Smart City


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Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica è uno strumento per conseguire una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime, energia e semilavorati, da cui le economie europee sono estremamente indipendenti. Le soluzioni proprie della crisi ecologica (dalle fonti rinnovabili al ciclo idrico integrato, dall'economia circolare alla fusione nucleare) si rivelano infatti essere ciò che serve per affrontare la crisi geo-politica, energetica ed economica che ci attanaglia.Lo speciale estivo di Smart City "La transizione ecologica in tempo di crisi" racconta i punti di contatto tra le crisi del nostro tempo, e la ricerca di possibili soluzioni comuni, affrontando temi quali la gestione dell'acqua, le opportunità offerte dalle energie forestali e marine, le sfide dei sistemi di stoccaggio energetico sostenibili e della fusione nucleare.
Autore: Radio 24
Ultimo episodio: 13/08/22 9:35
Aggiornamento: 15/08/22 12:10 (Aggiorna adesso)
Perché una nuova generazione di batterie sostenibili fa il gioco dell'Europa
Molta ricerca è volta a sviluppare nuove famiglie tecnologiche di batterie e accumulatori più potenti, ma anche privi di elementi rari o problematici per l'ambiente, e facili da smontare e riciclare: un'occasione per l'Europa di tornare in corsa nella competizione per diventare leader di questa tecnologia, cruciale per la transizione energetica.
Acqua: come recuperare 10 miliardi di metri cubi in due mosse
A lungo annunciata, la crisi dell'acqua è qui. Ma le opportunità per risolverla sono molteplici, e vanno ben oltre la riparazione delle perdite degli acquedotti.
Rispolverare la silvicoltura grazie ai Big Data: anche così si batte la crisi energetica
Preleviamo a malapena il 20% della ricrescita annua delle foreste del Paese, eppure importiamo tantissima legna. E' un paradosso che l'Italia, con poche infrastrutture forestali e una proprietà molto frazionata, vive da molti anni. Ma grazie a nuove tecnologie e strumenti gestionali - e complice la crisi energetica - la silvicoltura può tornare competitiva e creare nuovi posti di lavoro proprio laddove più sono necessari.
Come trasformare i grattacieli in batterie grazie agli ascensori
Uo studio dell'International Institute for Applied Systems Analysis (a Laxenburg, in Austria) spiega come 18 milioni di ascensori sparsi in tutto il mondo potrebbero continuare a svolgere il proprio lavoro e funzionare, al tempo stesso, come una sorta di batteria gravitazionale.
L'idea è molto semplice: parliamo di utilizzare gli ascensori degli edifici più alti, quando non trasportano persone, per sollevare o abbassare dei carichi (per esempio dei barili di sabbia) con lo scopo di accumulare o di generare energia.
La soluzione messa a punto ha un nome: LEST (Lift Energy Storage Technology), e secondo i suoi ideatori avrebbe un potenziale di accumulo (a livello mondiale) compreso tra 30 e 300GWh a costi inferiori di quelli delle batterie elettro-chimiche, seppure a costo di una maggiore complessità di gestione.


Ospite Mario Motta, prof del Dip di Energia del Politecnico di Milano
Alla ricerca dell'algoritmo che da un nome a tutte le cose
Spunta al MIT un algoritmo di Intelligenza artificiale capace di classificare ogni punto di un'immagine; insomma: di dare un nome a tutto ciò che vede.
Si tratta di un passo importante nella soluzione di uno dei problemi più tosti nel campo dell'intelligenza artificiale: assegnare un'etichetta a ogni pixel di un'immagine qualunque.
Per esempio, prendiamo una ipotetica fotografia scattata al parco: parliamo di stabilire quali pixel dell'immagine sono parte di una persona, di un cane, del cielo, del prato, di un pallone ecc.
Il problema non solo è difficile dal punto di vista informatico, ma con l'approccio utilizzato finora, l'addestramento di queste IA richiede moltissime ore di lavoro umano.
Invece STEGO - questo l'acronimo dell'algoritmo sviluppato al MIT - è un esempio di successo di una nuova famiglia di algoritmi in grado di apprendere a decodificare le immagini senza l'aiuto umano.


