Smart City


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Dall'Intelligenza artificiale alla blockchain, dai nuovi materiali alle tecnologie per la sostenibilità, dalle nano-scienze alla robotica, dalla bioingegneria allo spazio: l'innovazione è protagonista a Smart City, ogni giorno, con una nuova tecnologia raccontata da personalità del mondo della ricerca, delle imprese e delle start-up.
Autore: Radio 24
Ultimo episodio: 16/04/21 21:08
Aggiornamento: 18/04/21 5:10 (Aggiorna adesso)
Celle fotovoltaiche organiche: scoperto a Milano meccanismo cruciale per la loro efficienza
Immaginate ombrelloni, cofani e giubbotti fotovoltaici. Immaginate, in buona sostanza, di poter spalmare su qualunque superficie, rigida o flessibile, piatta o curva, una sottilissima pellicola capace di produrre energia elettrica con la luce del sole.
Questa prospettiva si chiama fotovoltaico organico e da anni è un vero rompicapo per ricercatori in tutto il mondo. Infatti, fra le possibili alternative al silicio, il fotovoltaico organico è quello che sulla carta offre i maggiori vantaggi: è a bassissimo impatto ambientale, facile da produrre e da smaltire. Ma è anche il più complesso: la fisica dei composti organici, infatti, è molto più varia e complicata di quella dei composti minerali, come il silicio, e presenta una gran numero di problemi irrisolti. La notizia è che uno studio recentemente pubblicato su Nature Communications da scienziati del Politecnico di Milano e dell'IFN-CNR ha permesso di far luce su alcuni meccanismi prima ignoti, che offrono un criterio fondamentale per guidare lo sviluppo di questa tecnologia in futuro.
Ospite Franco Camargo, ricercatore dell'Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR
Responsive polimers: il futuro in una pigna
Si chiamano Responsive polimers e sono materiali capaci di cambiare forma reagendo a uno stimolo esterno. Ispirati a oggetti come le pigne, che pur essendo materia morta sono capaci di aprirsi e chiudersi rispondendo a stimoli quali il calore e l'umidità, i responsive polimers sono materiali che incorporano la capacità di eseguire un compito se vengono scaldati, bagnati, illuminati o altro, a seconda dei casi, e possono dare vita a oggetti capaci di eseguire un movimento senza bisogno di motori, riserve di energia, circuiti di controllo o altro.
Materiali di questo tipo, che per di più possono essere biodegradabili, possono trovare applicazioni in robotica, nello spazio, nel monitoraggio ambientale, in medicina e in farmacologia, solo per citare alcuni esempi.



Ospite Stefano Mariani, ricercatore dell'IIT di Pontedera del gruppo Bioinspired Soft Robotics
Arrivano gli sferoidi, micro-cervelli col cuore di silicio
Li hanno chiamati sferoidi, ma il nome non gli rende giustizia, infatti sono più dei mini-organi cibernetici costituiti da un piccolissimo dispositivo elettronico avvolto in un gomitolo di cellule nervose, ciò che li rende simili a dei micro cervelli con un cuore di silicio.
Sono stati ottenuti in Italia dal gruppo Microtechnology for Neuroelectronics dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) che li ha descritti in un articolo pubblicato su Advanced Biosystems nel quale si ipotizza un loro futuro utilizzo in campo medico o nella cibernetica. Come vedremo, infatti, tra il microchip e le cellule nervose che lo circondano si instaura un dialogo, che il microchip ritrasmette all'esterno. Ciò permette di utilizzare gli sferoidi in vari modi: come cavie in miniatura per testare farmaci, o come "microspie" per monitorare parametri biologi all'interno di un essere vivente.



