Smart City


Tags (categorie): Politica
[ Aggiungi la tua categoria (tag) ]

Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica è uno strumento per conseguire una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime, energia e semilavorati, da cui le economie europee sono estremamente indipendenti. Le soluzioni proprie della crisi ecologica (dalle fonti rinnovabili al ciclo idrico integrato, dall'economia circolare alla fusione nucleare) si rivelano infatti essere ciò che serve per affrontare la crisi geo-politica, energetica ed economica che ci attanaglia.Lo speciale estivo di Smart City "La transizione ecologica in tempo di crisi" racconta i punti di contatto tra le crisi del nostro tempo, e la ricerca di possibili soluzioni comuni, affrontando temi quali la gestione dell'acqua, le opportunità offerte dalle energie forestali e marine, le sfide dei sistemi di stoccaggio energetico sostenibili e della fusione nucleare.

Scopri il podcast originale  Smart City XL 


Autore: Radio 24
Ultimo episodio: 18/04/24 19:30
Aggiornamento: 20/04/24 18:55 (Aggiorna adesso)
Un nuovo composito per un pacco batterie auto più leggero e sicuro

Ridurre il peso del pacco batterie è un obiettivo cruciale per tutti i costruttori di veicoli elettrici, giacché il consumo di un’auto è grossomodo proporzionale al peso e il peso dei pacchi batteria è notevole. La strada maestra è quella di agire sulla chimica delle celle, ma un certo contributo arriva anche dall’hardware che le impacchetta, le tiene insieme e le protegge. Da qui il lavoro svolto all’interno del progetto internazionale FENICE, coordinato dall’ENEA, che ha portato allo sviluppo di un nuovo materiale composito che offre numerosi vantaggi, sia in termini di leggerezza sia di impatto ambientale. Ce ne parla Claudio Mingazzini, ricercatore del Laboratorio Tecnologie dei Materiali Faenza di ENEA.

La finestra ibrida che produce energia e scambia dati

Una finestra ibrida, capace non solo di produrre energia elettrica per effetto fotovoltaico, ma anche di ricevere dati come una sorta di antenna ottica: è l’ultima evoluzione di un'idea che abbiamo raccontato nel corso degli anni, qui a Smart City, nata all'Università di Milano bicocca e sviluppatasi fino a dar vita alla start-up Glass to Power. A suo tempo, i ricercatori di Milano Bicocca riuscirono per primi a trovare il modo di realizzare finestre semitrasparenti, capaci di convertire una parte della radiazione solare in energia elettrica senza compromettere la qualità dell’illuminazione negli ambienti interni. Ne parliamo con Sergio Brovelli, professore dell’Università di Milano-Bicocca e Presidente del Consiglio Scientifico di Glass to Power SpA.

Italian sounding: ecco Veryfood, il sistema di IA nato per combatterla

Il web abbonda di prodotti in vendita che usurpano, evocano o imitano prodotti Dop e Igp italiani. Parliamo spesso di vere e proprie frodi che arrecano danno sia all’acquirente sia alle imprese italiane. Per combattere il fenomeno, in costante crescita, il Centro interuniversitario di Scienze della Sicurezza e della Criminalità delle Università di Verona e Trento (Cssc), in accordo con l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Ministero dell’Agricoltura), ha sviluppato il progetto Veryfood, un sistema di ricerca automatica sul web, capace di individuare le frodi grazie a un algoritmo di intelligenza artificiale molto sofisticato, che ha richiesto un vasto lavoro multidisciplinare. Ne parliamo con Massimo Donelli, professore al Dipartimento DICAM dell’Università di Studi di Trento e membro del Cssc.

Come misurare una forza ridicolmente debole

Quando parliamo di attrazione tra due corpi, tutti pensano all’attrazione sessuale. Poi ci sono i fisici, che invece pensano all’attrazione gravitazionale. Ma, mentre la prima la sperimenta chiunque, la seconda nessuno, perché due oggetti con una massa tra i 50 e i 100 kg si attraggono con una forza ridicola, del tutto impercettibile. Eppure, misurare forze gravitazionali piccolissime non solo potrebbe avere numerose applicazioni, ma potrebbe aiutarci a risolvere il mistero di come conciliare le due teorie fondamentali più esatte di cui disponiamo: la meccanica quantistica e la teoria della relatività generale. Un passo in questa direzione l’ha compiuto un team di ricercatori delle Università di Southampton e Leiden e dell'Istituto di Fotonica e Nanotecnologie (IFN) del CNR, che sono riusciti per la prima volta a misurare una interazione gravitazionale piccolissima. Ce lo racconta Andrea Vinante, ricercatore del Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR.

