Smart City


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Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica è uno strumento per conseguire una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime, energia e semilavorati, da cui le economie europee sono estremamente indipendenti. Le soluzioni proprie della crisi ecologica (dalle fonti rinnovabili al ciclo idrico integrato, dall'economia circolare alla fusione nucleare) si rivelano infatti essere ciò che serve per affrontare la crisi geo-politica, energetica ed economica che ci attanaglia.Lo speciale estivo di Smart City "La transizione ecologica in tempo di crisi" racconta i punti di contatto tra le crisi del nostro tempo, e la ricerca di possibili soluzioni comuni, affrontando temi quali la gestione dell'acqua, le opportunità offerte dalle energie forestali e marine, le sfide dei sistemi di stoccaggio energetico sostenibili e della fusione nucleare.

Scopri il podcast originale  Smart City XL 


Autore: Radio 24
Ultimo episodio: 24/06/26 19:30
Aggiornamento: 25/06/26 18:10 (Aggiorna adesso)
Speciale Stampa 3D: l’arte della leggerezza

Due puntate per chiudere il nostro viaggio a tappe nel mondo dei materiali per la stampa 3D, a qualche anno dal momento di hype, in cui pareva che la stampa 3D avrebbe sostituito tutto. Prevedibilmente non è quello che è successo, e tuttavia le tecnologie additive sono ormai entrate a pieno titolo nei processi industriali. Il loro successo dipende in larga parte anche dallo sviluppo dei materiali da stampa. E dopo aver parlato di materiali per la stampa 3D in metallo e in ceramica, parliamo di materiali compositi, i più noti dei quali sono la fibra di vetro e la fibra di carbonio. Ancora una volta cerchiamo di capire qualcosa di più di questi materiali e di come vengono prodotti e utilizzati. Ma la parola chiave è "leggerezza". Ne parliamo con Massimo Messori, professore di Scienza e Tecnologia dei Materiali al Politecnico di Torino e cofounder della startup MAT3D.

Progetto H-DUAL: un mix di idrogeno e biocombustibili per decarbonizzare gli autotrasporti pesanti

Torniamo sul difficile percorso di decarbonizzazione degli autotrasporti pesanti, per parlare del progetto H-DUAL, il cui obiettivo è sperimentare una tecnologia dual-fuel che integra idrogeno e Hydrotreated Vegetable Oil (HVO), un biocombustibile con caratteristiche del tutto analoghe al diesel. Il Politecnico di Milano ha svolto le prime simulazioni e i risultati sono molto incoraggianti: fino al 30% del combustibile liquido può essere sostituito da idrogeno senza modifiche al motore, abbattendo emissioni inquinanti e di CO2. E lavorandoci, si può fare anche di meglio. Ce ne parla Tommaso Lucchini, professore di Motori a Combustione Interna del Politecnico di Milano.

Dal laboratorio alla pedana: verso nuovi materiali per la scherma

Si chiama acciaio maraging: è una lega di ferro, cobalto nichel e molibdeno, e costa una fortuna. Lo si trova nel mondo dell’aeronautica e dei motori, nelle migliori mazze da golf e nelle spade da scherma. In questa puntata andiamo a Pisa per parlare di una collaborazione tra l’ateneo Pisano e la Federazione Italiana di scherma, per sviluppare attività di ricerca nel settore dei materiali e delle attrezzature schermistiche con l’obiettivo, soprattutto, di rendere più accessibile questo sport, trovando alternative più economiche alle attuali senza sacrificare prestazioni e la sicurezza. E se possibile, migliorandole. Ne parliamo con Renzo Valentini, professore di Metallurgia all’Università di Pisa.

