Live dal Cisco Expo 2007

Ho partecipato alla giornata dell’8 marzo del Cisco Expo 2007 dal titolo “Web 2.0, Italia 2.0, Noi 2.0” e dedicata alla innovazione tecnologica in Italia. Sono arrivato con un po’ di ritardo per cui mi sono perso il saluto di benevenuto di Letizia Moratti (sindaco di Milano) e l’apertura dell’amministratore delegato di Cisco Italia Stefano Venturi.

Ho ascoltato, ed apprezzato, l’intervento di Ambrosetti (The European House) che ha parlato della intelligenza e conoscenza diffusa all’interno della organizzazione come fattore competitivo fondamentale e come necessità per l’innovazione. Molti dei concetti espressi non erano propriamente rivoluzionari (si ritrovano in un classico libro del Management come “The Practice of Management” di Peter Drucker, edito negli anni ’50), ma sono stati ben spiegati nel contesto attuale.

Mi ha molto deluso, invece, la tavola rotonda introdotta da Gianni Riotta, dedicata più propriamente alla innovazione in Italia come fattore competitivo. Tra i partecipanti c’erano vari amministratori delegati o top manager di Telecom Italia, IBM, British Telecom Italia, Nokia Italia, Italtel ed altri di aziende non tecnologiche come Barilla o la solita Marina Salamon.

Se fossi stato incaricato a dare un nome a questa tavola rotonda l’avrei chiamata Web -2.0 (Web meno due punto zero), perchè la maggior parte degli interventi, ad eccezione di quelli di Mondini di Nokia e di Arturo Artom, si sarebbero potuti fare, pari pari e con lo stesso grigiore, anche 2 anni prima della nascita del Web!

Sono stati ripetuti molti luoghi comuni come ad esempio:

  • ci vuole più meritocrazia, i giovani cresciuti nel dopo ’68 invece non c’è l’hanno. Come se fosse colpa del ’68 e dei soliti comunisti che l’hanno generato. In realtà il ’68 e la stagione dei movimenti di massa ha contribuito a selezionare e formare un gran numero di leader e dirigenti meritevoli che, successivamente, hanno avuto successo in moltissime altre aree. In realtà la mancanza di vera meritocrazia non è affatto colpa del ’68, ma colpa della “coopto-crazia” (ossia le persone vengono cooptate nei posti di responsabilità non per merito, ma per amicizia, parentela o clientela) e della scarsissima mobilità tra le classi sociali che esiste da noi. Il ’68 ed il ’77 hanno avuto, invece, il grande merito innovativo di insegnare che tutto può essere rimesso profondamente in discussione;
  • da noi ci sono troppo pochi laureati in discipline scientifiche, ci vorrebbero degli incentivi ai giovani per fargli scegliere queste discipline. Strano che queste proposte vangano dalla stessa industria che è solita proporre contratti a termine e con basso salario ai più brillanti laureati italiani
  • la nostra Università non fornisce formazione adeguata alle esigenze dell’industria e della innovazione richiesta. Anche qui è ovvio che l’Università in Italia deve essere migliorata, ma se si considera che i migliori laureati Italiani sono molto apprezzati all’estero, probabilmente il problema dell’adeguatezza dell’Università non è il problema principale
  • l’aria che si respira nelle Università italiane non è la stessa di quella che si respira a Berkley od in altre Università americane, dove gli studenti pensano a cosa potranno creare per il futuro. Come se la colpa fosse degli studenti che avrebbero il dovere di sognare in grande, pur sapendo che invece dovranno preoccuparsi di trovare un lavoro, potendo spesso solo sperare in un contratto da precario a meno di 1.000 Euro al mese

Particolarmente grigi, deludenti ed auto-referenziali sono stati gli interventi di Beccalli Falco (GE International), Castelli (Telecom Italia), Pontremoli (IBM) e Righetti (Italtel). Credo che con questi “capitani d’industria” l’Italia non possa dare nessun contributo all’innovazione.