Ospite Riccardo Zecchina, Prof. di Machine Learning del Computing Sciences dell'Università Bocconi
SPARC: l'esperimento che punta a dimostrare la fusione nucleare nel 2025
Si chiama SPARC, e se rispetterà la tabella di marcia, nel 2025 fornirà al mondo la prova che la fusione nucleare, il sacro Graal dell'energia sostenibile, è un'obiettivo fattibile.
Spark è il reattore sperimentale a fusione in costruzione nel USA da parte di una joint venture tra il Plasma Science & Fusion Center del MIT di Boston, e Commonwealth Fusion Systems, una start-up che ha il suo principale azionista in ENI.
Nella comunità dei fisici c'è molta eccitazione intorno a SPARC, e l'attesa è che l'esperimento sarà un successo per due ragioni fondamentali: la prima è che le condizioni fisiche che verranno all'interno del reattore sono oggi ben conosciute e studiate, e quindi non si attendono sorprese. La seconda è che la tecnologia che verrà utilizzata per realizzare i super-magneti in grado di intrappolare il plasma da fusione, di cui la start-up CFS è proprietaria, ha già dimostrato sul campo di funzionare.


Ospite Francesca Ferrazza Responsabile Magnetic Fusion Iniziative di ENI
Fishskin: pellami sostenibili dagli scarti della pesca
Ogni anno nel mondo l'industria della pesca produce circa 20 milioni di tonnellate di scarti, pari al 25% in peso del pescato totale. Si tratta di teste, code, pelli e interiora che spesso vengono smaltiti in mare creando problemi (come con ogni scarto organico smaltito in quantità esagerate).


Il progetto di cui vi parleremo stasera, Fishskin, prende di mira uno sei questi scarti: la pelle, con l'obiettivo di mettere a punto un nuovo materiale per la moda: un pellame altamente sostenibile da utilizzare per confezionare prodotti, per esempio, analoghi a quelli che oggi fanno uso della pelle di serpente.


Il progetto riprende una tradizione diffusa tra le popolazioni artiche, dove la pelle scartata dopo il consumo del pesce veniva avviata alla lavorazione e alla tintura con sostanze di origine vegetale e, trasformata in materia prima usata per realizzare indumenti, contenitori e accessori per la vita di tutti i giorni anche grazie alle sue proprietà, come la traspirabilità, la resistenza al vento e il potere isolante, che la rendevano adatta alle temperature rigide e al lavoro intensivo".


Ospite Elisa Palomino-Perez, designer che ha lavorato per oltre 25 anni con i grandi brand dell'alta moda come Dior e Gallian, e Ricercatrice alla Central Saint Martins di Londra
Specialisti o transformer? Il dilemma dei robot
Un robot per pulire strade e marciapiedi, che cambia forma per adattarsi ai vari ambienti di lavoro, è stato presentato recentemente da un gruppo di ricercatori dell'Università di Tecnologia e Design di Singapore.
Il robot, che grazie alla sua struttura a fisarmonica è in grado restringersi quando incontra un ostacolo o un passante sulla sua strada, è il risultato di un approccio sviluppato nel corso di un progetto di tre anni, che ha tentato di mettere a punto una metodologia standard per progettare robot metamorfici, cioè capaci di cambiare forma, e magari anche funzione.



È dunque questo il futuro della robotica?

Come vedremo, robot multi-funzione sono studiati soprattutto per attività in ambienti a basso rischio, come quello domestico, mentre per gli ambienti di lavoro critici, anche in prospettiva, si punta su robot specializzati.