Quanto è sicuro un luogo di lavoro? Una IA può calcolarlo (almeno in certi casi)

Se ci si sofferma a riflettere anche solo per un istante, ci si rende conto che non esiste un’unità di misura naturale per dire quanto sia sicuro un luogo di lavoro. Metterne a punto una è stato il primo obiettivo di un team di ricercatori dell’ENEA, delle università della Sapienza e di Middlesex, oltre che dell’Inail e un’azienda privata Human Factors Everywher. I ricercatori hanno deciso di concentrarsi sul discostamento tra le operazioni messe concretamente in atto in fabbrica e le procedure previste formalmente: deviazioni che si verificano puntualmente e che aumentano il rischio di incidenti: focalizzandosi su questo aspetto, i ricercatori hanno messo a punto un nuovo strumento di intelligenza artificiale, in grado di riconoscerle, per poi quantificare i rischi di incidente. Ce ne parla Antonio De Nicola, ricercatore del Laboratorio ENEA di Analisi e Protezione delle Infrastrutture Critiche e Servizi Essenziali, e coautore dello studio.

La particella dell’invisibilità

Si chiamano brocosomi e sono delle microscopiche particelle di cui sono ricoperte le ali di certi insetti e le loro uova, che riescono a tenere all’asciutto grazie alle loro proprietà idrofobiche. Ma hanno anche un’altra proprietà: sono in grado di ridurre drasticamente i riflessi della luce sulla superficie su cui si depositano, assorbendone una grandissima parte grazie alla loro particolare forma geometrica. Gli scienziati ritengono che questa caratteristica serva agli insetti per migliorare il proprio mimetismo, evitando che dei riflessi luminosi possano rivelarne la presenza, e ora per la prima volta un gruppo di ricercatori della Pennsylvania State University sono riusciti a realizzarne una versione stampata in 3D. Ce lo racconta Lorenzo Mucchi, professore presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Firenze.

Una cura dimagrante per siti e piattaforme online

Ma come facevano i programmatori del Commodore 64, con pochi KB di memoria a disposizione? Dei consumi energetici in perenne ascesa, legati allo sviluppo del digitale (computer, cellulari, data center e quant’altro), si discute da anni. E quasi sempre, quando lo si fa, il pensiero va all’Hardware, cioè alla parte fisica del mondo digitale, quella che si attacca alla presa della corrente. Molto più raramente, al centro del ragionamento c’è il software, che invece gioca un ruolo essenziale: contenuti ridondanti, algoritmi zoppicanti, formati fuori scala, uso indiscriminato della rete, fanno levitare inutilmente i consumi di energia. Ma c’è chi si sta attrezzando, come l’agenzia di comunicazione digitale che abbiamo incontrato alla green week di Parma, che ha messo a punto uno strumento per far dimagrire siti e piattaforme di e-commerce senza comprometterne le prestazioni. Ne parliamo con Guido Pezzino, AD di GAG.

La difficoltà di riciclare i tessuti se fai le cose per bene

Si fa presto a dire riciclo. Ma quando si parla di tessili, la distanza tra il dire e il fare è ancora oggi troppo spesso incolmabile. Le cose, infatti, sono tanto più difficili quanto più attento alla sostenibilità è chi i tessili li produce. Riciclare i prodotti tessili è intrinsecamente difficile. Non si possono semplicemente triturare e ristampare, come si può fare con le plastiche. Bisognerebbe smontarli filo per filo e ri-tessere un nuovo prodotto. La materia è resa ancora più complicata dal fatto che i materiali e i mix di cui sono fatte le stoffe sono estremamente variabili e in molti casi provengono da paesi dove non è facile capire esattamente come siano stati realizzati. Problemi di cui la normativa europea su questa materia dovrà tenere conto. Ne parliamo con Dario Casalini, fondatore Slowfiber.