Ospite Lidia Giantomasi, ricercatrice del gruppo Microtechnology for Neuroelectronics dell'Istituto Italiano di Tecnologia.
Superconduttività: raggiunto il Santo Graal!... per 10 nanosecondi
Creato il primo superconduttore a temperatura e pressione ambiente, anche se solo per una frazione di secondo. E' un traguardo storico, per quanto sfuggente, quello raggiunto da un team internazionale di ricerca che ha incluso anche l'università di PARMA.
La superconduttività, ossia quella proprietà per cui molti materiali, a temperature di oltre 200 gradi sotto zero, conducono l'elettricità senza alcuna dissipazione, cambierebbe il mondo dell'energia e dei trasporti, se solo si trovasse il modo di indurla a temperatura ambiente. Da decenni gli scienziati ci provano e solo negli ultimi mesi ci sono riusciti, ma in materiali sottoposti a pressioni mostruose, superiori a quelle presenti nel centro della terra, e perciò inutili ai fini pratici. La ricerca di cui parleremo stasera, rappresenta un altro importante tassello del puzzle della superconduttività, perché dimostra che è possibile anche in condizioni ambiente, anche se solo per pochi nano-secondi.


Ospite Mauro Riccò, docente di Fisica Sperimentale al Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche dell'Ateneo di Parma
Arriva il robot personal trainer: è il primo, ed è nato tra Torino e Milano
Arriva il primo robot personal trainer. Si tratta di un robot umanoide capace di seguire e consigliare una persona durante una sessione di allenamento sportivo a corpo libero. L'idea è stata sviluppata nell'ambito del progetto "AI empowered hardware for fitness applications", condotto da un team di studenti dell'Alta Scuola Politecnica dei Politecnici di Milano e Torino, un percorso parallelo alla laurea che coinvolge alcuni degli studenti più brillanti dei due atenei.
Sviluppato a partire da Pepper - una piattaforma robotica umanoide tra le più diffuse, che ricorda un bambino - il robot personal trainer è in grado di contare gli esercizi e di controllare che vengano svolti in modo corretto.
Tra gli esiti del progetto, la decisione da parte di alcuni membri del giovane team di sviluppatori di fondare una startup, Gymnasio, per far tesoro delle competenze acquisite e riversarle nel campo del cosiddetto home fitness.



Prof.ssa Barbara Caputo, direttrice del laboratorio di eccellenza del Politecnico di Torino su Learning ed Intelligent systems; Coordinatrice del progetto AI empowered hardware for fitness applications
Caccia alle varianti: quando un algoritmo può fare la differenza - 2ª Parte
La crisi Covid, con tutta la sua drammaticità, si sta tuttavia dimostrando una straordinaria palestra per sviluppare nuovi approcci e nuovi strumenti per combattere, se non questa, future epidemie, e tra questi anche nuovi algoritmi (uno l'abbiamo raccontato ieri sera) utili per affrontare il fenomeno delle varianti virali.
Questa sera andiamo a Trieste dove è stato messo a punto un algoritmo che consente di prevedere quali varianti di un virus potrebbero manifestarsi ancor prima che queste compaiano. Grazie a questo algoritmo il team aveva previsto, già lo scorso dicembre 2020, oltre una ventina di varianti, tra cui le ben note varianti inglese e sudafricana. Prevedere in silico le possibili varianti di un virus, in questa o in altre epidemie, può essere di grande aiuto permettendo, per esempio, di progettare vaccini e farmaci (tra cui anche i famosi anticorpi monoclonali) meno sensibili alle varianti e quindi migliori.



L'algoritmo è descritto su ACS Nano e noi ne parliamo con Sabrina Pricl, Prof.ssa del Dip. di Ingegneria dell'Università di Trieste
Caccia alle varianti: quando un algoritmo può fare la differenza - 1ª Parte
Sebbene le procedure di tracciamento digitale, anche a causa della scarsissima adesione degli italiani, non abbiano fin qui funzionato, le data Science, con la loro capacità di analizzare grandi moli di dati, hanno ancora molte frecce al loro arco.Per esempio nuovi studi frutto della collaborazione tra Università di Milano-Bicocca e Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del CNR hanno mostrato come sfruttare i dati di sequenziamento dei campioni virali per migliorare il tracciamento dei contagi e identificare con  anticipo le varianti virali potenzialmente più pericolose presenti nella popolazione. Ogni individuo, infatti, si infetta ormai con un mix di varianti. Questo mix costituisce una sorta di impronta digitale che, pur con continue mutazioni, è possibile seguire come un filo rosso per ricostruire la diffusione di un contagio.