Una chiave di volta per riciclare il calcestruzzo

Il riciclo dei materiali da demolizione, in particolare delle macerie di calcestruzzo, promette meno rifiuti in discarica, meno cave, meno trasporti pesanti. Ma la semplice sostituzione dei materiali vergini con materiali da demolizione non è automatica: non si può semplicemente rifare una trave con le macerie di una trave; non mantenendo le prestazioni inalterate. Ma un gruppo di ricercatori di Milano e Cagliari ha messo a punto un nuovo componente edilizio, basato su un approccio alternativo al classico cemento armato con tondini, che permette di integrare macerie a volontà senza compromettere le prestazioni, e anzi migliorandole. Tutto dipende dal particolare design del componente, che trasforma le caratteristiche peculiari del materiale da demolizione in un vantaggio anziché un limite. Ne parliamo con Flavio Stochino, professore di Tecnica delle Costruzioni dell’Università di Cagliari.

Edilizia Off-Site in Italia: molte frontiere ancora da esplorare

Torniamo a parlare di Edilizia Off-Site, un approccio industriale alle ristrutturazioni edilizie, che fa largo uso di componenti di involucro prefabbricati e preassemblati. Finora poco sviluppato in Italia, questo approccio trova oggi un'opportunità nel progetto Officio, coordinato dall’ENEA, che ha mappato 116 aziende operanti sul territorio italiano coinvolte nella produzione e commercializzazione di 541 diversi sistemi e componenti per l'isolamento e riqualificazione degli edifici, riconducibili al concetto di edilizia off-site. Cresce anche il numero di casi applicativi, ma restano ancora frontiere poco esplorate anche dei nuovi impianti. Ne parliamo con Miriam Benedetti, prima ricercatrice ENEA.

Edilizia Off-Site in Italia: ecco la prima mappa della filiera

Parliamo del progetto Officio, che ha svolto la prima mappatura delle filiere dell’edilizia Off-Site in Italia, uno dei più importanti trend di innovazione emersi nell’ultimo decennio nel settore delle costruzioni. Si tratta del tentativo di applicare un approccio industriale alle riqualificazioni edilizie, spostando buona parte delle lavorazioni dal cantiere a una fabbrica, dove intere sezioni del nuovo involucro vengono pre-assemblate per poi essere “agganciate” all’edificio una volta in cantiere. Il lavoro, condotto insieme al Politecnico di Milano e all’Università di Bologna, ha portato a identificare sia le principali imprese attive a vario titolo in questo ambito, sia le principali soluzioni tecnologiche offerte e prodotte. L’approccio Off-Site punta a standardizzare i processi, certificare le prestazioni, migliorare la sicurezza e a ridurre costi e tempi. Ne parliamo con Miriam Benedetti, prima ricercatrice ENEA.

Come “sgamare” le plastiche nel compost

L’inquinamento da plastiche passa anche attraverso la produzione di compost di cattiva qualità, inquinato a sua volta da microplastiche se il materiale di partenza è contaminato a monte. A complicare le cose c’è poi il fatto che questi residui sono difficili da distinguere dai residui di polimeri compostabili - bioplastiche come il mater-b o il PLA -, che invece hanno tutto il diritto di trovarsi frammisti al compost. Da qui, il lavoro fatto congiuntamente da Cnr-Isafom e Università degli Studi di Milano: un nuovo protocollo di analisi che permette in modo facile ed economico di quantificare eventuali plastiche “cattive” presenti nel compost, che potrebbe presto diventare un test standard. Ne parliamo con Mirko Cucina, primo ricercatore dell’Istituto per i Sistemi Agrari e Ambientali nel Mediterraneo, del CNR di Perugia.

Verso computer 100 volte più veloci

C'è una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del CNR e del Politecnico di Milano, e pubblicata sulla rivista Nature Photonics, che potrebbe darci un giorno i primi computer completamente ottici, dove sia il trasferimento che l'elaborazione delle informazioni avviene grazie a impulsi luminosi. In ballo c’è la possibilità di avere computer 100 volte più veloci: i ricercatori sono infatti riusciti, grazie a impulsi di luce ultra-rapidi, a controllare lo stato degli elettroni in un particolare materiale bidimensionale, il disolfuro di tungsteno, ponendo le basi per un nuovo tipo di componente digitale. Ce ne parla Giulio Cerullo, professore di Fisica del Politecnico di Milano.

