo..” (Luca 21:9-11)

Questa è una frase tipica di Gesù: a seconda della versione della Bibbia che avete, sono da 12 a 16 le volte che Gesù dice a qualcuno di non temere, e sempre in situazioni che sono umanamente terribili.

I discepoli che sentono la voce di Dio proclamare che Gesù è suo figlio:

“I discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore. Ma Gesù, avvicinatosi, li toccò e disse: «Alzatevi, non temete».” (Matteo 17:6.7)

Il capo della sinagoga Iairo che riceve la notizia della morte di sua figlia:

“Mentre egli parlava ancora, venne uno dalla casa del capo della sinagoga, dicendo: «Tua figlia è morta; non disturbare più il Maestro».  Ma Gesù, udito ciò, rispose a Iairo: «Non temere; solo abbi fede, e sarà salva».” (Luca 8:49-50)

Le donne andate al sepolcro che lo avevano trovato vuoto:

"Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno». "(Matteo 28:10)

Gesù  sa che sta per rivelare una cosa  molto, molto “forte”, la promessa di tempi bui e di dolore, ma subito dice “non vi spaventate!”.

Se la nostra speranza è in Dio  e se crediamo che Lui ha il controllo,  possiamo essere fiduciosi,  anche in un mondo impazzito. 

Quando arrivano i momenti davvero difficili le fondamenta della nostra costruzione vengono rivelate.  Coloro che costruiscono la loro casa sulla sabbia  non avranno mai sicurezze nella tempesta. 

Nella nostra cultura moderna,  anche i cristiani sono stati persuasi a porre la loro speranza  nelle cose e nelle circostanze  invece che in Dio. 

Ma cosa succede quando i bei piani del mondo falliscono? Quando la pace che credevamo fosse eterna in Europa viene meno? Quando una guerra, e nucleare, comincia ad essere vista come una evento improbabile... ma possibile?

E' allora che arriva Gesù: “Non temete! Io ci sono! Io sono in controllo! Le cose non andranno tutte bene... ma io ci sono, io ho già vinto. Non temete.”

Quando le fondamenta di sabbia si sciolgono, la gente cerca la roccia. Avete fatto caso che, dinanzi alle tragedie, nessuno alza la bandiera dell'ateismo, nessuno proclama che l'uomo è stracapace di mettere a posto tutto, e che non serve nessun aiuto “esterno”?  Persino chi aveva sempre negato Dio, e Cristo, alla fine si trova a confrontarsi,  e ad ammettere che ci vorrebbe un miracolo.

E' questo il momento per i credenti  di indicare la speranza che abbiamo in Gesù Cristo. Lui è l'unica pace duratura che chiunque può avere, perché, alla fine, lui porterà la vera pace che durerà per sempre.

E quella pace che vedremo nel mondo un giorno, nella guerra, nel dolore, possiamo vederla in noi, e possiamo mostrarla agli altri.

Il pastore di cui vi ho letto le lettere la scorsa settimana e che sta facendo un diario quotidiano qualche giorno fa ha scritto questo:

“In questi momenti ricordo le mie affermazioni che ho ripetutamente proclamato ai miei studenti sulla natura biblica (teologica) della speranza, la speranza che appare dove non c'è ragione di esistere, una speranza che appare come qualcosa di molto fragile che richiede la tua fiducia, non come qualcosa di solido su cui puoi contare con fiducia... Questa è la natura stessa della speranza biblica... E' il momento in cui sei chiamato a fare tue le convinzioni che hai pronunciato in tempo di pace, e che adesso, in tempo di guerra, devi vivere... La guerra è quando la tua comprensione del tempo cambia, quando, non in teoria, ma in pratica, apprezzi il momento, il “qui ed ora” in modo speciale, e lo vivi più consapevolmente.”

(Feyodor Raichinets – insegnante di Teologia presso l'Istituto Biblico di Kiev)

La nostra speranza non emerge nelle belle giornate di sole, ma in quelle buie di pioggia e di gelo. Sentiamo il dolore della perdita di un caro, la rabbia contro gli aggressori;  la paura della tragedia.  La paura è un'emozione ed è normale. 

Non vi spaventate! Non temete! Voi state sperando in me! In me che ho vinto! In me che vivo! E voi vivrete se siete in me!”  Gesù ce l'ha detto in anticipo  in modo che quando vediamo queste cose,  non siamo travolti dalla paura del mondo,  ma costruiamo la nostra vita sulle sue solide fondamenta; la nostra roccia è Gesù Cristo.  Lui ha detto che queste cose devono accadere,  ma la nostra speranza è in Lui  e nella nostra eredità eterna.

2. Vegliate

Pochi versetti dopo, leggiamo sempre in Luca:

“Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose preoccupazioni di questa vita, e che quel giorno non vi venga addosso all’improvviso come un laccio;  perché verrà sopra tutti quelli che abitano su tutta la terra. Vegliate dunque, pregando in ogni momento, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per venire, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». (Luca 21:34-36)

Gesù aveva parlato delle persone che si preoccupano quando aveva descritto i quattro terreni dove cade il suo seme:

“Quello seminato tra le spine è colui che ode la parola; poi le ansiose preoccupazioni mondane e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola, che rimane infruttuosa.” (Matteo 13:7)

Le preoccupazioni sono dei cespugli spinosi, di quelli che se ci cadi dentro non riesci più a uscirne, e se ne esci be esci con i vestiti a brandelli e pieno di ferite. Per quello Gesù dice: “Vegliate”. Se ti addormenti,  o anche se solo “sonnecchi” ("intorpiditi" dice Gesù) stai sicuro che prima o poi caschi in un cespuglio di spine: stai sveglio!

Vegliare significa vivere una vita attiva per il Signore.  Vegliare non significa sedersi e aspettare,  ma vivere attivamente nel modo in cui Lui ha comandato.  Matteo 24 lo rende chiaro. 

“Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.  Ma sappiate questo: che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Perciò anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.  Qual è mai il servo fedele e prudente che il padrone ha costituito sui suoi domestici per dare loro il vitto a suo tempo?  Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà così occupato!” (Matteo 24:42-46)

Non si tratta, dunque, solo di stare svegli, ma anche di “fare” per il padrone, di servire... perché “un servo che non serve non serve”.

“Vegliate dunque, pregando in ogni momento, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per venire, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo». (Luca 21:36)

Il modo per non addormentarsi? Pregando in ogni momento.  Vegliate dunque e pregate sempre.  La ricompensa per aver vegliato  sarà di comparire, dinanzi a lui, come servi fedeli.

Vedete come  gli eventi che terrorizzano il mondo  servono a ricordarci di essere fedeli  e di ricordare la nostra speranza? Non sappiamo quando e come, ma sappiamo che avverrà... Vegliate! 

3. Rendete testimonianza

Perché avverrà tutto questo? Perché ci saranno le guerre? Perché ci sarà il male? Il male, le guerre, saranno sempre causate dal peccato umano, dall'orgoglio, dalla brama di avere, non dalla volontà di Dio... ma Dio le potrà volgere a suo favore se...

“Ma prima di tutte queste cose, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno consegnandovi alle sinagoghe e mettendovi in prigione, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Ma ciò vi darà occasione di rendere testimonianza.” (Luca 21:11-13)

Questo è il fine ultimo di tutte queste cose.  Quando il mondo è comodo e tutti dicono che non c'è bisogno di Dio,  è difficile condividere la speranza di Gesù Cristo.  I missionari, i pastori di cui leggo i rapporti da Kiev, tutti dicono che le persone stanno cercando Cristo, che vogliono sapere perché  quei missionari e quei pastori  non hanno paura, e sfidano la morte per aiutarli.

C'è un mondo che chiede “perché” e vuole sapere cosa fare. Possiamo non essere in grado di rispondere al "perché",  ma possiamo rispondere al "cosa".  Qual è il significato della vita? Qual è il nostro scopo?  Possiamo spiegare che viviamo in un mondo pieno di peccato  e di uomini controllati dalla natura umana peccaminosa.  Coloro che sperano in questo mondo  saranno sempre delusi  e avranno vite  con le fondamenta di sabbia.

“Ma ciò vi darà occasione di rendere testimonianza.” Più grande la paura, più grande la guerra ed il male, maggiore la testimonianza per Cristo.

Il mondo si concentra solo sulla prospettiva umana.  Il mondo si concentra sulla prosperità e sulla pace.  Quando la pace è persa, la prosperità non ha senso.  E quando prosperità e pace sono distrutte,  il mondo si concentra su problemi e paura.  Poiché Gesù Cristo è la nostra speranza,  la nostra attenzione non è mai sui problemi,  ma sul compimento del nostro scopo. 

Noi siamo il corpo di Cristo in terra, “la chiesa”, “ekklesia”,  dal greco "eclego”,  composto di lego, ovvero "chiamare" più il suffisso ec, ovvero "fuori"; coloro chiamati fuori. Fuori dagli schemi del mondo, fuori dai gruppi del mondo, fuori dalle logiche del mondo. Salvati tramite Cristo  per rendere testimonianza a Cristo. E' questo il nostro scopo.

Viviamo gli “ultimi tempi”; coloro che sperano nel mondo saranno turbati e angosciati.  Noi che speriamo in Cristo abbiamo pace,  e la nostra pace diventa una testimonianza  per attirare gli altri alla solida roccia,  Gesù Cristo.

Preghiamo.

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“... e non impareranno più la guerra...” Cosa posso fare per la guerra con la mia fede? | 13 Marzo 2022 |

(Immagine cortesia della fotografa ucraina  Tetiana Shyshkina ) Dove è Dio nella guerra? E perché un Dio d'amore permette la guerra? E per chi parteggia Dio nella guerra? Dio è esattamente tra le trincee, nei rifugi, tra le strade martoriate di bombe, nel dolore e nella sofferenza, attraverso le sue braccia, le sue mani, le sue gambe in terra: quelle di chi ha creduto, e che si impegna per il prossimo... sino a quando non impareranno più la guerra.
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CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIOTempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 25 minuti

Normalmente vi faccio lezioni di greco ed ebraico e corsi di etimologia e grammatica. Oggi voglio farvi una lezione di geografia, e Dio sa quanto non vorrei averla mai fatta.

Su questa una carta geografica “muta”, sapete indicarmi dove sta l'Ucraina? Forse se mettiamo qualche confine la trovate meglio. E se mettiamo qualche colore ancora meglio. 

L'Ucraina è una nazione grande 603 milioni di chilometri quadrati (il doppio dell'Italia) e ha una popolazione ci più di 44 milioni di abitanti... o forse dovrei dire, purtroppo, aveva..

In Ucraina sono nati famosi scrittori, come Gogol e Bulgakov, musicisti famosi come il pianista Vladimir Horovitz, sportivi come Segej Bubka e Andriy Shevcenko.

Ci sono città meravigliose e piene di storia, come Kiev, Leopoli, Donesk, Odessa... e adesso c'è la guerra.

Ogni guerra dovrebbe riguardarci da vicino anche quelle che ci sono da decenni in Somalia, in Etiopia, in Libano... ma questa fa decisamente più male perché è a un “tiro di schioppo” da casa; Kiev è a 1600 chilometri da noi, Leopoli 1200 (Londra è a 1400 e Lisbona a 1800).

La guerra ce l'abbiamo dentro casa,  e potrebbe coinvolgere anche noi. All'inizio del nuovo millennio ci troviamo di fronte ad un'antica domanda:  Perché Dio permette la guerra?

Il Canadian Army Journal nel 2003 uscì con un articolo  nel quale diceva che dal 3600 a.C.  il mondo ha conosciuto solo 292 anni di pace.  Dal 3600 a.c. al 2003 d.c. ci sono state 14.531 guerre,  con quasi 4 miliardi di vite perse.  Dovremmo aggiornare il conto... sono passati venti anni.

Con i soldi spesi per gli armamenti e per le ricostruzioni post belliche  si potrebbe fondere una cintura d'oro intorno all'equatore,  larga 157 chilometri e profonda 10 metri.

Perché la guerra? E per chi è credente, la domanda è anche peggiore: perché un Dio d'amore permette la guerra?

Per chi parteggia Dio in una guerra? La storia ci racconta che nei secoli più di un “capo militare” ha detto che Dio era dalla sua parte: Costantino, Hitler... per citarne due.

Chi è il nemico da battere per Dio? Si narra che, quando scoppiò la prima guerra mondiale,  il ministero della guerra di Londra  inviò un messaggio in codice a uno degli avamposti britannici  nelle zone inaccessibili dell'Africa. Il messaggio diceva:  "La guerra è dichiarata. Arrestate tutti gli stranieri nemici nel vostro distretto".  Il ministero della guerra ricevette questa risposta:  "Ho arrestato quattro tedeschi, sei belgi, quattro francesi, due italiani, tre austriaci e un americano. Si prega di comunicare immediatamente con chi siamo in guerra". 

Con chi siamo in guerra? Con chi è eternamente in guerra l'uomo? Giacomo, fratello di Gesù, lo spiega:

“Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra?  Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate;  domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.” (Giacomo 4:1-4)

Da sempre il vero nemico dell'uomo si chiama “peccato”.

In quaresima ricordiamo che Gesù è venuto per sconfiggere il peccato; ogni peccato.  Da quelli che riteniamo “piccoli”, come una bugia,  a quelli che pensiamo un po' più gravi, come un adulterio, a quelli che riteniamo gravissimi, come un omicidio, a quelli che riteniamo imperdonabili, come scatenare una guerra.

Per Dio, tutti questi peccati, valgono la stessa cifra: 1. L'uno vale l'altro: è sempre un “mancare il bersaglio” come più volte ho detto essere l'etimologia del verbo “peccare”.

Ovviamente hanno conseguenze diverse nel mondo, ed il mondo giustamente le valuta e le punisce in modo diverso...  ma hanno la stessa radice:  la disobbedienza a Dio. E hanno la stessa origine: “Io valgo, io voglio, io prendo... IO...IO... IO...”

Guernica era una piccola cittadina dei Paesi Baschi,  nel nord-est della Spagna.  Era formata da un agglomerato di case separate da stradine strette e tortuose.  Il 26 aprile 1937 era giorno di mercato e la gente si era riversata nelle strade, quando arrivarono gli aerei del III Reich, e in meno di due ore spazzarono via la città, e 1654 tra uomini, donne , bambini. Morì persino il bestiame... tutto.

Il pittore spagnolo Pablo Picasso  sei giorni dopo decise di  riversare il suo dolore in un'opera dipingendo nel suo studio a Parigi lo strazio della sua gente, i corpi martoriati, con due soli colori: il nero della morte e l'ocra del sangue.

Tre anni dopo l’esecuzione dell’opera,  nella Parigi occupata dai nazisti,  l’ambasciatore tedesco Otto Abetz, in visita allo studio di Picasso,  alla visione di una fotografia di “Guernica” chiese: “Avete fatto voi questo orrore, maestro?”. Pablo Picasso rispose: “No, è opera vostra!”.

Non era Pablo, né Dio, ad aver causato l'orrore; sia Pablo che Dio ne erano stati esclusivamente testimoni. L'orrore era dovuto al peccato  di uomini che dicevano: “Io valgo, io voglio, io prendo... IO...”

Dio è stato per millenni spettatore più o meno silenzioso dei vari peccati umani, ed ha provveduto anche una soluzione attraverso il suo figlio offerto come espiazione a chi si pente. Ma solo a chi si pente:

“Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e la cupidigia che è idolatria. Per queste cose viene l’ira di Dio {sugli uomini ribelli}.” (Colossesi 3:5)

Dio è ancora spettatore,  ma non lo sarà per sempre; arriverà l'ira, la sua ira.

Si, ma adesso, io vedo solo l'ira e la distruzione di chi non si pente e non si piega. E Dio cosa fa? E dov'è?

Piuttosto che spiegarvelo con una lezione biblica voglio mostrarvelo attraverso le parole di chi è lì, sul campo di battaglia, tra le bombe che cadono e le persone che muoiono: queste sono le parole che un missionario che lavora presso una facoltà di teologia a Kiev ha scritto alla nostra Amy, la missionaria che per dodici anni ha servito in questa chiesa:

“Aggiornamento UETS Ucraina Giorno 15 dal pastore Oleksander. Questi professori e pastori stanno dando l'esempio di un ministero di servizio senza paura e  di incredibile coraggio. 

Giorno 15 di guerra

Ciò  che abbiamo insegnato nelle nostre classi dell'essere in missione,  è che deve comportare una stretta vicinanza con gli altri. Non possiamo amare e servire coloro a cui Dio ci ha mandato da lontano. Per questo motivo, la nostra squadra di volontari composta da docenti, studenti e laureati dell'UETS, insieme ai rappresentanti della società biblica ucraina, continua a servire chi ha bisogno.

Negli ultimi giorni, attraverso la grazia di Dio e al sostegno dei nostri amici, abbiamo (1) evacuato circa 250 persone dalla zona di guerra all'Ucraina occidentale; (2) aiutato centinaia di persone, tra cui decine di madri con i loro bambini, a fuggire dalla zona di intensi combattimenti nelle città di Irpin' e Bucha; (3) distribuito tonnellate di cibo tra le persone nascoste negli scantinati e nei rifugi antiatomici, e anche gli anziani confinati nelle loro case; (4) consegnato due pacchi pieni di medicinali (soprattutto per la febbre e il dolore) ai rifugi antiatomici.

Le persone, le cui storie valgono la pena di essere condivise separatamente (hanno trascorso 6 giorni negli scantinati senza connessione mobile, acqua, cibo, elettricità), continuano a chiedere perché mai rischiamo deliberatamente le nostre vite per aiutarli. Quando sentono la nostra risposta  e apprendono il vero motivo per cui lo facciamo, promettono di venire ai nostri corsi dopo la fine della guerra. Questa testimonianza è il miglior modo per assicurarci che stiamo facendo ciò che la Chiesa è chiamata a fare. Infatti, è davvero difficile trattenere le lacrime quando parliamo con loro.

Inoltre, queste attività ci permettono di condividere il Vangelo e di pregare con la gente. Spieghiamo la radice del male e li confortiamo nel loro dolore. Inoltre, spezziamo il pane e beviamo il vino  con i soldati ucraini che credono in Cristo, incoraggiandoli nella loro fede. Nonostante tutti gli orrori che la nazione ucraina sta affrontando, possiamo vedere che Dio è in movimento, usando le nostre mani. Sia lodato Lui!””

“Aggiornamento UETS Ucraina Giorno 16 dal pastore Oleksander. Amici, pregate e continuate a pregare finché tutto questo non sarà finito! 

Giorno 16 di guerra

La terribile guerra è ancora in corso e solo Dio sa per quanto tempo continuerà. Anche se è difficile per noi trattenere le lacrime quando vediamo la devastazione della nostra terra, con città e paesi letteralmente rasi al suolo, così come la tremenda sofferenza del popolo ucraino, oggi vorremmo condividere con voi alcune buone notizie.

In primo luogo, ieri, la nostra facoltà ha tenuto un incontro online con i nostri studenti residenti. Nonostante il fatto che la guerra li abbia sparsi per tutta l'Ucraina, stanno bene, e cercano di essere utili ovunque si trovino, manifestando l'amore e la cura di Dio alle persone. La maggior parte di loro sono coinvolti in vari ministeri della chiesa, soprattutto sociali; alcuni organizzano evacuazioni; altri lavorano con i rifugiati. Ci sono diversi che si sono uniti a unità di difesa territoriale (questi studenti hanno bisogno di un sostegno speciale di preghiera).

Ciò che li accomuna è il loro impegno a servire Dio attraverso il servizio alle persone. È un grande incoraggiamento per noi, perché vediamo che i loro studi al seminario non sono stati vani. Grazie alla guerra, sono tutti diventati ministri influenti.

Durante la riunione, i nostri studenti hanno espresso le loro richieste di preghiera. Hanno chiesto di pregare per (1) i volontari dell'UETS che servono a Kiev; (2) tutte le città e i paesi assediati in Ucraina e le persone lì; (3) la protezione di Dio per il campus dell'UETS; (4) la direzione del seminario; (5) i loro amici con cui non hanno alcun legame.

In secondo luogo, lodiamo Dio che l'ultimo membro dello staff del seminario e la sua famiglia, con cui non avevamo contatti da diversi giorni, sono stati evacuati ieri dalla zona dei combattimenti violenti. Ci siamo preoccupati molto per loro. Oggi sono al sicuro. Quindi, grazie mille per essere con noi in preghiera per loro! 

Cosa sta succedendo in Ucraina? C'è una guerra, frutto del peccato di uomini egoisti: “Io valgo, io voglio, io prendo... IO...IO... IO...” Dove è Dio?

Esattamente in mezzo al popolo che soffre. Come ci arriva?

“Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo.  Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste;  fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?”  E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me.” (Matteo 25:34-40)

Non possiamo amare e servire coloro a cui Dio ci ha mandato da lontano. Sono le parole di Oleksander. La chiesa, tu ed io, siamo le braccia, le mani, le gambe di Dio.  Ecco dov'è Dio nella guerra.  Ecco cosa fa nella guerra.

Fino a quando il peccato non sarà sconfitto per sempre, sino a quando persino i potenti della terra non saranno costretti a piegare le ginocchia per ascoltare la loro condanna, la chiesa, te ed io, porteremo Dio tra le trincee,  nei rifugi, negli ospedali,  nelle strade martoriate di bombe.

C'è chi lo farà fisicamente,  come il pastore Oleksander,  rischiando la propria vita, c'è chi lo farà da una distanza, attraverso gli aiuti umanitari, l'ospitalità, le preghiere.

Non possiamo essere distanti, non dobbiamo permettere che l'orrore che vediamo in TV ci allontani da chi soffre, che sia credente o meno. Che la notizia scali nel nostro interesse, come avverrà se la guerra continua nei TG; l'abbiamo già visto con le altre: Bosnia, Libano, Siria, partire in prima pagina e poi,  dopo un po', non essere neppure presenti prima delle previsioni del tempo.

Siamo parte della medesima squadra, una squadra che non abbandona i propri fratelli; 

“Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono.” (Romani 12:15) 

dice Paolo, sino a quando...

“Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro e le loro lance in falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra. Casa di Giacobbe, venite e camminiamo alla luce del Signore!” (Isaia 2:4-5)

Fermiamoci a pregare. 

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Liberi in Gesù da... | 6 Marzo 2022 |

In Gesù troviamo libertà: non solo siamo resi liberi per operare nel mondo, ma soprattutto siamo resi liberi dalle fortezze del mondo che ci frenano e opprimono le nostre vite.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 9 minuti
Tempo di ascolto audio/ visione video: 33 minuti

Oggi cominceremo una breve serie di messaggi intitolata "Libertà!". Oggi vedremo da cosa ci può liberare Gesù. Vorrei iniziare con alcune frasi legate alla libertà:

Dunque essere liberi non significa semplicemente rompere le catene, ma vivere in modo tale da rispettare e valorizzare la libertà altrui” (Nelson Mandela)

“Finalmente libero, finalmente libero.”(Martin Luther King jr)

“Vorrei essere ricordata come una persona che voleva essere libera... perché anche altri potessero essere liberi." (Rosa Parks)

“Ma il popolo ucraino è libero. Ricorda il proprio passato e costruirà il proprio futuro.” (Volodymyr Zelens'kyj -Presidente Ucraina)

La libertà è un concetto potente ed emotivo. E si potrebbe pensare che sia un concetto semplice e diretto;  se ho la mia libertà allora sono libero. Ma si può essere liberi di muoversi e tuttavia non essere liberi di pensare con la propria testa. L'abuso più pernicioso è quando la libertà di pensare da soli viene rimossa. Nel romanzo 1984 è descritto in questo modo:

“Un membro del Partito vive dalla nascita alla morte sotto l'occhio della Polizia del Pensiero. Anche quando è solo non può mai essere sicuro di esserlo. (...) Non ha libertà di scelta in nessuna direzione.” (da “1984” di George Orwell)

E qualsiasi agenzia pubblicitaria crederebbe di essere inadeguata nel proprio lavoro se non riuscisse a convincerti a comprare quella particolare marca semplicemente usando le sue arti oscure della messaggistica subliminale.

“La messaggistica subliminale è la pratica di usare parole o immagini (stimoli) che i consumatori non percepiscono coscientemente.” (da “I persuasori occulti” di Vance Packard)

E potremmo perderci in un groviglio di discorsi filosofici sul significato della libertà politica e socio-economica che hanno fatto impazzire menti più grandi di me. Sembra che la libertà non sia liberamente compresa.

E anche per i cristiani ci sono complicazioni quando si considera la libertà, paradossi che all'inizio possono sembrare sconcertanti. All'inizio di Galati, capitolo 5, Paolo dice questo:

“Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà...” (Galati 5:13 a)

Non chiamati alla salvezza, ma chiamati a libertà. In seguito,  nello stesso capitolo, dice questo:

“...voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un’occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell’amore servite gli uni agli altri...” (Galati 5:13)

Quindi come cristiani siamo chiamati ad essere liberi, in modo da poter diventare schiavi, anche se schiavi dell'amore. 

Ecco come il teologo NT Wright spiega il paradosso: 

"Ecco l'enigma, il paradosso. Tutte le libertà generano nuove forme di schiavitù. Se usi la tua libertà per tuffarti a capofitto nella vita distruttiva della rabbia e dell'invidia e della malizia e dell'immoralità sessuale, queste cose ti renderanno schiavo: creeranno abitudini della mente e dell'immaginazione, molto più potenti delle abitudini del corpo. L'alternativa è imparare la virtù cristiana centrale, che è l'amore: e l'amore significa rendersi schiavi alle altre persone in un modo completamente nuovo, facendo dei loro bisogni le tue priorità e dei loro dolori la tua preoccupazione".  (NT Wright - predicazione del 2013)

In uno dei messaggi di questa serie guarderò più da vicino per cosa siamo resi liberi, ma oggi voglio parlare di ciò da cui siamo resi liberi.

Il filosofo Jean-Jacques Rousseau si è sbagliato del tutto quando ha detto che “l'uomo è nato libero e ovunque è  in catene.” Non siamo nati liberi. Siamo nati nelle molteplici schiavitù del peccato e della morte. Il peccato non è solo qualcosa che facciamo, è un potere a cui l'umanità è soggetta. Cosa dice Paolo in Romani? 

“Difatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene.(Romani 7:18 a)  

Questo non vuol dire che siamo totalmente malridotti o senza alcuna caratteristica redentrice, le persone sono dopo tutto fatte a immagine di Dio, non sarà all'altezza di ciò che Dio avrebbe voluto, ci saranno in noi caratteristiche, impulsi e motivazioni che ci rendono schiavi.

E anche se, quando diventiamo cristiani diventiamo/ siamo una nuova creazione, questo non significa che saremo necessariamente perfetti: in realtà, so che non è così.

Ascolta Paolo in Romani 7 e dimmi se questa non è anche la nostra esperienza.

“Poiché ciò che faccio io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio. Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona; allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. Difatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no. Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.” (Romani 7:15-20)

Il peccato è una forza con cui bisogna fare i conti, alla fine è sconfitto, ma noi viviamo nei tempi del "non ancora". Siamo ancora peccatori a cui capita di essere santi grazie a ciò che Cristo ha compiuto sulla croce. È un altro grande paradosso cristiano. 

Una volta che siamo salvati entriamo in un processo chiamato santificazione e questo richiede un'intera vita dello Spirito che lavora  in me e in te. Non sono (ancora ) chi voglio essere, non sono chi Dio vuole che io sia,  ma sono diversa;  sto cambiando. E Cristo è all'opera in me. 

Ma ci sono due cose che dobbiamo fare per fare la nostra parte in questo lavoro di trasformazione.

La prima è prendere sul serio il nostro discepolato. Ho menzionato qualche settimana fa le abitudini che possiamo praticare e che ci aiuteranno a rassomigliare di più a Gesù. Perché il discepolato non consiste nel provare, ma nell'allenarsi. 

Non importa quanto duramente ci proviamo, ad un certo punto falliremo: “Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio (v19).” Ma se ci alleniamo nelle abitudini del discepolato e, come ha detto Marco la settimana scorsa, ci concentriamo su ciò che abbiamo imparato, allora gradualmente quelle abitudini diventeranno la nostra natura. 

In secondo luogo abbiamo bisogno di esplorare con lo Spirito ciò che può trattenerci. La nostra libertà è espressa in parole come rinnegare noi stessi e prendere la nostra croce. La Bibbia “The Message” lo parafrasa in questo modo

“Gesù disse: “Chiunque intenda venire con me deve lasciarmi condurre. Non sei tu al posto di guida; sono io”. (Marco 8:34-37. Trat. Bibbia “The Message”)

Cosa c'è in noi stessi che dobbiamo negare, o da cui dobbiamo liberarci? Spesso parliamo delle “cose che ci legano”, o le “fortezze nella nostra vita” e ciò che intendiamo con ciò sono quelle aree della nostra vita, o del nostro carattere su cui Gesù non è pienamente Signore; non gli abbiamo permesso di essere pienamente al posto di guida.

Lasciate che vi faccia un esempio personale, perché penso che questa testimonianza spiegherà esattamente com'è fatta una fortezza. 

Quando avevo solo due anni, mia madre ebbe un grave esaurimento nervoso che l'ha vista ricoverata in ospedale per quasi un anno e con i cui effetti ha vissuto per il resto della sua vita. È stata certamente molto malata per la maggior parte della mia infanzia. La conseguenza principale fu che, dal mio punto di vista, non sapevo se mi sarei svegliata o sarei tornata a casa da scuola con la “mamma sana” o la “mamma spaventosa”. 

Ora non voglio che vi sentiate dispiaciuti per me, perché non mi sono mai sentita una volta non amata o non curata e ho avuto una stupenda infanzia con un'enorme libertà che ha costruito in me una capacità di resistere che è veramente un dono di Dio, e non ho altro che ricordi felici di quando ero bambina. 

Tuttavia, questa incertezza quotidiana ha fatto sì che sviluppassi un meccanismo di difesa che è diventato una parte radicata del mio carattere: mi ha fatto crescere come una maniaca del controllo; non mi piacevano nemmeno i regali a sorpresa. 

La vita è andata avanti, sono cresciuta, sono diventata credente, sono andata all'università, ho trovato un lavoro, mi sono sposata, ho avuto dei figli, tutto questo mentre mi assicuravo di avere il controllo completo. 

E poi, e poi... Il mio matrimonio ha iniziato ad avere problemi con entrambi di noi profondamente infelici. Ma avevamo in progetto di andare a un fine settimana organizzato dalla chiesa e avevo questa sensazione che mentre eravamo lì Dio avrebbe fatto qualcosa, e io presumevo, fare quel “qualcosa” a mio marito! 