Ne parliamo con Alex Graudenzi, ricercatore Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBFM-CNR)
Led super sottili: ad aprire la strada una ricerca italo-cinese
Super efficienti e resistenti alle alte temperature: sono i LED nanotecnologici messi a punto da un team internazionale composto da ricercatori dell'Università di Milano-Bicocca e dell'Università cinese Jiao Tong di Shanghai che li hanno descritti in un articolo su Nature Photonics.
Moltissimi dispositivi elettrici ed elettronici soffrono, per così dire, il caldo, cioè perdono progressivamente efficienza mano a mano che, anche col semplice funzionamento, si riscaldano,
Fin'ora questo problema si è rivelato particolarmente grave per le nuove generazioni di led organici su cui si sta lavorando, come quelli alle perovskiti: super-sottili, estremamente facili da produrre, luminosi ed efficienti perdono però efficienza in modo drastico non appena si scaldano un po'. Ora, però, gli scienziati italiani e cinesi hanno aperto la strada allo sviluppo di questi dispositivi, mostrando come risolvere il problema grazie a delle particolari nanoparticelle.


Ospite Sergio Brovelli, Prof. del Dipartimento di Scienza dei Materiali di Milano-Bicocca
Bio-fabbricazione e bio-printing: ovvero come stampare tessuti e organi umani - 2ª Parte
Cornea, tessuti ossei, pelle (ma ancora priva di un optional fondamentale come le ghiandole sudoripare): sono tra i principali esempi dei successi della medicina rigenerativa, quella branca della medicina che, in prospettiva, punta a creare organi di ricambio per sostituire quelli danneggiati.
Seppure, come abbiamo visto ieri, per organi come il cuore questo obiettivo rimanga lontano, il bioprinting lo ha reso meno esoterico. Come vedremo in questa puntata, infatti, la stampa 3D applicata ai tessuti viventi permette oggi di creare mini organi utili, prima di tutto, ad analizzare in vitro l'effetto dei farmaci su un intero organo e, in secondo luogo, a condurre studi di tossicità altrimenti impossibili in relazione a vari fattori di inquinamento ambientale.



Ospite Lorenzo Moroni, Professore di Biofabrication for Regenerative Medicine dell'Università di Maastricht e Vice-direttore del MERLN Institute for Technology-Inspired Regenerative Medicine
Bio-fabbricazione e bio-printing: ovvero come stampare tessuti e organi umani - 1ª Parte
Pochi filoni della ricerca scientifica nutrono l'immaginario collettivo sul futuro quanto la medicina rigenerativa, quella branca della medicina che si occupa di ricostruire tessuti e, in prospettiva, organi danneggiati, e che promette un giorno di metterci a disposizione un ventaglio di "pezzi di ricambio" indistinguibili dall'originale, per sostituire quelle parti del corpo che l'età, una malattia o qualche incidente possono aver compromesso.
La bio-fabbricazione, in particolare, è un'arte alquanto sofisticata: bisogna convincere alcune cellule progenitrici prelevate da un paziente a differenziarsi e disporsi ordinatamente formando tessuti e organi grazie a un mix di segnali chimici, stimoli fisici e giochi di geometria. I progressi sono lenti in questo campo, ma di recente l'avvento della stampa 3d ha dato un grosso impulso.



Ospite Lorenzo Moroni, Professore di Biofabrication for Regenerative Medicine dell'Università di Maastricht e Vice-direttore del MERLN Institute for Technology-Inspired Regenerative Medicine
Super-coralli per dare una mano alle barriere coralline
Sono animali, ma si possono trapiantare come le piante: sono i coralli e questa loro peculiarità potrebbe offrire un appiglio decisivo ai ricercatori per sviluppare strategie di ripopolamento delle barriere coralline minacciate dal riscaldamento globale.
Delle barriere coralline sappiamo che sono ecosistemi tanto stupefacenti quanto fragili, in particolare quelli delle isole Maldive, col cui governo collabora da anni l'Università Milano Bicocca.
Tra le sperimentazioni svolte dai ricercatori milanesi si contano l'allevamento di coralli e la selezione dei coralli più resistenti alle alte temperature. Normalmente, infatti, questi piccoli animali muoiono se la temperatura dell'acqua supera i 30 gradi, cosa che accade sempre più spesso. Alcuni, tuttavia, tollerano temperature superiori: da questi super-coralli si potrebbe partire per ripopolare le barriere coralline più colpite.