Molto interessante e ricco di spunti originali, è stato invece l’intervento di Mondini (Nokia Italia) che ha sottolineato il ruolo delle donne nell’innovazione, il fatto che oggi sono più le teen-ager che i maschietti della stessa età ad avere un rapporto originale ed innovativo con la tecnologia (ed io questo lo posso confermare di persona, avendo osservato come le mie figlie adolescenti usano la tecnologia ed Internet). Ha anche parlato dell’enorme e valido capitale umano che noi italiani abbiamo nelle nostre Università e che dovremmo utilizzare al meglio. Ha poi sottolineato come, per innovare, ci sia bisogno di rapporti duraturi tra aziende e dipendenti, basati sulla fiducia e sull’etica.

Ha chiuso la mattinata l’intervento di Luigi Vimercati (Sottosegretario Ministero delle Comunicazioni) che mi ha positivamente sorpreso. Io mi aspettavo il solito grigio politico, tecnologicamente incompetente ed invece ha fatto un bell’intervento illustrando le buone iniziative del governo per liberalizzare il mercato e favorire l’innovazione. Ha parlato dell’impegno del governo per far arrivare la banda larga a tutti i cittadini, della destinazione delle frequenze per il WI-MAX, del sostegno alla migrazione verso la TV digitale, del fatto che è necessario migliorare la scuola e l’Università puntando ad avere buone Università anzichè tante piccole e scadenti Università. Ha poi parlato anche delle difficoltà culturali che abbiamo nell’accettare e stimolare l’innovazione, anche a causa di un certo bigottismo, nemico della libera ricerca, presente nella nostra società.

Il pomeriggio

Nel pomeriggio c’è stata una interessantissima tavola rotonda, magistralmente introdotta e condotta da Lele Dainesi cui hanno partecipato alcuni tra i migliori bloggers Italiani come Giuseppe Granieri, Luca Conti, Polo Valdemarin e Jeff Israely, corrispondente italiano del Time. C’era, ovviamente, anche Stefano Venturi amministratore delegato di Cisco Italia e vicepresidente di Cisco Inc.

Si è parlato del web 2.0, dei contenuti generati dagli utenti, del “social networking”, di come le aziende possono partecipare, con correttezza e con profitto, in questi “dialoghi” che si sviluppano in rete. Israely ha anche parlato del cambiamento culturale e delle preoccupazioni che questi fenomeni provocano nel mondo tradizionale della carta stampata.
Ho trovato molto interessante quello che ha detto Stefano Venturi (AD di Cisco), ed il fatto che era perfettamente a suo agio insieme agli altri protagonisti del Web 2.0. Egli ha ha detto che, grazie alle tecnologie abilitanti del Web 2.0, diventa potenzialmente possibile per i cittadini dire la loro, sui prodotti sui servizi ecc. contribuendo a dare maggiore forza (empowerment) ai cittadini che non sono più semplici consumatori passivi; affinchè questo possa realmente accadere è necessario che anche le istituzioni facciano la loro parte, non solo per eliminare il “digital divide”, facendo avere la banda larga a tutti, ma anche promuovendo l’utilizzo di Internet soprattutto presso quelle persone (e sono tantissime) che non sono interessate alla banda larga perchè dicono di non sapere cosa farci.
Concludendo, mi hanno fatto una ottima impressione Venturi di Cisco e Mondini di Nokia, la cosa conferma mie precedenti opinioni su entrambe le società (nelle aziende dove ho lavorato ho sempre scelto Cisco, anche andando, a volte, contro le raccomandazioni della Casa Madre. Nella mia famiglia su 5 persone più la suocera, abbiamo ben 6 telefonini Nokia!). Immagino anche che sia Cisco che Nokia siano delle belle società dove lavorare.

Altri link all’evento Cisco Expo 2007

Valerio

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