La prima mattina abbiamo avuto una sessione di insegnamento su come la resa è più dell'obbedienza e questo è stato seguito da un tempo di ministero di preghiera. Sono stata costretta a chiedere preghiera e Jessica, che stava pregando con me, improvvisamente ha detto: "Lui vuole riportarti alla tua infanzia e renderti libera". 

Ed è stato allora che lo Spirito mi ha inondato e ho urlato e pianto mentre il Dio nella sua misericordia rompeva le catene di controllo in me che avevano fatto sì che per 35 anni non avesse avuto la totale signoria nella mia vita. 

E grazie a Dio che l’ha fatto, perché pochi mesi dopo mio marito se n'è andato e se mai ho avuto bisogno di essere libera di fidarmi completamente di lui e di affidarmi totalmente a lui, è stato allora. 

Ci sono cose che ci legano che sono più forti delle catene, e le dobbiamo deporre davanti al nostro Dio amorevole. Dio è amore e intende che noi viviamo nel suo amore. Arrendersi ci condurrà in un luogo inaspettato, dove la resa a Dio ci libera per diventare ciò per cui siamo stati da lui creati.

Nel salmo 107 egli promette:

“...li fece uscire dalle tenebre e dall’ombra di morte, spezzò le loro catene. Celebrino il Signore per la sua bontà e per i suoi prodigi in favore degli uomini! Poiché egli ha sfondato porte di bronzo e ha spezzato sbarre di ferro.” (Salmo 107:14-16)

E in Romani 12 Paolo dice che la resa conduce alla libertà per conoscere la volontà di Dio per noi

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.” (Romani 12:2)

Questa stagione di Quaresima, una stagione in cui riflettiamo sia sulla nostra fragilità che sul magnifico amore di Dio, perché non usarla come un tempo di rifugio per esplorare con Dio come potrebbe ancora volerci liberare. Non dobbiamo continuare a vivere con le cose che ci controllano.

C'è una bellissima poesia intitolata”Blessing the Dust” (Benedicendo la polvere) di Jan Richardson, che contiene questi versi incredibilmente commoventi;

"Non sapevi
cosa può fare il Santo
con la polvere?
Cosa può fare Dio
nella polvere,
nello sporco,
nella roba
di cui il mondo
è fatto
E le stelle che brillano
nelle nostre ossa
e le galassie che spiraleggiano
dentro la macchia che portiamo."

Ricordate, siamo chiamati ad essere liberi ed è la Pasqua che ha già iniziato il progetto 

“E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.” (Filippesi 1:6)

Nel Regno Unito, cantiamo un canto di adorazione molto bello, e vorrei usare  le sue parole  come una preghiera finale:

Lascerò che tu mi ami,
ti lascerò chiudere.
Signore che il mio cuore sia aperto.
Perché nulla con te è nascosto.
Non lasciare che io rimanga lo stesso.

Amen.

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In Cristo puoi...imparare facilmente | 27 Febbraio 2022 |

Quanto sei capace di imparare facilmente? Cristo di chiama ad essere "insegnabile", affinché tutto ciò che impari, ricevi, senti e vedi di lui, tu possa poi farlo nella tua vita di credente.
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Siamo all'ultimo passo di Filippesi 4. Paolo, dopo aver insegnato che in Cristo puoi... avere gioia,  essere gentile, avere calma, essere perspicace ci dice forse al cosa più importante: puoi anche imparare ad essere tutto ciò... diventare davvero così!

In Filippesi 4:9 Paolo ci parla della capacità di imparare,  ricevere, sentire e vedere mentre camminiamo con il Dio della pace.  Questo ci permetterà di vivere  come creature che sono gioiose, gentili, calme e perspicaci.

“Chi nasce tondo non può morire quadrato”  è un proverbio popolare che afferma che una persona per quanto lo voglia, non può cambiare la propria natura.

“Che ci vuoi fare? Sono fatto così!  E così mi devi accettare.” Questa frase la dissi al mio amico Michele che mi rispose :”Non ti permetto di offendere il mio Signore! Chi è in Cristo può cambiare... se lo vuole!"

Già: se lo vuole. Tutto dipende dalla nostra volontà di voler cambiare, non dalla potenza insufficiente di Cristo di cambiare le persone.

In Filippesi 4 Paolo sta parlando di vivere una vita particolare in Cristo e di attingere alla potenza di Cristo per cambiare la vita.

In Cristo puoi; questa è l'abbondanza di vita che viene offerta  a tutti coloro che conoscono Gesù come loro Signore e Salvatore. Non nel futuro, non in cielo ma qui, in terra, in mezzo a tutte le difficoltà ed i limiti umani, ma iniziando ogni giorno  con la consapevolezza che possiamo essere diversi.

Ma tutto questo è legato a quel “se lo vuole” con cui Michele aveva distrutto le mie scuse  dell'essere fatto così e del dovermi accettare così come ero.

“Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.” (Filippesi 4:9)

Tutto sta nella mia volontà di  imparare facilmente,  di essere disposto ad apprendere:  come si dice con una brutta frase, di “essere insegnabile”. 

Perché, il motivo per il quale non abbiamo gioia,  o non siamo gentili o non siamo calmi o perspicaci, è perché crediamo nel motto popolare che dice che chi nasce tondo non può morire quadrato. 

Se non sono disposto ad essere insegnabile, allora tutto ciò su cui ci siamo concentrati nell'ultimo mese  è completamente inutile per te.  E non lo dice Marco, ma il grande Paolo.

Paolo usa quattro parole per descrivere  l'essere disposti ad imparare facilmente, l'essere insegnabili di cui abbiamo bisogno.

1. “Le cose che avete... imparate” ??????? manthano?

Questa parola la aveva utilizzata Gesù quando parlava di prendere il suo giogo:

“Prendete su di voi il mio giogo e imparate (??????? manthano?) da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre...” (Matteo 11:29)

Il giogo univa  due animali: uno vecchio ed esperto, e uno  più giovane e inesperto.  lo scopo era  che il più vecchio insegnasse al più giovane  mentre lavoravano assieme. 

Gesù non stava parlando di metterci un peso suo collo  ma di fare la strada assieme a lui e da lui, esperto in tutto, apprendere come fare, come comportarsi, cosa dire.

Paolo, esperto, aveva portato il giogo assieme a molti per permettergli di imparare da lui; uno tra questi era Timoteo:

“Tu, invece, persevera nelle cose che hai imparate (??????? manthano?) e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate (??????? manthano?), e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù.” (2 Timoteo 3:14-15)

Vorrei vedere con voi una pubblicità australiana di una ventina di anni fa.



La scritta finale diceva :”I figli assorbono il tuo bere”, ovvero, ciò che tu fai, loro faranno, perché loro imparano da te.

Cosa sta imparando da te circa Cristo chi condivide il tuo giogo? Sto pensando ai tuoi figli, ma anche alla tua sposa, al tuo sposo, ai tuoi familiari, ai tuoi colleghi di lavoro...

Se tu per primo, per prima, non sei disposto, non sei disposta ad essere “insegnabile”, gli altri non apprenderanno da te  la gioia, la gentilezza, la calma, la perspicacia che Cristo ti offre se sei in lui.

2. “Le cose che avete... ricevute??????????? paralambano? 

E' una parola composta da  para (vicino)  + lambano? (prendere):  bisogna stare vicini  per poter prendere qualcosa.

“Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto (??????????? paralambano?), nel quale state anche saldi,  mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano. Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto (??????????? paralambano?) anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture...” (1 Corinzi 15:1-4)

Bisogna stare vicino a qualcuno  per poter prendere ed apprendere da lui.  Bisogna stargli a fianco. 

Gli apostoli avevano ricevuto da Gesù  perché gli erano stati a fianco per tre anni: Apollo aveva ricevuto  perché aveva a fianco Priscilla ed Aquila:

“Ora un Giudeo di nome Apollo, oriundo di Alessandria, uomo eloquente e versato nelle Scritture, arrivò a Efeso.  Egli era stato istruito nella via del Signore; ed essendo fervente di spirito, annunciava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni. Egli cominciò pure a parlare con franchezza nella sinagoga. Ma Priscilla e Aquila, dopo averlo udito, lo presero con loro e gli esposero con più esattezza la via {di Dio}.” (Atti 18:24-26)  

Paolo aveva ricevuto da Gesù  perché era stato a fianco di fratelli e sorelle credenti  che lo avevo istruito su chi fosse e cosa avesse fatto Gesù.

“Quando [Saulo - poi Paolo] fu giunto a Gerusalemme, tentava di unirsi ai discepoli; ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come a Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Da allora Saulo andava e veniva con loro in Gerusalemme, e predicava con franchezza nel nome del Signore...”(Atti 9:26-28)

Così come Apollo, Paolo aveva ricevuto,   stando vicino a altri credenti maturi,  frequentandoli nella vita, frequentando la chiesa.  Tu puoi fare la stessa esatta cosa.

Ma sei più fortunato, più fortunata di Paolo ed Apollo,  perché puoi ricevere dalle Scritture.  Ricevere cosa? Ricevere la verità.  Ricevere la Parola,  studiarla e crescere.  Essere equipaggiati per capire. 

Paolo aveva fatto della sua vita un ministero di insegnamento,  ed aveva equipaggiato tanti.  È un aspetto della vita che non si ferma mai.

Ricevere significa avere una disponibilità per tutta la vita  ad ascoltare la Parola:

“Ma i fratelli subito, di notte, fecero partire Paolo e Sila per Berea; ed essi, appena giunti, si recarono nella sinagoga dei Giudei. Ora questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così.” (Atti 17:11)

Coloro che sono insegnabili si assicurano  che il loro ricevere sia sempre incentrato sulla Scrittura.

3. “Le cose che avete... udite da me” ????? akouo? 

E' una parola molto comune nel Nuovo Testamento,  e ricorre- 427 volte; qui è Gesù che parla:

“Gesù rispose loro: «Andate a riferire a Giovanni quello che udite (????? akouo?) e vedete: i ciechi recuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono (????? akouo?); i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri.” (Matteo 11:4-5)

Gesù era venuto perché fosse udito da tutti,  e per far recuperare l'udito a chi non era più capace, o non era mai stato capace,  di udire la Lieta Novella della salvezza che c'è in  Cristo.

Attenzione: qui Paolo non stava chiedendo  di ricordarsi solo le cose che aveva detto  durante le prediche,  ma tutto ciò che aveva detto,  anche nei momenti più informali,  quelli di una cena,  quelli di una passeggiato o di uno shopping assieme. 

Sta chiedendoci di udire non solo la Scrittura,   ma di “sentire” la vita di una persona.  E questo deve farci pensare a quello che diciamo  fuori dall'ambito della chiesa.

Una cosa è dire: "Ascoltatemi predicare la Scrittura", “ Ascoltatemi mentre insegno nel piccolo gruppo”.  Un'altra cosa è dire: "Ascoltatemi predicare la vita,  quello che dico tutti i giorni,  e lontano dalla chiesa, lontano da fratelli e sorelle, lontano dall'evangelichese,  ma in mezzo ai non credenti, sul luogo di lavoro, al supermercato, al bar...”

Dobbiamo continuare ad affermare la verità su Cristo,  e dobbiamo farlo in modo che gli altri ci ascoltino.

Quindi essere insegnabili  pone una responsabilità su tutti noi:  dire la verità di Cristo  e far si che sia  sovrapponibile   alla nostra vita di tutti i giorni. Non è facile e crea una sfida per tutti noi.

Come la trasmettiamo questa verità?  Con quale linguaggio?  Rispecchia ciò che diciamo lontano dalla chiesa  e tra non credenti il nostro essere salvati?  Vedono in noi la differenza che Cristo  ha fatto nella nostra vita?

Questa è davvero una grande sfida da imparare .  Soprattutto negli ultimi tempi  e con gli avvenimenti che tutti vediamo nel mondo. 

Io mi accorgo che, da un bel po' di tempo a questa parte,  sto fallendo in questo.  Il Covid, la recessione economica,  i venti di guerra che aleggiano sul mondo,  la situazione della chiesa (la nostra e quella in Italia in generale) stanno tirandomi fuori il peggio,  e non sto realmente parlando,  ma urlando attorno la mia frustrazione  per tutte le cose storte che vedo...

Non è questo a cui sono stato chiamato,  non è questo quello che Gesù vuole che gli altri odano da me,  che devo essere suo testimone non quando predico ai convertiti,  ma quando sono tra i non credenti.

Devo accettare e ammettere il peccato e il fallimento,  e ricominciare daccapo. Anche se sono pastore. Anche se ho sessant'anni. C'è ancora tempo, ma chi ha tempo non aspetti tempo. Lo devo al mio Signore per primo e a chi sta attorno a me.

4. “Le cose che avete... viste da me” ???? horao?

Anche questa è una parola molto comune nel Nuovo Testamento presente più di 400 volte. 

“Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che tradotto vuol dire “Maestro”), dove abiti?»Egli rispose loro: «Venite e vedrete (???? horao?)». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno.” (Giovanni 1:38-39)

Gesù non portò Andrea e Giovanni alla sinagoga, e non gli fece neppure una predicazione ufficiale (altrimenti la troveremmo scritta da Giovanni). Semplicemente li “tenne” per una giornata assieme a lui, gli videro fare le cose comuni di una giornata qualunque;  accendere il fuoco, preparare il pranzo, mettere fuori l'acqua da bere,  assestare i cuscini su cui sedere...

Paolo quando dice di cose “viste; non pensa solo a quello che si fa durante il ministero, o a quello che si fa in chiesa, ma chiede di vedere la vita delle persone,  ciò che si vede tutto il tempo.

Chi era Paolo quando tutti stavano guardando?  Beh, era lo stesso Paolo di quando tutti non guardavano.

Non è sempre facile... perché possiamo essere persone che sbagliano.  Già vi ho detto che in questo periodo sto sbagliando molto e che non è un bel vedere per gli altri, vero?

Ma comunque coloro che sono “insegnabili”  riconoscono l'importanza di "vivere" onestamente, in modo coerente, e possono, e devono cambiare.

Quindi questa è la chiamata:  “imparato, ricevuto, udito, visto da me”... Ma cosa ci dobbiamo fare con tutta questa roba,  se siamo “insegnabili”?

“... fatele”  ?????? prasso?

Semplicemente... fatele! “Vi ho fatto vedere come si fanno, le avete prese perché eravate vicini, avete sentito e avete visto come le applico  alla mia vita di tutti i giorni... adesso, mettetele in pratica”. 

Anche questa volta il tempo del verbo tradotto in italiano con l'imperativo, in greco è un altro presente imperativo attivo: "Cominciate a mettere in pratica l'imparare, il ricevere, il sentire e il vedere ... e continuate a mettere in pratica l'imparare, il ricevere, il sentire e il vedere ...".

Il verbo ?????? prasso? è quello da cui deriva la nostra parola italiana “prassi”, che, secondo il vocabolario Treccani, significa: 

Prassi: l’esercizio di un’attività, di una professione, di un’arte, e l’insieme delle norme che la regolano; procedura abituale, consuetudine nello svolgere una determinata attività.

“La vostra vita - dice Paolo - deve essere regolata da ciò che avete imparato, ricevuto, visto e udito, e questo deve diventare una consuetudine, qualcosa che vi viene automatico, su cui non dovete neppure pensarci su.”

Facile vero? Assolutamente no! Perché tutto, la nostra natura umana, il mondo attorno a noi, le persone che ci conoscono faranno del tutto per scoraggiarci, tenderanno a volerci vedere  così come sono state abituate da sempre a vederci.

E' difficile, lo so... ma lo sforzo, dice Paolo, avrà una ricompensa IMMESA!

“... e il Dio della pace sarà con voi.”

Paolo aveva già promesso al versetto 7 del capitolo 4 che, se siamo in Cristo, avendo gioia, calma, gentilezza e perspicacia allora:

“E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” (Filippesi 4:7)

Il nostro cuore (il centro dell'intelletto per gli ebrei) e ciò che esso pensa, dice Paolo,  sarà al sicuro, protetto e custodito da Gesù stesso. Paolo dice: 

... e il Dio della pace sarà con voi.” (Filippesi 4:9 b)

Non è un dono, tipo “sarete beati, sarete benedetti”, ma una promessa di una presenza divina,  di essere assieme a voi, una presenza costante a fianco nelle vostre vite.

E se a tuo fianco vive si muove e passeggia con te non uno che ha la la pace, ma qualcuno che E' la pace, beh, una certa influenza positiva di sicuro ci sarà  statene sicuri.

Debbo però rivelarvi che nelle vostre bibbie c'è un errore. C'è un verbo al futuro che,  nella frase in greco, è diverso; chi ha tradotto il passo, ha (giustamente) messo il verbo “essere” per far capire meglio il significato.

Ma la parola che usa  Paolo è ???? eimi, che non significa propriamente “essere”, ma “esistere”:

“Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace esisterà (???? eimi) con voi.” (Filippesi 4:9 parafrasi)

Cosa cambia? Cambia tutto!

Che Dio esista, Paolo non ne aveva dubbi; cosa voleva dire, allora? Voleva dire che non dovrò attendere  di fare le cose imparate, ricevute udite e viste e POI Dio sarà, arriverà, ma che Dio che già esiste, manifesterà la sua presenza LI' AL MIO FIANCO!!! nel momento esatto in cui starò facendole!

Conclusione

Se sei in Cristo puoi. Puoi essere una persona migliore, puoi essere differente da come agisce il mondo, puoi avere gioia, calma, gentilezza, perspicacia... ma tutto questo non varrà nulla se non le metterai in pratica.

“Voi sapete dunque queste cose, ora mettetele in pratica! È questa la strada per ricevere benedizioni!” (Giovanni 13:17 PV)

Cristo vuole custodire il tuo cuore e i tuoi pensieri e Dio vuole essere al tuo fianco mentre testimoni con la tua vita di chi lui sia.

FATELE!

Preghiamo. 

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In Cristo puoi...essere perspicace | 20 Febbraio 2022 |

In Cristo possiamo essere perspicaci,  possiamo guardare con una vista moltiplicata,  avere un microscopio che ci faccia vedere anche quello che non vediamo, vedere perfettamente ed in profondità l'essenza delle cose che ci scorrono attorno. Non importa chi sei, che fai, da dove vieni. Serve solo di essere in Cristo.
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CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIOTempo di lettura: 12 minuti 
Tempo di ascolto audio/ visione video: 35 minuti

Un motto popolare recita:  “Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere”. Sembra una battuta spiritosa... ma è spesso la nostra realtà di uomini e donne nel mondo.

Abbiamo orecchi per sentire ed occhi per vedere, sentiamo e guardiamo... ma ciò che i nostri sensi ci restituiscono vengono poi filtrati dalla nostra mente, distorti dalla nostra percezione delle cose... E, alla fine, vediamo solo ciò che ci fa piacere di vedere, quello che fa comodo a noi.

La stessa cosa può accadere nella nostra vita spirituale.  Vediamo la creazione di Dio; vediamo la croce e la salvezza in Cristo, vediamo come questa può cambiare e cambia  le nostre vite e le nostre reazioni.

Ma stiamo davvero vedendo?  Capiamo davvero cosa sta succedendo?  Sappiamo come filtrare tutte queste informazioni  di "grazia" e "perdono" e "vita eterna"? Paolo in Filippesi ci sta dicendo che possiamo:  possiamo essere “perspicaci”.

Perspicace: è una parola “difficile”, poco usata. Viene dal latino persp?cax -acis  e dal verbo perspicio, che è un composto di spicio che significa guardare (è la radice del verbo italiano “spiare”) più il rafforzativo per: in matematica quando moltiplichi qualcosa metti il segno “per”.

Essere perspicaci è guardare con una vista moltiplicata, è avere una lente di ingrandimento, un microscopio che ci faccia vedere anche quello che non vediamo, è vedere perfettamente ed in profondità l'essenza delle cose che ci scorrono attorno.

Paolo afferma che in Cristo possiamo avere questo tipo di vista che va in profondità, un microscopio che analizzi il mondo mentre lo viviamo.

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.” (Filippesi 4:8)

Come faccio a far funzionare il mio microscopio per vedere davvero la vita che vivo, e non essere un cieco con la vista?

Anche stavolta per capire cosa ci dice Paolo guarderemo ogni parola e cercheremo dove altro funziona nella Scrittura  e poi vedremo come possiamo essere persone che sono perspicaci.

1. Quindi -  ?????? loipon

Normalmente Paolo usa questa parola  per chiudere un insegnamento  su un'importante aspetto della vita di credenti e poi puntare l'attenzione su un'azione.

“Del resto (?????? loipon), fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza.” (Efesini 6:10)

Nei precedenti versetti, dal capitolo 5 versetto 21 al 6 versetto 9  ha parlato di come imitare Cristo, del rapporto tra mogli e mariti, tra genitori e figli, tra lavoratori e datori di lavoro e di come indossare l'armatura del cristiano.

A conclusione di questo lungo discorso dice: “Loipon” ovvero “visto tutto quello che vi ho detto, questo è ciò che dovete fare: fortificatevi nel Signore”.

Altro esempio in 1 Tessalonicesi:

“Del resto (?????? loipon), fratelli, avete imparato da noi il modo in cui dovete comportarvi e piacere a Dio ed è già così che vi comportate. Vi preghiamo e vi esortiamo nel Signore Gesù a progredire sempre di più.” (1 Tessalonicesi 4:1)

Loipon” ovvero “visto tutto quello che avete imparato, questo è ciò che dovete fare: Non fermatevi, anche quando vi pare di aver capito tutto. Continuate ad andare avanti, continuate a crescere, continuate a maturare.”

Perciò in Filippesi 4 Paolo sta dicendo: “Quindi, visto che, poiché siete in Cristo,  avete gioia, siete gentili, siete calmi,  allora...”

E inizia la sua lista di “tutte le cose ” che debbono riempire la nostra mente invece delle altre cose che normalmente la occupano in pianta stabile, invitandoci a dare lo sfratto immediato ad inquilini indesiderati per far posto agli inquilini che ci parlino di Dio.

2. Tutte le cose vere - ?????? ale?the?s;

Paolo aveva già usato la parola in Romani:

“Anzi, sia Dio riconosciuto veritiero (?????? ale?the?s); e ogni uomo bugiardo, com’è scritto: «Affinché tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e trionfi quando sei giudicato».” (Romani 3:4)

Chi è per Paolo, l'unico che sia vero, veritiero, in cui c'è verità? Quello non può essere che Dio; tutto il resto è “fuffa”, “aria fritta” è un “correre dietro al vento” per dirla con le parole di Salomone in Ecclesiaste. Anche perché Geremia dice:

“Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo? (Geremia 17:9)

Il tuo cuore non dice sempre il vero... anzi, quasi mai... e non guarisce, anzi...

“Voi siete figli del diavolo.... Quando dice il falso parla di quel che è suo, perché è bugiardo e padre della menzogna. quando mente, parla la sua lingua madre.” (Giovanni 8:44)

Quindi non puoi sempre fidarti del tuo cuore per la verità, neppure quando pensi che  sia un'idea luminosa:

“Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce.” (2 Corinzi 11:14)

Il suo schema è quello di ingannare gli eletti: sembrare luce, quando invece è tenebra. Quindi cerca di distorcere le verità nella tua vita.

Per cui Paolo dice: “Date lo sfratto nella vostra mente alle bugie di Satana, e riempitele con la verità di Dio”.

3. Ciò che è nobile -  ?????? semnos

Paolo aveva menzionato la nobiltà a Tito parlando di come dovremmo apparire per gli altri man mano che passano gli anni:

“Ma tu esponi le cose che sono conformi alla sana dottrina: i vecchi siano sobri, dignitosi (?????? semnos), assennati, sani nella fede, nell’amore, nella pazienza” (Tito 2:1-2)

Semnos deriva dal verbo ??????? sebomai, che significa “adorare, essere devoti a”. Paolo sta dicendo che nella nostra mente  ci debbono stare cose di fronte alle quali ognuno si inchinerebbe, a cui tutti darebbero credito, che sono degne di essere adorate.

Dobbiamo dare lo sfratto a quelle cose che nessuno adorerebbe e darebbe credito, per far entrare quelle  davanti a cui tutti si possano inchinare e che tutti possano vedere come fonte di ispirazione.

4. Tutte le cose giuste - ??????? dikaios

Paolo con “giuste” non sta pensando alle cose esatte, corrette, ma alle cose che caratterizzano chi applica la giustizia alla propria vita; come Giuseppe marito di Maria, ad esempio:

“Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto (??????? dikaios) e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente.” (Matteo 1:19)

O il padrone della vigna nella parabola di Gesù:

“...e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò ciò che è giusto (??????? dikaios).” (Matteo 20:4)

O quelli a cui pensa Gesù parlando con gli scribi e i farisei:

“Così anche voi, di fuori sembrate giusti  (??????? dikaios) alla gente, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.” (Matteo 23:28)

Ma cosa significa essere “giusti”, allora? Secondo questi versetti essere giusti significa: agire con grazia, essere inaspettatamente generosi, avere un cambiamento dentro e fuori piuttosto che solo fuori.

Paolo afferma che dobbiamo dare lo sfratto nella nostra mente a tutto ciò che non ci fa agire con grazia verso gli altri, a tutto ciò che ci impedisce di essere generosi, a tutto ciò che mette una barriera tra noi e gli altri rendendoci ipocriti In una sola frase, Paolo ci chiama a vivere la grazia di Dio quotidianamente.

5. Tutte le cose pure  - ????? hagnos

Paolo aveva già detto ai Corinzi:

“Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo per presentarvi come una casta (????? hagnos) vergine a Cristo. Ma temo che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così le vostre menti vengano corrotte e sviate dalla semplicità {e dalla purezza}(????????? hagnot?tos) nei riguardi di Cristo.” (2 Corinzi 11:2)

Il desiderio di Paolo per coloro che aveva discepolato era quello di presentarli puri a Gesù. E il suo timore era che quella purezza  che c'è in Gesù potesse essere messa in pericolo da Satana.

Ho detto puri, non perfetti. Ho detto puri, non senza errori. Ho detto puri, non senza peccato. Se sei in Cristo non sei perfetto, o perfetta, non smetti di fare errori, ma sei  senza colpa e pulito, e pulita perché Cristo si è accollato i tuoi peccati dinanzi al Padre.

Quando facciamo un passo fuori da Cristo  perdiamo la purezza,  diventiamo contaminati,  non degni di stare dinanzi a Dio,  impuri, perché ci allontaniamo dalla fonte che ci trasforma  in esseri puri dinanzi a Dio.

Nell'Antico Testamento nessuna cosa impura che fosse viva o meno,   poteva essere usato nel culto al tempio, neppure un oggetto, un utensile, in quanto non era presentabile a Dio: tutto doveva essere “purificato” prima, attraverso lavacri e abluzioni per poter entrare alla presenza di Dio; solo allora sarebbe stato adatto e presentabile.

Paolo non sta qui chiedendoci di “lavare” ciò che pensiamo, ma di cambiare i nostri usuali pensieri, di avere pensieri che ci spingano  a concentrarci  sulla santità di Dio, sul suo essere differente da tutto ciò che quotidianamente viviamo.

Questo significa cancellare gran parte delle immagini che questo mondo ci propone circa il sesso, il potere, il danaro.

In quest'epoca visiva forse è la sfida maggiore,  lo sfratto più difficile da fare, ma necessario secondo Paolo perché  se quei pensieri risiedono nella nostra mente  saranno capaci di influenzare il nostro comportamento.

6. Tutte le cose amabili - ????????? prosphile?s

In termini tecnici di chi studia la Bibbia  questo si chiama un “ hapax legomenon” ,  ovvero un termine che è usato una sola volta nelle Scritture  Nella Bibbia ci sono molte parole come questa.

Dobbiamo allora andare a cercare il concetto che esprime vedendo parole simili che abbiano la stessa radice.

La parola greca ????????? prosphile?s è composta da pros,  che significa “verso l'altro” e philes che significa “amore”; per cui ????????? prosphile?s significa "estendere l'amore verso un altro".

Più di una volta vi ho parlato delle sette parole con cui si parla di “amore” nel Nuovi Testamento: c'è l'amore Eros, quello romantico, fisico  e passionale, quello Ludus, l' amore giocoso e  per il divertimento, quello Storge, amore incondizionato di un padre o di una madre per i figli, quello Philautia, ovvero l' amore egoistico e per se stessi, quello Pragma: l'amore  di compagnia verso chi conosciamo.

Poi ci sono due tipi di amore particolari, quelli che più spesso incontriamo, e i più importanti: l'amore Agápe, quello totale, di Gesù, e l'amore Phileoo, quello che indica un'amicizia intima e autentica. ...

Gesù stesso parla di questi due tipi di amore durante l'ultima cena:

“Nessuno ha amore (????? agape?) più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici (????? philos). Voi siete miei amici (????? philos), se fate le cose che io vi comando.” (Giovanni 15:13-14)

Paolo ci chiede di  “prosphile?s”  di "estendere l'amore verso gli altri", di dare lo sfratto a tutti i pensieri cattivi verso gli altri, e di far abitare nella nostra mente  lo stesso amore, la stessa amicizia intima e autentica  che abbiamo per Gesù,  estendendolo agli altri.

7. Tutte le cose di buona fama - ??????? euphe?mos

Questo è un altro “hapax legomenon”, una parola usata una sola volta, e qui,  nel Nuovo Testamento.

Euphe?mos è una parola composta da ?? eu buona,  e . ???? phe?me? - fama.

“Gesù, nella potenza dello Spirito, se ne tornò in Galilea; e la sua fama (???? phe?me?) si sparse per tutta la regione” (Luca 4:14)

Paolo chiede di dare lo sfratto a tutto ciò che non abbia una fama pari a quella di Gesù, di concentrarci sulle cose che siano allo stesso livello di importanza del sapere che Cristo è venuto per renderci liberi, redimerci, salvarci.

8. Quelle in cui è qualche virtù - ????? arete?

La parola ????? arete? deriva da ????? arrhe?n che significa, molto semplicemente, “un uomo capace di sollevare un peso”.

Pietro ci spiega:

“La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù (????? arete?)....Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù (????? arete?), alla virtù la conoscenza...” (2 Pietro 1:3,5)

La virtù, la forza di sollevare  pesi, è presso Dio, che ce ne fa dono. Paolo chiede di fare posto nella nostra mente a questa forza alla capacità di sollevare pesi  che non è nostra,  ma ci è stata donata gratuitamente.

Quali sono le i cose eccellenti  che Dio ha fatto?  Cosa dà a Dio fama e alta stima?  Pensa alle cose che fanno una tale impressione nella vita degli altri  e che non possono fare a meno di prenderne nota ed esserne colpiti.  Quelle sono le cose che devi avere dentro i tuoi pensieri.