Ospite Paolo Galli, ecologo e direttore del MaRHE Center dell'Università Milano Bicocca situato alle Maldive, sull'isola di Magoodhoo
Energy Dome: da una Start-Up italiana nuovo paradigma per accumulare massicciamente energia
Non solo idrogeno e batterie: nella cruciale partita per dotare il sistema elettrico di una grande capacità di accumulare energia, senza la quale il modello basato sulle rinnovabili non potrebbe funzionare, a idrogeno e batterie si stanno affiancando soluzioni alternative, come quella di cui parliamo stasera, sviluppata dalla start-up Energy Dome, che ha perfezionato una forma di accumulo già conosciuta e usata: l'accumulo di energia per mezzo di un gas compresso.
Alla base delle tecnologia un nuovo ciclo termodinamico, mai progettato né realizzato prima, basato sulla liquefazione e sulla successiva ri-espansione di una riserva di anidride carbonica. La tecnologia permette di stoccare in modo efficiente grandi quantità di energia, nell'ordine delle centinaia di MegaWatt/ ora, e mira ad affiancare impianti eolici e grandi impianti fotovoltaici o sistemi per la produzione di idrogeno verde.


Ospite Claudio Spadacini, l'AD di Energy Dome
Forza REGULUS! Pronto alla prima accensione spaziale il propulsore progettato da T4i
È il momento della verità per T4i, start-up specializzata in sistemi di propulsione spaziale. Pochi giorni fa infatti, dal cosmodromo di Baikonur, a bordo di un vettore Soyuz-2, il primo propulsore progettato e realizzato dal T4i ha raggiunto l'orbita, dove nei prossimi giorni verrà messo alla prova: si tratta di REGULUS, uno dei primi propulsori ionici a Iodio, il secondo mai sperimentato nello spazio.
Nata all'Università di Padova, T4i ha sviluppato negli anni un ventaglio di sistemi di propulsione di nuova concezione, pensati per conferire capacità di manovra nello spazio al sempre più vasto mondo dei mini e dei micro-satelliti, sui quali si punta per la realizzazione di importanti infrastrutture spaziali nei prossimi anni, ma che attualmente non dispongono di motori dal peso e dal costo proporzionati.



Elena Toson, COO Direttore Generale di T4I
Robot anti-edonistici: arrivano i robot per resistere alle tentazioni
"Non c'è vita senza dolore. Anzi, esso è funzionale alla vita". Può sorprendere il fatto che la frase compaia nella prima pagina di un libro che parla di robot; ma ha un senso preciso considerando che vi si affronta un aspetto molto peculiare del mondo della robotica. Il libro si intitola "UN ROBOT PER VINCERE LE TENTAZIONI, come le macchine antiedonistiche boicottano i nostri istinti" e si occupa di come le macchine possono oggi aiutarci a concretizzare i nostri buoni propositi aiutandoci a resistere alle tentazioni immediate, in vista di un beneficio più a lungo termine. Insomma: macchine come mezzo per amplificare la nostra volontà.
Non c'è da spaventarsi: la più nota delle macchine anti edonistiche è la sveglia. Un domani potrebbe essere un frigo caveau, che dopo le 10 di sera non si apre fino al mattino, o uno specchio magico che ci blandisce facendoci vedere come saremo tra una settima o due di dieta.
Ospite Paolo Gallina, Professore Ordinario di Meccanica Applicata alle Macchine e Robotica presso il Dipartimento di ingegneria e architettura dell'Università di Trieste
Informatica Quantitativa: l'arte di evitare i crash informatici
Nell'ultimo periodo siamo rimasti colpiti dai crash che si sono presentati quasi sistematicamente su alcuni servizi pubblici, accessi all'INPS, registrazioni ai bonus mobilità o cashback, prenotazioni per i vaccini Covid19 hanno registrato problemi drastici particolarmente durante i cosiddetti click day.
Per una società che si affida sempre più a questo tipo di procedure, è un tema di non poca rilevanza.
L'arte di evitare i crash informatici, di cui parleremo stasera a Smart City, è sofisticata e prende il nome di Informatica Quantitativa e in Italia può contare su una rete di 30 atenei presenti sul territorio impegnati a promuoverla (sempre che li si voglia ascoltare naturalmente).
Dall'analisi degli eventi di crash avvenuti recentemente, per esempio, è emerso che spesso avrebbero potuto essere evitati, in quanto causati dal cedimento di un singolo anello della catena informatica che una valutazione più approfondita avrebbe individuato.
Associate Professor Dipartimento di Scienze Matematiche e Informatiche, Scienze Fisiche e Scienze della Terra - MIFT University of Messina, Italy.
Cianobatteri su Marte: con un "aiutino" potrebbero produrre per noi ossigeno e composti organici utili