La fabbrica e il 6G

Si chiama 6G ed è il prossimo protocollo per le telecomunicazioni mobili, destinato a succedere al 5G. Ma si legge “Terahertz”, una sorta di territorio inesplorato del vasto spettro delle onde elettromagnetiche, a metà strada tra le radiofrequenze e la luce. Una delle più importanti innovazioni del 6G sarà proprio l’utilizzo diffuso, per la prima volta, di questa banda di trasmissione, con l’obiettivo di raggiungere nelle comunicazioni senza filo - anche se al prezzo di qualche complicazione - delle prestazioni simili a quelle della fibra ottica. Un progetto Horizon Europe, chiamato TIMES, ha testato questo concept in uno scenario industriale ricostruito grazie alla Linea Pilota industriale riconfigurabile di BI-REX, il Competence Centrer specializzato in digiatalizzazione e Big Data con sede a Bologna. Ne parliamo con Francesco Meoni, CTO di BI-REX.

Passi avanti per la "retina liquida"

Torniamo a parlare di uno dei progetti più affascinanti che abbiamo raccontato a Smart City, e che vedono le nanotecnologie applicate in campo medico: la retina liquida su cui l’IIT lavora ormai da più di cinque anni e che ha di recente fatto un ulteriore passo in avanti verso l’applicazione clinica. Si tratta di qualcosa in grado di restituire la vista a persone che l’hanno persa completamente a causa di una malattia degenerativa: la retinite pigmentosa. La retina liquida è una soluzione in cui sono immerse delle nanoparticelle che, una volta iniettate con una siringa nel retro della retina, agiscono come microscopici pannelli fotovoltaici. Questi trasformano, infatti, gli stimoli luminosi in piccoli impulsi elettrici che il nervo ottico trasmette al cervello. Oggi la retina liquida è stata potenziata grazie all’aggiunta di grafene. Ne parliamo con Elisabetta Colombo, ricercatrice dell’IIT.

Arriva Chat Minerva. Sfida ai giganti?

Minerva è la principale iniziativa italiana nel campo dei Large Language Model, termine tecnico con cui si indicano le piattaforme di Intelligenza Artificiale come ChatGPT. Si tratta cioè dell’unica piattaforma sviluppata con controllo diretto sulle fonti e sui processi di addestramento e curata da una università pubblica italiana. Un gruppo di ricerca della Sapienza guidato da Roberto Navigli, in collaborazione con lo spin-off della Sapienza Babelscape, ha presentato Chat Minerva, cioè un assistente di IA multimodale che è stato progettato non solo per dialogare meglio, ma per comprendere test, immagini, documenti, accedere al web in tempo reale: capacità che avvicinano maggiormente Minerva a quelle dei giganti americani. La sfida è impari in termini di risorse, ma è importante per tenere la comunità scientifica e tecnologica del paese al passo con l’innovazione rapidissima che vediamo in questo settore. Ne parliamo con Roberto Navigli, professore dell'Università della Sapienza e principale autore di questa iniziativa.

Previsioni di navigazione per il fiume Po’ per rilanciare il trasporto fluviale

Tra gli obiettivi dell’Europa c’è anche quello di riportare fino al 20% del traffico merci dalla strada all’acqua, e tra le dorsali strategiche individuate dall’UE c’è anche il Po e i suoi principali affluenti, vie d’acqua molto meno usate che in passato. Una mano ad aumentare la navigazione potrebbe oggi venire dalla tecnologia, che rendenderebbe disponibili informazioni tempestive come le condizioni in tempo reale del fondale, che nei fiumi cambiano molto rapidamente, soprattutto in presenza di fenomeni estremi. Da qui il lavoro fatto dall’ENEA nell’ambito del progetto europeo CRISTAL, con cui ha sviluppato un sistema basato su sensori in fibra ottica e tecnologie di intelligenza artificiale che permettono di fare previsioni sulla navigabilità fino a 10 giorni. Ne parliamo con Sonia Giovinazzi, ricercatrice del Laboratorio Infrastrutture critiche del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili (TERIN).