Primo chip bidimensionale oltre la soglia dei 1000 transistor (ovvero come rivoluzionare il calcolo e i consumi dei computer)

Dal Politecnico di Losanna arriva il primo Chip di memoria bidimensionale capace di superare la soglia dei 1000 transistor. E’ un traguardo il cui valore è più simbolico che pratico e tuttavia segna il rapido sviluppo di una nuova architettura di calcolo in cui la bidimensionalità dei componenti è quasi un dettaglio. Alla base del lavoro dei ricercatori, c’è infatti l’obiettivo di dar vita a un nuovo tipo di architettura di calcolo, detta “in memory processing”, con cui si punta a sostituire l’attuale paradigma dominante nell’elettronica digitale: un paradigma basato sull’architettura di Von Newmann, il matematico che a inizio secolo, insieme ad Alan Touring, pose le basi per lo sviluppo dei computer e dell’informatica. Ne parliamo con Daniele Ielmini, professore del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano.

Space tomato

Dopo le insalate spaziali, arrivano i pomodori - anzi i pomodorini - per lo Spazio e per gli astronauti, sviluppati all’ENEA nell’ambito dei progetti HORTSPACE e BIOxTREME, finanziati dall’Agenzia Spaziale Italiana, e descritti sulle riviste scientifiche, Frontiers in Astronomy and Space Sciences e Frontiers in Plant Sciences: per lo spazio, perché se ne è valutata la capacità di crescita in un ambiente ricco di radiazioni ionizzanti; per gli astronauti, perché servono alimenti ricchi di sostanze antiossidanti e altre molecole organiche ad alto valore aggiunto, che non sarebbero in grado di sopravvivere a un viaggio nello spazio e necessitano quindi di una produzione in corso d'opera. Ce lo spiega Silvia Massa, ricercatrice del Laboratorio ENEA di Biotecnologie dell’ENEA.

Chi va dove? Come sapere tutto degli spostamenti individuali in una piazza

Analizzare i flussi pedonali e di traffico è da sempre alla base del lavoro di chi cerca di migliorare la vita in città, che si parli di mobilità, di logistica o di sicurezza. E lo si fa da tempo immemorabile, con tecnologie che col tempo hanno permesso di fotografare sempre meglio i dettagli. Di recente, una sperimentazione che ha riguardato piazza Duca d’Aosta - di fronte alla Stazione Centrale di Milano, frequentata quotidianamente da oltre 350mila persone - ha permesso di analizzare gli spostamenti dei pedoni. La sperimentazione, che rispetta pienamente il codice della privacy, ha visto l’impiego di un sistema di computer vision che ha consentito l’identificazione univoca dei pedoni osservati in circa 2 milioni di fotogrammi, a intervalli di un secondo, con una precisione di circa il 70%, permettendo di trasformare filmati acquisiti attraverso telecamere tradizionali in un flusso di informazioni. Ne parliamo con Federico Karagulian, ricercatore ENEA del Laboratorio di Sistemi e Tecnologie per la Mobilità Sostenibile e coautore dello studio.

Il punto sul DTT, il gioiello italiano per la ricerca sulla fusione

A che punto è il Divertor Test Tokamak (DTT)? A Frascati è in costruzione l'esperimento di fusione nucleare più avanzato in Europa dopo ITER. Se il mega-reattore a fusione attualmente in costruzione in Francia avrà il compito di dimostrare la fattibilità della fusione nucleare, DTT avrà un compito più limitato ma cruciale: sperimentare il Divertore, un componente essenziale per qualunque tokamak e forse il più sfidante in assoluto, in quanto più esposto al plasma di fusione. DTT, che una volta completato sarà una delle più importanti piattaforme di ricerca in Italia, ha fatto la sua comparsa sulla carta una decina di anni fa e oggi è in corso di realizzazione. Parliamo di questo progetto fin dalle sue origini e facciamo il punto della situazione con Paola Batistoni, Dirigente di ricerca ENEA, Responsabile Divisione Sviluppo Energia da Fusione.

Se un pannello fotovoltaico a fine vita diventa una batteria

Seppure sia uno dei materiali più diffusi nella crosta terrestre e si trovi ovunque, la raffinazione del silicio è in gran parte concentrata in Cina e comunque fuori dai confini dell’UE che, non a caso, lo annovera tra le materie prime strategiche. In questo contesto il riciclo dei pannelli fotovoltaici può assumere un ruolo molto importante, perché questi ultimi sono una fonte di silicio già molto puro, adatto per applicazioni evolute. Ed è proprio su questa base che l’ENEA ha messo a punto un processo a basso impatto ambientale, per recuperare il silicio da pannelli fotovoltaici a fine vita e trasformarlo in un nano-materiale innovativo, utile per lo sviluppo delle cosiddette batterie litio-silicio. Ce ne parla Maria Lucia Protopapa, Ricercatrice del Laboratorio Materiali Funzionali e Tecnologie per Applicazioni Sostenibili del Centro Ricerche ENEA di Brindisi.