9. E qualche lode - ??????? epainos

Letteralmente  epainos, non significa solo "lode", ma significa “una lode superiore” (epi = su, sopra + aineo? = lode).

Paolo dice in Romani:

“...ma Giudeo è colui che lo è interiormente, e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode (??????? epainos) proviene non dagli uomini, ma da Dio.” (Romani 2:29)

Paolo dice che se sei circonciso nel cuore se tu hai letteralmente tagliato via non un pezzo del tuo corpo, ma un pezzo del tuo vecchio io per far posto all'uomo nuovo in Cristo; solo allora la tua non è una semplice lode, ma è una lode superiore.

Sono così? Sei così?  Siamo così... soprattutto quando nessuno ci guarda? Paolo sta parlando qui di avere una vita tale che Dio  (e  Dio  vede e conosce tutto)  inizi a lodare ciò che facciamo e pensiamo

Quali sono i tipi di cose che farebbero dire a Dio: "Io  ti lodo per questo"?  Sono esattamente quelle che Paolo ha elencato: tutte le cose: vere, onorevoli, giuste,  pure, amabili, di buona fama,  virtuose, lodevoli.

Se le nostre menti fossero piene di questo tipo di pensieri Dio ci loderebbe in ogni istante, e potrebbe fare a meno di doversi ogni volta ricordare  che Gesù ci ha coperti con la sua grazia anche quando abbiamo le menti piene di tutt'altro.

Immagina per un solo attimo, è difficile lo so, ma immagina se, alzandoti ti imponessi, ogni mattina, di dare lo fratto a tutto il resto nella tua mente, e di riempirla con tutto questo! Come cambierebbe la tua vita? Come cambierebbe il modo in cui ti vedono gli altri?

E così arriviamo all'ultima frase di Paolo.

10. siano oggetto (dei vostri pensieri) - ????????? logizomai

Il verbo ????????? logizomai in realtà significa “fare un inventario”. Paolo sa come siamo fatti, perché conosce come lui stesso è fatto: sa che non ci verrà automatico di svuotare del vecchio  e riempire col nuovo. Allora ecco quello che suggerisce: “Fai un inventario di quello che hai nei tuoi pensieri”.


Quando io faccio l'inventario del materiale da riordinare al negozio, ho spesso con me una “check list” (quella che vedere qui è una recente), un foglio dove ho già scritto le cose  che voglio siano presenti sugli scaffali: “Questo ce l'ho.. (segno di spunta verde), questi anche, (segno di spunta verde) ..ah, questo mi manca (cerchio rosso)”.

Paolo ci chiede di fare lo stesso: “Pensieri veri... ce l'ho... onorevoli, pure... giusti... anche puri... mancano... amabili... mancano...”-

E non lo dobbiamo fare una sola volta: il modo del verbo tradotto con l'imperativo “siano oggetto” in greco è al presente imperativo attivo (ne abbiamo già parlato) e sta a significare “siano oggetto e continuino ad essere oggetto dei vostri pensieri.”: è un elenco, una check list che devo fare ogni giorno.

Conclusione

All'inizio vi ho detto che in Cristo possiamo essere perspicaci; possiamo guardare con una vista moltiplicata,  avere una lente di ingrandimento, un microscopio che ci faccia vedere anche quello che non vediamo, vedere perfettamente ed in profondità l'essenza delle cose che ci scorrono attorno.

Non importa chi sei.  Non importa quale sia la tua situazione,  o il tuo background o le circostanze, o le difficoltà.

Non importa il dolore, o la sofferenza,  o il lutto, o la disperazione,  o qualsiasi cosa sia che sta cercando di abbatterti in questo momento.

Se sfratti dalla tua mente tutto ciò che non è 

  • vero, 
  • onorevole, 
  • giusto, 
  • puro, 
  • amabile, 
  • di buona fama, 
  • virtuoso, 
  • lodevole.

Se lo farai ogni giorno vivrai così in Cristo  e avrai la sua prospettiva: .

“Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?» Ora noi abbiamo la mente di Cristo.” (1 Corinzi 2:16)

Preghiamo.

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Il linguaggio dell'amore | 13 Febbraio 2022 |

Al centro di ogni religione c'è il bisogno dei credenti di sapere che il loro Dio li ama. Ma il modo in cui tu come cedente restituisci il tuo amore a Dio determinerà la  differenza tra l'avere uno spirito religioso e l'amare realmente il tuo Creatore.
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Predicatrice: Jean Guest
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"Ti amo; ich liebe dich; te quiero; je t'aime; iwedihalehu E-we-d-ha-lew; kesalul; I love you."

Ogni lingua sulla terra ha parole che significano ti amo. Ogni cultura ha sviluppato rituali per esprimere l'amore e l'accoglienza di un bambino, o l'unione di persone in una relazione impegnata; mi piacciono molto le tradizioni in Cina dove lo sposo lancia frecce alla sposa, e nella Repubblica Democratica del Congo dove se sorridi il giorno del tuo matrimonio, significa che non sei serio riguardo alla tua relazione.

E ogni religione mondiale enfatizza l'amore divino;  si esprime con pratiche molto diverse, ma al centro di ogni religione c'è il bisogno dei credenti di sapere che il loro Dio li ama.

Che sia umano o divino, sembra che il nostro bisogno d'amore sia radicato nella nostra stessa essenza.

Secondo la teoria triangolare dell'amore, sviluppata dallo psicologo Robert Sternberg, le tre componenti dell'amore sono: intimità, passione e impegno. 

L'intimità è l'avere una stretta relazione personale con qualcuno; si tratta di vederlo come è realmente, si potrebbe dire che è conoscerlo dall'interno. 

Come cristiani parliamo di Dio che ci conosce in questo modo; possiamo non essere sempre a nostro agio con questo pensiero, ma lo vediamo come una prova del suo amore per noi. Il Salmo 139 dice:

“Tu Signore mi conosci dentro e fuori. (Salmo 139:15 - Trad. Bibbia “The Message”)

Ma conosciamo Dio in questo modo, e dovremmo conoscerlo così? IN Esodo c'è il racconto di come Mosè ebbe il primo incontro "personale" con Dio:

“Mosè disse: «Ti prego, fammi vedere la tua gloria!» ... E il Signore disse: «Ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato” (Esodo 33:18, 21-22)

In questo passo del libro di Esodo Mosè chiede di vedere la gloria di Dio. Ora, si potrebbe pensare che se esiste qualcuno che abbia già visto la gloria di Dio quello deve essere Mosè; non è stato lui a condurre il popolo fuori dall'Egitto quando il mare si aprì? Non è stato lui che incontrò Dio in un cespuglio ardente? Quello che aveva in mano un bastone che si trasformò in un serpente e poi di nuovo in bastone? Quello che sapeva che Dio era nella nuvola? Che aveva mangiato la manna dal cielo? 

Se qualcuno aveva visto la gloria di Dio sicuramente era Mosè; eppure dice "fammi vedere la tua gloria". Cosa può mai intendere per gloria? Non può essere la potenza, l'autorità, la provvidenza e nemmeno la presenza; ha sperimentato tutti questi aspetti di Dio. Quindi deve essere qualcos'altro che Mosè sta chiedendo di vedere. 

Gli studiosi dicono che in questo caso la parola “gloria” significa “essenza”. Mosè sta chiedendo di vedere l'essenza di Dio, la cosa che effettivamente lo rende Dio. E cosa dice Dio?

“Il Signore passò davanti a lui, e gridò: «Il Signore! il Signore! il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà.” (Esodo 34:6)

L'essenza di Dio è l'amore. Questa essenza è lenta all'ira, è piena di compassione e misericordia, è fedele e non fallisce mai. 

Forse non sapete che  i credenti su Twitter questa settimana stanno discutendo su ciò che un conduttore di programma americano ha detto in diretta circa la sua fede. 

Ho pensato che fosse un discorso bello e ponderato, dato che stava parlando di fronte a milioni di non credenti. 

Ma un certo numero di persone (che io chiamo la "polizia del vangelo") erano indignati perché non aveva incluso nella sua "condivisione della fede" la necessità del pentimento e le conseguenze del peccato come la morte e l'inferno. 

Forse, a volte questo è ciò che la gente ha bisogno di sentire, ma l'essenza di Dio è l'amore. E sicuramente questo è ciò che attira noi e gli altri a lui. Gesù afferma: 

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. “ (Giovanni 3:16-17)

C'è una cosa là fuori nel mondo conosciuta come i Cinque Linguaggi dell'Amore. Non è particolarmente scientifica, ma gli psicologi dicono comunque che è uno strumento utile per aiutare le persone che hanno bisogno di una consulenza sulle relazioni interpersonali a capire dove e perché le cose forse non vanno.

L'idea è che se il nostro linguaggio dell'amore non viene usato, allora non sperimentiamo quella sensazione di essere amati. 

Questi sono i 5 linguaggi dell'amore.

  • 1. Parole di affermazione - Questo linguaggio usa parole per affermare altre persone. 'Sei grande'.
  • 2. Atti di servizio - Per queste persone, l'azione parla più forte delle parole.
  • 3. Ricevere regali - Per alcune persone, ciò che le fa sentire più amate è ricevere un regalo.
  • 4. Tempo di qualità - Questo linguaggio consiste nel dare all'altra persona la tua completa attenzione.
  • 5. Contatto fisico - Per questa persona, niente parla più profondamente del contatto fisico (appropriato).

C'è una discussione molto interessante sul linguaggio dell'amore in Giovanni 21, quando Gesù si presenta a colazione sulla riva del lago:

“Quando ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». “ (Giovanni 21:15-17a)

Vedete, la parola che Gesù usa per amore è il greco agape, che significa amore incondizionato. E la parola che Pietro sta usando è la parola greca phileo che significa amore fraterno. 

Qualunque sia il significato delle tre domande, sembra che Gesù stia dicendo a Pietro: il linguaggio dell'amore che ti equipaggerà per il tuo futuro ministero, è quello di seguirmi incondizionatamente. E, che Dio lo benedica, Pietro, come sappiamo, alla fine ci arriva.

Quando è stata l'ultima volta che hai detto a Dio che lo ami? Ora, essendo buoni evangelici, ci preoccupiamo che sia più importante sapere quanto siamo amati da lui, piuttosto che il contrario.  E naturalmente c'è del vero in questo; il Suo amore è infallibile, il nostro probabilmente oscilla. 

Ma sente Dio il nostro “ti amo”, quando diciamo, “grazie”, o “ti lodiamo”, o “sei degno”... oppure sono implicite? Tutte queste parole sono importanti, ma dove vede il nostro agape/ ti amo per lui?

Cìè una storia nel vangelo di Giovanni che vale la pena di essere raccontata; ed è quella di un atto semplice, ma significativo di Maria verso Gesù:

“Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov’era Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. Allora Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio. Ma Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?» Diceva così non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro, e tenendo la borsa ne portava via quello che vi si metteva dentro. Gesù dunque disse: «Lasciala stare; ella lo ha conservato per il giorno della mia sepoltura. Poiché i poveri li avete sempre con voi; ma me, non mi avete sempre».” (Giovanni 12:1-8)

Questo è un momento meravigliosamente intimo nella vita di Gesù; ricordate che l'intimità è essenziale nell'amore. 

A proposito, il linguaggio d'amore di Marta è chiaramente gli atti di servizio, mentre quello di Maria è il contatto fisico. Quello che Maria fa è un atto straordinario di affetto pubblico ed è una scandalosa dichiarazione d'amore. 

Perché pensate che l'indignazione sia così grande? Come ho detto è incredibilmente intimo e contro ogni sorta di costume sociale. Ma è anche il significato e la spesa del barattolo di profumo; vedete, questa è la dote di Maria ed è il suo futuro che lei sta versando. E cosa ha fatto? L'ha versato ai piedi dell'uomo che le ha dato ogni bene nella sua vita, l'uomo che è il suo rabbino, l'uomo che ama. Gesù non la ferma, né le dice che è inappropriato. 

Quando è stata l'ultima volta che egli ha visto un amore così sacrificale o che ha sentito da noi un; “Ti amo”?

Circa dieci anni fa ho ricevuto un messaggio molto inaspettato attraverso un social media. Era dell'uomo che era stato il mio primo fidanzato quarant'anni prima. E si chiedeva se mi sarebbe piaciuto di incontrarlo. La risposta era: “No!” 

Vedete, Malcolm (si chiama così) da giovane era  bellissimo con capelli ricci scuri, grandi occhi azzurri e profumava sempre di menta. Ma se ora non fosse stato più così? Sarei rimasta delusa? L'avrei riconosciuto? Volevo che rimanesse un bel ricordo, anche se lontano. Il primo amore è una cosa preziosa, ma raramente dura. 

In Apocalisse Gesù parla alla chiesa di Efeso:

“Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono, e che li hai trovati bugiardi. So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amore del mio nome e non ti sei stancato. Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore.” (Apocalisse 2:2-4)

Questo è Giovanni nell'Apocalisse che descrive la visione che ha visto riguardo alla chiesa di Efeso. Era stata una chiesa che bruciava di amore per Gesù e per gli altri fratelli credenti; i cui membri avevano abbracciato la salvezza con passione, consapevoli di quanto Dio li amasse, erano 'vivificati in Cristo'. E la loro gioia era travolgente mentre vivevano questa nuova vita. Lo troverete in Efesini 2:1-5.

Qui, Gesù loda gli Efesini per le loro molte buone opere, il loro duro lavoro e la loro sapienza spirituale: mettevano alla prova i maestri per vedere se le loro parole erano vere; sopportavano le difficoltà e perseveravano senza stancarsi.

Ma avevano perso il loro primo amore per Gesù; e, essendo accaduto questo, cominciarono a "fare senza crederci” delle buone opere, in maniera automatica" motivati non dall'amore di e per Gesù, ma dalle opere stesse. 

Quello che una volta era un rapporto d'amore si raffreddò in mera religione. La loro passione per Lui divenne poco più che un dovere. 

E qual è questo primo amore che hanno perso? E’ di nuovo quella parola agape - il tipo di amore incondizionato.  Gli Efesini avevano dimenticato che è necessario impegnarsi nell'amore - non è semplicemente un sentimento, ma è un atto di volontà. 

Quindi come possiamo guardarci dal perdere il nostro primo amore per Gesù?

Prima di tutto c'è una precisazione da fare: accettare che ci sono stagioni di fede.  A volte siamo nei giorni di sole dell'estate dove tutto sembra benedetto; a volte siamo nel profondo inverno quando Dio sembra lontano e siamo pieni di dubbi. 

Le stagioni della fede sono naturali; non possiamo essere sempre su e non saremo sempre giù. Ma le stagioni della fede sono diverse dal perdere quel primo amore incondizionato per Gesù e ci sono abitudini che possiamo praticare che custodiranno il nostro cuore e la nostra mente.

1. Cercarlo consapevolmente ogni giorno in ogni modo

Ignazio di Loyola diceva che ogni decisione dovrebbe essere inquadrata dalla domanda: "In che modo questo mi porta verso, mi avvicina a Gesù?

2. Ascoltare, non parlare

“«Fermatevi», dice, «e riconoscete che io sono Dio.” (Salmo 46:10)

La parola usata qui per “fermo” è la radice della  parola inglese che indica la “vacanza”. Prenditi del tempo ogni giorno, una volta alla settimana o una volta al mese per ritirarti dalla vita quotidiana e semplicemente sederti alla sua presenza. E tu HAI tempo!

3. Parla con lui - digli tutto

Dice Pete Grieg, pastore e co-fondatore del movimento di preghiera 24/ 7: “La preghiera è una conversazione e la Bibbia è la sua metà della conversazione".

Siediti con la tua Bibbia. Digli ogni piccola cosa perché allora avrai la rivelazione di vederlo all'opera.

4. Ricordati di ciò che ha fatto in passato 

“Io rievocherò i prodigi del Signore; sì, ricorderò le tue meraviglie antiche, mediterò su tutte le opere tue e ripenserò alle tue gesta.  (Salmo 77:11-12)

L'ha fatto già in passato, lo farà di nuovo - aspettatevi grandi cose da lui.

5. Impara questo versetto 

“Sì, io ti amo di un amore eterno; perciò ti prolungo la mia bontà.” (Geremia 31:3b)

Colui che ti ha chiamato a sé è benevolo, colui che rimane con te ti ama incondizionatamente e per sempre.

Amen

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In Cristo puoi...avere calma | 6 Febbraio 2022 |

In Cristo possiamo avere calma, anche quando gli eventi della nostra vita sembrano impedirlo. Gesù ha promesso una pace diversa da quella del mondo  che nasce dal sapere che Dio ha già provveduto attraverso la croce e la resurrezione di Cristo.
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Siamo sulla terza parte del nostro cammino verso le cose che possiamo fare a dispetto di tutto quello che ci circonda, delle limitazioni che il Covid ci ha imposto se siamo “in Cristo”.

La meravigliosa verità sull'essere un cristiano  è che la trasformazione che avviene quando siamo in Cristo  non riguarda solo l'avere un posto in paradiso per l'eternità.

Gesù cammina  con noi  per portare cambiamenti pratici nella vita,  per passare dal vecchio io al nuovo io,  per crescere e maturare e vivere davvero.  In Cristo puoi essere una persona diversa; una persona trasformata dallo Spirito.

Questo è il motivo che Paolo ha in mente  quando scrive Filippesi 4.  Non si tratta di stabilire una nuova serie di comandi  che ti fanno sentire in colpa quando fallisci.  Si tratta di sapere che Cristo ci ama abbastanza  da volerci aiutare nel viaggio  mentre ci dirigiamo verso l'eternità.

Le volte scorse abbiamo visto  che in Cristo possiamo avere gioia, perché la gioia non è legata al momento e agli eventi della vita, ma a chi sono in Cristo.

Abbiamo poi visto che posso essere gentile,  mansueto, mite, ragionevole perché ho la certezza che Gesù tornerà  e che il suo giudizio sarà giusto, ma anche perché lui mi è vicino in ogni momento della mia vita e mi chiama ad essere suo testimone nel mondo. Oggi parleremo della calma.

Come definiresti la “calma”? Un mare senza onde si dice che è “calmo”. Un cavallo che pascola lo definiamo calmo. Un neonato che dorme è la figura della calma assoluta. Vedete? Ho richiamato tutte immagini che si associano ad una scarsità di movimento, anche se il movimento continua ad esserci, altrimenti non parleremmo di calma, ma di morte.

Un mare calmo ha ancora le onde, un cavallo al pascolo si muove lungo il prato, e un bambino che dorme ha respiro, battito cardiaco, sogni. La calma presuppone movimento.

La parola calma deriva dal greco ????? – kaluma  e significa «calore ardente del sole». In latino caluma significa semplicemente “caldo”.

Così come il caldo non dipende da noi, allo stesso modo la calma non può nascere in noi. C'è qualcosa che agisce al di fuori di noi, ma che si muove in noi  e  provoca un cambiamento.

Non è una forza interiore, ma una forza che arriva  da qualcosa di immensamente più grande di me e di te, e che provoca movimento in noi.

Leggiamo assieme Filippesi 4:6.7:

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” (Filippesi 4:6-7)

I due verbi che ho evidenziato  in greco sono in un tempo che si chiama "presente imperativo attivo".  In italiano si traduce con il tempo “imperativo": è un comando, come “Taci”! “Muoviti”, “Ascolta!” Ma il presente imperativo attivo è di più di un comando; vale per adesso, ma vale anche in futuro. Non solo “Taci!” adesso, ma “Taci, e continua a tacere!” “Non solo “Muoviti!”,  ma “Muoviti, e continua a muoverti!” Non solo “Ascolta!”,  ma “Ascolta, e continua ad ascoltare!” Il versetto di Paolo, allora, suonerebbe così:

“Non angustiatevi e continuate a non angustiarvi di nulla... ma fate conoscere e continuate a far conoscere le vostre richieste a Dio” (Filippesi 4:6 parafrasi)

Vi ricordate l'origine della parola “calma”, vero? Kaluma, il “calore ardente del sole”, qualcosa che non viene da dentro di noi, ma da fuori; la potenza che crea la calma non è nostra ma risiede altrove, ed è presso Dio.

C'è una chiave per “attivare” questa potenza,  e Paolo ce la illustra nel versetto attraverso cinque parole chiave:

1. “in preghiere” ???????? proseuche? = preghiera

“Gesù rispose loro: «Io vi dico in verità: se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, sarebbe fatto.Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete». (Matteo 21:21-22)

Il tipo di preghiera di cui parla Paolo è la stessa che chiede Gesù: la preghiera “proseuché”,  dove tu preghi al di là delle cose fattibili, dove preghi l'impossibile.

“E, dopo aver pregato, si alzò, andò dai discepoli e li trovò addormentati per la tristezza...” (Luca 22:45)

E' la preghiera del Getsemani, quella dove si sa che tutto è in mano a Dio.

Quante volte debbo pregare questo tipo di preghiera? Quando mio figlio è in ospedale ammalato? Quando il mio lavoro svanisce? In gergo tecnico questo tipo di preghiere “in occasioni speciali” sono chiamate “fox hole prayers”, “preghiere da tana della volpe”.

In guerra la tana della volpe  era la trincea appena prima della linea nemica.  Era il luogo più pericoloso: le preghiere che si facevano lì  potevano essere le ultime fatte. 

Paolo invece dice: “Se vuoi calma, non devi pregare solo quando sei nella prima trincea, ma quando la trincea è lontana, quando la vita non ha apparenti preoccupazioni. Prega nella trincea,  ma continua a pregare anche quando sei lontano da essa se vuoi avere calma nella tua vita.”

Vuoi il “calore ardente del sole”,  la potenza che Dio assicura per infondere calma nella tua vita? Prega per tutto,  anche per le cose piccole, quelle di tutti i giorni. “Fate conoscere e continuate a far conoscere le vostre richieste a Dio”. Prega, e continua, non fermarti mai di pregare.

2. “ e suppliche,” ?????? dee?sis =  supplica

“Fratelli, io desidero con tutto il cuore e domando a Dio che gli Ebrei siano salvati.” (Romani 10:1)

Quel “domando” di Paolo  è la stessa parola di Filippesi: è una “supplica”, una richiesta che si fa dal basso verso qualcuno che è enormemente al di sopra di noi.

Quando Paolo stava scrivendo ai Romani della sua supplica affinché gli Ebrei fossero salvati,  centinaia di migliaia stavano arrivando alla fede e al pentimento.  Ma non abbastanza di origine ebraica.  Paolo si rivolge a Dio supplicandolo per questa situazione.

Quante volte pensate Paolo abbia fatto questa supplica a Dio? Una volta (quella che vediamo qui in Romani)?  ma fate conoscere e continuate a far conoscere le vostre richieste a Dio” “Supplica  e continua a supplicare”.

E' qualcosa che accompagnerà Paolo per tutta la tua esistenza; ed è questo quello che ti chiede per poter ottenere il “calore ardente del sole” la potenza di Dio che scacci l'ansia e ti porti la calma nella tua vita. Continuare a domandare, a supplicare, a chiedere che Dio agisca, senza mai stancarsi. Sapete quale è il mio  problema (uno dei molti miei)? E' che io metto tutta la mia energia nell'alimentare l'ansia, piuttosto che alimentare la supplica a Dio. Sono da solo, vero?

3. “accompagnate da ringraziamenti” ?????????? eucharistia – ringraziamento

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento.” (Colossesi 2:6-7)

Per cosa sta chiedendo di ringraziare Paolo? Per i favori che Dio ci provvederà? Certo che no: quelli saranno la “ciliegina sulla torta”.

Il ringraziamento non è in base a ciò che Dio farà ma in base a quello che ha già fatto. Ci saranno situazioni nella vita che ci provocheranno ansia, ma c'è anche una certezza: Cristo à venuto, per chi lo ha ricevuto c'è un cammino da fare assieme a lui, un terreno dove mettere radici (radicati),  su cui costruire (edificati) e tramite cui essere solidi (saldi)

“...perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rom 6:23)

E' per tutto questo che dobbiamo ringraziare. Il peccato è sconfitto. La morte è sconfitta.  L'ansia che viene dal peccato, dalla malattia e dalla morte . alla fine è insignificante. E dobbiamo ringraziare e continuare a ringraziare.

Allora, se vogliamo avere quelle potenza che scaccia l'ansia,  non possiamo fare a meno di preghiera,  supplica e ringraziamento;  “Metteteli insieme quando siete ansiosi  e imparerete a pregare in modo da poter smettere di essere ansiosi.”  ci dice Paolo.  “Ma non fatelo una volta e via, continuate a farlo in continuo. Deve diventare parte della vostra routine quotidiana, deve entrare nel tuo DNA di credente.".

Ci saranno ancora problemi,  ci saranno ancora lutti, ma la potenza   quel “calore ardente” di Dio, arriverà a darci pace.

4. “E la pace di Dio”  ????? eire?ne? = pace

La parola “pace” in greco è ????? eire?ne? . Esiste una bibbia molto antica, la Septuaginta, che fu la versione con cui molti “gentili” (pagani) lessero l'Antico Testamento. Era una traduzione in greco dei vari libri da Genesi a Malachia. Perché vi parlo della Septuaginta? Perché la parola “????? eire?ne? “pace” è quella con cui è stata tradotta la parola ebraica “shalom”

Nella cultura ebraica shalom non è solo un saluto, (“Shalom”, “Pace” lo diciamo anche noi evangelici talvolta), è un concetto filosofico profondo:  è la pace che viene nonostante le circostanze che accadono, è indipendente da quello che stai vivendo.

Puoi avere “shalom” quando tuo figlio è morto quando hai il tumore, quando hai perso il lavoro. E' una pace spirituale.  Una pace in cui niente può distruggere la mia fede.  Una pace in cui la mia mente è al sicuro e ho una pienezza di vita. E' una pace...

“che supera ogni intelligenza” ??????? hyperecho? = supera

Ma ??????? hyperecho? non significa solo “supera”; lo vediamo in Romani 13:

“Ogni persona stia sottomessa (??????? hyperecho?) alle autorità superiori”.  (Romani 13:1)

Paolo sta dicendo che devi lasciare che la pace Dio sottometta la tua intelligenza, la tua comprensione del mondo. Ti chiede di non fidarti di ciò che con la tua mente pensi, ma di affidarti alla pace “shalom” di Dio.

Paolo affermerà ai Corinzi:

“In realtà, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo...” (2 Corinzi 10:3-5)

Il senso di insicurezza, la mancanza di speranza,  gli strumenti di Satana per farci dubitare della cura di Dio per noi, la pace “shalom” li supera tutti... ma siamo noi che dobbiamo sottomettere i nostri pensieri, farli prigionieri, piegarli, fino a renderli obbedienti a Cristo.

I problemi nella tua vita rimarranno, ma la pace di Dio alla fine supererà tutte queste sfide di ansia.

5. “custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” ??????? phroureo? = custodirà

??????? phroureo? è il verbo che indicava  il turno di guardia di una sentinella armata. La potenza di Dio non solo supererà l'ansia, ma monterà di guardia attorno al tuo cuore (che, vi ricordo, per gli ebrei era la sede del ragionamento) e ai tuoi pensieri.

In Cristo puoi essere calmo, essere calma puoi avere pace...  anche quando diventiamo ansiosi. Perché voi sapete … e io so … e ogni cristiano con un po' di sale in zucca sa …  che ci saranno momenti in cui l'ansia avrà la meglio su di noi.  Nonostante le nostre preghiere.  Nonostante il nostro pensiero.  Nonostante le nostre azioni.  Eppure, anche allora, possiamo avere pace.

Quando questo accade, non siate sorpresi, non datevi colpa, non abbiate timore di non essere buoni credenti; Gesù ci conosce, sa come siamo dentro, è stato umano anche lui. E' per questo che ha detto:

“Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.” (Giovanni 14:27)

Gesù ha promesso una pace diversa da quella del mondo. Non l'assenza di problemi, ma la calma che nasce dal sapere che Dio  ha già provveduto al problema più grande; quello di poterlo riabbracciare come Padre, attraverso la croce e la resurrezione di Cristo.

Se sono in Cristo posso avere calma, se prego e continuo a pregare se domando a Dio e continuo a domandare se ringrazio e continuo a ringraziare per ciò che Gesù ha già fatto.

E' allora che “shalom”, la pace di Dio che tutto supera e sottomette arriverà a proteggere il mio cuore e i miei pensieri.

Serve solo che io faccia prigionieri i miei pensieri, e li sottometta a Cristo.

Preghiamo. 

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In Cristo puoi... essere gentile | 30 Gennaio 2022 |

Viviamo in un mondo in cui ci sono molte situazioni ed eventi che ci irritano. Paolo ci chiama ad essere gentili,  perché "Il Signore è vicino", tornerà a mettere le cose al loro posto e cammina con noi momento per momento verso quel futuro. 
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Siamo alla seconda parte della nostra passeggiata in Filippesi 4, dove Paolo ci indica tutte le cose (e sono molte) che possiamo fare, se siamo “in Cristo”.

Abbiamo parlato due settimane fa che in Cristo possiamo avere gioia indipendentemente da tutto ciò che ci circonda, che le cose girino per noi bene o meno. Questa settimana vedremo che in Cristo possiamo essere gentili.

Immagina di essere al supermercato,  e di avere un carrello con poca roba da comperare; sei alla cassa e sta per arrivare il tuo turno, quando dietro te arriva una signora anziana, che ha un carrello più pieno del tuo; ha un bastone e cammina male. Cosa fai?

Puoi decidere di non fare nulla, attendere il tuo turno, pagare e andare via... Oppure puoi farla passare avanti, aiutarla a mettere i prodotti sulla cassa, a imbustarli, e accompagnarla alla macchina con le buste della spesa.

Cosa penseranno le persone che vedono la tua azione? Alcuni penseranno che sei stato “fesso", ma per la stragrande maggioranza di chi ti ha visto sarà che sei stato, sei stata “gentile”.

Cosa vuol dire “essere gentili”? Quali azioni lo dimostrano? Far passare davanti a te una persona anziana al supermercato? Trattare bene gli animali e la natura? Non arrabbiarti con nessuno? Cosa altro?

La parola “gentile” in italiano deriva dalla cultura romana,  dove significava “ciò che appartiene ad una “gens-gentis”;“gente” inteso come “famiglia". Una famiglia di cui si potesse tracciare la storia, le origini, da chi discendeva, le gesta nobili o i poteri che avevano avuto in passato. 

A Roma antica solo la nobiltà aveva il privilegio  di conoscere il proprio passato  e di essere discendenti di  persone importanti: tutti gli altri erano il “vulgus” il “popolo”,  senza una storia, senza nobiltà.