I robot e il riciclo delle batterie: imparare a smontare, montando

Sarà capitato a tutti di smontare qualcosa e di non sapere più bene come rimontarlo. Nel mondo della robotica industriale si verifica il problema opposto: milioni di manufatti vengono assemblati quotidianamente da robot nelle fabbriche di tutto il mondo. Eppure tutta questa capacità di assemblare non si traduce in capacità di disassemblare. È qui che entra in gioco il progetto Inverse, coordinato dall’Università di Trento, il cui obiettivo è far sì che i robot, montando, imparino anche a smontare quello che altri robot hanno assemblato solo qualche anno prima. Un sistema utilissimo per potenziare processi come il remanufacturing, che mira a recuperare componenti preziosi che altrimenti andrebbero distrutti, quali le celle che compongono le batterie delle auto. È proprio da qui che partirà Inverse. Ne parliamo con Matteo Saveriano, Ricercatore dell’Università di Trento e coordinatore del progetto.

I robot e il riciclo delle batterie: a che punto siamo con la robotica per “smontare”

+42%: è l’incremento di richieste di brevetti dedicati al riciclo delle batterie registrato dall’Agenzia Europea dei Brevetti; numero impressionate che dà la misura dell’interesse nato intorno al filone dell’economia circolare, destinato a crescere come semplice conseguenza del tempo. Come spiegato nella puntata precedente, si lavora su tutti i comparti della filiera: dallo stoccaggio delle materie esauste al riciclo chimico, dallo smontaggio al remanufacturing. Un fattore abilitante comune a quasi tutte le fasi dei processi di riciclo è l’automazione, necessaria sia per ragioni economiche sia per ragioni di sicurezza. Ci chiediamo: a che punto siamo? Ancora non esistono impianti di disassemblaggio completamente automatizzati, dove cioè l’uomo si limita a supervisionare il processo. Ma l’obiettivo è sempre più vicino. Ne parliamo con Marcello Colledani, professore di Demanufaturing al Politecnico di Milano e coordinatore del progetto BATMASS.

Riciclo delle batterie: esplode il numero di brevetti e l’Europa non manca all’appello

L’Agenzia Europea dei brevetti ha da poco pubblicato un report che fa il punto sui trend di innovazione nel riciclo delle batterie, un settore in fortissima crescita date le prospettive di volumi sempre crescenti di batterie al litio che giungeranno a fine vita. Se per anni si è invocato l’avvento di filiere del riciclo, oggi i volumi di batterie esauste hanno raggiunto una massa critica sufficiente a giustificare i primi impianti di riciclo su grande scala; ma soprattutto, ci si prepara a quanto ci attende nei prossimi anni. A dimostrarlo c’è l’enorme crescita dei brevetti che coprono le varie fasi del riciclo, cresciuti del 43% in un anno. E se la Cina domina anche questa classifica, all’Europa è riconducibile il 20% delle famiglie dei brevetti del settore, concentrati soprattutto sulla raccolta delle batterie usate e sulla trasformazione chimica volta al recupero delle materie prime. Ne parliamo con Roberta Romano-Götsch, Chief sustainability officer dell'EPO.

Inerte: è il sistema energetico italiano nel report dell’ENEA

È uscita l’analisi Trimestrale del Sistema Energetico Italiano dell’ENEA, relativa all’anno 2025, che fotografa un sistema energetico sostanzialmente inerte, in un contesto in cui l’Italia dipende in modo anomalo dal gas  e in cui sul fronte prezzi "appare consolidato sui massimi storici lo spread tra valore dell’elettricità sulla Borsa italiana e quello dei principali mercati europei (116 €/ MWh la media annua contro 90 in Germania, 65 in Spagna e 61 in Francia), mentre è tornata ad allargarsi la differenza tra il prezzo del gas sul mercato italiano e il principale hub europeo (TTF)". In questo contesto l’Italia non mostra una dinamica di cambiamento, tanto che la transizione risulta largamente fuori traiettoria rispetto agli obiettivi pubblicati solo due anni nello PNIEC da parte dello stesso Governo. Ne parliamo con Francesco Gracceva, Responsabile della sez Analisi e scenari del sistema energetico dell’ENEA.