Le reti neurali artificiali (per ora) non replicano il funzionamento del cervello

Se le reti neurali artificiali alla base dell’AI funzionano in modo analogo al nostro cervello, allora possono rappresentare un buon modello di studio di quanto accade nella scatola cranica di noi umani. Ma a giudicare dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista PNAS, condotto da ricercatori delle Università di Bologna, Princeton, della California e del Dartmouth College di Hanover, che ha messo a confronto macchine e umani nell’atto di riconoscere dei volti, le cose non stanno così. In altri termini, il nostro cervello e le reti neurali alla base dei sistemi di intelligenza artificiale sembrano riconoscere le facce in base a criteri completamente diversi, anche se non è detto che questa situazione sia destinata a perdurare. Ne parliamo con Maria Ida Gobbini, Professoressa di Psicologia al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Alma Mater.

Planckian: batterie quantistiche per i computer del futuro

Si chiamano batterie quantistiche. Ma non pensate a qualche forma esotica di stoccaggio dell’energia, per alimentare automobili o cellulari; si tratta piuttosto di dispositivi che nascono per alimentare e orchestrare gli scambi di energia all’interno di un computer quantistico, con l’obiettivo di renderne l’architettura più semplice. Nonostante le pagine delle riviste scientifiche siano ormai piene dei risultati raggiunti dai primi computer quantistici, è molto probabile che questi siano tanto primitivi quanto lo erano i primi calcolatori a valvole rispetto agli attuali pc. In questo scenario di ricerca sulle batterie quantistiche, un team di ricercatori dell’Università di Pisa ha brevettato un concept per realizzare questo tipo di dispositivi, da cui è nata la start-up Planckian. Ce lo racconta Marco Polini, Cofondatore e Chief Scientist Officier di Planckian.

Remanufacturing: l’economia circolare oltre il riciclo

Si chiama remanufacturing (ri-fabbricazione) ed è un concetto di economia circolare che va oltre il riciclo dei materiali e abbraccia quello delle funzioni. Questo significa che se, per esempio, un componente è ancora in grado di svolgere la sua funzione in maniera corretta, è meglio riciclare il componente all’interno di un altro macchinario piuttosto che i materiali di cui è fatto. Non sono molte le industrie che lavorano su questo paradigma, che tuttavia non solo rappresenta una benedizione per l’ambiente (tra ri-fabbricazione e riciclo, i risparmi di energia e materiali possono facilmente superare il 90%) ma anche una grande opportunità di business per coloro che riescono a riorientare i propri prodotti e servizi in questa direzione. Parliamo di qualcosa che robotica, dati e intelligenza artificiale promettono di rendere sempre più semplice dal punto di vista operativo. A Milano si è svolto il summit mondiale del remanufacturing (WRS), che vi raccontiamo in questa puntata e nell’appuntamento in Podcast con Smart City XL di domani. Ce ne parla Marcello Colledani, professore di Tecnologia Meccanica e di De-manufacturing al Politecnico di Milano e Chairman del WRS.

Materiali per la green energy: nano-serbatoi metallici per lo stoccaggio dell’idrogeno

Lo stoccaggio efficiente dell’idrogeno rappresenta un elemento chiave per consentire un utilizzo diffuso dell’idrogeno come vettore energetico. La compressione in bombole a centinaia di bar, o la liquefazione dell’idrogeno, infatti, funzionano benissimo, ma consumano molta energia e contribuiscono ad abbattere l’efficienza energetica complessiva della filiera, col risultato che il prezzo di quell’energia è molto alto. Si cercano quindi alternative, come gli idruri metallici: parliamo del fatto che certi metalli sono in grado di assorbire idrogeno come spugne, e in seguito di rilasciarlo. Una ricerca condotta da un team internazionale, con al suo interno anche il CNR-Iom e l’Università Roma Tre, ha chiarito alcuni aspetti di fondo di questo fenomeno. Ne parliamo con l'aiuto di Giancarlo Panaccione, Direttore del CNR-Iom (Istituto Officina dei Materiali).