Per questo ciò che apparteneva al “vulgus”, al popolo, era “volgare” e quello che apparteneva alle “gentis” era “gentile”. Col tempo “volgare” divenne sinonimo di qualcosa brutto e rozzo,  “gentile” di qualcosa di bello e delicato.

Ma dove troviamo la parola "gentile" nella Bibbia? Il Nuovo Testamento non usa mai la parola “gentile” se non per indicare le popolazioni pagane. Ma usa altre due parole simili: la prima è  questa:

“L’amore è paziente, è benevolo...” (1 Corinzi 13:4 a)

Benevolo in greco è ??????????? chre?steuomai; che significa “dimostrarsi utile”.

L'altra parola è questa:

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino.” (Filippesi 4:5)

La parola greca ???????? epieike?s   a seconda della Bibbia usata e del versetto, è tradotta in italiano in molti modi diversi: mansuetudine, mitezza, ragionevolezza, affabilità, modestia, bontà, amabilità.

In realtà la parola è composta da due parole: ??? epi, che significa "sopra, davanti, prima" ed ???? eiko?, che significa "dare la precedenza, lasciare il posto".

Ti ricordi dell'esempio del supermercato, vero? Paolo direbbe di te che sei stato, sei stata epieike?s  lasciando il tuo posto all'altro, facendo passare davanti la signora anziana.

Lo scopo dell'essere gentili  è sia rendersi utili agli altri (chre?steuomai) sia lasciare il posto a qualcun altro (epieike?s). Ma la gentilezza è più di questo. 

Hai visto di recente uno qualsiasi dei talk show in tv? Oppure un dibattito tra due politici? Diresti che le persone erano gentili l'un l'altro? La realtà dei fatti dice  che è molto più facile irritarsi ed essere irritanti che essere gentili l'un l'altro. E gran parte dei programmi televisivi gioca proprio su questo, e invita al conflitto... perché fa “audience”...

A seconda del carattere che abbiamo e a seconda della vita che abbiamo avuto, saremo più o meno propensi o propense ad essere gentili invece che scontrosi o irascibili.

Indipendentemente dal nostro carattere più o meno “morbido”, come credenti dovremmo renderci utili agli altri e dovremmo cedere il nostro posto agli altri.

E non lo dice Marco, ma la Parola di Dio; così dice Paolo ai Filippesi.

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino.” (Filippesi 4:5)

Paolo dice che tutti dovrebbero sapere che siamo di quelli che cedono il passo agli altri, che si dimostrano utili, che agiscono a favore di chi incontriamo nella vita.

Esiste una Bibbia in inglese, chiamata “Amplified” che, quando una parola può avere più significati, li mostra tutti: se esistesse la stessa cosa in italiano questo versetto suonerebbe così:

“Che la vostra mansuetudine, mitezza, ragionevolezza, affabilità, modestia, bontà, amabilità. sia evidente a tutti.  Il Signore sta per tornare!” (Filippesi 4:5 parafrasi)

Vi ricordate il contesto in cui queste parole vengono dette, vero? Per prima cosa, Paolo  è in prigione; non è specificamente in prigione per la predicazione del Vangelo  ma perché persone del suo stesso popolo, i suoi nemici ebrei, lo accusano falsamente  e lo incolpano di creare dissenso contro il governo di Roma. Paolo è un traditore.  Paolo è stato incarcerato per mano della sua stessa gente.

Ma anche la chiesa di Filippi sta attraversando un periodo turbolento; ci sono persone nella congregazione che stanno cercando di creare divisione, e dicono apertamente che gli insegnamenti di Paolo sono sbagliati. Persone della chiesa che lui stesso ha piantato e che lui stesso ha posto come guide sono ora contro di lui.

Quanti di noi sarebbero stati impazienti, scontrosi o irascibili verso le persone che avevano provocato tutto questo? Paolo avrebbe avuto tutte le ragioni per esserlo!

E invece no: Paolo ordina ai Filippesi  di far si che la loro gentilezza sia vista da tutti.  Non solo dagli altri cristiani,  ma da tutti coloro con cui vengono in contatto.

Ma cosa sta chiedendo Paolo chiedendogli di essere “mansueti”?  Il modo migliore per sapere cos'è la mansuetudine è vedere come viene applicata nella Bibbia. Cominciamo con Gesù.

All'inizio del suo ministero Gesù andò nel deserto e fu tentato. Ricordiamoci bene che questo Gesù Cristo è Dio.  Quando furono stesi i cieli e la terra, Gesù era lì.  Quando Satana fu cacciato dal Cielo, Gesù era lì.  Tutto il potere era nelle Sue mani. 

E Satana a questo Gesù, a colui che ha creato il mondo, a colui che lo ha buttato dalla finestra del Paradiso, adesso arriva e gli dice: "Se ti prostri e mi adori ti darò tutte le nazioni". Non trovate sia un po' irritante?

Riuscite ad immaginare cosa gli avremmo “consegnato” a Satana se fossimo stati al posto di Gesù? Volete che vi faccia qualche esempio? Meglio di no!

Come reagì Gesù? Leggiamolo in Luca:

“Il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».  Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e gli disse:  «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni; perché essa mi è stata data e la do a chi voglio.  Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto”». Allora lo portò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui,  perché sta scritto: “Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, di proteggerti” e “Essi ti porteranno sulle mani, perché tu non urti col piede contro una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non tentare il Signore Dio tuo”». Allora il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento opportuno. (Luca 4:3-13)

Gesù nella sua avventura terrena era uno di quelli che "usava" la sua voce; non aveva un tono monocromo e placido. Gesù aveva urlato ai mercanti nel tempio, e più volte nei vangeli si dice che Gesù ha gridato. Ma qui, Gesù non alzò mai la voce; ma rispose citando ogni volta la parola di Dio :”Sta scritto … E' stato detto...

Cosa è la gentilezza secondo Gesù? E' non “reagire a molla” anche quando sappiamo al 100% di essere nel giusto. E' pensare biblicamente, ricordando all'altro la verità della parola di Dio, ma senza aggredire.

Gesù era mansueto, ma questo non significava che fosse “debole”. L'immagine che normalmente si usa per descrivere la mansuetudine è quella dei bovini; le mucche sono esseri “mansueti”... ma non per questo sono “deboli”. Esse sanno di avere tutta la potenza necessaria per farci del male... ma decidono di non farlo (a meno che noi non facciamo qualcosa contro di loro); pascolano al nostro fianco, si fanno accarezzare. Questo significa essere mansueti: avere “potenza in controllo”.

Gesù era fermo sulla Parola di Dio. Gesù possedeva tutta la potenza della Parola di Dio... esattamente come tu ed io. Ma dobbiamo conoscere la Parola; la dobbiamo leggere e studiare per averla a fianco nel momento del bisogno.

Un altro esempio. Questa volta vediamo Barnaba.  Barnaba insieme a Paolo fu il leader del primo viaggio missionario negli Atti.  Assieme a loro c'era un uomo abbastanza giovane  di nome Giovanni, ma detto Marco. Dopo un po' che stava con loro, Giovanni detto Marco si stufò del lavoro di missionario e di punto in bianco li lasciò da soli.

Più tardi Paolo e Barnaba pianificarono un secondo viaggio missionario.  Ecco come si svolse il viaggio:

“Dopo diversi giorni Paolo disse a Barnaba: «Ritorniamo ora a visitare i fratelli di tutte le città in cui abbiamo annunciato la Parola del Signore, per vedere come stanno».  Barnaba voleva prendere con loro anche Giovanni detto Marco. Ma Paolo riteneva che non dovessero prendere uno che si era separato da loro già in Panfilia e che non li aveva accompagnati nella loro opera. Nacque un aspro dissenso, al punto che si separarono; Barnaba prese con sé Marco e s’imbarcò per Cipro. Paolo, invece, scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore. E percorse la Siria e la Cilicia, rafforzando le chiese.” (Atti 15:36-41)

Ora, forse Paolo e Barnaba non sono stati gentili, o amorevoli, o mansueti l'uno con l'altro.  Ma il trattamento gentile di Barnaba verso Marco  diede a Marco un'altra possibilità.

Sapete cosa fruttò la mansuetudine di Barnaba? Fruttò un vangelo, perché Giovanni detto Marco in realtà è il Marco che ha scritto il secondo vangelo nella tua Bibbia.

Più tardi Paolo si pentì di essere stato non gentile ed non amorevole con Barnaba e Marco; e quel Paolo, che lo voleva cacciare, scrisse di Marco a Timoteo:

“Prendi Marco e conducilo con te, poiché mi è molto utile per il ministero.” (2 Timoteo 4:11 b)

Marco era una persona  che avrebbe potuto essere allontanata dal ministero  a causa dei suoi fallimenti e a causa dell'impazienza di Paolo.  Fu la gentilezza di Barnaba che portò ad un risultato molto diverso.

L'essere gentile di Barnaba significava essere disposto ad accettare  che non possiamo sempre avere tutto sotto controllo e che ci saranno momenti in cui le persone  non soddisfano le nostre aspettative.

Significa che dobbiamo essere disposti  a mettere via lo spirito critico e giudicante  e sostituirlo con uno spirito che vuole incoraggiare  anche di fronte a  un fallimento.

Significa che dobbiamo essere disposti  a mostrare il nostro apprezzamento per i doni e i contributi degli altri anche quando questi doni e contributi sono diversi dai nostri.

Significa che dobbiamo essere disposti a riconoscere  che il nostro modo e il nostri piani  possono non essere sempre quelli migliori; e anche se sarebbero il modo migliore,  dobbiamo dare alle persone  l'opportunità di imparare nuove tecniche  senza essere condannati prima di iniziare.

Significa che dobbiamo essere disposti  a permetterci l'un l'altro di fare errori.  E, quando diamo un incarico o un compito, riconoscere che la perfezione non arriverà  e le persone ci deluderanno, e ricordare che anche noi abbiamo deluso talvolta altri.

Essere mansueti, essere gentili non significa essere sempre fermi o sempre morbidi; Gesù davanti al padre dell'errore, il diavolo, era stato fermo. Barnaba davanti all'errore di Marco era stato morbido.

Essere gentili  significa essere  fermi o  morbidi a seconda della grazia necessaria alla situazione e al momento; la gentilezza è la grazia in azione.

Dio è stato gentile con te e con me, e lo he tutt'ora nonostante  tu ed io lo irritiamo su base quotidiana. Infatti Dio ci permette di sbagliare... di peccare...  e poi ci aiuta dolcemente ad andare avanti.

Dio avrebbe potuto giustamente prendere la via della giustizia immediata, punirci per il nostro peccato.  Ma sapeva che questo ci avrebbe schiacciato e ci avrebbe resi per sempre timorosi di avvicinarci a Lui.  Così Dio ha scelto una via diversa:

“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.” (2 Pietro 3:9)

La scorsa settimana Jean ha parlato del cuore di Gesù; un cuore aperto, che concede un'altra opportunità all'esattore corrotto Zaccheo. Un Gesù che lo incoraggia, nonostante Zaccheo non sia perfetto, e gli dice che anche lui, imperfetto come è, è figlio di Abraamo, fa parte del popolo di Dio.

Quando doveva essere irritato Gesù  conoscendo che Zaccheo rubava, vessava  e faceva andare in  carcere le persone povere? Ma entrando in casa sua,  parlando con mansuetudine, sta dicendo a Zaccheo e a tutti quelli che erano lì … e anche a noi: “Vedete? Voi che siete in Cristo, dovete essere gentili con gli altri, nonostante quanto siate irritanti."

Facile, vero? No... non lo è per nessuno, e nemmeno per Gesù lo era, credetemi!

Paolo sottolinea nel versetto di Filippesi che l'essere mansueti ha un motivo e uno scopo:

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino.” (Filippesi 4:5)

Sulla frase “Il Signore è vicino” ci sono due possibili significati.

Il primo (ed è il più “gettonato” nei commentari) è che Il Signore è vicino nel senso che la sua venuta  potrebbe avvenire in qualsiasi momento. Gesù sta per tornare,  e noi lo vedremo faccia a faccia.

Perché mai questo ci dovrebbe rendere mansueti? Beh, sappiamo che quando Gesù verrà,  tutte le cose saranno messe a posto: il male sarà punito e il giudizio sarà giusto. La fedeltà sarà premiata e Dio loderà i suoi santi.

Paolo allora dice che non dobbiamo stressarci troppo  perché Dio porterà equità alla fine. Il Signore è vicino.; tutto ciò che nella vita provoca rabbia  e irritazione verrà spazzato via.

Non solo: molti di noi che si irritano a vicenda  saranno in cielo insieme; quindi cominciamo da subito ad usare gentilezza con quelli con cui dovremo trascorrere l'eternità.

E dobbiamo mostrare gentilezza anche agli altri  che non sono ancora sulla via dell'eternità, perché vogliamo che anche loro siano con noi.

Ma c'è un altro significato possibile e non è meno importante  (ed è quello che preferisco): il Signore è vicino nel senso che sta camminando con noi, è al nostro fianco ad ogni passo del cammino.

Gesù è consapevole di come siamo,  di come pensiamo e di come agiamo, ed è interessato al fatto che,  come suoi ambasciatori nel mondo dimostriamo agli altri quale sia il suo cuore.

“Il Signore è vicino” significa  che vede come viviamo il nostro cammino di fede. "“Il Signore è vicino”significa che  al nostro fianco vive il suo Spirito, il Consolatore, lo Spirito di Verità.

Come puoi, tu  che sei stato, sei stata oggetto di tanta pazienza e dolcezza,  come puoi non mostrare agli altri  la stessa grazia che è stata usata verso di te?

Come puoi tu, tu che sai che Dio aveva tutto il diritto di essere irritato,  e impaziente, e brusco con te  (ma non l'ha fatto) ,come puoi ora non estendere quella stessa grazia agli altri?

Che la tua  mansuetudine, mitezza, ragionevolezza, affabilità, modestia, bontà, amabilità  sia evidente a tutti; sia ai credenti, ma anche (e forse soprattutto) a chi ancora non crede perché Gesù quelli sta cercando.

In Cristo puoi essere una persona  che ha un approccio così gentile alla vita  che tutti intorno a te possono vedere la differenza che Cristo fa nella vita tua vita, nella vita di chi crede.

“Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.” (Giovanni 13:35)

“Il Signore è vicino”: quale significato preferisci? Che Gesù sta per tornare, o che Gesù è al tuo fianco? Il significato può variare: l'obiettivo no.

Il fine della mansuetudine, dell'essere gentili, è testimoniare di un Dio così grande, così innamorato,  così pieno di grazia e di compassione...

“...che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Vivi così  e sarai un testimone, una testimone potente per il Signore Gesù Cristo. Vivi così e brillerai come come un faro,  in un mondo dove l'irritazione, l'impazienza,  l'insofferenza e la vendetta sono diventate la norma.

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:16)

Preghiamo.

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Il cuore di Gesù | 23 Gennaio 2022 |

Un cuore aperto emana grazia, è ospitale con le gioie e i dolori degli altri, si rallegra con chi si rallegra e piange con chi piange. Un cuore aperto si siede assieme all'altro e non controlla l'orologio. Con quale cuore vivi la tua vita di credente? Con un cuore chiuso, o con un cuore aperto? Gesù ti chiede di avere un cuore come il suo.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 9 minuti
Tempo di ascolto audio/ visione video: 30 minuti

Il nostro cuore è un organo straordinario. È grande quanto il mio pugno, eppure pompa oltre 9000 litri di sangue nel nostro corpo ogni giorno; batte una volta al secondo...

Ecco due fatti singolari: la maggior parte degli attacchi di cuore avviene di lunedì, e il giorno più comune dell'anno per un attacco di cuore è... il giorno di Natale.  I poeti hanno scritto milioni di parole sul cuore, le pop star ne hanno fatto canzoni, Shakespeare ha scritto versi imitando il suo ritmo e Plinio il Vecchio ha coniato la più famosa citazione sul cuore - “La casa è dove si trova il cuore”.

Dov'è il tuo cuore oggi? Dov'è il mio?

Preghiamo con le parole di questa antica preghiera: “Signore del mio cuore, dammi una visione che mi ispiri. Signore del mio cuore, dammi luce per guidarmi. Signore del mio cuore, dammi la saggezza per dirigermi. Signore del mio cuore, dammi coraggio per rafforzarmi. Signore del mio cuore, dammi fiducia per consolarmi.

Abbiamo imparato cosa vediamo quando guardiamo il volto e la postura di Gesù. Oggi guarderemo il suo cuore e scopriremo cosa ci insegna su Dio e come dovremmo rispondere a ciò che scopriamo.

Forse inizierò con qualcosa che che non vi aspettate. Voglio parlare del cuore spezzato di Dio.

Noi cantiamo spesso “spezza il mio cuore per ciò che si spezza il tuo”, ma cosa spezza il cuore di Dio? Questo è il momento in cui accade per la prima volta...

“Poi udirono la voce di Dio il Signore, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il Signore fra gli alberi del giardino. Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?» Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto». Dio disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato del frutto dell’albero che ti avevo comandato di non mangiare?»L’uomo rispose: «La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato». Dio il Signore disse alla donna: «Perché hai fatto questo?»”(Genesi 3:8-13 a)

“Perché hai fatto questo?” Una volta camminavamo con Dio e vivevamo alla sua presenza, ma come esseri umani abbiamo scelto invece l'allettante astuzia che tutto consuma del peccato e come razza continuiamo a farlo; non possiamo incolpare nessun altro. 

Giovanni dice:

“Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi.”  (1 Giovanni 1:8 )

E Paolo aggiunge:

“Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e la cupidigia che è idolatria.”(Colossesi 3:5)

Gesù disse che il problema del peccato è quello che viene da dentro il nostro cuore.

“Diceva inoltre: «È quello che esce dall’uomo che contamina l’uomo; 21perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza.” (Marco 7:20-22)

Nessuno di noi ha motivazioni pure e quel "Perché hai fatto questo?" riecheggia attraverso le generazioni. Ma se è il nostro peccato che spezza il cuore di Dio, è il suo amore che trova il modo di guarire. Lo vediamo con più forza quando leggiamo di Gesù nel giardino del Getsemani la notte in cui fu tradito.

“Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e disse ai discepoli: «Sedete qui finché io sia andato là e abbia pregato». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a essere triste e angosciato. Allora disse loro: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate con me». E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi». Poi tornò dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare con me un’ora sola? Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Di nuovo, per la seconda volta, andò e pregò, dicendo: «Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». E, tornato, li trovò addormentati, perché i loro occhi erano appesantiti. Allora, lasciatili, andò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le medesime parole. Poi tornò dai discepoli e disse loro: «Dormite pure oramai, e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina, e il Figlio dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino».” (Matteo 26:36-46)

Questo è ciò che N.T. Wright dice di questa scena: 

"Il Getsemani è assolutamente centrale per ogni corretta comprensione di chi fosse realmente Gesù. Ma certamente Matteo è chiaro che, in questo momento cruciale, Gesù aveva affari urgenti e spiacevoli  da compiere con suo padre. Era arrivato fin là; aveva detto loro più e più volte che sarebbe stato arrestato, torturato e crocifisso; ma ora, all'ultimo minuto, questa conoscenza doveva farsi strada dalla sua mente, intrisa di scritture, fino a un cuore obbediente che prega. Ed è meravigliosamente confortante (come sottolinea lo scrittore agli Ebrei) che egli dovette fare questo straziante viaggio di fede, proprio come noi dobbiamo farlo.”

‘Se è possibile, passi oltre da me questo calice!’  Gesù era fermamente determinato a comprendere questo momento fatidico, alla luce della lunga narrazione delle scritture che vedeva ora giungere al suo culmine nella sua morte. 

Ma, proprio per questo, si rese conto in modo nuovo e devastante di essere chiamato a scendere nell'oscurità, più in profondità di chiunque altro prima, l'oscurità di colui che, pur essendo il figlio stesso di Dio, avrebbe bevuto il calice che simboleggiava l'ira di Dio contro tutto ciò che è male, tutto ciò che distrugge e deturpa il meraviglioso mondo di Dio e le sue creature portatrici della sua immagine.

Possiamo vedere questo stesso processo mentre la storia si snoda. Tutti gli elementi del male nel mondo sembrano precipitarsi su di lui: la politica dell'élite locale alla ricerca del potere, la brutalità casuale della Roma imperiale, la slealtà di Giuda,  il fallimento di Pietro. 

I grandi sistemi che schiacciano chi si trova sulla loro strada, e i tradimenti intimi, fortemente personali, e tutto ciò che sta in mezzo, il disprezzo, l'incomprensione, la violenza.

La storia è raccontata in modo tale che noi vediamo e sentiamo, piuttosto che solo immaginare, le diverse manifestazioni del male nel mondo. Matteo ci invita a vederle tutte convergere su Gesù. Questo è il senso di questa storia".

C'è del vero quando cantiamo: "Non saprò? mai che prezzo ha quello che Tu hai pagato già". 

Il peccato spezza il cuore di Dio e dovrebbe spezzare anche il nostro; non solo ciò che riguarda  il nostro personale fallimento, ma anche  la miriade di modi in cui il peccato guasta questo mondo e la vita delle persone. Ho detto nel mio ultimo  messaggio che il nostro vangelo è un vangelo di amore e di giustizia insieme; non possiamo predicare l’uno senza l'altro, né possiamo praticare l'uno senza dichiarare il suo amore. 

Dobbiamo effettivamente mettere in parole il grido degli oppressi; la nostra attenzione deve essere rivolta ai poveri, ai perduti, ai soli, agli emarginati, agli esclusi. Forse conoscete la storia di San Lorenzo: quando i soldati romani vennero ad arrestarlo durante la persecuzione di Diocleziano nel 304 D.C. e pretesero di vedere le ricchezze della Chiesa, Lorenzo li portò in strada e mostrò loro i poveri, gli storpi e gli zoppi. 'Ecco il nostro oro' disse loro. È una bella risposta, ma il risultato è che lo fecero “cuocere” sulla piastra!

All'inizio di quest'anno mi hanno mandato questo messaggio; mi ha fatto ridere, ma è un vero promemoria per non essere a proprio agio di fronte all'ingiustizia. E' questo che dovrebbe spezzarmi il cuore.

QUEST’ANNO VOGLIO ESSERE PIU’ SIMILE A GESU’:

  • uscire con i peccatori
  • far arrabbiare le persone religiose
  • raccontare storie che fanno riflettere
  • scegliere amici impopolari
  • essere gentile, amorevole e misericordioso
  • fare pennichelle sulle barche

Un modo in cui possiamo essere più simili a Gesù è di avere il cuore aperto. Il suo sguardo era sempre d'amore, la sua postura era sempre di benvenuto, il suo cuore era sempre pronto a dare una possibilità alle persone. 

“Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Un uomo, di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. Allora, per vederlo, corse avanti e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via. Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua».  Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!» Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo». Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio di Abraamo...” (Luca 19:1-9)

Zaccheo era un esattore delle tasse peccaminoso e disprezzato dalla folla. Ma era la persona che Gesù vide e chiese di rimanere nella sua casa.

Noi siamo Zaccheo e tuttavia siamo anche la folla. Ci sono momenti nella nostra vita in cui possiamo tendere alla critica, giudicando le persone in modo stereotipato in base a criteri mondani. Ci sono anche momenti nella nostra vita in cui sappiamo di aver sbagliato, e abbiamo bisogno di pentirci - Gesù deve venire a casa nostra. Lui è l'unica persona che vede noi e la nostra vera natura e può trasformarla. 

Zaccheo divenne l'opposto di quello che era stato per tutta la sua vita: aveva aperto suo cuore.

Ma a volte, invece di avere il cuore aperto, abbiamo il cuore duro, sia per la nostra paura e insicurezza, sia per il dolore, la rabbia, la delusione causata da altre persone, o semplicemente perché non abbiamo tempo per le persone che non ci piacciono. A volte dimentichiamo che la nostra salvezza non è solo per noi. Siamo destinati ad avere il cuore aperto per uno scopo.

“Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra (=un cuore duro) e vi darò un cuore di carne. ( =un cuore tenero e aperto)” (Ezechiele 36:26)

Un cuore aperto non sente l'obbligo di autoproteggersi o di darsi delle arie. Un cuore aperto non vede alcun vantaggio nell'indossare una maschera o nel costruire un muro. Un cuore aperto sa di essere nascosto con Cristo in Dio, quindi non c'è più nulla da nascondere. Un cuore aperto emana grazia. Un cuore aperto è generoso con i suoi affetti. Un cuore aperto segue le sue passioni a pro del Vangelo. Un cuore aperto è ospitale con le gioie e i dolori degli altri. Si rallegra con chi si rallegra e piange con chi piange. Un cuore aperto si siede assieme all'altro e non controlla l'orologio.

Ammorbidisci i nostri cuori, Signore, così che possiamo amarti con tutto il nostro cuore, la nostra mente, la nostra forza e la nostra anima e il nostro prossimo con tutto ciò che abbiamo. Amen.

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In Cristo puoi... avere gioia | 16 Gennaio 2022 |

Le circostanze e gli eventi del mondo rubano la tua gioia: Gesù la protegge e la contiene. Non permettere alle circostanze della vita  di dettare la tua risposta. La tua gioia non sarà mai in funzione di ciò che hai, ma di ciò che sei IN Cristo.
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Non so voi, ma dopo più di due anni sono stufo di sentirmi dire ogni giorno di tutte le cose che NON posso fare. Vivo la mia vita con dei limiti che so sono per il mio bene... ma non per questo non ne soffro. La gioia in questi anni  sembra essere quasi sparita.

E' per questo che la serie di messaggi  che comincio questa settimana si intitola “In Cristo puoi”. Vogliamo conoscere assieme tutte le cose che possiamo fare e che nessuno può impedirci dal praticare.

La prima cosa che nessuno può impedirci di avere è la gioia. E per parlare di gioia in Cristo non possiamo fare a meno del libro dove la gioia è il motivo conduttore di tutta la narrazione: sto parlando della lettera di Paolo ai Filippesi.

A metà dello scorso anno abbiamo già visto con i messaggi di Celeste, di  Jean e miei, molto di questo libro per ciò che riguarda  le varie teologie contenute in esso, gioia, unità, gloria e pace.

Questa volta vorrei parlarvi di tutto ciò che attraverso Cristo possiamo fare non quando stiamo bene, non quando le situazioni sono a nostro favore, ma sempre, e soprattutto quando stiamo male  e le situazioni sono avverse.

“...e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora. (Filippesi 1:4-5)

Quando Paolo scriveva queste parole era in prigione, incatenato ad un soldato romano h 24, senza libertà neppure per le cose intime.

Ma Paolo parla di gioia; la gioia del Vangelo  e non significa che tutto sia facile, anzi:

“Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per rivalità; ma ce ne sono anche altri che lo predicano di buon animo. Questi lo fanno per amore, sapendo che sono incaricato della difesa del vangelo; ma quelli annunciano Cristo con spirito di rivalità, non sinceramente, pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene. ” (Filippesi 1:15-17)

“Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare...”(Filippesi 3:12)

C'è invidia e c'è rivalità ci sono cattivi insegnati che cercano di minare il ministero di Paolo facendolo apparire come un bugiardo. Ma un Paolo in catene, un Paolo attaccato sul piano personale, afferma:

“Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

E la cosa più stupefacente non è tanto l'affermazione, ma il contesto in cui Paolo la dice:

“Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore.  Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita. Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi” (Filippesi 4:2-4)

Il contesto non è quello di una chiesa unita, ma di una chiesa con delle discussioni e delle divisioni tra le persone che avevano lottato assieme a Paolo per piantare la chiesa Filippi.

E in un contesto del genere, la soluzione di Paolo  “rallegratevi!" sembra davvero un controsenso, al limite una battuta sarcastica. Ma Paolo non sta scherzando; sta piuttosto indicando una realtà: si può essere gioiosi ...  nonostante le circostanze della vita.

Vorrei darti oggi tre motivi e un “luogo” dove trovare gioia anche nei periodi bui, e conservala protetta dal mondo.

1. Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti in cielo.

In Luca 10 Gesù mandò 70 dei suoi discepoli per strade e campagne ad operare miracoli. I risultati furono fantastici.  Essi tornarono al Signore pieni di gioia,  parlando delle guarigioni  e delle liberazioni che erano avvenute.

Ma Gesù li portò subito con i piedi per terra: non dovevano gioire per quella potenza   che avevano visto in azione, ma per altro:

“Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.” (Luca 10:20)

Gesù gli sta dicendo:  “Se la vostra gioia è in funzione di ciò che fate, allora siete messi male, perché la gioia vera non è in funzione di quello che fate, ma di quello che siete.  I miracoli, un giorno, potrebbero non avvenire più, ma una cosa rimarrà certa, ora e sempre: voi siete nell'elenco che è presso il Padre mio. Eravate a un passo dalla morte eterna, e ora avete  la vita eterna. Trovate lì la vostra  gioia!”. E' per quello che Paolo ci dice di rallegrarci.

2. Rallegratevi perché Dio provvede ogni giorno

Vi ricordate cosa ci ha detto di pregare Gesù?

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Matteo 6:11)

Non un pane annuale, o mensile o settimanale, ma è un pane che va richiesto OGNI giorno, e che OGNI giorno Dio provvede.

Il Salmo 103 inizia così:

“Benedici, anima mia, il Signore; e tutto quello che è in me, benedica il suo santo nome. Benedici, anima mia, il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici. (Salmo 103:1-2)

Sai quale è il mio più grande difetto? Che mi dimentico, o dò per scontate  le cose buone che Lui ha fatto, fa e farà per me. Ogni volta che prendo un respiro,  ho un buon motivo per essere grato.  Dio ha fornito quell'ossigeno. Dio ha ha fornito il sole, le stagioni, il cibo... tutto ciò che mi circonda.. ma soprattutto...

“Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità; salva la tua vita dalla fossa, ti corona di bontà e compassioni...” (Salmo 103:3-4)

Dio mi ha, ti ha perdonato,  e ci ha coronato di bontà. Quante volte in un anno, aprendo gli occhi la mattina mi rammento di questo? Quante volte la mia prima preghiera del mattino è: “Sono perdonato! Sono coronato di compassione e di bontà da mio Padre! Grazie Signore!”

E non basta: Dio non solo mi ha perdonato, ma agisce e continua ad agire in mio favore:

“...egli sazia di beni la tua esistenza e ti fa ringiovanire come l’aquila. Il Signore agisce con giustizia e difende tutti gli oppressi.” (Salmo 103:5-6)

Il salmista non stava parlando “in generale”, “Beh, si, so che Dio è dalla mia parte, per cui se mi accade qualcosa di buono significa che è stato lui.” ma di azioni precise, di interventi miracolosi che il popolo di Dio aveva realmente visto accadere.