Auto-trasporti pesanti: c’è ancora spazio per l’innovazione nel comparto tradizionale?

Torniamo questa sera a occuparci, come facciamo periodicamente, di autotrasporti pesanti, settore chiave per la logistica e uno di quelli in maggiore difficoltà nel processo di transizione energetica, dato che l’elettrificazione, che pure sembra una strada segnata per quanto concerne gli autoveicoli, non riesce invece a offrire risposte altrettanto convincenti. Ci chiediamo: c’è ancora spazio per fare innovazione nel settore dei trasporti pesanti a combustione interna? Come vedremo c’è, ma non è molto. Ci sono ancora margini per migliorare il rendimento dei motori, adottando miscele come quelle di diesel e metano. C’è la motorizzazione ibrida, che tuttavia non sembra riscuotere grande successo. E ci sarebbe da lavorare sui motori multi carburante, che permetterebbero di integrare il diesel con vari biocarburanti, sebbene sia una strategia di decarbonizzazione che l’UE non riconosce. Ne parliamo con Federico Millo, professore di Motore a combustione interna al Politecnico di Torino.

REG4IA: l'Intelligenza Artificiale nei servizi pubblici

In questa puntata parliamo di REG4IA, il progetto nazionale coordinato dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale che coinvolge tutte le regioni e le province autonome nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale applicata ai servizi pubblici. Attraverso quattro hub interregionali guidati da Liguria, Lombardia, Toscana e Puglia, il progetto punta a integrare soluzioni AI nei diversi ecosistemi territoriali, valorizzando sia esigenze comuni sia specificità locali. La scorsa settimana, all'evento nazionale "Research to Innovate" a Bologna, Silvia Bandelloni ha intervistato Gianluca Vannuccini - Direttore Sistemi Informativi, infrastrutture tecnologiche e innovazione di Regione Toscana - per affrontare i temi della condivisione delle competenze e delle infrastrutture tra regioni, della creazione di hub di conoscenza condivisa e della necessità di costruire una pubblica amministrazione capace di utilizzare l’AI in modo consapevole, sostenibile e replicabile, senza dipendere passivamente dalle tecnologie private.

Ma dove sono tutti questi robot?

Una delle tecno-fobie più diffuse è la paura dei robot: robot che prendono il nostro posto di lavoro, robot che si ribellano. Eppure non si vedono robot maggiordomi, né robot che svolgono quei compiti che nessuno vorrebbe svolgere. Il fatto è che ancora i robot non sono pronti a stare in mezzo a noi: non ci capiscono abbastanza e perciò non sono abbastanza sicuri. Di intesa tra robot e umani si intendono però all’IIT, dove da anni studiano protesi robotiche, oggetti concettualmente non diversi da robot indossabili. E ora stanno pensando a come riversare quello che hanno imparato nella robotica collaborativa, sia domestica sia industriale. Ne abbiamo parlato a "Research to Innovate" a Bologna con Antonio Bicchi , professore di Robotica all’Università di Pisa e Senior Scientist dell’Istituto Italiano di tecnologia.