Ospite Ferdinando Cannella, Coordinatore dell'Industrial Robotics facility dell'IIT
Come far sparire milioni di metri cubi di CO2 nei muri di casa
Diverse ricerche hanno preso in considerazione, negli ultimi anni, la possibilità di incorporare CO2 nel calcestruzzo. Parliamo di una cattura stabile e definitiva. Infatti, aggiunta al momento dell'impasto e nelle giuste dosi, la CO2 si lega chimicamente agli altri componenti del cemento, mineralizzando e diventando essa stessa cemento.Il processo, che permette di sequestrare da 15 a 20 kg di CO2 per ogni metro cubo di calcestruzzo, è semplicissimo: richiede solo l'aggiunta di CO2 liquida al momento giusto e non deteriora le prestazioni del calcestruzzo che anzi, secondo diversi studi, migliorano persino; e anche anche se la produzione del calcestruzzo produce molta più CO2 di quella che può catturare i questo modo, rimane il fatto che milioni di tonnellate di CO potrebbero essere fatte sparire così… Ospite Luigi Coppola Prof. di"Construction Materials" and "Materials for Maintenance and Repair of Existing Concrete and Masonry Structures" dell'Università di Bergamo e Presidente dell'American Concrete Institute Italy Chapter (ACI-IC)
Arrivano i nuovi materiali programmabili che cambiano forma a comando
È stato pubblicato pochi giorni fa su Royal Society Open Science uno studio del Politecnico di Milano che propone un nuovo processo di fabbricazione e un set di nuovi strumenti matematici per progettare materiali capaci di adattare la propria forma a stimoli esterni, programmandone il comportamento al momento della fabbricazione.Il lavoro dei ricercatori milanesi si inserisce nel vasto filone di studi che cercano di sfruttare le nuove tecnologie di manifattura additiva (come la stampa 3D, che permette di realizzare geometrie estremamente complesse e minute) per creare componenti meccanici innovativi, dotati di proprietà nuove e impossibili da ottenere in altro modo.Ospite Pasquale Ciarletta, Professore di matematica applicata al Politecnico di Milano
La pillola robotica che potrebbe cambiare la vita di milioni di diabetici
Fin dai tempi dei primi studi di bionica, come quelli sul cuore artificiale, il problema di come rifornire di energia dei dispositivi impiantati nel corpo umano è stato centrale. Oggi la soluzione consiste in una batteria sottocutanea che viene ricaricata in modalità wireless come un moderno cellulare, ma un gruppo di ricercatori del MIT ha pubblicato un articolo in cui si descrive una sottilissima cella a combustibile, spessa un centesimo di un capello, in grado di ricavare in energia elettrica dal glucosio presente nel sangue, eliminando il bisogno di ricarica.Ancora più sorprendente è il pancreas artificiale messo a punto da Scuola Superiore Sant'Anna, Università e Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa, che fa il pieno di insulina grazie a una pillola robotica capace, una volta ingerita, di raggiungere il pancreas artificiale di un paziente e rifornirlo per poi essere espèulsa: una innovazione che potrebbe offrire un futuro migliore a tanti diabetici.Ospite Stefano del Prato professore di Endocrinologia dell'Università di Pisa, e presidente della European Association for the Study of Diabetes (EASD)