Un anno di brevetti: il report periodico dell’EPO e la crescita dei brevetti made in Italy

È uscito il periodico report dell’EPO (lo European Patent Office - uff brev europeo) che scatta una fotografia delle attività di brevettuali in Europa e da cui, in questa puntata di smart city, partiamo per fare il punto anche sull’Italia. Nel 2023, il Paese ha superato per la prima volta la soglia dei 5.000 brevetti, con una crescita del 3,8% superiore sia alla crescita media europea sia alla crescita media a livello mondiale delle domande di brevetto. Eppure, i numeri assoluti in rapporto alla popolazione non si distinguono da quelli della media europea. Ce ne parla Roberta Romano-Götsch, Chief Sustainability Officer EPO.

Trasporto merci elettrico: quale infrastruttura di ricarica?

Al mondo del trasporto merci serve una infrastruttura elettrica diversa da quella dedicata al trasporto privato, in quanto le esigenze sono completamente diverse. Infatti, il trasporto merci gode di una programmabilità molto maggiore di quella dei veicoli privati; ma, al tempo stesso, non può accettare lunghe pause per ricaricare che interrompano il flusso delle attività. Con l’aiuto di Motus-e e di Kyoto Club, il trasporto leggero, che si muove entro un raggio ristretto e raramente affronta chilometraggi superiori ai 300 km al giorno, potrebbe trovare un’adeguata risposta in sistemi di ricarica notturna anche a bassa potenza, presso i propri stessi depositi. Al contrario, i mezzi pesanti necessitano di una infrastruttura dedicata, ad altissima potenza e sufficientemente diffusa sul territorio. Ne parliamo con Anna Donati, responsabile mobilità di Kyoto Club, e Francesco Naso, segretario generale di Motus-e.

La batteria al Nichel63 che dura 50 anni - 2a Parte

Una batteria nucleare grande come un bottoncino, capace di erogare energia per 50 anni consecutivi, anche se ancora con una potenza ridottissima: soli 100 microWatt.  Presto entrerà in commercio in oriente e ne stiamo parlando da ieri a Smart City. Come abbiamo visto, è un oggetto che si può considerare adeguatamente sicuro. Infatti il tipo di radiazione emesso dal Nichel63 è dei meno dannosi e ha una bassissima capacità di penetrazione. Inoltre, giunte a fine vita, queste batterie potrebbero essere facilmente riciclate, senza che vi sia alcuna produzione di scorie. Resta però un problema: da dove arriva il Nichel63? In natura non esiste: se ne può trovare tra le scorie dei reattori nucleari, ma produrlo allo scopo di farci batterie non avrebbe alcun senso. Insomma, non sarà certo col nichel63 che faremo la transizione energetica. Torniamo a parlarne con Mariano Tarantino, Responsabile Sicurezza e Sostenibilità del Nucleare di ENEA.

La batteria al Nichel63 che dura 50 anni - 1a Parte

Da alcune settimane circola la notizia di una batteria capace di erogare energia in modo continuo per 50 anni. La sua imminente commercializzazione è stata annunciata da Betavolt, una Start-up cinese. A renderla possibile, un isotopo radioattivo che emette naturalmente elettroni: il Nichel63, che un sottilissimo strato di diamante artificiale assorbe e restituisce sotto forma di corrente elettrica. Si tratta quindi di una batteria nucleare, seppure di un tipo diverso da quelli visti finora, e per ora ha una potenza ridottissima: soli 100 microWatt, ma Betavolt ha precisato di volerne commercializzare una da 1W (potenza dell’ordine di quelle richieste dai cellulari) entro il 2025. Una batteria in grado di alimentare degli apparecchi elettronici per 50 anni, può avere un’infinità di applicazioni. Ne parliamo con Mariano Tarantino, Responsabile Sicurezza e Sostenibilità del Nucleare di ENEA.

Levitazione magnetica su binari convenzionali: primo test al mondo in veneto della Start-Up Ironlev

Alcune settimane fa, lungo la tratta Mestre-Adria, si è svolto il primo test al mondo di levitazione magnetica su un tracciato ferroviario, senza modifiche ai binari esistenti. A portarlo a termine, la start-up trevigiana Ironlev, che ha inventato una particolare configurazione di magneti permanenti, che permettono di far levitare un oggetto pesante su dei binari convenzionali, senza consumare energia e senza ricorrere a soluzioni costose e sofisticate come i magneti superconduttori. Nel video messo a disposizione da Ironlev, si vede un oggetto delle dimensioni di un’auto due posti, alto circa mezzo metro, che scivola lungo i binari a 70 km all’ora. Ce ne parla Adriano Girotto, Presidente di Ironlev.