Soundsafe: robotica e ultrasuoni per distruggere i tumori

Distruggere un tumore all’interno dell’organismo, senza chirurgia e senza radiazioni. E’ l’obiettivo di Soundsafe Care, start-up pisana che ha messo a punto una tecnologia in grado di focalizzare un fascio di ultrasuoni in un punto preciso all’interno del corpo, non più grande di un chicco di riso. Un’alternativa ad altri approcci, come la radioterapia, che distruggono sì i tumori ma a prezzo di effetti collaterali molto pesanti per il paziente. Il segreto di Soundsafe è nella guida ultra precisa dello strumento che emette gli ultrasuoni, resa possibile sono da una combinazione di robotica e analisi di immagini in tempo reale, che permettono di compensare anche i movimenti del paziente come il respiro. Ne parliamo con Andrea Mariani, CEO e co-fondatore Soundsafe Care, intervistato in occasione dell'evento nazionale "Research to Innovate" a Bologna.

Dai camini idrotermali alle bioraffinerie: imparare dai microorganismi estremofili per valorizzare plastica e materie lignocellulosiche

Molti processi industriali si avvalgono di calore o soluzioni caustiche per i loro bisogni. Molti altri si avvalgono della capacità dei microorganismi di rielaborare la materia: pensate ai depuratori piuttosto che alla produzione di alcol o biocarburanti. Non è difficile immaginare quanto sarebbe utile, potenzialmente, unire le due cose. Per riuscirci possiamo imparare dagli estremofili, discendenti dei più antichi organismi che hanno abitato la Terra. Questi microorganismi si sono infatti sviluppati in modo da sopravvivere in condizioni proibitive, per esempio a diretto contatto con i camini idrotermali da cui esce un flusso costante di acqua bollente e corrosiva. Condizioni in cui gli altri microorganismi (e anche noi macro) verrebbero distrutti insieme ai preziosi enzimi al loro interno, che sono i protagonisti di abilità come produrre biometano o digerire cellulosa e lignina. Ce ne parla Andrea Strazzulli, professore al Dipartimento di Biologia della Federico II di Napoli.

Obsolescenza programmata della plastica

È possibile programmare la normale plastica affinché si decomponga in giorni, piuttosto che in mesi o in anni? Una sorta di obsolescenza programmata, imposta artificialmente, per evitare che un rifiuto in plastica finito nell’ambiente ci resti indefinitamente. L’idea è venuta a un gruppo di ricercatori della State University del New Jersey, che non soddisfatti dei progressi fatti dalle bioplastiche, si sono chiesti se fosse possibile introdurre nei polimeri delle plastiche tradizionali una sorta di “bomba a orologeria”, che le rendesse degradabili in tempi molto più rapidi ed, entro certi limiti, programmabili. Per riuscirci, i ricercatori hanno preso ispirazione da polimeri naturali, quali il DNA e l’RNA, che contengono dei precisi “punti di fragilità” da cui questi iniziano a frammentarsi. "Punti di fragilità" che gli studiosi hanno poi tentato di introdurre nelle plastiche di tutti i giorni, sebbene rimangano parecchi dubbi e aspetti da chiarire. Ce lo spiega Andrea Sorrentino, Dirigente ricerca CNR istituto per i Polimeri Compositi e i Biopolimeri.

Scenari nucleari - 2ª parte: le soglie che fanno la differenza

Il nucleare conviene o non conviene? Non esiste una sola risposta. Nel mondo il costo della tecnologia varia da meno di 3.000 a più di 10.000 € per KW di potenza. I tempi di costruzione da 5 a 10 o 20 anni; e poi ci sono il costo del denaro, la concorrenza di altre fonti e molti altri fattori che fanno la differenza. Dalla scorsa puntata parliamo di uno studio del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria che ha analizzato 120 scenari che tengono conto di varie combinazioni di questi fattori. Un dato interessante è che per la prima volta lo studio prende in considerazione anche l’effetto dello sviluppo di rete elettrica, mostrando come lo spazio per il nucleare dipenda moltissimo dalla capacità di realizzare gli impianti molto rapidamente e si riduca progressivamente con il progredire dell’infrastruttura. Mentre anche nello scenario più favorevole al nucleare resta una larga componente di fonti rinnovabili. Ne parliamo ancora con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.