Cent'anni di vita e… poco cobalto: la ricerca verso batterie sempre più sostenibili
E' l'argomento preferito dei detrattori della mobilità elettrica: l'impatto ambientale legato alla produzione e allo smaltimento a fine vita delle batterie. D'altronde il problema oggettivamente sussiste, ma il mondo della ricerca ne è ben consapevole ed è impegnato a ridimensionarlo il più possibile.Ne sono un esempio ricerche come quella targata Dalhousie University e pubblicata sul Journal of Electrochemical society, in cui viene presentata una variazione delle attuali batterie al litio che potrebbe durare fino a cent'anni prima di essere riciclata. Mentre un'altro studio, targato IIT e università di Genova, ha mostrato come ridurre quasi a zero, nelle attuali batterie al litio, il contenuto di cobalto, elemento critico sia per la sua scarsità sia per impatto ambientale determinato dalla sua estrazione.Vittorio Pellegrini, co-founder Be-Dimensional, Ex direttore dei Graphene Lab dell'IIT
I robot del ponte di Genova: pluripremiati da fermi….
Che il nuovo ponte di Genova sia un gioiellino è cosa ampiamente riconosciuta. E tra le pietre preziose che lo adornano, ci sono anche due robot capaci di correre lungo i fianchi del ponte, l'uno per pulire i frangivento e i pannelli fotovoltaici, l'altro per scansionare la sua superficie inferiore e tenerla monitorata.Questi due grossi robot, ognuno del peso di più di 2 tonnellate, rappresentano il primo esempio di applicazione della robotica al monitoraggio di infrastrutture, e sono unici al mondo. Hanno sostenuto e superato brillantemente test su test e ricevono premi su premi: due solo in questo mese…Ora ci vorrebbe la ciliegina sulla torta, che consisterebbe nell'utilizzarli. A causa di ritardi nella chiusura dei contratti di manutenzione, infatti, i robot giacciono inutilizzati da più di un anno.Ne parliamo stasera…Ferdinando Cannella, Coordinatore dell'Industrial Robotics facility dell'IIT e progettista dei robot del Ponte di Genova
Infrastrutture verdi: anche in Italia si comincia a pianificare
Sappiamo da tempo che il verde urbano (aiuole e viali alberati, giardini pensili, tetti e pareti verdi) oltre a rendere più piacevole l'ambiente cittadino offre molti benefici: riduce l'effetto isola di calore, migliora la qualità dell'aria e, grazie alla capacità di trattenere l'acqua, aiuta a gestire le precipitazioni eccezionali.
Tuttavia per ottenere questi benefici non basta disseminare un po' di specie vegetali a caso qua e là, serve un'attenta progettazione e servono politiche di lungo periodo basate su una effettiva capacità di misurare gli effetti delle infrastrutture verdi e di quantificare il valore dei servizi che esse offrono.
Finora questo approccio, più sviluppato negli Stati Uniti, è stato praticamente assente nel nostro Paese, ma finalmente anche in Italia si registrano le prime iniziative e i primi piani regionali che incorporano in modo strutturale politiche ad hoc per sviluppare diffusamente le infrastrutture verdi.