È possibile, per almeno alcuni microbi terresti, sopravvivere su Marte? La domanda ha implicazioni fondamentali nell'ipotesi, un giorno, di colonizzare o addirittura di terraformare il pianeta rosso, cioè modificarlo rendendolo simile alla Terra stessa.
Il nostro pianeta natale, dopotutto, è stato terraformato a sua volta proprio dai primi microorganismi e dai loro discendenti, che hanno gradualmente modificato atmosfera e litosfera fino a renderla ospitale per le forme di vita che oggi lo abitano.
Ebbene, la novità è che un esperimento svolto all'università di Berna, descritto in un articolo Frontiers in Microbiology, mostra che una particolare famiglia di batteri terrestri produttori di ossigeno, i cianobatteri, potrebbe proliferare su Marte all'interno di semplici bio reattori, utilizzando solo le risorse locali, e restituendoci ossigeno e composti organici utili.
La notizia è alquanto curiosa, e noi ne parliamo con Beatrice Cobucci Ponzano, astrobiologa dell'Istituto di bioscienze e biorisorse del CNR.
Progetto Biomarmo: l'arte di ottenere soluzioni sommando i "problemi" giusti
70%: è il numero da tenere in mente quando si parla degli scarti dell'industria del marmo. Scarti che sono tali per forma e dimensioni ma non per qualità del materiale.
Di come riutilizzare questo "scarto di lusso" si è occupato il progetto Biomarmo, promosso e finanziato da Sardegna Ricerche e condotto dal Dipartimento di Chimica e Farmacia dell'Università di Sassari, dove hanno preso in esame la possibilità di rivalutare questo materiale, tra l'altro, mixandolo con altri scarti rilevanti per il territorio: scarti di lavorazione delle materie plastiche, del riso e delle centrali a carbone.
Sebbene sommare problemi non porti, il più delle volte, a delle soluzioni, i ricercatori Sassaresi hanno ottenuto materiali dotati di ottime prestazioni, che potranno trovare applicazione nelle pavimentazioni sia stradali che da interni; nell'arredo di bagni e cucine; nell'isolamento termico e acustico e altro ancora.
Ospite Alberto Mariani, Prof. di Chimica Industriale e Macro-Molecolare all'Università di Sassari e responsabile scientifico del progetto Biomarmo
Agrovoltaico: i conti tornano
Basta un minimo di familiarità col giardinaggio per sapere che, in una torrida giornata estiva, anche le piante più avvezze al sole soffrono. Che la parziale ombreggiatura offerta dalle moderne tecnologie agro-voltaiche potesse offrire più vantaggi che svantaggi, era dunque plausibile, ma oggi questa tesi può godere della solidità dei dati offerti da uno studio svolto sul campo proprio in Italia. Le analisi hanno preso in esame alcuni campi sperimentali realizzati in Pianura Padana grazie a una tecnologia sviluppata anch'essa in Italia, che permette di realizzare tensiostrutture leggere e minimamente invasive, in grado di ospitare sulla volta i pannelli fotovoltaici e lasciando al di sotto tutto lo spazio necessario ai macchinari agricoli per lavorare.
I risultati dello studio, pubblicati su Applied Energy, hanno dimostrato che la convivenza tra agricoltura e fotovoltaico non solo non penalizza, ma addirittura avvantaggia, in media, la produttività agricola, permettendo quindi un reale risparmio di terreno.