Scenari nucleari - 1ª parte: i fattori che fanno la differenza

Quali sono i fattori che fanno la differenza nel rendere l’eventuale ritorno al nucleare dell’Italia un affare per la collettività? Il dibattito pubblico fin qui ha lasciato scarso spazio a questo tipo di valutazioni, eppure l’industria nucleare è una delle più sensibili alle condizioni al contorno: costo delle tecnologie e tempi di costruzione, oltre al costo del denaro e alla specifica composizione del sistema energetico, determinano il successo o l’insuccesso di un programma nucleare. Un’analisi condotta da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria, ha provato a fare proprio questo: andare a vedere quanto nucleare conviene sviluppare da un punto di vista economico in 120 diversi scenari, che rappresentano altrettante combinazioni di fattori tecnici, economici e di contesto energetico. Ne parliamo con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.Scenari nucleari - 1a parte: i fattori che fanno la differenza
Quali sono i fattori che fanno la differenza nel rendere l’eventuale ritorno al nucleare dell’Italia un affare per la collettività? Il dibattito pubblico fin qui ha lasciato scarso spazio a questo tipo di valutazioni, eppure l’industria nucleare è una delle più sensibili alle condizioni al contorno: costo delle tecnologie e tempi di costruzione, oltre al costo del denaro e alla specifica composizione del sistema energetico, determinano il successo o l’insuccesso di un programma nucleare. Un’analisi condotta da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria, ha provato a fare proprio questo: andare a vedere quanto nucleare conviene sviluppare da un punto di vista economico in 120 diversi scenari, che rappresentano altrettante combinazioni di fattori tecnici, economici e di contesto energetico. Ne parliamo con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.

Tornare indietro per andare avanti: la sfida del calcolo reversibile

Si chiama calcolo reversibile ed è uno dei filoni che il mondo della ricerca sta seguendo per dare vita a paradigmi di calcolo radicalmente nuovi, per rispondere a quello che si profila altrimenti come un “collo di bottiglia” per lo sviluppo del digitale e in particolare dell’IA: il consumo energetico. Oggi il calcolo reversibile è ancora una branca emergente dell’informatica, non sufficientemente sviluppata per un impiego su larga scala. Nasce dall’osservazione che tutti gli algoritmi attuali distruggono informazione ogni volta che assegnano un valore a una casella di memoria, cancellando il valore precedente. I teorici hanno dimostrato che distruggere informazione ha un costo energetico che il calcolo reversibile eliminerebbe alla radice. Ce ne parla Ivan Lanese, Professore di Informatica all'Università di Bologna e coordinatore del progetto.

Gli UV fan bene all’uva: raggi ultravioletti per migliorare il vino e ridurre i pesticidi

Fare la lampada all’uva migliora colore e profumo dei vini. È quanto hanno scoperto, e descritto sulla rivista internazionale Plants, i ricercatori dell’Università di Pisa. Nella tenuta dell’Ornellaia a Bolgheri, in Toscana, hanno dimostrato infatti come applicazioni aggiuntive di luce ultravioletta (UV-C) durante la fase di maturazione delle uve stimolino la pianta a produrre una maggiore quantità di composti naturali responsabili del colore e del profilo aromatico del vino. Il dato interessante - che spiega l’aggettivo “aggiuntive” - è che questi trattamenti, o trattamenti molto simili, sono già utilizzati in vigneto per il controllo delle malattie della vite e ridurre l’utilizzo di pesticidi. Si tratterebbe quindi di riorientare una pratica agronomica già esistente, facendo in modo che colga entrambi gli obiettivi. Ce ne parla Claudio D’Onofrio, Professore di Viticoltura all’Università di Pisa e coordinatore della ricerca.