Ospite Francesco Musco, Prof. dello IUAV di Venezia, direttore del corso di Laurea Magistrale di Pianificazione
Telecomunicazioni Terra-Luna: perché per i futuri avamposti serve una connessione laser
Il ritorno dell'uomo sulla Luna sembra ormai questione di pochi anni. Questa volta, però, non sarà una toccata a fuga. L'obiettivo della NASA e dell'ESA è di costruirvi un avamposto che possa ospitare con regolarità equipaggi di astronauti.
Il progetto include un vero e proprio moon-village, da realizzare sulla superficie della Luna, e un laboratorio orbitale lunare, il Gateway, simile alla stazione internazionale, che fungerebbe anche da scalo intermedio.
Tutta questa attività lunare avrà bisogno di telecomunicazione adeguate. Oggi per le comunicazioni interplanetarie ci si affida alle radiofrequenze, ma con queste tecnologie l'invio di una singola immagine da Marte alla Terra può richiedere ore o giorni. Tra la Terra e la Luna la distanza è molto minore, ma comunque sufficiente a rendere una sfida tecnologica estrema la creazione di una connessione in banda larga, anche da pochi gigabit, tra noi e il nostro satellite.


Ospite Ernesto Ciaramella, Professore di telecomunicazioni della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa
Homomorphic Encriprion: come una forma estrema di cifratura potrebbe salvare i nostri dati
Si chiama Homomorphic Encriprion, cifratura omomorfa, ed è un tecnica di cifratura estrema che permette, in buona sostanza, di elaborare, analizzare, manipolare dati cifrati senza mai decifrarli.
Per esempio immaginate di voler sapere, in un database crittato che contiene i dati sanitari di un milione di persone, quante di queste soffrono di diabete. Con la cifratura omomorfa potreste interrogare il database e ottenere una risposta senza che mai, in alcun momento della procedura, i dati sanitari dei pazienti vengano decifrati.
Solo da pochi anni si è scoperto come implementare questo tipo di crittografia e gli algoritmi omomorfici, per il momento, sono ancora molto lenti, ma la comunità dei matematici è al lavoro per accelerarli.


Ospite Massimiliano Sala, Professore di Algebra e Direttore del Laboratorio di Crittografia dell'università di Trento; Direttore della National Initiative in Cryptography
Progetto RePAIR: robot e intelligenza artificiale per ricostruire il passato
Si chiama "RePAIR", acronimo di Reconstructing the past: Artificial Intelligence and Robotics meet Cultural Heritage, ed è un progetto europeo Horizon 2020 che sperimenterà un complesso sistema robotico e di intelligenza artificiale per ricostruire due famosi affreschi andati distrutti: l'affresco della Casa dei Pittori al lavoro, e l'affresco della Schola Armatorarum, entrambi a Pompei.
Solo da pochissimi anni, grazie ai più recenti sistemi di intelligenza artificiale, è stato possibile affrontare la ricomposizione di reperti ridotti, come i due affreschi, in migliaia di frammenti.
Con il progetto Repair, però, si fa un ulteriore passo in avanti, affidando a dei robot anche la ricostruzione fisica dei manufatti andati in frantumi.


Ospite Marcello Pelillo, coordinatore del progetto e professore di Intelligenza artificiale all'Università Ca' Foscari Venezia"
ABLab: in arrivo alla Casaccia un nuovo laboratorio avanzato per sviluppare batterie made in Europe
Eppur si muove… si potrebbe commentare così la recente notizia del lancio del progetto European Battery Innovation da 2,9 miliardi di euro, il cui scopo è fare da innesco alla nascita di una filiera industriale europea delle batterie, a supporto della mobilità elettrica e di una minore dipendenza, in particolare dalla Cina.
Sono 12 le imprese italiane che partecipano al progetto, mentre per le istituzioni scientifiche ci sono l'ENEA e la Fondazione Bruno Kessler. Tra le attività previste ci sarà anche la costruzione, all'interno del Centro Ricerche ENEA della Casaccia, dell'Advanced Battery Laboratory (AB-Lab), un nuovo laboratorio che prevede un investimento di circa 27 milioni di euro per fornire un "banco di prova" alle imprese durante la fase di prima implementazione industriale dei sistemi di accumulo.


Ospite Pier Paolo Prosini, ricercatore del Laboratorio di Accumulo di energia, batterie e tecnologie per la produzione e l'uso dell'idrogeno dell'ENEA
Falsi utenti della rete: ora hanno anche un volto sintetico, ma i sistemi per riconoscerli esistono
Il problema dei profili falsi in rete e sui social è sempre più evidente. Uno dei motivi (come dimostra anche la recente querelle tra Musk e l'AD di Twitter) è che questi fanno comodo tanto a chi li crea per i propri scopi, quanto a chi li ospita, che può così vantare un numero di utenti più elevato.
Inoltre il problema è destinato ad aggravarsi. Recentemente, infatti, sta emergendo una nuova generazione di profili falsi molto più credibili di quelli del passato. Questi nuovi falsi utenti della rete, per esempio, hanno volti interamente generati al computer, indistinguibili (per un umano) da quelli veri. Volti studiati a tavolino per attirare fiducia, magari accompagnati da altri materiali multimediali che contribuiscono a rendere l'illusione ancora più realistica.
Tuttavia la tecnologia per riconoscere questi falsi utenti esiste, e potrebbe essere impiegata in modo più deciso.