Ospite Alessandro Agostini, Ricercatoredel Dip. di Tecnologie energetiche e Fonti rinnovabili dell'ENEA
Ventilazione meccanica per abbattere i contagi nelle scuole
E' dello scorso 15 febbraio la notizia che la regione marche ha avviato un bando avente come oggetto "Misure per il miglioramento della qualità dell'aria attraverso l'installazione di impianti per la ventilazione meccanica controllata con recupero di calore (VMC), finalizzata allo svolgimento in sicurezza delle attività didattiche a seguito dell'emergenza sanitaria Covid-19".
Si tratta della prima regione italiana a muoversi in questa direzione nonostante, fin dall'inizio della pandemia, fosse intuitivo che mantenere il più bassa possibile la carica virale eventualmente presente nell'aria avrebbe aiutato a ridurre i contagi nei luoghi pubblici, tanto che questi dispositivi per il ricambio forzato dell'aria sono normalmente presenti in tutti i reparti infettivi e nelle sale operatorie. Un fatto che qui a Smart City facemmo notare ormai lo scorso aprile.
Ma ciò che il buonsenso suggeriva 12 mesi fa è oggi suffragato anche da abbondanti evidenze.


Ospite Filippo Busato, presidente di Aicarr, associazione culturale che riunisce i progettisti e i tecnici della climatizzazione e del condizionamento dell'aria
Nasce la prima comunità energetica rinnovabile d'Italia: ha l'accento piemontese
È nata, venerdì scorso, la prima CER d'Italia - Comunità Energetica Rinnovabile.
Le comunità energetiche sono soggetti, senza finalità di lucro, il cui scopo è permettere lo scambio di energia tra privati e l'autoconsumo collettivo di energia rinnovabile e sono previste solo da pochi mesi dalla normativa. Le Comunità dell'Energia costituiscono un'importante innovazione nel mercato elettrico e rappresentano la frontiera più avanzata del modello di produzione e consumo distribuito di energia che le rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, promettono da sempre.
A tagliare per primo il traguardo è stato un piccolo comune della provincia di Cuneo che, per intanto, ha messo a sistema solo poche decine di KW sui 200 che la normativa attuale prevede come limite massimo per questo tipo di soggetti: si tratta del comune di Magliano Alpi, ed è lì che vi portiamo.
Waste2Grids: come usare i rifiuti organici per bilanciare la rete elettrica
Si è concluso il progetto Waste2GridS, progetto europeo che ha visto tra gli altri la partecipazione del Laboratorio ENEA Accumulo di Energia e Tecnologie per l'Idrogeno. Il progetto esplora un tema di grande interesse per la transizione energetica e ambientale: la possibilità di integrare in modo flessibile ciclo dei rifiuti organici e ciclo dell'energia. Il cuore del processo, infatti, è rappresentato da una tecnologia che, a seconda delle necessità del sistema elettrico, e della disponibilità o scarsità di energia elettrica rispetto alla domanda, può funzionare con due diverse modalità: producendo dai rifiuti energia elettrica da immettere in rete, o assorbendo energia elettrica dalla rete con la quale gassificare i rifiuti organici per poi produrre metano da immettere nella rete del gas (e quindi consentendo di fatto di accumulare energia rinnovabile)

Ospite Alessandro Agostini, ricercatore del Laboratorio ENEA Accumulo di Energia e Tecnologie per l'Idrogeno
Il futuro dei vaccini – 2a Parte
Continuiamo a parlare del futuro dei vaccini. Come abbiamo visto nella puntata precedente, infatti, gli ultimi sviluppi della ricerca in questo campo portano a direzioni nuove che travalicano il tradizionale raggio d'azione dei vaccini: la prima guarda allo sviluppo di vaccini universali, che cioè funzionino non più contro un singolo virus e le sue varianti, ma contro tanti virus diversi: tutti i virus influenzali, per esempio, o tutti i corona virus; mentre un'altra direzione di ricerca punta a vaccinare la mamma perché possa passare gli anticorpi al neonato, il quale come è noto non può essere vaccinato.
Ma si lavora anche a vaccini il cui obbiettivo è prevenire malattie degenerative qual'i l'Alzheimer, che nulla hanno di infettivo. Inoltre, poiché per alcune patologie non è possibile ricorrere alla vaccinazione preventiva, si lavora a vaccini terapeutici, volti, quindi, non a scongiurare una patologia ma a combatterla quando è già in corso,