Efficienza energetica e succhi di frutta

Abbattere del 20% i consumi elettrici e del 60% i consumi termici nell’industria dei succhi di frutta, grazie a una nuova tecnologia chiamata campi elettrici pulsati, applicabile ampiamente in tutta l’industria alimentare dove sia necessario pastorizzare, sterilizzare, essiccare e cuocere: operazioni che rappresentano tra il 20% e il 50% dei consumi del comparto. È quanto emerge da una ricerca condotta da ENEA in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Salerno. Con questo studio è stato dimostrato che brevi impulsi elettrici, di milionesimi di secondo, uccidono i batteri e aprono i pori nelle cellule vegetali, accelerando i processi di evaporazione. È un esempio di come rimangano larghi margini di manovra per fare efficienza energetica anche in settori industriali che consideriamo di punta, come l’agroalimentare in Italia. Ne parliamo con Giovanni Landi, Ricercatore del Laboratorio Soluzioni Integrate per l’Efficienza Energetica di ENEA.

Gli idrocarburi nel giardino di casa

Quanto gas e quanto petrolio abbiamo in Italia? Nelle ultime settimane abbiamo dedicato numerose puntate di Smart City alle varie fonti rinnovabili e a come accelerarne l’installazione a favore di un’energia più economica e più sicura. Ma la situazione geopolitica deve farci guardare anche alle riserve di idrocarburi di casa. Oggi la produzione nazionale è ridotta ai minimi termini, come risultato di precise scelte di non concedere ulteriori permessi di esplorazione e di estrazione. Scelte che lasciano dubbi anche sul piano ambientale. In effetti, localmente si evita l’impatto diretto delle attività estrattive. Ma questo ci sarà comunque altrove, con l’aggravio di ulteriori emissioni dovute al trasporto, a eventuali perdite e a processi energivori come la liquefazione nel caso del GNL. È dunque opportuno porsi la domanda: cosa abbiamo nel giardino di casa? Che ruolo può svolgere nell’accompagnarci nei prossimi anni, mentre facciamo avanzare la transizione energetica? Ne parliamo con Davide Tabarelli, Presidente di Nomisma Energia.

Il computer biologico che ha imparato a giocare a Doom

Un computer biologico, fatto cioè di cellule cerebrali umane disposte su un chip ricoperto di elettrodi, ha imparato in una settimana a giocare a Doom, il famoso videogioco “spara-spara”. A realizzare il computer biologico e a renderlo programmabile attraverso un linguaggio di programmazione popolare come Pyton, è stata la start-up australiana Cortical Lab. Ad addestrarlo a giocare a Doom, è stato invece un programmatore indipendente: Sean Cole. “Brain on a chip” non è un grande giocatore di Doom, ma è già sorprendente che funzioni con una frazione infinitesimale delle cellule nervose di un cervello umano. Resta tuttavia il problema che potrebbe funzionare perfino troppo bene in scenari di guerra. Ce lo racconta Chiara Magliaro, professoressa del Centro di Ricerca E. Piaggio dell’Università di Pisa.

Sintetizzato per la prima volta il diamante esagonale: più duro del diamante, permetterà di creare utensili super resistenti

Il materiale più duro al mondo non è più il diamante, ma una nuova forma cristallina del carbonio chiamata diamante esagonale, prevista dalla teoria negli anni ’60. Tracce di questa forma erano state trovate in alcuni meteoriti, ma non era mai stata ottenuta in laboratorio. Ora, invece, il Center for High Pressure Science and Technology di Pechino ne ha sintetizzato un campione relativamente macroscopico (circa 1 mm di diametro), seppure per generarlo siano servite una temperatura di 1400°C e una pressione di 200 mila atmosfere. In queste condizioni estreme, gli atomi di carbonio si organizzano secondo una struttura cristallina non più cubica ma esagonale, che conferisce al materiale una durezza del 60% superiore a quella del diamante. In prospettiva questo nuovo materiale, depositato in strati sottili, potrebbe essere utilizzato per realizzare una varietà di utensili usati per l’industria e per applicazioni estreme, come le perforazioni di pozzi geotermici dove bisogna bucare roccia dura e calda. Ce ne parla Daniele Trucchi, Dirigente di ricerca dell’ISM Istituto di Struttura della Materia e direttore del DiaTHEMA Lab.

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