Ospite Giulia Boato Prof. Di ingegneria dell'informazione dell'Università di Trento
Un algoritmo per sgamare i Deep fake
Chi non si è imbattuto almeno una volta in uno di quei video che circolano in rete in cui si fa dire qualcosa di improbabile a un personaggio famoso, da Obama a Tom Cruise, simulato perfettamente dal computer?
Sono i cosiddetti "deep fake", e fin che si scherza vanno benissimo. Il problema è che questa tecnologia si presta anche a pericolose manipolazioni, per cui oggi è in corso una vera e propria competizione (tipica del mondo informatico) tra chi sviluppa algoritmi per generare i deep-fake, e chi sviluppa algoritmi per riconoscerli.
Oggi per esempio, questi software anti-contraffazione sono molto efficaci quando si tratta di lavorare su dati d'archivio, ma del tutto insufficienti quando si tratta di operare in tempo reale. All'università di Trento ci sono alcuni tra i maggiori esperti in materia, e lì vi portiamo per parlarne.


Ospite Giulia Boato Prof. Di ingegneria dell'informazione dell'Università di Trento
Camion come treni: catenarie allo studio per elettrificare il trasporto pesante
E se la soluzione per elettrificare il trasporto pesante l'avessimo sotto gli occhi da decenni?
Negli ultimi anni si guarda con sempre maggior interesse alla possibilità di dotare la corsia destra delle autostrade di catenarie simili a quelle che possiamo vedere sopra i binari delle ferrovie.
Come abbiamo visto in una puntata recente, camion a batteria e a idrogeno non sono ancora pronti per essere adottati come soluzione standard, e i bio-combustibili da soli non possono soddisfare che una piccola parte della domanda di energia dei trasporti su gomma. La possibilità di elettrificare le arterie principali di trasporto con linee elettriche di alimentazione, come si fa da decenni con i treni, appare quindi una soluzione, forse poco elegante, ma molto pratica per bypassare i problemi legati ai costi e ai limiti fisici dell'attuale tecnologia delle batterie e dell'idrogeno.


OspiteAndrea Fossa, consulente strategico, fondatore di Green Router
Il punto sul solare termodinamico
Il Solare termodinamico a concentrazione è una tecnologia che ha visto la luce anni fa proprio in Italia, all'ENEA, ispirata al principio degli specchi ustori di Archimede
L'idea è concettualmente molto semplice: la luce del sole, concentrata per mezzo di grandi specchi, viene usata per produrre, in modo più o meno diretto, vapore a temperature molto elevate, dell'ordine delle centinaia di gradi, che viene utilizzato per un generatore elettrico.
Negli ultimi dieci anni la concorrenza del fotovoltaico, più semplice ed economico, ha fatto passare in secondo piano il solare termodinamico, che tuttavia ha ancora un asso nella manica: Infatti il solare termodinamico offre la possibilità di accumulare grandi quantità di energia in modo relativamente semplice, sotto forma di un serbatoio di fluido bollente. E più avanza la transizione energetica, più sarà importante disporre di questo tipo di accumuli. Ma a che punto siamo?


Ospite Walter Gaggioli, responsabile Divisione Solare Termico, Termodinamico e Smart Network dell'ENEA
Ecco la batteria solare che funziona con le alghe: le bastano acqua e luce per funzionare ininterrottamente
Arriva il primo pannello solare biologico che funziona con le alghe: il dispositivo, descritto sul journal of Energy & Environmental Science, è stato progettato a Cambridge e da più di un anno alimenta ininterrottamente (giorno e notte) un microprocessore del tipo utilizzato in moltissime applicazioni dell'Internet of Things, l'internet delle cose.
In questo lasso di tempo, i microorganismi al suo interno, un mix di alghe verdi e blu, hanno preteso solo un po' di acqua piovana e di luce solare per continuare a prosperare e a produrre energia, seppure in piccole quantità.
Sistemi di questi tipo potrebbero essere utilizzati per alimentare sensori e apparecchiature off.grid, senza ricorrere a soluzione più complesse e meno "sostenibili" come quelle che richiedono pannelli fotovoltaici tradizionali e batterie.