Quando Israele era in schiavitù in Egitto, Dio lo aveva liberato, il mare si era aperto davvero davanti a loro. Aveva agito con giustizia ed aveva difeso chi era oppresso,  liberandolo attraverso più e più miracoli.

Quando Israele aveva avuto bisogno di cibo nel deserto, Egli mandò la manna dal cielo e poi le quaglie....  vere quaglie e vera manna! Dio aveva letteralmente saziato il suo popolo.

Gesù era stato mandato per completare quelle azioni: e quando i 5.000 avevano fame, moltiplicò veri pesci e veri pani. Niente fu mai più vero e reale del salire la croce per pagare i nostri peccati.

Proprio Paolo dice in Filippesi:

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti” (Filippesi 4:6)

Paolo sta dicendo:  “Se vuoi avere gioia devi sviluppare una attitudine alla gratitudine Trova lì la tua gioia!”.

3. Rallegratevi perché siete testimoni di Cristo

Gesù ha detto:

“Il servo non è più grande del suo signore”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra." (Giovanni 15:20)

Essere testimoni di Cristo non è gratis, le persone non saranno lì ad applaudirti, ma Gesù anche detto:

“Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e {, mentendo,} diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.  Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli...” (Matteo 5:10-12).

“Beati”, come abbiamo visto più volte, è la parola che la Bibbia usa per indicare la gioia ai suoi massimi livelli, la felicità assoluta. E qui tu, onestamente, potresti chiedere a me (e a Gesù... visto che è lui che parla) “E dov'è la gioia nell'essere perseguitati?”

Gesù la indica: la gioia sta nella ricompensa: egli stesso, dice Ebrei 12

“Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia.” (Ebrei 12:2)

Mosè dovette fare una scelta tra la comodità terrena  e la ricompensa  nel cielo". 

“Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone,  preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato,  stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. (Ebrei 11:24-26)

"...perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. ".  Ho bisogno di avere gli occhi puntati su quella ricompensa e non sulle difficoltà che ho attorno. Ho bisogno di fare quello che fece Mosè, concentrarmi su Cristo (e lui non lo aveva mai visto, noi si!) per vedere la gioia che mi spetta.

Paolo scriverà:

“Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che deve essere manifestata a nostro riguardo.” (Romani 8:18)

Il luogo dove trovi la gioia

Però ad essere onesti, tu sei autorizzato a dirmi: “Marco, tutto quello che mi hai indicato che dovrebbe portare gioia, diciamocelo francamente, nella vita normale porta problemi e basta. Si è vero, il mio nome è scritto in Cielo, ma qua, in terra, il mio nome  sembra non essere scritto in nessuna parte, ed io mi sento di essere tra gli ultimi. Si, è vero, Dio provvede ogni giorno, ma io riesco a malapena a  a sopravvivere. Si è vero, sono testimone di Cristo ma questo rende la mia vita ancora più difficile.”

Il viaggio della vita è un viaggio  che cerca costantemente di derubarci della nostra gioia.

Ed è per quello che Paolo non dice “rallegratevi"... e basta, ma indica un luogo dove riporre, conservare e trovare la gioia.

Dice “rallegratevi NEL Signore” In greco NEL è la preposizione ??-en, che significa “all'interno, dentro, in mezzo, circondato da. L'unico luogo dove potrai avere gioia è se sarai all'interno, dentro, in mezzo al Signore.

Nella vita affrontiamo  un sacco di momenti "ladri di gioia: la morte di un caro, la perdita di un lavoro, un reddito da fame, essere evitati della gente, essere giudicati...

Salomone sintetizzerà tutto questo dicendo in Lamentazioni:

“Io ho detto:«È sparita la mia fiducia, non ho più speranza nel Signore!»” (Lamentazioni 3:18)

Quando tutto sembra andare per il verso storto è tanto semplice aprire la bocca e bestemmiare...

“Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” Paolo non dice  “rallegratevi nel Signore... a meno che....” (qualcuno non vi corra dietro con la mazza ferrata). Paolo non dice  “rallegratevi nel Signore... finché...” (avete soldi, una famiglia unita, un bel lavoro). Ma dice che, indipendentemente dalle circostanze  il luogo dove puoi avere gioia è all'interno, dentro, nel mezzo del Signore.

Le circostanze rubano la gioia: Gesù la protegge e la contiene. Non permettere alle circostanze della vita  di dettare la tua risposta.

Questo non significa che non possiamo esprimere emozioni per le circostanze della vita: Gesù ha pianto. Gesù si  è infuriato. Gesù è stato frustrato. Gesù è stato turbato. Gesù è stato addolorato.

La chiamata a gioire sempre nel Signore  non riguarda lo schiacciare le emozioni, ma nel mantenere la giusta prospettiva, nel distogliere gli occhi  da ciò che succede intorno a noi...  e nel guardare altrove. Dove?

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?  Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:35-39)

Ecco dove volgere lo sguardo, ecco dove cercare la gioia, perché puoi gioire ... sempre, all'intero, dentro,  IN Cristo.

Il Covid, negli ultimi due anni ci ha rubato la gioia, quella terrena, negandoci abbracci, incontri, cene assieme,  agapi in chiesa, piccoli gruppi nelle case... ma la nostra gioia quella vera, è intoccabile e protetta.

“Sono sicuro: il Signore è il mio tesoro, per questo io spero in lui.” (Lamentazioni 3:24 TILC)

Posso avere gioia, perché la mia gioia è IN Cristo.

Preghiamo.

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La postura di Gesù | 9 Gennaio 2022 |

Che "postura" hai come credente? In quale posizione ti metti per accogliere, servire ed amare il prossimo, così come ha fatto Gesù?---
Predicatrice: Jean Guest
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Man mano che cresciamo la nostra postura cambia. Passiamo dal gattonare, ai primi passi traballanti, a quelli forti e dritti fino a quando l'età ci colpisce e ci ritroviamo a tornare a traballare. Chiedete a qualsiasi attore il cui lavoro è quello trovare la chiave per interpretare il personaggio e vi dirà che la nostra postura, la nostra camminata, faccia molto parte di chi siamo come persone e d come gli altri ci percepiscono.

Negli ultimi anni i cristiani hanno iniziato a usare il termine  “postura” nel parlare di discepolato. Non significa che stiamo parlando di come stiamo letteralmente in piedi o seduti, ma piuttosto di come intendiamo il discepolato e come ci presentiamo nel modo in cui ci avviciniamo agli altri.

“Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori, né si siede in compagnia degli schernitori, (Salmo 1:1)

Nel Salmo 1 vediamo le 3 posture del peccato: possiamo attivamente camminare verso il male, non allontanarci da esso scegliendo di rimanere, e possiamo sederci passivamente mentre gli altri fanno del male.

La Bibbia ci dà  delle alternative in netto contrasto a questi comportamenti fallimentari. 2 Giovanni ci dice: 

“In questo è l’amore: che camminiamo secondo i suoi comandamenti.” (2 Giovanni 1:6)

Filippesi ci dice che dobbiamo stare 

“in questa maniera saldi nel Signore” (Filippesi 4:1 b)

Ed Apocalisse 3:21 afferma: 

“Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono...” (Apocalisse 3:21)

Il comun denominatore in tutte queste "posture" spirituali positive è l'obbedienza. Proprio così come con una buona postura fisica il nostro corpo funziona meglio, con una buona postura spirituale funzioniamo meglio come discepoli camminando eretti e in libertà.

Ecco una preghiera per noi oggi.

Quando le preoccupazioni di questo mondo mi distraggono e mi allontanano da te, aiutami a rispondere alla tua voce mite che mi invita a riavvicinarmi a te. Perché alla tua presenza c'è la pienezza della gioia. Guarisci la mia postura interiore affinché io possa camminare dritto, camminare diritta nello Spirito: non piegato, non piegata non frettoloso, non frettolosa,  disponibile verso gli altri e pronto, e pronta  per il servizio.

Come possiamo sviluppare una buona postura spirituale? Quando guardiamo Gesù, vediamo che l'obbedienza si manifesta nella sua umiltà, servitù e amore.

La postura dell'umiltà

Al centro della nostra fede c'è l'umiltà.

“Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.” (Filippesi 2:5-8)

Tyler Staton dice di Emmanuel Dio con noi: "E' la gloria più alta, fondata nella realtà più bassa". L’incarnazione è ciò che dà senso al cristianesimo. 

Il pastore Marco ha predicato su questo la settimana scorsa, quindi non mi dilungo molto qui sull'umiltà di Gesù come Dio con noi. Voglio sottolineare che l'umiltà spesso ci rende vulnerabili.

Ecco cosa dice il cantante Bono  degli U2 sull'incarnazione:

“L'idea che Dio (se c'è una forza d'Amore e di Logica nell'universo) sia alla ricerca di spiegare se stesso è abbastanza sorprendente. Che sia alla ricerca di spiegare se stesso e di descriversi diventando un bambino nato nella povertà della paglia... un bambino, ho pensato: "Wow!" Questo è poesia. L’amore inconoscibile, la potenza inconoscibile, descrive se stesso come il più vulnerabile. Ecco. Ero seduto lì, ... e le lacrime mi scendevano sul viso, e vedevo la genialità di tutto ciò, la genialità assoluta di scegliere un particolare punto nel tempo e decidere di agire su questo. Perché è esattamente quello di cui stavamo parlando prima, l'amore ha bisogno di trovare forma, l'intimità ha bisogno di essere sussurrata. Per me ha senso. In realtà è logico. È pura logica. L'essenza deve manifestarsi. È inevitabile. L'amore deve diventare un'azione o qualcosa di concreto. Doveva accadere. Ci deve essere un'incarnazione. L'amore deve farsi carne.” 

Dio era disposto a rendersi vulnerabile a tutto ciò che il mondo, la carne e il diavolo potevano scagliargli contro, per il nostro bene, perché siamo amati incondizionatamente. E questo è l'inizio della nostra crescita in umiltà. 

L'umiltà significa essere obiettivi di chi siamo davanti a Dio e agli altri. Qual è una giusta visione di noi stessi? Sarà diversa da persona a persona, ma alcune cose sono comuni a tutti noi. Siamo figli di Dio: creati, amati e redenti dalla sola grazia di Dio, non da qualcosa in noi stessi o da noi stessi; e dotati da Dio di certi doni , capacità, risorse e vantaggi unici, che devono essere usati per la sua gloria.

La vera umiltà consiste nel credere a ciò che Dio dice di te. Diamo uno sguardo alla storia della chiamata di Gedeone.

“Poi venne l’angelo del Signore e si sedette sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, abiezerita; e Gedeone, figlio di Ioas, trebbiava il grano nello strettoio per nasconderlo ai Madianiti. L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: «Il Signore è con te, o uomo forte e valoroso!» Gedeone gli rispose: «Ahimè, mio signore, se il Signore è con noi, perché ci è accaduto tutto questo? Dove sono tutte quelle sue meraviglie che i nostri padri ci hanno narrate dicendo: “Il Signore non ci ha forse fatti uscire dall’Egitto?” Ma ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha dati nelle mani di Madian». Allora il Signore si rivolse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non sono io che ti mando?» Egli rispose: «Ah, signore mio, con che salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre».  Il Signore gli disse: «Io sarò con te… ». (Giudici 6:11-16 a)

Se dovessimo tracciare una linea e chiamarla vera umiltà, da un lato della scala sarebbe l'insicurezza totale e dall'altro l'arroganza assoluta. E a seconda di chi siamo e dalle nostre circostanze oscilleremmo da un estremo all'altro della scala, quindi è importante che ricalibriamo e lo facciamo credendo a ciò che Dio vede quando ci guarda.

Gedeone si trova assolutamente all' estremità dell'insicurezza della scala a causa delle sue circostanze. Quando l'angelo appare pensa di avere l'albero sbagliato. Quel "ahimé, mio Signore" sta lì come se fosse un  "Oh, non credo proprio!". Non ci crede perché si sente abbandonato, il lavoro che sta facendo deve essere  nascosto e lui è il più debole della tribù più piccola.  Ma Dio non gli dà tempo dicendo: "poverino, si, è dura", lo chiama con queste parole: “Va’ con questa tua forza” io sarò con te'. 

Quanti di noi quando c'è un'opportunità o una chiamata hanno voci che suonano nella propria testa e ci impediscono di vederci come ci vede Dio? Quanti di noi sentono: "Non sono abbastanza istruito o istruita, non sono abbastanza coraggioso o coraggiosa, non sono del sesso giusto, non sono nel giusto stato d'animo”. Dio ti dice: "Potente guerriero, vai con la forza che hai già, Io sarò con te". 

Cosa succede quando Gedeone finalmente crede a Dio? È obbediente e pronto a servire.

La postura di un servitore

Se l'umiltà è il cuore della nostra fede, allora l'essere un servitore o una servitrice è il modo in cui si realizza nella nostra vita quotidiana.

Questo è un dipinto di Ford Maddox Brown di Gesù che lava i piedi a Pietro. È un dipinto fantastico e all'epoca era già un artista di successo, ma non riuscì a venderlo finché non lo trasformò in questo modo:

E non era solo a causa delle sensibilità e del senso di pudore del 800: c'è qualcosa di profondamente inquietante e provocatorio nella nozione di un Dio che è disposto a spogliarsi nudo e lavare i piedi. Ma questo è il Gesù che noi seguiamo. Ora lui non vuole che ci togliamo i nostri vestiti (almeno non credo), ma ci chiede di essere disposti a renderci vulnerabili alle persone nel modo in cui li serviamo.

“Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: «Capite quello che vi ho fatto?  Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono.  Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato.  Se sapete queste cose, siete beati se le fate.”  (Giovanni 13:12-17)

Comporta dei rischi, l' essere vulnerabile rischia l' essere respinti, l' essere vulnerabile rischia l' essere derisi, l' essere vulnerabile rischia l' essere rifiutati.

Prendetevi un momento per riflettere su questo - qui Gesù sta lavando i piedi di Pietro (un Pietro troppo vecchio, ma si trattava di voler simboleggiare il padre fondatore della Chiesa); in meno di 24 ore da questo momento, Pietro avrebbe negato di conoscere Gesù. 

Gesù ha lavato i piedi di Giuda, che nel giro di poche ore lo avrebbe tradito. L'essere un servitore è rischioso, ma è accompagnato anche dalla benedizione di Dio. 

 “Se sapete queste cose, siete beati se le fate.” (Giovanni 13:17) 

Non so come Dio vi stia chiamando a servire, o a chi servire, ma quella chiamata viene sempre elaborata attraverso la preghiera, la generosità, l'ospitalità e l'umiltà.

“Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo.  Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste;  fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”.  Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere?  Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito?  Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?”  E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”.” (Matteo 25:34-40)

Il filo conduttore di questo passaggio sull'essere servitore è la giustizia - il nostro vangelo è amore e giustizia assieme.

“Ho proclamato la tua giustizia nella grande assemblea; ecco, io non tengo chiuse le mie labbra; o Signore, tu lo sai. Non ho tenuto nascosta la tua giustizia nel mio cuore; ho raccontato la tua fedeltà e la tua salvezza; non ho celato la tua benevolenza né la tua verità alla grande assemblea.” (Salmo 40:9-10)

Come cristiani non dobbiamo essere contenti di vivere in un mondo dove la gente ha fame, dove molti non hanno accesso all'acqua potabile, dove le persone rimangono senza casa, dove i rifugiati non sono benvenuti, dove il mondo funziona solo per chi non è disabile, dove le persone vengono comprate e vendute. Una parola di avvertimento: non possiamo fare tutto, saremmo sopraffatti; ma dobbiamo fare qualcosa.

 Il movimento di preghiera 24/ 7 dice "scegli una lotta" perché questo è ciò che è la preghiera, è una lotta contro le potenze di questo mondo, e poi concentra la tua energia su quell'unica battaglia. Anche qui nella piccola realtà dell'Italia rurale dovremmo essere in lotta e possiamo farlo informandoci sulla lotta che abbiamo scelto, pregando e se possibile sostenendola con tempo e denaro.

Posso suggerirvi alcune lotte da prendere in considerazione?

  • l'emergenza climatica; 
  • le persone imprigionate per il loro credenze, siano esse cristiane o meno; 
  • la schiavitù moderna e il traffico di persone; 
  • la mobilitazione globale di persone rimaste senza casa a causa della guerra o della carestia. 

Ce ne sono molti altre, andate a combattere dove Dio vi chiama.  E siamo in lotta perché l'amore ci obbliga.

La postura dell'amore

L'umiltà è il cuore della nostra fede, l'essere servitori la manifestazione della nostra fede e l'amore è la fonte della nostra fede.

“Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. (1 Giovanni 4:19)

Lo dirò di nuovo: non c'è niente che tu possa fare per far sì che Dio ti ami di più, non c'è niente che tu possa fare che vi farà amare di meno. Il suo amore è incondizionato. 

Di recente studiando la Parabola del Figliuol Prodigo sono stata costretta a rendermi conto che il figlio tornò a casa perché era affamato e senza casa, non perché gli mancasse e amasse suo padre, eppure il Padre corse verso di lui, con le braccia tese in un amore che accoglie ed accetta. 

Ed è così che il nostro atteggiamento dovrebbe essere mentre rappresentiamo la chiesa nella nostra comunità: sei il benvenuto, sei benvenuta, sei accettato, sei accettata, sei amato, sei amata, perché noi sappiamo cosa significa essere amati.

Amen.

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L'essenziale a Natale - Gesù è essenziale... e non solo a Natale! | 2 Gennaio 2022 |

Cosa è realmente essenziale, e non solo a Natale? Gesù è l'essenziale per la nostra vita, la luce che viene a dimostraci l'amore così grande di Dio per noi.
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Il Natale è ormai alle spalle ci siamo scambiati gli auguri, abbiamo mangiato, bevuto, gioito... ma è questo che è davvero essenziale a Natale?

Nella serie di messaggi di Avvento abbiamo riflettuto su cosa fosse essenziale a Natale attraverso o personaggi della natività.

Avevamo visto che l'adorazione è essenziale, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione, così come hanno fatto i Sapienti.

Avevamo visto che la testimonianza è essenziale il raccontare ciò che abbiamo visto e udito, non essere solo solo testimoni passivi, ma anche testimoni attivi, fare da testimoni a Gesù, così come avevano fatto i pastori.

Abbiamo parlato di Maria e di Giuseppe,  e dell'opera che Dio aveva fatto in loro ed attraverso di loro. L'opera di Dio è essenziale, ciò che Lui ha fatto, fa e farà Ed è essenziale che tu gli permetta  di operare in te ed attraverso di te per ricevere la vera gioia a Natale.

Ma di tutte queste cose, quale è veramente essenziale? Quale è quella di cui non possiamo fare a meno, senza la quale adorazione, testimonianza ed opera sono assolutamente inutili?

Gesù è essenziale

Per il secondo anno consecutivo ci siamo trovati a celebrare un Natale in emergenza. L'emergenza Covid ha causato  e continua a causare molti problemi, e comprendo che alcuni di noi,  sia qui che tra quelli che mi ascoltano online o mi leggono, siano arrivati a  Natale con un cuore pesante dovuto ad una perdita tra le persone care. Qualsiasi fosse il tuo stato d'animo, sappi che il Natale è stato creato per portarti gioia. Quando l'angelo mandato da Dio giunse dai pastori gli disse:

«Non temete!» disse. «Io vi porto la più bella notizia che sia stata mai annunciata; questa notizia darà grande gioia a tutti! Il Salvatore, proprio il Messia, il Signore, è nato stanotte a Betlemme!  Come potete riconoscerlo? Troverete un bambino avvolto in una coperta, che giace in una mangiatoia». (Luca 2:10-12 PV)

I pastori non erano ricchi, erano spesso schiavi, erano mal pagati erano rifiutati da tutti... ma l'angelo dice che la gioia sta arrivando anche per loro, nel luogo esatto dove sono ora nello stato di vita che stavano attraversando.

E il Signore è questo che ripete, e non solo a Natale: qualsiasi cosa tu stia attraversando, non temere: ti ho mandato mio Figlio perché tu possa avere gioia.

Se avete fatto la vostra lista delle cose  che rendono il Natale divertente, speciale e significativo per voi, quante “stelle” avete messo per indicare quelle che sono realmente “essenziali”? Nella mia lista c'erano tredici motivi. ma solo tre avevano una stella a fianco.

Quello che nelle ultime cinque settimane abbiamo provato di fare è di concentrarci sulle cose realmente essenziali a Natale. Ma ora che il Natale è trascorso  su cosa dobbiamo concentrarci?

E' proprio Gesù che ce lo indica che ci da il messaggio essenziale del Natale, il perché è venuto quella prima volta e perché ha cambiato la vita di tutti coloro che lo accettano come lo spartiacque tra un mondo perduto e un mondo salvato. E perché è essenziale,  ma non solo a Natale.

Quel messaggio in origine è stato dato ad una grande persona, che attendeva il Messia, e che aveva visto le opere di Gesù, ma che aveva ancora dubbi se lui fosse davvero il Salvatore. Quell'uomo si chiamava Nicodemo. Il messaggio che Gesù ci affida tramite le parole dette a Nicodemo sono essenziali come il cibo, l'acqua, il sole e l'aria per noi:

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.” (Giovanni 3:16-17)

Questo versetto, tanto usato ed abusato, forse non lo sapete, o non ci avete mai pensato, parla proprio del Natale; parla di un Dio che “ha dato”, ha mandato,  ha fatto nascere a Natale un uomo che sarebbe stato l'Emmanuele, il Dio con noi.

Questo è tutt'ora il messaggio essenziale  che porta il Natale., e che serve anche oltre al Natale.

Se Dio volesse usare un WhatsApp per comunicare con te so di sicuro cosa ti scriverebbe: “Io ti amo tanto”.

La parola che è tradotta con “tanto” nelle nostre Bibbie, è in greco ????? houto?s,  e significa sia “tanto” che “in questa maniera”. Dio ama tanto, ama in una maniera che è solo la sua ama in questa maniera.

Houto?s in grammatica è un  “avverbio intensificatore”, ovvero qualcosa che aumenta, rende più intenso il termine che gli sta a fianco.

Ma perché Gesù decide di usare un avverbio intensificatore? In fondo, avrebbe potuto solo dire: “Perché Dio ha amato il mondo”... e nessuno si sarebbe stupito.

Dio è amore, un amore perfetto. Pietro afferma che  “Dio non ha riguardi personali” (Atti 10:34 b) ama tutti allo stesso modo; Dio quando ama, ama sempre tanto.

E invece Gesù ha voluto dire a Nicodemo, a te e a me, che Dio non ci ama soltanto, ma che ci ama in questa maniera, in questa maniera così enorme che ha persino dato suo figlio a Natale, (in qualsiasi data fosse) lo ha realmente “inviato” sulla terra proprio per me e per te... E' per quello che puoi avere gioia anche nella disperazione!

Lascia che mi fermi un attimo: quale è la persona che ami “tanto”? Un familiare, un amico, una sposa, uno sposo, un figlio, una figlia? Natale è trascorso, dove tutti sono più buoni, e pare quasi un dovere amare tutti. Gesù è venuto per darti un esempio che non termini a Natale; non far trascorrere questo anno che inizia, senza dire a colui o colei che ami tanto  di quanto lo ami!

Gesù, parlando a Nicodemo, voleva fargli sapere che quell'amore che Nicodemo immaginava era davvero reale, ed era grande. Sentirsi amati è una gran cura a tutto!

E ricorda che quell'amore che tu dai a loro è possibile solo perché  tu sei stata, tu sei stato amato per primo. Giovanni dice:

“In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo.  In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.” (1 Giovanni 4:9-10)

Torniamo al messaggio di Dio per noi oggi e a quel WhatsApp che potrebbe mandarti. Posso dirti che Dio non invierebbe un messaggio  attraverso un “gruppo”, una lista (infinita) di persone, ma lo scriverebbe proprio a te.

Come posso affermarlo? Perché già lo ha fatto in passato;  è quella la sua maniera di parlare alle sue creature. Guarda il versetto di Giovanni: Gesù avrebbe potuto dire “affinché tutti quelli che credono in lui non periscano”,  ma  non a detto “tutti”, ha detto “chiunque”.

E' una differenza stilistica piccola, ma è una differenza che fa una enorme differenza per me e per te!

Io e te non siamo dispersi in un gruppo, nel “tutti”; “chiunque” è la fusione di due parole latine: “qui”, ovvero “colui che” ed “unquam",  ovvero “sempre”: Se lo leggo in questo modo, la frase di Gesù suona: "affinché colui che sempre crede in lui non perisca”.

Giovanni scriveva in greco, e la parola che usa per chiunque è ??? pas; significa qualcosa di simile a  “unquam”.

Dio è interessato a quel chiunque tra i tutti: tu non sei un numero disperso in una massa, tu sei una colei, un colui, tu singolarmente VALI un amore TANTO GRANDE, un amore in questa maniera.

Tu hai un nome, un volto, una storia che Dio conosce, hai aspirazioni, sogni e lotte che affronti ogni giorno e Dio vuole TE; vuole essere coinvolto con te. Per questo Gesù è sceso per starti vicino, e non solo a Natale. L'angelo disse ai pastori:

“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 2:11)

Il Salvatore è nato non perché voleva prendersi una vacanza quaggiù, né per un caso fortuito, ma è nato “per voi” per quel “tanto”,  per quel “in questa maniera” di cui parlava Gesù a Nicodemo.

Come avverrà che quel “chiunque”, avrà la vita eterna? Gesù dice che che quel chiunque, che siamo tu ed io la otterrà se “crede”, e la parola usata da Giovanni  in greco è ??????? pisteuo?, che significa più esattamente “avere fede”.

Tu potresti dirmi. “Eh beh... dove sta la differenza? Credere e avere fede sono sinonimi.” Non vorrei scioccarvi, ma c'è differenza tra credere ed avere fede.

Io posso credere in molte cose: posso credere che votando quel politico o quell'altro le cose andranno meglio. Posso credere che la mia squadra vincerà il campionato  perché il presidente ha comperato i migliori giocatori.

A tutte queste cose posso credere... ma quanto?,  Spesso con una percentuale: credo che quel politico, al 30% manterrà le promesse, che la  mia squadra al 50% vincerà il campionato.

Ma quando sto per buttarmi col paracadute fuori da un aereo non mi basta credere che si aprirà: devo avere fiducia, fede che lo farà, la mia logica deve andare oltre al calcolo percentuale altrimenti non mi muovo da dentro l'aereo. Devo “affidarmi” avere fede che quel pezzo di stoffa si gonfierà al punto giusto per portarmi a terra sano e salvo.

Io ho creduto in Gesù quando avevo otto anni, ma c'è voluto molto tempo prima di avere fede in lui, prima di capire che lui era la sola risposta al mio vuoto.

Per quasi quindici anni ho vissuto credendo in lui ma non avendo realmente fede in lui. Mia madre Maria, ha creduto in Gesù da bambina, ma ha atteso di avere settantotto anni prima di avere fede in Gesù. Un mio parente  malato terminale, ha saputo di Gesù nella sua vita, ma ha atteso pochi istanti prima di morire per avere fede... Gesù venendo a Natale ti chiede non solo di credere, ma soprattutto di avere fede, di affidarti a lui.

Il Covid ha portato e porta ancora molte perdite, ma non è il male assoluto. L'influenza spagnola agli inizi del 900 fu peggiore,  uccidendo un terzo dell'intera popolazione mondiale. Nel 1600 la peste bubbonica uccise il 45% della popolazione in Europa. Ma non erano queste il male assoluto.

Gesù sapeva che il 100% dell'umanità era affetta dal un male mortale, che lo avrebbe condotto a vivere l'eternità  lontana da un Padre che ha tanto amato. E' per quello che è sceso a Natale, affinché chi a fede e si affida a lui, abbia la vita eterna.

C'è da capire che Gesù non ci sta offrendo solo una “quantità di vita”: non ci sta offrendo interminabili giorni, ma vissuti così come li viviamo adesso. Ma ci sta offrendo una qualità di vita perfetta, senza più lacrime, paure, dolori, rancori, invidie... Infatti lui stesso ha detto:

“...io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10: 10 b)

Gesù sapeva che quando avremmo creduto in lui e quando avremmo avuto fede in lui quello avrebbe avuto un impatto sulle nostre vite.

É per quello che è stato mandato, affinché un mondo malato fosse salvato per mezzo di lui, attraverso il Natale... ma non solo a Natale.

Conclusione

Tra qualche giorno il mondo cristiano festeggerà l'Epifania, una parola greca che significa “rivelazione”. In oriente il Natale si festeggia  non il 25 dicembre ma proprio a ridosso dell'Epifania, per sottolineare che Dio non solo è disceso nel mondo, ma si è anche rivelato al mondo per esserne il Salvatore. Cosa è essenziale a Natale?

«La vergine sarà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto nome Emmanuele», che tradotto vuol dire: «Dio con noi». (Matteo 1:23)

L'essenziale a Natale è un Dio con Noi, che ci ama in questa maniera tanto grande. Che scende per cercare individualmente ciascuno di noi, affinché colui che sempre crede ed ha fede in lui a  lui si affidi  ed abbia vita eterna.

Gesù è l'essenziale.  Ma non solo a Natale. Gesù è essenziale nella tua vita: lo sarà in questo 2022, e negli anni a venire affinché tu che hai fede in lui, se hai fede in lui, quando avrai fede in lui. possa avere la vita eterna.

Preghiamo.

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L'essenziale a Natale - L'opera di Dio è essenziale | 12 Dicembre 2021 |

Dio è onnipotente, ma cerca delle persone disposte ad ascoltarlo,  che decidano di seguirlo, che scelgano in libertà di servirlo. Egli vuole operare  attraverso te e in te.
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CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIOTempo di lettura: 14 minuti 
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Questa è la terza domenica di avvento e continuiamo a parlare delle cose essenziali a Natale, cose su cui vogliamo concentrarci, avendo ancora un Natale di Covid, che non siano le brutte notizie che ci vengono dal mondo.

Natale rappresenta simbolicamente  (perché tutti sappiamo che Gesù non è nato il 25 dicembre, vero?)  l'inizio della Lieta  Novella, la buona notizia che Dio ci ama ancora, e che non si è dimenticato di noi.

Ricordo ancora quando ho appreso il significato profondo della parola “essenziale”. Fu quando mia moglie (allora era solo una amica... o quasi) mi invitò per una settimana di “camminate”  sulle montagne inglesi, a Lake District.

Partii dall'Italia con le due valige più pesanti  che abbia mai preparato in vita mia per un viaggio,  dove c'era di tutto: giacca  vento, cappello, altimetro, lampada, occhiali. Ma dimenticai una cosa: semplice, stupida... i guanti.