Nuovi protocolli internet per cellulari più… scarichi!

Il telefonino si scarica troppo velocemente? Non è detto che dipenda dall’età delle batterie: potrebbe dipendere dai protocolli che utilizziamo per navigare in rete. Infatti, uno studio dell’Università di Pisa e dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR, pubblicato sulla rivista Pervasive and Mobile Computing, ha mostrato che i più recenti protocolli HTTP alla base della trasmissione dati sul Web, possono consumare più energia. Il tema va al di là del fastidio di dover ricaricare il cellulare un po’ più spesso. I dispositivi alimentati a batteria sono ormai miliardi e spesso la durata della batteria stabilisce anche la durata del dispositivo. Risparmiare energia, usando di volta in volta il protocollo più adatto, può voler dire allungare la vita di miliardi di dispositivi che fanno parte della cosiddetta Internet of Things. Ne parliamo con Alessio Vecchio, professore al Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell’Ateneo pisano.

Medicina di precisione: arriva il simulatore di microbiota

Ospitiamo nel nostro corpo circa un chilo e mezzo di batteri e altri microrganismi, più di quanto pesino la maggioranza degli organi del corpo: è quello che chiamiamo microbiota. Il microbiota ha sede in gran parte nell’intestino e negli ultimi anni si è capito che questo “organo addizionale” ha un ruolo importantissimo e che le sue alterazioni possono essere alla base di disturbi e patologie anche gravi, quali diabete, cancro, depressione, osteoporosi e obesità. Il microbiota è però particolarmente difficile da studiare, perché è un intero ecosistema in miniatura, formato da molte specie diverse di microorganismi costantemente alla ricerca di un equilibrio. Ed è qui che arriviamo alla notizia di oggi: un “simulatore di microbiota” in vitro, che permetterà di migliorare la ricerca medico-scientifica e la pratica clinica in vari ambiti, realizzato al Centro Enrico Piaggio presso L’Università di Pisa. Ce lo racconta Giovanni Vozzi, professore di Bioingegneria dell’Università di Pisa, e direttore del Biofabbrication Lab del Centro Enrico Piaggio.

Un navigatore HD per il sistema vascolare

Tra vene, arterie e capillari, l’apparato circolatorio umano si sviluppa per l’incredibile lunghezza di 100 mila chilometri ed è oggetto di studio fin dall’antichità. Oggi sappiamo che una mappa accurata del sistema circolatorio può fornire informazioni preziose al medico, sia in fase di diagnosi di una patologia sia nel corso della terapia. Tuttavia finora una tale mappa si poteva ottenere solo con sofisticate apparecchiature presenti in pochi laboratori. La novità è che un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Informatica dell’Università di Trento ha messo a punto un algoritmo innovativo che permette di ricavare immagini ad alta risoluzione dell’apparato circolatorio dagli stessi apparecchi da cui oggi otteniamo immagini a bassa risoluzione. La nuova tecnica si chiama “Time Efficient Ultrasound Localization Microscopy” ed è stata descritta sulla rivista “Ieee Transactions on Medical Imaging”. A raccontarcelo, Giulia Tuccio, dottoranda in Innovazione Industriale.

Progetto MARiS: riciclare la fibra di carbonio

Cosa fare coi rifiuti in fibra di carbonio? Quando un nuovo materiale inizia a prendere piede, accade che anni dopo inizi a giungere alle filiere di smaltimento in quantitativi via-via più ingenti. E prima o poi si arriva al punto in cui i volumi diventano tali da motivare ricerca e industria a trovare il modo di riciclarlo e ricavarne nuovi prodotti. Per la fibra di carbonio, quel momento è ora, e su questa base ha preso il via il progetto MARiS: finanziato dal Ministero delle Imprese e del made in Italy con oltre 5 milioni di euro, mira a costituire una filiera per il recupero delle fibre di carbonio dando vita a nuovi materiali compositi resistenti, leggeri e low cost per il settore automobilistico e aerospaziale. Al progetto partecipano ENEA, CNR e Università di Salerno, oltre ad ATM e Aerosoft spa, che è la capofila. Ne parliamo con Sergio Galvagno, ricercatore del Laboratorio Nanomateriali e dispositivi dell’ENEA.