Ospite Paolo Bombelli, ricercatore del Dipartimento di Biochimica dell'Università di Cambridge
Envision: un protocollo per infrastrutture sostenibili
Si chiama Envision, e ad oggi e l'unico modello che si occupa della sostenibilità delle infrastrutture che abbia avuto una significativa applicazione nel nostro Paese.
Ideato e sviluppato negli USA dall'Università̀ di Harward, è stato introdotto in Italia su iniziativa di Icmq, organismo di certificazione specializzato nel settore delle costruzioni. Finora sono 6 le opere infrastrutturali già certificate Envision in Italia (più 2 in fase di certificazione) per un totale di 3 miliardi e 500 milioni di lavori, ma l'utilizzo di questo protocollo - che tiene insieme aspetti ambientali, sociali e di governance, e soprattutto quantifica le ricadute in tutti questi settori - è destinato ad accelerare stando all'orientamento assunto da alcuni grandi gruppi come Ferrovie dello Stato, che punta ad adottarlo per tutte le opere in via di pianificazione.


Ospite: Nicoletta Antonias, responsabile infrastrutture sostenibili di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ed esperto certificato Envision
PRIFORMAN: gestione forestale condivisa per rilanciare l'economia del bosco in Italia
La frammentazione della proprietà di boschi e foreste è la principale ragione per cui l'Italia, nonostante i suoi boschi siano in espansione da decenni, è una fortissima importatrice di legame, sia da costruzione sia per il riscaldamento domestico.
Per tentare di sbloccare la situazione l'Università di Udine ha messo a punto PRIFORMAN, un nuovo strumento gestionale, particolarmente sofisticato, col quale la regione punta a sviluppare ed applicare un modello di gestione condiviso delle risorse forestali private; una forma di forrest-sharing, in pratica.
Come vedremo stasera, il progetto ha visto da un lato la realizzazione di un database che incorpora dati di vario tipo (catastali, geologici, satellitari ecc) grazie ai quale è possibile caratterizzare ogni singola particella di bosco; mentre dall'altro, ha sviluppato forme giuridiche ad hoc per realizzare contratti di rete o di filiera tra gruppi di proprietari privati e ditte boschive, con l'individuazione di un sistema di calcolo che consenta una equa ripartizione dei costi e dei ricavi.


Ospite Giorgio Alberti, Prof. Di silvicultura e Forest Management dell'università di Udine e coordinatore del progetto
Elettrico, a idrogeno o… nessuno dei due? Alla Smart Freight Week si parla del futuro dei trasporti pesanti
Se grazie ai veicoli elettrici alimentati a batteria la mobilità leggera sembra aver trovato una strada convincente verso la de-carbonizzazione, per il trasporto pesante le prospettive sono molto meno chiare.
Da un lato abbiamo l'eterna riproposizione mediatica del duello, a colpi di prototipi, tra camion elettrici e a idrogeno. Ma di fatto l'offerta commerciale di questi mezzi è a uno stadio poco più che sperimentale e le infrastrutture di supporto necessarie sono praticamente assenti. In effetti, non è nemmeno detto che alla fine sia uno di questi due modelli a prevalere, anche perché ci sono molte alternative in campo: dai carburanti sintetici e bio alle catenarie stradali.
Di tutto ciò si è dibattuto nel corso dell'ultima Smart Freight Week, una delle più importanti conferenze internazionali sulla logistica, che si è conclusa da pochi giorni a Rotterdam, e dove si è fatto il punto della situazione.