Così il primo giorno di “passeggiata” (che poi scoprii non essere tanto passeggio ma piuttosto scalata sulla roccia) mi ritrovai a fare tutto il tragitto con appresso cose che non mi servivano affatto: tipo l'altimetro, o la lampada. Ma senza avere con me una cosa essenziale: i guanti.

Tornai quel giorno con le mani viola, praticamente congelate, e la povera Janet mi portò ad un negozio  per comperare un paio di guanti; quelli erano necessari,  non altimetro e lampada.

Alcune cose possono essere utili da avere altre sono indispensabili da avere. In questa serie di Avvento stiamo riflettendo su cosa sia essenziale a Natale attraverso o personaggi della natività.

Abbiamo visto che l'adorazione è essenziale, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione, così come hanno fatto i Sapienti.

La scorsa settimana abbiamo visto che la testimonianza è essenziale il raccontare ciò che abbiamo visto e udito, non essere solo solo testimoni passivi, ma anche testimoni attivi, fare da testimoni a Gesù, così come avevano fatto i pastori.

Oggi vorrei suggerirvi una terza stella da mettere nella vostra lista delle cose essenziali a Natale:

L'opera di Dio è essenziale

L'opera di Dio, ciò che Lui ha fatto, fa e farà è essenziale a Natale. E lo faremo attraverso un altro personaggio della natività: Maria.

Penso che nessuno metta in dubbio  che Maria sia essenziale a Natale... ma cosa pensereste se vi dicessi che Giuseppe lo è altrettanto e che non possiamo fare a meno di lui per mostrare che l'opera di Dio è essenziale a Natale? In fondo Gesù non è suo figlio!

Ma la storia di Maria e Giuseppe assieme ci mostrano come Dio possa operare  attraverso te e in te.

Sapete, la tentazione comune è di dire che forse Dio ha operato nel mondo al tempo del primo Natale in una maniera differente di come operi adesso; in fondo, era un'occasione speciale, la nascita del suo primo figlio! 

Come ha operato Dio in quel primo Natale? Per prima cosa, ha operato in Maria. Leggiamo dal vangelo di Luca:

“Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret,  a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. E quando l’angelo fu entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te».  Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto.  L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre.  Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine».  Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio..” (Luca 1:26-35)

Questo dipinto è ciò che chiamiamo la “Annunciazione”: è quella di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Non c'è dubbio che Dio stesse operando in quel primo Natale in un modo in cui non avrebbe mai più operato. Stava operando nella vita di Maria per operare attraverso di lei nel mondo.

Ma Maria aveva un fidanzato, Giuseppe; sarebbe stato davvero crudele  tenerlo all'oscuro di tutto, e se fosse stato tenuto all'oscuro, quello avrebbe significato la fine della sua relazione con Maria. Aveva anche lui bisogno du una “annunciazione”.

Dio non lascia che sia solo Maria a raccontare ciò che accadrà a dire a Giuseppe:  “ A proposito, aspetto un bambino ma non è il tuo, è il figlio di Dio” Così Dio manda ancora una volta Gabriele, questa volta a parlare con Giuseppe:

“Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.  Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. Ma mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo.  Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati».” (Matteo 1:18-21)

Questa che vedete nel dipinto è l'altra "annunciazione", ovvero "Il sogno di Giuseppe" di  Georges de La Tour

Dio non manda Gabriele  contemporaneamente da Maria e da Giuseppe ma lascia che Maria cominci ad evidenziare la sua gravidanza. Perché accade questo? Il motivo è semplice:  Dio può operare nel mondo nonostante noi, ma è molto meglio quando opera attraverso di noi.

Guardate a Maria; Maria avrebbe potuto rispondere a Gabriele “Non esiste! Non voglio avere un bambino quando non sono neppure sposata!”

Dio è onnipotente, ma lascia ai suoi figli e alle sue figlie la capacità di scegliere se seguire la sua volontà; non vuole degli automi, ma delle persone disposte ad ascoltarlo,  che decidano di seguirlo, che scelgano in libertà di servirlo.

Cosa sarebbe successo se Maria avesse detto no?  Non lo sappiamo; Gabriele sarebbe andato dalla prossima? Forse invece di avere Maria e Giuseppe nel presepe avremmo Giuditta e Simone...

Non lo sappiamo, perché Maria decide di ascoltare,  di seguire e di servire il suo Signore. Maria ha superato il test:  “Io opererò attraverso te, perché non ti sei tirata indietro”.

Guardate a Giuseppe; Giuseppe potrebbe avere deciso che il sogno era dovuto alla peperonata della sera prima, e andare avanti col suo progetto di lasciare in segreto Maria.

Dio è onnipotente, ma  vuole che le nostre decisioni siano si secondo il suo cuore, ma siano le nostre, che siamo disposti ad usare clemenza, ma anche a discernere cosa è meglio, e di non ostacolare il volere di Dio.

Cosa sarebbe successo se Giuseppe avesse lasciato Maria? Non lo sappiamo; Gabriele avrebbe cercato un altro uomo per Maria? Non lo sappiamo; perché Giuseppe decide di usare clemenza, di discernere il meglio e di non ostacolare i piani di Dio. Anche Giuseppe ha passato il test: “Io opererò attraverso te, perché non mi hai ostacolato”.

Adesso Dio può operare nel mondo, mettere in atto il suo piano di mandare un uomo, di mettergli nome Yeshua, che significa “Il Signore è salvezza” perché quell'uomo sarà Dio stesso, sceso in terra.

Capite quello che Dio ci vuole dire attraverso il racconto delle due annunciazioni?  Dio può operare nel mondo nonostante noi, ma lo fa  meglio quando opera  attraverso noi, con noi e in noi, quando noi cooperiamo perché il volere di Dio si adempia. Dobbiamo capire quale sia la volontà di Dio, ed in quale modo Dio voglia utilizzarci.

Come ci aiutano le annunciazioni di Maria e di Giuseppe per fare questo?

Guardando la loro esperienza  possiamo vedere tre azioni che hanno fatto  per diventare il mezzo con cui Dio avrebbe operato nel mondo.

1. Ascolta

La prima cosa che hanno entrambi fatto è ascoltare;  certo Dio non parlerà sempre attraverso l'arcangelo Gabriele, quello raramente accade, ma Dio continua a parlare in tanti altri differenti modi.

Tra tutti gli altri modi, i più semplice per ascoltare la sua voce è leggere la sua Parola. Il salmo 119 dice:

“La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.” (Salmo 119:105)

Come funziona questa guida?  Realmente sentirai una voce proveniente dall'alto? Ti dico come funziona per me, prendendo ad esempio un episodio che mi è capitato proprio mentre scrivevo questo messaggio.

Stavo leggendo il passo dove Gabriele annunciava a Maria che avrebbe concepito il figlio di Dio, e dove lei magnificava ciò che Dio aveva fatto per lei, e il Signore mi ha messo in cuore un pensiero.

Tanti anni fa, una sera, ricevetti una telefonata dall'Inghilterra, dove una cara amica mi invitava a partecipare assieme a lei ad una settimana di passeggiate sui monti  e di studi sulla Parola di Dio.

Non accettai subito. Ero titubante. Avevo avuto del tenero con lei,  e quell'amica mi piaceva ancora. 

E sapevo che, per la mia fede in asfissia  (ero l'unico credente a Montefiascone, non c'erano chiese tra qui e Roma) una settimana di studi biblici sarebbe stato ossigeno puro...

Pregai, attesi, pregai... Attesi conferme da Dio... e dissi di si. Il resto, lo sapete, è storia.  Quella ragazza divenne mia moglie.

Quale messaggio mi voleva dare Dio, attraverso la storia dell'obbedienza di Maria facendomi ricordare quella volta in cui gli avevo obbedito ed avevo detto di si all'amica?

“Vedi Marco, se tu non mi avesti obbedito, oggi non saresti stato sposato con quell'amica, non avresti questi tuoi figli, probabilmente non saresti neppure pastore di una chiesa, di certo non a Montefiascone... forse non ci sarebbe neppure una chiesa... ma il mio piano prevale... e quando tu mi dai retta la mia parola viene predicata e tu ne ricevi benedizioni !” Qualsiasi cosa accada, ricordati io sono per te, ma sono io che comando!"

Queste erano le parole che mi servivano di sentire nella situazione che stavo attraversando con l'incertezza del Covid, cosa ne sarà del mondo che conosco, cosa ne sarà della chiesa che conduco...

E mi sono venute in mente le parole di Paolo in Romani:

“Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?” (Romani 8:31-32)

Noi spesso siamo portati a pensare  al sacrificio di Gesù a Pasqua, ma quel sacrificio in realtà comincia a Natale. Un Dio che si spoglia della sua natura divina e scende in terra in forma umana come un bambino qualunque.

Tutte queste riflessioni non sarebbero mai arrivate in me se non avessi letto la Parola di Dio. Non potrai udire Dio  se non leggi la sua Parola.

Ti incoraggio a leggere quotidianamente la Bibbia: fanne una abitudine.  Non tre ore, ma dieci minuti del tuo tempo dedicali alla lettura.

Durante questo Avvento, leggi le brevi riflessioni che ricevi su WhatsApp o che trovi sul sito o sulle pagine social. E' un buon allenamento per poi proseguire l'abitudine dopo Natale.

L'altro modo di udire la voce di Dio è attraverso lo Spirito Santo. Gesù ha detto:

“...ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.” (Giovanni 14:26)

Quando hai l'abitudine di leggere la Bibbia, non ti servirà più di averla aperta davanti per ascoltare la voce di Dio. E' esattamente quello che ho descritto prima, con il versetto di Romani che sembrava spuntato dal nulla nella mia mente quando stavo pensando a cosa sarebbe stata la mia vita se non avessi accettato l'invito di Janet.

Non era spuntato dal nulla,  ma era lo Spirito Santo  che me lo stava ripetendo all'orecchio.

Quando è l'ultima volta che hai ascoltato la voce di Dio? Cosa ti ha detto? Cosa sta cercando di fare nella tua vita? In quale modo lo ascolterai in questo Natale?

La seconda azione che vediamo  attraverso le annunciazioni di Maria e di Giuseppe è:

2. Credi

Spesso Dio ci chiede di fare cose che sono possibili, (e quelle sono facili da credere... forse un po' più da fare) altre volte cose ci mette difronte cose totalmente impossibili ed irrealizzabili  per la nostra logica umana.

Ma noi siamo chiamati a credere e a operare non solo il fattibile, ma anche alle cose oltre il fattibile... perché Dio è Dio.

Pensate a Maria;  come avrà preso il fatto di dover cercare di convincere le persone che aspettava un bambino ed era vergine? Sinceramente, se fossi stato amico di Maria io non ci avrei creduto... tu si, forse?

“Senti Dio, io credo e mi fido di te.. ma adesso come faccio a far credere a tutti gli altri che sto davvero portando tuo figlio?”

Credere ed affidarsi talvolta è duro e passa attraverso il giudizio degli altri verso di noi.

Mettetevi ora nei panni di Giuseppe: la tua promessa sposa, con la quale hai fatto il bravo e non hai mai avuto alcun rapporto intimo viene da te un giorno e ti dice: “Lo sai? Sto aspettando in bambino!” E aggiunge: “E lo sai? E' il figlio di Dio!”

Per quanto il povero Giuseppe potesse essere un buon credente,  penso non esistano parole per poter descrivere di quanto “oltre” il fattibile fosse credere a Maria.

Ci avresti creduto se fossi stato Giuseppe?  Se la tua risposta è “NO”, 

allora significa che si, sei normale, ma anche che sei disposto a credere ad un Dio che può fare solo le cose che ritieni possibili.

Vuoi davvero un Dio così? Un Dio che sia capace di fare solo le cose che sono logiche,  fattibili, umanamente realizzabili? Un Dio che sappia fare le cose che hai già visto fare in passato? E' davvero questo il tipo di Dio in cui vuoi riporre la tua fede?

Quello a cui  la Parola ci propone di credere a Natale è un Dio che va oltre qualsiasi cosa  noi potessimo mai immaginare o credere.

Attenzione: credere  non è semplicemente il non farsi domande: la stessa Maria chiese all'angelo:

“Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?»  L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio..” (Luca 1:34-35)

Maria pur credendo aveva tutto il diritto di chiedere come sarebbe accaduto  qualcosa che non era mai accaduto nella storia del mondo. E “avendo trovato grazia preso Dio”, Dio fu grazioso da darle una risposta.

Non sempre accade così: talvolta le tue domande non riceveranno risposta; ci sono decine di casi nella Bibbia di credenti che hanno obbedito a Dio, hanno chiesto perché e non hanno ricevuto risposta. Ma Dio, ha comunque operato.

In quale intervento “oltre la logica umana” da parte di Dio devi credere in questo Natale? Un familiare che creda in Gesù?  Un matrimonio che venga risanato? Un rapporto con un figlio o una figlia che venga ristabilito?

Hai facoltà di chiedere “come avverrà”, ma ciò che più ti serve  è credere che Dio opererà  “oltre” l'umanamente possibile.

La terza azione che vediamo attraverso le annunciazioni di Maria e di Giuseppe è:

2. Agisci

Maria aveva ascoltato l'angelo affermare qualcosa che non era mai accaduto nella storia del mondo; aveva creduto, nonostante si fosse chiesta come. Come risponde a tutto ciò?

“Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo partì da lei.” (Luca 1:38)

La risposta di Maria è: “Se questo è il progetto, e il volere del mio Signore, eccomi, sono pronta; sono pronta  a prendermi il rischio, le maldicenze, la vergogna, perché so che Dio è in controllo e sta operando attraverso di me.”

Allo stesso modo Giuseppe aveva ascoltato l'angelo,  ma in sogno; come avrebbe reagito al risveglio?

“Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie: e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.” (Matteo 1:24-25)

Giuseppe risponde allo stesso modo di Maria: “Se questo è il progetto, e il volere del mio Signore, eccomi, sono pronto; sono pronto  ad  affrontare lo scherno delle persone, a prendere in moglie una donna incinta, a non avere rapporti con lei affinché rimanga vergine per nove mesi perché so che Dio è in controllo e sta operando attraverso di me.”

Settecento anni prima, Isaia, ispirato da Dio, aveva scritto:

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele..” (Isaia 7:14 ND)

Dio opera attraverso credenti  che ascoltano, credono, e agiscono; ma è l'opera di Dio che è essenziale, il suo progetto iniziato Natale  e concluso a Pasqua; mandare “l'Emmanulele”, il “Dio con noi” per sia il “Gesù”, “colui che salva”.

Vuoi vedere Dio all'opera? Allora devi agire quando lui ti chiede. Maria ha permesso che Gesù arrivasse in questo mondo; ora tocca a me e a te portare il messaggio di Gesù nel mondo.

Accetterai che Dio operi in te e soprattutto operi attraverso di te questo Natale, ma anche oltre, per portare il messaggio di Gesù a qualcuno che ha necessità di vedere Dio operare nella sua vita?

Tu poi essere colui, o colei attraverso cui Dio opera nella vita di chi sta attendendo “Emmanuele” Dio con noi e Gesù “Dio salva”.

Forse devi invitare qualcuno o qualcuna  alla Veglia delle Candele domenica prossima, oppure lo devi invitare il 25 quando accenderemo la candela di Gesù. Se fisicamente non sarai qui, forse devi invitali a vedere il messaggio online per aprire una porta al messaggio di Gesù affinché li raggiunga.

Conclusione

“Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero».” (Giovanni 5:17)

Che cos'è essenziale a Natale? L'opera di Dio è essenziale. Ed è essenziale che tu gli permetta  di operare in te ed attraverso di te per ricevere la vera gioia a Natale.

Preghiamo.

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L'essenziale a Natale - La Testimonianza è essenziale | 5 Dicembre 2021 |

Dio in quel primo Natale utilizza dei testimoni "improbabili" per proclamare al mondo che è arrivato il Salvatore. E, così come fece all'inizio, cerca ancora chi testimoni di lui non tra "i migliori", ma tra i "poveri in spirito", tra coloro che hanno compreso che la loro vita aveva ed ha ancora bisogno di quel Salvatore.
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Chi ha la mia età ed è italiano ricorderà di certo che i regali a Natale non li portava Babbo Natale la notte del 24 dicembre, ma la Befana la notte del 6 gennaio; così avevamo un solo giorno per poter giocare con tutti i nostri doni, perché il giorno successivo saremmo tornati a scuola.

Per cui le mie memorie di bambino per la notte di Natale non sono tanto legate ai regali, ma alla gioia di avere una famiglia unita.

Già, perché quello che accadeva a Natale quando ero bambino, è che tutti i parenti che abitavano a Roma tornavano a Montefiascone per festeggiare il Natale assieme.

Tornavano mio zio e mia zia, i miei tre cugini, qualche anno più avanti sarebbero tornati anche i rispettivi fidanzati e fidanzate. Mia madre approntava letti brande un po' dappertutto per dargli ospitalità,  e la casa era piena di voci di grandi che preparavano la cena di Natale, e di grida di noi cinque cugini che dopo tanto tempo  potevamo di nuovo giocare assieme.

Potevamo di nuovo rincorrerci nei corridoi o nel giardino, ridere, e festeggiare a modo nostro quello che non sapevamo ancora  fosse una festa nata per celebrare  chi era venuto per unire davvero ciascuna persona che lo avrebbe festeggiato in un'unica grande famiglia.

Come bambini eravamo desiderosi di provare di nuovo quella gioia, per cui sapevamo bene quando fosse la data della festa, e vivevamo un anno intero  desiderando che arrivasse.

Ma, immaginati per un momento se tu stessi aspettando il primissimo Natale senza conoscerne a data.

Questa era la situazione che stavano vivendo i giudei; da oltre quattrocento anni stavano attendendo che le profezie della Scrittura fossero adempiute, e arrivasse l'unto, il prescelto, il Messia.

E non lo stavano attendendo solo con impazienza, come noi bambini attendevamo il Natale per la gioia che portava il rincontrarsi, ma lo stavano attendendo con disperazione, aspettando di essere liberati dall'oppressione romano e di avere un proprio re.

Ma cosa sarebbe successo se quel re, quel Messia non fosse giunto nella maniera in cui tutti quanti lo stavano aspettando, magari su un cavallo bianco  e con al seguito un esercito?

Cosa sarebbe successo se il suo arrivo fosse rimasto sotto la “quota radar” della maggioranza delle persone e l'evento avesse avuto  appena un pugno di persone come testimoni? Come si sarebbero comportati  quei pochi testimoni?

La prima cosa che viene in mente è che quei pochi testimoni non avrebbero tenuto la notizia per se stessi, ma che l'avrebbero passata ad altri, testimoniando di quel primo Natale.

Stiamo cercando in questa serie di predicazioni di Avvento di scoprire cosa sia veramente essenziale a Natale. La scorsa settimana avevamo visto il primo  degli aspetti essenziali del Natale: l'Adorazione, ovvero focalizzarsi su Dio  e su ciò che ha fatto per noi e rispondere di conseguenza.

La seconda stella da mettere nel vostro elenco delle cose essenziali a Natale è questa:

Testimoniare

Testimoniare chi è quel Dio che viene a Natale  è una cosa che in Italia sembra quasi superflua, tanto sia scontata. Perché in Italia tutti sanno cosa si festeggia, ma pochi sanno chi festeggiare e per cosa festeggiare.

Perché il primo che ha cominciato a testimoniare il Natale è stato Dio stesso. Attraverso tutti i profeti che hanno profetizzato l'arrivo di Gesù. Attraverso una luce nel cielo... che non sappiamo cosa fosse ma che ha guidato i Sapienti, i Magi ad adorare.

Ma vediamo la storia di questi primi testimoni nel vangelo di Luca:

“In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e della famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.” (Luca 2:1-8)

Giuseppe e Maria

 stanno viaggiando dal nord della Galilea dove vivono al sud della Galilea, dove Giuseppe è nato. Anche se Luca dice che Giuseppe è di stirpe reale, più avanti afferma che non era ricco: infatti quando porterà Gesù al tempio per la presentazione questo è ciò che Luca dice:

“In tale occasione i genitori di Gesù offrirono il sacrificio stabilito dalla legge, che poteva essere un paio di tortore o due piccioni.” (Luca 2:24 PV)

L'offerta al Tempio per la presentazione era un agnello, ma la legge diceva che se eri povero, allora sarebbe stata sufficiente un'offerta offerta “minima” 

“Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni.” (Levitico 12:8 a)

Allora, abbiamo un falegname povero, che sta viaggiando da nord a sud verso la città dove è nato  e dove aveva di sicuro parenti. Secondo voi, dove alloggerà? Cercherà un hotel,  oppure qualcuno tra i suoi parenti gli offrirà alloggio?

Certamente ci sarà qualcuno in città che farà esattamente quello che faceva mia madre per ospitare a Natale i miei zii e i miei cugini, soprattutto perché stai viaggiando con una donna incinta al nono mese, non vi pare? Vediamo se accade così:

“Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto;  ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.” (Luca 2:6-7)

Permettetemi una piccola parentesi: io mi sono posto la domanda: perché nessuno dei parenti si offre di ospitare Maria e Giuseppe? Conoscendo la cultura del tempo in Giudea non si fa peccato a per pensare che la famiglia di Giuseppe abbia guardato a quella situazione, ed abbia giudicato Giuseppe e Maria come peccatori.

Giuseppe e Maria erano  freschi sposi all'epoca del viaggio, e Maria aspettava un bambino. Potete vedere il giudizio della famiglia qui? “Tu hai messo incinta Maria prima di sposarla! Ci spiace, ma noi non vogliamo peccatori in casa, vai a dormire con gli animali piuttosto.”

Gesù è stato rigettato dal mondo e dalla sua stessa famiglia ancor prima di nascere.

Torniamo alla storia di Luca: stiamo dicendo che l'essenziale a Natale è testimoniare: quali testimoni ebbe Gesù  in quel primo Natale?

“In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.”(Luca 2:8)

Chi erano quei testimoni testimoni? Erano pastori, ovvero persone povere;  il padrone delle pecore non dormiva assieme alle pecore, ma in casa, e pagava personale per vigilare il suo patrimonio.

Erano persone senza educazione: non ti serviva di andare all'università per diventare pastore.

Erano al fondo della scala sociale dell'epoca, e soprattutto, a causa del loro lavoro, erano reputate persone  sporche, “impure”, intoccabili,  a causa di ciò che toccavano, di dove vivevano e dormivano.

Gli ebrei erano quasi ossessionati dal concetto di “purezza”; c'era tutta una serie di abluzioni e di lavaggi da fare per entrare nel tempio ad esempio, ed i pastori non sarebbero mai stati ammessi in quanto impuri.

E se sei povero (i pastori non venivano pagati molto, spesso erano schiavi) se sei impuro, se non sei degno di andare ad adorare Dio nel tempio, allora non sei degno neppure di testimoniare in una causa davanti ad un tribunale.

I pastori sanno che sono gli ultimi, esclusi da tutto e che l'unica possibilità per loro di riscatto può passare solo da un intervento diretto da parte di Dio.

Gesù definirà più tardi questa situazione di persone che sanno non solo di non avere denaro ma nemmeno una posizione nella società e neppure la prospettiva di un riscatto, come “poveri in spirito”.

“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.” (Matteo 5:3)

Fermati un attimo a riflettere: hai compreso quello che i pastori avevano compreso? Che come essere umano hai bisogno dell'aiuto di Dio, non importa dove tu sia nel tuo spettro spirituale, se credente o meno, se fervente o meno?

La situazione più a rischio che puoi vivere è quando credi di potercela fare da solo o da sola. Tutto ciò che devi fare per ottenere quell'aiuto è essere come i pastori, poveri in spirito, e capire che hai bisogno del Gesù che sta nascendo.

Continuiamo a leggere la storia di Luca:

“E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”». “ (Luca 2:9-12)

Immaginate i poveri pastori, che stanno dormendo in mezzo alle pecore al freddo, magari coperti da un qualche straccio per stare più caldi, che all'improvviso vedono una luce che trasforma la notte in giorno e un “alieno” arrivare in mezzo a loro; hanno tutto il diritto di essere terrorizzati: il lo sarei stato!

Essi capiscono che si tratta di un messaggero divino, qualcosa di santo e di sacro che compare dinanzi a loro, miseri pastori e miseri peccatori. Ma guardate cosa dice l'angelo:

“Non temete,  perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà”. (v. 10)

Dice loro che non c'è nulla di cui temere, perché la Buona Novella,  è per TUTTI, non importa quanti o quanto grandi siano stati i tuoi peccati, l'evangelo è per ciascuno che ascolta.

Gli dice:

“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore” (v. 11) 

E' nato per voi che siete gli ultimi, che siete emarginati,  che siete reietti, che siete al fondo della società. E il Salvatore è nato proprio per voi, non per i re nei palazzi, ma per dei pastori puzzolenti in mezzo ai campi  in una notte di inverno.

Continuiamo a leggere Luca 2:

“E a un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce!» ” (Luca 2:13-14)

Se le parole dell'angelo li avevano per un certo verso tranquillizzati ora sono completamente terrorizzati, perché sotto il cielo di una notte che è diventata giorno adesso non c'è più un solo angelo, ma una moltitudine.

Una moltitudine rumorosa, che canta, grida, acclama Dio... e che parla di loro, gli dice che Dio gradisce proprio loro, sporchi e puzzolenti come sono, ma soprattutto, peccatori come sono.

Per quanto possa sembrare loro strano, é Gesù stesso che affermerà di cercare i peccatori:

“Ora andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”; poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».” (Matteo 9:13)

E anche Paolo dirà:

“Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.” (1 Timoteo 1:15)

Gesù è nato per salvare non i giusti (se mai esistessero), ma i peccatori, ovvero, tutta l'umanità.

Ed è così che, persino delle persone reiette, persino coloro che non possono entrare nel tempio, la cui testimonianza non interessa a nessuno perché sono gli ultimi, diventano i favoriti per Dio.

Non solo; ottengono pace: e non è una pace come la intendiamo noi:

“Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà.” (Giovanni 14:27 a)

Gesù afferma che quando credi in lui, ed a lui ti affidi, allora riceverai quella pace speciale. Ed è per quello che è disceso in una notte di tanto tempo fa.

“Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere».  Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; ” (Luca 2:15-16)

Fino a quel momento i pastori erano stati testimoni passivi di svariati miracoli: la notte che diviene giorno,  l'angelo che annuncia l'arrivo del Salvatore, le schiere di angeli che cantano e lodano Dio.

E infine, quando si recano alla mangiatoia, sono testimoni della nascita di quel Salvatore.

Ma Dio stava chiedendo molto di più da loro; non di essere semplici testimoni passivi di quegli eventi ma di fare da testimoni, essere testimoni attivi, dare voce, raccontare tutto ciò che avevano visto e sentito; e qui c'è il versetto centrale, il più importante di tutto il racconto di Luca:

“...e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. ” (Luca 2:17-18)

Avresti mai pensato che  dei pastori puzzolenti delle persone reiette,  che non potevano entrare nel tempio né testimoniare in tribunale, potessero diventare i primi testimoni, i primi divulgatori della nascita di Gesù e dell'inizio degli ultimi tempi per il mondo?

Non so voi, ma io non ho trovato sempre facile  testimoniare la mia fede. Soprattuto all'inizio,  quando avrei voluto condividere col mondo intero che avevo ritrovato la mia fede in Gesù, io, nato cattolico, col desiderio di farmi prete, incamminato ad essere membro di Comunione e Liberazione, poi perso nel mondo... e ora ritrovato da Dio...

Non è sempre facile condividere l'evangelo, ma ecco, che il racconto di Luca mi dice cosa è essenziale a Natale: testimoniare è essenziale, dire agli altri che un Salvatore è nato... e dirlo non solo a Natale.

Fermati per un attimo e rifletti: cosa sarebbe accaduto se i pastori non avessero detto a nessuno ciò che avevano visto ed udito?

Cosa sarebbe accaduto se nessuno ti avesse detto che esiste un Dio compassionevole, ed un Gesù che è nato, morto e risorto, per perdonare i tuoi peccati? Dove saresti adesso? Cosa faresti adesso?

Ma i pastori non furono testimoni solo per una notte:

“E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.” (Luca 2:20)

Dove tornarono i pastori? Tornarono ai loro greggi nei campi, tornarono alle loro case, ma di certo continuarono a raccontare per anni ciò che avevano visto quella notte, glorificando e lodando Dio.

Cosa significa questo? Che non gli serviva un palcoscenico speciale per parlare delle cose di Dio, ma che il palcoscenico era la loro vita di ogni giorno.

Cosa significa per me e per te, oggi? Che possiamo testimoniare il Natale esattamente dove stiamo: non serve di venire in chiesa per farlo, ma possiamo, anzi dobbiamo farlo nelle nostre case, a lavoro, tra gli amici, per strada...

Dio non ha detto che devi essere un “professionista”, non devi essere un pastore, un predicatore, un diacono, qualcuno direttamente coinvolto nella chiesa per farlo!

Pensa a come puoi essere un “pastore”, un testimone, una testimone del Natale nella tua famiglia, tra i tuoi amici, nel tuo posto di lavoro.

Forse puoi condividere con loro  sui social gli studi  che la nostra chiesa ha preparato per questo Avvento, forse puoi invitarli la domenica, forse puoi dirgli di seguire le dirette, o inviargli i link ai messaggi.

Forse puoi semplicemente andare da loro, cercarli in questi due anni terribili di Covid dove ciascuno si è concentrato sul male, e ricordargli tutto il bene che Dio ci ha fatto: ci ha mandato un Salvatore, "che è Cristo il Signore”.

Forse vuoi chiedere loro come stanno “dentro”, e magari pregare per loro una preghiera di tre sole parole (quelle che io chiamo le “preghiere a microonde”): “Signore, aiuta Giovanni... Maria... Enrico...” Nulla di complicato.

Dio aveva benedetto i pastori facendoli testimoni,  ed i pastori avevano risposto diventando una benedizione per altri che non avevano visto cosa era stato rivelato ma che attraverso le parole dei pastori ricevevano quella stessa benedizione.

Conclusione

Chi lo avrebbe mai detto che queste persone improbabili  dovessero diventare i messaggeri di Gesù nei modi più inaspettati?  Anni dopo furono ancora una volta le persone più improbabili  ed ai margini della società  a dare la notizia che Gesù era risorto;  un gruppo di donne che, andate alla tomba,  divennero i primi araldi dei cieli nuovamente aperti  per chi avrebbe creduto. 

E' possibile che tu ti senta un improbabile candidato, o una improbabile candidata,   ma Dio può, e vuole usarti per testimoniare  che il Salvatore è realmente arrivato in questo Natale! 

Egli può utilizzare chiunque voglia, persino te,  per portare la luce che fenda il buio di un mondo stanco e oscuro,  e porti pace e speranza a chi ti sta attorno!