Ospite Margherita Fronte, giornalista scientifica del gruppo Focus
Il futuro dei vaccini – 1a Parte
Sebbene la corsa alla produzione e all'accaparramento delle dosi di vaccino contro sars-cov2 occupi buona parte dell'informazione in questi giorni, lo scorso marzo nessuno sarebbe stato disposto a scommettere un centesimo sul fatto che entro un anno avremmo avuto a disposizione, non uno, ma addirittura più vaccini.
Un simile risultato che sarebbe stato impossibile anche solo 5 anni fa e che testimonia l'accelerazione avvenuta nel campo delle biotecnologie.
Di questa accelerazione fanno parte anche le ricerche che stanno tentando di ampliare il tradizionale raggio d'azione dei vaccini.
Allo studio ci sono, per esempio, vaccini universali, vaccini terapeutici e perfino vaccini volti a combattere malattie degenerative.


Ospite Margherita Fronte, giornalista scientifica del gruppo Focus
Per una filiera europea delle batterie: parte il nuovo IPCEI
E' di poche settimane fa il via libera dell'UE al secondo IPCEI – Importante Progetto di Comune Interesse Europeo – sulle batterie. Con questi progetti l'UE mira a creare a livello europeo una catena del valore completa, dove cioè, per ogni anello della filiera, che va dalla ricerca di base fino alla commercializzazione di prodotti, vi sia almeno un soggetto europea a presidiarla.
Si tratta del secondo IPCEI che l'Europa dedica al settore delle batterie; l'aspettativa è che mobiliti investimenti complessivi per 9 miliardi di euro e sarà a seguito tra non molto da una analoga iniziativa sull'idrogeno.
All'IPCEI Batterie l'Italia partecipa con ben 12 imprese e 2 centri di ricerca: Fondazione Bruno Kessler ed ENEA, che grazie un finanziamento di 27 milioni costituirà presso il Centro Casaccia un polo di ricerca all'avanguardia sui sistemi di accumulo.


Ospite Giorgio Graditi, Direttore del Dipartimento Tencnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili dell'ENEA
Riciclare in grande stile con la stampa 3D
Partiamo da un progetto europeo, il progetto FiberEUse, per parlare di come la stampa 3D possa rivelarsi, insieme ad altre, una tecnologia preziosa per riciclare materiali difficili come i materiali compositi.
La rappresentazione dell'economia circolare come un cerchio in cui tutto torna infinite volte è, come sappiamo, una rappresentazione molto semplicistica, vera in alcuni casi ma non certo in tutti; e tra i materiali più difficili da riciclare ci sono i materiali compositi quali calcestruzzo, fibra di vetro e fibra di carbonio.
Tra i casi affrontati dal progetto FiberEUse, per esempio, ci sono le pale eoliche giunte a a fine vite, che sono fatte di vetroresina, con l'obiettivo di farne oggetti di design, piastrelle, piatti doccia e altri componenti per la casa, ed elementi di arredo urbano tra cui allestimenti per parchi giochi.


Ospite Marinella Levi, Docente di Laboratorio Tecnologico Progettuale al Politecnico di Milano dove è a capo del +LAB
Farm-Mining: come arruolare le piante nell'attività mineraria – 2a Parte
Nichel, cobalto, selenio e tantalio: come abbiamo visto nella puntata precedente sono metalli importanti per l'industria che potrebbero essere estratti grazie al Farm-mining, un sistema che sfrutta la capacità di alcune piante di accumularli fino a concentrazioni migliaia di volte più elevate di quelle presenti nel terreno. Il Farm mining, o fito estrazione, potrebbe quindi fornire una o più volte l'anno raccolti dalle cui ceneri l'industria mineraria potrebbe ricavare minerali di valore. Ma cosa c'è di concreto?
Le prime sperimentazioni su larga scala sono in corso in questo momento solo sul nickel; anche in Europa, dove un esperimento si sta svolgendo su alcuni terreni ricchi di nichel dell'Albania. Ma le indicazioni che arrivano dagli esperimenti di laboratorio lasciano ben sperare anche per gli altri metalli, più rari e preziosi.


Ospite Mirko Salinitro, Ricercatore dell'Università di Bologna - Dip Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali

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