Ospite Andrea Fossa, Consulente Strategico, fondatore di Green Router, società specializzata nella valutazione dell'impronta carbonica nel campo della logistica
Termovoltaico/termoionico: nasce al CNR il primo dispositivo solare ibrido
Una tecnologia nata negli anni '30 del secolo scorso, la valvola termoionica, grazie alla quale sono nate le prime radio, potrebbe rivelarsi nuovamente attuale per produzione di energia elettrica rinnovabile nel cosiddetto solare termoionico.
Sappiamo da più di un secolo che un frammento di metallo riscaldato ad alta temperatura emette, oltre che una forte radiazione termica, anche un flusso di elettroni, e quindi una corrente elettrica a tutti gli effetti. Se l'energia per riscaldare questo emettitore di elettroni arriva dal sole (per esempio è luce del sole centrata) ecco che si parla di solare termoionico.
Al CNR di Roma sono riusciti a creare il primo dispositivo di questo tipo capace di convertire in energia elettrica, oltre che il flusso di elettroni, anche la radiazione termica, creando il primo dispositivo ibrido termovoltaico-termoionico. L'efficienza è bassa, ma una nuova strada è aperta.


Ospite Daniele Trucchi, Primo ricercatore del CNR - ISM (Istituto di Struttura della Materia) e direttore del Diatema Lab
Cella termo-fotovoltaica da record: raggiunto al MIT il 40% di efficienza
Da anni gli scienziati sono impegnati nel tentativo di dar vita a una nuova generazione di dispositivi che superino i limiti di efficienza del fotovoltaico nel convertire la luce solare in energia elettrica.
Ci sono due tecnologie che promettono, almeno sulla carta, un salto in avanti non da poco. La prima è la tecnologia detta termo-fotovoltaica: in questi sitemi la luce concentrata del sole viene utilizzata per rendere incandescente una superficie, la cui radiazione termica viene poi convertita in elettricità da un particolare tipo di cella fotovoltaica. E qui c'è una notizia che arriva dal MIT di Boston, dove è stato messo a punto e sperimentato un dispositivo con un'efficienza da record, pari a circa il 40%, contro il 20-25% di un dispositivo fotovoltaico tradizionale.
Seppure questa efficienza così elevata sia stata raggiunta in condizioni operative estreme, impraticabili in dispositivi commerciali, il risultato segna un punto a favore di questa tecnologia.


Ospite Daniele Trucchi, Primo ricercatore del CNR - ISM (Istituto di Struttura della Materia) e direttore del Diatema Lab
Energie rinnovabili marine: a che punto è la cassetta degli attrezzi
Solo da poche settimane è stato inaugurato il primo impianto eolico off-shore del Mediterraneo, al largo di Taranto, un lieto evento che segnala però come il Mare Nostrum sia, ancora oggi, del tutto ai margini nel processo di transizione energetica.
Tuttavia proprio la transizione energetica risulterebbe assai più difficile se dovessimo rinunciare a una buona fetta della superficie terrestre e a un insieme di fonti rinnovabili (vento, onde, correnti marine, gradienti salini) complementari per stagionalità e disponibilità oraria a quelle terrestri.
Per questo l'Europa si è attivata negli ultimi anni e ora la cassetta degli attrezzi per avviare il settore sembra finalmente completa.


Ospite Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell'ENEA e direttore dell'Implementation Working Group dell'UE per lo sviluppo delle energie marine.
BLUE DEAL: una strada per sviluppare le fonti rinnovabili marine nel Mediterraneo
Possiamo affrontare la transizione energetica lasciando fuori il mare?
È la domanda retorica con cui si apre l'annuncio della conferenza finale del progetto BLUE DEAL, un progetto europeo coordinato dall'Università di Siena finalizzato a mettere a punto criteri e strumenti di progettazione per sviluppare le fonti rinnovabili nel Mediterrano: parliamo di vento, onde, maree, correnti marine e gradienti salini, oggi ancora ai margini dei piani energetici nazionali ed europei.
Tra i risultati del progetto un nuovo strumento per identificare le aree di mare più adatte tenendo conto di tutti i vincoli esistenti, e un software di visualizzazione 3D per la verifica dell'impatto visivo degli impianti off-shore.


Ospite Simone Bastianoni, Prof di Università di Siena e Delegato del Rettore alla Sostenibilità

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