Preghiamo.

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L'essenziale a Natale - L'adorazione è essenziale | 28 Novembre 2021 |

Tra tutte le cose che facciamo a Natale, quali sono le cose realmente "essenziali"? Quelle di cui come credenti non possiamo e non dobbiamo fare a meno? La prima cosa essenziale a Natale è l'adorazione, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione.
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Oggi inizia l'Avvento, quel periodo di quatto settimane che ci porta verso il Natale, e come simbolo del ricordo della Luce che viene nel mondo abbiamo acceso la prima delle candele  della nostra Corona dell'Avvento, quella che simboleggia la Speranza.

Speranza! Che bella parola! Soprattutto in questo secondo Avvento passato assieme al Covid. Avete già iniziato con gli addobbi? Avete già fatto gli acquisti per i regali natalizi? Avete già in mente il menù per il cenone della Vigilia?

Essendo anche quest'anno un Natale “in emergenza” non potremo fare tutte le cose  che normalmente facevamo in quelli passati, oppure le faremo con accortezza, con distanziamento, magari concentrandoci su quelle “essenziali”.

Come vostro pastore vorrei, in questo periodo che ci porta al Natale, farvi concentrare sulle cose che, come credenti, sono realmente “essenziali” per Cristo.

Essenziale: tutti sappiamo cosa vuol dire, vero? Essenziali è qualcosa di cui non se ne può fare a meno,  che basta da sola senza necessità di tutto il resto.

Viene dalla parola “essenza”, che in origine individuava il liquido che si traeva spremendo un frutto, un fiore una bacca e poi traendone fuori la parte dell'olio profumato.

Attualmente l'estrazione dell'essenza si fa meccanicamente, attraverso una centrifuga, o reazioni chimiche, o shock termici che separano l'olio dall'acqua.

Nei tempi antichi per estrarre l'essenza profumata l'unico metodo era il “tempo”. Si spremeva il frutto, il fiore, la bacca, se ne traeva il liquido, e lo si metteva a riposare. Col tempo, molto, l'olio si separava dall'acqua,  affiorava, e veniva raccolto.

Essenza deriva dalla parola “essere”:  l'essenza è in forma concentrata ciò che quel frutto, quel fiore, quella bacca sono in realtà, escludendo tutto il resto; e per ottenerla, dobbiamo dare tempo per poterla avere.

Un Natale “essenziale”  significa cogliere del Natale ciò che è la sua parte estratta e concentrata, ciò che è davvero importante per noi come credenti e per il mondo per il quale Gesù è disceso in terra.

Non so se avete mai sentito  le parole “minimalismo” ed “essenzialismo”; se non le avete mai sentite cercherò di spiegarvelo brevemente

Sono due filosofie di vita che possiamo riassumere così: il “minimalismo” (da “minimo”) dice che nella vita  (nell'arte, nell'architettura, nella poesia) “meno è meglio” l'essenzialismo dice che  tra tutte le attività umane devo cercare il meglio.

Il minimalismo dice che un panettone a Natale è meglio. L'essenzialismo dice che basta solo il miglior panettone. Il minimalismo si concentra sul meno. L'essenzalismo si concentra sul meglio.

C'è un episodio nel Vangelo di Luca dove Gesù stesso ci sprona ad essere “essenzialisiti” ricercando per le nostre vite c'ò che è il meglio.

“Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta»." (Luca 10:38-42)

Avrete sentito predicare molte volte su questo passo (di sicuro anche da me) sottolinenando la differenza tra Marta e Maria, dove Marta è l'iperattiva e Maria la contemplativa. Marta è quella intenta a fare fare fare nella vita, e Maria invece è quella che si ferma per ascoltare Gesù.

Questo bel dipinto del 1600 dell'artista olandese Jan Vermeer conservato alla National Scottish Gallery diEdimburgo mostra come ci immaginiamo noi la scena: Gesù comodamente seduto su una poltrona,  con Maria seduta fisicamente vicino ai suoi piedi su uno sgabellino e Marta che corre di qua e di là  e si lamenta della fannullona Maria.

Bello il dipinto,  peccato che purtroppo non c'entri nulla con la scena reale, e neppure con il concetto che Luca vuole trasmettere.

Dovete sapere che, ai tempi di Gesù,  le case degli ebrei, soprattutto se appartenevano al popolo, non avevano quasi nessun mobile, figuriamoci le poltrone, gli sgabelli e i tavoli. Le persone quando stavano assieme sedevano per terra su dei cuscini con le gambe incrociate e tutti erano più o meno alla medesima altezza.

E, tra le altre cose, nessuno avrebbe voluto stare "ai piedi" di un ebreo a quei tempi. Le persone camminavano per strada tra le "deiezioni umane" (non c'erano fogne) e i piedi non erano particolarmente "profumati" (Gesù userà questa immagine poco prima della crocifissione, quando laverà i piedi ai suoi discepoli).

La frase tradotta con “seduta ai piedi di Gesù” ai tempi in cui Luca scrive non esprimeva l'immagine di una scena, ma un concetto: “sedere ai piedi di qualcuno” significava essere un seguace, un discepolo di colui ai cui piedi si era seduti.

Per Maria essere “seduta ai piedi di Gesù “ era qualcosa di meraviglioso, ma anche qualcosa di assolutamente unico.

Perché dico questo? Bisogna capire la posizione delle donne nella società ebraica ai tempi di Gesù.

Ai giorni nostri  alcune cose le diamo per scontate: ad esempio, il diritto di voto. Ma fino al 1946, in Italia le donne non solo non potevano votare, non solo non potevano essere elette,  ma non avevano neppure pari diritti rispetto agli uomini. E' soltanto 75 anni fa, e molto c'è ancora da fare per una piena parità. In Germania  le donne poterono votare solo dal 1919, in Gran Bretagna dal 1928, negli Stati Uniti dal 1929,  in Svizzera dal 1971! Solo 50 anni fa.

Ai tempi di Gesù la posizione dei rabbini circa le donne e la possibilità per loro di diventare discepole ed apprendere da qualcuno la Bibbia era sintetizzata in questa frase: “Meglio che la Legge venga bruciata piuttosto che venga insegnata ad una donna.”

Marta e Maria avevano compreso l'enorme privilegio di poter essere discepolate da Gesù.

So cosa mi vuoi dire: “Marco, va bene per Maria, che sta ferma ed ascolta Gesù... ma Marta? Lei è quella distratta,  lei è quella che non si cura di Gesù, lei è quella troppo occupata dalle cose del mondo!”

Vedete, nella Bibbia  ci sono due sole affermazioni di fede assoluta fatte da discepoli di Gesù: la prima è famosa, e la fa Pietro al capitolo 16 di Matteo:

“ Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».” (Matteo 16:16)

Gesù risponderà a Pietro che su quella “pietra”,  intesa come “segno , limite, confine” ovvero sulle persone che avrebbero avuto una simile fede riconoscendo che Gesù è Dio lui avrebbe costruito la sua  chiesa  (dal greco ???????? ekkle?sia,  “ek = chiamare + lego = fuori “persone chiamate fuori”).

Ma ce n'è un'altra,  parimenti assoluta,  e la troviamo nel vangelo di Giovanni al capitolo 11:

 "Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».".(Giovanni 11:27)

Sapete chi ha detto questo? E' stata Marta; la affaccendata Marta, la distratta Marta. Marta è per le donne credenti ciò che Pietro è per gli uomini; un esempio di cosa debba essere  e cosa debba dire una vera discepola.

Allora, cosa è successo a Marta? Come può una donna che confessa pubblicamente che Gesù è il Messia, l'Unto, il Salvatore, pensare che ascoltare colui che ha detto:

"Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli...” (Giovanni 8:31 b)

sia essere delle fannullone, e che ci siano cose più importanti da fare? Semplicemente, Marta è stata “distratta”.

Ora, vi prego di non condannare la povera Marta, pensando che voi avreste fatto in modo differente, ma di mettervi nei suoi panni.

Come reagiresti se oggi, uscendo da chiesa, qualcuno ti dicesse  “Guarda che oggi verrà a pranzo il Presidente della Repubblica, che vuole parlare con te”? Cosa faresti? Cosa prepareresti per pranzo?

Non penso proprio che apriresti le sottilette e un pacchetto di cracker, una bottiglia di acqua naturale, e le metteresti sul tavolo,  in attesa dell'ospite.

Sono sicuro che ti fionderesti nel primo supermercato aperto, per comprare un pollo  gigante da fare arrosto, andresti alla pasta all'uovo per comperare gli agnolotti, passeresti da Stefanoni per comprare lo spumante... e lasceresti siano gli altri  ad intrattenere l'ospite importante mentre prepari il pranzo.

Staresti facendo delle cose cattive? Assolutamente no... Ma sarebbero tutte cose che dt distrarrebbero dalla cosa principale: “Il Presidente Mattarella vuole parlare con te.”

Marta sa di avere in casa  ben più di un capo di stato; lei stessa ha affermato che Gesù è colui mandato da Dio per salvare il mondo. Sarà un argomento sufficiente per voler fare bella figura  preparando un pranzo “super” per Gesù? 

Cosa le dice Gesù?

“Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose” (v. 21a)

Mi faccio una domanda: con quale tono di voce  avrà Gesù detto queste parole?

Sarà stato “Oh, Marta! oh Marta!” con un tono come per dire: “Non so più cosa debba fare con te!”? O forse era “Oh, Marta Marta!” con un tono come per dire: “Che birichina che sei a parlare così!”

Io propendo per una terza ipotesi: mi figuro che Gesù abbia preso le mani di Marta, e guardandola profondamente negli occhi, gli abbia detto “Marta! Marta!” come per dire: “Marta, ascoltami! Poni attenzione a ciò che ti dirò!”.

Perché affermo questo? Perché ciò che segue ha nulla a che fare con un rimprovero e tutto a che fare con un insegnamento.

Gesù sta chiedendo a Marta la massima attenzione, perché sta per dagli un insegnamento che può cambiare la sua vita.

“...ma una cosa sola è necessaria.” (v.21b)

L'insegnamento che Gesù vuole dare a Marta (e a me, e a te), è che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”.

Gesù amava Marta, e Marta amava Gesù: ciò che stava facendo in casa in quel momento lo stava facendo “per Gesù”. Ma anche Maria stava facendo qualcosa “per Gesù”.

“Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta”. (v. 22)

Gesù stava dicendo a Marta: “Vedi Marta, ci sono molte cose buone che puoi fare, ma solo alcune tra queste sono essenziali. Maria ha scelto quella che, in questo momento, è essenziale: ascoltare i miei insegnamenti.”

Sapete cosa farà Gesù nei versetti del vangelo di Luca successivi a quelli che abbiamo letto? Insegnerà il Padre Nostro. Probabilmente non nella stessa occasione della visita a Marta e a Maria, ma il fatto che la Bibbia accoppi il richiamo di Gesù ad essere attenti alle cose essenziali con la preghiera delle preghiere la dice lunga sulla sua volontà per me e per te.

Gesù non è un minimalista,  uno che dice “Meno fai, meglio è”, ma un essenzialista, uno che dice “Scegli tra tutte le buone cose da fare quelle che sono essenziali.”

Cosa c'entra tutto questo con l'Avvento e con il Natale? Abbiamo detto all'inizio che anche questo Natale sarà “in forma ridotta” a causa del Covid, ma rimane comunque pieno di cose da fare, addobbi da mettere su, regali da comperare,  menù da decidere, cibi da selezionare...

E abbiamo anche detto  che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”. Avete con voi un foglietto e vorrei darvi un “compito a casa”: scrivete tutte le cose che rendono il Natale  divertente, speciale e significativo per voi.

Se fossi un minimalista ti direi che di quella lista potrai fare solo tre cose... e tu saresti altamente frustrato. Ma voglio invece proporti l'approccio di Gesù, quello “essenzialista”.

Ciò che ti chiedo di fare è di scrivere la tua lista e poi mettere una “stella” accanto alle attività che sono realmente “essenziali affinché il tuo sia un Natale davvero significativo e speciale.

Sono sicuro che nella tua lista come nella mia, ci saranno molte cose; per me, ad esempio, è essenziale per entrare nello spirito del Natale, il giorno dell'otto dicembre quando assieme come famiglia addobbiamo la nostra casa.

Ma come discepolo di Gesù, so che devo cercare anche altre cose che siano davvero “essenziali” affinché questo Natale sia significativo e speciale.

In questo Avvento vorrei suggerirti quattro “stelle” da mettere sulla tua lista. Legate ad alcuni personaggi del racconto della Natività. Sono importanti, perché ci aiutano a capire  dove stiamo realmente andando e servono per alimentare la mostra speranza.

Permettetemi una parentesi; oggi abbiamo acceso la candela della Speranza.

Siamo a quasi due anni dall'inizio della pandemia, e questo è il secondo Natale vissuto al suo interno. Abbiamo sperato che tutto passasse, magari come succede con un brutto sogno, che tutto ritornasse al posto di prima. Così non è stato, e promette di non esserlo ancora per una quantità di mesi che nessuno sa, può, o vuole dire.

Dove riponiamo la Speranza, a Natale? La riponiamo nella scienza medica, nei nostri governanti, o nella capacità umana di auto-immunizzarsi dal virus (la famosa “immunità di gregge”)?

La candela della Speranza non la accendiamo così, tanto per fare un po' di luce in sala e abbellire la nostra corona dell'Avvento; ma la accendiamo in virtù di una promessa precisa. E' chiamata anche la Candela dei Profeti:

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14)

Dio con noi: se chi ti ha creato è qui adesso, se chi ha progettato tutto, da te al virus, se l'autore dell'intero piano sta scrivendo ancora il suo progetto, a chi affidi la tua speranza? A una fialetta, ad un politico, alla biologia... a una parte minuta del progetto,  o al progettista?

Torniamo alle nostre stelle. La prima stella che ti suggerisco di mettere nel tuo elenco è questa: 

L'Adorazione è essenziale

“Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».” (Matteo 2:1-2)

Nel racconto biblico, ci furono dei personaggi che noi chiamiamo “Magi”, o “Sapienti” che partirono da molto lontano in risposta ad un “segno”: forse una stella, improbabile una cometa,  possibile la congiunzione di due pianeti, ma che era una luce nel cielo che indicava la venuta di un re. E rispondendo a quel segno in cielo vennero per “adorare” chi era nato.

Ecco cosa è l'adorazione: non è né quello che c'è prima della predicazione la domenica in chiesa, né uno stato mentale che ci fa inginocchiare in estasi: ma è focalizzarsi su Dio,  si chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione.

Cosa fa questo tipo di adorazione? Impedisce a chi è discepolo di Gesù di essere distratto.

Abbiamo visto con Marta che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”, ma che quando questo accade non è una cosa buona.

“Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta»." (Luca 10:41-42)

Il mio desiderio per te in questo Natale è che tu possa non essere distratto, o distratta da tutte le cose buone del Natale, ma che questo possa essere un Natale Essenziale, dove puoi concentrarti sulla cosa necessaria, o essenziale, quella che non ti sarà mai tolta.

Per aiutarti a fare questo, ti posso suggerire due cose: la prima è: rileggi in famiglia la storia del Natale, prenditi tempo per aprire la Bibbia, magari a pranzo, o a cena, e leggi un paio di versetti assieme come famiglia.

La seconda è: abbiamo scelto una serie di piccoli studi (in gergo tecnico si chiamano “devozionali”); da qui a Natale, ogni giorno, li riceverai sul gruppo whatsapp se fai parte della chiesa, oppure li potrai leggere o scaricare sia dal sito che dalle pagine FB ed Instagram della chiesa.

Prendile come spunto quotidiano  per focalizzarti su Dio,  su chi è Lui, su cosa a fatto per te,  e  per questo adorarlo.

Come terza cosa, visto che il Natale è un periodo di “doni” pensa a cosa puoi donare agli altri.

Questa è la foto della bimba che la nostra chiesa ha in adozione a distanza tramite Compassion; è l'ultimo dono che la nostra sorella in Cristo Maria ci ha fatto, prima di volare al Padre a maggio di quest'anno. Ora la sua bimba è la nostra bimba. 

Durante questi quasi venti anni di vita sia come chiesa che individualmente sono decine i bambini che abbiamo sostenuto a distanza, dando loro sostegno,  facendogli capire quanto Dio li ama, portandoli fuori della povertà.

Molti di loro sono ormai adulti, alcuni si sono laureati, altri sono entrati a far parte di Compassion aiutando altri bimbi come loro ad affrancarsi dalla povertà e dall'analfabetismo.

Natale festeggia il compleanno di Gesù; hai pensato quale dono fargli?

“Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?” E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”.” (Matteo 25:35-40)

Se questo Natale doni alla nostra bimba, o se doni a quello che hai già in adozione a distanza, o se decidi di accettare la sfida, e prendere un “minimo fratello”, come li chiama Gesù, in adozione a distanza starai donando al re che viene.

Conclusione

La nostra serie di messaggi si intitola “ L'essenziale a Natale” Cosa è essenziale a Natale?

L' Adorazione è essenziale a Natale, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione.

Preghiamo.

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Guardando Gesù: il suo volto | 21 Novembre 2021 |

Come dipingeresti il volto di Dio? Rassicurante o inquietante? Amorevole o ostile? Se vuoi davvero sapere quale volto ha Dio, ti basta guardare quello di Gesù; non i dipinti di lui, ma ciò che ha fatto qui, quando è sceso in terra.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 9 minuti
Tempo di ascolto audio/ visione video: 29 minuti

 Scommetto che se tu chiedessi alle persone di descrivere l'aspetto di Gesù, sarebbero in grado di farlo. Dopo tutto, è la figura più dipinta dell'arte occidentale. È così riconoscibile che la gente sa persino che è lui quando appare sul loro toast. 

Vogliamo vedere se riusciamo a descriverlo? Capelli lunghi o corti? 

Con la barba o rasato? Magro o robusto?  E naturalmente molto sicuramente bianco! 

Per 2000 anni Gesù è stato oggetto di speculazioni artistiche. Il mio preferito è il Gesù palestrato di  questa pubblicità. 

Naturalmente non abbiamo idea di che aspetto avesse perché le prime icone erano basate sulle tradizioni del tempo ed avevano a che fare di più col simbolismo cristiano che con la realtà. 

Gli dei avevano i capelli lunghi e la barba per mostrare che erano proprio quello, dei; erano seduti su troni per dimostrare il potere; la loro postura simboleggiava il loro rapporto con gli esseri umani: e così Gesù ha la

barba, è seduto su un trono e la sua mano ha le due dita unite per mostrare la fusione del divino e dell'umano ed è alzata in segno di benedizione. Ciò che Gesù chiaramente non è l'essere un bianco, e che Dio perdoni noi cristiani occidentali per i danni che abbiamo causato nei secoli insistendo sul fatto che lo era e lo è. 

No, non possiamo sapere che aspetto avesse fisicamente Gesù

Anche se questa è una ricostruzione fatta attraverso il cranio di un uomo della Galilea dell'epoca di Gesù, ci dà un intrigante sguardo ciò che è possibile. Ma possiamo e sappiamo cosa vedeva la gente quando lo guardava. 

Immaginate una persona che sia così persa  e s’allontani così tanto da ciò che sa  essere il giusto e che finisca per vivere una vita totalmente dissoluta, partecipando a comportamenti lascivi e dannosi. Una mattina si ritrova ubriaco con il vomito addosso in un letto e non ha idea di come ci sia arrivato, o dove sia. Ha toccato il fondo.

Si vergogna completamente di quello che è diventato/ a e decide di tornare a casa barcollando. Arrivato  a casa, sta cercando la chiave, quando la porta si apre e c'è Gesù. Cosa fa Gesù? Cosa vi immaginate che faccia?

Si arrabbia? Sembra deluso? Lo fa entrare, ma si gira e se ne va? Tyler Staton, la cui idea ho appena usato, dice che il modo in cui rispondiamo alla domanda rivela il Dio in cui crediamo veramente. Non quello in cui pensiamo di credere, o di cui abbiamo letto, o quello che ci hanno insegnato. Ma la nostra risposta istintiva è il Dio in cui crediamo veramente. 

A W. Tozer, pastore americano e pensatore cristiano del 20° secolo, disse questo: “Quello che ci viene in mente quando pensiamo a Dio è la cosa più importante di noi... Noi tendiamo per una legge segreta dell'anima a muoverci verso la nostra immagine mentale di Dio"  (da “The Knowledge of the Holy” - A.W. Tozer)

Come hai risposto alla domanda? Il tuo Dio è deluso da te? Ti mette paura? È sempre arrabbiato? È distante? 

Se per te è una o tutte queste cose, allora lascia che ti presenti Gesù. 

“Ma Gesù ad alta voce esclamò: «Chi crede in me, crede non in me, ma in colui che mi ha mandato;  e chi vede me, vede colui che mi ha mandato.” (Giovanni 12:44-45)

Gesù sta dicendo: “Guardami, ecco com'è Dio”. Recentemente ho sentito qualcuno dire: “Se non lo vedi in Gesù, non è vero di Dio”. 

Allora perché alcuni di noi lottano per trovare una visione di Dio amorevole, gentile e compassionevole, e finiscono per averne una piena di ira, punizione e disapprovazione? Perché questo è importante. 

Vorrei suggerire che parte del problema è che spesso i cristiani non riescono a tenere in equilibrio le scritture. Se guardiamo all'Antico Testamento, vediamo esempi di quello che sembra essere Dio che pone condizioni alla sua misericordia e persino condona la violenza. 

Per esempio il Salmo 103:

“Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe. Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il Signore verso quelli che lo temono.” (Salmo 103:12-13)

Parla dell'incessante amore  di Dio, il suo amore tenero e compassionevole, MA solo per coloro che lo temono. Nel Nuovo Testamento, con la nuova alleanza stabilita attraverso Gesù, troviamo che il suo amore è incondizionato 

“Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati).” (Efesini 2:4-5)

Un altro esempio è la lapidazione delle donne se si pensa abbiano commesso peccati sessuali:

“Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata vergine, allora si farà uscire quella giovane all’ingresso della casa di suo padre, e la gente della sua città la lapiderà a morte, perché ha commesso un atto infame in Israele, prostituendosi in casa di suo padre. Così toglierai via il male di mezzo a te. “ (Deuteronomio 22: 20-21)

Ma quando la donna sorpresa in adulterio fu portata da Gesù, cosa disse a quelli che chiedevano il suo sangue?  "Quello che fra voi è senza peccato, scagli la prima pietra!" (Giovanni 8:7 b)

L'Antico Testamento è ispirato da Dio, ma è pieno di impronte umane. È una rivelazione incompleta di Dio e, come dice Bruxy Cavey, "Gesù chiarisce la nostra visione e ci chiama a ripensare tutto ciò che pensavamo di sapere". La nuova alleanza sostituisce la vecchia. 

“Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere.” (Giovanni 1:17-18)

Ancora una volta voglio ricordarvi che Gesù sta dicendo:”Guardatemi, ecco com'è Dio!”  Aggrapparsi all’idea di un Dio arrabbiato e vendicativo non ci fa bene. Ci sono prove che suggeriscono che una tale visione non giova al benessere e alla salute mentale di coloro che hanno tali opinioni. 

 Il Prof. Pargament ha anche scoperto che:”...  quando le persone credono che Dio le ha abbandonate, o quando mettono in dubbio l'amore di Dio per loro, tendono a sperimentare una maggiore angoscia emotiva, e persino ad affrontare un rischio maggiore di morte anticipata."

Né è un bene per coloro a cui siamo destinati ad essere testimoni. Non possiamo spaventare le persone per farle entrare nel Regno, e anche se ci riusciamo, la paura può dare loro una sorta di bussola morale, ma vi garantisco che non saranno credenti gioiosi e pieni di speranza. 

Sapete,  c'è una ragione per cui gli scrittori di thriller polizieschi hanno spesso come protagonista principale un fanatico religioso, perché è facile fare la connessione tra qualcuno che crede in un dio vendicativo e lo stesso che si vede come suo agente vendicatore. 

Il dott, Newberg ha detto: “Ad esempio, se invece di sostenere l'amore e la compassione, una religione  sostiene l'odio verso i non credenti, anche queste convinzioni negative diventerebbero parte del modo in cui il cervello funziona. In teoria, questo accenderebbe aree del cervello coinvolte nel pensiero dell'odio, e potrebbe aumentare lo stress e stimolare il rilascio di ormoni dello stress.”.

Ora non sto suggerendo che tutti noi conosciamo potenziali serial killer, ma scommetto che ci siamo tutti trovati in una stanza con un credente che si è permesso di giudicare un altro essere umano e lo ha giustificato con una scrittura, e una scrittura che non menziona la grazia. Quando la gente ci guarda, ha bisogno di vedere persone che indicano Gesù perché lui è la via, la verità e la vita. 

In Ebrei 1, versetto 3, dice

“Questo Figlio è lo splendore della gloria di Dio, l'impronta perfetta di ciò che Dio è. . (Ebrei 1:3 a)

E la parola  impronta nell'originale greco è  ???????? charakte?r, che significa "'espressione esatta (l'immagine) di qualsiasi persona o cosa, somiglianza marcata, riproduzione precisa in ogni aspetto."

Ovvero, un facsimile

Quando guardiamo Gesù vediamo veramente Dio. E cosa vediamo?  La sua compassione che ridà vita e speranza; ci sono infiniti esempi di come Gesù dimostri questo, ma uno dei preferiti è la storia della madre il cui figlio è morto:

“Quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e molta gente della città era con lei. Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: «Non piangere!» E, avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono ed egli disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!»  Il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre. “(Luca 7:12-15)

Il suo profondo amore per gli infranti e gli emarginati 

“Una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni {e aveva speso tutti i suoi beni con i medici} senza poter essere guarita da nessuno, si avvicinò di dietro e gli toccò il lembo della veste; e in quell’istante il suo flusso di sangue cessò. E Gesù disse: «Chi mi ha toccato?» E siccome tutti negavano, Pietro e quelli che erano con lui dissero: «Maestro, la folla ti stringe e ti preme [e tu dici: Chi mi ha toccato?]».  Ma Gesù replicò: «Qualcuno mi ha toccato, perché ho sentito che una potenza è uscita da me».  La donna, vedendo che non era rimasta inosservata, venne tutta tremante e, gettatasi ai suoi piedi, [gli] dichiarò, in presenza di tutto il popolo, per quale motivo lo aveva toccato e come era stata guarita in un istante.  Ma egli le disse: «Figliola, [coraggio,] la tua fede ti ha salvata; va’ in pace».” (Luca 8:43-48)

È stata evitata come impura per dodici anni, non ha conosciuto un tocco amorevole in tutto questo tempo e lui la chiama figlia (tra l'atro è l'unica volta che Gesù usa questo sostantivo); non solo è guarita, ma  viene anche riabilitata come persona.  Riuscite a immaginare cosa significasse per lei? 

Il suo amore incondizionato che  guarda sempre, e aspetta, e corre verso di noi. 

“Egli dunque si alzò e tornò da suo padre. Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.”(Luca 15:20)

I prodighi sono ritornati là dove erano partiti. La porta è aperta e siamo invitati ad entrare da un Dio amorevole, misericordioso e compassionevole che dice: "Benvenuti". 

Volgi il tuo sguardo su Gesù  Guarda a fondo nel suo meraviglioso volto. 

Amen.

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Il perdono da forma alle tue azioni | 14 Novembre 2021 |

Il piano finale di Dio per le nostre vite  non è che la vita sarà facile  e che non ci faremo mai del male. Ma quando qualcuno sbaglia e si ravvede, come credenti, siamo chiamati a perdonare, a riconoscere il cambiamento e a riabilitare chi ci ha ferito.
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Siamo all'ultimo appuntamento col il libro di Filemone e con il perdono.

Nelle due precedenti predicazioni abbiamo visto alcuni aspetti del perché dovrei perdonare: perdonare mi libera dal passato e dall'amarezza, chiude le porte al Maligno  ed apre quelle del mio rapporto con Dio modellando il mio carattere ad essere più simile a Colui che mi ha perdonato.

Sin qui abbiamo visto tutti casi in cui il perdono è più difficile, quelli dove siamo noi a dover fare il passo, perché dall'altra parte non c'è alcuna volontà  di chiedere scusa, di ravvedersi e di cambiare.

Ma cosa succede quando l'altro mi chiede scusa, si ravvede e ce la mette tutta per cambiare?

Beh, stranamente, una delle reazioni abbastanza comuni non è quella di abbracciare colui che si pente, ma di volergliela far pagare; di rendere “prezioso” il nostro perdono, di farlo desiderare e sudare  come contrappasso al male che abbiamo subito.

Vorrei rileggere assieme a voi la lettera di Paolo, dal versetto 8 sino al termine:

“Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo di comandarti quello che conviene fare, preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio e ora anche prigioniero di Cristo Gesù;  ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo, un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.  Avrei voluto tenerlo con me, perché in vece tua mi servisse nelle catene che porto a motivo del vangelo; ma non ho voluto fare nulla senza il tuo consenso, perché la tua buona azione non fosse forzata, ma volontaria.  Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre; non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore!  Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso.  Se ti ha fatto qualche torto o ti deve qualcosa, addebitalo a me. Io, Paolo, lo scrivo di mia propria mano: pagherò io; per non dirti che tu mi sei debitore perfino di te stesso. Sì, fratello, io vorrei che tu mi fossi utile nel Signore; rasserena il mio cuore in Cristo.  Ti scrivo fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che farai anche più di quel che ti chiedo. Al tempo stesso preparami un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi restituito.  Epafra, mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, ti saluta.  Così pure Marco, Aristarco, Dema, Luca, miei collaboratori.  La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito.” (Filemone 8-25)

Paolo sta rispedendo Onesimo a Filemone, e giustamente si preoccupa di quale sarà l'accoglienza che gli sarà riservata.  Come risolverà il problema Paolo?

Permettetemi un ricordo personale. Trenta anni fa io facevo parte della chiesa di Monterosi: ne ero un semplice membro.

Anche se avevo fatto il pastore dei giovani per un paio di anni nella chiesa di Ronciglione e avevo portato qualche messaggio là, non avevo nessuna esperienza di predicare davanti a quasi un centinaio di persone.

Fu così che uno dei due conduttori di chiesa, Marvin Oxenham, alla fine di un culto mi disse: “Guarda, prepara qualcosa, perché tra qualche domenica  predicherai tu”.

Marvin era (ed è) uno dei predicatori più talentuosi che io abbia mai ascoltato: figuratevi come mi sentivo io nel doverlo sostituire.

La mattina che avrei dovuto predicare ero già teso di mio, quando entrando in sala, ascoltai le conversazioni di alcuni membri che si stavano informando di chi avrebbe portato il messaggio quella domenica.