Sodio chiama Italia: prospettive di sviluppo per una filiera industriale italiana delle batterie al sodio

Che prospettive ci sono per lo sviluppo in Italia di una filiera delle batterie al sodio? In forte ritardo sul treno delle batterie al litio, l’Europa e l’Italia guardano al suo concorrente più promettente e parente chimico più prossimo: il sodio, molto più diffuso nella crosta terrestre e molto più economico: circa 0,3$ al Kg contro i 20 del litio. In effetti le batterie al sodio sono già una realtà commerciale e ne sentiremo parlare sempre più spesso nei prossimi anni. Le prime auto di serie con batterie al sodio sono state presentate poche settimane fa da JAC Motors, una casa automobilistica cinese partecipata al 75% da Volkswagen. Non c’è dunque tempo da perdere. Ma abbiamo le competenze e le industrie necessarie? Se lo sono domandati nel corso del convegno “Materiali per l’accumulo elettrochimico nelle batterie a ioni-sodio”. Ce ne parla Luigi Mazzocchi, Direttore del Dipartimento Tecnologie di Generazione e Materiali di RSE.

Speciale KEY: efficienza energetica e impianti sportivi

Torniamo a KEY, la fiera della transizione ecologica, per parlare di efficienza energetica negli impianti sportivi, che hanno sofferto in modo particolare la crisi energetica dell’anno scorso.
Come vedremo, sono circa 77 mila gli impianti sportivi in Italia, di cui il 60% è stato costruito prima degli anni ’80 e raramente ha ricevuto manutenzione, col risultato che la bolletta energetica cuba complessivamente circa 800 milioni di euro l’anno.
Sono invece 700 i milioni stanziati dal PNRR per l’ammodernamento e l’efficientamento degli impianti sportivo a cui si sono aggiunti più di recente 100 milioni stanziati dall’Istituto per il Credito Sportivo (ICS), in collaborazione con l’ANCI. Ma la strada da percorrere rimane lunga.

Ospiti:

Ezio Ferrari, Presidente Associazione Impianti Sportivi

Giuseppe Rinaldi, Consigliere Delegato di ANCITEL Energia e Ambiente

Speciale KEY: il futuro della combustione è “misto”

Oggi le centrali elettriche a turbogas sono protagoniste assolute nell’offrire servizi di flessibilità indispensabili per la rete, come il cosiddetto bilanciamento, questo perché si tratta di impianti che possono essere accesi e spenti, nonché modulati a piacimento. Questa funzione continuerà nei prossimi anni e forse non cesserà mai, mentre quello che potrebbe cambiare è il combustibile, che potrebbe passare da gas naturale a una miscela di gas naturale e idrogeno, per infine approdare all’idrogeno puro. Tuttavia questo scenario ha numerose implicazioni tecnologiche, considerato che oggi i sistemi di combustione sono tarati sul solo gas naturale, mentre dovrebbero diventare capaci di utilizzare varie miscele. Un problema che riguarda non solo il settore dell’energia, ma un po’ tutte le industrie cosiddette hard to abate, in cui si fa grande uso di gas. Se ne parla con Eugenio Giacomazzi, ENEA - TERIN/ PSU/ IPSE Laboratory Head, direttamente dalla fiera KEY di Rimini sulla transizione ecologica, che proprio oggi ha aperto i battenti.

Speciale KEY: il punto sull’agrivoltaico

Campi fotovoltaici e agricoli che convivono sullo stesso terreno, interferendo il meno possibile con le colture tipiche o, ancor meglio, interferendo in modo positivo. Parliamo di agrivoltaico sostenibile. Ma a che punto siamo? Le prime realizzazioni sul campo offrono l’opportunità di mettere a fuoco quali sono i nodi da affrontare, così come si farà nel corso di diversi convegni a KEY, la fiera della transizione ecologica che si svolgerà a partire da domani negli spazi di Rimini Expo Centre e che dedica ampio spazio alle prospettive dell’agrivoltaico e alle sue problematiche. Questa sera,  con l'aiuto di Alessandra Scognamiglio - Presidente di AIAS e coordinatrice della Task Force Agrivoltaico Sostenibile di ENEA - vi diamo alcune anticipazioni sul tema.

I commenti sono chiusi.