Le conversazioni erano spesso simili a questa: “Ah, non predica Marvin? Chi predica? Marco?!? Se lo avessi saputo manco venivo!” Non era il massimo dell'incoraggiamento per chi doveva predicare per la prima volta.

Evidentemente la conversazione arrivò fino alle orecchie di Marvin, che, quando mi chiamò avanti per predicare, prima che iniziassi mi cinse un braccio attorno le spalle, poi, rivolgendosi alla sala, disse pressappoco così: “Marco oggi inizia il suo impegno come predicatore perché io glie lo ho chiesto; perciò, ascoltatelo con attenzione esattamente come se steste ascoltando me.”

Non è mai facile essere il “sostituto” di qualcuno, soprattutto se quel qualcuno è famoso, talentuoso noto a tutti e da tutti amato; l'accoglienza di chi avrebbe preferito avere l'altro oscilla tra l'indifferente e l'irritato, raramente è un “Wow! Che bello che ci sei te invece dell'altro!

Io, in fondo, ero in pace con la mia chiesa: non avevo conti aperti con nessuno, ed era più facile per Mavin dire “accoglietelo come se accoglieste me”. Ma come sarebbe stato  se io avessi combinato qualcosa di grosso in chiesa? Mi avrebbero accolto ed ascoltato, oppure mi avrebbero tutti girato le spalle?

Su scala enormemente maggiore è quello che prova Onesimo verso Filemone, ed è per quello che Paolo dice:

“Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.” (Filemone 12)

Filemone avrebbe di sicuro ben voglia di rivedere Paolo, colui che lo ha portato a Cristo, e farebbe salti di gioia accogliendolo... Ma sarebbe lo stresso per Onesimo?

Onesimo è uno schiavo in fuga.  Dovrebbe essere marchiato con una "F" sulla fronte.  È costato tempo e denaro a Filemone.  Filemone ha perso soldi e faccia attraverso la sua fuga.  Logico che non possa provare la stessa gioia nell'accoglierlo che proverebbe se arrivasse Paolo,

Ma guarda cosa dice Paolo a Filemone: 

“Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso. (Filemone 17)

Questo è il versetto chiave dell'intero libro. Mettiti per un momento nei panni di Filemone: vorresti farlo? Accetteresti che Paolo e Onesimo siano uguali?  È Onesimo davvero qualcuno con cui hai comunione...  un benvenuto?

Paolo sta chiedendo a Filemone  di riconoscere che il suo rapporto  con Onesimo è ora cambiato: non è più solo un rapporto “padrone-schiavo”. Si è formato un legame nuovo; un legame significativo che muta lo scenario e il futuro rapporto tra i due.

Allora come si è arrivati a questo punto? Inizia dal versetto 10-11.

“Ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo,  un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me.”(Filemone 10-11)

Durante tutta la mia vita io ho vissuto solamente a Montefiascone, mentre mia moglie ha cambiato  almeno una trentina di posti durante la sua vita.

Ricordo che, quando andammo alla Questura a compilare i fogli per la richiesta di cittadinanza di mie moglie, c'era una sezione dove doveva elencare il luoghi dove aveva vissuto negli ultimi dieci anni: erano due righe sul foglio.  Janet cominciò a scrivere il più piccolo possibile per fa entrare dentro tutti i nomi, fino a quando il funzionario, con gli occhi sbarrati, le prese il foglio, dicendo: “Signora, basta, basta! Non servono altri oltre quelli che ha già scritto!” Meno male – fece Janet – non ero arrivata nemmeno a metà!”

Una delle cose belle di spostarsi  è il cambiare città, vederne di nuove, avere nuovi  amici. Una delle cose brutte è che, quando torniamo  nei luoghi dove avevamo vissuto è vedere che molto è cambiato, sia nei luoghi che nei vecchi amici, dobbiamo constatare che essi sono cambiati; per il luigi di sicuro in aspetto,  per gli amici sia l'aspetto ma anche la mentalità e le attitudini; non sembrano quasi più i vecchi amici di un tempo.

Le persone cambiano...  cambiano continuamente. E questo che Paolo sta sottolineando a Filemone: “Tu sei cambiato, sei diventato credente, stai testimoniando Gesù, hai una chiesa in casa... Ma anche  Onesimo è cambiato!”

Paolo vuole che Filemone riconosca che Onesimo è diverso.  Filemone potrebbe giustamente obiettare: “In che cosa è diverso?” In primo luogo, Onesimo è pentito. Perché lo dico e come faccio a saperlo? Come faccio a sapere che Onesimo  si sia pentito di essere fuggito da Filemone?

Lo dico, perché so come la pensava Paolo sul rapporto che doveva esserci tra servi e padroni. In Colossesi aveva detto:

“Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo il Signore.” (Colossesi 3:22)

E lo dico perché so cosa Paolo dice di Onesimo:

“...ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo.” (Filemone 10)

Una nota:  Paolo non benedice la schiavitù dei servi verso i padroni, ma sta  insegnando a neo credenti  come comportarsi nella situazione in cui stanno vivendo e da cui non hanno nessuna possibilità di affrancarsi al momento.

Paolo chiama Onesimo “figlio”; è un figlio generato attraverso la nuova vita in Cristo che è giunta tramite la sua conversone sincera e totale. Paolo non lo avrebbe mai chiamato figlio se non avesse avuto la certezza  del pentimento totale di Onesimo.

Ma Paolo fa molto di più. Come pensi che sia arrivata a Colosse  la lettera che Filemone sta leggendo? Non era inviata per faxo o per email: 

“Te lo rimando...” (Filemone 12 a)

Tutte le lettere di Paolo sono state consegnate a mano; e ora Onesimo, il fuggitivo, sta dinanzi a Filemone,  con una lettera a firma di Paolo, e forse scruta Filemone mentre legge veloce la lettera, col cuore in gola... perché non sa se Filemone lo marchierà con la F del fuggitivo o lo abbraccerà con la F di “fratello in Cristo”.

Onesimo sta rischiando la sua stessa vita portando quella lettera... Ma c'è ancora di più. Paolo dice che Onesimo è trasformato:

“...un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me.” (Filemone 11)

Qui Paolo usa un piccolo gioco di parole: Onesimo (in greco ???????? One?simos), significa "utile". Era un nome comune che veniva dato agli  schiavi una volta acquistati.

Attenzione al gioco di parole di Paolo: “Ti mando Utile che ti era inutile, ma adesso è utile a me e a te” egli sta dicendo che Onesimo, “Utile” era “inutile” come schiavo” ma che ora come fratello in Cristo sarà “utile” sia a Paolo che a Filemone.

Di quale utilità sta parlando Paolo? Quale “business” hanno in comune lui e Filemone? Nessuno, tranne il proclamare Cristo al mondo. Paolo afferma: “ L'utile Onesimo come schiavo di Filemone è inutile, ma come schiavo di Cristo è utile a entrambi!

Possono davvero le persone cambiare così? La Bibbia afferma di si:

“Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita.  (Romani 6:4)

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17)

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.” (1 Pietro 1:3)

Quello che vedete in foto è Johnny Lee Clary. Ha imparato a odiare in tenera età,  essendo cresciuto in una famiglia piena di razzismo, rabbia e bigottismo.

A 14 anni fu sedotto dagli insegnamenti David Duke  il famigerato capo del Ku Klux Klan,  tanto da diventarne “Grand Wizard” un mago imperiale -  un leader di primo piano in un organizzazione  responsabile di attentati, omicidi e innumerevoli altri crimini, tutto in nome di odio e razzismo. Ma la sua vita non era facile.  La sua prima ragazza si rivelò essere un'informatrice dell'FBI.  Ebbe due divorzi; perse tutti i suoi amici. 

Una notte era sul punto di suicidarsi, quando gridò a Dio di liberarlo dalla sua esistenza da incubo. E Dio, incredibilmente per Johnny, rispose.

Da quel momento in poi, Johnny Lee ha usato la sua vita,  le sue esperienze e la sua quasi distruzione  per aiutare gli altri a lasciare lo stesso sentiero di male  che aveva percorso così a lungo.  Divenne pastore di una chiesa. Nel 1995 Johnny fu nominato dal Congresso Americano Direttore Nazionale per l'uguaglianza razziale.

Le persone cambiano. Quando entra Cristo nella loro vita.

Abbiamo visto nelle altre due predicazioni che il perdono non dipende da chi stiamo perdonando, e dal fatto che lui o lei si scusi con noi; il perdono è spesso una via che percorriamo da soli.

Ma qualche volta accade!  Accade che chi ha sbagliato verso di noi si penta, si ravveda, e cambi... senza magari venirci a chiedere scusa, lo so, ma il loro pentimento è reale e lo vediamo dal loro atteggiamento  sia verso gli altri che verso di noi.

Come reagiamo noi? Saremo disposti a  riconoscere che sono cambiati?  Continueremo ad identificare chi ci ha ferito con il male che hanno o ci hanno fatto, o li accoglieremo, come Paolo incoraggia Filemone a fare?

Il vero perdono  passa anche attraverso il fatto di riconoscere che le persone cambiano. Ma c'è anche un altro passaggio:

“Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre;  non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore! (Filemone: 15-16)

Cosa vuole Paolo?  Cosa sta chiedendo a Filemone?

Paolo vuole che Filemone RIABILITI Onesimo, gli renda la dignità,  lo faccia sentire di nuovo parte delle persone accettate.

Paolo vuole che Filemone guardi la situazione  da un'angolazione diversa: “Filemone, so che sei stato ferito. E non dico che Onesimo sia  innocente.  Ma forse Dio aveva uno scopo in tutto questo. Forse tutto serviva perché Onesimo potesse conoscere me, e attraverso me Cristo, e pentirsi, e tornare... non più come schiavo, ma più che uno schiavo, un fratello amato. Forse Dio stava usando questo male per produrre il bene....”

Sapete, succede.  Dio permette talvolta che accadano eventi in se brutti  in modo che le persone siano portate ad avere un rapporto con Lui. 

Ricordate la storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe?  I fratelli di Giuseppe erano gelosi di lui e lo vendettero come schiavo. La vita di Giuseppe passò attraverso molti alti e bassi  e alla fine lui divenne il secondo uomo importante in Egitto  dopo  il Faraone.

Quando i fratelli ebbero bisogno di aiuto per il cibo  scoprirono che Giuseppe aveva tutto questo potere.  Allora si offrono a Giuseppe come schiavi. Questo è ciò Giuseppe disse loro:

“Giuseppe disse ai suoi fratelli: «Vi prego, avvicinatevi a me!» Quelli s’avvicinarono ed egli disse: «Io sono Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse portato in Egitto.  Ma ora non vi rattristate, né vi dispiaccia di avermi venduto perché io fossi portato qui; poiché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. Infatti, sono due anni che la carestia è nel paese e ce ne saranno altri cinque, durante i quali non ci sarà raccolto né mietitura.  (Genesi 45:4-6)

O che dire di quello che è successo al figliol prodigo in Luca 15.  Il figlio chiede a suo padre tutta la sua eredità  e la sperpera.  Disperato torna a casa, e chiede di essere uno schiavo del padre.  Invece il padre dice;

"Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,  perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa." (Luca 15:22-24)

Qualche volta accade: non sappiamo come, ma Dio sfrutta una crisi un errore, uno sbaglio, un peccato per riaccendere il ricevitore dell'anima di chi lo commette ed entrare di nuovo in contatto con Lui.

Il piano finale di Dio per le nostre vite  non è che la vita sarà facile  e che non ci faremo mai del male. Il piano ultimo di Dio nella vita  è che le persone arrivino a conoscerlo  come il loro Signore e Salvatore.

E noi, come credenti, siamo tenuti a perdonare, a riconoscere il cambiamento e a riabilitare. Questa è la strada che Paolo vuole che prenda Filemone. “Se mi consideri un partner, accoglilo come accoglieresti me.  Perché in Cristo, io Paolo e Onesimo siamo la stessa cosa.”

E' facile? No! Ma  perdono, riconoscimento e riabilitazione guariscono le relazioni interrotte tra marito e moglie.

Perdono, riconoscimento e riabilitazione guariscono le relazioni interrotte tra genitori-figli.

Perdono, riconoscimento e riabilitazione  risanano le relazioni interrotte tra credenti. 

Perdono, riconoscimento e riabilitazione: tutto ciò significa perdonare davvero.

Non è facile vero?  Ma quanto facile è stato  per Gesù perdonarci?  A lui è costatata la croce. L'amore che perdona non è mai gratis per colui che perdona.

Ma l'amore che perdona, riconosce e riabilita porta gloria a Dio, e pace tra il suo popolo.

Siamo alla fine di questa serie sul perdono, dove Paolo ci fa scoprire il vero perdono di chi crede.

Perdorare...

  • Per essere liberi dal passato e dall'amarezza,
  • per chiudere le porte al maligno ed aprirle a Cristo,
  • per modellare noi stessi ad immagine di chi ci ha perdonato
  • per dar forma all'amore con cui siamo stati amati.


Preghiamo.

Padre, siamo così colpiti da questa tremenda lezione di perdono.

Se c'è qualcosa, Signore, nel mio cuore o nei cuori del tuo popolo qui che potrebbe essere in qualsiasi senso visto come un atteggiamento spietato verso chiunque, per favore perdonaci e rimuovilo poiché sappiamo che tu vieti un cuore che non perdona.

Sappiamo di aver peccato contro di te, allo stesso tempo sappiamo che il tuo perdono per noi significa che possiamo perdonare quando le persone peccano contro di noi.

Sappiamo anche, Signore, che la mancanza di perdono ci fa perdere la comunione con gli altri e  la comunione con Te e lascia i nostri peccati non perdonati.

Confessiamo che la mancanza di perdono ci priva dell'amore di altri cristiani e scredita il tuo nome.

Signore, con il tuo aiuto possiamo non essere spietati ma possiamo essere come Paolo che perdonava come Cristo e cercava che gli altri facessero lo stesso, così da poter conoscere la Tua benedizione e la gioia che giunge ai credenti obbedienti per per amore del nostro Salvatore. 

Amen.

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Il perdono modella il come sei | 7 Novembre 2021 |

Dio ti sta modellando affinché tu divenga il suo capolavoro. E il perdono fa parte di quel suo modellarti ad immagine di suo Figlio Gesù.
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Due settimane fa abbiamo iniziato a parlare del perdono attraverso la lettera di Paolo a Filemone.

Filemone era un ricco credente di Colosse (in Turchia) che aveva uno schiavo di nome Onesimo che era fuggito ed ora si trovava assieme a Paolo (forse in Grecia),  ed era divenuto credente. Nella lettera Paolo dice a Filemone cosa si aspetta che lui faccia: perdonare Onesimo e riabbracciarlo come fratello in Cristo, non più come uno schiavo fuggiasco.

Paolo lo fa, perché sa che il perdonare può modellare Filemone, renderlo diverso e migliore da quello che è attualmente; e questo vale anche per me e per te.

“Oh bella!- potresti dirmi – come può modellarmi in meglio il fatto di cancellare qualcosa di brutto subìto? Caso mai è il contrario! Le cose brutte mi modellano, mi cambiano, non il fatto di “passarci sopra!"

Partiamo dall'inizio: cosa intendiamo con la parola “modellare”? Questa è la definizione che ne da la  Enciclopedia Treccani:

modellare: v. tr. [der. di modello] (io modèllo, ecc.). – 1. a. Lavorare una sostanza plastica per darle una forma; in partic., nella scultura, plasmare in argilla o altra materia molle il bozzetto o l’opera in grandezza d’esecuzione per la successiva traduzione in marmo, bronzo, ecc.

Se da una parte l'argilla può essere modellata e diventare essa stessa un vaso, un piatto o altro, la definizione dell'enciclopedia ci dice che quando un artista vuole fare un'opera d'arte, prima la fa in argilla per poi farla in marmo o bronzo. Tenete in mente questa immagine.

Iniziamo dal principio: da Genesi:

“Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente.” (Genesi 2:7)

Il verbo tradotto con “formò” è ????? ya?s?ar, che significa “modellare con le mani in una forma voluta”: esattamente ciò che fa l'artista per fare un modello. Isaia dirà:

“Tuttavia, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani.” (Isaia 64:8)

Isaia usa lo stesso verbo: ????? ya?s?ar, e lo usa con un tempo che in ebraico si chiama “participio attivo qal”che indica una azione che si sta già compiendo nel momento che Isaia la dice ma che continuerà nel futuro: non esiste niente di simile in italiano ma per gli amanti della grammatica inglese  sarebbe un “present continous tense”.

Isaia afferma una cosa molto importante: non dice “Ci hai formato, ci hai modellato”, al passato, ma “Ci hai modellato, ci modelli adesso e continuerai a modellarci in futuro”! Adesso, in questo esatto momento in questa sala che sembra il garage degli appartamenti ai piani di sopra, noi continuiamo ad essere argilla nelle mani dell'artista: Dio sta ancora modellando in un prodotto morbido quello che farà in marmo o bronzo.

Come lo fa? Talvolta con gentilezza; pian piano sposta l'argilla con i pollici, e la forma viene che quasi non ce ne accorgiamo. Altre volte non basta la delicatezza, bisogna andare giù di spatola, tagliare, sezionare, staccare, buttare, reimpastare...

Le esperienze potenti modellano il come siamo. Vi faccio un altro esempio. Questo è dal Vangelo di Luca: 

“State attenti a voi stessi! Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo.  Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: “Mi pento”, perdonalo». Allora gli apostoli dissero al Signore: «Aumentaci la fede!»  (Luca 17:3-5)

Tenete a mente quell'ultimo versetto: «Aumentaci la fede!»  Ne parleremo alla fine del messaggio.

Le esperienze potenti modellano chi diventiamo.  L'esperienza qui è il perdono di Gesù.

Gesù sta parlando ai suoi discepoli.  Lo seguono e lo ascoltano perché sanno che lui è la risposta.  Lo servono perché cercano scopo e significato per le loro vite.  Si fidano di lui perché hanno visto  come aveva liberato così tante persone dalle catene della malattia e del peccato.

Se leggete i Vangeli, vedrete che Gesù più e più volte prima fa, poi mette seduti i discepoli  e chiede loro:”Avete capito cosa ho fatto?”

Perché? Perché Gesù li sta plasmando. In questo caso il perdono di Gesù serve a plasmarli  per avere un carattere che perdoni.

Guardate cosa dice Gesù ai suoi! “C'è una persona che ti è vicina, a cui vuoi bene,  un fratello, che lo sia nella carne o nella fede è indifferente, che non passa giorno che non sbagli verso di te”.

Fermati un attimo e pensa: in una giornata dove stai sveglio 12 ore, quel tuo fratello ogni ora e tre quarti di ferisce, ti tradisce, pecca contro di te. Come questo modella la tua attitudine verso di lui? “La prossima volta che mi si avvicina gli do una badilata in testa!”, ecco come la modella!

E invece Gesù dice: “No, io voglio che tu sia diverso, sia diversa; io sono l'artista, ed io decido che l'argilla di cui ti ho fatto non deve prendere quella forma che si ritrae, e rifiuta, ma che si apre, ed accetta.”

Un attimo! Gesù mi sta dicendo che, se non perdono chi mi ferisce sono da condannare? Vediamo il contesto in cui stava parlando: la prima parte di questo capitolo di Luca:

“Gesù disse ai suoi discepoli: «È impossibile che non avvengano scandali, ma guai a colui per colpa del quale avvengono! Sarebbe meglio per lui che una macina da mulino gli fosse messa al collo e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno solo di questi piccoli.” (Luca 17:1-2)

Gesù riconosce che coloro che causano ferite  devono assumersi la responsabilità  e che le loro azioni avranno conseguenze.  Ma sta dicendo che tu, da credente, devi fare la TUA parte. Loro avranno la loro punizione, e non sarà leggera (una macina al collo) ma... se si pentono e tornano e chiedono perdono dovranno trovare una porta aperta, non chiusa.

Il perdono per Gesù non è un'opzione, ma è un dovere.  E la mancanza di perdono è un atto di disobbedienza. Questa è esattamente l'aspettativa che Paolo ha  quando scrive a Filemone.

“Io ringrazio continuamente il mio Dio, ricordandomi di te nelle mie preghiere, perché sento parlare dell’amore e della fede che hai verso il Signore Gesù e verso tutti i santi.  Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo.  Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato. (Filemone 4-7 )

Notate che in una sola frase, Paolo richiama due volte alla fede in Gesù.

Siamo onesti: la nostra società è una società  che ci incoraggia a essere persone che non perdonano. I tribunali italiani sono “intasati” da cause di nessun conto, nate dal fatto che il vicino di casa ha l'abitudine di fare il barbeque sul terrazzo e l'odore invade il tuo appartamento. Anche il mondo di Filemone era così.

Filemone è chiamato a riaccogliere Onesimo... Ma c'è un problema pratico!

Di solito quando uno schiavo scappava, e poi veniva trovato, il proprietario lo marchiava con la lettera "F"  sulla fronte.  “F” che sta per il latino ”fugitivus”, fuggitivo. Sarà un segno che durerà per tutta la vita  che ti identificherà  non solo quando sei schiavo  ma anche quando e se tornerai libero: sei un “inaffidabile”, un fuggiasco, un traditore.

Ma ora Onesimo è un credente, salvato, al pari di Filemone Cosa farai ora Filemone? 

“Sento parlare della tua fede nel Signore Gesù e del tuo amore per tutti i santi.”(Filemone 5)

Notate la parola “fede” e la parola “santi”. Paolo sta dicendo a Filemone: “Che tipo di carattere hai?   In che modo l'artista Gesù sta modellando l'argilla di cui sei fatto per produrre una statua di te in bronzo o marmo?” 

Onesimo come credente in Cristo, è un “santo”, in greco “????? hagios. Vi continuo a ricordare che “santo” nella Bibbia non significa avere l'aureola in un dipinto, né essere stato proclamato dal Vaticano e nemmeno stare sul calendario, ma significa “messo da parte, separato, scelto”.

“Tu ami i santi, Filemone... Beh, sappi che anche Onesimo è un santo... Cosa ti ha detto di fare Gesù, Filemone?” La Scrittura dice che se qualcuno pecca contro di te, devi perdonarlo.  La Scrittura dice: perdona, proprio come in Cristo Dio ti ha perdonato.  La Scrittura dice: perdona e sarai perdonato.

A questo punto tu sei autorizzato a rispondermi: “OK, Marco, prometto di perdonare tutti gli altri credenti persino di farlo sette volte al giorno... ma per quanto riguarda gli altri... mazzate e male parole, vero?”

Tu ricordi l'immagine iniziale? Quella di un artista che sta modellando la creta di cui sei fatto, di cui sei fatta per poi trarne una statua in marmo o bronzo? Ti informo che Dio non vuole fare due statue, una da mostrare ai credenti ed una ai non credenti...

“Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di lui.” (Colossesi 3:17)

In originale la parola “qualunque” è ??? pas   significa... “qualunque, tutto, qualsiasi”. Ammetti che speravi ti dicessi che significa “qualunque ma basta che siano credenti”! Se tutto deve essere fatto per Gesù, indistintamente, sia ai fratelli nella fede che agli altri, allora anche il perdono deve essere dato tutto; a qualsiasi persona, credente o meno.

Paolo dice di Filemone  che ha sentito parlare della tua fede nel Signore Gesù; era “famoso”, la gente in giro ne parlava... È questo che la gente sente quando parlano di me e di te?  Filemone ha una reputazione: “Quell'uomo, lui si che ama Gesù!”  La sua relazione d'amore con Gesù “fa rumore”... E la mia? E la tua?

Anche se può non sembrare a chi non vive con me io ho un carattere “esplosivo”; sono buono e caro per gran parte del tempo... ma quando mi si chiude la vena... beh, è bene non stare nei paraggi.

E, credetemi, adesso sono un “cioccolatino” rispetto a quaranta anni fa... Quale è la differenza? Che non “esplodo” più? Beh, capita ancora... certo, nulla in confronto a quando avevo venti anni! Non è buono e continuo a lavorarci su.

Ma la differenza fondamentale sta nel fatto che un tempo se io e te litigavamo, te per me eri morto... L'avevo visto fare da mio padre... Grande uomo, grande politico, amava la sua famiglia, gli piaceva ridere e scherzare... Ma non dovevi osare di tradire la sua fiducia:  non ti avrebbe più visto neppure se ti dipingevi di bianco su uno sfondo nero; tu, non esistevi più.

Io ero così; un giorno un mio amico credente mi confrontò su questo aspetto, ed io, per difendermi risposi: “Eh, lo so, ma che vuoi fare! Io sono fatto così!”.

Sapete quale fu la sua reazione? Si alzò, e quasi urlando mi disse: “NON TI PERMETTO DI OFFEDERE IL MIO CREATORE! Tu sei creta nelle sue mani, è lui che ti modella perché vuole fare di te un'opera d'arte! Ma sta a te lasciarlo fare, obbedendo ai suoi comandamenti!” Mi avrebbe fatto meno male un pugno in piena faccia.

L'amico mi stava dicendo: “Le persone perdonate non si comportano così. E se vuoi comportarti così,  prima togli l'adesivo col pesciolino dalla tua macchina, smetti di servire in chiesa, anzi, non dire neppure che ci vieni perché stai dando una cattiva fama a Cristo e al mio Creatore.”

Dio mi stava modellando attraverso le parole dell'amico, e non era un modellare lento e dolce, ma un colpo di spatola, qualcosa che “staccava pezzi”  che faceva male...

Ho dovuto allora fermarmi per un po' guardare bene il tuo cuore, capire chi era per me Gesù... e capire cosa significasse perdonare. Ed è la stessa cosa che Paolo sta chiedendo di fare a Filemone:

“Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo.(Filemone 6)

Terza volta che Paolo parla di fede. Filemone era un uomo capace, ed anche un uomo con una buona conoscenza di chi fosse Dio e Gesù: Paolo gli dice:  “Trasforma la tua conoscenza in esperienza. Trasformala in una azione.”.

Perché la conoscenza del perdono e della salvezza porta  brivido ed euforia, ma l'esperienza  di perdonare e salvare altri porta impegno, sudore, lacrime... Perdonare, per chi perdona, non è gratis... a Gesù è costato la croce!

Siamo argilla... Lasciatemi fare una piccola parentesi. Sapete la caratteristica dell'argilla, vero? Che dopo un po' si secca, e diventa dura, e non è più possibile modellarla. Per continuare a tenerla morbida bisogna costantemente aggiungere acqua, altrimenti l'artista non potrà fare il suo modello.

Di che consistenza sei diventato, sei diventata negli anni? Più diventiamo aridi, più il Signore avrà difficoltà a fare di noi il modello della statua di marmo o di bronzo.

Sapete, quando sono andato a fare la vaccinazione, l'infermiera che mi iniettava il vaccino, osservando la mia pelle mi ha detto: “Ma lei beve troppo poco! La sua pelle è disidratata! Torni a casa e beva almeno due litri di acqua al giorno per la prossima settimana! Se non beve abbastanza avrà tutti gli effetti indesiderati che vuole dal vaccino!”.

Debbo forse spiegarvi quale sia  l'acqua per chi crede in Gesù?

“Chi ha sete, venga da me e beva! Da chi crede in me, come dice la Scrittura, sgorgheranno fiumi d'acqua viva". (Giovanni 7:37-38)

Quante volte “bevi” l'acqua di Gesù a giorno... o a settimana... o al mese... o all'anno? Quante volte apri la fonte da cui sgorga? Quante volte apri la Bibbia e la leggi?

Torniamo a Filemone, che ora sa di essere costretto da Cristo a perdonare: Paolo gli dice ancora:

“Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato. (Filemone 7)

Mettiti per un momento nei panni di Onesimo.  Sai di aver sbagliato.  Sai di aver causato dolore.  Sai che legalmente Filemone potrebbe farti marchiare con la "F".  Tu, Onesimo, sei alla mercé di Filemone. Vuoi solo il perdono.

Paolo sta dicendo a Filemone: “Tu, fin qua, hai agito bene,  e le persone sono state edificate dal tuo comportamento. Adesso viene la “prova del nove: Cosa farai, Filemone: marcherai con la F Onesimo, o lo perdonerai?”.

La parola tradotta qui con “confortato” in origine è ??????? anapauo?, ed è un termine militare usato per un esercito  che fa una marcia, si ferma e si riposa.

“Filemone, fino ad ora tu hai dato ristoro all'anima dei tuoi compagni di battaglia in Cristo... Se perdoni questo tizio,  che per legge puoi marchiare a vita, se lo abbracci non come uno schiavo ma come un fratello, questo avrà un impatto enorme in chi lo vede. Filemone non pensare al caso specifico, guarda l'intera immagine dall'alto, guarda quanto bene può provocare il tuo perdono... e guarda come il perdono può modellare chi sei.”

E' una decisione dura da prendere:  perdonare incondizionatamente chi ti ha fatto del male. Vi ricordate cosa avevano i discepoli a Gesù quando gli aveva chiesto di perdonare in un simile modo?

«Aumentaci la fede!» (Luca 17: 5 b)

I discepoli stavano dicendo: “Gesù, quello che ci chiedi umanamente è troppo! Ci vorrà una fede speciale per farlo!  Perché quella che abbiamo adesso è sufficiente a perdonare un po', magari tre volte, massimo quattro, ma perdonare sette volte e tutti i giorni, beh, per quello ci vuole una fede “super”.” E sapete come risponderà Gesù, vero?

“Il Signore disse: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “Sràdicati e trapiàntati nel mare”, e vi ubbidirebbe.” (Luca 17:6)

Gesù gli risponde che non serve una fede “super”, ma che, semplicemente, serve “fede”... Anche piccola come un seme di senape (che è minuscolo)... Ma una fede, una fiducia, una voglia di fare ciò che lui chiede di fare; una fede in colui che ti sta modellando affinché tu diventi il suo capolavoro.

Paolo, per tre volte in due versetti, a parlato a Filemone non di perdono, ma di fede!

modellare:.lavorare una sostanza plastica per darle una forma; in partic., nella scultura, plasmare in argilla o altra materia molle il bozzetto o l’opera in grandezza d’esecuzione per la successiva traduzione in marmo, bronzo, ecc.

Siamo di nuovo qua, dove abbiamo iniziato. Dio ti sta modellando: ciò che sei adesso, è il modello in argilla che durerà per un tempo breve di ciò che sarai in eterno,  molto più che in marmo o bronzo, quando sarai in Cielo assieme a Cristo e a tutti i suoi santi.

Che forma vuoi avere? La tua forma, o quella decisa dall'artista che è al lavoro per fare di te un capolavoro?

Non ti serve una fede super, ma semplicemente fede  in colui che ti modella.

Il perdonare è parte della sua opera di modellare te nella forma che Lui vuole.

Preghiamo.

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